Sunday, 12 July 2009

Notizie incestuose

Uomo incarcerato per rapporto sessuale con la sorella nel parco...

Un 38-enne e sua sorella si sono ubriacati in un parco canadese di colluttorio orale contenente alcohol al punto che lei ha perso i sensi e lui non si è reso conto che le stava slinguando appassionatamente la fritolina finché non li ha visti una famiglia di passanti. L'uomo, pentito, è stato condannato a 64 giorni di carcere e tre anni in libertà vigilata.

...Adolescente neozelandese mette in rete la sexy-mamma


Il 18-enne Michael, di Auckland, ha dapprima postato su un sito d'aste cinque foto della mamma nuda per farle un dispetto dopo un litigio. Il sito le ha rimosse ma lui ne ha postata un'altra serie, meno piccante (il sito però ha rimosso anche questa), stavolta con l'approvazione della 44-enne mamma Jennifer, alla quale vanno i miei complimenti.

Brevi dal mondo

Tredicenne rimane incinta nuotando in piscina...

...perlomeno secondo sua madre, la signora polacca Magdalena Kwiatkowska, che ha fatto causa all'albergo egiziano dal quale la ragazzina è tornata in dolce attesa. Kwiatkowska è certissima che la figlia non abbia incontrato alcun ragazzo durante la vacanza, e abbia concepito da sperma vagante nella piscina.

Milioni di britannici in pericolo di indossare mutande tossiche


Pants to Poverty sostiene che un paio di mutande di cotone su 50 prodotte in India dovrebbe recare l'avviso che contengono un pesticida proibito in Gran bretagna e una sessantina di altri paesi, l'endosulfan, che si lava via però i coltivatori indiani a contatto con la sostanza soffrono di aborti, malformazioni genetiche e cancro. Pants to Poverty e Pesticide Action suggeriscono al pubblico di spedire le proprie più schifose mutande alla Bayer, che vende l'endosulfan nel terzo mondo.

Prestito di denaro in cambio dell'anima come garanzia

Il 34-enne lettone Viktor Mirosiichenko propone ai clienti del suo ufficio prestiti di firmare un contratto in cui gli cedono la loro anima immortale se non onorano la restituzione del denaro. Mirosiichenko sostiene che i clienti non subiranno violenze in caso di mancato pagamento: semplicemente perderanno l'anima. Oltre duecento clienti hanno già ottenuto piccoli prestiti nei due mesi di operazioni. La Lettonia è il paese dell'Unione più colpito dalla recessione.

Gran casino a Samoa per cambiamento lato di guida

Il placido popolo dell'isola del Pacifico è incazzato col governo che ha deciso che dalle 6 del mattino del 7 settembre si dovrà guidare tenendo la sinistra anziché la destra come per oltre un secolo. Il cambiamento è una genialità del primo ministro Tuilaepa Sailele Malielegaoi, il quale spera così di porre fine all'importazione di costose auto americane a favore di quelle più economiche col volante a destra che 250.000 samoani emigrati spedirebbero da Australia e Nuova Zelanda, ma i contestatori della bella pensata osservano che gli autobus, compresi gli scuolabus, scaricherebbero i passeggeri in mezzo alla strada.


Il Costa Rica è il paese più verde e felice del mondo

Scondo l'Happy Planet Index (HPI) della New Economics Foundation, che combina l'impronta ambientale con la felicità dei cittadini, i costaricani sono in cima alla classifica mondiale, che trovate completa cliccando il link. L'indice si discosta dai tradizionali indicatori economici per considerare la quantità di risorse terrestri usata da un paese e quanda felicità ne deriva per i suoi abitanti, mostrando come grosse economie quali USA, Cina e India fossero più verdi e felici vent'anni fa rispetto a oggi. I costaricani sono più felici anche perché vivono più a lungo degli statunitensi, consumando ciascuno un quarto delle loro risorse naturali.

Brevi dal mondo

Narcotrafficanti astensionisti in crescita

I cartelli rivali che si combattono per il controllo multimilionario del traffico di droghe in Messico sono malfamati per il loro consumo di sostanze e uso di violenza estrema, ma La Familia è una setta religiosa che enfatizza i valori famigliari e pretende i suoi membri, reclutati nei centri di riabilitazione, siano completamente astinenti anche dall'alcohol, ed è la fazione in più forte crescita nel paese. Oltre che alla pratica del tiro al bersaglio, l'avanzamento di carriera nell'organizzazione comandata da El Mas Loco dipende dalla regolare frequenza alle preghiere, durante le quali El Mas Loco predica il suo diritto divino a eliminare i nemici e sostiene che il gruppo traffica in droghe solo fuori dal territorio domestico.

Passeggero aggiusta aereo


I vacanzieri di ritorno su un volo Thomas Cook da Menorca avrebbero dovuto affrontare un lungo ritardo di almeno otto ore mentre un ingegnere veniva spedito dalla Gran bretagna per riparare un guasto meccanico sul 757, ma un passeggero si è qualificato come ingegnere aeronautico autorizzato e si è offerto di provare a riparare il guasto. La compagnia ha verificato le sue credenziali, gli ha dato il permesso, lui ha eseguito la riparazione con successo e il volo è arrivato a Glasgow con solo mezz'ora di ritardo.

Pornografia proibita in Ucraina


L'undici giugno scorso il parlamento ucraino ha reso illegale la pornografia, se non per "scopi medici", e adesso è diventata reato punibile fino a tre anni di carcere dopo la firma del presidente Yushchenko, al quale si sono inutilmente appellati chiedendogli il veto i gruppi di diritti umani e membri della comunità artistica.

Falegname ubriaco si sega il pisello

Il 54-enne Stuart Keen di Wantage, nell'Oxfordshire, aveva bevuto un po' troppo quando ha deciso di darsi al fai-da-te nel bagno di casa e nel segare il legno per un armadietto si è orribilmente tagliato via l'organo sessuale. Immediatamente soccorso, fortunatamente l'operazione di riattaccarglielo ha avuto successo. L'84-enne mamma Edna dice che "Stuart è un falegname che usa strumenti affilati e talvolta pericolosi, queste cose capitano continuamente nella sua professione".

Tempo fa avevo riportato qui la notizia sul nuovo divieto svizzero agli escursionisti nudi. Per prendere in giro le autorità il signor Dan Walter ha realizzato questo cartello di divieto che ha spedito al governo per farsi quattro risate, salvo che con suo grande stupore i funzionari pubblici ne hanno ordinati in quantità e adesso sbucano in giro per il paese.













Lo yacht Knight Star, registrato a Jersey, è rimasto incastrato così nel tentativo di un azzardato sorpasso in una gara con altre 19 barche, lasciando imbarazzati i due inglesi salvati da un vascello francese.

Brevi dal mondo

Russo uccide la fidanzata per essere stata un uomo


Un uomo identificato dalla polizia russa solo come Vladimir ha scoperto che la fidanzata Camilla era Cirillo prima di cambiare sesso con una operazione in Australia, perciò le ha sparato bersagliando le parti intime cambiate nell'operazione.

Babini obesi ingannano i ricercatori

Circa 200 bambini di 11-12 anni in un quartiere orientale di Londra erano stati forniti di contapassi per studiarne la quantità di esercizio fisico, ma hanno appeso i contapassi ai collari dei loro cani stravolgendo i risultati della ricerca del professor Nicola Maffulli.

Ufficio di collocamento pubblicizza lavoro di strega (o strego) per 50mila sterline all'anno


Rivolgersi al sito turistico di Wookey Hole, nel Somerset. La/il candidata/o di successo dovrà vivere in una caverna, praticare stregonerie medievali e non potrà essere allergica/o ai gatti.

Uomo colpito ripetutamente al pube dalla fidanzata con un vibratore

E' successo a Treasure Island, negli USA, dove la donna è imputata di percosse.

Saturday, 11 July 2009

Brevi dal mondo

Tasso ubriaco si addormenta in mezzo alla strada

E' successo a Groß Döhren, in Germania, dove la polizia lo ha rimosso. Il tasso si è ubriacato di ciliege troppo mature, che il suo sistema digestivo trasforma in alcol.

Città australiana bandisce l'acqua in bottiglia


Bundanoon, pittoresca località di 2.000 anime nel Nuovo Galles del Sud, ha votato a grande maggioranza, con solo due contrari, per abolire l'acqua imbottigliata, dopo che la ditta Norlex Holdings aveva annunciato di sfruttare una sorgente locale per mandarla a imbottigliare a Sydney per poi mandarla indietro con dei camion. Invece l'amministrazione installerà fontane pubbliche sulla strada principale. Ai turisti non sarà proibito bere acqua in bottiglia, verranno soltanto scoraggiati.

Ippopotamo di Pablo Escobar abbattuto in Colombia

Il narcotrafficante ucciso dalla polizia nel 1993 aveva centinaia di animali esotici che sono finiti negli zoo dopo la caduta del suo impero, tranne due ippopotami che sono scappati nel 2006 e si sono anche riprodotti in libertà, ma sfortunatamente uno dei due è stato avvistato e ucciso come pericoloso tra le proteste degli animalisti.

Lo zoo di Dresda cambia nome al mandrillo Obama


Il nome alla scimmia nata nella primavera scorsa nella città tedesca ha offeso i neri tedeschi come razzista e lo zoo si è scusato.

Mi dispiace per il fiume / Sorry about the river - capitolo 9

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale


Alessandra dovette tornare indietro a procurarsi un torcia elettrica, col cuore in gola per l'eccitazione della scoperta. Il tunnel oscuro, la larghezza del quale non avrebbe permesso il passaggio di più di una persona per volta, conduceva verso sud a un'altra pesante porta impolverata. Ma certo! Era la palazzina adiacente dove aveva vissuto Ludmila Zhivkova, la figlia suicida del dittatore comunista che per 35 anni aveva governato la Bulgaria come il sedicesimo stato dell'Unione sovietica, fallendo solo i tentativi di formalizzare ufficialmente tale prestigioso status. A metà dello stretto condotto un varco poco più largo si apriva a destra, nettamente verso ovest, su delle scale in discesa di cui la torcia non arrivava a illuminare la fine. Contò una quarantina di gradini, all'incirca quanti ne aveva già discesi dallo studio, e calcolò di trovarsi a oltre 15 metri sotto i giardini. Continuò a contare calcolando un metro ogni due passi mentre proseguiva in linea retta lungo il tunnel che si si faceva progressivamente un poco più ampio e le confermava come una certezza ciò che aveva intuito con eccitazione: si trovava nel sistema di gallerie sotterranee costruite dal governo comunista di cui si era sempre favoleggiato durante il regime ma senza mai portarlo allo scoperto.

Non si trattava di un ramificato labirinto da usarsi in caso di guerra come quello che correva per chilometri sotto il centro politico di Londra: quel tipo di bunker i politburocrati se lo erano fatti costruire vicino a Varna sulla costa del Mar Nero. Era piuttosto un semplice ed efficace sistema di comunicazione sotterranea tra gli edifici istituzionali che raccordava il parlamento - sotto il quale Alessandra calcolava di trovarsi in corrispondenza di un più largo portone metallico -, la presidenza della repubblica, l'esecutivo e i veri centri del potere: la casa del partito e il ministero della difesa, tra i quali infatti correva il corridoio più largo. Nel riconoscere ogni stazione del potere dai varchi sigillati dove anni prima erano transitati i lugubri funzionari del partito unico, facendosi coraggio tra i grossi topi che scappavano al suo incedere, Alessandra arrivò fino a dove il tunnel assumeva l'aspetto di un sottopassaggio diramandosi sotto l'ex casa del partito, e intraprese il percorso inverso. Ormai aveva visto abbastanza, o meglio non rimaneva altro da vedere. Un altro importante tassello si era aggiunto agli altri per architettare la sua vendetta. Non sapeva come se ne sarebbe servita, ma certamente si sarebbe rivelato utile al momento giusto, pensava tornando indietro sotto il museo archeologico, quello etnografico, la galleria d'arte nazionale e la chiesetta russa di Sveti Nikolay, avvertendo sopra di sè il peso della storia che la chiamava a una pulizia del mondo dall'Immondo.

Subito dopo la chiesetta russa vennero i piedi non troppo stabili di Suttora piantati quindici metri sopra di lei nel giardino dell'ambasciata. L'agente segreto privato, in uno smoking a noleggio, tentava di consolarsi con il terzo Martini doppio di quello che si prospettava come il clamoroso fallimento del suo primo incarico, a meno che non sopravvenisse un miracolo a risparmiarlo dai tuoni e fulmini di Pannella, colui che l'aveva pagato mille eurodollari al giorno per pedinare l'uomo sbagliato. I primi dubbi gli sorsero quando l'attempato freakettone smise di camminare dirigendosi con sicurezza verso un luogo ben preciso, come se a Sofia ci fosse nato, e prese invece a ciondolare per ore attorno al monumento a Levski, eretto nel luogo dove il leader rivoluzionario fu impiccato dagli ottomani nel 1873, come se volesse simbolicamente interpretarne la frase più famosa:

Noi siamo nel tempo e il tempo è dentro di noi

Aveva un appuntamento con qualcuno? Ma allora perché improvvisamente, più volte, sembrava scattare sul breve tratto pedonale che costeggiava l'orto botanico e poi fermarsi dubbioso come se ci avesse ripensato? All'edicola della piazza lo vide acquistare una mappa della città in italiano, gesticolando all'edicolante la sua esigenza. Ma non era Granzotto un abitudinario della capitale bulgara? Non era per sua natura esperantista un poliglotta a suo agio con le lingue slave? I dubbi svanirono quando il soggetto del pedinamento si mise a studiare la mappa tenendola appicicata agli occhiali. Granzotto era presbite come un falco, riportava nelle note caratteristiche la scheda che gli aveva dato da studiare il maggiordomo di Pannella. Più ipermetrope di un pastore presbiteriano in pensione! Con ondate di brividi caldi e freddi, Suttora realizzò che l'uomo seduto a un tavolino all'aperto del ristorante Berlin dell'albergo Serdica era miope come una talpa, ma talmente miope che lui doveva essere cieco per non essersene accorto prima!

Sedette anch'egli a un tavolino del Berlin prendendosi il capo tra le mani per la disperazione e quando rialzò lo sguardo incrociò quello di Irene Abu Gail. Il maggiore del Mossad di origine bulgara, per tanti anni suo numero opposto a Washington, non perse tempo in convenevoli.

Dall'alba stai ciondolando attorno al monumento a Levski come se volessi simbolicamente interpretarne la frase più famosa: Noi siamo nel tempo e il tempo è dentro di noi... Non riesco a spiegarmi come mai diciotto volte sei scattato verso l'orto botanico e poi ti sei fermato dubbioso come se ci avessi ripensato. Mi fa piacere rivederti, Mauro, ma sei per caso diventato pazzo?

Suttora si sentì risollevato alla vista della vecchia conoscente, alleata e al tempo stesso concorrente in tante battute di caccia grossa alle informazioni vitali sui comuni nemici, ai suoi tempi d'oro alla CIA che cominciava già a rimpiangere. Le si aprì raccontandole del guaio che aveva combinato e già questo bastò a rincuorarlo un poco quando l'ex collega gli espresse simpatia e lo incoraggiò a proseguire l'indagine manifestando interesse nei comunisti esperantisti, all'evocazione dei quali assunse un'espressione pensierosa. Poi per tirargli su il morale gli propose di accompagnarla al ricevimento del 2 giugno, noto per essere aperto anche ai più lontani parenti degli invitati.

A poco più di cento metri in linea d'aria, l'edificio in tardo stile liberty al numero 3 di ulitsa Dunav risaliva al 1928 e oltre ai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale era sopravvissuto anche ai vicini palazzacci, costruiti negli anni 50 sulle rovine di quei bombardamenti. Una grande scala di marmo conduceva dal pianterreno, occupato da una cantante lirica russa in pensione, fino al quarto e ultimo piano, che dava a sud sulle cupole dorate di Alexander Nevski. Nascosti dalla cattedrale sulla storica piazza stavano gli edifici dell'assemblea nazionale e dell'accademia delle scienze, poco più a destra quello del litigioso sinodo della chiesa ortodossa e in mezzo uno spiraglio di una quindicina di metri attraverso il quale Michel Boselli poteva vedere nel mirino a infrarossi il giardino della sezione ex austriaca dell'ambasciata d'Europa, e dirigere sugli ospiti del ricevimento il dispositivo a puntamento laser della sua arma micidiale. Da ore Michel Boselli attendeva pazientemente che Olivier Dupuis si aggirasse a stringere mani in quell'area del giardino, e quando questa fece capolino cominciò a seguirla nel mirino finché si fosse fermata, presumibilmente tra quel salame dell'ambasciatore e quell'attaccabottoni della Tordopopova. Premette il grilletto nello stesso istante in cui d'improvviso udì bussare perentoriamente alla porta d'ingresso e una voce urlare in italiano, la voce inconfondibile del suo cuginastro Vittorio Boselli, dannazione:

Michel! Michel! Lo so che sei lì dentro. Lasciami entrare! Ti prego, aprimi, parliamo!

Marco Cappato irruppe trafelato nel giardino dell'ambasciata, suscitando le educate proteste delle guardie che lo inseguirono chiedendogli di esibire l'invito e gli snobistici sguardi di riprovazione da parte delle dame sul suo abbigliamento inadatto all'occasione. Nella sua frenetica perquisizione visiva, Marco aveva incrociato un bagliore provenire da una finestra dall'altra parte della piazza. Il cadavere della Tordopopova era accasciato contro il tronco di un albero, la bocca spalancata in una espressione di incredulità, e un buco rosso sporco tra le rughe sulla fronte. Nella confusione delle grida Cappato, seguito a ruota da Suttora, si lanciò nella direzione dell'edificio dal quale, nello stesso momento, a prezzo di una spalla slogata che non sarebbe più tornata come prima, Vittorio Boselli riusciva a sfondare la porta dell'appartamento del cuginastro Michel. Questi non ebbe più tempo per ricaricare l'arma, che gettò contro Vittorio dandosi alla fuga. Dal bacone della cucina sul retro si precipitò lungo la scala antincendio arrugginita che al suo passaggio si divelse pericolosamente dal muro scalcinato, impedendo a Vittorio di inseguirlo e costringendolo a optare per il condotto della spazzatura, dal quale uscì sporco e ammaccato dieci metri più sotto, nonostante tutto precedendo Michel che non smetteva di imprecare.

Michel avrebbe avuto buon gioco sul gracile scrittore, ma all'estremo opposto del cortile gli si pararono davanti le montagne di muscoli di Marco Cappato e Mauro Suttora. Cappato corse a soccorrere Vittorio, che si strinse tremante e dolorante al suo petto, mentre Suttora prese saldamente Michel Boselli per un braccio e lo trascinò via verso il boulevard affollato prima che sopraggiungessero allarmate le guardie dell'ambasciata. Michel non oppose resistenza, mestamente rassegnato al fatto che tutto fosse finito come da qualche tempo oscuramente presentiva, e si dispose a vedere cosa sarebbe successo adesso, spettatore indifferente della sua vita maledetta.

FINE DELLA PRIMA PARTE

Mi dispiace per il fiume / Sorry about the river - capitolo 8

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale


Convinto che Vittorio Boselli lo avesse piantato, Marco Cappato era in preda a una crisi di gelosia irrazionale. Interrotto solo dall'abbaiare emotivo del cagnone Tabar che percepiva la tensione, Marco piangeva come una fontana per non avere trovato Vittorio al ritorno la sera precedente. Non era mai successo prima che non rispondesse al cellulare e non gli avesse lasciato neppure un biglietto. C'erano solo sparpagliate sul pavimento delle lettere del loro comune amico Michel Boselli, cuginastro di Vittorio e precedente fidanzato di Marco. Con un sussulto questi riconobbe come inequivocabile quella calligrafia in stampatello ma sciolta e fluente come se fosse in corsivo, e se ci fosse stato qualche dubbio sarebbe svanito nello stile inconfondibile della scrittura. Ciò che era sconvolgente e proiettava in secondo piano le pene d'amore di Marco era il contenuto terrificante di quelle lettere: Cappato apprese con brividi raggelanti e giramenti di capo sull'orlo dello svenimento che l'ex grande amore della sua vita era divenuto in quegli anni un assassino mercenario di prima grandezza e inaudito cinismo.

Belfast, 25 febbraio 2008.

Carissimo Vittorio,

tu mi conosci, non so resistere alla tentazione del bizzarro, e ho vissuto un'altra prima volta molto strana. Dopo avere sprecato tanto talento con i preti ortodossi, oggi per la prima volta ho ucciso per denaro. Un sacco di soldi! Ricordi Ezio Catania, il nostro compagno di classe? Col nostro diploma in informatica è diventato vicepresidente europeo nientepopodimenochè della OBM. L'ho incontrato per caso in un aereo per Dublino e abbiamo bevuto ai vecchi tempi, così quando è stato ubriaco mi ha fatto giurare di non dirti quanto ti avesse sempre disprezzato come un morto di fame che non sarebbe mai arrivato da nessuna parte e si è lasciato andare a confidarmi quanto vorrebbe far fuori il suo capo Lucio Stango-Vigevano e di avere anche elaborato un piano per attirarlo in una trappola, ma di non avere lo stomaco per l'esecuzione materiale.

Tu mi conosci, non ho problemi di stomaco e così un po' per scherzo un po' sul serio ho buttato lì che avendo una certa esperienza per un modesto compenso avrei potuto farmi carico della mesta incombenza. Detto fatto, pattuito un milioncino - dico un milioncino di eurodollari! -, come se fosse una scommessa tra sbruffoni che io non ne sarei capace o lui non avrebbe il denaro, e l'accordo è fatto prima di atterrare. Il giorno dopo l'ha invitato a cena a casa sua et voilà, gliel'ho sgozzato sotto i suoi occhi in quattro e quattr'otto bit per secondo. L'ho anche sventrato per fargli più impressione, tanto il tappeto di alpaca era già rovinato e l'abbiamo usato per avvolgerlo, caricarlo nel baule della macchina e portarlo a seppellire nella zona industriale nel sobborgo dublinese di Blanchardstown. in una discarica vicina al loro stabilimento. Non ti dico la faccia da procione di Catania, che ha vomitato e se l'è fatta addosso. Però mi ha pagato puntualmente. Credimi, caro mio, questi dirigenti d'azienda sarebbero capaci di prostituire la sorella pur di far carriera. Adesso sto viaggiando sul catamarano che mi porta in vacanza in Scozia e avrei abbastanza soldi per far la bella vita per almeno qualche annetto, ma so già che non riuscirò a stare con le mani in mano: tu mi conosci...

Dalla data quella risultava la più vecchia delle numerose lettere di Michel che Vittorio aveva conservato. La più recente recava il timbro di arrivo del giorno prima. Non occorreva uno scienziato astrofisico per immaginare che la sparizione di Vittorio avesse qualcosa a che fare con il "lavoretto" che per il quale Michel scriveva di tribolare in Bulgaria. Neppure una mente poco brillante come quella di Cappato doveva arrivare a surriscaldarsi per capire la natura del lavoretto balcanico: da settimane giornali e TV - che invece Vittorio ignorava con altero snobismo -, non facevano che riportare di boy scout bulgari precocemente precipitati, calciatori bulgari tragicamente dilaniati, deputati bulgari allegramente spappolati e spiaccicati... Il tutto con il medesimo comune denominatore: il miracolosamente sopravvissuto candidato presidenziale democratica Olivier Dupuis.

Dotato di non esaltante velocità di pensiero ma purtuttavia di grande senso pratico, Marco Cappato mise da parte in un cassettino mentale lo sgomento della terribile scoperta e approntò un piano di azione. Ricordò che il Corriere aveva informato che Dupuis avrebbe trascorso il giorno seguente all'ambasciata di Sofia per il ricevimento del 2 giugno. Non c'era un minuto da perdere. Corse all'aeroporto parcheggiando frettolosamente Tabar da una cugina di campagna zitella e prima che facesse buio era già a Sofia. Il ricevimento all'ambasciata non era più deprimente del solito. Fin dal tempo in cui rappresentava solo l'Italia, l'ambasciatore Scaruffi aveva la cattiva abitudine di prendere nota di tutti coloro aveva conosciuto negli ultimi dodici mesi per aggiungerli all'elenco di invitati alla festa nazionale del due giugno. Questa pratica deprecabile non era cambiata quando nell'unificare il corpo diplomatico europeo la Bulgaria era stata assegnata a lui. L'ambasciatore Scaruffi era un ometto napoletano ormai anziano ma ancora piuttosto vivace, che suscitava pena e simpatia per la duplice disgrazia di essere stato dimenticato a finire la carriera a Sofia, dove il ministero degli esteri italiano usava mandare il personale più sfigato e tristanzuolo, e soprattutto per la moglie brutta, volgare e antipatica, la cui incontenibile ambizione era stata frustrata dall'assenza di questa da parte del marito. Nella residenza comandava lei ed era facile immaginarla spesso rimproverargli acida di non essere stato capace raggiungere una delle quattro ambasciate di primo livello: Mosca, Washington, New York e Pechino.

Alessandra Krocikkio fumava sul balcone della residenza signorile in ulitsa San Stefano sulla Doktorska gradina, il giardino dietro l'università dedicato ai medici e infermieri che persero la vita nella guerra russo-turca, come ogni sera godendo degli ultimi minuti di pace prima del ritorno del padre padrone. A 17 anni, orfana di madre, Alessandra era una ragazza infelicemente diversa dalle sue coetanee, che a quell'età scoprivano le cose divertenti che potevano fare coi loro corpi di adolescenti in in fiore. Quelle cose Alessandra aveva già scoperto in dieci anni di violenze ad opera del padre e non le trovava affatto divertenti. Fin da bambina, dopo la morte della madre alcolista, il depravato mentecatto l'aveva sostituita con lei come schiava sessuale nel basamento seminterrato isolato acusticamente dove aveva allestito una camera di tortura degna di De Sade se non di Torquemada. Ancor più sotto, nelle fondamenta della palazzina, scavando poche decine decine di centimetri si sarebbero viste spuntare le ossa di giovani studentesse della vicina università Kliment Ohridski che il porco aveva discretamente attirato nella sua llussuosa villa, seviziato a morte insieme alla figlia e seppellito grossolanamente prima di installare una vasca per distruggere i cadaveri nell'acido.

Alessandra era di fatto diventata complice del padre perché prima della pubertà non si rendeva conto della turpitudine di essere schiaffeggiata con quella grossa appendice di carne marcia e schifosa che s'inturgidiva a farle sempre più male, uno dei trattamenti più umilianti che cominciò in modo quasi normale come forma di punizione. Crescendo divenne sempre più vittima del suo aguzzino, che ora assisteva nel filmare con la telecamera le imprese sessuali che questi dirigeva sempre con la stessa sceneggiatura: la tortura, lo stupro e le amputazioni finché la vittima implorava la morte generosamente dispensata dall'abbietto individuo. Con l'adolescenza però le cose erano cambiate. Alessandra aveva progressivamente acquisito la consapevolezza della colossale ingiustizia nell'essere stata privata dell'infanzia, un furto al quale nessuno avrebbe mai potuto rimediare. Cominciò a odiare il porco che vedeva diventare sempre più piccolo (era lei che cresceva), ma intuì che ribellarsi l'avrebbe condotta alla stessa fine delle povere disgraziate che non potevano lasciare vive per testimoniare quanto avevano subito. Scelse così di continuare a collaborare, suo malgrado, e covare intimamente i suoi propositi di vendetta per quando si fosse presentata l'occasione di farsi giustizia, che sentiva non essere lontana.

In modo inatteso quella sera rappresentò per lei un significativo passo avanti in quella direzione. Come ogni due di giugno, il vice-ambasciatore europeo Armando Krocikkio avrebbe trascorso la serata dall'altra parte dei giardini, oltre l'assemblea nazionale, a ubriacarsi con l'ambasciatore Scaruffi e gli altri suoi numerosi ospiti. L'elemento che rese quella notte diversa dagli anni precedenti fu costituito dal portachiavi che Krocikkio dimenticò in una tasca dei pantaloni quando tornò a casa brevemente per cambiarsi in abito da sera. C'era la chiave del suo studio, dove Krocikkio non aveva mai permesso di entrare né ad Alessandra né alla donna delle pulizie se non in sua presenza, e c'era la chiave che dallo studio conduceva dove lei non sapeva. Conoscendo bene la paranoia del padre, l'attenzione ossessiva e minuziosa che in effetti gli aveva garantito l'impunità, scivolò dentro lo studio con estrema cautela, indossando guanti chirurgici e scarpe dalle suole immacolate. Sul tavolo giaceva un voluminoso documento dalla copertina nera. Era un documento confidenziale dal contenuto esplosivo, la scoperta del quale avrebbe scoperchiato una pentola putrescente, ma in quel momento Alessandra era molto più intrigata dalla misteriosa porta col pesante chiavistello.

Mi dispiace per il fiume / Sorry about the river - capitolo 7

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale

Michel Boselli aveva compiuto un passo falso ed Vittorio uno in avanti: ora sapeva dov'era il cuginastro! Era a Sofia, tornato in Bulgaria per "un lavoretto più complicato del previsto" e - di qualunque turpitudine si fosse trattata -, c'era solo da sperare nelle complicazioni cosicché si trovasse ancora laggiù dopo aver spedito la lettera, il cui timbro sulla busta datava quattro giorni prima. Era una traccia labile ma l'unica che finalmente aveva e non rimaneva un minuto da perdere, decise lo scrittore mentre l'eccitazione lo faceva sbagliare e ripetere più volte la composizione del numero di telefono per prenotare il primo volo utile. Non c'erano voli diretti per Sofia quel giorno, ma ce n'era uno via Salonicco, dove avrebbe trovato la coincidenza per portarlo nella capitale bulgara prima di sera. Mancavano meno di tre ore al decollo e agì disordinatamente prendendo a caso dai cassetti della biancheria e dal bagno degli effetti personali mentre chiamava un taxi muovendosi convulsamente avanti e indietro nel piccolo appartamento. Il radiotaxi arrivò in men che non si dica mentre verificava mentalmente una lista delle cose importanti: il passaporto, la carta di credito, tutto il denaro contante che aveva in casa, e soprattutto riempire bene le ciotole di Tabar, il cagnone che sarebbe rimasto solo in casa fino al rientro di Marco quella sera.

Circa un metro e ottanta, barba folta, abbigliamento trasandato da intellettuale di sinistra, l'attempato freakettone che usciva dal portone di via Lupi Lavanda era sicuramente il suo uomo, e con quella leggera borsa da viaggio e un taxi ad attenderlo, non era certo il caso di lasciarselo sfuggire. Mauro Suttora saltò su un altro taxi fermo al semaforo e prevenì le proteste dell'autista con la frase magica, per di più in accento americano, che questi attendeva da anni: seguire quello taxi! In Suttora non potè che rafforzarsi la convinzione di avere in pugno l'uomo giusto, l'architetto comunista esperantista Roberto Granzotto, quando l'auto che li precedeva lasciò l'autostrada dei laghi allo svincolo per Malpensa. Il cliente del taxi davanti al suo non sapeva bene dove fosse Michel Boselli di preciso né cosa stesse facendo, non sapeva bene cosa stesse facendo egli stesso né, ammesso che fosse riuscito chissà come a rintracciarlo, come avrebbe potuto neutralizzare un assassino professionista senza possedere alcuna arma né l'esperienza per eventualmente usarne una. Ma qualcosa doveva pur fare, e muoversi lo confortava in tal senso.

Vittorio Boselli era talmente eccitato che fu soltanto all'arrivo all'aeroporto, alla vista delle code dei jumbobus parcheggiati oltre la vetrofacciata, che si ricordò della ragione per cui aveva viaggiato in aereo una sola volta nella sua vita, trent'anni prima per una vacanza in Tunisia. Non aveva paura di volare: ne era terrorizzato. Se fossimo fatti per volare avremmo le ali, pensava: un coso pesante due o trecento tonnellate è innaturale che stia per aria. Oltretutto inquina un bordello. Ma purtroppo questa volta era necessario. Acquistò il biglietto che aveva prenotato e si predispose con rassegnazione a vivere interminabili ore di blocco allo stomaco e sudori freddi. L'uomo dietro di lui nella coda al banco non aveva prenotato e dovette acquistare un biglietto di business class. Tre ore più tardi Boselli, convinto di avere volato abbastanza per altri trent'anni si affidò al suo inconscio per perdersi nel piccolo aeroporto di Salonicco e perdere la coincidenza per Sofia. Brillante! pensò Mauro Suttora sempre più convinto di pedinare un criminale astuto come una volpe che aveva acquistato un biglietto per Sofia ma si era fermato a Salonicco e a quanto sembrava era ora intenzionato a raggiungere la capitale bulgara in treno, probabilmente per entrare da un posto di frontiera periferico.

Seduto a un tavolino della stazione ferroviaria, da Suttora discretamente sorvegliato a distanza, Boselli sobbalzò nell'udire una voce vagamente familiare proveniente da un tavolo alle sue spalle ordinare in greco una "mpira" al cameriere. Folgorato da quella voce, col cuore in gola si sforzò di superare lo stato di pietrificazione e si alzò lentamente dando sempre le spalle alla voce, percorse pochi passi in semicherchio - costringendo Suttora a fare altrettanto nelle aiuole dei capilinea degli autobus a poche decine di metri -, gettò un'occhiata furtiva all'interno del locale e tra una giovane mamma col bambino nel passeggino e e una vecchietta che fumava intravvide dietro il Corriere della sera un uomo elegante che con quei capelli e baffi biondi non assomigliava a Michel, ma poteva esserlo e la voce era la sua! D'altronde negli anni egli stesso aveva alterato le sembianze lasciandosi crescere la barba di cui il cuginastro non sapeva. Con questo pensiero si avviò verso il treno che stava per partire: i tre uomini presero posto in tre vagoni diversi ma contigui, ognuno convinto della propria buona stella.

Dopo la frontiera di Kalotina la valle della Struma si restringeva progressivamente a fare ombra sulla ferrovia ed Vittorio, finalmente rilassato in un mezzo di trasporto dalla velocità più consona ai suoi ritmi - cioè circa 35 km all'ora -, si abbandonò a gustare piacevolmente la malinconia del fiume cantata da Todor Trayanov, sicuramente uno dei suoi preferiti tra i maggiori poeti simbolisti bulgari, con i suoi frequenti richiami al dolore, la notte e i fantasmi della perdita. Trayanov fu picchiato a morte dalla polizia comunista nel 1945 e per associazione di idee Vittorio non potè che ripensare a quel che aveva letto di Blaga Dimitrova - la maggiore poetessa bulgara seconda per grandezza solo alla passionale Elizaveta Bagryana -, che era stata brevemente la prima vicepresidente della repubblica eletta democraticamente un quarto di secolo prima.

Collettivo! Discorsi senza fine avevano piantato quella parola nella testo di Dimitrova come un parassita che l'autrice scriveva di non riuscire a sradicare, e si chiedeva retoricamente che cosa ci potesse essere di collettivo nel comunismo che cercava di unificare per mezzo della competizione: la stanza meglio tenuta, lo slogan più azzeccato, le decorazioni più brillanti nella baita sulla catena dei rodopi - alla destra di Suttora e i Boselli oltre il massiccio del Rila -, la cui bellezza contrastava stridente col tetro totalitarismo criticato dalla poetessa futura vicepresidente. I cittadini non condividevano alcun interesse, non c'erano un ritmo, un fine comune: ogni centimetro quadrato dei muri delle altre baite era ricoperto dai ritratti già resi tristemente familiari nella mensa e nella piazza del villaggio, dove veniva urlato lo stessi slogan - Il lavoro ha fatto della scimmia un uomo! Almeno nella sua baita potevano respirare: le pareti nude davano un respiro illusoriamente spazioso.

Le ore volarono via mentre il colto scrittore anarchico Vittorio Boselli rileggeva mentalmente le pagine dei maestri bulgari con lo sguardo perso fuori dalla finestra dello squallido scompartimento e fantasticava come fosse strano che i boschi di conifere, le casupole e la gente fossero dello stesso colore dei paesi dove non c'era stato il comunismo, o forse durante il regime erano stati di altri colori... Più prosaicamente gli altri due stranieri sul treno usavano le finestre per affacciarvisi a vedere chi salisse e scendesse nelle piccole stazioni, ogni tanto incrociando lo sguardo riconoscendosi con fastidio come occidentali, e Michel Boselli sospettò di essere seguito da Suttora, l'agente che invece stava seguendo colui che lo seguiva.

Infatti una volta giunti a Sofia non lo vide più, anche se dopo avere camminato tutto lungo il boulevard Maria Luisa e arrivato in centro girato a sinistra sul boulevard Tsar Osvoboditel, nel voltarsi improvvisamente riconobbe a pochi passi l'altro individuo visibilmente straniero che aveva intravvisto viaggiare sul treno. Aveva l'aspetto di uno di quei patetici hippy di mezza età abbigliati in modo nostalgico di una giovinezza che non sarebbe mai ritornata. Insomma non sembrava pericoloso e non sembrava esserci nulla di più naturale che un turista dall'aria intellettuale appena arrivato probabilmente per la prima volta si dirigesse verso il centro per ripercorrere i passi di Ivan Vazov che cent'anni prima portava il cane Tabar a passeggiare davanti all'Assemblea nazionale.

Effettivamente in quel momento Vittorio Boselli pensava proprio al massimo poeta del risorgimento e alle epoche buie ad egli susseguitesi, poi descritte dal grande drammaturgo contemporaneo Victor Paskov per tramite della resistenza artistica e della sopravvivenza spirituale dei suoi personaggi contro la realtà brutale. A poche decine di metri dalla imponente cattedrale dedicata al liberatore Alexander Nevski, Michel Boselli si infilò al civico numero 3 di ulitsa Dunav - una piccola via in discesa verso il boulevard Dondukov che portava il nome bulgaro del grande fiume che aveva ferito mortalmente -, dove aveva conservato un appartamento all'ultimo piano per la sua eccezionale vista panoramica sulla cattedrale con a sud l'imponente sfondo del monte Vitosha.