Capitolo 21 - 1981
54 PREMI NOBEL CONTRO LA FAME
"Mi candido a capo del governo". Il primo gennaio '81 Pannella, ancora una volta, sorprende tutti: come, il capo dell'"armata Brancaleone" radicale vuole fare il presidente del Consiglio? "Nel 1980 il Pci ha abbandonato la strategia del compromesso storico. In Parlamento c'è una maggioranza "divorzista", sinistra più laici. Perché tornare al centrosinistra?", spiega lui. "È dal '63, con puntualità paranoide, che precisiamo il nostro programma di governo: energia, disarmo, fame nel mondo, Stato. Siamo contro la seconda repubblica: la Costituzione è perfetta, dobbiamo semmai realizzarla fino in fondo. Facciamo un'alleanza con i paesi produttori di petrolio contro il nucleare, per avere forniture a prezzo politico. Una follia? Agnelli si è alleato con la Russia e Gheddafi, noi possiamo farlo con Yamani e l'Algeria".
"Se non cambiamo il potere, l'Italia rischia la dittatura militare", avverte Pannella. Pochi mesi dopo si scoprirà il verminaio P2. "Non si possono tenere al centro della politica italiana le Br che ammazzano 40 persone all'anno, quando a tre ore d'aereo da Roma la fame ne ammazza 40 milioni, e a tre ore d'auto la mancata difesa dal terremoto in Irpinia ne ammazza migliaia. I terroristi vanno relegati in cronaca nera".
Passano pochi giorni, e Pannella si batte invece per far pubblicare a tutti i quotidiani i comunicati delle Br. I terroristi hanno infatti rapito il magistrato Giovanni D'Urso, e chiedono in cambio della sua vita la massima pubblicità per i propri deliranti proclami. I giornali decretano alla quasi unanimità il black out. Uniche eccezioni: il Messaggero filosocialista, l'Avanti! di Ugo Intini e il Lavoro di Genova diretto da Giuliano Zincone, che per questo verrà licenziato dalla Rizzoli, allora in mano alla loggia P2.
Pannella si batte come un leone contro la "linea della fermezza" che aveva già condannato Moro: "Da Almirante al senatore "a morte" Valiani, da Scalfari a Berlinguer, si è ricostruito il partito della forca. Hanno bisogno di cadaveri per fare un golpe", tuona dalla radio radicale mobilitata giorno e notte dal direttore Jannuzzi.
"I radicali sono una banda di sciacalli, fiancheggiatori e megafoni dei terroristi", accusa Giorgio La Malfa (figlio di Ugo), ministro del Bilancio. "Pannella, avevi promesso che ti occupavi solo di fame nel mondo, e invece continui a combinare gran casini", gli dice il dc Franco Evangelisti. "Sei il postino delle Br", urla Trombadori a Cicciomessere che cerca di leggere i volantini dei rapitori in Parlamento. Il 12 gennaio '81 i radicali mandano Lorena D'Urso, figlia del giudice (che diventerà poi giornalista di radio radicale), a una loro tribuna flash in tv per leggere i comunicati br censurati dai giornali. Ignobile: Pannella induce la figlia di D'Urso a chiamare "boia" il padre, titola l'Unità il giorno dopo.
Pannella scatena gli ascoltatori di radio radicale, fa telefonare in massa ai centralini dei quotidiani che vanno in tilt, svela per radio anche i numeri privati dei direttori di giornale. Alla fine, dopo l'annuncio della chiusura del supercarcere dell'Asinara, D'Urso viene liberato. Due ore dopo il rilascio Pannella passeggia in Transatlantico sottobraccio a Craxi, che ha appoggiato dietro le quinte il forcing radicale. "Il caso D'Urso ha riportato il Pr in mezzo alla mischia da protagonista, nell'agognata posizione di bersaglio esposto ai colpi di un ampio schieramento: molti nemici, molto onore", commenta Danilo Granchi sul Giornale di Montanelli.
"I brigatisti hanno definito Pannella "sciocco demagogo"", scrive Scalfari su Repubblica, "demagogo lo è certamente, sciocco assolutamente no, come può testimoniare chi lo conosce da trent'anni. L'universo di Pannella è alquanto confuso. Al centro c'è una specie di paranoia vittimistica. Mescolata ad essa c'è una concezione tolemaica che vede i radicali come l'asse della verità gravitazionale, misconosciuto però da tutti gli altri elementi del sistema. La conseguenza logica di questo modo di pensare è che il sistema va capovolto da cima a fondo, affinché le leggi della verità gravitazionale possano dispiegarsi compiutamente. Da questo punto di vista Pannella è sicuramente un sovversivo, né più né meno delle Br. Le Br usano le pistole, Pannella le parole e lo psicodramma di massa".
Nel febbraio '81 la Corte costituzionale boccia ancora una volta molti dei referendum chiesti dal Pr. Ne elimina cinque, i più popolari: caccia, nucleare, droghe leggere, codice Rocco e smilitarizzazione della guardia di finanza. Quello sui tribunali militari verrà poi evitato da una riforma in extremis. Commenta Pannella in tv: "È la corte-Beretta (nota azienda produttrice di armi da caccia, nda). Per chi crede nello Stato di diritto questi giudici costituzionali sono più dannosi delle Br".
In marzo, all'apertura della campagna per i referendum al teatro Adriano di Roma, Pannella spiazza i benpensanti di sinistra dichiarando che lui non farà propaganda contro il referendum cattolico che vuole cancellare l'aborto (quello radicale, al contrario, vuole depenalizzarlo totalmente). Poi querela Chiara Valentini di Panorama per avere "falsificato" la sua posizione. Appare allora sul settimanale un'intervista riparatoria della stessa Valentini a Pannella. Domanda: lei è per il "tanto peggio, tanto meglio?" "Attualmente i due terzi degli aborti sono ancora clandestini", risponde lui, "io sono contro il monopolio statale, che appartiene a un embrione di cultura nazista-stalinista. È la donna che deve decidere, non lo Stato. Laura Conti del Pci e Loris Fortuna del Psi sono favorevoli al referendum radicale".
Scende in polemica contro il Pr anche il Manifesto, ma per un altro motivo: i radicali hanno pubblicato un paginone di pubblicità contro la legge sull'editoria, mettendo alla berlina il quotidiano dell'extra-sinistra che incassa 337 milioni dalla Sipra, la concessionaria di pubblicità Rai finanziatrice dei giornali di partito. "I radicali incassano dallo Stato cinque miliardi, più di Rizzoli", replica il Manifesto, "e li danno alla loro radio invece che a liberi movimenti d'opinione esterni al partito, come avevano promesso agli elettori".
Nel marzo '81 il Giorno pubblica un'intervista a Pannella di Domenico Campana. "Ma per lui", si lamenta Campana, "ogni colloquio è un duello, nel quale vuole trionfare con la battuta più pronta, il ragionamento più stralucente. Non ha senso dell'humour". Questa è un'intervista, non un comizio, obietta a un certo punto Campana, interrompendo il flusso di parole pannelliano. Gli risponde pronto Supermarco: "Io anche a letto faccio comizi: l'amplesso una volta non veniva chiamato "congresso"? Non è uno scambio, una comunicazione, un rapporto? Se mi sento un giullare della Repubblica? San Francesco è il giullare della Chiesa, ma anche il santo più grande".
I referendum del maggio '81 vanno male per i radicali. Prendono appena l'11% sull'aborto, il 14% sull'abolizione del porto d'armi e della legge Cossiga, e il 22% sull'abolizione dell'ergastolo. Anche il Movimento per la vita viene sconfitto: ottiene soltanto il 32%. "Onore al Papa che va al macello nel suo referendum sull'aborto sostenendo ciò in cui crede: merita l'amore di tutti. Meglio Wojtyla della sinistra fascista e golpista", commenta Pannella. Suo bersaglio: il riarmo voluto dal ministro psi della Difesa Lagorio.
I dirigenti radicali si consolano, dopo la disfatta referendaria, calcolando che i tre milioni e mezzo di voti ottenuti sull'aborto sarebbero lo "zoccolo duro" del consenso radicale, quasi il triplo di quello ottenuto nel '79: un'illusione, che svanirà alle successive elezioni. Quanto a Pannella, che non ha fatto comizi per i referendum, è affaccendato tra Parigi e Bruxelles per trovare firme di premi Nobel su un appello contro lo sterminio per fame scritto da lui stesso.
Vive in un piccolo appartamento di avenue Louise nella capitale belga. Grazie all'aiuto di Adolfo Perez Esquivel, l'argentino Nobel per la pace nell'80, riesce a ottenere le firme di ben 54 premi Nobel. È un record: mai, nella storia, tanti Nobel avevano sottoscritto assieme un manifesto politico. Pannella si getta anche a fare campagna per Mitterrand presidente, e paga su Le Monde un'inserzione pubblicitaria in suo favore. L'Osservatore Romano, organo del Vaticano, pubblica alla fine di giugno il testo integrale dell'appello dei Nobel. Come sono lontani i tempi delle provocazioni radicali in piazza San Pietro!
Intanto, lo scoppio del bubbone P2 provoca guasti anche fra i radicali. Il Pr era stato il primo, nel '77, a denunciare con interrogazioni al governo l'esistenza della P2. Ma nell'81 i deputati De Cataldo e Roccella, assieme al direttore della radio Jannuzzi, assumono una posizione eccessivamente garantista verso i piduisti scoperti dai giudici Gherardo Colombo e Giuliano Turone: arrivano ad accusare i magistrari milanesi di pilotare lo scandalo per conto del Pci. "Sbagliano", interviene Pannella da Bruxelles, "io sulla P2 appoggio l'opera di Teodori". Si parla di crisi, di scissioni.
Pannella sta pensando ormai al suo imminente nuovo digiuno. Lo inizia il 2 settembre, ma prima deve dissipare un gran scetticismo: "Bobby Sands e gli altri digiunatori irlandesi sono morti di sciopero della fame perché sono andati in fondo alla loro follia di terroristi e soldati. Rispettiamoli per le ragioni che hanno, ma non per il loro sacrificio. Sono violenti che usano armi nonviolente, ma continuano a morire e ad ammazzare, con disciplina militare…", dichiara a Panorama.
L'intervistatrice Valeria Gandus obietta che quelli radicali sono invece digiuni a base di cappuccini. "I grandi nonviolenti, Gandhi e Martin Luther King, non sono morti di digiuno ma di piombo. Noi prendiamo tre cappuccini al giorno, cioè 150 calorie, per evitare che il primo organo colpito sia il cervello. Lo sciopero della fame nonviolento non è suicidio, non è autodistruzione. Non è olocausto, come per gli irlandesi".
L'obiettivo di Pannella è: "La sopravvivenza per un anno di almeno un decimo delle persone che nel 1982 stanno per essere sterminate dalla fame. Quest'anno nel mondo si spendono per armamenti 650mila miliardi di lire: basterebbe qualche spicciolo in meno, diecimila miliardi, per salvare subito tre-quattro milioni di persone". L'Italia nell'81 ha quadruplicato gli stanziamenti per il Terzo mondo, portandoli allo 0,23% del Pnl. Ma a Pannella non basta.
L'"ennesimo" digiuno del leader radicale in Italia non fa molta notizia. Le Monde invece pubblica un elogio di René Dumont: "Pannella è un uomo degno del nome di uomo". Il 27 settembre il capo del Pr partecipa alla marcia pacifista Perugia-Assisi. Viene intervistato da Camilla Cederna su Panorama. Digiuna da 23 giorni, ha perso 14 chili. Scrive la Cederna: "Ha un viso che emana una contagiosa letizia e un'irriverente folle ironia, capelli d'argento, sguardo allegro. Un tipo che non si direbbe allenato alla morte. Nel mio soggiorno assieme a lui entra una ventata d'aria fresca, un senso di forza e vitalità intensa. Sarà il famoso carisma?".
Parla Pannella: "La gente è stanca dei miei digiuni? È perché non sa quant'è feroce il tentativo di distrarla da quello che noi radicali facciamo. Se i potenti ritenessero che la gente è stanca di noi, non avrebbero paura di darci il nostro spazio. Per ogni arma fabbricata e pagata c'è una vita che si sta spegnendo nel mondo. C'è un verso di Garcia Lorca: "Nos queremos que se cumpla la voluntad de la tierra que da sos frutos por todos"".
Domanda la Cederna: sei contro i missili Cruise, vuoi un'ltalia neutrale? "Non siamo neutralisti", risponde Pannella, "perché la struttura dell'impero sovietico è erede di quella fascista degli anni '30. Sono contro i Cruise e le armi atomiche perché sono contro tutti gli eserciti, contro l'illusione della difesa basata sulle armi e sui generali. Solo se si è rigorosamente antimilitaristi e nonviolenti si può non essere battuti in partenza. I dirigenti del Pci invece sono ridicoli e spaventosamente irresponsabili: vogliono la Nato, vogliono gli eserciti, ma poi vorrebbero che a questi eserciti fosse precluso il rinnovamento tecnologico".
La Cederna nota che Pannella "ha quasi un piacere fisico nel rispondere", e gli domanda della sua vita privata durante i digiuni. "Proprio nei giorni di massima tensione si può realizzare la rara e splendida possibilità di riuscire in una carezza nuova. Quindi, siccome ti so curiosa, ti dico che proprio da questo mio corpo che anch'io ritenevo stremato, ho trovato e trovo amore". Cosa pensi del presidente del Consiglio Spadolini? "Confesso di avere nella mia vita altro e altri a cui pensare che non a Spadolini".
E Craxi? "Ci conosciamo da sempre, da poco più che adolescenti, io con i miei cinque anni di più. Credo di volergli bene, e sarei felice se ogni tanto ci trovassimo d'accordo. Credo sia così anche per lui. Temo molto una certa sua sordità rispetto al valore delle idee, per cui ecco il potere, ecco il vincere anziché il convincere, il dominare non gli eventi ma gli altri. Mi sembra che il suo successo sia tremendamente fragile e a termine, fondato sul cinismo, sulla doppia moralità, su una sorta di maschilista rassegnazione alla corruzione. Lui e Martelli stanno facendo un bunker, lo arredano come una reggia e lo riempiono di valvassori e famigli. Ma, nonostante certe vecchie calzette come il direttore del Tg2 Ugo Zatterin e altri giornalisti sicarietti del Psi, fortunatamente per il socialismo italiano ci siamo anche noi".
"Alle prossime elezioni quintuplicheremo di nuovo i nostri parlamentari", si illude Pannella, "perché i partiti nuovi o si riducono a sopravvivere squallidamente o si affermano subito come protagonisti. Ma ci censurano come nemmeno Bernabei riusciva a fare. Gustavo Selva almeno mi chiedeva interviste di dieci secondi. Peccato non fossero cinque, così avrei potuto limitarmi alla parola di Cambronne".
Nell'ottobre '81 Pannella interrompe per tre giorni lo sciopero della fame: "Due brioches in un momento di disperazione, per amore. Non sono un eroe". Poi però lo riprende e va avanti fino al 25 novembre: 78 giorni in totale. Si ritiene soddisfatto dei risultati raggiunti: l'Europarlamento approva la risoluzione radicale contro la fame e l'Osservatore Romano la pubblica ancora una volta, in prima pagina. Il 21 ottobre a Roma il Pr partecipa criticamente alla marcia dei 300mila pacifisti contro i Cruise a Comiso (Ragusa).
La sera del 30 ottobre Pannella riesce a strappare un Ping Pong di 40 minuti in tv con Biagi, moderato da Bruno Vespa. Esordisce Pannella: "Lego la mia vita a quella di tre milioni di persone. Ti supplico, io voglio vivere, impegnati anche tu". E Biagi, sconcertato: "Io non sono Gesù e non lo sei neppure tu". Il giorno dopo Biagi scrive sulla prima pagina di Repubblica: "Ho per Pannella rispetto e spesso anche ammirazione. Mi fa venire in mente i film di mister Smith che va a Washington. È un personaggio, fra tante, troppe figurine. Trova poco morale che si finanzino i partiti i quali già provvedono, e non con trovate limpide, a incamerare da soli. Chiede la liberazione di Rudolf Hess ed è una proposta ragionevole, le ceneri dei Savoia al Pantheon ed è un discorso umano. È stato cattivo teatro, invece, quello sul caso D'Urso. Al suo generoso vocabolario, nel quale tornano sempre i termini "amore, vita, speranza", dovrebbe aggiungerne un altro: "dubbio". È venuto al dibattito con foto sue nei vari stadi del dimagrimento, come quelle del club Contourella. Ma dovevamo parlare della fame nel mondo, non della sua". Commenta Silvio Bertoldi, su Oggi: "Il ping pong con Biagi è stato solo ping. Caro Pannella, scenda coi piedi per terra. Si occupi dello sfascio dei trasporti pubblici e di protezione civile".
Al congresso radicale di Firenze, in novembre, ci sono tremila iscritti e ben tre aspiranti segretari: l'uscente e popolare Rutelli, Rippa e Giovanni Negri. Pannella passa tutta una notte per cercare di mettere d'accordo i tre giovani ambiziosi. Racconta Bandinelli: "Marco era seduto e parlava, parlava a bassa voce, continuamente, ritmicamente. Io, dico la verità, un sonnellino di un quarto d'ora me lo sono fatto. Ma lui no. Continuava a parlare, e anche gli altri a un certo punto hanno chiuso gli occhi. Per ultimo è crollato Rutelli".
Alla fine, per evitare spaccature, Pannella ritorna segretario dopo 14 anni e nomina quattro vice: Rutelli, Negri e i "rippiani" Maria Teresa Di Lascia e Gaetano Quagliariello. Tesoriere è Crivellini. Il congresso radicale fischia il vicesegretario PSI Valdo Spini. La minoranza di Ercolessi, Ramadori e Laurini ottiene il 20%. Ma anche diversi deputati si allontanano da Pannella: Roccella, Pinto, Boato, la Macciocchi. E il neosegretario radicale, violando le regole interne, non si dimette da eurodeputato.
La frase di Pannella che fa più notizia, nel novembre '81, è: "Fra Chiesa e Stato, oggi m'iscriverei alla Chiesa". Finiti i tempi in cui citava da Esprit: "Per essere credenti non si può non essere anticlericali".
Rutelli, liceo dai gesuiti, si accoda al nuovo corso: "Giovanni Paolo II è un papa nuovo, di opinione e non di potere". Spadaccia incontra Alfredo Battisti, vescovo di Udine e presidente della commissione Cei (Conferenza episcopale italiana) per i problemi sociali. Adesioni alla lotta contro la fame vengono chieste anche al vicario di Roma Ugo Poletti, al vicepresidente della Caritas Giovanni Nervo e al ministro degli Esteri vaticano Achille Silvestrini. È una clamorosa conversione, per un partito che fino a cinque mesi prima pretendeva l'aborto libero e gratuito.
L'ultimo fuoco d'artificio dell'81 Pannella lo lancia chiedendo per la seconda volta (dopo il '75) la tessera Psi. E questo dopo un anno intero di insulti: "La politica di Craxi rievoca i segni del nazionalsocialismo", dichiarava Aglietta. "Voi socialisti avete bisogno di me", assicura adesso Pannella. "Metta a posto il suo, di partito, che ne molto più bisogno", gli risponde Giuseppe Tamburrano.
La sezione Psi Centro di Roma però lo accoglie, con sette voti contro sei. Ma alla fine la direzione Psi respinge la domanda di Pannella: "Niente doppie tessere". "Ma anche il vostro capogruppo alla Camera Silvano Labriola ha la doppia tessera: la sua è la numero 2066 della P2", conclude con uno sberleffo il radicale Crivellini.
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