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AGGIORNAMENTO RSMG
 Radicalometro Storico dei Mille di Granzotto 
 
Strumento scientifico di misurazione della popolarità dei mille animali radicani in base al numero di citazioni in questo autorevole blog. L'ultima rilevazione vede Granzotto in gran forma incalzare Pannella per la prima posizione e altre sanguinose lotte in testa alla classifica.







Punti: Aumento:
1 PANNELLA 309 8
2 GRANZOTTO 307 35
3 WELBY 292 13
4 BONINO 253 24
5 CAPPATO 245 16
DUPUIS 245 16
7 SUTTORA 237 8
8 TOSONI 182 23
9 BERNARDINI 175 26
BOSELLI 175 0
11 CROCICCHIO 149 15
12 CALLEGARI 114 4
13 PATELLI 92 1
14 COLACICCO 75 0
15 BANDINELLI 59 1
16 BIANCHI 54 1
BORDIN 54 0
18 LICHERI 53 1
19 STANZANI 51 15
20 PAGANO 49 3
VERONESI 49 1
22 BERTE' 43 3
MELLINI 43 9
24 PEZZILLI 42 1
25 SPADACCIA 40 6
26 GIORDANO 38 1
27 TORTORA 36 10
28 STRIK-LIEVERS 35 1
TURCHETTI 35 1
30 AGLIETTA 34 7
PASOLINI 34 8
32 BUSDACHIN 32 5
33 BUSATO 31 15
FACCIO 31 7
35 CICCIOMESSERE 30 0

CORLEO 30 8
MANERA 30 0
38 ROSSI 26 6

SCIASCIA 26 6
40 COMINELLI 25 0
DE PERLINGHI 25 0

PIETROSANTI 25 5
43 PANNUNZIO 24 6
44 LITTA MODIGNANI 23 1
45 BALDINI 22 0

VESCE 22 5
47 COSCIONI 21 5
MANZI 21 1
POLESEL 21 0
50 CAPEZZONE 20 0
NEGRI 20 2
SPOLAOR 20 1

TAMBURI 20 5
TESSARI 20 0
55 FIUME 19 1
56 SCHNUR 18 0
TURCO 18 1
58 DE STEFANO 17 0
RUTELLI 17 0
60 ALITSI 16 0
SCARUFFI 16 0
62 DENTAMARO 15 2

FORTUNA 15 5
PICCININI 15 0
RODRIGUEZ 15 1
ZAMPARUTTI 15 1
67 HRAMOV 14 1
LENSI 14 0
ORLANDI 14 1
PALAZZOLO 14 0
PICCARDO 14 0
72 CARRARO 13 0
D'ELIA 13 0
ENGLARO 13 0

FEDERICO 13 3
LAMEDICA 13 1

MELEGA 13 1

MONTALE 13 3

POPTODOROVA 13 0

RUSSO 13 1

SPENA 13 0
82 ANDREANI 12 2
DE ANGELIS 12 1

FISCHETTI 12 1

MANIERI 12 1

MARINO 12 0

MODUGNO 12 2

OTTONI 12 0

SCALFARI 12 1

SILONE 12 2

STADERINI 12 1

ZEVI 12 2
93 GEORGIEVA 11 0

PISANI 11 0

TASSINARI 11 1
96 ATANASOV 10 0

BAGATIN 10 0

CASTALDI 10 0

PETROV 10 0

SALVADORI 10 0


TEMPESTA DI SESSO
webnovela in mille puntate, sesta puntata
riassunto delle puntate precedenti:
 
Primo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Nel pittoresco scenario dei laghi padani s'intrecciano le tormentate vicende dei leader mondiali, che quivi si sono dati appuntamento per incontrarsi in uno dei loro tanti inutili summit. BIANCA OBAMA, l'abbronzata cameriera e muscolosa inserviente dell'hotel Pannella, dal parcheggio tra le paludi verso l'alloggio dei dementi reca seco il pesante bagaglio di ricordi della cancelliera turca, GERTRUDE VON MERKEL, affaticata dal viaggio e appesantita dal culone inchiavabile. Poco distante, nascosta tra i rami lacustri, la rancorosa albergatrice FRANZISKA BERNARDINI-BERGOGLIO medita vendetta contro i potenti arroganti. Ha in mente un piano ben studiato nei particolari, per attuare il quale si avvarrà della collaborazione del voluminoso FRU, il Frucione Radicale Unico, e il velenoso sommellier CRU, Crucicchiu Radicale Unico. Una coppia temibilissima. Su come andrà a finire, le opinioni divergono: c'è una solida e rispettabile maggioranza di astinenti a cui non gliene frega un tubo; poi c'è chi è talmente disperato che addirittura voterebbe Renzi; e infine c'è una piccola percentuale di gente di buon senso che cliccano subito sul browser per cambiare sito e mantenere la salute mentale. Vedremo un po' chi prevarrà nelle prossime puntateSecondo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Arriva inatteso, per motivi di sicurezza, un ospite particolare: il dittatore nord-coreano Bu Zda Kin. Anche lui partecipa al summit nel pittoresco scenario di Bianca Obama, l'abbronzata cameriera e muscolosa inserviente che lo accompagna verso la reception dell'esclusivo resort dove hanno già preso alloggio numerosi leader mondiali, e dove devono ancora entrare in scena Frucioni e Crucicchiu.Terzo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. E' calata la notte sui vasti giardini attorno all'elegante edificio neoclassico degli anni 20 e sui suoi importanti occupanti, convenuti da ogni angolo del pianeta per commemorare il compianto statista macedone e campione delle libertà civili SERGHEIYJ AVGUSTUS GHEDIN-STANZANOVSKIYJ I (primo), il cui fantasma aleggia minaccioso sulle loro cape di stato e di governo, ignari del grave pericolo costituito dalla malevola presenza tra loro dei criminali Frucioni e CrucicchiuNIKOLINO FRUCIONI STOPE-MULINGER DA CLAUZETTO, questo il nome completo del Frucione Radicale Unico, osservava ammirato il collega sicario eterosessuale moldavo ARMANDU CRUCICCHIU, a sua volta Crucicchhiu Radicale Unico, scolpire velocemente con maestria un busto d'egli stesso Crucicchiu in atteggiamento fiero e al tempo stesso meditabondo, così incidendo nel marmo perenne i tratti incisivi della sua funambolica personalità di sicario eterosessuale moldavo. NIKOLINO FRUCIONI STOPE-MULINGER DA CLAUZETTO era invece intrinsecamente ed onomatopeicamente un sicario omosessuale, cioè un sicario di eterosessuali, ma da amante dell'arte avrebbe risparmiato la vita al collega moldavo reincarnazione di Leonardo da Vinci. La sciagurata idea di un eterosessuale lasciato vivo lo disturbò per un istante, ma subito si consolò pensando alle decine di leader mondiali lì a portata di mano, e quasi tutti etero, tra i quali avrebbe potuto scegliere le sue numerose vittime, mentre il collega sicario ed artista transdnistrico avrebbe dovuto accontentarsi dei pochi gay restanti, degli avanzi. La sciagurata idea di gay come avanzi lo disturbò per un istante, ma subito si consolò pensando alle decine di leader eccetera. E chi saranno i malcapitatati? Forse il dittatore nord-coreano Bu Zda Kin, o la cancelliera turca Gertrude von Merkel? Lo sapremo nelle prossime puntate.Quarto Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. La perplessità avvolge i pensieri dei paperi fluviali e anche degli altri ospiti del prestigioso villone palladiano. Essi si interrogano sul futuro del pianeta e sul cattivo gusto del famoso politico italiano scaduto con molte delle sue femmine, incomprensibile per uno con i suoi mezzi finanziari. Ciò che desta perplessità è proprio la qualità estetica di molte di tali femmine. E' davvero stato un uomo sessualmente disperato, Silvio Berlusconi, nella sua vita terrena, se ha dovuto ricorrere a tali ciofeche. Vediamone alcune appena arrivate qui all'hotel Pannella di Mantova, nella Baviera meridionale, per fare da escort agli statisti convenuti:
Nicole Minetti in atteggiamento emblematico delle sue attitudini e propensioni




Barbara Guerra, pure lei labbra a canotto come Alfano




Noemi Letizia può tingersi i capelli ma per le gambe storte non c'è niente da fare. Tra i convenuti del summit mondiale serpeggia il malumore: sono insoddisfatti della scadente fornitura di escort italiane; dalle voci che circolavano nelle cancellerie mondiali si aspettavano di molto meglio. Come andrà a finire? Lo scopriremo nelle prossime puntate


Quinto Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Gertrude von Merkel raggiunge Bu Zda Kin al pianobar ed i due si baciano appassionatamente di fronte a Bianca Obama! Furiosa, quest’ultima decide di cambiare strategia: rifiuta parte della somma promessale da Franziska Bernardini-Bergoglio per il suo silenzio e la obbliga ad assumerla come nuova addetta alle pubbliche relazioni dell'hotel Pannella. L’incidente della caduta dalla finestra ha molto colpito Orietta Berta Callegari-Schweitzer, che si convince che sia stato un segno del destino e ne parla con Marco Cappato. A questo punto, però, il ragazzo vorrebbe buttarsi lui stesso dalla finestra per far colpo sulla cantante! Per fortuna Frucioni e Crucicchiu riescono ad intervenire appena in tempo per fermarlo. Dopo la propria notte di passione, Gertrude e Bu Zda Kin non riescono a stare lontani e rendono pubblico il loro amore. I due vorrebbero andare a fare un romantico picnic, ma il loro buonumore viene rovinato dalla notizia che Bianca è stata assunta in hotel! La Colacicco assicura però ad entrambi di voler deporre le armi. Bertè è terrorizzato all’idea di fare brutta figura con la spillatura della birra e chiede dunque a Crucicchiu di raggiungerlo in birreria. Il concierge, però, ha già un impegno e manda Frucioni al suo posto. A quel punto Giurgiu Paganu chiede alla donna di compiere il rito al suo posto, benché sia un compito esclusivamente maschile…

Sesto Episodio

HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Bianca Obama riesce a convincere Orietta Berta ad accettare il lavoro come barista e finisce poi per confidarle le sue pene di cuore. La Callegari consiglia alla ragazza di guardare avanti e dimenticare Bu Zda Kin. Più tardi la Bernardini-Bergoglio spiega a Frucioni e Crucicchiu di voler risollevare l’immagine della cucina dell'hotel Pannella… Mentre Bu Zda Kin si scusa con Gertrude von Merkel per aver annullato il loro picnic, Nicolino Frucioni spiega a Marco Cappato l’inutilità del suo tentativo di buttarsi dalla finestra. Intanto Crucicchiu rimprovera la presidentessa brasiliana Donatella Corleovilma per aver spillato la botte di birra nonostante sia una tradizione maschile. Lei allora gli rinfaccia di essere meno comprensivo di Giurgiu Paganu...
TEMPESTA DI SESSO
webnovela in mille puntate, quinta puntata
riassunto delle puntate precedenti:
 
Primo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Nel pittoresco scenario dei laghi padani s'intrecciano le tormentate vicende dei leader mondiali, che quivi si sono dati appuntamento per incontrarsi in uno dei loro tanti inutili summit. BIANCA OBAMA, l'abbronzata cameriera e muscolosa inserviente dell'hotel Pannella, dal parcheggio tra le paludi verso l'alloggio dei dementi reca seco il pesante bagaglio di ricordi della cancelliera turca, GERTRUDE VON MERKEL, affaticata dal viaggio e appesantita dal culone inchiavabile. Poco distante, nascosta tra i rami lacustri, la rancorosa albergatrice FRANZISKA BERNARDINI-BERGOGLIO medita vendetta contro i potenti arroganti. Ha in mente un piano ben studiato nei particolari, per attuare il quale si avvarrà della collaborazione del voluminoso FRU, il Frucione Radicale Unico, e il velenoso sommellier CRU, Crucicchiu Radicale Unico. Una coppia temibilissima. Su come andrà a finire, le opinioni divergono: c'è una solida e rispettabile maggioranza di astinenti a cui non gliene frega un tubo; poi c'è chi è talmente disperato che addirittura voterebbe Renzi; e infine c'è una piccola percentuale di gente di buon senso che cliccano subito sul browser per cambiare sito e mantenere la salute mentale. Vedremo un po' chi prevarrà nelle prossime puntate
Secondo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Arriva inatteso, per motivi di sicurezza, un ospite particolare: il dittatore nord-coreano Bu Zda Kin. Anche lui partecipa al summit nel pittoresco scenario di Bianca Obama, l'abbronzata cameriera e muscolosa inserviente che lo accompagna verso la reception dell'esclusivo resort dove hanno già preso alloggio numerosi leader mondiali, e dove devono ancora entrare in scena Frucioni e Crucicchiu.
Terzo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. E' calata la notte sui vasti giardini attorno all'elegante edificio neoclassico degli anni 20 e sui suoi importanti occupanti, convenuti da ogni angolo del pianeta per commemorare il compianto statista macedone e campione delle libertà civili SERGHEIYJ AVGUSTUS GHEDIN-STANZANOVSKIYJ I (primo), il cui fantasma aleggia minaccioso sulle loro cape di stato e di governo, ignari del grave pericolo costituito dalla malevola presenza tra loro dei criminali Frucioni e CrucicchiuNIKOLINO FRUCIONI STOPE-MULINGER DA CLAUZETTO, questo il nome completo del Frucione Radicale Unico, osservava ammirato il collega sicario eterosessuale moldavo ARMANDU CRUCICCHIU, a sua volta Crucicchhiu Radicale Unico, scolpire velocemente con maestria un busto d'egli stesso Crucicchiu in atteggiamento fiero e al tempo stesso meditabondo, così incidendo nel marmo perenne i tratti incisivi della sua funambolica personalità di sicario eterosessuale moldavo. NIKOLINO FRUCIONI STOPE-MULINGER DA CLAUZETTO era invece intrinsecamente ed onomatopeicamente un sicario omosessuale, cioè un sicario di eterosessuali, ma da amante dell'arte avrebbe risparmiato la vita al collega moldavo reincarnazione di Leonardo da Vinci. La sciagurata idea di un eterosessuale lasciato vivo lo disturbò per un istante, ma subito si consolò pensando alle decine di leader mondiali lì a portata di mano, e quasi tutti etero, tra i quali avrebbe potuto scegliere le sue numerose vittime, mentre il collega sicario ed artista transdnistrico avrebbe dovuto accontentarsi dei pochi gay restanti, degli avanzi. La sciagurata idea di gay come avanzi lo disturbò per un istante, ma subito si consolò pensando alle decine di leader eccetera. E chi saranno i malcapitatati? Forse il dittatore nord-coreano Bu Zda Kin, o la cancelliera turca Gertrude von Merkel? Lo sapremo nelle prossime puntate.
Quarto Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. La perplessità avvolge i pensieri dei paperi fluviali e anche degli altri ospiti del prestigioso villone palladiano. Essi si interrogano sul futuro del pianeta e sul cattivo gusto del famoso politico italiano scaduto con molte delle sue femmine, incomprensibile per uno con i suoi mezzi finanziari. Ciò che desta perplessità è proprio la qualità estetica di molte di tali femmine. E' davvero stato un uomo sessualmente disperato, Silvio Berlusconi, nella sua vita terrena, se ha dovuto ricorrere a tali ciofeche. Vediamone alcune appena arrivate qui all'hotel Pannella di Mantova, nella Baviera meridionale, per fare da escort agli statisti convenuti:
Nicole Minetti in atteggiamento emblematico delle sue attitudini e propensioni





Barbara Guerra, pure lei labbra a canotto come Alfano





Noemi Letizia può tingersi i capelli ma per le gambe storte non c'è niente da fare. Tra i convenuti del summit mondiale serpeggia il malumore: sono insoddisfatti della scadente fornitura di escort italiane; dalle voci che circolavano nelle cancellerie mondiali si aspettavano di molto meglio. Come andrà a finire? Lo scopriremo nelle prossime puntate




Quinto episodio

HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Gertrude von Merkel raggiunge Bu Zda Kin al pianobar ed i due si baciano appassionatamente di fronte a Bianca Obama! Furiosa, quest’ultima decide di cambiare strategia: rifiuta parte della somma promessale da Franziska Bernardini-Bergoglio per il suo silenzio e la obbliga ad assumerla come nuova addetta alle pubbliche relazioni dell'hotel Pannella. L’incidente della caduta dalla finestra ha molto colpito Orietta Berta Callegari, che si convince che sia stato un segno del destino e ne parla con Marco Cappato. A questo punto, però, il ragazzo vorrebbe buttarsi lui stesso dalla finestra per far colpo sulla cantante! Per fortuna Frucioni e Crucicchiu riescono ad intervenire appena in tempo per fermarlo. Dopo la propria notte di passione, Gertrude e Bu Zda Kin non riescono a stare lontani e rendono pubblico il loro amore. I due vorrebbero andare a fare un romantico picnic, ma il loro buonumore viene rovinato dalla notizia che Bianca è stata assunta in hotel! La Colacicco assicura però ad entrambi di voler deporre le armi. Bertè è terrorizzato all’idea di fare brutta figura con la spillatura della birra e chiede dunque a Crucicchiu di raggiungerlo in birreria. Il concierge, però, ha già un impegno e manda Frucioni al suo posto. A quel punto Giurgiu Paganu chiede alla donna di compiere il rito al suo posto, benché sia un compito esclusivamente maschile…
Ai fini del Radicalometro storico, per farne un completo Radicalometro dei Mille, etichetto circa 200 soggetti radicani presenti in Facebook, in 11 batch di 18 ciascuno
ALESSIO, COLACICCO, CROCICCHIO, DENTAMARO, ESPOSITO, FERRETTI, GENTILI, PALMA, SPADACCIA, TORTORELLI, ZAMPARUTTI, VOTANO, STRAQUADANIO
Ai fini del Radicalometro storico, per farne un completo Radicalometro dei Mille, etichetto circa 200 soggetti radicani presenti in Facebook, in 11 batch di 18 ciascuno

CAPANO, CAPPATO, CAPRICCIOLI, CARCEA, CARRETTA, CASIGLIANI, CASU, CERCONE, CIACCA, CIANFANELLI, CIUFFOLETTI, COLACICCO, COPPETO, CORLEO, CRIVELLINI, CROCICCHIO, CUCCO, DE ANGELIS,

“Dupuis”, disse Bertè molto seriamente,  “questo supera la mia capacità di comprensione. Le confesso, mi lascia attonito, non credo alle mie orecchie. Come ha potuto indovinare che pensavo a…”

Bertè si blocco per avere la certezza che avesse veramente indovinato.

“… a Bandinelli?”, disse, “perché si è interrotto? Stavo rimuginando sulla sua taglia minuta, non adatta alla tragedia”.

Era proprio il soggetto delle riflessioni di Bertè. Bandinelli era un ex-calzolaio della Rue St. Denis che, preso di passione per il teatro, aveva affrontato il ruolo di Serse nella tragedia di Crèbillon; i suoi sforzi avevano suscitato bordate di fischi.

“Mi dica, per amor del cielo”, esclamò Bertè, “il metodo, se ce n’è uno, grazie al quale è riuscito a sondare la mia anima in proposito”. A dire il vero era fuori di sé più di quanto non volesse mostrare.

“È stato il fruttivendolo”, replicò il suo amico, “che l’ha convinta che il ciabattino non è abbastanza alto per Serse et id genus omne”.

“Il fruttivendolo! Mi stupisce, non conosco fruttivendoli di sorta”

“L’uomo che l’ha urtata quando abbiamo imboccato la strada circa un quarto d’ora fa”.

Bertè ricordò allora che effettivamente un ortolano, che portava sul capo una cesta di mele, lo aveva quasi gettato in terra, mentre imboccavano da Rue Colacicco la strada che stavano percorrendo. Ma quale fosse il rapporto con Bandinelli, non lo capivo. Non c’era traccia di ciarlataneria in Dupuis.

“Le spiegherò”, disse, “e per farle capire chiaramente, riprenderemo da capo tutte le sue riflessioni, a a partire dal momento in cui le ho rivolto la parola fino alla rencontre con il fruttivendolo. Gli anelli principali della catena si susseguono in questo ordine: Crocicchio, Orione, il dottor Nichols, Epicuro, la stereotomia, il pavé, il fruttivendolo”.

Poche sono le persone che non si divertono, in qualche momento della loro vita, a ripercorrere il corso dei propri pensieri e a rintracciare per quale strada sono pervenuti a certe conclusioni. Spesso è un’occupazione di grande interesse, e chi la sperimenta per la prima volta si stupisce dell’incoerenza e della distanza apparentemente incolmabile tra il punto di partenza e il punto d’arrivo. Sarà facile perciò capire il mio stupore quando sentii il Belga parlare così, e fui obbligato a riconoscere che aveva detto la pura verità. Continuò:

“Stavamo parlando di cavalli, se la memoria non m’inganna, poco prima di imboccare Rue Colacicco. È stato il nostro ultimo argomento di conversazione. Appena girato su questa strada, un fruttivendolo con una cesta sulla testa passò precipitosamente davanti a noi, spingendola contro un mucchio di ciottoli ammassati in un punto in cui la strada è in riparazione. Lei è inciampato su uno di quei frammenti di pietra ed è scivolato e si è storto leggermente una caviglia; è parso irritato, risentito; ha borbottato qualche parola e si è girato a guardare il mucchio, poi ha proseguito il cammino in silenzio. Non è che stessi attento a tutto quello che faceva, ma ormai, da un pezzo, l’osservazione è diventata per me una specie di necessità. Ha continuato a tenere gli ochhi rivolti al suolo, osservando con una sorta di irritazione le buche e i solchi del percorso, tanto che mi sono accorto che continuava a pensare alle pietre, finché non abbiamo raggiunto la stradetta chiamata di Lamartine, pavimentata in via sperimentale con lastre accostate e fissate solidamente. Qui il suo volto s’è rischiarato, ho visto le sue labbra muoversi e ho indovinato, senza ombra di dubbio, che stava mormorando la parola ‘stereotomia’, un termine applicato con una certa pretesa a quel genere di pavimentazione. Sapevo che non poteva pronunciare il termine stereotomia senza associarlo agli atomi e quindi a Epicuro, e poiché in una nostra recente conversazione, a questo proposito, le avevo fatto notare che le vaghe congetture dell’illustre greco erano state curiosamente confermate, senza che nessuno se ne rendesse conto, dalle più recenti teorie sulle nebulose e delle ultime scoperte cosmogoniche, sentii che lei non avrebbe potuto fare a meno di sollevare gli occhi verso Orione; me lo aspettavo. Lei non mancò di farlo: allora fui sicuro di aver colto il percorso della sua mente. Ora l’autore di quella velenosa amara satira contro Bandinelli, comparsa ieri sul Musée, facendo allusioni malevole al fatto che il ciabattino ha cambiato nome da quando ha calzato i coturni, citava un verso latino di cui abbiamo discusso spesso. Intendo: Perditit antiquum litera prima sonum. Io sostenevo che si riferiva a Orione che prima si scriveva Urione e, per certe asprezze della discussione, ero sicuro che non l’avesse dimenticato. Pertanto ero certo che non poteva mancare di associare le due idee di Bandinelli e di Orione. Questa associazione mentale mi fu chiara vedendo il genere di sorriso che aleggiò sulle sue labbra. Stava pensando al sacrificio del povero calzolaio. Fino a quel momento aveva proceduto tutto curvo, ma ora la vidi drizzarsi in tutta la sua altezza. Fui sicuro che stava pensando alla minuscola figura di Bandinelli. A questo punto ho interrotto le sue riflessioni per osservare che in realtà questo Bandinelli era un uomo piccolo, e che sarebbe stato più adatto al Théatre des Variétés”.

[2 di 12. continua]


NyLon! – chapter 19

On the upper deck of his mega-yacht, the gloomy Esperantist australopithecus Hotel Licheri was laying in the sparkling bedsheets in company of a frosted beer, a powerful spliff, that gorgeous Sara Piccardo next to him and, as the only negative thing, that damn requiem in background. Completely naked, glaring beyond the stars, they chased passionate visions of love and got lost in the oblivion of an open eyes wonderful dream. Hand in hand, they tenderly thought of the long and dazzling Hawaiian sunsets, where the sun lavishes its last flares with renewed force, like meaning a last hard work before dying, but knowing to come back the next day, even more sumptuous and radiant with joy. They thought of the warm waters of Madagascar dampening the hot sands of the boundless beaches accomplices of an hypothetical, unattainable adventure. They thought of the time that would have passed before their next encounter, that murderous time only barrier to their unrestrainable passion. They thought and at the same time they didn’t, transported to the eleventh dimension of climax, which didn’t represent an idea but the attempt to catch it up it. To all that they romantically thought when the Publisher of this book took part.

- Enough with filling up the pages of romantic Esperantist mawkishes! To be able to sell this shit of book I demand more detailed pornography!

Duly obedient to the Publisher, I restarted from scratch in the next chapter.


Giovanna Campo
Another life 
pop poems

If you think of poetry as something rhetorical and dusty, far away from reality and the facts of common life, this book will change your mind. With fascinating and very readable verses, the author tells her story of ordinary familiar cruelty and the route to escape from the unfortunate life to which she seemed irreparably destined to. An amazing succession of images and circumstances, figures and characters, daily truths, moments of the memory picked with sensibility and inventive originality capture the readers, holding their attention high till an unexpected epilogue.

Giovanna Campo was born in Milan, where she lives and practises the medical profession. After the birth of two children and the end of her marriage, in a successive relation she had experienced moral violence and oppression. Since that difficult experience and the route of emancipation from the affective dependency, Another life was born, her first collection of poems, an open testimony that the author dedicates to all women and to men who know how to listen to them.
It seems that violence within the family is more common than it is thought, it is absolutely democratic, cross-generational, regardless of social rank, economic or cultural level. Its effects are always most serious, be it a blatant physical violence evident at least to its victims, or a devious, insidious psychological cruelty that acts along a continuum of often ingravescent intensity, with unforeseeable developments.
I’ve experienced it, I’ve been – as always happens -, the victim and paradoxically the accomplice, although unconscious, for long dark years, till the depression, till reaching the bottom in order to find in extreme misery the point from which begin the ascent.
Mine is the story of many women, of a little loved child who becomes a “very good one” in order to try to earn affection and recognition, and for this reason takes care of everybody but herself. As an adult she chooses a partner whom doesn’t love her for what she is, doesn’t recognize her, doesn’t respect her, doesn’t care about her, but expects so much, more and more, never being satisfied, devaluating her and her actions, reacting with brutality to all her attempts to protect herself.
But when by now the pain that begun in infancy seems to endure in a never-ending repetition compulsion, something happens and life takes another direction.
These “pop poems” were born during the laborious and hurting route towards salvation.
They came out spontaneously, unavoidable, like screams of anger and pain, like an uncontrollable and liberating weeping, like smiles of hope when I found along the way what of intact and beautiful there still was in me and in my life, and that gave me the energy to continue.
For some time I held these verses in a drawer, in quarantine, until I perceived another possible reason for them to exist.
I publish them now, the first part of my history overcame, to provide my testimony in the hope that they can serve someone else, to give voice to the tearing and conflicting feelings of those who had my same experiences and is now about to face the road taking them out of violence.
Perhaps the knowledge of my own unexpressed emotions and sharing them with others will add strength to the courage of these persons.
As far as I’m concerned it has been laborious, but it was worth the pain: I start another life in planning freedom.

Thanks to Elisabetta Beltrami, Francesca Pisani Doni, Ambrogio Colombo, Jacques Renò, Alberto Cappi, Eleonora Voltolina, Ottavio Rossani, Jo Lanero, Alessandro Manitto, Annamaria Teruzzi, Alessandra Travaglini, Rita Mastrovilli, Giovanna Ferrante for the encouragement, suggestions, reviews, and the technical and artistic help in making this book. Translation by Virginia Welby

 To U.T., whom I’ve stolen the title of this collection, to his music which goes with me.
It has been raining for ten days, uninterruptedly. The press and the TV circulate alarming news of floods. The bad weather and the black mood that is breathed in this period seem made for my state of mind, far-back to an all-time low. And with no sign of improvement.
No matter how much I reason and force my imagination, I do not see a way out. Problems seem insurmountable to me, the tangle of the feelings inextricable. Thus after many second thoughts I resolved to ask for help. I phoned doctor Vanni and some days ago I had my first talk with him.
I spoke about the doubts, the chaos of feelings that I experience. I keep on thinking of the wrongs, the frustrations, the cheating, the daily little cruelties that I endure since a long time, all the reasons for which I feel so much rancour towards Filippo. Actions which I don’t know how to give a reasonable explanation for, a motive, and that adds abashment to the pain I feel. Sometimes I think that I demand impossible things, that I’m worth nothing, that I deserve what happens to me, that mine is the guilt because I don’t know to live, that I’ve nothing understood.
Sometimes I’d be ready for everything to rescue the relationship with my partner, other times I’d want to forfeit it all, in order to save myself.
Vanni has listened to me nodding silently, leaning on the chair back, his hands tightened to the armrests. At the end of the chat I ended up this point - my head bursting, that awful recurring nausea, my eyes burning. I put on my sunglasses and, I don’t know how, went back home. I left the duty of dinner to Nora and ran to my bedroom. I threw myself on the bed not even undressing and turned off the light hoping to sleep.
The day before yesterday Dan texted me, as usual affectionate and reassuring. I didn’t know what to say and didn’t reply. Today he writes me: “What’s up with you in this deluge? I’m worried”. Goodness knows how Dan has imagined me in these days he has been in anxiety for me. As a shipwreck in high water, clinging to a log, drowning any moment soon, with the only hope of a rescue fast-fading away. That’s how things stand, this image is also within me and represents indeed my situation. I want to capture it for being able to see it again when I’ll need. Perhaps for the first time after so long I succeed to feel the truth of things. To face up the truth, to talk sincerely to myself.
Up to now I’ve tried many times, never succeeding. Perhaps something is changing..
Rescue at sea

Come take me
before I disappear
with the last stream.

If I open the eyes
you see
it's me
shoulders burnt,
the breast
still full.

October 10, 2003

I’ll start again from year zero

I’ll start again from year zero at last,
I’ll be the land and the seed,
my father and my mother,
I’ll give birth to a daughter
Bare tender strong,
the calm smile,
the clear eyes half-open
looking far away.
I will nourish her, love her,
Take care of her.
There she is already standing,
her hand and mine,
little impatient steps
then she confidently walks.

Now finally
from the towers
of the white palaces,
from the chimneys,
from above
from the open terraces
on the cities,
rivers and forests,
I follow the sky
up where it reaches,
the air goes through me
overcoming a hurdle,
like a stone,
and I breath.

“the end of the route
will be rebirth”

October 14, 2003

My son

He’s my son, young man,
his cheeks gardens
of grass just seeded.
He’s a new path in the middle of trunks
of larches and of firs, of shady leafy branches,
he’s suddenly a green expanse,
blinding sun,
then again a wood,
moss, resin, little coloured fruits
of incredible scent and shy,
hidden among threads of grass and leaves.
He’s humid and soft land to lie down on,
at the limit of the next glade,
face up, with astonishment studying
the route of clouds,
the skyline of mounts,
the flight - free - of the birds

November 15, 2003


I Sail by Sight

Slimy streamlets of mascara
through the deformed mimic
they are rivers
of a landscape in storm.
Since some time by now,
in these water streams,
I am sailing by sight,
(what else could I do?)
I flow calmly,
at cruise speed,
I run aground sometimes
in low and slow curves,
I carefully avoid the whirlpools.
And from the highest lookout-post,
perched barefoot
in unstable balance,
like on a circus’ tightrope,
I peer into the harbour far away
and the open sea.

November 11, 2003

Insomnia

Time dilates
in the desert night
when sleep
is the arrogant loved one
that I’ve courted in vain
wished, chased
for too long
till the first noises,
distraught cheeps
of sleepless birds in the dark
shortly before dawn
Now it takes me weary
- ambiguous lover -
and when the world awakes,
it, then,
won’t let me go.
With heavy arms
it tightens life to the bed
And it whispers to the ear, liar
promises of oblivion
in the icy spirals
of the morning dreams
December 2, 2003
The platypus

“don't throw anything away”
says to its cub
the platypus
(surprising evolution,
provident averse ant).
And carefully puts back
the webbed paws
and the big claws.
“Everything serves
in order to survive.
In the desert
or in the rainforest.
In the unexpected (expected)
of an incomprehensible planet.
Everything serves
the beak and the teeth,
the eggs and the udders,
the fur and the feathers,
the tail, the paws
and the fins…
Everything serves
All serves
and a lot more
in order to live”
January 20, 2004
The parasite

The parasite avidly sucks
it prospers filthy
on your ruins,
it infects of its smell
all around.
And where you had
prepared the ground,
arranged the scions, seeds and grafts
for a garden
of generous fruits,
now only weeds,
underbrush, foul-smelling bog,
desert of worms and mould,
only attended
by poor cripples
and spiteful people
January 23, 2004

Migraine

The head hurts
(drum roll)
the ideas are crowded
with no way out
from the skull or the temples
in the arteries’ throb.
There’s nothing left to do but close
the eyes in the dark,
patiently wait
that the noise goes away
of the clogs whacking the ground,
that the horde,  replete of barbarity,
at last goes away.

It’s by now time for inspection
at the battlefield,
still smoking of powder,
abandoned, beaten up,
stiff, deserted.

Free however
to the renewed instinct
of the organism
to its recovery.

February 4, 2004