Capitolo 32 - 1992
LISTA PANNELLA
I1 10 gennaio, al congresso radicale, Gramellini della Stampa intervista Mirella Parachini, 38 anni, compagna di Pannella da venti, ginecologa. È iscritta anche lei al Pr dal '74. "Com'è Marco da vicino? Esattamente come appare. A Roma si dice: "Nun ce fa, ce è"". Anche a casa si lamenta sempre come in tv? "Un po' lamentoso lo è di carattere. Ma non ha tutti i torti. Ai funerali degli osservatori Cee in Jugoslavia, per esempio, era vicino a Cossiga. Bisogna essere proprio dei bravi cameramen per riuscire a inquadrare il presidente e lasciar fuori lui! Io detesto i digiuni. Quando lui ne fa uno ci sediamo insieme in cucina: io mangio e lui parla. Il digiuno lo addolcisce. Con lui ho vinto solo una volta: a casa ho fatto installare il telefono che lui non voleva. A me sembrava una follia, ma adesso ha anche il cellulare".
Gli altri leader radicali accusano Pannella di scegliersi collaboratori inoffensivi. "È un'accusa di sempre. Anche di quando i collaboratori erano gli stessi che oggi lo criticano". Farete figli? "Un figlio non gli manca, e va bene così. Certi personaggi è meglio non facciano figli. Gandhi trattò il suo come l'ultima scarpa della Terra". È egocentrico? "È di una generosità spaventosa. Con quelli che stanno già dalla sua parte, però, diventa meno disponibile. Gli piace sedurre, più che conservare". E lei è gelosa del Pannella seduttore? "Sì, da morire. E lui è geloso di me. Anche se non lo ammetterà mai".
Pannella non ammette neanche di aver fatto il vuoto attorno a sé, con il suo tormentone sul "partito radicale transnazionale": "Fornisce soltanto l'occasione e il denaro per qualche viaggio gratis in Europa occidentale ad alcuni più o meno noti e credibili "radicali" di altri Paesi", sbotta Mellini. Il quale si è ormai allontanato dal partito, assieme a quasi tutti i dirigenti più noti: Spadaccia, Teodori, Aglietta, Rutelli, Negri. "Non esistono più le condizioni soggettive (personali e interpersonali) e oggettive (di praticabilità della lotta politica) perché un impegno politico sia produttivo e non illusorio. Mi dimetto da tutto, se no finisce che litigo con Marco", dichiara Spadaccia, e torna a fare il giornalista.
"Il partito radicale è soltanto un supporto per i virtuosismi personali di Pannella", commenta amaro Mellini. E poiché il Pr non si presenta più alle elezioni, come deciso nell'88, in vista delle politiche dell'aprile '92 i big radicali si disseminano in varie liste, com'è già accaduto per le europee dell'89. I filoni sono tre. Rutelli, Aglietta, Corleone, Tessari e Vesce si mettono con i verdi. Teodori, Negri e Calderisi fondano una Lista referendaria con i professori Massimo Severo Giannini ed Ernesto Galli della Loggia. L’accordo tacito è che i radicali appoggino quest’ultima formazione. Invece Pannella all’ultimo momento dà vita alla Lista Pannella, assieme a Bonino, Cicciomessere, Vigevano, Stanzani e Taradash.
Per evitare di dover raccogliere le firme necessarie alla presentazione, Pannella presta il simbolo radicale della rosa in pugno alla Lista referendaria, che lo inserisce in piccolo nel suo stemma, e per sé usa il marchio degli antiproibizionisti. È la prima volta al mondo che un partito prende il nome del suo leader. Nemmeno i gollisti francesi hanno osato tanto.
Ma perché tanti vecchi amici ti hanno abbandonato?, chiede Giancarlo Perna dell'Europeo a Pannella. "La lunghezza delle mie amicizie è la mia fierezza", risponde lui. "Spadaccia aveva 18 anni quando l'ho conosciuto, 55 quando se n'è andato. Teodori aveva 14 all'inizio, 52 alla fine. Negri 18 e ne ha 35. Rutelli 20 e ne ha 38. La vita separa. È già un miracolo che sia andata così. Ci si può stancare. Loro, non io".
Alle elezioni del 5 aprile '92 la Lista referendaria non riesce a raggiungere il quorum minimo. Teodori torna all'insegnamento universitario. Negri si fa assumere dall'Indipendente di Feltri, dove Teodori è editorialista. Rutelli diventa deputato e presidente del gruppo verde. La Lista Pannella ottiene mezzo milione di voti, l'1,2% e sette deputati: Pannella stesso, Bonino, Cicciomessere, Taradash, Elio Vito, Pio Rapagnà e Gianni Elsner (direttore della radio privata romana Dimensione Zero, il quale però abbandona subito i compagni).
Sedici anni dopo il primo arrivo in Parlamento, insomma, Pannella ottiene lo stesso magro risultato del debutto. Unico miglioramento, le sue preferenze: 45mila a Roma (contro le 22mila del '76) e 29mila a Milano (contro le 28mila del '79). E questo proprio mentre crollano i partiti storici, la Lega (in cui molti dirigenti sono ex votanti radicali) prende il 20% al Nord, e si creano grossi spazi per gli oppositori.
Ma Pannella non è lì a raccogliere i frutti di quarant'anni all'opposizione. Perché? "È perseguitato da un oscuro "cupio dissolvi"", scrive Luigi Irdi sull'Europeo, "quando il grande successo è a portata di mano, appena la corona gli si posa sul capo, ecco che subentra il disgusto del risultato, la noia dell'ovvietà o forse un misterioso ribrezzo per l'azione politica organizzata".
"In realtà, nonostante sia circondato da giovani che lo idolatrano, da uomini che ne subiscono il fascino e da donne che lo adorano, Pannella dà l'impressione di essere un uomo profondamente solo", scrive Massimo Fini. "Non ha amici: ha compagni di fede, che è una cosa diversa. Ma non dev'essere una condizione che gli pesa, perché Pannella è uno di quegli uomini che bastano a se stessi, che vivono delle proprie idee, delle proprie azioni, delle proprie parole, che godono di sé, che non hanno un vero bisogno degli altri se non come specchio, palcoscenico, platea". Continua Fini: "Del resto, Pannella è un uomo incapace di veri abbandoni, di lasciarsi andare agli altri, di sfuggire, anche nei momenti più nascosti e notturni, al suo pensiero dominante: la politica, il mostro onnivoro che ne ha divorato l'esistenza".
Ma Pannella dalla politica è ripagato. Chi, se non lui, è stato infatti l'artefice, nel maggio '92, dell'elezione di Scalfaro al Quirinale? Soltanto i radicali puntano fin dall'inizio, dalla prima votazione, sul "Pertini cattolico". Poco a poco, cadono come birilli le candidature di Andreotti, di Craxi, di Forlani ("Forlanescu", lo soprannomina Pannella a causa del penchant per la pena di morte del segretario dc). E alla fine, dopo l'assassinio di Giovanni Falcone, Scalfaro trionfa.
Intanto, nel febbraio '92 il giudice di Milano Antonio Di Pietro dà il via all'inchiesta Mani pulite, che travolge in pochi mesi tutto il vecchio sistema politico. Ma i radicali guardano all’estero. Scrive Pannella sul Giorno diretto dall'ex giornalista di radio radicale Paolo Liguori: "Dico no a questa Europa, che nei Balcani sta meritando solo disprezzo. La Cee è sempre meno federalista e democratica, e sempre più tecnocratica. Il Parlamento europeo è un alibi, le vere scelte sono compiute dai burocrati dei grandi complessi militar-industriali, agroalimentari e finanziari operanti nel mondo".
Dal mondo a Ostia: nell’agosto '92 Pannella viene eletto presidente della circoscrizione di Ostia (che fa parte del Comune di Roma), e annuncia subito che ci starà soltanto cento giorni per "far pulizia". È il primo incarico di governo per il 62enne Pannella, e alla fine tutti lo lodano. Ecco come tratta uno dei suoi collaboratori: "Robi, questa cosa o la fai o non la fai. Non dirmi "la sto facendo". Con me i gerundi sono aboliti, perché possono durare una vita".
Nel settembre '92 Martelli, prima di essere travolto da Tangentopoli, si emancipa da Craxi e propone alla sinistra una "federazione democratica". Pannella lo prende in giro: "Alla mia età non c'è posto per me nel suo harem del quale, in questo suo abbandono della monogamia, mi invita a far parte", dichiara a Pierluigi Battista della Stampa. In quei giorni il governo del socialista Giuliano Amato impone, dopo la svalutazione del 30% della lira, una stangata memorabile ai contribuenti italiani. I sindacati protestano, ma Pannella va in tv a Milano, Italia di Gad Lerner e si fa intervistare da Ferrara sul Corriere deila Sera: "La stangata è inevitabile, la rivolta è plebea", sostiene.
Pannella governativo? Eppure in ottobre il capo radicale guida una marcia contro la Rai, ancora in mano al Psi e alla Dc del direttore generale Gianni Pasquarelli. "Marcio contro il marcio", proclama, 18 anni dopo il primo corteo anti Rai col quale fece fuori Bernabei. E, controcorrente, trova del marcio anche fra gli osannati giudici: "Tranne il "crumiro" Di Pietro, uno dei pochi in Italia che non fece uno sciopero corporativo dell'Associazione magistrati, e il "fascista" Paolo Borsellino, quanti degli altri magistrari italiani hanno affrontato seriamente tangenti e mafia? Su cento procure finora soltanto dieci si sono mosse. La Rai è arrivata a cancellare le immagini del segretario missino Gianfranco Fini dal funerale di Borsellino, che pena.
"La beatificazione di Caponnetto mi sembra invece fatta in vita, per fortuna. Oggi però la Rete, della quale Caponnetto è militante, rappresenta la vecchia sottocultura incivile italiana della caccia alle streghe, dei linciaggi, degli anatemi, dei sospetti. In Gran Breragna gli editori accantonano ogni anno 300 miliardi di lire per risarcire le lesioni di immagine al cittadino. In Italia invece il diritto alla propria reputazione è stato massacrato per decenni da tutti i giudici".
Nell'autunno '92 Pannella è attivissimo. Convince Bossi a schierarsi per il metodo elettorale maggioritario uninominale, su cui si svolgerà il referendum nella primavera '93. Convince il presidente del Consiglio Amato a ripudiare la legge sulla droga voluta da Craxi. Vota il suo primo sì a un governo. Va e viene da palazzo Chigi, si consulta con Amato, lo consiglia, difende quello che soltanto un anno prima aveva definito "piccolo Rasputin di periferia".
"Patetico feeling da seconda giovinezza", lo critica Quaranta sull'Espresso, "Pannella adesso è più pingue di Kohl, sfoggia il doppiopetto blu e si batte per far diventare viceministro la Bonino". Ma anche lui è in corsa. Ministro? Commissario Cee? "Con tanti stronzi che fanno i ministri", commenta fulmineo il dc Sbardella, "che male ci sarebbe se lo diventasse pure lui?". Il socialista Giusi La Ganga invece assicura: "Pannella è in preda a un delirio di potere".
Il leader radicale impazza su tv e giornali. Finisce persino su Scherzi a parte, programma della Fininvest, alle prese con un finto tassista razzista che infligge scosse elettriche ai marocchini lavavetri. E allora lui ne approfitta: come nell'86, lancia lo slogan "30mila iscritti o il Pr chiude". Tutti in fila dietro al pifferaio magico, titola l'Europeo che lo mette in copertina e gli dedica ben sette pagine in apertura di giornale: "Oggi Pannella amministra un'orchestra di cui egli stesso è direttore, primo violino, controfagotto e percussionista", scrive Irdi, "e radio radicale è contemporaneamente considerata "servizio pubblico", incassando così venti miliardi di fondi statali in tre anni, e organo della Lista Pannella, incamerando altri sei miliardi all'anno come organo di partito".
Ma Marco, come sempre, si lamenta: "Una settimana fa il sindaco di Sarajevo si è iscritto al partito radicale, ma non fa notizia, una nostra iscritta jugoslava è stata uccisa mentre portava soccorsi alla Bosnia: silenzio". E allora perché sostiene il governo? "Perché non ce n'è un altro possibile. È il primo governo che fa qualcosa di serio per ridurre il deficit. I mercati non reggerebbero a un solo giorno di crisi. Come gli inglesi hanno un riflesso monarchico nei momenti cruciali, io ho un riflesso repubblicano".
Pannella superstar risulta di nuovo in testa ai sondaggi di gradimento dei politici, anche fra i giovani. Ma il 14 dicembre '92 si vota per le comunali a Monza, Varese e Fiumicino (Roma), dove lui si presenta di persona o con la Lista omonima. Niente da fare: non supera il 5% dei voti.
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