Capitolo 12 - 1972
L'OBIEZIONE DI COSCIENZA
In gennaio Pierluigi Vigna, pubblico ministero di Firenze, si trova davanti l'imputato Marco Pannella. Il reato: vilipendio alle forze armate e alla magistratura. L'avvocato del capo radicale Franco De Cataldo, Curzi della Federstampa, il giudice Mario Barone di Magistratura democratica e il deputato psi Fortuna protestano. Non tanto per il reato in sé (un volantino di Lotta continua), quanto per la direttissima che concede poco tempo alla difesa. Vigna e la corte accolgono la tesi di Pannella, e chiedono il giudizio della Corte costituzionale. Nel maggio '73 Pannella verrà assolto per "non aver commesso il fatto", come chiederà lo stesso Vigna.
Ma in quel '72 c'è ben altro in gioco. Per evitare il referendum sul divorzio i partiti ricorrono alle elezioni anticipate. I radicali propongono al Manifesto di allearsi per il voto con la candidatura simbolica di Pietro Valpreda, l'anarchico in carcere per piazza Fontana. Il Manifesto rifiuta: il Pr non è abbastanza "anticapitalista". Risultato: un milione di voti di sinistra buttati, perché né il Manifesto, né il Psiup né l'Mpl raggiungono il quorum. I radicali invitano ad astenersi, perché la Rai non apre la propaganda tv ai partiti nuovi. "La corsa è truccata", denuncia Pannella, e brucia in pubblico certificati elettorali.
Il tormentone del '72 è il successo del Msi alle elezioni: i neofascisti salgono dal 4 al 9%. Gli extraparlamentari di sinistra sono nel pieno della campagna per il "Msi fuorilegge". Pannella invece difende il diritto dei fascisti ad esistere: "Confessiamo che questa storia del bando di Almirante ci ha scocciati e non ci interessa minimamente. Credere che sia lui oggi l'avversario da battere è ridicolo. Chi paga il Msi? Chi protegge il suo sottobosco di teppisti? Chi costituisce l'ossatura per disegni più pericolosi, se non i servizi segreti che prosperano nel regime democristiano? È l'esercito che produce fascisti, o i fascisti che producono il nostro esercito?". Siamo contro i repubblichini d'oggi, s'intitola quest'articolo che Pannella scrive per Notizie radicali, e nel quale sostiene che la nuova destra da battere, "costituita in regime da vent’anni", è la Democrazia cristiana.
Nel giugno '72 Pannella condanna l'assassinio del commissario Calabresi, sospettato per il "suicidio" dell'anarchico Pinelli: "Con alcuni colleghi giornalisti, fra i quali Enzo Tortora, avevo detto anni fa che c'era qualcosa di dostoievskiano in tono minore in Calabresi, che m'appariva "ossesso" dietro la sua disinvolta maschera di poliziotto. Ma non sapevo, e a tutti lo aveva stranamente celato, della sua scuola clericale, dei suoi rapporti con padre Virginio Rotondi, del suo essere antidivorzista. Né sapevo più nulla di lui, dopo l'uccisione di Pinelli. M'appare come corresponsabile delle peggiori cose cui abbiamo assistito in questi anni. Ma senza odio, senza rancore: con pena. Avevamo tutti bisogno di Calabresi vivo, e i suoi folli assassini che non sanno d'essere fascisti e magari credono d'essere rivoluzionari, sono loro oggettivamente i compagni degli assassini di Pino Pinelli, e non i suoi vendicatori".
Nell'estate '72 l'annuale marcia antimilitarista radicale cambia percorso: non più Milano-Vicenza, ma Trieste-Aviano (Pordenone), passando per Redipuglia (Gorizia), attraverso il Friuli oberato dalle servitù militari e tutti i luoghi "sacri" del nazionalismo nostrano. Tappa finale: la più grossa base Nato d'Europa. I generali-deputati missini Birindelli e De Lorenzo chiedono al governo Andreotti di centro-destra di impedire la marcia.
Le provocazioni dei fascisti, lungo il percorso, non vengono raccolte dai pacifisti. A Udine però i carabinieri colpiscono alla testa Pannella col calcio di un fucile. E sono i funzionari di Ps a dover intervenire per interrompere il pestaggio. Il questore esprime "rammarico e indignazione" per l'incidente. Aderisce alla marcia anche la figlia di Cesare Battisti, Livia: "Dobbiamo sottrarre le commemorazioni dei caduti alle speculazioni fasciste e patriottarde".
Per la gioia dei missini, il '72 vede anche esplodere l'attività del Fuori. "Sono omosessuale e felice di esserlo!", urla Angelo Pezzana in aprile al microfono del congresso di Sanremo del Cis (Centro italiano di sessuologia, di ispirazione cattolica di destra, patrocinato da Gedda). Il primo maggio c'è la profanazione: un corteo congiunto a piazza San Pietro di omosessuali e femministe, le quali hanno mandato 20mila firme pro-aborto al papa. E a giugno si riunisce il primo congresso del Fuori a Milano. In aprile intanto, durante il congresso dell'Udi (Unione donne italiane, filo-Pci) alle femministe radicali dell'Mld viene negata la parola.
In molte città il Fuori è ospitato nelle sedi radicali. Commenta Pannella: "Abbiamo ricevuto un paio di proteste di amici. Ma nessuno ci chieda prudenza, calcoli o cautele, perché un paese dominato per secoli da una comunità monosessuale come la Chiesa romana non ha mai avuto di "tolleranza" altro che le "case"".
Nell'autunno '72 Pannella vince, grazie a 39 giorni di digiuno con due cappuccini al giorno e vitamine, la sua seconda grande battaglia per i diritti civili, dopo il divorzio: quella per l'obiezione di coscienza al servizio militare. È lui stesso a raccontarla in prima persona sull'Espresso del 19 novembre, in un articolo titolato Qui Nizza, le passo Pertini: "Primo ottobre. Sono al congresso anarchico, a Rimini. Mi telefona Roberto (Cicciomessere, nda): a Peschiera (carcere militare con obiettori, nda) i compagni hanno iniziato lo sciopero della fame. A Roma cominciano in 23: questa volta, da Angiolo (Bandinelli) a Gianfranco (Spadaccia), ci stiamo tutti. Prevedo che sarà più dura che in passato".
Le sere del 3 e 4 ottobre Pannella e i radicali vanno a volantinare davanti ai cinema romani Adriano e Corso, dove ci sono le prime del Padrino e di Girolimoni: "Colpevolizziamo i ricchi indifferenti, li sollecitiamo a un po' d'attenzione e a qualche gesto di solidarietà". I fascisti di Avanguardia nazionale assaltano con catene gli antimilitaristi, ne feriscono sette, "Enzo ha tre punti in testa". Pannella dopo la marcia in Friuli è ormai abituato agli assalti squadristi. E si consola pensando agli articoli che i giornali pubblicheranno: "Pestati e feriti valiamo una notizia. Oggi perfino I' Unità accenna al digiuno per la liberazione dei compagni obiettori e degli anarchici". Oltre che la legge sull'obiezione, infatti, lo sciopero della fame sollecita anche la scarcerazione di Valpreda.
L'attività febbrile dei radicali è sintetizzata così da Pannella: "Un primo bilancio: in quattro giorni dieci feriti, trenta fermi, diecimila volantini distribuiti, un migliaio di circolari ai gruppi pacifisti in Italia, comunicati stampa comparsi su qualche quotidiano, documenti e telegrammi inviati ai presidenti di Camera e Senato, ai gruppi, a una decina di parlamentari, ai partiti. Installata la roulotte con tavoli per le firme ed esposizione di striscioni, cartelli e documenti in piazza del Pantheon".
Passa al Pantheon Umberto Terracini (Pci), firma e versa un contributo. Il giornalista Pannella è molto attento ai quotidiani: "Lotta Continua ci appoggia, pubblica tutti i comunicati. Il Manifesto invece ci censura e fa la sua parte nella congiura del silenzio e nel disprezzo per queste iniziative piccolo-borghesi. Qualcosa passa su Paese Sera e Messaggero: cronaca lillipuziana, niente o quasi sugli obiettivi politici. La situazione è difficile, rischiamo di non reggere. Piove, fa freddo, c'è stanchezza, il traffico è assordante, il lavoro estenuante. Ieri Ugo Dessy, venuto da Cagliari, ha tenuto una conferenza stampa sulla base per sommergibili Usa della Maddalena. Oggi ci rechiamo sotto il Senato, dove si dibatte l'argomento, con i cartelli e un sottomarino di cartone. I senatori girano al largo".
Ci sono problemi per il digiuno: "Sei compagni hanno dovuto interrompere, quattro colpiti da collasso. Undici ottobre: sono più attento a prendere le vitamine. Ho un po' paura per alcuni seri inconvenienti agli occhi avuti in passato". Al Pantheon i radicali raccolgono una ventina di mila lire al giorno. Le usano subito per stampare cartoline da inviare in Parlamento: "Abbiamo spedito a ogni deputato una lettera personale per spiegare le nostre richieste: la fissazione di un calendario per dibattiti e voti sull'obiezione di coscienza. I pochi amici parlamentari escludono che ci si possa arrivare prima della primavera, se tutto va bene. Hanno aderito Ruggero Orlando, Lizzero, Bogi, Anderlini, Cabras, Fracanzani, amici della comunità di San Paolo, del Mir, del Movimento cristiani per la pace. L'abate Franzoni ci ha inviato una lunga, fraterna lettera: inizierà un digiuno per il Vietnam il 30 ottobre, assume anche i nostri obiettivi e ci prega di cessare il nostro".
L'Espresso pubblica un articolo di Scialoja (I giacobini all'impresa dei mille: il partito radicale deciderà se rilanciarsi con un ambizioso programma oppure sciogliersi) in cui si annuncia che il Pr, al suo congresso di Torino in novembre, chiuderà se non riuscirà ad aumentare da 450 ad almeno mille iscritti. Nel '72 la tessera radicale costa 12mila lire. Quella delle campagne di iscrizione drammatizzate dalla minaccia di scioglimento diventerà negli anni successivi una litania abituale per i radicali.
L'Espresso annuncia il piano dei "corsari al servizio della sinistra": un'ondata di referendum "per far saltare la strategia neoconcordataria di Andreotti e Berlinguer, perché non è più possibile sviluppare sul piano parlamentare le lotte per i diritti civili". Quindi, referendum contro il codice penale fascista Rocco, contro il Concordato, contro i finanziamenti statali alle scuole private e contro l'Ordine dei giornalisti.
Anche Panorama nell'ottobre '72 pubblica una pagina intera sui radicali. "Se il Pr chiudesse si aprirebbe un vuoto incalcolabile in Italia, sarebbe la fine delle poche battaglie contro la clericizzazione e per i diritti civili", dichiara Elena Croce, figlia del filosofo. E Arrigo Benedetti, direttore del nuovo Mondo dopo essersene andato nel '67 dal suo Espresso: "Sono uscito dal partito radicale ormai da anni, assieme a Pannunzio, e non sempre ne ho condiviso poi le posizioni. Ma la scomparsa dei digiunatori, dei marciatori e degli uomini-sandwich radicali sarebbe una perdita in questa Italia tanto pigra e passiva". Anche Sofri, leader di Lotta Continua, benedice i radicali: "Una presenza stimolante su alcuni temi civili, dalla giustizia militare al divorzio, che non sono affatto estranei a una prospettiva di classe".
"Sia pure a titolo personale, ho sempre apprezzato la maggior parte delle battaglie radicali", si sbilancia con Panorama Terracini, nel '72 presidente dei senatori pci. Ma quasi tutti gli altri dirigenti comunisti tacciano Pannella di "cialtroneria politica". Il segretario del Pr Bandinelli spiega che i radicali "hanno lasciato le redazioni, i caffè e i salotti e sono scesi nelle strade, nelle piazze, a volte nelle carceri, spesso nei tribunali". Pannella ha in corso almeno trenta processi, con la prospettiva di 200 anni di galera se condannato in tutti. Panorama annuncia che le iscrizioni sono già arrivate a 680, e che aumentano di 15 al giorno.
Pannella intanto continua il forcing sull'obiezione. Ecco la sua cronaca sull'Espresso: "A Verona, il 14 ottobre, partecipo a un dibattito nella sede del Psi con Lazagna e Sandro Canestrini: la gente è stipata fino all'inverosimile. La mattina del 15 a Firenze, sala dei Valdesi. Ma le seconde classi, la notte, continuano a essere piene e si viaggia male". Il 2 novembre Pannella è al congresso radicale, a Torino: "In dieci giorni, dinanzi alla prima seria anche se limitatissima informazione sul Pr in dieci anni, 700 persone si sono iscritte. Alberto Gardin e io decidiamo di continuare il digiuno fino alle estreme conseguenze".
Nenni, Montale, Silone, Aragon, i premi Nobel Boll, Jacob e Kastler, i cardinali Lercaro e Alfrink lanciano un appello in favore di Pannella. A smuovere le acque arrivano altre firme: Jean Rostand, Gunther Grass, Sartre, Monod, e in Italia la Ginzburg, Argan, Ada Rossi (vedova di Ernesto), il pastore Sbaffi, padre Ernesto Balducci, Benvenuto, e i giornalisti Barbara Spinelli, Federico Bugno e Giancesare Flesca. Ma la svolta decisiva sono due articoli pro-obiettori scritti da Nichols sul Times e da Nobécourt su Le Monde. Da quel punto la strada è in discesa, tutte le porte si aprono.
Scrive Pannella: "Alberto è dimagrito di 12 chili, io di 19: siamo all'osso entrambi. Ci comunicano che saremo ricevuti il 7 novembre da Fanfani (presidente del Senato, nda), il quale ci annuncia che porterà i due progetti di legge in aula prima del 30 novembre. Pertini ci telefona invece da Nizza. È furente: nessuno gli ha fatto sapere che vogliamo incontrarlo. Chiede insistentemente della nostra salute, propone di interrompere le sue brevissime vacanze per venirci incontro, l'indomani, anche a Genova. Lo raggiungiamo noi a Nizza. Il congresso del partito finisce alle quattro del mattino del 4 novembre. Alle sette partiamo".
Ecco la cronaca dell'incontro fra il futuro presidente della Repubblica, diventato popolarissimo pochi mesi prima durante le interminabili votazioni trasmesse in tv per l'elezione del presidente Leone, e il leader radicale: "Alle 12 vediamo Pertini arrivare sotto i portici delle Galéries Lafayette, pipa accesa, maglioncino beige, pantaloni di fustagno. C'è il sole, ma sento aria di burrasca. Mi dice che debbo piantarla con i miei metodi. Ricorda ancora quasi frase per frase la mia lettera di due anni prima sul divorzio. Stavolta gli abbiamo scritto, con Alberto, un'altra missiva un po' pesante. In un certo senso ha ragione. Entriamo in un caffè. Pertini ci racconta dei suoi digiuni in carcere e delle sue azioni proprio qui, a Nizza... Alla fine la situazione è chiara: a Natale la Camera avrà terminato il suo lavoro. Nel salutarci, Pertini ha come un attimo di esitazione. Guarda Alberto, così giovane, così deciso ma anche così stanco: il vecchio compagno è commosso. L'abbraccia con forza e scappa via. Torniamo a Torino, immobilizzata dal Salone dell'automobile e dal derby Juventus-Torino".
È la vittoria. Pannella e Gardin incontrano a Roma Fanfani e poi, di nuovo, Pertini. "Me ne vado a casa. È tardi. Dopo 37 giorni mi cucino un bel brodo di dadi con burro e parmigiano. Anche per Valpreda abbiamo una soluzione: libero per legge entro il 15 dicembre".
Il nuovo Corriere della Sera di Piero Ottone, subentrato a Giovanni Spadolini nella primavera '72, suggella il trionfo di Pannella dedicandogli il 25 novembre un'intera prestigiosa terza pagina. Titolo: Il leader più processato d'ltalia. Occhiello: "Incontro con l'animatore della contestazione radicale". Sommario: "Marco Pannella è il primatista nazionale di proteste, marce, sit-in, cortei, sfide, polemiche e denunce. Per l'obiezione di coscienza un digiuno "fino all'ultimo caffelatte". Impegno civile sul filo del rasoio, senza organizzazione di massa e senza santi in paradiso. "Con la fantasia si possono raggiungere in politica risultati incredibili"".
Scrive Alfonso Madeo: "Sono attualmente detenuti in carceri militari 140 obiettori. Ogni anno vengono processati 4mila soldati. Spossato dai digiuni e malandato in salute, Pannella conserva una vitalità miracolosa. "La vitalità di chi crede in ciò di cui vive", spiega con un sorriso largo e gioviale. Un personaggio così, dicono gli amici, se non esistesse bisognerebbe inventarlo. I comunisti lo considerano con diffidenza, i cattolici con inquietudine, i fascisti lo disprezzano, gli extraparlamentari di sinistra lo discutono con rabbia, i qualunquisti lo giudicano un rompiscatole, i borghesi benpensanti un goliardo".
"Te ne accorgi subito quando hai messo le mani su una causa giusta", confida Pannella a Madeo, "la gente scrive e telefona, le firme illustri non hai bisogno di sollecitarle". Ma non vuole parlare dei guasti che il digiuno gli ha provocato: "Sono contrario all'etica del sacrificio, preferisco la retorica della felicità". Nella sede radicale romana in via di Torre Argentina 18, però, tutti sanno che presto dovrà ricoverarsi in clinica per cure e accertamenti.
Dietro il gusto aggressivo della provocazione, Madeo definisce quello pannelliano un "ragionamento coerente, lucido e rigoroso". Eccolo: "È necessario il coraggio della banalità per affermare che la classe dirigente ha perduto i contatti con il paese reale. I potenti ci ridevano in faccia, sulle prime, poi hanno cominciato a ridere amaro perché la gente incuriosita ci prestava aiuto durante i nostri sit-in. La battaglia per il divorzio, ad esempio, deve parte del successo iniziale allo spirito dei primi cartelli portati in giro a Ferragosto nel deserto di piazza Navona: accorsero i fotografi a caccia di immagini inconsuete, e così gli slogan divorzisti finirono su tutti i giornali. A pagamento, non avremmo mai avuto i mezzi per pubblicarli: il nostro bilancio non supera i 15 milioni all'anno. In compenso è pubblico, voce per voce". Pochi mesi dopo, lo scandalo dei petroli avrebbe svelato le tangenti nei bilanci dei partiti.
"Povero in canna", ci informa Madeo, "Pannella abita nel centro più caotico di Roma. Vive di libri e di politica. Poco cinema, pochissimo teatro. Tanti nemici, tantissimi amici. Nessun turbamento gli viene dalla condizione di imputato-stakanovista: 12 assoluzioni con formula piena, 31 processi in corso più una valanga in movimento. La sera, a Roma, è più facile incontrarlo in trattorie a prezzo fisso che in salotti mondani. Quando muta la stagione, va a prestito di vestiti. Ha l'aria di un predicatore vagabondo. Questo è Pannella, l'uomo scomodo nella vita pubblica italiana". Il quale però, alla fine dell'intervista, dichiara compunto al Corriere "Agli italiani non abbiamo mai procurato fastidi. Se organizziamo un corteo, sfiliamo sui marciapiedi per non innervosire gli automobilisti". E anche per fare di necessità virtù: quei quattro gatti dei radicali in fila indiana sembrano molti di più.
Sono diventati comunque 1300, alla fine del '72, gli iscritti al Pr. Un traguardo mai raggiunto prima, quando i soci ondeggiavano, di anno in anno, fra i cento e i 250. Ma, soprattutto, è nel '72 che viene decisa la strategia dei referendum a raffica, che caratterizzerà l'azione radicale nei decenni seguenti. A cominciare da quello sul divorzio, che a sinistra Pannella è l'unico a volere: "Siamo convinti di vincerlo. Misureremo così la flessione dell'influenza clericale nella società italiana".
Nessun commento:
Posta un commento