Visualizzazione post con etichetta SESSAREGO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SESSAREGO. Mostra tutti i post

Il giornale del giorno seguente aggiungeva altri particolari:

LA TRAGEDIA DELLA RUE MORGUE

Sono state interrogate diverse persone su questo terribile e straordinario affare, ma niente è trapelato che che servisse a gettare un po’ di luce sulla vicenda. Forniamo qui di seguito le deposizioni rilasciate.

Pauline Bernardini, lavandaia, testimonia che conosceva le signore da tre anni, e che per tutto questo tempo ha lavorato per loro. La vecchia signora e la figlia sembravano intendersi bene ed erano molto affettuose l’una con l’altra. Ottime pagatrici. Non è in grado di dire niente sul loro genere di vita né sulle loro sostanze. Crede che Madame Rodriguez predicesse il futuro per campare. Passava per una che aveva denaro da parte. Non ha mai incontrato nessuno in casa quando andava a consegnare la biancheria o a ritirarla. È sicura che non avessero persone di servizio. Sembra che non ci fossero mobili in nessuna parte dell’edificio, salvo al quarto piano.

Pierre Mellini, tabaccaio, testimonia di avere fornito abitualmente per quadi quattro anni Madame Rodriguez di piccole quantità di tabacco, anche da fiuto. È nato nel quartiere e vi ha sempre vissuto. La defunta e sua figlia occupavano, da oltre sei anni, la casa dove hanno ritrovato i loro cadaveri. Precedentemente era abitata da un gioielliere, che subaffittava le stanze dei piani superiori a varie persone. La casa apparteneva a Madame Rodriguez. Molto scontenta di come il suo inquilino faceva uso della casa, era andata ad abitarvi personalmente, rifiutandosi di affittarne anche una sola parte. La vecchia signora aveva qualcosa di infantile. Il testimone dice di aver visto la figlia cinque o sei volte in quei sei anni. Tutte e due conducevano una vita eccessivamente ritirata; passavano per persone benestanti. Aveva sentito dire dai vicini che Madame Rodriguez leggeva il futuro, ma lui non ci credeva. Non ha mai visto nessuno oltrepassare la soglia di quella casa, tranne la vecchia signora e sua figlia, una o due volte un fattorino, e otto o dieci volte un medico. Varie persone depongono nello stesso senso. Non si sa di nessuno che frequentasse la casa. Nessuno sapeva se le due donne avessero parenti viventi. Gli scuri delle finestre della facciata venivano aperti di rado. Quelli del retro erano sempre chiusi, tranne quelli della grande stanza sul retro del quarto piano. La casa era bella e non molto vecchia.

Isidore Melega, gendarme, depone di essere stato chiamato verso le tre del mattino, e di aver trovato sul portone venti o trenta persone che cercavano di entrare. Lo ha forzato alla fine con la baionetta e non con una sbarra. Non ha avuto grandi difficoltà ad aprirlo, visto che era a due battenti e non c’era catenaccio né in alto né in basso. Le grida sono continuate fino a che la porta non è stata aperta, poi sono cessate, improvvisamente. Potevano essere le grida di una o più persone in preda a gravi sofferenze, grida acute e prolungate, non brevi e discontinue. Il testimone è salito davanti a tutti. Giunto al primo pianerottolo, ha sentito due persone che litigavano ad alta voce e molto aspramente: l’una era una voce rude, l’altra molto più stridula, una voce stranissima. Ha colto alcune parole della prima, era quella di un francese. È certo che non si trattasse di una voce femminile. Ha udito le parole sacré e diable. La voce stridula era straniera, ma non si può dire se di uomo o di donna. Non è riuscito a capire cosa stesse dicendo, ma pensa che parlasse spagnolo. Il testimone riferisce sullo stato della stanza e dei cadaveri negli stessi termini da noi usati ieri.

Henri De Perlinghi, un vicino, di professione orafo, testimonia di aver fatto parte del gruppo entrato per primo nella casa. Conferma in generale la testimonianza del gendarme. Dopo essersi introdotti nella casa, hanno sbarrato la porta per impedire l’ingresso alla folla che si era ammassata, malgrado l’ora. La voce stridula, a suo dire, era quella di un italiano. Certamente non di un francese. Non è sicuro che fosse una voce maschile, poteva anche essere una voce di donna. Il testimone non ha familiarità con la lingua italiana; non è riuscito a distinguere le parole, ma è convinto dall’intonazione che parlasse italiano. Ha conosciuto Madame Rodriguez e sua figlia. Ha parlato con loro spesso. È certo che la voce stridula non fosse di nessuna delle due vittime.

Odenheimer Schnur, restauratore. Questo testimone si è presentato volontariamente. Non parla francese. È stato interrogato con l’aiuto di un interprete. È nato ad Amsterdam. Passava davanti alla casa al momento delle urla. Sono durate alcuni minuti, forse dieci. Erano urla prolungate, molto alte, spaventose, grida sconvolgenti. È stato uno di quelli entrati nella casa. Ha confermato in tutto le testimonianze precedenti, a eccezione di un solo punto. È sicuro che la voce stridula fosse quella di un uomo, di un francese. Non ha distinto le parole: erano pronunciate a voce alta, precipitosa e discontinua, che esprimeva paura insieme a collera. Una voce aspra, più aspra che stridula. Non può  chiamarla stridula. La voce rude ha detto a più riprese sacré, diable e una volta mon dieu.

Jules Litta Modignani, banchiere della ditta Litta Modignani e Figli, Rue Deloraine. È il maggiore dei Litta Modignani. Madame Rodriguez aveva delle proprietà. Aveva aperto un conto nella sua banca otto anni prima. Depositava frequentemente piccole somme di denaro. Non aveva mai ritirato nulla fino a tre giorni prima della morte, quando era andata a prelevare di persona la somma di 4000 franchi. La somma le era stata pagata in oro e un impiegato era stato incaricato di consegnargliela a casa.

Adolphe Hramov, impiegato presso Litta Modignani e Figli, testimonia che il giorno in questione, verso mezzogiorno, ha accompagnato Madame Rodriguez fino a casa sua con i 4000 franchi sistemati in due borse. Quando la porta di aprì, comparve Mademoiselle Rodriguez che prese dalle sue mani una delle due borse, mentre la vecchia signora lo liberava dell’altra. Accomiatatosi con un inchino, era andato via. Nella strada in quel momento non aveva visto nessuno. Si tratta di una strada secondaria molto solitaria.

William Welby, sarto, testimonia di essere tra quelli che sono entrati in casa. È inglese. Ha vissuto due anni a Parigi. È stato uno dei primi a salire le scale. Ha sentito le voci dell’alterco. La voce rude era di un francese, è riuscito a distinguere alcune parole ma non le ricorda. Ha sentito distintamente sacré e mon dieu. Sembrava un litigio, un rumore come di colluttazione, con oggetti in frantumi e trascinati. La voce stridula era molto forte, più forte della voce rude. È sicuro che non fosse la voce di un inglese. Gli parve quella di un tedesco; forse anche di donna. Non capisce il tedesco.

Quattro dei testimoni appena menzionati sono stati convocati una seconda volta e hanno dichiarato che la porta della camera in cui si trovava il corpo di Mademoiselle Rodriguez era chiusa dall’interno quando sono arrivati.: tutto taceva, non gemiti o rumori di sorta. Dopo aver forzato la porta non videro nessuno. Le finestre della camera sul retro e di quella sulla facciata erano chiuse e sprangate da dentro. Una porta di comunicazione tra le due stanze era chiusa, ma non a chiave. La porta tra la camera sulla facciata e il corridoio era chiusa a chiave dall’interno; una stanzetta verso la strada, al quarto piano, all’inizio del corridoio, era aperta, con la porta socchiusa.; la stanza era ingombra di vecchi letti, casse, eccetera. Tutti gli oggetti sono stati accuratamente tirati fuori e ispezionati. Non un solo centimetro quadrato della casa è stato trascurato: sono state fatte passare scope su e giù per i camini. La casa è a quattro piani con mansarde. Una botola che dà sul tetto era stata inchiodata e chiaramente non era stata aperta da anni.. i testimoni divergono sulla durata dell’intervallo fra il momento in cui sono esplose le voci e quello in cui è stata forzata la porta. Per alcuni, è un intervallo molto breve di due o tre minuti, per altri, di cinque. La porta è stata aperta con molta fatica.

Alfonfo Sessarego, impresario di pompe funebri, dichiara di abitare in Rue Morgue. È nato in Spagna. È uno di coloro che sono entrati nella casa. Non ha salito le scale. I suoi nervi sono molto fragili e teme le conseguenze di un’emozione. Ha sentito le voci che litigavano. La voce rude era quella di un francese. Non è riuscito a distinguere cosa dicesse. La voce stridula era quella di un inglese, ne è sicuro. Il testimone non conosce l’inglese, e il suo parere nasce dal tipo di intonazione.

Alberto Spadaccia, pasticciere, testimonia di esseres stato uno dei primi a salire su per le scale. Ha sentito le voci in questione. La voce rude era quella di un francese. È riuscito a distinguere qualche parola. La persona che parlava sembrava fare rimproveri. Non è riuscito a cogliere cosa stesse dicendo la voce stridula. Parlava velocemente e in modo concitato. Gli è parsa la voce di un russo. Conferma in generale le testimonianze degli altri. È italiano; confessa di non avere mai parlato con un russo.

Alcuni testimoni, riconvocati, attestano che tutti i camini di tutte le stanze del quarto piano sono troppo stretti per permettere il passaggio di una persona. Quando avevano parlato di scope, intendevano quelle cilindriche che servono per pulire i camini. Le spazzole sono state fatte passare su e giù in tutti i camini della casa. Sul retro non vi è alcun passaggio che possa avere favorito la fuga dell’assassino, mentre i testimoni salivano per le scale. Il corpo di Mademoiselle Rodriguez era talmente incastrato nel camino che per estrarlo era stato necessario lo sforzo congiunto di quattro o cinque persone.

Paul Giordano, medico, testimonia di essere stato chiamato all’alba per esaminare i cadaveri. Giacevano entrambi sulla tela della lettiera nella camera dove era stata ritrovata Mademoiselle Rodriguez. Il cadavere della giovane donna era pieno di lividi e di escoriazioni spiegabili per il fatto che era stato introdotto a forza nel camino. La gola era stranamente scorticata. Proprio sotto il mento vi erano profondi graffi e macchie livide, evidentemente impronte di dita. La faccia era spaventosamente pallida e gli occhi fuoriuscivano dalle orbite. La lingua era mozzata a metà, una grossa ecchimosi riscontrata alla bocca dello stomaco era stata provocata, stando alle apparenze, dalla pressione di un ginocchio. Secondo Monsieur Giordano, Mademoiselle Rodriguez era stata strangolata da uno o più individui sconosciuti. Il cadavere della madre si presentava orribilmente mutilato. Tutte le ossa della gamba e del braccio destro erano fratturate; la tibia sinistra era molto frantumata come le costole dello stesso lato. Tutto il corpo era orribilmente coperto di ecchimosi e lividi. Era impossibile capire come lesioni simili potessero essere inferte. Un pesante randello o una grossa sbarra di ferro, una sedia, un’arma massiccia, pesante e smussata, avrebbe potuto produrre tali effetti se maneggiata da un uomo eccezionalmente robusto. Con nessun tipo di arma, quei colpi avrebbero potuto essere stati inferti da una donna. La testa della defunta, quando il testimone la vide, era completamente staccata dal corpo e, come il resto, fratturata. La gola era stata evidentemente recisa con uno strumento molto affilato, probabilmente un rasoio.

Alexandre Marino, chirurgo, è  stato chiamato contemporaneamente a Monsieur Giordano, per esaminare i cadaveri; conferma la testimonianza e l’opinione di Monsieur Giordano. Benché siano state ascoltate molte altre persone, non è stato possibile ottenere alcuna altra informazione di qualche valore. Mai delitto così misterioso e sconcertante in tutti i suoi particolari è stato commesso prima a Parigi, ammesso che ci sia stato delitto. La polizia è completamente disorientata, fatto non usuale in questioni del genere. Non esiste comunque, a quanto sembra, alcun indizio.

[4 di 12. continua]


Google fight seconda puntata


De Angelis batte Hramov 82.400 a 13.500
Parachini batte Kircheva 14.700 a 2.330
Melega batte Perduca 35.900 a 15.500
Tessari batte Romanciuc 102mila a 6.770
Bellocchio batte Tassinari 235mila a 222mila
Meyssan batte Dreon 102mila a 11.100
Martelli batte Fortuna 120mila a 77.500
Montale batte Pacor 739mila a 550mila
Rostagno batte Paramov 29.100 a 10.300
Sessarego batte Palombo 105mila a 52.100
Palombo batte Vecellio 15.900 a 7.320
Teodori batte Adzharov 49.500 a 264
Ancona batte Baraghini 165mila a 917
Andreani batte De Pascalis 206mila a 49.300
Federico batte Casu 215mila a 7.110
Scalfari batte Loteta 92.400 a 3.350
Silone batte Mellano 67mila a 26.900
Staller batte Taradash 1.190mila a 15.100
Azzolini batte Bagdasarian 99.600 a 49.300
Boato batte Beltrandi 415mila a 10.900
Terza serie di Google fight

De Angelis batte Hramov 82.400 a 13.500
Parachini batte Kircheva 14.700 a 2.330
Melega batte Perduca 35.900 a 15.500
Tessari batte Romanciuc 102mila a 6.770
Bellocchio batte Dreon 102mila a 11.100
Meyssan batte Fortuna 120mila a 77.500
Martelli batte Montale 739mila a 550mila
Pacor batte Paramov 29.100 a 10.300
Rostagno batte Palombo 85mila a 52.100
Sessarego batte Vecellio 15.900 a 7.320
Teodori batte Adzharov 49.500 a 264
Ancona batte Baraghini 165mila a 917
Andreani batte De Pascalis 206mila a 49.300
Federico batte Casu 215mila a 7.110
Scalfari batte Loteta 92.400 a 3.350
Silone batte Mellano 67mila a 26.900
Staller batte Taradash 1.190mila a 15.100
Azzolini batte Bagdasarian 99.600 a 49.300
Boato batte Beltrandi 415mila a 10.900

NyLon! - chapter 27

Concubine Silvietta was the only one to perceive a vague restlessness that could have led her to suspect something: wouldn’t it be covered by the long beard, she could have recognized a remarkable likeness between the erection of unknown passenger seating next to her and that of the playboy actor Gabriele Sessarego in of the catastrophic films in which he interpreted her old great love bin Dupuis. Looking closely, beside the beard it was the entire passenger to look like, to gesture, smell and and spray-ejaculate spray like that party secretary who had loved her so much and then repudiated for the jihad against the infidels. But Silvietta was to shy and embarassed to launch the alarm, that however wouldn’t have obtained any effect. In fact all the other passengers, joyful for that tourist excursion in which they were getting ready to give another mandate to Crapazzoni, were euphoric as in a boy-scout trip, whose motto

- Estoti parati! Estoti parati!

raved dancing in first class with Maria Cristina the eminent unifaggot Publisher. This Titanic orchestra atmosphere had been created thanks to our other two agents, Gary and the Turka, for all the duration of the flight hidden in in the toilets incessantly inhaling cannabis and expiring its vapors in the conditioned air system of the cabin, where all the happily inebriated passengers they enjoyed wonderful dreamy fantasies. Daniel Crapazzoni dreamt of being able to finally free himself of Marco Cappato’s flabby aspect in order to incarnate the granitic ones of bionic vice-president Dick Cheney and thus to succeed Bush in 2008. The less pretentious Rita Bernardini dreamt of being able truly to become the Lib-Dem treasurer Janine, who besides belonging to a more serious and less serioso party, would have guaranteed her a decorous pension of free double shots of single malt. And about Scotland, Abigail had had the most improbable dream of a weekend to Glasgow without rain. Instead, candid Hindu-orobic tycoon John Patel dreamt to perform a test drive on the concubines in order to verify if he could raise them from the disaster to serve Crapazzoni and hire them, in the socially role more profitable role of flight attendants for its company, in consideration that Raffa and Maria Cristina were getting older and in his entrepreneurial wisdom he to begin to think to a new generation. Architectopitecus Hotel Licheri always and only dreamt in Esperant and therefore he couldn’t but dream the night he met the Esperantist popstar and falled in love at first sight. After a sad evening of debate with the Lib-Dem on the Australian electoral system, he dragged himself to an Irish pub in order to further depress himself drowning his displeasures and devastating loneliness in an umpteenth Thursday night of vomitevole Polish dysko-musik, in the same Acton watering hole suggested to him by Crapazzoni after his visit to London. He was at the fifth pint when the attractive Polish public notary Agnyeska Rostropova begun to sing in Esperanto, Waiting for her working papers she lived singing in pubs with the stage name of Sara Piccardo. Her soft blond hair, the green big eyes and the little mouth of rose, but above all her 18-y-o little butt and aquiline Armenian-Judaic-Greek-Roman nose sent him in ectsasy. When her performance was over, surprised himself of his daring, Hotel offered to accompany her home. As often happens in these cases, it was a dark stormy night a violent hurricane burst in fact and Hotel dragged Sara to shelter them soaked in a telephone booth

- Now what kabbageon we do here insido untilké enda el tempestoj atmosferiko?

Scared by thunders and lightnings asked the Piccardo-Rostropova in perfect Esperanto. Having graduated in the faculty of architectury with a thesis on the quantum theory of the telephone booth kisses, in order to put it in practice Hotel Licheri had been waiting for ages that question as much as a Newyorker cab driver would expect any moment James Bond directing him to chase a colleague’s taxi carrying the bad guys. Both unzipping their overcoats, Licheri insinuated his hands to warm her arms in an apparently friendly way, then protectingly descending down to her right flank and rising the other hand to instert it a and caress her shoulder still numb with cold by the cold and the pale neck of swan up to that little lump on the nape, mark of every intelligent Esperantist popstar, their glances cross-eyd and fading into each other’s, their tongues passionately meeting even before their lips. The beautiful dream of love was interrupted by the hateful DJ, the paedophile and bird-eating priest don Domenico Spena, actually himself a invidioso Polish public notary envious of her compatriot’s success and jealous that she preferred Hotel to him.


Circa dieci anni fa, a cavallo del nuovo millennio, l’allora forum radicale (sul sito ufficiale dell’omonimo movimento/partito politico) conobbe il suo apice: era fervido di utenti e dei loro numerosi testi che contribuivano ad un acceso dibattito. Poi quel forum è morto, come capita a tutti. Però, grazie alla potente memoria della vostra Miss Welby, sono in grado di ricostruire l’elenco di quanti che presero parte a quell’esperienza straordinaria, almeno di coloro che dichiararono pubblicamente i loro indirizzi e-mail, che ancora conservo.

È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).

Procediamo dunque in ordine alfabetico nel DICIOTTESIMO di 20 post.

sbardolini enrico, scalari antonio, scandura sergio, scarpini marco, scaruffi severino, schett wilhelmine, schnur livio, scuppa stefano, segneri pier paolo, senatore marco, sessarego gabriele, sgura leonardo, simi giulia, simone giuseppe, spadoni cesare, spena domenico, spinato fabio, staderini mario


NyLon! - capitolo 18

Ripristinata l’illuminazione, in Torre Argentina erano trascorsi giorni e notti di comitato in seduta permanente per consentire a Bandinelli di svolgere il suo breve intervento, che avevo riassunto in una decina di capitoli purtroppo stralciati e stracciati dal mio Editore, Questi adducendo che se avesse voluto pubblicare un libro di Bandinelli l’avrebbe fatto scrivere a Bandinelli, mentre io dovevo farla finita col pigramente riempire le pagine di ripetitivi comitati radicali. A malincuore mi avviai pertanto verso la conclusione delle logorrende assise barocche.

- ... ed è così che Richard Perle si è intascato 5 milioni di dollari quando era nel consiglio di amministrazione della Hollinger che autorizzò enormi pagamenti a Conrad Black grazie a un sistema di bonus introdotto dallo stesso Black, nonché, tramite la controllata Hollinger Digital, altri due milioni e mezzo agli specialisti di difesa Trireme Partners di cui all’epoca era pure egli stesso un associato. Alla faccia del conflitto di interessi!

Con una delle sue manate concluse Bandinelli la sua durissima requisitoria contro i delinquenti comuni di Wall Street assurti a criminali di guerra in Capitol Hill. Dopo un attimo di rispettoso silenzio per l’autorevolezza del misurato gesto, seguì una lunghissima ovazione, interrotta venti minuti dopo da un’altra manata gagliarda dell’autorevole Professore che, soddisfatto di avere compiuto il suo compito di ripristinare la verità ai fini degli archivi radicali, bofonchiando se ne andò a sbafarsi una meritata trippa. Ma non appena lasciò l’aula, tra gli studenti esplose la cagnara.

Anniballi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Ghezzer - Pirla!
Giuliani a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ghezzer al candido magnate indo-orobico John Patel - Peracottaro!
Michelotti a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Turchetti - Pirl’anch’atte’!
Licheri a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ghezzer ad Angeli - Bovino intollerante!
Abenate a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel ad Albinoni - Ma va a da via el cul!
Pacor a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Gazzea Vesce - Impostora patentata!
Palombo a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Baldini - Oca giuliva!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Breccia a Baldini - Bischera!
Paolemili a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Borsoi a Baldini - Babbuina con l’encefalo di una cozza!
Pardi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Arrigoni a Baldini - Befana!
Pezzilli a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Turko a Baldini - Ingorda!
Turko a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Tosoni a Baldini - Inesimia e disistimatissima!
Pisani a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Baldini a Tosoni - Vergogna!
Romantini a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Marangoni a Marangoni - Testa di cazzo!
Manera a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Manera a Ciardulli - Brocco!
Sessarego a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Milardi a Senatore - Figlio di puttana!
Del Grosso a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Senatore a Milardi - Ameba, rotto in culo, frustrato servo sciocco!
Casiraghi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Spena a Casiraghi e Senatore - Merdaglia!
Spena a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Spena a Vita - Coglione!
Polesel a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Vita - Squatter!
Punzi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Breccia - Lecca-lecca, Emilio Fido!
Preitano a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Borsoi - Scimmione senza cervello!
Romantini a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Borsoi a Ridolfi - Stronzo fascista!
Dentamaro a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Borsoi - Maiale nazista da suburra!
Giordano a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Borsoi a Ridolfi - Schifezza delle schifezze!
Bianchi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Borsoi - Tanghero leghista col QI di una gallina!
Bacci a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Borsoi a Ridolfi - Androcoprico penecefalo subnormale!
Ridolfi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Schnur - Quaqquaraqua!
Sawicki a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Schnur a Ridolfi - Sgradevole maleducato!
Schnur a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Schnur a Suttora - Cattocomunista!
Suttora a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Suttora a Pannella - Satrapo mesopotamico!
Angeli a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Angeli a Pannella - Rompicoglioni!
Marchitti a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Dyason a Pannella - Attorcigliato!
Tabar a Bordini - Grrrr…equiem…whoff!
Pannella a Bordini …

NYLON!, capitolo 26.

Prestwick, lunedì 1 novembre, ore 0600 locali. Bonino emozionatissima zig-zagando a deztra e ziniztra si decise ad afferrare la cloche nella ziniztra e il maniglione nella deztra per dare massima potenza ai reattori. Un paio d’ore dopo scorsi fioche in lontananza le luci di Reykiavik. Erano sempre le 0600 locali ed era venuto il momento di agire. Dormivano tutti, in prima classe, tranne Antonio Pisani Ceretta al quale feci il segnale convenuto. Anche Ceretta aveva un gemello, perfettamente identico, dal quale lo si poteva distinguere solo perché uno dei due portava la barba. In origine era quella di Ceretta stesso, ma era incompatibile col cognome e soprattutto si era manifestata l’esigenza cinematografica di dotare di barba il gemello Gabriele Sessarego per fargli interpretare la parte del nemico pubblico e ricercato mondiale numero uno, il terrorista ceceno Olivier bin Dupuis. Ceretta riemerse dal pozzetto nel corridoio dopo averlo rabbrividendo recuperato nel cargo, con la barba (ex-Ceretta su bin Dupuis) surgelata. Il turpe vallone incarnazione del male ci era abituato, dopo avere trascorso gli ultimi mille giorni nascosto nelle profondità di una miniera belga, rimuginando nei minimi particolari la sua terribile vendetta contro i blasfemi radicali che in quel glorioso Armagheddon si sarebbe finalmente materializzata. Era stato proprio il mefistofelico bin Dupuis, mille giorni prima, a infiltrarmi nei lib-dem britannici affinché potessi poi infiltrarmi nei radicali italiani, prevedendo nella sua diabolica-mente contorta ed oscura che i primi avrebbero tentato il take over dei secondi con un’Opa ostile al congresso di New York, dove però le loro azioni e gli azionisti stessi sarebbero letteralmente precipitati di lì a poco. Verrebbe da chiedersi come mai non mi avesse infiltrato direttamente nei radicali lasciando in pace i lib-dem, ma le vie del bin Dupuis sono imperscrutabili, specialmente il lasciare in pace qualcuno e, soprattutto, per poter arrivare a questa decima puntata bisognava pur accontentarsi dei meschini artifici narrativi di cui disponiamo noi sfigati scrittori bulgaro-scozzesi. Scongelataglisi la barba, bin Dupuis si guardò attorno roteando negli occhietti satanici il mai sopito rancore in una espressione di mistica soddisfazione che tutto andasse come previsto nell’imminenza del paradiso: bin Dupuis era talebanicamente cattolico. Mi fece segno di procedere al recupero dell’arma. Dalla tasca interna del Tosoni profondamente russante estrassi il Carlomanera pieghevole e con Ceretta e il fattore sorpresa facemmo irruzione nella cabina di pilotaggio. Bonino si dimenò come una furia ma dopo qualche istante di colluttazione Ceretta ebbe ragione di lei immobilizzandola e avviluppandola nel nastro adesivo da pacchi come una mummia egizia, mentre io faticai molto di più nel tentare di stordire Pannella carlomanerizzandolo in profondità alla massima potenza. Strano animale extraterrestre, sembrava quasi che gli piacesse, se ne mostrava elettrizzato. Proprio quando le batterie stavano per esaurirsi, finalmente perse i sensi e nel nastro adesivo potemmo confezionare anche il grande leader nonviolento che da mulo abruzzese si era trasformato in cavallo di Troia incinto di questa indecorosa autocitazione. Carbonizzato e fondente, il carlomanerico crocifisso fallico era ormai da buttare, ma in nome della causa ne era valso il sacrificio, e poi tanto non serviva più aveva compiuto la sua funzione, missione, nel consentirci d’impadronirci dei comandi del gigantesco missile umano. Chissà, stando alla tradizione popolare dopo tre giorni sarebbe risorto improvvisandosi eterosessuale per i secoli a venire. Alle ore 0600 locali entrammo nello spazio aereo controllato dal radar di Halifax, che ci diede il benvenuto sull’altra sponda dello stagno. Rispondemmo allegramente spacciandoci per i piloti della Svirgin, addestrati come eravamo da anni di ascolto di Radio radicale ad imitare io la tosse di Pannella e quel culattone di Ceretta le zeta della Bonino. Un ultimo, definitivo requiem non sarebbe stato più appropriato per l’intero partito politico che - sospeso per aria ignaro del suo imminente, infausto destino -, si risvegliò dapprima dolcemente col graduale cambiamento di pressione in discesa e poi definitivamente alla percezione del piccolo urto quando estrassi i carrelli non appena entrai in contatto visivo col JFK alle 0600 locali.


NyLon! - capitolo 27


La concubina Silvietta fu l’unica a percepire una vaga inquietudine che avrebbe potuto portarla a sospettare qualcosa pur coperta dalla lunga barba, poteva riconoscere una notevole somiglianza tra l’erezione dello sconosciuto passeggero accanto a lei e quella tipica dell’attore playboy Gabriele Sessarego nei film del genere catastrofaeronautico in cui interpretava il suo vecchio grande amore bin Dupuis. A ben vedere, barba a parte era tutto intero il passeggero a somigliare, gesticolare, odorare, orinare ed eiaculare a spruzzo come quel segretario di partito che l’aveva tanto amata e poi ripudiata per la lotta armata contro gli infedeli. Ma Silvietta era troppo timida e imbarazzata per lanciare l’allarme, che comunque non avrebbe sortito effetto alcuno. Infatti tutti gli altri passeggeri, per la gioia di quell’escursione turistica in cui si apprestavano a timbrare un altro mandato a Capezzone, erano euforici come lo sarebbero stati in gita dei boy-scout, il cui motto

- Estoti Parati! Estoti Parati!

farneticava danzando in prima classe con Maria Cristina l’eminente Editore unifrocio. Questa atmosfera da orchestra del Titanic si era creata grazie ai nostri altri due agenti, Gary e la Turka, per tutta la durata del volo imboscati nel cesso inalare incessantemente cannabis espirandone i vapori nel sistema di aria condizionata della cabina, per cui tutti i passeggeri felicemente inebriati avevano goduto di meravigliose fantasie oniriche. Daniele Capezzone aveva sognato di potersi finalmente liberare delle flaccide sembianze di Marco Cappato per incarnarsi in quelle granitiche del bionico vice-presidente Dick Cheney e così succedere Bush nel 2008. Da parte sua la meno pretenziosa Rita Bernardini aveva sognato di poter veramente divenire la tesoriera Janine dei lib-dem, che’ oltre a essere un partito più serio e meno serioso le avrebbe garantito una decorosa pensione di gratuiti doppi colpetti di malto singolo. E in tema scozzese, Abigail aveva avuto il sogno più improbabile di un weekend a Glasgow senza pioggia. Invece il candido magnate indo-orobico John Patel aveva sognato di fare un giro di prova sulle concubine per verificare se avesse potuto sollevarle dalla sciagura di servire Capezzone per assumerle lui, nel ruolo socialmente più utile di assistenti di volo per la sua compagnia, considerato che la Raffa e Maria Cristina erano ormai avanti con gli anni e nella sua saggezza di imprenditore era suo dovere cominciare a pensare a un ricambio generazionale. L’architettopiteco Albergo Licheri sognava sempre e solo in esperanto e dunque non pote’ che sognare la notte in cui conobbe la popstar esperantista e se ne innamorò a prima vista. Dopo una serata tristanzuola di dibattito coi lib-dem sul sistema elettorale australiano, si era trascinato al pub irlandese per deprimersi ulteriormente affogando i suoi dispiaceri e devastante solitudine in un ennesimo giovedì sera di vomitevole dysko-musik polacca al watering hole di Acton che gli aveva consigliato Capezzone dopo una visita a Londra. Era ormai alla quinta pinta quando salì sul palco l’avvenente notaia polacca Agnyeska Rostropova, che in attesa del permesso di lavoro si guadagnava da vivere con l’intrigante nome d’arte di Sara Piccardo. Il suo soffice biondo vello, gli occhioni verdi e la boccuccia di rosa, ma più che altro il culetto diciottenne e l’aquilino nasoppio armeno-giudaico-greco-romano lo mandarono in brodo di giuggiole. Terminata la performance, soprendendosi egli stesso del suo tanto osare, l’Albergo si offrì per accompagnarla. Come spesso accade in questi casi, era una notte buia e tempestosa. Scoppiò infatti un violento uragano e l’Albergo trascinò Sara a rifugiarsi inzuppati in una cabina del telefono

- Mo’ ke kavolon famo qui insido fintantoké enda el tempestoj atmosferiko?

Spaventata dai tuoni e fulmini chiese la Piccardo-Rostropova in perfetto esperanto. Uscito dalla facoltà di architettjattura laureato a pieni voti con una tesi sulla teoria quantistica dei baci cabino-telefonici, per comprovarla nella pratica l’Albergo Licheri aspettava da una vita quella domanda come e più di quanto un cinefilo taxista newyorchese si aspetterebbe da un momento all’altro James Bond dirigerlo a inseguire il taxi del collega di fronte appena partito con a bordo il cattivo di turno. D’entrambi unzippando gl’impermeabili, Licheri insinuò le mani a riscaldarle le braccia in modo apparentemente amichevole, per poi protettivamente scendere la destra su un suo fianco e ascendere la maldeztra - come direbbe Bonino in ezperanto per zignificare la ziniztra -, intrufolarsi a sfiorarle la pelle d’oca sulla spalla ancora intirizzita dal freddo e il pallido collo di cigno fino ad accarezzarle il bernoccolino sulla nuca marchio di ogni intelligente popstar esperantista, e in men che non si dica, coi rispettivi sguardi strabirsi e sfuocarsi tuffandosi gli uni negli altri, passionalmente le loro lingue si incontrarono ancor prima delle loro labbra. Interferiva nel bel sogno d’amore l’odioso DJ, il prete rockettaro pedofilo e avifago don Domenico Spena, in realtà anch’egli un notaio polacco invidioso del successo della connazionale e geloso che questa gli preferisse l’Albergo.


NYLON! 2

6.

Sono trascorse solo 48 ore dall’impetuoso arrivo di Mauro a Heathrow e molte cose sono accadute durante il fine settimana. Beh, per la verità solo un paio: il ricevimento all’ambasciata e le orgie con Lisa e sua nonna. Mauro potrà continuare tutta la settimana da solo, così poi è sgonfiato e tranquillo per un paio di mesi, con le ragazze installate nel mio pied-à-terre in cambio di lussuose vivande ch’elle aquistano per e condividono con lui confinato in dieci metri cubi (l’assassino in fuga è arrivato carico di banconote verdi: prese singolarmente non valgono molto, ma ne ha tante). Mentre io, come ogni tanto capita, con Andrea Turko e Armando Crocicchio andiamo in ferie insieme così ci facciamo uno di quei nostri giretti in treno che ci piacciono tanto. Di solito vengono anche John e Marco, per via che Cappato non si può separare dal fido Crocicchio, ma come vedremo Essi sono impegnati nella preparazione di un importantissimo evento politico. Partiamo da Waterloo alle 8.39 e meno di sei ore dopo siamo ad Amsterdam, compresa pisciatina delle 13.13 locali ad Anversa. La pisciatina ad Anversa serve per pagare meno: siccome il biglietto per Brussels copre tutto il Belgio, oltre che a Brussels Zuid si piscia anche ad Antwerpen Centraal e si fa il biglietto da lì per Amsterdam, come dire che da Londra ad Am’dam non si paga il pezzettino tra Brussels ed Anversa: un risparmio apparentemente di poco ma che garantisce soddisfazione e autostima. Ad Am’dam Centraal ci accoglie il mitico interprete di Olivier bin Dupuis, Gabriele Sessarego (Sessarego è in Spagna, lo sostituisce ad Amsterdam Antonio Pisani Ceretta, indimenticabile interprete della barba di Olivier bin Dupuis, fru), che ci accompagna in centro a fare rifornimento del materiale che intendiamo comburre in quantità industriali nei prossimi giorni. Ecco perché è sempre buona cosa iniziare passando da Amsterdam: il resto del viaggio diventa veramente un trip. Turko effettua il controllo qualità con la dedizione di un sommelier, ma Crocicchio che ha fretta si innervosisce a perdere tempo con tutti quei cerimoniali e spesso gli rompe una pinta di birra in testa per dargli una mossa e farsi passare la canna. In tre ore ci facciamo anche altrettanti giri di pinte tutti e quattro insieme, e alle 19.07 salutiamo Gabriele (Antonio, fru) per imbarcarci per Praga belli carichi, dove arriviamo alle 8.15 del mattino dopo una notte di sesso bestiale con tre assatanate rinvenute nel nostro scompartimento cuccette. Come ci siamo entrati e abbiamo scovato tanto ben di dio biondo ceco e slovacco ci siamo meravigliati che una cosa del genere potesse veramente succedere a noi. Ovviamente ognuno di noi voleva farsi ciascuna delle tre, e fin qui niente di male, vabbé, ma il casino è in quale ordine, sequenza di combinazioni possibili. Non riusciamo a metterci d’accordo: né io né Turko vogliamo venire dopo Crocicchio, a causa del fatto che Armando ce l’ha enorme, mostruoso. Nove etti e mezzo di tessuto spugnoso irrigidito in erezione a trenta centimetri di lunghezza per dieci di diametro - in misure imperiali fa ancora più impressione: un piede di quattro pollici -, in pratica un tronco ricurvo a banana all’insù, col nodo a metà e il glande come un pomodoro d’acciaio incandescente, dall’effetto devastante di un martello pneumatico. In altre parole, nessuno dei due vuole entrare nelle rovine dell’Armando: si vaga dentro e passa la voglia, tanto vale una sega Schnur. E’ evidente che, zompando loro sopra contemporaneamente, una delle tre la dovremo sacrificare. La vita non è perfetta, ma dopo che succede? Ne rimangono due ancora sane, di cui una però va all’Armando. Non che capiti spesso, ma in queste occasioni io e Turko ci odiamo tanto quanto invidiamo l’Armando. Praha Hlavni è un paradiso animato da stupende adolescenti tossiche bisognose di denaro che si concedono gentilmente al turista, ma noi siamo gentiluomini, oltre che sessualmente prosciugati, e non ce ne avvantaggeremo, noleggiandole esclusivamente per farci notare e per la compagnia piacevole alla vista. Mentre facciamo colazione in un bar della stazione, addocchiando le potenziali prede e soppesandone pensosamente le caratteristiche tecniche, un cameriere mi porge una busta su un vassoio di plastica. E’ una nota di Capezzone. Per ragioni di privacy non la potrei trascrivere, ma i lettori insistono con l’Editore per leggere le note indirizzatemi da Capezzone (ma quando mai?, fru). Capezzone non ha niente in contrario e quindi mi trovo inchiodato a renderla pubblica, non senza vergogna.

Roberto, per prima cosa, se vuoi essere riabilitato, sarebbe meglio che la smettessi immediatamente di scrivere idiozie nel forum. Hai quasi quarant’anni, matura!, fallo per i tuoi genitori (buongiorno signori Granzotto, vogliate gentilmente firmare questa nota), o almeno e soprattutto per la tua carriera politica totalmente sbracata, e sottolineo sbracata. Per poter continuare a scrivere ed essere riabilitato dovrai farlo per il partito, per noi, anzi per me direttamente e personalmente. Comincia subito. Buon lavoro. Firma dei genitori:

Ed eccolo lì, Daniele Capezzone, in posizione centrale nel salone del comitato inalare profondamente il fumo incendiario dei toscani attizzati attorno a lui che Egli carburava nei vulcanici neopallio sinistro ed archeopallio destro facendo scaturire le fantasmagoriche iniziative politiche per le quali era ammirato e temuto. Un Uomo, un Uomo vero che in cima alla montagna del proprio sapere volge lontano lo sguardo verso gli orizzonti delle nuove conquiste per l’umanità. Egli, nientemeno che Egli, il guru globale del pensiero neoconservatore nonché instancabile vespasian-celebrante del pannellian verbo divino, onorava la riunione del comitato radicale con la sua autorevolissima, elevatissima, quasi mistica presenza. Egli, Daniele Capezzone, Colui il cui Nome ricorreva cento volte in quindici puntate di NyLon.

E a questo punto in diretta da Torre Argentina entra a ritmo di tip tap un siparietto del trio Dentamaro - Antonella, Gaetano e Teresa - per introdurre l’importantissimo evento successivo: infatti l’ambasciatore Patel è impegnato a co-presiedere, onorariamente ma senza onorario, un ennesimo eccitante comitato radicale.

Bonino - ... e che chiamo qui a co-preziedere con me il comitato zua eccellenza l’ambasciatore italiano nel Regno unito e, mi zi permetta di aggiungere, il nostro caro compagno di tante battaglie John Patel

(applauso del comitato)

Patel - Merci, vi ringrassio e do la parola al me amis diretur dela radio radicale, el digei Vasco Bordin!

Bordin - bondì ai ‘scoltatori e benvegnudi aa trasmision dea matina Poitica Radicae n.835621765, a cura de mi, che son el diretor Vasco Bordin, ciò!

Patel - Al me zgüza Bordin, ma cuma l’è che adess te parlet veneto?

Bordin - Sol parké go el cognome tronco, el cojon de l’autor me fa ciacoear in diaeto veneto, ciò!

Breccia - Aggiocapito ‘na cozza, aggiocapito

Bordin - Me par propio ke qua i xe tuti mona, ciò!

Paganu - Merdon!

Con Turko e Crocicchio arrivammo da Praga a Roma e presi la parola. Granzotto

- Cari compagni, avrei voluto tenere questo discorso per il congresso, ma desidero anche anticiparlo qui in sede di comitato. Gli anni più recenti non sono stati per noi meno tumultuosi di quelli precedenti, la differenza è che molti parlano di crisi di mezza età. Nel celebrare un traguardo storico di una straordinaria forza politica, unica al mondo, siamo oggi qui riuniti con la buona volontà e l’ottimismo della serenità che deriva dalla vita cominciare a cinquant’anni per, come si spingerebbero in aspra sintesi taluni, riordinare il casino delle cosiddette matrioske.

Man Paone - Bravo! Perbacco! Bravo! Clap, clap, clap

Granzotto - Grazie. Si prega però di non interrompere. Specialmente i froci

Dupuis - Sempre molto politicaly corect, eh Robert?

Granzotto - Silenzio. Dicevo che in questo momento importante in cui prendiamo decisioni per il futuro del partito è inevitabile porci la questione di chi tra di noi sia meglio attrezzato per tali future iniziative politiche e forme-partito adeguate a conseguirne gli obiettivi, ovvero la questione della leadership. Questione che ho voluto affrontare scientificamente, con metodologia: in ordine alfabetico.

Abenate - Bravo! Giusto! In ordine alfabetico si dovrebbe andare!

Granzotto - Silenzio! Dicevo che in ordine alfabetico si parte naturalmente con Angiolo Bandinelli. Il professore trasmette sull’elettorato un tranquillizzante fascino radicale rinascimentale, già dal nome di battesimo lo si immagina dipinto nudo nella cappella sistina ma, meglio di un affresco, lo ritrarrebbe in tre dimensioni un solido mobile Luigi Qualcosa, parte da tempo immemore dell’arredamento nel salone di Torre Argentina, una sorta di larghi trono e desco ove leggere i giornali e sbafare la trippa. Questo aspetto di radicale d’antiquariato (col dovuto rispetto per il pezzo di gran pregio) catturerebbe anche una fetta di elettorato di destra, pur essendo il prof animato da sospette tendenze liberal-socialiste. Proseguendo nell’ordine alfabetico si viene ovviamente a Emma Bonino...

Patel - Bravo! Giusto! Emma Bonino!

Patel puntava gli indici verso la sua co-prezidente Emma Bonino al suo fianco, che lo fissava storto di brutto minacciosa in cagnesco.

Granzotto - Silenzio. Emma Bonino è sprecata come segretaria del partito perché può essere meglio spesa per importanti incarichi internazionali, il segretario del partito lo può e dovrebbe fare qualcun altro. Per esempio, dopo Bonino in ordine alfabetico viene Boselli, ma non mi dilungo e per farla breve saltiamo la C e siamo alla D. Purtroppo per lui il bravo Della Vedova è onomatopeico, è dull, manca di appeal all’elettorato radicale più scalmanato e psicotropo. Dolente, scartato. Proseguendo nell’ordine alfabetico si viene a Granzotto

Granzotto - Bravo! Giusto! Roberto Granzotto!

Granzotto - Silenzio. Bandinelli e Granzotto sono i due candidati rimasti a galla finora, e a loro si aggiunge Carletto Man Paone. Un candidato dal nome super-eroico, una volta depennato il Carletto, e depennato forse anche il Paone, che trasmette l’immagine, pur essendo calvo, dell’impavido dinamismo nell’opera ardita di smontaggio delle matrioske e loro riciclaggio nel nuovo soggetto politico radicale del quale egli si è fatto paladino nell’eccellente forum tanto vituperato da taluni, tse’

Paone Man - Bravo! Giusto! Vedo già i manifesti!

Granzotto - Silenzio. Cari compagni, permettetemi ora di sorvolare momentaneamente sulla P, una lettera grossa con la quale voglio concludere più avanti, e alla conclusione qui appunto mi appresto con la T di Tosoni, eventualmente in tandem con Paone Man: più che una segreteria politica diverrebbe meglio noto come un beato bifrociato radical-patavino, teologicamente un’eretica contraddizione in termini rispetto all’ufficialmente riconosciuto santissimo monofrociato tosonian-ortodosso

Tosoni - Bravo! Giusto! Tosonian-ossoduro!

Granzotto - Ortodosso. Ed infine la P, la chiave di tutto, come vi ho lasciato immaginare. La P di quest’uomo alto anche fisicamente oltre che di immensa statura civica e civile, quest’uomo che emana e lascia qualcosa di se ovunque vada a sparpargliarsi nei dialoghi e nelle vite dei compagni, questo leader di stagioni di lotta indimenticabili, il leader, appunto, dell’ERA arch. Paganu

Paganu - Bravu! Giustu! Merdon!

Paone Man - Granzotto, dai retta a me, tu sei fuori di testa, fatti curare. La rileggi mai la roba che scrivi?

Granzotto - Sì, tante volte. Mi diverte un casino

Paone Man - Lo vedi allora che sei tu il malato di mente!

Perbacco, ho avuto un battibecco con Paone Man, il primo super-eroe gay ufficialmente riconosciuto dalla federazione internazionale. Che sensazione di intimo sconforto per la delusione che la nostra relazione idilliaca non abbia potuto, saputo protrarsi per sempre. Ne rimarremo feriti per il resto delle nostre sciagurate esistenze? Ma no, sono troppo sensibile, mi passerà con una dormitina durante il comitato.