“Possiamo immaginare i
suoi pensieri:”, riprese Dupuis, “‘Sto per incontrare quella certa persona per
fuggire con lui o per altro scopo che conosco solo io. Bisogna non rischiare di
essere ostacolati, avere tutto il tempo per eludere la ricerca. Farò credere
che resterò tutto il giorno dalla zia in Rue des Dromes, chiederò a Strik-Lievers di venirmi a prendere a sera, così la
mia assenza da casa per il periodo più lungo possibile non desterà sospetti né
ansie e guadagnerò tempo. Se chiedo a Strik-Lievers di venirmi a prendere la
sera, è sicuro che non verrà prima; se invece non gli chiedo niente, il tempo a
disposizione per la fuga si riduce. Tanto prima aspetteranno il mio ritorno,
tanto più la mia assenza susciterà ansie. Se avessi in mente di tornare a casa
e fare soltanto una passeggiata con quell’uomo, non sarebbe buona politica
chiedere a Strik-Lievers di venirmi a prendere; venendo, scoprirebbe certamente
che l’ho ingannato, cosa che potrei invece nascondergli uscendo di casa, non dicendogli
nulla del mio programma, tornando prima che faccia buio e raccontando, solo
allora, che sono stata a casa della zia, in Rue des Dromes. Ma visto che ho
intenzione di non tornare mai più, o non prima di qualche settimana, o
certamente non prima di avere risolto le mie questioni, guadagnare tempo è la
sola cosa che mi deve interessare’. Si sarà accorto nelle sue annotazioni che
l’opinione più accreditata su questo sporco affare è, fin dall’inizio, che la
giovane sia stata vittima di una banda di delinquenti. In questi casi, non
bisogna sottovalutare l’opinione pubblica. Quando l’opinione diffusa nasce da
sé”, continuò Dupuis, “manifestandosi in modo totalmente spontaneo, la dovremmo
considerare alla stregua dell’intuizione, che è la caratteristica del genio. Mi
ci atterrei nel novanta per cento dei casi. È importante, però, che non
presenti tracce tangibili degli effetti della suggestione: l’opinione deve
essere rigorosamente una opinione pubblica. Spesso non è facile la distinzione.
Nel caso nostro, questa ‘opinione pubblica’ sulla banda, mi sembra largamente
influenzata dal clima di articoli come il terzo di quelli che le ho proposto.
Tutta Parigi è eccitata alla scoperta del cadavere di Daria, una giovane bella
e già conosciuta. Questo cadavere porta segni di violenza. E galleggia sulle
acque del fiume. Nello stesso tempo, o quasi nello stesso tempo, in cui si
ritiene che la ragazza sia stata assassinata, si viene a sapere che una banda
di delinquenti ha inflitto una violenza simile, anche se meno definitiva, a una
seconda giovane donna. C’è di che sorprendersi che l’atrocità nota abbia
influenzato il giudizio popolare sull’altra, che è ignota? Si voleva una chiave
di interpretazione e questo atto di violenza ne offre una con grande
tempestività. Daria è stata trovata sul fiume dove è stato commesso anche
l’altro misfatto. Il legame tra i due eventi era così concreto che sarebbe
stato sorprendente se non fosse stato colto. Ma in verità la prima atrocità di
cui si sa come è stata commessa prova soltanto, se prova qualcosa, che l’altra
commessa quasi contemporaneamente non è stata commessa alla stessa maniera.
Sarebbe stato un miracolo se, mentre gli stupratori stavano commettendo in quel
luogo il loro misfatto, in un altro luogo simile della stessa città un’altra
banda, con gli stessi mezzi e metodi, stesse commettendo un misfatto della
stessa misura e nello stesso momento! Ma a che cosa ci porta la convinzione
popolare suggestionata da un caso accidentale, se non a credere a questa
sconcertante sequenza di coincidenze? Prima di procedere oltre, esaminiamo la
presunta scena del delitto nel boschetto della Barrière du Roule. Il boschetto,
molto fitto, è contiguo a una strada di passaggio. All’interno vi sono lastre
di pietra che formano un sedile, con uno schienale e un poggiapiedi. Sulla
spalliera è stato trovato un sottabito bianco, in basso uno scialle di seta.
Inoltre c’erano un parasole, dei guanti e un fazzoletto da tasca con su
ricamato il nome Daria Veronesi. Brandelli di abiti sui cespugli, terreno smosso
da piedi, rami rotti e segni di lotta.
[17 di 22. continua]
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