Capitolo 20 - 1980
"FERMALI CON UNA FIRMA"
"Fermali con una firma!": è lo slogan con cui anche nella primavera del 1980, per la quarta volta in sei anni, i radicali scendono sui marciapiedi d'Italia per far firmare la gente. Adesso i referendum richiesti contro i "partiti dell'ammucchiata" sono ben dieci: caccia, centrali nucleari, aborto, droghe leggere, ergastolo, porto d'armi, codice Rocco, legge Cossiga, tribunali militari, smilitarizzazione guardia di finanza. La raccolta procede con qualche affanno e alla fine, per essere sicuro di raggiungere il mezzo milione di firme necessario, Pannella appare travestito da clown con Giovanni Negri sulla tv radicale Teleroma 56 per propagandare i referendum.
Anche il Psi arriva in soccorso ai radicali nelle ultime settimane. Il tacito accordo è che alle elezioni amministrative il Pr non si presenti, anche se i radicali non invitano a votare socialista. Ma c'è pure un'altra ragione per cui Pannella è contrario a far entrare migliaia di radicali nei consigli comunali e regionali: impedire che il Pr si trasformi in un partito clientelare come gli altri, con il rischio che prima o poi qualche eletto finisca a rubare come tutti, sporcando così l'immagine immacolata della rosa nel pugno.
Per tenere lontano qualche arrivista, tuttavia, Pannella impedisce per sempre al Pr di crescere e di diventare un partito con solide radici locali. È una scelta che molti radicali di base non capiscono: hanno la sensazione che i dirigenti romani vogliano impedir loro di fare politica in proprio, e non soltanto come terminali per lotte nazionali gestite dal vertice.
Al congresso straordinario del marzo '80 che deve decidere sulla partecipazione alle amministrative Pannella fa approvare un "preambolo" allo statuto del Pr in cui la nonviolenza viene elevata a "legge storicamente assoluta, senza eccezioni, nemmeno quella della legittima difesa". Il simbolo viene abbrunato in segno di lutto per le vittime della fame, e da allora radio radicale trasmette soltanto musica sacra (dall’82 solo requiem).
Qualche radicale di solida formazione laica storce il naso di fronte a questa svolta "ideologica", se non addirittura mistica. "Nonviolenza assoluta? Il mio eroismo non arriva a tanto", obietta sconcertato Strik Lievers. Anche Pannella fino ad allora aveva sempre teorizzato la nonviolenza come strumento pragmatico, non come fine in sé. Ma nessuno ha il coraggio di contraddire quello che ormai è diventato il "guru" radicale.
"Il Pr sembra in preda a un crisi di autolesionismo, è come se avesse deciso di fare harakiri", nota Ernesto Galli della Loggia sull'Espresso. "Con che violenza Pannella predica la nonviolenza!", commenta Roberto Gervaso: "Brandendo la scimitarra lotta contro il riarmo e dichiara guerra alla guerra. Dà del fascista a chi dà del fascista a chi fascista non è, sgrana gli occhi, li punta come raggi laser su coloro che gli stanno di fronte. Quando scende in campo somiglia più a un seguace di Marte, dio della guerra, che d'Irene, dea della pace. Ogni tanto, è vero, sa anche sorridere e blandire. Le pupille allora gli s'edulcorano e inumidiscono come quelle d'un San Bernardo pronto a soccorrervi, la fiaschetta di cognac al collo. In un paese di marmotte, molluschi e camaleonti, un picchio come lui ci voleva. Che Dio lo benedica, lo perdoni, lo conservi".
Dopo le elezioni di giugno Paolo Flores D'Arcais sull'Europeo individua due vincitori, Craxi e Pannella: "Il 20% del Psi a Milano è l'unico, vero risultato europeo di questo voto. E Pannella può attribuirsi l'aumento del 6% del non-voto: schede bianche, nulle, astenuti. Entrambi sono dinamici, spregiudicati, aggressivi, tenaci. Capaci di restare per anni in minoranza, arroccati in un fortilizio di fedelissimi. Ma convinti di avere un destino nazionale. Polemici fino all'arroganza ma anche tattici straordinari, maestri del "coup de théatre", duttili nella manovra. Insofferenti e autoritari".
In Parlamento i radicali conducono uno strenuo ostruzionismo contro la legge Cossiga, giudicata "liberticida" per la sua possibilità, ad esempio, di tenere in carcere un sospettato per 48 ore senza avvocato. I deputati del Pr presentano 7500 emendamenti e parlano giorno e notte, per decine di ore. Il record lo raggiunge Marco Boato: 12 ore senza interrompersi. Il problema principale per i maratoneti della parola: come fare pipì.
I radicali temono che lo Stato, approvando leggi sempre più dure contro i terroristi, cada nella trappola delle Br e faccia la fine della Turchia: darsi in mano ai generali. "Fra tre mesi, se le cose peggioreranno, cosa vi rimarrà da fare? Dovrete portare al governo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa", dice Pannella nel suo intervento-fiume.
Ma ormai il leader radicale, l'"ayatollah del sorriso" come lo ha definito Le Figaro, passa la maggior parte del suo tempo all'Europarlamento di Bruxelles, dove pronuncia impeccabili discorsi in francese per la battaglia contro la fame nel mondo. A Pasqua replica la marcia su San Pietro. E in novembre si dimette da deputato italiano, lasciando il seggio a Rippa. Il quale, a sua volta, cede il posto di segretario a Rutelli.
Nell'estate '80 la quinta marcia antimilitarista internazionale passa nel tratto italiano (dopo Avignone e prima di Lubiana e Bucarest), dalla Spezia a Livorno. La polemica radicale contro Lelio Lagorio, primo socialista a diventare ministro della Difesa, è forte. Anche perché Lagorio propone grossi aumenti alle spese militari. In gennaio Pannella si era mobilitato subito, con comizi, dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan. E nell'agosto '80 corre a Danzica dov'è iniziata la lotta dell'elettricista Lech Walesa, capo del sindacato Solidarnosc.
In dicembre suor Marisa Galli lascia i radicali e accusa Pannella: "È un capo violento e autorirario. Un dittatore". L'astrologa Lucia Alberti invece lo difende: "Per un tipo nervoso non c'è di meglio che avere un Toro come Pannella accanto: può dargli il gusto della vita". Giorgio Bocca invece lo prende in giro: "Usa sempre il "noi", parla di sé come se fosse una comitiva".
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