Capitolo 18 - 1978
FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI

"La maggior parte dei parlamentari italiani vengono chiamati in aula soltanto per alzare la mano. Hanno un solo dovere: essere muti. Perché? Non si chiama Parlamento?". Pannella si lamenta col Messaggero, in un'intervista del '78, del ruolo cui è scaduta la Camera. "Noi quattro deputati radicali parliamo troppo? Può darsi. Parleremmo di meno se loro parlassero di più. Sul Concordato stavano per chiudere in sei ore: è durata sette giorni. Ma ormai in Parlamento si trascrivono ordini presi in extremis dai partiti. Da qui leggi precarie, fragili, pessime, impraticabili, che poi si devono rifare".

Il culmine della polemica contro l'"esproprio del Parlamento da parte della partitocrazia" Pannella lo raggiunge nell'aprile '78, quando durante il sequestro Moro il governo non concede il dibattito richiesto a gran voce dai radicali. "Avevano bisogno di Moro morto", accusa Pannella. Un altro attacco del deputato radicale è sui conti dello Stato: "Il regime della menzogna democristiano trucca i bilanci per ingannare il Paese".

Nel gennaio '78 Pannella annuncia le proprie dimissioni dalla Camera per protesta contro la crisi "extraparlamentare" del governo Andreotti. Poi le ritira dopo la solidarietà ricevuta dagli altri gruppi parlamentari. Enzo Biagi sul Corriere della Sera lo prende in giro con un commento intitolato Pannella addio, anzi arrivederci. Non l'avesse mai fatto. Il capo radicale scrive al Corriere, furibondo: "La piaggeria è la seconda natura di Biagi. La sua satira è un servizio alla Patria, come la naia per un SS prussiano. È una satira che scende dal Palazzo verso la piazza, dal letto del sovrano al marciapiede dei villani e al carcere dei ribelli. Biagi è un decotto di malva. Arrivederci in tribunale".

In febbraio arriva una bella batosta. La Corte costituzionale dichiara illegittimi quattro degli otto referendum richiesti l'anno prima: quello contro il Concordato (con la scusa che è un trattato internazionale), quelli contro tribunali e codici militari, e quello contro i reati d'opinione. In quegli stessi giorni 113 membri di Ordine nuovo, fra cui numerosi assassini e teppisti, sono assolti dall'accusa di ricostituzione del partito fascista. "Ma i partiti, i sindacati e i giornali che ora lanciano grida belluine di dolore", si sfoga Pannella, "sono gli stessi che da trent'anni trovano normale che la Repubblica sia inchiodata a leggi fasciste, dal codice penale Rocco a quelli militari e al Concordato, e anzi le aggravano. Ci si risparmi la cialtronata di processi per ricostituzione del Pnf da parte di chi ha sacralizzato le sue leggi, imponendole all'ltalia per 33 anni mentre il fascismo era riuscito a mantenerle per molto meno".

Dei referendum superstiti, altri due vengono evitati con leggi approvate all'ultimo momento: inquirente e manicomi. "Ma questa è una Repubblica fondata sul peculato", esclama Pannella durante il dibattito sull'Inquirente. Si va così a votare nel giugno '78 soltanto sul finanziamento statale ai partiti e sulla legge Reale per l'ordine pubblico. A sorpresa, il 44% degli italiani dice sì all'abrogazione dei soldi ai partiti, e il 23% si oppone alla legge Reale (nonostante sia passato appena un mese dall'assassinio di Moro). Contro il finanziamento pubblico si erano espressi solo Pr, Dp, Pli e Msi: è evidente quindi che milioni di elettori hanno disubbidito alle indicazioni dei propri partiti. Tutte le grandi città del Nord bocciano il finanziamento pubblico.

Per i radicali è un successo. Dopo pochi giorni il presidente dc Leone è costretto a dimettersi, sull'onda di una campagna per lo scandalo Lockheed condotta da Camilla Cederna con un libro e da Melega sull'Espresso. Al Quirinale sale Sandro Pertini: "Un uomo impossibile che è impossibile non amare: solo gli uomini di cattivo carattere hanno carattere", commenta Pannella. Il quale però si lamenta della censura di cui è vittima: "Almeno un tempo la gente era cosciente, sapeva di non sapere di noi. Adesso invece nessuno può immaginare che la distorsione delle nostre posizioni sia così continua". Un esempio? "Nel '76 dicevamo che i conti del nuovo aereo militare Tornado erano falsi, che invece di sette miliardi ne sarebbe costato 14, e che probabilmente sarebbe arrivato a 2l. Tutti attaccavano la nostra "demagogia". Passati due anni, oggi siamo già a 24 miliardi".

I1 18 maggio '78, a una tribuna del referendum di Jader Jacobelli in tv, i radicali inscenano uno spettacolo che rimarrà nella storia della televisione: Pannella, la Bonino, Mellini e Spadaccia si fanno riprendere imbavagliati con cartelli di protesta. È il più lungo silenzio mai messo in onda da una tv: 24 interminabili minuti, dalle 20.53 alle 2l.17. La Rai riceve centinaia di telefonata di spettatori allibiti. "I radicali hanno violato le regole fondamentali della comunicazione, perché hanno mescolato politica e spettacolo", commenta il massmediologo Gianfranco Bettetini. "Non è vero che politica e arte sono mondi separati e incomunicabili: in America non lo sono", corregge Eco. E Sabino Acquaviva: "Pannella ha sovvertito i rituali della classe politica". "Trovata geniale", ammette Scalfari.

Isolati sui mass-media, i radicali lo sono di meno nel Paese. "Né con lo Stato, né con le Brigate Rosse": la celebre frase di Sciascia durante il sequestro Moro riflette anche le loro posizioni. E il "partito della trattativa" comprende pure il Psi. In primavera l'Aglietta viene sorteggiata come giurata per il processo di Torino contro i capi Br. Molti giudici popolari rifiutano per paura, lei accetta. Nell'aprile '78, al convegno sull'Antagonista radicale, partecipano intellettuali attratti dall'anticonformismo del Pr come Gianni Vattimo, oltre ai simpatizzanti di sempre Panebianco e Rodotà.

In maggio i deputati radicali presentano 2800 emendamenti contro l'ultimo decreto antiterrorismo: "In questo momento di demagogia e qualunquismo", dichiara Pannella, "nei quale Almirante e Ugo La Malfa parlano di pena di morte, abbiamo il dovere di ricordare che Cesare Beccaria due secoli fa aveva ragione: è la certezza della pena, non la sua entità, che funziona da deterrente". In agosto la marcia antimilitarista si svolge in Catalogna. In autunno Pannella partecipa alle elezioni regionali in Trentino-Alto Adige nella lista di Nuova sinistra con gli ex Lotta Continua Alexander Langer e Marco Boato, e alle comunali di Trieste con il simbolo radicale che ottiene il 6%.

Al congresso del Pr a Bari nel novembre '78 gli iscritti sono calati a 1900. Viene eletto segretario l'obiettore di coscienza francese Jean Fabre, in vista delle elezioni europee del '79. "Siamo un partito di lingua italiana, almeno per ora", spiega Pannella sul Giorno, "ma non un partito "interno" allo Stato italiano: vi sono già strutture radicali belghe, francesi, catalane. C'è un vescovo di Roma di anagrafe polacca, e ora c'è anche un segretario di partito di anagrafe francese, che può essere arrestato da un momento all'altro dall'Interpol per obiezione".

Quando Giovanni Paolo II diventa Papa, Pannella commenta: "Dio ce l'ha dato, guai a chi me lo tocca". Sta già meditando l'inversione a U dell'anno seguente, quando da anticlericale si trasformerà in supplice di una parola del Papa sulla fame nel mondo? In ogni caso, dopo che al congresso il Pr decide di dare il proprio finanziamento pubblico a soggetti "esterni" al partito (Radio radicale, Amici della Terra, Centro giuridico Calamandrei), Pannella si appresta ancora una volta, "con un canestro di parole nuove, a coltivare nuove aiuole": così lo dipinse De Gregori nella canzone che gli dedicò nel '75, Il signor Hood. "A M. con autonomia", c'è scritto sulla copertina dell'album Rimmel, uno dei più belli del cantautore romano.

Nel '78 Pannella torna sotto i flash di Novella 2000, che lo ritrae "assieme a una donna misteriosa". Lui fa precisare con un comunicato ufficiale del Pr che quella donna non è altro che Mirella Parachini, sua compagna da quattro anni.

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