MA DOV’E’ ORYAHOVO?!?

[da ITALIANI IN BULGARIA numero 19 del 25 maggio 1998]

ORYAHOVO si adagia sulle colline che danno su un porto danubiano usato per esportare grano e uva . nel 1396 i bulgari che tenevano la fortezza di Oryahovo si arresero spontaneamente ai crociati piuttosto di dar battaglia per conto degli ottomani, ma il contingente francese nell’esercito crociato comunque saccheggiò e bruciò la città, giustificandosi poi per la porcheria perpetrata pretendendo che dovettero conquistare la città con la forza, il che è una palla che non sta né in cielo né in terra. Alla confluenza tra i fiumi Iskar e Danubio, oltre Baikal, pochi chilometri più a est, si possono trovare le rovine della romana Oescus, a nord del villaggio di Gigen. Gli scavi hanno scoperto bastioni, fondamenta, canali e lastricati che danno un’idea dell’assetto urbano dell’antica città, nonostante il ricco raccolto di opere d’arte sia ora conservato nel museo storico di Pleven. Come altri insediamenti danubiani, Oescus fu rasa al suolo dagli unni nel V secolo, ricostruita durante il regno di Giustignano e nuovamente distrutta dagli avari, quindi c’è ben poco da sorprendersi che nulla rimanga del ponte sul Danubio costruito in onore dell’imperatore Costantino. Lungo circa 3.5 km, fu abbandonato dopo meno di quarant’anni. Oryahovo fa circa 8.000 abitanti che vivono a 226 metri sul livello del mare, 78 chilometri a nord-est di Vratsa. La chiesa è del 1835 e c’è un ginnasio risalente agli anni trenta. La cittadina è stata una importante congiunzione ferroviaria sulla linea Sofia-Pleven-Varna, e tuttora rimane importante il ferry boat che più volte al giorno porta nella romena Beket per un prezzo variabile tra 5 marchi per un singolo passeggero e 120 per un camion oltre 10 tonnellate (rimorchio compreso).

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