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AGGIORNAMENTO RSMG
 Radicalometro Storico dei Mille di Granzotto 
 
Strumento scientifico di misurazione della popolarità dei mille animali radicani in base al numero di citazioni in questo autorevole blog. L'ultima rilevazione vede Granzotto in gran forma incalzare Pannella per la prima posizione e altre sanguinose lotte in testa alla classifica.







Punti: Aumento:
1 PANNELLA 309 8
2 GRANZOTTO 307 35
3 WELBY 292 13
4 BONINO 253 24
5 CAPPATO 245 16
DUPUIS 245 16
7 SUTTORA 237 8
8 TOSONI 182 23
9 BERNARDINI 175 26
BOSELLI 175 0
11 CROCICCHIO 149 15
12 CALLEGARI 114 4
13 PATELLI 92 1
14 COLACICCO 75 0
15 BANDINELLI 59 1
16 BIANCHI 54 1
BORDIN 54 0
18 LICHERI 53 1
19 STANZANI 51 15
20 PAGANO 49 3
VERONESI 49 1
22 BERTE' 43 3
MELLINI 43 9
24 PEZZILLI 42 1
25 SPADACCIA 40 6
26 GIORDANO 38 1
27 TORTORA 36 10
28 STRIK-LIEVERS 35 1
TURCHETTI 35 1
30 AGLIETTA 34 7
PASOLINI 34 8
32 BUSDACHIN 32 5
33 BUSATO 31 15
FACCIO 31 7
35 CICCIOMESSERE 30 0

CORLEO 30 8
MANERA 30 0
38 ROSSI 26 6

SCIASCIA 26 6
40 COMINELLI 25 0
DE PERLINGHI 25 0

PIETROSANTI 25 5
43 PANNUNZIO 24 6
44 LITTA MODIGNANI 23 1
45 BALDINI 22 0

VESCE 22 5
47 COSCIONI 21 5
MANZI 21 1
POLESEL 21 0
50 CAPEZZONE 20 0
NEGRI 20 2
SPOLAOR 20 1

TAMBURI 20 5
TESSARI 20 0
55 FIUME 19 1
56 SCHNUR 18 0
TURCO 18 1
58 DE STEFANO 17 0
RUTELLI 17 0
60 ALITSI 16 0
SCARUFFI 16 0
62 DENTAMARO 15 2

FORTUNA 15 5
PICCININI 15 0
RODRIGUEZ 15 1
ZAMPARUTTI 15 1
67 HRAMOV 14 1
LENSI 14 0
ORLANDI 14 1
PALAZZOLO 14 0
PICCARDO 14 0
72 CARRARO 13 0
D'ELIA 13 0
ENGLARO 13 0

FEDERICO 13 3
LAMEDICA 13 1

MELEGA 13 1

MONTALE 13 3

POPTODOROVA 13 0

RUSSO 13 1

SPENA 13 0
82 ANDREANI 12 2
DE ANGELIS 12 1

FISCHETTI 12 1

MANIERI 12 1

MARINO 12 0

MODUGNO 12 2

OTTONI 12 0

SCALFARI 12 1

SILONE 12 2

STADERINI 12 1

ZEVI 12 2
93 GEORGIEVA 11 0

PISANI 11 0

TASSINARI 11 1
96 ATANASOV 10 0

BAGATIN 10 0

CASTALDI 10 0

PETROV 10 0

SALVADORI 10 0


TEMPESTA DI SESSO
webnovela in mille puntate, sesta puntata
riassunto delle puntate precedenti:
 
Primo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Nel pittoresco scenario dei laghi padani s'intrecciano le tormentate vicende dei leader mondiali, che quivi si sono dati appuntamento per incontrarsi in uno dei loro tanti inutili summit. BIANCA OBAMA, l'abbronzata cameriera e muscolosa inserviente dell'hotel Pannella, dal parcheggio tra le paludi verso l'alloggio dei dementi reca seco il pesante bagaglio di ricordi della cancelliera turca, GERTRUDE VON MERKEL, affaticata dal viaggio e appesantita dal culone inchiavabile. Poco distante, nascosta tra i rami lacustri, la rancorosa albergatrice FRANZISKA BERNARDINI-BERGOGLIO medita vendetta contro i potenti arroganti. Ha in mente un piano ben studiato nei particolari, per attuare il quale si avvarrà della collaborazione del voluminoso FRU, il Frucione Radicale Unico, e il velenoso sommellier CRU, Crucicchiu Radicale Unico. Una coppia temibilissima. Su come andrà a finire, le opinioni divergono: c'è una solida e rispettabile maggioranza di astinenti a cui non gliene frega un tubo; poi c'è chi è talmente disperato che addirittura voterebbe Renzi; e infine c'è una piccola percentuale di gente di buon senso che cliccano subito sul browser per cambiare sito e mantenere la salute mentale. Vedremo un po' chi prevarrà nelle prossime puntateSecondo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Arriva inatteso, per motivi di sicurezza, un ospite particolare: il dittatore nord-coreano Bu Zda Kin. Anche lui partecipa al summit nel pittoresco scenario di Bianca Obama, l'abbronzata cameriera e muscolosa inserviente che lo accompagna verso la reception dell'esclusivo resort dove hanno già preso alloggio numerosi leader mondiali, e dove devono ancora entrare in scena Frucioni e Crucicchiu.Terzo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. E' calata la notte sui vasti giardini attorno all'elegante edificio neoclassico degli anni 20 e sui suoi importanti occupanti, convenuti da ogni angolo del pianeta per commemorare il compianto statista macedone e campione delle libertà civili SERGHEIYJ AVGUSTUS GHEDIN-STANZANOVSKIYJ I (primo), il cui fantasma aleggia minaccioso sulle loro cape di stato e di governo, ignari del grave pericolo costituito dalla malevola presenza tra loro dei criminali Frucioni e CrucicchiuNIKOLINO FRUCIONI STOPE-MULINGER DA CLAUZETTO, questo il nome completo del Frucione Radicale Unico, osservava ammirato il collega sicario eterosessuale moldavo ARMANDU CRUCICCHIU, a sua volta Crucicchhiu Radicale Unico, scolpire velocemente con maestria un busto d'egli stesso Crucicchiu in atteggiamento fiero e al tempo stesso meditabondo, così incidendo nel marmo perenne i tratti incisivi della sua funambolica personalità di sicario eterosessuale moldavo. NIKOLINO FRUCIONI STOPE-MULINGER DA CLAUZETTO era invece intrinsecamente ed onomatopeicamente un sicario omosessuale, cioè un sicario di eterosessuali, ma da amante dell'arte avrebbe risparmiato la vita al collega moldavo reincarnazione di Leonardo da Vinci. La sciagurata idea di un eterosessuale lasciato vivo lo disturbò per un istante, ma subito si consolò pensando alle decine di leader mondiali lì a portata di mano, e quasi tutti etero, tra i quali avrebbe potuto scegliere le sue numerose vittime, mentre il collega sicario ed artista transdnistrico avrebbe dovuto accontentarsi dei pochi gay restanti, degli avanzi. La sciagurata idea di gay come avanzi lo disturbò per un istante, ma subito si consolò pensando alle decine di leader eccetera. E chi saranno i malcapitatati? Forse il dittatore nord-coreano Bu Zda Kin, o la cancelliera turca Gertrude von Merkel? Lo sapremo nelle prossime puntate.Quarto Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. La perplessità avvolge i pensieri dei paperi fluviali e anche degli altri ospiti del prestigioso villone palladiano. Essi si interrogano sul futuro del pianeta e sul cattivo gusto del famoso politico italiano scaduto con molte delle sue femmine, incomprensibile per uno con i suoi mezzi finanziari. Ciò che desta perplessità è proprio la qualità estetica di molte di tali femmine. E' davvero stato un uomo sessualmente disperato, Silvio Berlusconi, nella sua vita terrena, se ha dovuto ricorrere a tali ciofeche. Vediamone alcune appena arrivate qui all'hotel Pannella di Mantova, nella Baviera meridionale, per fare da escort agli statisti convenuti:
Nicole Minetti in atteggiamento emblematico delle sue attitudini e propensioni




Barbara Guerra, pure lei labbra a canotto come Alfano




Noemi Letizia può tingersi i capelli ma per le gambe storte non c'è niente da fare. Tra i convenuti del summit mondiale serpeggia il malumore: sono insoddisfatti della scadente fornitura di escort italiane; dalle voci che circolavano nelle cancellerie mondiali si aspettavano di molto meglio. Come andrà a finire? Lo scopriremo nelle prossime puntate


Quinto Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Gertrude von Merkel raggiunge Bu Zda Kin al pianobar ed i due si baciano appassionatamente di fronte a Bianca Obama! Furiosa, quest’ultima decide di cambiare strategia: rifiuta parte della somma promessale da Franziska Bernardini-Bergoglio per il suo silenzio e la obbliga ad assumerla come nuova addetta alle pubbliche relazioni dell'hotel Pannella. L’incidente della caduta dalla finestra ha molto colpito Orietta Berta Callegari-Schweitzer, che si convince che sia stato un segno del destino e ne parla con Marco Cappato. A questo punto, però, il ragazzo vorrebbe buttarsi lui stesso dalla finestra per far colpo sulla cantante! Per fortuna Frucioni e Crucicchiu riescono ad intervenire appena in tempo per fermarlo. Dopo la propria notte di passione, Gertrude e Bu Zda Kin non riescono a stare lontani e rendono pubblico il loro amore. I due vorrebbero andare a fare un romantico picnic, ma il loro buonumore viene rovinato dalla notizia che Bianca è stata assunta in hotel! La Colacicco assicura però ad entrambi di voler deporre le armi. Bertè è terrorizzato all’idea di fare brutta figura con la spillatura della birra e chiede dunque a Crucicchiu di raggiungerlo in birreria. Il concierge, però, ha già un impegno e manda Frucioni al suo posto. A quel punto Giurgiu Paganu chiede alla donna di compiere il rito al suo posto, benché sia un compito esclusivamente maschile…

Sesto Episodio

HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Bianca Obama riesce a convincere Orietta Berta ad accettare il lavoro come barista e finisce poi per confidarle le sue pene di cuore. La Callegari consiglia alla ragazza di guardare avanti e dimenticare Bu Zda Kin. Più tardi la Bernardini-Bergoglio spiega a Frucioni e Crucicchiu di voler risollevare l’immagine della cucina dell'hotel Pannella… Mentre Bu Zda Kin si scusa con Gertrude von Merkel per aver annullato il loro picnic, Nicolino Frucioni spiega a Marco Cappato l’inutilità del suo tentativo di buttarsi dalla finestra. Intanto Crucicchiu rimprovera la presidentessa brasiliana Donatella Corleovilma per aver spillato la botte di birra nonostante sia una tradizione maschile. Lei allora gli rinfaccia di essere meno comprensivo di Giurgiu Paganu...
TEMPESTA DI SESSO
webnovela in mille puntate, quinta puntata
riassunto delle puntate precedenti:
 
Primo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Nel pittoresco scenario dei laghi padani s'intrecciano le tormentate vicende dei leader mondiali, che quivi si sono dati appuntamento per incontrarsi in uno dei loro tanti inutili summit. BIANCA OBAMA, l'abbronzata cameriera e muscolosa inserviente dell'hotel Pannella, dal parcheggio tra le paludi verso l'alloggio dei dementi reca seco il pesante bagaglio di ricordi della cancelliera turca, GERTRUDE VON MERKEL, affaticata dal viaggio e appesantita dal culone inchiavabile. Poco distante, nascosta tra i rami lacustri, la rancorosa albergatrice FRANZISKA BERNARDINI-BERGOGLIO medita vendetta contro i potenti arroganti. Ha in mente un piano ben studiato nei particolari, per attuare il quale si avvarrà della collaborazione del voluminoso FRU, il Frucione Radicale Unico, e il velenoso sommellier CRU, Crucicchiu Radicale Unico. Una coppia temibilissima. Su come andrà a finire, le opinioni divergono: c'è una solida e rispettabile maggioranza di astinenti a cui non gliene frega un tubo; poi c'è chi è talmente disperato che addirittura voterebbe Renzi; e infine c'è una piccola percentuale di gente di buon senso che cliccano subito sul browser per cambiare sito e mantenere la salute mentale. Vedremo un po' chi prevarrà nelle prossime puntate
Secondo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Arriva inatteso, per motivi di sicurezza, un ospite particolare: il dittatore nord-coreano Bu Zda Kin. Anche lui partecipa al summit nel pittoresco scenario di Bianca Obama, l'abbronzata cameriera e muscolosa inserviente che lo accompagna verso la reception dell'esclusivo resort dove hanno già preso alloggio numerosi leader mondiali, e dove devono ancora entrare in scena Frucioni e Crucicchiu.
Terzo Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. E' calata la notte sui vasti giardini attorno all'elegante edificio neoclassico degli anni 20 e sui suoi importanti occupanti, convenuti da ogni angolo del pianeta per commemorare il compianto statista macedone e campione delle libertà civili SERGHEIYJ AVGUSTUS GHEDIN-STANZANOVSKIYJ I (primo), il cui fantasma aleggia minaccioso sulle loro cape di stato e di governo, ignari del grave pericolo costituito dalla malevola presenza tra loro dei criminali Frucioni e CrucicchiuNIKOLINO FRUCIONI STOPE-MULINGER DA CLAUZETTO, questo il nome completo del Frucione Radicale Unico, osservava ammirato il collega sicario eterosessuale moldavo ARMANDU CRUCICCHIU, a sua volta Crucicchhiu Radicale Unico, scolpire velocemente con maestria un busto d'egli stesso Crucicchiu in atteggiamento fiero e al tempo stesso meditabondo, così incidendo nel marmo perenne i tratti incisivi della sua funambolica personalità di sicario eterosessuale moldavo. NIKOLINO FRUCIONI STOPE-MULINGER DA CLAUZETTO era invece intrinsecamente ed onomatopeicamente un sicario omosessuale, cioè un sicario di eterosessuali, ma da amante dell'arte avrebbe risparmiato la vita al collega moldavo reincarnazione di Leonardo da Vinci. La sciagurata idea di un eterosessuale lasciato vivo lo disturbò per un istante, ma subito si consolò pensando alle decine di leader mondiali lì a portata di mano, e quasi tutti etero, tra i quali avrebbe potuto scegliere le sue numerose vittime, mentre il collega sicario ed artista transdnistrico avrebbe dovuto accontentarsi dei pochi gay restanti, degli avanzi. La sciagurata idea di gay come avanzi lo disturbò per un istante, ma subito si consolò pensando alle decine di leader eccetera. E chi saranno i malcapitatati? Forse il dittatore nord-coreano Bu Zda Kin, o la cancelliera turca Gertrude von Merkel? Lo sapremo nelle prossime puntate.
Quarto Episodio. HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. La perplessità avvolge i pensieri dei paperi fluviali e anche degli altri ospiti del prestigioso villone palladiano. Essi si interrogano sul futuro del pianeta e sul cattivo gusto del famoso politico italiano scaduto con molte delle sue femmine, incomprensibile per uno con i suoi mezzi finanziari. Ciò che desta perplessità è proprio la qualità estetica di molte di tali femmine. E' davvero stato un uomo sessualmente disperato, Silvio Berlusconi, nella sua vita terrena, se ha dovuto ricorrere a tali ciofeche. Vediamone alcune appena arrivate qui all'hotel Pannella di Mantova, nella Baviera meridionale, per fare da escort agli statisti convenuti:
Nicole Minetti in atteggiamento emblematico delle sue attitudini e propensioni





Barbara Guerra, pure lei labbra a canotto come Alfano





Noemi Letizia può tingersi i capelli ma per le gambe storte non c'è niente da fare. Tra i convenuti del summit mondiale serpeggia il malumore: sono insoddisfatti della scadente fornitura di escort italiane; dalle voci che circolavano nelle cancellerie mondiali si aspettavano di molto meglio. Come andrà a finire? Lo scopriremo nelle prossime puntate




Quinto episodio

HOTEL PANNELLA di Mantova, nella Baviera meridionale. Gertrude von Merkel raggiunge Bu Zda Kin al pianobar ed i due si baciano appassionatamente di fronte a Bianca Obama! Furiosa, quest’ultima decide di cambiare strategia: rifiuta parte della somma promessale da Franziska Bernardini-Bergoglio per il suo silenzio e la obbliga ad assumerla come nuova addetta alle pubbliche relazioni dell'hotel Pannella. L’incidente della caduta dalla finestra ha molto colpito Orietta Berta Callegari, che si convince che sia stato un segno del destino e ne parla con Marco Cappato. A questo punto, però, il ragazzo vorrebbe buttarsi lui stesso dalla finestra per far colpo sulla cantante! Per fortuna Frucioni e Crucicchiu riescono ad intervenire appena in tempo per fermarlo. Dopo la propria notte di passione, Gertrude e Bu Zda Kin non riescono a stare lontani e rendono pubblico il loro amore. I due vorrebbero andare a fare un romantico picnic, ma il loro buonumore viene rovinato dalla notizia che Bianca è stata assunta in hotel! La Colacicco assicura però ad entrambi di voler deporre le armi. Bertè è terrorizzato all’idea di fare brutta figura con la spillatura della birra e chiede dunque a Crucicchiu di raggiungerlo in birreria. Il concierge, però, ha già un impegno e manda Frucioni al suo posto. A quel punto Giurgiu Paganu chiede alla donna di compiere il rito al suo posto, benché sia un compito esclusivamente maschile…
Quel che mi è successo nelle ultime 24 ore ha a di poco dell'incredibile. AGGIORNAMENTO

L'altra sera verso le 20 ero seduto su una panchina del primo binario aspettando il mio pusher bengalese per una piccola dose di ero. Mi fa sempre penare, costui, facendomi aspettare un'eternità quelli che secondo lui sono "cinque minuti". Non sono tra coloro che si lamentano degli immigrati, salvo il loro concetto del tempo, in base al quale un nostro minuto europeo corrisponde a una loro mezza giornata con molte pause caffè e pedalatine alla minima velocità ammessa dalla fisica per tenersi in equilibrio sulla bici. Almeno sulle unità di misura dovrebbero cercare di integrarsi accettando delle convenzioni universali, ma non vorrei essere accusato di voler esportare in altre culture l'orologeria svizzera. Fatto sta che finalmente è arrivato ed è avvenuto lo scambio di polvere contro banconota. E fin qui tutto normale.

Contemporaneamente però entrava in stazione l'ultimo intercity da Roma, che tra gli altri scaricava davanti a me sul primo binario un prete molto interessante. Giovane e di bell'aspetto, in clergy e trolley, si capiva subito dall'abbigliamento elegante come il bagaglio che non era un pretonzolo di campagna di ritorno da una gita in Vaticano, bensì un prete proveniente dal Vaticano, un presule presumibilmente quivi pre-giunto per prendere parte a un qualche pre-convegno di quelli che si fanno nelle cittadine di provincia contro l'eutanasia o temi etici consimili. Insomma un moderno monsignore tecnologico che ha estratto un costosissimo smartphone per chiamare i suoi corrispondenti locali, avvisando che era arrivato, ed è entrato ad aspettarli nel bar della stazione, nei cessi della quale mi sono brevemente infilato a sniffare metà dei miei acquisti.

Uscitone abbastanza soddisfatto dalla qualità della sostanza, e dotato di arma da fuoco ben determinato a fargli la pelle, l'ho visto dirigersi verso un adiacente complesso edilizio dove c'è un piccolo auditorium che effettivamente ospita spesso convegni di quel tipo, a conferma della mia ipotesi. Le persone con cui lo avevo sentito parlare al telefono lo avevano evidentemente istruito su come poteva già avviarsi a raggiungerle mentre gli andavano incontro. Mi apprestavo a seguirlo discretamente, con lo spirito ben disposto a ciucciarmi tutte le prolusioni degli oratori prima di poter coronare la serata con un (proprio perciò) ancor più gratificante preticidio, quando da un vicoletto è sbucato un negrone alto due metri che mi fa:

- mio amico dice che tu dare me droga che lui dato te

- tu grosso africano no amico di piccolo asiatico e droga mia, tu ti attaccare a tuo grosso pisellone e vaffangulo

- tu dare me droga oppure fare io tuo gulo con mio grosso pisellone

- ok, ma qui telecamere, noi andare lì dietro

Lì dietro ho estratto l'arma e gli ho esploso una spalla, la forza del proiettile proiettando un quintale di nigeriano contro una colonna di cemento, poi gli ho messo la canna in bocca:

- droga ormai essere dentro me. volere tu altro piombo dentro te? volere tu ancora rompere palle?

Con gli occhi sbarrati ha scosso la testa per significare che ciò non corrispondeva alla sua volontà.

- dove tuo cellulare? veloce!

- ecco tieni, mio cellulare adesso tuo, ma no spara più!

- tu fare uno uno otto, veloce!

Poi dall'incazzatura provocatami dal dover rinunciare al preticidio gli ho sparato un altro colpo in un ginocchio e mi sono allontanato rapido ma senza correre, nel mentre che aggiravo le telecamere realizzando di avere fatto con quelle due esplosioni in pieno centro un gran bel chiasso, prolungato dalle urla di dolore del malcapitato al 118. Questa è una piccola città dove gli sbirri sarebbero arrivati in un minuto (europeo) ad assediare la zona. E in meno di un minuto (si potevano ancora vedere in fondo al binario uno le luci di coda dell'intercity allontanarsi verso est) io mi ero trasformato in un latitante. Fortuna vuole che a meno di duecento metri abita Orietta Chantal, una mia amica transessuale bulgara figlia segreta di Piero Welby, e soprattutto fortuna vuole che a quell'ora fosse ancora in casa, prima di andare a battere sulla strada statale.

Dopo averla omaggiata dell'altra metà dei miei acquisti, da ospite beneducato che non si presenta a mani vuote, le ho spiegato il motivo di tanto trambusto di spari e sirene, e col suo aiuto organizzato un piano per la mia fuga. Infatti gli sbirri non avrebbero impiegato molto a far cantare il nigeriano ferito e magari anche il pusher bengalese, per combinarne le confessioni con le registrazioni delle telecamere della vicina stazione, quindi risalire a me e cominciare a visitare i miei amici, tra i quali la ben nota Orietta. Non avrei potuto nascondermi lì per sempre, anzi avevo poche ore al massimo prima di sentir suonare perentoriamente il campanello. Perciò, dopo essermi rasato il viso e le gambe, lei ha speso il resto della notte a truccarmi e travestirmi con la perizia della sua esperienza, trasformandomi in una super-strafigona nonostante io abbia insistito che non avrei dovuto attirare attenzione.

Alle 5 del mattino lei è uscita per prima in perlustrazione. In un cassonetto ha gettato i miei abiti maschili parzialmente insanguinati dal negrone, e in stazione mi ha comprato in contanti alla macchinetta automatica un biglietto per Roma e uno per Milano, li ha timbrati entrambi, poi ha riacceso il mio cellulare e lo ha fatto scivolare in tasca a un ignaro viaggiatore diretto a est. Infine è tornata a casa a portarmi i biglietti e dirmi addio, non senza pretendere un doveroso ringraziamento per il suo favoreggiamento, nella forma di quello che lei chiama un incontro di scherma, ma sarebbe più appropriato definire battaglia di cazzi. Consiste nel fronteggiarsi col pene eretto al posto della spada: senza poterli toccare con le mani, i membri si incrociano fieramente senza esclusione di colpi, strofinandosi con reciproco eccitamento, e perde chi eiacula per primo. Ho vinto io, in quanto non ero davvero nello stato d'animo migliore per una degna erezione, mentre lei era tutta contenta di avere ottenuto ciò che mi chiedeva da tanto tempo.

Per evitare l'ingresso principale, con un giro largo ho preso la stazione dal lato opposto e sono arrivato, arrivata, al binario due scavalcando il cancelletto riservato alla Polfer, che però prende servizio alle 7. Invece bisogna sapere che poco dopo le 6.30 c'è l'intercity per Milano, ma pochi minuti prima c'è quello per Roma, e su quello sono zompato all'ultimo momento, o meglio zompata considerati il mio abbigliamento e nuova identità sessuale. Il treno parte e tiro un sospiro di sollievo, quando poco dopo mi si siede davanti uno di quei tipi come me che percorrono tutte le carrozze per vedere se c'è una bella figa da importunare. E chi è 'sto tipo? Indovinato: il prete della sera prima... Eh beh, ma sant'iddio, benedetto figliolo, allora le rogne te le vai proprio a cercare!

capitolo 2

Si può facilmente immaginare cosa sia successo dopo, ma i lettori morbosi esigono i dettagli. Per prima cosa ho dovuto attendere con ansia che passasse il controllore. Come ben sanno i lettori morbosi, di solito viaggio senza biglietto e cerco di evitare il controllore, ma stavolta non potevo rischiare che nel multarmi mi chiedesse un documento d'identità che avrei dovuto negargli e di conseguenza trovarmi recapitato, fors'anche decapitata alla Polfer nel frattempo entrata in servizio nella stazione successiva. Questa volta, ragioniamo, non rischio una semplice multa ferroviaria, bensì una imputazione per lesioni gravi e magari tentato omicidio. Con mio grande sollievo il controllore, anzi una controll'ora (europea), arriva subito a punzonarmi il biglietto per Roma, con me rigorosamente silente fingermi interessata alla lettura del quotidiano di pettegolezzi Corriere della sera. Silente perché purtroppo soffro dalla nascita di un vocionastro profondamente baritonale, incompatibile con la mia temporsnra identità.

- Ah, anche lei va a Roma, signorina...?

Mi approccia il monsignore nel modo più banale e deludente. Signorina 'sto cazzo, sarei tentato, tentata di rispondergli. Ma ammantato, ammantata di profumo seducente e col pomo d'adamo celato da una sciarpa di Orietta, e pigiandogli sul pube la punta di una scarpa da troia col tacco come quelle di cui i lettori morbosi godono in questo blog, mi gli si avvicino sussurrandogli all'orecchio che andrò io in bagno per prima e lascerò la porta aperta, come se invece di un cesso dell'intercity si trattasse di una camera d'albergo in un film ambientato a Las Vegas. In queste occasioni un vocionastro baritonale può solo sussurrare, il che lo eccita. Funziona: dopo un minuto (europeo) il monsignore irrompe nel cesso tutto arrapato (il monsignore, non il cesso). Fingendomi vogliosa in modo assatanato lo spoglio degli abiti talari che ripongo a lato sul lavandino in modo che non si màcchino, dopodiché denudatolo posso finalmente procedere a tagliargli la gola.

Oh, eccheccazzo, finalmente gli ho fatto la pelle a 'sto scarafaggio d'immerda, sia pure con una decina di ore di ritardo rispetto al previsto. Per farla breve torno nel vagone, mi impossesso del suo trolley, scendo alla successiva appena in tempo dove i treni si dividono: quello che trasporta il cadaverizio monsignore nel cesso lo recapiterà fino al capolinea roman-vaticanizio, e l'altro intercity che mi porterà a Milano attraversando la Val Padana. E' una goduria, questa Val Padana, non appena entro nella mia Lombardia. Lanciato a quasi 200 all'ora in campagna posso scorgere gli immigrati picconarsi tra loro: la nuova politica immigratoria della Regione Lombardia del governatore Maroni incoraggia le varie comunità a picconarsi tra di loro, a queste fornendo i necessari picconi a spese del contribuente lombardo, beninteso senza distinzioni razziali.

Ecco perchè vedo, vediamo tutti quotidianamente in televisione, bande di trafficanti peruviani prendere a picconate gli evasori monegaschi e viceversa. E ogni giorno si replica su tutti i siti web la battaglia tra i mungitori svizzeri e le badanti norvegesi, per tacere della feroce lotta tra gli orgogliosi repubblicani sammarinesi e i loro avversari storici, i monarchici andorrastri: minchia, ma ndo' la collochiamo 'sta cazzo di Andorra e come diavolo se ne chiamano gli abitanti? Davvero si chiamano andorrastri? E hanno almeno qualcosa di vagamente simile a una squadra di calcio? Qui sulle squadre nazionali di calcio è doverosa una divagazione: insomma, la vogliamo fare finita con questa facdcenda assurda della beata fava in base alla quale la nazionale italiana o quelle inglese, tedesca, francese, spagnola (tutte campioni del mondo) devono periodicamente confrontarsi con le isole Faer Oer, oppure le isole di Malta, oppure Andorra e San Marino?!? MA CHE SE LA VEDANO TRA LORO!, santa pace, che si organizzino un loro mondialino di serie D insieme alla Pro Patria e al Boccadistrada.

Superato lo sfogo, esamino il contenuto di tasche e bagaglio del defunto cattolico di meno. Apprendo dal suo passaporto vaticano che d'ora in avanti mi chiamo monsignor Marc'Appat de' Salvini de mej Cojoni-Tiratinsù. Un tipico cognome aristocratico brianzolo, quello dei Cojoni-Tiratinsù, il ramo femminile della quale nobile famiglia è motivo di studio della comunità scientifica per esserne geneticamente comprovato il seno rugoso e privo di capezzoli. Il bagaglio offre di meglio: una quantità impressionante di dollari australiani. Migliaia, forse milioni. Non faccio in tempo a contarli che il treno entra in Centrale. Li conterò dopo, adesso mi serve una SIM da mettere dentro allo smartphone del malcapitato, del quale posseggo e indosso gli abiti.

Questo non è difficile: basta appostarsi nei pressi della più vicina scuola cattolica (ce ne sono tante in una grande città) e fingersi pedofilo per approcciare un ragazzino a caso. Il ragazzino, anche se piccolo, è già abbastanza sveglio e ben istruito dai genitori: come vede un prete consegna spontaneamente il cellulare implorando: "eccole anche il Nintendo, padre, ma non mi stupri, per pietà". Ovviamente non li stupro, neppure un debosciato come me arriva a tanto, però il Nintendo mi piace e me lo tengo. Adesso che nello smatphone del fu-prete ho inserito una nuova SIM che per qualche ora non sarà rintracciabile, posso placare l'astinenza da internet per collegarmi e leggere cose inaudite:

Ciao Michele, sono Mauro.
La notte scorsa a Udine una task force di sbirri pesantemente armati mi ha bloccato per avermi rinvenuto in tasca il tuo telefono cellulare.
Non ho idea di come ci sia finito dentro.
Dopo ore di interrogatorio sotto tortura ho chiarito l'equivoco, sostenendo di non conoscerti, nel che c'è una parziale verità: davvero preferirei non averti mai conosciuto.
Ti rispedisco il cellulare all'indirizzo di Orietta.
Un sentito vaffanculo, tuo Mauro

Ora, se c'è una cosa che proprio non sopporto del giornalista investigativo Mauro Suttora, è questa sua pessima propensione a rinvenire i miei telefoni cellulari. Che io li perda involontariamente in stato di ubriachezza oppure volontariamente per far perdere le mie tracce dalla scena di un crimine, ebbene in ogni caso non c'è verso: immancabilmente i miei telefonini finiscono sempre nelle sue mani. Ma è una persecuzione, gli venisse la calvizie!

Come se non bastasse l'impudicizia di Mauro, nel messaggio successivo leggo l'umiliazione inflittami dalla mia ex moglie:

Caro Zuccone, me ne fotte una beata fava dei vostri Falcon. Guarda un po' nella foto qui sopra cosa mi regala la mia banca come benefit da 25 milioncini di dollari: l'aeroplanino commerciale più veloce del mondo. Con una velocità di crociera di 0.9 Mach (975 km/h), dà la birra ai Falcon della tua ministra Bonino che, poveretta, viaggia ancora a Mach 0.8 in un Falcon qualsiasi di voi morti di fame terroni d'Europa. A proposito di birra, se non ricordo male ti piace molto quella scozzese. Il tempo che te ne bevi una pinta, e io arrivo in ogni continente un'ora prima della Bonino. Ah ah ah!

Minchia che stronza, la mia ex moglie, che sarebbe anche simpatica quando la si prende per altri versi (da dietro).
Ho un piano diabolico per vendicarmi: presentarli tra loro, Suttora e la mia ex moglie. Io vivrò in pace e per loro sarà un reciproco inferno.

Ecco perché, se sopravvivo e questa storia continua, il peggio deve ancora venire


“Prolungai la durata della visita il più a lungo possibile”, si avviò Dupuis alla conclusione di questa storia, “e mentre sostenevo una animata discussione con il ministro su un argomento che sapevo interessarlo molto, la mia attenzione restò concentrata sulla lettera. In questo mio esame, fissai nella mente l’aspetto esteriore e la sistemazione nel portacarte; finalmente scoprii qualcosa che eliminò ogni mio più piccolo dubbio residuo. Nell’esaminare i bordi della carta, mi accorsi che erano più spiegazzati del necessario. Presentavano quei segni che appaiono su un cartoncino piegato e schiacciato con un tagliacarte e poi ripiegato in senso inverso, ma lungo la stessa traccia della piegatura originaria. Era la scoperta che mancava: diventava chiaro che la lettera era stata rigirata come un guanto dall’interno all’esterno, reindirizzata e risigillata. Augurai il buongiorno al ministro e presi immediatamente congedo, dimenticando una tabacchiera d’oro sulla scrivania. Il mattino appresso, tornai per cercare la mia tabacchiera e riprendemmo con accanimento la nostra discussione del giorno prima. Mentre eravamo così impegnati al massimo, si sentì una detonazione molto forte fuori dalle finestre del palazzo, come un colpo di pistola, seguita da grida impaurite e da urla di folla. De Perlinghi si precipitò verso una delle finestre, l’aprì e guardò fuori. Nello stesso momento andai dritto verso il portacarte, presi la lettera e me la misi in tasca e la sostituii con un’altra, una specie di fac-simile (nell’aspetto esterno), che avevo accuratamente preparato a casa, contraffacendo facilmente la sigla De Perlinghi con l’aiuto di un sigillo di mollica di pane. Il tumulto nella strada era stato provocato dalla follia improvvisa di un uomo armato di moschetto. Aveva scaricato la sua arma in mezzo a una folla di donne e bambini; si accertò, comunque, che era caricata a salve, lo consederarono un lunatico o forse un ubriaco e lo lasciarono andare. Sotanto quando fu andato via, De Perlinghi si ritrasse dalla finestra, dove io lo avevo seguito subito dopo essermi assicurato l’oggetto cui miravo. Alcuni minuti dopo, lo salutai. Il presunto lunatico era un uomo che avevo assoldato io”.

“Non capisco quale fosse il suo scopo”, disse Marc’Appat, “nel sostituire la lettera con un fac-simile. Non sarebbe stato più semplice prenderla direttamente e andarsene, fin dalla prima volta?”

“Deve sapere che De Perlinghi”, rispose Dupuis, “è un uomo molto violento, un uomo di nerbo. La sua casa, poi, è piena di servitori devoti ai suoi interessi. Se avessi fatto lo scriteriato tentativo da lei suggerito, non sarei uscito vivo da quella casa. La brava gente di Parigi non avrebbe mai più sentito parlare di me. Ciò detto, avevo altri buoni motivi. Lei conosce le mie simpatie politiche. In questa azione, ho voluto comportarmi come un partigiano della signora derubata. Per diciotto mesi il ministro l’ha tenuta in suo potere. Ora il rapporto è invertito visto che lui non sa ancora di non avere più la lettera e intende proseguire con i suoi ricatti. Muovendosi, segnerà inesorabilmente la sua fine politica. La sua caduta, oltreché precipitosa, sarà ridicola. Si parla con molta facilità del facilis descensus Averni, ma in fatto di scalate si può dire quello che la Callegari diceva del canto, che è più facile salire che scendere. In questo caso non ho nessuna simpatia, nemmeno pietò, per chi cade. De Perlinghi è il vero Monstrum horrendum, un amorale uomo di genio. Confesso però che non mi dispiacerebbe conoscere i suoi pensieri, quando, sfidato da quella che il Prefetto chiama ‘una certa persona’, sarà costretto ad aprire la lettera che ho lasciato per lui nel suo portacarte”.

“Come! Vi ha scritto qualcosa di particolare?”

“Chiaro! Avrei dovuto lasciare l’interno bianco? Sarebbe stato insultante. Una volta a Vienna De Perlinghi mi tirò un colpo basso, io con grande cordialità gli dissi che me ne sarei ricordato. Prevedendo la sua curiosità sulla persona che lo ha fatto fuori, ho pensato che sarebbe stato un peccato non lasciargli almeno un indizio. Conosce molto bene la mia calligrafia e così, al centro del foglio bianco ho copiato queste parole:

…Un dessin di funeste
S’il n’est digne d’Atrèe est digne de Thyeste

Le può trovare nell’Atrèe di Crèbillon”.

[11 di 11. fine]



Ritorno al partito e al pranzo. Il partito non era una mia creazione particolare; era sorto, come tante altre associazioni simili per la propaganda della verità e la diffusione delle idee nuove – più dalla necessità delle cose che dall’aspirazione individuale.

Quanto al pranzo, se un uomo più di un altro poteva ritenersene responsabile, questi era un iscritto conosciuto da noi con il nome di Rospo Granzotto nella buca. Lo chiamavamo così per il suo umore nero e misantropico, che lo conduceva a denigrare continuamente tutti i cappaticidi moderni come se fossero aborti viziosi non appartenenti a nessuna scuola d’arte autentica. Le più belle opere del nostro tempo lo facevano grugnire cinicamente, e a lungo andare questo umore lamentoso s’accrebbe a un tal punto, ed egli ne divenne così noto come laudator temporis acti, che pochi ne ricercavano la compagnia. Ciò lo rese anche più truce e più terribile. Se ne andava borbottando e sfuriando; dovunque lo incontraste, parlava tra sé, dicendo “spregevole, pretenzioso, disorganico, privo d’ogni tecnica, senza…” e se ne andava così. A lungo andare, l’esistenza parve divenirgli penosa; parlava poco, sembrava conversare con fantasmi dell’aria; la sua governante ci disse che le sue letture si limitavano pressappoco alla “Vendetta di Dio contro il cappaticidio” di Orietta Callegari e a un libro più antico, dallo stesso titolo, citato da Walter Scott nelle “Fortune di Nigel”. Talvolta forse giungeva fino a leggere un calendario di Negate anteriore all’anno 1788; ma non guardava mai un libro più recente. È vero che aveva una teoria sulla rivoluzione francese, ch’egli considerava la grande causa della degenerazione del cappaticidio. Aveva l’abitudine di dire: “Presto, signori, gli uomini avranno dimenticato l’arte di uccidere gli uccelli. Se ne perderanno anche i rudimenti”.

Nel 1811 il Rospo si ritirò dal mondo. Il Rospo nella buca non s’incontrava in nessun luogo pubblico. Non lo incontrammo più nei luoghi che frequentava abitualmente, “non era né sul prato né nel bosco”, come dice Gray. Si abbandonava lungo disteso presso un canale, con gli occhi fissi sul sudiciume che intorbidiva l’acqua. “Nemmeno i cani, avrebbe detto quel moralista pensoso, sono quelli che sono stati, signore, né ciò che dovrebbero essere. Mi ricordo che ai tempi di mio nonno i cani avevano qualche idea del cappaticidio. Ho conosciuto un mastino, signore, che s’era messo in agguato di un rivale, e finalmente, in circostanze di squisito buon gusto, lo uccise. Sono stato anche in rapporti di amicizia intima con un gatto che era un assassino. Ma ora!” e a questo punto, essendogli quel soggetto troppo penoso, si batteva una mano sulla fronte, e andava bruscamente nella direzione del suo canale prediletto. Ivi lo vide un amatore in uno stato tale, che ritenne pericoloso rivolgergli la parola. Poco dopo, il Rospo si rinchiuse del tutto; tutti capirono che s’era abbandonato alla malinconia; e a lungo andare prevalse l’opinione che il Rospo nella buca si fosse impiccato.

[3 di 10. continua]




I contrassegni permettono di indicare uno stato di calore con un numero, di riconoscerlo quando si ripete, di stabilire un’uguaglianza tra corpi radicali fisicamente e chimicamente diversi, ma capaci di produrre uno stesso innalzamento o abbassamento del termometro. Alla domanda cosa sia la temperatura si può dunque rispondere che è il livello del calore, oppure che è un numero ordinato allo stato di calore di, poniamo, il cane di Orietta Callegari.

Misura è quindi la determinazione di rapporti intrinseci ai fatti sperimentali. Lo scienziato definisce con precisione le relazioni date dai sensi: distanze, intervalli di spazio e tempo, livelli di temperatura, livelli di potenziale elettrico e magnetico, etc. Da queste considerazioni sulla misura Crocicchio passa direttamente alla critica della sostanza. Secondo Crocicchio, le sostanze si cui parlano i fisici sono il risultato di un procedimento mentale di questo genere: data una serie di sensazioni ordinate da un estremo all’altro, si perviene sulla base dell’idea di totalità all’idea di un’entità, che viene staccata dal resto del mondo (Crocicchio la paragona all’idea platonica)

Ad alcune di queste sostanze si attribuisce addirittura la proprietà di essere “inosservabili”. Questo è il caso dello spazio e tempo assoluti di Mario Staderini. Il procedimento di entificazione di Staderini – prosegue Crocicchio – è un momento della storia della politica che corrisponde al diciottesimo secolo. Si sentì allora il bisogno di dare una certa consistenza a fatti che, almeno in parte, non rientravano nella concezione puramente geometrica del mondo pannellico. Ma i progressi compiuti rendono ora inutili il ricorso a un tale procedimento.

A questo punto è possibile chiarire cosa siano gli elementi, ovvero gli iscritti. Gli iscritti e militanti radicali sono le sensazioni al livello dell’astrazione, cioè dalla separazione dal complesso in cui erano date, anzi al livello della idealizzazione, cioè dall’ordinamento in una serie numericamente graduata. Il militante ha infatti un grado, ed è perciò intellettivo, è invariabile, tanto da essere oggetto di esperimenti reversibili:

“Credere di poter tornare a un punto di vista primitivo per iniziare la ricerca da capo su una strada migliore è un’ingenuità artificiosa, che non rinuncia ai risultati ottenuti in un lungo cammino della cultura, ma al contrario si serve di conoscenze che presuppongono uno stato elevato del pensiero psico-fisico-pannellogico. Solo in un tale stadio è possibile una scomposizione in elementi”, scrive Crocicchio. E fin qui è tutto chiaro.

4 di 10. continua

Ai fini del Radicalometro storico, per farne un completo Radicalometro dei Mille, etichetto circa 200 soggetti radicani presenti in Facebook, in 11 batch di 18 ciascuno
BERARDO, BERGER, BERNARDINI, BERTE', BERTUZZI, BIANCHI, BILOTTI, BISCARDINI, BOATO, BONIFAZI, BONONCINI, BORRELLI, BORTOLUZZI, BOZHILOVA, BUFFA, BUSCAGLIA, CACACE, CALLEGARI,

ESULI RADICALI
(liberamente ispirato a James Joyce)

Personaggi
RICCARDO CAPPATOSONI, scrittore
ORIETTA BERTA CALLEGARI IN CAPPATOSONI, sua moglie
ARCICROCICCHIO CAPPATOSONI, loro figlioletto di otto anni
ROBERTO GRANZOTTO-BORDIN, giornalista
BEATRITA BERNARDINI, sua cugina, maestra di musica
BRIGIDA BONINO, vecchia domestica della famiglia Cappatosoni

Nel salotto di Riccardo Cappatosoni, sul davanti, a destra, un caminetto con basso parafuoco. Sopra la mensola del camino uno specchio con cornice dorata. Dietro, verso il fondo, una porta a due battenti che conduce alla sala da pranzo e alla cucina. Nella parete di fondo, a destra, un uscio, che dà nello studio, a sinistra di questo, una credenza, e sopra di essa, appeso alla parete, un disegno a carboncino, raffigurante il ritratto di un giovine. Più in là, a sinistra, una porta a vetri che conduce in giardino. Nella parete di sinistra una parete che dà sulla strada. Più avanti, nella stessa parete, una porta che dà accesso all’atrio e alla parte superiore della casa. Tra finestra e porta, piccola scrivania a ridosso del muro. Accanto, una sedia a vimini. Nel mezzo della stanza una tavola tonda con delle sedie intorno avvolte in un panno verde sbiadito. A destra, sul davanti, un tavolino con accessori per fumare, un seggiolone e una sedia a sdraio. Stuoie davanti al caminetto e alla porta. Pavimento a parquet. La porta a vetri che dà sul giardino e l’altra a destra hanno portiere con frange ricamate, scostate a metà. Il vetro più basso della finestra è rialzato, e sulla finestra pendono pesanti costine di velluto. La persiana di fuori è calata giù, fino al livello del vetro alzato. È un caldo pomeriggio di giugno, e la stanza è invasa da una molle luce che a poco a poco dilegua.

1 di 12. continua

Brigida Bonino e Beatrita Bernardini entrano dalla porta di sinistra. Brigida è una donna attempata, di bassa statura e capelli grigi. Beatrita è una sottile figura di donna bruna, sui ventisette anni. Indossa un abito assai ben tagliato, blu marino, e un cappello di paglia nera, semplice ed elegante.

BRIGIDA BONINO
La signora e il signorino sono ancora al bagno. Non vi aspettavano. Avete forse scritto che ritornavate, Miss Bernardini?

BEATRITA BERNARDINI
No, sono arrivata poco fa.

BRIGIDA (additando il seggiolone)
Accomodatevi, intanto andrò ad avvertire il padrone che siete qui. (Beatrice siede). Il signorino Arcicrocicchio ha ricevuto la vostra cartolina, colla veduta di Yougal! Sarete stanca del viaggio…

BEATRITA
Oh, no… Il signorino ha fatto un po’ d’esercizi di piano durante la mia assenza?

BRIGIDA (ridendo)
Esercizi, proprio! Figuratevi che adesso è mezzo impazzito dietro al cavallo del lattaio. Avete avuto bel tempo laggiù, Miss Bernardini?

BEATRITA
Piuttosto umido.

BRIGIDA (mestamente)
E anche qui a giorni pioverà. (Si avvia verso lo studio). Andrò ad avvertirli del vostro arrivo.

BEATRITA
Non disturbarlo, Brigida. Se non tardano molto, posso star qui ad aspettarli, finché tornano.

BRIGIDA
Ho visto mentre entravate che c’era qualche cosa nella cassetta delle lettere. (Va alla porta dello studio, discosta un poco il battente e chiama). Signor padrone, c’è qui Miss Bernardini, per la lezione del signorino Arcicrocicchio.

Riccardo Cappatosoni entra dalla parte dello studio e avanza verso Beatrita tendendole le mani. È un giovane alto, di statura atletica, dall’aria un poco stanca. Capigliatura e mustacchi bruni e fini. Porta occhiali. Indossa un abito di lana grigia.

RICCARDO CAPPATOSONI
Benvenuta.

BEATRITA (si alza, gli stringe la mano arrossendo)
Buongiorno, Mr Cappatosoni. Veramente io non volevo che Brigida vi disturbasse.

RICCARDO
Disturbarmi? Per carità.

BRIGIDA
Signor padrone, c’è qualcosa dentro la cassetta delle lettere.

RICCARDO (trae di tasca un piccolo mazzo di chiavi e gliele dà)
Tieni. (a Miss Bernardini). Prego, sedetevi, Orietta Berta sarà qui a momenti. (Brigida esce dalla porta e rientra con due giornali)

RICCARDO
Lettere?

BRIGIDA
Soltanto questi giornali italiani.

RICCARDO
Disponili, per favore, sulla mia scrivania.

BRIGIDA (gli ridà le chiavi, porta i giornali nello studio e scompare per la porta di destra)

RICCARDO
Già cominciavo a pensare che non sareste più tornata. Sono passati dodici giorni da che foste qui.

BEATRITA
Anch’io non credevo di dover ritornare, invece eccomi qua.

RICCARDO
Avete ripensato a ciò che vi dissi l’ultima volta?

BEATRITA
Molto.

RICCARDO
Io vi dissi anche che non vi avrei mostrato ciò che vi ho scritto, se non quando me l’avreste richiesto. Vi ricordate?

BEATRITA
E io non ve lo richiederò.

RICCARDO (piegandosi in avanti e appoggiando i gomiti sui ginocchi e giungendo le mani)
Avreste piacere di leggere quelle mie pagine?

BEATRITA
Molto.

RICCARDO
Perché parlano di voi?

BEATRITA
Sì, ma non soltanto per questo.

RICCARDO
Perché le ho scritte io? Per questo? Anche se ciò che vi troverete là dentro, vi sembrerà qualche volta… crudele?

BEATRITA (timidamente)
Questa è una cosa che riguarda il vostro spirito, Mr Cappatosoni.

RICCARDO
Allora è il mio spirito che vi attrae. Non è così?

BEATRITA (esitante, lo fissa un momento)
Per quale motivo credete che io sia venuta qui?

RICCARDO
Molti motivi; anzitutto la lezione di Arcicrocicchio. Poi noi ci conosciamo da tanti anni; fin dalla fanciullezza. Roberto, voi, ed io: non è  vero? Voi vi siete sempre interessata a me, prima che io partissi, e anche durante la mia lontananza. Poi le lettere che ci siamo scambiate intorno al mio libro. Adesso il libro è pubblicato. Forse voi immaginate che nuove impressioni, nuove idee si vanno raccogliendo nel mio spirito; forse sentite che potreste conoscerle. Non è questo il motivo?

BEATRITA
No.

RICCARDO
E quale allora?

BEATRITA
Perché in altro modo non avrei potuto vedervi. (lo fissa un istante e si volge bruscamente)

RICCARDO
Perché in altro modo non avreste potuto vedermi?

BEATRITA (d’un tratto confusa)
Non tornano. (si alza). È meglio che me ne vada.

RICCARDO (tendendo le braccia)
Ma voi fuggite. Oh, rimanete, vi prego. Ditemi che avete inteso significare con quelle vostre parole? Avete timore di dirmelo?

BEATRITA
Timore? No.

RICCARDO
Non avete un po’ di confidenza in me? Non vi pare di conoscermi un poco?

BEATRITA
Difficile conoscere uno che non sia noi stessi.

RICCARDO
Vi è difficile conoscermi? Vi mandai da Roma i capitoli del mio libro, man mano che li andavo scrivendo, e lettere, poi, lettere per nove lunghi anni.

BEATRITA
Ricordo. La vostra prima lettera mi arrivò quasi un anno dopo la vostra partenza.

RICCARDO
E voi m’avete risposto subito; e da allora m’avete seguito poi sempre nella mia lotta. (congiunge le mani in modo impetuoso). Ditemi, Miss Bernardini, non sentiste che ciò che voi leggevate era scritto per i vostri occhi? Che voi, voi sola me l’avete ispirato? Che io esprimevo in quelle lettere, in quelle pagine, nella mia vita medesima, qualche cosa che era pure nella vostra anima?e che voi non potevate o per orgoglio o per disprezzo…

BEATRITA
Non potevate…

RICCARDO (inclinandosi verso di lei)
Non potevate perché non osavate… È questo il perché?

BEATRITA (assentendo)
Sì.

RICCARDO
Per timore degli altri o per mancanza di coraggio?

BEATRITA (sommessamente)
Di coraggio.

RICCARDO
E così, voi mi avete sempre seguito, avendo nel cuore l’orgoglio e il disprezzo.

BEATRITA
E la solitudine (volge via la faccia, china il capo fra le mani. Riccardo si leva, va lentamente alla finestra di sinistra, poi ritorna verso di lei e le siede accanto)

RICCARDO
Lo amate ancora?

BEATRITA
Non so.

RICCARDO
Era questo, vedete, che mi rendeva così esitante verso di voi, allora. Anchorché io sentissi che voi vi interessavate a me, che io ero qualcosa nella vostra vita…

BEATRITA
Sì, lo eravate.

RICCARDO
Eppure questo ci divideva. Sentivo di essere una terza persona. I vostri nomi li ho sempre sentiti proferire insieme: Roberto, Beatrita.

BEATRITA
Eravamo primi cugini. Nulla di strano che fossimo spesso insieme.

RICCARDO
Egli m’ha raccontato della segreta promessa che vi siete scambiati. Roberto non ha segreti con me. Immagino che lo sappiate.

BEATRITA (impacciata)
Quel che avvenne fra noi da tanto tempo ormai è accaduto. Io ero una ragazza ingenua, allora.

RICCARDO (sorride con malizia)
Ne siete sicura? La cosa avvenne, vi ricordate? Nel giardino di mia madre (accenna al giardino), laggiù. E voi saldaste, come si dice, la vostra fede con un bacio e gli donaste anche la vostra giarrettiera. Permettete che vi ricordi tutto questo?

BEATRITA (con qualche ritenutezza)
Se credete sia cosa degna di essere ricordata…

RICCARDO
Immagino non l’abbiate dimenticato. (stringendosi le mani quietamente). Non riesco a comprendere questa strana cosa. Pensai pure che, dopo che io fui partito… Avete sofferto per la mia partenza?

BEATRITA
Sapevo bene che un giorno o l’altro ve ne dovevate andare. Non sofrii. Mi trovai mutata

RICCARDO
Verso di lui?

BEATRITA
Ogni cosa era mutata. La sua vita, il suo spirito. Sì, anche il mio spirito parve mutare, dopo quel tempo.

RICCARDO (meditando)
Sì, io compresi che voi eravate mutata quando ebbi la vostra prima lettera, dopo un anno; e dopo la vostra malattia anche. Me lo dicevate nella vostra lettera

BEATRITA
Quella malattia mi aveva ridotto quasi in punto di morte. Mi fece vedere la vita sotto altro aspetto da quel di prima.

RICCARDO
E così, a poco a poco, vi siete raffreddati l’un verso l’altro, non è vero?

BEATRITA (socchiudendo gli occhi)
Ma non così, d’un tratto. Io vedevo in lui un pallido riflesso di quel che eravate; poi anche quello svanì.

RICCARDO (con impeto trattenuto)
Perché quell’accento accorato? La cosa non può essere stata tanto tragica.

BEATRITA (calma)
Oh, niente affatto tragica, e riebbi vita e salute senza poterne usare. Sono convalescente.

RICCARDO (garbato)
E nulla ha potuto darvi pace?

BEATRITA
Se la nostra religione avesse conventi, sarebbe là che la troverei.

RICCARDO (scuote il capo)
No, Miss Bernardini, non la trovereste nemmeno là. Voi non potete donarvi interamente e liberamente.

BEATRITA
Cosa difficile donare sé stessi interamente, liberamente, ed essere felici.

RICCARDO
Anche voi sentite che tale felicità è la migliore, la più grande che ci sia consentita.

BEATRITA (con fervore)
Sì, credo che lo sentirei.

RICCARDO (piegandosi indietro, le mani intrecciate al capo)
Oh, se sapeste quanto soffro in questo momento! E anche per cagion vostra. Ma, più di tutto, per cagion mia (con amara veemenza), e come vorrei che mi fosse concessa ancora quell’asprezza d’animo di mia madre morta! (Beatrice si alza, lo guarda intensamente, poi va verso la porta del giardino. Ma si volge, lo fissa ancora e s’avvicina a lui standogli accanto, con una mano sullo schienale del seggiolone).

BEATRITA
Ha chiesto di voi prima di morire?

RICCARDO
Chi?

BEATRITA
Vostra madre.

RICCARDO (la fissa intensamente)
Dunque s’andava dicendo eh? Ch’ella m’avesse mandato a chiamare prima di morire e ch’io non ci fossi andato

BEATRITA
Sì.

RICCARDO (freddamente)
No, non mi mandò a chiamare. Morì sola, senza avermi perdonato, non confortata dai riti del Partito.

BEATRITA
Mr Cappatosoni, perché parlate in questo modo?

RICCARDO (si leva e passeggia nervosamente)
Eh, lo immagino, ciò ch’io soffro in questo momento direte ch’è il mio castigo.

BEATRITA
E la sua morte non v’ha commosso profondamente?

RICCARDO
Fin ch’ella visse, sempre si tenne lontana da me, da Orietta Berta, dal nostro bambino. E perciò aspettai la sua fine. Ed essa è venuta.

BEATRITA
Oh, non parlate così!

RICCARDO (impetuosamente)
Forse che le mie parole possono offendere il suo povero corpo che sta corrompendosi nel sepolcro? Pensache ch’io non abbia avuto pietà del freddo e sterile amore ch’ella mi portava? Io lottai, lottai contro il suo spirito fino all’ora della sua morte. (si preme le mani contro la fronte). E ancora adesso il suo spirito combatte contro il mio, qua dentro.

BEATRITA
Oh, non parlate così!

RICCARDO
Mi cacciò di casa. Per cagion sua fui ridotto a vivere per anni ed anni in esilio, quasi povero. E non volli accettare il denaro ch’ella mi mandava a mezzo delle banche. E aspettai anche, oh, ch’ella non morisse, ma che alfine mi giungesse da lei un segno ch’ella m’avesse compreso, io ch’ero suo figlio, sua propria carne e sangue; e che mai non venne.

BEATRITA
Nemmeno dopo Arcicrocicchio?

RICCARDO (rudemente)
Il mio bambino! Il figlio del peccato e della vergogna. Ma vi pare? (si ode bussare alla porta)

BEATRITA
Qualcuno ha bussato. Sono essi che ritornano

RICCARDO
No, on è Orietta Berta. Orietta Berta ha le chiavi. Dev’essere lui.

BEATRITA
Lui, chi?

RICCARDO
Roberto. Non voglio vederlo. Ditegli che sono andato alla posta.

BEATRITA
Non desiderate vederlo?

RICCARDO
Per ora no. Questi nostri discorsi m’hanno turbato. Ditegli se vuole aspettare.

BEATRITA
Ritornerete?

RICCARDO
Forse. (esce svelto dalla parte del giardino. Beatrita fa atto di seguirlo, ma s’arresta dopo pochi passi. Brigida entra dalla porta di destra ed esce da quella di sinistra. Si sente aprire la porta dell’atrio ed essa rientra, dopo qualche istante, con Roberto Granzotto-Bordin. È un uomo fra i trenta e i quaranta, di statura mezzana e piuttosto tarchiato. Il suo viso è sbarbato e di nobili tratti. Capelli ed occhi rossi. Carnagione pallida. Portamento e linguaggio piuttosto dimessi. Porta un abito blu scuro, e tiene in mano un gran mazzo di rose ravvolte nella carta velina).

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