Oggi, Sant'Antonio da Padova, il ministro Flavio Zanonato da Padova

Il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato (ex sindaco di Padova, Pd) ha letto sul sito israele.net (portale su Israele in italiano) un articolo che spiega come la sinagoga italiana di Gerusalemme fosse in origine quella di Conegliano (Veneto), caduta in disuso e smontata per essere ricostruita nella capitale ebraica. L'articolo informa che Conegliano è una piccola città situata "tra Padova e Venezia", e questa simpatica bestialità geografica ha fatto scintillare in Zanonato l'idea più rivoluzionaria mai sentita a proposito di sviluppo economico: scambiare di posto le località italiane per dare uno scossone al Paese "mescolando le carte", come ha detto lo stesso ministro illustrando il piano ieri in conferenza stampa a Montecitorio.

Il programma prevede di cominciare subito col primo scambio sperimentale, tra Milano e Portofino. Il capoluogo lombardo, col suo immenso hinterland settentrionale, viene roteato di 180 gradi e spostato davanti a Rapallo, dove c'è un mare di spazio. Circa la ricaduta economica, basti pensare all'effetto di unire Genova e Milano in una sola metropoli, una nuova Hong Kong con quattro aeroporti; mentre le province lombarde ex-settentrionali, ora meridionali, il cui sviluppo era fisicamente limitato dal confine svizzero (Varese, Como, Lecco) potranno lanciare la loro espansione nel Tirreno, conquistando i mercati di Corsica ed Elba. Quanto a Portofino, così piccolo che potrebbe essere contenuto in piazza del Duomo, della quale infatti prenderà il posto, continuerà a stare sull'acqua, anzi diverrà addirittura un'isola nell'enorme bacino formatosi dal confluire dei laghi di Como, Lugano e Maggiore, nonché fiumi come Adda e Ticino, in conseguenza del vuoto creatosi con lo spostamento dell'area metropolitana milanese dalla pianura in mare. 

Portofino sarà come sempre affollata. Il piano del governo infatti, è sperimentale nel senso che per il momento verranno spostate solo le cose materiali (edifici, strade, merci comprese le derrate alimentari, mezzi pubblici, locali pubblici, personaggi pubblici, fognature...) ma non gli abitanti (né i loro animali domestici). Per adesso, anche per non generare ingiustificato allarme nella popolazione, ognuno rimarrà al suo posto conducendo la sua vita "normale", almeno per quanto lo potrà essere per cinque milioni di persone vivere in 2,5 km quadrati che prima ne ospitavano stabilmente non più di 500, come dire diecimila individui al posto di uno. Uno sopra l'altro? In un certo senso sì: ulteriore motore di sviluppo economico sarà la necessaria verticalizzazione della nuova Portofino, con grattacieli alti fino a un chilometro nel bel mezzo del Lago Padano, esteso a sud fino al Po.

I portofinesi, da parte loro, godranno di una Milano tutta per loro come se in città fosse agosto tutto l'anno, anche per il notevole miglioramento del clima, ora nettamente mediterraneo. I pochi abitanti avranno un'ampia scelta di palazzi signorili ove stabilirsi, e di mestiere potranno dirigere una quantità di grandi aziende, comprese le maggiori banche, potendo così elargirsi reciprocamente lauti compensi e benefit. Insomma saranno creati dal nulla 500 nuovi benestanti che prima facevano il pescatore o il cameriere o l'ecuadoriano della locale piccola comunità. Costoro godranno tra le tante altre cose di un numero di stazioni ferroviarie sufficiente a servire singolarmente i loro discendenti, anche ecuadoriani, per generazioni. 

La seconda fase del progetto è ancora più ambiziosa, in quanto consiste nello spostare anche gli abitanti insieme alle rispettive città, un'intuizione che molti esperti valutano come più vantaggiosa. L'ex sindaco di Padova non poteva dimenticare le sue origini, o non voleva dare l'impressione, una volta ministrizzatosi, di essersi anche romanizzatosi. Zanonato ha così pianificato personalmente lo scambio di collocazione geografica tra Roma e il triangolo veneto Padova-Treviso-Venezia, di dimensioni e popolazione all'incirca analoghi. In tal modo il ministro - come del resto tutti i suoi colleghi di governo e altri tre milioni abbondanti di romanacci (nonché ben due papi) -, potrà muoversi tra i palazzi della capitale secondo i percorsi già noti, però lo farà a latitudine e longitudine cui è abituato tra il Brenta e il Piave, con grande beneficio della sua salute mentale e quindi della sua chiarezza di pensiero ed efficacia nell'operato.

Interessante notare come a questo punto entrambe le principali città italiane si trovino al nord: Milano conurbata con Genova sul Tirreno, e Roma affacciata sulla laguna adriatica ancora più a nord. Roma a nord di Milano?!? E' insorta la Lega, all'opposizione. Ma Zanonato non si lascia intimidire ed esorta i suoi ex conterranei, ora conterroni veneti, ad imparare che il mare a Sabaudia è meglio di Jesolo, anche se in montagna bisogna accontentarsi degli Appennini al posto delle Alpi (per adesso il piano contempla lo spostamento di centri urbani ma non ancora dei rilievi orografici né dei bacini idrici), e che se li prende la nostalgia del Prosecco, si anestetizzino affogandola nel Marino.

La terza fase del progetto è stata il parto più laborioso. Zanonato si è chiesto a lungo che cosa farne, dove cazzo spostare Napoli e la sua spazzatura senza suscitare proteste. Certamente non al nord... Invece sì! Sì, perché al ministro è venuta la soluzione per la terza metropoli dopo che aveva rinunciato e passato alla quarta vi ha trovato la soluzione: Napoli al posto di Torino e viceversa. Brillante, centinaia di migliaia di emigrati contentissimi del sole che godono al pensiero dei parenti finalmente al freddo umido, e altrettanti juventini intimiditi dagli umori del Vesuvio. 

A questo punto Zanonato aveva trovato la chiave per il successo del piano: non occorreva rompersi la testa con stravaganti abbinamenti (come il flop dell'esperimento Milano-Portofino avrebbe dimostrato negli anni), sarebbe stato più semplice procedere in modo razionale scambiando tra loro città di dimensioni simili. Bologna e Firenze (non se ne accorgerà nessuno); Palermo e Bari (Genova già sistemata); per concludere il rimescolamento con lo scambio più delicato, lasciato per ultimo in modo da acquisire esperienza nelle cinque fasi precedenti, la sfida che coronerà la gigantesca operazione: Brescia e Catania.

L'opposizione leghista, che sul Po si era già vista appioppare Roma e Napoli al posto di Venezia e Torino, alla prospettiva di metterci proprio a metà strada pure Catania ha minacciato di portare le armi in Parlamento. Il governatore lombardo Maroni ha dapprima dato in escandescenze, poi da giorni si è chiuso in un gabinetto della regione imitando Crozza davanti a uno specchio. Incredibilmente, Zanonato è riuscito a venire a capo di una situazione tanto spinosa con l'uovo di Colombo della metropolitana. Infatti in un episodio della popolare serie televisiva poliziesca, l'ineffabile tenente del dipartimento di Los Angeles interpretato dal grande attore Peter Falk viaggia in metropolitana con un uovo in mano quando gli viene l'illuminazione per risolvere un caso. Il ministro Zanonato si ricorda di quell'episodio, e per contorte associazioni di idee ne ricava l'insegnamento - da lì divenuto standard mondiale come Uovo di Zanonato -, che il problema si risolve collegando le ferrovie metropolitane delle due città, dove le due linee di metrò esistenti diverranno i terminali di un tratto centrale da Brescia, in Sicilia, a Catania, in Padania, con soste alle principali stazioni della rete ferroviaria già esistente. Mille miglia che ne faranno la metropolitana più lunga del mondo. Questo per consentire a bresciani e catanesi di recarsi nei dintorni delle proprie città, dintorni rimasti nelle rispettive regioni di origine.

A margine della conferenza stampa il ministro si è intrattenuto con la stampa in un sobrio buffet, durante il quale è tornato a sottolineare i vantaggi in termini occupazionali portati dallo smontaggio, trasporto e ricostruzione di miliardi di metri cubi di undici delle 12 maggiori città italiane più Portofino. Un'operazione del valore di altrettanti miliardi di metri cubi di euro e che comporterà la movimentazione, la migrazione di circa 17 milioni di italiani, con un saldo finale attivo per il nord di 1-2 milioni a spese del centro-sud. Un'osservazione critica, questa, sulla quale Zanonato non si è fatto cogliere impreparato, replicando che esistono milioni di persone, a sud del mediterraneo, pronte a ripopolare l'Italia meridionale. La Lega è servita.