Quali sono i 50 nomi più ricorrenti nella nomenclatura radicale? Ogni scusa è buona per aizzare la cruenta battaglia del Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro), e in questa serie esploriamo i nomi più frequenti della galassia di animali radicani, presi dal Radicalometro stesso. Un'analisi controversa a causa dei nomi composti, a causa dei quali risulta a sopresa che il più frequente non è il prevedibile Marco, relegato al secondo posto dalle numerose (16) forme di Giovanni. Infatti ai quattro Giovanni "normali" (COMINELLI, DE PASCALIS, MASTROENI, NEGRI), un paio di abbreviati Gianni (BETTO e COLACIONE) e altrettanti John (FISCHETTI e PATELLI), si contano ben tre Gianfranchi (DELL'ALBA, PALAZZOLO e SPADACCIA) più Giancarlo ARNAO, Giandomenico BELTRAME, Gianluca TELARI, Gianluigi MELEGA e Gianmarco BONDI. A tali Giovanni vari corrispondono le etichette di questo post, che hanno un limite massimo, perciò per poter vedere gli altri nomi più frequenti dovrò spezzettare l'elenco in dieci post, affinché gli interessati ne traggano beneficio nella classifica del Radicalometro stesso.
È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).
Procediamo dunque in ordine alfabetico nel QUINTO di 20 post.
castelli federico, castelli stefania, casu marcella, cattalini cristian, cavallo michele, cecchi marco, chella isidoro, ciardulli domenico, ciferri sandro, cinquini massimo, ciuffoletti tommaso, clerici ranieri, clette michel, colacicco bruna, colacione gianni, colletti andrea, colombini tommaso, colombo emilio, cominelli giovanni
È un altro uomo molto potente anche Armando Crocicchio, come sempre inseparabile al suo fianco, già assistente parlamentare e storico braccio destro di Cappato, ne è anche il fidato stalliere e l’unico altro uomo cui sia concesso avvicinarsi al bene prezioso più caro al commendatore: la stalla di cavalli campioni di polo che alleva nel Parco di Monza sequestrato al precedente capo di governo, che in una mossa a dir poco spericolata il giorno prima della scadenza del suo mandato vi aveva esteso per decreto la sua proprietà.
Come ogni domenica mattina da un quarto di secolo, Crocicchio e il premier conducono assonnati la rassegna stampa di Radio radicale, il cui unico ascoltatore è rimasto il leader dell’opposizzone Capezzone, che puntualmente replica via Velino e in questa maniera la cosa esce sui giornali in modo che il direttore Bordin abbia qualcosa da leggere nella rassegna stampa per il resto della settimana e concluderla discutendone a colpi di tosse col centenario Pannella e sempre più spesso anche Stanzani, più raramente Bandinelli. Insomma, normale tran tran di partito, ora torniamo in diretta. Siccome in questa notizia della Tribuna di Treviso era citato Cappato, questi la fa leggere a Crocicchio, trionfante:
Il leader radicale ascolta allisciandosi i baffi – che nessuno in Italia sapeva spiegarsi perché fosse presa a Capezzone e Cappato questa disgustosa mania di competere anche in peli facciali di tutte le fogge – senza sapere lui che proprio il soggetto Suttora del titolo stava per attentare alla sua vita per erogazione di cappaticidio. Sarà la volta buona o un altro fallimento? Riuscirà Mauro Suttora là dove il sicario Londradical ha sempre miseramente fallito? La risposta è: Boh, ecco intanto il primo capitolo.
Capitolo 1
Il giornale della sera prima addormentato su un tavolino del bar titolava inequivocabile:
“Giornalisti d’immerda” risputando l’arancia nello spritz al Campari imprecò Mauro Suttora, il cui vero obiettivo non erano i colleghi ma il rivale in amore Bob Granzotto, verso il quale aveva sempre covato invidia per il suo spregiudicato successo, e il rabbioso risentimento gli si rinfocolava alla rilettura sul Foglio della monumentale biografia di Granzotto scritta dal Cominelli con la mucca Martinenga, che inevitabilmente gli richiamava alla mente la moglie dell’acerrimo nemico, l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lui non era mai riuscito a trombare e tutte le sue ex mogli sapevano quanto gli sarebbe dannatamente piaciuto togliersi lo sfizio.
Suttora avrebbe voluto ammazzare Granzotto, che il giorno prima in tribunale l’aveva pure ridotto in bancarotta, ma non poteva! Tutti avrebbero sospettato subito di lui! Avrebbe pertanto accoppato Cappato. Avrebbe proposto un patto allo sciagurato sicario Londradical, che attentava vanamente alla sua vita da talmente tanto tempo ormai che Cappato stesso era diventato calvo. Gliel’avrebbe sgozzato lui il dannato cappone, se Londradical in cambio avesse eliminato Granzotto. Londradical al telefono accettò subito con entusiasmo – It’s a deal! – e cominciò a darsi da fare elaborando un articolato piano di granzotticidio
1. Granzotto si sposta in Fiesta rossa, stesso modello dello stesso colore per tutta la vita, comprata nuova sette volte ad ogni restyling dando dentro la vecchia. Si potrebbero sabotare tutte le Fiesta rosse in produzione in Europa quest’anno e consigliargli di cambiare l’auto. Ipotesi macchinosa.
2. Granzotto ama molto la moglie: rapire la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e minacciare di squartarla se Granzotto non si suicida immolandosi per lei.
3. Assoldare Granzotto pagandolo profumatamente per raccogliere rospi di notte sul ciglio della provinciale di fondovalle e traghettarli in sicurezza al torrente. Procedere quindi con autotreno dei servizi ambientali.
4. Convincere Cappato che Granzotto lo vuole morto per fare in modo Cappato lo elimini preventivamente. Fare presto a parlare con Cappato prima che Suttora lo faccia fuori…
E così via per molte pagine in centinaia di ipotesi il professionista del delitto perfetto. Intanto anche Suttora si dava da fare con Cappato: lo seguiva dappertutto con la scusa di dover vivere con lui qualche giorno per documentarne l’attività in un numero speciale di Oggi – Tuttocappato – 150 pagine a colori di Cappato in volo, alla radio, in pigiama per soli venti euri, e su ogni pagina il comodo video-trafiletto interattivo con traduzzone in capezzone per comparare al body scanner ogni dettaglio di Capezzone e Cappato. Corri in edicola!
Eh eh, quell’allocco del sicario Londradical non l’avrebbe mai sospettato, ma con l’esclusiva di quel duplice omicidio Suttora avrebbe guadagnato venti milioni di euri, e poi avrebbe anche denunciato Londradical come colpevole di entrambi il granzotticidio ed il cappaticidio, che peraltro era notorio perseguisse avidamente, così l’unico testimone sarebbe stato in galera, e lui ricchissimo. Eh eh, sogghignava sotto i baffi finti mentre svoltava divertito dall’uscita del Parco Merduca che dava sul Largo Mucca Martinenga chiedendosi che cosa avrebbe architettato Londradical per eradicare Granzotto dal pianeta prima che lui lo vendesse alle autorità con un formidabile scoop in un milione di copie a 20 euri ciascuna.
E anche Londradical in quel momento stava leggendo la monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che Suttora gli aveva consigliato di scaricare per documentarsi sul suo nuovo obiettivo. Esordiva l’alpestre ma erudito biografo::
Nel luglio del 1976, mentre era in corso in Parlamento e nel paese il dibattito per la legalizzazione dell’aborto stesso, tre medici in servizio presso la clinica — Francesco Dambrosio, Bruno Brambati e Mauro Buscaglia — si recano a Seveso, in Brianza, dove si è sprigionata una nube tossica di diossina dallo stabilimento ICMESA, allo scopo di dissuadere le donne del luogo dal mettere al mondo figli per timore di malformazioni. Si accaniscono sul “caso Mangiagalli” il quotidiano Avvenire, Comunione e Liberazione, i medici Egidio Spaziante, Luigi Frigerio, Leandro Aletti, Angelo Craveri e il ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Dall’altra parte tra gli altri c’è Guido Tassinari: "Dobbiamo imparare a guardare in faccia la realtà. Perché giocare con le parole? L’aborto è un mezzo di controllo delle nascite, il più antico, il più diffuso, il più sofferto, il più punitivo nei confronti della donna".
1. continua
Avevamo lasciato Cappato ad allisciarsi i baffi veri e Suttora a sogghignare sotto i baffi finti per gli imminenti, ingenti guadagni che prospettava. Più o meno nello stesso periodo Granzotto e Londradical, al bar Mozart davanti a un prosecco sfogliando la stampa mattutina, facevano anche loro due conti.
“Ricapitoliamo, Granzotto: fase uno: ti nascondiamo per qualche mese nelle Montagne dei Rospi Mutanti, dove ti facciamo anche un po’ di chirurgia plastica che ne hai bisogno, e quando si calmano le acque te ne esci dalle montagne con un’altra faccia e un altro nome. Fase due: trovare un cadavere da arrostire bene e spacciarlo per il tuo in un incidente con una Fiesta rossa difettosa…”
“La mia non è difettosa!” protestò Granzotto indignato
“Lascia stare, la difettiamo noi e ci mettiamo dentro un cadavere della tua corporatura ben arrostito, così tutti crederanno che tu sia morto e Suttora farà il suo scoop ma lo ricatteremo per l’omicidio tuo e di Cappato, del quale fra l’altro l’allocco mi solleva dall’incombenza. Una situazione vincente, eh eh!”
“Vincente quanti schei?” indagò Granzotto intrigato
“Calcolando un milione di copie a venti euri, fa dieci milioni a testa”
“Non gli lasci niente? Lo vuoi vedere sul latrico?”
“Leggo che ci avete già pensato tu e Madonna in tribunale” – replicò sarcastico Londradical agitandogli sotto le verruche il titolone del giorno:
“Gli manderò dei regali per la sua micro-fattoria in prigione” - continuò il sicario con tono sprezzante – “un po’ di attrezzi da giardinaggio per i suoi momenti di evasione, come ringraziamento per avermi risolto il cappaticidio con un altro colpevole, eh eh!”
“Va bene, ci sto, ma a una condizione: la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto viene con me nelle Montagne dei Rospi Mutanti a cambiare nome e faccia anche lei”.
“Incrementa un po’ le spese e occorre un cadavere supplementare, ma è un bel gesto di beneficenza. Detto tra noi, come la vivete voi due questa faccenda delle quattro tette? Pensate di approfittare del bisturi per tornare a un modello tradizionale a due tette?”
“Abbiamo 6 tette in due, basta toglierne tre alla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e avremo equamente diviso le tette a metà. Adesso partiamo per le montagne. Ci vediamo tra qualche mese per avere la mia parte”
“Come ti riconoscerò?”
“Ti troverò io. Addio sicario Londradical”
“Addio Granzotto, occhio ai rospi”
Gli raccomandò il sicario tornando alla lettura della biografia di Granzotto del Cominelli, che rivelava a sorpresa:
2. continua
(i capitoli precedenti: qui il primo e qui il secondo)
Dovete sapere che per tenersi in forma a sessant’anni il presidente del consiglio commendator Cappato Brambilla si esercita col suo stretto collaboratore Crocicchio in maniera analoga all’ispettore Clouseau col suo assistente orientale in un bel film dei vostri tempi, la Pantera rosa. Crocicchio tenta di aggredire Cappato in tutti i modi, frequentemente col lancio di oggetti pesanti quali busti in marmo di sé stesso e del leader, con notevoli danni a Palazzo Chigi, per le riparazioni permanenti del quale è stato istituito un fondo speciale della Protezione civile.
Cappato si difende come può dalla furia omicida del suo più stretto collaboratore, l’esercitarsi col quale gli ha permesso però di sopravvivere ai numerosi attentati che comporta la sua responsabilità, tanto che negli ultimi 25 anni è sfuggito a centinaia di tentativi di cappaticidio ad opera dello sfigatissimo sicario Londradical che nel tormentato processo ha ucciso miliardi di incolpevoli altri animali in tutto il mondo. Si tratta di una vicenda ben nota sulla quale è già stato scritto molto, ma mai abbastanza, ed ecco perché siamo nuovamente, mestamente, ad occuparcene con l’arrivo a Palazzo Chigi del presidente esperantista Giurgiu Paganu. Intercettato in pieno torace da un busto volante tirato da Crocicchio, l’accademico moldavo se la caverà con qualche costola fratturata, commentando l’incidente col potere di sintesi della sua abituale esclamazione – Merdon!
Archiviato Paganu, gli impegni del premier per la giornata prevedono:
h 11. Palazzo Chigi. Incontro di carattere asessuato col ministro Checca Pavone sulla bozza di decreto per lo sblocco dei finanziamenti della cassa del mezzogiorno per il restauro del ponte sullo stretto e della monarchia
h 13. Palazzo Chigi. Pranzo di lavoro di carattere bisessuale con le opposizioni
h 16. Padova. Incontro di carattere omosessuale col ministro dell’interno Tosoni per inaugurazione esposizione fieristica universale del sado-maso gay.
h 18. Bocca di strada. Incontro clandestino di carattere eterosessuale con la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto
h. 21. Via della Panetteria. Debriefing di carattere pansessuale con S.E. il ministro plenipotenziario del consiglio di presidenza del senato del transpartito radicale transnazionale nonviolento, etc.
h. 00. Seduta di pranoterapia di carattere transessuale chez Miss Welby
Arriva finalmente l’ora di pranzo e Cappato ordina alle cucine di servire direttamente il ministro Checca Pavone agli ospiti delle opposizioni, che gradiscono affamati e formulano una proposta bipartisan per l’istituzionalizzazione di un evento che incarna lo spirito di collaborazione di maggioranza e opposizione unite nel cannibalismo ministeriale per il bene del Paese. Partenza per Padova, col solito Crocicchio ma anche Suttora che gli sta incollato registrando orari, abitudini, dettagli del velivolo e del personale di scorta, e non può fare a meno di notare che tra Cappato e il ministro Tosoni sembra esserci del tenero, ma in realtà mentre finge di corteggiarlo il premier sta freddamente calcolando quanti esponenti dell’opposizione potrebbe sfamare sacrificando un cotanto ministrone.
Conclusa frettolosamente la cerimonia di inaugurazione Cappato è presto libero di dileguarsi verso Bocca di strada dalla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lo attende sbrodolante, possederla selvaggiamente sotto gli occhi del fido Crocicchio eretto e turgido come un suo busto e di Suttora che con malcelato disagio si rivolge al premier:
“Sciur commenda, mi rodo dall’invidia perché non sono mai riuscito a trombare l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e tutte le mie ex mogli sapevano quanto mi sarebbe dannatamente piaciuto togliermi lo sfizio. Permette?”
Cappato: “Se è per fare dispetto alle ex mogli non posso che comportarmi da gentiluomo solidale. La prego, si introduca nella nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e ci resti pure tutta la notte. Io torno a Roma da Pannella. A domani”.
Suttora fu costretto a scegliere: stare incollato a Cappato per cogliere il momento migliore per farlo fuori, oppure coronare il suo sogno erotico di possedere una nobildonna con quattro tette. Potremmo non sapere mai cosa scelse di fare, a meno che io non lo scriva, ma a questo ci devo pensare. Nel frattempo Bob Granzotto, che come si è potuto dedurre è stato piantato dalla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che non aveva nessuna intenzione di trasferirsi per mesi nelle Montagne dei Rospi Mutanti, ebbene Bob Granzotto nelle montagne tra i rospi ammazzava il tempo sfogliando un giornale che aveva trovato abbandonato lungo il cammino. In prima pagina il suo trionfo:
Poco lontano da quelle montagne del bellunese, a valle Londradical proseguiva nella lettura della monumentale biografia di Granzotto opera del Cominelli:
(i precedenti: 1 -2 -3)
La notte scorsa il sicario Londradical fu disturbato al telefono da Londra dalla sua ex moglie per via della Chestita Baba Marta, vale a dire il tradizionale augurio bulgaro del primo marzo, e mai occasione fu più augurale in quanto il sicario Londradical si trovava in quel momento in una riunione del Pd e dopo avere ascoltato i relatori stava per cremarli tutti sul posto insieme agli incolpevoli astanti. L’ex moglie l’ha abilmente distratto costringendolo a rifugiarsi nel cesso del centro sociale per poterle parlare al telefono, e questa gli ha detto che lo chiamava perché assediata dalle coccinelle.
Le coccinelle sono un problema serio in Gran Bretagna, in quanto da qualche anno questa apparentemente benevola specie che tutti amiamo come simpatico portafortuna si riproduce esponenzialmente colà in quantità impressionanti ed impestanti che affliggono gli umani (o quasi umani come l’ex moglie di Londradical) e minacciano altre specie. Fatto sta, non ci crederete, è meglio una telefonata della vostra ex moglie piuttosto che una presentazione Powerpoint di una esponente locale del Pd.
Ti credo, ti credo, direte voi. E io credo a voi: se c’è una cosa che non ho mai potuto sopportare in tanti anni di onorata carriera di prostituta del telemarketing, c’è questa dannata fottuta abitudine dei manager di farvi periodicamente una inutilissima presentazione Powerpoint. I dirigenti d’azienda di tutto il mondo sono dei coglioni pazzeschi - come dimostra l’andamento dell’economia globale -, ma tutti preparatissimi e laureati nelle migliori università dove imparano a farvi una presentazione Powerpoint dell’andamento dell’economia globale, locale, transnazionale e fantascientifica. Ma mai che si possa trovare un politico disposto ad andare a lavorare come i comuni mortali invece di fare una presentazione Powerpoint. Quella dell’esponente del Pd proiettava sul muro alle sue spalle il titolone della settimana:
Londradical avrebbe trovato la soluzione: cremare in una fossa comune tutti gli utilizzatori di Powerpoint, fucilare nel petto quelli di Excel (se riesci a capirlo godi dell’onore delle armi), e crocifiggere senza pietà quelli di Outlook, i peggiori pervertiti bastardi masochisti ignari della webmail. Tra gli antesignani di costoro c’era Damiano Chiesa, ove il Granzotto trovò dimora in una omonima via del quale, ed a proposito del quale stesso lascio la parola a Cominelli nella sua monumentale biografia del Granzotto…
4. continua
(i precedenti: 1-2-3-4)
A ottant’anni suonati l’arzilla esponente radicale Emma Bonino ne aveva viste di tutti i colori nella vita, ma non poteva credere ai suoi occhi vedendone una color giallo ocra. Era proprio una vomitevole cravatta giallo ocra quella che si vedeva in televisione, ma com’era possibile che dietro la cravatta e tutto attorno ci fosse lui, il cavalier Capezzone, se lei stessa poche ore prima l’aveva crivellato come un colabrodo col suo vecchio ma fidato kalashnikov che aveva conservato come cimelio della guerra afgana e non l’aveva mai tradita? Ripresasi dallo stupore l’assalì un atroce sospetto e si fiondò sul web a verificare: ebbene sì, ahilei, c’erano nell’Italia del 2030 ben 2030 Daniele Capezzone, tutti rigorosamente implementati – riportava puntiglioso l’elenco telefonico – con cravatta giallo ocra degli stilisti omopatavini Manera & Pisani. Per farli fuori tutti al ritmo di un Capezzone per capitolo, si rassegnò sconsolata la leader nonviolenta, avrebbe dovuto sottoporsi ad altri 2029 capitoli di questa storia. Già che era collegata diede un’occhiata alle ultime notizie sul TgCom di Liguori, che da giorni e giorni riportava in apertura l’ultima notizia:
Sgrunt… ancora quei Cappato e Capezzone che tanto avevano dato pena all’arzilla vecchietta, ma il nome di Suttora, quel nome che da mezzo secolo i software di Bill Gates correggevano automaticamente in Tuttora, le evocò più felici ricordi editoriali e decise immediatamente di ciattarlo per proporgli un patto di sangue:
“Tuttora, sono Emma per proporti un patto di sangue…”
“Mi chiamo Suttora, cambia software, ma dimmi”
“Se mi aiuti a eliminare un centinaio di capezzoni, io in cambio ti faccio fuori Cappato”
“Come fai a sapere che voglio accoppare Cappato?”
“Per via della mia famosa agendina coi numeri di telefono importanti. Allora ci stai?”
“It’s a deal” – rispose entusiasta Suttora, per il quale sarebbe stato molto più semplice ed anche gioioso eliminare un centinaio di capezzoni, dei quali era ghiotto. Ma avrebbe dovuto informare il sicario Londradical del cambiamento di programma e già che era collegato lo ciattò immediatamente:
“Londradical, sono Tuttora, dobbiamo incontrarci”
“Ti chiami Suttora, cambia software ed esci dalla A27 a Conegliano per Bocca di strada, dove tra le tante osterie la più visibile sulla strada principale è il bar Mozart. Domattina alle sette”
“Bocca di strada?!? Ma è una località o una prostituta?”
“Entrambe, ed anche un blog, sii puntuale
L’occasione era perfetta, il loro incontro sarebbe passato inosservato nella grande folla che fin dalle prime luci dell’alba si accalcava per il derby calcistico tra il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave e il Bocca di strada di Mareno di Piave, che si sarebbe giocato nello stadio dei primi, mentre sui secondi Londradical ebbe ad apprendere molte cose attingendo alla monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che spiegava come questi avesse vissuto a Mareno di Piave in via Emilia e in via Toscana:
5. continua
(i precedenti: 1-2-3-4-5)
“Cia’ Ma’, ti informo che hai un alligatore nella station wagon”
“Grazie, lo so, è perciò che ho dovuto prendere una station wagon, Agenore è lungo quattro metri”
Londradical lo squadrò interrogativo, ma Suttora non gli rispondeva che con un sorriso smagliante e gli occhi illuminati di soddisfatta genialità luciferina, mentre dal vicino stadio olimpico di Bocca di strada risuonavano i cori dei milioni di tifosi accorsi per il derby tra i confinanti Bocca di strada di Mareno di Piave e Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, che Suttora seguiva ascoltanto estasiato.
Ma Londradical era tifoso dell’Arsenal, una squadra minore, e si rassegnò ad attendere l’intervallo per interrogare Suttora sull’alligatore, che controllava preoccupato con un occhio mentre l’altro gli cadde nell’attesa su un vecchio titolo del Gazzettino…
… e il pensiero gli corse al Granzotto confinato sulle Montagne dei Rospi Mutanti. Arrivato finalmente l’intervallo della partita, con gli ospiti del Bocca di strada di Mareno di Piave in vantaggio sul Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, Londradical sbottò scuotendo l’amico dall’ipnosi calcistica:
“A Ma’, non vorrei suonare scortese, ma perché volevi vedermi tanto urgentemente e soprattutto, sia detto con la masima calma e rinnovandoti le mie migliori espressioni di stima e considerazione, cosa cazzo ci fa un cazzo di alligatore lungo quattro cazzi di metri nella tua cazzo di station wagon?”
“Amilcare pesa due cazzi di tonnellate, la Polstrada mi ha multato per sporgenza della coda”
“Ma non si chiama Agenore?”
Inutile, Londradical avrebbe dovuto attendere il secondo tempo della storica partita tra il Bocca di strada di Mareno di Piave e il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, rassegnandosi a sbirciare con un occhio la coda dell’alligatore sporgere fuori dal portellone della station wagon, mentre l’altro occhio gli cadeva su un titolo della Tribuna di Treviso che aveva l’impressione di avere già letto da qualche parte:
Londradical era costernato. Il suo pensiero ricorrendo al Granzotto sulle Montagne dei Rospi Mutanti, sentì il bisogno di rivolgersi per telefono al suo psichiatra friulano, il dottor Loperfido.
“Dr Loperfido, lei non si chiama veramente così?”
“Come no! E faccio anche lo psichiatra, ah ah!”
“Non può essere, ai miei tempi gli psichiatri da quelle parti si chiamavano Basaglia…”
“I tempi sono cambiati, ah ah!, adesso noi psichiatri friulani ci chiamiamo tutti Loperfido, ah ah! Comunque mi dica, ha bisogno di un ansiolitico, una benzodiazepina, un alligatore?”
“Un che?!?”
“Se ha bisogno di un alligatore ho qui per lei il buon Adalberto, ma lo venga a prendere col rimorchio per la coda altrimenti la Polstrada le fa la multa per sporgenza squamosa”
Non osando troncare la coda dell’alligatore, Londradical troncò la comunicazione con Loperfido, mentre finalmente finiva il match tra il Bocca di strada di Mareno di Piave e il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, con un pareggio che riapriva il campionato mondiale, e Suttora si riprendeva dall’ipnosi. Ne approfittò per affondare:
“Allora Ma’, come la mettiamo con Adalberto?”
“Come fai a sapere che si chiama Adalberto?!”
“Sei in cura anche tu con Loperfido, eh? Non ce n’è mica tanti di psichiatri friulani che oltre all’elettrochoc di danno l’alligatore in omaggio”
"Ok, lo ammetto, l'alligatore mi serve per i capezzoni"
Incredulo, Londradical lo guardava con un occhio interrogativo, con un altro occhio controllando l'alligatore e il terzo occhio che gli cascava su titolo del Corriere del Veneto:
E mentre il pensiero gli andava all'eroe metalmeccanico liberale confinato sulle Montagne dei Rospi Mutanti, Suttora improvvisamente si riebbe e spiegò:
"Giacinto può sbafare fino a tre capezzoni al giorno"
"Ma non si chiama Adalberto?"
"Lascia stare i dettagli. Giacinto ingerisce tre capezzoni al giorno e il bello è che ne eiette l'escremento risultante direttamente sulle autostrade delle Autovie Venete, anche se devo pagare la multa alla Polstrada"
"Ma perché tutto questo?"
"Veniamo al dunque"
"Sarebbe ora"
"La Bonino mi ha offerto di far fuori Cappato se io in cambio le elimino 2029 capezzoni"
"E ti pare un buon affare?!?"
"Al ritmo di tre capezzoni al giorno l'alligatore è garantito per digerire tutti i capezzoni in meno di due anni"
"E se i capezzoni si riproducessero ulteriormente? Ci hai pensato?"
"Osservazione banale. Si riproducono altrettanto rapidamente gli alligatori, ognuno dei quali ripulisce il pianeta di tre capezzoni al giorno"
"E le multe della Poltrada?"
"Un piccolo danno collaterale"
"Cazzo! Ma non eravamo d'accordo che tu eliminassi Cappato in cambio di io sopprimere Granzotto?"
"Bonino mi ha offerto di prendersi cura del Cappato se io le sopprimo i capezzoni, e con l'alligatore è facile. Al ritmo di tre capezzoni al giorno ci metto meno di due anni"
Sempre più costernato, Londradical richiamò il dr Loperfido, il quale si dimostrò poco solidale:
"E' colpa della sua amica Miss Welby, che scrive queste puttanate nel web. Si rivolga a lei"
Ma invece di importunare la sua sorellina incestuosa, Londradical cercò conforto nella monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli...
6. continua
(i precedenti: 1-2-3-4-5-6)
Da quando si era dato al giornalismo radiofonico, Mauro Suttora doveva alzarsi presto il mattino per presentarsi prima delle 7.30 in corso Sempione, dove il redattore Lanfranco Palazzolo si stava già rischiarando la gola per scatarrargli in un occhio (era il suo modo di augurargli il buon giorno) e rivolgersi agli ascoltatori per annunciare il palinsesto.
"Buongiorno agli ascoltatori di Radio radicane dagli studi di via Emanuele Filiberto"
"Ecco sì, via Emanuele Filiberto, per favore"
"No no, è proprio una cosa toponomastica"
"Ma quando mai, se è ancora vivo, purtroppo, come fa ad avere intitolata una via??"
"Come purtroppo? Guarda che l'amore vince sempre sull'odio..."
"...e sull'invidia. Ma casomai sarà corso Vittorio Emanuele, o viale Regina Margherita, o via Principe Amedeo..."
"Suttora, ti richiamo al rispetto della mia cultura..."
"...e della mia religione"
"E quale sarebbe?"
"Sono agnostico"
"E qual'è il dio degli agnostici"
"E che ne so? Sono agnostico!"
"Cioè ignorante, come ho sempre sostenuto. Veniamo al palinsesto, va ora in onda la rassegna stampa del direttore Massimo Bordin, seguirà per tutto il giorno il requiem di Mozart intervallato da brevi interventi di Marco Pannella"
Con questo simpatico siparietto tra Palazzolo e Suttora si aprivano ogni mattina le trasmissioni di Radio radicane per consentire al direttore di cominciare in ritardo la rassegna stampa.
"Buongiorno agli ascoltatori di Radio radicane con la rassegna stampa quotidiana. Cominciamo subito con un breve articolo di Bondinelli sul Foglio"
Suttora: "Ma come Bondinelli? E' Bondi o Bandinelli?"
Bordin: "Un incrocio"
"Ma che orrore! Povero Angiolo"
"C'è di peggio, ecco sul Mattino di Padova un incrocio tra Suttora e Tosoni, un articolo a firma del collega Suttosoni"
"Ma che schifo! E' raccapricciante! E'..." protestò reiteratamente Suttora mentre Bordin rendeva edotti gli ascoltatori del titolo del Mattino di Padova
Nicolino Tosoni da Clauzetto, ma residente ad Albignasego, fu da questa seconda località violentemente proiettato indietro proprio tra i monti di Clauzetto dalla potentissima eiaculazione di Armando Crocicchio, il cui martello pneumatico usava traforarlo ogni lunedì da mezzanotte a mezzogiorno per concludere sempre puntualissimo schizzandogli nell'orifizio posteriore una raffica di spermatozoi grossi come rospi, che il Tosoni spendeva le successive dodici ore nell'espellere dolorosamente saltellanti dalla cavità, o meglio caverna, anale.
A poca distanza sulle alpi orientali, l'eroico leader metalmeccanico liberale Granzotto spendeva il suo tempo familiarizzando con i rospi sulle Montagne dei Rospi Mutanti, dove si era esiliato per sei mesi (così lui credeva) per simulare la propria dipartita ad opera del sicario Londradical, che ne aveva barattato il granzotticidio con il reciproco cappaticidio da parte di Suttora, il quale aveva a sua volta contrattato con Bonino il cappaticidio da parte di costei in cambio di eliminarle tutti i 2029 capezzoni italiani servendosi di un alligatore, la qual cosa al ritmo di tre capezzoni al giorno avrebbe richiesto quasi due anni, all'insaputa del povero Granzotto, ignaro che avrebbe dovuto trascorrere altri due inverni tra i rospi, che erano mutanti per evidenti ragioni di trattamento tosoniano anale.
In cotanta letteratura anale, il lettore si chiederà ansiosamente dove fosse andato ad abitare il Granzotto negli anni ottanta secondo la monumentale biografia opera del Cominelli, che Londradical continuava a leggere avidamente.
(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7)
Giurista maestro di Dupuis all'università di Lovanio, Gabriel Mudaeus perse la testa nel tentativo di spostamento della sua statua (la sua, non quella di Dupuis), come testimoniano queste immagini provenienti dalla cittadina belga di Brecht (la sua, non quella di Dupuis), da non confondersi (o forse sì, perché no?) con l'omonimo drammaturgo.
In sintonia con la mia precedente segnalazione sulla statua della Vergine Maria, tutti i quotidiani europei titolavano univoci e cubitali in prima pagina
Egli Dupuis era sconvolto dalla distruzione del suo ante-maestro fiammingo cui seguì il compaesano gesuita Leunardus Lessius, prossima vittima di statuicidi, mentre nella sua caverna nelle Montagne dei Rospi Mutanti il Granzotto si aggiornava sulla sua stessa autobiografia opera del Cominelli.... Da Milano a Pordenone, il Granzotto convise con Dora Pezzilli sulla montana via Monte Pelmo, la marittima via Lignano e infine, dove lei ancora abita tuttora, in via, ahinoi, via Goldoni.
8. continua
(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7-8)
Avviso per Suttora: non sei citato in questo capitolo, ripassa al prossimo.
"Dunque se noi prendiamo... ahehm, consideriamo il pene di un Armando Crocichio in rilassamento ci apparirà come il pene di un normale cavallo... "
spiegava il prof Strik-Lievers all'università della Bicocca, o Bovisa, o Bocconi, o quella lì con la B insomma
"...ma se noi, voi, meglio voi che noi..."
lo coadiuvava il suo assistente psichiatra pazzo Litta Modignani, proseguendo
"...lo amplifichiamo in erezione logaritmica tridimensionale otterremo evidentemente l'organo illustrato qui nella sala del planetario, la penetrazione da parte del quale organo non è riproducibile qui nel blog di Miss Welby ospitato da Google ma ne possiamo rendere l'idea della grandezza dal fatto che perfino l'orifizio anale del Frocio radicale unico Nicolino Tosoni ne soffrirebbe dolorosamente l'introduzione"
"ma questa è l'applicazione pratica della meccanica nel suo sviluppo storico-critico!"
interruppe entusiasta la studentessa fuori corso Rappha Bianchi, che aveva fatto lo scientifico, citando Ernst Mach.
"niente affatto!" - interruppe lo studente fuori sede Albergo Licheri, che aveva fatto il classico, citando Claude Lévi-Strauss - "si tratta piuttosto di strutturalismo del mito e del totemismo"
A poche centinaia di chilometri di distanza e nella vita reale, o quasi, della simulazione pannelliana, Armando "Armagheddon" Crocicchio stava esprimendo la propria virilità schiaffeggiando violentemente col pene eretto di tungsteno un incolpevole segretario radicale a casu (tale Staderini), quando inopinatamente lo interruppe l'esponente radicale kenyota Orietta Callegari
"egregio dottor Armando, in quanto scrittrice famosa erede dello stile di Stephenie Meyer la invito, e sottolineo invito per significare invito perentorio, ad abbandonare queste scene in nome della decenza che non si confà alle dimensioni del suo organo sessuale, perbacco e per Orietta Berti!"
"cazzo sei? cazzo vuoi?? cazzo fai???" - replicò piccato Crocicchio a Callegari per poi rivolgersi a Miss Welby - "guardi Miss Welby che io non mi esprimo solo con il cazzo in bocca come scrive lei"
Miss Welby: "senta un po', Crocicchio, si metta bene in bocca un paio di regole fondamentali: in primo luogo se lei ha il cazzo così grosso che le arriva in bocca non è colpa mia, che soltanto riferisco le intercettazioni di Suttora (che però non è citato in questo post), e in seconda istanza essendo io la narratrice scrivo, per usare un termine a lei caro, quel cazzo che mi pare. e nello specifico le specifico per sua informazione che questo è un blog contro gli idraulici polacchi, le donne con i piedi piatti e Marco Cappato"
Crocicchio: "ah, vabbè, se è così... però mi fa annusare i piedi?"
Miss Welby: "porco!, ecco qua i miei piedi arcuati in queste slingbacks che ne accentuano la sensualità e il suo desiderio"
Annuendo ed annusando Crocicchio si annidò dietro alla sua monumentale erezione. In quel momento non c'erano in giro né Cappato né Londradical ed egli sarebbe stato l'unico maschio al mondo che potesse accomodare il suo tirannosauro dentro la pelosa fritolina di Miss Welby.
Ma che ne era nel frattempo di Granzotto, auto-esiliatosi sulle Montagne dei Rospi Mutanti? In attesa di sue notizie nel prossimo capitolo dobbiamo ancora una volta affidarci alla monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli, che lo segue a Budapest in Bartok Bela Ut.
Fantapolitica, sesso, droga e autobiografie a puntate, con Roberto Granzotto e Giovanni Cominelli
AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: IL 1965
Ci sono anni che vengono ricordati nella Storia per un singolo evento straordinario - come quelli dello sbarco sulla luna o della caduta del muro di Berlino -, altri anni insignificanti che non vengono ricordati affatto e, per mantenere la media, anni rarissimi in cui di eventi straordinari se ne verificano ben due. Il vento soffiava antiautoritario nel 1965, che sarebbe stato ricordato come l’anno in cui avvennero sia il mio concepimento che, nove mesi più tardi, la mia nascita il mattino presto di giovedì 16 dicembre alla clinica Mangiagalli di Milano.
Medico ostetrico nato a Mortara (Pavia) nel 1850, Luigi Mangiagalli nel 1902 fu deputato del Regno, poi nel 1922 eletto sindaco di Milano, ma soprattutto nel 1924 fu tra i fondatori dell'Università degli Studi, di cui fu eletto primo rettore. E invero mi sarei ritrovato quasi 16 anni dopo a transitarvi davanti quotidianamente proprio per motivi di studio contemplando col doveroso rispetto l’edificio nel frattempo divenuto famoso per avermi dato i natali nella beneugurante via della Pace, alla quale pervenivo da via Manera, che però non ebbi mai modo di appurare se c’entrasse qualcosa con l’omonimo frociosofo radicale Carlo Manera discepolo del suo omopatavino cardinal Tosoni. Inserita nel complesso ospedaliero degli Istituti Clinici di Perfezionamento, negli anni a venire la clinica Mangiagalli di Milano sarebbe stata al centro di aspre polemiche sull’aborto. Nel luglio del 1976, mentre era in corso in Parlamento e nel paese il dibattito per la legalizzazione dell’aborto stesso, tre medici in servizio presso la clinica — Francesco Dambrosio, Bruno Brambati e Mauro Buscaglia — si recano a Seveso, in Brianza, dove si è sprigionata una nube tossica di diossina dallo stabilimento ICMESA, allo scopo di dissuadere le donne del luogo dal mettere al mondo figli per timore di malformazioni. Si accaniscono sul “caso Mangiagalli” il quotidiano Avvenire, Comunione e Liberazione, i medici Egidio Spaziante, Luigi Frigerio, Leandro Aletti, Angelo Craveri e il ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Dall’altra parte tra gli altri c’è Guido Tassinari: "Dobbiamo imparare a guardare in faccia la realtà. Perché giocare con le parole? L’aborto è un mezzo di controllo delle nascite, il più antico, il più diffuso, il più sofferto, il più punitivo nei confronti della donna".
Mi perdonino per l’estrema sintesi i summenzionati di entrambi i fronti, ma nel competere con l’autobiografia di Cominelli ho poco spazio a disposizione per inserire più nomi possibile. A questo proposito colgo l’occasione per citare a caso Marco Pannella e la mucca Martinenga. Colgo anche l’occasione per rivelare che Cominelli è il mio padre naturale, il quale cattolico gravido di sensi di colpa con la sua compagna comunista gravida di me mi abbandonarono prima della nascita nell’abortista Mangiagalli, dove il mio feto pertanto catto-comunista fu rinvenuto nel cassonetto della spazzatura dall’immigrato netturbino veneto sterile Sig Granzotto, che mi diede una famiglia portandomi a casa dalla moglie in via Barnaba Oriani, situata nell’invidiabile posizione tra lo spaghetti-svincolo autostradale di Milano-Certosa, il gasometro, la ferrovia con tutti i suoi trenini e il cimitero maggiore recentemente assurto alle cronache come teatro di altri recenti trenini.
Già, Barnaba Oriani. Figlio di un muratore, egli stesso antenato di Cominelli, grazie ai monaci della Certosa poté studiare presso gli adeguatamente denominati Barnabiti del Collegio San Alessandro (oggi liceo Beccaria). Prese i voti sacerdotali e, come astronomo, diresse per molti anni l'osservatorio di Brera. Nella sua opera l’Agostini - un autore a me totalmente sconosciuto che però costituisce l’occasione per un nome in più in questa autobiografia e perlomeno ho la scusa che abitava proprio in via Oriani presso la Certosa -, spiega che la via è ricca di storia perché vi sorgevano la casa di Oriani, con relativa targa, e quella in cui era stato ospitato nientemeno che Petrarca qualche secolo prima. Purtroppo la lucrosa frenesia edilizia ha fatto piazza pulita delle vecchie cascine storiche e possiamo solo fare riferimento a un quadro che dipinse il padre di Agostini a illustrare la via nel 1964, in preveggenza della mia imminente venuta sul pianeta. Quando Napoleone stabilì la repubblica in Lombardia, Oriani rifiutò assolutamente di ripugnare la monarchia, per cui il nuovo governo modificò specialmente per lui il giuramento di fedeltà per tenerlo nella sua posizione all’osservatorio di Brera e lo fece presidente della commissione sul nuovo sistema di pesi e misure. Quando la repubblica fu trasformata in impero napoleonico, Oriani fu decorato della Legione d’Onore, fatto conte e senatore, e insieme a De Cesaris incaricato di misurare l’arco del meridiano tra gli zenith di Tabar Giordano a Rimini e Daniele -Capezzone- a Roma (tanto per aggiungere un paio di nomi). Di lui mi formai sulle opere "Effemeridi di Milano", l’eminente astrologo prevedendo la cometa Cominelli, e "Istruzione sulle misure e sui pesi", verosimilmente riferendosi all’industria delle autobiografie.
Finora 750 parole, la metà di ogni singola puntata di Cominelli sul Foglio e, dite la verità: già ne avete una zuppa, perfino Manera che è calvo ne ha fin sopra i capelli. Volete che NyLon ritorni ai salutari fantapolitica, sesso e droghe. Avete ragione, concordo, mi adeguo, e perciò mi avvalgo di uno di quei trasferimenti spazio-temporali di cui siamo autorizzati ad avvalerci solo noi scrittori del mio calibro per andare a trovare la mia amica Elena nel Berkshire del 2005, e saluti all’autobiografia di Granzotto fino alla prossima puntata: il 1966. Elena è una importante dirigente di una multinazionale delle telecomunicazioni, una topa-manager direbbe Turko, ma la topa non la da mai a nessuno perché delusa dagli uomini e ama solo un coniglietto col quale convive in un manor del Berkshire tra Windsor e Ascot (è vicina di casa della regina e di Madonna), però se la vado a trovare e l’ascolto sfogarsi lei in cambio mi lascia baciarle i piedi, e vi assicura il vostro feticista preferito che questa donna ha le estremità più belle del mondo. Perciò dopo cena in salotto sono in spasmodica attesa, mentre lei dondola una gamba accavallata nei pantaloni di lino abilmente sgranocchiati dal coniglio a creare uno spacco sulla caviglia perfetta decorata dai laccetti dei sandali di vernice che lei, misura 40, si può permettere di portare elegantemente col tacco massimo possibile senza ricorrere all’aiuto ortopedico delle irritanti piattaforme hollywoodiane che sono la morte del sesso per un vero estimatore come il vostro sbavante corrispondente, tanto che l’erezione già mi allenta il nodo alla cravatta giallo-ocra di Ferragamo. Elena mi spiega che cosa l’angoscia.
Elena: Roberto, devo confidarmi con te, ho bisogno del tuo aiuto! Mercoledì sera dopo esserci parlati, più o meno all’ora che tu eri in erboristeria, ricevo la telefonata di uno sconosciuto che per prima cosa vuole sapere il mio cognome. Guarda - dico io - sei tu che mi stai chiamando, quindi presentati prima tu per educazione! No, no - insiste lui agitatissimo in pessimo inglese - devo verificare la tua identità perché ho trovato una cosa che hai perso, te la voglio restituire ma voglio essere sicuro che sia tua. Qual’è il tuo cognome e la tua email e dov’eri oggi?! Gli chiedo cos’è che avrei perso, visto non mi pare proprio ma è possibile, faccio un inventario palpandomi le tasche. Niente, lui insiste e il solo elemento che mi fornisce è che lo avrei perso ad Hammersmith e ci ha trovato dentro il mio telefono ed email, per cui vuole da me conferma di cognome ed email altrimenti “non sei tu e non te lo restituisco”.
Elena la sta tirando in lungo e dall’impazienza mi tremano le mani sudate nel rollare il cannone.
Elena: Trattandosi di un quartiere dove ho vissuto, la cosa mi intriga e gli propongo un patto. Ti dico il cognome se mi dici cos’hai trovato. E così, erano già quattro o cinque minuti di conversazione totalmente paranoica, mi spiega di essere uno street-cleaner, un netturbino che ha trovato un portafoglio ad Hammersmith con dentro il mio numero di telefono e la mia email e di volerlo restituire al legittimo proprietario in quanto lui è una persona onesta, un musulmano al quale è proibito dalla religione appropriarsi indebitamente del denaro, ma vuole essere certo della mia identità e perciò vuole verificare se corrisponde anche l’email.
Elena la sta tirando in lunga, ho i genitali allo stadio di fusione nucleare.
Elena: Questo complica le cose perché gli devo spiegare di averne due. Accertato il cognome, dopo lunghi negoziati escludiamo @yahoo.com ma lo soddisfa solo parzialmente l’altra @wc.it, in quanto si scopre che a lui risulta @wc.wcspa.it che era quella che si usava prima. Il che almeno mi da un indizio: chiunque abbia perso quel portafoglio ha una mia email che risale all’anno scorso. “Ma allora non è tuo” - fa lui. Mannò che non è mio, rispondo col mio portafoglio integro davanti agli occhi. Inoltre non vengo in città da tre settimane: dubito che un portafoglio abbandonato sopravviverebbe tanto tempo. Lui concorda decisamente.
Elena. Questa donna di una bellezza che mi fa sentire integralmente un pene eretto. L’amo. Però la sta tirando in lunga, eh?
Elena: Perché, perché, perché dico io un portafoglio perso o dimenticato o rubato ieri in un quartiere dove vivevo un anno fa conterrebbe, oltre a una irrisoria somma di denaro - dieci sterline a suo dire -, ebbene a parte questo conterrebbe solo ed esclusivamente la mia email (dell’epoca) e il mio numero di cellulare. Voglio dire: ho dato questi miei dettagli a tanta gente a Londra e probabilmente qualcuno avrà perso il portafoglio, ma non è possibile che per un anno conservassero solo le mie coordinate, non è possibile che conoscessero solo me. E’ questo che mi fa impazzire! Roberto, devi aiutarmi, solo il tuo genio criminologo può risolvere questo caso. Dev’esserci una risposta, e io voglio conoscerla: ecco un anticipo di mille paundi per le spese.
Granzotto: agli ordini padrona! Finalmente potei inginocchiarmi a prenderle in mano un piede e cominciare a leccarlo e succhiarlo dalle dita e su per l’arco e davanti a metà, mentre le prendo l’altra caviglia e mi schiaccio la suola del sandalo sulla patta dei pantaloni. Ma che fa, si mette le dita fra le gambe, si tocca, si tira giù lo zip, non ha niente sotto i pantaloni di lino, si tocca ancora. Elena è una delle donne più belle del mondo. Vi basti pensare che era fidanzata nientemeno che con Mauro Suttora, che poi le ha preferito Nicole Kidman, il salame. I lunghi capelli corvini misteriosamente talvolta s’accendono di un rosso scuro nei riflessi di luce. Ha gli occhi di colore diverso e un imperiale organo olfattivo veramente aristocratico. La parte femminile della mia sessualità vorrebbe baciarlo e mordicchiarlo delicatamente per testarne, tastarne durezza della cartilagine, elasticità della carne e sapore dell’epidermide, e infine succhiarlo per eiacularvene i capperoni succulenti in un’eruzione di lava mucosa. Agogno di poterle pulire le orecchie con la lingua e la bocca, ah la bocca... improvvisamente la bocca è premuta contro la mia a slinguazzare intensamente. Sono sconvolto! Ma non era delusa dagli uomini, asessuata come -Capezzone-?!? Invece no, si poteva percepire materialmente nell’aria il dissolversi nell’antimateria degli asessuoni positivi e negativi dell’asessualità cosmico-capezzonica, che fino a quel momento si tagliavano con il coltello. Assatanata mi denuda con una mano e si denuda con l’altra. Nei successivi tre quarti d’ora ci prendiamo in tutti i modi più noti finché lei esausta dopo sette orgasmi implora: “vieni! Vieni! vienimi ventro, spruzzami il dentro! Riempimi! Godi!” Le avrei chiesto qualche ora più tardi, abbracciati al risveglio, se non temesse di essere rimasta incinta, e lei, soave: “magari, Roberto. Quale donna non vorrebbe un figlio da te?”