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Nomenclatura radicale / 1 di 10 / Giovanni

Quali sono i 50 nomi più ricorrenti nella nomenclatura radicale? Ogni scusa è buona per aizzare la cruenta battaglia del Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro), e in questa serie esploriamo i nomi più frequenti della galassia di animali radicani, presi dal Radicalometro stesso. Un'analisi controversa a causa dei nomi composti, a causa dei quali risulta a sopresa che il più frequente non è il prevedibile Marco, relegato al secondo posto dalle numerose (16) forme di Giovanni. Infatti ai quattro Giovanni "normali" (COMINELLI, DE PASCALIS, MASTROENI, NEGRI), un paio di abbreviati Gianni (BETTO e COLACIONE) e altrettanti John (FISCHETTI e PATELLI), si contano ben tre Gianfranchi (DELL'ALBA, PALAZZOLO e SPADACCIA) più Giancarlo ARNAO, Giandomenico BELTRAME, Gianluca TELARI, Gianluigi MELEGA e Gianmarco BONDI. A tali Giovanni vari corrispondono le etichette di questo post, che hanno un limite massimo, perciò per poter vedere gli altri nomi più frequenti dovrò spezzettare l'elenco in dieci post, affinché gli interessati ne traggano beneficio nella classifica del Radicalometro stesso. 

Circa dieci anni fa, a cavallo del nuovo millennio, l’allora forum radicale (sul sito ufficiale dell’omonimo movimento/partito politico) conobbe il suo apice: era fervido di utenti e dei loro numerosi testi che contribuivano ad un acceso dibattito. Poi quel forum è morto, come capita a tutti. Però, grazie alla potente memoria della vostra Miss Welby, sono in grado di ricostruire l’elenco di quanti che presero parte a quell’esperienza straordinaria, almeno di coloro che dichiararono pubblicamente i loro indirizzi e-mail, che ancora conservo.

È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).

Procediamo dunque in ordine alfabetico nel QUINTO di 20 post.

castelli federico, castelli stefania, casu marcella, cattalini cristian, cavallo michele, cecchi marco, chella isidoro, ciardulli domenico, ciferri sandro, cinquini massimo, ciuffoletti tommaso, clerici ranieri, clette michel, colacicco bruna, colacione gianni, colletti andrea, colombini tommaso, colombo emilio, cominelli giovanni

È un uomo potente, in questa nostra Italia del 2030, il commendator Marco Cappato Brambilla, come è ufficialmente conosciuto il premier dopo l’autoconferimento dell’onorificenza per meriti di statista e dopo il turbolento matrimonio con Michela Vittoria Cappato Brambilla, la ormai ex first lady che l’ha piantato per il suo grande avversario di sempre, quel cavalier Capezzone rinvigorito dai sondaggi e dalla ritrovata eterosessualità di mezza età, come è oggi universalmente conosciuto il fenomeno capezzonico di illuminazione, ritrovamento del sé e miracolosa guarigione nutrendo Fede.

È un altro uomo molto potente anche Armando Crocicchio, come sempre inseparabile al suo fianco, già assistente parlamentare e storico braccio destro di Cappato, ne è anche il fidato stalliere e l’unico altro uomo cui sia concesso avvicinarsi al bene prezioso più caro al commendatore: la stalla di cavalli campioni di polo che alleva nel Parco di Monza sequestrato al precedente capo di governo, che in una mossa a dir poco spericolata il giorno prima della scadenza del suo mandato vi aveva esteso per decreto la sua proprietà.

Come ogni domenica mattina da un quarto di secolo, Crocicchio e il premier conducono assonnati la rassegna stampa di Radio radicale, il cui unico ascoltatore è rimasto il leader dell’opposizzone Capezzone, che puntualmente replica via Velino e in questa maniera la cosa esce sui giornali in modo che il direttore Bordin abbia qualcosa da leggere nella rassegna stampa per il resto della settimana e concluderla discutendone a colpi di tosse col centenario Pannella e sempre più spesso anche Stanzani, più raramente Bandinelli. Insomma, normale tran tran di partito, ora torniamo in diretta. Siccome in questa notizia della Tribuna di Treviso era citato Cappato, questi la fa leggere a Crocicchio, trionfante:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Il leader radicale ascolta allisciandosi i baffi – che nessuno in Italia sapeva spiegarsi perché fosse presa a Capezzone e Cappato questa disgustosa mania di competere anche in peli facciali di tutte le fogge – senza sapere lui che proprio il soggetto Suttora del titolo stava per attentare alla sua vita per erogazione di cappaticidio. Sarà la volta buona o un altro fallimento? Riuscirà Mauro Suttora là dove il sicario Londradical ha sempre miseramente fallito? La risposta è: Boh, ecco intanto il primo capitolo.

Capitolo 1

Il giornale della sera prima addormentato su un tavolino del bar titolava inequivocabile:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

“Giornalisti d’immerda” risputando l’arancia nello spritz al Campari imprecò Mauro Suttora, il cui vero obiettivo non erano i colleghi ma il rivale in amore Bob Granzotto, verso il quale aveva sempre covato invidia per il suo spregiudicato successo, e il rabbioso risentimento gli si rinfocolava alla rilettura sul Foglio della monumentale biografia di Granzotto scritta dal Cominelli con la mucca Martinenga, che inevitabilmente gli richiamava alla mente la moglie dell’acerrimo nemico, l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lui non era mai riuscito a trombare e tutte le sue ex mogli sapevano quanto gli sarebbe dannatamente piaciuto togliersi lo sfizio.

Suttora avrebbe voluto ammazzare Granzotto, che il giorno prima in tribunale l’aveva pure ridotto in bancarotta, ma non poteva! Tutti avrebbero sospettato subito di lui! Avrebbe pertanto accoppato Cappato. Avrebbe proposto un patto allo sciagurato sicario Londradical, che attentava vanamente alla sua vita da talmente tanto tempo ormai che Cappato stesso era diventato calvo. Gliel’avrebbe sgozzato lui il dannato cappone, se Londradical in cambio avesse eliminato Granzotto. Londradical al telefono accettò subito con entusiasmo – It’s a deal! – e cominciò a darsi da fare elaborando un articolato piano di granzotticidio

1. Granzotto si sposta in Fiesta rossa, stesso modello dello stesso colore per tutta la vita, comprata nuova sette volte ad ogni restyling dando dentro la vecchia. Si potrebbero sabotare tutte le Fiesta rosse in produzione in Europa quest’anno e consigliargli di cambiare l’auto. Ipotesi macchinosa.
2. Granzotto ama molto la moglie: rapire la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e minacciare di squartarla se Granzotto non si suicida immolandosi per lei.
3. Assoldare Granzotto pagandolo profumatamente per raccogliere rospi di notte sul ciglio della provinciale di fondovalle e traghettarli in sicurezza al torrente. Procedere quindi con autotreno dei servizi ambientali.
4. Convincere Cappato che Granzotto lo vuole morto per fare in modo Cappato lo elimini preventivamente. Fare presto a parlare con Cappato prima che Suttora lo faccia fuori…

E così via per molte pagine in centinaia di ipotesi il professionista del delitto perfetto. Intanto anche Suttora si dava da fare con Cappato: lo seguiva dappertutto con la scusa di dover vivere con lui qualche giorno per documentarne l’attività in un numero speciale di Oggi – Tuttocappato – 150 pagine a colori di Cappato in volo, alla radio, in pigiama per soli venti euri, e su ogni pagina il comodo video-trafiletto interattivo con traduzzone in capezzone per comparare al body scanner ogni dettaglio di Capezzone e Cappato. Corri in edicola!

Eh eh, quell’allocco del sicario Londradical non l’avrebbe mai sospettato, ma con l’esclusiva di quel duplice omicidio Suttora avrebbe guadagnato venti milioni di euri, e poi avrebbe anche denunciato Londradical come colpevole di entrambi il granzotticidio ed il cappaticidio, che peraltro era notorio perseguisse avidamente, così l’unico testimone sarebbe stato in galera, e lui ricchissimo. Eh eh, sogghignava sotto i baffi finti mentre svoltava divertito dall’uscita del Parco Merduca che dava sul Largo Mucca Martinenga chiedendosi che cosa avrebbe architettato Londradical per eradicare Granzotto dal pianeta prima che lui lo vendesse alle autorità con un formidabile scoop in un milione di copie a 20 euri ciascuna.

E anche Londradical in quel momento stava leggendo la monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che Suttora gli aveva consigliato di scaricare per documentarsi sul suo nuovo obiettivo. Esordiva l’alpestre ma erudito biografo::

Ci sono anni che vengono ricordati nella Storia per un singolo evento straordinario - come quelli dello sbarco sulla luna o della caduta del muro di Berlino -, altri anni insignificanti che non vengono ricordati affatto e, per mantenere la media, anni rarissimi in cui di eventi straordinari se ne verificano ben due. Il vento soffiava antiautoritario nel 1965, che sarebbe stato ricordato come l’anno in cui avvennero sia il concepimento del Granzotto che, nove mesi più tardi, la sua nascita il mattino presto di giovedì 16 dicembre alla clinica Mangiagalli di Milano.

Medico ostetrico nato a Mortara (Pavia) nel 1850, Luigi Mangiagalli nel 1902 fu deputato del Regno, poi nel 1922 eletto sindaco di Milano, ma soprattutto nel 1924 fu tra i fondatori dell'Università degli Studi, di cui fu eletto primo rettore. E invero il Granzotto si sarebbe ritrovato quasi 16 anni dopo a transitarvi davanti quotidianamente proprio per motivi di studio contemplando col doveroso rispetto l’edificio nel frattempo divenuto famoso per avergli dato i natali i natali nella beneugurante via della Pace, alla quale perveniva da via Manera, che però non ebbe mai modo di appurare se c’entrasse qualcosa con l’omonimo frociosofo Carlo Manera discepolo dell’omopatavino cardinal Tosoni. Inserita nel complesso ospedaliero degli Istituti Clinici di Perfezionamento, negli anni a venire la clinica Mangiagalli di Milano sarebbe stata al centro di aspre polemiche sull’aborto.

Nel luglio del 1976, mentre era in corso in Parlamento e nel paese il dibattito per la legalizzazione dell’aborto stesso, tre medici in servizio presso la clinica — Francesco Dambrosio, Bruno Brambati e Mauro Buscaglia — si recano a Seveso, in Brianza, dove si è sprigionata una nube tossica di diossina dallo stabilimento ICMESA, allo scopo di dissuadere le donne del luogo dal mettere al mondo figli per timore di malformazioni. Si accaniscono sul “caso Mangiagalli” il quotidiano Avvenire, Comunione e Liberazione, i medici Egidio Spaziante, Luigi Frigerio, Leandro Aletti, Angelo Craveri e il ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Dall’altra parte tra gli altri c’è Guido Tassinari: "Dobbiamo imparare a guardare in faccia la realtà. Perché giocare con le parole? L’aborto è un mezzo di controllo delle nascite, il più antico, il più diffuso, il più sofferto, il più punitivo nei confronti della donna".

1. continua
Capitolo 2 (per il primo clicca qui).

Avevamo lasciato Cappato ad allisciarsi i baffi veri e Suttora a sogghignare sotto i baffi finti per gli imminenti, ingenti guadagni che prospettava. Più o meno nello stesso periodo Granzotto e Londradical, al bar Mozart davanti a un prosecco sfogliando la stampa mattutina, facevano anche loro due conti.

“Ricapitoliamo, Granzotto: fase uno: ti nascondiamo per qualche mese nelle Montagne dei Rospi Mutanti, dove ti facciamo anche un po’ di chirurgia plastica che ne hai bisogno, e quando si calmano le acque te ne esci dalle montagne con un’altra faccia e un altro nome. Fase due: trovare un cadavere da arrostire bene e spacciarlo per il tuo in un incidente con una Fiesta rossa difettosa…”

“La mia non è difettosa!” protestò Granzotto indignato

“Lascia stare, la difettiamo noi e ci mettiamo dentro un cadavere della tua corporatura ben arrostito, così tutti crederanno che tu sia morto e Suttora farà il suo scoop ma lo ricatteremo per l’omicidio tuo e di Cappato, del quale fra l’altro l’allocco mi solleva dall’incombenza. Una situazione vincente, eh eh!”

“Vincente quanti schei?” indagò Granzotto intrigato

“Calcolando un milione di copie a venti euri, fa dieci milioni a testa”

“Non gli lasci niente? Lo vuoi vedere sul latrico?”

“Leggo che ci avete già pensato tu e Madonna in tribunale” – replicò sarcastico Londradical agitandogli sotto le verruche il titolone del giorno:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

“Gli manderò dei regali per la sua micro-fattoria in prigione” - continuò il sicario con tono sprezzante – “un po’ di attrezzi da giardinaggio per i suoi momenti di evasione, come ringraziamento per avermi risolto il cappaticidio con un altro colpevole, eh eh!”

“Va bene, ci sto, ma a una condizione: la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto viene con me nelle Montagne dei Rospi Mutanti a cambiare nome e faccia anche lei”.

“Incrementa un po’ le spese e occorre un cadavere supplementare, ma è un bel gesto di beneficenza. Detto tra noi, come la vivete voi due questa faccenda delle quattro tette? Pensate di approfittare del bisturi per tornare a un modello tradizionale a due tette?”

“Abbiamo 6 tette in due, basta toglierne tre alla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e avremo equamente diviso le tette a metà. Adesso partiamo per le montagne. Ci vediamo tra qualche mese per avere la mia parte”

“Come ti riconoscerò?”

“Ti troverò io. Addio sicario Londradical”

“Addio Granzotto, occhio ai rospi”

Gli raccomandò il sicario tornando alla lettura della biografia di Granzotto del Cominelli, che rivelava a sorpresa:

Colgo l’occasione di questa biografia per rivelare che Granzotto è mio figlio. Cattolico gravido di sensi di colpa con la mia compagna comunista gravida del Granzotto medesimo lo abbandonammo prima della nascita nell’abortista Mangiagalli, dove il feto catto-comunista fu rinvenuto in un cassonetto dall’immigrato netturbino veneto signor Granzotto, che gli diede una famiglia portandolo a casa dalla moglie in via Barnaba Oriani, situata nell’invidiabile posizione tra lo spaghetti-svincolo autostradale di Milano-Certosa, il gasometro, le ferrovie e il cimitero maggiore.

Già, Barnaba Oriani. Figlio di un muratore, egli stesso mio antenato, grazie ai monaci della Certosa poté studiare presso gli adeguatamente denominati Barnabiti del Collegio San Alessandro (oggi liceo Beccaria). Prese i voti sacerdotali e, come astronomo, diresse per molti anni l'osservatorio di Brera. Nella sua opera l’Agostini - un autore a me totalmente sconosciuto che però costituisce l’occasione per un nome in più in questa biografia e perlomeno ho la scusa che abitava proprio in via Oriani presso la Certosa -, spiega che la via è ricca di storia perché vi sorgevano la casa di Oriani, con relativa targa, e quella in cui era stato ospitato nientemeno che Petrarca qualche secolo prima. Purtroppo la lucrosa frenesia edilizia ha fatto piazza pulita delle vecchie cascine storiche e possiamo solo fare riferimento a un quadro che dipinse il padre di Agostini a illustrare la via nel 1964, in preveggenza dell’imminente venuta di Granzotto sul pianeta. Quando Napoleone stabilì la repubblica in Lombardia, Oriani rifiutò assolutamente di ripugnare la monarchia, per cui il nuovo governo modificò specialmente per lui il giuramento di fedeltà per tenerlo nella sua posizione all’osservatorio di Brera e lo fece presidente della commissione sul nuovo sistema di pesi e misure. Quando la repubblica fu trasformata in impero napoleonico, Oriani fu decorato della Legione d’Onore, fatto conte e senatore, e insieme a De Cesaris incaricato di misurare l’arco del meridiano tra gli zenith di Tabar Giordano a Rimini e Daniele Capezzone a Roma (tanto per aggiungere un paio di nomi). Di lui mi formai sulle opere "Effemeridi di Milano", l’eminente astrologo prevedendo la cometa Cominelli, e "Istruzione sulle misure e sui pesi", un evidente richiamo alle mie biografie.

2. continua
Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 3
(i capitoli precedenti: qui il primo e qui il secondo)

Dovete sapere che per tenersi in forma a sessant’anni il presidente del consiglio commendator Cappato Brambilla si esercita col suo stretto collaboratore Crocicchio in maniera analoga all’ispettore Clouseau col suo assistente orientale in un bel film dei vostri tempi, la Pantera rosa. Crocicchio tenta di aggredire Cappato in tutti i modi, frequentemente col lancio di oggetti pesanti quali busti in marmo di sé stesso e del leader, con notevoli danni a Palazzo Chigi, per le riparazioni permanenti del quale è stato istituito un fondo speciale della Protezione civile.

Cappato si difende come può dalla furia omicida del suo più stretto collaboratore, l’esercitarsi col quale gli ha permesso però di sopravvivere ai numerosi attentati che comporta la sua responsabilità, tanto che negli ultimi 25 anni è sfuggito a centinaia di tentativi di cappaticidio ad opera dello sfigatissimo sicario Londradical che nel tormentato processo ha ucciso miliardi di incolpevoli altri animali in tutto il mondo. Si tratta di una vicenda ben nota sulla quale è già stato scritto molto, ma mai abbastanza, ed ecco perché siamo nuovamente, mestamente, ad occuparcene con l’arrivo a Palazzo Chigi del presidente esperantista Giurgiu Paganu. Intercettato in pieno torace da un busto volante tirato da Crocicchio, l’accademico moldavo se la caverà con qualche costola fratturata, commentando l’incidente col potere di sintesi della sua abituale esclamazione – Merdon!
Archiviato Paganu, gli impegni del premier per la giornata prevedono:

h 11. Palazzo Chigi. Incontro di carattere asessuato col ministro Checca Pavone sulla bozza di decreto per lo sblocco dei finanziamenti della cassa del mezzogiorno per il restauro del ponte sullo stretto e della monarchia

h 13. Palazzo Chigi. Pranzo di lavoro di carattere bisessuale con le opposizioni

h 16. Padova. Incontro di carattere omosessuale col ministro dell’interno Tosoni per inaugurazione esposizione fieristica universale del sado-maso gay.

h 18. Bocca di strada. Incontro clandestino di carattere eterosessuale con la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto

h. 21. Via della Panetteria. Debriefing di carattere pansessuale con S.E. il ministro plenipotenziario del consiglio di presidenza del senato del transpartito radicale transnazionale nonviolento, etc.

h. 00. Seduta di pranoterapia di carattere transessuale chez Miss Welby

Arriva finalmente l’ora di pranzo e Cappato ordina alle cucine di servire direttamente il ministro Checca Pavone agli ospiti delle opposizioni, che gradiscono affamati e formulano una proposta bipartisan per l’istituzionalizzazione di un evento che incarna lo spirito di collaborazione di maggioranza e opposizione unite nel cannibalismo ministeriale per il bene del Paese. Partenza per Padova, col solito Crocicchio ma anche Suttora che gli sta incollato registrando orari, abitudini, dettagli del velivolo e del personale di scorta, e non può fare a meno di notare che tra Cappato e il ministro Tosoni sembra esserci del tenero, ma in realtà mentre finge di corteggiarlo il premier sta freddamente calcolando quanti esponenti dell’opposizione potrebbe sfamare sacrificando un cotanto ministrone.

Conclusa frettolosamente la cerimonia di inaugurazione Cappato è presto libero di dileguarsi verso Bocca di strada dalla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lo attende sbrodolante, possederla selvaggiamente sotto gli occhi del fido Crocicchio eretto e turgido come un suo busto e di Suttora che con malcelato disagio si rivolge al premier:

“Sciur commenda, mi rodo dall’invidia perché non sono mai riuscito a trombare l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e tutte le mie ex mogli sapevano quanto mi sarebbe dannatamente piaciuto togliermi lo sfizio. Permette?”

Cappato: “Se è per fare dispetto alle ex mogli non posso che comportarmi da gentiluomo solidale. La prego, si introduca nella nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e ci resti pure tutta la notte. Io torno a Roma da Pannella. A domani”.

Suttora fu costretto a scegliere: stare incollato a Cappato per cogliere il momento migliore per farlo fuori, oppure coronare il suo sogno erotico di possedere una nobildonna con quattro tette. Potremmo non sapere mai cosa scelse di fare, a meno che io non lo scriva, ma a questo ci devo pensare. Nel frattempo Bob Granzotto, che come si è potuto dedurre è stato piantato dalla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che non aveva nessuna intenzione di trasferirsi per mesi nelle Montagne dei Rospi Mutanti, ebbene Bob Granzotto nelle montagne tra i rospi ammazzava il tempo sfogliando un giornale che aveva trovato abbandonato lungo il cammino. In prima pagina il suo trionfo:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Poco lontano da quelle montagne del bellunese, a valle Londradical proseguiva nella lettura della monumentale biografia di Granzotto opera del Cominelli:

Nel 1966 non accadde alcunché. Nel 1967 il Granzotto si trasferisce con la famiglia da Milano a Pordenone, l’antica Portus Naonis e moderna Porno Eden, per la precisione in viale Michelangelo Grigoletti, il pittore nato a Rorai Grande di Pordenone il 29 agosto 1801 da Teresa de Michieli ed Osvaldo Grigoletti. La sua è una famiglia rurale e numerosa, legata in modo particolare al clero medio. Vista la sua inclinazione alla pittura, negli anni '20, con l'aiuto di uno zio parroco, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia. A quei tempi l'accademia era diretta da Leopoldo Cicognara, teorico e convinto assertore delle idee neoclassiche e molto amico di Antonio Canova. Grigoletti, quindi, compie gli studi in un momento in cui Venezia è in crisi per la fine della Repubblica, e questa crisi si fa sentire anche nel campo artistico in cui le teorie neoclassiche non riescono ad affermarsi, visto l'indirizzo pittorico che la città aveva avuto nel corso dei secoli. Comunque, nei disegni del Grigoletti, queste nuove teorie sono ben visibili, basti guardare gli studi di nudo e i particolari anatomici, eseguiti in modo "accademico" per vari anni, e la neoclassica opera d'esordio "Giove che accarezza Amore" del 1824. Grigoletti contemporaneamente si avvicina anche alla pittura romantica che sente più congeniale nella manifestazione di sentimenti interiori, colori più tenui, paesaggi più dolci, chiaroscuri più delicati, sguardi languidi. Per la sua formazione pittorica romantica concorrono più fattori: l'incontro con alcuni maestri dell'epoca, tra cui Hayez, ed i suoi viaggi. Quello compiuto a Roma, come studio, gli serve per conoscere l'opera degli artisti romani e per completare la sua cultura pittorica. Da questo momento, gli anni trenta, le committenze si susseguono in modo vertiginoso, sia dalle città italiane che dall'estero. Dipinge di tutto: dalle Pale d'altare, come l'assunta nella cattedrale di Esztergom in Ungheria, del 1854, sette volte più grande di quella di Tiziano, ai ritratti di nobili, ai paesaggi. Diventa famoso e in circa quarant'anni di attività dà vita ad alcuni dei ritratti più splendidi dell'Ottocento italiano: Il ritratto dei Genitori, La famiglia Fossati, Andrea Galvani, Virginia Saltorelli, I due Foscari, la Signora Bianca F., non sono che una piccola parte della produzione pittorica in cui il maestro è riuscito a cogliere psicologicamente l'espressione e le caratteristiche di ogni singolo personaggio. Suoi allievi dell'Accademia sono stati Giacomo Favretto, Federico Zandomeneghi e Tranquillo Cremona. Muore a Venezia l'11 febbraio 1870.

3. continua
Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 4
(i precedenti: 1 -2 -3)

La notte scorsa il sicario Londradical fu disturbato al telefono da Londra dalla sua ex moglie per via della Chestita Baba Marta, vale a dire il tradizionale augurio bulgaro del primo marzo, e mai occasione fu più augurale in quanto il sicario Londradical si trovava in quel momento in una riunione del Pd e dopo avere ascoltato i relatori stava per cremarli tutti sul posto insieme agli incolpevoli astanti. L’ex moglie l’ha abilmente distratto costringendolo a rifugiarsi nel cesso del centro sociale per poterle parlare al telefono, e questa gli ha detto che lo chiamava perché assediata dalle coccinelle.

Le coccinelle sono un problema serio in Gran Bretagna, in quanto da qualche anno questa apparentemente benevola specie che tutti amiamo come simpatico portafortuna si riproduce esponenzialmente colà in quantità impressionanti ed impestanti che affliggono gli umani (o quasi umani come l’ex moglie di Londradical) e minacciano altre specie. Fatto sta, non ci crederete, è meglio una telefonata della vostra ex moglie piuttosto che una presentazione Powerpoint di una esponente locale del Pd.

Ti credo, ti credo, direte voi. E io credo a voi: se c’è una cosa che non ho mai potuto sopportare in tanti anni di onorata carriera di prostituta del telemarketing, c’è questa dannata fottuta abitudine dei manager di farvi periodicamente una inutilissima presentazione Powerpoint. I dirigenti d’azienda di tutto il mondo sono dei coglioni pazzeschi - come dimostra l’andamento dell’economia globale -, ma tutti preparatissimi e laureati nelle migliori università dove imparano a farvi una presentazione Powerpoint dell’andamento dell’economia globale, locale, transnazionale e fantascientifica. Ma mai che si possa trovare un politico disposto ad andare a lavorare come i comuni mortali invece di fare una presentazione Powerpoint. Quella dell’esponente del Pd proiettava sul muro alle sue spalle il titolone della settimana:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Londradical avrebbe trovato la soluzione: cremare in una fossa comune tutti gli utilizzatori di Powerpoint, fucilare nel petto quelli di Excel (se riesci a capirlo godi dell’onore delle armi), e crocifiggere senza pietà quelli di Outlook, i peggiori pervertiti bastardi masochisti ignari della webmail. Tra gli antesignani di costoro c’era Damiano Chiesa, ove il Granzotto trovò dimora in una omonima via del quale, ed a proposito del quale stesso lascio la parola a Cominelli nella sua monumentale biografia del Granzotto…

Damiano Chiesa era di Rovereto. Allo scoppiar della guerra si trovava a Torino, dove studiava ingegneria. Arruolatosi volontario, presto si guadagnò il grado di sottotenente d'artiglieria e mentre il padre veniva internato a Katzenau Damiano veniva ricercato dall'autorità militare che contro di lui aveva spiccato mandato di cattura per tradimento e diserzione. Fatto prigioniero a Castel Dante il 18 maggio del 1916, quattro giorni dopo che era stata sferrata l'offensiva Strafexpedition, e riconosciuto da alcuni soldati austriaci, fu immediatamente dal tribunale da campo condannato a morte per impiccagione ai sensi dell'art. 334 del codice penale militare, ma la sua giovane età - 23 anni fece sì che la richiesta del Chiesa di aver commutata la pena in quella della fucilazione fosse accettata. La sentenza fu eseguita il 19 maggio nella fortezza di Trento. Un anno dopo Benito Mussolini, che - quando visse a Trento - era stato redattore del giornale di Cesare Battisti, commemorando lo stesso Damiano Chiesa così scriveva:

"Dopo un anno - e questi anni sembrano lunghi come secoli - basta ritornare col pensiero a quell'episodio di gloria imperitura e d'infamia senza nome, per sentire ancora in tutte le fibre più profonde dell'essere un brivido d'angoscia. Nell'illusione cui si abbandona qualche volta lo spirito viene fatto di domandarsi: E' storia o leggenda ? È storia. Di ieri, di oggi e sarà di domani, se l'impero degli Absburgo non sarà fatto saltare come un anacronismo tirannico cui è venuta a mancare ogni giustificazione di vita. Bisogna accostarsi alla guerra con purità di pensieri e di opere. La guerra per tutto lo strazio che impone ai popoli, non deve essere oggetto della bandiera che essi fanno sventolare e non può essere motivo di esibizione letteraria. Bisogna accostarsi al martirio con devozione raccolta e pensosa, come il credente che si genuflette dinanzi all'altare di un Dio. Commemorare significa entrare in quella comunione di spiriti che lega i morti ai vivi, le generazioni che furono a quelle che saranno, il dolore aspro di ieri al dovere ancora più aspro di domani. Commemorare significa fare un esame di coscienza, scandagliare fino all'ultimo l'anima nostra e poi chiedere a noi stessi: "Saremmo noi, che pure lo indichiamo agli altri, capaci di seguire quell'esempio? Saremmo noi pronti ad affrontare liberamente e deliberatamente il sacrificio estremo, pur di contribuire al trionfo di un ideale". Questo esame ci dà tutta la bellezza, l'altezza morale, sovrumana quasi, attinta da Cesare Battisti, il giorno in cui lui decise - conscio di ciò che l'attendeva - di andare incontro, con il passo fermo e pesante dell'Alpino, ai carnefici di Vienna. E costoro non lo risparmiarono. Non ebbero, per lui, nessuna pietà. Né Egli la sollecitò, né l'avrebbe accettata. Ferito in combattimento poteva salvarsi, e non volle! Prima di cadere prigioniero, poteva sopprimersi, e non volle! Poteva chiedere di essere giustiziato in un altro modo, meno barbaro. Non volle. Ma quale idea lo esaltava, quale forza lo sosteneva? A suggello di quale apostolato lui sorrideva tranquillo al patibolo? Il Cristianesimo, che ha visto in questa guerra il fallimento del precetto evangelico della fraternità fra tutti gli uomini, non ha dato al mondo nessuno dei suoi adepti che abbia avuto il coraggio di un gesto di negazione e di rivolta. Il socialismo meno ancora. Queste idee non hanno spinto nessuno al sacrificio. Hanno subito la tempesta in stato di rassegnazione e di impotenza. Nessun cristiano, nessun socialista è andato alla morte in nome del cristianesimo e del socialismo. Spettacolosa aridità, morale e storica, del misticismo cattolicizzato e del materialismo storico dogmatizzato. Un'idea è al tramonto, quando non trova più nessuno capace di difenderla anche a prezzo della vita. Cesare Battisti non è morto nel nome del cristianesimo o in nome del socialismo qual è comunemente inteso e praticato: è morto in nome della Patria. L'internazionalismo degli ultimi cinquant'anni di storia europea aveva ormai cacciato fra le anticaglie ideologiche la nozione di Patria. Il socialismo tedesco aveva dilatata artificiosamente la classe al disopra delle frontiere e non era che una manovra pangermanista. Ma la patria viveva. Quando nell'agosto del 1914 la Germania iniziò la sua impresa di saccheggio e di crimini le patrie minacciate si raccolsero in se stesse, tesero tutte le loro energie, centuplicarono la loro capacità di lotta; milioni di uomini, che avevano creduto e giurato nella classe, andarono ai confini; la classe fu sommersa nella Nazione, la Patria tornò ad essere una realtà insopprimibile ed eterna. Non si spiega diversamente il fatto che milioni di uomini siano corsi a combattere e a morire, se non spinti da qualche cosa di superiore, che ha fatto tacere tutte le altre voci, tutti gli altri interessi, tutti gli altri amori, tutti gli altri istinti, compreso quello primordiale della conservazione. Non basta un regolamento di disciplina o un articolo del Codice Militare a determinare un fenomeno così grandioso! E l'idea di Patria che ha avuto i suoi soldati e i suoi martiri, la sua consacrazione di sangue, il suo suggello di gloria. Guglielmo Oberdan offerse all'Italia la sua giovinezza per dare all'Italia Trieste. Cesare Battisti, dopo venticinque anni, rinuncia con ferreo stoicismo, alla sua forte virilità per dare Trento all'Italia. Ora o non più. Cogliere l'attimo storico, o morire. Ma dalle Alpi bianche di neve e vermiglie di sangue, dalle rive dell'Isonzo che assiste alla rinascita dell'Italia, dalle pietraie orride del Carso, dal petto dei vivi, dalle fosse innumerevoli dei morti, il grido di Cesare Battisti è stato udito, è stato raccolto, è diventato battaglia. Ora o non più .... Il tragico dilemma è inciso a caratteri indelebili nel cuore del popolo italiano .... La forca di Battisti come la Croce del Golgota è alta sull'orizzonte, mentre tutto intorno la tempesta infuria. Ma il sereno verrà. Già qualche spiraglio di azzurro s'intravede tra le nuvole. Il meriggio solatìo non è lontano. Presto, le nuove generazioni d'Italia andranno al Colle di San Giusto e al Castello di Trento per compiervi il rito della ricordanza e della purificazione".

4. continua
Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 5

(i precedenti: 1-2-3-4)

A ottant’anni suonati l’arzilla esponente radicale Emma Bonino ne aveva viste di tutti i colori nella vita, ma non poteva credere ai suoi occhi vedendone una color giallo ocra. Era proprio una vomitevole cravatta giallo ocra quella che si vedeva in televisione, ma com’era possibile che dietro la cravatta e tutto attorno ci fosse lui, il cavalier Capezzone, se lei stessa poche ore prima l’aveva crivellato come un colabrodo col suo vecchio ma fidato kalashnikov che aveva conservato come cimelio della guerra afgana e non l’aveva mai tradita? Ripresasi dallo stupore l’assalì un atroce sospetto e si fiondò sul web a verificare: ebbene sì, ahilei, c’erano nell’Italia del 2030 ben 2030 Daniele Capezzone, tutti rigorosamente implementati – riportava puntiglioso l’elenco telefonico – con cravatta giallo ocra degli stilisti omopatavini Manera & Pisani. Per farli fuori tutti al ritmo di un Capezzone per capitolo, si rassegnò sconsolata la leader nonviolenta, avrebbe dovuto sottoporsi ad altri 2029 capitoli di questa storia. Già che era collegata diede un’occhiata alle ultime notizie sul TgCom di Liguori, che da giorni e giorni riportava in apertura l’ultima notizia:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Sgrunt… ancora quei Cappato e Capezzone che tanto avevano dato pena all’arzilla vecchietta, ma il nome di Suttora, quel nome che da mezzo secolo i software di Bill Gates correggevano automaticamente in Tuttora, le evocò più felici ricordi editoriali e decise immediatamente di ciattarlo per proporgli un patto di sangue:

“Tuttora, sono Emma per proporti un patto di sangue…”

“Mi chiamo Suttora, cambia software, ma dimmi”

“Se mi aiuti a eliminare un centinaio di capezzoni, io in cambio ti faccio fuori Cappato”

“Come fai a sapere che voglio accoppare Cappato?”

“Per via della mia famosa agendina coi numeri di telefono importanti. Allora ci stai?”

“It’s a deal” – rispose entusiasta Suttora, per il quale sarebbe stato molto più semplice ed anche gioioso eliminare un centinaio di capezzoni, dei quali era ghiotto. Ma avrebbe dovuto informare il sicario Londradical del cambiamento di programma e già che era collegato lo ciattò immediatamente:

“Londradical, sono Tuttora, dobbiamo incontrarci”

“Ti chiami Suttora, cambia software ed esci dalla A27 a Conegliano per Bocca di strada, dove tra le tante osterie la più visibile sulla strada principale è il bar Mozart. Domattina alle sette”

“Bocca di strada?!? Ma è una località o una prostituta?”

“Entrambe, ed anche un blog, sii puntuale

L’occasione era perfetta, il loro incontro sarebbe passato inosservato nella grande folla che fin dalle prime luci dell’alba si accalcava per il derby calcistico tra il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave e il Bocca di strada di Mareno di Piave, che si sarebbe giocato nello stadio dei primi, mentre sui secondi Londradical ebbe ad apprendere molte cose attingendo alla monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che spiegava come questi avesse vissuto a Mareno di Piave in via Emilia e in via Toscana:

Si chiamava via Emilia e qualche anno dopo fu cambiato il nome in via Toscana. Questo perché con lo sviluppo edilizio dalla via Emilia partì una nuova strada che divenne via Emilia per cui bisognò ribattezzare il pezzettino restante di ex Emilia (come vedremo più avanti, non sarebbe stata la prima volta nella vita del Granzotto che gli veniva cambiato il nome della via in cui abitava).

L’Emilia e la Toscana sono due grandi regioni italiane con molte cose in comune: le dimensioni, i caratteri fortemente distintivi ed evoluti delle culture autoctone, gli storici motivi di orgoglio dei rispettivi capoluoghi amici e rivali sulle due sponde dell’appennino, l’importanza strategica a giuntura delle due italie. Tornando nel Veneto, a parte qualche reperto rinvenuto in zona appartenente all’epoca romana, è comunque a partire dal Medioevo che si hanno informazioni più dettagliate circa Mareno di Piave e il suo territorio. Nell’anno 1009 venne eretto l’Hospitale accanto alla Chiesa di S. Maria di Piave, in località Talpone. La struttura, sorgendo sulla via Ungheresca, era meta di riposo per i pellegrini diretti verso luoghi santi. Una bolla papale del 1187 riporta alle dipendenze del suddetto anche la Chiesa di S. Pietro (e Paolo) di Mareno. Era questo il periodo delle prime bonifiche della zona operate dai monaci benedettini, che continuarono i lavori anche dopo la piena del Piave del 1368. Negli stessi anni i benedettini dell’Hospitale ricevettero da Alessandro III le contermini cappelle di S. Dalmazio della Cittadella e di S. Michele di Ramera (de Ramaria). Nel 1306 eressero la chiesa di Soffratta. Nel 1490 l’oratorio di S. Maria di Betlehem in Borgo Cittadella passò alle Monache Agostiniane di S. Maria degli Angeli di Murano. Duecento anni dopo, circa, queste vi costruirono nelle vicinanze un edificio monacale che occuparono fino al 1810. In età medioevale Mareno di Piave seguì le sorti politiche di Conegliano durante la sanguinosa guerra che afflisse la Marca Trevigiana nel corso dei secoli XII, XIII e XIV. Nel 1388 l’intero territorio venne assoggettato alla Serenissima, rimanendovi fedele fino al 1797, anno della supremazia napoleonica sulla Repubblica di S. Marco. Il 23 Ottobre 1866 il Veneto venne annesso al Regno d’Italia con plebiscito. L’attuale toponimo di Mareno di Piave venne istituito con Regio Decreto il 10 novembre 1887 e nell’estate del 1975 vi sbarcò il Granzotto.

5. continua
Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 6

(i precedenti: 1-2-3-4-5)


“Cia’ Ma’, ti informo che hai un alligatore nella station wagon”

“Grazie, lo so, è perciò che ho dovuto prendere una station wagon, Agenore è lungo quattro metri”

Londradical lo squadrò interrogativo, ma Suttora non gli rispondeva che con un sorriso smagliante e gli occhi illuminati di soddisfatta genialità luciferina, mentre dal vicino stadio olimpico di Bocca di strada risuonavano i cori dei milioni di tifosi accorsi per il derby tra i confinanti Bocca di strada di Mareno di Piave e Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, che Suttora seguiva ascoltanto estasiato.

Ma Londradical era tifoso dell’Arsenal, una squadra minore, e si rassegnò ad attendere l’intervallo per interrogare Suttora sull’alligatore, che controllava preoccupato con un occhio mentre l’altro gli cadde nell’attesa su un vecchio titolo del Gazzettino…

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

… e il pensiero gli corse al Granzotto confinato sulle Montagne dei Rospi Mutanti. Arrivato finalmente l’intervallo della partita, con gli ospiti del Bocca di strada di Mareno di Piave in vantaggio sul Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, Londradical sbottò scuotendo l’amico dall’ipnosi calcistica:

“A Ma’, non vorrei suonare scortese, ma perché volevi vedermi tanto urgentemente e soprattutto, sia detto con la masima calma e rinnovandoti le mie migliori espressioni di stima e considerazione, cosa cazzo ci fa un cazzo di alligatore lungo quattro cazzi di metri nella tua cazzo di station wagon?”

“Amilcare pesa due cazzi di tonnellate, la Polstrada mi ha multato per sporgenza della coda”

“Ma non si chiama Agenore?”

Inutile, Londradical avrebbe dovuto attendere il secondo tempo della storica partita tra il Bocca di strada di Mareno di Piave e il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, rassegnandosi a sbirciare con un occhio la coda dell’alligatore sporgere fuori dal portellone della station wagon, mentre l’altro occhio gli cadeva su un titolo della Tribuna di Treviso che aveva l’impressione di avere già letto da qualche parte:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Londradical era costernato. Il suo pensiero ricorrendo al Granzotto sulle Montagne dei Rospi Mutanti, sentì il bisogno di rivolgersi per telefono al suo psichiatra friulano, il dottor Loperfido.

“Dr Loperfido, lei non si chiama veramente così?”

“Come no! E faccio anche lo psichiatra, ah ah!”

“Non può essere, ai miei tempi gli psichiatri da quelle parti si chiamavano Basaglia…”

“I tempi sono cambiati, ah ah!, adesso noi psichiatri friulani ci chiamiamo tutti Loperfido, ah ah! Comunque mi dica, ha bisogno di un ansiolitico, una benzodiazepina, un alligatore?”

“Un che?!?”

“Se ha bisogno di un alligatore ho qui per lei il buon Adalberto, ma lo venga a prendere col rimorchio per la coda altrimenti la Polstrada le fa la multa per sporgenza squamosa”

Non osando troncare la coda dell’alligatore, Londradical troncò la comunicazione con Loperfido, mentre finalmente finiva il match tra il Bocca di strada di Mareno di Piave e il Bocca di strada di Santa Lucia di Piave, con un pareggio che riapriva il campionato mondiale, e Suttora si riprendeva dall’ipnosi. Ne approfittò per affondare:

“Allora Ma’, come la mettiamo con Adalberto?”

“Come fai a sapere che si chiama Adalberto?!”

“Sei in cura anche tu con Loperfido, eh? Non ce n’è mica tanti di psichiatri friulani che oltre all’elettrochoc di danno l’alligatore in omaggio”

"Ok, lo ammetto, l'alligatore mi serve per i capezzoni"

Incredulo, Londradical lo guardava con un occhio interrogativo, con un altro occhio controllando l'alligatore e il terzo occhio che gli cascava su titolo del Corriere del Veneto:

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

E mentre il pensiero gli andava all'eroe metalmeccanico liberale confinato sulle Montagne dei Rospi Mutanti, Suttora improvvisamente si riebbe e spiegò:

"Giacinto può sbafare fino a tre capezzoni al giorno"

"Ma non si chiama Adalberto?"

"Lascia stare i dettagli. Giacinto ingerisce tre capezzoni al giorno e il bello è che ne eiette l'escremento risultante direttamente sulle autostrade delle Autovie Venete, anche se devo pagare la multa alla Polstrada"

"Ma perché tutto questo?"

"Veniamo al dunque"

"Sarebbe ora"

"La Bonino mi ha offerto di far fuori Cappato se io in cambio le elimino 2029 capezzoni"

"E ti pare un buon affare?!?"

"Al ritmo di tre capezzoni al giorno l'alligatore è garantito per digerire tutti i capezzoni in meno di due anni"

"E se i capezzoni si riproducessero ulteriormente? Ci hai pensato?"

"Osservazione banale. Si riproducono altrettanto rapidamente gli alligatori, ognuno dei quali ripulisce il pianeta di tre capezzoni al giorno"

"E le multe della Poltrada?"

"Un piccolo danno collaterale"

"Cazzo! Ma non eravamo d'accordo che tu eliminassi Cappato in cambio di io sopprimere Granzotto?"

"Bonino mi ha offerto di prendersi cura del Cappato se io le sopprimo i capezzoni, e con l'alligatore è facile. Al ritmo di tre capezzoni al giorno ci metto meno di due anni"

Sempre più costernato, Londradical richiamò il dr Loperfido, il quale si dimostrò poco solidale:

"E' colpa della sua amica Miss Welby, che scrive queste puttanate nel web. Si rivolga a lei"

Ma invece di importunare la sua sorellina incestuosa, Londradical cercò conforto nella monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli...

Tornato a Milano il Granzotto andò ad abitare in via Metastasio, nome grecizzato di Pietro Trapassi, il poeta italiano (Roma 1698 - Vienna 1782) figlio di un modesto negoziante, Felice Trapassi, e di Francesca Galastri, che ancor fanciullo suscitò per la vivacità dell’ingegno e la facile vena estemporanea l’interesse del Gravina, che lo adottò, lasciandolo alla morte erede della sua biblioteca e del suo patrimonio (1718). Fu educato dal maestro a una severa disciplina di studi umanistici, e dal filosofo e pedagogista cartesiano Gregorio Caloprese al gusto della sottile indagine psicologica. Nel 1714 prese gli ordini minori, nel 1718 entrò in Arcadia col nome di Artino Corasio e nel 1719 si trasferì da Roma a Napoli per dedicarsi all’attività forense, che presto abbandonò. Aveva già pubblicato i primi componimenti, di ispirazione graviniana e a Napoli compose epitalami e azioni teatrali a sfondo idillico-mitologico (Endimione, 1720; Gli Orti Esperidi, 1721; Angelica, 1721; Galatea, 1722), in cui si colgono echi della fluente musicalità tassesca e marinista. Protetto dalla cantante Marianna Benti Bulgarelli, detta la Romanina, che lo presentò a compositori come A. Scarlatti e Porpora (dal quale fu istruito nella musica), scrisse per lei Didone abbandonata (1724), primo esempio di melodramma in cui il testo acquista dignità poetica e autonomia creativa nei confronti della musica, mentre la situazione drammatica, fondata sul contrasto tra dovere e passione, si stempera in un tono amabile di commedia, culminante nella melodiosa sentenziosità delle ariette. Fu un grande successo. Seguirono, più organici nella struttura, ma gravati da un’insistenza su toni eroici e solenni cui l’autore era condotto dall’emulazione col teatro francese, i melodrammi Siroe (1726), Catone in Utica (1728), Ezio (1728), Semiramide riconosciuta (1729), Alessandro nelle Indie (1729), Artaserse (1730). Nell’agosto 1729, per interessamento di Marianna Pignatelli, contessa d’Althann, cui Metastasio fu legato da tenera amicizia, venne chiamato come poeta cesareo alla corte di Vienna, in sostituzione di Apostolo Zeno. Ligio al governo paternalistico di Carlo VI, in cui vedeva incarnate le proprie aspirazioni all’ordine e a una moderata libertà, visse un periodo di intenso fervore creativo. Dal 1730 al 1740 compose le sue opere migliori, animate da una tenue, ma autentica vena di poesia: quel patetismo tenero e commosso che ignora i conflitti aspri delle passioni, ma finemente ne sottolinea gli aspetti più trepidi e delicati (Demetrio, 1731; Adriano in Siria, 1732; L’asilo d’amore, 1732; Olimpiade, Demofoonte, 1733; La clemenza di Tito, 1734; Achille in Sciro, 1736; Attilio Regolo, composto nel 1740 e rappresentato nel 1750). Il periodo che seguì fu di declino: stanchezza, sfiducia nelle proprie facoltà poetiche, rifiuto degli sviluppi più audaci dell’Illuminismo (non accettò di collaborare all’Enciclopedia), isolamento diffidente e malinconico. Unico conforto, l’affetto filiale della sua terza Marianna, la Martinez, figlia del cerimoniere della nunziatura pontificia, presso il quale Metastasio alloggiò durante tutto il periodo della sua residenza viennese. In quegli anni, oltre a non pochi mediocri melodrammi (Il re pastore, 1751; L’eroe cinese, 1752; Ruggiero, ovvero l’eroica gratitudine, 1771) scrisse cantate, feste teatrali e le canzonette La palinodia (1746) e La partenza (1746), assai ammirate, insieme con la Libertà, di precedente stesura (1733), per il nitido disegno psicologico e la grazia cantabile del verso. Compose inoltre alcune opere teoriche (La poetica d’Orazio tradotta e commentata, 1749, poi ripresa dal 1768 al 1773; Estratto dell’arte poetica d’Aristotile e considerazione sulla medesima, 1773, pubblicata nel 1780-1782; Osservazioni sul teatro greco), intese a giustificare, secondo i canoni della poetica arcadico-razionalistica, la novità del suo melodramma, riscattato dalle stravaganze del gusto barocco e ricondotto, in ossequio alle proposte programmatiche già formulate dal Gravina e dallo Zeno, al modello dell’antica tragedia greca musicata e cantata (le ariette sarebbero il corrispondente dei cori), ma senza eccesso di crudezze e con limitato rispetto delle "unità". In effetti, egli mirò a fare del melodramma una rappresentazione che unisse alla nobiltà e alla moralità del soggetto l’attrattiva di uno spettacolo fastoso e leggiadro. Con la sua copiosa produzione (ventisette melodrammi, otto azioni sacre, circa quaranta tra azioni e feste teatrali, oltre agli innumerevoli madrigali, idilli, canzonette, poesie sacre), Metastasio riuscì amabile interprete del mondo settecentesco nelle sue esigenze di decoro, nella sua nostalgia del grandioso, nella sua sensibilità idillica e sospirosa, cui prestò un linguaggio lucido e scarno, aperto alle sottolineature del canto. La diagnosi sottile dei sentimenti, l’indugio sulle perplessità dello spirito, un’emotività talora intensa ma sempre nitidamente espressa e determinata furono le qualità della sua poesia, in cui confluì tutta l’esperienza melodica e psicologica dell’Arcadia. Essa apparve molle negli affetti e povera d’ideali agli uomini di un’età nuova, ricchi di più vigoroso sentire, ma conservò inalterato il suo valore di alta letteratura, e l’esempio di un discorso poetico semplice e perspicuo, destinato a lasciare una sua traccia anche nella formazione di artisti assai più intensamente ispirati, come appunto il Granzotto.

6. continua
Radical Pain – Dolore Radicale – Capitolo 7

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6)

Da quando si era dato al giornalismo radiofonico, Mauro Suttora doveva alzarsi presto il mattino per presentarsi prima delle 7.30 in corso Sempione, dove il redattore Lanfranco Palazzolo si stava già rischiarando la gola per scatarrargli in un occhio (era il suo modo di augurargli il buon giorno) e rivolgersi agli ascoltatori per annunciare il palinsesto.

"Buongiorno agli ascoltatori di Radio radicane dagli studi di via Emanuele Filiberto"

"Ecco sì, via Emanuele Filiberto, per favore"

"No no, è proprio una cosa toponomastica"

"Ma quando mai, se è ancora vivo, purtroppo, come fa ad avere intitolata una via??"

"Come purtroppo? Guarda che l'amore vince sempre sull'odio..."

"...e sull'invidia. Ma casomai sarà corso Vittorio Emanuele, o viale Regina Margherita, o via Principe Amedeo..."

"Suttora, ti richiamo al rispetto della mia cultura..."

"...e della mia religione"

"E quale sarebbe?"

"Sono agnostico"

"E qual'è il dio degli agnostici"

"E che ne so? Sono agnostico!"

"Cioè ignorante, come ho sempre sostenuto. Veniamo al palinsesto, va ora in onda la rassegna stampa del direttore Massimo Bordin, seguirà per tutto il giorno il requiem di Mozart intervallato da brevi interventi di Marco Pannella"

Con questo simpatico siparietto tra Palazzolo e Suttora si aprivano ogni mattina le trasmissioni di Radio radicane per consentire al direttore di cominciare in ritardo la rassegna stampa.

"Buongiorno agli ascoltatori di Radio radicane con la rassegna stampa quotidiana. Cominciamo subito con un breve articolo di Bondinelli sul Foglio"

Suttora: "Ma come Bondinelli? E' Bondi o Bandinelli?"

Bordin: "Un incrocio"

"Ma che orrore! Povero Angiolo"

"C'è di peggio, ecco sul Mattino di Padova un incrocio tra Suttora e Tosoni, un articolo a firma del collega Suttosoni"

"Ma che schifo! E' raccapricciante! E'..." protestò reiteratamente Suttora mentre Bordin rendeva edotti gli ascoltatori del titolo del Mattino di Padova

SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.

Nicolino Tosoni da Clauzetto, ma residente ad Albignasego, fu da questa seconda località violentemente proiettato indietro proprio tra i monti di Clauzetto dalla potentissima eiaculazione di Armando Crocicchio, il cui martello pneumatico usava traforarlo ogni lunedì da mezzanotte a mezzogiorno per concludere sempre puntualissimo schizzandogli nell'orifizio posteriore una raffica di spermatozoi grossi come rospi, che il Tosoni spendeva le successive dodici ore nell'espellere dolorosamente saltellanti dalla cavità, o meglio caverna, anale.

A poca distanza sulle alpi orientali, l'eroico leader metalmeccanico liberale Granzotto spendeva il suo tempo familiarizzando con i rospi sulle Montagne dei Rospi Mutanti, dove si era esiliato per sei mesi (così lui credeva) per simulare la propria dipartita ad opera del sicario Londradical, che ne aveva barattato il granzotticidio con il reciproco cappaticidio da parte di Suttora, il quale aveva a sua volta contrattato con Bonino il cappaticidio da parte di costei in cambio di eliminarle tutti i 2029 capezzoni italiani servendosi di un alligatore, la qual cosa al ritmo di tre capezzoni al giorno avrebbe richiesto quasi due anni, all'insaputa del povero Granzotto, ignaro che avrebbe dovuto trascorrere altri due inverni tra i rospi, che erano mutanti per evidenti ragioni di trattamento tosoniano anale.

In cotanta letteratura anale, il lettore si chiederà ansiosamente dove fosse andato ad abitare il Granzotto negli anni ottanta secondo la monumentale biografia opera del Cominelli, che Londradical continuava a leggere avidamente.

Dopo via Metastasio il Granzotto trascorse ancora un anno a Milano, trasferendosi però in via Val Lagarina. Il nome Vallagarina o Val Lagarina (Lagertal in tedesco) identifica l'ultimo tratto tra i monti della valle percorsa dal fiume Adige. Il limite superiore è fissato comunemente all'altezza dei "Murazzi", stretta della valle poco a nord del paese di Besenello, circa 10 km a sud di Trento; a nord di essa la valle prende il nome di Val d'Adige. Il limite inferiore è lo sbocco in pianura Padana del fiume presso la Chiusa di Ceraino. Le parti più a nord della valle in cui scorre l'Adige sono chiamate Val Venosta tra le sorgenti e Merano, e Val d'Adige tra Merano e l'inizio della Vallagarina. Come la Val d'Adige, anche la Vallagarina è di origine glaciale. Dal punto di vista orografico la valle separa le Prealpi Bresciane e Gardesane ad ovest dalle Prealpi Venete ad est. La valle è caratterizzata dalla presenza di vari forti costruiti a difesa dell'Impero Austroungarico sul finire del XIX secolo. Nella parte nord della valle, in località Lavini di Marco presso Rovereto, sono visibili le orme di dinosauri della specie Camptosaurus (erbivoro) e Dilophosaurus (carnivoro) che vi vissero nel periodo Triassico (circa 200 milioni di anni fa). La stessa località è citata da Dante Alighieri nel Canto XII dell'Inferno a causa degli enormi massi causati da una grande frana che si abbatté sulla sinistra orografica dell'Adige, causando a un antenato del Granzotto, tale Lagarino Granzotto, un violento mal di testa.

7. continua
Radical Pain - Dolore Radicale - Capitolo 8

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7)

Giurista maestro di Dupuis all'università di Lovanio, Gabriel Mudaeus perse la testa nel tentativo di spostamento della sua statua (la sua, non quella di Dupuis), come testimoniano queste immagini provenienti dalla cittadina belga di Brecht (la sua, non quella di Dupuis), da non confondersi (o forse sì, perché no?) con l'omonimo drammaturgo.



In sintonia con la mia precedente segnalazione sulla statua della Vergine Maria, tutti i quotidiani europei titolavano univoci e cubitali in prima pagina

L'IMMOBILIARISTA SUTTORA CONDANNATO DALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELLA STATUA
Le reazioni politiche. Cappato: attentato demolitore alla giustizia umanista. Capezzone: frattura interna alla testa dell'opposizione dipietrista. Dupuis: vorrei essere tenuto fuori da queste puttanate. Pannella disneianamente equanime in ordine alfabetico: cough, sgrunt, umpf, zzzz...


Egli Dupuis era sconvolto dalla distruzione del suo ante-maestro fiammingo cui seguì il compaesano gesuita Leunardus Lessius, prossima vittima di statuicidi, mentre nella sua caverna nelle Montagne dei Rospi Mutanti il Granzotto si aggiornava sulla sua stessa autobiografia opera del Cominelli.... Da Milano a Pordenone, il Granzotto convise con Dora Pezzilli sulla montana via Monte Pelmo, la marittima via Lignano e infine, dove lei ancora abita tuttora, in via, ahinoi, via Goldoni.

Commediografo italiano nato a Venezia nel 1707, Carlo Goldoni lascia la sua carriera giuridica per il teatro, raggiungendo il primo successo nel 1734 con la tragedia Belisario. All'età di quarantun'anni entra a far parte, come poeta drammatico, nella compagnia di Gerolamo Medebac di Venezia, rappresentando la sua prima commedia scritta interamente, La donna di Garbo (1743). Per la stessa compagnia e per il Teatro Sant'Angelo, il Goldoni scrisse numerose commedie, attuando quella riforma parzialmente cominciata nel 1738 con il Momolo cortesan. Con tale riforma, esposta nel Teatro Comico nel 1751, l'autore si propone di restituire dignità letteraria al teatro contrapponendo alle buffonesche improvvisazioni della commedia dell'arte il brioso e garbato studio dei costumi della sua commedia di carattere. Prendendo spunto dalla vita quotidiana ne rinnova la trama facendo uso di un linguaggio che evidenzia l'aspetto realistico delle situazioni create dai suoi personaggi oramai privi di maschere. Nel 1762 si trasferisce a Parigi a dirigere la Commédie Italienne; fu poi insegnante di italiano alle figlie di Luigi XV. Morirà a Parigi nell'anno 1793 lasciando la sua eredità spirituale a Roberto Granzotto.

8. continua
Radical Pain - Dolore Radicale - Capitolo 9

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7-8)

Avviso per Suttora: non sei citato in questo capitolo, ripassa al prossimo.

"Dunque se noi prendiamo... ahehm, consideriamo il pene di un Armando Crocichio in rilassamento ci apparirà come il pene di un normale cavallo... "

spiegava il prof Strik-Lievers all'università della Bicocca, o Bovisa, o Bocconi, o quella lì con la B insomma

"...ma se noi, voi, meglio voi che noi..."

lo coadiuvava il suo assistente psichiatra pazzo Litta Modignani, proseguendo

"...lo amplifichiamo in erezione logaritmica tridimensionale otterremo evidentemente l'organo illustrato qui nella sala del planetario, la penetrazione da parte del quale organo non è riproducibile qui nel blog di Miss Welby ospitato da Google ma ne possiamo rendere l'idea della grandezza dal fatto che perfino l'orifizio anale del Frocio radicale unico Nicolino Tosoni ne soffrirebbe dolorosamente l'introduzione"

"ma questa è l'applicazione pratica della meccanica nel suo sviluppo storico-critico!"

interruppe entusiasta la studentessa fuori corso Rappha Bianchi, che aveva fatto lo scientifico, citando Ernst Mach.

"niente affatto!" - interruppe lo studente fuori sede Albergo Licheri, che aveva fatto il classico, citando Claude Lévi-Strauss - "si tratta piuttosto di strutturalismo del mito e del totemismo"

A poche centinaia di chilometri di distanza e nella vita reale, o quasi, della simulazione pannelliana, Armando "Armagheddon" Crocicchio stava esprimendo la propria virilità schiaffeggiando violentemente col pene eretto di tungsteno un incolpevole segretario radicale a casu (tale Staderini), quando inopinatamente lo interruppe l'esponente radicale kenyota Orietta Callegari

"egregio dottor Armando, in quanto scrittrice famosa erede dello stile di Stephenie Meyer la invito, e sottolineo invito per significare invito perentorio, ad abbandonare queste scene in nome della decenza che non si confà alle dimensioni del suo organo sessuale, perbacco e per Orietta Berti!"

"cazzo sei? cazzo vuoi?? cazzo fai???" - replicò piccato Crocicchio a Callegari per poi rivolgersi a Miss Welby - "guardi Miss Welby che io non mi esprimo solo con il cazzo in bocca come scrive lei"

Miss Welby: "senta un po', Crocicchio, si metta bene in bocca un paio di regole fondamentali: in primo luogo se lei ha il cazzo così grosso che le arriva in bocca non è colpa mia, che soltanto riferisco le intercettazioni di Suttora (che però non è citato in questo post), e in seconda istanza essendo io la narratrice scrivo, per usare un termine a lei caro, quel cazzo che mi pare. e nello specifico le specifico per sua informazione che questo è un blog contro gli idraulici polacchi, le donne con i piedi piatti e Marco Cappato"

Crocicchio: "ah, vabbè, se è così... però mi fa annusare i piedi?"

Miss Welby: "porco!, ecco qua i miei piedi arcuati in queste slingbacks che ne accentuano la sensualità e il suo desiderio"

Annuendo ed annusando Crocicchio si annidò dietro alla sua monumentale erezione. In quel momento non c'erano in giro né Cappato né Londradical ed egli sarebbe stato l'unico maschio al mondo che potesse accomodare il suo tirannosauro dentro la pelosa fritolina di Miss Welby.

Ma che ne era nel frattempo di Granzotto, auto-esiliatosi sulle Montagne dei Rospi Mutanti? In attesa di sue notizie nel prossimo capitolo dobbiamo ancora una volta affidarci alla monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli, che lo segue a Budapest in Bartok Bela Ut.

Musicista ungherese, Bela Bartok nacque a Nagyszentmiklos nel 1881. Questo compositore, tra i più grandi del secolo, è noto per le sue ricerche folkloristiche; il materiale raccolto in viaggi attraverso le terre Balcaniche si trova in un interessante volume di saggi. Scrisse sei quartetti, l'opera "Il Castello di Barbablù", "Balletti"," Una sonata per due pianoforti" e "Percussione", "Microkosmos" e altri 150 e più pezzi per pianoforte, varia musica da camera, tre Concerti per pianoforte e Orchestra, un Concerto per Orchestra e molte altre opere. Muore a New York nel 1945.
[SECONDA PARTE DEL PRECEDENTE] NYLON!
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Libro IV, capitolo V, puntata 35 - AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1985-89



Aldo Moro: SECONDA PARTE DELLA 34-ESIMA DI NYLON!
autobiografie automatiche a puntate, con Emiliano Silvestri e Aldo Moro
Libro IV, capitolo IV, puntata 34 - AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1981-84


NYLON!
autobiografie automatiche a puntate, con Emiliano Silvestri e Aldo Moro
Libro IV, capitolo IV, puntata 34 - AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1981-84

NYLON!
Patapolitica autobiografica a puntate, con Pietro Metastasio e Roberto Polesel
Libro IV, capitolo III, puntata 33 - AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1976-81

TERZA ED ULTIMA PARTE DI QUESTA PUNTATA DI NYLON!
narcopolitica e autobiografie a puntate, con Damiano Chiesa e Michelangelo Grigoletti
Libro IV, capitolo II, puntata 32 - AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1966-75

PARTE SECONDA DELLA PRECEDENTE PUNTATA DI NYLON!
- narcopolitica e autobiografie a puntate, con Damiano Chiesa e Michelangelo Grigoletti
Libro IV, capitolo II, puntata 32 - AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: 1966-75

NYLON!
Fantapolitica, sesso, droga e autobiografie a puntate, con Roberto Granzotto e Giovanni Cominelli
Libro IV, capitolo I, puntata 31 - AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: IL 1965

NYLON!, libro terzo

Fantapolitica, sesso, droga e autobiografie a puntate, con Roberto Granzotto e Giovanni Cominelli

AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: IL 1965

Ci sono anni che vengono ricordati nella Storia per un singolo evento straordinario - come quelli dello sbarco sulla luna o della caduta del muro di Berlino -, altri anni insignificanti che non vengono ricordati affatto e, per mantenere la media, anni rarissimi in cui di eventi straordinari se ne verificano ben due. Il vento soffiava antiautoritario nel 1965, che sarebbe stato ricordato come l’anno in cui avvennero sia il mio concepimento che, nove mesi più tardi, la mia nascita il mattino presto di giovedì 16 dicembre alla clinica Mangiagalli di Milano.

Medico ostetrico nato a Mortara (Pavia) nel 1850, Luigi Mangiagalli nel 1902 fu deputato del Regno, poi nel 1922 eletto sindaco di Milano, ma soprattutto nel 1924 fu tra i fondatori dell'Università degli Studi, di cui fu eletto primo rettore. E invero mi sarei ritrovato quasi 16 anni dopo a transitarvi davanti quotidianamente proprio per motivi di studio contemplando col doveroso rispetto l’edificio nel frattempo divenuto famoso per avermi dato i natali nella beneugurante via della Pace, alla quale pervenivo da via Manera, che però non ebbi mai modo di appurare se c’entrasse qualcosa con l’omonimo frociosofo radicale Carlo Manera discepolo del suo omopatavino cardinal Tosoni. Inserita nel complesso ospedaliero degli Istituti Clinici di Perfezionamento, negli anni a venire la clinica Mangiagalli di Milano sarebbe stata al centro di aspre polemiche sull’aborto. Nel luglio del 1976, mentre era in corso in Parlamento e nel paese il dibattito per la legalizzazione dell’aborto stesso, tre medici in servizio presso la clinica — Francesco Dambrosio, Bruno Brambati e Mauro Buscaglia — si recano a Seveso, in Brianza, dove si è sprigionata una nube tossica di diossina dallo stabilimento ICMESA, allo scopo di dissuadere le donne del luogo dal mettere al mondo figli per timore di malformazioni. Si accaniscono sul “caso Mangiagalli” il quotidiano Avvenire, Comunione e Liberazione, i medici Egidio Spaziante, Luigi Frigerio, Leandro Aletti, Angelo Craveri e il ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Dall’altra parte tra gli altri c’è Guido Tassinari: "Dobbiamo imparare a guardare in faccia la realtà. Perché giocare con le parole? L’aborto è un mezzo di controllo delle nascite, il più antico, il più diffuso, il più sofferto, il più punitivo nei confronti della donna".

Mi perdonino per l’estrema sintesi i summenzionati di entrambi i fronti, ma nel competere con l’autobiografia di Cominelli ho poco spazio a disposizione per inserire più nomi possibile. A questo proposito colgo l’occasione per citare a caso Marco Pannella e la mucca Martinenga. Colgo anche l’occasione per rivelare che Cominelli è il mio padre naturale, il quale cattolico gravido di sensi di colpa con la sua compagna comunista gravida di me mi abbandonarono prima della nascita nell’abortista Mangiagalli, dove il mio feto pertanto catto-comunista fu rinvenuto nel cassonetto della spazzatura dall’immigrato netturbino veneto sterile Sig Granzotto, che mi diede una famiglia portandomi a casa dalla moglie in via Barnaba Oriani, situata nell’invidiabile posizione tra lo spaghetti-svincolo autostradale di Milano-Certosa, il gasometro, la ferrovia con tutti i suoi trenini e il cimitero maggiore recentemente assurto alle cronache come teatro di altri recenti trenini.

Già, Barnaba Oriani. Figlio di un muratore, egli stesso antenato di Cominelli, grazie ai monaci della Certosa poté studiare presso gli adeguatamente denominati Barnabiti del Collegio San Alessandro (oggi liceo Beccaria). Prese i voti sacerdotali e, come astronomo, diresse per molti anni l'osservatorio di Brera. Nella sua opera l’Agostini - un autore a me totalmente sconosciuto che però costituisce l’occasione per un nome in più in questa autobiografia e perlomeno ho la scusa che abitava proprio in via Oriani presso la Certosa -, spiega che la via è ricca di storia perché vi sorgevano la casa di Oriani, con relativa targa, e quella in cui era stato ospitato nientemeno che Petrarca qualche secolo prima. Purtroppo la lucrosa frenesia edilizia ha fatto piazza pulita delle vecchie cascine storiche e possiamo solo fare riferimento a un quadro che dipinse il padre di Agostini a illustrare la via nel 1964, in preveggenza della mia imminente venuta sul pianeta. Quando Napoleone stabilì la repubblica in Lombardia, Oriani rifiutò assolutamente di ripugnare la monarchia, per cui il nuovo governo modificò specialmente per lui il giuramento di fedeltà per tenerlo nella sua posizione all’osservatorio di Brera e lo fece presidente della commissione sul nuovo sistema di pesi e misure. Quando la repubblica fu trasformata in impero napoleonico, Oriani fu decorato della Legione d’Onore, fatto conte e senatore, e insieme a De Cesaris incaricato di misurare l’arco del meridiano tra gli zenith di Tabar Giordano a Rimini e Daniele -Capezzone- a Roma (tanto per aggiungere un paio di nomi). Di lui mi formai sulle opere "Effemeridi di Milano", l’eminente astrologo prevedendo la cometa Cominelli, e "Istruzione sulle misure e sui pesi", verosimilmente riferendosi all’industria delle autobiografie.



NYLON!, libro terzo, seconda puntata

Finora 750 parole, la metà di ogni singola puntata di Cominelli sul Foglio e, dite la verità: già ne avete una zuppa, perfino Manera che è calvo ne ha fin sopra i capelli. Volete che NyLon ritorni ai salutari fantapolitica, sesso e droghe. Avete ragione, concordo, mi adeguo, e perciò mi avvalgo di uno di quei trasferimenti spazio-temporali di cui siamo autorizzati ad avvalerci solo noi scrittori del mio calibro per andare a trovare la mia amica Elena nel Berkshire del 2005, e saluti all’autobiografia di Granzotto fino alla prossima puntata: il 1966. Elena è una importante dirigente di una multinazionale delle telecomunicazioni, una topa-manager direbbe Turko, ma la topa non la da mai a nessuno perché delusa dagli uomini e ama solo un coniglietto col quale convive in un manor del Berkshire tra Windsor e Ascot (è vicina di casa della regina e di Madonna), però se la vado a trovare e l’ascolto sfogarsi lei in cambio mi lascia baciarle i piedi, e vi assicura il vostro feticista preferito che questa donna ha le estremità più belle del mondo. Perciò dopo cena in salotto sono in spasmodica attesa, mentre lei dondola una gamba accavallata nei pantaloni di lino abilmente sgranocchiati dal coniglio a creare uno spacco sulla caviglia perfetta decorata dai laccetti dei sandali di vernice che lei, misura 40, si può permettere di portare elegantemente col tacco massimo possibile senza ricorrere all’aiuto ortopedico delle irritanti piattaforme hollywoodiane che sono la morte del sesso per un vero estimatore come il vostro sbavante corrispondente, tanto che l’erezione già mi allenta il nodo alla cravatta giallo-ocra di Ferragamo. Elena mi spiega che cosa l’angoscia.

Elena: Roberto, devo confidarmi con te, ho bisogno del tuo aiuto! Mercoledì sera dopo esserci parlati, più o meno all’ora che tu eri in erboristeria, ricevo la telefonata di uno sconosciuto che per prima cosa vuole sapere il mio cognome. Guarda - dico io - sei tu che mi stai chiamando, quindi presentati prima tu per educazione! No, no - insiste lui agitatissimo in pessimo inglese - devo verificare la tua identità perché ho trovato una cosa che hai perso, te la voglio restituire ma voglio essere sicuro che sia tua. Qual’è il tuo cognome e la tua email e dov’eri oggi?! Gli chiedo cos’è che avrei perso, visto non mi pare proprio ma è possibile, faccio un inventario palpandomi le tasche. Niente, lui insiste e il solo elemento che mi fornisce è che lo avrei perso ad Hammersmith e ci ha trovato dentro il mio telefono ed email, per cui vuole da me conferma di cognome ed email altrimenti “non sei tu e non te lo restituisco”.

Elena la sta tirando in lungo e dall’impazienza mi tremano le mani sudate nel rollare il cannone.
Elena: Trattandosi di un quartiere dove ho vissuto, la cosa mi intriga e gli propongo un patto. Ti dico il cognome se mi dici cos’hai trovato. E così, erano già quattro o cinque minuti di conversazione totalmente paranoica, mi spiega di essere uno street-cleaner, un netturbino che ha trovato un portafoglio ad Hammersmith con dentro il mio numero di telefono e la mia email e di volerlo restituire al legittimo proprietario in quanto lui è una persona onesta, un musulmano al quale è proibito dalla religione appropriarsi indebitamente del denaro, ma vuole essere certo della mia identità e perciò vuole verificare se corrisponde anche l’email.

Elena la sta tirando in lunga, ho i genitali allo stadio di fusione nucleare.
Elena: Questo complica le cose perché gli devo spiegare di averne due. Accertato il cognome, dopo lunghi negoziati escludiamo @yahoo.com ma lo soddisfa solo parzialmente l’altra @wc.it, in quanto si scopre che a lui risulta @wc.wcspa.it che era quella che si usava prima. Il che almeno mi da un indizio: chiunque abbia perso quel portafoglio ha una mia email che risale all’anno scorso. “Ma allora non è tuo” - fa lui. Mannò che non è mio, rispondo col mio portafoglio integro davanti agli occhi. Inoltre non vengo in città da tre settimane: dubito che un portafoglio abbandonato sopravviverebbe tanto tempo. Lui concorda decisamente.

Elena. Questa donna di una bellezza che mi fa sentire integralmente un pene eretto. L’amo. Però la sta tirando in lunga, eh?


Elena: Perché, perché, perché dico io un portafoglio perso o dimenticato o rubato ieri in un quartiere dove vivevo un anno fa conterrebbe, oltre a una irrisoria somma di denaro - dieci sterline a suo dire -, ebbene a parte questo conterrebbe solo ed esclusivamente la mia email (dell’epoca) e il mio numero di cellulare. Voglio dire: ho dato questi miei dettagli a tanta gente a Londra e probabilmente qualcuno avrà perso il portafoglio, ma non è possibile che per un anno conservassero solo le mie coordinate, non è possibile che conoscessero solo me. E’ questo che mi fa impazzire! Roberto, devi aiutarmi, solo il tuo genio criminologo può risolvere questo caso. Dev’esserci una risposta, e io voglio conoscerla: ecco un anticipo di mille paundi per le spese.
Granzotto: agli ordini padrona! Finalmente potei inginocchiarmi a prenderle in mano un piede e cominciare a leccarlo e succhiarlo dalle dita e su per l’arco e davanti a metà, mentre le prendo l’altra caviglia e mi schiaccio la suola del sandalo sulla patta dei pantaloni. Ma che fa, si mette le dita fra le gambe, si tocca, si tira giù lo zip, non ha niente sotto i pantaloni di lino, si tocca ancora. Elena è una delle donne più belle del mondo. Vi basti pensare che era fidanzata nientemeno che con Mauro Suttora, che poi le ha preferito Nicole Kidman, il salame. I lunghi capelli corvini misteriosamente talvolta s’accendono di un rosso scuro nei riflessi di luce. Ha gli occhi di colore diverso e un imperiale organo olfattivo veramente aristocratico. La parte femminile della mia sessualità vorrebbe baciarlo e mordicchiarlo delicatamente per testarne, tastarne durezza della cartilagine, elasticità della carne e sapore dell’epidermide, e infine succhiarlo per eiacularvene i capperoni succulenti in un’eruzione di lava mucosa. Agogno di poterle pulire le orecchie con la lingua e la bocca, ah la bocca... improvvisamente la bocca è premuta contro la mia a slinguazzare intensamente. Sono sconvolto! Ma non era delusa dagli uomini, asessuata come -Capezzone-?!? Invece no, si poteva percepire materialmente nell’aria il dissolversi nell’antimateria degli asessuoni positivi e negativi dell’asessualità cosmico-capezzonica, che fino a quel momento si tagliavano con il coltello. Assatanata mi denuda con una mano e si denuda con l’altra. Nei successivi tre quarti d’ora ci prendiamo in tutti i modi più noti finché lei esausta dopo sette orgasmi implora: “vieni! Vieni! vienimi ventro, spruzzami il dentro! Riempimi! Godi!” Le avrei chiesto qualche ora più tardi, abbracciati al risveglio, se non temesse di essere rimasta incinta, e lei, soave: “magari, Roberto. Quale donna non vorrebbe un figlio da te?”