Capitolo 15 - 1975
TUTTI IN PRIGIONE

Il 1975 per i radicali è l'anno delle prigioni. Finiscono in carcere per procurato aborto a Firenze in gennaio Adele Faccio e Spadaccia, e in giugno Emma Bonino. Pannella viene arrestato in luglio per una fumata pubblica di hashish. Ma il '75 è, soprattutto, l'anno del successo per la campagna del referendum sull'aborto: 750mila firme raccolte dal partito radicale in tre mesi con l'appoggio di Espresso, Uil e qualche socialista.

"Signor procuratore generale Calamari, per tutelare dunque la sanità della stirpe o della razza, avete catturato il segretario nazionale del partito radicale Gianfranco Spadaccia. All'alba: non era il lattaio, eravate voi", scrive Pannella sul Mondo in gennaio. "Dalle alture della sua città, dove riposa Ernesto Rossi accanto ai fratelli Rosselli, una voce calerà certamente stanotte per dare alla vostra preda, rinchiusa nelìe Murate, il grazie che si deve dai padri al figlio che sa lottare, come loro ci chiesero. In Arno, in quelle ore, caleranno siìenziosi, come da vent'anni, nel liquame, ad ogni momento, ammassi di feti squarciati, con il sangue copioso uscito dai ventri raschiati delle donne in lacrime che non hanno potuto voler essere madri. (...) Nei giorni scorsi, a Milano, una redattrice di Amica ha individuato da sola 37 medici, su cinquanta visitati, che procurano aborti".

Queste parole Pannella le scrive all'indomani della chiusura della clinica fiorentina e dell'arresto del dottor Giorgio Conciani, membro del Cisa guidato dalla Faccio. Conciani praticava aborti con il metodo Karman dell'aspirazione, meno dannoso di quello del raschiamento. Spadaccia e Pannella si dichiarano subito corresponsabili. Il 12 gennaio il pm Carlo Casini (futuro deputato dc e fondatore del Movimento per la vita) fa catturare Spadaccia. Lo scandalo è enorme. La notizia finisce sulla prima pagina di tutti i giornali. È la prima volta che il segretario di un partito finisce in carcere. Casini non poteva regalare pubblicità migliore ai radicali.

Il 24 gennaio Mld e Pr aprono a Roma una conferenza nazionale sull'aborto programmata da tempo. Il giorno dopo al teatro Adriano si fa arrestare Adele Faccio. In febbraio vengono raccolte 2700 autodenunce per aborto. Pannella, Ada Rossi, la teologa Adriana Zarri, suor Marisa Galli (allontanata dal suo istituto perché ha votato per il divorzio) e tre borgatare romane che hanno abortito presentano la richiesta di referendum sull'interruzione di gravidanza. Tutti i partiti tranne l'Msi si affrettano a presentare progetti di legge sull'argomento. L'Espresso mette a disposizione di Pannella una pagina alla settimana, e scuote l'Italia con la copertina di una donna incinta nuda crocifissa. Nascono 463 comitati per la raccolta delle firme. Il 15 luglio il traguardo è raggiunto: 750mila adesioni.

Pasolini dissente dai radicali sull'aborto. Gli risponde Pannella (Espresso, febbraio '75): "Ci sono problemi di coscienza più gravi del codice genetico di uno zigote, cioè d'un ovulo fecondato da pochi giorni o settimane. Per esempio quello dell'80 per cento dei bambini messi al mondo in intere regioni di questa Terra che muoiono soffrendo orribilmente, assassinati dalla fame e dalle malattie. Grazie anche all'enciclica Humanae Vitae di Paolo VI".

Perfino Novella 2000 e Amica, a questo punto, intervistano Pannella. "I problemi quotidiani di ognuno di noi hanno la preminenza su tutti gli altri", sostiene il leader radicale con Virginia Visani di Amica, "ecco perché noi parliamo di amore, di sessualità, di masturbazione, di divorzio e di aborto come aspetti politici dell'individuo. Facevamo già nel '62 il nostro discorso reichiano sulla liberazione sessuale, la castità e la verginità come oppressione della donna. Poi la nonviolenza, la critica al ruolo maschile tradizionale, alla cultura dell'aggressione, alla gerarchia come dato di efficienza. Noi abbiamo capovolto tutto. Il massimo dell'efficientismo è proprio l'essere disordinati, per impedire la formazione di ruoli gerarchici. E questo anche nella famiglia, nella coppia, nell'amore".

E le femministe che ti attaccano perché assumi la paternità delle battaglie delle donne?, gli domanda Amica. "Sono delle aristocratiche. Disprezzano quelle che secondo loro sono donnette sprovvedute, che non sanno, che hanno bisogno di Gary Cooper, del mito, del divo, e lo ritrovano in politica. E quello sarei io".

Pannella, non più iscritto al partito radicale, lo è invece al Mld. E al secondo congresso del Movimento di liberazione della donna, nell'aprile '75, si vanta: "Come antimilitaristi abbiamo distrutto il tabù di una patria fondata sul guerriero e della donna come sua ausiliaria, il più spesso nei casini o nei suoi squallidi e tristi "riposi"".

Il governo di Aldo Moro intralcia burocraticamente la raccolta di firme sull'aborto. Poiché il presidente del Consiglio sfugge a Pannella, questi lo va a cercare all'università di Roma. Entra in aula mentre Moro tiene lezione e gli urla: "Professore, parli ai ragazzi dei diritti negati!". La scorta è paralizzata dalla sorpresa. "Dopo un breve colloquio in disparte", ricorda Pannella, "Moro mi promise un intervento in 48 ore. Cosa che fece, incredibilmente per i secolari tempi morotei".

Alle amministrative del 15 giugno '75 il Pr invita a votare Psi e Avanguardia operaia, e a Roma per Franco De Cataldo, della sinistra repubblicana, avvocato di Pannella. Il quale negli stessi giorni sull'Espresso polemizza duramente contro la legge Reale (dal cognome di Oronzo, ministro pri della giustizia) che "aggrava le leggi fasciste sull'ordine pubblico". È l'inizio delle leggi d'emergenza contro i terroristi. "Licenza d'uccidere per salvare il disordine costituito", la bolla Pannella. E attacca la Stampa: "Secondo Arrigo Levi e Carlo Casalegno saremmo responsabili di un "assalto alla Dc goliardico e parolaio". Intanto però la Stampa deve rinunciare alle collaborazioni dei suoi più autorevoli giuristi: sono diventati "radicali" anche loro! Giovanni Conso, per esempio, è contro la legge Reale".

Terminata con successo la raccolta di firme sull'aborto, i radicali continuano a chiedere sottoscrizioni anche per altri cinque referendum: Concordato, tribunali e codici militari, reati d'opinione e la nuovissima legge Reale. Ma, per il secondo anno consecutivo, falliscono il traguardo del mezzo milione di firme.

Intanto Pannella si lancia nella disobbedienza civile anche sulla droga: il 2 luglio convoca una conferenza stampa a Roma nella sede del Pr in via di Torre Argentina, invita anche la polizia e si fa arrestare dopo aver fumato una boccata di uno "spinello" con un grammo e mezzo di hashish. Loris Fortuna gli siede accanto. Sotto i flash dei fotografi il commissario capo dell'antidroga Ennio Di Francesco sequestra il corpo del reato, ammanetta Pannella, lo carica su una Giulia bianca e lo porta a Regina Coeli.

Altre prime pagine guadagnate su tutti i giornali, grazie a questo ulteriore gesto "socratico". È la prima volta che Pannella finisce in prigione in Italia (c'era stato a Sofia nel '68). Ma ad aumentare il clamore sul caso c'è anche il commissario Di Francesco che gli manda un telegramma in carcere "Sono d'accordo con lei. La ammiro per il suo nobilissimo gesto. Ci vuole una nuova legge sulla droga. I ragazzi muoiono…". Colpo di scena. Di Francesco viene sospeso dal servizio. Tutta l'ltalia si divide: pro o contro Pannella.

"Inutile esibizionismo", critica il comunista Alessandro Natta. "Aberrante", tuona il Pri, ma Oscar Mammì si dissocia. Anche il liberale Aldo Bozzi assolve Pannella: "Il Parlamento è troppo lento". Gli extraparlamentari lo ignorano o lo criticano. Gabriella Farinon, Lando Buzzanca, Eco Moravia e Pasolini invece lo appoggiano. Messaggero e Corriere della Sera pubblicano editoriali in suo favore.

Giovani cattolici delle comunità antidroga Abele di Torino e di don Gino Rigoldi a Milano digiunano per sollecitare la nuova legge. Li benedice il cardinale torinese Michele Pellegrino. "Non possiamo mettere sullo stesso piano consumatori e spacciatori", dichiara l'arcivescovo di Milano Giovanni Colombo. Perfino l'Avvenire e il Messaggero di Sant'Antonio criticano il progetto governativo: "Hashish ed eroina non sono la stessa cosa". La rivista cattolica Il Regno chiede la liberalizzazione delle droghe leggere.

"A noi che abbiamo letto Baudelaire sull'alcool e sull'hashish fa sghignazzare il romanticume del "maledetto" che si apparta dalla società "fumando", proprio non ci impressiona", racconta Pannella a Gian Franco Vené che lo intervista sulla Domenica del Corriere nel luglio '75. "Dieci anni fa abbiamo fatto uscire di prigione due ragazzi che si erano beccati due anni per due grammi di erba. Fummo i primi a sollevare la questione: l'hashish non è droga, perché non crea assuefazione. Lo dice l'Organizzazione mondiale della sanità".

Durante il suo "soggiorno" a Regina Coeli Pannella scopre che ci sono detenuti minorenni. Denuncia subito il ministro Reale e il presidente del Tribunale dei minori, fratello di Moro. Dopo tre giorni i ragazzi vengono trasferiti. L'8 luglio Pannella va sotto processo. Ma non per droga: è una vecchia denuncia per aver invitato a non votare alle elezioni del '72. L'aula è affollatissima. "Sono felice di avere così tanti spettatori", dice il pm. "Buffone, siamo venuti per lui, mica per te", risponde una voce. E il maggiore dei carabinieri Antonio Varisco (ucciso dalle Br tre anni dopo) squadra il pubblico per scoprire chi ha parlato.

Lino Jannuzzi dell'Espresso riesce a fare qualche domanda a Pannella. Le fanno male le manette? "Ho le mani grandi e i polsi grossi. Ma ci si abitua…". E in carcere? "Ho compagnia. Sono al primo braccio, con altri cinque". Dorme? "La prima notte sono rimasto sveglio". Perché? "Ho pensato a Ernesto Rossi. Un altro radicale, un altro maniaco esibizionista che faceva pagliacciate…". Rossi lottava contro il fascismo. "Si fabbricava le bombe da solo, nello studio. Piccole bombe di carta. Le voleva mettere negli uffici delle tasse: se gìi italiani non pagano le tasse, diceva, il regime crollerà più presto...". Pannella è condannato a quattro mesi con la condizionale. Poi viene scarcerato. La nuova legge sulla droga sarà approvata in autunno.

Pochi giorni dopo il suo amico Jannuzzi viene licenziato in tronco dall'Espresso perché sospettato di essere amico dello speculatore Michele Sindona. Per protesta Pannella interrompe la sua rubrica: "La superbia di Scalfari si traduce spesso in sconfitta politica, avant'ieri nel Pli, ieri nel Pr, poi nel Psi, oggi all'Espresso", dichiara, invitando a non comprare più il settimanale.

Nell'ottobre '75 un clamoroso sondaggio Panorama-Demoskopea mette ben tre radicali fra i quindici politici preferiti: Pannella (al settimo posto col 31%, dopo Berlinguer, Moro, La Malfa, De Martino, Fortuna e Zaccagnini), la Faccio e Spadaccia. Il 70% degli italiani dà "grande importanza alle lotte per i diritti civili". E il 16% dichiara di voler votare radicale, anche se soltanto la metà degìi elettori conosce il Pr, "un partito che fu di avvocati, diventato principalmente un partito di imputati", come dice Pannella a Panorama. E lancia una proposta che diventerà realtà 18 anni dopo: "Vogliamo una riforma elettorale maggioritaria a due turni, per favorire la bipolarizzazione della lotta politica e l'unificazione della sinistra. Ci sono troppi partitini, troppi cronicari politici in giro".

In novembre il Pr si riunisce in congresso a Firenze ìa città degìi aborti. Poche ore prima di essere assassinató Pasolini prepara un intervento scritto per il Congresso: "Continuate a essere voi stessi, cioè continuamente irriconoscibili. Dimenticate subito i grandi successi e continuate imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare, a bestemmiare". Consiglio preso fin troppo alla lettera da Pannella negli anni successivi, fino a oggi.

Spadaccia è confermato segretario, tesoriere diventa Paolo Vigevano. Gli iscritti sono 1600, per un terzo nuovi. Ma trenta su cento non si iscriveranno più nel '76: il turn-over è molto alto. Il Pr cambia simbolo: dal berretto frigio passa alla rosa nel pugno, emblema di tutti i partiti socialisti europei. E con il Psi Pannella spera di stringere un patto elettorale: in dicembre presenta la domanda di iscrizione al partito socialista più volte preannunciata. Intanto, un gruppo di intellettuali radicalsocialisti prepara la Carta delle libertà, un documento programmatico comune. Fra loro Gino Giugni, Gianfranco Amendola, Mellini, Rodotà, Arnao.

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