Nella sala della casa di Riccardo Cappatosoni, a Merrion. La porta a doppio battente a destra e così pure quella che conduce al giardino. Le cortine di velluto verde sono discostate davanti alla finestra ch’è alla sinistra. La stanza è in penombra. È mattina, di buon’ora, del giorno appresso.

Orietta Berta siede vicino alla finestra e guarda fuori. Indossa un’ampia vestaglia da camera. I suoi capelli sono scioltamente allentati sulle orecchie e annodati sul collo. Tiene le mani sobbracciate in grmbo. Il suo viso è un po’ contratto. Brigida entra dalla porta di destra con una granata e uno strofinaccio. Sta per attraversare la stanza, ma scorge Orietta Berta e si ferma di colpo e istintivamente si segna la fronte.

BRIGIDA BONINO
Su così di buon’ora, padrona?

ORIETTA BERTA CALLEGARI IN CAPPATOSONI
Che ora è?

BRIGIDA
Già le sette passate, padrona.

ORIETTA BERTA
Non ho dormito tutta la notte. Così mi sono alzata per godermi la levata del sole.

BRIGIDA (aprendo la porta verso il giardino e poi volgendosi a lei)
Ma dovete esser mortalmente stanca, che dirà il padrone? (va verso la porta dello studio e bussa). Signor Riccardo!

ORIETTA BERTA (guardandosi attorno)
Non c’è. È uscito un’ora fa.

BRIGIDA
Uscito? Sulla spiaggia?

ORIETTA BERTA
Sì.

BRIGIDA (va verso di lei e si china sopra la spalliera della sua sedia)
Siete forse in agitazione per qualche cosa?

ORIETTA BERTA
No, Brigida.

BRIGIDA
Non pensate male, padrona. Gli è sempre piaciuto girandolare di qua e di là, solo solo. Oh, uno strano uccel di bosco, il signor Riccardo. Siete forse preoccupata perché passa sempre la notte (indica lo studio) in mezzo ai suoi libri? Ma lasciatelo solo, padrona. Tornerà ancora a voi.

ORIETTA BERTA (amaramente)
Quel tempo è passato, Brigida.

BRIGIDA (con aria confidenziale)
A me piace ricordarlo, quel tempo. Quand’egli veniva a farvi la corte. (siede accanto a Orietta Berta e parla a bassa voce). Lo sapete, padrona, ch’egli aveva preso a raccontarmi tutto di voi, e le vostre lettere, di ogni cosa mi diceva.

ORIETTA BERTA
Delle mie lettere a lui?

BRIGIDA (compiacendosi)
Sicuro. Mi pare ancora di vederlo, seduto là alla tavola di cucina, che dondola le gambe e chiacchiera, chiacchiera da non finirla più, e di lui e dell’Irlanda e di ogni genere di diavoleria! A una povera ignorante come me! (guarda improvvisamente Orietta Berta). Che, piangete adesso, padrona? Per carità, non piangete. Tornerà, tornerà ancora il tempo felice.

ORIETTA BERTA
No, Brigida, quel tempo non viene che una volta sola nella vita.

BRIGIDA (sta silenziosa per un istante, poi affettuosamente)
Volete una tazza di tè? Vi farà bene.

ORIETTA BERTA
Sì, portamela. Ma il lattaio non è ancora arrivato?

BRIGIDA
No. Il signorino Arcicrocicchio m’ha raccomandato di svegliarlo avanti che venga. Deve uscire a fare una corsa sul carro del lattaio. Ma una tazza di latte ce l’ho ancora da ieri sera. In un batter d’occhio fo’ bollir l’acqua nel bricco. Volete anche un ovetto?

ORIETTA BERTA
No, grazie.

BRIGIDA
Una bella fetta di pan tostato?

ORIETTA BERTA
No, Brigida, ti ringrazio. Soltanto una tazza di tè

BRIGIDA (va verso la porta di destra)
Fo’ in un momento. (si ferma, si volge, e va verso la porta di sinistra). Ma prima bisogna svegliare il signorino Arcicrocicchio, altrimenti chissà che sgridate! (esce dalla porta di sinistra. Dopo qualche istante Orietta Berta si alza e va verso lo studio. Apre la porta e guarda dentro. S’intravede una stanza in disordine con molti scaffali di libri e una larga tavola da lavoro sparsa di fogli, illuminata da una lampada e davanti ad essa una sedia imbottita. Ella rimane là in piedi sulla soglia qualche po’, poi richiude la porta e ritorna alla sua sedia presso la finestra e siede. Arcicrocicchio entra dalla porta di sinistra seguito da Brigida).

ARCICROCICCHIO (s’avvicina alla mamma porgendole la gota)
Buongiorno, mamma!

ORIETTA BERTA (baciandolo)
Buongiorno, Arcicrocicchio! (a Brigida). Gli hai messo qualche altra vestina sotto a questa?

BRIGIDA
Non me ‘ha lasciato fare, padrona.

ARCICROCICCHIO
Non ho freddo, mamma.

ORIETTA BERTA
Te l’ho pur detto che dovevi mettertela.

ARCICROCICCHIO
Ma se non ho freddo!

ORIETTA BERTA (si toglie di capo un pettine e gli riavvia i capelli all’indietro sulle tempie)
Hai gli occhi ancora pieni di sonno.

BRIGIDA
Ieri sera andò a letto subito dopo che eravate uscita.

ARCICROCICCHIO
Lo sai, mamma, che il lattaio mi lascerà guidare, quest’oggi?

ORIETTA BERTA (si rimette il pettine in testa e lo abbraccia)
Che pezzo d’omone sei per guidare un cavallo!

BRIGIDA
Arcicrocicchio va proprio matto dietro ai cavalli.

ARCICROCICCHIO (entusiasmandosi)
Lo farò correre svelto, sai, e tu, mamma, starai alla finestra a guardarmi. Con la frusta. (fa il gesto di far schioccare la frusta con impeto). Avanti!

BRIGIDA
Che? Battere un povero cavallo?

ORIETTA BERTA
Vien qua che ti pulisco la bocca. (toglie un fazzoletto dalla tasca, lo inumidisce con la lingua e gli netta la bocca). Sei tutto sudicio. (Arcicrocicchio ripete ridendo. Si ode il rumore di un recipiente da lattaio che stanno passando sul davanzale della finestra).

BRIGIDA (scosta le cortine e guarda fuori)
Eccolo!

ARCICROCICCHIO (rapidamente)
Aspetta. Sono pronto. Addio, mamma! (la bacia in fretta e si volge per andarsene). Babbo è su?

BRIGIDA
Vieni pure, adesso.

ORIETTA BERTA
Bada, Arcicrocicchio, non star fuori troppo, o un’altra volta non ti lascio più andare.

ARCICROCICCHIO
Va bene. guarda fuori dalla finestra e mi vedrai. Addio. (Brigida e Arcicrocicchio escono dalla porta di sinistra. Orietta Berta si leva e scostando nuovamente le cortine, s’indugia nello strombo della finestra a guardar fuori. Si sente aprire la porta dell’atrio; poi un piccolo rumore di voci e di recipienti di latta. La porta si richiude. Dopo poco Orietta Berta agita le mani in atto di saluto. Brigida entra e guarda fuori, dietro lei, sopra le sue spalle).

BRIGIDA
Guardate come s’è seduto bene! e com’è serio!

ORIETTA BERTA (tirandosi indietro all’improvviso)
Vieni via dalla finestra. Non voglio esser veduta.

BRIGIDA
Perché, padrona?

ORIETTA BERTA (andando verso la porta di sinistra)
Dille che non sono ancora alzata, che non sto bene. non voglio veder nessuno.

BRIGIDA (seguendola)
Ma che avete, padrona?

ORIETTA BERTA (fermandosi)
Aspetta. No, dille che non ci sono.

BRIGIDA (dubbiosa)
Qui?

ORIETTA BERTA (in fretta)
Dille che mi sono alzata or ora. (Brigida esce dalla sinistra. Orietta Berta va verso la porta del giardino e cincischia le cortine nervosamente come per accomodarle. Si sente aprire la porta dell’atrio. Poi Beatrita Bernardini entra e, poiché Orietta Berta non si volge subito, s’indugia esitante sulla porta di sinistra, tenendo in mano un giornale)

BEATRITA (s’inoltra rapidamente)
Scusatemi, signora Cappatosoni, se vengo così di buon’ora.

ORIETTA BERTA (volgendosi)
Buon giorno, Miss Bernardini. (va verso di lei). C’è qualcosa di nuovo?

BEATRITA BERNARDINI (nervosa)
Non so. È quello che desideravo sapere da voi.

ORIETTA BERTA (fissandola con curiosità)
Ma siete tutta affannata. Sedete, prego.

BEATRITA (sedendo)
Grazie.

ORIETTA BERTA (sedendo di faccia a lei e additando il giornale)
C’è qualcosa nel giornale?

BEATRITA (ridendo nervosamente apre il giornale)
Sì.

ORIETTA BERTA
Intorno a Riccardo?

BEATRITA
Sì, quassù. Un lungo articolo di fondo di mio cugino. Tutta la vita del signor Cappatosoni è qui. Volete leggerlo?

ORIETTA BERTA (prende il foglio e lo apre)
Dov’è?

BEATRITA
Lì, nel mezzo: “Un insigne irlandese”.

ORIETTA BERTA
È… in favore… o contrario a Riccardo?

BEATRITA (con calore)
Oh, in favore! Leggete; Roberto si trattenne in città fino a notte inoltrata per scriverlo.

ORIETTA BERTA (nervosamente)
Ah, sì?

BEATRITA
Lo sentii quando rincasò sul tardi. Eran passate le due da un pezzo. Ma subito dopo udii nella camera di mio cugino il rumore della valigia strascicata sul pavimento. Poi lo sentii che passeggiava per la stanza, fischiettando. Poi a chiuder a chiave la valigia e legarla con le cinghie.

ORIETTA BERTA
Se ne va!

BEATRITA
Fu questo che mi mise in apprensione. Temevo avesse avuto qualche disputa col signor Cappatosoni e che poi l’avesse attaccato nel suo articolo.

ORIETTA BERTA
Avete forse notato qualche cosa fra di loro?

BEATRITA
Una certa freddezza.

ORIETTA BERTA
In questi ultimi tempi?

BEATRITA
Anche prima.

ORIETTA BERTA (spiegando il giornale)
Ne sapete la ragione?

BEATRITA (esitante)
No.

ORIETTA BERTA (dopo una pausa)
Insomma se l’articolo è favorevole a lui, segno è che non c’è stato contrasto fra di loro. (riflette un momento). Scritto la notte passata?

BEATRITA
Sì. Io comprai subito il giornale per vedere. Ma allora perché egli se ne va e così di furia? Mi par di capire che qualcosa è intervenuto fra di loro.

ORIETTA BERTA
Ne sareste addolorata?

BEATRITA
Roberto è il mio primo cugino, e m’affliggerebbe se avesse trattato male il signor Cappatosoni, adesso che è tornato, se avessero avuto qualche grave contesa, massimamente perché…

ORIETTA BERTA (giocherellando col giornale)
Perché?

BEATRITA
Perché fu appunto mio cugino che indusse il signor Cappatosoni a ritornare. E questo l’ho sulla mia coscienza.

ORIETTA BERTA
Dovrebbe essere sulla coscienza del signor Granzotto-Bordin, no?

BEATRITA (con incertezza)
E anche sulla mia. Perché… fui io che parlai a mio cugino del signor Cappatosoni quando era assente e, fino a un certo punto, fui io…

ORIETTA BERTA (abbassando il capo)
Ho inteso. Ed è questo che vi sta sulla coscienza. Soltanto questo?

BEATRITA
Credo.

ORIETTA BERTA
Non credete di esser stata voi a ricondurlo in patria?

BEATRITA (arrossendo improvvisamente)
Non ho mai pensato questo!

ORIETTA BERTA (la osserva per un istante, poi si volge via)
Sapete che mio marito scrive molto da che è ritornato?

BEATRITA
Ah sì?

ORIETTA BERTA (additando lo studio)
Passa là dentro gran parte della notte a scrivere. Tutte le notti così.

BEATRITA
Nel suo studio?

ORIETTA BERTA
Studio o stanza da letto. Dorme là dentro, sopra un sofà. Vi dormì pure la notte scorsa. Sicuro, scrive molto; e dev’essere intorno a qualcosa ch’è entrato nella sua vita, in questi ultimi tempi, da quando è tornato in Irlanda. Qualche mutamento. Sapete che qualche mutamento sia avvenuto nella sua vita? (la guarda fissamente scrutandola)

BEATRITA (sostenendo il suo sguardo con fermezza)
Voi dovreste saperlo meglio di me.

ORIETTA BERTA
Potete intuirlo anche voi ugualmente bene. Siete così intima in questa casa.

BEATRITA
Io non sono la sola persona che sia intima in questa casa.

ORIETTA BERTA
Avete detto che c’è un’altra persona ch’è intima di questa casa. Intendevate dire di vostro cugino? Non è vero?

BEATRICE
Sì.

ORIETTA BERTA
Non l’avete dimenticato?

BEATRITA (tranquillamente)
Ho cercato dimenticarlo.

ORIETTA BERTA (stringendosi le mani)
Voi mi odiate, Miss Bernardini. Credete che io sia felice. Felice, quando non comprendo nulla di quello ch’egli scrive, felice quando non posso aiutarlo in nessun modo, quando non posso nemmeno intendere la metà delle cose ch’egli talvolta mi dice! Voi lo potete intendere. (esaltandosi, si alza improvvisamente e va alla piccola scrivania). No. Roberto non deve partire. (toglie dal cassetto un pacco di carta da lettera e scrive poche righe in gran furia). Non è possibile: è pazzo fare una cosa simile! (volgendosi a Beatrita). È ancora in casa?

BEATRITA (guardandola con stupore)
Sì. Gli scrivete di venire qua?

ORIETTA BERTA
Naturalmente. Ora manderò Brigida con questo biglietto. Brigida! (esce rapidamente dalla porta di sinistra).

BEATRITA (inseguendola istintivamente con lo sguardo)
Allora è vero! (getta un’occhiata verso lo studio di Riccardo, poi affonda il capo fra le mani. Ma tosto si riprende, toglie il giornale dalla scrivania, poi lo apre, e legge. Riccardo Cappatosoni rientra dal giardino, porta un cappello floscio e un bastone sottile. Si ferma sulla soglia osservando per un istante Beatrita che gli va incontro).

10 di 12. continua

Nessun commento: