Ai fini del Radicalometro storico, per farne un completo Radicalometro dei Mille, etichetto circa 200 soggetti radicani presenti in Facebook, in 11 batch di 18 ciascuno
PANNELLA, PARDI, PARISI, PATELLI, PESARE, PEZZANA, PEZZILLI, PISANO, PORETTI, PROCACCI, PUGGIONI, PUGLIESE, RANA, RATTI, RAVAGLIA, RIDOLFI,
ROMANCIUC, ROSTAGNO,
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Nomenclatura radicale / 3 di 10 / Alessandro e Michele
Quarta posizione è condivisa tra 8 Alessandri così come sono (DEPETRO, CAPRICCIOLI, FREZZATO, LITTA MODIGNANI, TESSARI) o in altre forme: Alexandre DE PERLINGHI, Sandro OTTONI, un'unica Alessandra ANCONA; e altrettanti Micheli: BOSELLI, CAPANO, DE LUCIA, LATORRACA, PALERMO, PLACIDO, PAVAN, compreso un Mihai ROMANCIUC.
Quarta posizione è condivisa tra 8 Alessandri così come sono (DEPETRO, CAPRICCIOLI, FREZZATO, LITTA MODIGNANI, TESSARI) o in altre forme: Alexandre DE PERLINGHI, Sandro OTTONI, un'unica Alessandra ANCONA; e altrettanti Micheli: BOSELLI, CAPANO, DE LUCIA, LATORRACA, PALERMO, PLACIDO, PAVAN, compreso un Mihai ROMANCIUC.
Torno adesso da un servizio di fotografia aerea di alcune fattorie di FarmVille e rifletto sul fatto che se il radicalomentro storico fosse legato alla produttività dei contadini radicali io sarei molto più in basso in classifica, con appena 70mila punti al livello 33. Guardate invece che bella fattoria da centomila punti ha Mihai Romanciuc (livello 36), ricoperta com'è di un manto nevoso davvero rinfrescante in agosto:
Ed ecco la bellissima fattoria dell'architetto Teresa Dentamaro, con 135.000 punti a livello 40...
...e pure a livello 40 con 142.000 punti le ordinatissime siepi di John Patelli:
Ma sono altri i campioni radicali della zappa: a 380.000 punti (livello 64), ecco i vigneti di Jolanda Casigliani...
...e a 415.000 punti (livello 68), le granaglie di Alessandro Depetro...
...per continuare con i meloni di Mauro Suttora, a quota 543.000 (livello 76), che però ha ammesso di avere barato taroccando il sistema.
...e concludere con la campionessa Roswitha Flaibani, 725.000 punti al livello 86. Se qualcuno ha più punti (o comunque vuole segnalare quanti punti ha) si accomodi nei commenti
Ed ecco la bellissima fattoria dell'architetto Teresa Dentamaro, con 135.000 punti a livello 40...
...e pure a livello 40 con 142.000 punti le ordinatissime siepi di John Patelli:
Ma sono altri i campioni radicali della zappa: a 380.000 punti (livello 64), ecco i vigneti di Jolanda Casigliani...
...e a 415.000 punti (livello 68), le granaglie di Alessandro Depetro...
...per continuare con i meloni di Mauro Suttora, a quota 543.000 (livello 76), che però ha ammesso di avere barato taroccando il sistema.
...e concludere con la campionessa Roswitha Flaibani, 725.000 punti al livello 86. Se qualcuno ha più punti (o comunque vuole segnalare quanti punti ha) si accomodi nei commenti
Non mi oso pensare! Convegno esperantista a Zakopane
ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale
Naturalmente non era per caso che Suttora si trovava nella Repubblica ceca. In via Val Lagarina l'attività di monitoraggio della linea telefonica del professor Granzotto non dava risultati apprezzabili a causa dell'estrema cautela del barbuto architetto e quando questi diede segni di essere in partenza Suttora si dispose a seguirlo senza lasciarselo scappare, con la speranza che i gentiluomini avessero un sistema per incontrarsi in tempi e luoghi concordati senza confermarsi gli appuntamenti, cosicché fosse lui stesso a tradirli inconsapevolmente conducendoli a loro. I movimenti al piano di sotto lasciavano sospettare un'imminente partenza senza preavviso, ma sufficiente a Vittorio Boselli per avvertire Marco Cappato di non preoccuparsi per la sua assenza, naturalmente con l'effetto contrario al punto che pretendeva di venire anche lui. Suttora si oppose perché Boselli gli stava più simpatico di Cappato, lasciandolo quindi a casa per quasi tutto il resto di questa narrazione, e acconsentì invece volentieri a portare con sè lo scrittore anarchico che in cambio di rendere disponibile l'appartamento aveva puntato i piedi per partecipare all'azione. Tutto sommato avrebbe potuto rivelarsi utile, particolarmente nei pedinamenti in cui aveva dimostrato un'abilità istintiva, con risultati perlomeno superiori a quelli ottenuti da Suttora stesso.
Ma non vorrai mica portarti anche il cane?!
Inorridì Mauro alla vista di Tabar che teneva al guinzaglio Cappato alla stazione centrale, dove Granzotto era già in coda alla biglietteria e dietro di lui un militante milanese del Pd con l'incarico di acquistare due biglietti per la stessa destinazione, qualunque essa fosse stata. La destinazione risultò essere Vienna e Cappato con Tabar vennero portati a casa dal militante milanese del Pd, Emiliano Silvestri. Vestito in un completo da uomo d'affari e rasato alla perfezione, Vittorio Boselli aveva acquisito un aspetto vagamente civile, mentre Suttora si era lasciato crescere la barba di una settimana. Sulla Freccia delle dolomiti provarono con successo le radio ricetrasmittenti dissimulate da lettori portatili LR5 e in meno di tre ore erano già a Udine grazie al nuovo tratto veloce che da Vicenza tagliava fuori Padova e Mestre. Col Gondoliere il secondo tratto nelle alpi fu naturalmente più lento ma piacevolmente scenico e lo trascorsero abbuffandosi di deliziosi salumi e formaggi nel vagone ristorante ungherese. Suttora era convinto che Vienna non fosse la destinazione ma solo una tappa del criminale comunista esperantista e sperava proprio che proseguisse per Budapest, semplicemente perché lui stesso non ci andava da oltre vent'anni, durante i quali non aveva mai cessato di provare un po' di nostalgia per una fidanzata particolarmente troia.
Nella capitale austriaca faceva bel tempo e Granzotto preferì passeggiare per un paio d'ore apparentemente senza meta nel centro della città, come sempre d'estate magnificamente in fiore, anziché servirsi della metropolitana per spostarsi dalla stazione Sud alla Ovest, con grande sollievo della nostra coppia i cui talkman non avrebbero funzionato sotto terra. Boselli pedinava Granzotto più da vicino comunicando con Suttora e quando a entrambi fu finalmente chiaro dove si stesse dirigendo, poterono precederlo a prendere due biglietti sul treno notturno per Praga. Giunti a destinazione il mattino seguente, a Hlavni Narazi scoprirono che una donna aveva viaggiato con Granzotto nel vagone letto. Si trattava dell'unica donna presente alla riunione comunista di Sofia. Suttora non poteva saperlo, ma rispondeva al nome di Martina Szikora, era di nazionalità austriaca e risultava elencata nella stessa lista nera tenuta aggiornata dal dipartimento di stato americano per i servizi segreti dei paesi NATO. Szikora scese verso il deposito bagagli mentre Granzotto rimase a gironzolare nell'atrio della stazione. Avevano pochi secondi per decidere: bastò un'occhiata d'intesa per accordarsi separandosi silenziosamente, lo scrittore anarchico depilato appiccicato al suo vicino di casa e l'agente segreto privato sulle orme di Szikora nella metropolitana, linea C, direzione Haje.
All'estrema periferia sud-orientale, il Business hotel aveva conosciuto tempi migliori e a dispetto del nome al giorno d'oggi ospitava prevalentemente giovani turisti stranieri dal budget limitato e l'occasionale assemblea di piccoli imprenditori e associazioni di categoria in puttan-tour all'estero. Quando Olivier e Michel ne varcarono l'ingresso furono sopraffatti dalle urla e il generale scompiglio. Al pianterreno, di fianco alla reception, di uno degli ascensori grandi come montacarichi si erano aperte le porte scorrevoli a rivelare il cadavere di Szikora con la testa piegata in una posizione innaturale. Poche decine di metri più in là altre porte scorrevoli si chiusero alle spalle di Suttora sul treno della linea C che sperava lo riportasse a Hlavni Narazi in tempo per trovarvi ancora Vittorio Boselli, ma alle calcagna di Granzotto questi era già in viaggio verso nord, dove a mille metri sul livello del mare Zakopane era la più alta cittadina polacca, e anche la più meridionale.
Era stato un remoto villaggio fino a quando nell'ottocento i monti Tatra divennero di moda con il romanticismo e si sviluppò come località di villeggiatura dove si stabilirono pittori, musicisti e scrittori del calibro di Wyspianski e Witkiewitcz. Di questi due Stanislaw della letteratura polacca, certamente Olivier preferiva l'Instabilità del secondo, suicidatosi il giorno dell'invasione sovietica della Polonia nel 1939, con le sue comiche e brutali lussurie, la sua indulgenza psicotropa nella satira contro il piano bolscevico di dominare il mondo, la sua fascinazione per i pezzi astratti di metafisica estetica che sembravano quasi materializzarsi nella lavorazione del legno della Willa Atma e della Willa Koliba progettate dallo stesso autore, e che le ispiravano un patafisico liricismo mentre fingeva di ascoltare i relatori del convegno disquisire amabilmente in esperanto. Prese nota:
Il sebaceo subaqueo si tolse un salmone sconcertato dal viso inciampando sulla carmelosalma della vedova...
Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, lo scrittore polacco preferito da Olivier Dupuis non era Adam Mickievics, il celebrato poeta radical-populista che aveva ispirato scrittori e leader politici rivoluzionari, né il premio Nobel Czeslaw Milosz con il suo magistrale studio della corruzione del pensiero comunista. Era invece un tale Korzeniowski meglio conosciuto come Joseph Conrad - che i polacchi non consideravano più polacco di quanto i bulgari considerassero bulgaro Canetti -, tanto che ai suoi amici più cari, in prossimità dei rispettivi compleanni, non restava da chiedersi se di un Nostromo o di un Agente segreto si sarebbe trattato, che' comunque senza dubbio in un libro di Conrad il regalo sarebbe consistito. Tanto li univa il comune amore per l'autore formatosi nella tradizione letteraria anglo-americana quanto li distanziava - e aveva provocato il loro primo litigio la sera precedente -, l'interesse di Olivier per l'esperanto, che Michel non aveva mai potuto soffrire. L'esperanto era la ragione per la quale Olivier si trovava a Zakopane ad un convegno per onorare doverosamente il paese del suo inventore Zamenhof, il quale però forse non avrebbe gradito come la lingua universale fosse stata strumentalizzata dai regimi comunisti in chiave anti-americana contro la lingua imperialista inglese. Dupuis non si poteva certo sospettare di avere nutrito simpatie per quei regimi - tutta la sua vita dimostrava il contrario -, ma non ne aveva mai provata troppa neppure per l'inglese: Conrad lo regalava in francese o in italiano.
Fatto sta che all'albergo Kasprowy a Gubalowka, in una magnifica posizione panoramica a pochi chilometri di autobus da Zakopane, l'età media dei partecipanti al convegno esperantista al quale Olivier era stata invitato a portare il saluto era ben oltre i settant'anni. Per tanti giovani dei paesi dell'est l'apprendimento dell'esperanto e l'appartenenza a una organizzazione esperantista aveva rappresentato uno dei pochi modi per ottenere un visto di uscita e poter visitare qualche paese occidentale. Però con la caduta del comunismo il visto di uscita non era più necessario e il problema era piuttosto diventato come entrarci, nei paesi occidentali: a tal fine l'inglese si era rivelato più utile dell'esperanto. Gli esperantisti invecchiarono con l'amarezza comune a quanti avevano vissuto gran parte delle loro vite credendo in buona fede nella bugia del comunismo, e lentamente si estinsero. Uno di essi, un ottantaquattrenne che aveva viaggiato dalla località sciistica romena di Poiana Brasov, in Romania, si spense per arresto cardiaco durante i lavori del convegno. Vani si dimostrarono i tentativi di rianimarlo da parte di Mihai Romanciuc, e ci furono momenti di tensione dovuti alla fama che si portava dietro Olivier dopo gli attentati in Bulgaria, ma il decesso fu presto ricondotto dal medico legale a cause naturali, per quanto all'insaputa di quasi tutti si aggirassero effettivamente nell'albergo alcuni inquietanti personaggi che di quegli attentati erano stati tra i mandanti, nonché il loro efferato esecutore materiale.
ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale
Naturalmente non era per caso che Suttora si trovava nella Repubblica ceca. In via Val Lagarina l'attività di monitoraggio della linea telefonica del professor Granzotto non dava risultati apprezzabili a causa dell'estrema cautela del barbuto architetto e quando questi diede segni di essere in partenza Suttora si dispose a seguirlo senza lasciarselo scappare, con la speranza che i gentiluomini avessero un sistema per incontrarsi in tempi e luoghi concordati senza confermarsi gli appuntamenti, cosicché fosse lui stesso a tradirli inconsapevolmente conducendoli a loro. I movimenti al piano di sotto lasciavano sospettare un'imminente partenza senza preavviso, ma sufficiente a Vittorio Boselli per avvertire Marco Cappato di non preoccuparsi per la sua assenza, naturalmente con l'effetto contrario al punto che pretendeva di venire anche lui. Suttora si oppose perché Boselli gli stava più simpatico di Cappato, lasciandolo quindi a casa per quasi tutto il resto di questa narrazione, e acconsentì invece volentieri a portare con sè lo scrittore anarchico che in cambio di rendere disponibile l'appartamento aveva puntato i piedi per partecipare all'azione. Tutto sommato avrebbe potuto rivelarsi utile, particolarmente nei pedinamenti in cui aveva dimostrato un'abilità istintiva, con risultati perlomeno superiori a quelli ottenuti da Suttora stesso.
Ma non vorrai mica portarti anche il cane?!
Inorridì Mauro alla vista di Tabar che teneva al guinzaglio Cappato alla stazione centrale, dove Granzotto era già in coda alla biglietteria e dietro di lui un militante milanese del Pd con l'incarico di acquistare due biglietti per la stessa destinazione, qualunque essa fosse stata. La destinazione risultò essere Vienna e Cappato con Tabar vennero portati a casa dal militante milanese del Pd, Emiliano Silvestri. Vestito in un completo da uomo d'affari e rasato alla perfezione, Vittorio Boselli aveva acquisito un aspetto vagamente civile, mentre Suttora si era lasciato crescere la barba di una settimana. Sulla Freccia delle dolomiti provarono con successo le radio ricetrasmittenti dissimulate da lettori portatili LR5 e in meno di tre ore erano già a Udine grazie al nuovo tratto veloce che da Vicenza tagliava fuori Padova e Mestre. Col Gondoliere il secondo tratto nelle alpi fu naturalmente più lento ma piacevolmente scenico e lo trascorsero abbuffandosi di deliziosi salumi e formaggi nel vagone ristorante ungherese. Suttora era convinto che Vienna non fosse la destinazione ma solo una tappa del criminale comunista esperantista e sperava proprio che proseguisse per Budapest, semplicemente perché lui stesso non ci andava da oltre vent'anni, durante i quali non aveva mai cessato di provare un po' di nostalgia per una fidanzata particolarmente troia.
Nella capitale austriaca faceva bel tempo e Granzotto preferì passeggiare per un paio d'ore apparentemente senza meta nel centro della città, come sempre d'estate magnificamente in fiore, anziché servirsi della metropolitana per spostarsi dalla stazione Sud alla Ovest, con grande sollievo della nostra coppia i cui talkman non avrebbero funzionato sotto terra. Boselli pedinava Granzotto più da vicino comunicando con Suttora e quando a entrambi fu finalmente chiaro dove si stesse dirigendo, poterono precederlo a prendere due biglietti sul treno notturno per Praga. Giunti a destinazione il mattino seguente, a Hlavni Narazi scoprirono che una donna aveva viaggiato con Granzotto nel vagone letto. Si trattava dell'unica donna presente alla riunione comunista di Sofia. Suttora non poteva saperlo, ma rispondeva al nome di Martina Szikora, era di nazionalità austriaca e risultava elencata nella stessa lista nera tenuta aggiornata dal dipartimento di stato americano per i servizi segreti dei paesi NATO. Szikora scese verso il deposito bagagli mentre Granzotto rimase a gironzolare nell'atrio della stazione. Avevano pochi secondi per decidere: bastò un'occhiata d'intesa per accordarsi separandosi silenziosamente, lo scrittore anarchico depilato appiccicato al suo vicino di casa e l'agente segreto privato sulle orme di Szikora nella metropolitana, linea C, direzione Haje.
All'estrema periferia sud-orientale, il Business hotel aveva conosciuto tempi migliori e a dispetto del nome al giorno d'oggi ospitava prevalentemente giovani turisti stranieri dal budget limitato e l'occasionale assemblea di piccoli imprenditori e associazioni di categoria in puttan-tour all'estero. Quando Olivier e Michel ne varcarono l'ingresso furono sopraffatti dalle urla e il generale scompiglio. Al pianterreno, di fianco alla reception, di uno degli ascensori grandi come montacarichi si erano aperte le porte scorrevoli a rivelare il cadavere di Szikora con la testa piegata in una posizione innaturale. Poche decine di metri più in là altre porte scorrevoli si chiusero alle spalle di Suttora sul treno della linea C che sperava lo riportasse a Hlavni Narazi in tempo per trovarvi ancora Vittorio Boselli, ma alle calcagna di Granzotto questi era già in viaggio verso nord, dove a mille metri sul livello del mare Zakopane era la più alta cittadina polacca, e anche la più meridionale.
Era stato un remoto villaggio fino a quando nell'ottocento i monti Tatra divennero di moda con il romanticismo e si sviluppò come località di villeggiatura dove si stabilirono pittori, musicisti e scrittori del calibro di Wyspianski e Witkiewitcz. Di questi due Stanislaw della letteratura polacca, certamente Olivier preferiva l'Instabilità del secondo, suicidatosi il giorno dell'invasione sovietica della Polonia nel 1939, con le sue comiche e brutali lussurie, la sua indulgenza psicotropa nella satira contro il piano bolscevico di dominare il mondo, la sua fascinazione per i pezzi astratti di metafisica estetica che sembravano quasi materializzarsi nella lavorazione del legno della Willa Atma e della Willa Koliba progettate dallo stesso autore, e che le ispiravano un patafisico liricismo mentre fingeva di ascoltare i relatori del convegno disquisire amabilmente in esperanto. Prese nota:
Il sebaceo subaqueo si tolse un salmone sconcertato dal viso inciampando sulla carmelosalma della vedova...
Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, lo scrittore polacco preferito da Olivier Dupuis non era Adam Mickievics, il celebrato poeta radical-populista che aveva ispirato scrittori e leader politici rivoluzionari, né il premio Nobel Czeslaw Milosz con il suo magistrale studio della corruzione del pensiero comunista. Era invece un tale Korzeniowski meglio conosciuto come Joseph Conrad - che i polacchi non consideravano più polacco di quanto i bulgari considerassero bulgaro Canetti -, tanto che ai suoi amici più cari, in prossimità dei rispettivi compleanni, non restava da chiedersi se di un Nostromo o di un Agente segreto si sarebbe trattato, che' comunque senza dubbio in un libro di Conrad il regalo sarebbe consistito. Tanto li univa il comune amore per l'autore formatosi nella tradizione letteraria anglo-americana quanto li distanziava - e aveva provocato il loro primo litigio la sera precedente -, l'interesse di Olivier per l'esperanto, che Michel non aveva mai potuto soffrire. L'esperanto era la ragione per la quale Olivier si trovava a Zakopane ad un convegno per onorare doverosamente il paese del suo inventore Zamenhof, il quale però forse non avrebbe gradito come la lingua universale fosse stata strumentalizzata dai regimi comunisti in chiave anti-americana contro la lingua imperialista inglese. Dupuis non si poteva certo sospettare di avere nutrito simpatie per quei regimi - tutta la sua vita dimostrava il contrario -, ma non ne aveva mai provata troppa neppure per l'inglese: Conrad lo regalava in francese o in italiano.
Fatto sta che all'albergo Kasprowy a Gubalowka, in una magnifica posizione panoramica a pochi chilometri di autobus da Zakopane, l'età media dei partecipanti al convegno esperantista al quale Olivier era stata invitato a portare il saluto era ben oltre i settant'anni. Per tanti giovani dei paesi dell'est l'apprendimento dell'esperanto e l'appartenenza a una organizzazione esperantista aveva rappresentato uno dei pochi modi per ottenere un visto di uscita e poter visitare qualche paese occidentale. Però con la caduta del comunismo il visto di uscita non era più necessario e il problema era piuttosto diventato come entrarci, nei paesi occidentali: a tal fine l'inglese si era rivelato più utile dell'esperanto. Gli esperantisti invecchiarono con l'amarezza comune a quanti avevano vissuto gran parte delle loro vite credendo in buona fede nella bugia del comunismo, e lentamente si estinsero. Uno di essi, un ottantaquattrenne che aveva viaggiato dalla località sciistica romena di Poiana Brasov, in Romania, si spense per arresto cardiaco durante i lavori del convegno. Vani si dimostrarono i tentativi di rianimarlo da parte di Mihai Romanciuc, e ci furono momenti di tensione dovuti alla fama che si portava dietro Olivier dopo gli attentati in Bulgaria, ma il decesso fu presto ricondotto dal medico legale a cause naturali, per quanto all'insaputa di quasi tutti si aggirassero effettivamente nell'albergo alcuni inquietanti personaggi che di quegli attentati erano stati tra i mandanti, nonché il loro efferato esecutore materiale.
CATECHISMO ORTODOSSO II - Le sole Sedi Ortodosse sono rimaste fedeli alla istituzione dei patriarcati. Nell'Occidente, la politica dei Papi di Roma non permetteva che altre Sedi locali raggiungessero l'eta' adulta, cioe' l'indipendenza. I patriarchi di Brussels, Madrid e Lisbona sono puramente nominali, senza nessuna importanza. Roma non permetteva mai patriarchi veri come quei primi del Partito indiviso.
Attualmente l'Ortodossia si compone di 16 Sedi autocefale:
1) Patriarcato ecumenico di Mosca e Azerbaigian
2) Patriarcato di Budapest e Sede Ortodossa d'Ungheria
3) Patriarcato di Zagabria ed ex-Yugoslavia
4) Patriarcato di Sofia e Arcivescovado di Macedonia
5) Patriarcato speciale per Altre Zone Sfigate
6) Arcivescovado d'Ucraina
7) Sede Ortodossa di Bielorussia
8) Sede Sinodale dei Paesi Baltici
9) Patriarcato di Romania
10) Patriarcato di Kazakhstan e Uzbekistan
11) Radicalato di Georgia
12) Sede Ortodossa di Polonia
13) Sede Ortodossa di Albania
14) Sede Ortodossa di ex-Cecoslovacchia
15) Sede Ortodossa dell'Arcivescovado del Burkina Faso
16) Busdachinato d'America
Tutte queste Sedi godono della medesima uguaglianza di condizione e della medesima autonomia.
L'organizzazione della Sede Ortodossa d'Italia
L'autorita' dottrinale e amministrativa risiede nel Sinodo della Chiesa Ortodossa Rumena che viene periodicamente convocato ed e' formato da tutti i Vescovi della Sede Ortodossa Rumena, di Francia e d'Italia.
Il patriarca attuale si chiama Sua Beatitudine Mihai Romanciuc. Egli e' il capo della Sede Ortodossa Rumena, della Sede Ortodossa di Francia e della Sede Ortodossa d'Italia.
La Sede Ortodossa d'Italia non ha un Vescovo proprio, in tale attesa e' retta da un Vicario Generale. Il Vescovo per l'Italia e' S.E. Mons. Olivieru Vescovo di Parigi.
[2 di 3, continua]
Attualmente l'Ortodossia si compone di 16 Sedi autocefale:
1) Patriarcato ecumenico di Mosca e Azerbaigian
2) Patriarcato di Budapest e Sede Ortodossa d'Ungheria
3) Patriarcato di Zagabria ed ex-Yugoslavia
4) Patriarcato di Sofia e Arcivescovado di Macedonia
5) Patriarcato speciale per Altre Zone Sfigate
6) Arcivescovado d'Ucraina
7) Sede Ortodossa di Bielorussia
8) Sede Sinodale dei Paesi Baltici
9) Patriarcato di Romania
10) Patriarcato di Kazakhstan e Uzbekistan
11) Radicalato di Georgia
12) Sede Ortodossa di Polonia
13) Sede Ortodossa di Albania
14) Sede Ortodossa di ex-Cecoslovacchia
15) Sede Ortodossa dell'Arcivescovado del Burkina Faso
16) Busdachinato d'America
Tutte queste Sedi godono della medesima uguaglianza di condizione e della medesima autonomia.
L'organizzazione della Sede Ortodossa d'Italia
L'autorita' dottrinale e amministrativa risiede nel Sinodo della Chiesa Ortodossa Rumena che viene periodicamente convocato ed e' formato da tutti i Vescovi della Sede Ortodossa Rumena, di Francia e d'Italia.
Il patriarca attuale si chiama Sua Beatitudine Mihai Romanciuc. Egli e' il capo della Sede Ortodossa Rumena, della Sede Ortodossa di Francia e della Sede Ortodossa d'Italia.
La Sede Ortodossa d'Italia non ha un Vescovo proprio, in tale attesa e' retta da un Vicario Generale. Il Vescovo per l'Italia e' S.E. Mons. Olivieru Vescovo di Parigi.
[2 di 3, continua]

I'd like to introduce my fellow bloggers outside Italy to the Corriere della sera. It's the major Italian paper (established 1876, circulation 800,000 ca) and my favourite one. It boasts an acceptable (by Italian standards) foreign section with correspondents in all continents, its current editor-in-chief is a liberal like most of its commentators and, moreover, it's published in my hometown Milan while the main competitor La Repubblica (also well made, to be fair) is from Rome! You see, except for a few remarkable exceptions, we don't get along quite easily between the two Italian capitals...
But let's get back to the issue and browse together today's Corriere. Past the first few pages (12) of Italian shitty politics (in the newsroom they have to: thousands of readers are vain party-politicians themselves who get it for free, anxious to read anything in the press, even shit, about themselves, and if the media is TV they'd even be ready to volunteer for prostitution) you find an eye-opening reportage from Gaza by Lorenzo Cremonesi about Palestinians being "enemies of ourselves". Hamas vs Fatah. Below on the same page 13, Iranian dictator Ahm*#$ or whatever the fuck is the name for the bloody bastard, delirating as usual against Israel. The man is looking for troubles, reporter Viviana Mazza explains:
[...] I giovani sotto i 30 anni con il loro stile di vita occidentale e privi di ogni memoria della rivoluzione islamica sono una preoccupazione. Giovani come i 230 ragazzi e ragazze arrestati ad un rave party mercoledì a Karaj, colpevoli di aver partecipato ad un evento "satanico" con musica "oscena", alcolici, erba, vestiti "immorali" e "baci tra coetanei" [...]
Kisses among same-age people. Obscene!
Today's Corriere is great as usual, and I'll steal a few more news later on, but now I must go! (yes I've got a life). PS: picture is about Mihai Romanciuc, but I don't know which one of the two it is.
Questo individuo si chiama Mihai Romanciuc. Mi duole tirarlo in causa così brutalmente ma un commentatore anonimo del blog ha sostenuto che assomigli a Luca Bagatin, un altro commentatore del blog:
un terzo commentatore ravvisa invece la somiglianza di Bagatin con John Fischetti:
una quarta commentatrice, Miss Welby, vede invece una somiglianza di Bagatin con il leader politico Armando Crocicchio:
e infine un quinto commentatore segnala la somiglianza di Bagatin con Pippo Palazzolo:

il problema con Pippo Palazzolo è che ne ho trovati due nel web che si assomigliano ma non sono affatto sicura che siano la stessa persona, nel qual caso mi scuso preventivamente con entrambi:
ora però vediamo di non deviare sulla somiglianza tra i Palazzolo quello che invece è un serio dibattito sulla somiglianza di Bagatin con Crocicchio, Fischetti, Palazzolo e Romanciuc. è importante parlarne perché Bagatin è di Pordenone e Miss Welby ieri sera era in visita a Pordenone al vernissage di una nuova radio, Radio Depetro sulla frequenza:
http://62.149.225.137:8000/
Radical-cattolica – forumista turbata da fantasie sessuali (“Al massimo cattolica filoradicale”, Bianchi)
Radicale, Forumista - sostantivo ed aggettivo relativi agli stato emozionale e stile di vita di persona individualista ma dalla spiccata sensibilità per i temi sociali e apertura culturale inversamente proporzionale all’accettazione che di ritorno ne riceve dall’imperante conformismo di regime
Radicale, Partito – e non è ancora tornato
Radicalese Forumese, Vocabolario di - questo stesso topic qui che stai leggendo, testa di rapa
Radicalessa (Repressa) - femminilese per radicale lessato o bollito (“Sono considerate lessate tutti quei radicali che al fine di mantenersi commestibili sono sottoposti a un processo di bollitura pannelliano, e nella sottospecie Represse le Radicalesse che pur avendo subito il processo di bollitura suddetto non lo vogliono far vedere o non vogliono assolutamente che si sappia”, Manera)
Radicchio - verdura prediletta dai forumisti nella Marca Trivigiana
Radicon - francesismo per forumista neo-conservatore
Requiem – composizione musicale funeraria opera di W. A. Mozart (“Basta requiem a Radio radicale!”, Patelli)
Ridolfi, Andrea – Nella definizione del suo collega forumista (v.) Abenate, individuo che si impegna a curare la stitichezza agli elefanti stuzzicando loro lo sfintere e restando sotto la verticale dello stesso
Rimbambinelli – v. Dinelli, Bar
Rinco - il leader radicale Marco Pannella nell’opinione del forumista Garoglio
Roccoglione, Brutto – ambasciatore italiano all’Onu ucciso da Mauro Suttora
Rock Democracy - ci dobbiamo difendere (“Come? La cosa migliore è far cadere le democrazie”, Rocca)
Romanciuc, Mihai – funambolo nell’arte di arrangiarsi (“Mihai Romanciuc: un funambolo nell’arte di arrangiarsi”, Marzano)
Romponi, Cogliere i - espressione arcaica per rompere i (v.) coglioni
Roosevelt Island - un posto del cazzo in mezzo all’East River che da Manhattan si raggiunge solo in funivia, o in macchina facendo un giro della madonna via Brooklyn, dove Mauro Suttora conduce le più grosse prede che conquista nell’ambiente delle sue colleghe giornaliste italiane nella grande mela
Radicale, Forumista - sostantivo ed aggettivo relativi agli stato emozionale e stile di vita di persona individualista ma dalla spiccata sensibilità per i temi sociali e apertura culturale inversamente proporzionale all’accettazione che di ritorno ne riceve dall’imperante conformismo di regime
Radicale, Partito – e non è ancora tornato
Radicalese Forumese, Vocabolario di - questo stesso topic qui che stai leggendo, testa di rapa
Radicalessa (Repressa) - femminilese per radicale lessato o bollito (“Sono considerate lessate tutti quei radicali che al fine di mantenersi commestibili sono sottoposti a un processo di bollitura pannelliano, e nella sottospecie Represse le Radicalesse che pur avendo subito il processo di bollitura suddetto non lo vogliono far vedere o non vogliono assolutamente che si sappia”, Manera)
Radicchio - verdura prediletta dai forumisti nella Marca Trivigiana
Radicon - francesismo per forumista neo-conservatore
Requiem – composizione musicale funeraria opera di W. A. Mozart (“Basta requiem a Radio radicale!”, Patelli)
Ridolfi, Andrea – Nella definizione del suo collega forumista (v.) Abenate, individuo che si impegna a curare la stitichezza agli elefanti stuzzicando loro lo sfintere e restando sotto la verticale dello stesso
Rimbambinelli – v. Dinelli, Bar
Rinco - il leader radicale Marco Pannella nell’opinione del forumista Garoglio
Roccoglione, Brutto – ambasciatore italiano all’Onu ucciso da Mauro Suttora
Rock Democracy - ci dobbiamo difendere (“Come? La cosa migliore è far cadere le democrazie”, Rocca)
Romanciuc, Mihai – funambolo nell’arte di arrangiarsi (“Mihai Romanciuc: un funambolo nell’arte di arrangiarsi”, Marzano)
Romponi, Cogliere i - espressione arcaica per rompere i (v.) coglioni
Roosevelt Island - un posto del cazzo in mezzo all’East River che da Manhattan si raggiunge solo in funivia, o in macchina facendo un giro della madonna via Brooklyn, dove Mauro Suttora conduce le più grosse prede che conquista nell’ambiente delle sue colleghe giornaliste italiane nella grande mela
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