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Il Radicalometro Storico è storico.
Ecco i primi dieci nella classifica definitiva:

1. PANNELLA (300)
2. WELBY (267)
3. SUTTORA (230)
4. BONINO (223)
5. CAPPATO (222)
6. DUPUIS (218)
7. BOSELLI (199)
8. TOSONI (137)
9. BERNARDINI (114), CROCICCHIO (114)
Uscita ieri sera a mangiare la pizza con l'ingegner Granzotto, docente di matematica nonché leader liberale del Veneto straordinariamente somigliante a Marco Cappato, questi mi ha spiegato (Granzotto, non Cappato) che pur non avendo molta fame avrebbe ugualmente preso la pizza media da 36 cm di diametro anziché quella piccola di 24 cm, in quanto per una piccola differenza di prezzo quella media è grande il doppio.

Trentasei doppio di ventiquattro?!? Sì, ha prontamente confermato il pizzaiolo Mister Bean, nella foto sopra interpretato dal premier Matteo Renzi, spiegando di avere egli stesso personalmente raccolto i prezzi di 74.476 pizze in 3.678 locali concorrenti. Questo succede perché la pizza è rotonda e la sua area cresce al quadrato del raggio: per esempio una pizza di mezzo metro di diametro è QUATTRO volte più grande di una pizza di 25 cm... In English: Npr




Uno scandalo in Padania
(liberamente ispirato ad Arthur Conan Doyle)

Solo una persona aveva mai battuto Sherlock Pannella.
Quella persona era Irene Bonino, e Pannella non l’avrebbe mai dimenticata.
Non avevo visto Pannella per qualche settimana. Dopo il mio matrimonio mi ero trasferito in un’altra parte di Londra. Pannella rimase nelle nostre stanze in Baker street, che a Roma si tradurrebbe in via della Panetteria. Lavoravo sodo come medico e non lo visitavo spesso perché ero molto occupato.

Una notte del marzo 1888 stavo ritornando a casa dopo avere visitato una donna malata in Baker street, che a Roma si direbbe via della Panetteria. Nel transitare davanti a quelle nostre vecchie stanze guardai in su e vidi una luce accesa nell’appartamento di Pannella. Potevo vederlo con le mani dietro la schiena e il capo chino. Pannella era al lavoro, stava pensando a qualche nuovo problema. Nessun problema aveva mai battuto Panella. Mi chiesi di cosa si trattasse e decisi di fargli visita per scoprirlo.

Pannella era accanto al caminetto, pensando profondamente. Nell’accogliermi non disse niente ma mi indicò una sedia. Pannella faceva sempre così quando pensava a un caso, ma pensai che fosse contento di vedermi. Finalmente mi porse un pezzo di carta: “Guarda questo, Granzotto, che ne pensi?”

Presi il pezzo di carta, era una nota senza indirizzo, né data o indirizzo, con scritto solo: “Un uomo la visiterà stasera alle otto meno un quarto. Non sia sorpreso dal fatto che indosserà una maschera. Non vi dirà il suo vero nome. Egli abbisogna del vostro consiglio circa una questione molto importante. Ciò deve rimanere un segreto”

“Questo è davvero un mistero – dissi – che cosa significa, Pannella?”
“Lo sapremo presto – rispose Pannella guardando fuori dalla finestra – un carroccio si è appena fermato alla nostra porta. Il nostro visitatore dev’essere un uomo importante”.
Pochi istanti dopo ci fu un bussare alla porta. “Entrate!” invitò Pannella.

L’uomo che entrò era molto alto. Indossava una maschera e i suoi abiti apparivano stranieri.
“Avete ricevuto la mia nota?” egli chiese
“Certamente - replicò Pannella – prego, si accomodi. Questo è il mio amico Dr Granzotto. La vostra nota non era firmata. Vorreste dirmi il vostro nome?”

“Potete chiamarmi Conte von Cappato. Provengo dalla Padania. Sono venuto a chiedervi consiglio, ma non dovete dire a nessuno della mia visita. E’ un re che lo vuole. Posso parlare liberamente di fronte al vostro amico?”

“Certamente – rispose Pannella – il Dr Granzotto mi aiuta spesso.. Potete parlare liberamente, Vostra Maestà”

L’uomo saltò sulla sedia e si strappò la maschera dal viso. “Avete indovinato – urlò – sono il Re di Padania e delle Due Calabrie. Come lo sapevate?”

“Era abbastanza facile – disse Pannella – possedete una bella carroccia e due bei capelli. Dovete essere un uomo ricco e importante”.
“Ma questo non spiega come lo sapeste…”
“Siete venuto a chiedermi consiglio – continuò Pannella – dite che non devo parlare a nessuno della vostra visita e che è un re a volerlo…”
“Ancora non vedo come possiate sapere”
“Siete padano. Ho sentito a Radio radicale che il Re di Padania e delle Due Calabrie si trova attualmente in città. Perciò voi dovete essere il Re. La prego di dirmi come posso aiutarla”.
“Questi sono i fatti – cominciò il Re – Circa cinque anni fa conobbi una signora dal nome Irene Bonino. Forse avete sentito parlare di lei?”
“Cercherò nelle mie note” – disse Pannella dirigendosi a una scatola piena di carte. C’erano note riguardanti centinaia di persone nelle sue carte. Dopo qualche istante ne trasse una – “Irene Bonino – lesse – Nata nel New Jersey nel 1858. Cantante alla Scala e a Varsavia, attualmente vive a qui a Londra”. Pannella si rivolse al Re.

“Cinque anni fa Irene Bonino viveva a Varsavia. L’avete conosciuta là?”
“Sì” disse il Re.
“Ve ne innamoraste e le scriveste alcune lettere. Ora volete che la signora ve le restituisca”
“Sì, ma come…”
“Ci fu un matrimonio segreto?”
“No”
“Firmaste dei documenti legali?”
“Nessuno”
“Quindi non c’è problema”
“Ma le lettere…”
“Potete dire di non averle scritte”
“Lei possiede una fotografia”, disse il Re.
“Forse l’ha acquistata”
“Ma siamo insieme nella foto”
“Oh!” – disse Pannella – “In tal caso è diverso. Dovrete comprare la foto”
“Ci ho provato, ma lei non la vuole vendere”
“Allora rubategliela”
“Per due volte ho pagato degli uomini per rubargliela, ma non sono riusciti a trovare la foto a casa sua”
Pannella rise. “Abbiamo un bel problema” – disse – “Che cosa intende fare della foto la signora?”
“Il Re di Vallonia e Transilvania, Olivieru Dupuisu, ha una figlia che sto per sposare. Irene Bonino userà la foto per impedire il matrimonio”
“Sapevo che state per sposarvi” – disse Pannella – “Come farà Irene Bonino a impedirvelo?”
“Spedirà la foto al Re di Vallonia e Transilvania. Egli teme ogni scandalo e impedirà il matrimonio”
“E perché Irene Bonino non vuole che sposiate la principessa?”
“La solita storia. E’ ancora innamorata di me e vuole che sposi lei”
“Siete certo che non abbia ancora spedito la foto?”
“Ne sono sicuro”
“Perché?”
“Sta aspettando fino a quando la data delle nozze sarà pubblicata da Radio radicale, cioè lunedì prossimo. A quel punto spedirà la foto al Re”
“Quindi abbiamo tre giorni di tempo” – disse Pannella – “Vi fermerete a Londra?”
“Certamente, starò all’Hotel Ergife”
“Allora vi scriverò lì. Avrò presto alcune notizie per voi. Ed ora, la questione dei soldi…”
“Fate il vostro prezzo” – disse il Re – “Darei qualunque cosa per avere quella fotografia”
“Avrò bisogno di un po’ di denaro subito” – disse Pannella – “Dovrò pagare per farmi aiutare”
Il Re prese alcune banconote da una tasca. “Ecco mille sterline” – disse – “spero che siano sufficienti”
Pannella prese il denaro. “Qual’è l’indirizzo della signora?”
“Bra Lodge, Serpentine Avenue, St John’s Wood”
Pannella ne prese nota. “Ancora una domanda” – disse – “Quant’è grande la foto?”
“E’ piuttosto grande. Circa trenta centimetri per venti”
“Allora buona notte, Vostra Maestà, Avrete presto mie notizie. E buona notte a voi, Granzotto” – aggiunse mentre il Re usciva – “Verreste a trovarmi domani pomeriggio alle tre? Gradirei il vostro aiuto”.

1 di 4. continua


Alle tre del pomeriggio seguente mi recai in Baker street, che a Roma si direbbe via della Panetteria. Pannella non era ancora tornato. Scoprii che era uscito alle otto del mattino e lo aspettai nelle sue stanze. Erano le quattro quando la porta si aprì. Ne entrò un uomo vestito da cocchiere, coi capelli lunghi e la faccia rossa. Era Pannella! Senza dire una parola andò nella sua camera da letto e ne uscì cinque minuti dopo. Si era lavato il viso e indossava i suoi abiti abituali.

Sedette vicino al caminetto, ridendo. “Bene, Granzotto” – “Che cosa pensate che abbia fatto oggi?”
“Mi faccia pensare… Avete osservato la casa di Irene Bonino”
“Proprio così. Sono uscito stamane alle otto vestito da cocchiere. Presto ho trovato Bra Lodge. E’ una villa con giardino sul retro. Nella strada di fianco ci sono altri edifici. E’ su quella strada che vengono tenuti cavalli e carrocci. Vi ho conosciuto un cocchiere che mi ha detto tutto di Irene Bonino”.
“Che cosa vi ha detto?”, chiesi
“Che è molto bella. Vive in modo quieto e canta ai concerti. Esce ogni giorno alle cinque e ritorna alle sette in punto per la cena. Solo un uomo la visita, scuro e di bell’aspetto. Si reca alla villa ogni giorno. Il suo nome è Godfrey Crocicchio ed è avvocato”
“Siete stato occupato”, osservai
“Non è tutto” – continuò Pannella – “Questo Godfrey Crocicchio è un uomo molto importante.. Potrebbe semplicemente essere il suo avvocato oppure un suo amico. Potrebbe esserne innamorato. Se è solo il suo avvocato, forse lei potrebbe avergli dato la fotografia. Se invece sono amanti, le potrebbe non volere che la vedesse. In questo caso la foto potrebbe essere a casa sua. Mentre ero lì, arrivò un carroccio e ne sbucò fuori un uomo, scuro e di bell’aspetto. Era Godfrey Crocicchio e sembrava di gran fretta. Urlò al cocchiere di aspettare e corse nella villa. Vi rimase per circa mezz’ora. Potevo vederlo attraverso la finestra del salotto. Sembrava molto agitato. Non potevo vedere la donna. Poi uscì e corse al carroccio guardando l’orologio. ‘portami in Regent Street, devo comprare un anello. Poi portami alla chiesa di Santa Monica in Edgware Road’ – urlò al cocchiere – ‘ti darò una sterlina se mi ci porti in venti minuti’. Il suo carroccio partì e subito quello di Irene Bonino la venne a prendere. ‘Alla chiesa di Santa Monica, John’ urlò la suo cocchiere, che a sua volta partì. Decisi di seguirla saltando su un carroccio di passaggio Arrivai alla chiesa e mi ci precipitai dentro. Non c’era nessuno eccetto Irene Bonino, Godfrey Crocicchio e un prete. Quando entrai tutti mi guardarono. Godfrey Crocicchio corse verso di me. ‘ Vieni con me’ – urlò – ‘ci serve un testimone. Non ci vorrà molto, solo pochi minuti. Senza un testimone il matrimonio non sarà legale’ disse trascinandomi verso l’altare. Così sono stato testimone del matrimonio di Irene Bonino e Godfrey Crocicchio. Tutto fu veloce. L’uomo mi ringraziò e la donna mi diede una sterlina. Il prete sorrise. Quando ci penso mi viene da ridere. Il prete aveva rifiutato di sposarli senza un testimone. Hanno avuto Sherlock Pannella come testimone”

“Così sono sposati” – dissi – “Sembra che fossero in gran fretta. Qual è la ragione?”
“Penso che Irene Bonino abbia paura” – disse Pannella – “Qualcuno ha cercato per due volte di rubare la fotografia. Penso che abbia deciso di sposare Crocicchio e lasciare l’Inghilterra”
“Pensate che il Re potrebbe farle del male?” chiesi
“Non lo so” – disse Pannella – “Ma lei sembra temerlo”
“Cosa avete fatto dopo avere lasciato la chiesa?” chiesi
“Bene” rispose Pannella – “Ho pensato che avrebbero lasciato Londra immediatamente. Sono rimasto sorpreso quando ho udito la donna dirgli ‘Andrò al parco alle cinque come al solito’. Sono partiti separatamente. Ora devo muovermi rapidamente. Mi aiuterete, Granzotto?”
“Certamente” – gli dissi – “Che cosa volete che faccia?”
“Adesso sono quasi le cinque” – disse Pannella – “Tra due ore dobbiamo essere a Bra Lodge. La donna vi fa ritorno alle sette e noi dobbiamo essere lì per incontrarla”
“E poi?”
“Accadrà qualcosa che vi sorprenderà. Ma all’inizio non dovrete fare nulla, chiaro? Quattro o cinque minuti più tardi la finestra del salotto si aprirà. Voi rimarrete a quella finestra”
“E poi?”
“Dovrete osservarmi, potermi vedere. Quando alzerò la mano… così… voglia che scagliate qualcosa nella stanza. E poi griderete ‘Al fuoco! Al fuoco!’”
“E questo è tutto?”
“Sì” – disse Pannella – “tirerete questa dentro la stanza”
“Una bomba fumogena?” – sobbalzai – “Ma è pericolosa?”
“Niente affatto” – sorrise Pannella – “Farà un mucchio di fumo. Questo è tutto. Quando l’avrete lanciata e gridato ‘Al fuoco!’ andate ad aspettarmi alla fine della via”

2 di 4. continua


Pannella tornò nella sua camera da letto. Quando ne uscì, era vestito da prete.
Erano le sei meno un quarto quando lasciammo Baker Street, che a Roma si chiamerebbe via della Panetteria. Arrivammo in Serpentine Avenue alle sette meno dieci. Si faceva buio mentre aspettavamo vicino a Bra Lodge. Fui sorpreso di vedere tanta gente lì attorno. Alcuni uomini sostavano vicino alla villa. Due sodati parlavano a una ragazza. Alcuni altri uomini erano all’angolo.
Alle sette in punto il carroccio di Irene Bonino entrò nel viale, diretto alla porta di Bra Lodge. Mentre sostava, un uomo corse avanti per aprire il portello del carroccio. Uno dei soldati arrivò immediatamente e lo spinse via dal carroccio, dando inizio a una rissa. Il secondo soldato e un altro uomo vi si buttarono. Irene Bonino era ora nel nezzo di una folla di uomini che si menavano. Pannella accorse per aiutarla. Come la raggiunse, gridò e cadde a terra. Il sangue scorreva sul suo viso. Quando Pannella cadde, la lotta si fermò. Gli uomini che si erano picchiati fuggirono lungo la via. Quelli che erano all’angolo vennero in soccorso di Pannella.
“Come sta?” urlò Irene Bonino
“E’ morto” disse qualcuno
“No, non lo è” – disse un altro – “ma sta morendo”
“E’ un uomo coraggioso” - disse la ragazza che prima stava parlando coi soldati – “Stavano per rubare la borsa della signora e lui li ha fermati. Ah, respira. Ma non può stare sulla strada” – la ragazza si rivolse a Irene Bonino – “Forse potremmo portarlo dentro la casa?”
“Certamente” – ella rispose – “Portatelo nel salotto. Prego, da questa parte”
Con cautela gli uomini trasportarono l’anziano sacerdote dentro il salotto di Bra Lodge. Andai alla finestra. Potevo vedere Pannella sdraiato su una sedia. Ricordai le sue istruzioni e presi da tasca la bomba fumogena. Pannella si rizzò sulla sedia e indicò la finestra. La donna vi accorse per aprirla. Pannella sollevò una mano. Gettai la bomba fumogena nella stanza e urlai “Al fuoco!”
Immediatamente la folla ripetè “Al fuoco!” e io andai all’angolo della via. Dieci minuti dopo Pannella mi raggiunse e cominciammo a camminare verso Baker Street, che a Roma si chiamerebbe via della Panetteria.
“Ottimo lavoro, Granzotto” – disse – “il risultato è stato davvero molto buono”
“Avete preso la fotografia?”
“So dove si trova”
“E come l’avete scoperto?”
“Lei me l’ha fatta vedere”
“La prego di spiegarmi, Pannella”
“E’ stato piuttosto facile” – rise – “Ho pagato tutta quella gente per aiutarmi”
“Lo pensavo”
“Quando è iniziata la rissa, sono corso avanti e caduto a terra. Avevo della vernice rossa in mano e me la sono spalmata in faccia perché sembrasse sangue”
“Ovviamente”
“Poi mi hanno portato dentro la villa. Doveva farmi entrare, che altro poteva fare? E proprio nel salotto. Sapevo che la fotografia doveva essere o lì o nella camera da letto. Mi hanno messo a sedere e voi avete avuto la possibilità di intervenire”
“In che modo questo vi ha aiutato?”
“Era molto importante. Cosa fa una donna in caso di incendio? Corre a mettere in salvo le sue cose più preziose. Una donna sposata salva i suoi bambini. Una nubile salva i suoi gioielli. Ora, quel’è la cosa di maggior valore per la nostra signora? La fotografia, ovviamente. Ha pensato che vi fosse un incendio ed è corsa a salvarla. E’ nascosta dietro un dipinto, e lei è andata direttamente lì. L’ho vista mentre la tirava fuori. A quel punto ho gridato che non c’era alcun incendio e lei ha rimesso a posto la fotografia. Ha guardato la bomba fumogena ed è scappata via. Da quel momento non l’ho più vista. Stavo per impossessarmi della fotografia quando è entrato il suo cocchiere. Mi è sembrato più sicuro attendere più tardi”
“E mo’?” domandai
“Domani faremo visita ala signora. Chiederò al Re di venire con noi. L’attenderemo nel salotto, ma quando arriverà non saremo più lì. Il Re potrà prendere la fotografia da sé”
“E a che ora ci andrete?”
“Alle otto del mattino. Sarà ancora a letto. Sarà facile prendere la foto. Devo subito spedire un messaggio al Re”

A questo punto avevamo raggiunto Baker Street, che a Roma si chiamerebbe via della Panetteria. Arrivati alla porta un passante disse
“Buona sera, Mister Sherlock Pannella”
C’era un sacco di gente in strada a quell’ora. La persona che aveva parlato aveva l’aspetto di un giovane che passò via veloce.
“Ho già sentito quella voce” – disse Pannella “Mi domando di chi sia”.

3 di 4. continua



Quella notte dormii in Baker Street, che a Roma si direbbe via della Panetteria. Stavamo facendo colazione quando il Re di Padania e delle Due Calabrie si precipitò nella stanza.
“Siete davvero riuscito a prendere la fotografia?”
“Non ancora” – disse Pannella
“Ma sperate di prenderla”
“Lo spero”
“Allora andiamo” – disse il Re – “Andiamo subito. Il mio carroccio è alla porta”
Pochi minuti dopo partimmo per Bra Lodge.
“Irene Bonino è sposata” – disse Pannella
“Sposata! Quando?”
“Ieri”
“Ma con chi?”
“Con un avvocato di nome Crocicchio”
“Ma lei non lo ama”
“Spero di sì”
“E perché”
“Perché il vostro matrimonio sarà al sicuro. Se ama Crocicchio, non ama voi. E se non vi ama, non tenterà di fermare il vostro matrimonio”
“Questo è vero” – disse il Re.
La porta di Bra Lodge era aperta. Una vecchia donna stava sugli scalini.
“Mr Sherlock Pannella?” gli chiese
“Sono Mr Pannella” – disse il mio amico
“La signora Crocicchio mi ha detto che sareste venuto. E’ partita questa mattina con suo marito. Sono andati in Francia”
“Cosa!” – urlò Pannella – “Ha lasciato il Paese?”
“E non tornerà mai più”
“E la fotografia?” – urlò il Re – “l’ha presa con sé?”
“Ora vedremo” – disse Pannella. Spinse da una parte la vecchia e corse nel salotto. Il Re ed io lo seguimmo. Pannella andò a un quadro vicino alla porta e lo girò. Una fotografia e una lettera erano fissate sul retro. La fotografia ritraeva Irene Bonino in abito da sera. Sulla lettera c’erano le parole “Per Mr Sherlock Pannella”.
Il mio amico aprì la lettera e la leggemmo insieme. Diceva:


Mio caro Mr Pannella,
Siete stato molto intelligente. Avete scoperto dove si trovava la fotografia. Non lo sapevo finché ho visto la bomba fumogena. Qualcuno mi aveva detto che il Re vi avrebbe chiesto di aiutarlo. Mi hanno perfino dato il vostro indirizzo. Ma non sapevo che il vecchio prete foste davvero voi, Mr Pannella. Quando ho lasciato il salotto ho mandato il mio cocchiere ad osservarvi. Poi mi sono vestita da uomo e vi o seguito fino a Baker Street, che a Roma si direbbe via della Panetteria. Dovevo sapere se foste davvero voi. Ero il giovane che vi ha augurato buona notte. Poi sono andata a incontrare mio marito.
Abbiamo deciso che era meglio lasciare l’Inghilterra immediatamente. Non vogliamo lottare contro di voi, Mr Pannella. Sappiamo che alla fine vincereste. Il Re non deve preoccuparsi della fotografia. Non farò nulla per fermare il suo matrimonio. Amo un uomo migliore di lui. Il Re è stato crudele con me. Io lo temo, perciò terrò la foto. Finché l’avrò, lui non oserà farmi del male. Lascio un’altra fotografia che forse lui vorrebbe conservare. Caro Mr Sherlock Pannella, cordiali saluti,
Irene Bonino


“Che donna, oh che donna!” – gridò il Re di Padania e delle Due Calabrie. “Sarebbe stata una buona Regina, ma c’è una tale differenza tra di noi”
“Sì, sembra proprio esserci una grande differenza tra di voi” – disse Pannella gelido – “Mi dispiace molto che non siamo riusciti a prenderle la fotografia”
“Mio caro Mr Pannella” – gridò il Re – “Questo non è importante. Lei ha fatto una promessa e mantiene sempre le promesse. Il mio matrimonio è salvo”
“Sono lieto di sentire Vostra Maestà dire questo” – disse Pannella
“Come posso ringraziarvi, Mr Pannella? Volete questo anello? E’ molto prezioso”
“Vostra Maestà ha qualcosa che mi è molto più prezioso” – disse Pannella
“Ditemelo, vi prego”
Pannella sollevò la foto di Irene Bonino in abito da sera
“Questa fotografia” – disse
Il Re sembrò molto sorpreso.
“La foto di Irene!” – gridò – “Certamente, se la volete”
“Grazie, Vostra Maestà. Non rimane altro da fare. Vi auguro un’ottima mattinata”. Pannella si voltò. Forse non vide la mano che il Re gli porgeva. Tornai con Pannella in Baker Street, che a Roma si chiamerebbe via della Panetteria.

fine
Io, Alitalia e Maurizio Lupi
(per consultare altri ministri del governo italiano vedi anche Emma Bonino, Beatrice Lorenzin e Flavio Zanonato)

Da quando il ministro dei trasporti mi ha nominato commissario di Alitalia, la mia vita è diventata un inferno.

A parte Emma Bonino, che mi chiama ad ogni ora del giorno e della notte per chiedermi un 777 con equipaggio per andare a fare la pipì da qualche parte nel mondo (e a Bonino non posso dire di no, è lei stessa che mi ha raccomandato per questo umile posto di lavoro, devo dimostrarle riconoscenza);

E a parte Papa Francesco, che pure lui mi telefona: "Buonasera figliolo, ce l'avresti mica un 777 con equipaggio, che' domani vorrei fare un salto a salutare i miei amici a Baires?", e pure a lui, minchia, come si fa a dirgli di no? Anche se sono anticlericale è pur sempre il papa, dio bonino, non è mica un monsignore qualsiasi da mettere su un ATR turboelica.

Vabbè, insomma, un paio di 777 per Bonino e Francesco li si trovano sempre, ma Suttora esagera:

Cia' Miche', congratula' pel tu' novo ingarigo prestidigitoso. E penzà che pochi mesi fa stavi per la strada, mo' se gontinui gosì la Bonino te da pure un posto da staggista a Raddio radigale. Ma te voledo dì, ahò, che c'avresti mica un 777 da prestamme che devo anna' a Niuyorche pe' a festa de compreanno de Granzotto? Ahò, ce sta pure querra figona dea Maije!

Purtroppo l'italiano di Mauro Suttora, un tempo eccellente, è decaduto, deceduto a causa delle sue frequentazioni romanacce. Traduco: anche Suttora mi chiede in prestito un Boeing 777 per andare a New York al compleanno della rockstar Roberto Granzotto insieme alla sua fidanzata Maria Giovanna Maglie, per cui gli occorre un aeromobile con la fusoliera wide-body. Come commissario di Alitalia faccio due conti e infatti vedo che sono liberi negli hangar solo un paio di Boeing, uno per Bonino e l'altro per Bergoglio. Dovrò mettere Suttora su quello di Bergoglio, così magari Francesco ne approfitta e lo intervista per l'Osservatore romano, anche se poi i suoi articoli non glieli pubblicano mai.

In fondo non è poi così complicato gestire una compagnia aerea. Con l'approvazione del nuovo azionista, Poste Venete, ho deciso che tutti i voli faranno scalo come hub ad Aviano, aeroporto militare americano nella vicina exclave italiana del Friuli. Quando si sono visti arrivare il primo 777, inatteso, gli americani sono rimasti di sasso. D'altronde non potevano mica tirarlo giù di brutto, è un aereo civile di un paese amico. Da allora è un viavai continuo di 777 e anche tanti Airbus su questa bellissima pista di 4 km, sotto-utilizzata dai tempi del Vietnam (tranne un fulmineo revival in ex-Yugo). La pista è talmente lunga che ci atterrano anche le mega-astronavi aliene perché la si vede dai loro satelliti, e peraltro anche i nostri è da qui che decollavano, come adesso i miei 777 Alitalia.

Con tutta la loro superpotenza militare, questi tonti di americani non sanno che pesci pigliare: tutto quello che possono fare è cacciare via il 777, ordinargli di decollare immediatamente. Bene!, dico io, questa è efficienza. Infatti secondo la mia filosofia AZiendale della nuova Alitalia, Aviano non è che un aeroporto di interscambio, un vero hub. Ragioniamo: si è mai visto un individuo sano di mente che voglia veramente andare a Pordenone come meta? No, e allora la gente normale resta seduta dentro al 777 finché decolla nuovamente per destinazioni più interessanti. E come il Boeing decolla, zac!, ti ci faccio subito atterrare un Airbus, e così via. La USAF è molto perplessa, depressa da questa situazione, ma cazzo vuoi che facciano? I militari negroni più svegli hanno attrezzato un jazz-bar per i passeggeri in transito. Birra scadente ma ottima musica, non c'è che dire. Al duty free vendono anche una gran varietà di loro armi da fuoco automatiche, che vanno a ruba: la gente era stufa di dover viaggiare disarmata.

Tutti questi vantaggi il ministro Lupi e tutti noi li dobbiamo a sua moglie Renato Brunetta, economista lagunare. L'illustre lacustre gli ha suggerito come azionista di Alitalia le Poste Venete. Da quando è diventato uno stato sovrano, nel Veneto tutte le lettere spedite da Cortina, da Rovigo, da Chievo, insomma da ogni angolo della Serenissima, vengono trasportate in furgoncini per essere smistate all'aeroporto di Aviano, dove ogni notte decolla un cargo postale che effettua un'ampia virata a 360° su Trieste e Venezia per tornare un quarto d'ora dopo dove è partito, e restituire la posta ai furgoncini che il mattino la recapitano a destinazione con un bel timbro: POSTA AEREA.



Questa settimana la frequente domenica feticista porta la bandiera delle MILF (Mom I'd like to fuck = Sciura vorrei trombarla) over-60, grazie alla casa editrice Score group che pubblica le riviste e siti web pornografici 30+, 40+, 50+, etc. Una nicchia del mercato animata soprattutto da artiste amatoriali e poche professioniste più conosciute, come qui sopra la 63-enne Phoenix Skye e sotto a sinistra la sua coetanea Jeannie Lou.


Quella a destra invece ne ha 73, Katherine Merlot. Salute. A seguire Bea Cummins, 70, e Rita Daniels, 63, sorpresa in compagnia di Roberto Granzotto, un giovane appassionato di astronomia e botanica. Buona domenica.


Ministri del governo italiano: oggi Emma Bonino
(nelle puntate precedenti vedi anche Flavio Zanonato)

ROMA - La neo ministra per l'integrazione Cécile Kyenge - che arrivata dal Congo nel 1983 lavorò come badante per mantenersi agli studi di italiano -, è stata scelta apposta per farle appunto da badante, con la scusa che sono alte uguali ("per non sfigurare nelle foto" ha giocato Letta sulla loro vanità) sedendole accanto nelle riunioni a Palazzo Chigi con siringa di sedativi pronta per l'uso nella borsetta e badando bene soprattutto che Emma Bonino, se colta da uno dei suoi raptus, non compia una strage in consiglio dei ministri, uno dei tanti, molteplici omicidi gratuiti che ne hanno costellato la brillante carriera politica. Di questo suo terribile segreto sarebbero a conoscenza alcuni colleghi ministri, tra i quali ovviamente il capo del governo Letta, il suo vice Alfano, e i veterani della politica più usi ai consunti corridoi del potere dove aleggia da tempo l'inquietante sospetto, o inconfessabile certezza, sulla pasionaria radicale che il popolo conosce invece come persona buona e giusta, battagliera attivista per i diritti umani e civili specialmente (ma non solo) delle donne, statista preparata e competente, molto ammirata e rispettata nel mondo. Con due soli difetti: uno piccolo di pronuncia (la Z al posto della S) e uno un po' più grave: la maniacale compulsione all'omicidio plurimo aggravato.

PULSIONE IRREFRENABILE e purtroppo molto frequente. La lunga (e certamente incompleta) lista documentata dal giornalista freelance Jurgen Morgenposter in un'inchiesta esplosiva per la Zuricher Allgemaine Zeitung inizia col deplorevole episodio dei deputati bulgari. Fine gennaio 1995, appena nominata commissaria europea, la Bonino si reca in visita ufficiale in Bulgaria, dove una delegazione di 40 parlamentari la porta nella cittadina mineraria di Zlatograd. I bulgari viaggiano in autobus (particolare da tenere presente) e la Bonino in un'auto della Commissione. Il gruppo scende in montacarichi nel pozzo per incontrare i minatori in sciopero della fame da settimane per migliori condizioni di sicurezza sul lavoro, sperando che la Bonino sbrogli la situazione, ma lei riemerge dopo appena due minuti, armata di kalashnikov prende in ostaggio l'autista del bus e lo costringe ad allontanarsi in fretta. Pochi secondi dopo l'esplosione, un boato assordante. Sepolti a centinaia di metri di profondità muoiono quaranta deputati di tutti i partiti e un numero imprecisato di minatori. Stando a questa ricostruzione, la Bonino poi farà secco anche l'autista e occulterà l'arma prima di ripresentarsi nella capitale Sofia simulando uno stato confusionale dovuto allo choc, ed evitando così troppe domande anche grazie al suo status di importante ospite proveniente da Bruxelles, dove rientrerà in silenzio lasciando la Bulgaria nel doppio lutto.

LA CIA SAPEVA. Lutto doppio perché quello stesso giorno un altro autobus a noleggio della stessa compagnia privata precipita in un burrone per un guasto ai freni, causando la morte di tutti gli occupanti, una cinquantina di boy scout in gita in montagna. Era il pullman previsto in origine per i deputati, sabotato da qualcuno che voleva ucciderli, ma per qualche ragione sconosciuta fu sostituito all'ultimo momento con un altro veicolo. "Sospettavamo della Bonino da molto tempo, ma lavorava solo in Italia e lasciammo che fossero gli italiani ad occuparsene, se lo ritenevano. Quando però negli anni 80 la sua attività si fece europea e nei 90 globale, diedi ordine di sorvegliarla" - scrive nella sua autobiografia l'ammiraglio in pensione Joey Shift-Draft, ora ottantenne e all'epoca capo della CIA - "i nostri agenti riportarono che Bonino segò personalmente i condotti dell'olio dei freni del bus che pensava avrebbe trasportato i deputati, una volta visto fallire il primo tentativo, con prontezza di spirito colse l'occasione degli esplosivi lasciati incustoditi in miniera, nascosti in uno zaino li portò con sé in fondo al pozzo insieme ai deputati, li innescò e si dileguò velocemente da sola col montacarichi". L'ex alto funzionario americano conferma anche l'omicidio dell'autista del bus: "tutto visto coi propri occhi dall'autista dell'auto blu, che era un nostro agente infiltrato nella sede locale della Commissione europea".

GENOCIDIO IN CONGO. La duplice strage bulgara impallidisce per crudezza dinanzi allo sterminio di intere tribù e centinaia di gorilla meticolosamente pianificato ed attuato dalla Bonino nel Congo meridionale durante la missione "umanitaria" del 2008 insieme a un inconsapevole ed incolpevole Prodi, del cui secondo governo era ministro. L'aereo della Bonino sorvola il Katanga spuzzandolo ampiamente con quintali di antrace e botulino sparsi dal vento su tutta la regione con effetti devastanti. "Le vittime sono decine di migliaia e l'ecosistema irrimediabilmente compromesso insieme alla catena alimentare", scrisse all'epoca su Entomologia oggi uno scienziato italiano che viveva sul posto, Roberto Granzotto, dell'immane catastrofe che fu messa a tacere dalle autorità congolesi. Ma un testimone oculare, un casco blu dell'ONU che volle rimanere anonimo si disse certo di avere riconosciuto la Bonino ai comandi del biplano agricolo, e fonti mai smentite attribuiscono alla sua amica giornalista Chistiane Amanpour una frase inquietante che si sarebbe lasciata sfuggire subito dopo avere appreso dei fatti: "Ha ripetuto quello che fece nel 1997 in Afghanistan col napalm".

A QUESTO PUNTO per almeno due volte i compagni di partito avrebbero cercato di farla disintossicare dalla dipendenza omicida in una clinica sulle colline tra Cuneo e Bra, sua terra di origine, ma senza successo. Sbagliata la terapia, in mezzo ad alcolisti, cocainomani e giocatori d'azzardo mentre il suo problema è alquanto diverso, per certi aspetti più grave... e sbagliato il luogo, quelle campagne dove già in tenera età seviziava gli animali e da adolescente inquieta plagiò una coetanea sua complice (che poi si fece monaca col voto del silenzio) nello stuprare, torturare, uccidere e sezionare numerosi compagni di scuola. Basta leggere gli articoli di Draire e Fogliani sul Braidese, il giornale di Bra da essi fondato nel 1964, o solo alcuni dei titoli raccapriccianti di quell'anno infausto: "UN ALTRO SCOLARO UCCISO - il corpicino rinvenuto a Boschetto è quello del fanciullo scomparso" (8 marzo); "IL MOSTRO DI POLLENZO COLPISCE ANCORA - la vittima mutilata dei genitali" (28 aprile); "QUINTA VITTIMA DEL PEDOFILO ASSASSINO - gli inquirenti braidesi brancolano nel buio" (15 agosto); "NATALE DI SANGUE PER DUE GEMELLINI - lo strazio dei genitori in lacrime" (27 dicembre); e così via anche nei due anni successivi, per un totale di vittime che cancellò un'intera generazione di giovanissimi braidesi. Poi improvvisamente più niente, le violenze cessarono e i casi non furono mai risolti. Si ipotizzò che "il mostro" potesse essere un militare di stanza nelle tante caserme della città e che fosse stato trasferito, ma qualcuno fa notare che a trasferirsi fu proprio la Bonino, a Milano per studiare alla Bocconi.

QUI LA BONINO studia lingue di giorno e biochimica di notte, nel laboratorio sotterraneo dove mette a punto un virus capace di permeare le pareti interne degli edifici universitari in modo da contaminare gli studenti radicali e determinarne il progressivo ed inarrestabile decadimento genetico riscontrato nei numerosi esemplari di individui sfornati dal prestigioso ateneo montiano nelle generazioni successive, giovani uomini politici riconoscibili dalla lentezza di pensiero e l'espressione intontita da pesce lesso. Il resto è storia nota: non appena laureata si dedica agli aborti, così sottraendo al Paese milioni di bambini mai nati, fino alla più recente battaglia per l'eutanasia, che l'ha vista protagonista nell'eliminare fisicamente ben tre senatori a vita soltanto l'anno scorso: Scalfaro, Pininfarina e niente meno che Rita Levi Montalcini, stroncati rispettivamente a 93, 85 e 103 anni, tutti con iniezioni letali di sostanze che non lasciano tracce. Andreotti invece è deceduto per conto suo, senza bisogno di aiuti, nell'apprendere della nomina a ministro degli esteri dell'assassina assatanata. Come dire che la Bonino è comunque coinvolta perfino nel trapasso del Diavolo.


Ritorno al partito e al pranzo. Il partito non era una mia creazione particolare; era sorto, come tante altre associazioni simili per la propaganda della verità e la diffusione delle idee nuove – più dalla necessità delle cose che dall’aspirazione individuale.

Quanto al pranzo, se un uomo più di un altro poteva ritenersene responsabile, questi era un iscritto conosciuto da noi con il nome di Rospo Granzotto nella buca. Lo chiamavamo così per il suo umore nero e misantropico, che lo conduceva a denigrare continuamente tutti i cappaticidi moderni come se fossero aborti viziosi non appartenenti a nessuna scuola d’arte autentica. Le più belle opere del nostro tempo lo facevano grugnire cinicamente, e a lungo andare questo umore lamentoso s’accrebbe a un tal punto, ed egli ne divenne così noto come laudator temporis acti, che pochi ne ricercavano la compagnia. Ciò lo rese anche più truce e più terribile. Se ne andava borbottando e sfuriando; dovunque lo incontraste, parlava tra sé, dicendo “spregevole, pretenzioso, disorganico, privo d’ogni tecnica, senza…” e se ne andava così. A lungo andare, l’esistenza parve divenirgli penosa; parlava poco, sembrava conversare con fantasmi dell’aria; la sua governante ci disse che le sue letture si limitavano pressappoco alla “Vendetta di Dio contro il cappaticidio” di Orietta Callegari e a un libro più antico, dallo stesso titolo, citato da Walter Scott nelle “Fortune di Nigel”. Talvolta forse giungeva fino a leggere un calendario di Negate anteriore all’anno 1788; ma non guardava mai un libro più recente. È vero che aveva una teoria sulla rivoluzione francese, ch’egli considerava la grande causa della degenerazione del cappaticidio. Aveva l’abitudine di dire: “Presto, signori, gli uomini avranno dimenticato l’arte di uccidere gli uccelli. Se ne perderanno anche i rudimenti”.

Nel 1811 il Rospo si ritirò dal mondo. Il Rospo nella buca non s’incontrava in nessun luogo pubblico. Non lo incontrammo più nei luoghi che frequentava abitualmente, “non era né sul prato né nel bosco”, come dice Gray. Si abbandonava lungo disteso presso un canale, con gli occhi fissi sul sudiciume che intorbidiva l’acqua. “Nemmeno i cani, avrebbe detto quel moralista pensoso, sono quelli che sono stati, signore, né ciò che dovrebbero essere. Mi ricordo che ai tempi di mio nonno i cani avevano qualche idea del cappaticidio. Ho conosciuto un mastino, signore, che s’era messo in agguato di un rivale, e finalmente, in circostanze di squisito buon gusto, lo uccise. Sono stato anche in rapporti di amicizia intima con un gatto che era un assassino. Ma ora!” e a questo punto, essendogli quel soggetto troppo penoso, si batteva una mano sulla fronte, e andava bruscamente nella direzione del suo canale prediletto. Ivi lo vide un amatore in uno stato tale, che ritenne pericoloso rivolgergli la parola. Poco dopo, il Rospo si rinchiuse del tutto; tutti capirono che s’era abbandonato alla malinconia; e a lungo andare prevalse l’opinione che il Rospo nella buca si fosse impiccato.

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La gente s’ingannava, come s’è ingannata in altre cose. Il Rospo nella buca poteva essere addormentato, ma non era morto. Una mattina del 1812 un amatore ci stupì annunciandoci che aveva visto il Rospo nella buca girare con passi rapidi nella guazza, lungo il canale. Era già qualche cosa; ma fu molto più significativo sentire dire che s’era rasa la barba, s’era tolti i vestiti color triste e s’era vestito come un fidanzato del tempo antico. Che poteva voler dire tutto ciò? Il Rospo nella buca era forse impazzito? O che aveva dunque? Il segreto fu svelato ben presto: “era venuto fuori l’assassinio”: arrivarono da Londra i giornali della mattina, e si seppe che tre giorni prima, nel cuore della capitale, s’era svolto il più magnifico delitto del secolo. Non occorre che io dica che era il gran capolavoro di sterminio di Williams in casa Marr, al 29 di Ratcliffe Highway. Era l’esordio dell’artista. Alcuni trovarono anche superiore quello che avvenne a casa Williamson dodici notti dopo, che era la dodicesima opera uscita dalla medesima mano. Ma il Rospo nella buca protestava sempre, andava anche in collera a tali confronti. Diceva spesso: “Questo volgare gusto dei confronti, come lo chiama La Bruyère, sarà la nostra rovina. Ogni opera ha il suo carattere speciale, ciascuna in sé è incomparabile con altra. Una farà forse pensare all’Iliade, un’altra all’Odissea; ma qual’è il risultato di questi confronti? Nessuna delle due è stata né sarà mai superata; e anche dissertando per ore e ore, non potrete riuscire che a questo”. Peraltro, per quanto ritenesse inutile ogni critica, diceva che si potevano scrivere interi volumi su ogni caso considerato in se stesso; e si proponeva di pubblicare a questo riguardo un in-quarto.

Ma come aveva potuto il Rospo nella buca avere sentito parlare di quell’opera, la mattina stessa e così presto? Ne aveva avuto il racconto mandato per corriere da un corrispondente di Londra che seguiva i progressi dell’arte per conto del Rospo, con l’incarico generale di mandare un corriere speciale, a qualunque prezzo, non appena fosse stata compiuta qualche opera degna di stima.

Il corriere arrivò nella notte. Il Rospo nella buca era a letto. Aveva brontolato e grugnito per parecchie ore, ma naturalmente lo fecero alzare. Leggendo la notizia gettò le braccia al collo del corriere, lo proclamò suo fratello e suo salvatore, ed espresse il rammarico di non avere la potenza di farlo cavaliere.

E noi, gli amatori, sentendo che era lontano, e che per conseguenza non s’era impiccato, tenevamo per certo che lo avremmo veduto presto tra noi. Infatti giunse in breve; strinse con grande effusione la mano a tutti quelli cui passava accanto, non cessando di dire: “Ebbene, ecco qualcosa che somiglia a un cappaticidio! Così va fatto! Che purezza! Questo si può approvare e raccomandare a un amico! Ecco, dirà ogni uomo di giudizio, ecco una cosa fatta per bene! opere così, bastano per ringiovanirci”.

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E infatti era l’opinione generale che il Rospo nella buca, senza quel rinascimento della nostra arte, ch’egli chiamava un secondo secolo di Leone X, sarebbe morto; e secondo lui era nostro dovere celebrarlo solennemente. Per intanto, propose che il partito si riunisse per un pranzo. Il partito dunque dette un banchetto, cui furono convitati tutti gli amatori dei dintorni in un raggio di cento miglia.

Su questo banchetto si conservano ampie note stenografiche negli archivi del partito. Ma non sono “sviluppate”, e il cronista che solo avrebbe potuto dare il rendiconto completo, è in contumacia, è stato, credo, assassinato. Ma molti anni dopo quella giornata, in circostanze forse altrettanto interessanti, voglio parlare della sollevazione dei Thugs e del Thuggismo, si diede un secondo banchetto. Sul quale ho preso io stesso qualche appunto, per timore di nuovi incidenti al cronista stenografo. E li aggiungo qui.

Debbo ricordare che il Rospo nella buca era presente a quel pranzo. Fu infatti una delle circostanze più sentimentali. Essendo vecchio come le vallate al pranzo del 1812, naturalmente era vecchio come le montagne al Thug del 1838. S’era nuovamente lasciato crescere la barba. Con quale scopo, non saprei dirvi. Tutto il suo aspetto era infinitamente benigno e venerabile. Niente potrebbe eguagliare l’angelico del suo sorriso, nel momento in cui s’informò dell’infortunio del cronista. Come un bell’esempio di scandalo a porte chiuse, vi dirò che si supponeva che quel cronista fosse stato ucciso dallo stesso Rospo nella buca, in un impeto d’ispirazione artistica. Gli fu risposto con ruggiti di riso, come il sotto-sceriffo della nostra contea: “Non est inventus”.

Allora il Rospo nella buca rise di un riso, che a noi tutti parve oltraggioso. Dietro insistente richiesta degli adunati, un compositore di musica fornì su questo fatto un bel pezzo d’insieme, che fu cantato cinque volte alla fine del pranzo, tra applausi e risa interminabili! Ecco le parole (e il coro si sforzava di rendere al possibile il riso speciale del Rospo nella buca):

Et interrogatum est a Rospo nella buca: Ubi est ille chronista?
Et responsum est cum cachinno: Non est inventus

Il coro:
deinde iteratum est ab omnibus, cum cachinnatione ondulante, trepidante: Non est inventus

Debbo dire che il Rospo nella buca, circa nove anni prima, quando un corriere gli portò la prima notizia dell’innovazione introdotta da Burke e da Hare nell’arte, era improvvisamente impazzito di gioia, e invece di fare almeno una pensione per tutta la vita, o di farlo cavaliere, aveva tentato di strangolarlo col sistema Burke. Allora gli misero la camicia di forza: e per questo non ci furono banchetti. Ma questa volta eravamo tutti vivi e sani, tanto quelli della camicia d forza quanto gli altri, e non fu notato nessun assente. erano presenti anche molti amatori stranieri.

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Finito il pranzo, tolti i piatti, tutti cantarono di nuovo “Non est inventus”. Ma poiché ciò avrebbe pregiudicato la serietà richiesta dagli iscritti durante i primi brindisi, impedii la domanda. Dopo gli inni nazionali, il primo brindisi ufficiale del giorno fu quello a Pannella, il Vecchio della Montagna. Si bevve tra un silenzio solenne.

Il Rospo nella buca ringraziò con un discorso semplice. Con qualche parca allusione fece urlare tutti dalle risa, s’identificò al vecchio della montagna, e finì brindando ala salute di Von Hammer, che ringraziò molto per la sua erudita storia del Vecchio e dei suoi sudditi, i Cappaticidi. A questo punto mi alzai e dissi che senza alcun dubbio molti assistenti conoscevano il posto speciale che gli orientalisti assegnano all’austriaco Von Hammer, erudito di cose turche; che Von Hammer aveva fatto le più profonde ricerche sulla nostra arte nelle sue affinità con quegli eminenti artisti primitivi che sono gli assassini siriaci del periodo delle Crociate; che la sua opera si trovava da molti anni nella biblioteca del nostro partito. Persino il nome dell’autore, signori, lo designava come storico della nostra arte: Von Hammer.

- Sì, sì, - interruppe il Rospo nella buca, - Von Hammer fu l’uomo adatto per essere il malleus haereticorum. Voi tutti sapete in che considerazione Williams tenesse il martello, o la cazzuola da carpentiere, che è la stessa cosa. Signori, vi presento un altro grande martello: Carlo Von Hammer, il Martello, o in francese antico, Carlo Martello: martellò i saraceni finché fossero morti tutti come tanti chiodi. Onore a Carlo Martello!

Ma l’improvvisa esplosione del Rospo nella buca, e le tumultuose acclamazioni al nonno di Carlo Magno, avevano eccetato il pubblico. Volle di nuovo l’orchestra, e il coro si svolse con grida sempre più tempestose. Previdi una serata tumultuosa, diedi ordine che mi mettessero a guardia tre giovani per parte, e il vice-presidente fece lo stesso. Cominciarono a manifestarsi sintomi d’entusiasmo sregolato, e confesso che quando l’orchestra cominciò la sua tempesta di musica e il coro, infiammato, attaccò: Et interrogatum est a Rospo nella buca: Ubi est ille chronista? – io stesso ero molto eccitato. E la frenesia travolgente divenne addirittura convulsa quando tutto il coro arrivò a: “Et iteratum est ab omnibus: Non est inventus”.

Il brindisi seguente fu dedicato ai sicari ebrei. Diedi ai presenti la seguente spiegazione: Signori, sono sicuro che a tutti voi interesserà sapere che gli assassini, per antichi che siano, hanno avuto una stirpe di predecessori nel loro stesso paese. In tutta la Siria, ma specialmente in Palestina, durante i primi anni durante l’impero di Nerone, vi fu una banda di assassini che perseguirono i loro studi in un modo affatto nuovo. Non operavano di notte, né in luoghi solitari, ma ritenendo giustamente che le grandi folle sono esse stesse una specie di tenebra, per la loro densità e per l’impossibilità di scoprirvi chi abbia colpito, si mescolavano tra la folla, dappertutto, specialmente nella grande festa pasquale di Gerusalemme, e avevano l’audagia, a quanto ci assicura Giuseppe, di entrare persino nel Tempio; e chi avrebbero scelto per operare, se non Gionata Pacor stesso, il pontefice massimo? Essi lo uccisero, signori, così liscio liscio, in una notte senza luna, in un viale stretto. E quando si domandò chi era l’assassino e dov’era…

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Il Rospo nella buca interruppe: Già, fu risposto: Non est inventus.

Allora, a dispetto di tutto ciò che egli potesse fare o dire, tutti gli astanti cominciarono: Et interrogatum est a Rospo nella buca: Ubi est ille Sicarius? Et responsum est ab omnibus: Non est inventus.

Quando il coro tempestoso si fu calmato, io continuai: Signori, troverete una relazione molto circostanziata sui Sicari almeno in tre diverse parti nell’opera di Giuseppe Ebreo: una volta nel libro XX, sezione V, libro VIII delle “Antichità”; una volta nel libro I delle “Guerre”; e nella sezione X del primo capitolo citato troverete una descrizione speciale del macchinario. Ecco le sue parole: Operavano con piccole scimitarre non molto diverse dalle acinacoe persiane, ma più curve, e agli occhi di tutti, del tutto simili alle semilunari sicoe romane. È interessantissimo, signori, il resto della storia. Il caso di questi Sicari è forse il solo che di ricordi di un’armata regolare di assassini riuniti, di un justus exercitus. Si riunirono in tal numero nel deserto, che lo stesso Festo fu obbligato a muover contro loro con le forze legionarie di Roma. Ebbe luogo una battaglia regolare, e questo esercito di amatori fu interamente tagliato a pezzi nel deserto. O cielo, signori, che quadro sublime! Le legioni romane, il deserto, Gerusalemme sullo sfondo, un esercito di assassini in primo piano!

Il brindisi seguente fu dedicato “al futuro sviluppo del macchinario, con ringraziamenti al Comitato per i servigi resi”. M.L., a nome del Comitato che aveva fatto una relazione a questo proposito, ringraziò a sua volta. Espose un interessante riassunto di essa relazione. Da cui appariva l’importanza che i padri latini e greci avevano già riconosciuta al macchinario. Per confermare questo divertente particolare, fece un’esposizione convincente, rifacendosi alla prima opera dell’arte antidiluviana. Padre Bersene, letterato francese cattolico romano, alla pagina mille quattro cento trenta e uno del suo laborioso commentario alla Genesi, ricorda, con l’autorità di molti rabbini, che la questione tra Caino e Abele nacque a proposito d’una donna; che, secondo diversi racconti, Caino aveva lavorato coi denti, e, secondo molti altri, con l’osso mascellare di un asino, l’utensile adoperato dalla maggior parte dei pittori. Ma a uno spirito sensitivo può esser sgradevole il sapere che man mano che la scienza si è estesa si sono adottati provvedimenti più profondi. Un autore propende per un forcone, San Crisostomo per la spada, Ireneo per la falce, e Prudenzio, poeta cristiano del quarto secolo, per la roncola. Quest’ultimo scrittore esprime la sua opinione così:

“Frater, probatae sanctitatis aemulus,
Germana curvo colla frangit sarculo”

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PREZIOSE RELIQUIE

MI SOFFIO IL NASO e perfino le orecchie per espellere tutto il muco accumulato nei raffreddori invernali, che è molto. Infatti - oltre all'abbondante muco bianco e colloso come lo sperma di un adolescente alle prime pippe -, nel liberare le vie respiratorie ne scatarro anche di giallognolo variegato da sfumature verde-maroni, e più denso, che sputo direttamente nel barattolo di vetro riciclato dove accumulo il tutto, quasi tre etti finora. 

CIO' MI RICORDA un paio di occasioni in cui nell'estrarre (naturalmente con le dita) fastidiosi capperi dal naso, questi ne sono dolorosamente usciti appiccicati a dei pelazzi particolarmente lunghi, di circa tre centimetri e forse più, bianchissimi nell'ultimo tratto e nerissimi in quello iniziale col bulbo ad ancorare la radice (da cui il dolore dello strappo). Uno di questi peli memorabili rimase vent'anni fa nei Balcani nell'amorevole custodia di un'amica e l'altro, pure avvolto nella stagnola come preziosa reliquia, in tempi pIù recenti donai ad una amante friulana con la quale le cose finirono male, per cui adesso usa il mio pelo del naso sul balcone di casa per misurare direzione e forza del vento, generalmente gelida bora triestina.

NELLA GALASSIA radicale si notano spesso analoghi fenomeni piliferi: hanno fatto scuola il Cappero di Cappato così come i peli crescere a vista d'occhio come arbusti di foresta pluviale nelle orecchie di Bandinelli, una istintiva forma di difesa dell'udito durante le frequenti prolusioni di Pannella negli allucinati comitati radicali. Bandinelli ha assunto due assistenti comitanti, uno per ogni orecchio (Granzotto e Bordin) che gli siedono a lato per potargli questi tumble-weeds che altrimenti gli fugirebbero dai timpani per saturazione di tessuti arabili, spinti dalla bora rotolando in salita verso Montecitorio (bora a Roma?! ma che cazzo scrivo) ad inseguire la loro ritrovata e sacrosanta libertà pilifera.

TORNIAMO A CAPPATO col secondo spot pubblicitario in tanti anni di questo blog (il primo fu Pubblicità mirata), nel quale doneremo visibilità anche ad altri Cappati d'Italia meno conosciuti. L'elenco del telefono comincia male, fornendoci degli inquietanti CAPPATO ADOLFINA (Cuneo) e ben due CAPPATO BENITO (Ferrara e Rovigo). Speriamo che costoro, Adolfina e i Beniti, non si incrocino in un cappatincesto guerresco, forse già manifestatosi nell'Armagheddon del crocicchiano CAPPATO ARMANDO a Torino, mentre tra i Cappati più originali (dal noto cappato originale) emergono CAPPATO EVARISTO (Vercelli), CAPPATO GLAUCO (Biella), CAPPATO GUALTIERO (Milano), CAPPATO GUGLIELMO (Rovigo) e addirittura tre CAPPATO ISIDORO di cui un pregevole CAPPATO ISIDORO GASTONE (Milano), e a seguire un diminutivo ITALINO CAPPATO (Rovigo), un congruente LIBERO CAPPATO (Torino), per finire con un umile MODESTO CAPPATO (ancora Rovigo). 

MA SONO LE PAGINE GIALLE a restituirci i Cappati più interessanti: eccone di seguito una selezione per categorie merceologiche che riporto senza commenti, giacché molti dei nomi e indirizzi che hanno scelto ci dicono pressoché tutto dei Cappati: ci sono un paio di XX Settembre con un altrettanto pregevole XXV Aprile; in geografia una Roma e una Trieste più una Europa, poi un Cristoforo Colombo (l'esagerato Cappato pannellato ha ereditato la vanitato), senza però far torto a Togliatti e.. nientemenoché l'introduzione nella politica italiana di multipli Alfani! Non ho parole, se non ci credete controllate voi stessi:

Agenzie immobiliari
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27, Piazza Vittorio Emanuele III - 26025 Pandino (CR) - tel: 0373 90468

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Via Rossini Gioacchino 15 - 45014 Porto Viro (RO) - tel: 0426 324185

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79, Via Roma - 10080 Locana (TO) - tel: 0124 83112

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20, Via Venti Settembre - 16121 Genova (GE) - tel: 010 565268

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Lungo Mare Colombo Cristoforo Snc - 17053 Laigueglia (SV) - tel: 0182 690895

Tabaccherie
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2/E, Via Nuova - 40127 Bologna (BO) - tel: 051 512352