NYLON!, capitolo 1.

Mi alzai di malavoglia alle sei del mattino e alle sette ero già ad Hounslow sulla A4 quando mi passò sopra rumorosa la Raffa nel primo gigantesco superjumbo della Svirgin da New York. Ebbi l’impressione che i carrelli mi sfiorassero la testa. Come facesse la gente a vivere lì, era un mistero meno comprensibile solo del perché l’aeroporto fosse stato sviluppato a ovest della città, quando si sapeva che il vento tira da ovest cinquanta settimane all’anno e gli aeroplani atterranno rigorosamente controvento. Questo significava che un aereo al minuto, mille al giorno, sorvolava a bassa quota mezza città, e naturalmente in tempi di terrorismo gli intelligentoni del governo avevano deciso di espanderlo, Heathrow, con la terza pista e il quinto terminal. Avanti contro il mercato a sostenere artificialmente il settore con il kerosene non tassato, i biglietti senza IVA, la cementificazione selvaggia, intanto che le ferrovie cascavano a pezzi… Bah, la politica, la politica, non avevo in testa che sempre quella. E le donne. Mi ci sarebbe voluta ancora mezz’ora per raggiungere e parcheggiare al terminal 3, ma lei avrebbe impiegato ancora di più per riordinare la prima classe e uscire. Non ero in ritardo. Non lo ero mai.

La Raffa portava molto bene i suoi primi quarant’anni, metà dei quali trascorsi per aria portandola all’apice della carriera responsabile della prima classe, mai più di diciotto passeggeri e il catering eccellente da condividere con la collega Maria Cristina, ottimo stipendio e rotta fissa con routine invariabile cinque trasvolate atlantiche alla settimana, alternando i weekend tra le metropoli gemelle. Quel volo notturno era stato un’eccezione dovuta ad un allarme terrorismo riguardante il suo consueto delle 8.20 il mattino precedente da Newark, che avrebbe dovuto arrivare alle 20 londinesi della sera prima, venerdì. Se non fosse stato per uno di quei ormai sempre più frequenti allarmi, avrebbe concluso la settimana lavorativa come l’aveva iniziata il lunedì mattina a Newark, mentre quella successiva a questo weekend londinese sarebbe come sempre cominciata col volo del pomeriggio che dopo pranzo la portava in New Jersey in tempo per raggiungere Manhattan all’ora di cena. Bella vita che le vecchie amiche italiane le invidiavano, un po’ stressante a volte, ma si conosceva un sacco di gente interessante in prima classe. Unico fastidio l’obbligo di tacchi alti e calze di nylon, materiale sintetico al quale era un po’ allergica. Come di consueto, appena salita in macchina si tolse gli uni e le altre per rimettersi gli uni, provocandomi l’erezione che ci avrebbe accompagnato a casa. Purtroppo non potevo fermarmi, dovevo andare al partito. Parcheggiai la Raffa e la Ferrari nel garage, le salutai entrambe con un bacio e m’incamminai lungo il Tamigi.


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