Capitolo 30 - 1990
ANTIPROIBIZIONISTI
Nel primo anno dopo la fine della guerra fredda scoppia la crisi del Golfo, e in Italia quella del Pci. In agosto Saddam Hussein invade improvvisamente il Kuwait. L’Onu decreta l’embargo contro l’Irak. Bagdad reagisce trattenendo come ostaggi centinaia di lavoratori occidentali in Irak. Pannella si schiera dalla parte degli Stati Uniti, contro Saddam e anche contro i pacifisti che tentano una mediazione per liberare gli ostaggi (perfino Roberto Formigoni va a Bagdad): "Un certo pacifismo", ammonisce, "ha costituito in questo secolo un involontario ma prezioso alleato del nazifascismo e dello stalinismo".
In Italia siamo all’apice della breve era del "Caf", l’alleanza fra Craxi, Andreotti e Forlani nata l’anno prima, ma che entrerà in crisi già dal giugno ’91, dopo la sconfitta nel referendum sulla preferenza unica. Per ora tiene banco il travaglio del Pci, al quale il segretario Achille Occhetto vuole cambiare nome. Pannella si inserisce speranzoso nel dibattito, e l’Unità gli fa scrivere due editoriali. "Volete fondare un nuovo partito o rifondare il Pci?", chiede, cogliendo il nocciolo del problema. Ancora nel 2000, infatti, tutti i massimi dirigenti diessini provengono ancora dal vecchio Pci, come nota Gad Lerner. Pannella auspicava invece che il nuovo partito nascente dalle ceneri del Pci non relegasse le forze esterne al ruolo di osservatori: "Anch’io voglio aiutare la ‘Cosa’, ma sono deluso della mancata apertura del Pci al processo costituente".
Il 3 gennaio Occhetto va a salutare il consiglio federale radicale riunito a Roma all’hotel Ergife, pronuncia un discorso di circostanza, e Cicciolina lo bacia sulla guancia. Pannella si commuove per l’iscrizione al Pr transnazionale di due deputati dell’Azerbaigian ancora sovietico: "La dolcezza e la forza della parola ‘compagno’, dopo tanti sequestri, giunga da qui fino a Mosca e Baku". In febbraio iniziano le manovre per le amministrative di giugno: i radicali propongono al Pci una contaminazione reciproca, con la candidatura della Bonino a sindaco della sua Bra e quella di Pannella nella propria regione natale, l’Abruzzo. Commenta il Psi: "Si alleano con chiunque pur di mettersi contro di noi".
Ma il Pci rifiuta l’alleanza organica con i radicali: "Per ogni voto che ci portano, ne perdiamo dieci", teme Pajetta. E allora Pannella organizza una propria lista nella sua Teramo, coinvolgendo il cantante rock Ivan Graziani. Per le comunali di Bra invece il connubio Bonino-Pci va in porto, anche se Emma non viene eletta perché la lista di sinistra perde: "Dimostrò grande competenza e una capacità di mediazione che non immaginavo", racconterà Silvio Barbero, dirigente comunista locale, a Cesare Fiumi di Sette, "capiva subito i problemi spiccioli della città. Credo che fummo sconfitti per colpa di Pannella. Si presentò in piazza per il comizio di chiusura: Emma parlò solo cinque minuti, poi cominciò lui e attaccò il mondo intero. C’era mezza Bra quella sera, e fu un vero disastro: alla fine tanta gente se ne andò, perché Pannella scontentò la sinistra e contemporaneamente fece scappare i moderati".
Ad Agrigento radicali, comunisti e verdi concordano una lista civica guidata da Domenico Modugno. "Era ansioso ed entusiasta, fraterno e ombroso, ingenuo e diffidente": così Pannella ricorda il grande cantante scomparso nel ’94. "Detestava la politica, adorando l'impegno civile e politico". In altre città singoli esponenti radicali, come l’industriale Toni Tamburlini a Udine, vengono eletti nelle liste del Pci, ma fanno la fine degli indipendenti di sinistra. In compenso, qualche dirigente del Pci si iscrive al nuovo partito radicale "transnazionale e transpartito": è il caso del giornalista Michele Serra, allora direttore di Cuore, e del sindaco di Muggia (Trieste) Willer Bordon. Quest’ultimo non smetterà più di fare il "transpartito": ne cambierà parecchi, fino ad afferrare una poltrona di ministro nel ’99.
In molti Comuni e regioni i radicali si presentano con liste verdi-arcobaleno o antiproibizioniste, come nell’89 alle europee. Ottengono però solo il due per cento, in media. In Piemonte viene eletto Enzo Cucco, in Lombardia il medico Giorgio Inzani, alla provincia di Milano Francesca Scopelliti (già compagna di Enzo Tortora), in Veneto l’ex deputato Emilio Vesce, in Emilia Carduccio Parizzi, in Liguria Vittorio Pezzuto (24 anni), in Abruzzo Pannella stesso (gli subentrerà Luigi Del Gatto), nel Lazio la giornalista di Repubblica Vanna Barenghi (sostituita nel ’92 da Paolo Guerra).
Pannella viene eletto anche nel consiglio comunale di Teramo, dove aveva preso il 20% alle europee dell’anno precedente. Ci resterà? "Dipende da voi", risponde ai concittadini, "datemi la possibilità di cambiare le cose, e io resto. Comunque, che v’importa se me ne vado? Pensate semmai agli altri, che non li smuovete più". Ma gli abruzzesi lo amano come un figliol prodigo, come un nuovo D’Annunzio. Lo invitano a cena ogni sera, e così il capo radicale raggiunge i 120 chili.
In giugno si vota finalmente per il referendum sulla caccia (abbinato a quello sui pesticidi), che era stato impedito ben due volte dalla Corte costituzionale, nell’81 e nell’87. Gli ecologisti radicali e verdi stravincono con il 92%, ma i cacciatori riescono a far scattare la trappola dell’astensione: vota solo il 43%, e così per la prima volta il quorum non viene raggiunto. Referendum annullato, doppiette salve. "Per la verità io sono per il vietato vietare", si consola Pannella, "quindi voglio una severa regolamentazione della caccia, non la sua abolizione".
Ma la macchina radicale sforna-referendum non si ferma: altri tre sono già in cantiere. I radicali, con i comitati di Mario Segni, raccolgono mezzo milione di firme per la preferenza unica, per l’elezione diretta del sindaco e per l’uninominale al Senato. Denuncia Pannella: "A guidare l’assalto contro di noi c’è un uomo di crescente autorevolezza e grande spregiudicatezza: il socialista Giuliano Amato".
Fra socialisti e radicali è il terzo anno di guerra aperta. Campo di battaglia: la droga. Craxi, il ministro della Giustizia Giuliano Vassalli (psi) e quello degli Affari sociali Rosa Russo Jervolino (dc) nel 1990 riescono a far approvare la loro nuova legge sugli stupefacenti, che avrà come unico effetto quello di far scoppiare le carceri di detenuti: aumentano in pochi mesi da 30 a 50 mila, un terzo dei quali incarcerati per reati connessi alla droga. Soltanto tre anni dopo, quasi tutti dovranno ammettere che si tratta di una legge sbagliata. Ma ci vorrà il referendum del ‘93 per cancellare la galera ai tossicodipendenti: i radicali, quando la legge Vassalli-Jervolino viene varata, rimangono isolati. Neanche il Pci riesce a prendere una posizione netta contro l’ondata di isteria proibizionista fomentata dal Psi.
In febbraio, dopo il secondo congresso del Cora (Coordinamento radicale antiproibizionista), la presidente del partito radicale Emma Bonino vola a Madrid per un convegno internazionale sulla droga con il direttore dell’Economist. E il 5 novembre 1990 viene arrestata a New York con l’eurodeputato antiproibizionista Marco Taradash (che a Strasburgo è entrato nel gruppo verde) per avere distribuito in pubblico siringhe davanti al municipio. "Abbiamo compiuto quest’azione di disobbedienza civile", spiegano i radicali, "per protestare contro la drammatica diffusione dell’Aids nella metropoli statunitense, dove il 70 per cento dei 250mila eroinomani è sieropositivo e ogni dieci minuti c’è una morte per Aids". A New York e in altri dieci stati Usa, infatti, non si può neppure acquistare una siringa in farmacia senza ricetta medica, cosicché i tossici si passano lo stesso ago, contagiandosi. La pena minima prevista per il reato di "spaccio" di siringhe è di sei mesi di carcere. I volontari newyorkesi delle Aids Brigades violano spesso questa legge e Bonino e Taradash, tornando da un convegno della Drug Policy Foundation a Washington, compiono lo stesso loro gesto in segno di solidarietà. Il giudice li condanna a una pena simbolica e simpatica: pulire per un giorno la metropolitana di New York. O, a scelta, quella di Roma.
In America Emma Bonino presenta alcune parti del provider radicale Agorà (multilingue e rivoluzionario in tempi pre-Internet) all’Onu, cercando di venderne i servizi. A cena Bonino e Taradash vengono invitati a casa di Lucio Manisco, allora corrispondente del Tg3 da New York e in seguito eurodeputato di Rifondazione comunista. Mangiano spaghetti con bottarga e rievocano i tempi andati, quando manisco era una delle colonne del Messaggero divorzista. Il giorno dopo il Tg3 trasmette un lusinghiero servizio di Manisco sull’arresto di Emma.
Intanto, prosegue l’attività "transnazionale" dei radicali: vengono aperte sedi a Budapest, Praga, Budapest e in Jugoslavia. In Cecoslovacchia il "proconsole" radicale è Paolo Pietrosanti, e gli iscritti arrivano a 200. In giugno nella capitale ceca fresca di rivoluzione "vellutata" si svolge un seminario del Pr con la presenza di Pannella e Bonino: la parola d’ordine è "Stati Uniti d’Europa". "Non crediamo nella democrazia in un solo Paese", spiega Pannella nelle interviste ai giornali boemi, "in 150 anni l’Inghilterra non ha risolto il problema dell’Irlanda, la Spagna quello dei baschi. Siamo venuti a farci arrestare anche qui a Praga quando non c’era la libertà, ma oggi i piccoli stati non hanno più ragione d’esistere". E la Bonino: "Il concetto di stato nazionale è vecchio e inadeguato, i problemi ecologici ed economici non si possono risolvere a questo livello. Spero che il vostro Paese entri presto nella famiglia europea".
In Urss aderiscono ai radicali un centinaio di giovani: sono soprattutto obiettori di coscienza che finiscono in carcere, come Nicholai Kramov. Adesioni vengono raccolte nelle repubbliche baltiche in via di separazione, in Siberia e perfino ad Alma Ata (Kazahstan). "Qui lo stipendio medio è di 220 rubli al mese, l’iscrizione costa 22 rubli, ma per soli dieci minuti di telefonata in Italia ci vogliono 60 rubli", si lamenta da Mosca il triestino Marino Busdachin. A rendere più agevoli le comunicazioni c’è però Agorà, il servizio telematico pioneristico organizzato a Roma da Cicciomessere.
Gli sforzi radicali si concentrano soprattutto in Jugoslavia. In febbraio Stanzani scrive sul quotidiano della Lega dei comunisti Vjesnik che "la via nazionale alla democrazia è una tragica illusione", proponendo invece l’adesione alla Comunità europea. Insieme a Pannella e alla Bonino incontra il presidente dei comunisti sloveni Matje Ribicich e in Croazia, dove in aprile Franjo Tudjman vince le prime elezioni libere, i radicali raccolgono 55 iscrizioni. Ma ormai la secessione di Lubiana e Zagabria e la guerra con la Serbia sono alle porte.
Il peso finanziario di questa attività internazionale ricade sugli iscritti italiani, che pagano la tessera ben 182mila lire all’anno. Ma l’obiettivo di cinquemila iscritti (rispetto ai 3.179 del 1989) non viene raggiunto, e così la sede di Roma deve ridurre gli stipendiati (pagati 30 milioni annui l’uno) da 36 a sei.