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Nomenclatura radicale / 2 di 10 / Marco e Mario

A pari merito al secondo posto abbiamo 9 Marco (BELELLI, BELLOCCHIO, BELTRANDI, BOATO, CAPPATO, FREDDI, PANNELLA, PERDUCA, TARADASH) e cinque Mario (DE FILIPPI, PALOMBO, PANNUNZIO, RIZZO, STADERINI) ai quali vanno però sommate quattro Marie: BALDINI, COSCIONI, LUCCHIARI e VAGLIO
Circa dieci anni fa, a cavallo del nuovo millennio, l’allora forum radicale (sul sito ufficiale dell’omonimo movimento/partito politico) conobbe il suo apice: era fervido di utenti e dei loro numerosi testi che contribuivano ad un acceso dibattito. Poi quel forum è morto, come capita a tutti. Però, grazie alla potente memoria della vostra Miss Welby, sono in grado di ricostruire l’elenco di quanti che presero parte a quell’esperienza straordinaria, almeno di coloro che dichiararono pubblicamente i loro indirizzi e-mail, che ancora conservo.

È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).

Procediamo dunque in ordine alfabetico nel QUINDICESIMO di 20 post.

pellegrini maurizio, perduca marco, pesaturo gianluca, petrella stefano, pezzali pier paolo, piantieri guido, piccardo sara, pietrini daniele, pietrosanti paolo, pierro pierluca, pippolo emanuele, pisani ceretti antonio, pizzicara roberta, pizzini gianni, poccia christian, pochetti marco, poli david, ponti paolo luigi
Mi dispiace per il fiume / Sorry about the River - III

Marco Perduca, il nonno materno di Mauro Suttora, arrivò in America dalle isole Eolie nel 1920, adolescente analfabeta in cerca di fortuna come milioni di altri emigrati italiani...

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale

... Analfabeta lo rimase fino alla fine dei suoi giorni ingloriosi, ma divenne rapidamente benestante eseguendo per i fratelli Anastasia, in quegli anni padroni del sindacato del porto, più d'uno di quei lavoretti sporchi che creavano vedove e orfani di scaricatori ribelli o giovani sbirri troppo incauti e zelanti. Anche Albert e Anthony Anastasia erano italiani (il loro vero nome Anastascio) e quando caddero in disgrazia con la fine del proibizionismo, man mano che le nuove famiglie acquisivano potere con traffici alternativi, il caro nonnetto non risentì della crisi. L'ignoranza compensando con vulcanica furbizia, aveva capito che nella mediocrità sta la virtù e non aveva mai voluto diventare un esponente di rilievo della famiglia in declino, così da potersi facilmente riciclare ritirandosi in una dorata pensione sotto l'ala protettiva del cartello di nuove famiglie vincenti. In proposito correva voce che fosse stato proprio lui a incaricarsi di far fuori Albert Anastasia nel radergli la barba il 22 ottobre del 1957.

Personalmente Mauro ne dubitava e aveva sempre pensato che questa fosse una leggenda fatta circolare ad arte da sua madre Christiane Rocca, figlia di Marco, che aveva sempre alimentato il mito negativo del nonno per esaltare il contrasto con se stessa, educata e colta economista contesa dai governi e le università. Che avesse potuto laurearsi proprio grazie al padre analfabeta era circostanza che sembrava sempre essere sfuggita a Christiane, motivo per cui la terza generazione dei Perduca-Rocca-Suttora si sentiva istintivamente più portata a provare simpatia per il nonno pluriomicida piuttosto che per la mamma pluricornuta. Mauro crebbe nella bambagia, avendo innanzi tutto la possibilità di frequentare le migliori università quasi come un hobby in attesa di essere inserito in ottime posizioni statali grazie alle tentacolari amicizie politiche della madre. Quando si trovò improvvisamente catapultato nella intelligence del suo grande paese, la mitica CIA, il suo entusiasmo fu inversamente proporzionale alla delusione che col tempo si accumulò verso gli alti papaveri dell'amministrazione, il muro di gomma dei burocrati che non apprezzavano le sue ottime analisi su un paese concorrente o nemico, come se si fosse trattato degli esercizi di stile di un un fantasioso raccomandato troppo zelante. Avrebbe notato anche come, quando gli veniva organizzato come copertura all'estero l'impiego in qualche azienda commerciale, che quel tipo di atteggiamento era molto comune nel mondo del lavoro in generale: i presunti manager tendevano sempre a dare la minima importanza possibile alla sua opera. Così andava il mondo e perciò Mauro Suttora, disgustato, mandò tutti a cacare e si mise in proprio.

Scelta pericolosa, rimuginava aggrappandosi alla razionalità, e ai braccioli del sedile, nel brutto quarto d'ora che il dreamliner impiegò a guadagnare i trentamila piedi di quota per sottrarsi alle violente turbolenze che facevano tremare come una foglia il giocattolo di duecento tonnellate. La sconosciuta Raffaella Bianchi nella poltrona accanto gli stringeva forte la mano, ma tutto ciò non aveva niente a che fare col sicuro 007 che rassicura la ragazza impaurita. La tipa era una tarchiotta brianzola baffuta diretta a Malpensa in classe rannicchiata. Insomma una situazione non precisamente come quelle dell'agente segreto James Bond in classe distesa senza la minima turbolenza a disturbare il secchiello con ghiaccio per lo champagne. Inscatolato in meno di un metro cubo con una bottiglietta calda del peggiore prosecco frizzante di anidride carbonica, Suttora pensava che era una gran brutta cosa il turismo di massa e vigliaccamente smise subito di dedicare i suoi devoti pensieri al Dio dei proletari affinché intercedesse per la sua anima e nella stabilità dei diecimila metri, più vicino al Signore dei borghesi, lo pregò intimamente di riservargli per la prossima volta la fortuna di uno di quei posti di business dove ti mettono anche se hai un biglietto economy quando ti presenti al check-in al momento giusto.

Scelta pericolosa soprattutto perché, al di là dell'effimera brianzola baffuta, quel volo verso il colloquio con l'uomo politico europeo che l'aveva convocato per il suo primo incarico non sarebbe stato che un aspetto, probabilmente tra i meno spiacevoli, della sua nuova attività di agente segreto privato. Volò ancora da Malpensa a Montpellier, da qui noleggiò una Citroen e dopo Ales percorse la strada da Besseges a Le Van con il finestrino mezzo aperto, godendo della frizzante aria di montagna, fermandosi infine a Malbosc, un pittoresco villaggio tra la Gard e l'Ardeche rimasto fortunatamente fuori dai percorsi turistici: l'essenza della tranquilla campagna francese, della celebrata Francia profonda. In un casolare ricondizionato senza alterarne l'aspetto esteriore ma dotato all'interno di ogni comfort e diavoleria elettronica per le telecomunicazioni, trovò ad accoglierlo Marco Pannella in un abbigliamento casual e un atteggiamento altrettanto informale. Superati rapidamente i convenevoli, il leader dei democratici venne subito al punto, affiancato da un giovane collaboratore sordomuto che di volta in volta presentava a Suttora la documentazione relativa a quanto leggeva sulle labbra di Pannella, che come segue lo istruì.

Abbiamo ragione di ritenere che più organizzazioni criminali con interessi differenti e non usualmente collegate tra loro abbiano unito le loro forze per complottare al fallimento di una politica che le danneggerebbe pesantemente, la politica che intendiamo attuare senza esitare se, come speriamo ragionevolmente, conquisteremo presto la presidenza dell'Unione, cioè il primo governo europeo con pieni poteri esecutivi. Alle solite organizzazioni mafiose che gestiscono il commercio di armi e droga, che verrebbero duramente colpite dalla nostra rivoluzionaria politica nel terzo mondo, si sommano enormi interessi geopolitici di altre potenze, nonché il boicottaggio sciagurato delle inevitabili mele marce nelle nostre stesse istituzioni federali, che in alcuni casi siamo riusciti a individuare ma purtroppo troviamo molto difficile purgare.

Il recente sabotaggio della centrale nucleare di Kozloduy ha costituito un clamoroso autogol dei nostri nemici, attirando le simpatie dell'elettorato sul nostro candidato, che ora ha qualche probabilità di vincere nonostante sia partito handicappato. Tuttavia c'è poco da stare allegri: le spaventose conseguenze della catastrofe ambientale danubiana ci danno un'idea di cosa siano capaci i nostri nemici, ed è facile vedere come con l'aumentare della popolarità del nostro candidata aumenti esponenzialmente per lui il pericolo di vita. Naturalmente noi siamo attivi per proteggerlo, ma se vogliamo provare a vincere l'elezione non possiamo tenerlo chiuso sotto una campana di vetro nella fase finale e più intensa, in cui stiamo per entrare, della campagna elettorale. Prevenire è meglio che curare, e tra le varie misure che vogliamo intraprendere abbiamo pensato di servirci di un professionista dello spionaggio per seguire una pista promettente. L'individuo nella foto, Roberto Granzotto, è il presidente della sezione italiana di una organizzazione culturale internazionale perfettamente legale dal punto di vista formale, ma che i nostri governi - e anche quello del suo paese, mister Suttora -, sospettano fare da copertura ad attività molto meno nobili nel campo delle armi chimiche e batteriologiche, a livello mondiale.

Non c'è abbastanza tempo affinché lei possa infiltrarsi nella loro organizzazione prima delle elezioni. Occorre invece che lei lo tenga d'occhio costantemente nella speranza che ci conduca ai vertici dell'organizzazione criminale, ed è a quel punto che ci aspettiamo il meglio da lei: vogliamo servirci della sua eperienza per estirpare alla radice il cancro dei cosiddetti comunisti esperantisti, nel modo discreto e definitivo - sottolineo definitivo -, che non potremmo aspettarci di ottenere dalla giustizia ordinaria con le sue lungaggini e prevedibili intralci. In certe occasioni non si può andare troppo per il sottile e confidiamo che ciò non costituisca un problema per lei, considerata la prassi del suo rinomato ex datore di lavoro. Quale adeguato compenso per la sua discrezione riceverà l'ingente diaria sulla quale ci siamo già accordati. Il qui presente mio fidato maggiordomo Alexandre de Perlinghi provvederà subito a darle un anticipo in contanti e a fornirle altri particolari di cui avesse bisogno. Torni subito a Milano e ci tenga costantemente informati sugli sviluppi.

Il barbuto architetto Roberto Granzotto indugiò apparentemente senza meta nei vicoli del centro di Sofia prima di infilarsi in un portone dall'aria sospetta. I suoi passi risuonarono dal basso indicando che si dirigeva verso le cantine. Se qualcuno lo avesse pedinato avrebbe intravvisto la sua silhouette in controluce scivolare in un anfratto di polvere sospesa nel fumo. Se qualcuno avesse davvero potuto seguirlo, avrebbe assistito a una riunione del gotha mondiale della proliferazione chimica e batteriologica. E se quel qualcuno si fosse chiamato Mauro Suttora, sapendo che tredici dei più pericolosi delinquenti internazionali erano riuniti dietro quella porta, non si sarebbe certamente lasciato sfuggire la straordinaria occasione per irrompere e falcidiarli tutti con un'unica raffica prima che potessero rendersene conto. Ma Suttora era ancora a Milano, piantato davanti all'edificio dove abitava Granzotto, dov'era arrivato cinque minuti dopo che questi ne era uscito, nella vana attesa che questi ne uscisse.

continuerà nella IV di XVII angoscie
Mi dispiace per il fiume / Sorry about the River - IV

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale


Da un lato del lungo tavolo il russo Nikolay Hramov, lo svizzero Livio Schnur, il tedesco Jonathan Poker, l'austriaca Martina Szikora, l'italiano Roberto Granzotto e il libanese di origine calabrese Edmondo Limmondo. Dall'altro lato del tavolo, a rappresentare la nutrita delegazione asiatica, Npa Cheung, Yee Minglong, Liao Quingchang, Chen Xingsheng, Tian Yongming e il loro fetentissimo capo nord-coreano Bu Zda Kin. In piedi a capotavola, completamente nudo tranne il cappuccio nero che gli copriva il volto, l'altissimo Georgi Paganov con un'enorme esibizione del suo priapismo. Il sangue e l'ossigeno che con esso affluiva al tessuto spugnoso di quel pene abnorme gli veniva a mancare al cervello ed egli farneticava in bulgaro come in uno stato di trance: Az sum Paganov, az sum Paganov... io sono pagano, e gli astanti cominciarono a ripetere dapprima sottovoce, poi sempre più forte: az sum paganov, io sono pagano...

Con entrambe le mani il turpe leader dei comunisti esperantisti bulgari si stimolava i testicoli gonfi come angurie mentre gli adepti si accalcavano a leccare la verga dell'anticristo finché questi eruppe in una violenta eiaculazione ed essi si contesero il seme del male per abbeverarsene avidamente. Davanti a lui, dall'altro capo del tavolo, con gli occhi sbarrati Michel Boselli schivò uno schizzo mentre osservava più incredulo che disgustato il bieco individuo riprendere fiato e il suo naturale colorito olivastro mentre gli adepti si ricomponevano ognuno al suo posto. Non avrebbe mai sospettato che colleghi criminali di quel calibro potessero appartenere a una sorta di setta occulta. Li avrebbe piuttosto immaginati nel classico cliché mafioso, razionalmente riuniti come nel consiglio di amministrazione di una multinazionale. Ma davanti a lui c'era l'evidenza della follia di un culto satanico, e in stridente contrasto con questa il loro leader prese a parlare pacatamente in esperanto, con la voce baritona e monotona che ci si sarebbe aspettati da un prete ortodosso cantare la messa.

Collettivo! Siamo qui riuniti per celebrare il Chaos. Nella sua millenaria evoluzione l'uomo si è sparpagliato nel mondo partendo dall'Africa, e dall'Africa precipitata nella spirale dell'odio si diffonderà nel mondo il virus del male, i virus delle nostre armi batteriologiche che ammorberanno l'intera specie umana tranne chi ne è immunizzato: noi qui presenti, e i pochi popoli eletti che qui rappresentiamo. L'ora della rivalsa è vicina per il grande Islam e la grande Cina tanto quanto l'ora della sofferenza immane è vicina per gli imperialisti occidentali che l'hanno finora impartita ai nostri popoli. Migliaia di guerriglieri della liberazione sono pronti a immolarsi usando le armi che forniremo loro per terrorizzare e sottomettere i vili sfruttatori. Ma bisogna agire presto, prima che l'Europa si rafforzi rendendo imbattibile l'America, e agire per impedire l'ascesa al vertice di coloro che remano contro il destino e che noi non possiamo comprare.

Questi esseri insani, questi deboli vermi potrebbero presto arrivare al potere e noi non possiamo permetterlo, non possiamo lasciare che attacchino e intacchino i nostri superiori interessi, i nostri piani gloriosi. Da tempo è ormai chiaro che il loro scopo antitetico al nostro è una rivoluzione che riarmi l'Europa neocolonialista non più assoggettata all'America ma sua pari potenza per imporre la loro pace e i loro pseudovalori, non più solo complice ma protagonista nel perpetuare l'oppressione. L'America stessa, vigliacca e sionista, impaurita dalla fulgida rinascita araba, dall'ineguagliabile potenza cinese, alimenta le scellerate ambizioni federaliste dei nostri nemici per non perdere il dominio del pianeta, il dominio che a noi spetta e ci aspetta da troppo tempo!

Oggi siamo qui riuniti per modificare a nostro favore il corso della storia deliberando l'eliminazione di uno dei due candidati alla presidenza europea, colui che se fosse eletto ci creerebbe maggiori problemi, e così aprire la via al candidato più docile col programma più affine allo svolgimento dei nostri piani. Ciò deve avvenire prima delle elezioni, in cui c'è un cinquanta per cento di probabilità che esca vincitore il puledro sbagliato: una percentuale troppo elevata per permetterci di rischiare trovarci costretti ad agire dopo, quando le misure di sicurezza attorno al presidente eletto renderebbero l'operazione troppo complessa e quand'anche avesse successo farebbe di lui un martire dal seguito moltiplicato esponenzialmente dall'ondata emotiva del popolo bue.

Collettivo! La nostra venerabile congregazione culturale non può esporsi a un eventuale fallimento che comprometterebbe irrimediabilmente i nostri altissimi obittivi, né possiamo affidarci a manovalanza rozza o dilettanti qualsiasi, L'uomo qui presente è uno stimato professionista, il migliore nel suo settore, che per un ingente compenso si assume la responsabilità di eseguire questo compito in modo competente ed elegante. Sono lieto che della sua affidabilità abbia già dato prova nella recente opera di destabilizzazione della centrale nucleare di Kozloduy, provocando il rilascio di materiale radioattivo con effetti esaltanti per la nostra causa e devastanti per il morale del nemico. Me ne rallegro e lo congratulo, auspicando che cotanta puntualità nel mantenere l'impegno si riaffermi in questa nuova e più importante occasione: l'omicidio del candidato presidenziale Olivier Dupuis!

Michel Boselli si sentiva vagamente a disagio e non potè trattenersi dall'agitarsi sulla sedia, ma la concisa fermezza dell'orazione paganica non ammetteva repliche e ottenne solo ossequiosi cenni di assenso da parte degli altri astanti silenti. Paganov concluse inappellabile l'assise con la condanna a morte del candidato democratico Olivier Dupuis per mano di Boselli entro l'alba elettorale, in caso di fallimento pena il trasferimento della pena sull'esecutore stesso. Da parte sua, altrove in Europa, mentre gli fischiavano le orecchie il candidato presidenziale sbottò in riunione col suo staff nel suo forte accento lussemburghese:

Ma no e posibile, no ho intensione di corere co Serachiani, mi rifutomi! No ci era altra scelta parquet siete teste di caso, merd! Vi ano inculato, eco, ci ano inculato! Al meno avevate li spiati! Sicurament vi siete fati spiarvi voi imbescili. E adeso come poso corere ansieme di quela bruta mortadela, hein?

Dupuis dava in escandescenze per l'abbinamento più sgradito che avrebbero potuto affibbiargli come candidata alla vicepresidenza. Ma intervenne Pannella in collegamento da Malbosc e dovette mettersi via l'incazzatura. Il leader carismatico spiegò che Barbara Serracchiani era l'unica personalità a disposizione che avrebbe potuto contenere il danno causato dalla candidatura Berlusconner a vicepresidente di Kapezzonen nel ticket avversario. Se voleva provare a vincere, concluse Pannella col tono grave di un padre non più disposto a tollerare capricci, doveva imparare a sopportare Barbara. Non era soltanto nella popolarità della pasionaria rodigina che Pannella confidava, ma soprattutto nella sua mai sopita rivalità con l'ex premier turca Zylvya Berlusconner. Le due coetanee erano cresciute studiando insieme e contendendosi il primato nei prestigiosi Fettes college di Edinburgo e London school of economics per poi intraprendere la carriera politica in partiti nazionali ai due estremi dello spettro politico, ma avevano in comune una smisurata ambizione e non avevano mai potuto vedersi. Candidare Serracchiani avrebbe creato un piccolo problema con Olivier, non sarebbe stato facile conciliare i loro due caratterini, ma un problema ancor più grosso per i popolari.

Questi in effetti si erano presi una bella rivincita rispetto al congresso dei democratici, e adesso si era molto più vicini all'elezione. Difficile immaginare un colpo basso come affiancare a Kapezzonen l'ex premier turca, moglie del miliardario televisivo Rupert Murdoch che da quel punto in poi avrebbe infuso una montagna di eurodollari nella campagna elettorale col silenzio assenso dell'amministrazione americana, ufficialmente neutrale negli affari interni di una federazione amica ma in realtà ben più propensa a spalleggiare una controparte conservatrice che avrebbe tenuto una politica più in sintonia con la loro in un mondo in cui l'occidente non costituiva ormai che un settimo della popolazione, meno della sola India o della sola Cina, ed era perciò di vitale importanza rafforzare gli strumenti della propria leadership, del proprio benessere economico come condizione indispensabile al controllo politico e militare del pianeta. O meglio viceversa.
[oroscoPolitico 3] Col 9 per cento ciascuno di adepti, Leone e Capricorno si contendono il quinto posto tra i segni preferiti dai radicani e radigatti. Tra i primi annoveriamo M Bordin...

AMORE: si prospetta per il Leone un anno senza grandi eccessi, ne’ positivi ne’ negativi, pertanto anche le piccole liti tipiche di ogni relazione con Pannella non meritano troppa importanza. Mantenete la calma e tutto si risolverà. Positiva la prima metà dell’anno favorevole a nuovi incontri alquanto interessanti per i single. Datevi subito da fare!
LAVORO: l’opposizione di Giove potrebbe manifestarsi sotto forma di piccoli ostacoli che rallenteranno i ritmi e la costanza che dedicate al lavoro interferendo nel raggiungimento di quegli obiettivi che vi eravate prefissati, procurando inoltre dei passeggeri disagi economici. Non abbandonate comunque la via vecchia per la nuova, finora vi ha sostenuto e tornerà a farlo! Occorrerà ancora un po’ di pazienza a chi un lavoro lo sta cercando e ai lavoratori precari in generale.
Fortuna nella media: non pretendete troppo e verrete accontentati. Equilibrio nel gioco anche se la tentazione è forte.
SALUTE: curate maggiormente l’aspetto alimentare, concedetevi pure tutto ma con moderazione, un controllo medico di routine vi saprà indicare dove intervenire. Più sport.

... e del Capricorno troviamo la coppia R. Bernardini - S. D'Elia

AMORE: le relazioni già in essere potranno confermarsi involvendo in situazioni dalle prospettive ancora più miserabili quali il matrimonio o la convivenza. L’energia negativa che avvolgerà i nati nel Capricorno nel 2009 sarà tale da dar loro la forza di spingersi in queste direzioni infauste. Attenzione alla prima parte dell’anno che potrebbe vedervi oltremodo gelosi. Per i single nel 2009 esiste la possibilità piuttosto concreta di incontrare l’anima gemella: occhi aperti, statene alla larga!
LAVORO: male il lavoro che porterà con sé oltre ad un maggior impegno da parte vostra, anche maggiori delusioni. Saranno ripagati anche peggio coloro che decideranno di iniziare una nuova attività. Siate concreti. La fortuna non sarà con voi là dove ne avrete bisogno, perciò non affidatevi ciecamente alla superstizione.
SALUTE: continuate a curare bene gli acciacchi come già state facendo, poiché se ne aggiungeranno di nuovi.

Con l'8,5% il settimo segno più usato dai radicani ne vanta alcuni tra i più autorevoli: da M. Pannella, che dovrebbe finalmente decidersi ad andare in pensione come D. Pezzilli, all'inquietante triade M. Beltrandi - M. Perduca - G. Rippa

AMORE: un 2009 molto negativo si sta prospettando a tutti i nati nel segno del Toro che hanno deciso di ufficializzare una relazione già avviata e magari anche di formare una famiglia. Alti e bassi durante l’anno per i single, ma non scoraggiatevi, forse l'anno prossimo il vostro momento arriverà!
LAVORO: un anno non proprio al top, saranno ripagati da soddisfazione e denaro solo coloro che oseranno allontanarsi dagli schemi, occorrerà gettare il paraocchi e lasciarsi trasportare dall’intuizione e dalla fantasia ma attenti a non esagerare, potreste diventare vittime di fastidiosi abbagli. Audacia e cautela.
SALUTE: tutto nella norma sul piano fisico, con le consuete arrabbiature di troppo che potrebbero procurarvi forti mal di testa turbando le vostre serate. Controllatevi.
Blogroll Amnesty Day for MAURO SUTTORA.

Con la quarta e penultima puntata di questo Blogroll Amnesty Day del 3 febbraio 2008 nominiamo i link dal blog di Mauro Suttora, che per fortuna sono pochi e mi risparmiano un lavoraccio di editing.

Marco Perduca - Capperi - Barbara Ragazzon - Alessandro Bonomonte - Miss Welby - Samaroundtheworld - Luigi Castaldi (Malvino) - Luca Bagatin - Mauro on Wikipedia

Nella foto Parigi, la Defense


subject CAPPATICIDIO
from Londradical
to Miss Welby
sent 9 Oct 07, low tide

amore mia Melanza, eccomi finalmente a te! questo viverci sigillati, la separazione forzata dalla segretezza mi dilania, e ti assicuro che mettere a punto questo sofisticato mezzo di comunicazione protetta tra noi non è stato facile. istruzioni per rispondermi: usa la stessa bottiglia. lanciala in mezzo al fiume dal molo più settentrionale dei docklands mercoledì tra le 01.02 e le 07.27 o tra le 13.15 - 19.56 di alta marea. dovessi fallire, il giorno dopo giovedì gli orari sono 01.43 - 08.10 e 13.54 - 20.36.

ma veniamo a noi, passione della mia vita, giovane signora italianatra dei miei sogni e incubi, TI AMO. e voglio che mi aiuti a eliminare Mario Cappato, il dannato eurodecappato! l'ultimo ostacolo alla nostra felicità e al potere. se non vuoi farlo per noi, eccoti una ragione umanitaria: da quando è cominciata questa storia ho fatto fuori per sbaglio una dozzina di individui: Mario Perduca, Mario Turco, Mario Bernardini... ma a me basterebbe riuscire a farne fuori UNO per poi arrivare a Mario Pannella, tutti gli altri li lascerei tranquillamente vivi più che volentieri.

confidando nel tuo attivo sostegno alla causa, sicario Londradical.

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subject RE: CAPPATICIDIO
from Miss Welby
to Londradical
sent 10 Oct 07, high tide

Amore mio Londradical, eccomi a te con l'alta marea della notte. per prima cosa devo proprio dirti che, pur apprezzando ogni misura di riservatezza, questo nuovo modo di comunicare via messaggio in bottiglia nel Tamigi mi provoca dei problemi: per esempio, se ho ben capito adesso mi devo aspettare la tua prossima mail tra le 8.10 e le 13.54 di bassa marea, per poi risponderti entro le 20.36, giusto? e gli orari del giorno dopo 8.50-14.20 bassa, alta 21.12. ma perche' deve cambiare ogni giorno, non possono fare le maree alla stessa ora? ed è vero che il Tamigi qui in centro sale anche sette metri?

ma veniamo a noi, luce dei miei occhi, archetipo dei miei desideri sessuali e dolori addominali, TI AMO anch'io. nel momento in cui ho deciso di tradire Cappato per te la mia scelta è stata totale, come complete erano state le mie lealtà e dedizione a Mario quando l'ho servito. sono fatta così, mi do completamente alla causa, e adesso che ho saltato lo steccato, l'ho saltato al 100 per cento. tranne una cosa: non chiedermi di aiutarti ad ucciderlo. semplicemente, come d'accordo, non farò nulla per impedirtelo, ma non voglio saperne alcunché. sta salendo la marea, affido alla brezza che l'accompagna i miei baci per te,

tua Miss Welby
Ore 05.03. Roberto Granzotto viene svegliato nella sua camera d'albergo a Kingston dalla tremenda deflagrazione dello spaventoso ordigno ad orologeria che lui stesso aveva collocato la sera prima sul comodino per essere certo di destarsi il mattino successivo. Infatti gli agenti segreti della sua classe vanno a letto tardi e si svegliano presto (inutile dire che non puliscono il WC), perché sono uomini d'azione. L'esplosione suscita l'intervento della guardia nazionale e si avvicina alla costa anche la squadra navale della portaerei Nimitz, che però se ne va quando l'ammiraglio apprende che si tratta semplicemente di Roberto Granzotto, l'investigatore noto per passare inosservato

Ore 06.31. L'incidente diplomatico è risolto. Le autorità dell'isola danno a Granzotto un ultimatum di 24 ore di tempo per lasciare la zona compresa nel raggio di duemila miglia da Kingston.

Ore 10.57. Il dinamico uomo d'azione viene risvegliato dall'insistente bussare alla porta di un fattorino dell'albergo che gli consegna un grosso pacco, molto pesante.

Ore 12.00. Mentre le campane di Kingston suona a festa musica reggae per richiamare i fedeli alle pittoresche funzioni religiose, Granzotto riesce finalmente ad aprire il fatidico pacco e ne scopre il contenuto pensando

- Ma tu guarda che pacchi mi tirano -

Orrendamente mutilato insieme agli arti del corpo tormentato, il cranio di Roberto Boselli spicca nel sangue raggrumato rosso scuro e alla materia cerebrale putrefatta, di un giallognolo ripugnante.

- Vendetta, tremenda vendetta -
vorrebbe gridare Roberto Granzotto, ma il suo grido di dolore è soffocato nella gola. Infatti, a causa dell'obbrobrioso spettacolo, l'intrepido eroe non si sente bene, e gli viene da vomitare.
- Non mi sento bene... Mi viene da vomitare -

In effetti quello che sembrava un conato di vomito si rivela presto un portentoso rutto che, per la seconda volta in quel giorno infausto, sconvolge il naturale equilibrio della tranquilla isola. La terra trema, i lampadari si frantumano e la flotta navale della portaerei Nimitz, che non aveva fatto in tempo ad allontanarsi abbastanza dal Granzotto, viene travolta e affondata dalla gigantesca onda generatasi con lo spostamento d'aria nello stomaco di Granzotto. Anch'egli risente dell'onda d'urto provocata dalla sua eruzione stomacale, e nel giro di pochi secondi, al primo grande, poderoso e nauseabondo sconvolgimento ne segue un altro, questa volta nella forma del più formidabile peto che narratori del mio alto livello abbiano mai avuto occasione di non riuscire a descrivere.

La portaerei Enterprise, prontamente paracadutata sul posto per supplire all'affondamento della Nimitz, non ebbe neppure il tempo di toccare acqua e si disintegrò a mezz'aria nella rabbia di doversi dichiarare sconfitta da una scoreggia. Le conseguenze sulla popolazione furono inenarrabili, tranne che dalla Itar-Tass che colse la palla al balzo per parlare di "scandaloso utilizzo di armi chimiche e batteriologiche da parte dell'imperialismo americano contro i suoi stessi alleati".

Ore 15.07. Ancora leggermente stordito dalla sua stessa fusione ano-nucleare e dopo avere ripreso le forze nutrendosi con cinque abbondanti porzioni di fagioli in salsa piccante, Roberto Granzotto lasciò ciò che restava del roof-garden dell'albergo per accingersi ad andare in cerca di indizi tra gli inferociti autoctoni giamaicani. Nell'ignaro ascensore Granzotto si imbattè in Roberto Perduca e le delegazioni di due Paesi stranieri in conflitto tra loro. I rappresentanti diplomatici di San Marino e Djibuti si riuniscono qui per trovare finalmente una soluzione alla spinosa questione che da anni tormenta le due potenze: il Djibuti si impegna formalmente a non fornire più armi al principato di Monaco, che da sempre minaccia l'invasione di San Marino, e dal canto loro i sammarinesi promettono di togliere dalla circolazione i francobolli riproducenti una poco edificante effige della presidentessa del Djibuti, signora Ze-Zon-Brut-Nun-Zo-Keffà, più nota col nome occidentale di Roberta Formigoni.

Ore 15.21. Non sono trascorsi che pochi secondi da quando Granzotto ha preso l'ascensore che questo si blocca suscitando il disappunto e la costernazione generali. Ore 16.16. Sette persone sono imprigionate nell'ascensore da ben 55 minuti. Tra di loro c'è Roberto Granzotto, che comincia a risentire degli effetti che i fagioli traditori provocano sul suo delicato metabolismo intestinale.

Ore 16.23. Roberto Granzotto è un uomo dotato di un eccezionale controllo della situazione in quasi tutte le evenienze, un discreto controllo di se stesso, ed infine un pessimo del proprio sfintere. La prima micidiale emissione di Granzotto avviene molto silenziosamente ed il nostro uomo è fiducioso ed ottimista poiché, nonostante gli altri occupanti boccheggino, nessuno da segno di sospettare di lui.

Ore 16.24. La seconda, quasi letale, fetida esalazione viene propinata agli sfortunati compagni di avventura sotto forma di un singolare rumore insieme prolungato e discontinuo. Il colon di Granzotto è ormai tradito ed gli sventurati, presi dal panico, lo assalgono inferociti con il solo risultato che la rissa incrementa vertiginosamente la pressione intestinale sul Granzotto, causando una serie di peti putidi e graveolenti.

Ore 16.59. Con l'ausilio delle maschere antigas i vigili del fuoco estraggono esanimi le vittime del retto di Roberto Granzotto. L'avvenimento viene ripreso in diretta dalla televisione giamaicana, e presto l'opinione pubblica giamaicana si mobilita scendendo in strada ed inseguendo Granzotto lungo le miglia che separano la capitale dal suo aeroporto.

Appena giunto nell'aerostazione, dopo essersi impegnato con Cappato a rifondergli i danni arrecati al di questi elaboratore Capezzone tascabile, Granzotto telefonò alla centrale per avere istruzioni sul da farsi. Gli rispose Roberta Callegari, la scienziata dell'agenzia di spionaggio.
- Pronto, sono Granzotto -
- Eh? -
- Sono Granzotto -
- Chi? -
- Ho detto che sono Granzotto. Scusi, ma ha una banana nell'orecchio? -
- Come? -
- Sono Granzotto. Ha una carota nell'orecchio? -
- Non ho capito! Può ripetere? Ho un bastoncino di pesce nell'orecchio -
Il resto della telefonata si può immaginare. Granzotto dovette spendere 500 dollari in gettoni per concludere qualcosa, ma il risultato fu soddisfacente e Roberto Granzotto andò in albergo a riposarsi bene, perché l'indomani avrebbe dovuto mettersi sulle tracce del maligno Roberto Cappato.