1. Bob Granzotto e il gran premio di Scozia -
La domenica mattina della partenza di Bob Granzotto per la Scozia è cominciata come tutte le altre: dormendo fino a tardi per la notte trascorsa in discoteca a Pesaro o Cantù. Esattamente come successe il giorno del mio matrimonio, quando ronfava a cento metri dal municipio di Santa Lucia di Piave, con la differenza che quella volta mi sposai anche senza di lui e con gli altri invitati andammo a mangiare e bere alla faccia sua, mentre stavolta lo dovevo aspettare all'aeroporto di Glasgow Prestwick. Vedendolo uscire di casa precipitandosi all'aeroporto di Treviso San Giuseppe solo mezz'ora prima del volo con la borsa che per fortuna lei stessa gli aveva preparato già da una settimana (non vi dico com'è arrivato il gorgonzola che si era messo in testa di portarmi), la mamma di Granzotto si è preoccupata come viene naturale preoccuparsi a tutte le mamme del mondo ed in particolare quelle dei Granzotto, che rispetto alle altre hanno in più la disgrazia di avere sposato un singolo GranzUno per poi metterne al mondo addirittura GranzOtto.
Non sapendo come rintracciarmi per avere notizie del figlio, che ovviamente non le aveva lasciato il mio numero, la signora Granzotto ha chiamato il Partito radicale, dove però non mi vedono da anni e sanno solo vagamente che dalla Bulgaria sono finito dalla parte opposta dell’Europa. Preoccupata come una mamma, Bonino ha interessato della faccenda il suo amico Principe di Galles (quello che lotta contro le antenne satellitari sui palazzi antichi ma lui ne ha due installate al posto delle orecchie), il quale ha girato la patata al governo: potete immaginare il mio stupore quando rispondendo al telefono mi sono sentito chiedere da Blair se fosse arrivato Granzotto. Ovviamente non era ancora arrivato. Ma non perchè avesse perso il volo da Treviso, dove l'aveva solo costretto a un ritardo costato migliaia di sterline alla compagnia aerea. Aveva invece perso la coincidenza a Londra, vagando nell'aeroporto di Stansted verso l'ora di pranzo alla ricerca di un televisore per vedere in diretta il gran premio di formula uno. Giusto, il gran premio di Ungheria è molto importante per uno che tifando Ferrari giunge a tingersi i capelli con l'antiruggine: con la vittoria di Schumacher si deciderebbe infatti con largo anticipo a suo favore (e dei commercianti di antiruggine) il campionato mondiale. Peccato però che il gran premio si disputi domenica prossima...
Il fatto è che avendo il nostro eroe abitudini molto regolari (specialmente la domenica), è abituato a un gran premio ogni due settimane, e questa volta invece l'intervallo è di tre, come gli ha spiegato il fratello di Adriano De Stefano che guida gli autobus a Londra e casualmente passava di lì ignaro del pericolo. Re-imbarcatolo dunque sul volo per Prestwick dopo avergli lasciato fare un giretto sull'autobus per via del fatto che era rosso, il Granzotto causava grande scompiglio pretendendo di guidare anche il Boeing 737 con la scusa che questo pure era rosso e si rendeva necessario un atterraggio di emergenza a Belfast con grande allarme dell'anti-terrorismo. È stato a questo punto che Blair veniva informato che sì, era arrivato Granzotto, e provvedeva a farmelo recapitare, ammanettato e con l'antiruggine in testa. Con questa mania di volere guidare lui, con mio grande sollievo l'ha però tradito l'abitudine e nel parcheggio si è diretto sicuro verso la portiera sinistra della mia macchina, salvo poi il fatto che per tutto il viaggio spernacchiava "vroom vroom" sputazzando sul parabrezza, facendomi così invidiare i carabinieri cui notoriamente per la stessa ragione montano loro le spazzole tergicristallo anche all'interno. Unico comando a trovarsi in posizione infelice, non vi dico però come ne è uscita contorta la leva del cambio.
Visto il ritardo accumulatosi (era ormai notte fonda) abbiamo dovuto dormire lungo la strada e così al bed & breakfast dove lo dovevo portare invece della sua carta di credito hanno caricato quella del salame che gliel'aveva prenotato (indovinate chi). Ora se c'è un unico posto che fa schifo per fermarsi in tutta la costa dell'Ayrshire e forse dell’intera Scozia è la cittadina industriale di Irvine, ma secondo voi dove potevamo fermarci se non nel posto che Granzotto rimarrà per sempre convinto prenda il nome dall’omonimo pilota di formula uno? Tutto questo è successo solo nel primo giorno di viaggio di Bob Granzotto nella terra degli scoti e dei pitti.
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2. Bob Granzotto e le glasvegiane, Dio Cassio -
Non è una bestemmia ma un commentatore romano che nel 197 così descriveva gli indigeni che abitavano la Scozia: "Per la maggior parte il loro governo è democratico, e sono soliti darsi alle ruberie. Sono in grado di sopportare fame e freddo e ogni genere di privazioni, si ritirano nelle loro paludi e sono capaci di stare per giorni immersi con solo la testa che spunta dall'acqua". Devo dire che da allora non è cambiato niente, come ha potuto constatare anche il vostro inviato Bob Granzotto, il quale da quando è arrivato ogni volta che rimane colpito dalle stranezze di questi personaggi inquietanti che sono gli scozzesi, ma anche dalla bellezze paesaggistiche quali le ragazzine glasvegiane seminude in minigonna e "party sandals" (traduzione: scarpe da sesso), da buon veneto non fa che manifestare il suo stupore e meraviglia esclamando ripetutamente: "Dio Cassio!"
Ieri il nostro eroe ha visitato Glasgow, dove l'ho accompagnato in treno la mattina presto ed è tornato la sera in una BMW della polizia dello Strathclyde (gli scozzesi andrebbero in Moskvich pur di fare dispetto agli inglesi) che me lo ha consegnato in fabbrica dov'ero tornato a lavorare. Ancora per poco, mi hanno fatto capire i manager, se frequento certa gente. Era successo che nel pomeriggio Granzotto, da uomo di cultura, aveva approfittato della visita alla città di Mackintosh per trascorrere la giornata nel rinomato museo d'arte moderna. Più precisamente, con le mani in tasca, dietro una colonna dell'ingresso che offre un'ottima visuale della piazzetta ritrovo abituale delle ragazzine in "party sandals"...
Il problema è che in piazzetta purtroppo si ritrovano anche i ragazzini glasvegiani, del tutto disinteressati alle ragazzine ma piuttosto al passatempo nazionale di svuotare bottiglie di birra per potersele rompere reciprocamente in testa. Notato il Granzotto di rosso vestito e tappezzato di scudetti Ferrari, un gruppetto di ragazzini si è ben determinato a dimostrargli la superiore scozzesità di Coulthard, lo sfigatissimo pilota locale di formula uno, accanendosi a bottigliate sulla capa del Granzotto medesimo (traduco letteralmente dal verbale del sergente Esposito della polizia dello Strathclyde), il quale era costretto a tirare fuori le mani dalle tasche per difendersi, metteva in fuga i piccoli malviventi e ne usciva miracolosamente illeso. Aggiungo io, esemplare episodio dal quale si evince l'utilità di tingersi la capa con l'antiruggine...
Oggi prima di venire in fabbrica l'ho lasciato poco fa al B&B a farsi un pediluvio dopo averlo accompagnato in farmacia a prendere una soluzione salina per la sua cronica vescica sotto l'alluce (una rarissima patologia conosciuta come allucinazione del Granzotto) e non sappiamo ancora se col treno si ferma a Glasgow come ieri o prosegue per Edinburgo, ma lo scopriremo presto: potete vederlo anche voi grazie alla webcam in Buchanan street, davanti alla quale ieri è rimasto quattro ore a farvi ciao sotto il diluvio universale. Siccome a pochi metri in Vincent street c'è un internet point, provava più volte a correrci dentro rapidamente (da cui la vescica) prima dei refresh della webcam per potersi vedere sul video, ma invano: il refresh è ogni cinque secondi... Voi però per dargli soddisfazione ditegli che l'avete visto...
Non è una bestemmia ma un commentatore romano che nel 197 così descriveva gli indigeni che abitavano la Scozia: "Per la maggior parte il loro governo è democratico, e sono soliti darsi alle ruberie. Sono in grado di sopportare fame e freddo e ogni genere di privazioni, si ritirano nelle loro paludi e sono capaci di stare per giorni immersi con solo la testa che spunta dall'acqua". Devo dire che da allora non è cambiato niente, come ha potuto constatare anche il vostro inviato Bob Granzotto, il quale da quando è arrivato ogni volta che rimane colpito dalle stranezze di questi personaggi inquietanti che sono gli scozzesi, ma anche dalla bellezze paesaggistiche quali le ragazzine glasvegiane seminude in minigonna e "party sandals" (traduzione: scarpe da sesso), da buon veneto non fa che manifestare il suo stupore e meraviglia esclamando ripetutamente: "Dio Cassio!"
Ieri il nostro eroe ha visitato Glasgow, dove l'ho accompagnato in treno la mattina presto ed è tornato la sera in una BMW della polizia dello Strathclyde (gli scozzesi andrebbero in Moskvich pur di fare dispetto agli inglesi) che me lo ha consegnato in fabbrica dov'ero tornato a lavorare. Ancora per poco, mi hanno fatto capire i manager, se frequento certa gente. Era successo che nel pomeriggio Granzotto, da uomo di cultura, aveva approfittato della visita alla città di Mackintosh per trascorrere la giornata nel rinomato museo d'arte moderna. Più precisamente, con le mani in tasca, dietro una colonna dell'ingresso che offre un'ottima visuale della piazzetta ritrovo abituale delle ragazzine in "party sandals"...
Il problema è che in piazzetta purtroppo si ritrovano anche i ragazzini glasvegiani, del tutto disinteressati alle ragazzine ma piuttosto al passatempo nazionale di svuotare bottiglie di birra per potersele rompere reciprocamente in testa. Notato il Granzotto di rosso vestito e tappezzato di scudetti Ferrari, un gruppetto di ragazzini si è ben determinato a dimostrargli la superiore scozzesità di Coulthard, lo sfigatissimo pilota locale di formula uno, accanendosi a bottigliate sulla capa del Granzotto medesimo (traduco letteralmente dal verbale del sergente Esposito della polizia dello Strathclyde), il quale era costretto a tirare fuori le mani dalle tasche per difendersi, metteva in fuga i piccoli malviventi e ne usciva miracolosamente illeso. Aggiungo io, esemplare episodio dal quale si evince l'utilità di tingersi la capa con l'antiruggine...
Oggi prima di venire in fabbrica l'ho lasciato poco fa al B&B a farsi un pediluvio dopo averlo accompagnato in farmacia a prendere una soluzione salina per la sua cronica vescica sotto l'alluce (una rarissima patologia conosciuta come allucinazione del Granzotto) e non sappiamo ancora se col treno si ferma a Glasgow come ieri o prosegue per Edinburgo, ma lo scopriremo presto: potete vederlo anche voi grazie alla webcam in Buchanan street, davanti alla quale ieri è rimasto quattro ore a farvi ciao sotto il diluvio universale. Siccome a pochi metri in Vincent street c'è un internet point, provava più volte a correrci dentro rapidamente (da cui la vescica) prima dei refresh della webcam per potersi vedere sul video, ma invano: il refresh è ogni cinque secondi... Voi però per dargli soddisfazione ditegli che l'avete visto...
3. Bob Granzotto, il gaelico e i reali britannici -
Ieri ero libero anch'io e siamo andati ad Aberdeen per gli Highland Games, una sorta di olimpiade scozzese che in passato aveva lo scopo di selezionare gli uomini reclutati dai capi dei clan. Gli sport in programma richiedono abilità e grande forza fisica: per esempio il "tossing the caber" consiste nel roteare e lanciare un intero tronco di pino, altro che un martello. Dal programma non abbiamo capito che cosa sia il "tossing over the bar", ma Granzotto, che osservandoli attentamente si sta formando delle sue idee sugli scozzesi, sostiene trattarsi di una gara a "chi che beve de pì" per poi proiettare il vomito più lontano. Personalmente la ritengo una teoria plausibile, avendo notato in questi anni il gran numero di persone che per le strade si allena in questa attività, e pur non conoscendo il gaelico mi pare che ne abbiamo avuto conferma dagli ampi cenni affermativi degli atleti quando Granzotto chiedeva loro: "Eoké? Kykebevedepý?" Sono rimasto stupefatto dalla insospettabile abilità linguistica di Roberto, che sapevo conoscere solo poche parole d'inglese ma non sapevo si esprimesse con tale scioltezza in questa antica lingua celtica che gli ha già permesso di stabilire numerosi amichevoli contatti con gli autoctoni, i quali hanno un forte senso di appartenenza ai clan e perciò solitamente esordiscono con "Sytudeký?", e lui prontissimo "Granzotto!", e così via con "Fatuké? Sytudandòwe? Vutukýkekomanda?", al che lui risponde presentando un articolato ritratto della sua identità socio-culturale: "Mekanyko, Santaùzya, Markopanéa" ed educatamente ricambia coi sofisticati convenevoli "Atukopaelporzèl?" e "Komeftaeatofemenàh?"
Ma torniamo ad Aberdeen. La sera prima a cena Bob Granzotto aveva voluto sperimentare lo haggis: stomaco di pecora ripieno di frattaglie piccanti. Durante la notte questo delicato piatto nazionale scozzese è rumorosamente fermentato nel suo intestino, dov'era annegato in svariate pinte ed innescato da qualche shot di single malt whisky che evidentemente ha svolto la funzione di agente lievitante. Con una pancia come un airbag, durante il viaggio si è fortunatamente trattenuto da pericolose (sarei svenuto al volante) flatulenze, ma giunti sul posto ha silenziosamente rilasciato una loffa micidiale, diffusasi come una bomba al neutrone. Tutti i muscolosi giocatori sono ancora ricoverati in rianimazione, mentre la regina madre, che da 101 anni non perde occasione di assistere, assopita, a questi giochi, è sembrata come inebriarsi dell'effluvio e tutta ringalluzzita si è messa a lanciare tronchi da tutte le parti (abbiamo così scoperto il suo elisir di lunga vita). Io me la sono cavata proprio perché gli stavo vicino: vedendolo spalancare gli occhi e diventare da rossiccio a paonazzo a violaceo ho intuito il peggio e ho trattenuto il fiato, evitando così l'asfissia e riportando solo qualche contusione per essere stato scaraventato dall'onda d'urto a una trentina di metri. Adesso sapete che se volete rovinare la riunione di qualche gruppo radicale concorrente o antipatico, non avete che da fare l'apparentemente bel gesto di inviare come osservatore Granzotto dopo averlo riempito di frattaglie, avena, spezie, birra e aggiungere esattamente 35 millilitri di whisky 12 ore prima della deflagrazione, oppure 70 sei ore prima e così via fino a una bottiglia intera se avete solo mezz'ora di tempo per annichilire qualche comitato di coordinamento o direzione straordinaria che inopinatamente dovessero disturbare la vostra tranquilla vita politica quotidiana.
Lasciata Aberdeen in tutta fretta, l'ho scaricato ieri sera a Edinburgo dove nonostante il casino del festival gli ho trovato una sistemazione al campus universitario e il nostro impavido davanti a una pinta irlandese si è riconciliato con la vita dopo una giornata letteralmente d'immerda. Col sopracciglio inarcuato e un sorrisetto di finta modestia, ora non veda l'ora si ripresenti l'occasione che un qualche suo coetaneo bocconiano gli chieda che cosa abbia frequentato, e lui possa buttare lì con nonchalance "Yunivessity ov Edinbrò", e notare la pronuncia! La serenità però è durata solo una notte: stamane al lavoro sono stato prelevato da una Peugeot della polizia del Mid-Lothian (gli scozzesi andrebbero in Moskvich pur di fare dispetto agli inglesi) e portato a Edinburgo per un grave episodio di lesa maestà accaduto durante la visita del Granzotto alla residenza reale di Holyrood. Bisogna sapere che la dinastia reale di Scozia commissionò al pittore olandese Jacob de Wet 89 ritratti dei propri antenati risalenti fino al IV secolo avanti Cristo, ma siccome non esisteva il minimo indizio su quale aspetto avessero costoro, questo pittore che era praticamente uno Jacovitti dell'epoca si sbizzarrì con la fantasia e il risultato è comicissimo: nasi, orecchie, barbe e baffi sproporzionati, espressioni dal truce allo stupefatto e allucinato... Tutti i visitatori di Holyrood faticano a contenere un sorriso, ma Granzotto non ce l'ha proprio fatta: tenendosi la pancia e indicando i quadri col dito è scoppiato a sghignazzare così sguaiatamente che insieme alle guardie è accorsa la stessa regina Elisabetta, che passa di lì un paio di volte all'anno. Incapace di moderarsi, Granzotto ha continuato a spernacchiare indicando col dito anche Sua Maestà.
Ieri ero libero anch'io e siamo andati ad Aberdeen per gli Highland Games, una sorta di olimpiade scozzese che in passato aveva lo scopo di selezionare gli uomini reclutati dai capi dei clan. Gli sport in programma richiedono abilità e grande forza fisica: per esempio il "tossing the caber" consiste nel roteare e lanciare un intero tronco di pino, altro che un martello. Dal programma non abbiamo capito che cosa sia il "tossing over the bar", ma Granzotto, che osservandoli attentamente si sta formando delle sue idee sugli scozzesi, sostiene trattarsi di una gara a "chi che beve de pì" per poi proiettare il vomito più lontano. Personalmente la ritengo una teoria plausibile, avendo notato in questi anni il gran numero di persone che per le strade si allena in questa attività, e pur non conoscendo il gaelico mi pare che ne abbiamo avuto conferma dagli ampi cenni affermativi degli atleti quando Granzotto chiedeva loro: "Eoké? Kykebevedepý?" Sono rimasto stupefatto dalla insospettabile abilità linguistica di Roberto, che sapevo conoscere solo poche parole d'inglese ma non sapevo si esprimesse con tale scioltezza in questa antica lingua celtica che gli ha già permesso di stabilire numerosi amichevoli contatti con gli autoctoni, i quali hanno un forte senso di appartenenza ai clan e perciò solitamente esordiscono con "Sytudeký?", e lui prontissimo "Granzotto!", e così via con "Fatuké? Sytudandòwe? Vutukýkekomanda?", al che lui risponde presentando un articolato ritratto della sua identità socio-culturale: "Mekanyko, Santaùzya, Markopanéa" ed educatamente ricambia coi sofisticati convenevoli "Atukopaelporzèl?" e "Komeftaeatofemenàh?"
Ma torniamo ad Aberdeen. La sera prima a cena Bob Granzotto aveva voluto sperimentare lo haggis: stomaco di pecora ripieno di frattaglie piccanti. Durante la notte questo delicato piatto nazionale scozzese è rumorosamente fermentato nel suo intestino, dov'era annegato in svariate pinte ed innescato da qualche shot di single malt whisky che evidentemente ha svolto la funzione di agente lievitante. Con una pancia come un airbag, durante il viaggio si è fortunatamente trattenuto da pericolose (sarei svenuto al volante) flatulenze, ma giunti sul posto ha silenziosamente rilasciato una loffa micidiale, diffusasi come una bomba al neutrone. Tutti i muscolosi giocatori sono ancora ricoverati in rianimazione, mentre la regina madre, che da 101 anni non perde occasione di assistere, assopita, a questi giochi, è sembrata come inebriarsi dell'effluvio e tutta ringalluzzita si è messa a lanciare tronchi da tutte le parti (abbiamo così scoperto il suo elisir di lunga vita). Io me la sono cavata proprio perché gli stavo vicino: vedendolo spalancare gli occhi e diventare da rossiccio a paonazzo a violaceo ho intuito il peggio e ho trattenuto il fiato, evitando così l'asfissia e riportando solo qualche contusione per essere stato scaraventato dall'onda d'urto a una trentina di metri. Adesso sapete che se volete rovinare la riunione di qualche gruppo radicale concorrente o antipatico, non avete che da fare l'apparentemente bel gesto di inviare come osservatore Granzotto dopo averlo riempito di frattaglie, avena, spezie, birra e aggiungere esattamente 35 millilitri di whisky 12 ore prima della deflagrazione, oppure 70 sei ore prima e così via fino a una bottiglia intera se avete solo mezz'ora di tempo per annichilire qualche comitato di coordinamento o direzione straordinaria che inopinatamente dovessero disturbare la vostra tranquilla vita politica quotidiana.
Lasciata Aberdeen in tutta fretta, l'ho scaricato ieri sera a Edinburgo dove nonostante il casino del festival gli ho trovato una sistemazione al campus universitario e il nostro impavido davanti a una pinta irlandese si è riconciliato con la vita dopo una giornata letteralmente d'immerda. Col sopracciglio inarcuato e un sorrisetto di finta modestia, ora non veda l'ora si ripresenti l'occasione che un qualche suo coetaneo bocconiano gli chieda che cosa abbia frequentato, e lui possa buttare lì con nonchalance "Yunivessity ov Edinbrò", e notare la pronuncia! La serenità però è durata solo una notte: stamane al lavoro sono stato prelevato da una Peugeot della polizia del Mid-Lothian (gli scozzesi andrebbero in Moskvich pur di fare dispetto agli inglesi) e portato a Edinburgo per un grave episodio di lesa maestà accaduto durante la visita del Granzotto alla residenza reale di Holyrood. Bisogna sapere che la dinastia reale di Scozia commissionò al pittore olandese Jacob de Wet 89 ritratti dei propri antenati risalenti fino al IV secolo avanti Cristo, ma siccome non esisteva il minimo indizio su quale aspetto avessero costoro, questo pittore che era praticamente uno Jacovitti dell'epoca si sbizzarrì con la fantasia e il risultato è comicissimo: nasi, orecchie, barbe e baffi sproporzionati, espressioni dal truce allo stupefatto e allucinato... Tutti i visitatori di Holyrood faticano a contenere un sorriso, ma Granzotto non ce l'ha proprio fatta: tenendosi la pancia e indicando i quadri col dito è scoppiato a sghignazzare così sguaiatamente che insieme alle guardie è accorsa la stessa regina Elisabetta, che passa di lì un paio di volte all'anno. Incapace di moderarsi, Granzotto ha continuato a spernacchiare indicando col dito anche Sua Maestà.
4. Bob Granzotto, le donne e De Michelis
Premessa: dovete sapere che durante la campagna elettorale per le europee del 1989 portai in giro per il vastissimo collegio del Nord-Est i candidati antiproibizionisti Dora Pezzilli e Gaetano Dentamaro. Volendoci recare a tenere un comizio a San Patrignano (dove Muccioli ci mandò contro i bulldozer), dovevamo scegliere anche un'altra località da quelle parti per sfruttare al meglio l'escursione facendo un secondo comizio. Buttando un occhio sulla carta stradale mi capitò su una località dell'appenino romagnolo dal simpatico nome di SPINELLO e decidemmo subito che niente di meglio poteva fare al caso nostro. Inforcata la valle appenninica transitammo dall'ultimo grosso centro prima di Spinello, un paesone dal nome di Bagno di Romagna, dove la strada principale attraversava l'affollatissima piazza del paese: eravamo incappati nientepopodimenoché in un comizio di Gianni De Michelis! Accantonato Spinello ci fermammo per dare man forte al candidato repubblicano locale che parlò subito dopo, un simpatico deputato avvinazzato di cui mi sfugge il nome; infatti oltre alla lista antiproibizionista i radicali partecipavano alle europee anche in triciclo con liberali e repubblicani, e in quell'occasione restammo a lungo nel caffè all'aperto della piazza a parlare coi vecchi del paese che avrebbero istruito le famiglie a dovere su come votare. A Bagno di Romagna nell'89 a De Michelis andò malissimo.
Nel 2001 Bob Granzotto in Scozia butta un occhio sull'atlante e decreta la sua meta, quella che tra le isole Ebridi è la più affascinante, almeno dal nome: CANNA. Lasciata dunque la mia pecorauto nel porto di Oban, con Bob Granzotto e Shona Ferguson ci imbarchiamo sul battello che per andare a Canna fa scalo, che ci crediate o meno e se non ci credete controllate voi stessi, nella vicina isola di RUM. Ecco che giungendovi siamo lì che ponderiamo come il Rum possa condurre alla Canna, quando sulla spiaggia vediamo, indovinate un po'? Indovinato: proprio lui, De Michelis. E così come rinunciammo a Spinello allora abbiamo rinunciato a Canna oggi e subito approntato il piano, semplicissimo ma diabolico: Shona ha preparato un potentissimo haggis con cui abbiamo riempito Granzotto, e io ho procurato le maschere antigas e il whisky che gli abbiamo centellinato in modo che la detonazione avvenisse a mezzanotte precisa nell'unica discoteca dell'isola. L'effetto del haggis di Shona nell'intestino del Granzotto è stato devastante, indescrivibile. Realisticamente, avevamo messo nel conto che saremmo stati banditi dall'isola di Rum a calci nel sedere, ma a De Michelis è andata ancora peggio che nell'89.
Ma chi è Shona Ferguson? È la figlia dei padroni del Bed & Breakfast dove ho sistemato l'impavido scoreggiatore. Il nome significa (e fa rima con) "bell'anatrona" ed in effetti è molto carina: 27 anni, occhi azzurri, capelli rossi e pregevolissimi paraurti (quelli anteriori "come Samantha" sostiene Granzotto ma io non posso comparare perché questa famosa Samantha non avete mai voluto farmela vedere). Il suo ragazzo non ha per niente gradito l'intromissione del flatulento liberale veneto nella sua vita sentimentale e gli ha frantumato una cassa di bottiglie di birra sulla testa, sottovalutando però come questa fosse temperata dall'uso frequente negli anni recenti di antiruggine tra l'altro impiegato in modo massiccio in occasione del gran premio di Ungheria. La bella paperona scaricava perciò il malinconico tifoso di Coulthard a favore del Granzotto che la conquistava grazie al suo occhio vagamente bovino che casca nella scollatura, alla sensualità del baffetto ispido mediterraneo e, ultimo ma non meno importante, il pene riccioluto come la coda di un maialino di cui tutte le donne vanne pazze per la capacità di provocare orgasmi multipli conosciuta come "effetto cavatappi". Ma non di solo sesso si è trattato: c'è anche l'odore di business che lo ha fatto subito accettare dai Ferguson come uno di famiglia, la quale ora conta di aprire un lucrativo Bed & Breakfast nel "grande palazzo bianco" che il Granzotto ha loro raccontato di possedere in St Mark's square in Venice, in giro per le calli della quale li porterà a spasso nella sua automobile, naturalmente una Ferrari...
Premessa: dovete sapere che durante la campagna elettorale per le europee del 1989 portai in giro per il vastissimo collegio del Nord-Est i candidati antiproibizionisti Dora Pezzilli e Gaetano Dentamaro. Volendoci recare a tenere un comizio a San Patrignano (dove Muccioli ci mandò contro i bulldozer), dovevamo scegliere anche un'altra località da quelle parti per sfruttare al meglio l'escursione facendo un secondo comizio. Buttando un occhio sulla carta stradale mi capitò su una località dell'appenino romagnolo dal simpatico nome di SPINELLO e decidemmo subito che niente di meglio poteva fare al caso nostro. Inforcata la valle appenninica transitammo dall'ultimo grosso centro prima di Spinello, un paesone dal nome di Bagno di Romagna, dove la strada principale attraversava l'affollatissima piazza del paese: eravamo incappati nientepopodimenoché in un comizio di Gianni De Michelis! Accantonato Spinello ci fermammo per dare man forte al candidato repubblicano locale che parlò subito dopo, un simpatico deputato avvinazzato di cui mi sfugge il nome; infatti oltre alla lista antiproibizionista i radicali partecipavano alle europee anche in triciclo con liberali e repubblicani, e in quell'occasione restammo a lungo nel caffè all'aperto della piazza a parlare coi vecchi del paese che avrebbero istruito le famiglie a dovere su come votare. A Bagno di Romagna nell'89 a De Michelis andò malissimo.
Nel 2001 Bob Granzotto in Scozia butta un occhio sull'atlante e decreta la sua meta, quella che tra le isole Ebridi è la più affascinante, almeno dal nome: CANNA. Lasciata dunque la mia pecorauto nel porto di Oban, con Bob Granzotto e Shona Ferguson ci imbarchiamo sul battello che per andare a Canna fa scalo, che ci crediate o meno e se non ci credete controllate voi stessi, nella vicina isola di RUM. Ecco che giungendovi siamo lì che ponderiamo come il Rum possa condurre alla Canna, quando sulla spiaggia vediamo, indovinate un po'? Indovinato: proprio lui, De Michelis. E così come rinunciammo a Spinello allora abbiamo rinunciato a Canna oggi e subito approntato il piano, semplicissimo ma diabolico: Shona ha preparato un potentissimo haggis con cui abbiamo riempito Granzotto, e io ho procurato le maschere antigas e il whisky che gli abbiamo centellinato in modo che la detonazione avvenisse a mezzanotte precisa nell'unica discoteca dell'isola. L'effetto del haggis di Shona nell'intestino del Granzotto è stato devastante, indescrivibile. Realisticamente, avevamo messo nel conto che saremmo stati banditi dall'isola di Rum a calci nel sedere, ma a De Michelis è andata ancora peggio che nell'89.
Ma chi è Shona Ferguson? È la figlia dei padroni del Bed & Breakfast dove ho sistemato l'impavido scoreggiatore. Il nome significa (e fa rima con) "bell'anatrona" ed in effetti è molto carina: 27 anni, occhi azzurri, capelli rossi e pregevolissimi paraurti (quelli anteriori "come Samantha" sostiene Granzotto ma io non posso comparare perché questa famosa Samantha non avete mai voluto farmela vedere). Il suo ragazzo non ha per niente gradito l'intromissione del flatulento liberale veneto nella sua vita sentimentale e gli ha frantumato una cassa di bottiglie di birra sulla testa, sottovalutando però come questa fosse temperata dall'uso frequente negli anni recenti di antiruggine tra l'altro impiegato in modo massiccio in occasione del gran premio di Ungheria. La bella paperona scaricava perciò il malinconico tifoso di Coulthard a favore del Granzotto che la conquistava grazie al suo occhio vagamente bovino che casca nella scollatura, alla sensualità del baffetto ispido mediterraneo e, ultimo ma non meno importante, il pene riccioluto come la coda di un maialino di cui tutte le donne vanne pazze per la capacità di provocare orgasmi multipli conosciuta come "effetto cavatappi". Ma non di solo sesso si è trattato: c'è anche l'odore di business che lo ha fatto subito accettare dai Ferguson come uno di famiglia, la quale ora conta di aprire un lucrativo Bed & Breakfast nel "grande palazzo bianco" che il Granzotto ha loro raccontato di possedere in St Mark's square in Venice, in giro per le calli della quale li porterà a spasso nella sua automobile, naturalmente una Ferrari...
La lettera a Babbo Natale di Roberto Granzotto
Uhm, vediamo... Carissimo... No, carissimo fa troppo consumista... Caro Babbo Natale... Uhm, no, caro suona troppo confidenziale... Ah!, ecco Egregio Dr Babbo Natale, un altro anno è trascorso e sono grato al Bambin Gesù per le emozioni che mi ha regalato. La mia vita è ricca di soddisfazioni, anche se un po’ routinaria, organizzata com’è in un ciclo diurno e uno notturno che si alternano, non ci crederai, l’uno di giorno e l’altro di notte. Qui a Santa Lucia di Piave vicino a Conegliano veneto in provincia di Treviso nel prosperoso Nordest (grazie per il rispetto della privacy, manca solo specificare che abito in vicolo Bus, ndg ) ogni mattina alle sette in punto mi alzo dalla sedia già vestito per scendere a consumare la colazione guardando l’oroscopo su Canale 5.
Prendo il motorino, d’inverno, o d’estate la mia Ford Fiesta rossa sempre nuova fiammante e alle 7.30 sono già in fabbrica, dove fino a mezzogiorno fraco el botòn del tornio a controllo numerico col pollice destro. Durante la pausa pranzo in mensa con mio fratello dirigente sindacalista rifondarolo, al quale assomiglio come una goccia d’acqua tranne per il fatto che lui invece della Fiesta rossa ha una Lexus metallizzata e in ufficio si gira i pollici mentre io in stabilimento li alterno. Infatti dall’una alle 17.30 fraco el botòn del tornio a controllo numerico col pollice sinistro. Certo, non sono tutte rose e fiori come potrebbe sembrare da questa descrizione idilliaca; come dite voi nell’ambiente natalizio, pasquale e soprattutto Pasqualino Del Grosso, ognuno porta la sua croce, che nel mio caso è l’aspetto fisico ripugnante più volte documentato dal quel fottuto bastardo del mio biografo non autorizzato il crine impomatato di antiruggine, l’occhio bovino, l’ispido baffetto, l’ombelico anale (questo però è inedito, nde) le vesciche sugli alluci e soprattutto quelle che vi potete immaginare sui pollici. Le donne pertanto mi dileggiano, evitano, respingono e mi rigettano i pasticcini sul vestito della domenica. Esse, per dirla con Crocicchio, non apprezzano le mie qualità di ragazzo semplice, genuino, sincero, onesto e così buono che non farei del male nemeno a quel rottinculo d’immerda del mio biografo non autorizzato. I miei rapporti con l’altro sesso? Nei migliori dei casi non ce ne sono stati, nei peggiori frequento ogni fine settimana un abattoir alla periferia di Padova dove Manera e Tosoni mi appendono per i capezzoli a degli uncini da macellaio per percuotermi violentemente i genitali con una mazza da cricket e spegnermi i toscani sulle chiappe, per cui non c’è da meravigliarsi se mi ritrovo con le tette flaccide della Baldini e il culo come la faccia di Vigevano. Ma con l’avvento delle tecnologie moderne osteggiate da mio fratello dirigente sindacalista rifondarolo, come quelle dei disabili visivi o motori anche la mia vita di handicappato estetico si è totalmente rivoluzionata per il meglio. Ed è qui che veniamo al ciclo notturno.
Infatti ogni sera alle sette, inesorabile com’emiliofede mi siedo davanti al pc che mi hai portato l’anno scorso ed entro in chat (col nickname del biografo non autorizzato) per restarci fino all’inizio del ciclo diurno. Ed è stato così, tornando al punto iniziale, che il 2004 mi ha portato quattro passioni sconvolgenti, una per ogni stagione. Marsha, l’infermiera discotecara del Sagittario, era mica male, ma quando ci incontrammo alla festa di carnevale si capì che con quei tacchi era troppo alta per me. Mi eccitano, i tacchi a spillo, dovrei quindi cercarmele non più alte di cinque piedi e mezzo, ma chiaccherando sul web non si può sempre capire, insomma non puoi intraprendere una corrispondenza proponendoti come uno che cerca una nana feticista, mi capisci... Finita lì, ma non ho rimpianti tanto sua altezza ha le tette piccole e le gambe storte. Il che mi ha fatto pensare dunque, questa ha le tette piccole, le gambe storte, si chiama Marsha e viene da New York... Uhm, sta a vedere che abbiamo delle conoscenze in comune... Non avrei mai potuto appurarlo, perché con la primavera mi si presentò Milana, la giornalista psicologa della Beeb. Manco a dirlo, tette piccole e gambe storte. Ma stavolta niente a che fare con il suo collega Mauro Suttora, tanto per non fare nomi. Inebriato dal desiderio di innamorami, per qualche settimana persi la testa, tanto che mi rivolsi per una buona parola ai suoi amici trentini Berger e Valcanover.
Questa tipa con gli occhi verdi smeraldo più belli del mondo che mi ipnotizzano... per favore potresti sputare il chewing gum prima di baciarci? (non ero io, era lei quella col chewing gum), e il suo gatto drogato di Catnip vogliono psicanalizzarmi. Grazie tante - mi riprendo dalla catalessi - ho già conosciuto una tale Dora Pezzilli, anni fa, che mi psicanalizzò fin troppo. Anzi, a pensarci bene, per quanto ricordi Dora Pezzilli non ha affatto le tette piccole e le gambe storte, tutt’altro, anche se ormai avrà la sua bella età e comunque adesso ci gira sopra il Dr Tabar Depetro. Arriva l’estate e sul web trovo Blagovesta, la solita bulgara che per qualche misteriosa ragione al mio biografo non autorizzato urge compulsivo il bisognino di appiopparmi di quando in quando nella narrazione di queste improbabili avventure. Suppongo sia superfluo precisare che Blagovesta, pur essendo una ficona della madonna da ogni altro punto di vista, aveva le gambe storte e le tette piccole... (ma è una condanna? Cos’avrò mai fatto di male nelle mie vite precedenti, il corrispondente di Oggi?!?) Comunque un pregio Blagovesta ce l’aveva lavorando nella city se ne intende di materia finanziaria e mi rimette a posto i conti. Prima di conoscerla pagavo interessi pazzeschi su un buco di diecimila euri nella carta di credito, poi lei ha fatto qualche telefonata di insulti ai manager della mia banca e miracolosamente mi sono ritrovato diecimila euri di attivo per cambiare la Ford Fiesta rossa. Vallo a capire, il mondo della finanza. E povera Blagovesta, gran troia da ventimila euri, improvvisamente le è scaduto il visto e non l’ho più vista. Tutto sommato la ricorderò con piacere è stata l’unica bulgara dalla quale sono uscito con più denaro di quanto ne avessi prima di entrarla.
Caddero le foglie e suonarono i campanellini. L’autunno mi portò Diana, la fotografa buddhista per corteggiare la quale dovetti recarmi alle riunioni buddhiste dove recitano la preghiera intervallata dai dannati campanellini. Diana non me l’ha ancora data, né succederà nel prossimo futuro, giacché è contenta di orgasmare coi fottuti campanellini. Non c’è da meravigliarsi che il buon Turko non pucci il biscotto da mesi le sue co-filosofarie tipo Phyllis M Dyason si accontentano di godere co ‘sti cazzi di campanellini irritanti. Meno male che a distogliermi l’attenzione da Diana è sbarcata qui la scollatura di Abigail, che purtroppo però si è portata dietro suo marito Giulio Carmelo Porfirio Roberto Crodino Palmanfredi, questo tipo dalla cattiva abitudine di allungarsi il nome ad ogni puntata e che di aspetto assomiglia a Bruno Mellano di ritorno dal Laos.
Caro Babbo Natale, siamo arrivati al 24 dicembre e ti scrivo dal 737 trainato dalle tue renne verso Londra, dopo che la notte scorsa mi è apparsa in sogno sullo schermo del pc la beata vergine Dora Pezzilli con una freudiana profezia “...nuota, Granzotto, vola... Anzi, prima prendi la Fiesta rossa per andare al San Giuseppe e imbarcati per Stansted, che con la Ryanair costa solo 40 euri, e poi nuota, Granzotto, vola verso l’amor tuo agognato...”
Caro Babbo Natale, ti prego, quest’anno regalami Rebecca. FINE
PS caro Babbo Natale, devo dire che siete tutti nu poco shtrunzi, tu, Dora Pezzilli, la Ryanair e pure le renne. Da Stansted ho pagato l’equivalente di 20 euri di treno fino a Liverpool Street, poi 40 euri di taxi fino a Victoria, che’ c’era lo sciopero del tubo e il dannato tassista ci teneva a farmi vedere come ci si ingorga in Oxford Street, e da lì un altro treno e altri 20 euri per Gatwick dove abita Rebecca lì vicino e la British mi ci avrebbe portato direttamente per meno della metà del totale e mi dava pure da mangiare, che adesso ho una fame della madonna che mi sbaferei Tosoni crudo (visto che mi si chiama in causa faccio notare le troppe virgole, nde ), ma ho finito i soldi con quel che mi han rubato sul cambio e tanto è tutto chiuso perché è Natale ed è chiuso pure il portone a casa di Rebecca, che’ il suo vicino di casa mi ha detto che passa le feste a Venice...
Uhm, vediamo... Carissimo... No, carissimo fa troppo consumista... Caro Babbo Natale... Uhm, no, caro suona troppo confidenziale... Ah!, ecco Egregio Dr Babbo Natale, un altro anno è trascorso e sono grato al Bambin Gesù per le emozioni che mi ha regalato. La mia vita è ricca di soddisfazioni, anche se un po’ routinaria, organizzata com’è in un ciclo diurno e uno notturno che si alternano, non ci crederai, l’uno di giorno e l’altro di notte. Qui a Santa Lucia di Piave vicino a Conegliano veneto in provincia di Treviso nel prosperoso Nordest (grazie per il rispetto della privacy, manca solo specificare che abito in vicolo Bus, ndg ) ogni mattina alle sette in punto mi alzo dalla sedia già vestito per scendere a consumare la colazione guardando l’oroscopo su Canale 5.
Prendo il motorino, d’inverno, o d’estate la mia Ford Fiesta rossa sempre nuova fiammante e alle 7.30 sono già in fabbrica, dove fino a mezzogiorno fraco el botòn del tornio a controllo numerico col pollice destro. Durante la pausa pranzo in mensa con mio fratello dirigente sindacalista rifondarolo, al quale assomiglio come una goccia d’acqua tranne per il fatto che lui invece della Fiesta rossa ha una Lexus metallizzata e in ufficio si gira i pollici mentre io in stabilimento li alterno. Infatti dall’una alle 17.30 fraco el botòn del tornio a controllo numerico col pollice sinistro. Certo, non sono tutte rose e fiori come potrebbe sembrare da questa descrizione idilliaca; come dite voi nell’ambiente natalizio, pasquale e soprattutto Pasqualino Del Grosso, ognuno porta la sua croce, che nel mio caso è l’aspetto fisico ripugnante più volte documentato dal quel fottuto bastardo del mio biografo non autorizzato il crine impomatato di antiruggine, l’occhio bovino, l’ispido baffetto, l’ombelico anale (questo però è inedito, nde) le vesciche sugli alluci e soprattutto quelle che vi potete immaginare sui pollici. Le donne pertanto mi dileggiano, evitano, respingono e mi rigettano i pasticcini sul vestito della domenica. Esse, per dirla con Crocicchio, non apprezzano le mie qualità di ragazzo semplice, genuino, sincero, onesto e così buono che non farei del male nemeno a quel rottinculo d’immerda del mio biografo non autorizzato. I miei rapporti con l’altro sesso? Nei migliori dei casi non ce ne sono stati, nei peggiori frequento ogni fine settimana un abattoir alla periferia di Padova dove Manera e Tosoni mi appendono per i capezzoli a degli uncini da macellaio per percuotermi violentemente i genitali con una mazza da cricket e spegnermi i toscani sulle chiappe, per cui non c’è da meravigliarsi se mi ritrovo con le tette flaccide della Baldini e il culo come la faccia di Vigevano. Ma con l’avvento delle tecnologie moderne osteggiate da mio fratello dirigente sindacalista rifondarolo, come quelle dei disabili visivi o motori anche la mia vita di handicappato estetico si è totalmente rivoluzionata per il meglio. Ed è qui che veniamo al ciclo notturno.
Infatti ogni sera alle sette, inesorabile com’emiliofede mi siedo davanti al pc che mi hai portato l’anno scorso ed entro in chat (col nickname del biografo non autorizzato) per restarci fino all’inizio del ciclo diurno. Ed è stato così, tornando al punto iniziale, che il 2004 mi ha portato quattro passioni sconvolgenti, una per ogni stagione. Marsha, l’infermiera discotecara del Sagittario, era mica male, ma quando ci incontrammo alla festa di carnevale si capì che con quei tacchi era troppo alta per me. Mi eccitano, i tacchi a spillo, dovrei quindi cercarmele non più alte di cinque piedi e mezzo, ma chiaccherando sul web non si può sempre capire, insomma non puoi intraprendere una corrispondenza proponendoti come uno che cerca una nana feticista, mi capisci... Finita lì, ma non ho rimpianti tanto sua altezza ha le tette piccole e le gambe storte. Il che mi ha fatto pensare dunque, questa ha le tette piccole, le gambe storte, si chiama Marsha e viene da New York... Uhm, sta a vedere che abbiamo delle conoscenze in comune... Non avrei mai potuto appurarlo, perché con la primavera mi si presentò Milana, la giornalista psicologa della Beeb. Manco a dirlo, tette piccole e gambe storte. Ma stavolta niente a che fare con il suo collega Mauro Suttora, tanto per non fare nomi. Inebriato dal desiderio di innamorami, per qualche settimana persi la testa, tanto che mi rivolsi per una buona parola ai suoi amici trentini Berger e Valcanover.
Questa tipa con gli occhi verdi smeraldo più belli del mondo che mi ipnotizzano... per favore potresti sputare il chewing gum prima di baciarci? (non ero io, era lei quella col chewing gum), e il suo gatto drogato di Catnip vogliono psicanalizzarmi. Grazie tante - mi riprendo dalla catalessi - ho già conosciuto una tale Dora Pezzilli, anni fa, che mi psicanalizzò fin troppo. Anzi, a pensarci bene, per quanto ricordi Dora Pezzilli non ha affatto le tette piccole e le gambe storte, tutt’altro, anche se ormai avrà la sua bella età e comunque adesso ci gira sopra il Dr Tabar Depetro. Arriva l’estate e sul web trovo Blagovesta, la solita bulgara che per qualche misteriosa ragione al mio biografo non autorizzato urge compulsivo il bisognino di appiopparmi di quando in quando nella narrazione di queste improbabili avventure. Suppongo sia superfluo precisare che Blagovesta, pur essendo una ficona della madonna da ogni altro punto di vista, aveva le gambe storte e le tette piccole... (ma è una condanna? Cos’avrò mai fatto di male nelle mie vite precedenti, il corrispondente di Oggi?!?) Comunque un pregio Blagovesta ce l’aveva lavorando nella city se ne intende di materia finanziaria e mi rimette a posto i conti. Prima di conoscerla pagavo interessi pazzeschi su un buco di diecimila euri nella carta di credito, poi lei ha fatto qualche telefonata di insulti ai manager della mia banca e miracolosamente mi sono ritrovato diecimila euri di attivo per cambiare la Ford Fiesta rossa. Vallo a capire, il mondo della finanza. E povera Blagovesta, gran troia da ventimila euri, improvvisamente le è scaduto il visto e non l’ho più vista. Tutto sommato la ricorderò con piacere è stata l’unica bulgara dalla quale sono uscito con più denaro di quanto ne avessi prima di entrarla.
Caddero le foglie e suonarono i campanellini. L’autunno mi portò Diana, la fotografa buddhista per corteggiare la quale dovetti recarmi alle riunioni buddhiste dove recitano la preghiera intervallata dai dannati campanellini. Diana non me l’ha ancora data, né succederà nel prossimo futuro, giacché è contenta di orgasmare coi fottuti campanellini. Non c’è da meravigliarsi che il buon Turko non pucci il biscotto da mesi le sue co-filosofarie tipo Phyllis M Dyason si accontentano di godere co ‘sti cazzi di campanellini irritanti. Meno male che a distogliermi l’attenzione da Diana è sbarcata qui la scollatura di Abigail, che purtroppo però si è portata dietro suo marito Giulio Carmelo Porfirio Roberto Crodino Palmanfredi, questo tipo dalla cattiva abitudine di allungarsi il nome ad ogni puntata e che di aspetto assomiglia a Bruno Mellano di ritorno dal Laos.
Caro Babbo Natale, siamo arrivati al 24 dicembre e ti scrivo dal 737 trainato dalle tue renne verso Londra, dopo che la notte scorsa mi è apparsa in sogno sullo schermo del pc la beata vergine Dora Pezzilli con una freudiana profezia “...nuota, Granzotto, vola... Anzi, prima prendi la Fiesta rossa per andare al San Giuseppe e imbarcati per Stansted, che con la Ryanair costa solo 40 euri, e poi nuota, Granzotto, vola verso l’amor tuo agognato...”
Caro Babbo Natale, ti prego, quest’anno regalami Rebecca. FINE
PS caro Babbo Natale, devo dire che siete tutti nu poco shtrunzi, tu, Dora Pezzilli, la Ryanair e pure le renne. Da Stansted ho pagato l’equivalente di 20 euri di treno fino a Liverpool Street, poi 40 euri di taxi fino a Victoria, che’ c’era lo sciopero del tubo e il dannato tassista ci teneva a farmi vedere come ci si ingorga in Oxford Street, e da lì un altro treno e altri 20 euri per Gatwick dove abita Rebecca lì vicino e la British mi ci avrebbe portato direttamente per meno della metà del totale e mi dava pure da mangiare, che adesso ho una fame della madonna che mi sbaferei Tosoni crudo (visto che mi si chiama in causa faccio notare le troppe virgole, nde ), ma ho finito i soldi con quel che mi han rubato sul cambio e tanto è tutto chiuso perché è Natale ed è chiuso pure il portone a casa di Rebecca, che’ il suo vicino di casa mi ha detto che passa le feste a Venice...
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