Capitolo 23 - 1983
TONI NEGRI

Ma come fanno i radicali a vivere senza raccogliere firme per la strada? Impossibile: muoiono. E allora, in pieno inverno, tutti di nuovo ai tavoli nel gennaio '83 per far firmare cinque petizioni: contro le spese militari, per l'aumento delle pensioni minime a 400mila lire al mese, per il controllo del commercio delle armi, contro il nucleare e contro la fame nel mondo. E come fa Pannella a non digiunare? Impossibile. E allora, via a uno sciopero della fame in appoggio alle petizioni.

In febbraio Ernesto Galli della Loggia e Fiamma Nirenstein lo intervistano sull'Europeo. Titolo: Chi non è con me è contro di sé. "Ci annega in quattro ore di parole fiammeggianti", scrivono gli intervistatori. "Senza di lui il Pr non esiste, ma i suoi avversari lo indicano come assassino del partito. Come un manager Usa, ricorda subito il nome dell'interlocutore e lo dardeggia con un giovanilistico "tu". Ha da spendere torrenti di forza. "Un uomo è ciò che fa", dice. Ma perché un leader forte come lui copre d'insulti gli avversari interni?"

"Non sono forte né io né loro", risponde Pannella, "Rippa era andato clandestinamente da Craxi. De Cataldo aveva tenuto un atteggiamento poco chiaro, di inerzia, nella commissione P2. E questo conta più della mia amicizia ultraventennale con lui. Solo a un certo punto ho capito cosa stava succedendo: il primo tentativo organizzato di corruzione nell'ambiente radicale. Jannuzzi faceva il garantista sulla P2. E io non capivo bene, chiedevo a Lino: "Che significa il garantismo in questo caso?"" È la stessa domanda che molti rivolgeranno a Pannella dieci anni dopo, quando difenderà i parlamentari inquisiti di Tangentopoli.

Dicono che il Pr è ridotto a un partito di nonne e casalinghe che ascoltano radio radicale. "Ne sono orgoglioso, la radio ha un bacino d'ascolto di 22 milioni di persone. Il Pr è un'azienda in pareggio che si mantiene con l'autofinanziamento: fatto assolutamente unico in Italia". Nell'82 il bilancio radicale è di mezzo miliardo, nell'83 di un miliardo e mezzo grazie anche a 540 milioni di rimborso elettorale. Le tessere fruttano 270 milioni nell'82, mezzo miliardo l'anno dopo. Fra le entrate, anche 24 milioni per la vendita degli indirizzari dei firmatari dei referendum a una società di mailing. Però tre miliardi di finanziamento pubblico, fuori dal bilancio di partito, vanno alla radio.

"La contraddizione c'è", ammette Pannella, "però Radio radicale trasmette in diretta tutte le sedute del Parlamento e i congressi di ogni partito". Dice Sciascia: gli italiani non pensano alla fame nel mondo, pensano alla propria. "Sciascia è un pessimista, la battaglia sulla fame è entrata con tutto il suo peso nella vita politica italiana. Tognoli si è preso un cazziatone da Craxi per aver firmato la nostra proposta. Il diritto alla vita è il primo dei diritti civili, non c'è frattura nella nostra storia. Anche divorzio e aborto erano lotte controcorrente. E poi i soldi ci sono: in molti settori, oggi, l'investimento pubblicitario è dieci volte quello della ricerca scientifica. Una follia! Personalmente, comunque, sono l'opposto di un pauperista, di un penitenziale. Tutto ciò che fa piacere uno ha il dovere di procurarselo".

Perché ti lamenti sempre della censura? "I giornalisti hanno subìto una vera e propria mutazione antropologica in questi anni. Non parliamo della Rai, che il Psi ha riempito con una schiera di killer dell'informazione ai suoi ordini… Una volta almeno c'erano editori borghesi come Crespi o Perrone che ogni tanto potevano fare i non conformisti. Quanto a noi, siamo perfetti? No. Ma superiori sì. Io sono quello a cui l'impiegato un po' spaurito che ha dato sempre del lei al capoufficio dice per strada, vincendo la sua frustrazione e la sua cultura: "Ciao, Marco!". E se un sedicenne sta per bucarsi e Andreotti gli dice "non lo fare", lui corre a infilarsi l'ago in vena. Se glielo dice Berlinguer, idem. Se glielo dico io, almeno aspetta mezz'ora".

Nella primavera '83 il Parlamento viene sciolto: elezioni anticipate. Da anni i radicali denunciano lo "sfascio" delle istituzioni, la "partitocrazia" che ha preso il posto della legge. Pannella propone di non partecipare alle elezioni, e convoca un congresso per decidere. Melega è contrario all'astensione, ma la sua mozione viene bocciata con 400 voti contrari, 341 favorevoli e 68 astenuti. Il partito è diviso a metà. Soluzione: i radicali diventano i primi al mondo che si presentano alle elezioni ma fanno propaganda contro se stessi, per la scheda bianca.

"È l'ultimo diabolica invenzione di Pannella", commenta Luigi Pintor sull'Espresso, "esserci e non esserci, votare e non votare. Lo conosco solo da sette anni, eppure la sua incombenza è tale che ci sembra senza principio né fine. È un suo dono di natura: ingigantire tutto quanto lo riguarda. Lui perde i referendum e noi con lui (ah, quel 77 per cento che adora l'ergastolo, subito rimosso dalla nostra memoria). Ma lui li vince comunque, i referendum, con quel 23 per cento che gli avanza. E come le schede bianche e gli astenuti del 26 giugno, che saranno tutti suoi. Se marcia il giorno di Pasqua si sente più devoto della gioventù papalina, se va a un congresso ultrà è più cameratesco di un ordinovista, più libertario se patteggia con Craxi, più rivoluzionario se disputa con Berlinguer".

Il 30 maggio '83 Pannella contesta Pippo Baudo a Montecatini (Pistoia) mentre trasmette Serata d'onore dell'Unicef in diretta tv. "Baudo è un buffone!", grida in sala, perché il presentatore ha propagandato in televisione contributi personali contro la fame nel mondo annunciati per telefono da politici dc. Pochi giorni dopo se lo ritrova di fronte, assieme a Enzo Tortora, in una tribuna elettorale Fininvest. Il clima è gelido. La mattina seguente, all'alba, Tortora viene arrestato per camorra.

Ma in quella elezione Pannella ha un altro detenuto eccellente da trasformare in bandiera: Toni Negri, professore universitario a Padova, ideologo degli autonomi, in detenzione preventiva da quattro anni per terrorismo. Lo candida a Milano, Roma e Napoli, anche se non come capolista. "Toni Negri è vittima di leggi imposte innanzitutto dal vertice Pci", spiega Pannella a Rossana Rossanda sul Manifesto, "che è responsabile massimo della fascistizzazione dei nostri codici. Anche in questa legislatura il Pci è stato contrario soltanto al 12% delle leggi, ne ha approvate il 70% e si è astenuto sul resto. Quella di Toni Negri sarà una scarcerazione per decorrenza dei termini decretata dal popolo".

Claudio Martelli definisce Pannella "giullare della destra". E Capanna: "Si muove come un rettile a zig zag per confondere le idee. Ha paura che i suoi voti vengano contati e si scopra che sono pochi".

Una curiosa intervista Pannella la dà alla Gazzetta dello Sport, che chiede a tutti i segretari di partito cosa faranno per lo sport. "Nulla", risponde lui, "finché non avremo pensioni minime a 400mila lire e non recupereremo le somme folli sperperate dai partiti anche per finanziare il "loro" sport, con le Arci di destra e sinistra, per fare meno che nulla".

Ecco le idee pannelliane sullo sport: "I giocatori di calcio hanno dato una splendida lezione di umanità cercando di proporre negli stadi un minuto di silenzio contro lo sterminio per fame. Noi non andremo nelle tribune delle autorità per farci fotografare con i vincitori, avvolti come Poppea nel tricolore (frecciata a Spadolini che si pavoneggiò ai Mondiali dell’82, nda), non rincorriamo come parassiti i trionfi delle nostre squadre. Spendono migliaia di miliardi per nuove armi e poi dicono che non ci sono soldi per lo sport. Ogni isolato, per legge, dovrebbe avere spazi per lo sport, altrimenti esso vivrà solo in ghetti e oasi, o sarà una fabbrica di campioni per il profitto di impresari e sfruttatori".

Alle elezioni del giugno '83 i radicali ottengono 800mila voti (il 2,2%), undici deputati (Pannella, Melega, Rutelli, Teodori, Spadaccia, Mellini, Aglietta, Bonino, Crivellini e i due Negri — che non sono parenti) più un senatore: Mario Signorino, presidente degli Amici della Terra. Il Pr cala di un terzo rispetto al '79, ma è sempre forte nelle città: 7% a Roma, Milano e Cagliari, sopra il 6% a Torino, Venezia, Verona, Napoli e Palermo. Pannella raccoglie 32mila preferenza a Roma. Negri viene scarcerato.

In agosto nasce il primo governo Craxi. I radicali prendono tutti la parola nel dibattito e ritardano di mezza giornata il voto di fiducia, ma alla fine non votano. Si asterranno per il resto della legislatura, perché si considerano non rappresentanti della nazione, ma "militanti nonviolenti all'interno delle istituzioni". Salvatore Sechi prende ancora di mira il Pr sul Giorno: "L'azienda radicale ha una catena di montaggio che le consente di sfornarne una al giorno. Ha accusato il Pci di essere socio in affari con Licio Celli per le nomine piduiste avallate da Ugo Pecchioli, per i rapporti fra Adalberto Minucci e Tassan Din, per i venti miliardi prestati a Paese Sera dal Banco Ambrosiano. Craxi accenna alla fame e alle pensioni, e Pannella gli promette appoggio". Dp attacca i radicali: "Non avete votato contro un governo che ha come ministro il piduista Pietro Longo".

In ottobre il Parlamento concede l'autorizzazione all'arresto di Toni Negri, e i radicali non votando risultano determinanti. Nel frattempo, però, il professore è scappato in Francia sulla barca di Emma Bonino, con l'impegno socratico di tornare per farsi arrestare in grande stile e suscitare così un "caso". Ma a Parigi Negri cambia idea. Pannella lo aspetta fremente per settimane, finché non gli scrive furibondo una lettera aperta che il Corriere della Sera pubblica in prima pagina col titolo Pannella a Negri: consegnati o lascia il Pr: "Caro Toni Negri, ti occupi di tutto tranne che del tuo processo, dei tuoi compagni di prigionia, delle carceri, cioè delle ragioni per cui sei stato eletto, e non per fare l’"intellettuale europeo" privilegiato, come pensa la Macciocchi. Ho rispettato col silenzio la fuga di Oreste Scalzone, malato, terrorizzato e patetico. Ma lui non era deputato. Dovevi dare forza, invece che debolezza, ai 25mila detenuti in attesa di giudizio".

Commenta Bocca su Repubblica: "Assistiamo con tristezza al balletto fra Negri e Pannella, che prima lo fa liberare e poi si astiene sul voto per rimetterlo in prigione. Quanto a Negri, prima promette indefettibili impegni a fianco dei compagni di galera, poi rivendica il diritto alla latitanza. È difficile conservare il rispetto di sé e degli altri. È triste che il radicalismo contemporaneo si affidi a simili campioni".

Gigi Sabani nell'autunno '83 fa di Pannella il suo cavallo di battaglia per le imitazioni a Premiatissima, ogni sabato sera. Francesco Alberoni analizza Pannella il Capo in un editoriale su Repubblica: "I giovani cercano ciò che è stato loro insegnato durante l'infanzia. Quasi tutti gli italiani hanno avuto un'educazione religiosa. Qui Pannella sa far vibrare corde profonde. È di sinistra, ma non ha mai avuto alcun rapporto col marxismo. Quando va in Vaticano o dal Msi, invece, sembra il sindaco "santo" di Firenze La Pira. Ma c'è in lui una dissonanza impressionante: quando fa il capo del Pr. Allora diventa un incontrastato padrone".

Al congresso radicale di Rimini del novembre '83 Pannella attacca Toni Negri ("Cicciomessere, la Faccio, la Bonino e Spadaccia per le loro idee si sono fatti arrestare"), i giornalisti ("Avevate scritto che nell'82 abbiamo avuto una scissione del 40%, ma gli iscritti quest'anno sono aumentati del 70%"), i pacifisti ("Neutri e non neutrali: Mosca delenda est", e infatti il Pr non partecipa alla marcia anti-Cruise a Roma) e i filoarabi ("Israele è l'unico paese democratico in Medio oriente"). Segretario diventa Cicciomessere, tesoriere Rutelli. Poi Pannella va a farsi eleggere consigliere comunale a Napoli, e intanto riannoda i rapporti con Craxi che lo riceve amabilmente a Palazzo Chigi.

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