Capitolo 27 - 1987
CICCIOLINA
All'inizio era sembrata una buona idea. Nel settembre '86 Carlo Romeo, giornalista di Teleroma 56, d'accordo con l'amministratore delegato Stanzani, per alzare gli indici d'ascolto invita sugli schermi della tv radicale Ilona Staller, 36 anni, in arte Cicciolina: un'attrice porno ungherese che nei suoi spettacoli dal vivo arriva a farsi penetrare fisicamente dagli spettatori (i "cicciolini"), sollevando grandi entusiasmi. In tv la Staller si limita a "mostrare la tettina", altra sua mossa tipica graditissima dagli aficionados.
Qualche settimana dopo Cicciolina, riconoscente, diventa una dei nuovi 10mila iscritti radicali. Lo scandalo è relativo, in un partito che accoglie senza problemi il capo 'ndrangheta Piromalli o il killer sventratore (delle budella di Francis Turatello) Vincenzo Andraus. E poi, "meglio le luci rosse dei fondi neri", scherza Spadaccia.
Nel maggio '87 si va a elezioni politiche anticipate. La Staller chiede di candidarsi, e il Pr la inserisce agli ultimi posti della lista nel collegio laziale, in rigoroso ordine alfabetico. La campagna di Cicciolina, però, è martellante: il suo agente Riccardo Schicchi contravviene alla tradizione radicale che non prevede propaganda individuale per i candidati, tappezza Roma di manifesti e fa "mostrare la tettina" alla sua bionda pornostar in ogni angolo di strada, provocando ingorghi nel centro della capitale.
Pannella è furibondo. Non con Cicciolina: anzi, è stato lui a dare il permesso di candidarla, contro le resistenze del segretario Negri e di Rutelli, giovani "prudes". "Io e Ilona siamo entrambi due eccentrici, sospetti di mercificare il corpo e i sentimenti", dichiara all'Espresso. Spregiudicato incorreggibile, cerca di candidare anche Licio Gelli, per farlo tornare in Italia. Ma giornali e tv di tutto il mondo puntano i riflettori sulla Staller, la fotografano, la intervistano, la mettono in copertina seminuda. Ormai è lei la candidata-simbolo radicale, come lo erano stati Sciascia, Toni Negri o Tortora.
"Per voi contano più le tette dei cervelli", ruggisce Pannella contro i giornalisti, "Scalfari non mi metteva in prima pagina su Repubblica da quattro anni e adesso mi dedica addirittura un fondo per darmi del fascista. E perché? Per la Cicciolina". La quale alla fine viene eletta, scavalcando tutti i capilista radicali a Roma tranne Pannella.
"Ancora una volta una candidatura "scandalosa" gli è scoppiata tra le mani, sottolineando il carattere d'azzardo e di scena per la scena del metodo radicale di far politica", commenta Mellini nel suo libro Il partito che non c'era (ed. Adriatica, Ancona, 1992). "Lo sberleffo che con il voto a Cicciolina tanti elettori avevano inteso fare al regime e ai partiti si è tradotto in uno sberleffo al partito radicale". Per colpa (o per merito?) di Cicciolina i radicali non entrano al governo e Pannella non diventa ministro. "Mi dispiace, la Dc ha posto il veto", gli dice Craxi.
Sfumano così nell'estate '87, con quel misero 2,6% ottenuto alle politiche, le speranze di un anno che era invece cominciato bene. Raggiunto l'obiettivo dei 15mila iscritti entro gennaio, il congresso radicale di febbraio registra un incasso record di due miliardi solo per le tessere. Prestigiose le nuove adesioni: i premi Nobel Rita Levi Montalcini, Vassili Leontief, Eugène Ionesco e George Wald, i dissidenti sovietici Leonid Pliusch, Natan Sharanski e Vladimir Bukovski, il francese Marek Halter, il ministro degli Esteri del Burkina Faso Basil Guissou: il Pr comincia a "transnazionalizzarsi".
L'Espresso dedica alla "resurrezione" di Pannella una tavola rotonda con il direttore Giovanni Valentini, il vice Maurizio De Luca e Guido Quaranta. Il leader radicale si proclama verde ("Già nel marzo '56 feci un comizio per la chiusura del centro di Roma alle auto") e spara bordate contro i pacifisti: "I comunisti organizzavano le marce su Comiso e contemporaneamente facevano passare in Parlamento gli aumenti ai bilanci militari". Allora meglio Piccoli, presentatore della legge contro la fame, della Castellina? "È aberrante far scendere in piazza i ragazzi delle scuole, generazione dopo generazione, contro la paura della morte atomica domani, e non far nulla contro lo sterminio per fame ora".
In vista delle elezioni Pannella propone a Psi, Psdi e verdi di presentarsi uniti al Senato: "Passeremmo da 63 a 83 seggi con gli stessi voti. Altrimenti, per eleggere un senatore radicale occorrono 700mila voti, mentre per un dc ne bastano 80mila". Come candidati per queste liste "laiche" il leader radicale propone Sciascia, Massimo Severo Giannini e, sorpresa, Gianfranco Miglio, futuro cervello della Lega Nord. Poi l'accordo si farà, ma limitato al Trentino con il verde Marco Boato. I radicali comunque, alleati in molte regioni a socialisti e socialdemocratici, portano in Senato Spadaccia, Corleone e Strik Lievers.
Ma se presentate candidati comuni con partiti di governo vuol dire che entrate nella maggioranza, obietta l'Espresso. "Nient'affatto, non entriamo da nessuna parte", risponde Pannella, "stiamo con chi ci sta. Il divorzio l'abbiamo ottenuto con il socialista Fortuna e il liberale Baslini. Dal '46 il quoziente reazionario, populista e illiberale è spesso maggiore nelle opposizioni che nella maggioranza. Era la convinzione di Pannunzio, Ernesto Rossi, Arrigo Benedetti: resta la nostra. Sulla legge Reale il Pci fu più "fascista" del Msi. Sono contro il nucleare dal '77, e ho avuto per anni contro lo schieramento nuclearista guidato dal Pci di Andrea Margheri".
La guida della lotta contro la fame offerta a Piccoli significa che il fine giustifica i mezzi? "Al contrario: i mezzi prefigurano i fini. Per anni abbiamo incontrato in questa lotta solo la Chiesa. Per ottenere la firma di Piccoli noi non mettemmo affatto acqua nel nostro vino". E il referendum antigiudici è fatto per bloccarli? Con l'introduzione della responsabilità civile un magistrato non farebbe più inchieste pericolose. "Nella stessa misura in cui un ingegnere rifiuta di fare grandi dighe. Chirurghi grandi, operazioni rischiose".
Più "privata" un'intervista che nell'87 Pannella concede sul Giorno ad Adele Cambria. La quale gli dice: "Sei la dimostrazione più brillante e clamorosa che non occorre andare in tv per essere conosciuti". Risponde lui: "Sono un personaggio clamoroso forse, ignoto di sicuro. È come se di Pavarotti fosse permesso ascoltare al massimo un do di petto: un urlo da solo, fuori dal contesto, diventa un espressione folle, bestiale. E io sono la vostra bestia rara, il vostro buffone. Sono conosciuto, ma come? Il 90% della gente ride se sente parlare di Pannella. Sono l'unico politico che per tre anni e mezzo non è mai andato "in voce" nei tg e nei gr".
I radicali vogliono andare al potere? "Non ci interessa il potere, ma il governo. Il Pci non è al governo dal '47, ma ha un immenso potere. Craxi ha riconosciuto che i deputati radicali hanno un'alta professionalità. Ma Cicciomessere, Bonino, Negri, Rutelli, cioè acqua, sapone e coca-cola, tutti, hanno voglia a essere bravi: li censurano!". Cos'è il carisma? "È soltanto una lunga pazienza. È la costanza dell'attenzione, come Simone Weil definiva l'amicizia".
Poi Pannella spiega la relazione un po' misteriosa che lo lega alla sua compagna, la ginecologa Mirella Parachini: "Vivere alla luce del sole è il sistema migliore per non essere visti. Con Mirella viviamo assieme da 13 anni e ogni giorno sappiamo serenamente, teneramente, che può essere l'ultimo del nostro rapporto. Invece dura. Lei fa la pendolare con l'ospedale di Fondi, in provincia di Latina, e questo dimostra quanto potere abbiamo. Non ho mai tenuto nascosti gli altri che ho amato, che amo… Anzi, ho ostentato le mie amicizie con i compagni. La vita è amore, l'amore è dialogo, il dialogo include le carezze… E la nonviolenza delle carezze o è consapevole, o è mero consumo. Avremo figli? Non siamo interessati a perpetuare meramente la specie. Quindi la scelta di un figlio, se la faremo, significherà per noi due cambiare vita, per dare spazio a una terza persona".
Nel febbraio '87 Pannella digiuna dieci giorni (non accadeva dall'84) contro la sentenza della Corte costituzionale che respinge i referendunn sulla caccia. Ma scandalizza gli ecologisti con questa dichiarazione: "Il risparmio è la nostra più grande fonte d'energia. I politici italiani, però, sono incapaci sia di fare una politica nucleare, sia una politica energetica alternativa. Per noi l'atomo non è un tabù: permettiamo loro di costruire una centrale atomica in cambio di un piano energetico basato su fonti rinnovabili. Tanto, la Francia con le sue centrali nucleari è più vicina a Milano e Bologna di Palermo. L'Agip, su pressione di Romano Prodi e Beniamino Andreatta, ha comprato uranio per tremila miliardi, che è restato lì".
Il congresso radicale del febbraio '87 è, come sempre, un misto fra Piccadilly Circus e Copacabana. Vengono eletti tre presidenti al posto di Tortora: Domenico Modugno, Bruno Zevi e Pannella. Modugno riesce ad alzarsi dalla carrozzella e canta Volare. C'è anche Armando Verdiglione, appena scarcerato. Il santone indiano Bagwan Rajneesh invita i suoi adepti a iscriversi al Pr. Lo fanno Andrea "Majid" Valcarenghi, già radicale negli anni '60, e 300 "arancioni" italiani. L'obiettivo politico deciso dal congresso è: sistema maggioritario entro tre anni (ce ne vorranno il doppio per arrivare alla legge Mattarella).
"I radicali sono vecchi goliardi, un piccolo gruppo di professionisti della politica che ne conoscono alla perfezione i meandri, i giochi, le trappole e i sotterfugi. Si presenteranno alle elezioni? Non si sa", scrive Repubblica con un editoriale anonimo. Il giorno dopo Pannella precisa: "Non ho mai detto a Modugno "Alzati e canta"".
Pannella, perché sei così amico di Craxi?, gli chiede il Mondo. Risposta: "Nei buoni western quando due cavalieri s'incontrano nessuno chiede all'altro da dove viene e dove termina il suo viaggio. Si galoppa insieme per un tratto di strada. Quanto a Craxi, nei film di John Ford è sempre l'uomo con la faccia e le mani sporche, l'ex brigante, a salvare la diligenza dall'assalto degli indiani. In questo io e Craxi siamo molto simili".
Intanto, però, la permanenza quadriennale del segretario socialista a palazzo Chigi è terminata. La Dc si è riappropriata della presidenza del Consiglio con l'eterno Fanfani. Marco, vuoi tu Bettino in sposo? Psi, titola beffardo l'Europeo un articolo di Luigi Irdi. "È Pannella il vero regista della crisi del governo Fanfani", si lamenta il dc Mino Martinazzoli. "Perché guardate dal buco della serratura?", replica il capo radicale, "con il Psi abbiamo semplici convergenze, tutto qui. Ma su altre cose non andiamo d'accordo: Concordato, Olp…"
Inizia la propaganda elettorale. Gianni Riotta sulla Stampa descrive cosi Pannella in una tribuna su Canale 5: "È un politico vestito di blu preoccupato di arricchire il proprio albero genealogico. Ai nuovi eretici, i verdi, tocca una pacca bonaria, poveri untorelli: "Devono fare molta esperienza e molta scuola". Elegante, come a irridere gli ecologisti, Pannella si accende quindi una sigaretta. E dialoga a tu per tu con i grandi della Repubblica: "Nel '59 personalmente ebbi una risposta sprezzante e stalinista da Togliatti, e ruppi provvisoriamente una solidarietà profonda con Ugo La Malfa". Pannella era un profeta, oggi appare come un papa, come l'unico carismatico telepredicatore d'Italia".
"Non avete idea di che cosa sia capace quest'uomo che suscita odi e amori esagerati. Stargli appresso una giornata equivale a un lento suicidio. Alla fine gli ho promesso, per sfinimento, che voterò per lui", scrive Feltri, inviato dal Corriere della Sera a seguire la campagna elettorale di Pannella. Sveglia alle sette. "Sono andato a letto alle quattro, tre ore di sonno in questo periodo devono bastare", dice il capo radicale. "A Panne', 'ndo sta a bonona?", gli chiedono di Cicciolina i passanti. Lui prende un jet privato per Palermo, scassatissimo: "Costa meno". Anche in Sicilia la gente lo riconosce per strada e gli batte le mani. "È più popolare di Gei Ar", commenta Feltri. "Ci dicono buffoni per la Cicciolina? Meglio che criminali", grida Pannella al comizio.
A Palermo nell'87 il Pr prende il 5,8%. È il miglior risultato d'ltalia dopo Cagliari e Torino. Roma e Trieste, tradizionali roccaforti radicali, sono al 5,7. In ribasso a Milano: soltanto il 4,1%. Ci saranno polemiche sugli exploit di Pannella e Martelli in Sicilia: "I mafiosi li hanno fatti votare per aiutarli nella polemica contro i giudici", accuserà qualcuno.
Vengono eletti tredici deputati radicali: Pannella, Faccio, Bonino, Rutelli, Teodori, Stanzani, Giovanni Negri, Modugno, Bruno Zevi, Ilona Staller, Alberto Bertuzzi, Luigi D'Amato (direttore del Giornale d'Italia) ed Emilio Vesce (caso 7 aprile). Poi subentreranno Mellini, Calderisi, il generale Ambrogio Viviani, Cicciomessere, Tessari, René Andreani e il chirurgo Gaetano Azzolina.
Nell'estate '87 Pannella propone un governo a sette ("eptapartito") con ministri radicali e verdi, De Mita presidente e Craxi agli Esteri. Dc e Psi non accettano. E lui rompe con i socialisti: "Non hanno iniziative che non siano di potere o di corridoio". In agosto, nuovo duello con Muccioli in tv: "Parli dall'alto dei tuoi miliardi", dice al santone di San Patrignano. Poi se ne va a Bruxelles. In autunno non partecipa alla campagna referendaria, preferisce battersi per gli armeni all'Europarlamento.
I referendum antinucleari, per la responsabilità civile dei magistrati e contro la commissione inquirente vincono in novembre con l'80% dei voti. "Ma in Italia ormai fare politica è impossibile, c'è solo partitismo", si lamenta. Il suo nuovo sogno è il partito radicale internazionale. "Il Pr lo vive come un Dio e come un incubo", nota Fiamma Nirenstein su Epoca. Nel dicembre '87 Pannella attacca Segni, "perché ha affossato la Lega per la riforma elettorale uninominale anglosassone". Anche Craxi non vuole il metodo maggioritario. "Ma Martelli, che è pur sempre il vicesegretario del Psi, è con noi". Ancora per poco.
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