Capitolo 31 - 1991
AL REFERENDUM CON SEGNI

Il 15 gennaio '91, allo scadere dell'ultimatum lanciato dal presidente Bush, gli Stati Uniti cominciano il bombardamento aereo dell'Irak. Partecipa anche l'Italia, assieme a Francia e Gran Bretagna, con una squadra di Tornado. Al voto in Parlamento Pannella si astiene. Sorpresa: non era proprio lui il principe dei pacifisti?

"Il pacifismo va messo al bando", dichiara il leader radicale a Paolo Franchi sul Corriere della Sera. E l'antimilitarismo, la nonviolenza? "Non sono omologabili al pacifismo. La linea che va da Gandhi a Bertrand Russell, da Luther King a Capitini, deve organizzarsi finalmente nel mondo. È questo ciò che progetta e comincia ad attuare il partito radicale. Nonviolenza e democrazia devono vivere quasi come sinonimi. Da un secolo non ci sono guerre fra democrazie".

In febbraio, al congresso di Rimini, il Pci cambia nome e diventa Pds. "Dove andate se del Pr vi dimenticate?", chiede Pannella in un editoriale sull' Unità, e si complimenta con il quotidiano comunista per essere diventato "il giornale più vivo, contraddittorio e rinnovato d'Italia". Domanda ancora di iscriversi al Pds, ma intanto critica: "Un nuovo partito è tale non se cambia nome, ma se la sua classe dirigente è composita. Entro l'anno il Pds deve convocare una costituente democratica con verdi, laici, socialisti, liberali e sinistra dei club". Seccato, Piero Fassino ribatte: "Non siamo un terreno di caccia".

Nel febbraio '91, all'hotel Ergife di Roma, si svolge il terzo congresso italiano del nuovo Pr "transnazionale". Dopo l'astensione radicale sulla guerra del Golfo Craxi sembra riallacciare il contatto con Pannella, e va ad ascoltarlo per due ore al congresso, affabile e compiaciuto. "Non c'è stato nessun grande freddo con Bettino", giura adesso il leader radicale, "ma gravi divergenze, che però non hanno mai intaccato il nostro rapporto personale. Occorre riprendere col Psi il cammino interrotto nell'87".

Psi, Pds, Pr: Craxi, Occhetto, Pannella. Trent'anni dopo, tre "ugini" di lusso si ritrovano ai vertici della politica italiana. "Ce n'è un altro", precisa Pannella, "il neopresidente pds Stefano Rodotà, i cui quarti di nobiltà ugina e, tanto per indispettirlo, aggiungo anche radicale, sono robustissimi". Non teme che Bossi oggi sia più comprensibile di lei, contro la partitocrazia? "Lui esprime la rabbia, che però è soltanto l'altra faccia della rassegnazione. In entrambi i casi, vince il potere. Noi diciamo: non protesta, ma proposta".

Paolo Guzzanti intervista Pannella sulla Stampa dopo il fiasco di Occhetto a Rimini, che non viene eletto al primo turno e subisce la scissione a sinistra di Rifondazione. Achille, te lo sei voluto, ma ora io ti salverò, è il titolo. Dice Pannella: "Sia nella vita privata che in quella pubblica non è mai dalla cenere e dal disastro che nascono cose buone. Non ho pugnalato il Pci per ramazzare i suoi voti". E la guerra del Golfo? "Non è vero che sono interventista, mi sono astenuto. Noi e soltanto noi radicali siamo in guerra nonviolenta contro Saddam e i suoi complici europei almeno dall'82. Abbiamo presentato 77 interpellanze e interrogazioni al governo italiano sulle vendite di armi e le repressioni di Saddam".

Pannella si dichiara contrario a una conferenza di pace sul Medio Oriente: "Non voglio consegnare i palestinesi all'Olp così come abbiamo consegnato i cambogiani a Pol Pot". Lei è filoisraeliano, dunque, conclude Guzzanti. "Gli israeliani sono gli unici che nel Medio Oriente praticano la democrazia".

"È tornato, Giacinto è tornato, da primattore come sempre", commenta Guglielmo Pepe sul Venerdì di Repubblica. "Nonostante il doppiopetto e un peso forma da meritarsi un digiuno, riecco il Gandhi all'amatriciana. Scoppia la guerra e lui, in nome della nonviolenza, è interventista. Al congresso di fondazione del Pds si presenta come "salvatore" di Occhetto. Ma i tempi cambiano, la sede del partito radicale a Roma non è più il "casino" di un tempo: è un ufficio da far invidia a una banca".

Nell'aprile '91 al Quirinale accade un incidente senza precedenti: il presidente Cossiga caccia Pannella, reo di averlo offeso durante le consultazioni per la nascita del settimo governo Andreotti. Durante l'attesa in anticamera il capo radicale si era lamentato per i tempi di convocazione troppo stretti: "Siamo convocati-squillo". Poi conferma questa frase al segretario generale del Quirinale Sergio Berlinguer, il quale allora lo invita ad andarsene. Commenta Cossiga: "Quando io vado in casa d'altri posso anche bisticciare col padrone di casa. Ma durante il colloquio, non prima". Risponde Pannella: "Cossiga ci tratta come fa il medico della mutua con i pazienti poveri: al massimo dieci minuti per udienza".

La linea politica del leader radicale adesso è: "Riforma elettorale uninominale per far scomparire tutti gli attuali partiti". E l'alternativa alla Dc? "Non la voglio più, non m'interessa: tutti i partiti ormai sono corrotti". Pannella tuttavia crede ancora nella forma-partito, e in aprile organizza una quattro giorni di studio a Rimini su questo tema. "Sì, li difendo. Tutti li accusano, ma i partiti sono indispensabili per la democrazia". Partecipano al seminario Panebianco, Tamburrano, Accame e Ungari.

Nel maggio '91 i radicali propongono una legge di iniziativa popolare per il ricambio della classe dirigente: dopo dieci anni al governo i politici dovrebbero abbandonare il potere. "Pannella il surreale, ovvero la rivoluzione stabilita per legge", commenta Ferrara sul Corriere della Sera: "Il leader radicale offre sempre qualcosa di utile, anche quando gioca carte assolutamente demenziali. Anche i giacobini decretarono per legge un futuro che tardava troppo. Ma nella sua generosa e maniacale bizzarria, la proposta di Pannella rende chiaro che il potere di cui l'Italia dovrebbe sbarazzarsi è lo stesso che ha fatto questa Italia".

Per i suoi 61 anni, Telemontecarlo invita Pannella a una trasmissione di Loretta Goggi dedicata a chi festeggia il compleanno. Ma all'annuncio che il leader radicale avrebbe parlato di Cossiga, la diretta salta. Il presidente aveva dato del miserabile a Scalfari. "Non è linguaggio degno di un capo dello Stato", commenta Pannella.

In giugno si vota per il referendum sulla preferenza unica alla Camera. Gli altri due referendum elettorali per i quali i radicali avevano raccolto firme assieme ai comitati Segni (elezione diretta del sindaco e uninominale al Senato) sono stati bloccati dalla Corte costituzionale. Craxi e Bossi invitano gli elettori ad astenersi. "Chiedo loro di ritirare la goliardica consegna di "andare al mare"", scrive Pannella sulla Stampa, "perché il non voto premia la mafia".

In realtà, il referendum superstite è quello che convince meno Pannella: "Con la preferenza unica si riduce la libertà di scelta, ci vorranno più soldi per battere un capolista designato dagli apparati di partito. Certo, non si potranno più controllare i voti, ma questo si può evitare anche col voto elettronico". E come mai Craxi invita all'astensionismo? "Anch'io commetterei sbagli enormi se avessi solo qualche Rasputin di periferia con cui parlare". Comunque, alla fine il referendum vince con una valanga di sì.

Continua, nell'estate '91, la polemica di Pannella contro Cossiga: "È una scheggia impazzita, dev'essere processato per attento alla Costituzione". E quando il presidente "esterna", "è in flagranza di reato". Replica ironico Cossiga: "Sono colpito dalla sua squisita cortesia e vedo minacciato il mio sonno". Anche quando il capo dello Stato attacca il giudice veneziano Carlo Casson che indaga su Gladio, defininendolo "efebo", Pannella critica Cossiga.

Un altro bersaglio del leader radicale è la Cee, che non riesce a risolvere le guerre dell'ex Jugoslavia: "La politica estera dei Dodici è egoista, irresponsabile, arteriosclerotica", scrive in settembre sul Giorno. Nell'ottobre '91 parte la nona raccolta di firme radicale, questa volta su un pacchetto di nove referendum: i tre di Segni, i tre del comitato di Massimo Severo Giannini, quello sulle Usl degli Amici della Terra e i due del Pr (contro la legge sulla droga e il finanziamento pubblico dei partiti).

Assieme a 150 studenti di Ragusa (Dubrovnik) in ottobre Pannella digiuna contro l'attacco dei serbi, per la Croazia e il Kossovo. Ma al settimo giorno interrompe la protesta, perché ha 39° di febbre. "Devo smettere, ho il metabolismo saltato", confida a Ceccarelli sulla Stampa. Il quale scrive: "L'orizzonte pannelliano si è riempito di (inconcludenti) incursioni nei partiti, di sogni internazionali, di giri a vuoto. Pannella è nobilmente malinconico e anacronistico. Tutti i grandi intellettuali che si sono appassionati alle sue battaglie negli anni '70 sono scomparsi: Pasolini, Sciascia, Moravia. L'hotel Minerva, dove lui alloggiava nella camera 167 durante gli scioperi della fame, è stato ristrutturato da Portoghesi e oggi si chiama Holiday Inn. Pannella subisce la concorrenza della Lega, della Rete di Leoluca Orlando, di Segni. "Escluse Roma e Teramo, oggi i minori di 25 anni non mi riconoscono più", ammette lui".

Il partito radicale convoca il suo consiglio federale a Zagabria, capitale della neonata Croazia indipendente. Stampa il quarto numero del Partito Nuovo, giornale distribuito a 50mila parlamentari di 37 Paesi e tradotto in sedici lingue. Massimo Gramellini della Stampa intervista Pannella sull'autobus che porta i radicali italiani a Zagabria. Non si sente una vecchia soubrette anti-regime oscurata da nuovi divi? "Non temo la concorrenza degli uomini-contro. Vivono una sola stagione: giudichiamoli fra dieci anni, questi nuovi avversari della partitocrazia. Orlando è un populista, io lo chiamo Peroncino. Bossi è un ingenuo, temo che possano farne polpette. Quanto a Segni, uno che nel '91 fonda un nuovo movimento cattolico bestemmia contro la storia. Per i referendum è sorretto dalla macchina organizzativa del Pds e delle Acli parastatali".

E i croati? "Che figura abbiamo fatto con questa gente! In due anni De Michelis ha distrutto un quarantennio di politica estera italiana. È un trasformista, brillante come tutti quelli che non hanno ideali né idee profonde". Pannella è ancora in sciopero della fame, beve soltanto tre cappuccini al giorno nel bar dell'hotel Intercontinental di Zagabria. "E qui non li fanno neanche buoni. Finora ho perso 12 chili. Va bene così, ero troppo gonfio. E poi non vivo nel terrore delle malattie, come Craxi" (il segretario psi ha avuto un coma diabetico nel gennaio '90).

"Sorpassato io? Ci penso spesso. Faccio mille cose, tranne l'unica che dovrei: scrivere libri, ad esempio un pamphlet su Cossiga. E per i miei avversari sono diventato una specie di patriarca. Perfino Forlani mi prende sottobraccio come un vecchio amico… Se qualcuno mi candidasse a presidente del Consiglio o della Repubblica, lo dico senza presunzione, sarei un ottimo presidente". Per ora, Pannella diventa "quadrumviro" del Pr, assieme a Stanzani, Bonino e Vigevano.

Intanto, il presidente in carica Cossiga viene bersagliato da Pannella: il leader radicale deposita in novembre una richiesta di impeachment di 644 pagine. E a Capodanno Pannella se ne va a Vukovar, città croata al confine con la Serbia bombardata dai cannoni di Belgrado. Festeggia l'arrivo del nuovo anno in trincea, e per l'occasione il vecchio antimilitarista indossa la prima uniforme della sua vita: una tuta mimetica dell'esercito croato. "Sono in servizio civile non armato", spiega.

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