Capitolo 25 - 1985
QUASI SOTTOSEGRETARIO DI ANDREOTTI
Nel marzo '85, sul Giorno, Pannella scrive l'articolo Radicali e socialisti all'ora della verità: "Da 25 anni voglio un grande partito socialista, laico e libertario. Oggi siamo alla resa dei conti: sia il Psi che il Pr sono giunti quasi alla fine delle opposte esperienze. Dobbiamo alzare il tiro. Il Psi paga lo scotto di una politica del potere, e non ha successi elettorali".
Che Pannella e Craxi nell'85 vadano d'amore e d'accordo non è un mistero. Ma a cosa mira realmente il leader radicale? Ora va in scena il Marco socialista, spiega sull'Europeo Andrea Marcenaro: "Il vero sogno di Pannella è guidare un nuovo partito. In marzo i dirigenti radicali e socialisti hanno avuto un incontro al vertice di sette ore. Giulio Di Donato ha preso la tessera radicale. Dice Martelli, vicesegretario psi: "Pannella ha grandi idee, idee più forti delle nostre. Bisogna che circolino anche al nostro interno". Dichiara Sciascia: "Io voto radicale. Ma se non c'è il Pr, voto Psi"".
Intervistato da Vittorio Feltri sul Corriere della Sera, Pannella dichiara: "Ci sono due miracoli nella politica italiana ed europea: il Psi, che con poco più del 10% esprime il presidente del Consiglio e quello della Repubblica, e il Pr, che con meno di tremila iscritti riesce da vent'anni a essere maggioritario nelle grandi battaglie".
Scrive su Panorama Filippo Ceccarelli: "La Dc non è più per i radicali un’"associazione a delinquere", un "partito putrescente di merda". A Montecitorio Pannella abbraccia il ministro dc Remo Gaspari e quello ricambia: "Marco, sei un diavolo ma vi voglio bene". Claudio Petruccioli, pci: "Quello di Pannella è un partitino ad alto tasso di trasformismo e avventurismo". Dp: "Pannella si è venduto a Craxi e ora gli fa la respirazione bocca a bocca". Capanna: "I radicali hanno salvato 27 volte il governo Craxi con il non voto". "Balle", risponde Pannella, "Capanna non ha partecipato a 15 di queste votazioni". Teodori: "Siamo compagni di strada di tutti e di nessuno". Piccoli: "Pannella sbraita, ma mi fido. Quelli che sembrano suoi giochi sono quasi sempre linee di un disegno complessivo". Sulla fame, sulle carceri, sulle pensioni minime il governo ha accontentato i radicali. E Pannella ha dato consigli a Craxi nell'84 su come battere l'ostruzionismo del Pci contro il decreto di San Valentino sul costo del lavoro".
Nell'85 si va al referendum sulla scala mobile voluto dai comunisti. E Pannella torna a fare il consulente governativo: "Per battere questo referendum sfascista e donrodrighesco basta non votare: il referendum cadrà automaticamente", propone. Montanelli lo loda: "È una pannellata, oltre che di Marco, di marca". Alla fine i partiti di governo non se la sentono di puntare al 50% di astensioni per invalidare il referendum: respingono l'assalto del Pci col 54% di no all'abrogazione. Ma Craxi resta impressionato dall'astuzia di Pannella. E i cacciatori ringraziano per l'idea: nel '90 la adotteranno con successo contro il referendum anticaccia.
Perché tutto questo attivismo filogovernativo di Pannella? Proprio in quelle settimane il governo deve nominare un sottosegretario per gestire i 1900 miliardi contro la fame nel mondo: bisogna spenderli in 18 mesi, come vuole la legge Piccoli finalmente approvata dopo sei anni di lotte radicali. Dichiara in marzo Pannella, di ritorno dal Burkina Faso, a Paolo Granzotto del Giornale: "Un quinto dell'Africa è ormai alla fame. Nel Sahel l'Alto commissario si deve comportare come un generale in battaglia. Guarda cosa tocca dire a un radicale pacifista! Bisogna essere senza pietà nei confronti delle nostre aziende che, con la scusa della carestia..."
Il primo aprile, non è uno scherzo, Pannella si fa avanti ufficialmente: "Contro la fame, a 55 anni, mi candido vice del ministro degli Esteri Andreotti", dichiara con ironia. Ma aggiunge serio: "I 18 mesi da sottosegretario contro lo sterminio per fame sarebbero i più felici e tremendi della mia vita. Il primo nucleo del mio esercito sarebbero i missionari che stanno lì da anni, e proclamerei il dovere di ingerenza contro dittatori come Menghistu, che affama l'Eritrea e spende il 40% del suo bilancio in armi".
Cosa suggerisce per evitare che i soldi vadano ai furbi invece che ai poveri?, gli domanda Feltri sul Corriere. "Il problema non è diverso da Napoli, Palermo o Reggio Calabria, e in alcuni casi Milano o Torino: la sola ricetta è quella del buon governo, per il quale occorre avere "mani nette e cuore di cristallo", come canta De Gregori". Come spenderà i 1900 miliardi? "Anzitutto si dovrà badare a come non spenderli. Anzi, a non dilapidarli", risponde Pannella. Quante probabilità ha di farcela? "Che probabilità hanno di farcela loro, non io. Non sono disoccupato. E non cerco elettori tra i morti per fame d'Africa".
Nonostante Martelli preferisca Pannella, alla fine il Psi sceglie Francesco Forte per guidare il Fai (Fondo alimentare italiano). Le tangenti della "cooperazione" diventeranno poi uno dei capitoli più vergognosi dell'inchiesta Mani pulite. "I palazzinari del Palazzo sentono che Pannella non è dei loro", commenta Montanelli. Sarcastico invece Gianpaolo Pansa sull'Espresso: "Gettate alle ortiche le sue magrezze da cappuccino, Pannella è ormai un incrocio perfetto fra un generalissimo sudamericano e uno di quei "commenda" aitanti che commerciano in granaglie su scala mondiale". In ogni caso, avverte Paolo Passarini del Mondo, "su almeno due problemi importanti come l'energia nucleare e gli armamenti la posizione radicale è agli antipodi di quella del governo".
Terminata la campagna contro lo sterminio per fame, che gli ha occupato tutta la prima metà degli anni '80, Pannella può dedicarsi adesso a quella per la "giustizia giusta", che porterà all'assoluzione di Tortora e al referendum sui giudici nell'87. Il 17 settembre '85 Tortora viene condannato a dieci anni e sei mesi di carcere in primo grado per "associazione a delinquere di stampo camorrista e spaccio di droga". Vari giornalisti presenti in aula brindano alla sentenza, che lo definisce "cinico mercante di morte socialmente pericoloso". Il pubblico ministero Diego Marmo sostiene che l'eurodeputato radicale è stato eletto con i voti dei camorristi. Il Pr risponde proclamando Tortora presidente del partito.
Il 10 dicembre '85 il "camorrista" Tortora pronuncia in francese un applauditissimo discorso d'addio al Parlamento europeo. E il 29 dicembre si consegna alla polizia in piazza Duomo a Milano. "Enzo sceglie la galera per sentirsi più libero", dice Pannella a Oggi, "una sola sua parola dal carcere varrà mille parole di chi lo ha giudicato. Lo conosco dal '67, faceva parte della Lid mentre gli altri intellettuali se la facevano sotto. E nel '69 se ne andò dalla Rai denunciando la partitocrazia".
Intanto, con una notevole spinta da parte radicale, nell'85 decine di ecologisti entrano nei consigli comunali e regionali d'ltalia. "Ma noi siamo verdi da sempre", tiene a precisare Pannella. In giugno Cossiga diventa presidente della Repubblica. I radicali sono contrari: volevano Cesare Merzagora o Sciascia. "Avevo indicato a Martelli anche il nome di Pierre Carniti", dice Pannella, "ma per soli due mesi non aveva l'età minima di 50 anni. Allora l'ho proposto per la presidenza della Rai". Ma Craxi gli preferisce Enrico Manca.
"Quanto guadagna Pannella"? È la domanda di un lettore del Giornale, che nel giugno '85 rileva come egli abbia tre incarichi: eurodeputato, deputato e consigliere comunale a Napoli. Risponde lui: "Non è vero che ho tre stipendi per venti milioni al mese. I milioni sono venti, ma all'anno. A Napoli non prendo neanche un centesimo, e le indennità dei Parlamento italiano ed europeo non sono cumulabili. Trattengo per me soltanto un milione e 700mila lire al mese, il resto è accreditato direttamente sul conto del mio partito. Sia a Bruxelles che a Napoli ho rifiutato l'auto e l'autista che mi spetterebbero, e per me lavorano solo volontari, non "distaccati" da enti pubblici".
Pannella spartano, ma Capanna non è commosso. Gli regala un "cadreghino", minuscola sedia di legno, con la dedica: "A nome degli operai di Dp per i servigi da te resi al pentapartivo". In agosto c'è un furto a casa Pannella. Bottino: due anelli e due orologi. Hachette pubblica il diario di Toni Negri, che del leader radicale dice: "È una canaglia, un miserabile, un mistificatore. Gli auguro di morire durante un digiuno". Risponde Pannella: "La libertà è stata la sua peggiore condanna".
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