Schnur batte Fiume 464mila a 53.700
De Stefano batte Tortora 2 milioni a 527mila
Faccio batte turco 115mila a 105mila
Palazzolo batte Poptodorova 484mila a 1.340
Piccarco batte Dentamaro 90.900 a 1.890
Englaro batte Pietrosanti 120mila a 17.300
Rutelli batte Lensi 156mila a 153mila
Carraro batte Spena 834mila a 46mila
Negri batte Zamparutti 154mila a 11.600
Orlandi batte Corleo 515mila a 7.030
Sciascia batte Ottoni 223mila a 206mila
Salvadori batte Bagatin 267mila a 21.400
Coscioni batte Deperlinghi 64.200 a 1.500
Pisani batte Vesce 156mila a 37.500
Fischetti batte Depetro 201mila a 89.800
Manieri batte Lamedica 166mila a 89.100
Marino batte Russo 29.200 a 11.200
Tamburi batte Capriccioli 351mila a 32.700
Castaldi batte Voltolina 292mila a 109mila
Grigorova batte Colacione 32.500 a 3.170
Settimi per frequenza con 6 entry ciascuno ci sono 6 Andrea (DE LIBERATO, FURGIUELE, RAMPA, RIDOLFI, TAMBURI e TURCHETTI); sei suddivisi tra gli Antonio (PISANI, RUSSO, STANGO) e le Antonelle (CASU, SOLDO, SPOLAOR); sei Franca/o o Francesco (BERGER, D'AMBROSIO, FOIS, LEVI, PASQUARIELLO, RUTELLI)
È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).
Procediamo dunque in ordine alfabetico nel QUINDICESIMO di 20 post.
pellegrini maurizio, perduca marco, pesaturo gianluca, petrella stefano, pezzali pier paolo, piantieri guido, piccardo sara, pietrini daniele, pietrosanti paolo, pierro pierluca, pippolo emanuele, pisani ceretti antonio, pizzicara roberta, pizzini gianni, poccia christian, pochetti marco, poli david, ponti paolo luigi
(i precedenti: 1-2-3-4)
A ottant’anni suonati l’arzilla esponente radicale Emma Bonino ne aveva viste di tutti i colori nella vita, ma non poteva credere ai suoi occhi vedendone una color giallo ocra. Era proprio una vomitevole cravatta giallo ocra quella che si vedeva in televisione, ma com’era possibile che dietro la cravatta e tutto attorno ci fosse lui, il cavalier Capezzone, se lei stessa poche ore prima l’aveva crivellato come un colabrodo col suo vecchio ma fidato kalashnikov che aveva conservato come cimelio della guerra afgana e non l’aveva mai tradita? Ripresasi dallo stupore l’assalì un atroce sospetto e si fiondò sul web a verificare: ebbene sì, ahilei, c’erano nell’Italia del 2030 ben 2030 Daniele Capezzone, tutti rigorosamente implementati – riportava puntiglioso l’elenco telefonico – con cravatta giallo ocra degli stilisti omopatavini Manera & Pisani. Per farli fuori tutti al ritmo di un Capezzone per capitolo, si rassegnò sconsolata la leader nonviolenta, avrebbe dovuto sottoporsi ad altri 2029 capitoli di questa storia. Già che era collegata diede un’occhiata alle ultime notizie sul TgCom di Liguori, che da giorni e giorni riportava in apertura l’ultima notizia:
Sgrunt… ancora quei Cappato e Capezzone che tanto avevano dato pena all’arzilla vecchietta, ma il nome di Suttora, quel nome che da mezzo secolo i software di Bill Gates correggevano automaticamente in Tuttora, le evocò più felici ricordi editoriali e decise immediatamente di ciattarlo per proporgli un patto di sangue:
“Tuttora, sono Emma per proporti un patto di sangue…”
“Mi chiamo Suttora, cambia software, ma dimmi”
“Se mi aiuti a eliminare un centinaio di capezzoni, io in cambio ti faccio fuori Cappato”
“Come fai a sapere che voglio accoppare Cappato?”
“Per via della mia famosa agendina coi numeri di telefono importanti. Allora ci stai?”
“It’s a deal” – rispose entusiasta Suttora, per il quale sarebbe stato molto più semplice ed anche gioioso eliminare un centinaio di capezzoni, dei quali era ghiotto. Ma avrebbe dovuto informare il sicario Londradical del cambiamento di programma e già che era collegato lo ciattò immediatamente:
“Londradical, sono Tuttora, dobbiamo incontrarci”
“Ti chiami Suttora, cambia software ed esci dalla A27 a Conegliano per Bocca di strada, dove tra le tante osterie la più visibile sulla strada principale è il bar Mozart. Domattina alle sette”
“Bocca di strada?!? Ma è una località o una prostituta?”
“Entrambe, ed anche un blog, sii puntuale
L’occasione era perfetta, il loro incontro sarebbe passato inosservato nella grande folla che fin dalle prime luci dell’alba si accalcava per il derby calcistico tra il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave e il Bocca di strada di Mareno di Piave, che si sarebbe giocato nello stadio dei primi, mentre sui secondi Londradical ebbe ad apprendere molte cose attingendo alla monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che spiegava come questi avesse vissuto a Mareno di Piave in via Emilia e in via Toscana:
5. continua
Prestwick, lunedì 1 novembre, ore 0600 locali. Bonino emozionatissima zig-zagando a deztra e ziniztra si decise ad afferrare la cloche nella ziniztra e il maniglione nella deztra per dare massima potenza ai reattori. Un paio d’ore dopo scorsi fioche in lontananza le luci di Reykiavik. Erano sempre le 0600 locali ed era venuto il momento di agire. Dormivano tutti, in prima classe, tranne Antonio Pisani Ceretta al quale feci il segnale convenuto. Anche Ceretta aveva un gemello, perfettamente identico, dal quale lo si poteva distinguere solo perché uno dei due portava la barba. In origine era quella di Ceretta stesso, ma era incompatibile col cognome e soprattutto si era manifestata l’esigenza cinematografica di dotare di barba il gemello Gabriele Sessarego per fargli interpretare la parte del nemico pubblico e ricercato mondiale numero uno, il terrorista ceceno Olivier bin Dupuis. Ceretta riemerse dal pozzetto nel corridoio dopo averlo rabbrividendo recuperato nel cargo, con la barba (ex-Ceretta su bin Dupuis) surgelata. Il turpe vallone incarnazione del male ci era abituato, dopo avere trascorso gli ultimi mille giorni nascosto nelle profondità di una miniera belga, rimuginando nei minimi particolari la sua terribile vendetta contro i blasfemi radicali che in quel glorioso Armagheddon si sarebbe finalmente materializzata. Era stato proprio il mefistofelico bin Dupuis, mille giorni prima, a infiltrarmi nei lib-dem britannici affinché potessi poi infiltrarmi nei radicali italiani, prevedendo nella sua diabolica-mente contorta ed oscura che i primi avrebbero tentato il take over dei secondi con un’Opa ostile al congresso di New York, dove però le loro azioni e gli azionisti stessi sarebbero letteralmente precipitati di lì a poco. Verrebbe da chiedersi come mai non mi avesse infiltrato direttamente nei radicali lasciando in pace i lib-dem, ma le vie del bin Dupuis sono imperscrutabili, specialmente il lasciare in pace qualcuno e, soprattutto, per poter arrivare a questa decima puntata bisognava pur accontentarsi dei meschini artifici narrativi di cui disponiamo noi sfigati scrittori bulgaro-scozzesi. Scongelataglisi la barba, bin Dupuis si guardò attorno roteando negli occhietti satanici il mai sopito rancore in una espressione di mistica soddisfazione che tutto andasse come previsto nell’imminenza del paradiso: bin Dupuis era talebanicamente cattolico. Mi fece segno di procedere al recupero dell’arma. Dalla tasca interna del Tosoni profondamente russante estrassi il Carlomanera pieghevole e con Ceretta e il fattore sorpresa facemmo irruzione nella cabina di pilotaggio. Bonino si dimenò come una furia ma dopo qualche istante di colluttazione Ceretta ebbe ragione di lei immobilizzandola e avviluppandola nel nastro adesivo da pacchi come una mummia egizia, mentre io faticai molto di più nel tentare di stordire Pannella carlomanerizzandolo in profondità alla massima potenza. Strano animale extraterrestre, sembrava quasi che gli piacesse, se ne mostrava elettrizzato. Proprio quando le batterie stavano per esaurirsi, finalmente perse i sensi e nel nastro adesivo potemmo confezionare anche il grande leader nonviolento che da mulo abruzzese si era trasformato in cavallo di Troia incinto di questa indecorosa autocitazione. Carbonizzato e fondente, il carlomanerico crocifisso fallico era ormai da buttare, ma in nome della causa ne era valso il sacrificio, e poi tanto non serviva più aveva compiuto la sua funzione, missione, nel consentirci d’impadronirci dei comandi del gigantesco missile umano. Chissà, stando alla tradizione popolare dopo tre giorni sarebbe risorto improvvisandosi eterosessuale per i secoli a venire. Alle ore 0600 locali entrammo nello spazio aereo controllato dal radar di Halifax, che ci diede il benvenuto sull’altra sponda dello stagno. Rispondemmo allegramente spacciandoci per i piloti della Svirgin, addestrati come eravamo da anni di ascolto di Radio radicale ad imitare io la tosse di Pannella e quel culattone di Ceretta le zeta della Bonino. Un ultimo, definitivo requiem non sarebbe stato più appropriato per l’intero partito politico che - sospeso per aria ignaro del suo imminente, infausto destino -, si risvegliò dapprima dolcemente col graduale cambiamento di pressione in discesa e poi definitivamente alla percezione del piccolo urto quando estrassi i carrelli non appena entrai in contatto visivo col JFK alle 0600 locali.
6.
Sono trascorse solo 48 ore dall’impetuoso arrivo di Mauro a Heathrow e molte cose sono accadute durante il fine settimana. Beh, per la verità solo un paio: il ricevimento all’ambasciata e le orgie con Lisa e sua nonna. Mauro potrà continuare tutta la settimana da solo, così poi è sgonfiato e tranquillo per un paio di mesi, con le ragazze installate nel mio pied-à-terre in cambio di lussuose vivande ch’elle aquistano per e condividono con lui confinato in dieci metri cubi (l’assassino in fuga è arrivato carico di banconote verdi: prese singolarmente non valgono molto, ma ne ha tante). Mentre io, come ogni tanto capita, con Andrea Turko e Armando Crocicchio andiamo in ferie insieme così ci facciamo uno di quei nostri giretti in treno che ci piacciono tanto. Di solito vengono anche John e Marco, per via che Cappato non si può separare dal fido Crocicchio, ma come vedremo Essi sono impegnati nella preparazione di un importantissimo evento politico. Partiamo da Waterloo alle 8.39 e meno di sei ore dopo siamo ad Amsterdam, compresa pisciatina delle 13.13 locali ad Anversa. La pisciatina ad Anversa serve per pagare meno: siccome il biglietto per Brussels copre tutto il Belgio, oltre che a Brussels Zuid si piscia anche ad Antwerpen Centraal e si fa il biglietto da lì per Amsterdam, come dire che da Londra ad Am’dam non si paga il pezzettino tra Brussels ed Anversa: un risparmio apparentemente di poco ma che garantisce soddisfazione e autostima. Ad Am’dam Centraal ci accoglie il mitico interprete di Olivier bin Dupuis, Gabriele Sessarego (Sessarego è in Spagna, lo sostituisce ad Amsterdam Antonio Pisani Ceretta, indimenticabile interprete della barba di Olivier bin Dupuis, fru), che ci accompagna in centro a fare rifornimento del materiale che intendiamo comburre in quantità industriali nei prossimi giorni. Ecco perché è sempre buona cosa iniziare passando da Amsterdam: il resto del viaggio diventa veramente un trip. Turko effettua il controllo qualità con la dedizione di un sommelier, ma Crocicchio che ha fretta si innervosisce a perdere tempo con tutti quei cerimoniali e spesso gli rompe una pinta di birra in testa per dargli una mossa e farsi passare la canna. In tre ore ci facciamo anche altrettanti giri di pinte tutti e quattro insieme, e alle 19.07 salutiamo Gabriele (Antonio, fru) per imbarcarci per Praga belli carichi, dove arriviamo alle 8.15 del mattino dopo una notte di sesso bestiale con tre assatanate rinvenute nel nostro scompartimento cuccette. Come ci siamo entrati e abbiamo scovato tanto ben di dio biondo ceco e slovacco ci siamo meravigliati che una cosa del genere potesse veramente succedere a noi. Ovviamente ognuno di noi voleva farsi ciascuna delle tre, e fin qui niente di male, vabbé, ma il casino è in quale ordine, sequenza di combinazioni possibili. Non riusciamo a metterci d’accordo: né io né Turko vogliamo venire dopo Crocicchio, a causa del fatto che Armando ce l’ha enorme, mostruoso. Nove etti e mezzo di tessuto spugnoso irrigidito in erezione a trenta centimetri di lunghezza per dieci di diametro - in misure imperiali fa ancora più impressione: un piede di quattro pollici -, in pratica un tronco ricurvo a banana all’insù, col nodo a metà e il glande come un pomodoro d’acciaio incandescente, dall’effetto devastante di un martello pneumatico. In altre parole, nessuno dei due vuole entrare nelle rovine dell’Armando: si vaga dentro e passa la voglia, tanto vale una sega Schnur. E’ evidente che, zompando loro sopra contemporaneamente, una delle tre la dovremo sacrificare. La vita non è perfetta, ma dopo che succede? Ne rimangono due ancora sane, di cui una però va all’Armando. Non che capiti spesso, ma in queste occasioni io e Turko ci odiamo tanto quanto invidiamo l’Armando. Praha Hlavni è un paradiso animato da stupende adolescenti tossiche bisognose di denaro che si concedono gentilmente al turista, ma noi siamo gentiluomini, oltre che sessualmente prosciugati, e non ce ne avvantaggeremo, noleggiandole esclusivamente per farci notare e per la compagnia piacevole alla vista. Mentre facciamo colazione in un bar della stazione, addocchiando le potenziali prede e soppesandone pensosamente le caratteristiche tecniche, un cameriere mi porge una busta su un vassoio di plastica. E’ una nota di Capezzone. Per ragioni di privacy non la potrei trascrivere, ma i lettori insistono con l’Editore per leggere le note indirizzatemi da Capezzone (ma quando mai?, fru). Capezzone non ha niente in contrario e quindi mi trovo inchiodato a renderla pubblica, non senza vergogna.
Roberto, per prima cosa, se vuoi essere riabilitato, sarebbe meglio che la smettessi immediatamente di scrivere idiozie nel forum. Hai quasi quarant’anni, matura!, fallo per i tuoi genitori (buongiorno signori Granzotto, vogliate gentilmente firmare questa nota), o almeno e soprattutto per la tua carriera politica totalmente sbracata, e sottolineo sbracata. Per poter continuare a scrivere ed essere riabilitato dovrai farlo per il partito, per noi, anzi per me direttamente e personalmente. Comincia subito. Buon lavoro. Firma dei genitori:
Ed eccolo lì, Daniele Capezzone, in posizione centrale nel salone del comitato inalare profondamente il fumo incendiario dei toscani attizzati attorno a lui che Egli carburava nei vulcanici neopallio sinistro ed archeopallio destro facendo scaturire le fantasmagoriche iniziative politiche per le quali era ammirato e temuto. Un Uomo, un Uomo vero che in cima alla montagna del proprio sapere volge lontano lo sguardo verso gli orizzonti delle nuove conquiste per l’umanità. Egli, nientemeno che Egli, il guru globale del pensiero neoconservatore nonché instancabile vespasian-celebrante del pannellian verbo divino, onorava la riunione del comitato radicale con la sua autorevolissima, elevatissima, quasi mistica presenza. Egli, Daniele Capezzone, Colui il cui Nome ricorreva cento volte in quindici puntate di NyLon.
E a questo punto in diretta da Torre Argentina entra a ritmo di tip tap un siparietto del trio Dentamaro - Antonella, Gaetano e Teresa - per introdurre l’importantissimo evento successivo: infatti l’ambasciatore Patel è impegnato a co-presiedere, onorariamente ma senza onorario, un ennesimo eccitante comitato radicale.
Bonino - ... e che chiamo qui a co-preziedere con me il comitato zua eccellenza l’ambasciatore italiano nel Regno unito e, mi zi permetta di aggiungere, il nostro caro compagno di tante battaglie John Patel
(applauso del comitato)
Patel - Merci, vi ringrassio e do la parola al me amis diretur dela radio radicale, el digei Vasco Bordin!
Bordin - bondì ai ‘scoltatori e benvegnudi aa trasmision dea matina Poitica Radicae n.835621765, a cura de mi, che son el diretor Vasco Bordin, ciò!
Patel - Al me zgüza Bordin, ma cuma l’è che adess te parlet veneto?
Bordin - Sol parké go el cognome tronco, el cojon de l’autor me fa ciacoear in diaeto veneto, ciò!
Breccia - Aggiocapito ‘na cozza, aggiocapito
Bordin - Me par propio ke qua i xe tuti mona, ciò!
Paganu - Merdon!
Con Turko e Crocicchio arrivammo da Praga a Roma e presi la parola. Granzotto
- Cari compagni, avrei voluto tenere questo discorso per il congresso, ma desidero anche anticiparlo qui in sede di comitato. Gli anni più recenti non sono stati per noi meno tumultuosi di quelli precedenti, la differenza è che molti parlano di crisi di mezza età. Nel celebrare un traguardo storico di una straordinaria forza politica, unica al mondo, siamo oggi qui riuniti con la buona volontà e l’ottimismo della serenità che deriva dalla vita cominciare a cinquant’anni per, come si spingerebbero in aspra sintesi taluni, riordinare il casino delle cosiddette matrioske.
Man Paone - Bravo! Perbacco! Bravo! Clap, clap, clap
Granzotto - Grazie. Si prega però di non interrompere. Specialmente i froci
Dupuis - Sempre molto politicaly corect, eh Robert?
Granzotto - Silenzio. Dicevo che in questo momento importante in cui prendiamo decisioni per il futuro del partito è inevitabile porci la questione di chi tra di noi sia meglio attrezzato per tali future iniziative politiche e forme-partito adeguate a conseguirne gli obiettivi, ovvero la questione della leadership. Questione che ho voluto affrontare scientificamente, con metodologia: in ordine alfabetico.
Abenate - Bravo! Giusto! In ordine alfabetico si dovrebbe andare!
Granzotto - Silenzio! Dicevo che in ordine alfabetico si parte naturalmente con Angiolo Bandinelli. Il professore trasmette sull’elettorato un tranquillizzante fascino radicale rinascimentale, già dal nome di battesimo lo si immagina dipinto nudo nella cappella sistina ma, meglio di un affresco, lo ritrarrebbe in tre dimensioni un solido mobile Luigi Qualcosa, parte da tempo immemore dell’arredamento nel salone di Torre Argentina, una sorta di larghi trono e desco ove leggere i giornali e sbafare la trippa. Questo aspetto di radicale d’antiquariato (col dovuto rispetto per il pezzo di gran pregio) catturerebbe anche una fetta di elettorato di destra, pur essendo il prof animato da sospette tendenze liberal-socialiste. Proseguendo nell’ordine alfabetico si viene ovviamente a Emma Bonino...
Patel - Bravo! Giusto! Emma Bonino!
Patel puntava gli indici verso la sua co-prezidente Emma Bonino al suo fianco, che lo fissava storto di brutto minacciosa in cagnesco.
Granzotto - Silenzio. Emma Bonino è sprecata come segretaria del partito perché può essere meglio spesa per importanti incarichi internazionali, il segretario del partito lo può e dovrebbe fare qualcun altro. Per esempio, dopo Bonino in ordine alfabetico viene Boselli, ma non mi dilungo e per farla breve saltiamo la C e siamo alla D. Purtroppo per lui il bravo Della Vedova è onomatopeico, è dull, manca di appeal all’elettorato radicale più scalmanato e psicotropo. Dolente, scartato. Proseguendo nell’ordine alfabetico si viene a Granzotto
Granzotto - Bravo! Giusto! Roberto Granzotto!
Granzotto - Silenzio. Bandinelli e Granzotto sono i due candidati rimasti a galla finora, e a loro si aggiunge Carletto Man Paone. Un candidato dal nome super-eroico, una volta depennato il Carletto, e depennato forse anche il Paone, che trasmette l’immagine, pur essendo calvo, dell’impavido dinamismo nell’opera ardita di smontaggio delle matrioske e loro riciclaggio nel nuovo soggetto politico radicale del quale egli si è fatto paladino nell’eccellente forum tanto vituperato da taluni, tse’
Paone Man - Bravo! Giusto! Vedo già i manifesti!
Granzotto - Silenzio. Cari compagni, permettetemi ora di sorvolare momentaneamente sulla P, una lettera grossa con la quale voglio concludere più avanti, e alla conclusione qui appunto mi appresto con la T di Tosoni, eventualmente in tandem con Paone Man: più che una segreteria politica diverrebbe meglio noto come un beato bifrociato radical-patavino, teologicamente un’eretica contraddizione in termini rispetto all’ufficialmente riconosciuto santissimo monofrociato tosonian-ortodosso
Tosoni - Bravo! Giusto! Tosonian-ossoduro!
Granzotto - Ortodosso. Ed infine la P, la chiave di tutto, come vi ho lasciato immaginare. La P di quest’uomo alto anche fisicamente oltre che di immensa statura civica e civile, quest’uomo che emana e lascia qualcosa di se ovunque vada a sparpargliarsi nei dialoghi e nelle vite dei compagni, questo leader di stagioni di lotta indimenticabili, il leader, appunto, dell’ERA arch. Paganu
Paganu - Bravu! Giustu! Merdon!
Paone Man - Granzotto, dai retta a me, tu sei fuori di testa, fatti curare. La rileggi mai la roba che scrivi?
Granzotto - Sì, tante volte. Mi diverte un casino
Paone Man - Lo vedi allora che sei tu il malato di mente!
Perbacco, ho avuto un battibecco con Paone Man, il primo super-eroe gay ufficialmente riconosciuto dalla federazione internazionale. Che sensazione di intimo sconforto per la delusione che la nostra relazione idilliaca non abbia potuto, saputo protrarsi per sempre. Ne rimarremo feriti per il resto delle nostre sciagurate esistenze? Ma no, sono troppo sensibile, mi passerà con una dormitina durante il comitato.
9.
Non potevo credere ai miei occhi: l’indirizzo di Carlo Paone Manera era in via Cardinal Tosoni! Un bisavolo proprio del nostro Editore unifrocio, che se la faceva anche con un Cardinal Callegari bisavolo proprio della nostra Orietta Callegari, che per chi non l’avesse presente è la moglie di Sergio Giordano, che è il padre di Tabar Depetro che è il tipo che sta con Dora Pezzilli che non è la suocera di Gaetano Dentamaro che ha sposato sua figlia Antonella che perciò è cognata di Teresa, arpia barocca corrosa dai piccioni che ha nel docente di belle arti professor Bandinelli un assiduo estimatore che la vorrebbe conquistare e fare sua. Spero di essere stato più chiaro stavolta, ma se c’è bisogno lo rispiegherò frequentemente con altre parole. Tutto questo casino per dire che non sapevo da che parte cominciare perché non mi ricordo più come è andata a finire la puntata precedente, merdon! Vabbé, proviamo a ricominciare a caso. Dunque, dicevo che nell’appartamento di Paone Manera, io e Tosoni, Bandinelli, Bertinotti, Callegari, Giordano, Depetro, Pezzilli e tre Dentamari contempliamo appunto Paone Manera. Visceralmente accanito, dal colorito alterato cecchi paonazzo, sbuffante tempesta la tastiera violentemente (la deve cambiare ogni settimana) attaccando Marco Pannella nel topic “Non sono Marco Pannella” di Marco Pannella. Marco Pannella meriterebbe più rispetto e perciò lo lascerò tranquillo, soltanto menzionando en passant la mia fiducia nella sua grande leadership e la mia gratitudine per avere coltivato giovani menti brillanti come quelle di Daniele Capezzone e Marco Cappato, ai quali estendo la mia lealtà sempiterna. Dunque, dov’ero rimasto? Ah, sì!, anche se non lo da a vedere, intimamente Marco s’incazza come una bestia e se potesse prenderebbe Manera per il collo per sbattergli ripetutamente la crapa pelata contro una porta di legno massiccio, però non può farlo perché è nonviolento, e questo lo fa incazzare ancora di più, al punto che si deve sfogare picchiando Manera con un documento politico arrotolato. Il titolo del documento recita PETIZIONE PER FAR PARTECIPARE PANNELLA AL CONCLAVE, e il documento dettaglia le azioni politiche volte a fare pressione sul vaticano per concedere a Marco lo status di osservatore con diritto di intervento ma non di elettorato attivo nella scelta papese. Manera si difende come può brandendo un altro documento politico dal titolo APPELLO PER FARE PARTECIPARE TOSONI AL CONCLAVE, sulla natura del quale documento politico il lettore immaginativo potrà elucubrare autonomamente. Si parla di Tosoni ed eccolo qui che dopo essersi allontanato brevemente rispunta al volante di una Vulva. Si tratta naturalmente della Vulva di Bertinotti, che ne ha simulato il furto per truffare l’assicurazione capitalista. Tosoni mi presenta Gionata Pacor. Nella primavera del 2005 il mondo contava sette miliardi di abitanti, uno dei quali era Gionata Pacor, anche se purtroppo, causa la sovra-popolazione, c’era anche Fabrizio Argonauta. Intravvedo dalla porta sul corridoio la punta di una cravatta dall’aspetto familiare. E’ giallo ocra, come direbbe l’erudito Paone Man, o gialo-pipì-de-vaca, come direbbe la non meno erudita Amanda Lear. Mi prende un conato di vomito, ma le disgrazie non vengono mai da sole e alla cravatta segue presto chi l’indossa. Sua Capezzonità CAPEZZONE I è venuto a portarmi una nota personalmente. Sono congelato dal terrore. Il contenuto della nota è clamoroso, eclatante, ma non posso renderlo noto e lo consegnerò alla storia come la Nota Segreta di Capezzone, il quale si dissolve mentre riprendo i sensi dallo straordinario fenomeno trascendentale. Fu proprio in quel momento che agli Studi Pezzilli di Pordenone suonò il campanello il postino esperantista Guido Gentile per recapitare un telegramma di adesione di Corrente alternata a Rifondazione radicale.
CONGRATULAZIONI PER NUOVO SOGGETTO POLITICO RIFONDAZIONE RADICALE stop CORRENTE ALTERNATA ADERISCE TOTALMENTE stop RIPRISTINO LEGALITA’ stop ABBATTIMENTO MATRIOSKATO stop RISTRUTTURAZIONE PARTITO RADICALE stop
Molto bene, con un’altra influente corrente ad aggiungersi alla mia, il potere nel partito era saldamente nelle mie mani per la seconda volta in due mesi, dopo che ne avevo già provato l’ebbrezza come Granzotto. Una segreteria invero piuttosto traballante, era stata quella di Capezzone, che chissà quante note stava facendo recapitare a Mauro credendo che lui fosse me. Un vero peccato dover rimanere all’oscuro delle sue opinioni sulla e suggerimenti per la narrazione. Suona il telefono.
Suttora-Granzotto - Ciao Roberto, mi è arrivata un’altra nota di Capezzone...
Granzotto-Boselli - ...e naturalmente non puoi renderne noto il contenuto: ma allora cosa cazzo mi telefoni a fare?
Suttora-Granzotto - Certo che posso renderla nota, questa non è una nota qualsiasi, bensì la ben nota Nota Segreta di Capezzone
Granzotto-Boselli - Ah!, go on then
Nota Segreta di Capezzone: Granzotto, smettila di scrivere puttanate nel forum e infìltrati nella Corrente Alternata, che sta diventando un fenomeno preoccupante. Hanno già trenta iscritti, voglio sapere tutto di loro, fai presto. Firma dei genitori:
La Nota arriva proprio nel momento giusto. Vengono talvolta quei momenti - presi dalla malinconia in una giornata uggiosa ma può anche capitare in una solare -, che guardando fuori dalla finestra del treno, del bus o di dove cazzo vivi adesso ti chiedi cosa ne sia delle tue ex, e ti verrebbe la tentazione di chiamarle, chiamarne una speciale alla quale stai pensando, e in particolare stai pensando al momento in cui vi siete lasciati. Era bella, bellissima, aveva solo vent’anni. Adesso ne sono passati quindici anche per lei, lascia perdere, rimarresti deluso. Non è vero, ti ribelli guardando le foto dell’epoca, ma probabilmente è vero: gli anni saranno passati anche per lei. Infatti ti guardi allo specchio e vedi il ritratto di Dorian Grey, con la metà dei capelli, i denti affumicati e la pancetta lievitata dal luppolo. Ma la razionalità esce perdente, schiacciata dalla malinconia prepotente che ti pervade quando sei giù: lei è ancora bellissima nelle vecchie foto: lo sarà ancora? Se si è mantenuta meglio, potrebbe esserlo, potrebbe ancora essere molto attraente, perfino di più. Improbabile, però ti gira ancora nella testa e ti chiedi cosa sarebbe andato diversamente se quel giorno, in ufficio, quando ti disse di voler fare un’esperienza in occidente tu in silenzio non l’avessi squadrata male con le labbra serrate e l’aria risaputa, arrogante e moralista come a dire “lo sapevo che eri una troietta qualsiasi anche tu, che mi usavi solo a scopo esportazione nell’Unione” - ma non lo pensavi - e la lasciasti uscire dalla sede senza dire una parola, fingendo di essere impegnato in un mailing, che’ effettivamente impegnato nell’ennesimo mailing lo eri, a firmare lettere Pannella con la segretaria che firmava Bonino e insieme piegarle e imbustarle e leccarle e affrancarle e portarle alla posta centrale. Perché il partito veniva prima, lei dopo, poi lei è partita, e poco dopo sarebbe partito anche il partito. E il mailing avrebbe potuto aspettare il giorno dopo per partire, tanto sapevi che avresti lavorato in sede anche fino a tardi in ogni caso, come sempre, che’ in sede quasi sempre ci dormivi. E allora perché lasciarla andare così, quel giorno? per fare il duro fingendo che non te ne importasse niente, mentre invece l’amavi - l’avevi cercata, trovata e conquistata -, l’amavi come te ne saresti reso conto solo più tardi, non allora quando pensavi di poter trovare ragazze a bizzeffe. Ed a bizzeffe ti era effettivamente facile trovarne, ma poche erano speciali, e nessuna coi suoi occhi verdi smeraldo. Quando mai la troverai un’altra con gli occhi verdi smeraldo, coglione? Vabbé, aveva anche il culo grosso, ma troneggiante in cima a un gran bel paio di gambe. Vabbé, aveva anche le cicatrici dei tumori di Chernobyl, attorno a un gran bel paio di tettone che si erano miracolosamente salvate. Provo a dimenticarla cercando di concentrarmi sui suoi difetti fisici, ma non mi aiuta, mi tornano alla mente anche i pregi. Non mi conforta pensare che sia invecchiata anche lei, è impossibile lo sia quanto me: avevo già sette anni più di lei allora e me ne sento cinquanta di più adesso. Subentra l’invidia mescolata a gelosia: avrà avuto successo come cantante, come le prometteva il suo nuovo amico francese? No, se fosse diventata famosa lo saprei dai media internazionali e ogni tanto la googlo nel web senza alcun risultato. Dunque potrebbe avere avuto ancor meno successo del poco che ho avuto io quando a mia volta lasciai il suo paese, il che sadisticamente mi conforta, ma non tanto. Al contrario, mi fa pensare che anche lei potrebbe nel frattempo avere capito quello che io avevo già intuito ma non ancora pienamente realizzato all’epoca (e ragione principale del mio ostentato disprezzo al comunicarmi la sua scelta) e cioè che l’inseguire il successo conformista vale niente in confronto a un’anonima ma autentica felicità di coppia. Ragion per cui non la disturberò. Rintracciarla dopo tanti anni non sarebbe impossibile. Ricordo che in una vecchia agenda parcheggiata da qualche parte conservo il numero dei suoi parenti, genitori e fratello, nella sua città natale. Tanto più che adesso lavoro in una compagnia telefonica globale presente in tutti i paesi coinvolti: rintracciarla sarebbe un lavoretto di poche ore. Ma lo voglio davvero? No, non lo voglio, ho paura e sono pigro. Ho paura O sono pigro? Boh, entrambe le cose, certamente sono anche pigro ma soprattutto ho paura. Ho paura di come potrei ritrovarti, amore mio, di come potrei rispecchiare in te il mio decadimento, di come non ce l’avrei più abbastanza duro per scopare notti intere. Ricordi come ti presi la prima volta? In sede attesi pazientemente che le altre se ne andassero, chiaccherando ti massaggiai le spalle in modo apparentemente amichevole per toglierti la maglietta con la scusa di salire sulle spalle, mentre in realtà scendevo e scendevo lungo la tua schiena, la tua CARNE, slurp, fino a prenderti improvvisamente per trascinarti sotto la doccia dove ti depilai la fritola per prepararla alla mia lingua, che scese, scese, scese e risalì... Dio quanto hai goduto, con la linguaccia del proconsole di Pannella! E dopo tanto tempo, quasi dieci anni, da Torre Argentina quello nuovo devono ancora recapitarvelo, nel tuo paese di origine. Mi fermo, perdonami le melensaggini. Una goccia mi spegne la sigaretta alla finestra. Non è la pioggia londinese, ma una lacrimuccia solitaria concentrata di sale a estinguere quella che, confusamente insieme, fu gioia di viverti e ora è malessere nel ricordarti. Addio, perdonami la volgare conclusione in esperanto: merdon!
Passato il momento melenso, sono nuovamente lucido e pronto per infiltrarmi nella Corrente alternata, tanto che sono già a Duesseldorf nel posto convenuto per incontrarmi con Gionata Pacor alias Jonathan Poker. Dalla Hauptbahnhof esco a sinistra sulla Bismarkstrasse ed entro nel peep-show della pizza turca. Ci sono due categorie di peep-show, la prima essendo quella dove vedi veramente le donne nude. La seconda un surrogato praticamente consistente in attigue cabine del telefono dove si introduce moneta per vedere filmini porno e contestualmente appagarsi. Attigue lo sono talmente, che mentre sono tutto intento a cambiare i canali non mi accorgo di un grosso buco sulla paretina di gesso laterale, buco che serve per spiare all’altezza giusta, ma buco dal quale, invece, mentre la mia mano destra mette a frutto i tre euri di investimento, spunta un cazzone così impressionante che dallo spavento se avessi avuto un’ascia l’avrei troncato con un colpo secco, il cannone navale. Poi mi ricordo che quello era il segnale convenuto, mi riprendo dallo choc e uscendo trovo Gionata Pacor alias Jonathan Poker.
- Cazzo!, è proprio il caso di dirlo, che spavento! Ce l’hai proprio grosso, quasi come Turko e Crocicchio, combinato con le palle di Mauro farebbe un monumento. Ma che bisogno c’era di infliggermi questo trauma psicologico lesivo della mia mascolinità nella telefonanista cabina per froci?
Poker uscì scortato in doppiopetto dalla sua numerosa gang padovana di guardie del corpo: il cardinalizio editore uno e trifrocio N Tosoni S M d C e il supereroe Paone Man ovviamente, ma anche gli “altri” froci Carraro e Pisani Ceretta, i “froci” “diversi” dai “froci”.
Poker - Dolente di averti spaventato, ma le misure di sicurezza non sono mai troppe, non si sa mai che ci siano in giro infiltrati di Capezzone!