Capitolo 16 - 1976
IN PARLAMENTO

Nel 1976, a 46 anni, Pannella diventa deputato per la prima volta. Avrebbe potuto farsi eleggere tredici anni prima nel Pci, se lo avesse voluto (vedere il cap. 6). O se dagli anni '50 avesse disciplinatamente seguito il cursus honorum nel Pli, con tutta probabilità già negli anni '60 avrebbe agguantato una poltrona da sottosegretario o ministro. "Ma io sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente. Faccio politica sui marciapiedi", dichiara compiaciuto a Panorama nel dicembre '75.

E proprio Una vita politica da marciapiede avrebbe dovuto intitolarsi un libro su Pannella programmato da Bompiani nel gennaio '76, scritto da Andrea Ketoff e curato da Umberto Eco. Per ragioni misteriose il libro non è mai uscito. "Comunque, come titolo avrei preferito Associazione a delinquere", ironizza il leader radicale. In realtà il suo sogno politico, anche in quei primi mesi del '76 in cui i partiti, per evitare il referendum sull'aborto, decidono le elezioni anticipate (come quattro anni prima per il divorzio), è quello di unirsi al Psi e di diventare, col 20% come Mitterrand in Francia, la forza egemone della sinistra.

Ma il congresso socialista nel marzo del '76 respinge le offerte radicali di alleanza. Il direttore pci di Rinascita Alfredo Reichlin ammonisce il Psi a stare lontano dal "neoradicalismo anticomunista e piccolo-borghese di Fortuna e Pannella". Il Psi obbedisce, e cerca un compromesso sull'aborto con Pci e Dc. Il Pr presenta allora liste per la Camera in tutta l'Italia tranne in Friuli, dov'è candidato il psi Fortuna. Le donne sono capoliste radicali dappertutto, e hanno il 55% delle candidature.

Pochi giorni prima del voto Pannella vola a Torino, dove incontra Gianni Agnelli all'alba: gli chiede un prestito di 200 milioni, una fideiussione da ritornargli una volta incassato il rimborso elettorale, per acquistare qualche pagina di pubblicità sui quotidiani. L'Avvocato è imbarazzato e alla fine l'accordo non si trova, anche perché Pannella pretende che la cosa sia resa pubblica.

Alle elezioni del 20 giugno '76 il Pr ottiene l'1,1%: 400mila voti, quattro deputati. È un risultato inferiore alle attese, ma tutti i piccoli partiti sono schiacciati dal 38% alla Dc e dal 34% al Pci. Pannella è eletto con 22mila preferenze a Roma, assieme a Mellini, Faccio e Bonino. I deputati radicali si impegnano subito alla rotazione a metà mandato con Cicciomessere, suor Marisa Galli e De Cataldo. Ma arrivare a questo risultato non era stato semplice. La Rai infatti aveva escluso Pr e Dp (Democrazia proletaria), partiti non presenti in Parlamento, dalle tribune politiche. Per ottenere questo diritto Pannella deve digiunare 18 giorni. Il suo quartier generale è la stanza 167 al quarto piano dell'hotel Minerva, di fronte a Montecitorio: costa seimila lire al giorno.

"Pannella non vincerà perché andrà in tv. Ha già vinto nel momento in cui ha mostrato che si ha diritto ad andare in tv, dimostrando che con la nonviolenza si può vincere senza far male agli altri", disserta Eco. Ed Emanuele Pirella: "Pannella genio della pubblicità? È inesatto. Lui inventa piuttosto avvenimenti che funzionano come pubblicità indiretta e gratuita". Più scettico Craxi: "Ha sempre avuto la vocazione del santone, come quei pastori americani che fanno impazzire le masse femminili". Entusiasta il deputato psi Falco Accame: "Lo ammiro perché paga di persona". Volgare e poetico il pci Maurizio Ferrara: "I radicali sono gente assai lasciva/finocchi e vacche nude alla Godiva".

Lo scontro più duro è proprio col Pci. I radicali che aspettano davanti ai tribunali per conquistare il primo posto sulle schede, tradizionale appannaggio comunista, vengono sloggiati in malo modo dai militanti pci. E a Pannella che va a Botteghe Oscure a protestare con una rosa in mano il portiere appioppa uno schiaffone. "Furgone d'immondizia, vomitevole guitto, istrione mellifluo, schizofrenico", gli lancia addosso Fortebraccio sull'Unità. Berlinguer commette l'imperdonabile errore di prendersela con lui in piena tribuna tv, regalandogli ulteriore pubblicità.

"A Trieste piazza Goldoni la riempie solo lui", ammette sconsolato Alberto Ronchey, candidato trombato di Pri-Pli. A Verona il capo radicale conquista il triplo degli spettatori di De Martino. A Genova, Catania, Bari i teatri sono zeppi, i poliziotti devono mandar via la gente. Alla prima seduta della Camera Pannella è già fuori Montecitorio, a protestare con un cartello: Dc e Pci, sempre più in clima di compromesso storico, si sono accordati per spartirsi le presidenze del Parlamento. Alla Camera va per la prima volta un comunista: Pietro Ingrao. Altro scontro con il Pci al momento di scegliere i posti: Pannella vuole stare a sinistra dei comunisti, e loro si imbufaliscono: "Pannella cerca spazio politico col sedere", lo fulmina Pajetta.

In Parlamento il capogruppo radicale propina ai colleghi discorsi lunghissimi. In quello sull'aborto traccia la storia delle varie teorie sulla vita del feto partendo da Aristotele, e precisa malizioso che "per San Tommaso l'embrione era inanimato". Interviene contro il trattato di Osimo, che provocherà la rivolta di Trieste e la nascita della lista del Melone. Ogni volta polemizza contro il governo Andreotti di "solidarietà nazionale", che gode dell'astensione pci, e contro il "Parlamento-squillo espropriato dai segretari di partito".

Il Pr, intanto, continua le sue tambureggianti attività fuori dal Palazzo. Nella sede radicale romana, in febbraio, si proietta Ultimo tango a Parigi, il film che la Cassazione ha bandito definitivamente dall'Italia, ordinando la distruzione di ogni copia. Nelle carceri è attiva la Lega nonviolenta dei detenuti fondata da Giuliana Cabrini, alla quale si è iscritto Pannella. Nel Pli c'è una scissione: le correnti giovanili e di sinistra fondano il Movimento liberaldemocratico. I suoi principali esponenti (Massimo Alberizzi, Riccardo Chiaberge ed Enzo Marzo, giornalisti del Corriere della Sera, e il docente universitario Vincenzo Ferrari) si candidano con il Pr nel '76.

Altri radicali si battono per la riforma dei manicomi (legge Basaglia). Emma Bonino annuncia che il Cisa ha eseguito nel '75 più di diecimila aborti clandestini. Dopo il disastro chimico di Seveso (Milano) nell'estate '76 Cisa e Mld aiutano le gestanti che vogliono abortire. Prosegue a gran ritmo anche l'attività antimilitarista. La Loc, dopo il terremoto in Friuli di maggio, propone un servizio civile di massa per le zone colpite.

"Eravamo davanti all'ambasciata di Francia, in piazza Farnese", racconta Jean Fabre in Fare l'amore non la guerra (scritto con Claudio Jaccarino, ed. Gammalibri, 1980), "c'erano Pannella, Rosa Filippini, Mirella e Jean Yves. Lì, una sera d'agosto del '75, è nata la marcia antimilitarista del '76 a Verdun, massimo "tempio sacro" del militarismo in Europa. Avevamo appena concluso l'ottava marcia in Italia, da Trieste ad Aviano. "Ho un'idea in testa da quattro-cinque anni", disse Marco, con il suo eterno sorriso: "Bisogna andare da nonviolenti proprio là dove è più difficile andare, in Europa"".

Nascono così, da quelle italiane, le marce antimilitariste internazionali. Nel '76, dopo il percorso Trieste-Aviano-Peschiera, tutti verso la Francia in pullman, e di nuovo in marcia da Metz a Verdun. Infine, da Cagliari alla Maddalena: dieci giorni di cammino sotto il sole d’agosto in Sardegna. Un migliaio i partecipanti. Davanti alla base atomica Usa della Maddalena il 19 agosto, ultimo giorno di marcia, Pannella ormai deputato impedisce una carica della polizia telefonando a Francesco Cossiga, neoministro sardo dell’Interno. Ogni sera, alle fine di ogni tappa, si esibiscono il Living Theatre di Julian Beck e vari musicisti: Bennato, Battiato, James Senese con i Napoli Centrale. Commenta Roberto Gervaso: "Ha fatto più marce Pannella di Abdon Pamich".

Ma chi è questo signore ormai di mezza età che neanche l'entrata nelle istituzioni sembra aver domato? L'intervista più buffa dell'epoca è quella di Sabina Ciuffini, ex valletta di Mike Bongiorno, che Pannella invita a pranzo a casa sua. "Esito un attimo", scrive lei, "con tutto quel che mi dicono di lui, droga, libero amore, omosessuali, sarà un posto adatto per una signorina di buona famiglia?"

Sabina sale al quinto piano senza ascensore di via della Panetteria, dietro la fontana di Trevi, e si ritrova nella soffitta di Pannella. Calda d'estate e fredda d'inverno: non c'è riscaldamento. Non c'è neanche la tv. Il telefono è soltanto a manovella: un collegamento privato con l'ufficio radicale alla Camera. Non c'è citofono: per evitare di salire inutilmente conviene chiamare il radicale Mario Signorino che abita nel palazzo di fronte, e farsi dire da lui se da Pannella le luci sono accese. Per la Ciuffini Marco prepara mezzo chilo di pasta. I bicchieri sono ex vasetti di Nutella: "Non ho bisogno di spendere per sentirmi vivo e felice", si giustifica il leader radicale, che nel '76 paga 40mila lire al mese d'affitto .

Con Pannella c'è la sua compagna dal '74, Mirella Parachini, ginecologa, radicale anche lei. "Aveva 16 anni quanto l'ho conosciuta al Pr. Era al liceo. Nei primi tempi i suoi genitori mi consideravano un depravato seduttore di bambine, poi mi hanno perfino regalato uno stereo". Pannella è bisessuale, e non nasconde i suoi amori. Ancora nel '92, a una domanda indiscreta sull'argomento in tv, ha fatto arrossire la presentatrice Elisabetta Gardini. "Io non convivo, vivo con", filosofeggia Pannella, "perché viene sempre il momento in cui anche il rapporto più intenso cede alla noia. Allora bisogna avere il coraggio di trasformarlo in qualcosa di diverso per non farlo morire".

"Rarissimamente riesco a dormire solo", dice il leader radicale, "la mia casa è sempre piena di gente. I politici invece sono sempre soli, basta guardarli. Quando escono dalla Camera buttano giù un pasto e poi si cercano un cinema dove sonnecchiare prima di andare a dormire". La Ciuffini si spinge in particolari anatomici: "Pannella mostra i suoi anni e i suoi digiuni solo nelle natiche un po' scarne". E infine confessa: "Sabina l'astuta è completamente sedotta".

Non è l'unica, fra le intervistatrici di Pannella. "Alle donne fa un effetto speciale", scrive Paola Fallaci su Annabella, "è l'unico che lotta veramente, sinceramente per noi". E Natalia Aspesi: "Ha il potere di far girare la testa". Giulia Massari: "I suoi occhi azzurri non hanno la particolarità dell'occhio chiaro, cioè lontananza, ma sono affettuosi e attenti". Camilla Cederna: "Ha uno sguardo myosotis canzonatorio". Insomma, ha ragione Craxi: le donne sono ai suoi piedi. Gli uomini un po' meno: "A metà fra il liberal americano e il gauchista francese: troppo affascinante per non diventare antipatico", taglia corto Alberto Papuzzi sulla Stampa. E lui, Pannella? ."Sa di essere un gran bell'uomo. Bisogna vedere come sgrana gli occhi in tinta con la camicia celeste", testimonia Paola Fallaci. Conferma la Ciuffini: "Al suo passaggio non ce n'è una che non alzi gli occhi per sorridergli. Poche persone come Pannella sono capaci di suscitare sentimenti così violenti e contrastanti. Alcuni lo amano ma molti, non c'è dubbio, lo odiano. Anzi, lo strozzerebbero volentieri. E a lui la cosa piace da matti".

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