Circa dieci anni fa, a cavallo del nuovo millennio, l’allora forum radicale (sul sito ufficiale dell’omonimo movimento/partito politico) conobbe il suo apice: era fervido di utenti e dei loro numerosi testi che contribuivano ad un acceso dibattito. Poi quel forum è morto, come capita a tutti. Però, grazie alla potente memoria della vostra Miss Welby, sono in grado di ricostruire l’elenco di quanti che presero parte a quell’esperienza straordinaria, almeno di coloro che dichiararono pubblicamente i loro indirizzi e-mail, che ancora conservo.
È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).
Procediamo dunque in ordine alfabetico nel SETTIMO di 20 post.
della vedova benedetto, de lorenzis simone, de lucia Michele, de maio Francesco, de muro sergio, de pascalis giovanni, depetro alessandro, de renzis donato, de rosa guido, de santis maria teresa, de vito antonio, di carlo alessio, di filippo sergio, di maio salvatore, dionisio Fabrizio, dyason phyllis, elia gianni, eramo gianluca, eramo marco
Visualizzazione post con etichetta DEPETRO. Mostra tutti i post
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Man Arrested With 18-Inch Sex Toy In Pants
Alen Spahic Tells Officer He's Wolverine, Police Say
A Louisville man is facing public intoxication charges after police said they found him walking down South Third Street with an 18-inch sex toy in his pants... Cbs / Cnn
Alen Spahic Tells Officer He's Wolverine, Police Say
A Louisville man is facing public intoxication charges after police said they found him walking down South Third Street with an 18-inch sex toy in his pants... Cbs / Cnn
Torno adesso da un servizio di fotografia aerea di alcune fattorie di FarmVille e rifletto sul fatto che se il radicalomentro storico fosse legato alla produttività dei contadini radicali io sarei molto più in basso in classifica, con appena 70mila punti al livello 33. Guardate invece che bella fattoria da centomila punti ha Mihai Romanciuc (livello 36), ricoperta com'è di un manto nevoso davvero rinfrescante in agosto:
Ed ecco la bellissima fattoria dell'architetto Teresa Dentamaro, con 135.000 punti a livello 40...
...e pure a livello 40 con 142.000 punti le ordinatissime siepi di John Patelli:
Ma sono altri i campioni radicali della zappa: a 380.000 punti (livello 64), ecco i vigneti di Jolanda Casigliani...
...e a 415.000 punti (livello 68), le granaglie di Alessandro Depetro...
...per continuare con i meloni di Mauro Suttora, a quota 543.000 (livello 76), che però ha ammesso di avere barato taroccando il sistema.
...e concludere con la campionessa Roswitha Flaibani, 725.000 punti al livello 86. Se qualcuno ha più punti (o comunque vuole segnalare quanti punti ha) si accomodi nei commenti
Ed ecco la bellissima fattoria dell'architetto Teresa Dentamaro, con 135.000 punti a livello 40...
...e pure a livello 40 con 142.000 punti le ordinatissime siepi di John Patelli:
Ma sono altri i campioni radicali della zappa: a 380.000 punti (livello 64), ecco i vigneti di Jolanda Casigliani...
...e a 415.000 punti (livello 68), le granaglie di Alessandro Depetro...
...per continuare con i meloni di Mauro Suttora, a quota 543.000 (livello 76), che però ha ammesso di avere barato taroccando il sistema.
...e concludere con la campionessa Roswitha Flaibani, 725.000 punti al livello 86. Se qualcuno ha più punti (o comunque vuole segnalare quanti punti ha) si accomodi nei commenti
Questo individuo si chiama Mihai Romanciuc. Mi duole tirarlo in causa così brutalmente ma un commentatore anonimo del blog ha sostenuto che assomigli a Luca Bagatin, un altro commentatore del blog:
un terzo commentatore ravvisa invece la somiglianza di Bagatin con John Fischetti:
una quarta commentatrice, Miss Welby, vede invece una somiglianza di Bagatin con il leader politico Armando Crocicchio:
e infine un quinto commentatore segnala la somiglianza di Bagatin con Pippo Palazzolo:

il problema con Pippo Palazzolo è che ne ho trovati due nel web che si assomigliano ma non sono affatto sicura che siano la stessa persona, nel qual caso mi scuso preventivamente con entrambi:
ora però vediamo di non deviare sulla somiglianza tra i Palazzolo quello che invece è un serio dibattito sulla somiglianza di Bagatin con Crocicchio, Fischetti, Palazzolo e Romanciuc. è importante parlarne perché Bagatin è di Pordenone e Miss Welby ieri sera era in visita a Pordenone al vernissage di una nuova radio, Radio Depetro sulla frequenza:
http://62.149.225.137:8000/
NYLON!, libro terzo
AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1985-89
Non avendo evidentemente niente di meglio da fare, in provincia di Treviso faccio il Partito radicale. Mi aggrego a un piccolo nucleo di Treviso - Manuela Zuccarello e il suo compagno Giorgio Cossu, il fedelissimo Michele Pavan e il tesoriere-finanziatore Livio Casale, l’unico coi soldi - e il talento si vede subito: segretario dell’Associazione disarmo e giustizia di via Tommasini e in provincia si schizza subito al record di quasi cento iscritti con produttività di 3-4000 firme a referendum, cifre senza precedenti. A Conegliano scopro che i principali esponenti storici del Gruppo ecologico, cioè la consulta di associazioni ambientaliste, sono radicali: Adriano De Stefano, Leon Pinese, Giandomenico Beltrame. L’ispirazione radicale dell’epoca era molto ambientalista. Tra i referendum c’era il nucleare e più in generale c’era in atto l’operazione di mettere in piedi i verdi. La stessa Zuccarello diverrà consigliere provinciale dei verdi a Treviso, forse lo è ancora, o forse ha lasciato la politica quando ha avuto bambini. De Stefano è ancora splendidamente attivo come lega anticaccia (ma anche sui recenti referendum) e in quanto tale bestia nera dell’orrido presidente leghista Zaia. La parte più orientale e remota della provincia era da me controllata tramite Bruno Volpi ed Elisabetta Grosso, strana coppia di insegnanti cugini conviventi che ho sempre sospettato incestuosi ma non ne ho mai avute le prove, e che dovrebbero essere ancora in giro negli ambienti radicali di quelle parti. Il mio giro di amici privati, molti dei quali comunque inevitabilmente coinvolgo nelle iniziative politiche, ruota attorno a Radio Base 81, quella alternativa delle tre radio locali di Conegliano, oggi credo del circuito Radio Popolare. Alla radio conduco trasmissioni innovative quali... le interviste per strada à la Dentamaro e... la rassegna stampa. Come Dr Cornacchione sono un DJ piuttosto popolare anche con una trasmissione dalle 22 alle 24 dove dispenso notizie, opinioni, consigli e ottima musica rock, punk, dark e cantautori italiani. Sessualmente scopo Mario a Padova e Giovanna a Conegliano, la procuratrice legale dei tossici, che aveva le tette molto grandi ma era anche di costituzione piccolina, per cui sembravano enormi. Giovanna e’ una donna meridionale con una personalità molto spiccata che in modo inquietante richiama vagamente colei la quale, invece, frequentando le riunioni radicali con Emilio Vesce nel nord-est, conobbi a Venezia nel tardo 1987 per rivoluzionare le rispettive esistenze, la donna che aspettando con pazienza arrivasse finalmente questo punto dell’autobiografia ha già preparato l’equivalente di una Bibbia di invettive e improperi pronti da rovesciarmi addosso nel forum. Dora Pezzilli. Con Dora convivemmo per quattro anni a Pordenone nella montana via Monte Pelmo, la marittima via Lignano e infine, dove lei ancora abita tuttora, in via, ahinoi, Goldoni.
Commediografo italiano nato a Venezia nel 1707, Carlo Goldoni lascia la sua carriera giuridica per il teatro, raggiungendo il primo successo nel 1734 con la tragedia Belisario. All'età di quarantun'anni entra a far parte, come poeta drammatico, nella compagnia di Gerolamo Medebac di Venezia, rappresentando la sua prima commedia scritta interamente, La donna di Garbo (1743). Per la stessa compagnia e per il Teatro Sant'Angelo, il Goldoni scrisse numerose commedie, attuando quella riforma parzialmente cominciata nel 1738 con il Momolo cortesan. Con tale riforma, esposta nel Teatro Comico nel 1751, l'autore si propone di restituire dignità letteraria al teatro contrapponendo alle buffonesche improvvisazioni della commedia dell'arte il brioso e garbato studio dei costumi della sua commedia di carattere. Prendendo spunto dalla vita quotidiana ne rinnova la trama facendo uso di un linguaggio che evidenzia l'aspetto realistico delle situazioni create dai suoi personaggi oramai privi di maschere. Nel 1762 si trasferisce a Parigi a dirigere la Commédie Italienne; fu poi insegnante di italiano alle figlie di Luigi XV. Morirà a Parigi nell'anno 1793.
Mi insediai in via Monte Pelmo da Dora Pezzilli e le sue figlie primogenita Antonella, futura signora Spolaor-Dentamaro, e Francesca. La cosa è un po’ weird perché Anto è solo un anno più giovane di me, che ne ho 22, per cui verrebbe da pensare che... invece il menage a quatre funziona tranquillo - io dormo con Dora e loro nelle rispettive camerette - a parte una volta che Antonella ci tiene a mostrarsi nuda e io lì per lì non capisco il perché: infatti non ha le tette. A rifletterci bene, che senso ha vedere una donna nuda se non ha le tette? Beninteso, Antonella era ed è unanimemente ritenuta una bella giovane signora, per di più mi spiegava Gaetano che con la maternità le sono cresciute delle belle tette. Me ne sono felicitato per lui. Ricordo anche che rimasi impressionato dalla fritola molto pelosa, sia per estensione che per densità della foresta, but then again, suppongo che adesso il marito la decespugli periodicamente. Pensavo molto ad Antonella in questi giorni perché lo scorso w-e a una festa di italiani ho incontrato casualmente Bruno, il fidanzato di Antonella prima che lei conoscesse Gaetano. Vive a Londra praticamente da subito dopo che si lasciarono. Ha fatto il master qui e da 12 anni fa l’avvocato nella City ma ha appena comprato una palazzina a Kensington Gardens e mi spiega che il segreto è semplicissimo: basta guadagnare il doppio della propria età, in migliaia di sterline, dai 20 ai trent’anni, e il triplo dai 30 ai quaranta, e così via esponenzialmente. In questa maniera, con gli opportuni investimenti immobiliari, lui può annunciarmi orgoglioso che leggerò il suo nome nella prossima classifica del Times dei 500 più ricchi nel Regno unito. Mi chiede io come me la passo, per cambiare discorso gli parlo di Antonella.
- Antonella ha sposato un alto diplomatico della Farnesina, ha una vita sociale molto intensa. La si può intercettare fare la Spola sul corridoio Brussels-Montecarlo via Ginevra e Strasburgo. L’ho vista proprio la settimana scorsa nuda in spiaggia a Cannes. Adesso ha le tette. Se avesse saputo che ti avrei incontrato!
Quando Rippa scinde il partito a Genova porta con se’ i radicali di Napoli, Bari e, curiosamente, del Friuli. Tra loro Dora Pezzilli e il suo compagno co-fondatore dei consultori Aied di Pordenone e Udine, il consigliere comunale eminenza verde Mario Puiatti che ne gestisce l’amministrazione mentre Dora vi è stata l’ostetrica degli aborti e ne è la sessuologa psicoterapeuta berniana. Non avendo evidentemente niente di meglio da fare, come a Treviso anche a Pordenone armato dello strumento principe e supremo del conquistatore, il tabultato storico del tesoro romano, anche stavolta (ma in quanto tesoriere dell’Associazione per le libertà e l’antiproibizionismo, i compagni trevigiani erano delusi dalla mia defezione e ce l’avevano un po’ con la Pezzilli, ma io ero animato dalla priorità di schiacciare l’aborrita eresia) faccio in un anno il partito in un’intera provincia, popolata un terzo ma con stessa produttività di 3-4000 firme, col doppio gusto di dare fastidio a Puiatti (che per la verità fa altrettante firme e quindi grazie alla competizione da una cittadina di cinquantamila abitanti come Pordenone arrivano a Roma cifre di firme relativamente mostruose). Non resta che coordinarsi con Trieste per marciare da due direzioni su Udine e riconquistare l’intero Friuli sotto il rito pannelliano romano. Sulla sede di Trieste convergono compagni soprattutto di Firenze, ma ricordo anche Rene’ Andreani da Genova, perché ci sono le elezioni regionali ma soprattutto perché sono gli anni in cui iniziano le operazioni in ex Yugo. Da Trieste si gestiscono gli invii postali agli indirizzi copiati nel pc dagli elenchi telefonici sottratti oltre confine (la prima cosa da fare in ognuno dei paesi dove poi siamo andati), si organizzano le azioni dimostrative nonviolente, si monitora la stampa nelle lingue slave, ci si coordina con Roma sull’attività politica quotidiana. In questo senso Trieste è la prima sede radicale “all’estero”, se si eccettua per ovvi motivi Brussels: intendo la protosede del futuro trans. Il primo viaggio a Budapest avviene con Dora nell’estate 1988, per turismo. Ricordo, al ritorno, un particolarmente piacevole amplesso sul cofano della sua Polo in una boscaglia in mezzo alla puszta non lontano dal Balaton. Quella volta si era con la sua Polo, ma ero più spesso con la mia Moskvich giardinetta verde, la “Volvo sovietica”, con la quale era imbarazzante girare per Budapest perché al semaforo gli indigeni in Trabant anelanti una Golf ridevano sguaiatamente alla targa occidentale su una macchina russa. Una volta eravamo in sei - non sono sicuro ma probabilmente Dora, Massimo Lensi, Andrea Tamburi, Olivier - quindi Sandro Ottoni dovette adattarsi a viaggiare nel “baule”, quello spazio dove solitamente viaggiano il pastore tedesco o i bagagli in una station wagon, e non lo vidi mai così imbarazzato. Col Toshiba portatile di Sandro, nell’agosto del 1989 realizzai da Logodi utca il primo collegamento dall’Est alla neonata Agorà telematica. Era appena caduto il muro di Berlino ed erano già passati quattro mesi dal congresso di Budapest, che avevo avuto l’onore di essere chiamato ad aiutare organizzare. A Budapest, con grande gioia di alcuni di noi per la vicinanza alle terme del Geller, ma per la disgrazia del lettore, eravamo inizialmente alloggiati nella foresteria di Bartok Bela ut.
Musicista ungherese, Bela Bartok nacque a Nagyszentmiklos nel 1881. Questo compositore, tra i più grandi del secolo, è noto per le sue ricerche folkloristiche; il materiale raccolto in viaggi attraverso le terre Balcaniche si trova in un interessante volume di saggi. Scrisse sei quartetti, l'opera "Il Castello di Barbablù", "Balletti"," Una sonata per due pianoforti" e "Percussione", "Microkosmos" e altri 150 e più pezzi per pianoforte, varia musica da camera, tre Concerti per pianoforte e Orchestra, un Concerto per Orchestra e molte altre opere. Muore a New York nel 1945.
Dopo il congresso però, dai risultati del quale fu chiaro che saremmo rimasti a Budapest per organizzare da lì il trans all’Est, la foresteria si trasferisce nella mitica Logodi utca, dove anni più tardi Olivier avrebbe trovato sistemazione definitiva e quindi io avrei soggiornato nei miei frequenti passaggi dalla capitale magiara. Per questo, prima di proseguire, è opportuno chiarire qualcosa su Logodi utca e per fare presto facciamo così: http://uk.search.yahoo.com/search?p=logodi+utca Ma prima di lasciare Logodi utca (per ritornarvi, in un altro appartamento, un paio d’anni dopo) feci un salto indietro a Pordenone per fare insieme a Dora il Consultorio telematico. Esattamente al passaggio dagli anni ottanta ai novanta nasce il primo servizio interattivo di consulenza medico-sessuologica in Italia (coinvolgendo come partner l’Aiecs di Milano per gli aspetti medici), sul Videotel Sip, secondo in Europa dopo il primo a Lilla sul molto più sviluppato Minitel francese. Mentre io mi occupo degli aspetti tecnici e grafici del sito 5737 ConTel, su sbuffanti Amstrad dell’epoca Dora Pezzilli svolge il servizio di consulenza medesimo e scrive i contenuti del sito - ora da lungo sepolto col sistema Videotel stesso -, che sono stati recuperati e archiviati da Alessandro Depetro nel nuovo sito del mio nuovo editore Studi Pezzilli.
AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1985-89
Non avendo evidentemente niente di meglio da fare, in provincia di Treviso faccio il Partito radicale. Mi aggrego a un piccolo nucleo di Treviso - Manuela Zuccarello e il suo compagno Giorgio Cossu, il fedelissimo Michele Pavan e il tesoriere-finanziatore Livio Casale, l’unico coi soldi - e il talento si vede subito: segretario dell’Associazione disarmo e giustizia di via Tommasini e in provincia si schizza subito al record di quasi cento iscritti con produttività di 3-4000 firme a referendum, cifre senza precedenti. A Conegliano scopro che i principali esponenti storici del Gruppo ecologico, cioè la consulta di associazioni ambientaliste, sono radicali: Adriano De Stefano, Leon Pinese, Giandomenico Beltrame. L’ispirazione radicale dell’epoca era molto ambientalista. Tra i referendum c’era il nucleare e più in generale c’era in atto l’operazione di mettere in piedi i verdi. La stessa Zuccarello diverrà consigliere provinciale dei verdi a Treviso, forse lo è ancora, o forse ha lasciato la politica quando ha avuto bambini. De Stefano è ancora splendidamente attivo come lega anticaccia (ma anche sui recenti referendum) e in quanto tale bestia nera dell’orrido presidente leghista Zaia. La parte più orientale e remota della provincia era da me controllata tramite Bruno Volpi ed Elisabetta Grosso, strana coppia di insegnanti cugini conviventi che ho sempre sospettato incestuosi ma non ne ho mai avute le prove, e che dovrebbero essere ancora in giro negli ambienti radicali di quelle parti. Il mio giro di amici privati, molti dei quali comunque inevitabilmente coinvolgo nelle iniziative politiche, ruota attorno a Radio Base 81, quella alternativa delle tre radio locali di Conegliano, oggi credo del circuito Radio Popolare. Alla radio conduco trasmissioni innovative quali... le interviste per strada à la Dentamaro e... la rassegna stampa. Come Dr Cornacchione sono un DJ piuttosto popolare anche con una trasmissione dalle 22 alle 24 dove dispenso notizie, opinioni, consigli e ottima musica rock, punk, dark e cantautori italiani. Sessualmente scopo Mario a Padova e Giovanna a Conegliano, la procuratrice legale dei tossici, che aveva le tette molto grandi ma era anche di costituzione piccolina, per cui sembravano enormi. Giovanna e’ una donna meridionale con una personalità molto spiccata che in modo inquietante richiama vagamente colei la quale, invece, frequentando le riunioni radicali con Emilio Vesce nel nord-est, conobbi a Venezia nel tardo 1987 per rivoluzionare le rispettive esistenze, la donna che aspettando con pazienza arrivasse finalmente questo punto dell’autobiografia ha già preparato l’equivalente di una Bibbia di invettive e improperi pronti da rovesciarmi addosso nel forum. Dora Pezzilli. Con Dora convivemmo per quattro anni a Pordenone nella montana via Monte Pelmo, la marittima via Lignano e infine, dove lei ancora abita tuttora, in via, ahinoi, Goldoni.
Commediografo italiano nato a Venezia nel 1707, Carlo Goldoni lascia la sua carriera giuridica per il teatro, raggiungendo il primo successo nel 1734 con la tragedia Belisario. All'età di quarantun'anni entra a far parte, come poeta drammatico, nella compagnia di Gerolamo Medebac di Venezia, rappresentando la sua prima commedia scritta interamente, La donna di Garbo (1743). Per la stessa compagnia e per il Teatro Sant'Angelo, il Goldoni scrisse numerose commedie, attuando quella riforma parzialmente cominciata nel 1738 con il Momolo cortesan. Con tale riforma, esposta nel Teatro Comico nel 1751, l'autore si propone di restituire dignità letteraria al teatro contrapponendo alle buffonesche improvvisazioni della commedia dell'arte il brioso e garbato studio dei costumi della sua commedia di carattere. Prendendo spunto dalla vita quotidiana ne rinnova la trama facendo uso di un linguaggio che evidenzia l'aspetto realistico delle situazioni create dai suoi personaggi oramai privi di maschere. Nel 1762 si trasferisce a Parigi a dirigere la Commédie Italienne; fu poi insegnante di italiano alle figlie di Luigi XV. Morirà a Parigi nell'anno 1793.
Mi insediai in via Monte Pelmo da Dora Pezzilli e le sue figlie primogenita Antonella, futura signora Spolaor-Dentamaro, e Francesca. La cosa è un po’ weird perché Anto è solo un anno più giovane di me, che ne ho 22, per cui verrebbe da pensare che... invece il menage a quatre funziona tranquillo - io dormo con Dora e loro nelle rispettive camerette - a parte una volta che Antonella ci tiene a mostrarsi nuda e io lì per lì non capisco il perché: infatti non ha le tette. A rifletterci bene, che senso ha vedere una donna nuda se non ha le tette? Beninteso, Antonella era ed è unanimemente ritenuta una bella giovane signora, per di più mi spiegava Gaetano che con la maternità le sono cresciute delle belle tette. Me ne sono felicitato per lui. Ricordo anche che rimasi impressionato dalla fritola molto pelosa, sia per estensione che per densità della foresta, but then again, suppongo che adesso il marito la decespugli periodicamente. Pensavo molto ad Antonella in questi giorni perché lo scorso w-e a una festa di italiani ho incontrato casualmente Bruno, il fidanzato di Antonella prima che lei conoscesse Gaetano. Vive a Londra praticamente da subito dopo che si lasciarono. Ha fatto il master qui e da 12 anni fa l’avvocato nella City ma ha appena comprato una palazzina a Kensington Gardens e mi spiega che il segreto è semplicissimo: basta guadagnare il doppio della propria età, in migliaia di sterline, dai 20 ai trent’anni, e il triplo dai 30 ai quaranta, e così via esponenzialmente. In questa maniera, con gli opportuni investimenti immobiliari, lui può annunciarmi orgoglioso che leggerò il suo nome nella prossima classifica del Times dei 500 più ricchi nel Regno unito. Mi chiede io come me la passo, per cambiare discorso gli parlo di Antonella.
- Antonella ha sposato un alto diplomatico della Farnesina, ha una vita sociale molto intensa. La si può intercettare fare la Spola sul corridoio Brussels-Montecarlo via Ginevra e Strasburgo. L’ho vista proprio la settimana scorsa nuda in spiaggia a Cannes. Adesso ha le tette. Se avesse saputo che ti avrei incontrato!
Quando Rippa scinde il partito a Genova porta con se’ i radicali di Napoli, Bari e, curiosamente, del Friuli. Tra loro Dora Pezzilli e il suo compagno co-fondatore dei consultori Aied di Pordenone e Udine, il consigliere comunale eminenza verde Mario Puiatti che ne gestisce l’amministrazione mentre Dora vi è stata l’ostetrica degli aborti e ne è la sessuologa psicoterapeuta berniana. Non avendo evidentemente niente di meglio da fare, come a Treviso anche a Pordenone armato dello strumento principe e supremo del conquistatore, il tabultato storico del tesoro romano, anche stavolta (ma in quanto tesoriere dell’Associazione per le libertà e l’antiproibizionismo, i compagni trevigiani erano delusi dalla mia defezione e ce l’avevano un po’ con la Pezzilli, ma io ero animato dalla priorità di schiacciare l’aborrita eresia) faccio in un anno il partito in un’intera provincia, popolata un terzo ma con stessa produttività di 3-4000 firme, col doppio gusto di dare fastidio a Puiatti (che per la verità fa altrettante firme e quindi grazie alla competizione da una cittadina di cinquantamila abitanti come Pordenone arrivano a Roma cifre di firme relativamente mostruose). Non resta che coordinarsi con Trieste per marciare da due direzioni su Udine e riconquistare l’intero Friuli sotto il rito pannelliano romano. Sulla sede di Trieste convergono compagni soprattutto di Firenze, ma ricordo anche Rene’ Andreani da Genova, perché ci sono le elezioni regionali ma soprattutto perché sono gli anni in cui iniziano le operazioni in ex Yugo. Da Trieste si gestiscono gli invii postali agli indirizzi copiati nel pc dagli elenchi telefonici sottratti oltre confine (la prima cosa da fare in ognuno dei paesi dove poi siamo andati), si organizzano le azioni dimostrative nonviolente, si monitora la stampa nelle lingue slave, ci si coordina con Roma sull’attività politica quotidiana. In questo senso Trieste è la prima sede radicale “all’estero”, se si eccettua per ovvi motivi Brussels: intendo la protosede del futuro trans. Il primo viaggio a Budapest avviene con Dora nell’estate 1988, per turismo. Ricordo, al ritorno, un particolarmente piacevole amplesso sul cofano della sua Polo in una boscaglia in mezzo alla puszta non lontano dal Balaton. Quella volta si era con la sua Polo, ma ero più spesso con la mia Moskvich giardinetta verde, la “Volvo sovietica”, con la quale era imbarazzante girare per Budapest perché al semaforo gli indigeni in Trabant anelanti una Golf ridevano sguaiatamente alla targa occidentale su una macchina russa. Una volta eravamo in sei - non sono sicuro ma probabilmente Dora, Massimo Lensi, Andrea Tamburi, Olivier - quindi Sandro Ottoni dovette adattarsi a viaggiare nel “baule”, quello spazio dove solitamente viaggiano il pastore tedesco o i bagagli in una station wagon, e non lo vidi mai così imbarazzato. Col Toshiba portatile di Sandro, nell’agosto del 1989 realizzai da Logodi utca il primo collegamento dall’Est alla neonata Agorà telematica. Era appena caduto il muro di Berlino ed erano già passati quattro mesi dal congresso di Budapest, che avevo avuto l’onore di essere chiamato ad aiutare organizzare. A Budapest, con grande gioia di alcuni di noi per la vicinanza alle terme del Geller, ma per la disgrazia del lettore, eravamo inizialmente alloggiati nella foresteria di Bartok Bela ut.
Musicista ungherese, Bela Bartok nacque a Nagyszentmiklos nel 1881. Questo compositore, tra i più grandi del secolo, è noto per le sue ricerche folkloristiche; il materiale raccolto in viaggi attraverso le terre Balcaniche si trova in un interessante volume di saggi. Scrisse sei quartetti, l'opera "Il Castello di Barbablù", "Balletti"," Una sonata per due pianoforti" e "Percussione", "Microkosmos" e altri 150 e più pezzi per pianoforte, varia musica da camera, tre Concerti per pianoforte e Orchestra, un Concerto per Orchestra e molte altre opere. Muore a New York nel 1945.
Dopo il congresso però, dai risultati del quale fu chiaro che saremmo rimasti a Budapest per organizzare da lì il trans all’Est, la foresteria si trasferisce nella mitica Logodi utca, dove anni più tardi Olivier avrebbe trovato sistemazione definitiva e quindi io avrei soggiornato nei miei frequenti passaggi dalla capitale magiara. Per questo, prima di proseguire, è opportuno chiarire qualcosa su Logodi utca e per fare presto facciamo così: http://uk.search.yahoo.com/search?p=logodi+utca Ma prima di lasciare Logodi utca (per ritornarvi, in un altro appartamento, un paio d’anni dopo) feci un salto indietro a Pordenone per fare insieme a Dora il Consultorio telematico. Esattamente al passaggio dagli anni ottanta ai novanta nasce il primo servizio interattivo di consulenza medico-sessuologica in Italia (coinvolgendo come partner l’Aiecs di Milano per gli aspetti medici), sul Videotel Sip, secondo in Europa dopo il primo a Lilla sul molto più sviluppato Minitel francese. Mentre io mi occupo degli aspetti tecnici e grafici del sito 5737 ConTel, su sbuffanti Amstrad dell’epoca Dora Pezzilli svolge il servizio di consulenza medesimo e scrive i contenuti del sito - ora da lungo sepolto col sistema Videotel stesso -, che sono stati recuperati e archiviati da Alessandro Depetro nel nuovo sito del mio nuovo editore Studi Pezzilli.
NYLON! 2
1.
Nella mia qualità di Roberto Granzotto mi chiedevo da tempo che cosa fossi scientificamente, perciò feci un salto a Pordenone ed entrai fiducioso nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro, ignaro di costituire nella mia augusta persona il di lui primo paziente, e pagante cliente.
- Hi dear, my name’s Granzotto, Roberto Granzotto. I’ve got an appointment with Dr Depetro, Dr Tabar Depetro.
Dora Pezzilli, l’ostetrica interinale receptionist nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro, si finse per nulla impressionata dalla bellezza dell’alto e muscoloso supereroe dagli occhi azzurri. Mi fece accomodare con nonchalance ma sensualmente tradì la sua emozione nel precipitarsi verso la porta dello studio traballando sui vertiginosi tacchi a spillo, particolare che non mi sfuggì.
- E’ arrivato, è arrivato veramente, il tuo primo cliente! Ed è un figone della madonna! Lo faccio entrare?
Tanto sbalordito quanto sprofondato nella poltrona, il Dr Tabar Depetro acconsentì inalando profondamente emozioni convulse ed espirando nuvole di cannabis. Un nuovo, straordinario capitolo della sua vita professionale stava per cominciare con questo tale Roberto Granzotto. Il quale l’aveva scelto come primo psicoterapeuta della sua vita - da una pubblicità in una cabina del telefono londinese -, semplicemente perché italiano. Granzotto parlava anche scozzese, ma alcune sfumature del subconscio si rivelano solo nelle lingue in cui si sogna...
- E poi, a volte, mi capita di camminare per la strada tranquillo per i fatti miei, fermarmi di colpo e tirare un muggito della madonna... Così, senza motivo
- Non è niente di grave, è normale
- Normale?
- Piuttosto, mi dica, lo fa mai con un motivo? E se sì, quale? O quali? O se no, ne è proprio certo? O preferisce rispondermi in altro modo? E se sì, come?
- Vabbe', ho capito! No, non muggisco mai con un motivo
- Bugiardo!
- Talvolta...
- Bugiardo talvolta?
- No, muggisco talvolta
- Ah, ecco, vede?
- Cosa?
- E' un chiaro sintomo di sindrome del Bue. Lei muggisce perché nella mucca sublima sua madre
- Ma cosa c'entrano le mucche e mia madre?
- C'è l'elemento comune, il latte. Il latte di mucca e l'allattamento materno. Lei muggisce per un trauma infantile, l'interruzione dell'allattamento, e per conseguenza muggisce come il vitellino che vuole ancora latte dalla mucca
- Ma che c'entra, io muggisco pensando alla mia ragazza perché sono innamorato di lei!
- Cosa c'entrano le mucche con la sua fidanzata?
- Ma mi faccia capire se mia madre è una mucca, io sono un vitello, stando a lei avrei ragione di supporre che la mia ragazza sia una giovenca...
- Com'è scemo! E' lapalissiano...
- Senta, sarò anche scemo, ma lapalissiano proprio no!
- Taccia e mi faccia finire è lo stesso motivo per cui fuma troppo e mastica le matite. Lei è alla continua ricerca del capezzolo, capisce?
- Non capisco ma mi adeguo
- Non faccia il pirla! Sua madre è morta improvvisamente mentre la allattava?
- Non l'ho mai morsa così forte
- Idiota, mi risponda seriamente! Se non è morta, s'è ammalata e ha perso il latte? E se sì, poi è morta? E come si è accorto che poi la mamma non c'era più? Che età aveva quando ha capito che era morta? Si sentiva diverso dai suoi amici che avevano ancora la mamma?
- Mia madre è viva e in perfetta salute
- Era forse tossicodipendente, che' ha dovuto interrompere l'allattamento? Troppi psicofarmaci? Seno flaccido? Mestruazioni irregolari? Malattie veneree? Prostituzione? Aids?
- Senta...
- E lei, mi dica, lei si è mai masturbato?
- Scusi...
- E pensando a cosa? Servendosi di oggetti? E quali? Con che frequenza? Con la destra o la sinistra? In che posizioni?...
- Dr Depetro, mia madre non ha mai interrotto l'allattamento...
- ...Quante volte al giorno? Da solo o anche in presenza di altri? Conoscenti o estranei? Non ha mai interrotto l'allattamento?!?
- Mai
- Strano. Allora ricominciamo. Diceva?
- Dei muggiti. Però c'è da dire che qualche volta belo
- Che fa, scusi?
- Belo. Beee
- Bela
- Belo
- Così, senza un motivo
- Già
- Ah!
- Eh sì
- E' un evidente sintomo di sindrome del Caprone. Ha mai avuto rapporti sessuali alla pecorina? E se sì, quante volte? E le è piaciuto? Alla sua fidanzata, piace anche a lei? Raggiunge prima l'orgasmo? O è più veloce col metodo del missionario? Quali altre posizioni avete sperimentato? E in quali vi mettete più spesso? La fa mai stare di sopra? Ha problemi di eiaculazione precoce? La soddisfa sempre? E lei, mi dica, è sempre soddisfatto? Mi dica, confidenzialmente, lo trovate sempre bellissimo?
- Non è bello ciò che è bello, ma...
- Ma?
- Ma che bello, che bello, che bello!
- Imbecille
- Eh eh eh eh eh!
Fu a quel punto morto della narrazione che questa fu ravvivata dall’ingresso di Dora Pezzilli.
- Mi scusi dottore, ero di là a fare la mia seduta spiritica interurbana quando mi è arrivato un messaggio urgente per il qui presente suo paziente Granzotto da parte di un tale De Pascalis
Sono basito. De Pascalis osa permettersi di competere con me nel concorso radicale di demenza narrativa. E ci riesce anche abbastanza bene, con trovate geniali come la modella bielorussa, la cravatta che respira, gli Albergo Padano e Albergo Penetton... Per mantenere il primato dinanzi a tale epica sfida, non mi resta che ipnotizzarlo con un’arma segreta.
Venise, c’est comme un vice. On y est obligé de devenir aussi beau que ce qui vous entoure, de parler une langue d’une musicalité exceptionelle, de nourrir en permanence ses sens d’une beuté omniprésente. Il y a toujours une brise qui vous caresse et, en plus, il y a l’eau. Venise, c’est a la fois l’eau du ventre maternel et l’absolu de l’artifice une ville façonnée par les hommes pour pouvoir vivre ensemble, pour pouvoir construire une communauté, un universe parfait. J’ai vécu a Venise de 1963 à 1971, c’est là que sont nés mes deux premier enfants, c’est là que j’ai vécu 1968. Ce n’est pas tant un refuge qu’un point de départ. C’est a partir de Venise que je me suis adventuré dans le monde...
Giovanni De Pascalis atterrava al Marco Polo leggendo le memorie di ritorno di quel vigliacco di Toni Negri. In tema veneziano, avrebbe fatto meglio a leggere le interpellanze del molto più coraggioso Emilio Vesce a Palazzo Ferro-Fini, verso il quale approdo viaggiava il water-taxi da Tessera a San Marco via Burano, che era molto meglio di Murano tanto quanto Vesce surclassava questo stronzo vanitoso di povero Negri. Sbarcato all’approdo della Regione Veneto, De Pascalis la ignorò con disgusto e costeggiando il bacino di San Marco sbafò a sbafo all’Harris bar di Cipriani un risottino ai frutti di mare, scappando prima di pagare il conto per ritrovarsi in piazza davanti a quel mare d’inverno che come dice la Berté è come un film in bianco e nero visto alla tivù. E’ grigio, è tetro e cupo, è incazzato di brutto il mare d’inverno a Venezia, e di un romantico struggente che contagiò Ezra Pound ma i turisti estivi americani e giapponesi non vedranno mai. De Pascalis se ne innamora a prima vista e sotto l’egida dell’Editore unifrocio omopatavino ci riferisce quanto segue.
Cari Compagni, sono stati tempi duri ma stiamo finalmente per superare il brutto periodo in cui il Pr ha avuto più dirigenti che iscritti. In questo infelice scorcio di secolo la segreteria Capezzone ha raggiunto il suo scopo, surclassando il precedente record del Psdi che deteneva quello di più iscritti (defunti) che elettori. Siamo pertanto grati a Capezzone che adesso ci rende la cortesia di andare a far fallire qualche altro partito. L’uscita di sicurezza per non essere linciato è in fondo a destra. Tanto dovea.
Quello intercettato da Dora Pezzilli nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro era il segnale in codice che tutti noi infiltrati ecoradicali attendevamo da anni da Venezia l’ebreo errante De Pascalis ci faceva sapere essere giunto il momento di uscire allo scoperto e prendere il potere nel partito. Dalla qual cosa, a grande richiesta, non avrei potuto esimermi nella prossima puntata.
1.
Nella mia qualità di Roberto Granzotto mi chiedevo da tempo che cosa fossi scientificamente, perciò feci un salto a Pordenone ed entrai fiducioso nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro, ignaro di costituire nella mia augusta persona il di lui primo paziente, e pagante cliente.
- Hi dear, my name’s Granzotto, Roberto Granzotto. I’ve got an appointment with Dr Depetro, Dr Tabar Depetro.
Dora Pezzilli, l’ostetrica interinale receptionist nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro, si finse per nulla impressionata dalla bellezza dell’alto e muscoloso supereroe dagli occhi azzurri. Mi fece accomodare con nonchalance ma sensualmente tradì la sua emozione nel precipitarsi verso la porta dello studio traballando sui vertiginosi tacchi a spillo, particolare che non mi sfuggì.
- E’ arrivato, è arrivato veramente, il tuo primo cliente! Ed è un figone della madonna! Lo faccio entrare?
Tanto sbalordito quanto sprofondato nella poltrona, il Dr Tabar Depetro acconsentì inalando profondamente emozioni convulse ed espirando nuvole di cannabis. Un nuovo, straordinario capitolo della sua vita professionale stava per cominciare con questo tale Roberto Granzotto. Il quale l’aveva scelto come primo psicoterapeuta della sua vita - da una pubblicità in una cabina del telefono londinese -, semplicemente perché italiano. Granzotto parlava anche scozzese, ma alcune sfumature del subconscio si rivelano solo nelle lingue in cui si sogna...
- E poi, a volte, mi capita di camminare per la strada tranquillo per i fatti miei, fermarmi di colpo e tirare un muggito della madonna... Così, senza motivo
- Non è niente di grave, è normale
- Normale?
- Piuttosto, mi dica, lo fa mai con un motivo? E se sì, quale? O quali? O se no, ne è proprio certo? O preferisce rispondermi in altro modo? E se sì, come?
- Vabbe', ho capito! No, non muggisco mai con un motivo
- Bugiardo!
- Talvolta...
- Bugiardo talvolta?
- No, muggisco talvolta
- Ah, ecco, vede?
- Cosa?
- E' un chiaro sintomo di sindrome del Bue. Lei muggisce perché nella mucca sublima sua madre
- Ma cosa c'entrano le mucche e mia madre?
- C'è l'elemento comune, il latte. Il latte di mucca e l'allattamento materno. Lei muggisce per un trauma infantile, l'interruzione dell'allattamento, e per conseguenza muggisce come il vitellino che vuole ancora latte dalla mucca
- Ma che c'entra, io muggisco pensando alla mia ragazza perché sono innamorato di lei!
- Cosa c'entrano le mucche con la sua fidanzata?
- Ma mi faccia capire se mia madre è una mucca, io sono un vitello, stando a lei avrei ragione di supporre che la mia ragazza sia una giovenca...
- Com'è scemo! E' lapalissiano...
- Senta, sarò anche scemo, ma lapalissiano proprio no!
- Taccia e mi faccia finire è lo stesso motivo per cui fuma troppo e mastica le matite. Lei è alla continua ricerca del capezzolo, capisce?
- Non capisco ma mi adeguo
- Non faccia il pirla! Sua madre è morta improvvisamente mentre la allattava?
- Non l'ho mai morsa così forte
- Idiota, mi risponda seriamente! Se non è morta, s'è ammalata e ha perso il latte? E se sì, poi è morta? E come si è accorto che poi la mamma non c'era più? Che età aveva quando ha capito che era morta? Si sentiva diverso dai suoi amici che avevano ancora la mamma?
- Mia madre è viva e in perfetta salute
- Era forse tossicodipendente, che' ha dovuto interrompere l'allattamento? Troppi psicofarmaci? Seno flaccido? Mestruazioni irregolari? Malattie veneree? Prostituzione? Aids?
- Senta...
- E lei, mi dica, lei si è mai masturbato?
- Scusi...
- E pensando a cosa? Servendosi di oggetti? E quali? Con che frequenza? Con la destra o la sinistra? In che posizioni?...
- Dr Depetro, mia madre non ha mai interrotto l'allattamento...
- ...Quante volte al giorno? Da solo o anche in presenza di altri? Conoscenti o estranei? Non ha mai interrotto l'allattamento?!?
- Mai
- Strano. Allora ricominciamo. Diceva?
- Dei muggiti. Però c'è da dire che qualche volta belo
- Che fa, scusi?
- Belo. Beee
- Bela
- Belo
- Così, senza un motivo
- Già
- Ah!
- Eh sì
- E' un evidente sintomo di sindrome del Caprone. Ha mai avuto rapporti sessuali alla pecorina? E se sì, quante volte? E le è piaciuto? Alla sua fidanzata, piace anche a lei? Raggiunge prima l'orgasmo? O è più veloce col metodo del missionario? Quali altre posizioni avete sperimentato? E in quali vi mettete più spesso? La fa mai stare di sopra? Ha problemi di eiaculazione precoce? La soddisfa sempre? E lei, mi dica, è sempre soddisfatto? Mi dica, confidenzialmente, lo trovate sempre bellissimo?
- Non è bello ciò che è bello, ma...
- Ma?
- Ma che bello, che bello, che bello!
- Imbecille
- Eh eh eh eh eh!
Fu a quel punto morto della narrazione che questa fu ravvivata dall’ingresso di Dora Pezzilli.
- Mi scusi dottore, ero di là a fare la mia seduta spiritica interurbana quando mi è arrivato un messaggio urgente per il qui presente suo paziente Granzotto da parte di un tale De Pascalis
Sono basito. De Pascalis osa permettersi di competere con me nel concorso radicale di demenza narrativa. E ci riesce anche abbastanza bene, con trovate geniali come la modella bielorussa, la cravatta che respira, gli Albergo Padano e Albergo Penetton... Per mantenere il primato dinanzi a tale epica sfida, non mi resta che ipnotizzarlo con un’arma segreta.
Venise, c’est comme un vice. On y est obligé de devenir aussi beau que ce qui vous entoure, de parler une langue d’une musicalité exceptionelle, de nourrir en permanence ses sens d’une beuté omniprésente. Il y a toujours une brise qui vous caresse et, en plus, il y a l’eau. Venise, c’est a la fois l’eau du ventre maternel et l’absolu de l’artifice une ville façonnée par les hommes pour pouvoir vivre ensemble, pour pouvoir construire une communauté, un universe parfait. J’ai vécu a Venise de 1963 à 1971, c’est là que sont nés mes deux premier enfants, c’est là que j’ai vécu 1968. Ce n’est pas tant un refuge qu’un point de départ. C’est a partir de Venise que je me suis adventuré dans le monde...
Giovanni De Pascalis atterrava al Marco Polo leggendo le memorie di ritorno di quel vigliacco di Toni Negri. In tema veneziano, avrebbe fatto meglio a leggere le interpellanze del molto più coraggioso Emilio Vesce a Palazzo Ferro-Fini, verso il quale approdo viaggiava il water-taxi da Tessera a San Marco via Burano, che era molto meglio di Murano tanto quanto Vesce surclassava questo stronzo vanitoso di povero Negri. Sbarcato all’approdo della Regione Veneto, De Pascalis la ignorò con disgusto e costeggiando il bacino di San Marco sbafò a sbafo all’Harris bar di Cipriani un risottino ai frutti di mare, scappando prima di pagare il conto per ritrovarsi in piazza davanti a quel mare d’inverno che come dice la Berté è come un film in bianco e nero visto alla tivù. E’ grigio, è tetro e cupo, è incazzato di brutto il mare d’inverno a Venezia, e di un romantico struggente che contagiò Ezra Pound ma i turisti estivi americani e giapponesi non vedranno mai. De Pascalis se ne innamora a prima vista e sotto l’egida dell’Editore unifrocio omopatavino ci riferisce quanto segue.
Cari Compagni, sono stati tempi duri ma stiamo finalmente per superare il brutto periodo in cui il Pr ha avuto più dirigenti che iscritti. In questo infelice scorcio di secolo la segreteria Capezzone ha raggiunto il suo scopo, surclassando il precedente record del Psdi che deteneva quello di più iscritti (defunti) che elettori. Siamo pertanto grati a Capezzone che adesso ci rende la cortesia di andare a far fallire qualche altro partito. L’uscita di sicurezza per non essere linciato è in fondo a destra. Tanto dovea.
Quello intercettato da Dora Pezzilli nel gabinetto psichiatrico del Dr Tabar Depetro era il segnale in codice che tutti noi infiltrati ecoradicali attendevamo da anni da Venezia l’ebreo errante De Pascalis ci faceva sapere essere giunto il momento di uscire allo scoperto e prendere il potere nel partito. Dalla qual cosa, a grande richiesta, non avrei potuto esimermi nella prossima puntata.
NYLON! 2
9.
Non potevo credere ai miei occhi: l’indirizzo di Carlo Paone Manera era in via Cardinal Tosoni! Un bisavolo proprio del nostro Editore unifrocio, che se la faceva anche con un Cardinal Callegari bisavolo proprio della nostra Orietta Callegari, che per chi non l’avesse presente è la moglie di Sergio Giordano, che è il padre di Tabar Depetro che è il tipo che sta con Dora Pezzilli che non è la suocera di Gaetano Dentamaro che ha sposato sua figlia Antonella che perciò è cognata di Teresa, arpia barocca corrosa dai piccioni che ha nel docente di belle arti professor Bandinelli un assiduo estimatore che la vorrebbe conquistare e fare sua. Spero di essere stato più chiaro stavolta, ma se c’è bisogno lo rispiegherò frequentemente con altre parole. Tutto questo casino per dire che non sapevo da che parte cominciare perché non mi ricordo più come è andata a finire la puntata precedente, merdon! Vabbé, proviamo a ricominciare a caso. Dunque, dicevo che nell’appartamento di Paone Manera, io e Tosoni, Bandinelli, Bertinotti, Callegari, Giordano, Depetro, Pezzilli e tre Dentamari contempliamo appunto Paone Manera. Visceralmente accanito, dal colorito alterato cecchi paonazzo, sbuffante tempesta la tastiera violentemente (la deve cambiare ogni settimana) attaccando Marco Pannella nel topic “Non sono Marco Pannella” di Marco Pannella. Marco Pannella meriterebbe più rispetto e perciò lo lascerò tranquillo, soltanto menzionando en passant la mia fiducia nella sua grande leadership e la mia gratitudine per avere coltivato giovani menti brillanti come quelle di Daniele Capezzone e Marco Cappato, ai quali estendo la mia lealtà sempiterna. Dunque, dov’ero rimasto? Ah, sì!, anche se non lo da a vedere, intimamente Marco s’incazza come una bestia e se potesse prenderebbe Manera per il collo per sbattergli ripetutamente la crapa pelata contro una porta di legno massiccio, però non può farlo perché è nonviolento, e questo lo fa incazzare ancora di più, al punto che si deve sfogare picchiando Manera con un documento politico arrotolato. Il titolo del documento recita PETIZIONE PER FAR PARTECIPARE PANNELLA AL CONCLAVE, e il documento dettaglia le azioni politiche volte a fare pressione sul vaticano per concedere a Marco lo status di osservatore con diritto di intervento ma non di elettorato attivo nella scelta papese. Manera si difende come può brandendo un altro documento politico dal titolo APPELLO PER FARE PARTECIPARE TOSONI AL CONCLAVE, sulla natura del quale documento politico il lettore immaginativo potrà elucubrare autonomamente. Si parla di Tosoni ed eccolo qui che dopo essersi allontanato brevemente rispunta al volante di una Vulva. Si tratta naturalmente della Vulva di Bertinotti, che ne ha simulato il furto per truffare l’assicurazione capitalista. Tosoni mi presenta Gionata Pacor. Nella primavera del 2005 il mondo contava sette miliardi di abitanti, uno dei quali era Gionata Pacor, anche se purtroppo, causa la sovra-popolazione, c’era anche Fabrizio Argonauta. Intravvedo dalla porta sul corridoio la punta di una cravatta dall’aspetto familiare. E’ giallo ocra, come direbbe l’erudito Paone Man, o gialo-pipì-de-vaca, come direbbe la non meno erudita Amanda Lear. Mi prende un conato di vomito, ma le disgrazie non vengono mai da sole e alla cravatta segue presto chi l’indossa. Sua Capezzonità CAPEZZONE I è venuto a portarmi una nota personalmente. Sono congelato dal terrore. Il contenuto della nota è clamoroso, eclatante, ma non posso renderlo noto e lo consegnerò alla storia come la Nota Segreta di Capezzone, il quale si dissolve mentre riprendo i sensi dallo straordinario fenomeno trascendentale. Fu proprio in quel momento che agli Studi Pezzilli di Pordenone suonò il campanello il postino esperantista Guido Gentile per recapitare un telegramma di adesione di Corrente alternata a Rifondazione radicale.
CONGRATULAZIONI PER NUOVO SOGGETTO POLITICO RIFONDAZIONE RADICALE stop CORRENTE ALTERNATA ADERISCE TOTALMENTE stop RIPRISTINO LEGALITA’ stop ABBATTIMENTO MATRIOSKATO stop RISTRUTTURAZIONE PARTITO RADICALE stop
Molto bene, con un’altra influente corrente ad aggiungersi alla mia, il potere nel partito era saldamente nelle mie mani per la seconda volta in due mesi, dopo che ne avevo già provato l’ebbrezza come Granzotto. Una segreteria invero piuttosto traballante, era stata quella di Capezzone, che chissà quante note stava facendo recapitare a Mauro credendo che lui fosse me. Un vero peccato dover rimanere all’oscuro delle sue opinioni sulla e suggerimenti per la narrazione. Suona il telefono.
Suttora-Granzotto - Ciao Roberto, mi è arrivata un’altra nota di Capezzone...
Granzotto-Boselli - ...e naturalmente non puoi renderne noto il contenuto: ma allora cosa cazzo mi telefoni a fare?
Suttora-Granzotto - Certo che posso renderla nota, questa non è una nota qualsiasi, bensì la ben nota Nota Segreta di Capezzone
Granzotto-Boselli - Ah!, go on then
Nota Segreta di Capezzone: Granzotto, smettila di scrivere puttanate nel forum e infìltrati nella Corrente Alternata, che sta diventando un fenomeno preoccupante. Hanno già trenta iscritti, voglio sapere tutto di loro, fai presto. Firma dei genitori:
La Nota arriva proprio nel momento giusto. Vengono talvolta quei momenti - presi dalla malinconia in una giornata uggiosa ma può anche capitare in una solare -, che guardando fuori dalla finestra del treno, del bus o di dove cazzo vivi adesso ti chiedi cosa ne sia delle tue ex, e ti verrebbe la tentazione di chiamarle, chiamarne una speciale alla quale stai pensando, e in particolare stai pensando al momento in cui vi siete lasciati. Era bella, bellissima, aveva solo vent’anni. Adesso ne sono passati quindici anche per lei, lascia perdere, rimarresti deluso. Non è vero, ti ribelli guardando le foto dell’epoca, ma probabilmente è vero: gli anni saranno passati anche per lei. Infatti ti guardi allo specchio e vedi il ritratto di Dorian Grey, con la metà dei capelli, i denti affumicati e la pancetta lievitata dal luppolo. Ma la razionalità esce perdente, schiacciata dalla malinconia prepotente che ti pervade quando sei giù: lei è ancora bellissima nelle vecchie foto: lo sarà ancora? Se si è mantenuta meglio, potrebbe esserlo, potrebbe ancora essere molto attraente, perfino di più. Improbabile, però ti gira ancora nella testa e ti chiedi cosa sarebbe andato diversamente se quel giorno, in ufficio, quando ti disse di voler fare un’esperienza in occidente tu in silenzio non l’avessi squadrata male con le labbra serrate e l’aria risaputa, arrogante e moralista come a dire “lo sapevo che eri una troietta qualsiasi anche tu, che mi usavi solo a scopo esportazione nell’Unione” - ma non lo pensavi - e la lasciasti uscire dalla sede senza dire una parola, fingendo di essere impegnato in un mailing, che’ effettivamente impegnato nell’ennesimo mailing lo eri, a firmare lettere Pannella con la segretaria che firmava Bonino e insieme piegarle e imbustarle e leccarle e affrancarle e portarle alla posta centrale. Perché il partito veniva prima, lei dopo, poi lei è partita, e poco dopo sarebbe partito anche il partito. E il mailing avrebbe potuto aspettare il giorno dopo per partire, tanto sapevi che avresti lavorato in sede anche fino a tardi in ogni caso, come sempre, che’ in sede quasi sempre ci dormivi. E allora perché lasciarla andare così, quel giorno? per fare il duro fingendo che non te ne importasse niente, mentre invece l’amavi - l’avevi cercata, trovata e conquistata -, l’amavi come te ne saresti reso conto solo più tardi, non allora quando pensavi di poter trovare ragazze a bizzeffe. Ed a bizzeffe ti era effettivamente facile trovarne, ma poche erano speciali, e nessuna coi suoi occhi verdi smeraldo. Quando mai la troverai un’altra con gli occhi verdi smeraldo, coglione? Vabbé, aveva anche il culo grosso, ma troneggiante in cima a un gran bel paio di gambe. Vabbé, aveva anche le cicatrici dei tumori di Chernobyl, attorno a un gran bel paio di tettone che si erano miracolosamente salvate. Provo a dimenticarla cercando di concentrarmi sui suoi difetti fisici, ma non mi aiuta, mi tornano alla mente anche i pregi. Non mi conforta pensare che sia invecchiata anche lei, è impossibile lo sia quanto me: avevo già sette anni più di lei allora e me ne sento cinquanta di più adesso. Subentra l’invidia mescolata a gelosia: avrà avuto successo come cantante, come le prometteva il suo nuovo amico francese? No, se fosse diventata famosa lo saprei dai media internazionali e ogni tanto la googlo nel web senza alcun risultato. Dunque potrebbe avere avuto ancor meno successo del poco che ho avuto io quando a mia volta lasciai il suo paese, il che sadisticamente mi conforta, ma non tanto. Al contrario, mi fa pensare che anche lei potrebbe nel frattempo avere capito quello che io avevo già intuito ma non ancora pienamente realizzato all’epoca (e ragione principale del mio ostentato disprezzo al comunicarmi la sua scelta) e cioè che l’inseguire il successo conformista vale niente in confronto a un’anonima ma autentica felicità di coppia. Ragion per cui non la disturberò. Rintracciarla dopo tanti anni non sarebbe impossibile. Ricordo che in una vecchia agenda parcheggiata da qualche parte conservo il numero dei suoi parenti, genitori e fratello, nella sua città natale. Tanto più che adesso lavoro in una compagnia telefonica globale presente in tutti i paesi coinvolti: rintracciarla sarebbe un lavoretto di poche ore. Ma lo voglio davvero? No, non lo voglio, ho paura e sono pigro. Ho paura O sono pigro? Boh, entrambe le cose, certamente sono anche pigro ma soprattutto ho paura. Ho paura di come potrei ritrovarti, amore mio, di come potrei rispecchiare in te il mio decadimento, di come non ce l’avrei più abbastanza duro per scopare notti intere. Ricordi come ti presi la prima volta? In sede attesi pazientemente che le altre se ne andassero, chiaccherando ti massaggiai le spalle in modo apparentemente amichevole per toglierti la maglietta con la scusa di salire sulle spalle, mentre in realtà scendevo e scendevo lungo la tua schiena, la tua CARNE, slurp, fino a prenderti improvvisamente per trascinarti sotto la doccia dove ti depilai la fritola per prepararla alla mia lingua, che scese, scese, scese e risalì... Dio quanto hai goduto, con la linguaccia del proconsole di Pannella! E dopo tanto tempo, quasi dieci anni, da Torre Argentina quello nuovo devono ancora recapitarvelo, nel tuo paese di origine. Mi fermo, perdonami le melensaggini. Una goccia mi spegne la sigaretta alla finestra. Non è la pioggia londinese, ma una lacrimuccia solitaria concentrata di sale a estinguere quella che, confusamente insieme, fu gioia di viverti e ora è malessere nel ricordarti. Addio, perdonami la volgare conclusione in esperanto: merdon!
Passato il momento melenso, sono nuovamente lucido e pronto per infiltrarmi nella Corrente alternata, tanto che sono già a Duesseldorf nel posto convenuto per incontrarmi con Gionata Pacor alias Jonathan Poker. Dalla Hauptbahnhof esco a sinistra sulla Bismarkstrasse ed entro nel peep-show della pizza turca. Ci sono due categorie di peep-show, la prima essendo quella dove vedi veramente le donne nude. La seconda un surrogato praticamente consistente in attigue cabine del telefono dove si introduce moneta per vedere filmini porno e contestualmente appagarsi. Attigue lo sono talmente, che mentre sono tutto intento a cambiare i canali non mi accorgo di un grosso buco sulla paretina di gesso laterale, buco che serve per spiare all’altezza giusta, ma buco dal quale, invece, mentre la mia mano destra mette a frutto i tre euri di investimento, spunta un cazzone così impressionante che dallo spavento se avessi avuto un’ascia l’avrei troncato con un colpo secco, il cannone navale. Poi mi ricordo che quello era il segnale convenuto, mi riprendo dallo choc e uscendo trovo Gionata Pacor alias Jonathan Poker.
- Cazzo!, è proprio il caso di dirlo, che spavento! Ce l’hai proprio grosso, quasi come Turko e Crocicchio, combinato con le palle di Mauro farebbe un monumento. Ma che bisogno c’era di infliggermi questo trauma psicologico lesivo della mia mascolinità nella telefonanista cabina per froci?
Poker uscì scortato in doppiopetto dalla sua numerosa gang padovana di guardie del corpo: il cardinalizio editore uno e trifrocio N Tosoni S M d C e il supereroe Paone Man ovviamente, ma anche gli “altri” froci Carraro e Pisani Ceretta, i “froci” “diversi” dai “froci”.
Poker - Dolente di averti spaventato, ma le misure di sicurezza non sono mai troppe, non si sa mai che ci siano in giro infiltrati di Capezzone!
9.
Non potevo credere ai miei occhi: l’indirizzo di Carlo Paone Manera era in via Cardinal Tosoni! Un bisavolo proprio del nostro Editore unifrocio, che se la faceva anche con un Cardinal Callegari bisavolo proprio della nostra Orietta Callegari, che per chi non l’avesse presente è la moglie di Sergio Giordano, che è il padre di Tabar Depetro che è il tipo che sta con Dora Pezzilli che non è la suocera di Gaetano Dentamaro che ha sposato sua figlia Antonella che perciò è cognata di Teresa, arpia barocca corrosa dai piccioni che ha nel docente di belle arti professor Bandinelli un assiduo estimatore che la vorrebbe conquistare e fare sua. Spero di essere stato più chiaro stavolta, ma se c’è bisogno lo rispiegherò frequentemente con altre parole. Tutto questo casino per dire che non sapevo da che parte cominciare perché non mi ricordo più come è andata a finire la puntata precedente, merdon! Vabbé, proviamo a ricominciare a caso. Dunque, dicevo che nell’appartamento di Paone Manera, io e Tosoni, Bandinelli, Bertinotti, Callegari, Giordano, Depetro, Pezzilli e tre Dentamari contempliamo appunto Paone Manera. Visceralmente accanito, dal colorito alterato cecchi paonazzo, sbuffante tempesta la tastiera violentemente (la deve cambiare ogni settimana) attaccando Marco Pannella nel topic “Non sono Marco Pannella” di Marco Pannella. Marco Pannella meriterebbe più rispetto e perciò lo lascerò tranquillo, soltanto menzionando en passant la mia fiducia nella sua grande leadership e la mia gratitudine per avere coltivato giovani menti brillanti come quelle di Daniele Capezzone e Marco Cappato, ai quali estendo la mia lealtà sempiterna. Dunque, dov’ero rimasto? Ah, sì!, anche se non lo da a vedere, intimamente Marco s’incazza come una bestia e se potesse prenderebbe Manera per il collo per sbattergli ripetutamente la crapa pelata contro una porta di legno massiccio, però non può farlo perché è nonviolento, e questo lo fa incazzare ancora di più, al punto che si deve sfogare picchiando Manera con un documento politico arrotolato. Il titolo del documento recita PETIZIONE PER FAR PARTECIPARE PANNELLA AL CONCLAVE, e il documento dettaglia le azioni politiche volte a fare pressione sul vaticano per concedere a Marco lo status di osservatore con diritto di intervento ma non di elettorato attivo nella scelta papese. Manera si difende come può brandendo un altro documento politico dal titolo APPELLO PER FARE PARTECIPARE TOSONI AL CONCLAVE, sulla natura del quale documento politico il lettore immaginativo potrà elucubrare autonomamente. Si parla di Tosoni ed eccolo qui che dopo essersi allontanato brevemente rispunta al volante di una Vulva. Si tratta naturalmente della Vulva di Bertinotti, che ne ha simulato il furto per truffare l’assicurazione capitalista. Tosoni mi presenta Gionata Pacor. Nella primavera del 2005 il mondo contava sette miliardi di abitanti, uno dei quali era Gionata Pacor, anche se purtroppo, causa la sovra-popolazione, c’era anche Fabrizio Argonauta. Intravvedo dalla porta sul corridoio la punta di una cravatta dall’aspetto familiare. E’ giallo ocra, come direbbe l’erudito Paone Man, o gialo-pipì-de-vaca, come direbbe la non meno erudita Amanda Lear. Mi prende un conato di vomito, ma le disgrazie non vengono mai da sole e alla cravatta segue presto chi l’indossa. Sua Capezzonità CAPEZZONE I è venuto a portarmi una nota personalmente. Sono congelato dal terrore. Il contenuto della nota è clamoroso, eclatante, ma non posso renderlo noto e lo consegnerò alla storia come la Nota Segreta di Capezzone, il quale si dissolve mentre riprendo i sensi dallo straordinario fenomeno trascendentale. Fu proprio in quel momento che agli Studi Pezzilli di Pordenone suonò il campanello il postino esperantista Guido Gentile per recapitare un telegramma di adesione di Corrente alternata a Rifondazione radicale.
CONGRATULAZIONI PER NUOVO SOGGETTO POLITICO RIFONDAZIONE RADICALE stop CORRENTE ALTERNATA ADERISCE TOTALMENTE stop RIPRISTINO LEGALITA’ stop ABBATTIMENTO MATRIOSKATO stop RISTRUTTURAZIONE PARTITO RADICALE stop
Molto bene, con un’altra influente corrente ad aggiungersi alla mia, il potere nel partito era saldamente nelle mie mani per la seconda volta in due mesi, dopo che ne avevo già provato l’ebbrezza come Granzotto. Una segreteria invero piuttosto traballante, era stata quella di Capezzone, che chissà quante note stava facendo recapitare a Mauro credendo che lui fosse me. Un vero peccato dover rimanere all’oscuro delle sue opinioni sulla e suggerimenti per la narrazione. Suona il telefono.
Suttora-Granzotto - Ciao Roberto, mi è arrivata un’altra nota di Capezzone...
Granzotto-Boselli - ...e naturalmente non puoi renderne noto il contenuto: ma allora cosa cazzo mi telefoni a fare?
Suttora-Granzotto - Certo che posso renderla nota, questa non è una nota qualsiasi, bensì la ben nota Nota Segreta di Capezzone
Granzotto-Boselli - Ah!, go on then
Nota Segreta di Capezzone: Granzotto, smettila di scrivere puttanate nel forum e infìltrati nella Corrente Alternata, che sta diventando un fenomeno preoccupante. Hanno già trenta iscritti, voglio sapere tutto di loro, fai presto. Firma dei genitori:
La Nota arriva proprio nel momento giusto. Vengono talvolta quei momenti - presi dalla malinconia in una giornata uggiosa ma può anche capitare in una solare -, che guardando fuori dalla finestra del treno, del bus o di dove cazzo vivi adesso ti chiedi cosa ne sia delle tue ex, e ti verrebbe la tentazione di chiamarle, chiamarne una speciale alla quale stai pensando, e in particolare stai pensando al momento in cui vi siete lasciati. Era bella, bellissima, aveva solo vent’anni. Adesso ne sono passati quindici anche per lei, lascia perdere, rimarresti deluso. Non è vero, ti ribelli guardando le foto dell’epoca, ma probabilmente è vero: gli anni saranno passati anche per lei. Infatti ti guardi allo specchio e vedi il ritratto di Dorian Grey, con la metà dei capelli, i denti affumicati e la pancetta lievitata dal luppolo. Ma la razionalità esce perdente, schiacciata dalla malinconia prepotente che ti pervade quando sei giù: lei è ancora bellissima nelle vecchie foto: lo sarà ancora? Se si è mantenuta meglio, potrebbe esserlo, potrebbe ancora essere molto attraente, perfino di più. Improbabile, però ti gira ancora nella testa e ti chiedi cosa sarebbe andato diversamente se quel giorno, in ufficio, quando ti disse di voler fare un’esperienza in occidente tu in silenzio non l’avessi squadrata male con le labbra serrate e l’aria risaputa, arrogante e moralista come a dire “lo sapevo che eri una troietta qualsiasi anche tu, che mi usavi solo a scopo esportazione nell’Unione” - ma non lo pensavi - e la lasciasti uscire dalla sede senza dire una parola, fingendo di essere impegnato in un mailing, che’ effettivamente impegnato nell’ennesimo mailing lo eri, a firmare lettere Pannella con la segretaria che firmava Bonino e insieme piegarle e imbustarle e leccarle e affrancarle e portarle alla posta centrale. Perché il partito veniva prima, lei dopo, poi lei è partita, e poco dopo sarebbe partito anche il partito. E il mailing avrebbe potuto aspettare il giorno dopo per partire, tanto sapevi che avresti lavorato in sede anche fino a tardi in ogni caso, come sempre, che’ in sede quasi sempre ci dormivi. E allora perché lasciarla andare così, quel giorno? per fare il duro fingendo che non te ne importasse niente, mentre invece l’amavi - l’avevi cercata, trovata e conquistata -, l’amavi come te ne saresti reso conto solo più tardi, non allora quando pensavi di poter trovare ragazze a bizzeffe. Ed a bizzeffe ti era effettivamente facile trovarne, ma poche erano speciali, e nessuna coi suoi occhi verdi smeraldo. Quando mai la troverai un’altra con gli occhi verdi smeraldo, coglione? Vabbé, aveva anche il culo grosso, ma troneggiante in cima a un gran bel paio di gambe. Vabbé, aveva anche le cicatrici dei tumori di Chernobyl, attorno a un gran bel paio di tettone che si erano miracolosamente salvate. Provo a dimenticarla cercando di concentrarmi sui suoi difetti fisici, ma non mi aiuta, mi tornano alla mente anche i pregi. Non mi conforta pensare che sia invecchiata anche lei, è impossibile lo sia quanto me: avevo già sette anni più di lei allora e me ne sento cinquanta di più adesso. Subentra l’invidia mescolata a gelosia: avrà avuto successo come cantante, come le prometteva il suo nuovo amico francese? No, se fosse diventata famosa lo saprei dai media internazionali e ogni tanto la googlo nel web senza alcun risultato. Dunque potrebbe avere avuto ancor meno successo del poco che ho avuto io quando a mia volta lasciai il suo paese, il che sadisticamente mi conforta, ma non tanto. Al contrario, mi fa pensare che anche lei potrebbe nel frattempo avere capito quello che io avevo già intuito ma non ancora pienamente realizzato all’epoca (e ragione principale del mio ostentato disprezzo al comunicarmi la sua scelta) e cioè che l’inseguire il successo conformista vale niente in confronto a un’anonima ma autentica felicità di coppia. Ragion per cui non la disturberò. Rintracciarla dopo tanti anni non sarebbe impossibile. Ricordo che in una vecchia agenda parcheggiata da qualche parte conservo il numero dei suoi parenti, genitori e fratello, nella sua città natale. Tanto più che adesso lavoro in una compagnia telefonica globale presente in tutti i paesi coinvolti: rintracciarla sarebbe un lavoretto di poche ore. Ma lo voglio davvero? No, non lo voglio, ho paura e sono pigro. Ho paura O sono pigro? Boh, entrambe le cose, certamente sono anche pigro ma soprattutto ho paura. Ho paura di come potrei ritrovarti, amore mio, di come potrei rispecchiare in te il mio decadimento, di come non ce l’avrei più abbastanza duro per scopare notti intere. Ricordi come ti presi la prima volta? In sede attesi pazientemente che le altre se ne andassero, chiaccherando ti massaggiai le spalle in modo apparentemente amichevole per toglierti la maglietta con la scusa di salire sulle spalle, mentre in realtà scendevo e scendevo lungo la tua schiena, la tua CARNE, slurp, fino a prenderti improvvisamente per trascinarti sotto la doccia dove ti depilai la fritola per prepararla alla mia lingua, che scese, scese, scese e risalì... Dio quanto hai goduto, con la linguaccia del proconsole di Pannella! E dopo tanto tempo, quasi dieci anni, da Torre Argentina quello nuovo devono ancora recapitarvelo, nel tuo paese di origine. Mi fermo, perdonami le melensaggini. Una goccia mi spegne la sigaretta alla finestra. Non è la pioggia londinese, ma una lacrimuccia solitaria concentrata di sale a estinguere quella che, confusamente insieme, fu gioia di viverti e ora è malessere nel ricordarti. Addio, perdonami la volgare conclusione in esperanto: merdon!
Passato il momento melenso, sono nuovamente lucido e pronto per infiltrarmi nella Corrente alternata, tanto che sono già a Duesseldorf nel posto convenuto per incontrarmi con Gionata Pacor alias Jonathan Poker. Dalla Hauptbahnhof esco a sinistra sulla Bismarkstrasse ed entro nel peep-show della pizza turca. Ci sono due categorie di peep-show, la prima essendo quella dove vedi veramente le donne nude. La seconda un surrogato praticamente consistente in attigue cabine del telefono dove si introduce moneta per vedere filmini porno e contestualmente appagarsi. Attigue lo sono talmente, che mentre sono tutto intento a cambiare i canali non mi accorgo di un grosso buco sulla paretina di gesso laterale, buco che serve per spiare all’altezza giusta, ma buco dal quale, invece, mentre la mia mano destra mette a frutto i tre euri di investimento, spunta un cazzone così impressionante che dallo spavento se avessi avuto un’ascia l’avrei troncato con un colpo secco, il cannone navale. Poi mi ricordo che quello era il segnale convenuto, mi riprendo dallo choc e uscendo trovo Gionata Pacor alias Jonathan Poker.
- Cazzo!, è proprio il caso di dirlo, che spavento! Ce l’hai proprio grosso, quasi come Turko e Crocicchio, combinato con le palle di Mauro farebbe un monumento. Ma che bisogno c’era di infliggermi questo trauma psicologico lesivo della mia mascolinità nella telefonanista cabina per froci?
Poker uscì scortato in doppiopetto dalla sua numerosa gang padovana di guardie del corpo: il cardinalizio editore uno e trifrocio N Tosoni S M d C e il supereroe Paone Man ovviamente, ma anche gli “altri” froci Carraro e Pisani Ceretta, i “froci” “diversi” dai “froci”.
Poker - Dolente di averti spaventato, ma le misure di sicurezza non sono mai troppe, non si sa mai che ci siano in giro infiltrati di Capezzone!
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