Completata la top-ten, undicesimi in classifica troviamo cinque ciascuno di Giuseppi variabili (Peppino CALDERISI, Beppino ENGLARO, Beppi LAMEDICA, Giuseppe LOTETA, Geppi RIPPA); Massimi (BORDIN, LENSI, SALVADORI, TEODORI, più un Massimiliano IERVOLINO) e Paoli (BRECCIA, MAZZA, PIETROSANTI, VIGEVANO e Paola SAIN)
È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).
Procediamo dunque in ordine alfabetico nell’UNDICESIMO di 20 post.
lamedica beppi, lanzi alberto, lapenna stefania, latorraca michele, lattanzi maria cristina, lembo michele, lensi massimo, leonarduzzi gianfranco, leoncini mario, levi franco, levrini gian lauro, licciardello antonino, licheri alberto, lombardi antonio, lo prete marco, losi enrico, machina grifeo Francesco, mancuso roberto
Stasera alle 18 nella sala della protomoteca in Campidoglio a Roma avrà luogo la commemorazione di Paolo Pietrosanti, morto prematuramente il 6 gennaio scorso per una recrudescenza di cancro al cervello che sembrava essere sotto controllo ma anni fa gli era già costato la vista.
A causa della malattia Paolo divenne cieco fin dall'epoca della sua esperienza a Praga, dove nei primi anni '90 era responsabile locale del progetto di partito transnazionale dei radicali italiani. Fu in quegli anni che lo conobbi e ne trassi esempio come ultima arrivata nella squadra di otto piccioni viaggiatori italiani che facevano il partito nell'Europa centro-orientante (quasi-)ex comunista. "Quasi" perché nonostante la caduta del muro i servizi segreti tenevano duro e ci perseguitavano di brutto.
Gli altri erano Marino a Mosca, Antonio nei tre paesi baltici, Andrea in Ucraina, Massimo di base a Budapest con Olivier che da lì coordinava e viaggiava seguendo specialmente la Romania, Sandro a Zagabria nel seguire l'ex-yugo tranne la Macedonia che era più accessibile da me, che fui mandata in Bulgaria solo perché potevo leggere l'alfabeto cirillico, ma all'epoca non conoscevo ancora la lingua!
Che ne è di noi otto, otto come i lati del simbolo gandhiano del partito, dopo oltre vent'anni? Alcuni se la cavano, come Olivier Dupuis cinquantenne che l'anno scorso si è felicemente sposato con una bella ragazza francese e si è ritirato dalla politica dopo avere capito che Pannella si serviva di noi "trans" solo a fini di politicaccia italiota. Anche Massimo Lensi sta bene e dalle ultime notizie che ho fa il consigliere provinciale nella sua Firenze, anche lui felicemente sposato, e scrisse un bel ricordo dell'esperienza transnazionale (leggetelo QUI).
Purtroppo mi mancano notizie di Sandro Ottoni, mentre Marino Busdachin, che dopo avere gestito Mosca fu l'artefice del riconoscimento del partito alle Nazioni unite a New York, si è riciclato in un'altra organizzazione non-governativa con base in Olanda, e Antonio Stango (il più pigro di tutti noi!) fa l'editore nella sua Roma. Ad altri è andata peggio: a parte Antonio Russo, che come inviato di Radio radicale non è tecnicamente annoverabile tra noi otto piccioni trans ma di fatto lo era e fu trucidato nel caucaso, ci fu prima Andrea Tamburi.
Andrea Tamburi, piccione responsabile di Kiev, venne investito a morte da un'auto a Mosca in un apparente incidente stradale. Un metodo classico dei servizi segreti orbitanti attorno ai sovietici, ci avevano già provato senza successo con Olivier in Romania. Capimmo subito che era stato assassinato, ma Emma Bonino accolse dubbiosa con freddezza, salvo poi anni dopo riconoscere come tale l'omicidio di Andrea e rivendicarlo come vittima del partito, motivo per cui Bonino dovrà aspettare altrettanto prima che le accordi l'amicizia su Facebook
E dopo questo sfogo di una cosa che mi stava sullo stomaco, torniamo a Paolo Pietrosanti, che non ho mai chiamato "Paolino" come gli altri, perché non mi piaceva chiamarlo col diminutivo, anche se a lui non dava fastidio ed anzi vi rivelo come anche lui fosse come me un fan di Paolino Paperino aka Paperinik! :)
L'agenzia AGI, Wikipedia e il sito dei Radicali italiani lo ricordano soprattutto come un antimilitarista. Giusto: divenne mitico quando con Ivan Novelli e Sergio Rovasio fece piovere a catinelle su una parata militare del 2 giugno, e giustamente ne ricordano l'impegno contro la la pena di morte e per il popolo Rom del quale fu rappresentante alle Nazioni unite. Dimenticano solo una cosa, la più simpatica: la camminata sulle automobili.
Paolo era già cieco da tempo e quando si recava in Torre Argentina, sede del partito, ne aveva una zuppa di doversi scontrare con le automobili parcheggiate sui marciapiedi romani. Ebbene decise di camminarci sopra. Ovviamente assistito, Paolo cominciò a salire dal baule o cofano delle auto parcheggiate sul marciapiede per discenderne dalla parte opposta, naturalmente danneggiandole. I proprietari non si trovarono nella posizione di poter protestare: se sei un PREPOTENTE e un CRETINO che parcheggia sul marciapiedi, il minimo che ti dovresti aspettare è che un cieco ti cammini sopra a quel tuo cazzo di automobile d'immerda.
Nonostante la cecità, sembrava che Paolo fosse guarito dal cancro, anche grazie alle amorevoli cure della sua straordinaria compagna (gran bella donna), ma forse l'ha depresso la morte del padre nel settembre 2009. In quell'occasione gli espressi la mia simpatia e rinnovammo l'amicizia. Stasera i radicali lo ricordano e commemorano.
AMORE: per la Vergine le cattive notizie continuano anche nel 2009. L’amore si consoliderà nei rapporti già avariati favorendo le liti e una grande incompatibilità di coppia, creando inoltre le condizioni di instabilità per coloro che hanno deciso di divorziare. Pessime opportunità di incontri banalissimi per i single soprattutto in estate, ma non solo.LAVORO: chi è da molto tempo in cerca di un’occupazione, non potrà riuscirci nemmeno nel 2009, a causa dell'irritante "dote" di cui fa volentieri dono quando non è richiesta: questa dote caratterizza tutti i nati nel segno della Vergine. Male anche per chi già lavora, che soffrirà di insoddisfazioni e disarmonia nell’ambiente lavorativo. Brutte sorprese nella situazione economica: concedetevi un viaggio per sfuggire ai creditori. Come spesso vi è accaduto, siete voi stessi gli artefici delle vostre sfighe. La perseveranza e la costanza che vi sono proprie nel raggiungimento delle stesse continuerà a perseguitarvi.
SALUTE: siete già giù di forma, evitate gli sport pericolosi e attenzione a qualche malanno in primavera.
Al terzo posto per popolarità tra il 10,6% dei radicavalli c'è il segno del Sagittario, che oltre a essere il segno di nascita del partito stesso lo è anche di M. A. Farina Coscioni e del nostro mitico Londradical
AMORE: positive sin dai primi mesi le premesse per un 2009 molto appagante sotto il profilo sentimentale che vedrà i nati nel Sagittario ritrovare una grande giovialità verso le persone care e più in generale verso il prossimo. Molto entusiasmo e conseguente armonia all’interno della coppia. Bene anche i single, nuovi incontri non mancheranno, pertanto fatevi trasportare dalla passione e godetevi il momento senza illudervi però che cotanto trasporto possa necessariamente sfociare in una relazione duratura.LAVORO: l’abnegazione mostrata verso il lavoro comincia a dare i suoi frutti: buone prospettive di promozioni tenderanno a concretizzarsi soprattutto nella prima parte dell’anno, momento propizio anche per chi è in cerca di un’occupazione o intende cambiare quella che ha: le occasioni non mancheranno, sappiatele sfruttare al meglio. Possibilità di incrementare i guadagni e di remunerazioni extra. La fortuna non farà sentire la sua mancanza per quasi tutto l’anno, tuttavia i nati nel Sagittario dovranno fare un po’ più di attenzione ed essere prudenti negli ultimi mesi.
SALUTE: nessuna ombra, siete in forma e ne beneficerete a lungo.
Al quarto posto per numero di radicani di questo segno che annovera P. Pietrosanti e A. Spolaor, quello del Cancro col 10,1%.
AMORE: non sarà un anno felice in amore per il segno del Cancro. Un periodo piuttosto lungo che migliorerà solo verso la fine del 2009 vedrà i nati nel segno essere spesso sopraffatti dalle insicurezze e dallo sconforto che potrebbero anche portare a riconsiderare in chiave pessimistica il ruolo del partner nella coppia. Poche luci anche per i single almeno per tutta la prima metà dell’anno. Nervi saldi.LAVORO: gli effetti di Plutone sullo stato d’animo inevitabilmente finiranno per estendere i loro effetti, come ad esempio il calo di autostima, anche in ambito lavorativo buttandovi un po’ giù di morale e facendovi sentire il lavoro ancora più gravoso di quello che realmente è. Situazione economica senza grandi mutamenti, ma fate maggiore attenzione a risparmiare là dove è possibile farlo. La fortuna si manifesterà tramite l’aiuto sia materiale che spirituale proveniente da persone vicine nei momenti di maggior bisogno. Non eccedete nel gioco.
SALUTE: curate lo spirito, magari praticando alcune discipline orientali in grado di rilassarvi. Più in generale concedete maggiore spazio allo svago, ne avete bisogno e ne trarrete sicuramente beneficio.
La moglie dell'alto funzionario del ministero turco, letteralmente sconvolta da una simile prospettiva, ripete' infervorita
"immagini se [la UE] accettasse loro [i paesi ex-comunisti dell'est] prima di accettare noi [la Turchia]"
L'ambasciatore europeo, ospite d'onore nel bell'appartamento della famiglia alto-borghese turca, rispose senza parole allargandosi in un sorriso ammiccante e comprensivo dello scandalo che tale incubo suscitava nella signora illividita e inorridita, quindi con un gesto misurato trasse di tasca un salmone affumicato che portava sempre con se', con l'altra mano appicco' nobilmente il fuoco a una camel (1) mentre il suo sguardo panoramizzava l'elegante salotto dal minibar con le bottiglie di martini (1) agli ultimissimi gadget elettronici sony (1) sparsi qua e la', fino ad un orribile orologio da tavolo firmato e omaggiato da Andreotti (1) quand'era ministro in visita ufficiale. Infine penso' ai curdi, si cancello' il sorriso comprensivo dal viso, ripose il salmone sconcertato e decise di affrontare l'argomento.
Con un'ultima acceleratina, Luigi giro' la chiave per smorzare dolcemente i 300 cavalli dell'alfa (1) blindata. Per prima cosa guardo' l'orologio e sul momento s'incazzo'. Come avesse fatto Boselli (2) ad arrivare ad Ankara in sole 12 ore da Skopje con una carretta di renault (1), proprio non riusciva a capacitarsene. Poi si placo', pensando che l'importante era di aver fatto il suo dovere arrivando comunque in tempo per prelevare l'ambasciatore sotto la casa dei suoi ospiti. Percio' si rilasso' regolando il sedile per distendersi e allungare le gambe.
Nella paziente attesa, Cimino (2) si accese uno spino.
In Turchia - penso' Boselli (2) che nel frattempo era gia' tornato in Macedonia su uno dei tappeti volanti di cui era rappresentante di commercio -, c'e' 'sto diavolo di Welfare party che ha vinto alla grande le ultime elezioni amministrative richiamandosi a "valori" islamici fondamentalisti in netto contrasto con lo stato laico di Kemal Ataturk.
Bisognerebbe almeno rendersi conto che eliminare fisicamente le curve non risolverebbe il problema della prostituzione, penso' Cimino (2) spegnendo lo spino che lo aveva trasportato in una fantasiosa associazione di idee senza soluzione di continuita', e un po' stanco per aver guidato tanto e perso nell'inquinamento luminoso che impediva il buio totale della notte sulla capitale turca e proiettava tutto in un'atmosfera surreale. Sotto un violento acquazzone, l'ambasciatore De Perlinghi (2) apri' la portiera inzaccherandosi da capo a piedi in una profonda pozzanghera, ma non se ne adiro' e aristocraticamente proferi' all'autista
"questi non capiscono un fico secco, voglio andare a Diyarbakir in Kurdistan"
Cimino (2) consulto' la carta stradale, capi' che avrebbe dovuto dominare mille miglia tra le montagne e fu preso da un momento di sconforto. L'ambasciatore plenipotenziario, seduto al suo fianco, si allaccio' la cintura e lo rassicuro'
"non preoccuparti, la prossima canna lo rollo io, intanto vai!"
Luigi rigiro' la chiave di accensione in senso orario, percepi' i 12 cilindri del motore vibrargli sensuali sotto le chiappe e su' con un brivido per la colonna vertebrale, innesto' la prima e con un profondo sospiro si dispose al viaggio.
"ferma!, ferma!!!"
esclamo' De Perlinghi (2) ex abrupto (l'ambasciatore non faceva mai niente che non fosse ex abrupto, o ex aequo, ex cathedra, ex lege, ex libris, ex novo, ex voto, ex urss o ex yugo...)
Cimino inchiodo' e inverti' (ex abrupto) la marcia a 7.000 giri. Il mostro meccanico accenno' per un attimo a ribellarsi ma poi, sia benedetto l'ABS, si rassegno' a tornare indietro per raccogliere l'autostoppista malcapitato sotto il diluvio delle montagne dell'anatolia.
"Si', mi chiamo Massimo Lensi (2)", dichiaro', "ma non sono il Massimo Lensi (2) che pensate voi: quello e' un mio cugino che mi ha usurpato il titolo ed e' emigrato in Ungheria, ma sono io il vero Massimo Lensi (2) del Pr e da anni vivo clandestinamente qui in Turchia. Mi sto recando a Tehran per andare a trovare il mio amico Ottoni (2), potreste darmi un passaggio fino a Erzurum ?"
Impietositosi dal caso umano, l'ambasciatore diede ordine all'autista di caricare nel baule dell'auto il bagaglio dell'autostoppista e l'autostoppista stesso.
L'alfa (1) ringhio' di rabbia e morse i tornanti ghiacciati che portavano a Erzurum, governata da uno stupefacente Cimino (2) completamente fuori di testa che riusci' miracolosamente a evitare gli scontri frontali con i criminali autisti di TIR lanciati in discesa con 200 quintali a 100 all'ora.
Arrivati a destinazione, Lensi (2) usci' dal baule e strinse la mano all'ambasciatore De Perlinghi (2), dicendogli semplicemente
"Non ci sono ca, caa..., cavoli!, come dice realisticamente Busda (2) questo paese bisogna cominciare a pensare di prenderlo dentro nella UE, il che non significa rinunciare alla difesa dei diritti umani, tutt'altro, anzi il contrario: se sapremo agire in questo senso, potremmo aiutare le forze piu' moderate e dare loro qualcosa da spendere nei confronti di un elettorato che e' sempre piu' tentato dagli integralisti islamici".
Fare politica nel e dal Pr significa certamente adoperarsi strenuamente e senza eccezioni per il rispetto dei diritti umani e civili, ma significa anche misurarsi realisticamente con le situazioni che si vorrebbero affrontare.
Facile dire che il governo di Ankara dovrebbe rispettare maggiormente i curdi, ma questa e' pura demagogia se semplicisticamente si contesta un fatto, pur accertato nella sua gravita' e dimensioni, senza riuscire a suggerire un qualche tipo di soluzione almeno provvisoria dello stesso, quantomeno per allentare le tensioni e cercare di rendesi utili.
Altri viaggiarono in Macedonia dove c'e' un problema analogo, sia pure 10 volte inferiore in termini di dimensioni geografiche e demografiche rispetto a quello dei curdi di Turchia, per scoprire che nessuno ha la verita' in tasca, e se si vuole combinare qualcosa bisognerebbe avere il buon senso di tenerne conto.
"Belli i grandi proclami", penso' l'autista dell'ambasciatore una volta parcheggiatosi a Erzurum, "ma se qui non trovo un po' di olio motore exxon (1) per l'alfa (1), la fava che riusciamo a tornare nella civilta'".
Come dire che, se non troviamo un po' di olio motore di produzione occidentale per far marciare la Turchia verso la direzione che desideriamo, l'europa stessa se lo prende nell'organo, e questo, certo, in perfetta linea con le sue comprovate tendenze masochiste.
Poi nel dibattito intervenne Turco, non a caso visto il nome.
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(1) camel, martini, sony, andreotti, stalin, exxon, alfa e renault sono marchi registrati di proprieta' delle rispettive compagnie.
(2) deperlinghi, boselli, cimino, lensi, ottoni, busda, turco e sisani sono marchi registrati di proprieta' del partito radicale.
MICHELE, SONO VENUTA PER DARTI UNA PESSIMA NOTIZIA.
ANDREA TAMBURI E' DECEDUTO OGGI NELL' OSPEDALE.
REQUIESCAT IN PACEM!
MASSIMO MI HA TELEFONATO A CASA E MI HA PREGATO DI COMUNICARTELO, SICCOME IL TELEFONO NON FUNZIONA. HA ANCHE DETTO CHE PUOI TROVARE DIVERSI PARTICOLARI SU AGORA', MA MI RENDO CONTO CHE NON TI PUOI COLLEGARE. COMUNQUE QUANDO IO HO TELEFONATO, MI DAVA IL SEGNALE DI LINEA LIBERA. I FUNERALI SARANNO A FIRENZE, MA NON SI SA ANCORA QUANDO, PERCHE' CI SONO TEMPI TECNICI.
LA MIA CASA E' A TUA INTERA DISPOSIZIONE, SE VUOI VENIRE PER CERCARE DI COLLEGARTI AD AGORA'. BASTA PRENDERE IL CAVO PER IL MODEM ED IL PROCOMM.
MI DISPIACE IMMENSAMENTE PER IL NOSTRO COMPAGNO E TUO AMICO!
D.
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Andrea Tamburi
Ho conosciuto personalmente Andrea in una delle nostre sgangherate campagne elettorali, 6 anni fa in Friuli, ma gia' ne avevo sentito parlare come di uno del vivace gruppo di militanti fiorentini.
Difficile infatti immaginare qualcuno di piu' toscanaccio di Andrea nel modo di fare, la cui caratteristica principale era forse quella di fare le battute piu' sarcastiche, i commenti apparentemente piu' cinici, perfino i complimenti "pesanti" alle signore, senza riuscire a risultare volgare, per quanti sforzi facesse! Non poteva riuscirci perche' si sapeva che sotto questa scorza goliardica lui era buono come il pane.
Negli anni seguenti, quando le nostre esperienze si incrociarono nei referendum italiani e nel progetto transnazionale, mi colpi' la sua incessante attivita'. Sembrava instancabile e alla fine il suo impegno, a Roma come a Kiev, era sempre premiato dai numeri. Semplicemente, mi e' arduo immaginare il Partito radicale senza Andrea. Al dolore che ha colpito tutti i radicali si associano le compagne della sede di Sofia.
(ovvero un'altra riesumazione di un delirio antico)
L'annuncio dell'introduzione del nuovo mercato telematico da parte del direttore della Borsa di Trastevere, Luigi Cimino, scuote i mercati finanziari dell'est e stimola l'ingordigia degli speculatori. Il perfido miliardario bulgaro-texano J.R. Bosellov approfitta dell'occasione e lancia un'OPA ostile verso gli altri paesi sfigati. Servendosi di dati adulterati dai cinici circoli londinesi, lo spregiudicato affarista punta a ricavare il massimo dalle sue raffinerie macedoni.
Ma i suoi piani sono contrastati da una offerta al ribasso dello speculatore polacco Max Lenza, un gay pervertito in rivalita' con J.R. per il controllo di alcuni pozzi balcanici. Il dumping di Lenza e' immediatamente sostenuto dal cartello di Pietro Santipaoli e Ray Ban Ottoni, che invidiano J.R. per il suo successo con le donne. La scalata bulgara viene quindi bloccata da Mediobanca (forse per un intervento di Pannella sulla Confindustria), anche grazie all'omertoso consenso di Tony Stanco, il boss che controlla tutta la zona dal Baltico agli Urali -, al quale si ribella pero' il suo luogotenente Nick Ramo, che da anni segretamente aspira a spodestare Stanco.
Nel frattempo il bieco J.R. Bosellov apprende dal fido detective privato Luka Frassinetworks che quella troia di sua moglie si e' scopata un altro francese in visita ai suoi impianti petrolchimici. Inviperito per l'ennesimo tradimento, il cornutissimo J.R. colloca la sua esplosiva collezione dell'Economist sotto l'auto dell'ambasciatore francese Peperon De Dupuis, che pero' sfugge all'attentato perche' e' disabile e non sa guidare l'auto.
Gli eventi precipitano: da New York l'affascinante tycoon Pamela Bonino chiama in causa il suo ex marito Bobby Lavaggi, dal quale si e' separata ufficialmente per motivi di soldi, ma in realta' per abbandono del tetto coniugale. Per dirimere la questione, Pamela deve interrompere i suoi colloqui con il segretario dell'ONU Busda Busda-Ghali e perfino con il papa Danilo V.
Intanto Lenza, forte della sua parziale vittoria, tenta un riavvicinamento diplomatico con J.R. approfittando delle disavventure di quest'ultimo, e gli prospetta una joint-venture per l'acquisto di alcuni quotidiani. J.R. finge di accettare, ma in realta' medita vendetta: grazie ad una clausola escogitata dal diabolico avvocato messicano Orchidea Antilla-Rodriguez, al momento opportuno acquistera' effettivamente tutti i quotidiani, ma solo una copia di ciascuno.
Cosi' la battaglia si sposta sui media. Con inserzioni a pagamento sulla Isvetsia e il New York Times, Frassinetworks tenta una operazione di insider-trading sfruttando la legge sui fondi di investimento: le quote di partecipazione non possono essere stabilite a Casu. Dalla Croazia (un paese balcanico vicino a San Marino) Ray Ban Ottoni controbatte che la sede propria e' Roma e non Vigevano (in provincia di Pavia); altrettanto fa Pietro Santipaoli con chilometrici fax da Praga (in provincia di Francoforte sul Meno).
Ma J.R., con la complicita' di Alessandra File O'Grain e Antonella Rent-a-Ranch, li previene catapultando deputati bulgari della sua loggia "would-be-trombated" su Radio radicchio (la piu' ascoltata a Tirana); cosi' conquista l'opinione pubblica, disposta a versare qualunque somma pur di smetterla finalmente coi deputati bulgari; spiazzato dalla mossa, il cartello degli oppositori si riunisce segretamente a Strasburgo con all'ordine del giorno la ricerca di amanti francesi da affittare per destabilizzare J.R.
Colpo di scena! Un personaggio di secondo piano, il ripugnante speculatore di origine ungherese George Paganos, irrompe sul mercato con un milione di ECU trasportati clandestinamente in cuccetta a Torino; la manovra ferroviaria viene denunciata da Sergiu D'Eliu, un giornalista sardo-lituano leader della Lega per l'abolizione dell'Esperanto entro il 2000, mentre l'ombra di una eminenza grigia si profila dalle quinte; di lui si sa solo che e' un influente businessman turco, chiamato in codice "maurizio", che prima o poi uscira' allo scoperto creditizio sulla piazza telematica.
Rintanato al Manzi-ranch, J.R. cova rancore e sfoga il suo risentimento strappando i peli della barba ai Verdi bulgari, che contrastano il suo progetto ambientalista di prosciugare il Danubio per farne un gasdotto.
L'elicottero di Pamela sta per atterrare sulla torre argentina, ma Bobby e' ancora latitante...

catalogo libri mille-leva
- Danilo Quinto, PIETRO ALZA LA VOCE !
Edizioni Paoline, Citta' del Vaticano 1995.
la prefazione di Antonella Filograno spiega "...l'incommensurabile valore etico della nostra santissima verginita'..."
- Michele Boselli, DARINKA ABBASSA IL VOLUME !!!
Edizioni Radio Radicchio, Varna 1994.
dalla prefazione di Giorgio Pagano: "...finalmente anche boselli ha capito che questa storia dell'esperanto e' utile per fare iscritti..."
- Giorgio Pagano, L'ESPERANTO DA PORDENONE A FROSINONE
Guido Gentile Editore, Treviso 1994.
nella prefazione di Davide Tutino si legge: "...giorgio pagano e' molto alto..."
- Marino Busdachin, NIKOLAY KHRAMOV E' UNA TESTA DI CAZZO
Edizioni US-AID, New York 1995.
prefazione di Massimo Lensi, che approfondisce: "...nikolay khramov e' una testa di cazzo..."
- Nikolay Khramov, MARINO BUSDACHIN E' UN PEZZO D'IMMERDA
Edizioni Ostiensi, Fiumicino 1995.
prefazione di Antonio Stango, che fornisce una chiave di lettura: "...non dimentichiamo inoltre che forse io tra un po' divento importante..."
- Antonella Spolaor, LA MELONI NON PUO' FARE LA RAGAZZA PON-PON PERCHE' HA LE TETTE SOTTO LE GINOCCHIA
Edizioni Pietose, Trastevere 1995.
prefazione di AA.VV.: "...finalmente un libro di peso che tiene in considerazione la forza di gravita'..."
- Riccarda Meloni, LA SPOLAOR NON HA DELLE BELLE TETTONE COME QUELLE DELLA ZAMPARUTTI
Edizioni del Tubo, Spilimbergo 1995.
dalla prefazione di Teresa Dentamaro: "...non ho letto questo libro..."
- Michele Boselli, ANCH'IO NON HO LE TETTE PERO' MI PIACEREBBE TANTO
Edizioni Ergife, Montecitorio 1995.
prefazione di Sergio Rovasio, che scrive tra l'altro "...l'Autore e' un caso umano molto pietoso..."
- Massimo Lensi, BOSELLI SI MASTURBA MOLTISSIMO
Edizioni Logodi Utca, Budapest 1995.
prefazione di Olivier Dupuis, che specifica: "...ha ragione l'Autore a lamentarsi, io stesso non dormiro' mai piu' in una doppia con boselli, schizza come un gatto in calore..."
- Michele Boselli, LENSI E' FROCIO
Edizioni Bulgare, Sofia 1995.
prefazione di Darinka Kircheva, che precisa: "...noi comunisti bulgari siamo notoriamente molto tolleranti, ma certi omosessuali ungheresi sono davvero troppo immorali..."
- Sandro Ottoni, BOSELLI NON HA LE TETTE MA IO SI'
Edizioni Tomac, Zagabria 1995.
prefazione di Marijana Stefanic, che spiega "devo ammettere che l'Autore e' molto piu' dotato di sopra di quanto lo sia di sotto"
- Roberto Spagnoli, CHI E' ROBERTO SPAGNOLI
Edizioni Torre Argentina, Quartoggiaro 1995.
prefazione di Rita Bernardini e Maurizio Turco, che scrivono tra l'altro "...effettivamente Roberto Spagnoli esiste..."
- Emma Bonino, BOSELLI PIANTALA DI FARE IL PIRLA IN CONFERENZA
Edizioni Pericolose, Terranova 1995
prefazione di Marco Pannella: "...cose turche, anzi, bulgare..."
Il 27 marzo del 1957 uno di questi gentiluomini scese dal filobus in piazza Tirana e, dirigendosi affannosamente verso il bar dove aveva un importante appuntamento, quasi si scontrò con una carrozzina spinta da una bàlia e contenente un moccioso pieno di nei, futuro sindaco della capitale. Per associazione di idee Bandinelli ricordò che quel giorno, un miglio più a nord in linea d'aria, aveva luogo un avvenimento storico: proprio in Campidoglio erano riuniti i capi di stato e di governo di sei Paesi per istituire le Comunità economiche europee in quello che sarebbe diventato noto come il Trattato di Roma.
Nell'evocare nella sua mente l'importante evento internazionale, che avveniva con le emozioni ancora infiammate dalla rivolta popolare ungherese, gli batteva forte il cuore nel sentirsi uomo protagonista del suo tempo grazie al documento sulla federazione balcanica che aveva redatto in interminabili notti insonni e che ora avrebbe finalmente presentato agli amici coi quali aveva appuntamento nel locale davanti al monumento a Skanderbeg: quel Giacinto Pannella che sul nostro pianeta aveva preso il nome di Marco ed il terzo giovane compagno di avventure col quale avrebbe condiviso il resto della sua vita politica, l'imprenditore emiliano Sergio Augusto Stanzani Ghedini, reduce dal terzo Consiglio nazionale del Partito radicale dei democratici e dei liberali italiani, dal quale aveva ricevuto il mandato di redigerne una bozza di statuto.
"Va bene!", disse Stanzani dopo avere letto il documento di Bandinelli, ma Pannella non sembrava troppo convinto. "È prematuro" sentenziò sorprendentemente l'alieno scuotendo il testone, e per dimostrarlo prese per mano i due amici, chiuse gli occhi invitandoli a fare altrettanto e in pochi secondi li condusse con un salto spazio-temporale nella Tirana di 45 anni dopo.
- Ringasio Anjolo Bandineli per il suo pipone su la federasione balcanica e a questo propò invito Capatto a dare letura del documento di Michel Boselì
Bandinelli riaprì gli occhi e nell’ambientarsi credette di riconoscere Pannella circondato da una trentina di persone in una sala dell'albergo Skanderbeg. Ma no, non era Pannella: lo sconosciuto spilungone dall'accento vallone lo aveva presentato come un tale Capatto. Schiarendosi la voce con un colpo di tosse questi si dispose trepidante a declamare il contributo scritto inviato ai lavori del Consiglio generale del Partito dal suo erudito maestro spirituale bulgaro-scozzese, sotto le occhiate invidiose di Massimo Lensi che aveva inutilmente pestato i piedi per il privilegio.
Pillole radicali in preparazione del Congresso

di Massimo Lensi
Introduzione. In una serie di interventi nel forum telematico dei radicali italiani, l'ex funzionario del Pr Massimo Lensi affronta la questione della mancanza di legalita' statutaria nel Pr stesso e della sua mutazione genetica in partito ideologico di matrice liberista, per concludere auspicando la convocazione di un Congresso di rilancio delle iniziative transnazionali.
Vorrei approfondire un aspetto delle elezioni on line dei Radicali. Queste elezioni non sono state concepite per il rinnovo dell'organo, ma per il suo ampliamento. Differenza di non poco conto. Il Comitato di Coordinamento dei Radicali nacque due anni fa circa (inverno 1998/99). Non vi furono elezioni ne' consultazioni interne a nessun livello. L'organo si 'autoconvoco' in base ad un preciso tam tam tra alcuni compagni ed amici, sulla base dell'astratto concetto di 'coloro che si stanno occupando di qualcosa all'interno del Movimento'. Una specie di auto-cooptazione spontanea? No. Pannella aveva necessita' di formare un luogo politico di rappresentanza, necessario a lanciare le famose campagne del 1999. E quindi fu dato il via ad una cooptazione precisa, quasi scientifica. Non tutte le campagne erano ancora state definite, ma di referendum e Rivoluzione Liberale gia' si iniziava a discutere. In quel periodo ero fuori d'Italia, tra India e Tibet, e mi accorsi al mio rientro dopo numerosi mesi, esattamente il giorno di apertura dell'Assemblea dei Mille, che qualcosa era cambiato, radicalmente cambiato. Pannella era stato eletto precedentemente all'unica carica prevista per il' Comitato dei 48' che non ha ne' statuto ne' interna corporis. In breve: regole. Vive sulla tradizione e sulla consuetudine interna, si dice. Pannella era il presidente del Comitato. L'Assemblea lancio' le tre campagne (si era aggiunta nel frattempo la 'Emma for President': tralascio la storia della primogenitura di questa campagna...) e ratifico' un'ulteriore responsabilita', quella di Coordinatore dei Radicali italiani, ma non del Comitato. Nel corso dei mesi i Radicali per la prima volta scelgono, contravvenendo alla loro stessa storia, una ideologia come base fondante della loro politica: il liberismo in economia. Mai era successo. La strategia dei radicali si era sempre fondata sul congresso annuale e sulla pragmaticita' degli obiettivi inteso come programma. I tempi, dicevo poco sopra, stavano modificando il DNA radicale. Non a caso dal 1995 non era stato piu' convocato nessun congresso e il partito (radicale) non esisteva piu'. Se non nel sito www.radicalparty.org (premonizione dei fatti in corso?) e all'ONU come NGO. Salto temporale. Primavera 2000. Pannella si dimette da presidente del Comitato e non partecipa piu' a nessuna riunione dello stesso. Potrebbe sembrare, ma non lo e', una sconfessione pubblica dell'operato del Comitato e del Coordinatore anche a causa di un documento approvato (tra regionali e voto referendario) dallo stesso Comitato che ne avrebbe 'obbligato' (come analisi della teoria rivoluzionaria) lo scioglimento in caso di sconfitta referendaria. Avvenuta, ma non - attenzione alla finezza - interpretata come 'sconfitta'. La sconfitta e' di Berlusconi... quello del 1994. Alla conclusione dei lavori dell'ultima riunione Pannella decide di contravvenire a questa inquietante prassi chiamando in causa la 'disciplina' della sua funzione di eurodeputato della Lista Bonino. Interviene. Nel frattempo, nel corso della riunione precedente, il Comitato da vita ad una Direzione, composta anche dal Coordinatore nonche' dal Tesoriere (ma del PR) e dall'altra responsabilita' - funzionale - che nel corso dei mesi aveva preso vita dal nulla: il responsabile dell'informazione. Pannella nel suo intervento all'ultima riunione del Comitato legittima la vita stessa del Comitato attraverso la metafora istituzionale del parlamento italiano autoconvocatosi per ben due volte nella sua storia (la seconda, onestamente, non mi pare proprio una autoconvocazione in senso stretto, ma tutto e' possibile).
Le elezioni on line andranno quindi a creare anche una vera legittimita' a operare del Comitato, creando pero' un organo ibrido composto da un gruppo (i primi 47) di vecchi autoconvocati, e da un secondo di eletti attraverso la competizione telematica. Tutto cio' mi appare strano e confuso e sempre piu' legato ad una concezione partigiana del partito, vissuto esclusivamente come arma esterna in cui la democrazia interna poco conta. Ma necessario alla scelta - funzionale - di portare nel prossimo parlamento i 'folti' (poi trasformati piu' onestamente in 'pattuglia') gruppi parlamentari liberisti, liberali e riformatori all'americana. Il formarsi di un nuovo gruppo di dirigenti, non membri del Comitato, all'interno del movimento, e' un secondo elemento di riflessione. Anch'essi necessiterebbero di una cooptazione perche' anch'essi sarebbero utili - funzionali - al nuovo corso del progetto. Ma apriti cielo, si vedrebbero i radicali 'common people' andare a Torre Argentina con l'ascia in mano. Trucco: le elezioni on line. Chanches sulla carta per tutti... Ripeto: e' una scelta, anche legittima (se ci fosse piu' chiarezza da parte dei promotori dell'iniziativa), ma di cui vorrei fossero coscienti coloro che si stanno registrando e che decideranno di presentare una lista. A meno che una possibile lista di opposizione non sia veramente tale, forte, capace di essere da sola soggetto politico, con un proprio programma alternativo a quello della Direzione. In fondo la strada c'e'. Anche solo per divertimento... Il tempo pero' corre... Cerco di approfondire il tema della 'democrazia interna' dei Radicali. E parto dall'interessante constatazione del Coordinatore del Radicali sul tema, ripresa poi da numerosi interventi di altri dirigenti radicali durante i seminari e le riunioni. "Le forme di vera e propria "rappresentanza interna" (ad esempio l'eventuale rappresentanza territoriale o tematica) non possono essere stabilite prima di aver definito le regole complessive del Comitato, e quindi del relativo "tesseramento". I numeri dei partecipanti mediamente alle nostre assemblee non ci pare che consentano oggi dinamiche autenticamente democratiche per l'elezione della rappresentanza interna. Il rischio e' quello di una caricatura di democrazia dove prevale chi sa organizzare il sostegno di pochi amici. Proponiamo quindi la strada del sorteggio, gia' percorsa altre volte nella storia radicale." (3 settembre 2000, su Agora', Conferenza Rivoluzione Liberale) Va riconosciuta l'onesta'. Anche se questa succinta analisi e' piena di contraddizioni che credo non necessitino di ulteriori spiegazioni. Non c'e' democrazia interna perche' non ci sono partecipanti alle riunioni, ma non ci sono partecipanti alle riunioni perche' non c'e' democrazia interna. Il percorso per ottenerla e' il 'sorteggio' perche' si eviterebbe il rischio, si dice, di cordate tra amici (punto che dovrebbe riguardare invece un'altro momento, quello elettivo, dell'ampliamento del Comitato). Mi sfugge poi il concetto di 'rappresentanza tematica' in questo contesto, specialmente in relazione alla decisione di consentire la presentazione di 'liste programmatiche-tematiche'. Una volta esistevano, come oggi ad onor del vero, le associazioni federate al partito (Non c'e' Pace, Nessuno Tocchi Caino) che hanno rappresentanza all'interno addirittura nella Direzione (i due segretari fanno parte della Direzione). Misteri della fede... Non sto qui a ripetere analisi gia' scritte (liste contrapposte per gestire le candidature e gestione elettorale della Direzione per pilotare di voto, disponibilita' condizionata da parte della Direzione di convocare un Congresso), ma e' veramente strano che sia la quota dei 25 'sorteggiati' a trasformarsi in garanzia per la democraticita' dell'iniziativa. Nascera' quindi un comitato composto da 1) i vecchi 47 'autoconvocati (ma se andiamo a leggere i risultati del voto sui documenti approvati dal Comitato si scopre che dei 47 iniziali solo 28 si sono espressi votando o astenendosi); 2) da 25 eletti on line; 3) da 25 sorteggiati (con criteri di scelta: giovani sotto i 23 anni, donne ecc.); 4) da 25 cooptati in senso stretto. Solo i 25 sorteggiati garantiscono la democrazia interna?Sembrerebbe di si' da quel documento... E questa Direzione che ruolo giochera' nel nascituro Comitato? E come nasce e con quale legittimazione la carica di 'responsabile dell'informazione'? Re Artu' che pone la spada sulla spalla del cavaliere?
Prendiamo in esame, questa volta il liberismo. Brevemente perche' deve essere solo uno spunto, ma non riesco a capire un aspetto di questa scelta. Il PR nella sua storia ha sempre rifiutato di sposare qualsiasi ideologia, specialmente in economia. Il programma del partito si basava nel passato sull'individuazione degli obiettivi e su questi partivano le iniziative, maturate in documenti approvati all'interno dei Congressi (annuali o biennali). Il segretario era aiutato da mozioni che avevano nella maggior parte dei casi natura vincolante (con maggioranza qualificata dei 2/3 dei votanti) L'analisi radicale (condivisibile) parla di 'blocchi sociali' nel paese. Si adotta il liberismo per rompere l'assetto conservatore di potere che guida la societa' italiana. A destra come a sinistra. Si arriva a definire la Rivoluzione Liberale, liberista e riformatrice all'americana. La natura pragmatica del radicalismo e' scomparsa in nome dell'arrivo di una ideologia che dovrebbe svolgere la funzione, come tutte le ideologie, di rappresentare le categorie sociali di riferimento: partite IVA, disoccupati, precari ecc. In breve e' un altro partito quello che sta nascendo oggi che poco ha di simile al vecchio PR. Sta prendendo vita un partito ideologico che come sappiamo non necessita di 'democrazia interna', ma semmai di burocrazia. Il rischio e' molto alto. Tralascio in questa fase l'analisi sulle sconfitte elettorali e referendarie, sul concetto di 'non sconfitta' (battuta di arresto) espresso dal Comitato in sede di riunione di analisi sul voto e sul fatto che il progetto rivoluzionario (che non ha subito sconfitte, quindi) passa attraverso l'entrata in parlamento della pattuglia di deputati liberisti la cui realizzazione si sviluppa anche attraverso la � funzionale � iniziativa delle elezioni on line (di cui pero' solo i sorteggiati sono portatori della garanzia di democrazia interna). Deputati 'per cambiare il sistema' e non farsi cambiare da esso (vagamente mi ricorda qualcosa... di un passato non poi tanto lontano: correva il '77) Sfumo sulla mescolanza tra i concetti di 'liberismo' e 'liberalismo'.
Se in un partito e' assente (totalmente o parzialmente) la democrazia interna, la classe dirigente che esso forma che tipo di rapporto ha con la democrazia in generale? La funzione di un partito e' anche pedagogica e si concretizza nel formare una classe dirigente capace di portare 'valori' nel dibattito politico di un paese oppure il fine giusitifica i mezzi? E quindi e' naturalmente piu' forte la componente strumentale, efficientista? Se un partito fa pedagogia cattiva non allenando i suoi dirigenti alla prassi della democrazia (interna) e' possibile che la classe dirigente che ne esce sia impresentabile agli occhi di un potenziale elettorato? Il rapporto di fiducia con l'elettorato (e con i propri iscritti) come si concretizza? E' sufficiente la trasparenza dei lavori interni? Per chi scrive la funzione pedagogica di un partito e' particolarmente importante: crea una vera e propria arma di lotta per la trasformazione della societa'. Ma forse son vaneggiamenti di vecchie ... ideologie! Senza scordarsi , come scrisse Montaigne, che 'piu' la scimmia sale sull'albero e piu' le si vede il culo!"
Leggere con attenzione i documenti radicali e' cosa sempre importante e illuminante. Si puo' condividere o meno la proposta, ma la lettura puo' mettere in luce l'evoluzione di un soggetto politico, al di la' dei contenuti di merito espressi nei documenti. Dalle 'Valutazioni' sull'incontro tra Radicali e Verdi leggo: 'Sono emerse impostazioni differenti, e talvolta divergenti sul cosiddetto "movimento di Seattle", che a nostro avviso rappresenta un ostacolo al processo di abbattimento dei protezionismi a livello internazionale, e che opera contro l'interesse dei Paesi meno sviluppati in modo convergente con le rendite di posizione dei grandi sindacati e dei monopolisti di ogni tipo'. Non entro nel merito. Queste valutazioni - non analisi - hanno un forte contenuto ideologico, anche nell'uso della sintassi e delle parole adottate ('ostacolo', 'abbattimento' per esempio). Il redigente stesso del documento ne era inconsapevole, credo. Sono valutazioni legittime ma ideologiche. Un po' antiche, oserei dire, ed un po' 'moscovite'. Richiamano la memoria di antiche, anche esse, ottusita' post-sessantottesche che spinsero Adriano Sofri, per esempio, a sciogliere Lotta Continua, in nome del marxismo-leninismo. Sofri poi commise errori, fece cose egregie e anche cazzate, ma a suo nome. Qui invece si valuta in nome del 'radicalismo'.
Non e' importante che nell'altro Forum partecipino Pannella e Bonino. Non e' questo il punto che e' invece: 'ma a Pannella e Bonino importa qualcosa di quella community virtuale?' La valutazione sull'importanza di registrarsi ed intervenire e' riassumibile in questa frase di Von Clausewitz 'Quando la strategia e' sbagliata, raddoppiare le truppe in campo e' un grave errore.' Sta a voi scegliere. Ma se altre strategie, altre alternative fossero percorribili, allora la presenza avrebbe un suo laicissimo peso. Il vecchio pasoliniano - un evergreen della dirigenza - 'bestemmiare' si e' trasformato ormai in pacato miagolio, mentre a molti sovviene il ricordo di un altro Pasolini quello di 'vi hanno impedito di sapere chi siete: coscienze serve della norma e del capitale'. La parte interessante e' il 'vi hanno impedito...', ovviamente! Riporto l'intera poesia: Ad alcuni radicali (Pier Paolo Pasolini, 1959) / Lo spirito, la dignita' mondana / L'intelligente arrivismo, l'eleganza, / l'abito all'inglese e la battuta francese, / il giudizio piu' duro quanto piu' liberale, / la sostituzione della ragione alla pieta', / la vita come scommessa da perdere come signori, / vi hanno impedito di sapere chi siete: /coscienze serve della norma e del capitale.
Mi potro' anche sbagliare, ma secondo me i Registration Days sono (o stanno per) saltati semplicemente perche' i 'punti di riferimento' sparsi per l'Italia non sono molti coinvolti nell'iniziativa. In senso politico, ma anche in quello - chiamiamolo - 'affettivo'. In breve: da Roma non riescono a trovare nessuno che apra un tavolino per strada, perche' l'iniziativa stessa e' una non-iniziativa. Semmai un'idea, ma - ahime' - sviluppata malissimo. Con obiettivi che sono sempre di piu' sotto gli occhi di tutti. Il 'malumore' cresce? Non sarebbe poco di fronte a tanta sicurezza iniziale. E i 'registrati' sono arrivati a quota 4600 circa. Dal 15 agosto. Uhm! Qualcosa non va...
Il mio scopo e' quello di dimostrare una semplice quanto non detta, verita': il 'partito' sta attraversando una precisa mutazione genetica. La riassumo per brevita', anche se la brevita' non aiuta, data la complessita' del fenomeno: il partito radicale da annuale, pragmatico e tematico sta cambiando pelle e sta assumendo la forma di un partito di natura ideologica (il liberismo in economia). Al posto di una classe dirigente sta nascendo la burocrazia di partito (con a capo una leadership intoccabile). Le elezioni on line possono essere funzionali a questo processo di trasformazione portare una pattuglia di deputati liberisti in parlamento. Con la parola 'partito' intendo descrivere il magma (associazioni, PRT, Movimento, Comitato, Direzione) radicale che, giorno dopo giorno, si sta indurendo, assumendo una forma sempre piu' precisa: il partito liberista radicale. Le iniziative conseguenti sono, per necessita' anche contingente alla politica italiana, il riflesso di questa mutazione. Il meccanismo di rappresentanza assume connotati di 'lotta al blocco sociale'. La parola chiave e' quindi: 'Rivoluzione'. La lotta e' rivoluzionaria, ad una prima lettura, ma istituzionale in verita' se si riesce a sgombrare il terreno dal fascino che la parola rivoluzione stessa evoca in molti. L'iniziativa e' anche funzionale a cristallizzare, a livello organizzativo e per un lunghissimo periodo, lo stesso partito, in vista dei normali eventi che la vita stessa delle persone che compongono la leadership si porteranno con se', sia come conseguenza indiretta per il futuro delle iniziative e come eredita' di analisi e di lotta. Sarebbe impossibile pensare ad un partito radicale senza leadership carismatica, ma se il partito assumesse connotati organizzativi differenti si renderebbe praticabile una sua sopravvivenza. Ma come? In questo scenario una 'opposizione' che cerchi di richiamare attenzione sul tipo di mutazione in corso e' plausibile (e forse anche auspicata?). Sia per quanto riguarda la scelta organizzativa (Comitato ampliato, piu' Direzione) che per quella piu' politica-contingente in senso stretto: alleanze elettorali, programmi ecc. In breve non si deve guardare al futuro e non solo al presente, anche prossimo (elezioni politiche). La via possibile e' quella che passa attraverso la richiesta di convocazione di un congresso del Partito Radicale, l'unico soggetto che ha statuto, organi eletti, ecc. Poco importa se attualmente il PR si definisce 'Transanzionale'. Il congresso e' sovrano. Ma non si puo' dimenticare che fino alla convocazione del congresso il partito (radicale transnazionale) non puo' altro che operare sul terreno a cui e' stato chiamato, per precisa e statutaria responsabilita'. Occorre in breve, come e' riportato nella stessa mozione approvata dal Comitato il 30 luglio 'contribuire al raggiungimento delle condizioni minime necessarie per la convocazione del Congresso del Partito Radicale, in particolare per quanto attiene al nuovo Statuto, al programma politico e al coinvolgimento di un gruppo significativo di iscritti non italiani'. Il compito possibile di una opposizione politica, reale, concreta che non basa la sua dialettica solo sull'assioma 'questi sono stronzi, non c'e' democrazia interna ecc.' e' proprio il lavorare da militanti per creare le condizioni minime di convocazione del Congresso. Insieme a questo (e le iniziative di sostegno alla segreteria possono essere veramente tante: tra poco partira' una campagna Tibet-Cina rinnovata rispetto alle precedenti esperienze, ma anche Pena di Morte, Tribunale Penale Internazionale, lo stesso 'affaire ONU') il gruppo promotore potrebbe raccogliere le firme necessarie ad una formale richiesta di convocazione del Congresso. Lo statuto del partito all'art.2.1.1. recita: 'Il Congresso straordinario puo' essere convocato dal segretario, dal Consiglio Generale con la maggioranza assoluta dei suoi membri, da un terzo degli iscritti da almeno sei mesi al partito'. Questa e' la forma, la procedura descritta che potrebbe pero' essere considerata inattuabile proprio perche' lo stesso statuto e' ormai carta morta. Ma una petizione sottoscritta da qualche centinaia di 'registrati' ed da altre persone tra i militanti e dirigenti, di oggi e d'un tempo', avrebbe il suo valore. Per questi motivi ritengo che una possibile iniziativa, anche bella ed interessante per il dibattito che ne scaturirebbe, potrebbe essere quella di presentare una lista per le elezioni on line dal nome, programmatico, VERSO IL CONGRESSO DEL PARTITO RADICALE, dove i candidati si dovranno impegnare anche (oltre a coadiuvare il compito di creare le condizioni minime) a raccogliere le firme tra i registrati sulla richiesta della convocazione del congresso del partito entro il mese di giugno del 2001. Per costruire le strade da porre come scelte possibili e percorribili nell'unico luogo dove le decisioni prese sono 'vincolanti' per tutti. Per costruire il confronto ed il dialogo. Il Congresso e' sovrano.
AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1985-89
Non avendo evidentemente niente di meglio da fare, in provincia di Treviso faccio il Partito radicale. Mi aggrego a un piccolo nucleo di Treviso - Manuela Zuccarello e il suo compagno Giorgio Cossu, il fedelissimo Michele Pavan e il tesoriere-finanziatore Livio Casale, l’unico coi soldi - e il talento si vede subito: segretario dell’Associazione disarmo e giustizia di via Tommasini e in provincia si schizza subito al record di quasi cento iscritti con produttività di 3-4000 firme a referendum, cifre senza precedenti. A Conegliano scopro che i principali esponenti storici del Gruppo ecologico, cioè la consulta di associazioni ambientaliste, sono radicali: Adriano De Stefano, Leon Pinese, Giandomenico Beltrame. L’ispirazione radicale dell’epoca era molto ambientalista. Tra i referendum c’era il nucleare e più in generale c’era in atto l’operazione di mettere in piedi i verdi. La stessa Zuccarello diverrà consigliere provinciale dei verdi a Treviso, forse lo è ancora, o forse ha lasciato la politica quando ha avuto bambini. De Stefano è ancora splendidamente attivo come lega anticaccia (ma anche sui recenti referendum) e in quanto tale bestia nera dell’orrido presidente leghista Zaia. La parte più orientale e remota della provincia era da me controllata tramite Bruno Volpi ed Elisabetta Grosso, strana coppia di insegnanti cugini conviventi che ho sempre sospettato incestuosi ma non ne ho mai avute le prove, e che dovrebbero essere ancora in giro negli ambienti radicali di quelle parti. Il mio giro di amici privati, molti dei quali comunque inevitabilmente coinvolgo nelle iniziative politiche, ruota attorno a Radio Base 81, quella alternativa delle tre radio locali di Conegliano, oggi credo del circuito Radio Popolare. Alla radio conduco trasmissioni innovative quali... le interviste per strada à la Dentamaro e... la rassegna stampa. Come Dr Cornacchione sono un DJ piuttosto popolare anche con una trasmissione dalle 22 alle 24 dove dispenso notizie, opinioni, consigli e ottima musica rock, punk, dark e cantautori italiani. Sessualmente scopo Mario a Padova e Giovanna a Conegliano, la procuratrice legale dei tossici, che aveva le tette molto grandi ma era anche di costituzione piccolina, per cui sembravano enormi. Giovanna e’ una donna meridionale con una personalità molto spiccata che in modo inquietante richiama vagamente colei la quale, invece, frequentando le riunioni radicali con Emilio Vesce nel nord-est, conobbi a Venezia nel tardo 1987 per rivoluzionare le rispettive esistenze, la donna che aspettando con pazienza arrivasse finalmente questo punto dell’autobiografia ha già preparato l’equivalente di una Bibbia di invettive e improperi pronti da rovesciarmi addosso nel forum. Dora Pezzilli. Con Dora convivemmo per quattro anni a Pordenone nella montana via Monte Pelmo, la marittima via Lignano e infine, dove lei ancora abita tuttora, in via, ahinoi, Goldoni.
Commediografo italiano nato a Venezia nel 1707, Carlo Goldoni lascia la sua carriera giuridica per il teatro, raggiungendo il primo successo nel 1734 con la tragedia Belisario. All'età di quarantun'anni entra a far parte, come poeta drammatico, nella compagnia di Gerolamo Medebac di Venezia, rappresentando la sua prima commedia scritta interamente, La donna di Garbo (1743). Per la stessa compagnia e per il Teatro Sant'Angelo, il Goldoni scrisse numerose commedie, attuando quella riforma parzialmente cominciata nel 1738 con il Momolo cortesan. Con tale riforma, esposta nel Teatro Comico nel 1751, l'autore si propone di restituire dignità letteraria al teatro contrapponendo alle buffonesche improvvisazioni della commedia dell'arte il brioso e garbato studio dei costumi della sua commedia di carattere. Prendendo spunto dalla vita quotidiana ne rinnova la trama facendo uso di un linguaggio che evidenzia l'aspetto realistico delle situazioni create dai suoi personaggi oramai privi di maschere. Nel 1762 si trasferisce a Parigi a dirigere la Commédie Italienne; fu poi insegnante di italiano alle figlie di Luigi XV. Morirà a Parigi nell'anno 1793.
Mi insediai in via Monte Pelmo da Dora Pezzilli e le sue figlie primogenita Antonella, futura signora Spolaor-Dentamaro, e Francesca. La cosa è un po’ weird perché Anto è solo un anno più giovane di me, che ne ho 22, per cui verrebbe da pensare che... invece il menage a quatre funziona tranquillo - io dormo con Dora e loro nelle rispettive camerette - a parte una volta che Antonella ci tiene a mostrarsi nuda e io lì per lì non capisco il perché: infatti non ha le tette. A rifletterci bene, che senso ha vedere una donna nuda se non ha le tette? Beninteso, Antonella era ed è unanimemente ritenuta una bella giovane signora, per di più mi spiegava Gaetano che con la maternità le sono cresciute delle belle tette. Me ne sono felicitato per lui. Ricordo anche che rimasi impressionato dalla fritola molto pelosa, sia per estensione che per densità della foresta, but then again, suppongo che adesso il marito la decespugli periodicamente. Pensavo molto ad Antonella in questi giorni perché lo scorso w-e a una festa di italiani ho incontrato casualmente Bruno, il fidanzato di Antonella prima che lei conoscesse Gaetano. Vive a Londra praticamente da subito dopo che si lasciarono. Ha fatto il master qui e da 12 anni fa l’avvocato nella City ma ha appena comprato una palazzina a Kensington Gardens e mi spiega che il segreto è semplicissimo: basta guadagnare il doppio della propria età, in migliaia di sterline, dai 20 ai trent’anni, e il triplo dai 30 ai quaranta, e così via esponenzialmente. In questa maniera, con gli opportuni investimenti immobiliari, lui può annunciarmi orgoglioso che leggerò il suo nome nella prossima classifica del Times dei 500 più ricchi nel Regno unito. Mi chiede io come me la passo, per cambiare discorso gli parlo di Antonella.
- Antonella ha sposato un alto diplomatico della Farnesina, ha una vita sociale molto intensa. La si può intercettare fare la Spola sul corridoio Brussels-Montecarlo via Ginevra e Strasburgo. L’ho vista proprio la settimana scorsa nuda in spiaggia a Cannes. Adesso ha le tette. Se avesse saputo che ti avrei incontrato!
Quando Rippa scinde il partito a Genova porta con se’ i radicali di Napoli, Bari e, curiosamente, del Friuli. Tra loro Dora Pezzilli e il suo compagno co-fondatore dei consultori Aied di Pordenone e Udine, il consigliere comunale eminenza verde Mario Puiatti che ne gestisce l’amministrazione mentre Dora vi è stata l’ostetrica degli aborti e ne è la sessuologa psicoterapeuta berniana. Non avendo evidentemente niente di meglio da fare, come a Treviso anche a Pordenone armato dello strumento principe e supremo del conquistatore, il tabultato storico del tesoro romano, anche stavolta (ma in quanto tesoriere dell’Associazione per le libertà e l’antiproibizionismo, i compagni trevigiani erano delusi dalla mia defezione e ce l’avevano un po’ con la Pezzilli, ma io ero animato dalla priorità di schiacciare l’aborrita eresia) faccio in un anno il partito in un’intera provincia, popolata un terzo ma con stessa produttività di 3-4000 firme, col doppio gusto di dare fastidio a Puiatti (che per la verità fa altrettante firme e quindi grazie alla competizione da una cittadina di cinquantamila abitanti come Pordenone arrivano a Roma cifre di firme relativamente mostruose). Non resta che coordinarsi con Trieste per marciare da due direzioni su Udine e riconquistare l’intero Friuli sotto il rito pannelliano romano. Sulla sede di Trieste convergono compagni soprattutto di Firenze, ma ricordo anche Rene’ Andreani da Genova, perché ci sono le elezioni regionali ma soprattutto perché sono gli anni in cui iniziano le operazioni in ex Yugo. Da Trieste si gestiscono gli invii postali agli indirizzi copiati nel pc dagli elenchi telefonici sottratti oltre confine (la prima cosa da fare in ognuno dei paesi dove poi siamo andati), si organizzano le azioni dimostrative nonviolente, si monitora la stampa nelle lingue slave, ci si coordina con Roma sull’attività politica quotidiana. In questo senso Trieste è la prima sede radicale “all’estero”, se si eccettua per ovvi motivi Brussels: intendo la protosede del futuro trans. Il primo viaggio a Budapest avviene con Dora nell’estate 1988, per turismo. Ricordo, al ritorno, un particolarmente piacevole amplesso sul cofano della sua Polo in una boscaglia in mezzo alla puszta non lontano dal Balaton. Quella volta si era con la sua Polo, ma ero più spesso con la mia Moskvich giardinetta verde, la “Volvo sovietica”, con la quale era imbarazzante girare per Budapest perché al semaforo gli indigeni in Trabant anelanti una Golf ridevano sguaiatamente alla targa occidentale su una macchina russa. Una volta eravamo in sei - non sono sicuro ma probabilmente Dora, Massimo Lensi, Andrea Tamburi, Olivier - quindi Sandro Ottoni dovette adattarsi a viaggiare nel “baule”, quello spazio dove solitamente viaggiano il pastore tedesco o i bagagli in una station wagon, e non lo vidi mai così imbarazzato. Col Toshiba portatile di Sandro, nell’agosto del 1989 realizzai da Logodi utca il primo collegamento dall’Est alla neonata Agorà telematica. Era appena caduto il muro di Berlino ed erano già passati quattro mesi dal congresso di Budapest, che avevo avuto l’onore di essere chiamato ad aiutare organizzare. A Budapest, con grande gioia di alcuni di noi per la vicinanza alle terme del Geller, ma per la disgrazia del lettore, eravamo inizialmente alloggiati nella foresteria di Bartok Bela ut.
Musicista ungherese, Bela Bartok nacque a Nagyszentmiklos nel 1881. Questo compositore, tra i più grandi del secolo, è noto per le sue ricerche folkloristiche; il materiale raccolto in viaggi attraverso le terre Balcaniche si trova in un interessante volume di saggi. Scrisse sei quartetti, l'opera "Il Castello di Barbablù", "Balletti"," Una sonata per due pianoforti" e "Percussione", "Microkosmos" e altri 150 e più pezzi per pianoforte, varia musica da camera, tre Concerti per pianoforte e Orchestra, un Concerto per Orchestra e molte altre opere. Muore a New York nel 1945.
Dopo il congresso però, dai risultati del quale fu chiaro che saremmo rimasti a Budapest per organizzare da lì il trans all’Est, la foresteria si trasferisce nella mitica Logodi utca, dove anni più tardi Olivier avrebbe trovato sistemazione definitiva e quindi io avrei soggiornato nei miei frequenti passaggi dalla capitale magiara. Per questo, prima di proseguire, è opportuno chiarire qualcosa su Logodi utca e per fare presto facciamo così: http://uk.search.yahoo.com/search?p=logodi+utca Ma prima di lasciare Logodi utca (per ritornarvi, in un altro appartamento, un paio d’anni dopo) feci un salto indietro a Pordenone per fare insieme a Dora il Consultorio telematico. Esattamente al passaggio dagli anni ottanta ai novanta nasce il primo servizio interattivo di consulenza medico-sessuologica in Italia (coinvolgendo come partner l’Aiecs di Milano per gli aspetti medici), sul Videotel Sip, secondo in Europa dopo il primo a Lilla sul molto più sviluppato Minitel francese. Mentre io mi occupo degli aspetti tecnici e grafici del sito 5737 ConTel, su sbuffanti Amstrad dell’epoca Dora Pezzilli svolge il servizio di consulenza medesimo e scrive i contenuti del sito - ora da lungo sepolto col sistema Videotel stesso -, che sono stati recuperati e archiviati da Alessandro Depetro nel nuovo sito del mio nuovo editore Studi Pezzilli.
IL FATTO
Sabato 1 agosto 1992 a mezzogiorno, partito da Sofia con un amico taxista bulgaro, ho transitato senza problemi il confine bulgaro-serbo sulla strada Sofia-Nis.
Alle ore 16, presso la cittadina di Podujevo, il primo grosso centro abitato da albanesi, 30 kilometri a nord di Pristina, l'auto sulla quale viaggiavo e' stata fermata dalla milizia serba in un posto di blocco organizzato con controlli ancor piu' approfonditi di quelli propri di un confine di stato. Nel mio bagaglio personale la milizia ha rilevato cento copie del giornale "Il partito nuovo", edizione di maggio in lingua albanese.
STATO DI POLIZIA. STATO DI ASSEDIO
Sono stato per tale motivo condotto nel posto di polizia nel centro della stessa cittadina, dove ho sostato in attesa dei controlli polizieschi e dove non ho potuto fare a meno di rimanere impressionato dalla presenza di cannoni e carri armati. I miliziani serbi hanno convocato alla stazione alcuni collaborazionisti albanesi per far loro tradurre oralmente il giornale, compito eseguito con perfetto eccesso di zelo. Infatti, tanto i miliziani serbi quanto i collaborazionisti albanesi apparivano miseramente gongolanti del potersi guadagnare promozioni dal fatto di avermi "beccato".
ITALIANO KAPUTT
Durante le lunghe ore di permanenza nella puzza di latrina di tale caserma, non ho subito violenze fisiche ma "solamente" psicologiche: nessuno tra gli oltre venti miliziani presenti parlava o accettava di parlare una qualsiasi delle maggiori lingue europee; alle mie richieste di chiarimenti - "problemi?" - rispondevano minacciosamente in serbo "grandissimo problema" o "problema nerissimo", nel caso piu' confortante, mentre nelle forme meno gradevoli mi si ingiuriava "italiano mafioso", "italiano kaputt" o "italiano bum-bum" con relativo gesto della mano nell'atto di sparare.
DANCIO IL TAXISTA
L'amico taxista - per quanto anch'egli trattenuto con me - gode di una posizione tranquilla proprio in quanto taxista che fa il suo lavoro indipendentemente dal cliente. Ma non e' un vigliacco, era questo il nostro leale patto in caso di "risk", lui si sarebbe chiamato fuori rinnegandomi per far salvo se' stesso ma aiutando anche me: quando infatti gli sbirri mi minacciano di morte io mi sento gelare il sangue come un condannato e sussurro a Dancio in un soffio: "ambasada-italia-sofia". Dancio annuisce con gli occhi e cio' basta a confortarmi, ma e' un brutto momento e non fatico ad ammettere che ho avuto veramente tanta paura.
PRISTINA IN KOSSOVO
Dopo le ore 20.00 mi trasferiscono al comando regionale di Pristina, 30 kilometri piu' in giu', in un cellulare con 6 militari in assetto di guerra in giubbotto antiproiettile armati di kalashnikov con doppio caricatore per scortare 55 kilogrammi di militante radicale disarmato !
Al comando regionale sono stato interrogato utilizzando un interprete - funzionario della milizia - che parla inglese e recita la parte del "buono" per farmi "cantare". Quattro o cinque diversi funzionari mi ripetono le stesse domande; in particolare mi contestano le dimostrazioni del Pr in Iugoslavia nel 1989 che risultano dai loro archivi (ma guarda un po', penso tra me e me, se io povero incolpevole devo far le spese della destabilizzazione ad opera di quelle bestie di Ottoni, Lensi, Dupuis, ecc.).
Studiando il giornale e parlando tra loro, gli sbirri commentano quanto leggono sui giornali sequestratimi. Potete immaginare quale buona opinione possano essi formarsi leggendo la "mozione-bosnia" in terza pagina, o la cronaca del congresso nel paginone, o il considerevole numero di iscritti croati riportato nel riquadro in prima pagina.
C'e' poi quel tale "Marzo Panela", del quale in occidente non si ha idea di quanto sia popolare qui tra i dissidenti democratici in Kossovo, il cui prestigio decisamente non depone a mio favore !
NARODNO SOBRANIE
Finalmente trovo una cosa utile a tirarmi fuori dai guai: un pezzo di carta stropicciato che mi accredita come giornalista corrispondente presso il parlamento bulgaro ("Narodno Sobranie"); scade proprio oggi, ultimo giorno di lavoro della Assemblea nazionale bulgara.
Oh, lo conservero' incorniciato; quei 20 centimetri quadrati timbrati dal protocollo del parlamento hanno cambiato il mio status e forse determinato la mia liberazione; improvvisamente sono diventato un giornalista. Sia benedetta la Repubblica di Bulgaria e l'Ufficio stampa della sua Assemblea nazionale !
GRAND HOTEL
A mezzanotte il poliziotto calatosi nei panni del "buono" ci fa accompagnare al Grand Hotel. La riconquistata liberta' - sia pure molto vigilata - ha il sapore di una birra Extra ed una Partner con filtro (trattasi di marca di sigarette). Nello squallore di questo grande albergo, lussuoso e tristissimo nel buio dell'embargo, trascorro una notte intervallata dagli spari di fucile, vicinissimi nel centro della citta'. Sono il solo "western", in questo albergo fino a ieri abitato dal solo coraggioso corrispondente della British Broadcastin' Corp. Ed e' proprio il world-service della BBC a informarmi dello sterminio in atto nei campi di concentramento in Bosnia, il mattino seguente - oggi domenica 2 agosto 1992 - mentre col fedele taxista inseriamo il turbo della Lada per raggiungere al piu' presto l'amata Bulgaria.
IN CONCLUSIONE
Cio' che avviene in Kossovo non puo' essere semplicemente definito "Stato di polizia", ma piuttosto "Stato di assedio". Se questo si trasformera' in guerra, sara' certamente sanguinosissima. Nessun governante occidentale potra' affermare senza ipocrisia di non essere stato edotto per tempo di questo
