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NYLON! 2

1.


Nella mia qualità di Roberto Granzotto mi chiedevo da tempo che cosa fossi scientificamente, perciò feci un salto a Pordenone ed entrai fiducioso nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro, ignaro di costituire nella mia augusta persona il di lui primo paziente, e pagante cliente.

- Hi dear, my name’s Granzotto, Roberto Granzotto. I’ve got an appointment with Dr Depetro, Dr Tabar Depetro.

Dora Pezzilli, l’ostetrica interinale receptionist nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro, si finse per nulla impressionata dalla bellezza dell’alto e muscoloso supereroe dagli occhi azzurri. Mi fece accomodare con nonchalance ma sensualmente tradì la sua emozione nel precipitarsi verso la porta dello studio traballando sui vertiginosi tacchi a spillo, particolare che non mi sfuggì.

- E’ arrivato, è arrivato veramente, il tuo primo cliente! Ed è un figone della madonna! Lo faccio entrare?

Tanto sbalordito quanto sprofondato nella poltrona, il Dr Tabar Depetro acconsentì inalando profondamente emozioni convulse ed espirando nuvole di cannabis. Un nuovo, straordinario capitolo della sua vita professionale stava per cominciare con questo tale Roberto Granzotto. Il quale l’aveva scelto come primo psicoterapeuta della sua vita - da una pubblicità in una cabina del telefono londinese -, semplicemente perché italiano. Granzotto parlava anche scozzese, ma alcune sfumature del subconscio si rivelano solo nelle lingue in cui si sogna...

- E poi, a volte, mi capita di camminare per la strada tranquillo per i fatti miei, fermarmi di colpo e tirare un muggito della madonna... Così, senza motivo

- Non è niente di grave, è normale

- Normale?

- Piuttosto, mi dica, lo fa mai con un motivo? E se sì, quale? O quali? O se no, ne è proprio certo? O preferisce rispondermi in altro modo? E se sì, come?

- Vabbe', ho capito! No, non muggisco mai con un motivo

- Bugiardo!

- Talvolta...

- Bugiardo talvolta?

- No, muggisco talvolta

- Ah, ecco, vede?

- Cosa?

- E' un chiaro sintomo di sindrome del Bue. Lei muggisce perché nella mucca sublima sua madre

- Ma cosa c'entrano le mucche e mia madre?

- C'è l'elemento comune, il latte. Il latte di mucca e l'allattamento materno. Lei muggisce per un trauma infantile, l'interruzione dell'allattamento, e per conseguenza muggisce come il vitellino che vuole ancora latte dalla mucca

- Ma che c'entra, io muggisco pensando alla mia ragazza perché sono innamorato di lei!

- Cosa c'entrano le mucche con la sua fidanzata?

- Ma mi faccia capire se mia madre è una mucca, io sono un vitello, stando a lei avrei ragione di supporre che la mia ragazza sia una giovenca...

- Com'è scemo! E' lapalissiano...

- Senta, sarò anche scemo, ma lapalissiano proprio no!

- Taccia e mi faccia finire è lo stesso motivo per cui fuma troppo e mastica le matite. Lei è alla continua ricerca del capezzolo, capisce?

- Non capisco ma mi adeguo

- Non faccia il pirla! Sua madre è morta improvvisamente mentre la allattava?

- Non l'ho mai morsa così forte

- Idiota, mi risponda seriamente! Se non è morta, s'è ammalata e ha perso il latte? E se sì, poi è morta? E come si è accorto che poi la mamma non c'era più? Che età aveva quando ha capito che era morta? Si sentiva diverso dai suoi amici che avevano ancora la mamma?

- Mia madre è viva e in perfetta salute

- Era forse tossicodipendente, che' ha dovuto interrompere l'allattamento? Troppi psicofarmaci? Seno flaccido? Mestruazioni irregolari? Malattie veneree? Prostituzione? Aids?

- Senta...

- E lei, mi dica, lei si è mai masturbato?

- Scusi...

- E pensando a cosa? Servendosi di oggetti? E quali? Con che frequenza? Con la destra o la sinistra? In che posizioni?...

- Dr Depetro, mia madre non ha mai interrotto l'allattamento...

- ...Quante volte al giorno? Da solo o anche in presenza di altri? Conoscenti o estranei? Non ha mai interrotto l'allattamento?!?

- Mai

- Strano. Allora ricominciamo. Diceva?

- Dei muggiti. Però c'è da dire che qualche volta belo

- Che fa, scusi?

- Belo. Beee

- Bela

- Belo

- Così, senza un motivo

- Già

- Ah!

- Eh sì

- E' un evidente sintomo di sindrome del Caprone. Ha mai avuto rapporti sessuali alla pecorina? E se sì, quante volte? E le è piaciuto? Alla sua fidanzata, piace anche a lei? Raggiunge prima l'orgasmo? O è più veloce col metodo del missionario? Quali altre posizioni avete sperimentato? E in quali vi mettete più spesso? La fa mai stare di sopra? Ha problemi di eiaculazione precoce? La soddisfa sempre? E lei, mi dica, è sempre soddisfatto? Mi dica, confidenzialmente, lo trovate sempre bellissimo?

- Non è bello ciò che è bello, ma...

- Ma?

- Ma che bello, che bello, che bello!

- Imbecille

- Eh eh eh eh eh!

Fu a quel punto morto della narrazione che questa fu ravvivata dall’ingresso di Dora Pezzilli.

- Mi scusi dottore, ero di là a fare la mia seduta spiritica interurbana quando mi è arrivato un messaggio urgente per il qui presente suo paziente Granzotto da parte di un tale De Pascalis

Sono basito. De Pascalis osa permettersi di competere con me nel concorso radicale di demenza narrativa. E ci riesce anche abbastanza bene, con trovate geniali come la modella bielorussa, la cravatta che respira, gli Albergo Padano e Albergo Penetton... Per mantenere il primato dinanzi a tale epica sfida, non mi resta che ipnotizzarlo con un’arma segreta.

Venise, c’est comme un vice. On y est obligé de devenir aussi beau que ce qui vous entoure, de parler une langue d’une musicalité exceptionelle, de nourrir en permanence ses sens d’une beuté omniprésente. Il y a toujours une brise qui vous caresse et, en plus, il y a l’eau. Venise, c’est a la fois l’eau du ventre maternel et l’absolu de l’artifice une ville façonnée par les hommes pour pouvoir vivre ensemble, pour pouvoir construire une communauté, un universe parfait. J’ai vécu a Venise de 1963 à 1971, c’est là que sont nés mes deux premier enfants, c’est là que j’ai vécu 1968. Ce n’est pas tant un refuge qu’un point de départ. C’est a partir de Venise que je me suis adventuré dans le monde...

Giovanni De Pascalis atterrava al Marco Polo leggendo le memorie di ritorno di quel vigliacco di Toni Negri. In tema veneziano, avrebbe fatto meglio a leggere le interpellanze del molto più coraggioso Emilio Vesce a Palazzo Ferro-Fini, verso il quale approdo viaggiava il water-taxi da Tessera a San Marco via Burano, che era molto meglio di Murano tanto quanto Vesce surclassava questo stronzo vanitoso di povero Negri. Sbarcato all’approdo della Regione Veneto, De Pascalis la ignorò con disgusto e costeggiando il bacino di San Marco sbafò a sbafo all’Harris bar di Cipriani un risottino ai frutti di mare, scappando prima di pagare il conto per ritrovarsi in piazza davanti a quel mare d’inverno che come dice la Berté è come un film in bianco e nero visto alla tivù. E’ grigio, è tetro e cupo, è incazzato di brutto il mare d’inverno a Venezia, e di un romantico struggente che contagiò Ezra Pound ma i turisti estivi americani e giapponesi non vedranno mai. De Pascalis se ne innamora a prima vista e sotto l’egida dell’Editore unifrocio omopatavino ci riferisce quanto segue.

Cari Compagni, sono stati tempi duri ma stiamo finalmente per superare il brutto periodo in cui il Pr ha avuto più dirigenti che iscritti. In questo infelice scorcio di secolo la segreteria Capezzone ha raggiunto il suo scopo, surclassando il precedente record del Psdi che deteneva quello di più iscritti (defunti) che elettori. Siamo pertanto grati a Capezzone che adesso ci rende la cortesia di andare a far fallire qualche altro partito. L’uscita di sicurezza per non essere linciato è in fondo a destra. Tanto dovea.

Quello intercettato da Dora Pezzilli nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro era il segnale in codice che tutti noi infiltrati ecoradicali attendevamo da anni da Venezia l’ebreo errante De Pascalis ci faceva sapere essere giunto il momento di uscire allo scoperto e prendere il potere nel partito. Dalla qual cosa, a grande richiesta, non avrei potuto esimermi nella prossima puntata.
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2.

Come nuovo segretario del partito ho dovuto prendere delle decisioni impopolari per rimetterlo in sesto dal disastro politico e finanziario accumulatosi in un decennio di rovinosa gestione da parte dei catastrofici manager e impiegati statali. La cosa più urgente era spostare la tesoreria a Milàn in modo che Bernardini potesse essere affiancata dall’imprenditore Schnur nel segare i rami secchi. Il co-tesoriere di Rita, Pasquale Danilo V, l’abbiamo mandato a Delhi per gestire in outsourcing il call centre che adesso opera multilingue 24 per 7 nel chiedere soldi anche al resto del pianeta oltre ai soliti militonti italiani. A Roma pertanto non rimaneva che un organo peraltro già scivolato in secondo piano, la segreteria politica, e quindi tanto valeva spostare anche quella per fare un po’ di soldi (o almeno smettere di fare debiti) vendendo l’ottantasei di Torre Argentina. E poi, se non fosse per il papa e il vaticano, sul piano internazionale la Roma delle barzellette Berlusconi e Ciampi non conta più niente da 17 secoli, quindi ho spostato la segreteria qui a Londra. Anche per mia comodità, così per andare al lavoro posso contare su autobus che funzionano e taxi che costano meno. E poi col Chunnel siamo a due ore e mezzo dal centro della capitale europea Brussels o da un romantico fine settimana a Parigi. Downsizing e streamlining sono diventate le nostre nuove parole d’ordine esperantiste, per cui ho smontrioskato le matrioske in un unico soggetto politico strategicamente posizionato a Islington, dove ci sono anche i quartier generali mondiali di Amnesty e Greenpeace, così basta scendere nel cortile della scuola col famoso muro dei Pink Floyd per ritrovarsi a combinare qualcosa insieme. L’unico aspetto negativo di questa mossa è che ci ha scatenato contro un attacco furibondo da parte dei media xenofobi di Murdoch, il quale ha squinzagliando la sua stampa scandalistica a caccia di nostri scheletri nell’armadio. Il Sun spara in prima pagina Turko travestito da Turka e palesemente fatto come una biscia, col titolo cubitale “I radicali portano in Europa 70 milioni di musulmani drogati e culattoni”, incitando una campagna di odio sfociata nel brutale pestaggio del povero Strummer. Il News of the World è risalito a Dora Pezzilli che dietro lauto compenso ha rivelato tutti i particolari su un episodio risalente al 1989 di toccamento di Pisello nel vagone letto Budapest-Pordenone-Roma. Il Times ha scovato e pagato profumatamente Carlo Manera per farsi raccontare nei dettagli e serializzare a puntate tutte le sodomie di Nicolino Tosoni. Sky, Fox e Star hanno avviato la coproduzione di un colossal su quelle di Marco Pannella, che a questo punto è diventato un peso. Ingrato mi è il compito di mandare in pensione il Leader, che tutto sommato ha fatto mezzo secolo di lavoro abbastanza soddisfacente, ma abbiamo anche bisogno di soldi, che non bastano mai, per cui l’ho ceduto a Berlusconi in cambio di Shevchenko, che ho venduto per 50 milioni di paundi al Chelsea Football Club del miliardario russo Avramovich. Mi dispiace solo perché personalmente tifo per l’Arsenal, ma loro hanno offerto meno, avendo già Thierry Henry che è più bravo. Pazienza se questa stagione vincerà il Chelsea, non può sempre vincere l’Arsenal, e in fondo la cosa più importante è che non vinca il Manchester United. Appioppato Pannella al centro-destra (mo’ so’ cazzi loro), sto trattando su un secondo tavolo per cedere Bonino al centro-sinistra di Montezemolo in cambio di Schumacher, che conto di rivendere al migliore offerente tra Mercedes e BMW. Pazienza se l’anno prossimo vinceranno i tedeschi, non può sempre vincere la Ferrari, e in fondo la cosa importante è che almeno in Formula 1 non vincano gli americani. Sistemate queste faccenduole (sorprendente che i moderni romani non ci avessero mai pensato, ma erano troppo occupati a guardarsi in cagnesco tra loro), posso rilassarmi insieme ai simpatici amici che sono venuti a trovarmi nella nuova sede del partito per trascorrere un natalizio fine settimana londinese. Provenienti da Orio al Serio mi sono state mi scaricate le membra di gabinetto Raffa e John con Bernardini e Schnur. E da New York sono sbarcati i coniugi M&M Suttora portandomi come graditissimo regalo di natale la loro amica senza tette Gwen Stefani. Felicissimo di fare da cicerone alla comitiva di amici ansiosi di visitare i luoghi dove è stato girato NYLON, ho dato loro appuntamento alla sede del partito davanti al civico 4 di Cowley Street, dove i lettori ricorderanno Charles nella prima puntata servire doppi colpetti di malto singolo alla tesoriera Janine. Dopo la consueta visitina turistico-politica a Westminster - dove la Camera alta è stata arringata da Lord Patel esercitare il suo inglese indo-orobico nell’argomentare appassionatamente contro il Requiem a Radio radicale -, non potevamo che proseguire il pellegrinaggio verso l’avveniristico edificio di Channel 4, pure citato nella prima puntata, dove Mauro ha cortesemente declinato l’offerta di Jon Snow di condurre al suo posto il telegiornale delle 19, avendo già avuto un’offerta come vice-direttore di Emilio Fede nel capannone di Retequattro a Cologno monzese. Dalla Great Peter Street abbiamo svoltato a destra per il secolare mercatino di Strutton Ground, dove fra le altre cose si sbafano gustose specialità pasticciere della Cornovaglia, ma era ancora troppo presto tutto chiuso e non c’era nessuno, con grave disappunto della Raffa che sperava in un locale anche per poterci fare la pipì (è incontinente). E’ stato a questo punto che si è verificato l’increscioso episodio della Raffa orinare in una cabina del telefono in Victoria Street, con John Patel stenderlesi sotto implorandola d’innaffiarlo e Schnur di smanettarglierlo. Una scena normalissima in qualsiasi periferia britannica ogni alba del sabato o domenica, senonché qui siamo nella pulitissima Westminster a metà strada tra le omonime abbazia anglicana e cattedrale cattolica, dove Strutton Ground sbuca in Victoria Street proprio davanti a Scotland Yard. Insomma il posto meno indicato per la minzione cabino-telefonica con masturbatio aggravata. Grazie all’intervento del potentissimo Scaruffi del MI-007 siamo stati rilasciati da Scotland Yard dopo pochi minuti cavandocela con un blando ASBO - Anti Social Behaviour Order -, che ci intima di lasciare Westminster entro due ore e non rimetterci più piede per almeno altre dieci. Abbiamo solo due ore per correre lungo Whitehall a immergerci in una bovassa di lama nel cambio della guardia del reale reggente Olivier bin Dupuis, mentre con grave disappunto di Rita dobbiamo rimandare ad altra occasione l’invito a prendere il tè da dei tali suoi conoscenti Tony e Cherie nell’adiacente Downing Street. Invece da Trafalgar Square allunghiamo il passo lungo lo Strand. Veloce osservarzione del traffico sul vicolo laterale del Savoy, tanto per sfoggiare vanitosamente la mia dimestichezza con l’unica strada britannica dove si guida dalla parte sbagliata (la sola dove Granzotto non abbia distrutto le sue Ferrari Fiesta in un frontale), e poi via di fretta verso il quasi-prospiciente Covent Garden, dove questa volta a rallentarci è Schnur. Infatti, per via della stagione natalizia, le giovanissime attiviste delle charity abbordano i passanti travestite da babbenatale in minigonna è il turno di Patelli ricambiare il favore al segaiolo imprenditore e trascinarlo per la proboscidina su Aldwich verso l’imponente Marconi House della BBC, dove Mauro cortesemente declina l’offerta di Jeremy Paxman di condurre al suo posto la quotidiana Newsnight di approfondimento, avendo già avuto un’offerta come vice-direttore di Bruno Vespa in un capannone di Saxa rubra.
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3.

Avevo faticato non poco, seguendo la strada più diabolicastrusamente tracciata da Olivier bin Dupuis nell’infiltrarmi nei Lib-Dem per lanciare l’Opa ostile sui radicali italiani, e nel processo quasi schiantando un airbus su Roosevelt Island per poi dover evadere da Guantanamo, ma finalmente ci ero riuscito. Era il giorno del mio 39-esimo compleanno quando presi il potere nel Partito radicale per restituirlo agli antichi fasti dopo una crisi di identità decennale dovuta a una manica di inetti yes-man, e a mia volta adottandone subito la pratica partitocratica ricompensai i miei fedelissimi con succulente prebende. Infatti, come in ogni buona rivoluzione ucraina o romena, intraprendere nuove politiche non è tanto importante quanto l’urgenza di liberarsi dei culi di pietra incollati alla poltrona e “attorcigliati agli emolumenti”, definizione di Marco Pannella. Perciò comincio subito col licenziare tutti, tranne Rita Bernardini che dei bei tempi andati ha almeno conservato la capacità di riuscire a dialogare perfino con Dora Pezzilli; inoltre conosce bene le dinamiche interne del partito, come dimostra dall’essere al corrente che Angeli ha letto che Arrigoni ha letto che Manera ha letto che Tosoni ha letto la dichiarazione di Bruno Mellano; infine mi serve come mezza tesoriera. Infatti - apprendo dal manuale di istruzioni del Partito radicale “Pannella and Bonino Plc” di Mauro Suttora -, cosa me ne potrei mai fare della segreteria radicale senza il denaro per finanziarne la politica, visto che i cordoni della borsa li tiene strettamente l’oligarchia della quale lo stesso Marco Pannella sembra divenuto ostaggio? Beh, lo ammetto, francamente mi ritrovei nella stessa poco invidiabile situazzone di Capezzone blaterare a vanvera di politica internazzonale e accettare il finanzzamento pubico per trascinarmi avanti penosamente fino a vendicare l’umiliazzone riciclandomi altrove come un Vito o un Quagliarello. Io però, mantenendomi a spese mie anziché degli iscritti radicali e delle agenzie governative internazionali, sulla tastiera del mio fedele portatile sono libero di martellare le più perverse fantasie. Ciò che mi appresto a fare.

Brutalmente azzerati d’ufficio le centinaia di componenti dei vari direttorati, giunte, senati, comitati, sub-comitati, interinali e dopolavoro ferroviari, ho istituito come unico organo dirigente l’Apostolato, sul modello anglosassone del governo ombra nominando come mie più strette collaboratrici una dozzina di apostole selezionate in base al criterio che mi fa comodo (siano competenti nella loro materia, possibilmente parlino una qualche lingua e siano preferibilmente di sesso anatomico vagamente femminile) e dalle quali pretendo la massima efficienza. L’unica che ho conservato della vecchia dirigenza è appunto Bernardini, per i suddetti motivi di continuità potrà mantenere un rapporto col Danilo Quinto senza dargli fuoco al pizzetto. Se Rita non se la sente, c’è di riserva Antonella Casu e così via nella ricerca improbabile ma non impossibile di un’altra femmina. Come rappresentante delle esperantiste, nella mia segreteria il posto sarebbe andato di diritto a Lapa Orlandi, ma le ho preferito Sara Piccardo perché la diciottenne ligure è fatta di carne più fresca, soda, elastica, turgida e priva di peli. Comunque c’è da dire - in omaggio al principio per cui più ne tiro dentro e meglio mi assicuro la mia stessa poltroncina -, che ognuna delle apostole nel mio premierato avrà diritto a nominare due sottosegretari. Sara ha optato per i villosi Orlandi e quel canguro di suo marito Licheri (marito di Orlandi o Piccardo? Ai posteri interpretare l’ardua sintassi esperantista). E’ da quando Sara è nata diciotto anni fa che Quinto e Turco si vedono come il fumo negli occhi e competono in una faida pugliese per i favori del Leader, grazie alla saggezza del quale nel dividere et imperare hanno raggiunto un equilibrio per cui vanno d’amore e d’accordo nello spartirsi i rispettivi sgabelli (da cui il proverbio esperantista parakulon kaskasempr’inpiedoj). Al ministero ombra degli Affari padani ho piazzato Raffa Whites, che ha furbamente scelto come suoi vice-ministri John Patelli e Livio Schnur quando il primo si eccita alla visione di un post della ministra nel forum, prontamente il secondo gli spara una sega, e la ministra continua a farsi i cazzi suoi. Analogamente, al ministero degli Affari romani ho sistemato Baldini a prendersi cura di Welby e Bandinelli quando il primo si eccita alla visione di palline nel forum, al secondo non glie ne può fregar di meno e va a sbafarsi una trippa. Diverso il discorso per il ministero dei Froci radicali, che era storicamente decentrato a Torino ma il movimento tetturico geomosessuale verso l’Est m’impone di adeguarmi spostandolo a Padova come riconoscimento del fatto risaputo che i radicali patavini sono tutti froci. Sarà dunque Nicoletta Tosoni la membra di segreteria a rappresentare i froci radicali unici, con i suoi sottosegretari Carletto Manera e Antonio Pisani Ceretta. A Dora Pezzilli ho destinato la delega degli Affari friulani, non perché la ritenga paricolarmente adeguata, ma piuttosto perché a vedere dal forum come vanno le cose nel partito da quelle parti mi è sembrata la forumista relativamente meno fuori di testa, e lei a sua volta nomina come suoi sottosegretari quel cane di suo marito Dr Tabar Depetro e suo suocero Ser Giordano, dei quali però ci tiene a precisare non essere parente. A Silvietta Manzi ho destinato la delega per gli Affari transnazionali, e lei si è scelta come sottosegretari Olivier bin Dupuis per l’Unione europea e Nikolay bin Khramov per l’Unione di tutte le russie. Invece per il ministero delle Americhe ho accettato una raccomandazione di Severgnini e nominato Marsha Suttora. Ero un po’ dubbioso perché come tutte le fidanzate di Mauro non ha le tette, ma le gambe sono drittissime e anche tutto il resto non è fica male. Ahehm, scusate, volevo dire mica male. Per tacer del godimento nel vederla sadicamente gestire i suoi sottosegretari frustandoli a sangue, costringe Ferrara e la MGM nell’operazione archeologica di rinvenire i rispettivi organi genitali per riuscire a raccordarli. Lei continua a frustarli mentre ci provano e riprovano senza successo in 68 posizioni, poi alla successiva finalmente ci riescono ma tutti i forumisti che hanno appena mangiato preferiscono che non mi addentri nei particolari. Raffaella De Angelis non è tecnicamente femmina ma si definisce lesbico, per cui l’ho tirata dentro al governo ombra dandole mandato di fornicare De Pascalis per lasciare tranquilla l’altra sua viceministra Mattea Anniballi a cambiare la musica di Radio radicale di concerto col sottosegretario padano Patelli. Infine, a Phyllis Margaret Dyason ho destinato il Ministero dei Myallionier, con delega a scovare dove siano andati a nascondersi dalla vergogna tutti i Myallionier e, nel caso non ci riesca, i fondi per erigere il monumento al Myallionier ignoto. Come possono vedere alcuni di voi che sanno fare i conti, rimangono da assegnare una poltrona ministeriale e una mezza dozzina di sottosegretari. Questo perche’ in un magnanimo rigurgito democraticista ho pensato di lasciare questa scelta ai forumisti con la bufala delle elezioni on-line. Infine come mie due assistenti personali mi sono gia’ riservato il meglio. Vedeste l’agenda di Emma, c’è anche il numero del cellulare di Soros! Quanto a Marco, da quando è andato in pensione durante le riunioni di segreteria ci prepara certe spaghettate da mezzo chilo di frutti di mare che sono una libidine. Insomma, grazie a voi che mi avete eletto, la mia vita non va mica male, e altrettanto spero di voi militonti. Adesso che ho determinato l’assetto dirigente del partito, devo anche inventarmi una qualche politica per tirare avanti la baracca. Questo sembrerebbe più difficile ma invece risulta molto più facile. Prima regola, non fare un cazzo. Per prima cosa, nel modo più assoluto mi guarderò bene dal proporre alcuna iniziativa politica. Almeno fino al prossimo congresso. Piuttosto di degratarti a un comunicatostampificio come l’attuale Torre Argentina, imponiti di tacere, Granzotto. Stai zitto e fai silenzio nel medio termine questo tuo sprezzante atteggiamento anarchico ti conquisterà molto più interesse da parte dei media di quanto ne ottenga il lamentoso pietire quotidiano. Secondo consiglio, dormi almeno 6-7 ore contro le quattro di Capezzone, e già vedrai che con questo semplice, elementare accorgimento sparerai molte meno cazzate.
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4.

Per tutto il giorno le nuvole si sono inseguite freneticamente sopra il mio cranio in una sinfonia fastidiosamente rumorosa nel suo assordante silenzio. Vago in Central London in attesa del ricevimento all’ambasciata italiana alle sei del pomeriggio, in questo sabato indimenticabile cominciato col salutare, pene in mano, il mio vecchio amico Mauro Suttora che ha frettolosamente lasciato New York dopo avere accidentalmente ucciso l’ambasciatore italiano Brutto Roccoglione, la cui moglie Flavia Vento-Roccoglione Mauro scopava da epoche, come i lettori anglofoni sono già stati resi edotti. (saranno pure stati resi edotti, ma un po’ di punti, invece delle virgole, non guasterebbero, nde). E vabbeh, era inevitabile che l’unifrocio Tosoni omoparentesizzasse la sua opinione, ma torniamo a noi. Ho lasciato Mauro nel nostro nascondiglio a Heathrow, ma non potrà vivervi in clausura per sempre, non fosse altro che per la sua condizione medica. Povero Mauro, il disturbo di cui soffre aggiunge insulto alla miseria. Si chiama mongolfismo e significa che i suoi testicoli costantemente sovraproducono sperma e conseguentemente gli si gonfiano le palle a dismisura procurandogli un dolore insopportabile. Sfogarsi manualmente non è un’opzione: diversamente da me, Mauro è cresciuto in una famiglia conservatrice ed è stato istruito in un liceo per l’alta società, per cui la masturbazione è un tabù del quale aborrisce il solo pensiero. Ricordo di avere viaggiato un paio di volte con Mauro in Turchia, e dopo il lungo volo la sua prima necessità impellente era di localizzare i grandi bordelli di Ankara o Istanbul, dove trovava sollievo innaffiando come un pompiere le cellulitiche baldracche pelose mentre io pazientemente attendevo osservando sconcertato e, mi si permetta una nota personale, anche vagamente disgustato.

Tosoni: meno virgole, più punti.

Granzotto: Tosoni, tu non c’entri più un tubo in questa storia. Hai avuto il tuo quarto d’ora di gloria, adesso ritirati con Bertinotti e lasciami continuare in pace

Tutti: Granzotto ha ragione, Tosoni vai fuori dai coglioni e lascialo andare avanti in santa pace

Tosoni e Bertinotti in coro: Continuare in pace, ma senza se e senza ma

Giordano: Porcamadamarottinculo!

Bernardini a Giordano: Sergio, ti prego di non essere blasfemo

Giordano: Io non c’entro niente, è stato Tabar!

Tabar: Porcamadamarottinculo, danno sempre la colpa a me

Il ricevimento all’ambasciata d’Italia è in onore di Marco Produppato, il leader del Partito radicale e del centro-sinistra uscito vincente dalle elezioni politiche, appena nominato primo ministro al posto del controverso magnate televisivo Daniele Berluzzone. Sono in termini amichevoli sia con Produppato che con l’ambasciatore, Sua Eccellenza John Patel, ma in questa occasione ufficiale dobbiamo salutarci con espressioni protocollari piuttosto formali:

- Ciao, teste di cazzo, eccomi qua!

- Ohé, faccia di culo, come va?

- Ehilà, pezzo di merda, anche tu qui?

Non vi sorprenderete che il nunzio vaticano a Londra sia polacco, giacché Londra è la terza città polacca dopo Chicago e il Vaticano, ma potreste chiedervi come mai l’ambasciatore italiano nel Regno unito sia un indiano nato in India. Tutto si riconduce all’epoca in cui l’Italia diede all’India Sonia Ghandi, e quel meraviglioso ma povero paese in via di sviluppo ricambiò il regalo con quel che poteva permettersi. John Patel crebbe a Bergamo come figlio adottivo di una famiglia facoltosa e fece fortuna sfruttando l’economica manodopera della sua madrepatria, producendo elettrodomestici di largo consumo, quali vibratori a batteria fabbricati in dispregio delle norme di sicurezza. Quando, frequentemente, i vibratori difettosi scaricavano scosse elettriche, le clienti erano riluttanti a lamentarsene e certamente intimidite per fare causa. Alcune di esse perfino godevano del difetto, e una di queste così tanto che divenne la collaudatrice-capa della fabbrica di vibratori e poco dopo la moglie di Patel.

Eccola lì, Raffaella Patel, in tutta la sua sconvolgente bellezza intrattenere l’alta società diplomatica prostrata in venerazione della sua scollatura. Minchiachettette, rifatte e sgradevoli al tatto ma pur sempre pregevoli alla vista. Al tatto è più piacevole il petto glabro e muscoloso di Marco Produppato, con i suoi puffy nipples. I’ve always fancied Produppato but never got the guts to make a pass to him.

Patel: Å të rïcömensärët minga cön l’inglés?

Già, dimenticavo: l’ambasciatore italiano a Londra non parla l’inglese, né l’italiano for that matter, bensì solo ungherese, esperanto e bergamasco, which is barely understood in the regional capital Milan twenty miles away.

Patel: Nöältër dë Bérghëm, dë Bérghëm dë hötä, à lä förkëtä ghë cïämëm pïrön

Turko: Ciao Granzotto, lùstrati la vista, ho portato con me la qui presente Carlotta Abigail Palmanfredi

Granzotto: Perbacco, che gran bel pezzo di palmanfreda! Lieto di fare la sua conoscenza, signorina, mi permetta di leccarla da cima a fondo, cominciando dal fondo

Turko: Carino anche il nuovo primo ministro. Come si chiama? Prodizzone? Prozaccone? Prozaccato? Viagrasconi?

Patel: Prödüppåtö

Produppato: Salve!, sono Cesare Ragazzi, ed ho in testa un’idea meravigliosa!

Turko: Roberto, ti vedo indeciso tra la Carlotta e il Produppato. By the way, ne sai niente del nostro amico Mauro Suttora? Sembra che a New York abbia fatto la pelle al collega di John e adesso sia ricercato in tutti i continenti

Cazzo! Mi sono dimenticato di Mauro e della sua dolorosamente impellente necessità di eiaculare. Devo precipitarmi a Heathrow, ed escogitare qualcosa nel frattempo.

Ogni sabato a tarda notte sono il primo a comprare dal mio giornalaio l’Observer del giorno dopo. Intendo l’Observer britannico di proprietà del Guardian, che è molto meglio del New York Observer (ma potrei cambiare idea). C’è sempre una faccia familiare davanti al negozio off-licence del giornalaio, che vende anche alcool e tabacco. Lisa mi offre sesso in cambio di comprarle quattro lattine di vomitevole sidro gasato e un pacchettino da dieci di Marlboro Lights. Non può farlo lei stessa perché minorenne, il commerciante perderebbe la licenza. Lisa è una zingarella del vicino campo nomadi. Dimostra 15 anni ma ne ha 12, lo so per certo perché me l’ha detto la sua omonima nonna Lisa, che ne ha 57 e, pur dimostrandone meno, secondo il conformismo dominante è tuttavia deprecabile che io, 39-enne, con ella gioisca di bizzarri rapporti sessuali.

- Perlamordiddio, Roberto, ha quasi sessant’anni! Fu concepita da una nomade inglese e un pugile irlandese, crebbe come una prostituta adolescente, fu stuprata da un camionista austriaco e partorì un figlio finito in prigione, per tacer del fatto che è diventata alcolista da quando le è stata diagnosticata una brutta malattia

- Mauro, a parte il fatto che un “crebbe” non me lo sarei mai aspettato da te (a questo punto uccidimi col colpo di grazia di un tosoniano Tampoco), non hai capito: la nonnetta è per me. Per te c’è la bambina

- Ah!, it’s ok then

Dubito fortemente che Mauro si sia avvantaggiato della ragazzina più di quanto ne avesse urgente bisogno per l’indispensabile sfogo genitale. Io però, disperato come sono, della nonnetta ubriaca me ne sono avvantaggiato eccome.
NYLON! 2

5.

È quasi mezzanotte e sono tornato al ricevimento dell’ambasciata dopo avere lasciato Lisa e Nonna Lisa a sgonfiare Mauro nel pied-à-terre a Heathrow. Arrivo mentre l’ambasciatore Patel si rivolge ad un nuovo ospite arrivato tardi, il leader esperantista sardo-transilvano arch. Giurgiu Albergu Paganu Patel

- ‘L ghe dà ‘mpass se ègne ‘nsema a u?

Paganu - Merdon! No go komprendoj n’ostryka. Ke kapperon vuò significà, paisà?

Raffaella - Abbia pazienza, arch. Paganu, mio marito l’ambasciatore parla solo bergamasco

Paganu - Merdon! U komo fa ad ambasciare, komo komunikon kon los ambassadoronen alienoj?

Raffaella - Lo capisco solo io, arch. Paganu, che gli faccio da interprete

Paganu - Merdon! Ke vita de... me deficie el paroloj...

Eh sì, padre - sospirò Raffaella - un grande sacrificio

Paganu - Padre? Merdon!

Raffaella - Sì, arch. Paganu, lei per me è come un padre, ho bisogno del suo consiglio...

La moglie dell’ambasciatore si guardò attorno per accertarsi di non essere osservata, prese il sordido figuro per un braccio e lo condusse bisbigliando in un angolo appartato del giardino, uscendo ben al di fuori del mio campo uditivo di origliamento amplificato. Piantato come un palo da sua moglie e Paganu, Patel lasciò schifato gli altri ospiti, tornò tra noi amici e ripetè

- ‘L ghe dà ‘mpass se ègne ‘nsema a u?

Turko - ‘Azzo ha detto ‘stavolta?

Andrea non capisce il bergamasco di John, ma Raffaella non è l’unica a capirlo. Lo capiamo anch’io e Produppato. Eccolo lì, nella sua letteralmente statuaria dimensione di statista, Marco Produppato-Approdato, da uomo dell’anno europeo a primo ministro del nuovo rinascimento italiano, il leader dinamico e radioso che guida sicuro il Paese nella modernità del XXI secolo, ponendolo alla testa dell’azione diplomatica europea nel mondo. Egli nientemeno si stagliava proprio lì davanti a noi, e accanto a lui l’unico uomo che avesse accesso a tutti i suoi segreti, il suo segretario accompagnatore, per l’appunto, Armando “Armagheddon” Crocicchio.

Crocicchio - SUA ECCELLENZA CHIEDE SE CI DA FASTIDIO CHE EGLI SI UNISCA A NOI

Turko - Ah, meno male che lo capisce anche lei, Crocicchio, perché se aspettavo che me lo traducessero questi due... Ma dov’è finito Granzotto?

Mi ero allontanato discretamente perché pur da grande distanza, allertato dal settimo senso granzottiano, vidi pericolosamente fare rotta con piglio deciso verso di noi quell’attaccabottoni dell’Editore unifrocio Nicolino Antonio Stope Tosoni da Clauzetto con l’inseparabile compagno Fausto Bertinotti, il leader comunista fervente sostenitore della coalizione luminosamente guidata da Produppato. Ed eccolo lì, il trentacinquenne Marco Produppato-Approdato-Cappato, che d’ora innanzi chiameremo per brevità Marco Cappato, con il consueto stuolo di fotomodelle dimenarsi ai suoi piedi per essere elargite di uno sguardo ammaliante, emanare in maniera percepibile quasi fisicamente il senso della Storia farsi presente nel qui ed ora del suo incedere imperiale. Un cameriere mi porge una busta su un vassoio d’argento. E’ una nota di Capezzone. Per ragioni di privacy non posso trascriverla.

Welby - Salve, quod nomen tibi est?

Paganu - Mihi nomen est Giurgiu Albergu, amica mea nomen Raffaella est, merdon!

Raffaella – Nice to meet you, Mr Welby

Tosoni - Estote parati!

Crocicchio - ‘AZZO HA DETTO ‘STAVOLTA?

Turko - Di stare riparati perché sta andando a cacare

Patel - A’ chèla aca là che la à a cagà in chèla cà là!

Raffaella - John, ti prego!

Turko - ‘Azzo ha detto ‘stavolta?

Crocicchio - SUA ECCELLENZA RICHIAMA LA NOSTRA ATTENZIONE SU QUELLA VACCA CHE SI RECA A DEFECARE IN QUELL’EDIFICIO

Paganu - Merdon! Diplomaticorum ist nicht d’appeller l’editoron monofrocioj une vache. Ambassadoren, bitte un kuestionoj: ke ce stanno denari por eventon culturoj esperantoni? Eccellenzuolo, noialtri no gavemo el danaroj por l’Esperanto Radikalo A So’ Zio, merdon!, forsepeut’etre ke lo Institut Kulturon de Italioj ce sponsorizzabbesi?

Patel - N’f gna’ ü gn’ u? A gh’n’o gna’ ü gna’ a’ mé

Paganu - ‘Azzo ha detto ‘stavolta?

Crocicchio - SUA ECCELLENZA SI DUOLE CHE NON ABBIATE UN SOLDO E LASCIA TRAPELARE CHE NON NE HA NEMMENO LUI

Paganu - Merdon!

Patel - A ü al zò

Tosoni - Giusto! A ognuno il suo! Cjaars Cunfradis, Ad Ognidun il So! Ca Nissun al Durmis! Nissun al Comandarà! Tanto dovea

Crocicchio - ‘AZZO HA DETTO STAVOLTA?

Turko - Tanto dovea

Patel - Sa che ‘n po’ de i!

Cappato - L’a biit ü bicér de tròp

Crocicchio - A l’è ciòc

Abigail - Raffaella, ma adesso parlano tutti bergamasco?

Raffaella - No worries, provvedo io. Autore, riscrivi con la mia traduzione tra parentesi

Patel - Sa che ‘n po’ de i! (gimme some wine)

Cappato - L’a biit ü bicér de tròp (he has had one too many)

Crocicchio - A l’è ciòc (he’s drunk)

Turko e Crocicchio si sono ben affiatati ed ora si appartano con due giare di olive italiane per organizzarsi in una sfida impegnativa, una gara di nocciolini di oliva sputati a distanza nelle generose scollature delle carampane che popolano l’evento. La contessa Maria Cristina de’ Baldini-Bandinelli, ballerina classica decaduta sul parquet, contessa d’una nobiltà recente, acquisita durante il fascismo. L’appassito ma ancora arzillo duo canoro cattolico degli anni sessanta Orietta e Dorietta, al secolo Dora Pezzilli Dentamaro e Orietta Berti Callegari, e la di questa bella figliola Irene Carlotta Abigail Piccinini-Palmanfredi in Capezzone, moglie del precedente segretario radicale e primo ministro di centro-destra caduto in disgrazia con l’irresistibile ascesa del rivale Cappato. Ben pochi sapevano, però, che l’ebbrezza del potere per Cappato era venuta al prezzo di perdere l’amore della sua vita. Irene Carlotta Abigail era contessa e contesa da entrambi, ma si concesse a Daniele vergine quando questi per lei rinunciò alla carriera politica per la vita famigliare, mentre Marco dilaniato non seppe rinunciarvi ed entrambi furono condannati a vivere amputati di metà delle loro proprie ambizione e felicità. Costretti dalla vita alla scelta tra la passione politica e quella sentimentale, entrambi i giovani e dinamici pollastri illuminati superstar del cortile pannelliano, invidiati da tutti per il loro successo, in realtà vivevano soffrendo il dramma di una incompletezza lacerante, quel piccolo nucleo di sofferenza che faceva di Daniele e Marco degli esseri profondamente umani, capaci di ascoltare il popolo e condurlo nel suo secondo risorgimento, il risveglio degli intelletti, la rivoluzione dei costumi, e una nuova classe politica italiana invidia del resto del mondo occidentale. Capezzone ormai lavorando da casa in pantofole e pipa, col bassotto che gli porta il giornale, dedito a tirar su i quattro bambini avuti dalla mogliettina adorata. Cappato saltellando di aeroporto in aeroporto sotto i riflettori della politica internazionale, ma intimamente tristemente solo, a parte il fido Crocicchio. Il solito cameriere mi porge un’altra busta sullo stesso vassoio d’argento. E’ ancora una nota di Capezzone. Per ragioni di privacy non posso trascriverla.

Da quando col capo cosparso di cenere ho presentato domanda di ospitalita’ per essere riammesso nei ranghi del partito sono stato sottoposto a ravvicinata osservazione e rigidissima disciplina. Non posso più fumare spinelli, rubare automobili, masturbarmi all’aperto, frequentare locali di transessuali o Gianni Colacione. La mia vita e questa narrazione sono seguite in diretta da Capezzone in persona su uno dei suoi monitor: perciò ogni tanto interviene per farmi recapitare una nota. La cosa più umiliante è che la pretende firmata da un genitore, così a quasi quarant’anni devo anche ciucciarmi la ramanzina dei miei su che bravo ragazzo è Capezzone, lui sì che da soddisfazione ai suoi genitori, e Capezzone di qua e Capezzone d’eccetera. Merdon!

E’ domenica mattina e Mauro sta leggendo il Corriere della sera del giorno prima, che gli ho portato dal centro. Sono incuriosito: mi interessa osservare come un giornale viene letto da un giornalista famoso. Fingendo di leggere l’Observer lo sbircio cercando di capire su quali notizie gli si posa lo sguardo.

Pagina 12. LA VENTO SI SCHIERA CON STORACE “MARGHERITA, NON SONO CRETINA”

ROMA - Secondo la margherita di rito rutelliano doveva essere il volto nuovo del partito (...) Prodi, Costa, Gruber, Vento, Vento, Storace, Dini, Mastella, Manera Paone, Iva Zanicchi, Solvi Stubing, Clarissa Burt (...) Come mai col partito liberale? Oh bella, che domanda. “Perché mi sento liberale, è un partito nato con Mazzini, con Cavour”... Maria Latella

Pagina 13. GAY ALLE URNE, CADE IL TABU’: I NOSTRI VOTI ALLA SINISTRA NON SONO AUTOMATICI

MILANO - (...) “Anche di più - spiega Carlo Alessandro Manera Paone -, perché intorno al mondo omosessuale gravitano cinque milioni di tosoni (...)”. Ecco perché Manera Paone ha chiesto “provocatoriamente” di fondare un partito gay, anzi, “di rifondare il partito radicale con il tema principale del riconoscimento delle coppie di fatto”... Alessandro Trocino

Pagina 14. ONU, L’ITALIA CANDIDA EMMA BONINO
ROMA - Dopo le dimissioni (...) Palazzo di Vetro. Roberto Zuccolini

- Sai Roberto, ti conosco da quando eri ragazzo e devo dire che più passano gli anni e più diminuisce la qualità estetica delle ragazze con cui esci

- Beh, Mauro, cosa vuoi, passano gli anni anche per loro

- Sì però questa ne ha cinquantasette, Roberto

- Facendo la media con la nipote ne hanno trentacinque ciascuna

- Che ragionamento sballato! Ti vedo squinternato mica male, Roberto, non mi aspettavo questo tuo decadimento etico e morale

- Cosa ci posso fare? E’ la vita, le droghe, la solitudine, la sfiga...

Mauro non disse niente e riprese a leggere il giornale

Pagina 18. IL VATICANO ALLA RICE: AIUTO PER IL PROCESSO
Il segretario di Stato del Vaticano, cardinale Angelo Sodano, ha chiesto al segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, che il governo americano intervenga sulla causa per pedofilia in discussione davanti alla corte di Louisville, in Kentucky, nella quale il Vaticano è chiamato a rispondere economicamente per gli abusi compiuti sui minori della diocesi locale. La Santa Sede ha fatto presente al Dipartimento Usa la sua posizione di Stato sovrano e sostiene l’immunità come previsto dalla legge internazionale.
NYLON! 2

6.

Sono trascorse solo 48 ore dall’impetuoso arrivo di Mauro a Heathrow e molte cose sono accadute durante il fine settimana. Beh, per la verità solo un paio: il ricevimento all’ambasciata e le orgie con Lisa e sua nonna. Mauro potrà continuare tutta la settimana da solo, così poi è sgonfiato e tranquillo per un paio di mesi, con le ragazze installate nel mio pied-à-terre in cambio di lussuose vivande ch’elle aquistano per e condividono con lui confinato in dieci metri cubi (l’assassino in fuga è arrivato carico di banconote verdi: prese singolarmente non valgono molto, ma ne ha tante). Mentre io, come ogni tanto capita, con Andrea Turko e Armando Crocicchio andiamo in ferie insieme così ci facciamo uno di quei nostri giretti in treno che ci piacciono tanto. Di solito vengono anche John e Marco, per via che Cappato non si può separare dal fido Crocicchio, ma come vedremo Essi sono impegnati nella preparazione di un importantissimo evento politico. Partiamo da Waterloo alle 8.39 e meno di sei ore dopo siamo ad Amsterdam, compresa pisciatina delle 13.13 locali ad Anversa. La pisciatina ad Anversa serve per pagare meno: siccome il biglietto per Brussels copre tutto il Belgio, oltre che a Brussels Zuid si piscia anche ad Antwerpen Centraal e si fa il biglietto da lì per Amsterdam, come dire che da Londra ad Am’dam non si paga il pezzettino tra Brussels ed Anversa: un risparmio apparentemente di poco ma che garantisce soddisfazione e autostima. Ad Am’dam Centraal ci accoglie il mitico interprete di Olivier bin Dupuis, Gabriele Sessarego (Sessarego è in Spagna, lo sostituisce ad Amsterdam Antonio Pisani Ceretta, indimenticabile interprete della barba di Olivier bin Dupuis, fru), che ci accompagna in centro a fare rifornimento del materiale che intendiamo comburre in quantità industriali nei prossimi giorni. Ecco perché è sempre buona cosa iniziare passando da Amsterdam: il resto del viaggio diventa veramente un trip. Turko effettua il controllo qualità con la dedizione di un sommelier, ma Crocicchio che ha fretta si innervosisce a perdere tempo con tutti quei cerimoniali e spesso gli rompe una pinta di birra in testa per dargli una mossa e farsi passare la canna. In tre ore ci facciamo anche altrettanti giri di pinte tutti e quattro insieme, e alle 19.07 salutiamo Gabriele (Antonio, fru) per imbarcarci per Praga belli carichi, dove arriviamo alle 8.15 del mattino dopo una notte di sesso bestiale con tre assatanate rinvenute nel nostro scompartimento cuccette. Come ci siamo entrati e abbiamo scovato tanto ben di dio biondo ceco e slovacco ci siamo meravigliati che una cosa del genere potesse veramente succedere a noi. Ovviamente ognuno di noi voleva farsi ciascuna delle tre, e fin qui niente di male, vabbé, ma il casino è in quale ordine, sequenza di combinazioni possibili. Non riusciamo a metterci d’accordo: né io né Turko vogliamo venire dopo Crocicchio, a causa del fatto che Armando ce l’ha enorme, mostruoso. Nove etti e mezzo di tessuto spugnoso irrigidito in erezione a trenta centimetri di lunghezza per dieci di diametro - in misure imperiali fa ancora più impressione: un piede di quattro pollici -, in pratica un tronco ricurvo a banana all’insù, col nodo a metà e il glande come un pomodoro d’acciaio incandescente, dall’effetto devastante di un martello pneumatico. In altre parole, nessuno dei due vuole entrare nelle rovine dell’Armando: si vaga dentro e passa la voglia, tanto vale una sega Schnur. E’ evidente che, zompando loro sopra contemporaneamente, una delle tre la dovremo sacrificare. La vita non è perfetta, ma dopo che succede? Ne rimangono due ancora sane, di cui una però va all’Armando. Non che capiti spesso, ma in queste occasioni io e Turko ci odiamo tanto quanto invidiamo l’Armando. Praha Hlavni è un paradiso animato da stupende adolescenti tossiche bisognose di denaro che si concedono gentilmente al turista, ma noi siamo gentiluomini, oltre che sessualmente prosciugati, e non ce ne avvantaggeremo, noleggiandole esclusivamente per farci notare e per la compagnia piacevole alla vista. Mentre facciamo colazione in un bar della stazione, addocchiando le potenziali prede e soppesandone pensosamente le caratteristiche tecniche, un cameriere mi porge una busta su un vassoio di plastica. E’ una nota di Capezzone. Per ragioni di privacy non la potrei trascrivere, ma i lettori insistono con l’Editore per leggere le note indirizzatemi da Capezzone (ma quando mai?, fru). Capezzone non ha niente in contrario e quindi mi trovo inchiodato a renderla pubblica, non senza vergogna.

Roberto, per prima cosa, se vuoi essere riabilitato, sarebbe meglio che la smettessi immediatamente di scrivere idiozie nel forum. Hai quasi quarant’anni, matura!, fallo per i tuoi genitori (buongiorno signori Granzotto, vogliate gentilmente firmare questa nota), o almeno e soprattutto per la tua carriera politica totalmente sbracata, e sottolineo sbracata. Per poter continuare a scrivere ed essere riabilitato dovrai farlo per il partito, per noi, anzi per me direttamente e personalmente. Comincia subito. Buon lavoro. Firma dei genitori:

Ed eccolo lì, Daniele Capezzone, in posizione centrale nel salone del comitato inalare profondamente il fumo incendiario dei toscani attizzati attorno a lui che Egli carburava nei vulcanici neopallio sinistro ed archeopallio destro facendo scaturire le fantasmagoriche iniziative politiche per le quali era ammirato e temuto. Un Uomo, un Uomo vero che in cima alla montagna del proprio sapere volge lontano lo sguardo verso gli orizzonti delle nuove conquiste per l’umanità. Egli, nientemeno che Egli, il guru globale del pensiero neoconservatore nonché instancabile vespasian-celebrante del pannellian verbo divino, onorava la riunione del comitato radicale con la sua autorevolissima, elevatissima, quasi mistica presenza. Egli, Daniele Capezzone, Colui il cui Nome ricorreva cento volte in quindici puntate di NyLon.

E a questo punto in diretta da Torre Argentina entra a ritmo di tip tap un siparietto del trio Dentamaro - Antonella, Gaetano e Teresa - per introdurre l’importantissimo evento successivo: infatti l’ambasciatore Patel è impegnato a co-presiedere, onorariamente ma senza onorario, un ennesimo eccitante comitato radicale.

Bonino - ... e che chiamo qui a co-preziedere con me il comitato zua eccellenza l’ambasciatore italiano nel Regno unito e, mi zi permetta di aggiungere, il nostro caro compagno di tante battaglie John Patel

(applauso del comitato)

Patel - Merci, vi ringrassio e do la parola al me amis diretur dela radio radicale, el digei Vasco Bordin!

Bordin - bondì ai ‘scoltatori e benvegnudi aa trasmision dea matina Poitica Radicae n.835621765, a cura de mi, che son el diretor Vasco Bordin, ciò!

Patel - Al me zgüza Bordin, ma cuma l’è che adess te parlet veneto?

Bordin - Sol parké go el cognome tronco, el cojon de l’autor me fa ciacoear in diaeto veneto, ciò!

Breccia - Aggiocapito ‘na cozza, aggiocapito

Bordin - Me par propio ke qua i xe tuti mona, ciò!

Paganu - Merdon!

Con Turko e Crocicchio arrivammo da Praga a Roma e presi la parola. Granzotto

- Cari compagni, avrei voluto tenere questo discorso per il congresso, ma desidero anche anticiparlo qui in sede di comitato. Gli anni più recenti non sono stati per noi meno tumultuosi di quelli precedenti, la differenza è che molti parlano di crisi di mezza età. Nel celebrare un traguardo storico di una straordinaria forza politica, unica al mondo, siamo oggi qui riuniti con la buona volontà e l’ottimismo della serenità che deriva dalla vita cominciare a cinquant’anni per, come si spingerebbero in aspra sintesi taluni, riordinare il casino delle cosiddette matrioske.

Man Paone - Bravo! Perbacco! Bravo! Clap, clap, clap

Granzotto - Grazie. Si prega però di non interrompere. Specialmente i froci

Dupuis - Sempre molto politicaly corect, eh Robert?

Granzotto - Silenzio. Dicevo che in questo momento importante in cui prendiamo decisioni per il futuro del partito è inevitabile porci la questione di chi tra di noi sia meglio attrezzato per tali future iniziative politiche e forme-partito adeguate a conseguirne gli obiettivi, ovvero la questione della leadership. Questione che ho voluto affrontare scientificamente, con metodologia: in ordine alfabetico.

Abenate - Bravo! Giusto! In ordine alfabetico si dovrebbe andare!

Granzotto - Silenzio! Dicevo che in ordine alfabetico si parte naturalmente con Angiolo Bandinelli. Il professore trasmette sull’elettorato un tranquillizzante fascino radicale rinascimentale, già dal nome di battesimo lo si immagina dipinto nudo nella cappella sistina ma, meglio di un affresco, lo ritrarrebbe in tre dimensioni un solido mobile Luigi Qualcosa, parte da tempo immemore dell’arredamento nel salone di Torre Argentina, una sorta di larghi trono e desco ove leggere i giornali e sbafare la trippa. Questo aspetto di radicale d’antiquariato (col dovuto rispetto per il pezzo di gran pregio) catturerebbe anche una fetta di elettorato di destra, pur essendo il prof animato da sospette tendenze liberal-socialiste. Proseguendo nell’ordine alfabetico si viene ovviamente a Emma Bonino...

Patel - Bravo! Giusto! Emma Bonino!

Patel puntava gli indici verso la sua co-prezidente Emma Bonino al suo fianco, che lo fissava storto di brutto minacciosa in cagnesco.

Granzotto - Silenzio. Emma Bonino è sprecata come segretaria del partito perché può essere meglio spesa per importanti incarichi internazionali, il segretario del partito lo può e dovrebbe fare qualcun altro. Per esempio, dopo Bonino in ordine alfabetico viene Boselli, ma non mi dilungo e per farla breve saltiamo la C e siamo alla D. Purtroppo per lui il bravo Della Vedova è onomatopeico, è dull, manca di appeal all’elettorato radicale più scalmanato e psicotropo. Dolente, scartato. Proseguendo nell’ordine alfabetico si viene a Granzotto

Granzotto - Bravo! Giusto! Roberto Granzotto!

Granzotto - Silenzio. Bandinelli e Granzotto sono i due candidati rimasti a galla finora, e a loro si aggiunge Carletto Man Paone. Un candidato dal nome super-eroico, una volta depennato il Carletto, e depennato forse anche il Paone, che trasmette l’immagine, pur essendo calvo, dell’impavido dinamismo nell’opera ardita di smontaggio delle matrioske e loro riciclaggio nel nuovo soggetto politico radicale del quale egli si è fatto paladino nell’eccellente forum tanto vituperato da taluni, tse’

Paone Man - Bravo! Giusto! Vedo già i manifesti!

Granzotto - Silenzio. Cari compagni, permettetemi ora di sorvolare momentaneamente sulla P, una lettera grossa con la quale voglio concludere più avanti, e alla conclusione qui appunto mi appresto con la T di Tosoni, eventualmente in tandem con Paone Man: più che una segreteria politica diverrebbe meglio noto come un beato bifrociato radical-patavino, teologicamente un’eretica contraddizione in termini rispetto all’ufficialmente riconosciuto santissimo monofrociato tosonian-ortodosso

Tosoni - Bravo! Giusto! Tosonian-ossoduro!

Granzotto - Ortodosso. Ed infine la P, la chiave di tutto, come vi ho lasciato immaginare. La P di quest’uomo alto anche fisicamente oltre che di immensa statura civica e civile, quest’uomo che emana e lascia qualcosa di se ovunque vada a sparpargliarsi nei dialoghi e nelle vite dei compagni, questo leader di stagioni di lotta indimenticabili, il leader, appunto, dell’ERA arch. Paganu

Paganu - Bravu! Giustu! Merdon!

Paone Man - Granzotto, dai retta a me, tu sei fuori di testa, fatti curare. La rileggi mai la roba che scrivi?

Granzotto - Sì, tante volte. Mi diverte un casino

Paone Man - Lo vedi allora che sei tu il malato di mente!

Perbacco, ho avuto un battibecco con Paone Man, il primo super-eroe gay ufficialmente riconosciuto dalla federazione internazionale. Che sensazione di intimo sconforto per la delusione che la nostra relazione idilliaca non abbia potuto, saputo protrarsi per sempre. Ne rimarremo feriti per il resto delle nostre sciagurate esistenze? Ma no, sono troppo sensibile, mi passerà con una dormitina durante il comitato.



NYLON! 2

7.

Matteo Anniballi, Fabrizio Argonauta, Maria Cristina Baldini-Bandinelli, Gianni Colazione, Tony Corapi, Alessio Di Carlo, Angeli Ennio, Lucio Gasparini, Gionata Pacor, Carletto Paone Man, Dora Pezzilli-Dentamaro (non è parente), Andrea Ridolfi e Marco Zardetto erano riuniti nel primo congresso di Corrente Alternata, ”Corrente interna a Radicali Italiani avente i seguenti obiettivi: a) Ripristino della legalità interna; b) Abbattimento del Matrioskato; c) Ristrutturazione del Partito Radicale”. Il mondo radicale era in subbuglio da tempo a causa degli a-democraticismi del satrapo mesopotamico che lo possedeva privilegiando i frusti comitanti ai frustrati milipochi. In subbuglio, ma rassegnati alle prepotenze del dittatore che li vessava, come gli ostaggi che si innamorano dei rapitori. Improvvisamente, però, ecco entrare in scena un elemento diverso a sconvolgere gli schemi. Da Vittorio veneto (provincia di TV, come ci tiene a precisare) Marco Zardetto ha istituito il newsgroup Corrente Alternata per raccattare tutti i forumisti frustrati e raramente si era trovato in una situazione più difficile: i dissidenti radicali riuniti a Vittorio veneto, capitanati dalla pordenonese Dora Pezzilli-Dentamaro in Fischetti (non è parente), lo avevano condotto in cima al Cansiglio per abbandonarlo rotolante con una spinta verso casa lungo le discese prealpine e le di queste insidiosi laghetti. Dal lago di Santa Croce giù per il passo del Fadalto verso il lago morto, Zardetto non sarebbe mai arrivato a quello di None che rappresentava la salvezza. Si sarebbe prima inzardettato nel tubo dell’Enel che dal lago morto lo pompava in alto per rilasciarlo in basso ex abrupto, ma lasciamo perdere e riprendiamo la narrazione.

Faccio un salto a Vauxhall per fare rapportino al mio capo. Scaruffi è schizzato come al solito.

Scaruffi - Cretino!

Granzotto - Buongiorno anche a te, Severino, come va?

Scaruffi - Compradore debenedettizzazione sculettino!

Granzotto - Anche oggi di cattivo umore?

Scaruffi - Bar Dinelli!

Granzotto - Bene, attraversiamo il fiume, che capita qui giusto a puntino il bel ponte di Vauxhall, e andiamo da Charles e Janine a farci un bel doppio colpetto triplo di malto singolo!

Scaruffi - Sbrecciato... Gladio... Mao-cinico!

Granzotto - Vabbé, ho capito, vado da solo. Magari c’incontro pure Bonino e Pannella

Scaruffi - Pappessa, pappone e o’ professo’!

Granzotto - Quale professore? Bandinelli? Inutile approfondire, oggi Scaruffi è intrattabile come tutti i giorni in cui deve accontentarsi della flebo di urina di Ridolfi in mancanza di quella di Turko. Per un tossicodipendente disperato l’urina di Ridolfi sta a quella di Turchetti come uno scadente bicchierino di vino al metadone sta all’usuale pera di eroina purissima. I servizi segreti di Sua Maestà sono proprio combinati male. Pensate che una volta avevano James Bond, il suo capo M e lo scienziato Q. Adesso sono ridotti con me come 007, il mio capo è Scaruffi e al posto di Q c’è la geniale Orietta Callegari con una banana nell’orecchio. D’altronde così vanno le cose con la decadenza degli imperi: una volta il principe di Galles era sposato con quella ficona di Diana e tra poco invece con quel cesso di Cammella (non a caso pure questo è colpa del MI7 di Scaruffi). Charles finirà per sposare sua madre. Lascio Scaruffi nel moderno palazzaccio dei servizi segreti e m’incammino sul ponte di Vauxhall, dove incrocio il furgone dell’amica di Benedetto Herling. Herling è un tipo strano, e questo s’era già intuìto, ma non ci aveva mai detto che la sua amica è niente meno che Abi Titmuss, come dire l’albionica Moana Pozzi. Con Abi e Schnur, che l’accompagnava con la scusa di conoscere la strada, ci avventuriamo in un’orgia improbabile nel retro del furgone, che se lo sapesse Turko si morderebbe le palle dall’invidia.

Fausto Bertinotti era profondamente affascinato da quel bel giovane libraio tososessuale patavino, l’Editore Nicolino Fruttoson degl’Albignasego appioppatogli da Marco Pannella per radicalizzare i comunisti italiani, e lo accompagnava dappertutto, perfino ai comitati radicali, per cui vista l’importanza dell’ospite la co-prezidenza lo invitava a partecipare ai lavori a tutti gli effetti. Nonostante le sue mozioni non passassero mai, Bertinotti era ugualmente contento di trascorrere il tempo in compagnia dell’adorata, che adorante lo ricambiava. Mentre Tosoni e Bertinotti si amavano nella loro cabina, io stavo tranquillamente riposando leggendo Dostoevski nella mia, sull’incrociatore ormeggiato a Kronstadt aspettando l’arrivo di Vladimir Ilich e i bolscevichi, quando mi squillò il telefono Alessia dalla capitale Pietroburgo.

- Bronto, so’ Alessia der Bardido radigale, ce stanno i referendum e inoltre me farebbe piace’ se potessi parlà idaliano in guesta ztoria

Granzotto - Va bene Alessia, puoi parlare italiano

Alessia - Grazie. Dicevo che ci sono i referendum e quindi ti chiamo per chiederti soldi

Granzotto - Ma va? Che novità! Senti Alessia, se mi fai vedere le tette ti do cento euri

Alessia - E come faccio a fartele vedere per telefono?!

Granzotto - Già. Vabbé, dai, mi accontento se le tiri fuori e me le descrivi, però te ne do solo 75

Alessia - Affare fatto, com’è il numero della carta di credito?

Granzotto - Ti do quella di Carlo Paone Man, che è un estimatore del vostro pregiato call centre

Alessia - Sai mica anche quella di John Patel? Sono anni che proviamo a spremergli soldi senza mai riuscirci

Granzotto - Quando Patel gioca a golf con Cappato, gli parla sempre di me. Avresti mica un’altra pastiglietta, Andrea?

No, Andrea Turko era troppo preso dalla sua nuova corrente di filosofia buddhista, l’andreottica, consistente in un Andrea avere la sua ottica sugli avvenimenti. Intervenne al comitato Marco Pannella.

Pannella - Sigurno nay-umen chovek v partiata e Mikele Bozeli, koyto napravih lyubov na nay-hubavi bulgarski zheni na tozi sviat i drugi den!

Irene Carlotta Abigail Piccinini-Palmanfredi. In Capezzone - Perbacco, da Pannella non me lo sarei mai aspettata

Cicciomessere - Anch’io ho ormai una certa età, non mi meraviglio più di niente

Pannella - I moiat priatel Capezzone, razbirase che toy e veroyaten edin goliam idiot

Irene Carlotta Abigail Piccinini-Palmanfredi in Coso - Daniele, sta parlando di te, come risponderai?

Capezzone - ‘Azzo ne so, mica parlo bulgaro. Comunque ha ragione

In margine al comitato Capezzone mi prende da parte per un colloquio riservato.

Capezzone - Buone notizie: hai passato il tesTosoni e Pannella ti ha riabilitato. Ti ha perdonato anche Bonino, la miniztra degli ezteri dalla quale d’ora in avanti dipenderai come ambasciatore d’Italia.

Granzotto - Fantastico! Un lavoro prestigioso! E dimmi, dimmi, dove lo faccio l’ambasciatore d’Italia? A Londra come Patel, a New York come Roccoglione, a Gerusalemme come Abigail?

Capezzone - A Sofia, in Bulgaria

Granzotto - No!

Capezzone - Sì

Granzotto - Mannò!

Capezzone - Massì, per sei anni, poi vedremo cosa fare di te

Granzotto - Col cazzo! Sei anni li ho già fatti in Bulgaria. Adesso, alla mia età, mi si presenta praticamente un ergastolo. E poi sarebbe insultante per i bulgari. Per distanziarci dai governi precedenti dovremmo mandarvi ambasciatori seri e smetterla di riciclare i coglioni come me

Capezzone - Vedo che hai colto il punto

Granzotto - Talvolta mi sfugge la tua sottile ironia

Capezzone - Parti dopodomani, prepàrati

Merdon! Non mi sogno neanche di tornare in Bulgaria. Vivo a Londra, cazzo!, tutte le bulgare vogliono venire qui e io mi ritroverei a Sofia senza bulgare, solo bulgari virili coi baffi. Devo escogitare qualcosa per impedire che la storia si ripeta, merdon! Come se non bastasse, a casa ho il problema di non saper che fare con Mauro nascosto e latitante. Uhm, se uno più uno fa tre, come direbbe Herling comincio a intravvedere razionale soluzione...

Suttora - Roberto, ma anche i baffi devono proprio essere biondi?

Granzotto - Mauro, se ti tingiamo i capelli biondi lo devono essere anche i baffi. E le sopracciglia. E il pelo del pube

Suttora - Quello me lo depilo sempre, da quando è diventato grigio

Granzotto - Allora sei pronto. Off you go, to Sofia. Ricordi come ti chiami?

Suttora - Granzotto, Roberto Granzotto

Granzotto - Quando hai avuto il tuo primo rapporto sessuale completo?

Suttora - Il dieci marzo 1984

Granzotto - Come si chiamava la portinaia del tuo condominio in Sempione-Magenta, quella che ti scopasti?

Suttora - E come cazzo potrei ricordarmelo?!?

Granzotto - Andiamo male, mi deludi. Mauro, sei ricercato in ogni continente del pianeta come omicida di Brutto Roccoglione. Se vuoi ricostruirti una vita come ambasciatore d’Italia in Bulgaria devi essere più adattabile ai coloranti e più preciso nei particolari sulla tua vita

Suttora - Caterina! Adesso ricordo: si chiamava Caterina

Granzotto - Non si chiamava Caterina ma per adesso va bene lo stesso, altrimenti perdi l’aereo. Good luck

Incrocio le dita mentre al terminal 4 di Heathrow mi libero dall’imbarazzo che quivi mi giunse meno di una settimana fa. Come dite? Il passaporto? Cosa pensavate, che glie ne avessi fatto fare uno nuovo da Scaruffi? Ho fatto prima a dargli il mio. Speriamo bene
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8.

Ah, quante belle donne in questo topic complimentano la mia vanità di scrittore! Tutto merito di Radio radicale, che deprime gli scrittori concorrenti, che invece l’ascoltano. Il tipico forumista che ascolta la radio si sveglia con un requiem, tanto per cominciare allegramente. Alla fine della rassegna stampa di Bordin, quando ormai comincia a sentirsi suicidale, numerosi altri requiem per il resto della giornata. Una vita infernale. Per fortuna io da tanti anni all’estero non posso ascoltarla neanche nel web, a giovamento della mia salute, e questo si riflette positivamente sul mio successo con le donne, inversamente proporzionale a quello molto scarso della gran parte di quella feccia degli altri militonti. Ieri sera sono uscito con una nuova, molto carina, la ventesima in 20 mesi a Londra, di cui cinque autoctone, cinque bulgare, cinque italiane e cinque varie (americana, cinese, filippina, kazaka e giapponese). Invidia, eh? Vi racconterei volentieri i particolari più scabrosi di queste mie avventure ma non posso per ragioni di riservatezza, per cui vi racconto invece quelle di Capezzone e la sua signora. Irene Carlotta Abigail Piccinini-Palmanfredi in Capezzone aveva sposato il segretario di radicali italiani solo per sete di potere, ma in realtà lo disprezzava fino a militare con i dissidenti del partito, i suoi contestatori, e celebrato il matrimonio non gli si era mai più data, dopo quell’unica volta per concupirlo. Anzi, l’Abigail palmanfreda aveva tra i suoi numerosi amanti Marco Cappato, il suo preferito, cosa che faceva imbestialire specialmente Capezzone...

ring ring... ... ... ... ... ...

Scusate l’interruzione, era Mauro al telefono da Sofia per dirmi di avere ricevuto una nota di Capezzone, ma per ragioni di privacy non può leggermela.

- E allora perché mi hai chiamato?

- Per fartelo sapere. Capezzone crede che io sia te

- E lo spero bene, TUTTI devono credere che tu sia Granzotto. Com’è andata l’operazione di chirurgia facciale? Mi assomigli abbastanza?

- Benissimo, quella per accorciarmi però non tanto bene: mi hanno segato in punti diversi per cui nella gamba destra mi hanno saldato il ginocchio all’anca e nella sinistra la caviglia al ginocchio. Cammino in modo un po’ strano, come uno scimpanze’ che rotola ogni tanto...

- Non prendertela, Mauro, l’alternativa era il carcere a vita, mentre laggiù saranno solo sei anni

- A proposito, Roberto, volevo chiederti: ma se io sono te, tu adesso chi sei?

- Cazzo! Non ci avevo pensato!

Merdon, merdon e merdon! Ho bisogno urgente di una nuova identità, e non posso certo assumere la prima disponibile, quella di Mauro, altrimenti il ricercato per omicidio divento io, e poi la gente si può accorciare, ma non allungare. Sfoglio il repertorio mentale delle mie identità segrete e ne trovo una che fa proprio al caso mio, un tale Vittorio Michele Boselli detto Enrico leader dei socialisti italiani. Naturalmente per poterlo sostituire dovrò trovarlo e farlo fuori, ma intanto che sono qui al comitato posso già spacciarmi per lui, parlando a nome del suo partito davanti a Bertinotti, Bonino, Capezzone, Cappato, Pannella, Tosoni e Flavia Vento.

Boselli - Cari compagni radicali e liberali, cari compagni di Rifondazione comunista, il tempo è venuto per tutti i socialisti italiani di inchinarsi alla superiorità totale dei radicali di Marco Pannella. Vogliamo pertanto confluire nelle vostre fila per fare un nuovo grande partito tutti e tre insieme anche con Rifondazione, e chiamarlo appunto Rifondazione radicale!

Bertinotti e Tosoni - Bravo! Bravo! Giusto! Giusto! Clap clap clap! Tiriamo dentro anche i verdi!

Boselli - Grazie. Cari compagni, permettetemi ora di richiamarmi al primo ministro d’un secolo fa Paolo Boselli che dichiaro' guerra alla Germania, all’aviatrice francese dei record Elizabeth Boselli, al famoso bibliotecario nazionale Antonio Boselli, ai poeti maiolici Giacomo e Chiara Boselli, al missionario esploratore in Africa don Vincenzo Boselli, alla fluente compositrice Giannina Boselli, agli artisti rinascimentali Orfeo e Felice Boselli, e naturalmente al più grande Boselli di tutti i tempi, Michele Boselli!

Tutti - Bravo! Clap clap clap! Grande Boselli! Mitico! Eccezionale! Oscar!

Boselli - Grazie. Care compagne, come vedete da questa spontanea esultanza al semplice evocare il mio nome, sono davvero molto popolare, specialmente tra voi donne. E qui viene il problema, perché ultimamente nel partito siamo conciati proprio male, in quanto a donne. Vent’anni fa erano due su cinque, adesso una su cinque. E il peggio è che sono più o meno le stesse, stagionate alla Baldini, Pezzilli e Callegari, perciò un po’ appassite...

Pezzilli - Grazie Boselli, ti sistemo dopo come so fare io

Giordano - Cara, ti ha offesa, ora si prende un pugno sul naso, poche pugnette!

Da questa puntata, infatti, entra in scena con un pugno sul naso, e poche pugnette, Sergio Giordano come marito di Orietta Callegari. Ma non divaghiamo.

Boselli - ...e anche quelle della generazione sessualmente ancora servibile, tipo la Rappha e Abigail, ormai hanno la loro età e non dureranno ancora a lungo. Ecco perché, care compagne, ma anche per la gioia di qualche compagno, nell’assumere la leadership del nuovo soggetto politico Rifondazione radicale intendo per primissima cosa promuovere una maggiore presenza femminile nel partito al fine di generare una maggiore quantità di rapporti eterosessuali positivi e meno rapporti omosessuali negativi

Tosoni e Bertinotti - Bravo! Giusto! Più rapporti sessuali, attivi e passivi!

Boselli - Silenzio. Per conseguire questo importante risultato, intendo cominciare dal promuovere la visibilità delle compagne radicali - per quanto non in tutti i casi sarebbe esteticamente consigliabile -, co-optando in massa tredici protagoniste di NyLon nella mia segreteria politica: Maria Cristina, Rita, Rapphaella, Emma, Orietta, Bruna, Teresa, Gabriella, Silvja, Dora, Sara, Abigail e Antonella.

Maria Cristina, Rita, Rapphaella, Emma, Orietta, Bruna, Teresa, Gabriella, Silvja, Dora, Sara, Abigail e Antonella - Bravo! Giusto! Clap clap clap!

Le situazioni familiari che coinvolgono le suocere sono sempre scabrose, ma nella saga dei Pezzilli-Dentamaro sono particolarmente virulente. E’ ora che a vantaggio del popolo forumista si chiarisca qual è la situazione, e il popolo forumista è abbastanza fortunato da trovare in me Granzotto medesimo un privilegiato che ha conosciuto la situazione da vicino, essendo stato per un periodo suocero di Gaetano Dentamaro (il suocero attuale, da un decennio ormai, è il dr Tabar Depetro, per cui suo padre Sergio Giordano, marito di Orietta, è suocero di Dora, ma non complichiamo le cose). Dunque, siccome la primogenita di Dora, Antonella Spolaor, ha sposato Gaetano, Dora è la suocera di Gaetano. Il rapporto tra i due non è esente da piccoli screzi, talvolta culminanti in scambi verbali in punta di fioretto. Facile immaginare i detrattori di Gaetano ironizzare sugli effetti dell’abuso di cannabis nella scelta delle suocere (e dei suoceri). Ma il vero problema, quello conosciuto solo a pochi intimi, è la suocera di Antonella, o meglio sua cognata, la sorella di Gaetano. Teresa, che vive con loro, ha un caratterino moderatamente piccato e si comporta nei confronti della povera Antonella molto peggio di una suocera, rinfacciandole continuamente le sue umili origini e come abbia potuto fare carriera nel partito grazie all’avere sposato un nobile Dentamaro degl’Odontolfi Radicofani, che è il cognome completo. Antonella, però, la vittima il cui cognome completo è pertanto Spolaor-Dentamaro degl’Odontolfi Radicofani, è solo apparentemente mansueta, e in realtà ha tentato più volte di avvelenare Teresa, con dosi sempre più massiccie di veleno per topi, ma col solo risultato di renderla ancora più acida e feroce, la belva. Per questo, forse, non era stata una buona idea co-optarle entrambe nella segreteria, ma d’altra parte co-optarne solo una delle due avrebbe insanguinato la faida, ed escluderle entrambe significato una segreteria senza rappresentanti della più numerosa e prolifica tribù circolante in Torre argentina, visto che l’ultima possibilità, co-optare Gaetano, non ero ancora psichiatricamente abbastanza squilibrato da contemplare. Decretai invece che Rifondazione comunista e il Psi nominassero una rappresentante ciascuno nella segreteria di Rifondazione radicale, e loro scelsero rispettivamente Nicolino Tosoni e Flavia Vento. Decretai infine che le riunioni di segreteria, laddove le condizioni atmosferiche e temperature ambientali lo permettessero, si tenessero ignudi, con deroga per Tosoni che poteva restare vestito. Decretai infine il famoso decreto per cui la si facesse finita una volta per tutte con gli stupidi bacicci alla francese che tanta confusione avevano generato sull’abbracciarsi prima a destra o a sinistra: d’ora in avanti i radicali di qualunque sesso e sessualità, nel riconoscersi o presentarsi tra di loro si sarebbero baciati una sola volta, in mezzo: sulla bocca e poche storie. Poi, una volta così facilitato questo loro fare conoscenza, si sarebbero baciati ovunque avessero preferito, guancette e piselli compresi se erano froci, altrimenti altrove. Sciolsi il comitato e, cominciando a spogliarmi, diedi inizio alla prima riunione di segreteria. Fu proprio qui sul più bello che squillò nuovamente Mauro-Granzotto da Sofia.

Suttora-Granzotto - Volevo farti sapere che continuano ad arrivare note di Capezzone una dopo l’altra, sono sommerso

Granzotto-Boselli - E cosa c’è scritto?

Suttora-Granzotto - Non posso dirtelo per telefono

Granzotto-Boselli - E allora perché continui a chiamarmi?

Suttora-Granzotto - Mi innervosisce. Continuerà così per sei anni?

Granzotto-Boselli - Temo di sì, è Capezzone mica per niente

Suttora-Granzotto - Forse era meglio l’ergastolo, almeno ero alto e camminavo normale

Granzotto-Boselli - Ormai è andata così. Consolati con le bulgare, tutte proprio come piacciono a te: molto alte e senza tette

Suttora-Granzotto - Vaffanculo. Comunque è saltato fuori un grosso problema. Qui tutti mi parlano in bulgaro e si meravigliano che Granzotto non lo parli più. Si meravigliano anche di come cammino...

Granzotto-Boselli - Perfetto! Dì a tutti che hai avuto un incidente e perso la memoria, così hai una scusa perfetta per ogni occasione. Geniale! Bravissimo

Suttora-Granzotto - Grazie, fa piacere essere tirati su di morale, nelle mie condizioni

Intanto che parlavo al telefono con Mauro, Andrea Turko era andato a farsi visitare nel già noto gabinetto psichiatrico del dr Tabar Giordano Depetro-Pezzilli negli Studi Pezzilli di Pordenone

Dr Tabar - Buongiorno, prego, accomodati, rilassati, dimmi...

Turko - Sono un travestito di Ravenna. Sono stato sposato per diversi anni ma non sono mai riuscito a interessare mia moglie nelle mie fantasie. Mi ha lasciato per un tale che lo fa nel modo che preferisce. Uno che non fosse in frock di Donna Karan o calze di Dior e bluse di seta. Qualcuno che non spendesse soldi in soffici stivali al ginocchio, gonne di satin o tacchi a spillo assassini. Il mio guardaroba di abiti e lingerie era più grande di quello di mia moglie. Tutto iniziò col guardare un bel po’ di film porno e quello che più mi eccitava era la vista di tutti quei cazzi duri e immaginare fossi io la tipa scopata. Io ero quella che succhiava, e il meglio di tutto era succhiare e farmi fottere insieme

Dr Tabar - Capisco, credo sia meglio cambiare argomento. Ti diverti? Sei entusiasta e ambizioso?
Turko - Caro Dr, dopo tanti anni che ci conosciamo ti affliggo con piu' di cinque parole. Visto che al comitato ho sintetizzato quello che volevo dire ti riassumo il tutto. Non capisco perche' ti diverti a farmi incazzare (con difficolta' sto cercando di imparare a divertirmi anch'io di questo), finora ho cercato di fare quello che serviva, sottraendomi colpevolmente alle mie ambizioni e -sopratutto- alle cose che mi piace fare di piu' e che quindi farei con piu' entusiasmo.

Dr Tabar - Uhm, la full-immersion?

Turko - La questione della lingua l'ho capita benissimo. Dai risultati del mio intervento -la tua risposta ma anche le impressioni degli altri- mi sono spiegato malissimo. Come gia' accaduto, ci sara' sempre una emergenza per la quale dovro' fare altro. E quindi, se e' vero come ritengo sia, quello che dici, dovro' necessariamente gestire i miei tempi e i miei impegni per imparare finalmente l’esperanto.

Dr Tabar - E con la tesoreria, come la mettiamo?

Turko - la questione della tesoreria l'ho sintetizzata troppo, non ho capito pero' perche' hai ritenuto di esprimerti se non era chiara. Per quanto mi riguarda ci sono diversi aspetti da valutare: a) Capacita' e ambizioni. Con molta franchezza: so di essere tecnicamente e politicamente pronto a fare il tesoriere ma non ne ho l'ambizione necessaria; b) Svolgimento del congresso. L'ultima sera hai chiesto a Danilo chi poteva fare il tesoriere, lui ti risponde nessuno. Sottolinei che a tuo avviso deve scegliere di quale tesoreria occuparsi, lui dice adesso accetto di fare il tesoriere poi mi dimetto. In congresso nell'accettare la candidatura Danilo sottolinea che, se Andrea accetta la candidatura a tesoriere, ritira la sua. Di fronte a questo succedersi di fatti mi sono limitato ad autoflagellarmi perche' non ho capito il senso di tutto cio'. Sia ben chiaro: non pongo la mia candidatura a tesoriere.

Dr Tabar - Ma allora cosa vuoi fare da grande?

Turko - Abbiamo parlato sempre troppo poco delle mie motivazioni, delle mie ambizioni, degli accadimenti della mia vita, dei miei punti di vista. E penso che cio' non sia accaduto per caso ma perche' la mia soddisfazione la trovo nella realizzazione, nell'azione. Non necessariamente organizzare un comizio, magari stare ore davanti al computer o in tipografia per capire e imparare (come accadra' per l’esperanto), o documentarmi su questo o quel problema. Quello che mi manca, non per curiosita', e' sapere cosa pensi tu di me. A cosa sono portato, quali sono le mie mancanze e le mie qualita'. In cosa dovrei applicarmi. Rischio di essere banale o semplicemente infantile nel chiederti questo, ma l'interdipendenza se vale per i popoli varra' anche per le persone, o no? Non avendo questi elementi proseguo il ragionamento sulla base della mia autodeterminazione. Vorrei essere messo alla prova. Ho ben presente le dinamiche del partito, e delle persone, equilibri e governo della politica e di chi la mette in opera. In queste dinamiche so di esserci in pieno. Vorrei pero' starci senza troppe frustrazioni, senza dovermi inventare ambizioni non supportate da capacita' per riequilibrare ambizioni frustrate. Non so se anche questo e' troppo difficile da spiegare o da capire. Penso di aver finito. O quasi.
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9.

Non potevo credere ai miei occhi: l’indirizzo di Carlo Paone Manera era in via Cardinal Tosoni! Un bisavolo proprio del nostro Editore unifrocio, che se la faceva anche con un Cardinal Callegari bisavolo proprio della nostra Orietta Callegari, che per chi non l’avesse presente è la moglie di Sergio Giordano, che è il padre di Tabar Depetro che è il tipo che sta con Dora Pezzilli che non è la suocera di Gaetano Dentamaro che ha sposato sua figlia Antonella che perciò è cognata di Teresa, arpia barocca corrosa dai piccioni che ha nel docente di belle arti professor Bandinelli un assiduo estimatore che la vorrebbe conquistare e fare sua. Spero di essere stato più chiaro stavolta, ma se c’è bisogno lo rispiegherò frequentemente con altre parole. Tutto questo casino per dire che non sapevo da che parte cominciare perché non mi ricordo più come è andata a finire la puntata precedente, merdon! Vabbé, proviamo a ricominciare a caso. Dunque, dicevo che nell’appartamento di Paone Manera, io e Tosoni, Bandinelli, Bertinotti, Callegari, Giordano, Depetro, Pezzilli e tre Dentamari contempliamo appunto Paone Manera. Visceralmente accanito, dal colorito alterato cecchi paonazzo, sbuffante tempesta la tastiera violentemente (la deve cambiare ogni settimana) attaccando Marco Pannella nel topic “Non sono Marco Pannella” di Marco Pannella. Marco Pannella meriterebbe più rispetto e perciò lo lascerò tranquillo, soltanto menzionando en passant la mia fiducia nella sua grande leadership e la mia gratitudine per avere coltivato giovani menti brillanti come quelle di Daniele Capezzone e Marco Cappato, ai quali estendo la mia lealtà sempiterna. Dunque, dov’ero rimasto? Ah, sì!, anche se non lo da a vedere, intimamente Marco s’incazza come una bestia e se potesse prenderebbe Manera per il collo per sbattergli ripetutamente la crapa pelata contro una porta di legno massiccio, però non può farlo perché è nonviolento, e questo lo fa incazzare ancora di più, al punto che si deve sfogare picchiando Manera con un documento politico arrotolato. Il titolo del documento recita PETIZIONE PER FAR PARTECIPARE PANNELLA AL CONCLAVE, e il documento dettaglia le azioni politiche volte a fare pressione sul vaticano per concedere a Marco lo status di osservatore con diritto di intervento ma non di elettorato attivo nella scelta papese. Manera si difende come può brandendo un altro documento politico dal titolo APPELLO PER FARE PARTECIPARE TOSONI AL CONCLAVE, sulla natura del quale documento politico il lettore immaginativo potrà elucubrare autonomamente. Si parla di Tosoni ed eccolo qui che dopo essersi allontanato brevemente rispunta al volante di una Vulva. Si tratta naturalmente della Vulva di Bertinotti, che ne ha simulato il furto per truffare l’assicurazione capitalista. Tosoni mi presenta Gionata Pacor. Nella primavera del 2005 il mondo contava sette miliardi di abitanti, uno dei quali era Gionata Pacor, anche se purtroppo, causa la sovra-popolazione, c’era anche Fabrizio Argonauta. Intravvedo dalla porta sul corridoio la punta di una cravatta dall’aspetto familiare. E’ giallo ocra, come direbbe l’erudito Paone Man, o gialo-pipì-de-vaca, come direbbe la non meno erudita Amanda Lear. Mi prende un conato di vomito, ma le disgrazie non vengono mai da sole e alla cravatta segue presto chi l’indossa. Sua Capezzonità CAPEZZONE I è venuto a portarmi una nota personalmente. Sono congelato dal terrore. Il contenuto della nota è clamoroso, eclatante, ma non posso renderlo noto e lo consegnerò alla storia come la Nota Segreta di Capezzone, il quale si dissolve mentre riprendo i sensi dallo straordinario fenomeno trascendentale. Fu proprio in quel momento che agli Studi Pezzilli di Pordenone suonò il campanello il postino esperantista Guido Gentile per recapitare un telegramma di adesione di Corrente alternata a Rifondazione radicale.

CONGRATULAZIONI PER NUOVO SOGGETTO POLITICO RIFONDAZIONE RADICALE stop CORRENTE ALTERNATA ADERISCE TOTALMENTE stop RIPRISTINO LEGALITA’ stop ABBATTIMENTO MATRIOSKATO stop RISTRUTTURAZIONE PARTITO RADICALE stop

Molto bene, con un’altra influente corrente ad aggiungersi alla mia, il potere nel partito era saldamente nelle mie mani per la seconda volta in due mesi, dopo che ne avevo già provato l’ebbrezza come Granzotto. Una segreteria invero piuttosto traballante, era stata quella di Capezzone, che chissà quante note stava facendo recapitare a Mauro credendo che lui fosse me. Un vero peccato dover rimanere all’oscuro delle sue opinioni sulla e suggerimenti per la narrazione. Suona il telefono.

Suttora-Granzotto - Ciao Roberto, mi è arrivata un’altra nota di Capezzone...

Granzotto-Boselli - ...e naturalmente non puoi renderne noto il contenuto: ma allora cosa cazzo mi telefoni a fare?

Suttora-Granzotto - Certo che posso renderla nota, questa non è una nota qualsiasi, bensì la ben nota Nota Segreta di Capezzone

Granzotto-Boselli - Ah!, go on then

Nota Segreta di Capezzone: Granzotto, smettila di scrivere puttanate nel forum e infìltrati nella Corrente Alternata, che sta diventando un fenomeno preoccupante. Hanno già trenta iscritti, voglio sapere tutto di loro, fai presto. Firma dei genitori:

La Nota arriva proprio nel momento giusto. Vengono talvolta quei momenti - presi dalla malinconia in una giornata uggiosa ma può anche capitare in una solare -, che guardando fuori dalla finestra del treno, del bus o di dove cazzo vivi adesso ti chiedi cosa ne sia delle tue ex, e ti verrebbe la tentazione di chiamarle, chiamarne una speciale alla quale stai pensando, e in particolare stai pensando al momento in cui vi siete lasciati. Era bella, bellissima, aveva solo vent’anni. Adesso ne sono passati quindici anche per lei, lascia perdere, rimarresti deluso. Non è vero, ti ribelli guardando le foto dell’epoca, ma probabilmente è vero: gli anni saranno passati anche per lei. Infatti ti guardi allo specchio e vedi il ritratto di Dorian Grey, con la metà dei capelli, i denti affumicati e la pancetta lievitata dal luppolo. Ma la razionalità esce perdente, schiacciata dalla malinconia prepotente che ti pervade quando sei giù: lei è ancora bellissima nelle vecchie foto: lo sarà ancora? Se si è mantenuta meglio, potrebbe esserlo, potrebbe ancora essere molto attraente, perfino di più. Improbabile, però ti gira ancora nella testa e ti chiedi cosa sarebbe andato diversamente se quel giorno, in ufficio, quando ti disse di voler fare un’esperienza in occidente tu in silenzio non l’avessi squadrata male con le labbra serrate e l’aria risaputa, arrogante e moralista come a dire “lo sapevo che eri una troietta qualsiasi anche tu, che mi usavi solo a scopo esportazione nell’Unione” - ma non lo pensavi - e la lasciasti uscire dalla sede senza dire una parola, fingendo di essere impegnato in un mailing, che’ effettivamente impegnato nell’ennesimo mailing lo eri, a firmare lettere Pannella con la segretaria che firmava Bonino e insieme piegarle e imbustarle e leccarle e affrancarle e portarle alla posta centrale. Perché il partito veniva prima, lei dopo, poi lei è partita, e poco dopo sarebbe partito anche il partito. E il mailing avrebbe potuto aspettare il giorno dopo per partire, tanto sapevi che avresti lavorato in sede anche fino a tardi in ogni caso, come sempre, che’ in sede quasi sempre ci dormivi. E allora perché lasciarla andare così, quel giorno? per fare il duro fingendo che non te ne importasse niente, mentre invece l’amavi - l’avevi cercata, trovata e conquistata -, l’amavi come te ne saresti reso conto solo più tardi, non allora quando pensavi di poter trovare ragazze a bizzeffe. Ed a bizzeffe ti era effettivamente facile trovarne, ma poche erano speciali, e nessuna coi suoi occhi verdi smeraldo. Quando mai la troverai un’altra con gli occhi verdi smeraldo, coglione? Vabbé, aveva anche il culo grosso, ma troneggiante in cima a un gran bel paio di gambe. Vabbé, aveva anche le cicatrici dei tumori di Chernobyl, attorno a un gran bel paio di tettone che si erano miracolosamente salvate. Provo a dimenticarla cercando di concentrarmi sui suoi difetti fisici, ma non mi aiuta, mi tornano alla mente anche i pregi. Non mi conforta pensare che sia invecchiata anche lei, è impossibile lo sia quanto me: avevo già sette anni più di lei allora e me ne sento cinquanta di più adesso. Subentra l’invidia mescolata a gelosia: avrà avuto successo come cantante, come le prometteva il suo nuovo amico francese? No, se fosse diventata famosa lo saprei dai media internazionali e ogni tanto la googlo nel web senza alcun risultato. Dunque potrebbe avere avuto ancor meno successo del poco che ho avuto io quando a mia volta lasciai il suo paese, il che sadisticamente mi conforta, ma non tanto. Al contrario, mi fa pensare che anche lei potrebbe nel frattempo avere capito quello che io avevo già intuito ma non ancora pienamente realizzato all’epoca (e ragione principale del mio ostentato disprezzo al comunicarmi la sua scelta) e cioè che l’inseguire il successo conformista vale niente in confronto a un’anonima ma autentica felicità di coppia. Ragion per cui non la disturberò. Rintracciarla dopo tanti anni non sarebbe impossibile. Ricordo che in una vecchia agenda parcheggiata da qualche parte conservo il numero dei suoi parenti, genitori e fratello, nella sua città natale. Tanto più che adesso lavoro in una compagnia telefonica globale presente in tutti i paesi coinvolti: rintracciarla sarebbe un lavoretto di poche ore. Ma lo voglio davvero? No, non lo voglio, ho paura e sono pigro. Ho paura O sono pigro? Boh, entrambe le cose, certamente sono anche pigro ma soprattutto ho paura. Ho paura di come potrei ritrovarti, amore mio, di come potrei rispecchiare in te il mio decadimento, di come non ce l’avrei più abbastanza duro per scopare notti intere. Ricordi come ti presi la prima volta? In sede attesi pazientemente che le altre se ne andassero, chiaccherando ti massaggiai le spalle in modo apparentemente amichevole per toglierti la maglietta con la scusa di salire sulle spalle, mentre in realtà scendevo e scendevo lungo la tua schiena, la tua CARNE, slurp, fino a prenderti improvvisamente per trascinarti sotto la doccia dove ti depilai la fritola per prepararla alla mia lingua, che scese, scese, scese e risalì... Dio quanto hai goduto, con la linguaccia del proconsole di Pannella! E dopo tanto tempo, quasi dieci anni, da Torre Argentina quello nuovo devono ancora recapitarvelo, nel tuo paese di origine. Mi fermo, perdonami le melensaggini. Una goccia mi spegne la sigaretta alla finestra. Non è la pioggia londinese, ma una lacrimuccia solitaria concentrata di sale a estinguere quella che, confusamente insieme, fu gioia di viverti e ora è malessere nel ricordarti. Addio, perdonami la volgare conclusione in esperanto: merdon!

Passato il momento melenso, sono nuovamente lucido e pronto per infiltrarmi nella Corrente alternata, tanto che sono già a Duesseldorf nel posto convenuto per incontrarmi con Gionata Pacor alias Jonathan Poker. Dalla Hauptbahnhof esco a sinistra sulla Bismarkstrasse ed entro nel peep-show della pizza turca. Ci sono due categorie di peep-show, la prima essendo quella dove vedi veramente le donne nude. La seconda un surrogato praticamente consistente in attigue cabine del telefono dove si introduce moneta per vedere filmini porno e contestualmente appagarsi. Attigue lo sono talmente, che mentre sono tutto intento a cambiare i canali non mi accorgo di un grosso buco sulla paretina di gesso laterale, buco che serve per spiare all’altezza giusta, ma buco dal quale, invece, mentre la mia mano destra mette a frutto i tre euri di investimento, spunta un cazzone così impressionante che dallo spavento se avessi avuto un’ascia l’avrei troncato con un colpo secco, il cannone navale. Poi mi ricordo che quello era il segnale convenuto, mi riprendo dallo choc e uscendo trovo Gionata Pacor alias Jonathan Poker.

- Cazzo!, è proprio il caso di dirlo, che spavento! Ce l’hai proprio grosso, quasi come Turko e Crocicchio, combinato con le palle di Mauro farebbe un monumento. Ma che bisogno c’era di infliggermi questo trauma psicologico lesivo della mia mascolinità nella telefonanista cabina per froci?

Poker uscì scortato in doppiopetto dalla sua numerosa gang padovana di guardie del corpo: il cardinalizio editore uno e trifrocio N Tosoni S M d C e il supereroe Paone Man ovviamente, ma anche gli “altri” froci Carraro e Pisani Ceretta, i “froci” “diversi” dai “froci”.

Poker - Dolente di averti spaventato, ma le misure di sicurezza non sono mai troppe, non si sa mai che ci siano in giro infiltrati di Capezzone!


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10.

- Will somedody please take Cominelly out of his misery? The poor chap sounds contagiously suicidal.

John Patel – Ricominceremo mica con l’inglese, eh?

Granzotto – No, no, stai tranquillo, dicevo che stavolta condivido pienamente Grippo: BASTA PER PIETA', la pulsione suicidale di Cominelli e' contagiosa, qualcuno ponga fine alle sue angustie. Anzi, visto che sei a Bergamo, mi devi fare un favore: potresti mica liberare il Foglio e il Pianeta dai problemi esistenziali del Giovanni?

Patel – Devo fargli la pelle?

Granzotto – No, basta che lo stordisci tirandogli addosso un falso Modignani

Patel – It’s a deal. Tu pero’ ricominci NyLon e mi fai trombare la Rappha

Granzotto – Ricomincio subito!

In occasione del compleanno di NyLon, vediamo un po’ dove siamo e cosa facciamo...

In Abruzzo, Veronica Ciccone prendeva il posto di Pio Rapagnà nell’immaginario collettivo
A Bergamo, John Patel si masturbava osservando Dyason inculare Myallonier
A Biella, Jolanda Casigliani si chiedeva cos’avesse di piu’ Dora Pezzilli per averle portato via Depetro, che tra l’altro a Pordenone non avevano neppure la birra Menabrea
A Bologna, Monica Mischiatti conduce la cerimonia per erigere il memoriale intitolato al neo vice-presidente del Senato Marco Sergio Augusto Beltrandi Stanzani Ghedini
A Bra, Mellano elucubrava su come potesse essere possibile che la citta’ di Bonino si chiamasse cosi’
A Brussels, Silvzha Manji abbracciava un cuscino immaginando che fosse Olivier bin Dupuis
A Bucuresti, un postu sfigatu micu malu, erano riuniti nel congresso esperantista l’arch. Giurgiu Paganu, Albergo Licheri, Lapa Orlandi, Berlusconi, Ciampi e Mihai Romanciuc
Al Cairo, Sabrina Gasparrini dopotutto rimpiange Malta
In Centro Italia, Anniballi e De Angelis stavano leggendo NyLon proprio in quel momento
A Chicago, Roberto Polesel comprava grattacieli per esportarli a Mareno di Piave
A Duesseldorf, Gionata Pacor conduceva la campagna per l’indipendenza della Cecenia
A Firenze, Lensi e Donvito chiaccheravano amabilmente in esperanto
A Frosinone, Corapi e Segneri misuravano il nuovo pene di Pasqualino Del Grosso
A Genova, Orietta Callegari spiegava i fatti della vita a Sara Piccardo
In una caverna sotto le montagne vicino a Grozny, Olivier bin Dupuis abbracciava un sasso immaginando che fosse Silvzha Manji
Ergastolato a Guantanamo Bay, Abenate ingannava il tempo come poteva
Da Hong Kong, Scaruffi si imbarcava per il sudamerica, avendo finito la scorta di funghi
A Londra-Cowley Street, il leader lib-dem Charles Kennedy trangugiava doppi colpetti di malti singoli pizzicando il culo alla tesoriera Rita Bernardini seduta sulle sue ginocchia
A Londra-Heathrow, Rappha Whites meditava sulla circostanza che l’aveva condotta a scaricare i bagagli personalmente a causa dello sciopero del personale addetto
A Londra-Whitehall, dopo una cenetta da cento euri al giapponese, Cosimo Andretta appariva in sogno a Tony “Blear” per convertirlo da cattolico a fondamentalista
A Manchester, Angiolo Bandinelli spiegava a Stephen Strummer quale fosse la seconda citta’ dell’Inghilterra
A Mareno di Piave, provincia di Treviso, Roberto Polesel importava grattacieli da Chicago
A Milano-Bicocca, Strik-Lievers piantava poderose manate pelose sulla cattedra di Storia del Partito radicale
A Milano-Porta Vigentina, Livio Schnur trombava Bruna Colacicco che era strordinariamente somigliante ad Heidi Klum
A Mosca, Nikolay Khramov si prostituiva per pagare l’affitto della sede sul Pechatnikov pereulok
A Napoli, sulla stessa latitudine di Sofia e New York (vedi oltre), don Domenico Spena succhiava un link a Paolo Breccia
A New York-Roosevelt Island, Marsha Suttora era preoccupata per il marito a Sofia
A New York-UN Plaza, Marco Perduca era molto preoccupato per non avere ancora avuto un ruolo in NyLon, il che costituiva un grave handicap alla sua carriera politica. Avrei voluto aiutarlo introducendo un nuovo personaggio che si chiamasse con un suo anagramma ma, poverino, Porca Merduca mi sembrava un po’ eccessivo. Avrei atteso un’altra puntata per escogitare qualcosa di meno offensivo.
In Padania, cena a casa Gasparini con Mangiarotti, Palombo, Parizzi, Preitano, Fini e Boselli (Enrico) Padova come al solito era infestata di froci
A Palermo, Donatella Corleo praticava l’eutanasia a Paolo Buzzanca
Da Parigi, Daria Veronesi si apprestava a venirmi a trovare a Londra
A Pordenone, Depetro, Fischetti e Pezzilli orgiavano cose turche
A Riga, Tallinn e Vilnius venivano eretti i monumenti commemorativi dell’Antonio Stango ignoto
A Rimini, il veteroginecologo Ser Giordano studiava il sesso di Simone Valeria Mariotti
A Roma-Principe Amedeo, tre Dentamari fumavano Roberto Spinelli
A Roma-Torre Argentina, Daniele -Cravattazzone- 0323.885113, e Gianni Colazzone erano rimasti i soli abitanti di Torre Argentina, e contemplavano sconsolati la foto dell’inarrivabile Gaia Carretta nel forum radicale
A Santa Lucia di Piave, Roberto Granzotto era oggetto di una biografia non autorizzata
A Sofia, Mauro Suttora sorseggiava un tamarindo sbirciando le gambe delle ragazzine a passeggio
A Zondrio, Della Vedova contemplava zeriamente l’idea di dotarsi della zeta boniniana
A Torino, Fabrizio Argonauta aveva ridotto la popolazione trasformando Carmelo Palma in Carmelo Salma
A Valencia, Gabriele Sessarego e Andrea Turko ne rollavano una dopo l’altra
A Varese si svolgeva il funerale virtuale di Angeli Ennio, tragicamente scomparso dal forum
In Vaticano, in seguito al suo digiuno Paolo Pietrosanti veniva eletto papa col nome di Pietro Paolosanto I
A Washington, scorrendo questa puntata, G W Bush esclamava: “That’s what I call a transnational party!”