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Google fight seconda puntata


De Angelis batte Hramov 82.400 a 13.500
Parachini batte Kircheva 14.700 a 2.330
Melega batte Perduca 35.900 a 15.500
Tessari batte Romanciuc 102mila a 6.770
Bellocchio batte Tassinari 235mila a 222mila
Meyssan batte Dreon 102mila a 11.100
Martelli batte Fortuna 120mila a 77.500
Montale batte Pacor 739mila a 550mila
Rostagno batte Paramov 29.100 a 10.300
Sessarego batte Palombo 105mila a 52.100
Palombo batte Vecellio 15.900 a 7.320
Teodori batte Adzharov 49.500 a 264
Ancona batte Baraghini 165mila a 917
Andreani batte De Pascalis 206mila a 49.300
Federico batte Casu 215mila a 7.110
Scalfari batte Loteta 92.400 a 3.350
Silone batte Mellano 67mila a 26.900
Staller batte Taradash 1.190mila a 15.100
Azzolini batte Bagdasarian 99.600 a 49.300
Boato batte Beltrandi 415mila a 10.900
Terza serie di Google fight

De Angelis batte Hramov 82.400 a 13.500
Parachini batte Kircheva 14.700 a 2.330
Melega batte Perduca 35.900 a 15.500
Tessari batte Romanciuc 102mila a 6.770
Bellocchio batte Dreon 102mila a 11.100
Meyssan batte Fortuna 120mila a 77.500
Martelli batte Montale 739mila a 550mila
Pacor batte Paramov 29.100 a 10.300
Rostagno batte Palombo 85mila a 52.100
Sessarego batte Vecellio 15.900 a 7.320
Teodori batte Adzharov 49.500 a 264
Ancona batte Baraghini 165mila a 917
Andreani batte De Pascalis 206mila a 49.300
Federico batte Casu 215mila a 7.110
Scalfari batte Loteta 92.400 a 3.350
Silone batte Mellano 67mila a 26.900
Staller batte Taradash 1.190mila a 15.100
Azzolini batte Bagdasarian 99.600 a 49.300
Boato batte Beltrandi 415mila a 10.900
In the last part of the series on the ladies running for local elections in Rome on April 13-14 we examine the radical candidates for the Lista Bonino. Wilhelmine Schett, aka Mina Welby, 69, is the widow of the poet this blog is dedicated to, and she's strenously active in continuing his fight for the right to die with dignity for seriously ill people who choose to end their misery.



Valeria Manieri
, who'll be 24 on April 10, is the Roman radicals' rising star. She's beautiful and... vain! :) You'll find her listed in the sidebar blogroll.





Mirella Parachini
MD, 53, is the incredibly patient person who since ages takes care of the party leader Marco Pannella's madness.





Arts critic Rosma Scuteri, 56, suffering of Lou Gehrig's condition and fighting for freedom in scientific research. Next below is journalist Valentina Ascione, 26.









Carla Caraccio, 27, works for No Peace Without Justice, an NGO particularly involved in the campaign against female genital mutilation.





Gay rights' activist and prolific blogger Alba Montori, 61, and businesswoman Veronica Orofino, 55.

Un parlamentare e dirigente radicale mi ha onorata di frequentare il blog con un commento nel precedente post sulla transessualità nella composizione delle liste Pd, ovvero della presunta prevalenza femminile nei nominati pre-eletti radicali.

scrive Maurizio Turco: "dire che mirella sia stata sacrificata non risponde alla verità oggettiva dei fatti. puoi sempre chiedere a mirella ed ascoltare i primi dieci minuti della conversazione pannella bordin".

lo riporto per doveroso diritto di replica e anche perché mi fornisce l'occasione di un post supplementare sulle donne radicali. chi c'è, dunque, dietro il nome in codice di "Mirella"?

Parachini è la secolare (nel senso di laica, prima che mi arrivi un'altra rettifica) compagna di Pannella, e infatti John Parachini somiglia molto a Capezzone da ragazzo. (le mie scuse anticipate a John che come direttore dell'intelligence dell'autorevole RAND Corporation combatte il terrorismo e la proliferazione delle armi nucleari, chimiche e batteriologiche). ma se è Capezzone non è Parachini, riproviamo!






Rick Parachini si presenta già dalla faccia come un'artista semplice e serena, le cui opere invitano a una vita normale di armonia e tranquillità. e quindi no, non può essere lei, o perlomeno con Pannella le sue opere non hanno funzionato. ahimé, riproviamo.







Ecco che l'ho finalmente trovata: è Thomas Parachini, mega-avvocata americana (altro che rettifiche: se mi fa causa sono finita) straordinariamente somigliante a Capezzone da bambino. non è un mistero che i gusti di Pannella tendano sempre più alla pedofilia...
Transessualità. con i post precedenti sono stata profetica: i radicali italiani prendono la questione transgender alla lettera, applicandola ai loro stessi corpi, in particolare a quelli dei candidati parlamentari praticamente già eletti. venerdì scorso Emma Bonino firmava l'accordo con Veltroni per 9 candidati radicali nelle liste del Pd, annunciando che la grande maggioranza sarebbero state donne. le prime indiscrezioni delle agenzie di stampa davano il rapporto addirittura 7 a 2.

ma il giorno dopo sabato primo marzo il rapporto scendeva a 6-3, con Mina Welby (seraficamente disinteressata) sacrificata per il radicale di plastica Marco Beltrandi. il giorno dopo domenica 2 marzo il rapporto scendeva a 5-4, con Mirella Parachini trombata a favore dell'affamato Maurizio Turco. oggi lunedì 3 marzo ha visto Michele De Lucia disperato nel cercare di togliere lo sgabello da sotto il culo della Zamparutti. nel qual caso: 4 femmine e 5 maschi (beh insomma, sempre al criterio dell'anatomia ci stiamo limitando...)

previsioni a medio termine per la settimana: martedì diminuzione della pressione elettorale femminile a tre donne contro 6 maschi. mercoledì due contro 7, giovedì resta Bonino e il resto cazzi, venerdì si scopre che anche Bonino è un vero uomo. sabato la quota di parlamentari radicali sale a 10, tutti maschi, perché le donne sono -1 = totale 9. domenica vengono tutti operati d'urgenza in chirurgia plastica per cambiarne il sesso. lunedì prossimo presentazione delle liste: tutte donne.

nel frattempo il buon Malvino lancia la proposta provocatoria di non votare i radicali nel Pd in quanto non farebbe danno: tanto sono già eletti comunque in ogni caso. aggiunge cinicamente che, in considerazione della prevedibile sconfitta del Pd, quanti meno deputati questo avesse nell'insieme tanta più visibilità avrebbero gli eletti radicali in rapporto al totale. questo aspetto del suo ragionamento ritengo non solo cinico ma un po' capzioso e mica tanto vincente se poi il Pd fa una grossa coalizione veltrusconiana col Pdl, come è tutt'altro che improbabile, ahinoi...
Capitolo 18 - 1978
FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI

"La maggior parte dei parlamentari italiani vengono chiamati in aula soltanto per alzare la mano. Hanno un solo dovere: essere muti. Perché? Non si chiama Parlamento?". Pannella si lamenta col Messaggero, in un'intervista del '78, del ruolo cui è scaduta la Camera. "Noi quattro deputati radicali parliamo troppo? Può darsi. Parleremmo di meno se loro parlassero di più. Sul Concordato stavano per chiudere in sei ore: è durata sette giorni. Ma ormai in Parlamento si trascrivono ordini presi in extremis dai partiti. Da qui leggi precarie, fragili, pessime, impraticabili, che poi si devono rifare".

Il culmine della polemica contro l'"esproprio del Parlamento da parte della partitocrazia" Pannella lo raggiunge nell'aprile '78, quando durante il sequestro Moro il governo non concede il dibattito richiesto a gran voce dai radicali. "Avevano bisogno di Moro morto", accusa Pannella. Un altro attacco del deputato radicale è sui conti dello Stato: "Il regime della menzogna democristiano trucca i bilanci per ingannare il Paese".

Nel gennaio '78 Pannella annuncia le proprie dimissioni dalla Camera per protesta contro la crisi "extraparlamentare" del governo Andreotti. Poi le ritira dopo la solidarietà ricevuta dagli altri gruppi parlamentari. Enzo Biagi sul Corriere della Sera lo prende in giro con un commento intitolato Pannella addio, anzi arrivederci. Non l'avesse mai fatto. Il capo radicale scrive al Corriere, furibondo: "La piaggeria è la seconda natura di Biagi. La sua satira è un servizio alla Patria, come la naia per un SS prussiano. È una satira che scende dal Palazzo verso la piazza, dal letto del sovrano al marciapiede dei villani e al carcere dei ribelli. Biagi è un decotto di malva. Arrivederci in tribunale".

In febbraio arriva una bella batosta. La Corte costituzionale dichiara illegittimi quattro degli otto referendum richiesti l'anno prima: quello contro il Concordato (con la scusa che è un trattato internazionale), quelli contro tribunali e codici militari, e quello contro i reati d'opinione. In quegli stessi giorni 113 membri di Ordine nuovo, fra cui numerosi assassini e teppisti, sono assolti dall'accusa di ricostituzione del partito fascista. "Ma i partiti, i sindacati e i giornali che ora lanciano grida belluine di dolore", si sfoga Pannella, "sono gli stessi che da trent'anni trovano normale che la Repubblica sia inchiodata a leggi fasciste, dal codice penale Rocco a quelli militari e al Concordato, e anzi le aggravano. Ci si risparmi la cialtronata di processi per ricostituzione del Pnf da parte di chi ha sacralizzato le sue leggi, imponendole all'ltalia per 33 anni mentre il fascismo era riuscito a mantenerle per molto meno".

Dei referendum superstiti, altri due vengono evitati con leggi approvate all'ultimo momento: inquirente e manicomi. "Ma questa è una Repubblica fondata sul peculato", esclama Pannella durante il dibattito sull'Inquirente. Si va così a votare nel giugno '78 soltanto sul finanziamento statale ai partiti e sulla legge Reale per l'ordine pubblico. A sorpresa, il 44% degli italiani dice sì all'abrogazione dei soldi ai partiti, e il 23% si oppone alla legge Reale (nonostante sia passato appena un mese dall'assassinio di Moro). Contro il finanziamento pubblico si erano espressi solo Pr, Dp, Pli e Msi: è evidente quindi che milioni di elettori hanno disubbidito alle indicazioni dei propri partiti. Tutte le grandi città del Nord bocciano il finanziamento pubblico.

Per i radicali è un successo. Dopo pochi giorni il presidente dc Leone è costretto a dimettersi, sull'onda di una campagna per lo scandalo Lockheed condotta da Camilla Cederna con un libro e da Melega sull'Espresso. Al Quirinale sale Sandro Pertini: "Un uomo impossibile che è impossibile non amare: solo gli uomini di cattivo carattere hanno carattere", commenta Pannella. Il quale però si lamenta della censura di cui è vittima: "Almeno un tempo la gente era cosciente, sapeva di non sapere di noi. Adesso invece nessuno può immaginare che la distorsione delle nostre posizioni sia così continua". Un esempio? "Nel '76 dicevamo che i conti del nuovo aereo militare Tornado erano falsi, che invece di sette miliardi ne sarebbe costato 14, e che probabilmente sarebbe arrivato a 2l. Tutti attaccavano la nostra "demagogia". Passati due anni, oggi siamo già a 24 miliardi".

I1 18 maggio '78, a una tribuna del referendum di Jader Jacobelli in tv, i radicali inscenano uno spettacolo che rimarrà nella storia della televisione: Pannella, la Bonino, Mellini e Spadaccia si fanno riprendere imbavagliati con cartelli di protesta. È il più lungo silenzio mai messo in onda da una tv: 24 interminabili minuti, dalle 20.53 alle 2l.17. La Rai riceve centinaia di telefonata di spettatori allibiti. "I radicali hanno violato le regole fondamentali della comunicazione, perché hanno mescolato politica e spettacolo", commenta il massmediologo Gianfranco Bettetini. "Non è vero che politica e arte sono mondi separati e incomunicabili: in America non lo sono", corregge Eco. E Sabino Acquaviva: "Pannella ha sovvertito i rituali della classe politica". "Trovata geniale", ammette Scalfari.

Isolati sui mass-media, i radicali lo sono di meno nel Paese. "Né con lo Stato, né con le Brigate Rosse": la celebre frase di Sciascia durante il sequestro Moro riflette anche le loro posizioni. E il "partito della trattativa" comprende pure il Psi. In primavera l'Aglietta viene sorteggiata come giurata per il processo di Torino contro i capi Br. Molti giudici popolari rifiutano per paura, lei accetta. Nell'aprile '78, al convegno sull'Antagonista radicale, partecipano intellettuali attratti dall'anticonformismo del Pr come Gianni Vattimo, oltre ai simpatizzanti di sempre Panebianco e Rodotà.

In maggio i deputati radicali presentano 2800 emendamenti contro l'ultimo decreto antiterrorismo: "In questo momento di demagogia e qualunquismo", dichiara Pannella, "nei quale Almirante e Ugo La Malfa parlano di pena di morte, abbiamo il dovere di ricordare che Cesare Beccaria due secoli fa aveva ragione: è la certezza della pena, non la sua entità, che funziona da deterrente". In agosto la marcia antimilitarista si svolge in Catalogna. In autunno Pannella partecipa alle elezioni regionali in Trentino-Alto Adige nella lista di Nuova sinistra con gli ex Lotta Continua Alexander Langer e Marco Boato, e alle comunali di Trieste con il simbolo radicale che ottiene il 6%.

Al congresso del Pr a Bari nel novembre '78 gli iscritti sono calati a 1900. Viene eletto segretario l'obiettore di coscienza francese Jean Fabre, in vista delle elezioni europee del '79. "Siamo un partito di lingua italiana, almeno per ora", spiega Pannella sul Giorno, "ma non un partito "interno" allo Stato italiano: vi sono già strutture radicali belghe, francesi, catalane. C'è un vescovo di Roma di anagrafe polacca, e ora c'è anche un segretario di partito di anagrafe francese, che può essere arrestato da un momento all'altro dall'Interpol per obiezione".

Quando Giovanni Paolo II diventa Papa, Pannella commenta: "Dio ce l'ha dato, guai a chi me lo tocca". Sta già meditando l'inversione a U dell'anno seguente, quando da anticlericale si trasformerà in supplice di una parola del Papa sulla fame nel mondo? In ogni caso, dopo che al congresso il Pr decide di dare il proprio finanziamento pubblico a soggetti "esterni" al partito (Radio radicale, Amici della Terra, Centro giuridico Calamandrei), Pannella si appresta ancora una volta, "con un canestro di parole nuove, a coltivare nuove aiuole": così lo dipinse De Gregori nella canzone che gli dedicò nel '75, Il signor Hood. "A M. con autonomia", c'è scritto sulla copertina dell'album Rimmel, uno dei più belli del cantautore romano.

Nel '78 Pannella torna sotto i flash di Novella 2000, che lo ritrae "assieme a una donna misteriosa". Lui fa precisare con un comunicato ufficiale del Pr che quella donna non è altro che Mirella Parachini, sua compagna da quattro anni.
Capitolo 27 - 1987
CICCIOLINA

All'inizio era sembrata una buona idea. Nel settembre '86 Carlo Romeo, giornalista di Teleroma 56, d'accordo con l'amministratore delegato Stanzani, per alzare gli indici d'ascolto invita sugli schermi della tv radicale Ilona Staller, 36 anni, in arte Cicciolina: un'attrice porno ungherese che nei suoi spettacoli dal vivo arriva a farsi penetrare fisicamente dagli spettatori (i "cicciolini"), sollevando grandi entusiasmi. In tv la Staller si limita a "mostrare la tettina", altra sua mossa tipica graditissima dagli aficionados.

Qualche settimana dopo Cicciolina, riconoscente, diventa una dei nuovi 10mila iscritti radicali. Lo scandalo è relativo, in un partito che accoglie senza problemi il capo 'ndrangheta Piromalli o il killer sventratore (delle budella di Francis Turatello) Vincenzo Andraus. E poi, "meglio le luci rosse dei fondi neri", scherza Spadaccia.

Nel maggio '87 si va a elezioni politiche anticipate. La Staller chiede di candidarsi, e il Pr la inserisce agli ultimi posti della lista nel collegio laziale, in rigoroso ordine alfabetico. La campagna di Cicciolina, però, è martellante: il suo agente Riccardo Schicchi contravviene alla tradizione radicale che non prevede propaganda individuale per i candidati, tappezza Roma di manifesti e fa "mostrare la tettina" alla sua bionda pornostar in ogni angolo di strada, provocando ingorghi nel centro della capitale.

Pannella è furibondo. Non con Cicciolina: anzi, è stato lui a dare il permesso di candidarla, contro le resistenze del segretario Negri e di Rutelli, giovani "prudes". "Io e Ilona siamo entrambi due eccentrici, sospetti di mercificare il corpo e i sentimenti", dichiara all'Espresso. Spregiudicato incorreggibile, cerca di candidare anche Licio Gelli, per farlo tornare in Italia. Ma giornali e tv di tutto il mondo puntano i riflettori sulla Staller, la fotografano, la intervistano, la mettono in copertina seminuda. Ormai è lei la candidata-simbolo radicale, come lo erano stati Sciascia, Toni Negri o Tortora.

"Per voi contano più le tette dei cervelli", ruggisce Pannella contro i giornalisti, "Scalfari non mi metteva in prima pagina su Repubblica da quattro anni e adesso mi dedica addirittura un fondo per darmi del fascista. E perché? Per la Cicciolina". La quale alla fine viene eletta, scavalcando tutti i capilista radicali a Roma tranne Pannella.

"Ancora una volta una candidatura "scandalosa" gli è scoppiata tra le mani, sottolineando il carattere d'azzardo e di scena per la scena del metodo radicale di far politica", commenta Mellini nel suo libro Il partito che non c'era (ed. Adriatica, Ancona, 1992). "Lo sberleffo che con il voto a Cicciolina tanti elettori avevano inteso fare al regime e ai partiti si è tradotto in uno sberleffo al partito radicale". Per colpa (o per merito?) di Cicciolina i radicali non entrano al governo e Pannella non diventa ministro. "Mi dispiace, la Dc ha posto il veto", gli dice Craxi.

Sfumano così nell'estate '87, con quel misero 2,6% ottenuto alle politiche, le speranze di un anno che era invece cominciato bene. Raggiunto l'obiettivo dei 15mila iscritti entro gennaio, il congresso radicale di febbraio registra un incasso record di due miliardi solo per le tessere. Prestigiose le nuove adesioni: i premi Nobel Rita Levi Montalcini, Vassili Leontief, Eugène Ionesco e George Wald, i dissidenti sovietici Leonid Pliusch, Natan Sharanski e Vladimir Bukovski, il francese Marek Halter, il ministro degli Esteri del Burkina Faso Basil Guissou: il Pr comincia a "transnazionalizzarsi".

L'Espresso dedica alla "resurrezione" di Pannella una tavola rotonda con il direttore Giovanni Valentini, il vice Maurizio De Luca e Guido Quaranta. Il leader radicale si proclama verde ("Già nel marzo '56 feci un comizio per la chiusura del centro di Roma alle auto") e spara bordate contro i pacifisti: "I comunisti organizzavano le marce su Comiso e contemporaneamente facevano passare in Parlamento gli aumenti ai bilanci militari". Allora meglio Piccoli, presentatore della legge contro la fame, della Castellina? "È aberrante far scendere in piazza i ragazzi delle scuole, generazione dopo generazione, contro la paura della morte atomica domani, e non far nulla contro lo sterminio per fame ora".

In vista delle elezioni Pannella propone a Psi, Psdi e verdi di presentarsi uniti al Senato: "Passeremmo da 63 a 83 seggi con gli stessi voti. Altrimenti, per eleggere un senatore radicale occorrono 700mila voti, mentre per un dc ne bastano 80mila". Come candidati per queste liste "laiche" il leader radicale propone Sciascia, Massimo Severo Giannini e, sorpresa, Gianfranco Miglio, futuro cervello della Lega Nord. Poi l'accordo si farà, ma limitato al Trentino con il verde Marco Boato. I radicali comunque, alleati in molte regioni a socialisti e socialdemocratici, portano in Senato Spadaccia, Corleone e Strik Lievers.

Ma se presentate candidati comuni con partiti di governo vuol dire che entrate nella maggioranza, obietta l'Espresso. "Nient'affatto, non entriamo da nessuna parte", risponde Pannella, "stiamo con chi ci sta. Il divorzio l'abbiamo ottenuto con il socialista Fortuna e il liberale Baslini. Dal '46 il quoziente reazionario, populista e illiberale è spesso maggiore nelle opposizioni che nella maggioranza. Era la convinzione di Pannunzio, Ernesto Rossi, Arrigo Benedetti: resta la nostra. Sulla legge Reale il Pci fu più "fascista" del Msi. Sono contro il nucleare dal '77, e ho avuto per anni contro lo schieramento nuclearista guidato dal Pci di Andrea Margheri".

La guida della lotta contro la fame offerta a Piccoli significa che il fine giustifica i mezzi? "Al contrario: i mezzi prefigurano i fini. Per anni abbiamo incontrato in questa lotta solo la Chiesa. Per ottenere la firma di Piccoli noi non mettemmo affatto acqua nel nostro vino". E il referendum antigiudici è fatto per bloccarli? Con l'introduzione della responsabilità civile un magistrato non farebbe più inchieste pericolose. "Nella stessa misura in cui un ingegnere rifiuta di fare grandi dighe. Chirurghi grandi, operazioni rischiose".

Più "privata" un'intervista che nell'87 Pannella concede sul Giorno ad Adele Cambria. La quale gli dice: "Sei la dimostrazione più brillante e clamorosa che non occorre andare in tv per essere conosciuti". Risponde lui: "Sono un personaggio clamoroso forse, ignoto di sicuro. È come se di Pavarotti fosse permesso ascoltare al massimo un do di petto: un urlo da solo, fuori dal contesto, diventa un espressione folle, bestiale. E io sono la vostra bestia rara, il vostro buffone. Sono conosciuto, ma come? Il 90% della gente ride se sente parlare di Pannella. Sono l'unico politico che per tre anni e mezzo non è mai andato "in voce" nei tg e nei gr".

I radicali vogliono andare al potere? "Non ci interessa il potere, ma il governo. Il Pci non è al governo dal '47, ma ha un immenso potere. Craxi ha riconosciuto che i deputati radicali hanno un'alta professionalità. Ma Cicciomessere, Bonino, Negri, Rutelli, cioè acqua, sapone e coca-cola, tutti, hanno voglia a essere bravi: li censurano!". Cos'è il carisma? "È soltanto una lunga pazienza. È la costanza dell'attenzione, come Simone Weil definiva l'amicizia".

Poi Pannella spiega la relazione un po' misteriosa che lo lega alla sua compagna, la ginecologa Mirella Parachini: "Vivere alla luce del sole è il sistema migliore per non essere visti. Con Mirella viviamo assieme da 13 anni e ogni giorno sappiamo serenamente, teneramente, che può essere l'ultimo del nostro rapporto. Invece dura. Lei fa la pendolare con l'ospedale di Fondi, in provincia di Latina, e questo dimostra quanto potere abbiamo. Non ho mai tenuto nascosti gli altri che ho amato, che amo… Anzi, ho ostentato le mie amicizie con i compagni. La vita è amore, l'amore è dialogo, il dialogo include le carezze… E la nonviolenza delle carezze o è consapevole, o è mero consumo. Avremo figli? Non siamo interessati a perpetuare meramente la specie. Quindi la scelta di un figlio, se la faremo, significherà per noi due cambiare vita, per dare spazio a una terza persona".

Nel febbraio '87 Pannella digiuna dieci giorni (non accadeva dall'84) contro la sentenza della Corte costituzionale che respinge i referendunn sulla caccia. Ma scandalizza gli ecologisti con questa dichiarazione: "Il risparmio è la nostra più grande fonte d'energia. I politici italiani, però, sono incapaci sia di fare una politica nucleare, sia una politica energetica alternativa. Per noi l'atomo non è un tabù: permettiamo loro di costruire una centrale atomica in cambio di un piano energetico basato su fonti rinnovabili. Tanto, la Francia con le sue centrali nucleari è più vicina a Milano e Bologna di Palermo. L'Agip, su pressione di Romano Prodi e Beniamino Andreatta, ha comprato uranio per tremila miliardi, che è restato lì".

Il congresso radicale del febbraio '87 è, come sempre, un misto fra Piccadilly Circus e Copacabana. Vengono eletti tre presidenti al posto di Tortora: Domenico Modugno, Bruno Zevi e Pannella. Modugno riesce ad alzarsi dalla carrozzella e canta Volare. C'è anche Armando Verdiglione, appena scarcerato. Il santone indiano Bagwan Rajneesh invita i suoi adepti a iscriversi al Pr. Lo fanno Andrea "Majid" Valcarenghi, già radicale negli anni '60, e 300 "arancioni" italiani. L'obiettivo politico deciso dal congresso è: sistema maggioritario entro tre anni (ce ne vorranno il doppio per arrivare alla legge Mattarella).

"I radicali sono vecchi goliardi, un piccolo gruppo di professionisti della politica che ne conoscono alla perfezione i meandri, i giochi, le trappole e i sotterfugi. Si presenteranno alle elezioni? Non si sa", scrive Repubblica con un editoriale anonimo. Il giorno dopo Pannella precisa: "Non ho mai detto a Modugno "Alzati e canta"".

Pannella, perché sei così amico di Craxi?, gli chiede il Mondo. Risposta: "Nei buoni western quando due cavalieri s'incontrano nessuno chiede all'altro da dove viene e dove termina il suo viaggio. Si galoppa insieme per un tratto di strada. Quanto a Craxi, nei film di John Ford è sempre l'uomo con la faccia e le mani sporche, l'ex brigante, a salvare la diligenza dall'assalto degli indiani. In questo io e Craxi siamo molto simili".

Intanto, però, la permanenza quadriennale del segretario socialista a palazzo Chigi è terminata. La Dc si è riappropriata della presidenza del Consiglio con l'eterno Fanfani. Marco, vuoi tu Bettino in sposo? Psi, titola beffardo l'Europeo un articolo di Luigi Irdi. "È Pannella il vero regista della crisi del governo Fanfani", si lamenta il dc Mino Martinazzoli. "Perché guardate dal buco della serratura?", replica il capo radicale, "con il Psi abbiamo semplici convergenze, tutto qui. Ma su altre cose non andiamo d'accordo: Concordato, Olp…"

Inizia la propaganda elettorale. Gianni Riotta sulla Stampa descrive cosi Pannella in una tribuna su Canale 5: "È un politico vestito di blu preoccupato di arricchire il proprio albero genealogico. Ai nuovi eretici, i verdi, tocca una pacca bonaria, poveri untorelli: "Devono fare molta esperienza e molta scuola". Elegante, come a irridere gli ecologisti, Pannella si accende quindi una sigaretta. E dialoga a tu per tu con i grandi della Repubblica: "Nel '59 personalmente ebbi una risposta sprezzante e stalinista da Togliatti, e ruppi provvisoriamente una solidarietà profonda con Ugo La Malfa". Pannella era un profeta, oggi appare come un papa, come l'unico carismatico telepredicatore d'Italia".

"Non avete idea di che cosa sia capace quest'uomo che suscita odi e amori esagerati. Stargli appresso una giornata equivale a un lento suicidio. Alla fine gli ho promesso, per sfinimento, che voterò per lui", scrive Feltri, inviato dal Corriere della Sera a seguire la campagna elettorale di Pannella. Sveglia alle sette. "Sono andato a letto alle quattro, tre ore di sonno in questo periodo devono bastare", dice il capo radicale. "A Panne', 'ndo sta a bonona?", gli chiedono di Cicciolina i passanti. Lui prende un jet privato per Palermo, scassatissimo: "Costa meno". Anche in Sicilia la gente lo riconosce per strada e gli batte le mani. "È più popolare di Gei Ar", commenta Feltri. "Ci dicono buffoni per la Cicciolina? Meglio che criminali", grida Pannella al comizio.

A Palermo nell'87 il Pr prende il 5,8%. È il miglior risultato d'ltalia dopo Cagliari e Torino. Roma e Trieste, tradizionali roccaforti radicali, sono al 5,7. In ribasso a Milano: soltanto il 4,1%. Ci saranno polemiche sugli exploit di Pannella e Martelli in Sicilia: "I mafiosi li hanno fatti votare per aiutarli nella polemica contro i giudici", accuserà qualcuno.

Vengono eletti tredici deputati radicali: Pannella, Faccio, Bonino, Rutelli, Teodori, Stanzani, Giovanni Negri, Modugno, Bruno Zevi, Ilona Staller, Alberto Bertuzzi, Luigi D'Amato (direttore del Giornale d'Italia) ed Emilio Vesce (caso 7 aprile). Poi subentreranno Mellini, Calderisi, il generale Ambrogio Viviani, Cicciomessere, Tessari, René Andreani e il chirurgo Gaetano Azzolina.

Nell'estate '87 Pannella propone un governo a sette ("eptapartito") con ministri radicali e verdi, De Mita presidente e Craxi agli Esteri. Dc e Psi non accettano. E lui rompe con i socialisti: "Non hanno iniziative che non siano di potere o di corridoio". In agosto, nuovo duello con Muccioli in tv: "Parli dall'alto dei tuoi miliardi", dice al santone di San Patrignano. Poi se ne va a Bruxelles. In autunno non partecipa alla campagna referendaria, preferisce battersi per gli armeni all'Europarlamento.

I referendum antinucleari, per la responsabilità civile dei magistrati e contro la commissione inquirente vincono in novembre con l'80% dei voti. "Ma in Italia ormai fare politica è impossibile, c'è solo partitismo", si lamenta. Il suo nuovo sogno è il partito radicale internazionale. "Il Pr lo vive come un Dio e come un incubo", nota Fiamma Nirenstein su Epoca. Nel dicembre '87 Pannella attacca Segni, "perché ha affossato la Lega per la riforma elettorale uninominale anglosassone". Anche Craxi non vuole il metodo maggioritario. "Ma Martelli, che è pur sempre il vicesegretario del Psi, è con noi". Ancora per poco.
Capitolo 32 - 1992
LISTA PANNELLA

I1 10 gennaio, al congresso radicale, Gramellini della Stampa intervista Mirella Parachini, 38 anni, compagna di Pannella da venti, ginecologa. È iscritta anche lei al Pr dal '74. "Com'è Marco da vicino? Esattamente come appare. A Roma si dice: "Nun ce fa, ce è"". Anche a casa si lamenta sempre come in tv? "Un po' lamentoso lo è di carattere. Ma non ha tutti i torti. Ai funerali degli osservatori Cee in Jugoslavia, per esempio, era vicino a Cossiga. Bisogna essere proprio dei bravi cameramen per riuscire a inquadrare il presidente e lasciar fuori lui! Io detesto i digiuni. Quando lui ne fa uno ci sediamo insieme in cucina: io mangio e lui parla. Il digiuno lo addolcisce. Con lui ho vinto solo una volta: a casa ho fatto installare il telefono che lui non voleva. A me sembrava una follia, ma adesso ha anche il cellulare".

Gli altri leader radicali accusano Pannella di scegliersi collaboratori inoffensivi. "È un'accusa di sempre. Anche di quando i collaboratori erano gli stessi che oggi lo criticano". Farete figli? "Un figlio non gli manca, e va bene così. Certi personaggi è meglio non facciano figli. Gandhi trattò il suo come l'ultima scarpa della Terra". È egocentrico? "È di una generosità spaventosa. Con quelli che stanno già dalla sua parte, però, diventa meno disponibile. Gli piace sedurre, più che conservare". E lei è gelosa del Pannella seduttore? "Sì, da morire. E lui è geloso di me. Anche se non lo ammetterà mai".

Pannella non ammette neanche di aver fatto il vuoto attorno a sé, con il suo tormentone sul "partito radicale transnazionale": "Fornisce soltanto l'occasione e il denaro per qualche viaggio gratis in Europa occidentale ad alcuni più o meno noti e credibili "radicali" di altri Paesi", sbotta Mellini. Il quale si è ormai allontanato dal partito, assieme a quasi tutti i dirigenti più noti: Spadaccia, Teodori, Aglietta, Rutelli, Negri. "Non esistono più le condizioni soggettive (personali e interpersonali) e oggettive (di praticabilità della lotta politica) perché un impegno politico sia produttivo e non illusorio. Mi dimetto da tutto, se no finisce che litigo con Marco", dichiara Spadaccia, e torna a fare il giornalista.

"Il partito radicale è soltanto un supporto per i virtuosismi personali di Pannella", commenta amaro Mellini. E poiché il Pr non si presenta più alle elezioni, come deciso nell'88, in vista delle politiche dell'aprile '92 i big radicali si disseminano in varie liste, com'è già accaduto per le europee dell'89. I filoni sono tre. Rutelli, Aglietta, Corleone, Tessari e Vesce si mettono con i verdi. Teodori, Negri e Calderisi fondano una Lista referendaria con i professori Massimo Severo Giannini ed Ernesto Galli della Loggia. L’accordo tacito è che i radicali appoggino quest’ultima formazione. Invece Pannella all’ultimo momento dà vita alla Lista Pannella, assieme a Bonino, Cicciomessere, Vigevano, Stanzani e Taradash.

Per evitare di dover raccogliere le firme necessarie alla presentazione, Pannella presta il simbolo radicale della rosa in pugno alla Lista referendaria, che lo inserisce in piccolo nel suo stemma, e per sé usa il marchio degli antiproibizionisti. È la prima volta al mondo che un partito prende il nome del suo leader. Nemmeno i gollisti francesi hanno osato tanto.

Ma perché tanti vecchi amici ti hanno abbandonato?, chiede Giancarlo Perna dell'Europeo a Pannella. "La lunghezza delle mie amicizie è la mia fierezza", risponde lui. "Spadaccia aveva 18 anni quando l'ho conosciuto, 55 quando se n'è andato. Teodori aveva 14 all'inizio, 52 alla fine. Negri 18 e ne ha 35. Rutelli 20 e ne ha 38. La vita separa. È già un miracolo che sia andata così. Ci si può stancare. Loro, non io".

Alle elezioni del 5 aprile '92 la Lista referendaria non riesce a raggiungere il quorum minimo. Teodori torna all'insegnamento universitario. Negri si fa assumere dall'Indipendente di Feltri, dove Teodori è editorialista. Rutelli diventa deputato e presidente del gruppo verde. La Lista Pannella ottiene mezzo milione di voti, l'1,2% e sette deputati: Pannella stesso, Bonino, Cicciomessere, Taradash, Elio Vito, Pio Rapagnà e Gianni Elsner (direttore della radio privata romana Dimensione Zero, il quale però abbandona subito i compagni).

Sedici anni dopo il primo arrivo in Parlamento, insomma, Pannella ottiene lo stesso magro risultato del debutto. Unico miglioramento, le sue preferenze: 45mila a Roma (contro le 22mila del '76) e 29mila a Milano (contro le 28mila del '79). E questo proprio mentre crollano i partiti storici, la Lega (in cui molti dirigenti sono ex votanti radicali) prende il 20% al Nord, e si creano grossi spazi per gli oppositori.

Ma Pannella non è lì a raccogliere i frutti di quarant'anni all'opposizione. Perché? "È perseguitato da un oscuro "cupio dissolvi"", scrive Luigi Irdi sull'Europeo, "quando il grande successo è a portata di mano, appena la corona gli si posa sul capo, ecco che subentra il disgusto del risultato, la noia dell'ovvietà o forse un misterioso ribrezzo per l'azione politica organizzata".

"In realtà, nonostante sia circondato da giovani che lo idolatrano, da uomini che ne subiscono il fascino e da donne che lo adorano, Pannella dà l'impressione di essere un uomo profondamente solo", scrive Massimo Fini. "Non ha amici: ha compagni di fede, che è una cosa diversa. Ma non dev'essere una condizione che gli pesa, perché Pannella è uno di quegli uomini che bastano a se stessi, che vivono delle proprie idee, delle proprie azioni, delle proprie parole, che godono di sé, che non hanno un vero bisogno degli altri se non come specchio, palcoscenico, platea". Continua Fini: "Del resto, Pannella è un uomo incapace di veri abbandoni, di lasciarsi andare agli altri, di sfuggire, anche nei momenti più nascosti e notturni, al suo pensiero dominante: la politica, il mostro onnivoro che ne ha divorato l'esistenza".

Ma Pannella dalla politica è ripagato. Chi, se non lui, è stato infatti l'artefice, nel maggio '92, dell'elezione di Scalfaro al Quirinale? Soltanto i radicali puntano fin dall'inizio, dalla prima votazione, sul "Pertini cattolico". Poco a poco, cadono come birilli le candidature di Andreotti, di Craxi, di Forlani ("Forlanescu", lo soprannomina Pannella a causa del penchant per la pena di morte del segretario dc). E alla fine, dopo l'assassinio di Giovanni Falcone, Scalfaro trionfa.

Intanto, nel febbraio '92 il giudice di Milano Antonio Di Pietro dà il via all'inchiesta Mani pulite, che travolge in pochi mesi tutto il vecchio sistema politico. Ma i radicali guardano all’estero. Scrive Pannella sul Giorno diretto dall'ex giornalista di radio radicale Paolo Liguori: "Dico no a questa Europa, che nei Balcani sta meritando solo disprezzo. La Cee è sempre meno federalista e democratica, e sempre più tecnocratica. Il Parlamento europeo è un alibi, le vere scelte sono compiute dai burocrati dei grandi complessi militar-industriali, agroalimentari e finanziari operanti nel mondo".

Dal mondo a Ostia: nell’agosto '92 Pannella viene eletto presidente della circoscrizione di Ostia (che fa parte del Comune di Roma), e annuncia subito che ci starà soltanto cento giorni per "far pulizia". È il primo incarico di governo per il 62enne Pannella, e alla fine tutti lo lodano. Ecco come tratta uno dei suoi collaboratori: "Robi, questa cosa o la fai o non la fai. Non dirmi "la sto facendo". Con me i gerundi sono aboliti, perché possono durare una vita".

Nel settembre '92 Martelli, prima di essere travolto da Tangentopoli, si emancipa da Craxi e propone alla sinistra una "federazione democratica". Pannella lo prende in giro: "Alla mia età non c'è posto per me nel suo harem del quale, in questo suo abbandono della monogamia, mi invita a far parte", dichiara a Pierluigi Battista della Stampa. In quei giorni il governo del socialista Giuliano Amato impone, dopo la svalutazione del 30% della lira, una stangata memorabile ai contribuenti italiani. I sindacati protestano, ma Pannella va in tv a Milano, Italia di Gad Lerner e si fa intervistare da Ferrara sul Corriere deila Sera: "La stangata è inevitabile, la rivolta è plebea", sostiene.

Pannella governativo? Eppure in ottobre il capo radicale guida una marcia contro la Rai, ancora in mano al Psi e alla Dc del direttore generale Gianni Pasquarelli. "Marcio contro il marcio", proclama, 18 anni dopo il primo corteo anti Rai col quale fece fuori Bernabei. E, controcorrente, trova del marcio anche fra gli osannati giudici: "Tranne il "crumiro" Di Pietro, uno dei pochi in Italia che non fece uno sciopero corporativo dell'Associazione magistrati, e il "fascista" Paolo Borsellino, quanti degli altri magistrari italiani hanno affrontato seriamente tangenti e mafia? Su cento procure finora soltanto dieci si sono mosse. La Rai è arrivata a cancellare le immagini del segretario missino Gianfranco Fini dal funerale di Borsellino, che pena.

"La beatificazione di Caponnetto mi sembra invece fatta in vita, per fortuna. Oggi però la Rete, della quale Caponnetto è militante, rappresenta la vecchia sottocultura incivile italiana della caccia alle streghe, dei linciaggi, degli anatemi, dei sospetti. In Gran Breragna gli editori accantonano ogni anno 300 miliardi di lire per risarcire le lesioni di immagine al cittadino. In Italia invece il diritto alla propria reputazione è stato massacrato per decenni da tutti i giudici".

Nell'autunno '92 Pannella è attivissimo. Convince Bossi a schierarsi per il metodo elettorale maggioritario uninominale, su cui si svolgerà il referendum nella primavera '93. Convince il presidente del Consiglio Amato a ripudiare la legge sulla droga voluta da Craxi. Vota il suo primo sì a un governo. Va e viene da palazzo Chigi, si consulta con Amato, lo consiglia, difende quello che soltanto un anno prima aveva definito "piccolo Rasputin di periferia".

"Patetico feeling da seconda giovinezza", lo critica Quaranta sull'Espresso, "Pannella adesso è più pingue di Kohl, sfoggia il doppiopetto blu e si batte per far diventare viceministro la Bonino". Ma anche lui è in corsa. Ministro? Commissario Cee? "Con tanti stronzi che fanno i ministri", commenta fulmineo il dc Sbardella, "che male ci sarebbe se lo diventasse pure lui?". Il socialista Giusi La Ganga invece assicura: "Pannella è in preda a un delirio di potere".

Il leader radicale impazza su tv e giornali. Finisce persino su Scherzi a parte, programma della Fininvest, alle prese con un finto tassista razzista che infligge scosse elettriche ai marocchini lavavetri. E allora lui ne approfitta: come nell'86, lancia lo slogan "30mila iscritti o il Pr chiude". Tutti in fila dietro al pifferaio magico, titola l'Europeo che lo mette in copertina e gli dedica ben sette pagine in apertura di giornale: "Oggi Pannella amministra un'orchestra di cui egli stesso è direttore, primo violino, controfagotto e percussionista", scrive Irdi, "e radio radicale è contemporaneamente considerata "servizio pubblico", incassando così venti miliardi di fondi statali in tre anni, e organo della Lista Pannella, incamerando altri sei miliardi all'anno come organo di partito".

Ma Marco, come sempre, si lamenta: "Una settimana fa il sindaco di Sarajevo si è iscritto al partito radicale, ma non fa notizia, una nostra iscritta jugoslava è stata uccisa mentre portava soccorsi alla Bosnia: silenzio". E allora perché sostiene il governo? "Perché non ce n'è un altro possibile. È il primo governo che fa qualcosa di serio per ridurre il deficit. I mercati non reggerebbero a un solo giorno di crisi. Come gli inglesi hanno un riflesso monarchico nei momenti cruciali, io ho un riflesso repubblicano".

Pannella superstar risulta di nuovo in testa ai sondaggi di gradimento dei politici, anche fra i giovani. Ma il 14 dicembre '92 si vota per le comunali a Monza, Varese e Fiumicino (Roma), dove lui si presenta di persona o con la Lista omonima. Niente da fare: non supera il 5% dei voti.