Ai fini del Radicalometro storico, per farne un completo Radicalometro dei Mille, etichetto circa 200 soggetti radicani presenti in Facebook, in 11 batch di 18 ciascuno
PANNELLA, PARDI, PARISI, PATELLI, PESARE, PEZZANA, PEZZILLI, PISANO, PORETTI, PROCACCI, PUGGIONI, PUGLIESE, RANA, RATTI, RAVAGLIA, RIDOLFI,
ROMANCIUC, ROSTAGNO,
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Rinvenuto il corpo di Daniele Capezzone
PORDENONE (Italy) - Dove altrimenti? Una città il cui anagramma è Porno Eden era il posto più ovvio dove rinvenire lo scomparso portavoce il cui anagramma è Penecazzo. Noi di Miss Welby abbiamo unito gli sforzi con altri gruppi editoriali minori (Rizzoli-Corriere della sera ed Espresso-Repubblica) per andare a stanare lo scomparso marchettaro nello scantinato della ex radicale pordenonese Dora Pezzilli, detta anche Pezzillizzone, nella cui cantina abbiamo scovato il Penecazzo accanto a un vecchio server impolverito quasi quanto lui. Il corpo di Capezzone, incredibilmente ancora vivo, era privo della testa, ma ciò non ha destato sorpresa: infatti ancora prima della sua scomparsa non ne sembrava particolarmente dotato. Il leader storico dei radicali milanesi, Armando Crocicchio (Crocizzone per gli amici) si è generosamente offerto di sopperire all'amputazione cranica con un busto marmoreo di sé stesso e da egli stesso scolpito. In futuro dovremo pertanto abituarci a un Capezzone con cranio marmoreo di 25 kg e perfino con tanto di barba, quest'ultima villosità unica vera differenza rispettto al passatozzone del marchettarozzone romanozzone.
[si ringraziano per la collaborazzone i settimanali Oggizzone ed Esprezzone]
[si ringraziano per la collaborazzone i settimanali Oggizzone ed Esprezzone]
Consultorio telematico
Nel 1990-92 il Consultorio telematico su piattaforma Videotel Sip alla pagina 5737 fu il primo servizio telematico di consulenza medica e sessuologica in Italia, e secondo in Europa. Fondato a Pordenone dalla sessuologa e psicoterapeuta Dora Pezzilli (autrice dei testi seguenti) con l'aiuto tecnico di Michele Boselli, si avvaleva della consulenza medica di uno storico consultorio "fisicamente" esistente: l'AIECS di Milano, grazie all'amicizia dello scomparso compagno radicale Guido Tassinari.
Aborto
Intendiamo per aborto l'espulsione spontanea o provocata del prodotto del concepimento prima che siano passati 180 giorni dal momento dell'annidamento dell'ovulo all'interno dell'utero (sette mesi). L'aborto spontaneo è dovuto a cause legate alla salute della donna e/o dell'embrione o del feto.
L'aborto provocato riguarda invece o una legge dello Stato o un evento al di fuori della legge vigente. L'aborto volontario non costituisce più, in Italia, un illecito penale ed è regolamentato dalla legge 22 maggio 1978 (n. 194). La legge distingue tra l'aborto nei primi 90 giorni di gravidanza (si conta da una settimana circa dopo l'ultima mestruazione), e l'aborto oltre questo termine.
Nel primo caso, "la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico, istituito ai sensi dell'art. 2, lettera a) della legge 29 luglio 1975, n. 4 e 5, o a una struttura socio sanitaria a ciò abilitata dalla regione o a un medico di sua fiducia" (art. 4).
Il consultorio e la struttura sociosanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione di gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna, e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione di gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.
Quando il medico del consultorio o della struttura socio sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l'esistenza di condizioni tali da rendere urgente l'intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l'urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare l'interruzione di gravidanza. Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell'incontro il medico del consultorio o della struttura socio sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all'art. 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l'avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate" (art. 5).
Dall'ingresso nella struttura ospedaliera l'applicazione della legge è obbligatoria. L'interruzione volontaria di gravidanza, dopo i primi novanta giorni, "può essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna" (art. 6).
L'aborto è l'interruzione di un processo vitale. Qualunque processo vitale viene interrotto sulla base di una motivazione di ordine superiore e legato al bisogno di sopravvivenza della specie. Dal punto di vista psicobiologico l'aborto è quindi una patologia, e come tale va affrontata. Le motivazioni che comportano l'interruzione di questo processo vanno attentamente ricercate e scoperte a tutti i livelli micro-macro biologici, psichici, e di sistema, al fine di porvi rimedio.
Intendiamo per aborto l'espulsione spontanea o provocata del prodotto del concepimento prima che siano passati 180 giorni dal momento dell'annidamento dell'ovulo all'interno dell'utero (sette mesi). L'aborto spontaneo è dovuto a cause legate alla salute della donna e/o dell'embrione o del feto.
L'aborto provocato riguarda invece o una legge dello Stato o un evento al di fuori della legge vigente. L'aborto volontario non costituisce più, in Italia, un illecito penale ed è regolamentato dalla legge 22 maggio 1978 (n. 194). La legge distingue tra l'aborto nei primi 90 giorni di gravidanza (si conta da una settimana circa dopo l'ultima mestruazione), e l'aborto oltre questo termine.
Nel primo caso, "la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico, istituito ai sensi dell'art. 2, lettera a) della legge 29 luglio 1975, n. 4 e 5, o a una struttura socio sanitaria a ciò abilitata dalla regione o a un medico di sua fiducia" (art. 4).
Il consultorio e la struttura sociosanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione di gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna, e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione di gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.
Quando il medico del consultorio o della struttura socio sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l'esistenza di condizioni tali da rendere urgente l'intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l'urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare l'interruzione di gravidanza. Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell'incontro il medico del consultorio o della struttura socio sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all'art. 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l'avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate" (art. 5).
Dall'ingresso nella struttura ospedaliera l'applicazione della legge è obbligatoria. L'interruzione volontaria di gravidanza, dopo i primi novanta giorni, "può essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna" (art. 6).
L'aborto è l'interruzione di un processo vitale. Qualunque processo vitale viene interrotto sulla base di una motivazione di ordine superiore e legato al bisogno di sopravvivenza della specie. Dal punto di vista psicobiologico l'aborto è quindi una patologia, e come tale va affrontata. Le motivazioni che comportano l'interruzione di questo processo vanno attentamente ricercate e scoperte a tutti i livelli micro-macro biologici, psichici, e di sistema, al fine di porvi rimedio.
Anafrodisia
Intendiamo per anafrodisia la mancanza parziale o assoluta del desiderio sessuale.
I fenomeni che comportano la nascita del desiderio e la sua mancanza verranno da noi considerati a partire dall'aspetto eminentemente psicologico, quindi non legato a fattori anatomici o nei quali i disturbi organici o gli eventi congeniti e/o traumatici hanno avuto una importanza predominante per il soggetto. Il desiderio sessuale, ovvero dell'uso del proprio corpo e/o dell'altrui persona, per soddisfare i propri bisogni erotici, nasce con la vita e finisce con la morte. Il desiderio sessuale è quindi, un fenomeno legato intrinsecamente alle possibilità immaginative dell'essere umano fin dai primi momenti di vita.
Sia nella sessualità immaginata che in quella "agita" influiscono la formazione delle fantasie sessuali determinate da molti fattori, tutti determinanti sia dal punto di vista, fisico, psichico, sociale, riproduttivo. Il desiderio sessuale in questi termini, non può essere letto come un "optional" del processo di riproduzione della specie, che a differenza di altre, trae la sua possibilità di evoluzione anche dal soddisfacimento di bisogni fondamentali e tipici della specie umana.
Il bisogno di "carezze" psicofisiche, e quindi il modo più completo per soddisfarlo, un rapporto con "altro/a" privo di sfruttamento o secondi fini, rappresenta il filo conduttore che lega ogni essere umano ad un altro essere umano. Anche nel processo di formazione del desiderio, l'individuo obbedisce, consciamente o meno, agli insegnamenti e agli indirizzi parentali, e lo sviluppo delle sue fantasie erotiche, metteranno spesso in luce anche i suoi desideri rimossi.
In questo modo si andrà a costruire quello "scenario immaginario" che servirà come strumento privilegiato al soggetto per la scelta del partner. La mancanza di quella che noi riteniamo l'"impalcatura" storica della vita, non può che essere un segnale di sofferenza sia fisica che emotiva e che a volte denuncia uno stato depressivo che può trovare la sua origine anche in fatti contestuali alla vita del la persona e legati a vicende psicologicamente difficili.
In tal senso, gli avvenimenti che durante l'esistenza l'essere umano incontra e che per lui rappresentano spesso momenti di passaggio evolutivo o involutivo possono diventare una minaccia alla percezione del desiderio sessuale. Ricordiamo a grandi linee e legati al contesto socioculturale in cui questi esempi si svolgono, il parto, l'aborto, i primi rapporti sessuali, i lutti.
E' altrettanto evidente che, periodi di anafrodisia ben compensati dall'affettività esistente in una coppia o in ambito famigliare rappresentano invece la quasi normalità del percorso esistenziale che ogni persona incontra. Un approccio, di tipo preventivo quindi, richiede una particolare attenzione per quelle fasce di età nei quali questi avvenimenti sono più frequenti ed una assidua informazione sociale sul come prevenirne le cause.
Sicuramente alla inibizione della percezione del desiderio sessuale contribuiscono tutti gli elementi di vicinanza al soggetto attività lavorativa inclusa; una prevenzione autentica richiede perciò anche un esame dei fattori di rischio in ambiente lavorativo e sulle condizioni di salute ad esso inerenti.
Riteniamo tutto ciò fondamentale, anche tenendo conto degli aspetti farmacologici legati al problema. La mancanza della possibilità di esprimere il proprio bisogno di carezze psicofisiche, o la mancanza della percezione di questa necessità fondamentale, induce spesso i soggetti a far uso di succedanei del "piacere" quali alcool, psicofarmaci, droghe con effetti indesiderati sulla salute e sulla personalità.
Esistono poi gli effetti "indotti" che la mancanza di desiderio produce in un sistema familiare. Ogni essere vivente infatti dalla nascita alla morte desidera la risposta ad una sola domanda: "ti piaccio?", che gli consente di mantenere l'equilibrio tra sé e il resto del mondo; la mancanza di desiderio nel partner privilegiato viene spesso vissuta come una disconferma del Sé, innescando meccanismi a catena difficilmente controllabili.
Una adeguata informazione sessuale, sin dai primi anni di vita, e agita soprattutto nel contesto familiare, può, se non eliminare, arginare il problema. Ci sembra in questo caso opportuno, suggerire ai genitori o a chi si promette di diventarlo una nutrita acquisizione di materiale informativo in tal senso che a nostro parere si trova in particolare modo nelle fiabe classiche a partire dalla Storia dei miti Greci.
Intendiamo per anafrodisia la mancanza parziale o assoluta del desiderio sessuale.
I fenomeni che comportano la nascita del desiderio e la sua mancanza verranno da noi considerati a partire dall'aspetto eminentemente psicologico, quindi non legato a fattori anatomici o nei quali i disturbi organici o gli eventi congeniti e/o traumatici hanno avuto una importanza predominante per il soggetto. Il desiderio sessuale, ovvero dell'uso del proprio corpo e/o dell'altrui persona, per soddisfare i propri bisogni erotici, nasce con la vita e finisce con la morte. Il desiderio sessuale è quindi, un fenomeno legato intrinsecamente alle possibilità immaginative dell'essere umano fin dai primi momenti di vita.
Sia nella sessualità immaginata che in quella "agita" influiscono la formazione delle fantasie sessuali determinate da molti fattori, tutti determinanti sia dal punto di vista, fisico, psichico, sociale, riproduttivo. Il desiderio sessuale in questi termini, non può essere letto come un "optional" del processo di riproduzione della specie, che a differenza di altre, trae la sua possibilità di evoluzione anche dal soddisfacimento di bisogni fondamentali e tipici della specie umana.
Il bisogno di "carezze" psicofisiche, e quindi il modo più completo per soddisfarlo, un rapporto con "altro/a" privo di sfruttamento o secondi fini, rappresenta il filo conduttore che lega ogni essere umano ad un altro essere umano. Anche nel processo di formazione del desiderio, l'individuo obbedisce, consciamente o meno, agli insegnamenti e agli indirizzi parentali, e lo sviluppo delle sue fantasie erotiche, metteranno spesso in luce anche i suoi desideri rimossi.
In questo modo si andrà a costruire quello "scenario immaginario" che servirà come strumento privilegiato al soggetto per la scelta del partner. La mancanza di quella che noi riteniamo l'"impalcatura" storica della vita, non può che essere un segnale di sofferenza sia fisica che emotiva e che a volte denuncia uno stato depressivo che può trovare la sua origine anche in fatti contestuali alla vita del la persona e legati a vicende psicologicamente difficili.
In tal senso, gli avvenimenti che durante l'esistenza l'essere umano incontra e che per lui rappresentano spesso momenti di passaggio evolutivo o involutivo possono diventare una minaccia alla percezione del desiderio sessuale. Ricordiamo a grandi linee e legati al contesto socioculturale in cui questi esempi si svolgono, il parto, l'aborto, i primi rapporti sessuali, i lutti.
E' altrettanto evidente che, periodi di anafrodisia ben compensati dall'affettività esistente in una coppia o in ambito famigliare rappresentano invece la quasi normalità del percorso esistenziale che ogni persona incontra. Un approccio, di tipo preventivo quindi, richiede una particolare attenzione per quelle fasce di età nei quali questi avvenimenti sono più frequenti ed una assidua informazione sociale sul come prevenirne le cause.
Sicuramente alla inibizione della percezione del desiderio sessuale contribuiscono tutti gli elementi di vicinanza al soggetto attività lavorativa inclusa; una prevenzione autentica richiede perciò anche un esame dei fattori di rischio in ambiente lavorativo e sulle condizioni di salute ad esso inerenti.
Riteniamo tutto ciò fondamentale, anche tenendo conto degli aspetti farmacologici legati al problema. La mancanza della possibilità di esprimere il proprio bisogno di carezze psicofisiche, o la mancanza della percezione di questa necessità fondamentale, induce spesso i soggetti a far uso di succedanei del "piacere" quali alcool, psicofarmaci, droghe con effetti indesiderati sulla salute e sulla personalità.
Esistono poi gli effetti "indotti" che la mancanza di desiderio produce in un sistema familiare. Ogni essere vivente infatti dalla nascita alla morte desidera la risposta ad una sola domanda: "ti piaccio?", che gli consente di mantenere l'equilibrio tra sé e il resto del mondo; la mancanza di desiderio nel partner privilegiato viene spesso vissuta come una disconferma del Sé, innescando meccanismi a catena difficilmente controllabili.
Una adeguata informazione sessuale, sin dai primi anni di vita, e agita soprattutto nel contesto familiare, può, se non eliminare, arginare il problema. Ci sembra in questo caso opportuno, suggerire ai genitori o a chi si promette di diventarlo una nutrita acquisizione di materiale informativo in tal senso che a nostro parere si trova in particolare modo nelle fiabe classiche a partire dalla Storia dei miti Greci.
Animale
Essere animato dotato di moto e di sensi, privo di linguaggi o verbale, e componente specifico della catena evolutiva planetaria.
Ogni oggetto vivente contempla entrambi i sessi della sua specie e i caratteri sessuali vengono di solito differenziati. Anche nel comportamento sociale, inteso come gruppo di appartenenza, essi agiscono dei rituali ovvero delle forme di coesione di coppia, o di gruppo per difendere ciò che all'interno delle regole da loro stabilite, viene considerato, come minaccia alla sopravvivenza della specie. Anche per l'animale non-uomo, qualora venga aggredito ad un certo livello, i meccanismi di difesa sono riconoscibili come segue: la reazione di fuga, che comporta, se il soggetto è in grado di farlo, l'allontanamento dal pericolo. L a reazione aggressiva, che comporta la messa all'esterno in modo più o meno violento, il desiderio di fuga non potuto agire altrimenti. Il sintomo, ovvero l' esposizione sotto forma di malattia fisica e/o somatica della pulsione di morte, intravisto come unica possibilità di allontanamento da un male peggiore.
Henry Laborit in "La colomba assassinata" (Feltrinelli) ipotizza che il "germe" della violenza non è connaturato nell'uomo, ma è la conseguenza di un apprendimento culturale, poiché nell'animale non esiste, concettualmente, l'omicidio intraspecifico. Le ragioni che portano l'animale ad uccidere sono dettate secondo l'autore, da bisogni di sopravvivenza legati alla catena biologica ed agiti al di la delle passioni, ovvero senza eccessivi sensi di colpa. Ciò non avviene per gli animali ridotti in cattività. In situazioni di stress (insistere sopra) intervengono fattori di altra natura ed evidentemente soggetti a leggi di valenza superiore.
Eric Berne, in "Analisi Transazionale e psicoterapia" afferma che il processo che conduce l'essere umano a raggiungere l'autonomia è inscindibilmente legato agli insegnamenti parentali, e quindi accettati come "buoni" dal Bambino. Questo permetterà all'Adulto di sperimentare come non minacciosi per la sopravvivenza gli ordini ricevuti e progredire sul processo di crescita al fine di raggiungere l'autonomia.
Possiamo quindi ritenere che le leggi etico-morali introiettate dal soggetto, e riconosciute come affini alla sopravvivenza, rappresentano la "conditio sinae qua non" della sopravvivenza stessa. Molti animali come il lupo, hanno una intensissima vita sociale, e il tradimento rispetto al capo-branco e al gruppo stesso può ingenerare, gravi episodi aggressivi e/o l'emarginazione del soggetto ritenuto deviante. Durante le contese ritualizzate il vincitore raramente uccide il rivale bensì accetta come segno di resa "il mostrare la gola" dell'altro. Gli esseri umani, generalmente, si sentono più affini agli animali dalla fronte oblata, ovvero agli appartenenti a quelle specie che più gli ricordano, il volto "dell'attaccamento primario", che viene in gran parte dei casi ad essere il volto percepito durante i rituali di allattamento. In tal senso la comunicazione esistente tra la madre e l'infante è uno degli strumenti che il soggetto ha a disposizione per poter riconoscere anche i segnali relativi all'aggressività.
In tal senso il linguaggio del corpo rappresenta il sistema di comunicazione più arcaico e più efficace ad esprimere sensazioni o sentimenti che per la loro valenza o difficoltà, non trovano equivalenti mezzi espressivi. Molto spesso l'uso del linguaggio, condizionato dalle scelte culturali, quanto dalla cultura dominante, diventa un limite di espressività nell'ambito della manifestazione dei bisogni. Possiamo dunque considerare il linguaggio analogico anche nella specie umana il linguaggio privilegiato dell'inconscio, e quindi il più "credibile" soprattutto per il bambino. Va da se che la congruità tra linguaggio analogico e linguaggio verbale, rappresentano la condizione essenziale per una comunicazione armoniosa, credibile, vissuta in modo non paradossale.
Essere animato dotato di moto e di sensi, privo di linguaggi o verbale, e componente specifico della catena evolutiva planetaria.
Ogni oggetto vivente contempla entrambi i sessi della sua specie e i caratteri sessuali vengono di solito differenziati. Anche nel comportamento sociale, inteso come gruppo di appartenenza, essi agiscono dei rituali ovvero delle forme di coesione di coppia, o di gruppo per difendere ciò che all'interno delle regole da loro stabilite, viene considerato, come minaccia alla sopravvivenza della specie. Anche per l'animale non-uomo, qualora venga aggredito ad un certo livello, i meccanismi di difesa sono riconoscibili come segue: la reazione di fuga, che comporta, se il soggetto è in grado di farlo, l'allontanamento dal pericolo. L a reazione aggressiva, che comporta la messa all'esterno in modo più o meno violento, il desiderio di fuga non potuto agire altrimenti. Il sintomo, ovvero l' esposizione sotto forma di malattia fisica e/o somatica della pulsione di morte, intravisto come unica possibilità di allontanamento da un male peggiore.
Henry Laborit in "La colomba assassinata" (Feltrinelli) ipotizza che il "germe" della violenza non è connaturato nell'uomo, ma è la conseguenza di un apprendimento culturale, poiché nell'animale non esiste, concettualmente, l'omicidio intraspecifico. Le ragioni che portano l'animale ad uccidere sono dettate secondo l'autore, da bisogni di sopravvivenza legati alla catena biologica ed agiti al di la delle passioni, ovvero senza eccessivi sensi di colpa. Ciò non avviene per gli animali ridotti in cattività. In situazioni di stress (insistere sopra) intervengono fattori di altra natura ed evidentemente soggetti a leggi di valenza superiore.
Eric Berne, in "Analisi Transazionale e psicoterapia" afferma che il processo che conduce l'essere umano a raggiungere l'autonomia è inscindibilmente legato agli insegnamenti parentali, e quindi accettati come "buoni" dal Bambino. Questo permetterà all'Adulto di sperimentare come non minacciosi per la sopravvivenza gli ordini ricevuti e progredire sul processo di crescita al fine di raggiungere l'autonomia.
Possiamo quindi ritenere che le leggi etico-morali introiettate dal soggetto, e riconosciute come affini alla sopravvivenza, rappresentano la "conditio sinae qua non" della sopravvivenza stessa. Molti animali come il lupo, hanno una intensissima vita sociale, e il tradimento rispetto al capo-branco e al gruppo stesso può ingenerare, gravi episodi aggressivi e/o l'emarginazione del soggetto ritenuto deviante. Durante le contese ritualizzate il vincitore raramente uccide il rivale bensì accetta come segno di resa "il mostrare la gola" dell'altro. Gli esseri umani, generalmente, si sentono più affini agli animali dalla fronte oblata, ovvero agli appartenenti a quelle specie che più gli ricordano, il volto "dell'attaccamento primario", che viene in gran parte dei casi ad essere il volto percepito durante i rituali di allattamento. In tal senso la comunicazione esistente tra la madre e l'infante è uno degli strumenti che il soggetto ha a disposizione per poter riconoscere anche i segnali relativi all'aggressività.
In tal senso il linguaggio del corpo rappresenta il sistema di comunicazione più arcaico e più efficace ad esprimere sensazioni o sentimenti che per la loro valenza o difficoltà, non trovano equivalenti mezzi espressivi. Molto spesso l'uso del linguaggio, condizionato dalle scelte culturali, quanto dalla cultura dominante, diventa un limite di espressività nell'ambito della manifestazione dei bisogni. Possiamo dunque considerare il linguaggio analogico anche nella specie umana il linguaggio privilegiato dell'inconscio, e quindi il più "credibile" soprattutto per il bambino. Va da se che la congruità tra linguaggio analogico e linguaggio verbale, rappresentano la condizione essenziale per una comunicazione armoniosa, credibile, vissuta in modo non paradossale.
Clitoride
La clitoride è l'organo erotico femminile posto sopra l'orifizio uretrale e all'inizio delle grandi labbra. Dotato di numerose terminazioni nervose, e durante l'eccitazione sessuale o l'accarezzamento è in grado di aumentare di volume, di provocare l'orgasmo anche vaginale. La clitoride è uno degli organi più importanti relativi al piacere sessuale della donna, che, per motivi anatomici si trova ad avere separato questo strumento di piacere sessuale dagli organi genitali anche relativi alla riproduzione (fondo della vagina, utero, tube). Nell'uomo invece queste due funzioni sono anatomicamente unite (glande, pene, uretere).
La clitoride è l'organo erotico femminile posto sopra l'orifizio uretrale e all'inizio delle grandi labbra. Dotato di numerose terminazioni nervose, e durante l'eccitazione sessuale o l'accarezzamento è in grado di aumentare di volume, di provocare l'orgasmo anche vaginale. La clitoride è uno degli organi più importanti relativi al piacere sessuale della donna, che, per motivi anatomici si trova ad avere separato questo strumento di piacere sessuale dagli organi genitali anche relativi alla riproduzione (fondo della vagina, utero, tube). Nell'uomo invece queste due funzioni sono anatomicamente unite (glande, pene, uretere).
Coito
Con questo termine si intende, generalmente, l'accoppiamento di due individui di sesso diverso nel quale l'uomo introduce il pene nella vagina della donna. Solitamente la penetrazione dà luogo all'eiaculazione e all'orgasmo. Indipendentemente dal risultato relativo al piacere, ma non necessariamente, può avvenire la fecondazione.
Esistono in realtà diverse forme di coito quali il "coito orale", i partner usano la bocca e la lingua sui reciproci genitali per prodursi piacere, il "coito anale"che comporta la masturbazione o la penetrazione nell'ano.
Questo termine non definisce quell'insieme di sensazioni, emozioni, sentimenti, che due persone possono provare uno nei confronti dell'altro quando decidono di fare l'amore insieme. Un rapporto sessuale degno di questo nome è molto di più di un "coito", e comporta un investimento emotivo, erotico, affettivo che non può esaurirsi in un termine di origine anatomica. Vedi anche coito interrotto.
Con questo termine si intende, generalmente, l'accoppiamento di due individui di sesso diverso nel quale l'uomo introduce il pene nella vagina della donna. Solitamente la penetrazione dà luogo all'eiaculazione e all'orgasmo. Indipendentemente dal risultato relativo al piacere, ma non necessariamente, può avvenire la fecondazione.
Esistono in realtà diverse forme di coito quali il "coito orale", i partner usano la bocca e la lingua sui reciproci genitali per prodursi piacere, il "coito anale"che comporta la masturbazione o la penetrazione nell'ano.
Questo termine non definisce quell'insieme di sensazioni, emozioni, sentimenti, che due persone possono provare uno nei confronti dell'altro quando decidono di fare l'amore insieme. Un rapporto sessuale degno di questo nome è molto di più di un "coito", e comporta un investimento emotivo, erotico, affettivo che non può esaurirsi in un termine di origine anatomica. Vedi anche coito interrotto.
Dispareunia e vaginismo.
Per dispareunia si intende il coito doloroso. Essa può comparire sia all'inizio dei rapporti sessuali (primaria) o più tardi quando i rapporti sessuali sono già iniziati (secondaria). Il dolore durante il coito può comparire sia all'inizio della penetrazione che durante l'attività coitale profonda. Vi sono numerose cause organiche che possono causare questa disfunzione, tra le quali atresia vaginale, vulvovaginite, bartolinite, uretrite, cicatrice da episiotomia, fistole rettovaginali, moniliasi, craurosi vulvare, leucloplasia, emorroidi, cervicite, endometriosi, infiammazione pelvica, tumori ovarici e uterini, retroversione uterina, vulvovaginità diabetica. In età avanzata la dispareunia può essere costituita dalla fibrosi senile della vagina. In generale la dispareunia può essere anche dovuta a qualunque forma di congestione pelvica e a irritabilità della vescica. L'eventualità comunque più frequente di questa disfunzione è rappresentata dai fattori emotivi che possono ostacolare ogni piacere nei rapporti sessuali. La dispareunia può essere vista anche come forma di rifiuti simbolici e di ostilità nei confronti del partner, a bisogni autopunitivi e come risultato di un eccessivo autocontrollo. Anche per il vaginismo esiste la suddivisione in primari e secondari a seconda se il sintomo è presente o meno sin dai primi rapporti sessuali. Dal punto di vista funzionale il vaginismo è provocato da una contrazione spastica involontaria del muscolo elevatore dell'ano, della vulva e dell'orifizio vaginale, con conseguente impossibilità a ottenere la penetrazione anche solo di un dito. Vaginismo e dispareunia sono fra le cause più frequenti di "matrimoni bianchi". L'aspetto di coppia nella terapia del vaginismo assume fondamentale importanza: è stata infatti notata una notevole percentuale di casi di eiaculazione precoce e di impotenza nei partner di donne affette da questo disturbo. (Introduzione alla sessuologia medica di Giorgio Abraham e Willy Pasini, ed. Feltrinelli). Particolarmente indicati sono tutti quegli esercizi ed approcci corporali che mirano a migliorare il rapporto esistente tra la donna e il proprio corpo, ad esempio assistendola durante gli esercizi di autodilatazione della vagina e successivamente utilizzando la collaborazione del partner. La terapia del vaginismo non rappresenta più un grave problema terapeutico se non in casi eccezionali. La collaborazione attiva e partecipe del partner che negli ultimi decenni ha sviluppato una diversa sensibilità culturale in ordine alle problematiche riguardanti la sessualità in genere consente di poter affrontare questo disturbo con la massima tranquillità e con una altissima percentuale di successo.
Eiaculazione precoce
L'eiaculazione precoce è quella malattia sessuale per cui un essere umano di genere maschile non riesce a mantenere l'erezione, e che nei casi più gravi, si accompagna da una diminuita percezione delle sensazioni libidiche, fino ad arrivare ad una totale assenza delle percezioni orgasmiche. In questi ultimi casi l'emissione del seme avviene spesso senza che la persona se ne accorga. Dal punto di vista marziano, ovvero dell'analisi transazionale, l'eiaculazione precoce è un "gioco" sadomaso, perché interrompe un circuito di piacere.
[Si ha quindi l'impressione che quel che più conta in questi casi per coloro che agiscono il gioco, sia mantenere inalterata la situazione al fine di poter accumulare "carezze" negative che andranno a cementare le barriere di "copione". In questo caso la "maglietta" dell'eiaculatore precoce sarà del tipo: "Sono un eiaculatore precoce non capite? Mi perdonate per favore?". Se però immaginiamo un rovescio della maglietta stessa, è probabile che ci troveremmo scritto: "Se vi azzardate a farlo allora vuol dire che posso continuare"]
Per questa ragione fingono a vicenda: l'uno di non sapere che la moglie non gode, per non mettere in discussione la propria impotenza sessuale, l'altra di godere, per mantenere il controllo nella relazione. In questo caso sono preferibili le terapie di gruppo o di coppia a quelle di singoli. (nell'ipotesi descritta il "gioco" "eiaculazione precoce" è molto simile al "goffo pasticcione" descritto da E. Berne nel libro "A che gioco giochiamo" (ed Bompiani).
Le antitesi al gioco "goffo pasticcione" possono essere diverse e per conoscerle è necessario frequentare un gruppo di analisi transazionale. Quel che più conta è poter mantenere elevato il numero di giochi al fine di allontanare la paura della morte o dell'immagine di copione (fantasma) che ne porta le stimmate. Fatalmente così si viene a creare una situazione che dal punto di vista relazionale, comporterà la difficoltà della coppia a stabilire un rapporto nel quale per stare insieme non è "necessario farsi male". Da questo possiamo partire per comprendere.
Spesso succede che in una coppia si presentino entrambi i problemi, cioè una eiaculazione precoce in lui e una anorgasmia in lei. E che la coppia ricorra ad uno specialista anche dopo molti anni dall'instaurarsi del problema. E' generalmente a questo punto, che l'aspetto sadomaso del gioco si rende più evidente. Entrambi hanno un problema, ma lui non lo dice; lei vedendo una persona così imbranata alla festa, decide di farsi avanti per dargli una mano, perché gli fa pena. E così arrivano ai confetti. Dopo un po' lei si rende conto che, questo continuo attendere che lui "ce la faccia" la snerva, e non si accontenta più di mettersela via come ha fatto sempre, inoltre è sempre più seccata perché lui da un po' di tempo non le chiede nemmeno scusa e fa finta di niente. Quindi si rivolge ad una sessuologa. La quale, se è ingenua si scandalizza nei confronti "del maschio-maschilista" che tortura "quella povera donna" e la difende. Se invece si trova davanti ad un analista di giochi ne verrà fuori che lei è anorgasmica, e che è disposta a sopportare il marito "goffo pasticcione" pur di non affrontare il suo problema. Se invece si verifica la prima ipotesi è proprio a questo punto che i due iniziano un bel balletto a base di è tutta colpa tua, sei frigida, sei impotente, ecc. fino a che lui non decide di andare in terapia, se non altro per dirne quattro a quella "femminista". Il gioco alla presenza e con la complicità del terzo, continua quindi a più riprese coinvolgendo parenti, amici, i quali tutti indistintamente vengono a sapere di ciò che succede sotto le lenzuola dei due coniugi. Lo scenario privilegiato dell'attuazione del gioco sadomaso è il letto.
Una ipotesi di lettura è che "il goffo pasticcione" ovvero eiaculatore precoce sceglierà per motivi di copione di andare a quelle "feste" dove sarà certo di trovare una padrona di casa che masochisticamente lo perdonerà dei suoi pasticci. L'eiaculazione precoce, quindi, letta come il gioco "goffo pasticcione" può riferirsi a quelle situazioni nelle quali la mancanza di permessi o la presenza di ingiunzioni parentali o le scelte di copione fanno si che le persone coinvolte nel gioco strutturino il loro tempo dentro il letto e fuori, scambiandosi transazioni dove sono presenti stati dell'io esclusivamente genitoriali o dal Bambino adattato. Fino a quando cioè l'eiaculatore precoce e l'eventuale frigida, faranno come se questo problema non ci fosse, e quindi a non sentirsi granché responsabili del piacere altrui, il gioco continuerà ad essere l'unico modo sadomaso di comunicare in quella coppia. Con le conseguenze che si possono immaginare.
Il rito del "perdono" gioca a questo punto un ruolo importante. E' infatti attraverso il rito del perdono che il giocatore può ricevere il tornaconto finale del gioco stesso. Rimanendo così con la convinzione: di essere un incapace, di non essere amato perché ha quel problema, oppure che è tutta colpa di sua moglie che finge di godere e invece. . . e chi più ne ha più ne metta. In tal senso l'eiaculazione precoce può essere letta come "una compulsione a fallire la meta". La presenza di ingiunzioni trasmesse attraverso il copione parentale, che non concede al soggetto di accettare quel tipo di "carezze" che consentano di dire: "io sono amato/a sempre e non solo perché mamma o papà mi picchia" generano l'ansia di cui l'eiaculatore è spesso afflitto.
Simbolicamente poi, la metafora di Berne ha molto a che fare con la penetrazione (la casa, il bicchiere, il versare, il whisky, il ritirarsi confusi, la compiacenza della padrona) e possiamo ipotizzare che, i medesimi gesti che compie il "goffo pasticcione" a quella festa, per molti versi possono somigliare a quelli che l'eiaculatore precoce e la frigida compiono sotto i loro talami. Infatti se consideriamo quanta fatica e quanta rabbia una donna debba sopportare quando un'uomo la delude, dobbiamo ritenere che le motivazioni che fanno sì che una donna sottoposta a continue delusioni sopporti senza dir verbo tutto questo, si possano far risalire o ad un problema sessuologico, oppure ad una spiccata predisposizione al martirio.
In effetti se leggiamo gli eventi dal punto di vista dell'energia investita negli stati dell'Io, le transazioni presenti in un colloquio tra un eiaculatore precoce ed una frigida, sembrano provenire in gran parte dal Genitore e dal Bambino Adattato. Possiamo quindi supporre che, la donna "frigida", investendo l'energia del Genitore su quel particolare partner, eiaculatore precoce, si sia accesa e quindi abbia fatto la sua scelta sull'immagine di un ordine copionale.
La stessa cosa sarà quindi avvenuta nel giocatore con il problema opposto. Come si possa fare questa scelta attraverso transazioni e messaggi provenienti da diversi stati dell'Io che siano in grado di prevedere l'attuazione del copione di vita, è problema affrontato ancora in fase di ricerca. Spesso sia nell'eiaculatore precoce che nella frigida sono presenti figure parentali portatori del medesimo problema. Inoltre l'eiaculazione precoce ha la particolarità di aggravarsi nel tempo fino a portare i soggetti coinvolti ad una pressoché totale mancanza di desiderio. La frustrazione prodotta dal meccanismo sfida-risposta-fallimento-sfida che si ingenera in una coppia dove la sessualità viene vissuta come una continua competizione, ingenera un tale stato d'ansia da non favorire una guarigione. L'accumulo di "carezze" negative, di delusioni, inoltre porta spesso la coppia ad odiarsi reciprocamente fino a tenere "l'argomento del sesso" fuori da una porta. Come un cadavere in rianimazione.
I pensieri parassiti prodotti all'interno degli stati dell'Io inoltre struttureranno un comportamento insicuro o maniacale a seconda della situazione, con crisi di gelosia e scoraggiamento generale. La delusione prodotta dal fallimento e dalla ennesima brutta figura sarà assieme alla sicurezza del "perdono" l'elemento cementante del gioco, che potrà così continuare per molto tempo. In questo modo si creerà quella situazione per cui l'energia presente nel Bambino riferita al piacere legato alla sopravvivenza della specie, e determinante per "accendere gli occhi di vero desiderio", rimarrà bloccata.
Possiamo scegliere come esempio la difficoltà presente nella struttura borderline a superare la simbiosi materna. Come negli esempi citati da Krenberg viene ad instaurarsi una situazione per cui il raggiungimento dell'autonomia da parte del bambino è estremamente difficile in quanto, una madre estremamente possessiva non consente al bambino di sperimentare e quindi di allontanarsi da lei. In tali casi, quasi sempre la madre soffre di una fobia. Dal punto di vista dell'analisi del gioco, entrambi i giocatori restano legati da un invisibile filo che preclude loro ogni autonomia reale e che preclude loro ogni possibilità di entrare in intimità, di avere possesso del proprio corpo, come delle proprie emozioni. A questo possiamo far risalire le frequenti anestesie corporali, (mancanza sensazioni erogene a livello clitorideo) che sono spesso presenti in questi casi, oltreché la notevole insensibilità a livello periferico presente in molti eiaculatori precoci.
Tutto questo riporta in mente la favola della bella addormentata nel bosco. Solo quando la fanciulla, fu svegliata dal bacio di un Principe cavaliere, che per trovarla aveva dovuto sconfiggere il drago, ella poté rivivere... come se, solo colui il quale riesce ad essere delicato e gentile, oltreché premuroso, possa risvegliare i sensi sopiti di una donna chiusa in una bara da cent'anni. Un giocatore di "goffo pasticcione" o un eiaculatore precoce avrebbe in questo caso preferito inciampare sulla bara.
L'eiaculazione precoce è quella malattia sessuale per cui un essere umano di genere maschile non riesce a mantenere l'erezione, e che nei casi più gravi, si accompagna da una diminuita percezione delle sensazioni libidiche, fino ad arrivare ad una totale assenza delle percezioni orgasmiche. In questi ultimi casi l'emissione del seme avviene spesso senza che la persona se ne accorga. Dal punto di vista marziano, ovvero dell'analisi transazionale, l'eiaculazione precoce è un "gioco" sadomaso, perché interrompe un circuito di piacere.
[Si ha quindi l'impressione che quel che più conta in questi casi per coloro che agiscono il gioco, sia mantenere inalterata la situazione al fine di poter accumulare "carezze" negative che andranno a cementare le barriere di "copione". In questo caso la "maglietta" dell'eiaculatore precoce sarà del tipo: "Sono un eiaculatore precoce non capite? Mi perdonate per favore?". Se però immaginiamo un rovescio della maglietta stessa, è probabile che ci troveremmo scritto: "Se vi azzardate a farlo allora vuol dire che posso continuare"]
Per questa ragione fingono a vicenda: l'uno di non sapere che la moglie non gode, per non mettere in discussione la propria impotenza sessuale, l'altra di godere, per mantenere il controllo nella relazione. In questo caso sono preferibili le terapie di gruppo o di coppia a quelle di singoli. (nell'ipotesi descritta il "gioco" "eiaculazione precoce" è molto simile al "goffo pasticcione" descritto da E. Berne nel libro "A che gioco giochiamo" (ed Bompiani).
Le antitesi al gioco "goffo pasticcione" possono essere diverse e per conoscerle è necessario frequentare un gruppo di analisi transazionale. Quel che più conta è poter mantenere elevato il numero di giochi al fine di allontanare la paura della morte o dell'immagine di copione (fantasma) che ne porta le stimmate. Fatalmente così si viene a creare una situazione che dal punto di vista relazionale, comporterà la difficoltà della coppia a stabilire un rapporto nel quale per stare insieme non è "necessario farsi male". Da questo possiamo partire per comprendere.
Spesso succede che in una coppia si presentino entrambi i problemi, cioè una eiaculazione precoce in lui e una anorgasmia in lei. E che la coppia ricorra ad uno specialista anche dopo molti anni dall'instaurarsi del problema. E' generalmente a questo punto, che l'aspetto sadomaso del gioco si rende più evidente. Entrambi hanno un problema, ma lui non lo dice; lei vedendo una persona così imbranata alla festa, decide di farsi avanti per dargli una mano, perché gli fa pena. E così arrivano ai confetti. Dopo un po' lei si rende conto che, questo continuo attendere che lui "ce la faccia" la snerva, e non si accontenta più di mettersela via come ha fatto sempre, inoltre è sempre più seccata perché lui da un po' di tempo non le chiede nemmeno scusa e fa finta di niente. Quindi si rivolge ad una sessuologa. La quale, se è ingenua si scandalizza nei confronti "del maschio-maschilista" che tortura "quella povera donna" e la difende. Se invece si trova davanti ad un analista di giochi ne verrà fuori che lei è anorgasmica, e che è disposta a sopportare il marito "goffo pasticcione" pur di non affrontare il suo problema. Se invece si verifica la prima ipotesi è proprio a questo punto che i due iniziano un bel balletto a base di è tutta colpa tua, sei frigida, sei impotente, ecc. fino a che lui non decide di andare in terapia, se non altro per dirne quattro a quella "femminista". Il gioco alla presenza e con la complicità del terzo, continua quindi a più riprese coinvolgendo parenti, amici, i quali tutti indistintamente vengono a sapere di ciò che succede sotto le lenzuola dei due coniugi. Lo scenario privilegiato dell'attuazione del gioco sadomaso è il letto.
Una ipotesi di lettura è che "il goffo pasticcione" ovvero eiaculatore precoce sceglierà per motivi di copione di andare a quelle "feste" dove sarà certo di trovare una padrona di casa che masochisticamente lo perdonerà dei suoi pasticci. L'eiaculazione precoce, quindi, letta come il gioco "goffo pasticcione" può riferirsi a quelle situazioni nelle quali la mancanza di permessi o la presenza di ingiunzioni parentali o le scelte di copione fanno si che le persone coinvolte nel gioco strutturino il loro tempo dentro il letto e fuori, scambiandosi transazioni dove sono presenti stati dell'io esclusivamente genitoriali o dal Bambino adattato. Fino a quando cioè l'eiaculatore precoce e l'eventuale frigida, faranno come se questo problema non ci fosse, e quindi a non sentirsi granché responsabili del piacere altrui, il gioco continuerà ad essere l'unico modo sadomaso di comunicare in quella coppia. Con le conseguenze che si possono immaginare.
Il rito del "perdono" gioca a questo punto un ruolo importante. E' infatti attraverso il rito del perdono che il giocatore può ricevere il tornaconto finale del gioco stesso. Rimanendo così con la convinzione: di essere un incapace, di non essere amato perché ha quel problema, oppure che è tutta colpa di sua moglie che finge di godere e invece. . . e chi più ne ha più ne metta. In tal senso l'eiaculazione precoce può essere letta come "una compulsione a fallire la meta". La presenza di ingiunzioni trasmesse attraverso il copione parentale, che non concede al soggetto di accettare quel tipo di "carezze" che consentano di dire: "io sono amato/a sempre e non solo perché mamma o papà mi picchia" generano l'ansia di cui l'eiaculatore è spesso afflitto.
Simbolicamente poi, la metafora di Berne ha molto a che fare con la penetrazione (la casa, il bicchiere, il versare, il whisky, il ritirarsi confusi, la compiacenza della padrona) e possiamo ipotizzare che, i medesimi gesti che compie il "goffo pasticcione" a quella festa, per molti versi possono somigliare a quelli che l'eiaculatore precoce e la frigida compiono sotto i loro talami. Infatti se consideriamo quanta fatica e quanta rabbia una donna debba sopportare quando un'uomo la delude, dobbiamo ritenere che le motivazioni che fanno sì che una donna sottoposta a continue delusioni sopporti senza dir verbo tutto questo, si possano far risalire o ad un problema sessuologico, oppure ad una spiccata predisposizione al martirio.
In effetti se leggiamo gli eventi dal punto di vista dell'energia investita negli stati dell'Io, le transazioni presenti in un colloquio tra un eiaculatore precoce ed una frigida, sembrano provenire in gran parte dal Genitore e dal Bambino Adattato. Possiamo quindi supporre che, la donna "frigida", investendo l'energia del Genitore su quel particolare partner, eiaculatore precoce, si sia accesa e quindi abbia fatto la sua scelta sull'immagine di un ordine copionale.
La stessa cosa sarà quindi avvenuta nel giocatore con il problema opposto. Come si possa fare questa scelta attraverso transazioni e messaggi provenienti da diversi stati dell'Io che siano in grado di prevedere l'attuazione del copione di vita, è problema affrontato ancora in fase di ricerca. Spesso sia nell'eiaculatore precoce che nella frigida sono presenti figure parentali portatori del medesimo problema. Inoltre l'eiaculazione precoce ha la particolarità di aggravarsi nel tempo fino a portare i soggetti coinvolti ad una pressoché totale mancanza di desiderio. La frustrazione prodotta dal meccanismo sfida-risposta-fallimento-sfida che si ingenera in una coppia dove la sessualità viene vissuta come una continua competizione, ingenera un tale stato d'ansia da non favorire una guarigione. L'accumulo di "carezze" negative, di delusioni, inoltre porta spesso la coppia ad odiarsi reciprocamente fino a tenere "l'argomento del sesso" fuori da una porta. Come un cadavere in rianimazione.
I pensieri parassiti prodotti all'interno degli stati dell'Io inoltre struttureranno un comportamento insicuro o maniacale a seconda della situazione, con crisi di gelosia e scoraggiamento generale. La delusione prodotta dal fallimento e dalla ennesima brutta figura sarà assieme alla sicurezza del "perdono" l'elemento cementante del gioco, che potrà così continuare per molto tempo. In questo modo si creerà quella situazione per cui l'energia presente nel Bambino riferita al piacere legato alla sopravvivenza della specie, e determinante per "accendere gli occhi di vero desiderio", rimarrà bloccata.
Possiamo scegliere come esempio la difficoltà presente nella struttura borderline a superare la simbiosi materna. Come negli esempi citati da Krenberg viene ad instaurarsi una situazione per cui il raggiungimento dell'autonomia da parte del bambino è estremamente difficile in quanto, una madre estremamente possessiva non consente al bambino di sperimentare e quindi di allontanarsi da lei. In tali casi, quasi sempre la madre soffre di una fobia. Dal punto di vista dell'analisi del gioco, entrambi i giocatori restano legati da un invisibile filo che preclude loro ogni autonomia reale e che preclude loro ogni possibilità di entrare in intimità, di avere possesso del proprio corpo, come delle proprie emozioni. A questo possiamo far risalire le frequenti anestesie corporali, (mancanza sensazioni erogene a livello clitorideo) che sono spesso presenti in questi casi, oltreché la notevole insensibilità a livello periferico presente in molti eiaculatori precoci.
Tutto questo riporta in mente la favola della bella addormentata nel bosco. Solo quando la fanciulla, fu svegliata dal bacio di un Principe cavaliere, che per trovarla aveva dovuto sconfiggere il drago, ella poté rivivere... come se, solo colui il quale riesce ad essere delicato e gentile, oltreché premuroso, possa risvegliare i sensi sopiti di una donna chiusa in una bara da cent'anni. Un giocatore di "goffo pasticcione" o un eiaculatore precoce avrebbe in questo caso preferito inciampare sulla bara.
Fecondazione
La fecondazione è il risultato di un rapporto sessuale tra un uomo e una donna entrambi dotati della capacità di concepire e che non hanno evitato con metodi contraccettivi questo evento.
Per fecondazione si intende quella dell'ovulo maturo che staccandosi dall'ovaio viene attorniato da un gran numero di spermatozoi fino a quando uno di questi (più di uno in gravidanze gemellari) lo penetra, dando luogo all'unione di due gameti di sesso diverso.
La fecondazione, quindi l'attuazione di un progetto di un nuovo essere umano, può avvenire solo se gli spermatozoi entrano in vagina, raggiungono il collo dell'utero, risalgono la cavità uterina fino ad arrivare nella tuba (tromba di Falloppio). Perché la fecondazione sia possibile, è necessario inoltre che tutto ciò avvenga nel momento nel quale l'ovulo si trova nella tuba cioè poco tempo dopo l'ovulazione.
La fecondazione è il risultato di un rapporto sessuale tra un uomo e una donna entrambi dotati della capacità di concepire e che non hanno evitato con metodi contraccettivi questo evento.
Per fecondazione si intende quella dell'ovulo maturo che staccandosi dall'ovaio viene attorniato da un gran numero di spermatozoi fino a quando uno di questi (più di uno in gravidanze gemellari) lo penetra, dando luogo all'unione di due gameti di sesso diverso.
La fecondazione, quindi l'attuazione di un progetto di un nuovo essere umano, può avvenire solo se gli spermatozoi entrano in vagina, raggiungono il collo dell'utero, risalgono la cavità uterina fino ad arrivare nella tuba (tromba di Falloppio). Perché la fecondazione sia possibile, è necessario inoltre che tutto ciò avvenga nel momento nel quale l'ovulo si trova nella tuba cioè poco tempo dopo l'ovulazione.
Eterosessualità
Condizione di vissuto sessuale nel quale il soggetto predilige rapporti sessuali con persone di sesso diverso dal proprio. In tal senso l'eterosessualità corrisponde al risultato dei messaggi ricevuti durante la prima infanzia dal bambino/a e che corrispondono, in gran parte dei casi, all'immagine sessuale prediletta da uno dei genitori o da chi "in loco parentis".
La predilezione, in questo caso, per una persona di sesso diverso dal proprio funzionerà così come un vero e proprio "imprinting", che andrà a costituire il "lietmotif" di tutto il vissuto sessuale della persona. Questa "scelta", condizionata più o meno pesantemente, dagli elementi sociali, culturali e religiosi insieme, andranno poi a costituire l'impalcatura delle fantasie sessuali al quale il soggetto farà riferimento per esaudire il suo bisogno di strutturazione del tempo, di riconoscimento, di carezze psicofisiche, finalizzate al bisogno d'amore a di riproduzione della specie.
Durante il corso dell'esistenza dalla nascita alla morte, l'individuo resterà sempre e comunque sensibile ai richiami di entrambe le indentità, con la possibilità di agire quella che in quel momento sia in grado di soddisfarne i bisogni.
Da ciò si evince che, esiste una netta diversità tra sessualità psicologica, determinata da una somma di concause non sempre dipendenti dal soggetto, e sessualità agita determinata da eventi occasionali e parziali. In nuce, ogni essere umano potrebbe agire entrambe gli aspetti della sessualità anche quella non eterodiretta ovvero omosessuale, salvo che le condizioni sociali, culturali e psicologiche glielo consentano.
Condizione di vissuto sessuale nel quale il soggetto predilige rapporti sessuali con persone di sesso diverso dal proprio. In tal senso l'eterosessualità corrisponde al risultato dei messaggi ricevuti durante la prima infanzia dal bambino/a e che corrispondono, in gran parte dei casi, all'immagine sessuale prediletta da uno dei genitori o da chi "in loco parentis".
La predilezione, in questo caso, per una persona di sesso diverso dal proprio funzionerà così come un vero e proprio "imprinting", che andrà a costituire il "lietmotif" di tutto il vissuto sessuale della persona. Questa "scelta", condizionata più o meno pesantemente, dagli elementi sociali, culturali e religiosi insieme, andranno poi a costituire l'impalcatura delle fantasie sessuali al quale il soggetto farà riferimento per esaudire il suo bisogno di strutturazione del tempo, di riconoscimento, di carezze psicofisiche, finalizzate al bisogno d'amore a di riproduzione della specie.
Durante il corso dell'esistenza dalla nascita alla morte, l'individuo resterà sempre e comunque sensibile ai richiami di entrambe le indentità, con la possibilità di agire quella che in quel momento sia in grado di soddisfarne i bisogni.
Da ciò si evince che, esiste una netta diversità tra sessualità psicologica, determinata da una somma di concause non sempre dipendenti dal soggetto, e sessualità agita determinata da eventi occasionali e parziali. In nuce, ogni essere umano potrebbe agire entrambe gli aspetti della sessualità anche quella non eterodiretta ovvero omosessuale, salvo che le condizioni sociali, culturali e psicologiche glielo consentano.
Fantasie
Le fantasie sessuali sono un prodotto dell'immaginazione umana. Esse si presentano sin dalla più tenera infanzia e influenzano il vissuto e le scelte sessuali della persona durante tutto il corso dell'esistenza. Esse sono particolarmente determinate fin dai primi anni di vita, dal rapporto del bambino con il mondo che lo circonda, e dal vissuto nei confronti dei soggetti dai quali egli è dipendente. Nella persona adulta le fantasie sessuali si risolvono in un rapporto d'amore con il partner nel quale sia possibile agire l'affettività e la sessualità insieme.
Le fantasie sessuali sono un prodotto dell'immaginazione umana. Esse si presentano sin dalla più tenera infanzia e influenzano il vissuto e le scelte sessuali della persona durante tutto il corso dell'esistenza. Esse sono particolarmente determinate fin dai primi anni di vita, dal rapporto del bambino con il mondo che lo circonda, e dal vissuto nei confronti dei soggetti dai quali egli è dipendente. Nella persona adulta le fantasie sessuali si risolvono in un rapporto d'amore con il partner nel quale sia possibile agire l'affettività e la sessualità insieme.
Feticismo
Intendiamo per feticismo quella condizione particolare nel quale il soggetto sposta o sostituisce la sua meta sessuale da una persona viva e nella sua interezza, ad una parte del proprio o altrui corpo o a qualsiasi altro oggetto o qualità, in grado di eccitarlo sessualmente.
Nei "Tre saggi sulla teoria sessuale" Freud afferma che "un certo grado di feticismo è di regola proprio dell'amore normale, in special modo in quegli stadi di innamoramento nei quali la meta sessuale normale appare irraggiungibile oppure sembra negato il suo adempimento (...) il caso patologico subentra solo quando il desiderio del feticcio si fissa al di là di questa condizione e si sostituisce alla meta normale, inoltre quando il feticcio distaccato dalla persona diventa unico oggetto sessuale" (IV, 467).
Questo termine fu trasferito dalla ricerca storico-religiosa, a quella sessuologica dal medico francese Alfred Binet al fine di dare una spiegazione al fenomeno per cui molte persone idolatrano determinate qualità o determinati oggetti esattamente come i popoli primitivi il bastone, la pietra, la clava o l'immagine lignea. Binet scoprì di conseguenza che praticamente qualsiasi cosa può diventare oggetto di adorazione feticistica: capelli, pellicce, cinture, colori, biancheria intima, odori, qualsiasi parte del corpo, vestiari particolari e l'elenco sarebbe infinito.
Il feticismo vero e proprio si contempla quando la persona agisce l'atto sessuale, masturbandosi, "solo" con il proprio feticcio; ad esempio il marito che in un primo tempo vuole vedere la moglie con le calze a rete, (primo stadio) al quale domani basteranno queste ultime per masturbarsi (secondo stadio); nel terzo stadio non comparirà neppure quest'ultimo bisogno, poiché l'orgasmo subentrerà al solo guardare toccare, o indossare lui stesso le calze. Nel quarto stadio, in gran parte dei casi, l'orgasmo non compare, poiché dal punto di vista dell'economia sessuale, a parità di stimolo la reazione diminuisce.
Viene quindi applicata la regola per la quale tanto più maniacale è l'ossessione sessuale, tanto minore il soddisfacimento, ma anche il suo opposto: meno soddisfacimento procura l'ossessione, più maniacale diventa l'ossessione stessa. Il feticismo, che è presente sia in eterosessuali che omosessuali, può quindi essere di tipo alloerotico (agito con altri da sé) che autoerotico (con sé stessi); si può osservare una forma attiva, una passiva, e una contemplativa.
Nella prima forma il feticista usa attivamente il feticcio, nella seconda vuole che il feticcio sia usato su di lui da un'altra persona, e nella terza attua solo la contemplazione dei feticci stessi, che di solito vengono collezionati in gran numero. Secondo alcuni autori, alla base. di questo comportamento pare vi sia l'incapacità di percepire una persona come unità e quindi nella sua interezza.
Per Freud le deviazioni rappresentano la persistenza nella maturità di elementi di sessualità infantile a discapito della genitalità adulta. Per molti psicoanalisti il feticismo ha a che vedere con il complesso di castrazione, con il senso di colpa nei riguardi della sessualità, con la paura del coito, con una fissazione o regressione ad uno stadio precedente dello sviluppo psicosessuale.
In "Fare l'Amore", Eric Berne (ed. Bompiani) descrive come anche le predilezioni sessuali possono essere trasmesse alla generazione successiva e fare parte del "copione di vita". Nel caso del feticismo, come nei confronti di qualunque altra diversità sessuale, è importante ai fini terapeutici che essa sia il più possibile in armonia con la vita del soggetto e di coloro che gli sono vicini. In mancanza di questa condizione, e qualora, questa diversità provochi sofferenze fisica o psichica, è consigliabile l'intervento di uno specialista.
Intendiamo per feticismo quella condizione particolare nel quale il soggetto sposta o sostituisce la sua meta sessuale da una persona viva e nella sua interezza, ad una parte del proprio o altrui corpo o a qualsiasi altro oggetto o qualità, in grado di eccitarlo sessualmente.
Nei "Tre saggi sulla teoria sessuale" Freud afferma che "un certo grado di feticismo è di regola proprio dell'amore normale, in special modo in quegli stadi di innamoramento nei quali la meta sessuale normale appare irraggiungibile oppure sembra negato il suo adempimento (...) il caso patologico subentra solo quando il desiderio del feticcio si fissa al di là di questa condizione e si sostituisce alla meta normale, inoltre quando il feticcio distaccato dalla persona diventa unico oggetto sessuale" (IV, 467).
Questo termine fu trasferito dalla ricerca storico-religiosa, a quella sessuologica dal medico francese Alfred Binet al fine di dare una spiegazione al fenomeno per cui molte persone idolatrano determinate qualità o determinati oggetti esattamente come i popoli primitivi il bastone, la pietra, la clava o l'immagine lignea. Binet scoprì di conseguenza che praticamente qualsiasi cosa può diventare oggetto di adorazione feticistica: capelli, pellicce, cinture, colori, biancheria intima, odori, qualsiasi parte del corpo, vestiari particolari e l'elenco sarebbe infinito.
Il feticismo vero e proprio si contempla quando la persona agisce l'atto sessuale, masturbandosi, "solo" con il proprio feticcio; ad esempio il marito che in un primo tempo vuole vedere la moglie con le calze a rete, (primo stadio) al quale domani basteranno queste ultime per masturbarsi (secondo stadio); nel terzo stadio non comparirà neppure quest'ultimo bisogno, poiché l'orgasmo subentrerà al solo guardare toccare, o indossare lui stesso le calze. Nel quarto stadio, in gran parte dei casi, l'orgasmo non compare, poiché dal punto di vista dell'economia sessuale, a parità di stimolo la reazione diminuisce.
Viene quindi applicata la regola per la quale tanto più maniacale è l'ossessione sessuale, tanto minore il soddisfacimento, ma anche il suo opposto: meno soddisfacimento procura l'ossessione, più maniacale diventa l'ossessione stessa. Il feticismo, che è presente sia in eterosessuali che omosessuali, può quindi essere di tipo alloerotico (agito con altri da sé) che autoerotico (con sé stessi); si può osservare una forma attiva, una passiva, e una contemplativa.
Nella prima forma il feticista usa attivamente il feticcio, nella seconda vuole che il feticcio sia usato su di lui da un'altra persona, e nella terza attua solo la contemplazione dei feticci stessi, che di solito vengono collezionati in gran numero. Secondo alcuni autori, alla base. di questo comportamento pare vi sia l'incapacità di percepire una persona come unità e quindi nella sua interezza.
Per Freud le deviazioni rappresentano la persistenza nella maturità di elementi di sessualità infantile a discapito della genitalità adulta. Per molti psicoanalisti il feticismo ha a che vedere con il complesso di castrazione, con il senso di colpa nei riguardi della sessualità, con la paura del coito, con una fissazione o regressione ad uno stadio precedente dello sviluppo psicosessuale.
In "Fare l'Amore", Eric Berne (ed. Bompiani) descrive come anche le predilezioni sessuali possono essere trasmesse alla generazione successiva e fare parte del "copione di vita". Nel caso del feticismo, come nei confronti di qualunque altra diversità sessuale, è importante ai fini terapeutici che essa sia il più possibile in armonia con la vita del soggetto e di coloro che gli sono vicini. In mancanza di questa condizione, e qualora, questa diversità provochi sofferenze fisica o psichica, è consigliabile l'intervento di uno specialista.
Gravidanza
E' lo stato fisiologico della donna che porta nel proprio organismo il prodotto del concepimento, cioè uno o più ovuli fecondati e in via di sviluppo.
La gravidanza, dal punto di vista biologico, è una funzione del sistema riproduttivo della donna. Può essere considerato sotto questo aspetto, un evento normale. Essa inizia con la fecondazione e finisce con il parto. La durata media della gravidanza umana è di 280 giorni (o 10 mesi lunari o 40 settimane) se il conto parte dal primo giorno dell'ultima mestruazione.
Considerando però che l'intervallo tra il primo giorno della mestruazione (quando una donna non può essere gravida), e l'ovulazione (quando una donna può diventare gravida), approssimativamente di dodici giorni, la durata reale della gravidanza è di 267 giorni circa dal rapporto fecondante.
Si calcola la data "teorica" del parto secondo la regola di Naegele, cioè sottraendo tre mesi ad un anno che si fa decorrere dal primo giorno dell'ultima mestruazione e aggiungendo sette giorni. Il giorno del parto è così determinato anche dalla lunghezza del ciclo di una donna, poiché una donna con un ciclo più lungo avrà una ovulazione più tardi. In questo modo il parto potrà avvenire anche dopo il 280° giorno.
E' lo stato fisiologico della donna che porta nel proprio organismo il prodotto del concepimento, cioè uno o più ovuli fecondati e in via di sviluppo.
La gravidanza, dal punto di vista biologico, è una funzione del sistema riproduttivo della donna. Può essere considerato sotto questo aspetto, un evento normale. Essa inizia con la fecondazione e finisce con il parto. La durata media della gravidanza umana è di 280 giorni (o 10 mesi lunari o 40 settimane) se il conto parte dal primo giorno dell'ultima mestruazione.
Considerando però che l'intervallo tra il primo giorno della mestruazione (quando una donna non può essere gravida), e l'ovulazione (quando una donna può diventare gravida), approssimativamente di dodici giorni, la durata reale della gravidanza è di 267 giorni circa dal rapporto fecondante.
Si calcola la data "teorica" del parto secondo la regola di Naegele, cioè sottraendo tre mesi ad un anno che si fa decorrere dal primo giorno dell'ultima mestruazione e aggiungendo sette giorni. Il giorno del parto è così determinato anche dalla lunghezza del ciclo di una donna, poiché una donna con un ciclo più lungo avrà una ovulazione più tardi. In questo modo il parto potrà avvenire anche dopo il 280° giorno.
Infedeltà
Intendiamo per infedeltà, l'unione sessuale, affettiva, emotiva, con un'altro partner, diverso da quello/a con il/la quale il soggetto ha stabilito un rapporto privilegiato, e del quale quest'ultimo, o non ne è a conoscenza o non ne condivide l'esistenza.
Il concetto di infedeltà è stato, attraverso la storia, abbinato quasi esclusivamente a rapporti extraconiugali, quindi al di fuori dell'unione d'amore legalizzata dal matrimonio. e in tal senso la sua formulazione giuridica si ritrova nella parola "adulterio".
Le ragioni che portano un componente della coppia ad essere infedele all'altro, sono molteplici e quantomai soggettive; nel percorso che due esseri umani devono compiere per trascorrere la vita insieme, o anche solo parte di essa, gli ostacoli che possono trovare sono molti e tutti interagiscono e contribuiscono a rompere o a mantenere salda la loro unione, dai conflitti familiari a quelli economici a quelli sessuali.
Le motivazioni legate all'insoddisfazione sessuale, spesso non vengono rese esplicite dai e fra i partner per condizionamenti dovuti a fattori educativi nei quali il sesso viene vissuto ancora come un tabù, o semplicemente per ignoranza del problema.
Questa situazione spesso pregiudica la possibilità di interventi terapeutici, mantenendo inalterato il problema che incidendo pesantemente sul vissuto sessuale affettivo della coppia ne può minacciare l'unione.
Due persone che in modo Adulto hanno deciso di condividere la propria esistenza, o parte di essa, generalmente stabiliscono anche le regole di questa convivenza e la fedeltà reciproca, se fa parte di regole comuni ai componenti della coppia, va osservata come impegno nei confronti di se stessi, e come forma di rispetto nei confronti dell'altro/a.
L'antidoto migliore all'infedeltà rimane ancora il dialogo franco e sincero fra i partner e che non significa scaricare sull'altro la responsabilità delle proprie scelte, e se qualora le condizioni di difficoltà lo richiedessero l'intervento di un consulente o di uno specialista nei vari campi, dalla terapia di coppia, a quella della famiglia, o ad esperti nel campo della sessuologia.
L'infedeltà non è necessariamente sempre una "colpa" a volte deriva ed è risultato di condizioni di difficoltà che non si sono potute superare, in tal caso crediamo sia fondamentale che al di là delle condizioni nelle quali il comportamento infedele si è sviluppato due esseri umani maturi cerchino il modo di superare una situazione, riformulando un "contratto" di unione reciproca che deve comprendere, prima di ogni altra cosa una disponibilità sincera alla comprensione delle motivazioni dell'altro da quale può nascere un nuovo rapporto affettivo.
Se tutto ciò non è possibile, è comunque sempre opportuno, sia nel caso che si sia protagonisti o vittime di una infedeltà ricercare la strada migliore per lasciarsi senza perdersi.
Intendiamo per infedeltà, l'unione sessuale, affettiva, emotiva, con un'altro partner, diverso da quello/a con il/la quale il soggetto ha stabilito un rapporto privilegiato, e del quale quest'ultimo, o non ne è a conoscenza o non ne condivide l'esistenza.
Il concetto di infedeltà è stato, attraverso la storia, abbinato quasi esclusivamente a rapporti extraconiugali, quindi al di fuori dell'unione d'amore legalizzata dal matrimonio. e in tal senso la sua formulazione giuridica si ritrova nella parola "adulterio".
Le ragioni che portano un componente della coppia ad essere infedele all'altro, sono molteplici e quantomai soggettive; nel percorso che due esseri umani devono compiere per trascorrere la vita insieme, o anche solo parte di essa, gli ostacoli che possono trovare sono molti e tutti interagiscono e contribuiscono a rompere o a mantenere salda la loro unione, dai conflitti familiari a quelli economici a quelli sessuali.
Le motivazioni legate all'insoddisfazione sessuale, spesso non vengono rese esplicite dai e fra i partner per condizionamenti dovuti a fattori educativi nei quali il sesso viene vissuto ancora come un tabù, o semplicemente per ignoranza del problema.
Questa situazione spesso pregiudica la possibilità di interventi terapeutici, mantenendo inalterato il problema che incidendo pesantemente sul vissuto sessuale affettivo della coppia ne può minacciare l'unione.
Due persone che in modo Adulto hanno deciso di condividere la propria esistenza, o parte di essa, generalmente stabiliscono anche le regole di questa convivenza e la fedeltà reciproca, se fa parte di regole comuni ai componenti della coppia, va osservata come impegno nei confronti di se stessi, e come forma di rispetto nei confronti dell'altro/a.
L'antidoto migliore all'infedeltà rimane ancora il dialogo franco e sincero fra i partner e che non significa scaricare sull'altro la responsabilità delle proprie scelte, e se qualora le condizioni di difficoltà lo richiedessero l'intervento di un consulente o di uno specialista nei vari campi, dalla terapia di coppia, a quella della famiglia, o ad esperti nel campo della sessuologia.
L'infedeltà non è necessariamente sempre una "colpa" a volte deriva ed è risultato di condizioni di difficoltà che non si sono potute superare, in tal caso crediamo sia fondamentale che al di là delle condizioni nelle quali il comportamento infedele si è sviluppato due esseri umani maturi cerchino il modo di superare una situazione, riformulando un "contratto" di unione reciproca che deve comprendere, prima di ogni altra cosa una disponibilità sincera alla comprensione delle motivazioni dell'altro da quale può nascere un nuovo rapporto affettivo.
Se tutto ciò non è possibile, è comunque sempre opportuno, sia nel caso che si sia protagonisti o vittime di una infedeltà ricercare la strada migliore per lasciarsi senza perdersi.
Imene e verginità
Intendiamo per verginità gli stati di natura concernenti la fisiologia femminile e maschile, nel quali viene a trovarsi una donna - o un uomo - che non ha mai voluto o potuto esercitare ne una sessualità agita ne una sessualità immaginaria.
In senso fisiologico nella donna corrisponde a quella sottile membrana posta tra l'ostio vaginale (ingresso della vagina) e la vagina stessa. Questa membrana, ovvero l'imene, viene eliminata o spontaneamente dal soggetto, o per caso, o durante i primi approcci o rapporti sessuali.
Nessun imene può essere integro, poiché se così fosse il sangue mestruale che compare con il menarca (prima mestruazione nella vita di una donna) non potrebbe defluire all'esterno causando gravi rischi anche di compromissione peritoneali alla donna stessa. L'imene, perciò, è sempre "perforato" e la forma della perforazione è soggettiva.
La rottura dell'imene non provoca dolore in nessuno dei due partner, purché le condizioni di svolgimento del primo rapporto sessuale, rispettino il criterio relativo alla affidabilità reciproca tra i partner.
In "Illusioni d'amore, le motivazioni inconsce della scelta del partner" (J.Baldaro Verde-Pallanca, Cortina editore), gli autori dimostrano come l'affidabilità reciproca, durante il e successivamente i rapporti sessuali possa costituire, nel primo caso un vero e proprio imprinting per la vita sessuale del soggetto, che in caso di grave delusione o ancor di più di trauma, potrebbe causare nel soggetto il permanere del ricordo della brutta esperienza fino a sviluppare sintomi psicofisici.
Al di là comunque del primo rapporto sessuale, tutti i rapporti sessuali richiedono, per essere degni di questo termine, affidabilità reciproca e tenerezza.
Molto frequentemente, infatti, durante il primo rapporto sessuale la libido raramente viene soddisfatta, e non è infrequente che il rapporto si concluda con una delusione reciproca. La possibilità, però, di poter contare sull'altro stabilendo legami affettivi e qualificanti consente ai partner di superare con facilità queste difficoltà essendo intervenute nella coppia motivazioni e speranze di livello superiore.
Questa probabilmente, fra le tante, la ragione per la quale la verginità viene concepita come un "dono più importante" nella coppia e che va al di là della sua materialità oggettiva. In molte, se non tutte, culture il primo rapporto sessuale tra un maschio libero e una donna libera, è in qualche modo ritualizzato.
La stessa cosa avviene nel mondo animale come se, questo "inizio" corrispondesse a un vero e proprio rito di passaggio dall'età dei sogni a quello della realtà. La scelta del partner corrisponde anche agli stimoli provenienti dalle figure parentali.
In qualche modo cioè, non essendo gli stimoli autogenerantesi, ma all'interno delle dinamiche familiari, possiamo considerare l'acquisizione di rituali forme di approccio e conoscenza rispetto agli altri, che se ben eseguiti possono condurre al raggiungimento dell'intimità.
Gran parte delle attività umane si reggono sul rispetto di queste regole, che se osservate, consentiranno ad ognuno di rapportarsi con l'altro come oggetto non minaccioso, quindi affine, perciò compatibile; anche in tal modo verrà esaurita la fame di carezze e riconoscimento, anche sociale, di cui l'essere umano ha bisogno "per tenere eretta la spina dorsale".
Nel maschio, non circonciso, la perdita della verginità comporta la rottura del frenulo, in tal modo la pelle che riveste il pene può scorrere più facilmente sul glande durante i rapporti sessuali.
Piccole eventuali perdite ematiche, sia nell'uomo che nella donna, non devono destare preoccupazioni.
Dal punto di vista giuridico la perdita della verginità, se non facente parte dei reati legati alla violenza sessuale, non comporta nel nostro Paese sanzioni penali, mentre ben diversa è la situazione dal punto di vista sociale.
A secondo di dove e in che ambito il rito viene consumato si potrà andare incontro a gravi sanzioni sociali, etniche, religiose, economiche; fino alla perdita della libertà personale, agita da un clan o meno, con punizioni di ordine sia fisico che psicologico.
Sicuramente con l'evolversi o l'involversi, della comunicazione di massa, e a partire dai profondi cambiamenti da essa prodotta il mito della verginità tende a scomparire fino a raggiungere, in diversi casi, la sua completa banalizzazione compresa quella dei suoi significati simbolici.
Siamo dell'opinione che per ogni essere umano il primo rapporto d'amore, anche sessuale, con un'altra persona sia così importante che quantomeno sia opportuno non sprecarlo; per ciò che riguarda la problematica della contraccezione in soggetti ai primissimi rapporti sessuali, dobbiamo sottolineare che a tutt'oggi l'unico contraccettivo usabile dalla donna vergine, quindi da assumersi prima del primo rapporto sessuale, resta la pillola.
Altri contraccettivi, o vengono psicologicamente rifiutati dal soggetto, o non sono applicabili stante la presenza dell'imene. Esistono in commercio, anche nel nostro Paese, contraccettivi ormonali in grado di rispondere a questa particolare esigenza e che assunti previ esami clinici di controllo, sono in grado di escludere eventuali rischi dovuti a controindicazioni del farmaco.
Intendiamo per verginità gli stati di natura concernenti la fisiologia femminile e maschile, nel quali viene a trovarsi una donna - o un uomo - che non ha mai voluto o potuto esercitare ne una sessualità agita ne una sessualità immaginaria.
In senso fisiologico nella donna corrisponde a quella sottile membrana posta tra l'ostio vaginale (ingresso della vagina) e la vagina stessa. Questa membrana, ovvero l'imene, viene eliminata o spontaneamente dal soggetto, o per caso, o durante i primi approcci o rapporti sessuali.
Nessun imene può essere integro, poiché se così fosse il sangue mestruale che compare con il menarca (prima mestruazione nella vita di una donna) non potrebbe defluire all'esterno causando gravi rischi anche di compromissione peritoneali alla donna stessa. L'imene, perciò, è sempre "perforato" e la forma della perforazione è soggettiva.
La rottura dell'imene non provoca dolore in nessuno dei due partner, purché le condizioni di svolgimento del primo rapporto sessuale, rispettino il criterio relativo alla affidabilità reciproca tra i partner.
In "Illusioni d'amore, le motivazioni inconsce della scelta del partner" (J.Baldaro Verde-Pallanca, Cortina editore), gli autori dimostrano come l'affidabilità reciproca, durante il e successivamente i rapporti sessuali possa costituire, nel primo caso un vero e proprio imprinting per la vita sessuale del soggetto, che in caso di grave delusione o ancor di più di trauma, potrebbe causare nel soggetto il permanere del ricordo della brutta esperienza fino a sviluppare sintomi psicofisici.
Al di là comunque del primo rapporto sessuale, tutti i rapporti sessuali richiedono, per essere degni di questo termine, affidabilità reciproca e tenerezza.
Molto frequentemente, infatti, durante il primo rapporto sessuale la libido raramente viene soddisfatta, e non è infrequente che il rapporto si concluda con una delusione reciproca. La possibilità, però, di poter contare sull'altro stabilendo legami affettivi e qualificanti consente ai partner di superare con facilità queste difficoltà essendo intervenute nella coppia motivazioni e speranze di livello superiore.
Questa probabilmente, fra le tante, la ragione per la quale la verginità viene concepita come un "dono più importante" nella coppia e che va al di là della sua materialità oggettiva. In molte, se non tutte, culture il primo rapporto sessuale tra un maschio libero e una donna libera, è in qualche modo ritualizzato.
La stessa cosa avviene nel mondo animale come se, questo "inizio" corrispondesse a un vero e proprio rito di passaggio dall'età dei sogni a quello della realtà. La scelta del partner corrisponde anche agli stimoli provenienti dalle figure parentali.
In qualche modo cioè, non essendo gli stimoli autogenerantesi, ma all'interno delle dinamiche familiari, possiamo considerare l'acquisizione di rituali forme di approccio e conoscenza rispetto agli altri, che se ben eseguiti possono condurre al raggiungimento dell'intimità.
Gran parte delle attività umane si reggono sul rispetto di queste regole, che se osservate, consentiranno ad ognuno di rapportarsi con l'altro come oggetto non minaccioso, quindi affine, perciò compatibile; anche in tal modo verrà esaurita la fame di carezze e riconoscimento, anche sociale, di cui l'essere umano ha bisogno "per tenere eretta la spina dorsale".
Nel maschio, non circonciso, la perdita della verginità comporta la rottura del frenulo, in tal modo la pelle che riveste il pene può scorrere più facilmente sul glande durante i rapporti sessuali.
Piccole eventuali perdite ematiche, sia nell'uomo che nella donna, non devono destare preoccupazioni.
Dal punto di vista giuridico la perdita della verginità, se non facente parte dei reati legati alla violenza sessuale, non comporta nel nostro Paese sanzioni penali, mentre ben diversa è la situazione dal punto di vista sociale.
A secondo di dove e in che ambito il rito viene consumato si potrà andare incontro a gravi sanzioni sociali, etniche, religiose, economiche; fino alla perdita della libertà personale, agita da un clan o meno, con punizioni di ordine sia fisico che psicologico.
Sicuramente con l'evolversi o l'involversi, della comunicazione di massa, e a partire dai profondi cambiamenti da essa prodotta il mito della verginità tende a scomparire fino a raggiungere, in diversi casi, la sua completa banalizzazione compresa quella dei suoi significati simbolici.
Siamo dell'opinione che per ogni essere umano il primo rapporto d'amore, anche sessuale, con un'altra persona sia così importante che quantomeno sia opportuno non sprecarlo; per ciò che riguarda la problematica della contraccezione in soggetti ai primissimi rapporti sessuali, dobbiamo sottolineare che a tutt'oggi l'unico contraccettivo usabile dalla donna vergine, quindi da assumersi prima del primo rapporto sessuale, resta la pillola.
Altri contraccettivi, o vengono psicologicamente rifiutati dal soggetto, o non sono applicabili stante la presenza dell'imene. Esistono in commercio, anche nel nostro Paese, contraccettivi ormonali in grado di rispondere a questa particolare esigenza e che assunti previ esami clinici di controllo, sono in grado di escludere eventuali rischi dovuti a controindicazioni del farmaco.
Identità
E' l'interpretazione soggettiva della propria appartenenza nella società cattolico-giudaico-cristiana, all'uno o all'altro sesso.
La scelta dell'identità corrisponde alla decisione se si vuole agire una sessualità femminile maschile o bisessuale. Dal momento della nascita questa decisione viene presa sulla base dei modelli di riferimento proposti all'essere umano dalle persone necessarie alla sua sopravvivenza psichica fisica e sociale.
Possiamo notare che, al volgere dell'adolescenza, quindi dopo la maturazione delle gonadi, sulla base di un bisogno di autonomia, le decisioni prese durante la prima e primissima infanzia determineranno il comportamento, finalizzato alla ricerca e alla scoperta dell'oggetto d'amore, svelando cosi le motivazioni inconsce della scelta del partner. Possiamo quindi riconoscere che l'identità nel suo insieme è il prodotto di un adattamento evolutivo.
E' l'interpretazione soggettiva della propria appartenenza nella società cattolico-giudaico-cristiana, all'uno o all'altro sesso.
La scelta dell'identità corrisponde alla decisione se si vuole agire una sessualità femminile maschile o bisessuale. Dal momento della nascita questa decisione viene presa sulla base dei modelli di riferimento proposti all'essere umano dalle persone necessarie alla sua sopravvivenza psichica fisica e sociale.
Possiamo notare che, al volgere dell'adolescenza, quindi dopo la maturazione delle gonadi, sulla base di un bisogno di autonomia, le decisioni prese durante la prima e primissima infanzia determineranno il comportamento, finalizzato alla ricerca e alla scoperta dell'oggetto d'amore, svelando cosi le motivazioni inconsce della scelta del partner. Possiamo quindi riconoscere che l'identità nel suo insieme è il prodotto di un adattamento evolutivo.
Impotenza
Intendiamo per impotenza la condizione, reversibile o irreversibile, nella quale può trovarsi un essere umano, che non può agire, in parte o completamente, tutti gli aspetti della propria sessualità.
Esclusi i casi di natura organica, sia congeniti che acquisiti, l'impotenza trova le sue radici nelle esperienze vissute dal soggetto durante l'intero corso del la sua esistenza. Il termine impotenza è, in questo caso, riferito unicamente all'espletamento fisico dell'atto sessuale, e si differenzia per sua natura dai disturbi riguardanti il desiderio sessuale, che può essere presente comunque al di là della sessualità agita.
Nell'uomo, viene riconosciuta come una manifestazione di parziale impotenza anche l'eiaculazione precoce, che comporta da parte del soggetto, l'impossibilità a contenere l'eiaculazione fino al momento desiderato; viene inoltre considerata impotenza psicogena l'anorgasmia ovvero l'impossibilità a raggiungere o a percepire le sensazioni orgiastiche.
Esiste inoltre una forma di "impotenza" legata alle capacità riproduttive individuali e/o di coppia che viene da noi affrontata alla voce "sterilità". Nel nostro Paese, recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno considerato non applicabile per la sterilizzazione maschile e femminile volontaria, né il reato "impotenza procurata alla procreazione", né quello riguardante "lesioni personali volontarie gravissime" rendendo possibile questa scelta senza incorrere in sanzioni penali.
Intendiamo per impotenza la condizione, reversibile o irreversibile, nella quale può trovarsi un essere umano, che non può agire, in parte o completamente, tutti gli aspetti della propria sessualità.
Esclusi i casi di natura organica, sia congeniti che acquisiti, l'impotenza trova le sue radici nelle esperienze vissute dal soggetto durante l'intero corso del la sua esistenza. Il termine impotenza è, in questo caso, riferito unicamente all'espletamento fisico dell'atto sessuale, e si differenzia per sua natura dai disturbi riguardanti il desiderio sessuale, che può essere presente comunque al di là della sessualità agita.
Nell'uomo, viene riconosciuta come una manifestazione di parziale impotenza anche l'eiaculazione precoce, che comporta da parte del soggetto, l'impossibilità a contenere l'eiaculazione fino al momento desiderato; viene inoltre considerata impotenza psicogena l'anorgasmia ovvero l'impossibilità a raggiungere o a percepire le sensazioni orgiastiche.
Esiste inoltre una forma di "impotenza" legata alle capacità riproduttive individuali e/o di coppia che viene da noi affrontata alla voce "sterilità". Nel nostro Paese, recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno considerato non applicabile per la sterilizzazione maschile e femminile volontaria, né il reato "impotenza procurata alla procreazione", né quello riguardante "lesioni personali volontarie gravissime" rendendo possibile questa scelta senza incorrere in sanzioni penali.
Intrauterini (contraccettivi)
Questo metodo contraccettivo, (intra-uterine-device), viene comunemente chiamato "spirale" perché parte del dispositivo è ricoperto da una sottile spirale di rame. Gran parte del contraccettivo, invece, è di plastica e viene inserito all'interno dell'utero.
Il "modo" con il quale la "spirale" agisce a livello contraccettivo si fonda su almeno due possibilità che non si escludono a vicenda: la prima ipotesi è che un corpo estraneo all'interno dell'utero lo rende inadatto a permettere "l'aggancio" dell'ovulo alle pareti uterine; in questo modo esso viene espulso.
Questa possibilità verrebbe aumentata quando il dispositivo è rivestito di rame, metallo che muta l'ambiente uterino rendendolo ancora meno adatto ad accogliere l'ovulo. L'altra possibilità riguarda la motilità tubarica. Le tube, con i loro movimenti (peristaltici) hanno il compito di trasportare l'ovulo all'incontro con gli spermatozoi; lo IUD inciderebbe sul ritmo con il quale le tube si muovono, così che questo appuntamento non verrebbe rispettato.
La spirale va introdotta durante il periodo mestruale anche per rendere più facile l'inserimento; è un contraccettivo più adatto a donne che hanno già avuto delle gravidanze ma la sua tollerabilità varia notevolmente da donna a donna.
Il suo indice di Pearl è di R2. La spirale si vende liberamente in farmacia in confezione sigillata, sterile e già pronta per l'uso. Una volta inserito, lo IUD, non richiede interventi da parte della donna per svolgere il suo compito contraccettivo. Una volta l'anno (come minimo) è necessario sottoporsi ad un controllo presso il ginecologo che ha inserito lo IUD. Il controllo permetterà al ginecologo/a, tra l'altro, di verificare la presenza adeguata della spirale controllando il piccolo filo che sporge dalla cavità uterina e con il quale la spirale verrà estratta.
Il periodo di efficacia dello IUD, dal momento dell'inserimento, varia da due anni a quattro a seconda del tipo di spirale. Per inserire lo IUD è necessario non avere malattie all'apparato genitale. E' consigliabile eseguire sempre il Pap-test (vedere argomento) prima dell'inserimento. Lo IUD è usato con successo da milioni di donne nel mondo.
Questo metodo contraccettivo, (intra-uterine-device), viene comunemente chiamato "spirale" perché parte del dispositivo è ricoperto da una sottile spirale di rame. Gran parte del contraccettivo, invece, è di plastica e viene inserito all'interno dell'utero.
Il "modo" con il quale la "spirale" agisce a livello contraccettivo si fonda su almeno due possibilità che non si escludono a vicenda: la prima ipotesi è che un corpo estraneo all'interno dell'utero lo rende inadatto a permettere "l'aggancio" dell'ovulo alle pareti uterine; in questo modo esso viene espulso.
Questa possibilità verrebbe aumentata quando il dispositivo è rivestito di rame, metallo che muta l'ambiente uterino rendendolo ancora meno adatto ad accogliere l'ovulo. L'altra possibilità riguarda la motilità tubarica. Le tube, con i loro movimenti (peristaltici) hanno il compito di trasportare l'ovulo all'incontro con gli spermatozoi; lo IUD inciderebbe sul ritmo con il quale le tube si muovono, così che questo appuntamento non verrebbe rispettato.
La spirale va introdotta durante il periodo mestruale anche per rendere più facile l'inserimento; è un contraccettivo più adatto a donne che hanno già avuto delle gravidanze ma la sua tollerabilità varia notevolmente da donna a donna.
Il suo indice di Pearl è di R2. La spirale si vende liberamente in farmacia in confezione sigillata, sterile e già pronta per l'uso. Una volta inserito, lo IUD, non richiede interventi da parte della donna per svolgere il suo compito contraccettivo. Una volta l'anno (come minimo) è necessario sottoporsi ad un controllo presso il ginecologo che ha inserito lo IUD. Il controllo permetterà al ginecologo/a, tra l'altro, di verificare la presenza adeguata della spirale controllando il piccolo filo che sporge dalla cavità uterina e con il quale la spirale verrà estratta.
Il periodo di efficacia dello IUD, dal momento dell'inserimento, varia da due anni a quattro a seconda del tipo di spirale. Per inserire lo IUD è necessario non avere malattie all'apparato genitale. E' consigliabile eseguire sempre il Pap-test (vedere argomento) prima dell'inserimento. Lo IUD è usato con successo da milioni di donne nel mondo.
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