ENERGIA NUCLEARE: LA POSIZIONE DELL’UNIONE EUROPEA

[da ITALIANI IN BULGARIA numero 16 del 13 aprile 1998]

BRUSSELS – La Commissione europea si è dichiarata mercoledì scorso “estremamente preoccupata” dalla sicurezza del sofferente impianto nucleare di Kozloduy, e che si aspetta che Sofia rispetti il suo impegno di chiudere i quattro più vecchi reattori entro il 2000. “Abbiamo delineato molto chiaramente che ci aspettiamo che la Bulgaria si attenga alla scadenza – ha detto la portavoce van der Laan – ritardi nel disattivare i reattori di fabbricazione sovietica potrebbero danneggiare le possibilità della Bulgaria di entrare nell’Unione europea. La UE non accetterà ex membri del blocco sovietico finché non saranno resi sicuri i due reattori di progettazione occidentale in Romania e in Slovenia e ci saranno garanzie che i restanti 47 reattori di tipo sovietico nella regione siano migliorati o chiusi. Non vogliamo importare questo tipo di problemi nella UE”. Dal 1990 l’Unione ha concesso 725 milioni di ecu ai paesi dell’Europa centro-orientale e della ex Unione sovietica per affrontare i loro peggiori rischi nucleari, e alcuni paesi dell’Unione stanno contribuendo anche tramite fondi del gruppo di nazioni industrializzate (il G7) ed altre istituzioni, ma in un rapporto pubblicato il 31 marzo la Commissione europea afferma che gli sforzi per promuovere la sicurezza nucleare nei paesi dell’est sono molto rallentati rispetto al programma previsto, per essersi scontrati con diverse difficoltà: mancanza di fondi, incomprensioni con i paesi dell’est sulla natura dei problemi di sicurezza e come dovrebbero essere affrontati, ritardi burocratici, preoccupazioni sulle responsabilità e il controllo, e la mancanza di legislazione adeguata e addestramento alla sicurezza.

VAN DER LAAN ha spiegato che in considerazione di questi problemi la Commissione nel suo rapporto ha raccomandato di re-indirizzare l’aiuto europeo laddove sarebbe più effettivo. Nelle repubbliche ex-sovietiche la UE dovrebbe investire più risorse per la chiusura entro il 2000 della centrale di Chernobyl, e considerare di fornire prestiti all’Ucraina per completare i due reattori alternativi di Rovno e Khmelnitsky, dove si è coinvolto anche il G7 poiché si è vista la disponibilità ad accettare l’impostazione di standard di sicurezza occidentali. La commissione ha raccomandato di concentrare più denaro nella disattivazione dei reattori “più problematici” nella ex Unione sovietica e nel ripulire la contaminazione radioattiva nella Russia nord-occidentale. Per quanto concerne l’Europa centro-orientale, la priorità dovrebbe andare alla chiusura delle centrali di Kozloduy in Bulgaria e di Ignatina in Lituania, aiutando i governi della regione a ristrutturare i loro settori energetici cosicché abbiano valide alternative alle loro traballanti centrali nucleari: “finché sono incapaci di finanziare risorse energetiche alternative, gestire le loro scorie radioattive, il costo della disattivazione e i conseguenti costi sociali, questi paesi continueranno a trovare difficile di rispettare le scadenze di chiusura cui si sono impegnati”, si legge nel rapporto. E infatti un funzionario della Commissione ha detto alla Reuters che l’esecutivo europeo è scettico sulla possibilità che la Bulgaria, intenzionata a prolungare fino al 2010 la vita operativa dei quattro reattori di Kozloduy, rispetti l’accordo con l’Unione europea per la chiusura entro il 2000.

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