Capitolo 22 - 1982
"CARO ALMIRANTE, SEI UN "DIVERSO"
All'inizio dell'anno i deputati radicali, giunti a metà mandato, dovrebbero dimettersi per "ruotare" con i primi non eletti. Ma soltanto Melega e Crivellini lo fanno, cedendo il posto a Franco Corleone e Giuseppe Calderisi. Pannella e la Macciocchi si erano già dimessi nell'80, ma conservano il seggio a Bruxelles (sono subentrati Rippa e il docente di storia del cinema Pio Baldelli). Ormai il gruppo parlamentare radicale è spaccato da dissidi vari. Alla fine se ne andranno ben sette deputati su 18: un record negativo che seppellisce il generoso esperimento del Pr come "autobus" aperto agli esterni, tentato da Pannella nel '79.
In un'intervista del gennaio '82 a Sorrisi e Canzoni Pannella si dimostra però ottimista: "Alle prossime elezioni raddoppieremo i voti". Spadolini? "Un pasticciere". La vostra rosa può essere recisa dalla falce? "Le rose sono fatte per essere colte o per essere offerte. Non per finire in banca o in un letamaio, che poi sono la stessa cosa". Infine, accusa di "associazione a delinquere" Sergio Zavoli (Psi) e Willy De Luca (Dc), presidente e direttore generale Rai, per le censure subite.
Subito dopo Pannella torna su tutte le prime pagine: è il primo segretario di partito che partecipa a un congresso del Msi. Almirante, quando lo vede arrivare, grida dal palco: "Il fascismo è qui!" E Pannella nel suo discorso risponde: "Rifiutiamo qualsiasi ostracismo, difendiamo il diritto alla parola e alla diversità per tutti". Poi cita Terracini, Ernesto Rossi e i fratelli Rosselli, incarcerati o assassinati da Mussolini. E alla fine riceve anche un applauso.
Indro Montanelli è entusiasta. Scrive su Oggi: "Pannella, ti voglio bene perché credi nella libertà. Hai dato una vera lezione di democrazia a tutta la classe politica italiana. Per questo meriti stima e simpatia. La stragrande maggioranza dei miei lettori detesta Pannella per lo scompiglio in cui ha gettato molte famiglie, arruolandone i figli nelle crociate più bislacche. Ma Dio sa quanti suoi giovani seguaci senza di lui sarebbero finiti nelle Br. Lui si diverte anche a farmi dispetti personali. Una delle ragioni per cui ha scelto come sua palestra piazza Navona è perché sa che lì abito io. E siccome conosce anche i miei orari, indice i suoi comizi proprio all'ora in cui vado a dormire. Una volta, in seguito a mie rimostranze più vivaci del solito, fece distribuire fra i suoi marmaglioni un volantino che diceva: " Urlate a bassa voce: Montanelli riposa"... Se commette errori, come spessissimo gli capita, sono errori che odorano di bucato".
A sinistra però Pannella raccoglie soltanto critiche per il suo gesto. Anche all'estero: Le Monde titola un articolo I nuovi amici di Pannella, e lui querela per diffamazione. Perderà la causa. Bernard-Henry Levy e la Macciocchi, autonominatisi custodi dell'antifascismo, alzano alti lai. Ma Pannella se ne infischia, e anzi nel maggio '82 raddoppia: in un dibattito tv di un'ora con Almirante accusa il capo neofascista di "tacere quando ai diseredati del Sud che vi votano tolgono di bocca 50mila miliardi destinati alle spese militari". Fra le scintille del contraddittorio Almirante ironizza: "Lascia stare i "diversi", che mi dà noia essere chiamato così".
Nel marzo '82 Pannella si stabilisce a Bruxelles per "deitalianizzare" il partito radicale. Attacca Craxi: "Il suo Psi non è più un partito: è un'azienda". Contrattacca Baget Bozzo, aedo del garofano, in un editoriale su Repubblica: "Il sale radicale è diventato scipito? Pannella impedisce la nascita di un partito radicale. Ha fatto di sé una sacra rappresentazione laica, godibile ma non imitabile: come lui non ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno. Un giorno chiede la tessera Psi, il giorno dopo va al congresso Msi".
In aprile Pannella intuisce che i deputati del Pr Boato, Pinto e Ajello si stanno avvicinando al Psi. Querela Boato: "Sei un clerico-comunista". Risponde l'altro Marco: "Hai una sindrome da complotto, sei preda di manie di persecuzione". Due galli in un pollaio. Intanto in Parlamento i radicali conducono una dura battaglia contro gli aumenti delle spese militari, raddoppiate in soli due anni: cinquemila miliardi nell'80, diecimila nell'82. Ma per non essere accusati di filosovietismo, come capita al Pci impegnato in quei mesi contro i missili Usa a Comiso, i radicali organizzano uno dei loro famosi blitz.
Il 19 aprile '82 Ivan Novelli, Paolo Pietrosanti e una dozzina di altri antimilitaristi distribuiscono volantini contemporaneamente in tutte le capitali dell'Europa orientale. "I governanti dell'Est e dell'Ovest che accumulano armi e non fanno nulla contro lo sterminio per fame sono criminali che meritano un nuovo processo di Norimberga", dice Pannella a Oggi, "anche Pertini dice di svuotare gli arsenali ma poi firma gli aumenti delle spese militari".
In luglio Pannella intraprende un nuovo sciopero della fame e della sete, l'undicesimo della sua carriera. Chiede l'approvazione di una legge per il Terzo mondo che i radicali hanno fatto firmare a 1300 sindaci italiani, trenta vescovi e dieci ministri. Anche Spadaccia, Giovanni Negri e Valter Vecellio (capufficio stampa del gruppo parlamentare) digiunano. Negri va avanti 56 giorni, Pannella 60. Soltanto dopo gli incontri con i segretari dc Ciriaco De Mita e pci Berlinguer Pannella riprende a bere. Intanto le firme dei Nobel al suo appello sono salite a 70.
"Non è vero che siamo monomaniaci, che pensiamo solo alla fame", dice a Paese Sera, "dal '79 a oggi ci siamo occupati di aborto, caccia, droga, nucleare, codici penali, finanziamento pubblico, spese militari, P2...". Attacca Pertini: "Ha liquidato i sindaci firmatari della legge contro la fame in sette minuti, e poi se n'è andato per due ore a Cinecittà. Sono il solo a dirgli in faccia quello che molti gli dicono alle spalle, e cioè che cammina nella merda. In realtà non sopporta che io sia più popolare di lui".
Al congresso radicale di novembre a Bologna i deputati "esterni" abbandonano il Pr. Ma se ne vanno anche Rippa e De Cataldo, che dicono di rappresentare il 40% degli iscritti. "Scompariranno nel nulla", commenta Pannella, "fanno notizia solo ora perché si oppongono a noi. Quanto a Pinto e Boato, convinceranno cento dei loro elettori se si candideranno nel Psi". In effetti, l'anno dopo gli ex di Lotta Continua otterranno risultati scarsi con i socialisti.
Fra i radicali nasce un nuova stella: Gianluigi Melega, amato dalla base perché parla chiaro e semplice, senza retorica, e perché è l'unico deputato oltre a Crivellini ad aver "ruotato". Melega si candida segretario in alternativa a Spadaccia: "La mia elezione sarebbe la migliore dimostrazione che nel Pr non esiste una classe dirigente professionale". Quattro minuti di applausi. Alla fine, per mettere d'accordo tutti, viene rieletto Pannella.
Gli iscritti radicali nell'82 calano però da tre a duemila. Questo perché il costo minimo della tessera è aumentato da 20 a 70mila lire. "Solo 200 lire al giorno, neanche il prezzo di un caffè", dice Pannella. Che non si preoccupa: il suo motto è "pochi ma buoni". E poi, al Sud i "rippiani" avevano gonfiato le iscrizioni. Salvatore Sechi commenta durissimo sul Giorno: "Il pannellismo ha sepolto il radicalismo. Nel Pr c'è adesso un integralismo armato di fuhrer-prinzip e di un'ideologia piagnona. Pannella dichiara di rifiutare il finanziamento pubblico, ma in realtà lo usa con mani tentacolari". E Flores D'Arcais sul Manifesto: "Ecco il centralismo carismatico". A Natale Pannella va a Catania per la marcia antimilitarista Catania-Comiso, organizzata in contrapposizione a quella del Pci Milano-Comiso. Fra i nuovi iscritti radicali c'è Paola Negri: è la moglie del filosofo Toni Negri, in carcere senza processo dal 7 aprile '79.
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