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Nomenclatura radicale / 7 di 10 / Bruno, Eleonora, Giulio, Luca, Mauro, Matteo, Nicola, Sergio

Dal 14-esimo al 21-esimo posto ci sono 4 ciascuno di Bruno (MARTELLONE, MELLANO, ZEVI e COLACICCO che però è Bruna, anche se è bionda); le Eleonore, senza sorpresa, sono tutte donne (DE RIGO, MONGELLI, PALMA, VOLTOLINA); le Giulie (CRIVELLINI, INNOCENZI, SIMI) più Giulio MANFREDI; i Luca (BAGATIN, BOVE, FRASSINETI, PATAVINO); i Mauri (MELLINI, ROSTAGNO, SUTTORA, ZANELLA); a esaurire il Vangelo i Mattei (ANGIOLI, COLLODEL, MAINARDI, MECACCI); svariate forme di Nicola (CALABRO, HRAMOV, MAGALETTI, TOSONI); e i Sergi (D'ELIA, GIORDANO, ROVASIO, STANZANI)

Pordenone, domenica 1 settembre 2002. Dopo il congresso radicale inter-regionale appena conclusosi all’hotel Moderno, il segretario nazionale Daniele Capezzone e quello provinciale Stefano Santarossa, insieme alle altre undici personalità che rappresentavano la crème del gotha dell’intellighentsia radicale veneto-friulana del tardo ventesimo secolo, erano riuniti nella pizzeria Gambrinus, a pochi passi dal tribunale in cui la procuratrice legale Elena De Rigo aveva a lungo praticato il foro con l’avvocato Paolo Mazza prima di divenire pretore a Conegliano, dove avrebbe fatto sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano De Stefano.

Questi l’accompagnava insieme al brigadiere Polesel, pure lui un fanatico dei radicali e di Capezzone in particolare, davanti al quale, in una delle sue rarissime uscite pubbliche, sedeva a capotavola come una matrona la sessuologa ebreo-cattolica Dora Pezzilli. Tra i due sedevano la di questa figlia primogenita avuta in Moldavia, l’affascinante dirigente radicale Antonella Spolaor, detta la Sarah Jessica Parker di Roveredo in Piano, accompagnata dall’influente editore “di area” Mauro Suttora, meglio noto come lo Hugh Grant di Zibido San Giacomo. E a dimostrazione che il settore dei media era saldamente in pugno a Torre Argentina, spiccavano il tycoon televisivo Gigi Di Meo, che aveva apprezzato e cominciato a frequentare gli ambienti radicali 14 anni prima - quando un militante di cui non si dice il nome aveva dimenticato un tocco di fumo negli studi della sua emittente locale TelePornoEden -, insieme al magnate australiano dei media John Fischetti, crudelmente soprannominato dai suoi invidiosi detrattori l’“emendamento a rotelle” per le mozioni d’ordine con cui sapeva abilmente ribaltare gli esiti dei congressi di partito.

E c’erano naturalmente Dreon, Granzotto e Lamedica, ancora lanciato ad arringare la platea col suo erudito eloquio da Ignazio La Russa di Camposampiero: “Quello che abbiamo in Italia è un solo partito con due nomi: democristiani di centro-destra e democristiani di centro-sinistra, entrambi controllati dagli ammuffiti conglomerati bancario-industrial-sindacali che oliano il processo politico e offrono agli elettori la scelta tra due leader che sono uguali in tutto e per tutto tranne che per differenze cosmetiche!”
Bob Granzotto PI e il caso Unabomber

Roberto Granzotto PI e il caso Unabomber - Il capitano De Stefano era un cinquantenne asciutto che si teneva in forma amando la natura. Acuto osservatore della realtà sociale del territorio, con un po’ più d’ambizione avrebbe potuto diventare comandante della legione di Padova, ma si trovava meglio nella tranquilla cittadina di campagna, dove sapeva risolvere col buon senso molte dispute di recinzione o di campanile che avrebbero altrimenti fatto perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrava grata facendo sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano. Proveniente da una famiglia che serviva l’Arma da due secoli, il comandante dei carabinieri di Conegliano si era però adeguato ai tempi con uno spirito liberale che non mancava mai di lasciare stupefatti i benpensanti perbenisti della bigotta cittadina veneta. De Stefano aveva istruito i suoi uomini a non perdere tempo con gli innocui fumatori di spinelli per concentrarsi invece sulla gente che andava in giro pericolosamente armata. Mai si erano visti prima, infatti, cacciatori ammanettati e scortati nel cellulare, i fucili sequestrati, per essere stati colti in flagranza di reato con delle specie protette nel carniere. Né si era mai vista così tanta gente di tutte le età oziare sulla gradinata degli Alpini che conduceva nella centrale piazza Cima, fumando tranquillamente cannabis senza essere arrestata e condotta a far perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrava grata facendo sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano.

Toc toc. Il brigadiere Polesel fece capolino nell’ufficio sobriamente arredato del capitano, che se ne stava spaparanzato in poltrona, sorseggiando un digestivo, intento a godere la siesta e la vista di un magnifico albero dalla finestra aperta su un soleggiato ma fresco pomeriggio settembrino senza crimini.
“Capità, ce sta er su’ amico infesticatore vibrato, Granzuto”.
“Chi? Ah, l’investigatore privato Granzotto! Lo faccia passare, lo faccia passare!” sorrise De Stefano pregustando il supplemento di buonumore che gli avrebbe portato il vecchio amico, e aggiunse prontamente:
“Polesel, mi dica, abbiamo mica sequestrato della cannabis recentemente?”
“Capità, avete dato voi dispusiziuni di nun seguestrare ‘a canna... ‘a canna bis, como dite voi”
“Vabbe’, ma non ne teniamo una piccola riserva per gli ospiti?” si adombrò De Stefano irrigidendosi sulla sedia in un aspetto minacciosamente marziale.
“Capità, ma pe’ voi sempre!” sorrise Polesel da un’orecchio all’altro, felice di poter rendere un servigio all’ufficiale, e scomparve nella camerata a rintracciare un partita di erba che era la fine del mondo. Nello stesso istante, con un fruscìo di mantello degno di un supereroe, si stagliò nella cornice della porta la figura elegante e imponente di Roberto Granzotto, la tesa del cappello Borsalino ad attenuarne l’intensità dello sguardo e le braccia già generosamente protese verso l’abbraccio del compagno di tante avventure, di tante indagini dai metodi talvolta poco ortodossi per non far perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrava grata facendo sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano.

Roberto Granzotto era un aitante giovanotto che somigliava straordinariamente, nell’aspetto fisico e nella velocità di pensiero, all’esponente radicale Marco Cappato, tanto che questi era ormai più noto come il Roberto Granzotto di Vedàno al Lambro. Contrariamente a quanto molti supponevano, il titolo “PI” di cui si fregiava con orgoglio non stava a significare “Private Investigator” come il Magnum o altri detective televisivi, ma più semplicemente “Perito Industriale”. Impegnato però a dividere il suo tempo tra il paracadutismo e l’epistemologia, di perizie Granzotto ne aveva fatte ben poche in vita sua, e quando ne aveva bisogno una, come quel giorno, la chiedeva per favore al nucleo scientifico comandato da De Stefano, che stavolta era veramente meravigliato.
“Roberto, che cosa ti ha indotto a riaprire l’indagine dopo sette anni?”
“Un terribile sospetto, Adriano. Una folgorazione totalmente inaspettata, che non riesco a scacciare dalla mente finché non l’avrò appurata, anche se preferirei di no”.
“In pratica hai solo bisogno di sapere dal laboratorio se le impronte digitali su questo bicchiere corrispondono a quelle rinvenute sulle bombe inesplose. Ma se Unabomber avesse usato dei guanti, come è probabile, nel confezionarle?”
“Allora fai fare il DNA. Ci dovranno pur essere tracce di saliva, sul bordo del bicchiere, forse anche una piccolissima pellicina del labbro screpolato. E poi qui, vedi dove è appiccicoso, una striscia di cappero quando ha ripreso il bicchiere dopo essersi messo le dita nel naso”.
“Va bene, ma se non c’è DNA sulle bombe inesplose, come lo confrontiamo?” De Stefano giocava all’avvocato del diavolo. Avrebbe certamente aiutato Granzotto, ma cercava di capire di chi sospettasse e perché non volesse confidarglielo.
“Dobbiamo provare, Adriano, dobbiamo assolutamente dissipare ogni dubbio”.
“La richiesta di riesame dei reperti insospettirà il magistrato” insistette sulla stessa linea il capitano, blandamente infastidito dal non venire messo a parte di quanto frullava nella testa dell’amico.
“Andiamo Adriano, sappiamo bene entrambi che puoi usare qualche scorciatoia - sorrise Granzotto maliziosamente - inutile far perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrerà grata facendo sempre la spesa nel negozio...”
“Va bene, va bene, ho capito” lo interruppe bruscamente De Stefano abbandonando lo spinellone ad estinguersi nel portacenere con un gesto rassegnato che rappresentava l’averla data vinta a Granzotto senza essere riuscito a tirargli fuori niente in cambio, e convocò Polesel per fargli portare il bicchiere al laboratorio.
Pordenone, domenica 1 settembre 2002.

Dopo il congresso radicale inter-regionale appena conclusosi all’hotel Moderno, il segretario nazionale Daniele Capezzone e quello provinciale Stefano Santarossa, insieme alle altre undici personalità che rappresentavano la crème del gotha dell’intellighentsia radicale veneto-friulana del tardo ventesimo secolo, erano riuniti nella pizzeria Gambrinus, a pochi passi dal tribunale in cui la procuratrice legale Elena De Rigo aveva a lungo praticato il foro con l’avvocato Paolo Mazza prima di divenire pretore a Conegliano, dove avrebbe fatto sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano De Stefano. Questi l’accompagnava insieme al brigadiere Polesel, pure lui un fanatico dei radicali e di Capezzone in particolare, davanti al quale, in una delle sue rarissime uscite pubbliche, sedeva a capotavola come una matrona la sessuologa ebreo-cattolica Dora Pezzilli. Tra i due sedevano la di questa figlia primogenita avuta in Moldavia, l’affascinante dirigente radicale Antonella Spolaor, detta la Sarah Jessica Parker di Roveredo in Piano, accompagnata dall’influente editore “di area” Mauro Suttora, meglio noto come lo Hugh Grant di Zibido San Giacomo. E a dimostrazione che il settore dei media era saldamente in pugno a Torre Argentina, spiccavano il tycoon televisivo Gigi Di Meo, che aveva apprezzato e cominciato a frequentare gli ambienti radicali 14 anni prima - quando un militante di cui non si dice il nome aveva dimenticato un tocco di fumo negli studi della sua emittente locale TelePornoEden -, insieme al magnate australiano dei media John Fischetti, crudelmente soprannominato dai suoi invidiosi detrattori l’“emendamento a rotelle” per le mozioni d’ordine con cui sapeva abilmente ribaltare gli esiti dei congressi di partito.E c’erano naturalmente Dreon, Granzotto e Lamedica, ancora lanciato ad arringare la platea col suo erudito eloquio da Ignazio La Russa di Camposampiero:
“Quello che abbiamo in Italia è un solo partito con due nomi: democristiani di centro-destra e democristiani di centro-sinistra, entrambi controllati dagli ammuffiti conglomerati bancario-industrial-sindacali che oliano il processo politico e offrono agli elettori la scelta tra due leader che sono uguali in tutto e per tutto tranne che per differenze cosmetiche!”

Furono proprio i tuoni e fulmini di Lamedica, l’Ignazio La Russa di San Martino di Lupari, a far scattare una scintilla nella mente vulcanica del detective santalucese, mentre la conversazione si sviluppava amabilmente. Ad un cenno convenuto di Capezzone, la Spolaor si rivolse a Suttora, seduto alla sua destra, lasciandogli indovinare il capezzolo sinistro nella camicetta sbottonata:
“e dimmi, Mauro, tesoruccio, intendi dare ampio risalto a questo congresso?”
“Sto pensando di dedicargli un numero speciale di Tett..., ahehm, Sette, il supplemento del Corriere della sera, con una grossa erez..., ahehm, tiratura di un milione di copie” lasciò trapelare con noncuranza il padrone di via Solferino.
“E dimmi John, amoruccio, voi di News Corp?” si volse Spolaor verso Fischetti alla sua sinistra, lasciandogli intravvedere il capezzolo destro nella sempre più ampia scollatura.
“Noi lo speciale lo facciamo del Sun, tre milioni e mezzo di copie” - Fischetti distolse lo sguardo dal capezzolo per spiare l’invidia di Suttora - “in omaggio col Times, e apriamo anche un nuovo canale via satellite, Sky-Telezzone, con Capezzone in diretta 24 ore su 24, comprese le quattro che dorme”.

Fingendo di voler farsi accendere una sigaretta, con calcolata lascìvia la Spolaor si sporse allora verso Di Meo, davanti a lei dall’altra parte del tavolo, sventolandogli sotto il naso il capezzolo centrale: “E voi di TelePornoEden, Gigetto adorato?”

“Registriamo mezzo minuto con Santaross...”
“Santarossa non è mio parente e tantomeno mio genero! Io non lo conosco, qui nessuno è mio parente, voi non siete più miei parenti e Santarossa è un moccioso imbranato! Mauro, bel maschione, lo sai che la mia Antonella qui presente è ancora illibata? Non ci far caso alle voci che è sposata, non è vero, io non ho più parenti, e poi che te ne frega anche se è sposata, sarai mica diventato moralista? Tieni qui le chiavi della baita a Madonna di Campiglio, andate a divertirvi ragazzi, sù dai, che ai contraccettivi ci penso io come l’altra volta. A proposito Elena, tesoro, ma cos’è ’sta storia che ho sentito dire, o forse l’ho letto da qualche parte, che hai praticato il foro con Paolo Mazza?!”

Dora Pezzilli stava animando la serata, ma Granzotto rimaneva pensieroso, studiando i convenuti e rimuginando sul caso. Piano piano, con una sensazione di angoscia crescente, i tasselli del mosaico si ricomponevano nella sua materia grigia di elevato peso specifico, e ad un tratto il quadro gli fu spaventosamente chiaro. Unabomber era proprio lì, quella sera e a quel tavolo, una o uno dei dodici altri commensali, o nove escludendo Dreon e i carabinieri. Ora tutto combaciava perfettamente, aveva solo bisogno della controprova, ma lì per lì non disse niente a De Stefano. Attese invece la fine della cena, il brindisi a Capezzone, e uscì per ultimo prendendo senza farsi vedere un bicchiere rimasto sul tavolo, il bicchiere usato dall’insospettabile ma sospettosa persona che sospettava. Come sappiamo, il mattino del giorno seguente portò il bicchiere a De Stefano, e quasi contemporaneamente Unabomber colpì al Mercatone Emmezeta di Pordenone.
Ai fini del Radicalometro Storico, questo e i prossimi post sono etichettati con i nomi di iscritti e simpatizzanti radicali degli anni 90, suddivisi in batch di 18 per post, dei quali questo è il SECONDO di 8.