Capitolo 24 - 1984
ENZO TORTORA

"Pronto, sono Marco Pannella, c'è Enzo?" È una mattina di maggio nell'84. Il telefono, nella casa milanese in via dei Piatti, suona per quello che fino a un anno prima era l'uomo più popolare d'ltalia: ben 28 milioni di persone si mettevano ogni venerdì sera davanti alla tv per vedere Portobello. Un record insuperato.

Ma per Enzo Tortora dalle 4.15 del 17 giugno '83, quando viene arrestato all'alba nella sua camera dell'hotel Plaza in via del Corso a Roma, lo stesso di De Michelis, la vita è finita. Accusato di essere un camorrista e uno spacciatore di droga, il presentatore resta sette mesi in carcere. Poi i magistrati napoletani Lucio Di Pietro (nessuna parentela con Antonio) e Felice Di Persia gli concedono gli arresti domiciliari.

Quella telefonata di Pannella lo prende alla sprovvista. "Caro Marco, candidarmi io con i radicali al Parlamento europeo? Mah, non so, ti ringrazio molto, sono commosso… Forse dovrei parlarne con il mio avvocato Raffaele Della Valle". "Parlaci subito, Enzo, non c'è tempo. Oggi è l'ultimo giorno per presentare le candidature. Adesso sono a Roma, ma sto prendendo l'aereo per Trieste dove ho un comizio che non posso disdire. Verrà da te Emma Bonino stasera. Fai comunque preparare tutti i documenti. Non dirmi di no. Ti abbraccio..."

È il suo stile. Ha conquistato così cinque anni prima anche il ritrosissimo Sciascia: un viaggio fino alla sua Racalmuto (Agrigento), poche e intense parole. Ma Pannella questa volta deve anche far dimenticare il brutto episodio dell'anno prima, con l'elezione e la fuga di Toni Negri. Ogni anno un martire da sventolare per pigliare voti?

Tortora non si fa sfiorare da questi cattivi pensieri. Ci sta. È entusiasta. Il problema della giustizia che non funziona in Italia non è soltanto suo: a questa conclusione è giunto già da solo nei lunghi mesi in cella. Alle elezioni è un trionfo. Tortora, capolista in tutta ltalia, diventa eurodeputato con centinaia di migliaia di preferenze. Grazie a lui il partito radicale ottiene il 10% a Palermo e Catania.

Pcr Pannella il 1984 era iniziato con una brutta notizia: il Concordato del '29 contro il quale si è tanto battuto viene sostituito da una nuova intesa fra Italia e Vaticano firmata Craxi. Ma restano vari privilegi per la Chiesa cattolica. Il 26 gennaio Pannella sale in cattedra e tiene lezione sulla P2, titola il Giorno un articolo di Giuliano Gallo: "Ha inchiodato per cinque ore sui banchi la commissione parlamentare d'inchiesta. Una lettura originale, diversa da quelle sentite finora. Un Pannella al meglio delle sue possibilità di incantatore". Il leader radicale tira fuori una sua interrogazione del gennaio '77: "Perché Andreotti riceve Licio Gelli a palazzo Chigi?" Continua Pannella: "Giorgiana Masi assassinata nel maggio di quell'anno? Un delitto P2 al 100%. E poi i casi D'Urso, Rizzoli, Cirillo... Craxi, venti giorni dopo il sequestro D'Urso, mi disse: "Calvi e Gelli mi hanno chiamato". "E tu ci vai?" Risposta: un sorrisino…"

Ma l'impegno principale per Pannella resta sempre la fame nel mondo. Anzi: lo "sterminio" per fame, come lui vuole che si dica sempre, "perché nelle parole è inclusa tutta la nostra possibilità di vincere o di essere sconfitti". In febbraio il capo radicale va a Brazzaville, in Congo, per una conferenza Cee con i paesi africani. Là comincia un digiuno. Qualche giorno dopo l'Europeo pubblica un velenoso trafiletto. Titolo: Che forchetta Marco l'Africano. "Finita la conferenza", scrive l'Europeo, "Pannella è comparso al ristorante di un villaggio Valtur in Costa d'Avorio, dove ha preso posto a tavola. Un invitante buffet offriva penne al pomodoro, carne ai ferri, purè, frutti tropicali e bignè". Smentita dell'ufficio stampa radicale: "Il digiuno di Pannella era già terminato".

Sono ormai 80 i premi Nobel che hanno firmato l'appello contro la fame, e le firme dei sindaci sono salite a 3500. Nel marzo '84 150 deputati (primo firmatario l'ex segretario dc Flaminio Piccoli) presentano un progetto di legge: tremila miliardi per un intervento straordinario da affidare a un Alto commissario. "Altrimenti", spiega Pannella a Epoca, "i soldi finiscono nelle secche della vecchia burocrazia. In questi anni abbiamo ottenuto 4mila miliardi in più per il Terzo mondo, ma sono "aiuti" che scriveranno pagine di vergogna. Il governo in realtà sta speculando ignobilmente sullo sterminio per fame. I fondi non arrivano a destinazione". Quella di Pannella non è una denuncia generica: il Pr pubblica un dettagliato rapporto che fa rabbrividire, col titolo Dagli aiuti mi guardi Dio, che però non provoca inchieste né giudiziarie né giornalistiche.

"Signor sindaco, colleghi ladri…": così Pannella inizia, nell'aprile '84, un suo intervento al consiglio comunale di Napoli di cui fa parte da pochi mesi. I missini vogliono picchiarlo, ma vengono trattenuti dai commessi. Un mese dopo l'illustre consigliere radicale affonda il coltello nella corruzione partenopea: denuncia vere nuziali, macchine per scrivere e altri oggetti regalati dalla Regione ai giornalisti. Poi rivela che giudici e camorristi giocano d'azzardo insieme al circolo Canottieri e a quello della Stampa. In quegli stessi giorni il direttore di Repubblica Scalfari è condannato a risarcire Pannella con 70 milioni per i danni morali di un articolo diffamatorio sul caso Cirillo, l'assessore dc liberato dalle Br grazie a un accordo politici-camorra.

In maggio il tribunale di Napoli nega la revoca degli arresti domiciliari a Tortora per permettergli di fare campagna elettorale. "È un tribunale della "libertas", cirilliano e gavianeo, della Nuova famiglia", attacca Pannella. E definisce Giovanni Galloni, direttore del Popolo (il quotidiano della Dc), "un analfabeta di ritorno, una "testa d'uovo" che vuole attuare il diritto avellinese con i colpevoli nel ruolo di accusatori". In agosto Pannella visita per 12 ore filate il carcere napoletano di Poggioreale, con 2500 detenuti invece di 1300 e gli agenti di custodia costretti a dormire anch'essi in celle per mancanza di alloggi. "Voglio l'elezione diretta del sindaco", annuncia.

In maggio Pannella attacca Pertini: "Si stava meglio nel '22, il re era più rispettoso del diritto". Insulta anche Montanelli, che lo ha criticato per Tortora: "Di politica non ha mai capito nulla, l'ha colpito l'arteriosclerosi". Poi va a Muro Lucano, in Basilicata, dove un 24enne è morto nella caserma dei carabinieri dopo l'arresto. Tiene un comizio davanti a 300 persone, poi viene picchiato pure lui da un costruttore. In agosto Toni Negri lo accusa sul settimanale tedesco Stern, e lui rispondce " Corrotto e venduto".

Ma la polemica pannelliana per riempire i giornali d'estate quest'anno è un'altra. Prima pagina del Corriere della Sera, 8 agosto '84. Titolo: Pannella ci scrive: liberalizzare la droga. "È il problema fondamentale della salute stessa della nostra società e dei nostri Stati. La prima battaglia radicale resta quella contro i Cavalieri dell'apocalisse della Fame e della Guerra. Ma gli effetti del consumo di droga, pur così dolorosi e letali, sono poca cosa di fronte agli effetti della produzione e del commercio. Il regime proibizionista garantisce profitti immensi, senza confronto con quelli di qualsiasi altra impresa legale o criminale. L'intero sistema finanziario, politico e sociale rischia di esserne inquinato".

Alla fine di agosto Pannella va nella comunità per tossicomani di San Patrignano (Forlì) per un acceso dibattito con Vincenzo Muccioli, fautore della linea dura sulla droga. In dicembre scrive un altro articolo per il Corriere sull'argomento: citando il Nobel Milton Friedman, anch'egli antiproibizionista, sostiene che la regolamentazione della droga ridurrebbe i reati dell'80% e i carcerati del 60%.

In settembre parla di Roma con Antonio Debenedetti, sul Corriere: "L'unica Roma che conosco è quella tra piazza Barberini, piazza del Popolo e il Campidoglio. Il resto è Roma per convenzione ed errore. La mia chiesa preferita? Sant'Ignazio". A novembre segretario del Pr diventa Giovanni Negri, tesoriere Giuseppe Calderisi. I radicali decidono di non presentarsi alle amministrative dell'85, ma di favorire la nascita di liste verdi. Al congresso Martelli porta il saluto del Psi: "Grazie di esistere", dice ai radicali per arruffianarseli, come se fossero i "sorcini" di Renato Zero. Soltanto un anno prima li aveva definiti "giullari della destra".

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