Capitolo 26 - 1986
LA RIFORMA ELETTORALE

Non è Mario Segni il padre della riforma elettorale in Italia. Pochi lo ricordano, ma è stato Marco Pannella a lanciare la parola d'ordine "sistema uninominale maggioritario". E da una tribuna sorprendente: un'intera pagina sull'Avanti!, organo del Psi, il 14 gennaio '86. I buoni rapporti fra il leader radicale e Craxi sono allo zenit. "L'elezione diretta del deputato, dello sceriffo o del giudice, come avviene in America, fa interamente parte della nostra cultura popolare", spiega Pannella a Marcenaro sull'Europeo, in un'intervista titolata Vi servirò un voto all'inglese. "Quaranta deputati hanno già detto sì. È la corsa per dare un volto nuovo all'Italia del 2000", si entusiasma il capo del Pr.

Ma Craxi non si fa trascinare neanche in questa avventura. "Conosco Bettino da sempre", racconta Pannella a Ceccarelli su Panorama. "Negli anni '60 ci vedevamo poco, ma ci seguivamo. Una sera a Parigi andammo in birreria e discutemmo a lungo: di chansonnniers, di politica, della nostra vita privata... Nel '65 Fortuna prese la doppia tessera e cominciò la lotta per il divorzio. Nel '79, oltre a quelli di Aurelio Peccci e Terracini, feci a Pertini il nome di Craxi come presidente del Consiglio. Lui reagì strillando: "Sei un provocatore!", e per poco non mi tirò la pipa".

"Una volta mi sono autoinvitato a cena a casa Craxi a Milano", continua Pannella, "c'erano Anna, Bobo, Stefi, Paolo Pillitteri. Una serata piacevole. Poi sono stato contento di sapere che Bobo aveva preso la doppia tessera. Ho conosciuto Martelli nel '74, leggendo un suo intelligente articolo su Mondoperaio. Erano anni in cui a un giovane socialista di serie e grandi ambizioni come lui poteva costar caro parlar bene di Pannella. Io ho riconoscenze tenaci".

Nell'aprile '86 c'è il disastro nucleare di Chernobil. I radicali raccolgono le firme per i referendum contro le centrali atomiche assieme a verdi e Dp, contro la caccia soltanto con i verdi, e per la responsabilità civile dei magistrati, la riforma elettorale del Csm e l'abolizione della commissione Inquirente assieme a Psi e Pli. Inizia cosi la campagna radicalsocialista per la "giustizia giusta", sull'onda del caso Tortora, contro il carcere preventivo che dura anni, gli errori giudiziari, le scarcerazioni di pericolosi criminali per scadenza dei termini.

Poi si scopriranno le vere ragioni dell'ostilità socialista contro i giudici: ancora una volta, come per la fame nel mondo, un'iniziativa di Pannella viene strumentalizzata per ben altri fini. Comunque i referendum su caccia e Csm non passano il vaglio della Corte costituzionale. Ma nel '93, dopo i casi di Diego Curtò e di Claudio Vitalone, seppure con sette anni di ritardo, tutti riconosceranno la necessità di riformare il Csm.

Nel luglio '86 partito e radio radicale piangono miseria: arrivano pochi contributi, i bilanci sono in rosso. Eppure il Pr quell'anno incassa fra iscrizioni e contributi, escluso il finanziamento pubblico che va alla radio, ben due miliardi e mezzo. Alla radio hanno un'idea geniale: sospendono le trasmissioni e aprono i microfoni alle telefonate registrate di chiunque chiami. Così radio radicale si trasforma in uno sfogatoio nazionale non-stop, con mille messaggi al giorno, anche di oscenità e insulti. "O ci scegli o ci sciogli", è lo slogan per l'iscrizione al Pr. "Se vi sciogliete, da stronzi diventate cacarella", risponde un ascoltatore. Radio radicale, comunque, è sempre stata all'avanguardia: ha inventato i fili diretti con gli ascoltatori, le rassegne dei giornali al mattino e quelle di mezzanotte, poi copiate da tutte le radio e tv.

Il 15 settembre '86, un anno dopo la condanna a dieci anni e 1185 giorni dopo l'arresto, per Tortora è il giorno della rivincita: assolto con formula piena in appello. È un successo anche per i suoi avvocati Alberto Dall'Ora e Della Valle. Adesso Tortora desidera tornare in tv. Silvio Berlusconi gli fa la corte, vuole strapparlo alla Rai. Così Canale 5 si apre ai radicali, che vengono invitati in ogni programma. Perfino Drive in, la trasmissione dedicata ai paninari, ospita un Pannella in doppiopetto stile Chicago anni '30, con al fianco Lory Del Santo.

"Era il comico che ci mancava", commenta perfido l'autore Antonio Ricci. "Pannella star di Berlusconi", annuncia Vito Oliva sul Giorno. Ma Fedele Confalonieri, numero due della Fininvest, nega che gli inviti a Pannella servano per spianare la strada a Tortora: "Il Pr stava chiudendo, aveva bisogno di un megafono, e noi glielo abbiamo dato".

C'è un problema: se Tortora sceglie la Rai, non potrà candidarsi con i radicali. Accusa Luciano Violante, pci: "Il Pr è totalizzante. Per Pannella, Tortora è l'uomo che vale 200mila voti". Aggiunge Martelli: "Marco ha un rapporto nevrotico con i mezzi d'informazione, e sbaglia". Ma perfino la socialista Raidue apre improvvisamente le porte a Pannella, grazie a Tortora: Antonio Ghirelli, direttore del Tg2, gli fa un'intervista di ben sei minuti, e viene subito strigliato dal direttore generale dc Biagio Agnes.

I radicali premono con Tortora perché scelga la Fininvest, tanto che la figlia del presentatore Silvia (giornalista di Epoca, sposerà Philippe Leroy) litiga con Pannella e straccia la tessera del Pr. Ma alla fine Tortora decide di tornare con Portobello su Raidue, e inizia la prima puntata del nuovo ciclo con la frase: "Dov'eravamo rimasti?".

Fra Pannella e Tortora, comunque, i rapporti restano ottimi, quasi di fascinazione reciproca. "Ogni tanto Marco mi telefona a casa, a Milano", racconta il presidente del Pr, "da qualche parte d'Italia o d'Europa e dice: "Sarò da voi alle tre di notte, preparatemi la pasta al pesto". "Bene", diciamo noi, "cosi ti fermerai anche a dormire". Ma questo non avviene mai, perché Marco a un certo punto della notte se ne va, verso qualche misterioso appuntamento, verso chissà quale aereo del primo mattino".

Al congresso annuale del novembre '86 i radicali arrivano con un buon risultato: 5300 iscritti, record storico. Craxi ritarda di ore la partenza del suo viaggio ufficiale in Cina per andare ad ascoltare la relazione del segretario Giovanni Negri. Sono presenti Martelli, Biondi e i segretari pli (Altissimo) e psdi (Nicolazzi). Si è iscritto anche il boss della 'ndrangheta Giuseppe Piromalli. "Va bene, difendiamo anche i diritti degli assassini", non si scompone Pannella. Altre iscrizioni sono meno inquietanti. Quelle di Rita Pavone e Teddy Reno, per esempio, che spiegano: "Ci siamo potuti sposare grazie alla legge sul divorzio". I deputati questa volta "ruotano" come promesso: subentrano Tessari, Di Lascia, Corleone, Stanzani, Roccella, Bandinelli.

Ma Pannella non è soddisfatto, e annuncia che se non ci saranno 10mila iscritti entro dicembre i radicali si scioglieranno. E in quel caso, lei che farà?, gli chiede Marcenaro dell'Europeo. "Solo uno stronzo potrebbe rispondere a questa domanda, e mi consenta di dire che io non mi considero tale". Per tirar su iscritti Pannella si traveste da Babbo Natale in piazza Navona.

Lo prende in giro Nello Ajello su Repubblica: "Ritaglio tutte le dichiarazioni di Pannella contro i mass-media. In questi ultimi mesi il mio dossier è straripato. Mai "vox clamantis in deserto" ha avuto a disposizione assemblea più affollata. Un partito cosi piccolo come il radicale senza l'apporto caldo e continuo dei mass-media non sopravviverebbe". Pannella detesta Ajello: "Piccolo borghese ambizioso e frustrato, spocchioso napoletano, socialdemocratico di destra", lo aveva definito nel '76. La ruggine è rimasta. Ogni volta che può Ajello ricambia. Anche nel '93 sarà in prima fila a criticare Pannella.

Scrive invece Enrico Deaglio su Epoca: "Da qualsiasi parte lo prendiate, un italiano così non lo trovate. Pannella è strano, diverso, anomalo. Può parlare venti ore di seguito, può fumare 200 sigarette al giorno, può digiunare tre mesi. Nessuno se lo augura come avversario in un contraddittorio. È il dirigente politico italiano più longevo, da 25 anni leader del proprio partito, ma non ha mai avuto incarichi di governo. Dice: "Tutte le volte che ho puntato alto, ho vinto". Nessuno si alza per dirgli: "Vai a casa, non c'è più bisogno di te, le cose vanno bene cosi". Gli dicono tutti che deve continuare. E allora Pannella non deluderà, spirito generoso. Farà l'istrione, l'esagerato, il provocatore, l'allucinato. Farà tutto quello che gli italiani vogliono che faccia. Per i prossimi cento giorni, poi si vedrà".

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