Capitolo 17 - 1977
SANGUE SUL LUNGOTEVERE
La grande cappa che piomba sull'Italia politica dal '76 al '79 si chiama "solidarietà nazionale": tutti i partiti tranne Pr, Dp e Msi uniti contro i terroristi e la crisi economica. L'entrata del Pci nell'area governativa provoca il Movimento del '77 (indiani metropolitani, autonomi), che in febbraio contesta Luciano Lama all'università di Roma e in marzo subisce un morto a Bologna durante scontri con la polizia. Br e Prima linea, intanto, continuano a uccidere e "gambizzare".
In questo clima surriscaldato i radicali ripropongono per la terza volta il "pacchetto" di referendum "contro il regime": di nuovo contro il Concordato, i codici e tribunali militari, i reati d'opinione e la legge Reale. Nel '77 si aggiungono la legge sui manicomi del 1904, il finanziamento pubblico ai partiti e la commissione Inquirente. Quest'ultimo referendum si collega allo scandalo Lockheed (tangenti su aerei militari comprati negli Usa), che coinvolge i ministri Tanassi e Gui. Ma i radicali chiedono l'incriminazione anche per il presidente Leone.
Il partito radicale è cresciuto molto. Gli iscritti nel '76 raddoppiano e raggiungono quota 3800; anche sedi e recapiti passano da 125 a 250; il bilancio (autofinanziato) supera ormai il mezzo miliardo. Ma non tutti i nuovi militanti sono omogenei alla tradizione spontaneista e libertaria del primo nucleo pannelliano. Così al congresso di Napoli del novembre '76 (in cui per la prima volta in Italia una donna è eletta segretaria di partito: la 36enne piemontese Adelaide Aglietta), Pannella lancia lo slogan "disorganizzazione scientifica", per evitare che anche il Pr si trasformi in un partito burocratico e clientelare. Per la prima volta, però, appare un'opposizione: è guidata dall'ex segretario Ercolessi, il quale critica "i vertici che estromettono la base".
Nel '77 comunque i radicali vincono la scommessa: con una marea di tavoli invadono piazze e marciapiedi d'ltalia, e in tre mesi raccolgono ben 700mila firme su tutti gli otto referendum proposti. Firmano anche Lombardi e Terracini. È un trionfo, funestato però da un episodio sanguinoso che accade il 12 maggio, terzo anniversario della vittoria sul divorzio. Il ministro degli Interni Cossiga aveva vietato ogni manifestazione pubblica a Roma. Il Pr protesta contro questo diktat, che intralcia la raccolta delle firme, e decide di disubbidire. Scoppiano disordini, i poliziotti caricano e sul Lungotevere muore una 18enne radicale, Giorgiana Masi. Alla Camera Pannella, durissimo, accusa Cossiga di omicidio. I radicali riescono a documentare con un filmato la presenza in piazza di agenti travestiti da autonomi, con la P38 in mano, che provocano incidenti.
Nel gennaio '77 l'Europeo pubblica un'inchiesta che dimostra come gran parte di Roma sia ancora sotto il controllo di società immobiliari e di speculatori legati al Vaticano. Il direttore generale piduista Bruno Tassan Din, arrivato da poco alla Rizzoli, fa licenziare in tronco il direttore del settimanale Gianluigi Melega. "L'anticlericalismo diventa un obbligo democratico e anche religioso", commenta Pannella. Che in quelle settimane vota contro la legge sull'aborto, perché non concede libertà di coscienza alla donna. Si batte per la smilitarizzazione e la riforma della polizia. Per la riforma carceraria. Per i diritti dei detenuti e degli agenti di custodia. Contro la violenza degli autonomi. Contro la "riforma" dei servizi segreti: Sismi e Sisde, comandati da piduisti, al posto del Sid. Contro la Rai: durante una tribuna politica di un quarto d'ora nel maggio '77 continua a parlare e costringe i tecnici a sfumarlo, "perché sia chiaro che mi mettono il bavaglio". Mostra in tv le foto degli agenti finti autonomi con la pistola in mano, e Cossiga fa inserire una smentita preventiva. Ormai i radicali rappresentano, malgrado loro, l'unica opposizione democratica del Paese.
Lo scontro è quindi aspro soprattutto col Pci, che sta invece coronando la propria trentennale strategia di incontro con la Dc. Già nel dicembre '76 Claudio Petruccioli sull'Unità critica un dibattito svoltosi fra Pannella e Massimo De Carolis, esponente della destra dc: "Li accomuna una vena limacciosa, astiosa e arrogante che raccoglie la schiuma degli umori e delle aggressività dei privilegiati". Antonello Trombadori definisce Pannella "il nostro montone: estremista sì, ma di destra". In un dibattito su Repubblica del giugno '77 fra Spadaccia, Rodotà, Manca e Occhetto, il futuro segretario del Pci/Pds boccia i referendum radicali: "Non sono all'altezza del progresso della coscienza civile del Paese, sono fondati sulla confusione e l'irrazionalità".
Nel '77 il filosofo e deputato msi Armando Plebe annuncia la sua iscrizione al Pr. Molti radicali protestano, ma lo statuto permette a chiunque di iscriversi al partito, senza controlli preventivi. Pannella accusa chi vuole negare la tessera a Plebe di "darsi a reazione isteriche". Per raccogliere le firme dei referendum il Pr si indebita per 200 milioni. Contrario al finanziamento pubblico, non può usare i soldi statali, che tiene congelati in banca. Un congresso straordinario nel maggio '77 decide: o raccogliamo 300 milioni entro giugno, o chiudiamo. Ne arrivano 150, e così il Pr va in letargo: rimangono attive soltanto due linee telefoniche su nove a Roma.
In luglio, con un convegno degli Amici della Terra a Roma, i radicali abbracciano le posizione antinucleari. Pannella fa acquistare in Danimarca il copyright per l'Italia del famoso simbolo ecologista, il "sole che ride". Alla fine di luglio un manifestante viene ucciso di fronte alla centrale atomica Superphénix di Malville, in Francia, durante la seconda marcia antimilitarista internazionale. I referendum dell'87 decreteranno la chiusura del Superphénix che ricicla plutonio e nel quale l'Italia ha una quota del 33%. Nel settembre '77 Pannella digiuna dieci giorni a Madrid per gli obiettori spagnoli.
In novembre, al congresso radicale di Bologna, scoppia la contestazione contro Pannella del gruppo Teodori-Strik Lievers-Corleone, che auspica una maggiore organizzazione per rafforzare il partiro. Alla fine la loro mozione perde, ma impedisce a quella della maggioranza di ottenere i tre quarti dei voti, e quindi di essere vincolante per tutti gli iscritti. Teodori, emozionato per la rottura con Pannella, si mette a piangere sul palco. La Aglietta viene confermata segretaria, ma dovrà chiudere di nuovo il partito per debiti due mesi dopo.
Teodori si dà all'editoria e fonda una pregevole rivista bimestrale, Argomenti redicali, pubblicata fino all'80. Sul primo numero scrivono Giorgio Galli, Gianni Baget Bozzo, Cesare Medail, Luca Boneschi, Noam Chomsky e Rodotà. Angelo Panebianco e Piero Ignazi presentano un'indagine sugli iscritti e simpatizzanti radicali: il 67% ha meno di trent'anni; un terzo sono donne, quota molto alta rispetto agli altri partiti; il 51% sono studenti, professori o impiegati; i due terzi abitano in città con più di 150mila abitanti. Insomma: giovani, istruiti e urbani.
Per il cóté frivolo, da registrare nel luglio '77 un articolo di Flamma Arditi su Novella 2000, che commenta le foto di Pannella "sorpreso" in un ristorante romano assieme all'avvocatessa francese Gisèle Halimi, che nel '71 aveva firmato il primo storico appello per l'aborto con Catherine Deneuve e Simone de Beauvoir: "Finalmente Pannella è stato fotografato con una donna che ha i connotati un poco più belli di Adele Faccio. Che cosa diranno ora tutti quelli che lo accusavano di amicizie particolari?".
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