Visualizzazione post con etichetta MARINO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MARINO. Mostra tutti i post

Il giornale del giorno seguente aggiungeva altri particolari:

LA TRAGEDIA DELLA RUE MORGUE

Sono state interrogate diverse persone su questo terribile e straordinario affare, ma niente è trapelato che che servisse a gettare un po’ di luce sulla vicenda. Forniamo qui di seguito le deposizioni rilasciate.

Pauline Bernardini, lavandaia, testimonia che conosceva le signore da tre anni, e che per tutto questo tempo ha lavorato per loro. La vecchia signora e la figlia sembravano intendersi bene ed erano molto affettuose l’una con l’altra. Ottime pagatrici. Non è in grado di dire niente sul loro genere di vita né sulle loro sostanze. Crede che Madame Rodriguez predicesse il futuro per campare. Passava per una che aveva denaro da parte. Non ha mai incontrato nessuno in casa quando andava a consegnare la biancheria o a ritirarla. È sicura che non avessero persone di servizio. Sembra che non ci fossero mobili in nessuna parte dell’edificio, salvo al quarto piano.

Pierre Mellini, tabaccaio, testimonia di avere fornito abitualmente per quadi quattro anni Madame Rodriguez di piccole quantità di tabacco, anche da fiuto. È nato nel quartiere e vi ha sempre vissuto. La defunta e sua figlia occupavano, da oltre sei anni, la casa dove hanno ritrovato i loro cadaveri. Precedentemente era abitata da un gioielliere, che subaffittava le stanze dei piani superiori a varie persone. La casa apparteneva a Madame Rodriguez. Molto scontenta di come il suo inquilino faceva uso della casa, era andata ad abitarvi personalmente, rifiutandosi di affittarne anche una sola parte. La vecchia signora aveva qualcosa di infantile. Il testimone dice di aver visto la figlia cinque o sei volte in quei sei anni. Tutte e due conducevano una vita eccessivamente ritirata; passavano per persone benestanti. Aveva sentito dire dai vicini che Madame Rodriguez leggeva il futuro, ma lui non ci credeva. Non ha mai visto nessuno oltrepassare la soglia di quella casa, tranne la vecchia signora e sua figlia, una o due volte un fattorino, e otto o dieci volte un medico. Varie persone depongono nello stesso senso. Non si sa di nessuno che frequentasse la casa. Nessuno sapeva se le due donne avessero parenti viventi. Gli scuri delle finestre della facciata venivano aperti di rado. Quelli del retro erano sempre chiusi, tranne quelli della grande stanza sul retro del quarto piano. La casa era bella e non molto vecchia.

Isidore Melega, gendarme, depone di essere stato chiamato verso le tre del mattino, e di aver trovato sul portone venti o trenta persone che cercavano di entrare. Lo ha forzato alla fine con la baionetta e non con una sbarra. Non ha avuto grandi difficoltà ad aprirlo, visto che era a due battenti e non c’era catenaccio né in alto né in basso. Le grida sono continuate fino a che la porta non è stata aperta, poi sono cessate, improvvisamente. Potevano essere le grida di una o più persone in preda a gravi sofferenze, grida acute e prolungate, non brevi e discontinue. Il testimone è salito davanti a tutti. Giunto al primo pianerottolo, ha sentito due persone che litigavano ad alta voce e molto aspramente: l’una era una voce rude, l’altra molto più stridula, una voce stranissima. Ha colto alcune parole della prima, era quella di un francese. È certo che non si trattasse di una voce femminile. Ha udito le parole sacré e diable. La voce stridula era straniera, ma non si può dire se di uomo o di donna. Non è riuscito a capire cosa stesse dicendo, ma pensa che parlasse spagnolo. Il testimone riferisce sullo stato della stanza e dei cadaveri negli stessi termini da noi usati ieri.

Henri De Perlinghi, un vicino, di professione orafo, testimonia di aver fatto parte del gruppo entrato per primo nella casa. Conferma in generale la testimonianza del gendarme. Dopo essersi introdotti nella casa, hanno sbarrato la porta per impedire l’ingresso alla folla che si era ammassata, malgrado l’ora. La voce stridula, a suo dire, era quella di un italiano. Certamente non di un francese. Non è sicuro che fosse una voce maschile, poteva anche essere una voce di donna. Il testimone non ha familiarità con la lingua italiana; non è riuscito a distinguere le parole, ma è convinto dall’intonazione che parlasse italiano. Ha conosciuto Madame Rodriguez e sua figlia. Ha parlato con loro spesso. È certo che la voce stridula non fosse di nessuna delle due vittime.

Odenheimer Schnur, restauratore. Questo testimone si è presentato volontariamente. Non parla francese. È stato interrogato con l’aiuto di un interprete. È nato ad Amsterdam. Passava davanti alla casa al momento delle urla. Sono durate alcuni minuti, forse dieci. Erano urla prolungate, molto alte, spaventose, grida sconvolgenti. È stato uno di quelli entrati nella casa. Ha confermato in tutto le testimonianze precedenti, a eccezione di un solo punto. È sicuro che la voce stridula fosse quella di un uomo, di un francese. Non ha distinto le parole: erano pronunciate a voce alta, precipitosa e discontinua, che esprimeva paura insieme a collera. Una voce aspra, più aspra che stridula. Non può  chiamarla stridula. La voce rude ha detto a più riprese sacré, diable e una volta mon dieu.

Jules Litta Modignani, banchiere della ditta Litta Modignani e Figli, Rue Deloraine. È il maggiore dei Litta Modignani. Madame Rodriguez aveva delle proprietà. Aveva aperto un conto nella sua banca otto anni prima. Depositava frequentemente piccole somme di denaro. Non aveva mai ritirato nulla fino a tre giorni prima della morte, quando era andata a prelevare di persona la somma di 4000 franchi. La somma le era stata pagata in oro e un impiegato era stato incaricato di consegnargliela a casa.

Adolphe Hramov, impiegato presso Litta Modignani e Figli, testimonia che il giorno in questione, verso mezzogiorno, ha accompagnato Madame Rodriguez fino a casa sua con i 4000 franchi sistemati in due borse. Quando la porta di aprì, comparve Mademoiselle Rodriguez che prese dalle sue mani una delle due borse, mentre la vecchia signora lo liberava dell’altra. Accomiatatosi con un inchino, era andato via. Nella strada in quel momento non aveva visto nessuno. Si tratta di una strada secondaria molto solitaria.

William Welby, sarto, testimonia di essere tra quelli che sono entrati in casa. È inglese. Ha vissuto due anni a Parigi. È stato uno dei primi a salire le scale. Ha sentito le voci dell’alterco. La voce rude era di un francese, è riuscito a distinguere alcune parole ma non le ricorda. Ha sentito distintamente sacré e mon dieu. Sembrava un litigio, un rumore come di colluttazione, con oggetti in frantumi e trascinati. La voce stridula era molto forte, più forte della voce rude. È sicuro che non fosse la voce di un inglese. Gli parve quella di un tedesco; forse anche di donna. Non capisce il tedesco.

Quattro dei testimoni appena menzionati sono stati convocati una seconda volta e hanno dichiarato che la porta della camera in cui si trovava il corpo di Mademoiselle Rodriguez era chiusa dall’interno quando sono arrivati.: tutto taceva, non gemiti o rumori di sorta. Dopo aver forzato la porta non videro nessuno. Le finestre della camera sul retro e di quella sulla facciata erano chiuse e sprangate da dentro. Una porta di comunicazione tra le due stanze era chiusa, ma non a chiave. La porta tra la camera sulla facciata e il corridoio era chiusa a chiave dall’interno; una stanzetta verso la strada, al quarto piano, all’inizio del corridoio, era aperta, con la porta socchiusa.; la stanza era ingombra di vecchi letti, casse, eccetera. Tutti gli oggetti sono stati accuratamente tirati fuori e ispezionati. Non un solo centimetro quadrato della casa è stato trascurato: sono state fatte passare scope su e giù per i camini. La casa è a quattro piani con mansarde. Una botola che dà sul tetto era stata inchiodata e chiaramente non era stata aperta da anni.. i testimoni divergono sulla durata dell’intervallo fra il momento in cui sono esplose le voci e quello in cui è stata forzata la porta. Per alcuni, è un intervallo molto breve di due o tre minuti, per altri, di cinque. La porta è stata aperta con molta fatica.

Alfonfo Sessarego, impresario di pompe funebri, dichiara di abitare in Rue Morgue. È nato in Spagna. È uno di coloro che sono entrati nella casa. Non ha salito le scale. I suoi nervi sono molto fragili e teme le conseguenze di un’emozione. Ha sentito le voci che litigavano. La voce rude era quella di un francese. Non è riuscito a distinguere cosa dicesse. La voce stridula era quella di un inglese, ne è sicuro. Il testimone non conosce l’inglese, e il suo parere nasce dal tipo di intonazione.

Alberto Spadaccia, pasticciere, testimonia di esseres stato uno dei primi a salire su per le scale. Ha sentito le voci in questione. La voce rude era quella di un francese. È riuscito a distinguere qualche parola. La persona che parlava sembrava fare rimproveri. Non è riuscito a cogliere cosa stesse dicendo la voce stridula. Parlava velocemente e in modo concitato. Gli è parsa la voce di un russo. Conferma in generale le testimonianze degli altri. È italiano; confessa di non avere mai parlato con un russo.

Alcuni testimoni, riconvocati, attestano che tutti i camini di tutte le stanze del quarto piano sono troppo stretti per permettere il passaggio di una persona. Quando avevano parlato di scope, intendevano quelle cilindriche che servono per pulire i camini. Le spazzole sono state fatte passare su e giù in tutti i camini della casa. Sul retro non vi è alcun passaggio che possa avere favorito la fuga dell’assassino, mentre i testimoni salivano per le scale. Il corpo di Mademoiselle Rodriguez era talmente incastrato nel camino che per estrarlo era stato necessario lo sforzo congiunto di quattro o cinque persone.

Paul Giordano, medico, testimonia di essere stato chiamato all’alba per esaminare i cadaveri. Giacevano entrambi sulla tela della lettiera nella camera dove era stata ritrovata Mademoiselle Rodriguez. Il cadavere della giovane donna era pieno di lividi e di escoriazioni spiegabili per il fatto che era stato introdotto a forza nel camino. La gola era stranamente scorticata. Proprio sotto il mento vi erano profondi graffi e macchie livide, evidentemente impronte di dita. La faccia era spaventosamente pallida e gli occhi fuoriuscivano dalle orbite. La lingua era mozzata a metà, una grossa ecchimosi riscontrata alla bocca dello stomaco era stata provocata, stando alle apparenze, dalla pressione di un ginocchio. Secondo Monsieur Giordano, Mademoiselle Rodriguez era stata strangolata da uno o più individui sconosciuti. Il cadavere della madre si presentava orribilmente mutilato. Tutte le ossa della gamba e del braccio destro erano fratturate; la tibia sinistra era molto frantumata come le costole dello stesso lato. Tutto il corpo era orribilmente coperto di ecchimosi e lividi. Era impossibile capire come lesioni simili potessero essere inferte. Un pesante randello o una grossa sbarra di ferro, una sedia, un’arma massiccia, pesante e smussata, avrebbe potuto produrre tali effetti se maneggiata da un uomo eccezionalmente robusto. Con nessun tipo di arma, quei colpi avrebbero potuto essere stati inferti da una donna. La testa della defunta, quando il testimone la vide, era completamente staccata dal corpo e, come il resto, fratturata. La gola era stata evidentemente recisa con uno strumento molto affilato, probabilmente un rasoio.

Alexandre Marino, chirurgo, è  stato chiamato contemporaneamente a Monsieur Giordano, per esaminare i cadaveri; conferma la testimonianza e l’opinione di Monsieur Giordano. Benché siano state ascoltate molte altre persone, non è stato possibile ottenere alcuna altra informazione di qualche valore. Mai delitto così misterioso e sconcertante in tutti i suoi particolari è stato commesso prima a Parigi, ammesso che ci sia stato delitto. La polizia è completamente disorientata, fatto non usuale in questioni del genere. Non esiste comunque, a quanto sembra, alcun indizio.

[4 di 12. continua]



Queste parole cominciarono a insinuare nella mente di Bertè un’idea, sia pure vaga ed embrionale, del pensiero di Dupuis. Gli sembrava di essere sull’orlo della comprensione senza poter comprendere appieno, come chi è talvolta sul punto di cogliere un ricordo senza arrivare a ricordare. Dupuis continuò con le sue argomentazioni.

“Si sarà reso conto che ho spostato il problema dal modo di uscire a quello di entrare. Il mio scopo era di dimostrare che entrambe le cose si erano svolte allo stesso modo e per la stessa via. Torniamo ora dentro la stanza. Esaminiamo tutti i particolari. I cassetti del bureau, dicono, sono stati svuotati, e tuttavia vi erano rimasti molti capi di abbigliamento. La conclusione è assurda; è una semplice ipotesi piuttosto inconsistente, niente di più. Come escludere che gli oggetti trovati nei cassetti fossero tutto quello che contenevano originariamente? Madame Rodriguez e sua figlia conducevano una vita molto riservata, non vedevano nessuno, uscivano raramente, avevano perciò ben poche occasioni di sfoggiare abiti diversi. Quelli trovati erano di buona qualità, almeno quanto quelli posseduti in genere dalle due donne. Se un ladro ha rubato qualcosa, perché non ha preso il meglio, perché non ha preso tutto? In breve, perché doveva lasciare 4000 franchi in oro per impadronirsi d’un fagotto di biancheria? L’oro è stato lasciato. La quasi totalità della somma lasciata da Monsieur Hramov è stata trovata nelle borse sul pavimento. Ci tengo a che lei scarti l’idea grossolanamente sbagliata del movente, generata nella mente degli inquirenti dalla testimonianza che parla di denaro consegnato a domicilio. Coincidenze dieci volte più consistenti di questa – la consegna del denaro a un destinatario ucciso tre giorni dopo averlo ricevuto – ci capitano a ogni momento della vita senza tuttavia attirare la nostra attenzione, neanche per un attimo. In generale le coincidenze sono grossi ostacoli sulla strada di quel genere di pensatori educati s ignorare tutto della teoria della probabilità, teoria a cui la ricerca umana nel perseguimento dei suoi scopi deve le sue scoperte più gloriose. In questo caso, se il denaro fosse sparito, il fatto che fosse stato consegnato tre giorni prima avrebbe creato qualcosa di più di una coincidenza. Avrebbe suffragato l’idea di un movente. Ma nelle circostanze concrete del caso, se supponiamo che l’oro sia stato il movente del mortale agguato, dobbiamo immaginare anche che il criminale sia stato un idiota così esitante da avere abbandonato insieme l’oro e il movente. Tenendo perciò bene a mente i particolari su cui ho richiamato la sua attenzione – quella voce peculiare, un’agilità senza pari e la sconcertante assenza di movente in un assassinio di estrema ferocia come questo -, consideriamo ora la strage stessa. C’è una donna strangolata con la bruta forza delle mani e infilata dentro la cappa del camino, a testa in giù. Non è un modo ordinario di commettere un omicidio e tantomeno è normale che gli assassini nascondano così i cadaveri delle loro vittime. Il modo in cui il cadavere è stato infilato nel camino ha, ne converrà, qualcosa di eccessivamente outré, qualcosa di assolutamente inconciliabile con quanto sappiamo delle azioni umane, anche supponendo che gli artefici siano i più depravati degli uomini. E non dimentichi quale impressionante forza è stata necessaria per spingere il corpo in su dentro quella apertura con tale violenza che per tirarlo giù sono dovuti intervenire gli sforzi di parecchie persone. Vediamo ora gli altri indizi della forza prodigiosa impiegata. Quelle grosse ciocche, quelle grossissime ciocche di capelli grigi umani, trovate nel focolare. Sono state strappate con tutte le radici. Si sa quale forza ci voglia per strappare dalla testa soltanto venti o trenta capelli per volta. Lei ha visto come me questi ciuffi di capelli. Alle radici, spettacolo orribile!, col sangue raggrumato aderivano frammenti di cuoio capelluto, prova sicura della straordinaria forza che era stata necessaria per sradicare forse mezzo milione di capelli in un colpo solo. La gola della vecchia signora non era stata semplicemente recisa, ma la testa era stata staccata dal corpo, e lo strumento non era che un rasoio. La prego di considerare questa ferocia bestiale. Non parlo dei lividi sul corpo di Madame Rodriguez. Monsieur Giordano e il suo valido assistente, Monsieur Marino, hanno dichiarato che erano stati provocati da un corpo contundente, e in questo i due avevano ragione. Il corpo contundente è stato evidentemente il selciato del cortile sul quale è caduta la vittima dalla finestra vicino al letto. Questa idea, per quanto semplice appaia ora, è sfuggita alla polizia per lo stesso motivo per cui non ha preso in considerazione la larghezza; infatti, per via dei chiodi, le sue facoltà intuitive si erano completamente chiuse all’idea che le finestre avrebbero potuto essere aperte. Se, in aggiunta, lei ha riflettuto adeguatamente sul bizzarro disordine della stanza, avremmo fatto consistenti passi avanti nell’associare le idee di stupefacente agilità, di forza sovraumana, di ferocia bestiale, d’un massacro senza movente, di una grotesquerie nell’orrore totalmente estranea all’umanità, e di una voce il cui accento è sconosciuto alle orecchie di uomini di svariate nazionalità, di una voce incapace di pronunciare sillabe in modo distinto e intelligibile. Che cosa ne consegue? Che impressioni ho prodotto nella sua immaginazione?”

[9 di 12. continua]



Bertè si sentì accapponare la pelle quando Dupuis gli fece questa domanda.

“Un pazzo”, disse, “deve aver compiuto questo delitto, un pazzo furioso fuggito dalla vicina Maison de Santé”.

“In un certo qual modo”, rispose Dupuis, “la sua idea ha qualche fondamento. Ma la voce di un pazzo, anche se in preda al più acuto parossismo, non è mai paragonabile alla singolare voce udita in cima alle scale. I pazzi hanno comunque una qualche nazionalità, il loro linguaggio, seppure incoerente nelle parole, ha pur sempre la coerenza della sillabazione. I capelli di un pazzo, poi, non somigliano a quello che ora ho in mano. Sono riuscito a prendere questo ciuffo dalle dita rigidamente contratte di Madame Rodriguez. Mi dica che cosa ne pensa”.

“Dupuis!”, disse Bertè totalmente sconvolto, “ma questi sono peli non comuni, non sono capelli umani”.

“Non ho mai detto che lo fossero”, disse Dupuis, “ma prima di decidere in proposito, vorrei che lei desse un’occhiata allo schizzo che ho disegnato su questo foglio. Si tratta di un fac-simile di quello che un testimone ha definito ‘lividi bluastri’ e ‘graffi profondi”, trovati sul collo di Mademoiselle Rodriguez, quello che altri – Giordano e Marino – definiscono come una serie di ‘macchie livide evidentemente impronte di dita’. Osservi come questo disegno dia l’idea di una presa salda e sicura. Non c’è traccia di allentamento. Ogni dito ha conservato saldamente, forse fino alla morte della vittima, la sua tremenda pressione senza lasciare la posizione iniziale. Ora provi a collocare tutte le sue dita contemporaneamente, ognuno sulla rispettiva impronta, come la vede”.

Bertè provò ma inutilmente.

“Esiste la possibilità che noi stiamo facendo questo esperimento in modo non corretto. La carta è stesa su una superficie piana, mentre la gola umana è cilindrica. Ecco un cilindro di legno la cui circonferenza è press’a poco quella di un collo. Ci avvolga intorno la carta e riprovi”.

Bertè obbedì, ma la difficoltà risultò ancora più evidente di prima.

“Questa non è un’impronta umana”, disse.

“Adesso”, disse Dupuis, “legga questo passo di Cuvier”.

Si trattava della descrizione anatomica particolareggiata del grande crocicchiomessere fulvo delle isole dell’India orientale. Tutti sanno della sua gigantesca statura e della sua prodigiosa forza e agilità; la selvaggia ferocia e la capacità imitativa di questo mammifero sono abbastanza note a tutti. Bertè capì improvvisamente tutto l’orrore del delitto.

“La descrizione delle dita”, disse quando ebbe terminato la lettura, “corrisponde perfettamente al disegno. Mi rendo conto che nessun altro animale, solo il crocicchiomessere poteva lasciare impronte come queste. Questo ciuffo di peli fulvi, inoltre, è anch’esso di caratteristiche identiche a quello dell’animale di Cuvier. Eppure non ho chiari i particolari in questo spaventoso mistero. E d’altronde, sono state udite due voci che litigavano, e una delle due era senza dubbio quella di un francese”.

“È vero; si ricorderà di una espressione che tutti hanno unanimemente attribuito a questa voce: Mon Dieu! Queste parole, nelle presenti circostanze, sono state definite da uno dei testimoni (il pasticciere Spadaccia) come l’espressione di un rimprovero e si una rimostranza. È proprio su queste due parole che ho fondato la speranza di risolvere completamente l’enigma: un francese sapeva del delitto. È possibile – è invero più che probabile – che non sia colpevole di aver partecipato al sanguinoso evento che ha avuto luogo. Il crocicchiomessere può essergli sfuggito. È probabile che ne abbia seguito le tracce fino alla stanza, ma che nelle terribili circostanze che ne sono seguite non abbia potuto ricatturarlo. L’animale è ancora libero. Non proseguirò con queste congetture, non posso chiamarle altrimenti, visto che poggiano su ombre tanto impalpabili come la mia stessa ragione le coglie appena e non potrei mai pretendere di renderle intelligibili all’altrui comprensione. Le chiameremo perciò e ne parleremo come tali. Se il francese in questione è, come suppongo, innocente di queste atrocità, l’annuncio che ieri sera, mentre rincasavamo, ho lasciato negli uffici di Le Monde lo condurrà a noi”. Mi porse il giornale e lessi:

CATTURATO nel Bois de Boulogne un enorme crocicchiomessere, fulvo, della specie del Borneo. Il proprietario, che sappiamo essere un marinaio, appartenente all’equipaggio di una nave maltese, può riavere l’animale, dopo averne dato descrizione adeguata e rimborsando una piccola somma per la cattura e il mantenimento. Rivolgersi in Rue Dunot, numero 33, Faubourg St. Germain, au troisiéme.

“Come ha potuto pensare che si tratti di un marinaio”, Bertè domandò a Dupuis, “e di una nave maltese?”

[10 di 12. continua]


Seconda serie di Google fight

Schnur batte Fiume 464mila a 53.700
De Stefano batte Tortora 2 milioni a 527mila
Faccio batte turco 115mila a 105mila
Palazzolo batte Poptodorova 484mila a 1.340
Piccarco batte Dentamaro 90.900 a 1.890
Englaro batte Pietrosanti 120mila a 17.300
Rutelli batte Lensi 156mila a 153mila
Carraro batte Spena 834mila a 46mila
Negri batte Zamparutti 154mila a 11.600
Orlandi batte Corleo 515mila a 7.030
Sciascia batte Ottoni 223mila a 206mila
Salvadori batte Bagatin 267mila a 21.400
Coscioni batte Deperlinghi 64.200 a 1.500
Pisani batte Vesce 156mila a 37.500
Fischetti batte Depetro 201mila a 89.800
Manieri batte Lamedica 166mila a 89.100
Marino batte Russo 29.200 a 11.200
Tamburi batte Capriccioli 351mila a 32.700
Castaldi batte Voltolina 292mila a 109mila
Grigorova batte Colacione 32.500 a 3.170

Aggiornamento del RADICALOMETRO (clicca per la classifica completa).

Suttora sempre più solo in testa ma quest'anno non può ambire al Premio Radicchio in quanto lo ha già vinto in passato (nel 2007), come del resto Granzotto (2006) al secondo posto e Cappato (2008) al terzo. I papabili per l'ambito riconoscimento cominciano da Mina Welby al quarto posto, Pannella in recupero ma sempre al quinto, e Orietta Callegari distanziata al sesto. Viene definitivamente squalificato Capezzone per doping e se ne avvantaggiano gli altri quattro finalisti del premio: Patelli (8°) pericolosamente insidiato da Tosoni dietro a ridosso di lui, Bonino decima in faticoso recupero e infine Crocicchio in forte avanzamento di cinque posizioni al 14° posto. Nel resto della classifica, in ascesa Olivier Dupuis, Giorgio Pagano e Ignazio Marino.

Concluso il sondaggio sulle primarie Pd (Marino 63%, Franceschini 21, Bersani 16) ecco un voto che vale davvero: scegli tu il vincitore del Premio Radicchio 2009 tra i sette finalisti su http://premio-radicchio.blogspot.com/
“Prima pagina” sull’Italia di Telegraph e Bbc

Da anni il migliore motore di ricerca della stampa britannica è probabilmente quello sul sito del Guardian/Observer, liberale di sinistra, ma recentemente il conservatore Telegraph ha creato “prime pagine” per i maggiori paesi europei, tra i quali l’Italia, per cui non occorre più effettuare una ricerca ma ci si può fare un comodo bookmark di www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/italy.
Altrettanto ha fatto la Bbc con
www.bbc.co.uk/topics/italy
e sono entrambe pagine molto ben fatte.
Con lo Scoiattolizzatore (clicca) potete aggiungere questo famoso scoiattolo in primo piano a tutte le vostre foto delle vacanze, o delle riunioni del Pd, etc...

Un altro importante strumento di avanzamento dell’umanità, il Radicalometro, subisce un secondo terremoto dopo quello del ferragosto scorso, in seguito alla riorganizzazione della Letteratura Sottosopra nella barra laterale qui a sinistra. Infatti la sezione di narrativa radicale surreale contiene una gran quantità di citazioni e quindi di etichette con i nostri beniamini Granzotto & Co. Adesso le Opere si possono leggere normalmente dall’alto in basso (anche se la letteratura resta sottosopra nella sostanza) e sono riportate in un numero minore di post. Di conseguenza tutte le teste di serie sono calate nella classifica del Radicalometro: Suttora perde otto punti ma conserva il primato perché Cappato ne perde di più e viene raggiunto da Granzotto. Pannella cala al quinto posto superato dai Welby. Nel resto della classifica, in ascesa Tosoni, Pezzilli, Bianchi, Fiume, Spolaor, Veronesi, Dentamaro, Ancona, Marino, Vaglio e una dozzina di nuove entrate

Oggi Londradical mi ha condotta ai bellissimi giardini botanici di Kew Gardens. mi riconoscete qui sopra in mezzo ai vegetali, e sapevate che le banane crescono all'insù? ho anche imparato che c'è in atto una guerra di scoiattoli in questo paese: lo scoiattolo rosso locale si sapeva già essere minacciato dallo scoiattolo grigio d'importazione americana, il quale però - è questa la novità - sarebbe adesso a sua volta minacciato da un'ancora più aggressiva specie di scoiattolo nero, insomma uno scoiattolo fascistone.

ma bando al turismo e dedichiamoci finalmente al lavoro. non dimentichiamo che sono qui per preparare l'Assemblea dei Mille dedicata al cappaticidio, ovvero i mille modi e motivi per eliminare fisicamente Mario Cappato. hanno già preannunciato la loro partecipazione alcuni dei più prominenti politici italiani, che ci hanno anche inviato le loro fotografie unitamente alle loro nobili motivazioni per il cappaticidio.

ecco qua Romano Prodi travestito da Massimo D'Alema, notevolmente dimagrito e in abiti quasi irriconoscibili che ne avrebbero migliorato l'immagine presso gli elettori: "voglio affettare Cappato come una mortadella". ma sarà vero? non sarà invece una scusa per postare la solita ragazza seminuda? e dove sono i baffi di D'Alema?






ed ecco Mauro Del Bue contrapporgli alle decoltee dei sandali ancora più sexy. ma sarà vero? non sarà invece una scusa per postare la solita ragazza seminuda?







Ignazio Marino non ce lo saremmo mai aspettato addobbato così (che ne ha fatto dei baffi?), ma sarà vero? non sarà invece una scusa per postare la solita ragazza seminuda?

ecco infine l'antiproibizionista Luigi Manconi, che vince il concorso dei tacchi per le lucide scarpette rosse di vernice. notevoli anche le tette, ma sarà vero? non sarà invece la solita scusa per postare una ragazza molto nuda?



Cortina incontra: Eutanasia sì, eutanasia no.
La “dolce morte” e i problemi di bioetica.
Ne parlano
MINA WELBY, vedova di Piergiorgio Welby
EDOARDO BONCINELLI, direttore Dipartimento Biologia molecolare San Raffaele di Milano
CARLO GIOVANARDI, parlamentare Udc
GIOVANNI BATTISTA GUIZZETTI, responsabile reparto “stato vegetativo” Centro Don Orione Bergamo
IGNAZIO MARINO, parlamentare Ds
Modera: ROBERTO ARDITTI, giornalista Porta a Porta, editorialista Il Tempo

La morte di Giovanni Nuvoli senza “spegnere la macchina” che lo teneva in vita, come invece avrebbe voluto, e il proscioglimento di Mario Riccio, il medico anestesista che “staccò la spina” di Piergiorgio Welby, condannato dalla sclerosi laterale amiotrofica a vivere imprigionato, con una mente sempre lucida, in un corpo immobile e tenuto in vita da una macchina, hanno riacceso il dibattito sull’eutanasia. Mina Welby, che con il marito ha condiviso una tragedia che è diventata un vero e proprio caso politico-mediatico, dopo aver sposato Piergiorgio sebbene fosse già malato, racconterà la sua esperienza di cattolica che ha voluto sposare il marito in Chiesa e che ha sempre pensato, prima, come eutanasia volesse dire uccidere. Nel dibattito se sia lecito o no “staccare la spina”, la sua testimonianza di donna che ha vissuto questa tragica esperienza sulla propria pelle, con dubbio e dolore, sarà integrata dal “sapere” di Boncinelli e di un esponente del movimento Scienza e Vita, e dal parere di due politici che lottano in parlamento per avere o evitare una legge che regolamenti la “dolce morte”. Non mancate di venire a farvi un’idea, lunedì 6 agosto alle 21.30
Ai fini del Radicalometro Storico, questo e i precedenti post sono etichettati con i nomi di iscritti e simpatizzanti radicali degli anni 80, suddivisi in batch di 18 per post, dei quali questo è l'OTTAVO di 8.