“Anche altri motivi rendono fondato il sospetto”, proseguì Dupuis, “che gli oggetti siano stati messi nel boschetto per sviare le indagini. Consideri la data della scoperta degli oggetti e la confronti con quella del quinto brano tratto dai giornali. La scoperta è avvenuta subito dopo le urgenti comunicazioni inviate al giornale della sera. Si tratta di informazioni differenti, che sembrano attinte da diverse fonti, ma tendono allo stesso punto: indicare una banda quale colpevole del delitto, e un luogo, la Barrière du Roule, quale luogo del delitto. Ora naturalmente non si tratta di sostenere che i ragazzi abbiano trovato gli oggetti per queste informazioni o per effetto dell’opinione pubblica; potrebbe invece, anzi, può sorgere il sospetto che non siano stati trovati prima perché non c’erano, essendo stati portati lì soltanto all’ultimo momento, alla data, o poco prima, delle informazioni dai colpevoli, autori delle informazioni stesse. Un boschetto singolare, molto singolare. Insolitamente fitto, dentro il suo recinto naturale si trovavano tre pietre fuori dall’ordinario, disposte in forma di sedile, con schienale e poggiapiedi. Questo artistico boschetto si trovava nelle immediate vicinanze, a due passi dalla locanda di Madame Bernardini, i cui figli abitualmente esploravano i dintorni alla ricerca della corteccia di sassofrasso. Sarebbe un azzardo se si scommettesse, mille a uno, che non è mai passato un giorno, uno solo, senza che i ragazzi nascondendosi in quell’ombroso tempietto, non si siano seduti su quel trono naturale? Chi esita a fare una scommessa del genere non è mai stato ragazzo, o ha dimenticato cosa voglia dire esserlo. Come è possibile che gli oggetti siano rimasti nel boschetto più di un paio di giorni? A dispetto della dogmatica ignoranza de Le Soleil, c’è da ritenere che siano stati posti dove sono stati trovati in una data relativamente posteriore. Altre e più forti ragioni oltre a quelle finora esposte mi convincono che vi siano stati portati; consideri, la prego, la disposizione così artificiosa degli oggetti. Il sottabito bianco sulla pietra superiore, lo scialle sulla seconda e, disseminati intorno, parasole, guanti e fazzoletto con ricamato Daria Veronesi. Una disposizione architettata naturalmente da una mente banale, alle prese con l’imitazione del naturale; non ha niente di realmente naturale. Io mi sarei aspettato di trovarli tutti a terra calpestati. Negli angusti limiti del boschetto, con molte persone impegnate in una lotta, sottabito e scialle non sarebbero mai rimasti fermi al loro posto sulle pietre. ‘C’erano i segni evidenti – si scrive – di una lotta. La terra era calpestata, i rami spezzati’; ma il sottabito e lo scialle restano lì come appena depositati in un armadio…”

I brandelli della veste, presa dai rovi, erano larghi circa sette centimetri e lunghi quindici. Un pezzo era l’orlo della veste rammendato, l’altro un brandello della veste ma non l’orlo. Sembravano strisce strappate.

“Senza accorgersene Le Soleil usa qui una frase sospetta. E così, i brandelli come sono stati descritti fanno pensare a ‘striscie di stoffa strappate’, ma con le mani e intenzionalmente. Raramente una spina produce questo tipo di strappo. Dato il tipo di tessuto, una spina o un chiodo provocano uno strappo ‘a sette’: lo dividono in due strappi rettilinei che si incontrano nel punto in cui è penetrata la spina. Mai si può pensare a un brandello strappato. Io non l’ho mai visto, e nemmeno lei. Per strappare un brandello da un tessuto così, servono due forze distinte che agiscono da due direzioni; solo nel caso in cui il tessuto abbia due orli, come un fazzoletto da tasca, per strappare una striscia basterà una sola forza. Nel caso nostro l’abito ha un solo orlo. Solo un miracolo realizzato dalle spine, non da una sola, potrebbe strappare dall’interno un brandello dove orli non ce ne sono. Si può quindi avere chiaro quali ostacoli, e quanto grandi, impediscano alle spine di strappare dei brandelli. Vorrebbero convincerci per di più che non un solo ma diversi brandelli sarebbero così stati strappati. Credo si possa perdonare a chi non ci crede; resta che tutto questo è meno sorprendente del fatto che assassini tanto cauti da pensare a far sparire il cadavere abbiano poi lasciato tutti questi oggetti nel boschetto. Comunque se suppone che io voglia negare che questo boschetto sia stato il luogo del delitto, non mi ha capito. Forse è accaduta già qualche nefandezza o più facilmente un incidente è capitato a Madame Bernardini; è poco importante. Nostro compito non è individuare la scena, ma trovare gli assassini. Quanto sono andato argomentando così minuziosamente aveva lo scopo di dimostrare per prima cosa l’assurdità della tesi che Le Soleil sposa con tanta precipitosa presunzione e, in secondo luogo, portarla nel modo più naturale al dubbio se il delitto sia stato o no opera di una banda”.

[19 di 22. continua]


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