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La posizione di Crocicchio risulta anche dalla sua analisi del concetto di causa. Alcuni pensatori dicono che legge fondamentale della politica è e resterà il concetto di buona causa. Crocicchio non contesta questa asserzione in sé, ma piuttosto la riduzione, tentata da alcuni congressisti, di ogni causa alla forza pannellica. Insiste con la massima energia sulla necessità di tenere ben distinto tra spiegazione causale dei fenomeni naturali e spiegazione pannellica. Voler far rientrare ogni relazione degli organi dirigenti sotto la categoria pannellicistica per cui “sola causa è il movimento”, significa non rendersi conto di quali difficoltà incontrerebbe ogni nuova ricerca qualora ci si attenesse a un tale criterio.

Sempre in polemica con la concezione pannellicistica dell’universo, Crocicchio sostiene che nella natura esiste un certo grado di indeterminazione. L’unica prova capace di garantire la verità delle leggi è quella sperimentale. Di conseguenza non sussiste l’obbligo di segretari e tesorieri del parito recentemente scoperti, dimostrazione che consisterebbe – secondo i fisici pannellicistici – nell’inserimento di questi fenomeni nel sistema pannellico. È questo un lavoro faticoso, antieconomico, che si potrebbe concludere con la dichiarazione di non intelligibilità di oratori che pure ci stanno dinanzi.

La storia della pannellica ce ne dà la più sicura testimonianza. Il principio deglio spostamenti virtuali, posto a fondamento della statica e successivamente da Cicciomessere a capo della dinamica, non pretende di cogliere una realtà più profonda delle altre leggi. Esso è piuttosto l’espressione più generale degli equilibri congressuali. Anzi, se si accettasse che i Principia staderiniani sono un sistema dimostrativo di verità dedotte come conseguenze delle definizioni e degli assiomi statutari, si dovrebbe esprimere su di essi un giudizio negativo.

Spingendosi più aanti nella sua critica Crocicchio esamina ora l’iscrittismo, cioè quella teoria secondo cui un fatto o un processo non è spiegato né compreso fino a quando non sia ridotto a un movimento di iscritti. Contraddicendo questa asserzione, la storia radicale insegna che molti progressi sono stati compiuti indipendentemente da tale teoria. Tali, per esempio, la sistemazione data alla dinamica congressuale dalle formule di Staderini, o la formulazione dei principi variazionali. Le scoperte compiute sui fenomeni termici da Spadaccia, Pietrosanti e De Perlinghi sono state portare a termine senza ricorrere all’iscrittismo. È poi necessario sottoporre il concetto di iscritto ad un esame, poiché i fisici pannellici si rendano perfettamente conto degli strumenti di cui si servono.

Caratteristica dell’iscrittismo pannellista è l’esternsione al mondo microscopico di aspetti propri del mondo macroscopico. Ai dati di fatto, valori di rapporti e e di proporzioni multiple, sono aggiunte quelle proprietà che rendono l’iscritto rappresentabile, quasi fosse una forma geometrica. Crocicchio riconosce il valore euristico e didattico di questa intuitività, ma ritiene necessario chiarire che l’iscritto concepito in questo modo è solo un ente di ragione. Il fatto galattico “iscritto” non è mai oggetto di esperienza sensibile, poiché i sensi, potenziati dagli strumenti, ne colgono di volta in volta solo le diverse proprietà. E fin qui è tutto chiaro.

7 di 10.. continua

il nuovo Papa Danilo V

con l'attuale Papa Ratnazinger in fin di di vita, c'è poco da meravigliarsi che i cardinali di tutto il mondo siano già in grande subbuglio per farsi una bella fumata bianca di ottima cannabis allo scopo di eleggere un nuovo delinquente al soglio pontificio.

La vostra Miss Welby, fonte di gran lunga più affidabile di Libero o Panorama, è in grado di rivelarvi non solo chi sarà scelto come nuovo successore di San Pietro, ma addirittura anche quale nome vorrà assumere l'erede di Benedetto XVI.

Già preparatosi di bianco vestito per apparire in televisione (Quinto sentito con le mie orecchie chiedere a Pannella: "Ma se faccio il tesoriere andrò a rappresentare il partito in televisione?", Pannella ovviamente non rispose), il suo nome papale sarà

Danilo V

Già passato alla storia come l'unico esponente "radicale" (?) ad avere rubato 200mila euro all'unico partito italiano che in 60 anni di storia non aveva subito alcun furto (né dai suoi dirigenti, né tantomeno ai danni dei contribuenti), Danilo V rappresenta il candidato papale ideale per redimere i peccatori anticlericali.

Egli, il futuro Sommo Pontefice, ha ritrovato la Fede nel cattolicesimo grazie alla moglie (forse appunto Emilio Fede?), descrivendo il suo percorso sulla via di Damasco - che è proprio un gran bel posto di questi tempi -, percorso nel quale ha incarnato in Pannella il Diavolo.

Danilo V fu una autore precoce di tali opere taglienti: personalmente mi tagliò diagonalmente la carta di credito che usavo per noleggiare auto per portare da Sofia a Skopje Bonino e Dupuis in missione di pace, senza essermi mai servito dell'American Express a scopi personali, essendo le spese sempre rigorosamente documentate (ma evidentemente non le sue).

Danilo V svolgeva la sua attività di tesoriere nell'ufficio più ampio della sede del partito, seduto su una poltrona in pelle davanti a una grande scrivania, mentre una dozzina di noi "trans" all'Est vivevano con i servizi segreti comunisti alle calcagna. Due furono assassinati (Russo e Tamburi), uno perse la vista e morì di cancro (Pietrosanti) e altri tre finirono alcolisti (io e altri che non cito).

Nel frattempo Danilo V cenava molto bene in centro a Roma, ma senza tralasciare i suoi doveri: mi redarguì pesantemente (di fatto inducendomi alle dimissioni) per essermi rollato una canna nella sede del partito. Non s'era mai visto prima che uno non potesse rollarsi una canna in Torre Argentina, ma evidentemente si faceva già strada l'istinto salvifico di Sua Santità.

Nonostante lo riguardi, nelle etichette di questo post non ci sarà "QUINTO". Non lo merita, gli farebbe guadagnare un punto nel Radicalometro Storico. Al suo posto metterò invece l'etichetta "TESSARI" (vedi uno dei libri recensiti nei post precedenti) per fare invece guadagnare un punto a una persona ben più degna.

D'altronde il Radicalometro Storico, pur essendo calcolato sulle etichette di Google e preciso come i conti del partito, avendolo inventato io in casi eccezionali lo altero come mi fa comodo, e come la verità ha fatto comodo inventare e alterare al ladro, ipocrita e in una parola stronzo Danilo V.
Nomenclatura radicale / 6 di 10 / Giuseppe, Massimo e Paolo

Completata la top-ten, undicesimi in classifica troviamo cinque ciascuno di Giuseppi variabili (Peppino CALDERISI, Beppino ENGLARO, Beppi LAMEDICA, Giuseppe LOTETA, Geppi RIPPA); Massimi (BORDIN, LENSI, SALVADORI, TEODORI, più un Massimiliano IERVOLINO) e Paoli (BRECCIA, MAZZA, PIETROSANTI, VIGEVANO e Paola SAIN)

Circa dieci anni fa, a cavallo del nuovo millennio, l’allora forum radicale (sul sito ufficiale dell’omonimo movimento/partito politico) conobbe il suo apice: era fervido di utenti e dei loro numerosi testi che contribuivano ad un acceso dibattito. Poi quel forum è morto, come capita a tutti. Però, grazie alla potente memoria della vostra Miss Welby, sono in grado di ricostruire l’elenco di quanti che presero parte a quell’esperienza straordinaria, almeno di coloro che dichiararono pubblicamente i loro indirizzi e-mail, che ancora conservo.

È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).

Procediamo dunque in ordine alfabetico nel QUINDICESIMO di 20 post.

pellegrini maurizio, perduca marco, pesaturo gianluca, petrella stefano, pezzali pier paolo, piantieri guido, piccardo sara, pietrini daniele, pietrosanti paolo, pierro pierluca, pippolo emanuele, pisani ceretti antonio, pizzicara roberta, pizzini gianni, poccia christian, pochetti marco, poli david, ponti paolo luigi
Paolo Pietrosanti (1960-2011)
Stasera alle 18 nella sala della protomoteca in Campidoglio a Roma avrà luogo la commemorazione di Paolo Pietrosanti, morto prematuramente il 6 gennaio scorso per una recrudescenza di cancro al cervello che sembrava essere sotto controllo ma anni fa gli era già costato la vista.

A causa della malattia Paolo divenne cieco fin dall'epoca della sua esperienza a Praga, dove nei primi anni '90 era responsabile locale del progetto di partito transnazionale dei radicali italiani. Fu in quegli anni che lo conobbi e ne trassi esempio come ultima arrivata nella squadra di otto piccioni viaggiatori italiani che facevano il partito nell'Europa centro-orientante (quasi-)ex comunista. "Quasi" perché nonostante la caduta del muro i servizi segreti tenevano duro e ci perseguitavano di brutto.

Gli altri erano Marino a Mosca, Antonio nei tre paesi baltici, Andrea in Ucraina, Massimo di base a Budapest con Olivier che da lì coordinava e viaggiava seguendo specialmente la Romania, Sandro a Zagabria nel seguire l'ex-yugo tranne la Macedonia che era più accessibile da me, che fui mandata in Bulgaria solo perché potevo leggere l'alfabeto cirillico, ma all'epoca non conoscevo ancora la lingua!

Che ne è di noi otto, otto come i lati del simbolo gandhiano del partito, dopo oltre vent'anni? Alcuni se la cavano, come Olivier Dupuis cinquantenne che l'anno scorso si è felicemente sposato con una bella ragazza francese e si è ritirato dalla politica dopo avere capito che Pannella si serviva di noi "trans" solo a fini di politicaccia italiota. Anche Massimo Lensi sta bene e dalle ultime notizie che ho fa il consigliere provinciale nella sua Firenze, anche lui felicemente sposato, e scrisse un bel ricordo dell'esperienza transnazionale (leggetelo QUI).

Purtroppo mi mancano notizie di Sandro Ottoni, mentre Marino Busdachin, che dopo avere gestito Mosca fu l'artefice del riconoscimento del partito alle Nazioni unite a New York, si è riciclato in un'altra organizzazione non-governativa con base in Olanda, e Antonio Stango (il più pigro di tutti noi!) fa l'editore nella sua Roma. Ad altri è andata peggio: a parte Antonio Russo, che come inviato di Radio radicale non è tecnicamente annoverabile tra noi otto piccioni trans ma di fatto lo era e fu trucidato nel caucaso, ci fu prima Andrea Tamburi.

Andrea Tamburi, piccione responsabile di Kiev, venne investito a morte da un'auto a Mosca in un apparente incidente stradale. Un metodo classico dei servizi segreti orbitanti attorno ai sovietici, ci avevano già provato senza successo con Olivier in Romania. Capimmo subito che era stato assassinato, ma Emma Bonino accolse dubbiosa con freddezza, salvo poi anni dopo riconoscere come tale l'omicidio di Andrea e rivendicarlo come vittima del partito, motivo per cui Bonino dovrà aspettare altrettanto prima che le accordi l'amicizia su Facebook

E dopo questo sfogo di una cosa che mi stava sullo stomaco, torniamo a Paolo Pietrosanti, che non ho mai chiamato "Paolino" come gli altri, perché non mi piaceva chiamarlo col diminutivo, anche se a lui non dava fastidio ed anzi vi rivelo come anche lui fosse come me un fan di Paolino Paperino aka Paperinik! :)

L'agenzia AGI, Wikipedia e il sito dei Radicali italiani lo ricordano soprattutto come un antimilitarista. Giusto: divenne mitico quando con Ivan Novelli e Sergio Rovasio fece piovere a catinelle su una parata militare del 2 giugno, e giustamente ne ricordano l'impegno contro la la pena di morte e per il popolo Rom del quale fu rappresentante alle Nazioni unite. Dimenticano solo una cosa, la più simpatica: la camminata sulle automobili.

Paolo era già cieco da tempo e quando si recava in Torre Argentina, sede del partito, ne aveva una zuppa di doversi scontrare con le automobili parcheggiate sui marciapiedi romani. Ebbene decise di camminarci sopra. Ovviamente assistito, Paolo cominciò a salire dal baule o cofano delle auto parcheggiate sul marciapiede per discenderne dalla parte opposta, naturalmente danneggiandole. I proprietari non si trovarono nella posizione di poter protestare: se sei un PREPOTENTE e un CRETINO che parcheggia sul marciapiedi, il minimo che ti dovresti aspettare è che un cieco ti cammini sopra a quel tuo cazzo di automobile d'immerda.

Nonostante la cecità, sembrava che Paolo fosse guarito dal cancro, anche grazie alle amorevoli cure della sua straordinaria compagna (gran bella donna), ma forse l'ha depresso la morte del padre nel settembre 2009. In quell'occasione gli espressi la mia simpatia e rinnovammo l'amicizia. Stasera i radicali lo ricordano e commemorano.
Extra labels for 2009: BANDINELLI, BERNARDINI, BONINO, BOSELLI, BORDIN, BUSDACHIN, CALLEGARI, CORLEO, COSCIONI, CROCICCHIO, FIUME, PAGANO, PANNELLA, PATELLI, PIETROSANTI, STRIK-LIEVERS, TOSONI, VERONESI, WELBY, ZAMPARUTTI
[oroscoPolitico 2] Al secondo posto, col 12,7%, il segno della Vergine, preferito tra gli altri da A. Deperlinghi, M. Lensi, B. Mellano, M. Suttora nonché i transfughi D. Capezzone e G. Calderisi.

AMORE: per la Vergine le cattive notizie continuano anche nel 2009. L’amore si consoliderà nei rapporti già avariati favorendo le liti e una grande incompatibilità di coppia, creando inoltre le condizioni di instabilità per coloro che hanno deciso di divorziare. Pessime opportunità di incontri banalissimi per i single soprattutto in estate, ma non solo.
LAVORO: chi è da molto tempo in cerca di un’occupazione, non potrà riuscirci nemmeno nel 2009, a causa dell'irritante "dote" di cui fa volentieri dono quando non è richiesta: questa dote caratterizza tutti i nati nel segno della Vergine. Male anche per chi già lavora, che soffrirà di insoddisfazioni e disarmonia nell’ambiente lavorativo. Brutte sorprese nella situazione economica: concedetevi un viaggio per sfuggire ai creditori. Come spesso vi è accaduto, siete voi stessi gli artefici delle vostre sfighe. La perseveranza e la costanza che vi sono proprie nel raggiungimento delle stesse continuerà a perseguitarvi.
SALUTE: siete già giù di forma, evitate gli sport pericolosi e attenzione a qualche malanno in primavera.

Al terzo posto per popolarità tra il 10,6% dei radicavalli c'è il segno del Sagittario, che oltre a essere il segno di nascita del partito stesso lo è anche di M. A. Farina Coscioni e del nostro mitico Londradical

AMORE: positive sin dai primi mesi le premesse per un 2009 molto appagante sotto il profilo sentimentale che vedrà i nati nel Sagittario ritrovare una grande giovialità verso le persone care e più in generale verso il prossimo. Molto entusiasmo e conseguente armonia all’interno della coppia. Bene anche i single, nuovi incontri non mancheranno, pertanto fatevi trasportare dalla passione e godetevi il momento senza illudervi però che cotanto trasporto possa necessariamente sfociare in una relazione duratura.
LAVORO: l’abnegazione mostrata verso il lavoro comincia a dare i suoi frutti: buone prospettive di promozioni tenderanno a concretizzarsi soprattutto nella prima parte dell’anno, momento propizio anche per chi è in cerca di un’occupazione o intende cambiare quella che ha: le occasioni non mancheranno, sappiatele sfruttare al meglio. Possibilità di incrementare i guadagni e di remunerazioni extra. La fortuna non farà sentire la sua mancanza per quasi tutto l’anno, tuttavia i nati nel Sagittario dovranno fare un po’ più di attenzione ed essere prudenti negli ultimi mesi.
SALUTE: nessuna ombra, siete in forma e ne beneficerete a lungo.

Al quarto posto per numero di radicani di questo segno che annovera P. Pietrosanti e A. Spolaor, quello del Cancro col 10,1%.

AMORE: non sarà un anno felice in amore per il segno del Cancro. Un periodo piuttosto lungo che migliorerà solo verso la fine del 2009 vedrà i nati nel segno essere spesso sopraffatti dalle insicurezze e dallo sconforto che potrebbero anche portare a riconsiderare in chiave pessimistica il ruolo del partner nella coppia. Poche luci anche per i single almeno per tutta la prima metà dell’anno. Nervi saldi.
LAVORO: gli effetti di Plutone sullo stato d’animo inevitabilmente finiranno per estendere i loro effetti, come ad esempio il calo di autostima, anche in ambito lavorativo buttandovi un po’ giù di morale e facendovi sentire il lavoro ancora più gravoso di quello che realmente è. Situazione economica senza grandi mutamenti, ma fate maggiore attenzione a risparmiare là dove è possibile farlo. La fortuna si manifesterà tramite l’aiuto sia materiale che spirituale proveniente da persone vicine nei momenti di maggior bisogno. Non eccedete nel gioco.
SALUTE: curate lo spirito, magari praticando alcune discipline orientali in grado di rilassarvi. Più in generale concedete maggiore spazio allo svago, ne avete bisogno e ne trarrete sicuramente beneficio.
Extra labels for 2008: BANDINELLI, BERNARDINI, BONINO, BORDIN, BUSDACHIN, CALLEGARI, CORLEO, COSCIONI, CROCICCHIO, FIUME, PAGANO, PANNELLA, PATELLI, PIETROSANTI, STRIK-LIEVERS, TOSONI, VERONESI, WELBY, ZAMPARUTTI
Non votare alla cieca: "Nel 1993 ho perso la vista ma sono riuscito a non fermarmi".

(questo non è una donna ma un vecchio amico e compagno).

----- Original Message ----
From: info@pietrosanti.net
Sent: Thursday, 3 April, 2008 7:24:30 PM
Subject: Piccolo disturbo

Mi permetto di disturbare per segnalare una pagina web, che ha una particolarità nell’approssimarsi degli appuntamenti elettorali. Si tratta di una specie di volantino telematico; il mio.

Sono candidato al Consiglio Comunale di Roma, e non propongo se non di andare a guardare www.pietrosanti.net, e di esortare i Romani che si conoscono a visitarlo. A Roma si dice: “Le chiacchiere er Monte non le pija”…

Non ne aggiungo, quindi; e mi limito a proporre di visitare il mio sito, ove sono elencati e in breve documentati dei fatti.

Se poi piacesse… ben si potrà invitare i propri amici a entrare in www.pietrosanti.net, e magari a loro volta invitare altri.

Ho fatto predisporre un link apposito

Grazie in ogni caso, Paolo Pietrosanti

Caro direttore Paolo Pietrosanti...

(Sì cara Orietta, perdona se esondo ma come promesso me ne voglio andare con i fuochi artificiali e oggi ho scaricato il meglio di un dischetto risalente a vent'anni fa: ecco un'altra cosa carina)

Caro direttore Paolo Pietrosanti,

sono un cittadino qualunque, libero professionista, in passato ho vagamente simpatizzato per il psi e poi per lotta continua, ma difficilmente mi sarei interessato veramente di politica ed in particolare del partito radicale se non fosse stato per un episodio spero singolare capitato l'estate scorsa: mia moglie, con la quale sono sposato da molto tempo, e' andata a letto con un segretario federale del pr che aveva conosciuto in un paese comunista.

Tale disdicevole evento ha provocato una grave crisi tra noi due, un tempo felici. Per qualche settimana mi sono dato all'alcol e abruttito, poi un nuovo amico mi ha fatto fumare hashish. Da allora bevo pochissimo, mi piace fumare qualche spinello e sto abbastanza bene nella vita. Per inciso il nuovo amico e' un funzionario del pr, che ha cosi' riparato il danno (preferisco non pensare a un'azione combinata).

Contrariamente a quel che si sarebbe indotti a credere, il mio approccio al pr non e' tuttavia avvenuto per trasporto ideale e interesse nei paesi comunisti, e neppure a causa di un coinvolgimento personale nella lotta antiproibizionista, bensi' motivato, caro direttore, da solenne incazzatura; quest'anno mi sono iscritto per la prima volta al partito radicale, e al di la' delle nobili battaglie che comunque condivido, il mio scopo e' di fare carriera in questo partito, come e piu' del segretario federale in questione, per potermi infine vendicare nonviolentemente o fulmineamente, devo ancora decidere.

Un caro saluto a te e ai lettori, Radicchio Rosa
Dallas, riassunto delle puntate precedenti...
(ovvero un'altra riesumazione di un delirio antico)

L'annuncio dell'introduzione del nuovo mercato telematico da parte del direttore della Borsa di Trastevere, Luigi Cimino, scuote i mercati finanziari dell'est e stimola l'ingordigia degli speculatori. Il perfido miliardario bulgaro-texano J.R. Bosellov approfitta dell'occasione e lancia un'OPA ostile verso gli altri paesi sfigati. Servendosi di dati adulterati dai cinici circoli londinesi, lo spregiudicato affarista punta a ricavare il massimo dalle sue raffinerie macedoni.

Ma i suoi piani sono contrastati da una offerta al ribasso dello speculatore polacco Max Lenza, un gay pervertito in rivalita' con J.R. per il controllo di alcuni pozzi balcanici. Il dumping di Lenza e' immediatamente sostenuto dal cartello di Pietro Santipaoli e Ray Ban Ottoni, che invidiano J.R. per il suo successo con le donne. La scalata bulgara viene quindi bloccata da Mediobanca (forse per un intervento di Pannella sulla Confindustria), anche grazie all'omertoso consenso di Tony Stanco, il boss che controlla tutta la zona dal Baltico agli Urali -, al quale si ribella pero' il suo luogotenente Nick Ramo, che da anni segretamente aspira a spodestare Stanco.

Nel frattempo il bieco J.R. Bosellov apprende dal fido detective privato Luka Frassinetworks che quella troia di sua moglie si e' scopata un altro francese in visita ai suoi impianti petrolchimici. Inviperito per l'ennesimo tradimento, il cornutissimo J.R. colloca la sua esplosiva collezione dell'Economist sotto l'auto dell'ambasciatore francese Peperon De Dupuis, che pero' sfugge all'attentato perche' e' disabile e non sa guidare l'auto.

Gli eventi precipitano: da New York l'affascinante tycoon Pamela Bonino chiama in causa il suo ex marito Bobby Lavaggi, dal quale si e' separata ufficialmente per motivi di soldi, ma in realta' per abbandono del tetto coniugale. Per dirimere la questione, Pamela deve interrompere i suoi colloqui con il segretario dell'ONU Busda Busda-Ghali e perfino con il papa Danilo V.

Intanto Lenza, forte della sua parziale vittoria, tenta un riavvicinamento diplomatico con J.R. approfittando delle disavventure di quest'ultimo, e gli prospetta una joint-venture per l'acquisto di alcuni quotidiani. J.R. finge di accettare, ma in realta' medita vendetta: grazie ad una clausola escogitata dal diabolico avvocato messicano Orchidea Antilla-Rodriguez, al momento opportuno acquistera' effettivamente tutti i quotidiani, ma solo una copia di ciascuno.

Cosi' la battaglia si sposta sui media. Con inserzioni a pagamento sulla Isvetsia e il New York Times, Frassinetworks tenta una operazione di insider-trading sfruttando la legge sui fondi di investimento: le quote di partecipazione non possono essere stabilite a Casu. Dalla Croazia (un paese balcanico vicino a San Marino) Ray Ban Ottoni controbatte che la sede propria e' Roma e non Vigevano (in provincia di Pavia); altrettanto fa Pietro Santipaoli con chilometrici fax da Praga (in provincia di Francoforte sul Meno).

Ma J.R., con la complicita' di Alessandra File O'Grain e Antonella Rent-a-Ranch, li previene catapultando deputati bulgari della sua loggia "would-be-trombated" su Radio radicchio (la piu' ascoltata a Tirana); cosi' conquista l'opinione pubblica, disposta a versare qualunque somma pur di smetterla finalmente coi deputati bulgari; spiazzato dalla mossa, il cartello degli oppositori si riunisce segretamente a Strasburgo con all'ordine del giorno la ricerca di amanti francesi da affittare per destabilizzare J.R.

Colpo di scena! Un personaggio di secondo piano, il ripugnante speculatore di origine ungherese George Paganos, irrompe sul mercato con un milione di ECU trasportati clandestinamente in cuccetta a Torino; la manovra ferroviaria viene denunciata da Sergiu D'Eliu, un giornalista sardo-lituano leader della Lega per l'abolizione dell'Esperanto entro il 2000, mentre l'ombra di una eminenza grigia si profila dalle quinte; di lui si sa solo che e' un influente businessman turco, chiamato in codice "maurizio", che prima o poi uscira' allo scoperto creditizio sulla piazza telematica.

Rintanato al Manzi-ranch, J.R. cova rancore e sfoga il suo risentimento strappando i peli della barba ai Verdi bulgari, che contrastano il suo progetto ambientalista di prosciugare il Danubio per farne un gasdotto.

L'elicottero di Pamela sta per atterrare sulla torre argentina, ma Bobby e' ancora latitante...
Ai fini dell'attesissima nuova classifica del Radicalometro Storico mi sembra giusto usare le etichette a disposizione di questo post per assegnare un punto speciale in più ai compagni scomparsi, ai quali in alcuni casi sono anche intitolate associazioni radicali. In ordine alfabetico: Adelaide AGLIETTA, Giancarlo ARNAO, Luca COSCIONI, Francesco DE CARLI, Adele FACCIO, Loris FORTUNA, Domenico MODUGNO, Pier Paolo PASOLINI, Paolo PIETROSANTI, Antonio RUSSO, Leonardo SCIASCIA, Rino SPAMPANATO, Andrea TAMBURI, Guido TASSINARI, Enzo TORTORA, Emilio VESCE, Piergiorgio WELBY, Bruno ZEVI
la notte scorsa sognai il congresso radicale.

un vero incubo:

tu non c'eri, c'era solo il belga seduto davanti a me in ruolo totalmente passivo, senza dire niente.
marco incazzato sospendeva i lavori perche' non era disponibile la versione in tedesco del documento congressuale...

l'aglietta interveniva polemicamente per criticare il fatto che "questo partito e' ormai ridotto a boselli e pietrosanti";
cio' mi ha particolarmente irritato: non tanto il "ridotto" quanto piuttosto il "pietrosanti"...

cosi' sono uscito in cortile dove c'era un pullmann greco; a fianco della porta anteriore del pullmann c'era come un citofono con i nomi delle diverse prostitute; io ne ho suonato uno a caso ed e' uscita una dignitosa prostituta in pensione, che si e' iscritta al partito versando pero' soltanto dieci dracme...

a questo punto, per fortuna, il sole bulgaro e' sorto e mi ha svegliato dall'incubo.

qualunque ne sia il significato onirico, NON VOGLIO SAPERLO !
Capitolo 22 - 1982
"CARO ALMIRANTE, SEI UN "DIVERSO"

All'inizio dell'anno i deputati radicali, giunti a metà mandato, dovrebbero dimettersi per "ruotare" con i primi non eletti. Ma soltanto Melega e Crivellini lo fanno, cedendo il posto a Franco Corleone e Giuseppe Calderisi. Pannella e la Macciocchi si erano già dimessi nell'80, ma conservano il seggio a Bruxelles (sono subentrati Rippa e il docente di storia del cinema Pio Baldelli). Ormai il gruppo parlamentare radicale è spaccato da dissidi vari. Alla fine se ne andranno ben sette deputati su 18: un record negativo che seppellisce il generoso esperimento del Pr come "autobus" aperto agli esterni, tentato da Pannella nel '79.

In un'intervista del gennaio '82 a Sorrisi e Canzoni Pannella si dimostra però ottimista: "Alle prossime elezioni raddoppieremo i voti". Spadolini? "Un pasticciere". La vostra rosa può essere recisa dalla falce? "Le rose sono fatte per essere colte o per essere offerte. Non per finire in banca o in un letamaio, che poi sono la stessa cosa". Infine, accusa di "associazione a delinquere" Sergio Zavoli (Psi) e Willy De Luca (Dc), presidente e direttore generale Rai, per le censure subite.

Subito dopo Pannella torna su tutte le prime pagine: è il primo segretario di partito che partecipa a un congresso del Msi. Almirante, quando lo vede arrivare, grida dal palco: "Il fascismo è qui!" E Pannella nel suo discorso risponde: "Rifiutiamo qualsiasi ostracismo, difendiamo il diritto alla parola e alla diversità per tutti". Poi cita Terracini, Ernesto Rossi e i fratelli Rosselli, incarcerati o assassinati da Mussolini. E alla fine riceve anche un applauso.

Indro Montanelli è entusiasta. Scrive su Oggi: "Pannella, ti voglio bene perché credi nella libertà. Hai dato una vera lezione di democrazia a tutta la classe politica italiana. Per questo meriti stima e simpatia. La stragrande maggioranza dei miei lettori detesta Pannella per lo scompiglio in cui ha gettato molte famiglie, arruolandone i figli nelle crociate più bislacche. Ma Dio sa quanti suoi giovani seguaci senza di lui sarebbero finiti nelle Br. Lui si diverte anche a farmi dispetti personali. Una delle ragioni per cui ha scelto come sua palestra piazza Navona è perché sa che lì abito io. E siccome conosce anche i miei orari, indice i suoi comizi proprio all'ora in cui vado a dormire. Una volta, in seguito a mie rimostranze più vivaci del solito, fece distribuire fra i suoi marmaglioni un volantino che diceva: " Urlate a bassa voce: Montanelli riposa"... Se commette errori, come spessissimo gli capita, sono errori che odorano di bucato".

A sinistra però Pannella raccoglie soltanto critiche per il suo gesto. Anche all'estero: Le Monde titola un articolo I nuovi amici di Pannella, e lui querela per diffamazione. Perderà la causa. Bernard-Henry Levy e la Macciocchi, autonominatisi custodi dell'antifascismo, alzano alti lai. Ma Pannella se ne infischia, e anzi nel maggio '82 raddoppia: in un dibattito tv di un'ora con Almirante accusa il capo neofascista di "tacere quando ai diseredati del Sud che vi votano tolgono di bocca 50mila miliardi destinati alle spese militari". Fra le scintille del contraddittorio Almirante ironizza: "Lascia stare i "diversi", che mi dà noia essere chiamato così".

Nel marzo '82 Pannella si stabilisce a Bruxelles per "deitalianizzare" il partito radicale. Attacca Craxi: "Il suo Psi non è più un partito: è un'azienda". Contrattacca Baget Bozzo, aedo del garofano, in un editoriale su Repubblica: "Il sale radicale è diventato scipito? Pannella impedisce la nascita di un partito radicale. Ha fatto di sé una sacra rappresentazione laica, godibile ma non imitabile: come lui non ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno. Un giorno chiede la tessera Psi, il giorno dopo va al congresso Msi".

In aprile Pannella intuisce che i deputati del Pr Boato, Pinto e Ajello si stanno avvicinando al Psi. Querela Boato: "Sei un clerico-comunista". Risponde l'altro Marco: "Hai una sindrome da complotto, sei preda di manie di persecuzione". Due galli in un pollaio. Intanto in Parlamento i radicali conducono una dura battaglia contro gli aumenti delle spese militari, raddoppiate in soli due anni: cinquemila miliardi nell'80, diecimila nell'82. Ma per non essere accusati di filosovietismo, come capita al Pci impegnato in quei mesi contro i missili Usa a Comiso, i radicali organizzano uno dei loro famosi blitz.

Il 19 aprile '82 Ivan Novelli, Paolo Pietrosanti e una dozzina di altri antimilitaristi distribuiscono volantini contemporaneamente in tutte le capitali dell'Europa orientale. "I governanti dell'Est e dell'Ovest che accumulano armi e non fanno nulla contro lo sterminio per fame sono criminali che meritano un nuovo processo di Norimberga", dice Pannella a Oggi, "anche Pertini dice di svuotare gli arsenali ma poi firma gli aumenti delle spese militari".

In luglio Pannella intraprende un nuovo sciopero della fame e della sete, l'undicesimo della sua carriera. Chiede l'approvazione di una legge per il Terzo mondo che i radicali hanno fatto firmare a 1300 sindaci italiani, trenta vescovi e dieci ministri. Anche Spadaccia, Giovanni Negri e Valter Vecellio (capufficio stampa del gruppo parlamentare) digiunano. Negri va avanti 56 giorni, Pannella 60. Soltanto dopo gli incontri con i segretari dc Ciriaco De Mita e pci Berlinguer Pannella riprende a bere. Intanto le firme dei Nobel al suo appello sono salite a 70.

"Non è vero che siamo monomaniaci, che pensiamo solo alla fame", dice a Paese Sera, "dal '79 a oggi ci siamo occupati di aborto, caccia, droga, nucleare, codici penali, finanziamento pubblico, spese militari, P2...". Attacca Pertini: "Ha liquidato i sindaci firmatari della legge contro la fame in sette minuti, e poi se n'è andato per due ore a Cinecittà. Sono il solo a dirgli in faccia quello che molti gli dicono alle spalle, e cioè che cammina nella merda. In realtà non sopporta che io sia più popolare di lui".

Al congresso radicale di novembre a Bologna i deputati "esterni" abbandonano il Pr. Ma se ne vanno anche Rippa e De Cataldo, che dicono di rappresentare il 40% degli iscritti. "Scompariranno nel nulla", commenta Pannella, "fanno notizia solo ora perché si oppongono a noi. Quanto a Pinto e Boato, convinceranno cento dei loro elettori se si candideranno nel Psi". In effetti, l'anno dopo gli ex di Lotta Continua otterranno risultati scarsi con i socialisti.

Fra i radicali nasce un nuova stella: Gianluigi Melega, amato dalla base perché parla chiaro e semplice, senza retorica, e perché è l'unico deputato oltre a Crivellini ad aver "ruotato". Melega si candida segretario in alternativa a Spadaccia: "La mia elezione sarebbe la migliore dimostrazione che nel Pr non esiste una classe dirigente professionale". Quattro minuti di applausi. Alla fine, per mettere d'accordo tutti, viene rieletto Pannella.

Gli iscritti radicali nell'82 calano però da tre a duemila. Questo perché il costo minimo della tessera è aumentato da 20 a 70mila lire. "Solo 200 lire al giorno, neanche il prezzo di un caffè", dice Pannella. Che non si preoccupa: il suo motto è "pochi ma buoni". E poi, al Sud i "rippiani" avevano gonfiato le iscrizioni. Salvatore Sechi commenta durissimo sul Giorno: "Il pannellismo ha sepolto il radicalismo. Nel Pr c'è adesso un integralismo armato di fuhrer-prinzip e di un'ideologia piagnona. Pannella dichiara di rifiutare il finanziamento pubblico, ma in realtà lo usa con mani tentacolari". E Flores D'Arcais sul Manifesto: "Ecco il centralismo carismatico". A Natale Pannella va a Catania per la marcia antimilitarista Catania-Comiso, organizzata in contrapposizione a quella del Pci Milano-Comiso. Fra i nuovi iscritti radicali c'è Paola Negri: è la moglie del filosofo Toni Negri, in carcere senza processo dal 7 aprile '79.
Capitolo 30 - 1990
ANTIPROIBIZIONISTI

Nel primo anno dopo la fine della guerra fredda scoppia la crisi del Golfo, e in Italia quella del Pci. In agosto Saddam Hussein invade improvvisamente il Kuwait. L’Onu decreta l’embargo contro l’Irak. Bagdad reagisce trattenendo come ostaggi centinaia di lavoratori occidentali in Irak. Pannella si schiera dalla parte degli Stati Uniti, contro Saddam e anche contro i pacifisti che tentano una mediazione per liberare gli ostaggi (perfino Roberto Formigoni va a Bagdad): "Un certo pacifismo", ammonisce, "ha costituito in questo secolo un involontario ma prezioso alleato del nazifascismo e dello stalinismo".

In Italia siamo all’apice della breve era del "Caf", l’alleanza fra Craxi, Andreotti e Forlani nata l’anno prima, ma che entrerà in crisi già dal giugno ’91, dopo la sconfitta nel referendum sulla preferenza unica. Per ora tiene banco il travaglio del Pci, al quale il segretario Achille Occhetto vuole cambiare nome. Pannella si inserisce speranzoso nel dibattito, e l’Unità gli fa scrivere due editoriali. "Volete fondare un nuovo partito o rifondare il Pci?", chiede, cogliendo il nocciolo del problema. Ancora nel 2000, infatti, tutti i massimi dirigenti diessini provengono ancora dal vecchio Pci, come nota Gad Lerner. Pannella auspicava invece che il nuovo partito nascente dalle ceneri del Pci non relegasse le forze esterne al ruolo di osservatori: "Anch’io voglio aiutare la ‘Cosa’, ma sono deluso della mancata apertura del Pci al processo costituente".

Il 3 gennaio Occhetto va a salutare il consiglio federale radicale riunito a Roma all’hotel Ergife, pronuncia un discorso di circostanza, e Cicciolina lo bacia sulla guancia. Pannella si commuove per l’iscrizione al Pr transnazionale di due deputati dell’Azerbaigian ancora sovietico: "La dolcezza e la forza della parola ‘compagno’, dopo tanti sequestri, giunga da qui fino a Mosca e Baku". In febbraio iniziano le manovre per le amministrative di giugno: i radicali propongono al Pci una contaminazione reciproca, con la candidatura della Bonino a sindaco della sua Bra e quella di Pannella nella propria regione natale, l’Abruzzo. Commenta il Psi: "Si alleano con chiunque pur di mettersi contro di noi".

Ma il Pci rifiuta l’alleanza organica con i radicali: "Per ogni voto che ci portano, ne perdiamo dieci", teme Pajetta. E allora Pannella organizza una propria lista nella sua Teramo, coinvolgendo il cantante rock Ivan Graziani. Per le comunali di Bra invece il connubio Bonino-Pci va in porto, anche se Emma non viene eletta perché la lista di sinistra perde: "Dimostrò grande competenza e una capacità di mediazione che non immaginavo", racconterà Silvio Barbero, dirigente comunista locale, a Cesare Fiumi di Sette, "capiva subito i problemi spiccioli della città. Credo che fummo sconfitti per colpa di Pannella. Si presentò in piazza per il comizio di chiusura: Emma parlò solo cinque minuti, poi cominciò lui e attaccò il mondo intero. C’era mezza Bra quella sera, e fu un vero disastro: alla fine tanta gente se ne andò, perché Pannella scontentò la sinistra e contemporaneamente fece scappare i moderati".

Ad Agrigento radicali, comunisti e verdi concordano una lista civica guidata da Domenico Modugno. "Era ansioso ed entusiasta, fraterno e ombroso, ingenuo e diffidente": così Pannella ricorda il grande cantante scomparso nel ’94. "Detestava la politica, adorando l'impegno civile e politico". In altre città singoli esponenti radicali, come l’industriale Toni Tamburlini a Udine, vengono eletti nelle liste del Pci, ma fanno la fine degli indipendenti di sinistra. In compenso, qualche dirigente del Pci si iscrive al nuovo partito radicale "transnazionale e transpartito": è il caso del giornalista Michele Serra, allora direttore di Cuore, e del sindaco di Muggia (Trieste) Willer Bordon. Quest’ultimo non smetterà più di fare il "transpartito": ne cambierà parecchi, fino ad afferrare una poltrona di ministro nel ’99.

In molti Comuni e regioni i radicali si presentano con liste verdi-arcobaleno o antiproibizioniste, come nell’89 alle europee. Ottengono però solo il due per cento, in media. In Piemonte viene eletto Enzo Cucco, in Lombardia il medico Giorgio Inzani, alla provincia di Milano Francesca Scopelliti (già compagna di Enzo Tortora), in Veneto l’ex deputato Emilio Vesce, in Emilia Carduccio Parizzi, in Liguria Vittorio Pezzuto (24 anni), in Abruzzo Pannella stesso (gli subentrerà Luigi Del Gatto), nel Lazio la giornalista di Repubblica Vanna Barenghi (sostituita nel ’92 da Paolo Guerra).

Pannella viene eletto anche nel consiglio comunale di Teramo, dove aveva preso il 20% alle europee dell’anno precedente. Ci resterà? "Dipende da voi", risponde ai concittadini, "datemi la possibilità di cambiare le cose, e io resto. Comunque, che v’importa se me ne vado? Pensate semmai agli altri, che non li smuovete più". Ma gli abruzzesi lo amano come un figliol prodigo, come un nuovo D’Annunzio. Lo invitano a cena ogni sera, e così il capo radicale raggiunge i 120 chili.

In giugno si vota finalmente per il referendum sulla caccia (abbinato a quello sui pesticidi), che era stato impedito ben due volte dalla Corte costituzionale, nell’81 e nell’87. Gli ecologisti radicali e verdi stravincono con il 92%, ma i cacciatori riescono a far scattare la trappola dell’astensione: vota solo il 43%, e così per la prima volta il quorum non viene raggiunto. Referendum annullato, doppiette salve. "Per la verità io sono per il vietato vietare", si consola Pannella, "quindi voglio una severa regolamentazione della caccia, non la sua abolizione".

Ma la macchina radicale sforna-referendum non si ferma: altri tre sono già in cantiere. I radicali, con i comitati di Mario Segni, raccolgono mezzo milione di firme per la preferenza unica, per l’elezione diretta del sindaco e per l’uninominale al Senato. Denuncia Pannella: "A guidare l’assalto contro di noi c’è un uomo di crescente autorevolezza e grande spregiudicatezza: il socialista Giuliano Amato".

Fra socialisti e radicali è il terzo anno di guerra aperta. Campo di battaglia: la droga. Craxi, il ministro della Giustizia Giuliano Vassalli (psi) e quello degli Affari sociali Rosa Russo Jervolino (dc) nel 1990 riescono a far approvare la loro nuova legge sugli stupefacenti, che avrà come unico effetto quello di far scoppiare le carceri di detenuti: aumentano in pochi mesi da 30 a 50 mila, un terzo dei quali incarcerati per reati connessi alla droga. Soltanto tre anni dopo, quasi tutti dovranno ammettere che si tratta di una legge sbagliata. Ma ci vorrà il referendum del ‘93 per cancellare la galera ai tossicodipendenti: i radicali, quando la legge Vassalli-Jervolino viene varata, rimangono isolati. Neanche il Pci riesce a prendere una posizione netta contro l’ondata di isteria proibizionista fomentata dal Psi.

In febbraio, dopo il secondo congresso del Cora (Coordinamento radicale antiproibizionista), la presidente del partito radicale Emma Bonino vola a Madrid per un convegno internazionale sulla droga con il direttore dell’Economist. E il 5 novembre 1990 viene arrestata a New York con l’eurodeputato antiproibizionista Marco Taradash (che a Strasburgo è entrato nel gruppo verde) per avere distribuito in pubblico siringhe davanti al municipio. "Abbiamo compiuto quest’azione di disobbedienza civile", spiegano i radicali, "per protestare contro la drammatica diffusione dell’Aids nella metropoli statunitense, dove il 70 per cento dei 250mila eroinomani è sieropositivo e ogni dieci minuti c’è una morte per Aids". A New York e in altri dieci stati Usa, infatti, non si può neppure acquistare una siringa in farmacia senza ricetta medica, cosicché i tossici si passano lo stesso ago, contagiandosi. La pena minima prevista per il reato di "spaccio" di siringhe è di sei mesi di carcere. I volontari newyorkesi delle Aids Brigades violano spesso questa legge e Bonino e Taradash, tornando da un convegno della Drug Policy Foundation a Washington, compiono lo stesso loro gesto in segno di solidarietà. Il giudice li condanna a una pena simbolica e simpatica: pulire per un giorno la metropolitana di New York. O, a scelta, quella di Roma.

In America Emma Bonino presenta alcune parti del provider radicale Agorà (multilingue e rivoluzionario in tempi pre-Internet) all’Onu, cercando di venderne i servizi. A cena Bonino e Taradash vengono invitati a casa di Lucio Manisco, allora corrispondente del Tg3 da New York e in seguito eurodeputato di Rifondazione comunista. Mangiano spaghetti con bottarga e rievocano i tempi andati, quando manisco era una delle colonne del Messaggero divorzista. Il giorno dopo il Tg3 trasmette un lusinghiero servizio di Manisco sull’arresto di Emma.

Intanto, prosegue l’attività "transnazionale" dei radicali: vengono aperte sedi a Budapest, Praga, Budapest e in Jugoslavia. In Cecoslovacchia il "proconsole" radicale è Paolo Pietrosanti, e gli iscritti arrivano a 200. In giugno nella capitale ceca fresca di rivoluzione "vellutata" si svolge un seminario del Pr con la presenza di Pannella e Bonino: la parola d’ordine è "Stati Uniti d’Europa". "Non crediamo nella democrazia in un solo Paese", spiega Pannella nelle interviste ai giornali boemi, "in 150 anni l’Inghilterra non ha risolto il problema dell’Irlanda, la Spagna quello dei baschi. Siamo venuti a farci arrestare anche qui a Praga quando non c’era la libertà, ma oggi i piccoli stati non hanno più ragione d’esistere". E la Bonino: "Il concetto di stato nazionale è vecchio e inadeguato, i problemi ecologici ed economici non si possono risolvere a questo livello. Spero che il vostro Paese entri presto nella famiglia europea".

In Urss aderiscono ai radicali un centinaio di giovani: sono soprattutto obiettori di coscienza che finiscono in carcere, come Nicholai Kramov. Adesioni vengono raccolte nelle repubbliche baltiche in via di separazione, in Siberia e perfino ad Alma Ata (Kazahstan). "Qui lo stipendio medio è di 220 rubli al mese, l’iscrizione costa 22 rubli, ma per soli dieci minuti di telefonata in Italia ci vogliono 60 rubli", si lamenta da Mosca il triestino Marino Busdachin. A rendere più agevoli le comunicazioni c’è però Agorà, il servizio telematico pioneristico organizzato a Roma da Cicciomessere.

Gli sforzi radicali si concentrano soprattutto in Jugoslavia. In febbraio Stanzani scrive sul quotidiano della Lega dei comunisti Vjesnik che "la via nazionale alla democrazia è una tragica illusione", proponendo invece l’adesione alla Comunità europea. Insieme a Pannella e alla Bonino incontra il presidente dei comunisti sloveni Matje Ribicich e in Croazia, dove in aprile Franjo Tudjman vince le prime elezioni libere, i radicali raccolgono 55 iscrizioni. Ma ormai la secessione di Lubiana e Zagabria e la guerra con la Serbia sono alle porte.

Il peso finanziario di questa attività internazionale ricade sugli iscritti italiani, che pagano la tessera ben 182mila lire all’anno. Ma l’obiettivo di cinquemila iscritti (rispetto ai 3.179 del 1989) non viene raggiunto, e così la sede di Roma deve ridurre gli stipendiati (pagati 30 milioni annui l’uno) da 36 a sei.