Capitolo 28 - 1988
QUASI COMMISSARIO CEE
Basta che Pannella una sera sia un po' meno brillante del solito, allo spettacolo tv di Giuliano Ferrara Linea Rovente, e subito alcuni giornali gli danno addosso. Si affloscia la stella di Pannella?, si domanda Ceccarelli su Panorama nel gennaio '88: "Era il principe del video, ma proprio lui ha fatto la figura peggiore a Linea Rovente: è apparso fuori misura, vittimista, ripetitivo, esagerato, evasivo". Il socialista Ferrara ricorda: "Dieci anni fa, quand'ero dirigente pci, Pannella mi fece letteralmente a pezzi in un dibattito su una tv privata di Torino. Allora sostenevo tesi indifendibili, ma questa è stata la mia rivincita" .
"Pannella è ormai un pugile groggy", sostiene il deputato del Pr Bertuzzi, noto come il "difensore civico", ma già in rotta con i radicali. "Truffatore civico", ribattono loro. Sentenzia Gianni Statera, sociologo psi: "Pannella sembra uno sciamano dell'era preindustriale, ha perso il controllo del mezzo". I socialisti si scagliano contro Pannella perché il leader radicale ha rotto con Craxi, che non lo ha voluto al governo.
Al congresso di Bologna nel gennaio '88 i radicali decidono di trasformare il Pr in un partito "transnazionale", e di non partecipare più alle elezioni in Italia. Soltanto Tortora e Mellini si oppongono a questa decisione. Il presentatore, che paragona il nuovo partito "transnazionale" al "Cacao Meravigliao", il prodotto inesistente inventato da Renzo Arbore nella trasmissione tv Indietro tutta, è malato di cancro e muore in maggio a soli 59 anni. Segretario viene eletto Stanzani.
"Ormai Pannella è come una portaerei nel lago di Nemi, per lui il Pr è troppo piccolo", commenta Melega. Cicciomessere e la Bonino propongono di trasferirsi tutti in Belgio. "Ma non sappiamo le lingue", geme Spadaccia. E Teodori: "Marco è vittima della generosa illusione di Che Guevara il quale, stanco di Cuba, scelse la via della foresta. Ma fece la fine che fece". Pannella redarguisce i dirigenti radicali più scettici: "Vi manca la tensione personale". E accusa Rutelli, assieme ad altri, di essersi un po' rammollito dopo aver messo su famiglia con la giornalista Barbara Palombelli.
Ma il bel Francesco, seppur strapazzato, gli rimane devoto: "Pannella è più vivo che mai", assicura a Bruno Tucci del Corriere della Sera. "È lui il Pr", confermano Vesce e Cicciomessere. Squittisce Cicciolina: "È dolce, dolce. Ci troviamo d'accordo su tutto, anche se io sono più famosa di lui nel mondo". "Il Pr si è suicidato? Pare proprio di sì", commenta Miriam Mafai su Repubblica, "ma al congresso c'è stato anche un parricidio o regicidio: Pannella sconfessato dai suoi. Lui ha il carisma, qualcosa che non s'impara e non s'insegna, la qualità innata dei grandi leader. Marco ha in misura eccezionale questa dote. Ma oggi non abbiamo più bisogno di guru. Per questo abbiamo Celentano".
"Io provocatore, io dissacratore? Questi sono ruoli di caratteristi generici", dice Pannella in un'intervista a Silvia Simoncelli Scialoja sul mensile Donna nel febbraio '88. "Durano poco, annoiano subito. Nella vita — e nella vita politica, che è la stessa cosa — ha poco senso accettare un ruolo, recitarlo. Bisogna invece vivere, concepire, creare, essere attore, altrimenti si diventa marionetta. Dicono che sono un istrione, ma chi lo dice? Io vivo nelle strade, negli aeroporti, nei treni. Parlo con la gente, non con le scorte. Lo so io quindi cosa dice la gente, e non alcuni giornalisti o parapoliticanti. Io non ho potere né autorità, semmai autorevolezza e prestigio".
E Cicciolina? "Io non l'ho votata di certo. Ma aveva il diritto di candidarsi. Lo scandalo è nello scandalo che se ne fa. I giornali sono sessuomani". Esisterà mai un Pannella integrato? "Spero che Pannella sia almeno qualche volta integro". Sono state più le vittorie o le sconfitte in questi 40 anni? "Non ho mai fatto bilanci".
La rottura con il Psi produce un riavvicinamento di Pannella al Pci. In aprile l'Unità pubblica un suo articolo in seconda pagina. Il capo radicale è contento perché Occhetto in un articolo su Repubblica ha usato per la prima volta la parola "nonviolenza". E alle elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia nel giugno '88 invita gli elettori del Pci a "non voltare le spalle al proprio partito".
"Napoli è un affresco da girone dantesco. Non posso più stare in questa città": così Pannella dà l'addio al consiglio comunale partenopeo, dopo cinque anni di presenza. Ha fatto dimettere un prefetto, ha denunciato i giudici-collaudatori, è entrato in maggioranza, ne è uscito. Lo sostituisce il suo factotum napoletano Elio Vito, che nel ‘92 entrerà anche in Parlamento, ma che poi lo tradirà con Berlusconi. Pannella si trasferisce a Catania, dove capeggia una "lista civica, laica e verde" e si allea al Pri rinnovato di Enzo Bianco contro quello paramafioso di Aristide Gunnella. Contribuisce così all'inizio a quella "primavera" della città etnea che culminerà cinque anni dopo con il duello per sindaco fra Bianco e Claudio Fava, due personaggi entrambi "puliti".
Craxi, intanto, ha dato il via a una crociata per punire i tossicodipendenti. Pannella allora intensifica la propria campagna legalizzatrice: "La posizione del Psi sulla droga è clerico-fascista. Nemmeno gli avversari di aborto e divorzio proponevano bestialità come il carcere per i drogati. È il Psi che sembra drogato all'ultimo stadio".
Gli antiproibizionisti radicali organizzano in settembre un convegno internazionale a Bruxelles. Vi partecipa fra gli altri Fernando Savater, il filosofo spagnolo diventato poi famoso in Italia con il libro Etica per un figlio, che argomenta: "Il male non si combatte proibendolo. Viviamo in uno Stato "clinico" che si arroga il diritto di decidere cos'è bene o male per la nostra salute".
Ma la grande battaglia dell'autunno '88 per Pannella è un'altra: vuole farsi nominare commissario Cee dal governo italiano. Firmano un appello in suo favore centinaia di personaggi italiani guidati da Bobbio, Bo, Merzagora, Montanelli, Bocca, Valiani, Amaldi, Zichichi, Bonifacio, Biagi, Lerner, Rivera, e dalle due vedove degli estensori del manifesto europeista di Ventotene, Ursula Spinelli e Ada Rossi.
Scrive Montanelli: "Quando Pannella ci ha regalato Toni Negri e la Cicciolina mi chiedevo perché non gli spaccavo la testa. Forse ci ho rinunziato solo per la paura di non trovarci dentro nulla. Questo scellerato mi procura accessi di furore. Non posso dimenticare alcune battaglie per i diritti civili condotte con un coraggio e una pervicacia pari soltanto alla ciarlataneria con cui irrefrenabilmente li condisce. Ineguagliabile magliaro. Però, morto Altiero Spinelli, è lui il miglior conoscitore dei meccanismi comunitari. Quando affronta un problema, levarglielo di bocca è più difficile che levare un osso dai denti di un mastino. Quante volte avrei voluto mandarlo all'inferno. Ma è forse grazie a lui che salirò — se c'è — in paradiso".
I posti di commissario Cee che spettano all'ltalia sono due. Molti altri Paesi ne danno uno alla maggioranza e uno all'opposizione. Invece quelli italiani se li sono sempre spartiti i due partiti di governo Dc e Psi. Succede cosi anche nell'88: alla fine vanno a Bruxelles il dc Filippo Maria Pandolfi e il psi Carlo Ripa di Meana. Commenta Pannella: "Craxi non ha veri amici perché non vuole averne: preferisce avere o nemici o sottoposti".
Nell'ottobre '88 Pannella fa convocare il Consiglio federale radicale a Gerusalemme. Aderisce al Pr, in Israele, la battagliera capa del Ratz, il partito dei diritti civili, Shulamit Aloni. Dichiara Pannella: "Israele deve entrare nella Cee. Ma deve anche avere il coraggio di fare la pace. L'indipendenza non è tutto, ci sono pure la libertà e la democrazia. Se la richiesta dei palestinesi rimarrà solo quella di uno Stato, potrebbe finire come in Cambogia, in Iran, in Vietnam. Non crediamo nelle visioni nazionali. Ciò detto, gli attuali politici israeliani sono inadeguati: non solo hanno lasciato i palestinesi in condizioni disperate, ma non sono stati capaci neanche di spedire un'autobotte piena d'acqua in faccia ai primi ragazzini che tiravano le pietre dell'intifada".
La squadra di calcio dello Zambia batte l'Italia alle olimpiadi di Seul, e Pannella versa quattromila dollari all'ambasciatore dello Zambia: "Sono contro la politica sportiva italiana che, anziché attrezzare il Paese di servizi, privilegia i professionisti, gli sponsor e gli affaristi".
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