Ai fini del Radicalometro storico, per farne un completo Radicalometro dei Mille, etichetto circa 200 soggetti radicani presenti in Facebook, in 11 batch di 18 ciascuno
FLAIBANI,
FOIS,
FRASSINETI,
FREDDI,
GALLINA,
GASPARRINI,
GENTILI,
GIGLIOLI,
GIORDANO,
GIROMBELLI,
GIUSTINO,
GRANZOTTO,
GUAIANA,
GUBINELLI,
HRAMOV,
IERVOLINO,
INNOCENZI,
KASPAROV,
Visualizzazione post con etichetta GIORDANO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GIORDANO. Mostra tutti i post
Il giornale del giorno
seguente aggiungeva altri particolari:
LA TRAGEDIA DELLA RUE MORGUE
Sono state interrogate diverse persone su questo
terribile e straordinario affare, ma niente è trapelato che che servisse a
gettare un po’ di luce sulla vicenda. Forniamo qui di seguito le deposizioni
rilasciate.
Pauline Bernardini, lavandaia, testimonia che conosceva
le signore da tre anni, e che per tutto questo tempo ha lavorato per loro. La
vecchia signora e la figlia sembravano intendersi bene ed erano molto
affettuose l’una con l’altra. Ottime pagatrici. Non è in grado di dire niente
sul loro genere di vita né sulle loro sostanze. Crede che Madame Rodriguez
predicesse il futuro per campare. Passava per una che aveva denaro da parte.
Non ha mai incontrato nessuno in casa quando andava a consegnare la biancheria
o a ritirarla. È sicura che non avessero persone di servizio. Sembra che non ci
fossero mobili in nessuna parte dell’edificio, salvo al quarto piano.
Pierre Mellini, tabaccaio, testimonia di avere fornito
abitualmente per quadi quattro anni Madame Rodriguez di piccole quantità di
tabacco, anche da fiuto. È nato nel quartiere e vi ha sempre vissuto. La
defunta e sua figlia occupavano, da oltre sei anni, la casa dove hanno
ritrovato i loro cadaveri. Precedentemente era abitata da un gioielliere, che
subaffittava le stanze dei piani superiori a varie persone. La casa apparteneva
a Madame Rodriguez. Molto scontenta di come il suo inquilino faceva uso della
casa, era andata ad abitarvi personalmente, rifiutandosi di affittarne anche
una sola parte. La vecchia signora aveva qualcosa di infantile. Il testimone
dice di aver visto la figlia cinque o sei volte in quei sei anni. Tutte e due
conducevano una vita eccessivamente ritirata; passavano per persone benestanti.
Aveva sentito dire dai vicini che Madame Rodriguez leggeva il futuro, ma lui
non ci credeva. Non ha mai visto nessuno oltrepassare la soglia di quella casa,
tranne la vecchia signora e sua figlia, una o due volte un fattorino, e otto o
dieci volte un medico. Varie persone depongono nello stesso senso. Non si sa di
nessuno che frequentasse la casa. Nessuno sapeva se le due donne avessero
parenti viventi. Gli scuri delle finestre della facciata venivano aperti di
rado. Quelli del retro erano sempre chiusi, tranne quelli della grande stanza
sul retro del quarto piano. La casa era bella e non molto vecchia.
Isidore Melega, gendarme, depone di essere stato chiamato
verso le tre del mattino, e di aver trovato sul portone venti o trenta persone
che cercavano di entrare. Lo ha forzato alla fine con la baionetta e non con
una sbarra. Non ha avuto grandi difficoltà ad aprirlo, visto che era a due
battenti e non c’era catenaccio né in alto né in basso. Le grida sono
continuate fino a che la porta non è stata aperta, poi sono cessate,
improvvisamente. Potevano essere le grida di una o più persone in preda a gravi
sofferenze, grida acute e prolungate, non brevi e discontinue. Il testimone è
salito davanti a tutti. Giunto al primo pianerottolo, ha sentito due persone
che litigavano ad alta voce e molto aspramente: l’una era una voce rude,
l’altra molto più stridula, una voce stranissima. Ha colto alcune parole della
prima, era quella di un francese. È certo che non si trattasse di una voce
femminile. Ha udito le parole sacré e
diable. La voce stridula era
straniera, ma non si può dire se di uomo o di donna. Non è riuscito a capire
cosa stesse dicendo, ma pensa che parlasse spagnolo. Il testimone riferisce
sullo stato della stanza e dei cadaveri negli stessi termini da noi usati ieri.
Henri De Perlinghi, un vicino, di professione orafo,
testimonia di aver fatto parte del gruppo entrato per primo nella casa.
Conferma in generale la testimonianza del gendarme. Dopo essersi introdotti
nella casa, hanno sbarrato la porta per impedire l’ingresso alla folla che si
era ammassata, malgrado l’ora. La voce stridula, a suo dire, era quella di un
italiano. Certamente non di un francese. Non è sicuro che fosse una voce
maschile, poteva anche essere una voce di donna. Il testimone non ha
familiarità con la lingua italiana; non è riuscito a distinguere le parole, ma
è convinto dall’intonazione che parlasse italiano. Ha conosciuto Madame Rodriguez
e sua figlia. Ha parlato con loro spesso. È certo che la voce stridula non
fosse di nessuna delle due vittime.
Odenheimer Schnur, restauratore. Questo testimone si è
presentato volontariamente. Non parla francese. È stato interrogato con l’aiuto
di un interprete. È nato ad Amsterdam. Passava davanti alla casa al momento
delle urla. Sono durate alcuni minuti, forse dieci. Erano urla prolungate,
molto alte, spaventose, grida sconvolgenti. È stato uno di quelli entrati nella
casa. Ha confermato in tutto le testimonianze precedenti, a eccezione di un
solo punto. È sicuro che la voce stridula fosse quella di un uomo, di un
francese. Non ha distinto le parole: erano pronunciate a voce alta, precipitosa
e discontinua, che esprimeva paura insieme a collera. Una voce aspra, più aspra
che stridula. Non può chiamarla
stridula. La voce rude ha detto a più riprese sacré, diable e una volta mon
dieu.
Jules Litta Modignani, banchiere della ditta Litta
Modignani e Figli, Rue Deloraine. È il maggiore dei Litta Modignani. Madame Rodriguez
aveva delle proprietà. Aveva aperto un conto nella sua banca otto anni prima.
Depositava frequentemente piccole somme di denaro. Non aveva mai ritirato nulla
fino a tre giorni prima della morte, quando era andata a prelevare di persona
la somma di 4000 franchi. La somma le era stata pagata in oro e un impiegato
era stato incaricato di consegnargliela a casa.
Adolphe Hramov, impiegato presso Litta Modignani e Figli,
testimonia che il giorno in questione, verso mezzogiorno, ha accompagnato
Madame Rodriguez fino a casa sua con i 4000 franchi sistemati in due borse.
Quando la porta di aprì, comparve Mademoiselle Rodriguez che prese dalle sue
mani una delle due borse, mentre la vecchia signora lo liberava dell’altra.
Accomiatatosi con un inchino, era andato via. Nella strada in quel momento non
aveva visto nessuno. Si tratta di una strada secondaria molto solitaria.
William Welby, sarto, testimonia di essere tra quelli che
sono entrati in casa. È inglese. Ha vissuto due anni a Parigi. È stato uno dei
primi a salire le scale. Ha sentito le voci dell’alterco. La voce rude era di
un francese, è riuscito a distinguere alcune parole ma non le ricorda. Ha
sentito distintamente sacré e mon dieu. Sembrava un litigio, un rumore
come di colluttazione, con oggetti in frantumi e trascinati. La voce stridula
era molto forte, più forte della voce rude. È sicuro che non fosse la voce di
un inglese. Gli parve quella di un tedesco; forse anche di donna. Non capisce
il tedesco.
Quattro dei testimoni appena menzionati sono stati
convocati una seconda volta e hanno dichiarato che la porta della camera in cui
si trovava il corpo di Mademoiselle Rodriguez era chiusa dall’interno quando
sono arrivati.: tutto taceva, non gemiti o rumori di sorta. Dopo aver forzato
la porta non videro nessuno. Le finestre della camera sul retro e di quella
sulla facciata erano chiuse e sprangate da dentro. Una porta di comunicazione
tra le due stanze era chiusa, ma non a chiave. La porta tra la camera sulla
facciata e il corridoio era chiusa a chiave dall’interno; una stanzetta verso
la strada, al quarto piano, all’inizio del corridoio, era aperta, con la porta
socchiusa.; la stanza era ingombra di vecchi letti, casse, eccetera. Tutti gli
oggetti sono stati accuratamente tirati fuori e ispezionati. Non un solo
centimetro quadrato della casa è stato trascurato: sono state fatte passare
scope su e giù per i camini. La casa è a quattro piani con mansarde. Una botola
che dà sul tetto era stata inchiodata e chiaramente non era stata aperta da
anni.. i testimoni divergono sulla durata dell’intervallo fra il momento in cui
sono esplose le voci e quello in cui è stata forzata la porta. Per alcuni, è un
intervallo molto breve di due o tre minuti, per altri, di cinque. La porta è
stata aperta con molta fatica.
Alfonfo Sessarego, impresario di pompe funebri, dichiara
di abitare in Rue Morgue. È nato in Spagna. È uno di coloro che sono entrati
nella casa. Non ha salito le scale. I suoi nervi sono molto fragili e teme le
conseguenze di un’emozione. Ha sentito le voci che litigavano. La voce rude era
quella di un francese. Non è riuscito a distinguere cosa dicesse. La voce
stridula era quella di un inglese, ne è sicuro. Il testimone non conosce
l’inglese, e il suo parere nasce dal tipo di intonazione.
Alberto Spadaccia, pasticciere, testimonia di esseres
stato uno dei primi a salire su per le scale. Ha sentito le voci in questione.
La voce rude era quella di un francese. È riuscito a distinguere qualche
parola. La persona che parlava sembrava fare rimproveri. Non è riuscito a
cogliere cosa stesse dicendo la voce stridula. Parlava velocemente e in modo
concitato. Gli è parsa la voce di un russo. Conferma in generale le
testimonianze degli altri. È italiano; confessa di non avere mai parlato con un
russo.
Alcuni testimoni, riconvocati, attestano che tutti i
camini di tutte le stanze del quarto piano sono troppo stretti per permettere
il passaggio di una persona. Quando avevano parlato di scope, intendevano
quelle cilindriche che servono per pulire i camini. Le spazzole sono state
fatte passare su e giù in tutti i camini della casa. Sul retro non vi è alcun
passaggio che possa avere favorito la fuga dell’assassino, mentre i testimoni
salivano per le scale. Il corpo di Mademoiselle Rodriguez era talmente
incastrato nel camino che per estrarlo era stato necessario lo sforzo congiunto
di quattro o cinque persone.
Paul Giordano, medico, testimonia di essere stato
chiamato all’alba per esaminare i cadaveri. Giacevano entrambi sulla tela della
lettiera nella camera dove era stata ritrovata Mademoiselle Rodriguez. Il
cadavere della giovane donna era pieno di lividi e di escoriazioni spiegabili
per il fatto che era stato introdotto a forza nel camino. La gola era
stranamente scorticata. Proprio sotto il mento vi erano profondi graffi e
macchie livide, evidentemente impronte di dita. La faccia era spaventosamente
pallida e gli occhi fuoriuscivano dalle orbite. La lingua era mozzata a metà,
una grossa ecchimosi riscontrata alla bocca dello stomaco era stata provocata,
stando alle apparenze, dalla pressione di un ginocchio. Secondo Monsieur Giordano,
Mademoiselle Rodriguez era stata strangolata da uno o più individui
sconosciuti. Il cadavere della madre si presentava orribilmente mutilato. Tutte
le ossa della gamba e del braccio destro erano fratturate; la tibia sinistra
era molto frantumata come le costole dello stesso lato. Tutto il corpo era
orribilmente coperto di ecchimosi e lividi. Era impossibile capire come lesioni
simili potessero essere inferte. Un pesante randello o una grossa sbarra di
ferro, una sedia, un’arma massiccia, pesante e smussata, avrebbe potuto
produrre tali effetti se maneggiata da un uomo eccezionalmente robusto. Con
nessun tipo di arma, quei colpi avrebbero potuto essere stati inferti da una
donna. La testa della defunta, quando il testimone la vide, era completamente
staccata dal corpo e, come il resto, fratturata. La gola era stata
evidentemente recisa con uno strumento molto affilato, probabilmente un rasoio.
Alexandre Marino, chirurgo, è stato chiamato contemporaneamente a Monsieur Giordano,
per esaminare i cadaveri; conferma la testimonianza e l’opinione di Monsieur Giordano.
Benché siano state ascoltate molte altre persone, non è stato possibile
ottenere alcuna altra informazione di qualche valore. Mai delitto così
misterioso e sconcertante in tutti i suoi particolari è stato commesso prima a
Parigi, ammesso che ci sia stato delitto. La polizia è completamente
disorientata, fatto non usuale in questioni del genere. Non esiste comunque, a
quanto sembra, alcun indizio.
[4 di 12. continua]
Queste parole
cominciarono a insinuare nella mente di Bertè un’idea, sia pure vaga ed
embrionale, del pensiero di Dupuis. Gli sembrava di essere sull’orlo della
comprensione senza poter comprendere appieno, come chi è talvolta sul punto di
cogliere un ricordo senza arrivare a ricordare. Dupuis continuò con le sue
argomentazioni.
“Si sarà reso conto che
ho spostato il problema dal modo di uscire a quello di entrare. Il mio scopo
era di dimostrare che entrambe le cose si erano svolte allo stesso modo e per
la stessa via. Torniamo ora dentro la stanza. Esaminiamo tutti i particolari. I
cassetti del bureau, dicono, sono
stati svuotati, e tuttavia vi erano rimasti molti capi di abbigliamento. La
conclusione è assurda; è una semplice ipotesi piuttosto inconsistente, niente
di più. Come escludere che gli oggetti trovati nei cassetti fossero tutto
quello che contenevano originariamente? Madame Rodriguez e sua figlia
conducevano una vita molto riservata, non vedevano nessuno, uscivano raramente,
avevano perciò ben poche occasioni di sfoggiare abiti diversi. Quelli trovati
erano di buona qualità, almeno quanto quelli posseduti in genere dalle due
donne. Se un ladro ha rubato qualcosa, perché non ha preso il meglio, perché
non ha preso tutto? In breve, perché doveva lasciare 4000 franchi in oro per
impadronirsi d’un fagotto di biancheria? L’oro è stato lasciato. La quasi
totalità della somma lasciata da Monsieur Hramov è stata trovata nelle borse
sul pavimento. Ci tengo a che lei scarti l’idea grossolanamente sbagliata del
movente, generata nella mente degli inquirenti dalla testimonianza che parla di
denaro consegnato a domicilio. Coincidenze dieci volte più consistenti di
questa – la consegna del denaro a un destinatario ucciso tre giorni dopo averlo
ricevuto – ci capitano a ogni momento della vita senza tuttavia attirare la
nostra attenzione, neanche per un attimo. In generale le coincidenze sono
grossi ostacoli sulla strada di quel genere di pensatori educati s ignorare
tutto della teoria della probabilità, teoria a cui la ricerca umana nel
perseguimento dei suoi scopi deve le sue scoperte più gloriose. In questo caso,
se il denaro fosse sparito, il fatto che fosse stato consegnato tre giorni
prima avrebbe creato qualcosa di più di una coincidenza. Avrebbe suffragato
l’idea di un movente. Ma nelle circostanze concrete del caso, se supponiamo che
l’oro sia stato il movente del mortale agguato, dobbiamo immaginare anche che
il criminale sia stato un idiota così esitante da avere abbandonato insieme
l’oro e il movente. Tenendo perciò bene a mente i particolari su cui ho
richiamato la sua attenzione – quella voce peculiare, un’agilità senza pari e
la sconcertante assenza di movente in un assassinio di estrema ferocia come
questo -, consideriamo ora la strage stessa. C’è una donna strangolata con la
bruta forza delle mani e infilata dentro la cappa del camino, a testa in giù.
Non è un modo ordinario di commettere un omicidio e tantomeno è normale che gli
assassini nascondano così i cadaveri delle loro vittime. Il modo in cui il
cadavere è stato infilato nel camino ha, ne converrà, qualcosa di
eccessivamente outré, qualcosa di
assolutamente inconciliabile con quanto sappiamo delle azioni umane, anche
supponendo che gli artefici siano i più depravati degli uomini. E non
dimentichi quale impressionante forza è stata necessaria per spingere il corpo
in su dentro quella apertura con tale violenza che per tirarlo giù sono dovuti
intervenire gli sforzi di parecchie persone. Vediamo ora gli altri indizi della
forza prodigiosa impiegata. Quelle grosse ciocche, quelle grossissime ciocche
di capelli grigi umani, trovate nel focolare. Sono state strappate con tutte le
radici. Si sa quale forza ci voglia per strappare dalla testa soltanto venti o
trenta capelli per volta. Lei ha visto come me questi ciuffi di capelli. Alle
radici, spettacolo orribile!, col sangue raggrumato aderivano frammenti di
cuoio capelluto, prova sicura della straordinaria forza che era stata
necessaria per sradicare forse mezzo milione di capelli in un colpo solo. La
gola della vecchia signora non era stata semplicemente recisa, ma la testa era
stata staccata dal corpo, e lo strumento non era che un rasoio. La prego di
considerare questa ferocia bestiale. Non parlo dei lividi sul corpo di Madame Rodriguez.
Monsieur Giordano e il suo valido assistente, Monsieur Marino, hanno dichiarato
che erano stati provocati da un corpo contundente, e in questo i due avevano
ragione. Il corpo contundente è stato evidentemente il selciato del cortile sul
quale è caduta la vittima dalla finestra vicino al letto. Questa idea, per quanto
semplice appaia ora, è sfuggita alla polizia per lo stesso motivo per cui non
ha preso in considerazione la larghezza; infatti, per via dei chiodi, le sue
facoltà intuitive si erano completamente chiuse all’idea che le finestre
avrebbero potuto essere aperte. Se, in aggiunta, lei ha riflettuto
adeguatamente sul bizzarro disordine della stanza, avremmo fatto consistenti
passi avanti nell’associare le idee di stupefacente agilità, di forza
sovraumana, di ferocia bestiale, d’un massacro senza movente, di una grotesquerie nell’orrore totalmente
estranea all’umanità, e di una voce il cui accento è sconosciuto alle orecchie
di uomini di svariate nazionalità, di una voce incapace di pronunciare sillabe
in modo distinto e intelligibile. Che cosa ne consegue? Che impressioni ho
prodotto nella sua immaginazione?”
[9 di 12. continua]
Bertè si sentì
accapponare la pelle quando Dupuis gli fece questa domanda.
“Un pazzo”, disse, “deve
aver compiuto questo delitto, un pazzo furioso fuggito dalla vicina Maison de Santé”.
“In un certo qual modo”,
rispose Dupuis, “la sua idea ha qualche fondamento. Ma la voce di un pazzo,
anche se in preda al più acuto parossismo, non è mai paragonabile alla
singolare voce udita in cima alle scale. I pazzi hanno comunque una qualche
nazionalità, il loro linguaggio, seppure incoerente nelle parole, ha pur sempre
la coerenza della sillabazione. I capelli di un pazzo, poi, non somigliano a quello
che ora ho in mano. Sono riuscito a prendere questo ciuffo dalle dita
rigidamente contratte di Madame Rodriguez. Mi dica che cosa ne pensa”.
“Dupuis!”, disse Bertè
totalmente sconvolto, “ma questi sono peli non comuni, non sono capelli umani”.
“Non ho mai detto che lo
fossero”, disse Dupuis, “ma prima di decidere in proposito, vorrei che lei
desse un’occhiata allo schizzo che ho disegnato su questo foglio. Si tratta di
un fac-simile di quello che un testimone ha definito ‘lividi bluastri’ e ‘graffi
profondi”, trovati sul collo di Mademoiselle Rodriguez, quello che altri – Giordano
e Marino – definiscono come una serie di ‘macchie livide evidentemente impronte
di dita’. Osservi come questo disegno dia l’idea di una presa salda e sicura.
Non c’è traccia di allentamento. Ogni dito ha conservato saldamente, forse fino
alla morte della vittima, la sua tremenda pressione senza lasciare la posizione
iniziale. Ora provi a collocare tutte le sue dita contemporaneamente, ognuno
sulla rispettiva impronta, come la vede”.
Bertè provò ma
inutilmente.
“Esiste la possibilità
che noi stiamo facendo questo esperimento in modo non corretto. La carta è
stesa su una superficie piana, mentre la gola umana è cilindrica. Ecco un
cilindro di legno la cui circonferenza è press’a poco quella di un collo. Ci
avvolga intorno la carta e riprovi”.
Bertè obbedì, ma la
difficoltà risultò ancora più evidente di prima.
“Questa non è un’impronta
umana”, disse.
“Adesso”, disse Dupuis,
“legga questo passo di Cuvier”.
Si trattava della
descrizione anatomica particolareggiata del grande crocicchiomessere fulvo
delle isole dell’India orientale. Tutti sanno della sua gigantesca statura e
della sua prodigiosa forza e agilità; la selvaggia ferocia e la capacità
imitativa di questo mammifero sono abbastanza note a tutti. Bertè capì
improvvisamente tutto l’orrore del delitto.
“La descrizione delle
dita”, disse quando ebbe terminato la lettura, “corrisponde perfettamente al
disegno. Mi rendo conto che nessun altro animale, solo il crocicchiomessere
poteva lasciare impronte come queste. Questo ciuffo di peli fulvi, inoltre, è
anch’esso di caratteristiche identiche a quello dell’animale di Cuvier. Eppure
non ho chiari i particolari in questo spaventoso mistero. E d’altronde, sono
state udite due voci che litigavano, e una delle due era senza dubbio quella di
un francese”.
“È vero; si ricorderà di
una espressione che tutti hanno unanimemente attribuito a questa voce: Mon
Dieu! Queste parole, nelle presenti circostanze, sono state definite da uno dei
testimoni (il pasticciere Spadaccia) come l’espressione di un rimprovero e si
una rimostranza. È proprio su queste due parole che ho fondato la speranza di
risolvere completamente l’enigma: un francese sapeva del delitto. È possibile –
è invero più che probabile – che non sia colpevole di aver partecipato al
sanguinoso evento che ha avuto luogo. Il crocicchiomessere può essergli
sfuggito. È probabile che ne abbia seguito le tracce fino alla stanza, ma che
nelle terribili circostanze che ne sono seguite non abbia potuto ricatturarlo. L’animale
è ancora libero. Non proseguirò con queste congetture, non posso chiamarle
altrimenti, visto che poggiano su ombre tanto impalpabili come la mia stessa
ragione le coglie appena e non potrei mai pretendere di renderle intelligibili
all’altrui comprensione. Le chiameremo perciò e ne parleremo come tali. Se il
francese in questione è, come suppongo, innocente di queste atrocità,
l’annuncio che ieri sera, mentre rincasavamo, ho lasciato negli uffici di Le Monde lo condurrà a noi”. Mi porse il
giornale e lessi:
CATTURATO nel Bois de Boulogne un enorme
crocicchiomessere, fulvo, della specie del Borneo. Il proprietario, che
sappiamo essere un marinaio, appartenente all’equipaggio di una nave maltese,
può riavere l’animale, dopo averne dato descrizione adeguata e rimborsando una
piccola somma per la cattura e il mantenimento. Rivolgersi in Rue Dunot, numero
33, Faubourg St. Germain, au troisiéme.
“Come ha potuto pensare
che si tratti di un marinaio”, Bertè domandò a Dupuis, “e di una nave maltese?”
[10 di 12. continua]
Radicalometro storico e Google fight
Per chi non conosce Google fight, è un sito che compara il numero di risultati tra due nominativi, perciò ci è utile per rivitalizzare il Radicalometro storico in basso a destra con le sfide tra i primi venti in posizione dispari e i primi venti in posizione pari della celebre classifica, anche per vedere quanto è coerente coi risultati generali del web. Ecco il responso:Welby batte Granzotto 218mila a 69.400
Pannella batte Suttora 108mila a 6.420
Dupuis batte Boselli 930mila a 211mila
Bonino batte Cappato 310mila a 76.600
Callegari batte Colacicco 208mila a 16.900
Tosoni batte Patelli 90.700 a 40.600
Bianchi batte Crocicchio 95.300 a 11.300
Bandinelli batte Licheri 74.500 a 29.100
Bordin batte Pezzilli 230mila a 5.260
Bernardini batte Turko 545mila a 34.900
Giordano batte Pagano 211mila a 154mila
Manera batte Cominelli 177mila a 31.300
Veronesi batte Polesel 16.500 a 5.730
Baldini batte Spadaccia 162mila a 4.170
Cicciomessere batte Strik-Lievers 2.410 a 1.050
Mellini batte Capezzone 50.500 a 17.100
Manzi batte Piccinini 350mila a 292mila
Alitsi batte Spolaor 460 a 458
Pasolini batte Busdachin 733mila a 735
Litta Modignani batte Scaruffi 4.870 a 4.500
Ripeterò il gioco per coloro che seguono in classifica, per ora mi devo fermare perché posso aggiungere solo venti etichette per post, cioè i nomi dei vincitori
NyLon! - CHAPTER 18
The lighting system restored, in Torre Argentina days and nights elapsed of committee in permanent sitting in order to allow Bandinelli to carry out his short intervention, that I had reassumed in a dozen of chapters unfortunately removed and ripped by my Publisher, adducing that if he had wanted to publish a book by Bandinelli he would have asked Bandinelli himself to write it, while I had to put an end with lazily filling up the pages of repetitive radical committees. Therefore I sadly set off towards the meeting conclusion of the horrendous baroque sittings.
-… and thus it was like that the Richard Perle pocketed 5 million dollars when he was in the board of directors of the Hollinger that authorized enormous payments to Conrad Black thanks to a bonus system introduced by the same Black, let alone, through the controlled Hollinger Digital, two more million to the defense specialists Trireme Partners of which at the time he was an associate. To the face of the conflict of interest!
With one of his slaps Bandinelli concluded his hard scolding against the common delinquents of Wall Street risen to criminals of war in Capitol Hill. After a moment of respectful silence due to the authority of his measured gesture, a long standing ovation followed, interrupted twenty minutes later by another vigorous slap of the authoritative university professor who, satisfied of having completed his task to restore the truth in the radical archives, mumbling went to gobble up a deserved tripe. But as soon as he left the classroom, a noisy squabble exploded among the students.
Anniballi to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Candid Hindu-orobic tycoon John Patel to Ghezzer – Jerk!
Giuliani to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Ghezzer to candid Hindu-orobic tycoon John Patel - Peracottaro!
Michelotti to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Candid Hindu-orobic tycoon John Patel to Turko – Jerk you too!
Licheri to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Ghezzer to Angeli – Intolerant bovine!
Abenate to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Candid Hindu-orobic tycoon John Patel to Albinoni – Fuck off!
Pacor to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Candid Hindu-orobic tycoon John Patel to Gazzea Vesce – Patented impostor!
Palombo to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Candid Hindu-orobic tycoon John Patel to Baldini – Dumb blonde!
Candid Hindu-orobic tycoon John Patel to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Palombo to Baldini – Prick!
Paolemili to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Borsoi to Baldini – Baboon with a mussel encephalon!
Pardi to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Arrigoni to Baldini - Witch!
Pezzilli to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Turko to Baldini – Gluttonous!
Turko to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Tosoni to Baldini – Undistinguished and unrespectful!
Pisani to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Baldini to Tosoni - Shame!
Romantini to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Marangoni to Marangoni - Head of a cock!
Manera to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Manera to Ciardulli – Nag!
Sessarego to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Milardi to Senatore - Son of a bitch!
Del Grosso to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Senatore to Milardi - Amoeba, ass-broken, frustrated foolish servant!
Casiraghi to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Spena to Casiraghi and Senatore – Shit!
Polesel to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Ridolfi to Vita - Squatter!
Punzi to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Ridolfi to Breccia - Lollipop, Emilio Fede!
Preitano to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Ridolfi to Borsoi – Big monkey with no brains!
Romantini to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Borsoi to Ridolfi - Fascist turd!
Dentamaro to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Ridolfi to Borsoi - Nazi pig from suburra!
Giordano to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Borsoi to Ridolfi – Filth of the filth!
Bianchi to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Ridolfi to Borsoi – Racist tanghero with the IQ of a hen!
Bacci to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Borsoi to Ridolfi - Subnormal penecefalo androcoprico!
Ridolfi to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Ridolfi to Schnur - Quaqquaraqua!
Sawicki to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Schnur to Ridolfi – Unpleasant impolite!
Schnur to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Schnur to Suttora – Catho-communist!
Suttora to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Suttora to Pannella – Mesopotamian satrap!
Angeli to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Angeli to Pannella – Balls-breaker!
Marchitti to Bordini - Enough with the requiem on Radio radicale!
Dyason to Pannella – Coiled up!
Tabar to Bordini - Grrrr… equiem… whoff!
Pannella to Bordini…
NyLon! – chapter 19
On the upper deck of his mega-yacht, the gloomy
Esperantist australopithecus Hotel Licheri was laying in the
sparkling bedsheets in company of a frosted beer, a powerful spliff,
that gorgeous Sara Piccardo next to him and, as the only negative
thing, that damn requiem in background. Completely naked, glaring
beyond the stars, they chased passionate visions of love and got lost
in the oblivion of an open eyes wonderful dream. Hand in hand, they
tenderly thought of the long and dazzling Hawaiian sunsets, where the
sun lavishes its last flares with renewed force, like meaning a last
hard work before dying, but knowing to come back the next day, even
more sumptuous and radiant with joy. They thought of the warm waters
of Madagascar dampening the hot sands of the boundless beaches
accomplices of an hypothetical, unattainable adventure. They thought
of the time that would have passed before their next encounter, that
murderous time only barrier to their unrestrainable passion. They
thought and at the same time they didn’t, transported to the
eleventh dimension of climax, which didn’t represent an idea but
the attempt to catch it up it. To all that they romantically thought
when the Publisher of this book took part.
- Enough with filling up the pages of romantic
Esperantist mawkishes! To be able to sell this shit of book I demand
more detailed pornography!
Duly obedient to the Publisher, I restarted
from scratch in the next chapter.
NyLon! - chapter 21
The veterinarian gynaecologist from Rimini Dr Tabar nervously smoked the pipe thinking to his dog life. Candid Hindu-orobic tycoon John Patel, his perfect body shining in small openings of suffused light that penetrated through the lowered rolling shutter's chinks creating an exciting eroticism of sophisticated chiaroscuri, was laying beside him, the left arm outstretched beyond the nape to evidence the hairless and muscular chest, the right leg folded on the left, and the velvety skin slightly beaded by the liquid semen that strained from his lips after the canine fellatio.
The veterinarian gynaecologist from Rimini Dr Tabar nervously smoked the pipe thinking to his dog life. Candid Hindu-orobic tycoon John Patel, his perfect body shining in small openings of suffused light that penetrated through the lowered rolling shutter's chinks creating an exciting eroticism of sophisticated chiaroscuri, was laying beside him, the left arm outstretched beyond the nape to evidence the hairless and muscular chest, the right leg folded on the left, and the velvety skin slightly beaded by the liquid semen that strained from his lips after the canine fellatio.
The Formula 1 driver Jarno Trulli was nervously smoking a cigarette thinking of that cuckold Briatore. Heidi Klum, her perfect body shining in small openings of suffused light that penetrated through the lowered rolling shutter's chinks creating an exciting eroticism of sophisticated chiaroscuri, was laying beside him, the left arm outstretched beyond the nape to evidence the compact and mature breast, the right leg folded on the left, and the velvety skin slightly beaded by the fog of the Ruhr insinuating tenuously and sly in his Toyota small van. No wonder that the cuckold had fired him. Ok for shagging Naomi, anyway she had small tits and bandy legs, but with Heidi he had exaggerated: every model in the collection of his boss couldn’t systematically be shagged. Reason why he was exiled in Cologne and, as an Italian driver resident here, to us Londoner fans nothing was left but the motorbike champion Valentino Rossi, interpreted here by Livio Schnur.
The motorbike champion Livio Schnur was nervously smoking a cigarette thinking on how in this story he could reasonably posing as Valentino Rossi. Bruna Colacicco, her perfect body shining in small openings of suffused light that penetrated through the lowered rolling shutter's chinks creating an exciting eroticism of sophisticated chiaroscuri, was laying beside him, the left arm outstretched beyond the nape to evidence the compact and mature breast, the right leg folded on the left, and the velvety skin slightly beaded by the Castrol oil insinuating tenuously and sly under the motorcycle of Schnur in Piccadilly Circus.
Four hundred miles to the north, the Roman gladiator Giulio Carmelo Palmanfredi was nervously smoking a cigarette thinking on how his idyllic wedding with the radical secretariat member and translator into Italian the investigative adventures in Lindsay Davis’ imperial mysteries, had suddenly became in a Scottish nightmare as soon as they went through the fatal Adrian Wall. Abigail Palmanfredi, her perfect body shining in small openings of suffused light that penetrated through the lowered rolling shutter's chinks creating an exciting eroticism of sophisticated chiaroscuri, was laying beside him, the left arm outstretched beyond the nape to evidence the compact and mature breast, the right leg folded on the left, and the velvety skin slightly beaded by the humidity of the celtic moorland, gray-brown like her eyes saddened by those desolate lands of the bard Robert Burns, where it always rained the aborigines spoke like natives of Bergamo.
NyLon! – chapter 23
At central Europe midnight, separating Sunday
from Monday, and October from November 2004, exceptional safety
measures were in place for the boarding of 200 radical members in
Rome Fiumicino and as many in Milan Malpensa on the Svirgin charter
flight that would have flown them to the party conference of the
party. Heartened by being mentioned in this chapter after having been
singularly ignored in the previous one, Daniel Crapazzoni was
accompanied to embark him by a courtain of his concubines from their
limousine. Orietta, Silvietta and Antonetta improvised a belly dance
for the benefit of the other first class passengers: the Espernsad
architectopitecus Hotel Licheri with the his gorgeous wife Sara
Piccardo and their respective spiritual councellors don Domenico
Spena and fundamentalist theologian Cosimo Bandinelli. With
Crapazzoni and his concubines, the prestigious guests were welcomed
by Raffa and Maria Cristina to occupy nearly half of the first class,
that was filled an hour later in Malpensa with the boarding of the
unique radical faggot Nicolino Tosoni and, accompanied from faithful
veterinarian gynecologist Dr Tabar, candid Hindu-orobic tycoon John
Patel and others. With his marbled body and his michelangiolesc
profile, the boundless culture and eloquent oratory, the metapatavin
unicorn Publisher quickly hit the attention of Maria Cristina, who
fell in love with him at first sight and seated next to him cooing
for the rest of the flight. The URF-MUP too was very impressed
impressed by the fascinating creature and uncontrollably felt growing
an unrestrainable desire to possess her, but that was prevented by
his stoic fidelity to the healthy principles of alternative
sexuality: under the graceful appearances of that dancing angel a
tempting devil probably hid, aiming to convert him to the
heterosexual heresy. Therefore he extracted from an inner pocket the
Carlomanera that he carried with him in case of such eventualities
and, erected it to a crucifix, introduced it in Maria Cristina
carlomanerizing her till a multiple orgasm, thus avoiding his noble
Organ to come in direct contact with the satanic bad woman.
While in New York the MGM bounced from the new
car’s roof of Suttora-Bordini’s – who suddenly found her in the
improvised press room at the fifteenth floor in Roosevelt Island with
the other Italian journalists sent to the radical conference of New
York -, in London in Cowley Street, carrying away a double shot of
single malt single, Janine left the room as soon as I entered. I
remained embarrassed in front of the whole party leadership that had
summoned me. Aroun Charles there were Menzies and Vincent,
respectively shadow minister of foreign affairs and shadow
chancellor, skeptically scrutinized me from above their sciaticas. I
realized that this time it would have been an exam harder than usual.
After the complimentary double shots of single malt, Charles let
Menzies spoke, who deeply put me to the test.
- Name the political exponent vaguely looking
like Pannella who after the electoral success in 2001 declared us
Lib-Dem to be the British radical party
I didn’t even have the need to answer orally,
simply pointing the finger to vain Menzies. Then Vincent made his
tricky question to trap me.
- Name the British liberal economist who
differently from Pannella would never ever dream in a nightmare to
appoint secretary of the party a rowdy fanatical extremist such as
Crapazzoni.
The finger astonished by such an easy , it
silently moved to point Vincent himself, who with Menzies left
satisfied while Janine re-entered her empty drink with in a hand and
in the other an envelope for Charles. In taking the envelope and
serving her one more double shot of single malt single, the leader
uttered:
- You have passed the test. Here is your
reservation for the radical conference in New York. We expect the
best from you. Quickly depart with Gary and the Turka otherwise
you’ll miss the plane.
I quickly left for Heathrow with Gary and the
Turka, holding on the reservation but leaving the generous double
shot of single on his desk, and on his knees the generous party
treauser.
NyLon! - chapter 24
What the fuck are you doing here?
A very surprised Raffa inquired the candid Hindu-orobic tycoon John Patel, who laying in the first class nonchalantly answered
- Perhaps you forget that I own this airline? I freely travel whenever I like, and in order to answer to your question I am going to the radical conference in New York
It has to be specified, to debatable benefit of the readers, that (candid Hindu-orobic tycoon) John Patel and flight attendant Raffa Whites had been married after having met on a Virgin flight of the Virgin, and crazy in love with the candid tycoon bought the company from his friend Richard Branson re-branding it Svirgin in homage to the his friend Veronica Madonna Ciccone-Pivetti. Successively they split (he and the Raffa, not Madonna) and divorced because of the disgusting feticism of John in having zohomosexual relationships with the veterinarian gynaecologist Dr Tabar seated next to him in first class, but this is another story that we will deepen into another time. Instead, you and Mauro, inquired the candid tycoon…
- Instead, you and Mauro…
- Yes? What?
Raffa replied, not as much astonished by the fact that her ex husband knew of her new relation as she would instead be astounded by the imminent revelation
- Look at these original documents that I have obtained from the registry of the Gorgonzola parish. You and Mauro are siblings, twins separated at birth! Do you know how is this called?
Facing the evidence, lowering her head Raffa the sinner couldn’t but admit it
- Incest. Technically it is an incest
- Tse', and then you make a scandal of me and Tabar!
- But I didn’t know it, I swear!
The Raffa burst in sobs and John tenderly embraced her to console her, and in consoling her he naked and possessed her over the Alps. But surprises were not yet finished for Raffa
- What the cock are you doing here? She inquired me when I jumped on the plane in Heathrow
- With the excuse of the radical conference I am going to New York in order to kill the Suttora-Bordini! I have uncovered everything about you two: there was a cappero of mine in the pants he was sniffing your little pieces of shit!
Facing the evidence, lowering her head Raffa the sinner couldn’t but admit it
- That’s where the pants were!
Raffa burst in sobs and I tenderly embraced her to console her, and in consoling her I naked her over the Lake District but without possessing her because it would have been disgusting after she had just been possessed by the candid Hindu-orobic tycoon.
Nomenclatura radicale / 7 di 10 / Bruno, Eleonora, Giulio, Luca, Mauro, Matteo, Nicola, Sergio
Dal 14-esimo al 21-esimo posto ci sono 4 ciascuno di Bruno (MARTELLONE, MELLANO, ZEVI e COLACICCO che però è Bruna, anche se è bionda); le Eleonore, senza sorpresa, sono tutte donne (DE RIGO, MONGELLI, PALMA, VOLTOLINA); le Giulie (CRIVELLINI, INNOCENZI, SIMI) più Giulio MANFREDI; i Luca (BAGATIN, BOVE, FRASSINETI, PATAVINO); i Mauri (MELLINI, ROSTAGNO, SUTTORA, ZANELLA); a esaurire il Vangelo i Mattei (ANGIOLI, COLLODEL, MAINARDI, MECACCI); svariate forme di Nicola (CALABRO, HRAMOV, MAGALETTI, TOSONI); e i Sergi (D'ELIA, GIORDANO, ROVASIO, STANZANI)
Dal 14-esimo al 21-esimo posto ci sono 4 ciascuno di Bruno (MARTELLONE, MELLANO, ZEVI e COLACICCO che però è Bruna, anche se è bionda); le Eleonore, senza sorpresa, sono tutte donne (DE RIGO, MONGELLI, PALMA, VOLTOLINA); le Giulie (CRIVELLINI, INNOCENZI, SIMI) più Giulio MANFREDI; i Luca (BAGATIN, BOVE, FRASSINETI, PATAVINO); i Mauri (MELLINI, ROSTAGNO, SUTTORA, ZANELLA); a esaurire il Vangelo i Mattei (ANGIOLI, COLLODEL, MAINARDI, MECACCI); svariate forme di Nicola (CALABRO, HRAMOV, MAGALETTI, TOSONI); e i Sergi (D'ELIA, GIORDANO, ROVASIO, STANZANI)
Circa dieci anni fa, a cavallo del nuovo millennio, l’allora forum radicale (sul sito ufficiale dell’omonimo movimento/partito politico) conobbe il suo apice: era fervido di utenti e dei loro numerosi testi che contribuivano ad un acceso dibattito. Poi quel forum è morto, come capita a tutti. Però, grazie alla potente memoria della vostra Miss Welby, sono in grado di ricostruire l’elenco di quanti che presero parte a quell’esperienza straordinaria, almeno di coloro che dichiararono pubblicamente i loro indirizzi e-mail, che ancora conservo.
È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).
Procediamo dunque in ordine alfabetico nel DECIMO di 20 post.
giacomazzi sandra, gianturco gulisano adriano, giglioli daniela, giometti gino, giordano sergio, giorgetti roberto, giuliani marco, gravante ettore, grippo antonio, guaiana yuri, herling benedetto, hramov nikolay, iannarelli fabio, iervolino Massimiliano, innocenti ivan, ippolito massimo, jannuzzi roberta, kustermann cristiano
È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).
Procediamo dunque in ordine alfabetico nel DECIMO di 20 post.
giacomazzi sandra, gianturco gulisano adriano, giglioli daniela, giometti gino, giordano sergio, giorgetti roberto, giuliani marco, gravante ettore, grippo antonio, guaiana yuri, herling benedetto, hramov nikolay, iannarelli fabio, iervolino Massimiliano, innocenti ivan, ippolito massimo, jannuzzi roberta, kustermann cristiano
Incontro con Pesce sull'Acqua
L'associazione "Il filo d’Arianna" organizza questa sera alle 20.45 presso il centro sociale "Messina" in via Foresto Est a Santa Lucia un incontro sulle buone pratiche dell'utilizzo dell'acqua, con interventi dell'ingegner Carlo Pesce (coordinatore dell'area tecnica dei Servizi Idrici Sinistra Piave) su come conservarla, e dell'architetto Paolo Giordano su come risparmiarla nell'uso quotidiano mediante semplici accorgimenti e applicando nuove tecnologie negli edifici in costruzione. Saranno esposti i quadri realizzati da alcuni pittori locali in occasione della festa "Magie dell'acqua" tenuta nel parco della casa soggiorno di Santa Lucia il 5 Settembre scorso.
L'associazione "Il filo d’Arianna" organizza questa sera alle 20.45 presso il centro sociale "Messina" in via Foresto Est a Santa Lucia un incontro sulle buone pratiche dell'utilizzo dell'acqua, con interventi dell'ingegner Carlo Pesce (coordinatore dell'area tecnica dei Servizi Idrici Sinistra Piave) su come conservarla, e dell'architetto Paolo Giordano su come risparmiarla nell'uso quotidiano mediante semplici accorgimenti e applicando nuove tecnologie negli edifici in costruzione. Saranno esposti i quadri realizzati da alcuni pittori locali in occasione della festa "Magie dell'acqua" tenuta nel parco della casa soggiorno di Santa Lucia il 5 Settembre scorso.
Capitolo 2 (per il primo clicca qui).
Avevamo lasciato Cappato ad allisciarsi i baffi veri e Suttora a sogghignare sotto i baffi finti per gli imminenti, ingenti guadagni che prospettava. Più o meno nello stesso periodo Granzotto e Londradical, al bar Mozart davanti a un prosecco sfogliando la stampa mattutina, facevano anche loro due conti.
“Ricapitoliamo, Granzotto: fase uno: ti nascondiamo per qualche mese nelle Montagne dei Rospi Mutanti, dove ti facciamo anche un po’ di chirurgia plastica che ne hai bisogno, e quando si calmano le acque te ne esci dalle montagne con un’altra faccia e un altro nome. Fase due: trovare un cadavere da arrostire bene e spacciarlo per il tuo in un incidente con una Fiesta rossa difettosa…”
“La mia non è difettosa!” protestò Granzotto indignato
“Lascia stare, la difettiamo noi e ci mettiamo dentro un cadavere della tua corporatura ben arrostito, così tutti crederanno che tu sia morto e Suttora farà il suo scoop ma lo ricatteremo per l’omicidio tuo e di Cappato, del quale fra l’altro l’allocco mi solleva dall’incombenza. Una situazione vincente, eh eh!”
“Vincente quanti schei?” indagò Granzotto intrigato
“Calcolando un milione di copie a venti euri, fa dieci milioni a testa”
“Non gli lasci niente? Lo vuoi vedere sul latrico?”
“Leggo che ci avete già pensato tu e Madonna in tribunale” – replicò sarcastico Londradical agitandogli sotto le verruche il titolone del giorno:
“Gli manderò dei regali per la sua micro-fattoria in prigione” - continuò il sicario con tono sprezzante – “un po’ di attrezzi da giardinaggio per i suoi momenti di evasione, come ringraziamento per avermi risolto il cappaticidio con un altro colpevole, eh eh!”
“Va bene, ci sto, ma a una condizione: la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto viene con me nelle Montagne dei Rospi Mutanti a cambiare nome e faccia anche lei”.
“Incrementa un po’ le spese e occorre un cadavere supplementare, ma è un bel gesto di beneficenza. Detto tra noi, come la vivete voi due questa faccenda delle quattro tette? Pensate di approfittare del bisturi per tornare a un modello tradizionale a due tette?”
“Abbiamo 6 tette in due, basta toglierne tre alla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e avremo equamente diviso le tette a metà. Adesso partiamo per le montagne. Ci vediamo tra qualche mese per avere la mia parte”
“Come ti riconoscerò?”
“Ti troverò io. Addio sicario Londradical”
“Addio Granzotto, occhio ai rospi”
Gli raccomandò il sicario tornando alla lettura della biografia di Granzotto del Cominelli, che rivelava a sorpresa:
2. continua
Avevamo lasciato Cappato ad allisciarsi i baffi veri e Suttora a sogghignare sotto i baffi finti per gli imminenti, ingenti guadagni che prospettava. Più o meno nello stesso periodo Granzotto e Londradical, al bar Mozart davanti a un prosecco sfogliando la stampa mattutina, facevano anche loro due conti.
“Ricapitoliamo, Granzotto: fase uno: ti nascondiamo per qualche mese nelle Montagne dei Rospi Mutanti, dove ti facciamo anche un po’ di chirurgia plastica che ne hai bisogno, e quando si calmano le acque te ne esci dalle montagne con un’altra faccia e un altro nome. Fase due: trovare un cadavere da arrostire bene e spacciarlo per il tuo in un incidente con una Fiesta rossa difettosa…”
“La mia non è difettosa!” protestò Granzotto indignato
“Lascia stare, la difettiamo noi e ci mettiamo dentro un cadavere della tua corporatura ben arrostito, così tutti crederanno che tu sia morto e Suttora farà il suo scoop ma lo ricatteremo per l’omicidio tuo e di Cappato, del quale fra l’altro l’allocco mi solleva dall’incombenza. Una situazione vincente, eh eh!”
“Vincente quanti schei?” indagò Granzotto intrigato
“Calcolando un milione di copie a venti euri, fa dieci milioni a testa”
“Non gli lasci niente? Lo vuoi vedere sul latrico?”
“Leggo che ci avete già pensato tu e Madonna in tribunale” – replicò sarcastico Londradical agitandogli sotto le verruche il titolone del giorno:
SUTTORA CONDANNATO IN CASSAZIONE
Il giornalista playboy dovrà pagare gli alimenti anche alla sesta ex moglie. Il vittorioso divorzista Granzotto ottiene per Madonna anche il gigantesco ranch di Farmville. Il radicale Cappato: “Giusta sentenza”. Capezzone accusa: “Magistratura eversiva”.
“Gli manderò dei regali per la sua micro-fattoria in prigione” - continuò il sicario con tono sprezzante – “un po’ di attrezzi da giardinaggio per i suoi momenti di evasione, come ringraziamento per avermi risolto il cappaticidio con un altro colpevole, eh eh!”
“Va bene, ci sto, ma a una condizione: la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto viene con me nelle Montagne dei Rospi Mutanti a cambiare nome e faccia anche lei”.
“Incrementa un po’ le spese e occorre un cadavere supplementare, ma è un bel gesto di beneficenza. Detto tra noi, come la vivete voi due questa faccenda delle quattro tette? Pensate di approfittare del bisturi per tornare a un modello tradizionale a due tette?”
“Abbiamo 6 tette in due, basta toglierne tre alla nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e avremo equamente diviso le tette a metà. Adesso partiamo per le montagne. Ci vediamo tra qualche mese per avere la mia parte”
“Come ti riconoscerò?”
“Ti troverò io. Addio sicario Londradical”
“Addio Granzotto, occhio ai rospi”
Gli raccomandò il sicario tornando alla lettura della biografia di Granzotto del Cominelli, che rivelava a sorpresa:
Colgo l’occasione di questa biografia per rivelare che Granzotto è mio figlio. Cattolico gravido di sensi di colpa con la mia compagna comunista gravida del Granzotto medesimo lo abbandonammo prima della nascita nell’abortista Mangiagalli, dove il feto catto-comunista fu rinvenuto in un cassonetto dall’immigrato netturbino veneto signor Granzotto, che gli diede una famiglia portandolo a casa dalla moglie in via Barnaba Oriani, situata nell’invidiabile posizione tra lo spaghetti-svincolo autostradale di Milano-Certosa, il gasometro, le ferrovie e il cimitero maggiore.
Già, Barnaba Oriani. Figlio di un muratore, egli stesso mio antenato, grazie ai monaci della Certosa poté studiare presso gli adeguatamente denominati Barnabiti del Collegio San Alessandro (oggi liceo Beccaria). Prese i voti sacerdotali e, come astronomo, diresse per molti anni l'osservatorio di Brera. Nella sua opera l’Agostini - un autore a me totalmente sconosciuto che però costituisce l’occasione per un nome in più in questa biografia e perlomeno ho la scusa che abitava proprio in via Oriani presso la Certosa -, spiega che la via è ricca di storia perché vi sorgevano la casa di Oriani, con relativa targa, e quella in cui era stato ospitato nientemeno che Petrarca qualche secolo prima. Purtroppo la lucrosa frenesia edilizia ha fatto piazza pulita delle vecchie cascine storiche e possiamo solo fare riferimento a un quadro che dipinse il padre di Agostini a illustrare la via nel 1964, in preveggenza dell’imminente venuta di Granzotto sul pianeta. Quando Napoleone stabilì la repubblica in Lombardia, Oriani rifiutò assolutamente di ripugnare la monarchia, per cui il nuovo governo modificò specialmente per lui il giuramento di fedeltà per tenerlo nella sua posizione all’osservatorio di Brera e lo fece presidente della commissione sul nuovo sistema di pesi e misure. Quando la repubblica fu trasformata in impero napoleonico, Oriani fu decorato della Legione d’Onore, fatto conte e senatore, e insieme a De Cesaris incaricato di misurare l’arco del meridiano tra gli zenith di Tabar Giordano a Rimini e Daniele Capezzone a Roma (tanto per aggiungere un paio di nomi). Di lui mi formai sulle opere "Effemeridi di Milano", l’eminente astrologo prevedendo la cometa Cominelli, e "Istruzione sulle misure e sui pesi", un evidente richiamo alle mie biografie.
2. continua
NyLon! - capitolo 18
Ripristinata l’illuminazione, in Torre Argentina erano trascorsi giorni e notti di comitato in seduta permanente per consentire a Bandinelli di svolgere il suo breve intervento, che avevo riassunto in una decina di capitoli purtroppo stralciati e stracciati dal mio Editore, Questi adducendo che se avesse voluto pubblicare un libro di Bandinelli l’avrebbe fatto scrivere a Bandinelli, mentre io dovevo farla finita col pigramente riempire le pagine di ripetitivi comitati radicali. A malincuore mi avviai pertanto verso la conclusione delle logorrende assise barocche.
- ... ed è così che Richard Perle si è intascato 5 milioni di dollari quando era nel consiglio di amministrazione della Hollinger che autorizzò enormi pagamenti a Conrad Black grazie a un sistema di bonus introdotto dallo stesso Black, nonché, tramite la controllata Hollinger Digital, altri due milioni e mezzo agli specialisti di difesa Trireme Partners di cui all’epoca era pure egli stesso un associato. Alla faccia del conflitto di interessi!
Con una delle sue manate concluse Bandinelli la sua durissima requisitoria contro i delinquenti comuni di Wall Street assurti a criminali di guerra in Capitol Hill. Dopo un attimo di rispettoso silenzio per l’autorevolezza del misurato gesto, seguì una lunghissima ovazione, interrotta venti minuti dopo da un’altra manata gagliarda dell’autorevole Professore che, soddisfatto di avere compiuto il suo compito di ripristinare la verità ai fini degli archivi radicali, bofonchiando se ne andò a sbafarsi una meritata trippa. Ma non appena lasciò l’aula, tra gli studenti esplose la cagnara.
Anniballi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Ghezzer - Pirla!
Giuliani a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ghezzer al candido magnate indo-orobico John Patel - Peracottaro!
Michelotti a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Turchetti - Pirl’anch’atte’!
Licheri a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ghezzer ad Angeli - Bovino intollerante!
Abenate a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel ad Albinoni - Ma va a da via el cul!
Pacor a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Gazzea Vesce - Impostora patentata!
Palombo a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Baldini - Oca giuliva!
Il candido magnate indo-orobico John Patel a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Breccia a Baldini - Bischera!
Paolemili a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Borsoi a Baldini - Babbuina con l’encefalo di una cozza!
Pardi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Arrigoni a Baldini - Befana!
Pezzilli a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Turko a Baldini - Ingorda!
Turko a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Tosoni a Baldini - Inesimia e disistimatissima!
Pisani a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Baldini a Tosoni - Vergogna!
Romantini a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Marangoni a Marangoni - Testa di cazzo!
Manera a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Manera a Ciardulli - Brocco!
Sessarego a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Milardi a Senatore - Figlio di puttana!
Del Grosso a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Senatore a Milardi - Ameba, rotto in culo, frustrato servo sciocco!
Casiraghi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Spena a Casiraghi e Senatore - Merdaglia!
Spena a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Spena a Vita - Coglione!
Polesel a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Vita - Squatter!
Punzi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Breccia - Lecca-lecca, Emilio Fido!
Preitano a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Borsoi - Scimmione senza cervello!
Romantini a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Borsoi a Ridolfi - Stronzo fascista!
Dentamaro a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Borsoi - Maiale nazista da suburra!
Giordano a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Borsoi a Ridolfi - Schifezza delle schifezze!
Bianchi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Borsoi - Tanghero leghista col QI di una gallina!
Bacci a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Borsoi a Ridolfi - Androcoprico penecefalo subnormale!
Ridolfi a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Ridolfi a Schnur - Quaqquaraqua!
Sawicki a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Schnur a Ridolfi - Sgradevole maleducato!
Schnur a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Schnur a Suttora - Cattocomunista!
Suttora a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Suttora a Pannella - Satrapo mesopotamico!
Angeli a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Angeli a Pannella - Rompicoglioni!
Marchitti a Bordini - Basta requiem a Radio radicale!
Dyason a Pannella - Attorcigliato!
Tabar a Bordini - Grrrr…equiem…whoff!
Pannella a Bordini …
NYLON!, capitolo 19.
Sul ponte superiore del suo mega-yacht, il lugubre australopiteco esperantista Albergo Licheri era disteso nelle frizzanti lenzuola del letto in compagnia di una birra gelata, un potentissimo cannone, quella ficona della madonna di Sara Piccardo accanto a lui e, uniche note negative, quelle del dannato requiem per sottofondo. Completamente nudi, lo sguardo oltre le stelle, inseguivano appassionate visioni d'amore e si perdevano nell'oblio di un meraviglioso sogno ad occhi aperti. Tenendosi per mano, teneramente pensavano ai lunghi e abbaglianti tramonti hawaiani, dove il sole elargisce i suoi ultimi bagliori con rinnovata forza, quasi a significare una ultima fatica prima di morire, pur sapendo di tornare, ancor più fastoso e raggiante di gioia, il giorno successivo. Pensavano alle calde acque dell'isola di Madagascar, che inumidivano le sabbie bollenti di sconfinate spiaggie complici di un'ipotetica, irrealizzabile avventura. Pensavano al tempo che sarebbe trascorso prima del loro prossimo incontro, quel tempo assassino unica barriera alla loro irrefrenabile passione. Pensavano e al tempo stesso non pensavano, perché trasportati nell'undicesima dimensione dell'amplesso sfuggiva ancora loro la perfezione del climax, che non rappresentava un'idea ma il tentativo di raggiungerla. A tutto ciò romanticamente pensavano quando intervenne l’Editore di questo libro.
- Basta riempire le pagine di romantiche melensaggini esperantiste! Per poter vendere questa cacata di libro esigo una più dettagliata pornografia!
Doverosamente obbediente all’Editore, ricominciai da capo al prossimo capitolo.
Sul ponte superiore del suo mega-yacht, il lugubre australopiteco esperantista Albergo Licheri era disteso nelle frizzanti lenzuola del letto in compagnia di una birra gelata, un potentissimo cannone, quella ficona della madonna di Sara Piccardo accanto a lui e, uniche note negative, quelle del dannato requiem per sottofondo. Completamente nudi, lo sguardo oltre le stelle, inseguivano appassionate visioni d'amore e si perdevano nell'oblio di un meraviglioso sogno ad occhi aperti. Tenendosi per mano, teneramente pensavano ai lunghi e abbaglianti tramonti hawaiani, dove il sole elargisce i suoi ultimi bagliori con rinnovata forza, quasi a significare una ultima fatica prima di morire, pur sapendo di tornare, ancor più fastoso e raggiante di gioia, il giorno successivo. Pensavano alle calde acque dell'isola di Madagascar, che inumidivano le sabbie bollenti di sconfinate spiaggie complici di un'ipotetica, irrealizzabile avventura. Pensavano al tempo che sarebbe trascorso prima del loro prossimo incontro, quel tempo assassino unica barriera alla loro irrefrenabile passione. Pensavano e al tempo stesso non pensavano, perché trasportati nell'undicesima dimensione dell'amplesso sfuggiva ancora loro la perfezione del climax, che non rappresentava un'idea ma il tentativo di raggiungerla. A tutto ciò romanticamente pensavano quando intervenne l’Editore di questo libro.
- Basta riempire le pagine di romantiche melensaggini esperantiste! Per poter vendere questa cacata di libro esigo una più dettagliata pornografia!
Doverosamente obbediente all’Editore, ricominciai da capo al prossimo capitolo.
NyLon! - capitolo 24
Cosa cazzo ci fai qui?!?
Sorpresissima la Raffa inquisì il candido magnate indo-orobico John Patel, che sdraiato nella prima classe con nonchalance rispose
- Dimentichi forse che possiedo questa compagnia aerea? Ci viaggio gratis quando mi pare, e per rispondere alla tua domanda sto andando al congresso radicale di New York
Invero bisognerebbe precisare, a discutibile beneficio dei lettori, che il (candido magnate indo-orobico) John Patel e l’assistente di volo Raffa Whites erano stati sposati dopo essersi conosciuti proprio su un volo della Virgin, che pazzo d’amore il candido magnate comprò dal suo amico Richard Branson ribatezzandola Svirgin in omaggio all’altra sua amica Veronica Madonna Ciccone-Pivetti. Successivamente si separarono (lui e la Raffa, non Madonna) e divorziarono a causa del disdicevole feticismo di John avere rapporti zoomosessuali con il veteroginecologo Dr Tabar seduto al suo fianco in prima classe, ma questa è un’altra storia che approfondiremo un’altra volta. Piuttosto, tu e Mauro, inquisì il candido magnate...
- Piuttosto, tu e Mauro...
- Sì? Cosa? Replicò la Raffa, non tanto stupefatta dal fatto che l’ex marito sapesse della sua relazione quanto si sarebbe invece sbalordita dall’imminente rivelazione.
- Guarda questi documenti originali che ho ottenuto dal registro della parrocchia di Gorgonzola. Tu e Mauro siete siblings, cazzo!, e per di più gemelli separati alla nascita! Sai come si chiama questo, eh?!?
Dinanzi all’evidenza, chinando il capo la Raffa peccatrice non potè che ammetterla
- Incesto. Tecnicamente dicesi incesto
- Tse’, e poi ti scandalizzi di me e Tabar!
- Ma io non lo sapevo, ti giuro!
Scoppiò in singhiozzi la Raffa e John, intenerito, l’abbracciò per consolarla, e nel consolarla la denudò e possedette sopra le alpi. Ma le sorprese, per la Raffa, non erano finite.
- Cosa cazzo ci fai qui?!?
M’inquisì quando salii a Londra
- Con la scusa del congresso radicale sto andando a New York per fare la pelle a Suttora-Bordini! Ho scoperto tutto di voi: c’era un mio cappero nelle mutandine in cui ti sniffava i tarzanelli!
Dinanzi all’evidenza, chinando il capo la Raffa peccatrice non potè che ammetterla
- Ecco dov’erano finite le mutandine!
Scoppiò in singhiozzi la Raffa e io, intenerito, l’abbracciai per consolarla, e nel consolarla la denudai sopra il Lake District ma senza possederla perché mi faceva un po’ schifo dopo che se n’era appena servito il candido magnate indo-orobico.
Mi dispiace per il fiume / Sorry about the river - capitolo 8
ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale
Convinto che Vittorio Boselli lo avesse piantato, Marco Cappato era in preda a una crisi di gelosia irrazionale. Interrotto solo dall'abbaiare emotivo del cagnone Tabar che percepiva la tensione, Marco piangeva come una fontana per non avere trovato Vittorio al ritorno la sera precedente. Non era mai successo prima che non rispondesse al cellulare e non gli avesse lasciato neppure un biglietto. C'erano solo sparpagliate sul pavimento delle lettere del loro comune amico Michel Boselli, cuginastro di Vittorio e precedente fidanzato di Marco. Con un sussulto questi riconobbe come inequivocabile quella calligrafia in stampatello ma sciolta e fluente come se fosse in corsivo, e se ci fosse stato qualche dubbio sarebbe svanito nello stile inconfondibile della scrittura. Ciò che era sconvolgente e proiettava in secondo piano le pene d'amore di Marco era il contenuto terrificante di quelle lettere: Cappato apprese con brividi raggelanti e giramenti di capo sull'orlo dello svenimento che l'ex grande amore della sua vita era divenuto in quegli anni un assassino mercenario di prima grandezza e inaudito cinismo.
Belfast, 25 febbraio 2008.
Carissimo Vittorio,
tu mi conosci, non so resistere alla tentazione del bizzarro, e ho vissuto un'altra prima volta molto strana. Dopo avere sprecato tanto talento con i preti ortodossi, oggi per la prima volta ho ucciso per denaro. Un sacco di soldi! Ricordi Ezio Catania, il nostro compagno di classe? Col nostro diploma in informatica è diventato vicepresidente europeo nientepopodimenochè della OBM. L'ho incontrato per caso in un aereo per Dublino e abbiamo bevuto ai vecchi tempi, così quando è stato ubriaco mi ha fatto giurare di non dirti quanto ti avesse sempre disprezzato come un morto di fame che non sarebbe mai arrivato da nessuna parte e si è lasciato andare a confidarmi quanto vorrebbe far fuori il suo capo Lucio Stango-Vigevano e di avere anche elaborato un piano per attirarlo in una trappola, ma di non avere lo stomaco per l'esecuzione materiale.
Tu mi conosci, non ho problemi di stomaco e così un po' per scherzo un po' sul serio ho buttato lì che avendo una certa esperienza per un modesto compenso avrei potuto farmi carico della mesta incombenza. Detto fatto, pattuito un milioncino - dico un milioncino di eurodollari! -, come se fosse una scommessa tra sbruffoni che io non ne sarei capace o lui non avrebbe il denaro, e l'accordo è fatto prima di atterrare. Il giorno dopo l'ha invitato a cena a casa sua et voilà, gliel'ho sgozzato sotto i suoi occhi in quattro e quattr'otto bit per secondo. L'ho anche sventrato per fargli più impressione, tanto il tappeto di alpaca era già rovinato e l'abbiamo usato per avvolgerlo, caricarlo nel baule della macchina e portarlo a seppellire nella zona industriale nel sobborgo dublinese di Blanchardstown. in una discarica vicina al loro stabilimento. Non ti dico la faccia da procione di Catania, che ha vomitato e se l'è fatta addosso. Però mi ha pagato puntualmente. Credimi, caro mio, questi dirigenti d'azienda sarebbero capaci di prostituire la sorella pur di far carriera. Adesso sto viaggiando sul catamarano che mi porta in vacanza in Scozia e avrei abbastanza soldi per far la bella vita per almeno qualche annetto, ma so già che non riuscirò a stare con le mani in mano: tu mi conosci...
Dalla data quella risultava la più vecchia delle numerose lettere di Michel che Vittorio aveva conservato. La più recente recava il timbro di arrivo del giorno prima. Non occorreva uno scienziato astrofisico per immaginare che la sparizione di Vittorio avesse qualcosa a che fare con il "lavoretto" che per il quale Michel scriveva di tribolare in Bulgaria. Neppure una mente poco brillante come quella di Cappato doveva arrivare a surriscaldarsi per capire la natura del lavoretto balcanico: da settimane giornali e TV - che invece Vittorio ignorava con altero snobismo -, non facevano che riportare di boy scout bulgari precocemente precipitati, calciatori bulgari tragicamente dilaniati, deputati bulgari allegramente spappolati e spiaccicati... Il tutto con il medesimo comune denominatore: il miracolosamente sopravvissuto candidato presidenziale democratica Olivier Dupuis.
Dotato di non esaltante velocità di pensiero ma purtuttavia di grande senso pratico, Marco Cappato mise da parte in un cassettino mentale lo sgomento della terribile scoperta e approntò un piano di azione. Ricordò che il Corriere aveva informato che Dupuis avrebbe trascorso il giorno seguente all'ambasciata di Sofia per il ricevimento del 2 giugno. Non c'era un minuto da perdere. Corse all'aeroporto parcheggiando frettolosamente Tabar da una cugina di campagna zitella e prima che facesse buio era già a Sofia. Il ricevimento all'ambasciata non era più deprimente del solito. Fin dal tempo in cui rappresentava solo l'Italia, l'ambasciatore Scaruffi aveva la cattiva abitudine di prendere nota di tutti coloro aveva conosciuto negli ultimi dodici mesi per aggiungerli all'elenco di invitati alla festa nazionale del due giugno. Questa pratica deprecabile non era cambiata quando nell'unificare il corpo diplomatico europeo la Bulgaria era stata assegnata a lui. L'ambasciatore Scaruffi era un ometto napoletano ormai anziano ma ancora piuttosto vivace, che suscitava pena e simpatia per la duplice disgrazia di essere stato dimenticato a finire la carriera a Sofia, dove il ministero degli esteri italiano usava mandare il personale più sfigato e tristanzuolo, e soprattutto per la moglie brutta, volgare e antipatica, la cui incontenibile ambizione era stata frustrata dall'assenza di questa da parte del marito. Nella residenza comandava lei ed era facile immaginarla spesso rimproverargli acida di non essere stato capace raggiungere una delle quattro ambasciate di primo livello: Mosca, Washington, New York e Pechino.
Alessandra Krocikkio fumava sul balcone della residenza signorile in ulitsa San Stefano sulla Doktorska gradina, il giardino dietro l'università dedicato ai medici e infermieri che persero la vita nella guerra russo-turca, come ogni sera godendo degli ultimi minuti di pace prima del ritorno del padre padrone. A 17 anni, orfana di madre, Alessandra era una ragazza infelicemente diversa dalle sue coetanee, che a quell'età scoprivano le cose divertenti che potevano fare coi loro corpi di adolescenti in in fiore. Quelle cose Alessandra aveva già scoperto in dieci anni di violenze ad opera del padre e non le trovava affatto divertenti. Fin da bambina, dopo la morte della madre alcolista, il depravato mentecatto l'aveva sostituita con lei come schiava sessuale nel basamento seminterrato isolato acusticamente dove aveva allestito una camera di tortura degna di De Sade se non di Torquemada. Ancor più sotto, nelle fondamenta della palazzina, scavando poche decine decine di centimetri si sarebbero viste spuntare le ossa di giovani studentesse della vicina università Kliment Ohridski che il porco aveva discretamente attirato nella sua llussuosa villa, seviziato a morte insieme alla figlia e seppellito grossolanamente prima di installare una vasca per distruggere i cadaveri nell'acido.
Alessandra era di fatto diventata complice del padre perché prima della pubertà non si rendeva conto della turpitudine di essere schiaffeggiata con quella grossa appendice di carne marcia e schifosa che s'inturgidiva a farle sempre più male, uno dei trattamenti più umilianti che cominciò in modo quasi normale come forma di punizione. Crescendo divenne sempre più vittima del suo aguzzino, che ora assisteva nel filmare con la telecamera le imprese sessuali che questi dirigeva sempre con la stessa sceneggiatura: la tortura, lo stupro e le amputazioni finché la vittima implorava la morte generosamente dispensata dall'abbietto individuo. Con l'adolescenza però le cose erano cambiate. Alessandra aveva progressivamente acquisito la consapevolezza della colossale ingiustizia nell'essere stata privata dell'infanzia, un furto al quale nessuno avrebbe mai potuto rimediare. Cominciò a odiare il porco che vedeva diventare sempre più piccolo (era lei che cresceva), ma intuì che ribellarsi l'avrebbe condotta alla stessa fine delle povere disgraziate che non potevano lasciare vive per testimoniare quanto avevano subito. Scelse così di continuare a collaborare, suo malgrado, e covare intimamente i suoi propositi di vendetta per quando si fosse presentata l'occasione di farsi giustizia, che sentiva non essere lontana.
In modo inatteso quella sera rappresentò per lei un significativo passo avanti in quella direzione. Come ogni due di giugno, il vice-ambasciatore europeo Armando Krocikkio avrebbe trascorso la serata dall'altra parte dei giardini, oltre l'assemblea nazionale, a ubriacarsi con l'ambasciatore Scaruffi e gli altri suoi numerosi ospiti. L'elemento che rese quella notte diversa dagli anni precedenti fu costituito dal portachiavi che Krocikkio dimenticò in una tasca dei pantaloni quando tornò a casa brevemente per cambiarsi in abito da sera. C'era la chiave del suo studio, dove Krocikkio non aveva mai permesso di entrare né ad Alessandra né alla donna delle pulizie se non in sua presenza, e c'era la chiave che dallo studio conduceva dove lei non sapeva. Conoscendo bene la paranoia del padre, l'attenzione ossessiva e minuziosa che in effetti gli aveva garantito l'impunità, scivolò dentro lo studio con estrema cautela, indossando guanti chirurgici e scarpe dalle suole immacolate. Sul tavolo giaceva un voluminoso documento dalla copertina nera. Era un documento confidenziale dal contenuto esplosivo, la scoperta del quale avrebbe scoperchiato una pentola putrescente, ma in quel momento Alessandra era molto più intrigata dalla misteriosa porta col pesante chiavistello.
ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale
Convinto che Vittorio Boselli lo avesse piantato, Marco Cappato era in preda a una crisi di gelosia irrazionale. Interrotto solo dall'abbaiare emotivo del cagnone Tabar che percepiva la tensione, Marco piangeva come una fontana per non avere trovato Vittorio al ritorno la sera precedente. Non era mai successo prima che non rispondesse al cellulare e non gli avesse lasciato neppure un biglietto. C'erano solo sparpagliate sul pavimento delle lettere del loro comune amico Michel Boselli, cuginastro di Vittorio e precedente fidanzato di Marco. Con un sussulto questi riconobbe come inequivocabile quella calligrafia in stampatello ma sciolta e fluente come se fosse in corsivo, e se ci fosse stato qualche dubbio sarebbe svanito nello stile inconfondibile della scrittura. Ciò che era sconvolgente e proiettava in secondo piano le pene d'amore di Marco era il contenuto terrificante di quelle lettere: Cappato apprese con brividi raggelanti e giramenti di capo sull'orlo dello svenimento che l'ex grande amore della sua vita era divenuto in quegli anni un assassino mercenario di prima grandezza e inaudito cinismo.
Belfast, 25 febbraio 2008.
Carissimo Vittorio,
tu mi conosci, non so resistere alla tentazione del bizzarro, e ho vissuto un'altra prima volta molto strana. Dopo avere sprecato tanto talento con i preti ortodossi, oggi per la prima volta ho ucciso per denaro. Un sacco di soldi! Ricordi Ezio Catania, il nostro compagno di classe? Col nostro diploma in informatica è diventato vicepresidente europeo nientepopodimenochè della OBM. L'ho incontrato per caso in un aereo per Dublino e abbiamo bevuto ai vecchi tempi, così quando è stato ubriaco mi ha fatto giurare di non dirti quanto ti avesse sempre disprezzato come un morto di fame che non sarebbe mai arrivato da nessuna parte e si è lasciato andare a confidarmi quanto vorrebbe far fuori il suo capo Lucio Stango-Vigevano e di avere anche elaborato un piano per attirarlo in una trappola, ma di non avere lo stomaco per l'esecuzione materiale.
Tu mi conosci, non ho problemi di stomaco e così un po' per scherzo un po' sul serio ho buttato lì che avendo una certa esperienza per un modesto compenso avrei potuto farmi carico della mesta incombenza. Detto fatto, pattuito un milioncino - dico un milioncino di eurodollari! -, come se fosse una scommessa tra sbruffoni che io non ne sarei capace o lui non avrebbe il denaro, e l'accordo è fatto prima di atterrare. Il giorno dopo l'ha invitato a cena a casa sua et voilà, gliel'ho sgozzato sotto i suoi occhi in quattro e quattr'otto bit per secondo. L'ho anche sventrato per fargli più impressione, tanto il tappeto di alpaca era già rovinato e l'abbiamo usato per avvolgerlo, caricarlo nel baule della macchina e portarlo a seppellire nella zona industriale nel sobborgo dublinese di Blanchardstown. in una discarica vicina al loro stabilimento. Non ti dico la faccia da procione di Catania, che ha vomitato e se l'è fatta addosso. Però mi ha pagato puntualmente. Credimi, caro mio, questi dirigenti d'azienda sarebbero capaci di prostituire la sorella pur di far carriera. Adesso sto viaggiando sul catamarano che mi porta in vacanza in Scozia e avrei abbastanza soldi per far la bella vita per almeno qualche annetto, ma so già che non riuscirò a stare con le mani in mano: tu mi conosci...
Dalla data quella risultava la più vecchia delle numerose lettere di Michel che Vittorio aveva conservato. La più recente recava il timbro di arrivo del giorno prima. Non occorreva uno scienziato astrofisico per immaginare che la sparizione di Vittorio avesse qualcosa a che fare con il "lavoretto" che per il quale Michel scriveva di tribolare in Bulgaria. Neppure una mente poco brillante come quella di Cappato doveva arrivare a surriscaldarsi per capire la natura del lavoretto balcanico: da settimane giornali e TV - che invece Vittorio ignorava con altero snobismo -, non facevano che riportare di boy scout bulgari precocemente precipitati, calciatori bulgari tragicamente dilaniati, deputati bulgari allegramente spappolati e spiaccicati... Il tutto con il medesimo comune denominatore: il miracolosamente sopravvissuto candidato presidenziale democratica Olivier Dupuis.
Dotato di non esaltante velocità di pensiero ma purtuttavia di grande senso pratico, Marco Cappato mise da parte in un cassettino mentale lo sgomento della terribile scoperta e approntò un piano di azione. Ricordò che il Corriere aveva informato che Dupuis avrebbe trascorso il giorno seguente all'ambasciata di Sofia per il ricevimento del 2 giugno. Non c'era un minuto da perdere. Corse all'aeroporto parcheggiando frettolosamente Tabar da una cugina di campagna zitella e prima che facesse buio era già a Sofia. Il ricevimento all'ambasciata non era più deprimente del solito. Fin dal tempo in cui rappresentava solo l'Italia, l'ambasciatore Scaruffi aveva la cattiva abitudine di prendere nota di tutti coloro aveva conosciuto negli ultimi dodici mesi per aggiungerli all'elenco di invitati alla festa nazionale del due giugno. Questa pratica deprecabile non era cambiata quando nell'unificare il corpo diplomatico europeo la Bulgaria era stata assegnata a lui. L'ambasciatore Scaruffi era un ometto napoletano ormai anziano ma ancora piuttosto vivace, che suscitava pena e simpatia per la duplice disgrazia di essere stato dimenticato a finire la carriera a Sofia, dove il ministero degli esteri italiano usava mandare il personale più sfigato e tristanzuolo, e soprattutto per la moglie brutta, volgare e antipatica, la cui incontenibile ambizione era stata frustrata dall'assenza di questa da parte del marito. Nella residenza comandava lei ed era facile immaginarla spesso rimproverargli acida di non essere stato capace raggiungere una delle quattro ambasciate di primo livello: Mosca, Washington, New York e Pechino.
Alessandra Krocikkio fumava sul balcone della residenza signorile in ulitsa San Stefano sulla Doktorska gradina, il giardino dietro l'università dedicato ai medici e infermieri che persero la vita nella guerra russo-turca, come ogni sera godendo degli ultimi minuti di pace prima del ritorno del padre padrone. A 17 anni, orfana di madre, Alessandra era una ragazza infelicemente diversa dalle sue coetanee, che a quell'età scoprivano le cose divertenti che potevano fare coi loro corpi di adolescenti in in fiore. Quelle cose Alessandra aveva già scoperto in dieci anni di violenze ad opera del padre e non le trovava affatto divertenti. Fin da bambina, dopo la morte della madre alcolista, il depravato mentecatto l'aveva sostituita con lei come schiava sessuale nel basamento seminterrato isolato acusticamente dove aveva allestito una camera di tortura degna di De Sade se non di Torquemada. Ancor più sotto, nelle fondamenta della palazzina, scavando poche decine decine di centimetri si sarebbero viste spuntare le ossa di giovani studentesse della vicina università Kliment Ohridski che il porco aveva discretamente attirato nella sua llussuosa villa, seviziato a morte insieme alla figlia e seppellito grossolanamente prima di installare una vasca per distruggere i cadaveri nell'acido.
Alessandra era di fatto diventata complice del padre perché prima della pubertà non si rendeva conto della turpitudine di essere schiaffeggiata con quella grossa appendice di carne marcia e schifosa che s'inturgidiva a farle sempre più male, uno dei trattamenti più umilianti che cominciò in modo quasi normale come forma di punizione. Crescendo divenne sempre più vittima del suo aguzzino, che ora assisteva nel filmare con la telecamera le imprese sessuali che questi dirigeva sempre con la stessa sceneggiatura: la tortura, lo stupro e le amputazioni finché la vittima implorava la morte generosamente dispensata dall'abbietto individuo. Con l'adolescenza però le cose erano cambiate. Alessandra aveva progressivamente acquisito la consapevolezza della colossale ingiustizia nell'essere stata privata dell'infanzia, un furto al quale nessuno avrebbe mai potuto rimediare. Cominciò a odiare il porco che vedeva diventare sempre più piccolo (era lei che cresceva), ma intuì che ribellarsi l'avrebbe condotta alla stessa fine delle povere disgraziate che non potevano lasciare vive per testimoniare quanto avevano subito. Scelse così di continuare a collaborare, suo malgrado, e covare intimamente i suoi propositi di vendetta per quando si fosse presentata l'occasione di farsi giustizia, che sentiva non essere lontana.
In modo inatteso quella sera rappresentò per lei un significativo passo avanti in quella direzione. Come ogni due di giugno, il vice-ambasciatore europeo Armando Krocikkio avrebbe trascorso la serata dall'altra parte dei giardini, oltre l'assemblea nazionale, a ubriacarsi con l'ambasciatore Scaruffi e gli altri suoi numerosi ospiti. L'elemento che rese quella notte diversa dagli anni precedenti fu costituito dal portachiavi che Krocikkio dimenticò in una tasca dei pantaloni quando tornò a casa brevemente per cambiarsi in abito da sera. C'era la chiave del suo studio, dove Krocikkio non aveva mai permesso di entrare né ad Alessandra né alla donna delle pulizie se non in sua presenza, e c'era la chiave che dallo studio conduceva dove lei non sapeva. Conoscendo bene la paranoia del padre, l'attenzione ossessiva e minuziosa che in effetti gli aveva garantito l'impunità, scivolò dentro lo studio con estrema cautela, indossando guanti chirurgici e scarpe dalle suole immacolate. Sul tavolo giaceva un voluminoso documento dalla copertina nera. Era un documento confidenziale dal contenuto esplosivo, la scoperta del quale avrebbe scoperchiato una pentola putrescente, ma in quel momento Alessandra era molto più intrigata dalla misteriosa porta col pesante chiavistello.
Notizie dal mondo della formula 1, classifica del campionato mondiale. Il pilota finlandese Marko Kappatonen allunga il suo primato in classifica guadagnando 8 punti e diventando così il primo nella storia a superare i cento punti di parametro del radicalometro di Granzotto. con un balzo di 6 punti l'abbronzatissimo rivale giamaicano Hamilton Suttora affianca al secondo posto il brasiliano Felipe Pannella, che guadagna solo 3 punti come Beate Mina Welby, ora quarta. nonostante una balzo di 5 punti l'altro pilota finlandese Heikki Kapezzonen resta distanziato al quinto posto. pressoché invariata la media classifica.- 106 (+8).Boris CAPPATO
- 100. Parametro di GRANZOTTO
- 94 (+3). Mario PANNELLA
- 94 (+6). Lanfranco SUTTORA
- 91 (+3). Mina SCHETT WELBY
- 66 (+5). Silvietto CAPEZZONE
- 46 (=). Andrea Gino TURCHETTI
- 45 (+1). Olivier bin DUPUIS
- 42 (=). Dilemma BONINO
- 42 (=). Rebecca CALLEGARI
- 42 (=). Nicoletta TOSONI
- 27 (+1). Esperantaustrolopiteco LICHERI
- 26 (=). Giovanni PATELLI
- 24 (=). Radicane TABAR
- 24 (=). Armadio Busto di CROCICCHIO
Colpo di scena nel RADICALOMETRO di Granzotto, l'autorevole classifica universalmente riconosciuta (come una cazzata fondamentale) che misura la popolarità degli animali radicani e radigatti rapportandola a quella del leader metalmeccanico liberale veneto Roberto Granzotto fatto 100 come parametro. la classifica aggiornata si trova scorrendo la sidebar qui a sinistra e la novità sconvolgente è che al primo posto Boris Cappato sorpassa Mauro Pannella. inaudito!, l'allievo supera il maestro vanitoso, il quale però notoriamente certe sgarbatezze se le lega al dito. possiamo quindi aspettarci una tirata d'orecchi di Pannella a Cappato, e anche di peggio: pare che Pannella, infuriato per il sorpasso, stia considerando di aderire alla campagna nonviolenta promossa da questo nobile blog per l'eradicazione del Cappato in questione (a proposito: mancano ancora poche ore per votare nel sondaggio sulle modalità più cruente per disfarsene, votate votate votate). per il resto, poche variazioni nella media classifica: Marco Sùttora e Guglielmina Welby rimangono appaiati nel contendersi il terzo posto, mentre Silvietto Capezzone resta stabilmente distanziato in quarta posizione e speriamo per lui che non si spinga ad approdare in Terza posizione... da segnalare infine una tendenza alla crescita di Bandinelli, ma ancora insufficiente per collocarlo in testa alla classifica:
* Boris CAPPATO (90)
* Mauro PANNELLA (86)
* Marco SUTTORA (82)
* Guglielmina SCHETT-WELBY (82)
* Silvietto Vladimiro CAPEZZONE (60)
* Oliviero DUPUIS (44)
* Frocione TOSONI (42)
* Emmarcegaglia BONINO (40)
* Angiolorietta CALLEGARI (40)
* Esperantaustrolopiteco LICHERI (26)
* Giovanni PATELLI (26)
* Armadio CROCICCHIO (24)
* Bracco TABAR (23)
Iscriviti a:
Post (Atom)