Visualizzazione post con etichetta PASOLINI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PASOLINI. Mostra tutti i post
Radicalometro storico e Google fight
Per chi non conosce Google fight, è un sito che compara il numero di risultati tra due nominativi, perciò ci è utile per rivitalizzare il Radicalometro storico in basso a destra con le sfide tra i primi venti  in posizione dispari e i primi venti in posizione pari della celebre classifica, anche per vedere quanto è coerente coi risultati generali del web. Ecco il responso:

Welby batte Granzotto 218mila a 69.400
Pannella batte Suttora 108mila a 6.420
Dupuis batte Boselli 930mila a 211mila
Bonino batte Cappato 310mila a 76.600
Callegari batte Colacicco 208mila a 16.900
Tosoni batte Patelli 90.700 a 40.600
Bianchi batte Crocicchio 95.300 a 11.300
Bandinelli batte Licheri 74.500 a 29.100
Bordin batte Pezzilli 230mila a 5.260
Bernardini batte Turko 545mila a 34.900
Giordano batte Pagano 211mila a 154mila
Manera batte Cominelli 177mila a 31.300
Veronesi batte Polesel 16.500 a 5.730
Baldini batte Spadaccia 162mila a 4.170
Cicciomessere batte Strik-Lievers 2.410 a 1.050
Mellini batte Capezzone 50.500 a 17.100
Manzi batte Piccinini 350mila a 292mila
Alitsi batte Spolaor 460 a 458
Pasolini batte Busdachin 733mila a 735
Litta Modignani batte Scaruffi 4.870 a 4.500

Ripeterò il gioco per coloro che seguono in classifica, per ora mi devo fermare perché posso aggiungere solo venti etichette per post, cioè i nomi dei vincitori
Nomenclatura radicale / 6 di 10 / Giuseppe, Massimo e Paolo

Completata la top-ten, undicesimi in classifica troviamo cinque ciascuno di Giuseppi variabili (Peppino CALDERISI, Beppino ENGLARO, Beppi LAMEDICA, Giuseppe LOTETA, Geppi RIPPA); Massimi (BORDIN, LENSI, SALVADORI, TEODORI, più un Massimiliano IERVOLINO) e Paoli (BRECCIA, MAZZA, PIETROSANTI, VIGEVANO e Paola SAIN)

Nomenclatura radicale / 8 di 10 / Angelo, Emilio, Guido, Leonardo, Lorenzo, Maurizio, Piero, Silvio, Stefano

Dal 22-esimo al trentesimo posto per frequenza con tre ciascuno le varianti Angiolo BANDINELLI, Angelo PEZZANA e Angela ROVEDA; gli Emili MARTUCCI e VESCE con Emiliano SILVESTRI; e ancora i Guidi FERRETTI, GENTILE, TASSINARI; i Lorenzi CENNI, LIPPARINI, STRIK-LIEVERS; i Maurizi BUZZEGOLI, REINA, TURCO; i Pieri PASOLINI, PIPI, WELBY; le Silvie MANZI e BONONCINI (Silvana) con VIALE; gli Stefani BILOTTI, KARASTOYANOV, SANTAROSSA
Festa della donna / 1
Gli uomini crearono Dio e con le loro religioni schiavizzarono le Donne
di Leon Pinese

Dio disse “E alla donna: (…) sarai sotto la potestà del marito, ed egli ti dominerà” (Genesi 3,16)
Sara e Abramo erano due vecchi in età avanzata, lei ebbe un figlio pur non avendo più le mestruazioni da tempo (genesi 18,11…)
Marzo 2011: Il Vaticano condanna la fecondazione assistita che diventa peccato e considerata atteggiamento peccaminoso ed immorale.Gesù Cristo è nato da una coppia con la fecondazione assistita.


"L’abolizione della religione come felicità illusoria del popolo è necessaria per la sua felicità reale". Karl Marx

Joseph Mengele, medico e criminale nazista denominato anche "Angelo della morte", effettuò atroci e dolorosissimi esperimenti medici sui prigionieri dei lager, in particolare su gemelli e nani nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, mandando a morte oltre 4.000 donne al giorno. Nel dopoguerra con l’aiuto del Vaticano salpò da Genova verso l’Argentina utilizzando la Ratline con l’assistenza dei cardinali Eugène Tisserant, Antonio Caggiano e dal futuro cardinale di Genova Giuseppe Siri.


14 maggio 964: Muore Giovanni XII, papa a 18 anni. Andava a letto con la sorella e teneva un giro di maitresse senza pari. La sua morte seconda voce popolare fu dovuta al diavolo, mentre era a letto con un’adultera di nome Stefania.

30 dicembre 1165: Carlomagno è beatificato da Pasquale III (antipapa d’Alessandro VI). Si sposò a 13 anni, a 14 aveva già un figlio, visse fino alla morte circondato da concubine; ma faceva fustigare a sangue le prostitute sulle piazze dei mercati.

26 agosto 1484: E’ eletto papa in un conclave “simoniaco” Giovanni Battista Cibo di Genova – Innocenzo VIII. Fattosi prete in età avanzata dopo un’esistenza da libertino, avrà ben 7 figli illegittimi. Sarà ricordato per l’ignobile bolla di caccia alle streghe richieste dai domenicani Enrico Iustitore e Giovanni Sprenger per mandare al rogo le donne possedute dal demonio.

4 giugno 1516: Un gruppo di domenicani riferisce al ministro Carlo I: quando fra gli prigionieri c’erano delle donne che avevano partorito, se i bambini piangevano, li prendevano per le gambe e li sbattevano contro le rocce per farli morire.

19 settembre 1839: La Nuova Zelanda è il primo paese che riconosce il diritto di voto alle donne.

8 dicembre 1854: Pio IX proclama il dogma dell’immacolata concezione. La festa dell’8 dicembre era stata istituita da Sisto IV che per rimettere in sesto le finanze utilizzava anche gli introiti delle case di tolleranza di Roma appartenente alla Santa Sede.

18 dicembre 1903: Papa Pio X con un motu proprio de musica sacra vieta alle donne di cantare in Chiesa.


28 gennaio1935: L’Islanda è il primo paese a legalizzare l’aborto.

9 maggio 1960: Negli USA è autorizzata la vendita della pillola anticoncezionale.

22 ottobre 1978: Giovanni Paolo II nei confronti del mondo femminile si richiama all’apostolo Paolo “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna di insegnare, ne di usare autorità sul marito, ma stia in silenzio...”

26 giugno 2002: In Austria sonno ordinate sacerdote 7 donne che il 5 Agosto sono scomunicate dal cardinale Ratzinger.

9 gennaio 2005: Scandalo a Salerno, una suora muore di parto, sparito il neonato.

18 giugno 2005: Una suora romena di 23 anni muore nel corso di un esorcismo ordinato dal clero, veniva legata ad una croce di legno e tenuta a digiuno.

1 giugno 2005: A Siracusa una ragazza madre è stuprata dal prete rieducatore della casa famiglia da lui gestita.

11 agosto 2007: L’associazione per i diritti umani Amnesty International nel suo congresso mondiale in Messico rivendica per le donne che sono stuprate il diritto di abortire. Il cardinale Tarciso Bertone, segretario di stato del Vaticano, condanna questa scelta affermando che “bisogna salvare la vita anche se è frutto di violenza”.


5 marzo 2009: In Brasile una bambina di sei anni abusata per anni dal patrigno all’età di nove anni interrompe la gravidanza.L’arcivescovo di Olinda e Recife, Jose Cardoso Sobrinho, ribadendo che la legge di Dio è superiore a ogni legge umana, ha immediatamente scomunicato la madre della bambina e i medici. L'arcivescovo ha tenuto ad aggiungere che l'olocausto dell'aborto nel mondo è peggiore di quello dei sei milioni di ebrei nella Shoah.

15 novembre 2011: Aliaa Magda El Mahadi, egiziana di 20 anni studia alla American University del Cairo. Si definisce "laica, liberale, femminista, vegetariana, individualista" Ha deciso di andare contro i salafiti e le inevitabili condanne da parte del mondo islamico. ha deciso di pubblicare le sue foto nuda per protestare "contro la società della violenza, del razzismo, della molestia sessuale e dell'ipocrisia"

“ognuno odia il potere che subisce”, Pier Paolo Pasolini

70.000 donne l’anno muoiono per aborti insicuri. Chiesa cattolica contro, ma favorevole alla pena di morte, (11 ottobre 1992 nuovo catechismo della chiesa cattolica art. 2267, regnante Giovanni Paolo II).In Italia una donna su otto ne soffre (oltre3 milioni); in Europa 14milioni e nel mondo 150 milioni. Si tratta della endometriosi.

1908. A New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.  Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme.
Granzotto contro Pavon in Alcologia San Michele - Capitolo 1

Domenica 26 febbraio 2012 il dottor Michele Granzotto, filosofo e psicologo di fama mondiale, uscì fischiettando di felicità dal suo appartamento situato dietro la collina di Varhegy, al numero 31 di Logodi utca, lo stesso appartamento dove negli anni trenta aveva vissuto il suo omonimo Mihaly Babits, e questo fatto aveva molto influito sulla sua scelta di acquistarlo come seconda casa per rifugiarsi a Buda ogni fine settimana che poteva trascorrere con la caposala Diana Bernardini nella complicità della loro relazione clandestina. 

Come lui scrittore diffidente e solitario, nei suoi romanzi fine esploratore di fenomeni psicologici e nei suoi saggi promotore di valori antifascisti, da direttore del mitico giornale letterario Nyugat Babits aveva aperto una finestra sull'Europa occidentale, sposato la causa della riforma sociale liberale e, amante delle culture greca e latina, oltre alla Divina commedia aveva tradotto gustosi versi erotici. Nessun luogo poteva perciò essere più adatto di quella casa, nessuna atmosfera più romantica di un tramonto sulle colline della capitale magiara, quella sera precedente che per Granzotto segnò il termine di un'astinenza pluriennale e anche per Diana la riscoperta di una sana, moderata attività sessuale. 

Si concessero una splendida domenica di relax sull'isola Margherita, con tanto di bagni palatini, promenade degli artisti, giardini giapponesi, frisbee, picnic e giro in carrozza mano nella mano, per concludere l'ultimo giorno da 59-enne di Granzotto deponendo una rosa per riconoscenza sulla tomba di Babits al cimitero Kerepesi, dov'erano sepolti anche Sandor Petofi e gli altri grandi della letteratura ungherese, come Diana usava fare su quella di Pasolini quando le capitava di passare da Casarsa della Delizia. 

Il giorno dopo, in auto sulla via del ritorno, scelsero di fare il giro largo per pranzare sull'ansa del Danubio ad Esztergom, che di Babits era la città natale, e rientrarono a Udine prima che facesse buio sul sessantesimo genetliaco di Michele. Era nuovamente un territorio friulano nel quale Diana si sentiva più a suo agio, ma se la Esztergom di Babits avevano salutato con una sbirciata oltre il fiume su Kafka, Havel, Klima e Kundera, ad accoglierli al confine triestino non fu nessuno dei giganti della letteratura mitteleuropea. Non fu Svevo e neppure Joyce, ma la Nina Balatka di Anthony Trollope a prenderli per mano nell'attraversare il Natisone sotto la luna quasi piena che a tratti svaniva per lasciarli smarrire in un bacio rapido e appassionato, prima di separarsi per arrivare ognuno per conto suo all'ospedale San Michele dell'università San Michele Arcangelo di San Michele del Friuli: località, ateneo e nosocomio che il primario era modestamente convinto fossero intitolati in suo perenne ricordo.

Quivi giunto, incupitosi in volto per una terribile scoperta, Granzotto fece il suo ingresso nell'aula già gremita di studenti della facoltà di Alcologia. A cancellargli il ricordo del meraviglioso fine settimana budapestino aveva già provveduto sua moglie, la bionda infermiera Darianna Veronetto in Granzotto, regalandogli per il compleanno una disgustosa cravatta a pois color fucsia che per non essere costretto ad indossare lo indusse a commettere un mattiniero uxoricidio. Perché Darianna lo odiava tanto da regalargli una cravatta color fucsia? Sospettava forse della sua relazione con Diana? Con queste domande avrebbe voluto interrogarla per indagare su cosa lei si sentisse veramente dentro, ma non l'avrebbe mai saputo, dopo averle scaricato una raffica di proiettili nel petto. 

A rovinargli del tutto la giornata, in segreteria di facoltà era stato accolto dai resti di un corpo straziato, riconoscibile solo dalla parrucca nera a caschetto, tutto ciò che insieme allo scheletro rimaneva della sua assistente Claudia Callegari, meticolosamente ripulita di ogni organo interno. Non fu difficile al brillante luminare individuare sùbito il colpevole nel gatto rosso Claudio Feralgatti che, ancor più pasciuto del sòlito, si stava leccando i baffi in una sonnolenta digestione sulla poltrona riservata al rettore-primario. Incastrato dall'evidenza, il vorace felino stava per emettere un miagolio di confessione ma Granzotto lo prevenne, interrompendolo per chiedergli cosa si sentisse dentro in quel momento. Domanda retorica, si rispose trascinandosi penosamente in aula con tutta la massima mestizia che potevano esprimere i suoi tratti somatici di ecumenico sagrestano.
Blitz di Bellocchio a Udine: il 6 febbraio ciak per Eluana
Ieri il regista con i tecnici in città per individuare le location del suo film. Scelti i primi protagonisti: saranno Alba Rohrwacher e Michele Riondino
[...] inevitabile location udinese de La bella addormentata, fiabesca insegna del suo film, quattro storie riconducibili al dramma di Eluana Englaro [...] il 3 febbraio 2009 Eluana è accolta alla Quiete, gli ultimi palpiti vitali prima dell'architettato addio alle 20.40 di lunedì 9. Il 6 febbraio 2012 è programmato il primo ciak. Un caso o una data voluta? [...] La Rohrwacher, trentaduenne fiorentina, è partita dall'Amore ritrovato di Mazzacurati (2004) e da allora non ha mai smesso di stupire. Il suo top resta Il papà di Giovanna di Pupi Avati alla pari con La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo [...] Articolo completo in apertura di Cultura e Spettacoli a pagina 49 del Messaggero veneto di oggi.

Nella pagina seguente dello stesso quotidiano, ma non disponibile nel web:
Pasolini aveva un progetto per morire
Zigaina e altri intellettuali rilanciano da Casarsa: amava la vita non corrisposto
[...] non un suicidio, ma un'organizzazione nel dettaglio del proprio trapasso. Un'ipotesi che il pittore Giuseppe Zigaina sostiene di avere colto nelle opere dello scrittore corsaro durante il loro lungo rapporto di amicizia [...] la volontà di porre fine alla propria vita con scelte precise: a caso sarebbe avvenuta a Ostia, termine che nella cultura cristiana significa sacrificio, di domenica e nel mese di novembre [...] "è un progetto di morte che nasce proprio al suo grande amore per la vita, un amore non corrisposto" [...] Ma rispunta un'altra pista: fu omicidio preordinato. L'eliminazione di Pier Paolo Pasolini fu il frutto di un'azione compiuta da professionisti, con una precisa regia che controllò e diresse tutte le fasi delle indagini successive, a partire dal depistaggio per avvalorare la tesi che a commettere il delitto fosse stato il solo Pino Pelosi. E' questa la tesi centrale di Nessuna pietà per Pasolini, pubblicato da Editori Internazionali Riuniti e firmato da Valter Rizzo, Stefano Maccioni e Simona Ruffini.
Non mi oso pensare! Rallentare annusarsi toccarsi

ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale

Non sapeva cosa l'avesse indotto a formulare quell'invito forse avventato e si stupì delle sue stesse parole, ma gli vennero spontanee. Gli propose di accompagnarlo nella fase finale della campagna elettorale, scherzando sul fatto che come sicario fallimentare gli dava le migliori garanzie di essere protetto, e lui accettò con entusiasmo. A Veliko Turnovo, la prima capitale risorgimentale le cui case appollaiate a precipizio sui baratri che dividono la città Ivan Vazov descrisse come pecore spaventate confinate sulle rocce da selvaggi rampicanti, Michel lo rese edotto di come la costituzione qui approvata nel 1879 dal primo parlamento bulgaro, non a caso a maggioranza liberale, si fosse ispirata a quella democratica belga, al che Olivier s'inorgoglì, benchè lussemburghese, e non dimenticò di citare il fatto storico nel suo comizio per insaporire il suo brodo federalista, ormai un po' riscaldato.

Proseguirono il loro lungo viaggio verso nord facendo tappa a Ruse, ancora spopolata dalle radiazioni, dove i primi nuclei familiari autorizzati dalla protezione civile riprendevano gradualmente possesso dei loro appartamenti socialisti reali nei casermoni di periferia. Si fosse chiamato Kanetov, forse qualche bulgaro ne avrebbe sentito parlare, gli spiegava Olivier, ma siccome era un ebreo sefardita poco importava che fosse nato lì: i bulgari avrebbero continuato ottusamente a lamentarsi di non avere mai vinto alcun premio Nobel. Invece quello della letteratura Elias Canetti se lo era guadagnato proprio descrivendo la sua infanzia nella città danubiana, dipingendo il ritratto di un luogo di differenti razze e credi, la cui cultura cosmopolita lo inseriva fermamente nella mitteleuropa. Il mix etnico dei giorni di Canetti era da lungo tempo scomparso, e più di recente era temporaneamente scomparsa l'intera popolazione, ma passeggiando nel centro Olivier e Michel potevano ancora percepire l'elegante atmosfera centro-europea della città, che nonostante fosse stata avvizzita dalla'opprimente ferrocementificazione degli inurbani urbanisti bulgari del dopoguerra conservava ancora pacifiche strade residenziali (troppo pacifiche in quel silenzio mortale) dove ornamenti ispirati all'art nouveau gocciolavano da delicati edifici costruiti a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Ruschuk, come la chiamavano i turchi, non era stata che un'irrilivante località di provincia dell'impero ottomano finché il governatore illuminato Midhat Pasha vi costruì scuole, ospedali, fabbriche e soprattutto la prima ferrovia bulgara, che la collegò a Varna sul Mar Nero. Perciò prima che fosse completata la più diretta linea da Belgrado a Costantinopoli via Sofia, i viaggiatori navigavano il Danubio e sbarcavano a Ruschuk sulla via dell'oriente. In quell'epoca d'oro un quartiere europeo si sviluppò rapidamente lungo il fiume e il commercio ricevette un'ulteriore spinta dopo la liberazione, cosicché per molti anni la città contò più abitanti, banche, fabbriche, alberghi e perfino rappresentanze diplomatiche della stessa Sofia, soprattutto grazie alle famiglie di mercanti armeni, ebrei, greci e tedeschi che portarono ricchezza economica e culturale.

Ma nell'ultimo dopoguerra con il totalitarismo arrivò il decadimento, perfino sanitario: per non compromettere le relazioni di "amicizia" con Ceausescu, i comunisti bulgari tollerarono un impianto chimico romeno sull'altra sponda del fiume che causò problemi respiratori a generazioni di bambini di Ruse, oltre che di Giurgiu, e ancor prima del rilascio radioattivo di Kozloduy la speranza di vita nelle due città era più bassa delle già scadenti rispettive medie nazionali, per cui alcolismo e tabagismo endemici si sommavano a tutte le forme di inquinamento immaginabili determinando una vita più breve di dieci anni per le femmine balcaniche, e di quindici per i maschi, rispetto all'Europa occidentale.

Attraversarono il fiume e in meno di due ore arrivarono all'aeroporto Otopeni di Bucuresti per un balzo verso quello Feryhegy di Budapest. L'Ungheria era stata per Olivier una seconda patria dove aveva trascorso anni felici. Si muoveva nella capitale da Bartok Bela ut a Karoly korut, da Vorosmarty ter a Dozsa Gyorgy ut come se fosse a casa. E in effetti non aveva bisogno di dormire in albergo perché una casa a Buda la possedeva. Era situata in magnifica posizione panoramica dietro la collina di Varhegy, al numero 31 di Logodi utca, lo stesso appartamento dove negli anni trenta aveva vissuto Babits, e questo fatto aveva grandemente influenzato la sua scelta di acquistarla appena lo aveva saputo. Scrittore diffidente e solitario, nei suoi romanzi fine esploratore di fenomeni psicologici e nei suoi saggi promotore di valori antifascisti, come direttore del mitico giornale letterario Nyugat, che morì con lui nel 1941, Mihaly Babits aveva aperto una finestra sull'Europa occidentale e sposato la causa della riforma sociale politicamente radicale. Inoltre, come amante delle culture greca e latina, oltre alla Divina commedia aveva tradotto gustosi versi erotici: nessun luogo poteva perciò essere più adatto di quella casa, nessuna atmosfera più romantica di un tramonto sulle colline della capitale, quel sabato di giugno che segnò il termine di un'astinenza sessuale pluriennale e la riscoperta per Olivier di una sana, moderata attività sessuale.

Si concessero una domenica di sosta dal tour de force elettorale e dopo avere spiazzato i paparazzi uscendo prestissimo trascorsero insieme una splendida giornata di relax sull'isola Margherita, con tanto di bagni palatini, promenade degli artisti, giardini giapponesi, frisbee, picnic e giro in carrozza mano nella mano. Conclusero la giornata deponendo una rosa per riconoscenza sulla tomba di Babits al cimitero Kerepesi - dov'erano sepolti anche Petofi e gli altri grandi della letteratura ungherese -, come Olivier usava fare su quella di Pasolini quando gli capitava di passare in Friuli da Casarsa della delizia. Il giorno seguente, in auto sulla via per Praga, scelsero di fare il giro largo per pranzare sull'ansa del Danubio ad Esztergom, che di Babits era la città natale, ed arrivarono nella capitale ceca prima che facesse buio. Era nuovamente un territorio slavo nel quale Olivier si sentiva a suo agio e Michel un po' meno. Se Canetti li aveva salutati lasciare la Bulgaria per consegnarli all'ungherese Babits, a Praga non li accolse nessuno dei giganti della letteratura ceca. Non fu Kafka, non furono Havel, Klima o Kundera, ma la Nina Balatka di Anthony Trollope a prenderli come complici nell'attraversare la Vltava da Stare Mesto a Mala Strana tra i santi barocchi del ponte Karluv, sotto la luna piena che a tratti svaniva per lasciarli smarrire in un bacio rapido e appassionato.

Il programma nella capitale ceca non era pesante, prevedeva solo due appuntamenti importanti: il primo consisteva nella visitina di cortesia all'ambasciata d'Europa, che come palazzina anche a Praga era rimasta quella italiana (ma non l'ambasciatore) in un'ottima posizione sulla Nerudova sotto il castello. Il secondo era un incontro prevedibilmente noioso con i piccoli imprenditori locali all'hotel Business, un grattacielo al capolinea di Haje della metropolitana C. Quando poteva, Olivier amava viaggiare con i mezzi pubblici: era sempre stato nel suo stile perché le piaceva potersi arrangiare da sola e inoltre costituiva un lieve tocco demagogico per l'elettorato ambientalista. Giunti al capolinea presero la scala mobile verso l'uscita e raggelarono: sulla scala mobile che correva parallelamente in discesa riconobbero Mauro Suttora significare loro con lo sguardo di fingere non conoscerlo.

nella foto, la mia compagna lesbica deposita un apotropaico omaggio floreale sull'umile tomba di uno dei più grandi poeti italiani del XX secolo. al secondo posto in classifica un altro Piero - Welby! - un Piergiorgio secondo solo a un Pierpaolo. al terzo ex aequo finalmente due donne, modestamente una delle quali sono io, a parere di Mario Suttora una delle due più grandi scrittrici del secolo scorso (l'altra è Andrea Turchetti), e al quinto posto un nuovo scoop di Miss Welby: una rara foto del leader liberale veneto Roberto Granzotto-Cappato intento in una passionale orazione.

Top above, my lesbian partner omages the memory of one out the best: great Italian controversial poet and director Pier Paolo Pasolini, brutally killed in 1975. Second comes my supposed grandfather Piergiorgio Welby, made of the same outcrying pasta. A PierGiorgio and a PierPaolo. Third ex aequo in my chart come myself along that funny Roberto Granzotto pictured below delivering a useless speech as usual. Kissing you everywhere, your MW


Pillole radicali in preparazione del Congresso

di Massimo Lensi

Introduzione. In una serie di interventi nel forum telematico dei radicali italiani, l'ex funzionario del Pr Massimo Lensi affronta la questione della mancanza di legalita' statutaria nel Pr stesso e della sua mutazione genetica in partito ideologico di matrice liberista, per concludere auspicando la convocazione di un Congresso di rilancio delle iniziative transnazionali.

Vorrei approfondire un aspetto delle elezioni on line dei Radicali. Queste elezioni non sono state concepite per il rinnovo dell'organo, ma per il suo ampliamento. Differenza di non poco conto. Il Comitato di Coordinamento dei Radicali nacque due anni fa circa (inverno 1998/99). Non vi furono elezioni ne' consultazioni interne a nessun livello. L'organo si 'autoconvoco' in base ad un preciso tam tam tra alcuni compagni ed amici, sulla base dell'astratto concetto di 'coloro che si stanno occupando di qualcosa all'interno del Movimento'. Una specie di auto-cooptazione spontanea? No. Pannella aveva necessita' di formare un luogo politico di rappresentanza, necessario a lanciare le famose campagne del 1999. E quindi fu dato il via ad una cooptazione precisa, quasi scientifica. Non tutte le campagne erano ancora state definite, ma di referendum e Rivoluzione Liberale gia' si iniziava a discutere. In quel periodo ero fuori d'Italia, tra India e Tibet, e mi accorsi al mio rientro dopo numerosi mesi, esattamente il giorno di apertura dell'Assemblea dei Mille, che qualcosa era cambiato, radicalmente cambiato. Pannella era stato eletto precedentemente all'unica carica prevista per il' Comitato dei 48' che non ha ne' statuto ne' interna corporis. In breve: regole. Vive sulla tradizione e sulla consuetudine interna, si dice. Pannella era il presidente del Comitato. L'Assemblea lancio' le tre campagne (si era aggiunta nel frattempo la 'Emma for President': tralascio la storia della primogenitura di questa campagna...) e ratifico' un'ulteriore responsabilita', quella di Coordinatore dei Radicali italiani, ma non del Comitato. Nel corso dei mesi i Radicali per la prima volta scelgono, contravvenendo alla loro stessa storia, una ideologia come base fondante della loro politica: il liberismo in economia. Mai era successo. La strategia dei radicali si era sempre fondata sul congresso annuale e sulla pragmaticita' degli obiettivi inteso come programma. I tempi, dicevo poco sopra, stavano modificando il DNA radicale. Non a caso dal 1995 non era stato piu' convocato nessun congresso e il partito (radicale) non esisteva piu'. Se non nel sito www.radicalparty.org (premonizione dei fatti in corso?) e all'ONU come NGO. Salto temporale. Primavera 2000. Pannella si dimette da presidente del Comitato e non partecipa piu' a nessuna riunione dello stesso. Potrebbe sembrare, ma non lo e', una sconfessione pubblica dell'operato del Comitato e del Coordinatore anche a causa di un documento approvato (tra regionali e voto referendario) dallo stesso Comitato che ne avrebbe 'obbligato' (come analisi della teoria rivoluzionaria) lo scioglimento in caso di sconfitta referendaria. Avvenuta, ma non - attenzione alla finezza - interpretata come 'sconfitta'. La sconfitta e' di Berlusconi... quello del 1994. Alla conclusione dei lavori dell'ultima riunione Pannella decide di contravvenire a questa inquietante prassi chiamando in causa la 'disciplina' della sua funzione di eurodeputato della Lista Bonino. Interviene. Nel frattempo, nel corso della riunione precedente, il Comitato da vita ad una Direzione, composta anche dal Coordinatore nonche' dal Tesoriere (ma del PR) e dall'altra responsabilita' - funzionale - che nel corso dei mesi aveva preso vita dal nulla: il responsabile dell'informazione. Pannella nel suo intervento all'ultima riunione del Comitato legittima la vita stessa del Comitato attraverso la metafora istituzionale del parlamento italiano autoconvocatosi per ben due volte nella sua storia (la seconda, onestamente, non mi pare proprio una autoconvocazione in senso stretto, ma tutto e' possibile).

Le elezioni on line andranno quindi a creare anche una vera legittimita' a operare del Comitato, creando pero' un organo ibrido composto da un gruppo (i primi 47) di vecchi autoconvocati, e da un secondo di eletti attraverso la competizione telematica. Tutto cio' mi appare strano e confuso e sempre piu' legato ad una concezione partigiana del partito, vissuto esclusivamente come arma esterna in cui la democrazia interna poco conta. Ma necessario alla scelta - funzionale - di portare nel prossimo parlamento i 'folti' (poi trasformati piu' onestamente in 'pattuglia') gruppi parlamentari liberisti, liberali e riformatori all'americana. Il formarsi di un nuovo gruppo di dirigenti, non membri del Comitato, all'interno del movimento, e' un secondo elemento di riflessione. Anch'essi necessiterebbero di una cooptazione perche' anch'essi sarebbero utili - funzionali - al nuovo corso del progetto. Ma apriti cielo, si vedrebbero i radicali 'common people' andare a Torre Argentina con l'ascia in mano. Trucco: le elezioni on line. Chanches sulla carta per tutti... Ripeto: e' una scelta, anche legittima (se ci fosse piu' chiarezza da parte dei promotori dell'iniziativa), ma di cui vorrei fossero coscienti coloro che si stanno registrando e che decideranno di presentare una lista. A meno che una possibile lista di opposizione non sia veramente tale, forte, capace di essere da sola soggetto politico, con un proprio programma alternativo a quello della Direzione. In fondo la strada c'e'. Anche solo per divertimento... Il tempo pero' corre... Cerco di approfondire il tema della 'democrazia interna' dei Radicali. E parto dall'interessante constatazione del Coordinatore del Radicali sul tema, ripresa poi da numerosi interventi di altri dirigenti radicali durante i seminari e le riunioni. "Le forme di vera e propria "rappresentanza interna" (ad esempio l'eventuale rappresentanza territoriale o tematica) non possono essere stabilite prima di aver definito le regole complessive del Comitato, e quindi del relativo "tesseramento". I numeri dei partecipanti mediamente alle nostre assemblee non ci pare che consentano oggi dinamiche autenticamente democratiche per l'elezione della rappresentanza interna. Il rischio e' quello di una caricatura di democrazia dove prevale chi sa organizzare il sostegno di pochi amici. Proponiamo quindi la strada del sorteggio, gia' percorsa altre volte nella storia radicale." (3 settembre 2000, su Agora', Conferenza Rivoluzione Liberale) Va riconosciuta l'onesta'. Anche se questa succinta analisi e' piena di contraddizioni che credo non necessitino di ulteriori spiegazioni. Non c'e' democrazia interna perche' non ci sono partecipanti alle riunioni, ma non ci sono partecipanti alle riunioni perche' non c'e' democrazia interna. Il percorso per ottenerla e' il 'sorteggio' perche' si eviterebbe il rischio, si dice, di cordate tra amici (punto che dovrebbe riguardare invece un'altro momento, quello elettivo, dell'ampliamento del Comitato). Mi sfugge poi il concetto di 'rappresentanza tematica' in questo contesto, specialmente in relazione alla decisione di consentire la presentazione di 'liste programmatiche-tematiche'. Una volta esistevano, come oggi ad onor del vero, le associazioni federate al partito (Non c'e' Pace, Nessuno Tocchi Caino) che hanno rappresentanza all'interno addirittura nella Direzione (i due segretari fanno parte della Direzione). Misteri della fede... Non sto qui a ripetere analisi gia' scritte (liste contrapposte per gestire le candidature e gestione elettorale della Direzione per pilotare di voto, disponibilita' condizionata da parte della Direzione di convocare un Congresso), ma e' veramente strano che sia la quota dei 25 'sorteggiati' a trasformarsi in garanzia per la democraticita' dell'iniziativa. Nascera' quindi un comitato composto da 1) i vecchi 47 'autoconvocati (ma se andiamo a leggere i risultati del voto sui documenti approvati dal Comitato si scopre che dei 47 iniziali solo 28 si sono espressi votando o astenendosi); 2) da 25 eletti on line; 3) da 25 sorteggiati (con criteri di scelta: giovani sotto i 23 anni, donne ecc.); 4) da 25 cooptati in senso stretto. Solo i 25 sorteggiati garantiscono la democrazia interna?Sembrerebbe di si' da quel documento... E questa Direzione che ruolo giochera' nel nascituro Comitato? E come nasce e con quale legittimazione la carica di 'responsabile dell'informazione'? Re Artu' che pone la spada sulla spalla del cavaliere?

Prendiamo in esame, questa volta il liberismo. Brevemente perche' deve essere solo uno spunto, ma non riesco a capire un aspetto di questa scelta. Il PR nella sua storia ha sempre rifiutato di sposare qualsiasi ideologia, specialmente in economia. Il programma del partito si basava nel passato sull'individuazione degli obiettivi e su questi partivano le iniziative, maturate in documenti approvati all'interno dei Congressi (annuali o biennali). Il segretario era aiutato da mozioni che avevano nella maggior parte dei casi natura vincolante (con maggioranza qualificata dei 2/3 dei votanti) L'analisi radicale (condivisibile) parla di 'blocchi sociali' nel paese. Si adotta il liberismo per rompere l'assetto conservatore di potere che guida la societa' italiana. A destra come a sinistra. Si arriva a definire la Rivoluzione Liberale, liberista e riformatrice all'americana. La natura pragmatica del radicalismo e' scomparsa in nome dell'arrivo di una ideologia che dovrebbe svolgere la funzione, come tutte le ideologie, di rappresentare le categorie sociali di riferimento: partite IVA, disoccupati, precari ecc. In breve e' un altro partito quello che sta nascendo oggi che poco ha di simile al vecchio PR. Sta prendendo vita un partito ideologico che come sappiamo non necessita di 'democrazia interna', ma semmai di burocrazia. Il rischio e' molto alto. Tralascio in questa fase l'analisi sulle sconfitte elettorali e referendarie, sul concetto di 'non sconfitta' (battuta di arresto) espresso dal Comitato in sede di riunione di analisi sul voto e sul fatto che il progetto rivoluzionario (che non ha subito sconfitte, quindi) passa attraverso l'entrata in parlamento della pattuglia di deputati liberisti la cui realizzazione si sviluppa anche attraverso la � funzionale � iniziativa delle elezioni on line (di cui pero' solo i sorteggiati sono portatori della garanzia di democrazia interna). Deputati 'per cambiare il sistema' e non farsi cambiare da esso (vagamente mi ricorda qualcosa... di un passato non poi tanto lontano: correva il '77) Sfumo sulla mescolanza tra i concetti di 'liberismo' e 'liberalismo'.

Se in un partito e' assente (totalmente o parzialmente) la democrazia interna, la classe dirigente che esso forma che tipo di rapporto ha con la democrazia in generale? La funzione di un partito e' anche pedagogica e si concretizza nel formare una classe dirigente capace di portare 'valori' nel dibattito politico di un paese oppure il fine giusitifica i mezzi? E quindi e' naturalmente piu' forte la componente strumentale, efficientista? Se un partito fa pedagogia cattiva non allenando i suoi dirigenti alla prassi della democrazia (interna) e' possibile che la classe dirigente che ne esce sia impresentabile agli occhi di un potenziale elettorato? Il rapporto di fiducia con l'elettorato (e con i propri iscritti) come si concretizza? E' sufficiente la trasparenza dei lavori interni? Per chi scrive la funzione pedagogica di un partito e' particolarmente importante: crea una vera e propria arma di lotta per la trasformazione della societa'. Ma forse son vaneggiamenti di vecchie ... ideologie! Senza scordarsi , come scrisse Montaigne, che 'piu' la scimmia sale sull'albero e piu' le si vede il culo!"

Leggere con attenzione i documenti radicali e' cosa sempre importante e illuminante. Si puo' condividere o meno la proposta, ma la lettura puo' mettere in luce l'evoluzione di un soggetto politico, al di la' dei contenuti di merito espressi nei documenti. Dalle 'Valutazioni' sull'incontro tra Radicali e Verdi leggo: 'Sono emerse impostazioni differenti, e talvolta divergenti sul cosiddetto "movimento di Seattle", che a nostro avviso rappresenta un ostacolo al processo di abbattimento dei protezionismi a livello internazionale, e che opera contro l'interesse dei Paesi meno sviluppati in modo convergente con le rendite di posizione dei grandi sindacati e dei monopolisti di ogni tipo'. Non entro nel merito. Queste valutazioni - non analisi - hanno un forte contenuto ideologico, anche nell'uso della sintassi e delle parole adottate ('ostacolo', 'abbattimento' per esempio). Il redigente stesso del documento ne era inconsapevole, credo. Sono valutazioni legittime ma ideologiche. Un po' antiche, oserei dire, ed un po' 'moscovite'. Richiamano la memoria di antiche, anche esse, ottusita' post-sessantottesche che spinsero Adriano Sofri, per esempio, a sciogliere Lotta Continua, in nome del marxismo-leninismo. Sofri poi commise errori, fece cose egregie e anche cazzate, ma a suo nome. Qui invece si valuta in nome del 'radicalismo'.

Non e' importante che nell'altro Forum partecipino Pannella e Bonino. Non e' questo il punto che e' invece: 'ma a Pannella e Bonino importa qualcosa di quella community virtuale?' La valutazione sull'importanza di registrarsi ed intervenire e' riassumibile in questa frase di Von Clausewitz 'Quando la strategia e' sbagliata, raddoppiare le truppe in campo e' un grave errore.' Sta a voi scegliere. Ma se altre strategie, altre alternative fossero percorribili, allora la presenza avrebbe un suo laicissimo peso. Il vecchio pasoliniano - un evergreen della dirigenza - 'bestemmiare' si e' trasformato ormai in pacato miagolio, mentre a molti sovviene il ricordo di un altro Pasolini quello di 'vi hanno impedito di sapere chi siete: coscienze serve della norma e del capitale'. La parte interessante e' il 'vi hanno impedito...', ovviamente! Riporto l'intera poesia: Ad alcuni radicali (Pier Paolo Pasolini, 1959) / Lo spirito, la dignita' mondana / L'intelligente arrivismo, l'eleganza, / l'abito all'inglese e la battuta francese, / il giudizio piu' duro quanto piu' liberale, / la sostituzione della ragione alla pieta', / la vita come scommessa da perdere come signori, / vi hanno impedito di sapere chi siete: /coscienze serve della norma e del capitale.

Mi potro' anche sbagliare, ma secondo me i Registration Days sono (o stanno per) saltati semplicemente perche' i 'punti di riferimento' sparsi per l'Italia non sono molti coinvolti nell'iniziativa. In senso politico, ma anche in quello - chiamiamolo - 'affettivo'. In breve: da Roma non riescono a trovare nessuno che apra un tavolino per strada, perche' l'iniziativa stessa e' una non-iniziativa. Semmai un'idea, ma - ahime' - sviluppata malissimo. Con obiettivi che sono sempre di piu' sotto gli occhi di tutti. Il 'malumore' cresce? Non sarebbe poco di fronte a tanta sicurezza iniziale. E i 'registrati' sono arrivati a quota 4600 circa. Dal 15 agosto. Uhm! Qualcosa non va...

CONCLUSIONI

Il mio scopo e' quello di dimostrare una semplice quanto non detta, verita': il 'partito' sta attraversando una precisa mutazione genetica. La riassumo per brevita', anche se la brevita' non aiuta, data la complessita' del fenomeno: il partito radicale da annuale, pragmatico e tematico sta cambiando pelle e sta assumendo la forma di un partito di natura ideologica (il liberismo in economia). Al posto di una classe dirigente sta nascendo la burocrazia di partito (con a capo una leadership intoccabile). Le elezioni on line possono essere funzionali a questo processo di trasformazione portare una pattuglia di deputati liberisti in parlamento. Con la parola 'partito' intendo descrivere il magma (associazioni, PRT, Movimento, Comitato, Direzione) radicale che, giorno dopo giorno, si sta indurendo, assumendo una forma sempre piu' precisa: il partito liberista radicale. Le iniziative conseguenti sono, per necessita' anche contingente alla politica italiana, il riflesso di questa mutazione. Il meccanismo di rappresentanza assume connotati di 'lotta al blocco sociale'. La parola chiave e' quindi: 'Rivoluzione'. La lotta e' rivoluzionaria, ad una prima lettura, ma istituzionale in verita' se si riesce a sgombrare il terreno dal fascino che la parola rivoluzione stessa evoca in molti. L'iniziativa e' anche funzionale a cristallizzare, a livello organizzativo e per un lunghissimo periodo, lo stesso partito, in vista dei normali eventi che la vita stessa delle persone che compongono la leadership si porteranno con se', sia come conseguenza indiretta per il futuro delle iniziative e come eredita' di analisi e di lotta. Sarebbe impossibile pensare ad un partito radicale senza leadership carismatica, ma se il partito assumesse connotati organizzativi differenti si renderebbe praticabile una sua sopravvivenza. Ma come? In questo scenario una 'opposizione' che cerchi di richiamare attenzione sul tipo di mutazione in corso e' plausibile (e forse anche auspicata?). Sia per quanto riguarda la scelta organizzativa (Comitato ampliato, piu' Direzione) che per quella piu' politica-contingente in senso stretto: alleanze elettorali, programmi ecc. In breve non si deve guardare al futuro e non solo al presente, anche prossimo (elezioni politiche). La via possibile e' quella che passa attraverso la richiesta di convocazione di un congresso del Partito Radicale, l'unico soggetto che ha statuto, organi eletti, ecc. Poco importa se attualmente il PR si definisce 'Transanzionale'. Il congresso e' sovrano. Ma non si puo' dimenticare che fino alla convocazione del congresso il partito (radicale transnazionale) non puo' altro che operare sul terreno a cui e' stato chiamato, per precisa e statutaria responsabilita'. Occorre in breve, come e' riportato nella stessa mozione approvata dal Comitato il 30 luglio 'contribuire al raggiungimento delle condizioni minime necessarie per la convocazione del Congresso del Partito Radicale, in particolare per quanto attiene al nuovo Statuto, al programma politico e al coinvolgimento di un gruppo significativo di iscritti non italiani'. Il compito possibile di una opposizione politica, reale, concreta che non basa la sua dialettica solo sull'assioma 'questi sono stronzi, non c'e' democrazia interna ecc.' e' proprio il lavorare da militanti per creare le condizioni minime di convocazione del Congresso. Insieme a questo (e le iniziative di sostegno alla segreteria possono essere veramente tante: tra poco partira' una campagna Tibet-Cina rinnovata rispetto alle precedenti esperienze, ma anche Pena di Morte, Tribunale Penale Internazionale, lo stesso 'affaire ONU') il gruppo promotore potrebbe raccogliere le firme necessarie ad una formale richiesta di convocazione del Congresso. Lo statuto del partito all'art.2.1.1. recita: 'Il Congresso straordinario puo' essere convocato dal segretario, dal Consiglio Generale con la maggioranza assoluta dei suoi membri, da un terzo degli iscritti da almeno sei mesi al partito'. Questa e' la forma, la procedura descritta che potrebbe pero' essere considerata inattuabile proprio perche' lo stesso statuto e' ormai carta morta. Ma una petizione sottoscritta da qualche centinaia di 'registrati' ed da altre persone tra i militanti e dirigenti, di oggi e d'un tempo', avrebbe il suo valore. Per questi motivi ritengo che una possibile iniziativa, anche bella ed interessante per il dibattito che ne scaturirebbe, potrebbe essere quella di presentare una lista per le elezioni on line dal nome, programmatico, VERSO IL CONGRESSO DEL PARTITO RADICALE, dove i candidati si dovranno impegnare anche (oltre a coadiuvare il compito di creare le condizioni minime) a raccogliere le firme tra i registrati sulla richiesta della convocazione del congresso del partito entro il mese di giugno del 2001. Per costruire le strade da porre come scelte possibili e percorribili nell'unico luogo dove le decisioni prese sono 'vincolanti' per tutti. Per costruire il confronto ed il dialogo. Il Congresso e' sovrano.

Part II - WHO KILLED MATTEI, DE MAURO AND PASOLINI ?


The murder of Pasolini is still not completely explained: some contradictions in the declarations of Pelosi, a strange intervention by Italian secret services during the investigations and some lack of coherence in related documents during the different parts of the judicial procedures brought some of Pasolini's friends (actress Laura Betti, a close friend, particularly) to suspect that his murder had been commissioned. An enquiry of Pasolini's friend Oriana Fallaci (on the "Europeo" magazine) brought up the inefficiency of the investigations; many clues indicate as unlikely that Pelosi killed Pasolini alone. It is true, indeed, that Pasolini, in the months just before his death, had seen many politicians, telling them that he was aware of certain crucial secrets. Following Pelosi's statement of May 2005, the Rome police reopened the murder case; judges, however, considered the new elements insufficient to continue.

To understand all of this we must understand some chronology of events.

The Bay of Pigs Cuban Missile crisis occurred between 15-19th April 1961.

In July 1961 The then Iraqi Government threatened to nationalise the Oil Companies.

In June 1961 only two months after the Bay of Pigs incident the Iraqi Government had requested Mattei to 'find 500 technicians' to assist the Iraqi's in running their oil industries.

In July 1961 Mattei agrees to "assist, comfort and supply the Government of Iraq with whatever means possible to achieve production independence in return for oil concessions."

In early 1960 Mattei had taken the decision to deal more with the Soviet Bloc/Arab Sheiks than with what he termed 'home' oil producing countries. Millions of dollars was spent on Russian Oil. He was by certain not popular with the then seven oil producing companies. He was less popular in Italy whose political forces considered him the de facto leader of Italy. The French despised him for his trade with Algeria. The US deemed him 'uncontrollable' because of his dealings with Russia.

In 1962 his plane was clearly sabotaged by placing a screwdriver with tape near the motor in order that when the tape melted by the heat of the engine the screwdriver would fall into the motor causing the plane to stall and crash and it would seem an accident. By chance the pilot noticed, yet no investigation was ever held.

Amintore Fanfani was the Italian Prime Minister throughout the relevant period. He served two Presidents in that Legislature:- Giovanni Gronchi and Antonio Segni. Gronchi was a great admirer and supporter of Mattei and Mattei tried in vain to ensure Gronchi was re-elected President for a second mandate. But by that time in 1962 it was clear that both Gronchi (who later became a life Senator) and Mattei were becoming 'surplus to requirement'.

What is thus the connection between Mattei, De Mauro and Pasolini? Who killed them?

On the plane on the 27th October 1962 that killed Mattei were two other people. They have been forgotten and overlooked. The pilot and an American journalist called Wiiliam McHale. Not much is known about Mr McHale except that he was a fotoreporter and journalist. McHale had worked on cases including the Bay of Pigs and on the Kennedy Family. He was a man that was certainly 'in the know' and FBI/CIA files on him show McHale to be a man 'with information relating to the security of the United States.'

On May 19th 1962 Marilyn Monroe sang 'Happy Birthday Mr President' to John Kennedy in front of 15,000 people. Their affair was in full bloom. McHale had fotographs and letters of 'liasons' between Kennedy and Munroe which the CIA deemed 'a security risk to the United States of America'.

McHale had also been able to obtain a copy of a 'consensus ad ide,' between Kennedy and Nikita Khrushchev settling the Bay of Pigs incident. That agreement was of one page. The United States of America would not attack Cuba and permit Fidel Castro to maintain a Communist Government in return for Russia withdrawing missiles from Cuba and that Russia would place no troops in Cuba. There were never an y missiles and McHale had the photographs proving this. Russia had clearly used a strategy to coerce the United States of America into maintaining a Communist Country within miles of its border-Cuba. If that information leaked the Kennedy Administration would be finished. McHale had the key.

The target on the 27th October 1962 was not Mattei but McHale. He was truly killed and the attention of the world turned on Mattei not McHale. In fact he is forgotten, a by product of a murder.

Did Andreotti know the real target from his American friends? He was made Chief Investigator of the crash! An unusual choice because a politician is hardly the appropriate person! If Andreotti did not know then certainly someone in the Italian Government would know. But that someone knew is certain.

But McHale kept a diary and kept the photo's he had. De Mauro was made aware of this as was Pasolini and Della Chiesa.

All died in strange circumstances but not because of Mattei but William McHale the 'man in the know' and the man who posed a clear and present danger to the security of the United States of America.

It was William McHale the target. Mattei was a brilliant excuse. Was the aircraft subject to a bomb or shot down by a US Military Aircraft? It is almost irrelevant. They are all dead. Pasolini who wanted to make a film about Kennedy and the Bay of Pigs using the 'consensus ad idem' document was murdered. Della Chiesa who became aware of the McHale diaries and fotos was killed. De Mauro who stumbled on to the real target was murdered.

Where are the diaries and the copy of the US/Russian Agreement that McHale paid with his life?

They are still around............

Giovanni Di Stefano
Rome 1 July 2007

Pubblicato da Il Piave in data Giovedì 02 agosto 2007
Part I - WHO KILLED MATTEI, DE MAURO, AND PASOLINI ?

[disclaimer: this article, originally published by Italian monthly Il Piave is written by controversial international lawyer Giovanni Di Stefano. Miss Welby does not necessarily endorse this original conspiracy theory, but it's fascinating reading nonetheless].


Enrico Mattei (Acqualagna, April 29, 1906 - Bascape', October 27, 1962) was an Italian public administrator. After World War II he was given the task of dismantling the Italian Petroleum Agency Agip, a state enterprise established by the Fascist regime. Instead Mattei enlarged and reorganized it into the National Fuel Trust Ente Nazionale Idrocarburi (ENI). Under his direction ENI negotiated important oil concessions in the Middle East as well as a significant trade agreement with the Soviet Union. He introduced the principle whereby the country that owned exploited oil reserves received 75% of the profits. Mattei, who became a powerful figure in Italy, was a left-wing Christian Democrat, and a member of parliament from 1948 to 1953. He died in a plane crash in 1962.

The enquiry into the plane crash is recorded as follows:
Date: 27 OCT 1962
Time: 18:57
Type: Morane Saulnier MS.760B Paris II
Operator: Società Nazionale Metanodotti (SNAM)
Registration: I-SNAP
C/n / msn: 99
First flight:
Crew: Fatalities: 1 / Occupants: 1
Passengers: Fatalities: 2 / Occupants: 2
Total: Fatalities: 3 / Occupants: 3
Airplane damage: Written off
Location: Bascapè (Italy)
Phase: Approach
Nature: Executive
Departure airport: Catania-Fontanarossa Airport (CTA/LICC), Italy
Destination airport: Milano-Linate Airport (LIN/LIML), Italy
Narrative:
The jet crashed in stormy weather while approaching Milan-Linate. The head of Agip Petroli, an Italian oil company, Enrico Mattei was killed in the crash. The inquiries officially declared that it was an accident. Rumours are that the plane may have been sabotaged with an explosive device.

There were three men that day that were killed. Together with Mattei died his pilot Irnerio Bertuzzi and the American Journalist Wiiliam McHale. The inquiries officially declared that it was an accident. The Italian Minister of Defense, Giulio Andreotti, was responsible for the accident investigation. On the orders of the chief investigator evidence was immediately destroyed at the crash site. Flight instruments were put into acid. In 1995 at the exhumation of the human remains of Mattei and Bertuzzi metal debris deformed by an explosion was found in the bones.

When preparing the film Il Caso Mattei in 1970, Francesco Rosi asked the journalist Mauro De Mauro to investigate on the last days of Mattei in Sicily. De Mauro soon obtained an audio-tape of his last speech and spent days studying it. De Mauro disappeared 8 days after his retrieval of the tape, on September 16, 1970, without leaving a trace. His body was never found.

All the Carabinieri and Police investigators who searched for De Mauro, and consequently investigated his presumed kidnapping, were later killed. Among them the general Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Tommaso Buscetta, the famous mafioso who repented, declared to judge Giovanni Falcone that the De Mauro affair was not a mafia affair. The strange thing is that the confusion created by his disappearance would have "ordinarily" compelled the mafia to get involved, discover those responsible and denounce them, or even worse. Buscetta also suggested that the cause was in De Mauro's investigations on Mattei. Gaetano Iannì, another repented mafioso, had suggested that a special agreement had been achieved between the Cosa Nostra and "some foreigners" for the elimination of Mattei.

Admiral Fulvio Martini, later chief of SISMI (military secret service), declared that Mattei's plane had been shot down.

In 1986, Amintore Fanfani described the accident as a shooting, perhaps the first act of terrorism in Italy.

In 1997 the Public Prosecutor’s Offices in Caltanisetta and Pavia started investigating on Mattei’s death after the declarations of two repented mafiosi, Giovanni Brusca and Salvatore Riggio and the declaration of Gaetano Iannì, head of the Stidda in Gela. Their words seemed to confirm what had been said by another Mafioso, Giuseppe Di Cristina, mafia head in Riesi, killed on 30 May 1995, who said that Mattei had been killed by the Mafia "to do a favour".

The analysis of Mattei’s corpse seemed to confirm the hypothesis of an attack.

A previous partisan of the Catholic groups led by Mattei, Raffaele Morini, had found and given the Public Prosecutor’s Office in Pavia pieces of Mattei’s plane with traces of TNT. Yet, nothing was done.

De Mauro the journalist from the Communist paper L'Ora remains fundemental to who and why Mattei died.


It was 9 o'clock on the evening of September 16, 1970 and De Mauro headed home.

His daughter Franca, due to be married the next day, watched from the window of the family flat as he parked his BMW. She saw him get out of the car, then get into conversation with "two or three men". He then got into their car and disappeared - for ever.

De Mauro, it is suggested was killed by Salvatore Riina who interrogated him and then strangled him. There exist 'verbali' of interrogations from the Italian Public Prosecutors where Riina confirms the story but have been 'sealed with secrecy' on who's orders is yet unclear. Riina say that the body of De Mauro was buried his body at a place called Villagrazia. The corpse has never been found. Riina even drew a map to assist Prosecutors. That also remains under 'seal of secrecy'.

What part in all of this can be apportioned to Pier Paolo Pasolini? Is there any connection between the death/murder of Mattei and De Mauro and Pasolini? Is there a connection?

Pasolini died on November 2, 1975 at the beach of Ostia, near Rome. He was murdered brutally by being run over several times with his own car.

Giuseppe Pelosi, a seventeen year old hustler, was arrested and confessed to murdering Pasolini. On May 7th, 2005, he retracted his confession, claiming that unidentified men had killed Pasolini (he spoke of three strangers, with a southern Italian accent, insulting Pasolini as a "filthy communist"). He gave threats of violence against his family as the reason for his erstwhile confession. The investigation into Pasolini's death was reopened following Pelosi's recantation.

It is somewhat strange that De Mauro's daughter also spoke of "two or three men" who took her father in a car never to be seen again.
Ai fini dell'attesissima nuova classifica del Radicalometro Storico mi sembra giusto usare le etichette a disposizione di questo post per assegnare un punto speciale in più ai compagni scomparsi, ai quali in alcuni casi sono anche intitolate associazioni radicali. In ordine alfabetico: Adelaide AGLIETTA, Giancarlo ARNAO, Luca COSCIONI, Francesco DE CARLI, Adele FACCIO, Loris FORTUNA, Domenico MODUGNO, Pier Paolo PASOLINI, Paolo PIETROSANTI, Antonio RUSSO, Leonardo SCIASCIA, Rino SPAMPANATO, Andrea TAMBURI, Guido TASSINARI, Enzo TORTORA, Emilio VESCE, Piergiorgio WELBY, Bruno ZEVI

12. Un partito carismatico: Marco Pannella

Parlando del Partito Radicale è inevitabile che il discorso cada sull’uomo che ha incarnato più di tutti gli altri il nuovo Partito Radicale, le vittorie, le sconfitte, le decisioni, i digiuni, i sit-in, gli imbavagliamenti e altre proteste clamorose. La prima apparizione politica di Pannella risale al famoso articolo "La Sinistra democratica e il PCI", che pose le basi della sua linea politica di democratizzazione del PCI per creare un vero polo alternativo di sinistra: "Sono le cose in Europa a porre in modo drammatico l’interrogativo: se sia possibile l’alleanza della sinistra democratica e di quella comunista per la difesa e lo sviluppo della democrazia... Da decenni, ormai, poche lotte si sono combattute più aspre e continue di quelle che hanno opposto democratici e comunisti; non furono e non sono dissensi tattici. Chiedetene agli anarchici e ai repubblicani spagnoli... chiedetene ai socialisti di mezza Europa... e sentirete operante il giusto ricordo di Benes, Masaryk, Nagy... sono ricordi ancora vivi nella coscienza dell’antifascismo... Debbono capirlo i comunisti e profondamente... Ma come arrivare a una proposta, come scavalcare le obiezioni, i timori, i ricordi e lo smarrimento...? Per rafforzarci nelle nostre convinzioni...sarebbe sufficiente che i comunisti per il momento mostrassero un più preciso e spontaneo interesse a un’alternativa democratica di governo, cessando di proporre mirabolanti politiche... Sin d’ora chi vota per un’alternativa democratica deve sapere cosa può garantire e promettere... La sinistra democratica e in modo particolare il Partito Radicale, vanno compiendo questo sforzo... Iniziare a discutere una comune politica, fra comunisti e democratici è comunque urgente. Nessuna confluenza, nessuna soluzione è mai scontata nella storia, e nella politica la logica delle cose di per sé non è creatrice: quella degli uomini deve animarla, secondarla, dirigerla". Sin dagli inizi Marco Pannella ha quindi rappresentato l’anima, il fulcro della sinistra radicale poi diventata partito: "Si possono individuare quattro fasi della progressiva caratterizzazione carismatica del PR: a) la prima (1959-1962) corrisponde all’emergere della figura di Marco Pannella nell’ambito del vecchio PR. b) La seconda (1962-1973) corrisponde all’identificazione interna del PR con il leader, pur nell’ambito di quello che appare un semplice gruppo di pressione. 3) La terza (1973-1978) corrisponde all’identificazione esterna del PR con il leader e alla proiezione delle sue scelte grazia ai massmedia. d) La quarta coincide con il massimo sviluppo della iniziativa carismatica (culmine il successo elettorale del 1979)...". Il suo carisma, la sua indiscussa capacità di leadership e di imprimere svolte (il momento della trasformazione nell’89 del PR da partito politico a partito transnazionale è eloquente) e cambi tattici nel corso degli anni ha provocato numerose defezioni e sfilacciamenti all’interno del partito, che alla fine ha assunto per molti l’aspetto di un’entità politica nelle mani di un leader "padre-padrone". Fra le tante persone illustri costrette a emigrare in altri partiti o ad abbandonare la politica, il primo fu il giovane segretario del PR, Geppi Rippa a cui si aggiunsero nel corso degli anni il giornalista Gianni Melega, Mauro Mellini (compagno di tante lotte divorziste), Adelaide Aglietta, Francesco Rutelli, Franco Corleone, Gianfranco Spadaccia, fino a giungere ai recenti abbandoni di Marco Taradash, Elio Vito, Peppino Calderisi. Abbandoni così rilevanti e clamorosi che hanno fatto chiedere a Massimo Teodori, un altro esponente rilevante che ha abbandonato l’avventura radicale: "...Perchè Pannella distrugge tutti i movimenti che crea?". Alle frequenti scissioni Pannella non ha mai dato eccessivo peso: "Al giornalista che gli chiedeva come mai Spadaccia, Teodori, Negri, Rutelli e tanti altri amici lo avessero abbandonato, Pannella ha risposto: "La lunghezza delle mie amicizie è la mia fierezza... Teodori aveva quattordici anni quando l’ho conosciuto, cinquantadue quando se n’è andato. La vita separa. E’ già un miracolo che sia andata così. Ci si può stancare". Indubbiamente il carisma ha pesato fortemente sulla vita interna del partito, e a volte si è trasformato in un sottile dispotismo che ha generato frequenti scontri dialettici, sempre risoltosi a suo favore. Egli, di fronte al dibattito sulla sua influenza spropositata sul partito, nel corso degli anni si tirò pure indietro dalla prima linea politica del partito (come al Congresso di Verona del 1973); ma tali azioni non hanno mai sminuito la sua influenza politica, che ha mantenuto così un’enorme ascendenza sui vari segretari del partito: "Se davvero crediamo nella libertà come metodo, se siamo dei libertari...se questo è anche il momento della lotta... è anche il momento che io non solo nono sia il leader del partito, ma che addirittura non sia più iscritto al partito. Non siamo degli idealisti. Sappiamo che esistono delle psicodinamiche di gruppo che portano automaticamente a un’unità carismatica...". Ma oltre ai dubbi e alle perplessità su questo politico istrionico, egli ha avuto indubbiamente il merito di far vivere in condizioni precarie un soggetto politico, ritenuto da tutti destinato a scomparire, che ha fondato la sua longevità su obiettivi tanto diversi rispetto ai tempi quanto importanti: "Il Pannella liberale è quello che ha rianimato le battaglie per i diritti civili rivendicando per le libertà individuali una funzione centrale nella società italiana...". La volontà di fare del partito un soggetto diverso ha preso corpo con la caratteristica di usare oltre, gli usuali strumenti politici, forme di protesta e di proposta inusuali e alternative come digiuni collettivi, tavoli referendari e manifestazioni nonviolente di ispirazione Ghandiana: "Pannella ha recuperato la libertà sessuale, ha sviluppato l’antiproibizionismo sulla droga da contrapporre all’autoritarismo proibizionista, ha avuto attenzione per i diversi, i marginali e le minoranze di ogni tipo e ha libertariamente valorizzato tutti gli autentici anticonformismi in opposizione al potere costituito.". Pannella ha sempre inseguito il progetto di trasformare la sinistra tradizionale, soprattutto il PCI, (il suo articolo di esordio è esemplificativo) in un movimento aperto, agile attento agli interessi più vari e di cui il Partito Radicale doveva servire da traino e da esempio: "Già alla fine degli anni ‘50 allorchè polemizzò con Togliatti sulla necessità di costruire in Italia un’alternativa europea attraverso la socialdemocratizzazione del PCI, l’indicazione di Pannella per il sistema politico era riassumibile nel trinomio "unità, alternativa e rinnovamento della sinistra". Per il leader radicale, unità doveva significare intesa di tutte le forze laiche contro un blocco anticlericale, alternativa una formazione di due blocchi partitici veramente contrapposti che avrebbero fatto funzionare la democrazia e fatto recedere vari consociativismi, e il rinnovamento non era altro che immettere obiettivi liberali e liberistici nella tradizione socialista: "Alternativa alla DC, rinnovamento e unità della sinistra, attraverso una politica radicale di sviluppo dei diritti civili. E’ questa la tesi del Partito Radicale...". Il Partito Radicale degli anni sessanta doveva essere quindi motore ideale e politico e doveva fungere da centro autonomo di questo disegno politico originale, e rappresentare l’opposizione liberale a cui dovevano fare riferimento i vari movimenti, come la LID, che non erano altro che gruppi politici federati al PR nati per intraprendere specifiche battaglie: "...Non siamo donne o uomini di chiesa, di setta, di bandiera...e non abbiamo nemmeno voglia o capacità di "servire", non fosse che il popolo. Servitori di nessuno". L’attrattiva esercitata dal leader radicale ha costituito per un ventennio per molti intellettuali e non, un richiamo a partecipare a battaglie su temi ritenuti inutili da buona parte dell’opinione pubblica. Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini furono indubbiamente attratti dalla capacità di Pannella e da quel piccolo partito capace di smuovere l’opinione pubblica, e di dare fastidio ai partiti tradizionali: passati attraverso un’esperienza deludente nel mondo comunista i due intellettuali infatti trovarono nel partito della dea bendata un rifugio per poter esprimere le proprie idee. Pasolini più di una volta sottolineò con soddisfazione la capacità del PR di rinnovarsi continuamente attraverso le varie battaglie, e seppe subito individuare in questo il "segreto" di questo partitogruppo; la testimonianza che egli avrebbe dovuto rendere al Congresso del PR il 3 novembre, se non fosse stato ucciso la notte prima, è eloquente: "Sono qui come marxista che vota per il PCI... che spera nella nuova generazione di comunisti almeno come spera nei radicali... Siete riusciti a trovare forme alterne e subalterne di cultura dappertutto: al centro della città, e negli angoli più lontani... Non avete avuto nessuna falsa dignità e non siete soggiaciuti ad alcun ricatto... Contro tutto questo voi non dovete fare altro che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa a essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi con i diversi; a scandalizzare; a bestemmiare". Dal canto suo, anche Sciascia decise di iniziare l’avventura radicale assumendo presto la funzione dell’intellettuale, che alimentò con originalità il pensiero radicale sul diritto e la giustizia, accettando di militare e diventando nel 1979 parlamentare europeo. Ma oltre a questi due grandi scrittori, molte furono le personalità che entrarono in contatto politico con i radicali e con Pannella, per poi allontanarsene: nel ‘76 Maurizio Costanzo, nel ‘79 oltre a Sciascia, il filosofo Gianni Vattimo, Alfredo Todisco, Barbara Alberti, e dopo personalità dello spettacolo come Modugno e Enzo Tortora, che diventò il simbolo di una giustizia giusta, una delle battaglie più care al PR. Pannella ha condotto per anni la sua politica di stampo profondamente liberale in modo del tutto singolare rispetto ai suoi illustri padri predecessori come Pannunzio, Benedetti ecc. Le sua battaglie si sono sempre dispiegate in maniera diversa e sempre controcorrente rispetto alle ideologie totalizzanti cattoliche e comuniste, dando luogo a campagne apparentemente prive di una strategia d’insieme, nell’obiettivo di trasformare sistematicamente la società italiana: "Il liberalismo di Pannella si è presentato in maniera eccentrica rispetto alle più affermate tradizioni politiche italiane. E’ stato estraneo al moderatismo con cui frequentemente i politici liberali hanno annacquato il loro credo".

Ma la politica pannelliana ha avuto anche il tratto fondamentale di un’eticità laica tendente a proiettare nella politica la finalità suprema dell’esistenza umana: la politica prima di tutto quindi, soprattutto una politica personalizzata (come dimostra l’ultima sua creatura politica: la Lista Pannella), la vita privata trasformata in politica. Questo aspetto serve a comprendere la pratica della disobbedienza civile fatta di digiuni della fame e della sete, come legittima resistenza al potere ingiusto: "Del resto quella del digiuno è l’arma più lucida e temibile a disposizione di chi è in minoranza: E’ incredibile la forza spirituale, il vigore dialettico che si acquistano digiunando". Di certo il suo ruolo di leader se lo è guadagnato non solo con la dialettica ma soprattutto con la costante presenza nel campo della battaglia politica: "Questo ruolo del leader ha da un lato contribuito a legittimare il suo stesso potere, anche attraverso digiuni, autodenunce, carcere... e dall’altro ha garantito al PR di poter continuare in una politica spregiudicata. Un partito carismatico si muove infatti attraverso quella morale politica conosciuta come "etica della convinzione", tratto caratteristico dello stile politico associato al carisma, consiste sostanzialmente nel rifiuto pregiudiziale di ogni mediazione per perseguire sino in fondo i propri disegni e obiettivi". L’inedito liberalismo radicale di Pannella, originale e con elementi da religione civile e con una particolare attenzione ai diversi e marginali, ha fatto irruzione sulla scena politica italiana suscitando forti contrasti fra le forze politiche tradizionali di sinistra e di destra. Pertanto, le campagne radicali sono rimaste un’eccezione mal tollerata in mezzo al dominio generalizzato dei partiti che avversavano qualunque cosa potesse essere da detonatore della società italiana: di qui il parziale isolamento di questa forza politica.

Pannella ha vissuto la sua azione politica come la forma più nobile di realizzazione della sua stessa personalità condita da una prorompente dialettica: "Quello che non può essere opinabile di lui è la presa d’atto della sua volontà di avvalersi di un movimento personalizzato, che si basa su militanti che non possono che comportarsi da seguaci e rifarsi ad altra regola che non sia la buone esecuzione degli indirizzi del capo". All’indomani di ogni mobilitazione politica, Pannella non ha saputo o non ha voluto consolidare in strutture politiche il rapporto tra leadership e sostenitori. Anzi è sembrato che temesse fortemente quello sviluppo organizzato che avrebbe comportato il passaggio dalla gestione carismatica a esplicite regole di funzionamento, non solo formalmente esaltate, ma sostanzialmente rispettate all’interno di un partito o di un raggruppamento che andasse al di là di strutture personalmente controllate. Il motivo per cui Pannella non ha fatto il grande balzo verso una situazione politica più responsabile e istituzionalizzata, sta nella sua avversione per un movimento che trascendesse dalle decisioni del capo e il suo timore di una burocratizzazione del partito, ma più di tutto ha influito il suo impulso a distruggere le creature politiche a cui egli stesso aveva dato vita, rifiutando che queste si costituissero in istituzioni politiche volte a incanalare il liberalismo radicale che invece doveva mantenere la forma di un progetto da perseguire con il movimento, con la specifica mobilitazione su un determinato obiettivo: "Il PR ha costituito l’unico esperimento di struttura politica che abbia resistito per un lungo periodo al ciclo costruttivodistruttivo di Pannella...".

Il leader radicale nell’esercitare un’autorità sul partito, ha finito per sminuire la sua stessa leadership, e sotto il suo impulso lo ha reso agli occhi di molti come una comunità o un gruppo parareligioso composto da seguaci destinati, nel nome della libertà e della difesa dei diritti civili, ad obbedire alle direttive del capo: "Il PR deve avere una dimensione laica :"Il suo rischio è un certo angelismo, o meglio la tendenza ad esistere solo secondo la qualità religiosa della ispirazione dei singoli. Diventare un partito significa accettare una rappresentanza, non essere solo guida, ma anche ascolto...vuol dire accettare la libertà dei militanti radicali...tutte cose che il PR non ha consapevolmente fatto..."121.


Quindi per concludere Pannella ha rappresentato nel bene e nel male il Partito Radicale e la sua originalità, lo ha preso per mano, lo ha fatto conoscere all’opinione pubblica, e nel suo modo infuocato e istrionico di fare politica ne ha rappresentato la forza e la debolezza: "Siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più "radicale" di altri...". Egli ha perseguito e persegue tuttora la sua volontà politica di difendere i diritti civili, di creare in Italia un bipartitismo di stampo anglosassone, e di introdurre elementi liberisti, liberali e libertari nella società, e proprio in nome di questi ideali, da ottenere ad ogni costo, ha continuato la sua azione incurante di eventuali scissioni o fallimenti: "Io amo gli obiettori, i fuorilegge del matrimonio, i cecoslovacchi della Primavera, i nonviolenti, i libertari...sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile...". Nella contraddizione continua e mai risolta di un partito liberale e libertario guidato da un leader carismatico e per molti autoritario, viene da domandarsi sino a che punto possa essere conciliata la libertà di movimento che vuole Pannella con il partito stesso, e se soprattutto sarebbe potuto esistere un Partito Radicale senza Pannella: "Senza di lui, il Partito Radicale non esisterebbe: se si togliesse al radicalismo italiano Pannella, non vi sarebbe più il Partito Radicale". Di certo il PR è sempre riuscito a convivere in questa condizione da molti ritenuta precaria e da altri ritenuta fondamentale dell’esistenza stessa del partito, che ora è presente nella politica nazionale sotto un nome che contraddistingue ancora di più la sua personalizzazione. E’ possibile perciò ottenere una risposta per vedere fino a quando durerà questa condizione voluta dal leader radicale: "Agli ostacoli che si oppongono al liberalismo insiti nella politica italiana, si aggiungono quelli che Pannella porta dentro di sé, che appartengono alla sua natura e alla sua storia. Verrebbe voglia di osservare che il peggior nemico di Pannella, è Pannella medesimo".

14. Cronaca di un referendum

L’approvazione del divorzio rappresentò un fatto unico nella storia dell’Italia repubblicana, poiché la riforma fu promossa attraverso un’azione che si era configurata principalmente come extraparlamentare e soprattutto perché rappresentò per la prima volta una sconfitta della DC per merito di un fronte laico, unito dal PCI al PLI, su un terreno che aveva sempre difeso strenuamente. Ma il blocco laico che faticosamente si era venuto a creare si sfaldò quasi subito: infatti mentre per il PR era solo l’inizio di una battaglia, per gli altri partiti laici lo strappo con la DC indubbiamente forte li indusse a normalizzare i rapporti: "In prima linea i comunisti che per bocca di Nilde Jotti già in fase di dichiarazione del divorzio, aveva espresso l’auspicio che si superassero i contrasti e si ritrovasse un’unità con il mondo cattolico sul terreno della riforma del diritto di famiglia e dei rapporti fra Stato e Chiesa da regolarsi attraverso la revisione bilaterale del Concordato".

Anche il segretario del PSI, Francesco De Martino, si pronunziò in questo senso lodando inoltre, con il suo partito pienamente d’accordo, il fatto che le forze cattoliche non avessero puntato sull’esasperazione del contrasto e sulla guerra di religione e auspicando che la riforma del divorzio fosse servita per un nuovo capitolo fra i rapporti fra Stato e Chiesa. .

Comunisti e socialisti quindi, ma anche repubblicani e liberali, considerarono il divorzio come una mina vagante nella vita politica e nei rapporti di collaborazione con la DC. Lo stesso Berlinguer definì la lotta divorzista come "esasperazioni settarie, irresponsabili provocazioni di gruppi anticlericali...I comunisti concludeva un fondo su "L’Unità" non si faranno distogliere dalla necessità di portare avanti, con la lotta, una politica di unità proletaria e democratica, popolare e nazionale, la politica cioè che ha sancito e promosso l’ingresso alla base del nostro organismo statale, e che domani potrà assicurare l’avvento al suo vertice sia delle forze decisive della tradizione laica risorgimentale, sia delle masse organizzate del movimento socialista e comunista, sia delle masse organizzate nei movimenti politici e sociali dei cattolici italiani " . Il mondo cattolico rimase profondamente scosso dall’approvazione del divorzio e come già accennato, corse subito ai ripari decidendo di usufruire dello strumento referendario. Proprio lo stesso giorno della approvazione della Legge Fortuna (era il 1± dicembre) venne diffuso nel Paese un appello firmato da 25 esponenti della cultura cattolica per l’abrogazione della legge in questione: "...Noi siamo persuasi che l’introduzione del divorzio non corrisponde alla volontà della grande maggioranza degli italiani. Gli italiani sentono come valore fondamentale quello della famiglia...La legge ora approvata è una delle peggiori leggi divorziste oggi esistenti, perchè arriva a consentire che il coniuge colpevole ottenga il divorzio anche contro la volontà del coniuge innocente... avvalendoci dell’istituto previsto dall’art. 75 della Costituzione, noi ci facciamo promotori della raccolta di 500000 firme per chiedere che la legge introduttiva del divorzio venga sottoposta a referendum abrogativo...Italiani, vi invitiamo a firmare...". La Conferenza Episcopale italiana riunita in assemblea plenaria si dichiarò pubblicamente in questo senso: "I vescovi dichiarano legittimo che i cittadini in problemi di così vitale importanza (come il divorzio) e che toccano le coscienze di ognuno, si avvalgano, a difesa della famiglia, di tutti i mezzi democratici che offre la Costituzione Italiana: riaffermano che i fedeli in quanto cittadini guidati dalla coscienza cristiana, hanno il diritto e il dovere di impegnarsi con tutti i mezzi legittimi per tutelare quei valori che ritengono essenziali per il bene della famiglia" . 

Così tra il febbraio e il maggio del 1971, grazie alla disponibilità di sezioni concesse dalla DC, furono raccolte le firme necessarie (esattamente 1.370.134) per l’indizione del referendum abrogativo ad opera di un comitato nazionale presieduto da Gabrio Lombardi, formato da cattolici dietro a cui si mosse il mondo della Chiesa e di una restia DC, sempre timorosa di spaccare la sua compattezza elettorale . Ma lo schieramento cattolico non fu così compatto come sembra: molti esponenti delle ACLI e molti sindacalisti della CISL, fra cui un alto funzionario Giuseppe De Luttis manifestarono imbarazzo se non avversione alla decisione di Gabrio Lombardi . Anche all’interno della stessa DC ci furono fermenti importanti in tal senso soprattutto nei movimenti giovanili: "...La crisi della famiglia non è certamente riconducibile all’introduzione del divorzio in Italia, ma piuttosto ad una carenza assoluta di legislazione nel campo del diritto di famiglia ed a sperequazioni sociali ed economiche...". Anche alcune riviste cattoliche come Testimonianza, Il Regno, rivendicarono la loro opposizione alla consultazione popolare voluta dalle più intransigenti correnti clericali. Anche da parte laica divorzista, che non rappresentò almeno inizialmente uno schieramento compatto, si sostenne l’inapplicabilità della verifica elettorale tramite referendum a un diritto che tutela le minoranze e, nel caso specifico, lo scioglimento del matrimonio, e pertanto fu presentato un disegno di legge di 60 parlamentari, in maggioranza socialisti, con primi firmatari Loris Fortuna e Eugenio Scalfari, che prevedeva di estendere il divieto di effettuazione del referendum popolare ai diritti civili. Tale progetto che implicava quindi la revisione costituzionale con legge apposita con l’approvazione a larga maggioranza, non ebbe successo vista la difficoltà di mettere d’accordo le principali forze politiche del paese. Anche i comunisti desiderosi del dialogo con i cattolici, non videro di buon occhio la prospettiva referendaria foriera di un nuova frattura fra i due mondi, e spinsero per una modifica parlamentare della Legge Fortuna. Anche la senatrice indipendente di sinistra Tullia Carrettoni, presentò nel gennaio del 1972 un progetto di modifica del divorzio che però non venne discusso . Così di fronte all’incognita del voto referendario e all’indecisione dei maggiori partiti nella primavera del 1972 furono sciolte le Camere, rinviando così per due anni la prova referendaria. In un epoca di piena contestazione sociale e crisi politicoistituzionale, le elezioni politiche del 7 maggio 1972 le prime nella storia dell’Italia repubblicana convocate a scadenza anticipata per uno scioglimento delle Camere dovuto soprattutto al timore del referendum, segnarono una stasi a sinistra e un’incremento a destra . Ma la sconfitta maggiore fu per coloro che maggiormente si impegnarono di più per il divorzio che non furono quasi tutti eletti . Tali risultati convinsero, anche se non completamente, le forze cattoliche a tentare la strada referendaria, e i radicali che in un primo momento si erano opposti sia a un tentativo di modifica della legge Fortuna attraverso la proposta Carrettoni che ad un referendum su tale tema , decisero di affrontare quest’ultima soluzione: "Quest’ultima scelta era la conseguenza di un’analisi politica che vedeva i radicali quasi soli e di una linea strategica che esprimeva la loro intera posizione: il carattere dirompente dei diritti civili nel contesto italiano; il paese maturo più di quanto la classe politica ne fosse consapevole...la morte del clericalismo nella coscienza della società". Il Partito Radicale, per merito di Pannella capì che quello era il momento di inserirsi nello spazio tra le grandi adunate studentesche, la crescente tensione operaia e la parte di società civile desiderosa di rinnovamento e ciò era possibile con il divorzio e la lotta per i diritti civili. Dopo le elezioni del maggio ‘72 si formò un governo Andreotti a cui, nel luglio del 1973 subentrò un governo Rumor, durante il quale continuarono le trattative iniziate mesi prima fra DC, influenzata dalle divisioni vaticane e PCI per una nuova legge sul divorzio, e soprattutto per evitare il referendum che ormai era diventato un ostacolo ingombrante nella strada del dialogo fra i due maggiori partiti. Le trattative, ultima soluzione possibile, condotte da Cossiga e dal senatore Paolo Bufalini giunsero a una conclusione: il primo sottopose al senatore comunista una proposta fortemente caldeggiata da una parte della DC, secondo cui uno dei coniugi avrebbe potuto far opposizione all’altro, rivolgendosi per l’esame del caso ad un tribunale ordinario, il quale avrebbe potuto d’ufficio, congelare la pratica per un periodo di due anni in un estremo tentativo di riappacificazione. Decorso questo termine, la parte opponente avrebbe potuto continuare la prosecuzione della pratica scegliendo, però, a sua discrezione se rivolgersi per il giudizio ad un magistrato civile oppure ad un magistrato ecclesiastico. Tale proposta rappresentò in un primo momento una soluzione felice per tutti, soprattutto per la parte meno intransigente del Vaticano che con la possibilità del giudice ecclesiastico di dirimere la controversia, non vedeva minacciata la sua posizione primaria. Il segretario della DC, Amintore Fanfani, che in un primo momento sembrava d’accordo con questa proposta, poche ore dopo cambiò idea per la conseguente posizione intransigente espressa dal Vaticano e annunciò che il suo partito avrebbe affrontato la prova referendaria; decisione che derivò dallo spostamento a destra del partito di maggioranza relativa, per un possibile giovamento elettorale dall’eventuale vittoria contro il divorzio: "Tutta la strategia del governo Andreotti è stata elaborata con il preciso scopo di imprimere all’asse politico del paese una sicura sterzata a destra...Non dimentichiamo che la DC non è ancora uscita dai traumi dell’"autunno caldo"" . Così l’opinione pubblica vide profilarsi dopo venti anni, un nuovo scontro referendario. Fra il dicembre del 1973 ed il febbraio 1974 l’istituto Doxa condusse, per conto del settimanale Panorama, un sondaggio d’opinione, che vale la pena di riportare.

Il 2 marzo del 1974 cadde il quarto Governo Rumor, e prima di dimettersi fu fissata la data del 12 maggio per il referendum. Il 12 aprile del 1974 si aprì, anche se la battaglia era già iniziata mesi prima, la campagna elettorale ufficiale sul referendum e subito lo scontro si fece aspro: il cardinale Siri, arcivescovo di Genova, si espresse a favore dell’abrogazione della legge Fortuna-Baslini e a sostegno dei comitati di Lombardi, radicalizzando subito la lotta: "Uno è libero di essere peccatore, assassino, ladro quanto vuole, nella stessa misura in cui uno è libero di andare all’inferno piuttosto che in Paradiso... i fedeli ora sanno come regolarsi: se voteranno NO all’abrogazione del divorzio, non credano di essere d’accordo con Dio" . I pochi sacerdoti che ebbero il coraggio di dichiararsi favorevoli al divorzio furono sospesi come nel caso di Don Colombo insegnante di Filosofia a Lecce, che nel 1970 aveva scritto un saggio "Proposte di un cattolico per il divorzio in Italia". La LID frattanto, priva di mezzi di informazione e pressochè isolata, proseguì la sua campagna ricevendo un preziosissimo aiuto dal settimanale "Il Mondo", che dal febbraio di quell’anno mise a disposizione una pagina: "Il nostro settimanale intende, con questo gesto che è proprio della sua tradizione di libertà e di laicismo, evitare per quanto possibile che si impedisca al gruppo, che prima di ogni altro si è battuto per il divorzio, di continuare la sua battaglia" . Su questa pagina poterono esprimersi laici e cattolici divorzisti; vi scriverà anche Pier Paolo Pasolini: "Io sono per un confronto diretto che porti la DC alla prima sconfitta... Non bisogna mai temere l’immaturità degli elettori..." . Il 15 aprile a sostegno della richiesta radicale e della LID di udienza al Presidente della Repubblica Leone per dimostrare le violazioni della RAI in campagna referendaria, un gruppo di radicali, fra cui Pannella, iniziò un digiuno collettivo di protesta. Anche i comunisti e i socialisti si associarono alla battaglia mettendo in campo tutta la loro forza organizzativa. Il 21 aprile nel pieno dell’azione antidivorzista organizzata dalla CEI, dal Vaticano , e dalla DC , l’istituto di sondaggi DOXA rese note alcune cifre riguardanti lo scioglimento dei matrimoni: il 60,3% delle domande di divorzio sono state presentate nel 1971, il 23,1% nel 1972, il 16,6% nel 1973. La campagna referendaria, che si svolse in un clima politicosociale incandescente per il sequestro da parte delle BR del giudice di Genova Mario Sossi e per un attentato esplosivo compiuto sulla linea ferroviaria BolognaFirenze, vide molti esponenti cattolici parteggiare per il "NO": un esempio per tutti è la dichiarazione del Professor Paolo Brezzi, ex presidente dell’Azione Cattolica di Torino, che dichiarò in un’intervista al Messaggero: "... Non sussiste il divorzio come contrapposizione all’indissolubilità del matrimonio tipica della dottrina cattolica... Il No al referendum non coinvolge convinzioni religiose. E’ un gesto umano e civile, rispettoso delle libertà altrui e consapevole della realtà attuale" . La campagna clericale e antidivorzista si fece negli ultimi giorni martellante, il PR denunciò decine di sacerdoti che fecero propaganda per il "Sì" affiggendo all’interno delle chiese delle loro diocesi manifesti antidivorzisti. Dallo schieramento divorzista che costituiva ormai un fronte compatto di tutti i partiti laici, si sottolineò per bocca del segretario del PSI Francesco De Martino che la DC si ostinava a presentare lo scontro sul referendum come una scelta fra cattolici e comunisti. La campagna antidivorzista fu infatti condotta dalla DC di Fanfani e dall’MSI di Almirante con toni violenti, cercando di incutere timore ai cittadini di un possibile insediamento al potere del PCI. L’8 maggio il Manifesto rese pubblica una clamorosa lettera di Fanfani inviata ai rappresentanti di seggio: "Caro amico, Alcide De Gasperi così scriveva ai responsabili di seggio nel ‘53: "Mi hanno riferito che tu...hai preso la responsabilità di illuminare gli elettori del tuo seggio e portarli...a votare per la DC...". Per il referendum del 12 maggiocontinuava la lettera le parole di De Gasperi tornano alla memoria. Te lo ripeto anch’io e anch’io ti ringrazio di quanto farai per portare il massimo numero di elettori a votare con la DC un chiaro sì per annullare la Legge Fortuna" . Nei giorni imminenti il voto anche l’Osservatore Romano dette un apporto alla causa antidivorzista: "E’ chiaro che ogni buon cattolico...deve votare contro la legge nel referendum. La votazione a favore del mantenimento della legge (che è in se un male) è positiva approvazione di essa. Ora non si può mai approvare il male" . L’11 maggio nel comizio conclusivo prima del silenzio elettorale il fronte divorzista radunò in Piazza del popolo a Roma migliaia di sostenitori del "NO". Tutti i leader laici, Malagodi, Nenni, La Malfa intervennero: il leader repubblicano pronunciò parole che sintetizzarono il significato della battaglia referendaria: "...Se la battaglia sul divorzio fosse perduta, l’Italia rimarrebbe l’eterno paese della controriforma, del Sillabo di Pio IX..." . Si arrivò così al termine di una dura campagna elettorale condotta con toni di guerra di religione e che ebbe vasto eco anche all’estero: "Tutti i corrispondenti esteri si dichiararono meravigliati di come nel nostro Paese si sia sentita la necessità di indire una consultazione popolare per sottoporre a ratifica democratica una legge istitutiva del divorzio che ormai era presenta in tutte le nazioni civili europee, e che non aveva causato, in esse, nè i traumi, nè i danni grottescamente profetizzati nella campagna elettorale" . Il 12 maggio del 1974 il ministro dell’Interno, il DC Taviani, dette i risultati: su 37.497.091 iscritti nelle liste elettorali votarono 33.039.217 elettori con una percentuale dell’88,1%. Il risultato fu clamoroso: Il NO vinse ottenendo il 59,1% con 19.093.929 voti; il Sì ottenne il 40,1% con 13.188.184.

Il popolo italiano si dimostrò così nettamente più maturo della classe politica e disattese clamorosamente le indicazioni del partito di maggioranza relativa: "I giovani, le classi sociali più impegnate, le città più trainanti e civili, le situazioni culturali più aggiornate e meno provinciali avevano detto "No"..." . La vittoria dello schieramento divorzista fu salutata con soddisfazione da migliaia di cittadini: "...l’immensa marea di cittadini di ogni estrazione sociale e di ogni appartenenza politica, percorse in corteo le strade della Capitale, esternando collettivamente l’entusiasmo della prima vittoria dal dopoguerra sulle forze moderate e clericali..." .


La vittoria divorzista dimostrò la fine di un processo di cristallizzazione elettorale che durava da più di venti anni. Il referendum che mise la DC in piena crisi , rilanciò lo schieramento laico e soprattutto permise la definitiva consacrazione del Partito Radicale, che iniziò praticamente isolato questa battaglia con la LID e condusse le classiche azioni dirette, volte a far conoscere ai cittadini il vero significato del referendum. Pochi anni dopo i radicali sull’onda del successo divorzista entrarono per la prima volta in Parlamento, continuando a perseguire, grazie al capo storico Pannella , proprio come strategia politica l’uso dei referendum come tecnica per creare schieramenti trasversali, e soprattutto come contatto diretto con i cittadini senza intermediazioni partitiche: "Pannella è il primo ad aver capito che i timori dei vecchi partiti rispetto al referendum possono essere volti in positivo, e che gli effetti dirompenti all’interno di schieramenti tradizionali possono creare nuove alleanze e nuove ipotesi di governabilità... infatti i referendum radicali, dal divorzio in poi, si sono caratterizzati soprattutto per la valenza antipartitica che essi sprigionavano" .