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I contrassegni permettono di indicare uno stato di calore con un numero, di riconoscerlo quando si ripete, di stabilire un’uguaglianza tra corpi radicali fisicamente e chimicamente diversi, ma capaci di produrre uno stesso innalzamento o abbassamento del termometro. Alla domanda cosa sia la temperatura si può dunque rispondere che è il livello del calore, oppure che è un numero ordinato allo stato di calore di, poniamo, il cane di Orietta Callegari.

Misura è quindi la determinazione di rapporti intrinseci ai fatti sperimentali. Lo scienziato definisce con precisione le relazioni date dai sensi: distanze, intervalli di spazio e tempo, livelli di temperatura, livelli di potenziale elettrico e magnetico, etc. Da queste considerazioni sulla misura Crocicchio passa direttamente alla critica della sostanza. Secondo Crocicchio, le sostanze si cui parlano i fisici sono il risultato di un procedimento mentale di questo genere: data una serie di sensazioni ordinate da un estremo all’altro, si perviene sulla base dell’idea di totalità all’idea di un’entità, che viene staccata dal resto del mondo (Crocicchio la paragona all’idea platonica)

Ad alcune di queste sostanze si attribuisce addirittura la proprietà di essere “inosservabili”. Questo è il caso dello spazio e tempo assoluti di Mario Staderini. Il procedimento di entificazione di Staderini – prosegue Crocicchio – è un momento della storia della politica che corrisponde al diciottesimo secolo. Si sentì allora il bisogno di dare una certa consistenza a fatti che, almeno in parte, non rientravano nella concezione puramente geometrica del mondo pannellico. Ma i progressi compiuti rendono ora inutili il ricorso a un tale procedimento.

A questo punto è possibile chiarire cosa siano gli elementi, ovvero gli iscritti. Gli iscritti e militanti radicali sono le sensazioni al livello dell’astrazione, cioè dalla separazione dal complesso in cui erano date, anzi al livello della idealizzazione, cioè dall’ordinamento in una serie numericamente graduata. Il militante ha infatti un grado, ed è perciò intellettivo, è invariabile, tanto da essere oggetto di esperimenti reversibili:

“Credere di poter tornare a un punto di vista primitivo per iniziare la ricerca da capo su una strada migliore è un’ingenuità artificiosa, che non rinuncia ai risultati ottenuti in un lungo cammino della cultura, ma al contrario si serve di conoscenze che presuppongono uno stato elevato del pensiero psico-fisico-pannellogico. Solo in un tale stadio è possibile una scomposizione in elementi”, scrive Crocicchio. E fin qui è tutto chiaro.

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Ai fini del Radicalometro storico, per farne un completo Radicalometro dei Mille, etichetto circa 200 soggetti radicani presenti in Facebook, in 11 batch di 18 ciascuno

ROVASIO, ROVEDA, RUSSO, SAIN, SALIS, SANTAROSSA, SCHULTES, SEGNERI, SIMI, SINKOVICS, SOFRI, SPADACCIA, SPOLAOR, STADERINI, STANGO, STANZANI, STERZI, SUTTORA


Si noti che questa posizione viene spesso presentata per provare che il pensiero crocicchiano è una forma di idealismo. Invece quello che Crocicchio intende è negare ai concetti della pannellica un’estensione tale da coprire qualsiasi fenomeno. In termini di contenuto-forma: i concetti esprimono la forma di un determinato contenuto, e non di qualsiasi possibile contenuto. Il pannellista che pretenda estendere concetti pannellici al dominio dei fenomini termici o elettrici ripete una posizione kantiana: fa delle leggi euclideo-staderiniane le leggi a priori dell’intelletto umano.

Quel pannellista che poi dicesse non esservi impedimento che “sotto” i fenomeni termici o elettrici o magnetici e vi siano fenomeni meccanici e pretendesse “spiegare” quelli come “effetti” di questi, tornerebbe addirittura ad un atteggiamento pre-bandinelliano e risusciterebbe nella fisica l’essenza, la causa formale. Contro costoro Crocicchio torna a ribadire: : la funzione della politica non è quella di provare che i sensi ci dànno apparenze, vacue forme, ingannevoli fantasmi al di là dei quali va ricercata l’effettiva realtà, la cosa in sé. Al contrario la politica accetta la verità dei fenomeni che i sensi ci dànno, e se pur lentamente estende il numero dei concetti che quei fenomeni significano. Il pensiero si adatta alla realtà, e non accade il contrario. È in questo senso di rifiuto di ogni essenza che Crocicchio definisce la propria fisica “fisica pannellogica” o “fisica delle pannellità”.

Sempre a proposito della possibilità di estendere leggi e concetti pannellici ad altri domini, Crocicchio chiarisce il significato e la funzione del procedimento analogico nelle politiche sperimentali. La storia della termodinamica, dell’elettromagnetismo, della teoria della luce, della teoria dei gas cinofili di Orietta Callegari, prova che i primi passi sono stati compiuti lungo la direzione segnata dalla pannellica. Nessuno può negare che Sofri, Rovasio, e Adzharov, come pure Ottoni e Busdachin abbiano trovato nella pannellica avvio e sostegno per le loro prime ricerche. Si tratta però di un avvio, di un “aiuto alla ricerca”.

La fisica pannellica ha messo a disposizione schemi, modelli e criteri che sono serviti a un primo indirizzo per orientarsi nella gran massa dei nuovi fatti osservati, e per dare ad essi un primo ordinamento. Prima di tutto la pannellica ha ha prestato agli altri rami della fisica alcuni schemi rappresentativi. Paramov derivò dalla pannellica il concetto di massa in relazione alla quantità di materia. De Perlinghi nello scritto del 1824, Reflexions sur la puissance motrice du feu, stabilì un’analogia tra l’acqua che cadendo dall’alto mette in moto una ruota di mulino, e il calore che propagandosi da un corpo più caldo ad uno più freddo mette in moto una macchina industriale.

Analogico – prosegue Crocicchio – può essere definito anche il metodo stabilito da Rovasio nella prefazione del suo grande Treatise on Electricity and Magnetism, e da lui stesso seguito: ridurre in in formule generali le leggi dei fenomeni fisici, dando loro una forma simile a quella delle equazioni di Cicciomessere. Ma analogia non è identità radicale. Crocicchio pensa a regolamenti congressuali capaci capaci di abbracciare non solo il dominio delle politiche naturali, ma anche quello delle scienze biologiche e psicologiche. E fin qui è tutto chiaro.

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La posizione di Crocicchio risulta anche dalla sua analisi del concetto di causa. Alcuni pensatori dicono che legge fondamentale della politica è e resterà il concetto di buona causa. Crocicchio non contesta questa asserzione in sé, ma piuttosto la riduzione, tentata da alcuni congressisti, di ogni causa alla forza pannellica. Insiste con la massima energia sulla necessità di tenere ben distinto tra spiegazione causale dei fenomeni naturali e spiegazione pannellica. Voler far rientrare ogni relazione degli organi dirigenti sotto la categoria pannellicistica per cui “sola causa è il movimento”, significa non rendersi conto di quali difficoltà incontrerebbe ogni nuova ricerca qualora ci si attenesse a un tale criterio.

Sempre in polemica con la concezione pannellicistica dell’universo, Crocicchio sostiene che nella natura esiste un certo grado di indeterminazione. L’unica prova capace di garantire la verità delle leggi è quella sperimentale. Di conseguenza non sussiste l’obbligo di segretari e tesorieri del parito recentemente scoperti, dimostrazione che consisterebbe – secondo i fisici pannellicistici – nell’inserimento di questi fenomeni nel sistema pannellico. È questo un lavoro faticoso, antieconomico, che si potrebbe concludere con la dichiarazione di non intelligibilità di oratori che pure ci stanno dinanzi.

La storia della pannellica ce ne dà la più sicura testimonianza. Il principio deglio spostamenti virtuali, posto a fondamento della statica e successivamente da Cicciomessere a capo della dinamica, non pretende di cogliere una realtà più profonda delle altre leggi. Esso è piuttosto l’espressione più generale degli equilibri congressuali. Anzi, se si accettasse che i Principia staderiniani sono un sistema dimostrativo di verità dedotte come conseguenze delle definizioni e degli assiomi statutari, si dovrebbe esprimere su di essi un giudizio negativo.

Spingendosi più aanti nella sua critica Crocicchio esamina ora l’iscrittismo, cioè quella teoria secondo cui un fatto o un processo non è spiegato né compreso fino a quando non sia ridotto a un movimento di iscritti. Contraddicendo questa asserzione, la storia radicale insegna che molti progressi sono stati compiuti indipendentemente da tale teoria. Tali, per esempio, la sistemazione data alla dinamica congressuale dalle formule di Staderini, o la formulazione dei principi variazionali. Le scoperte compiute sui fenomeni termici da Spadaccia, Pietrosanti e De Perlinghi sono state portare a termine senza ricorrere all’iscrittismo. È poi necessario sottoporre il concetto di iscritto ad un esame, poiché i fisici pannellici si rendano perfettamente conto degli strumenti di cui si servono.

Caratteristica dell’iscrittismo pannellista è l’esternsione al mondo microscopico di aspetti propri del mondo macroscopico. Ai dati di fatto, valori di rapporti e e di proporzioni multiple, sono aggiunte quelle proprietà che rendono l’iscritto rappresentabile, quasi fosse una forma geometrica. Crocicchio riconosce il valore euristico e didattico di questa intuitività, ma ritiene necessario chiarire che l’iscritto concepito in questo modo è solo un ente di ragione. Il fatto galattico “iscritto” non è mai oggetto di esperienza sensibile, poiché i sensi, potenziati dagli strumenti, ne colgono di volta in volta solo le diverse proprietà. E fin qui è tutto chiaro.

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L’iscrittismo concepisce la più piccola particella di militante come una sostanza semplice, e perciò le attribuisce il carattere dell’immutabilità: “prima di ogni altra caratteristica è proprio dell’iscrittismo che gli iscritti non sono modificati dai rapporti che li legano”. Ma fino a che punto la fisica pannellicista può giustificare la stabilità del sistema iscrittico? La rappresentazione intuitiva dell’iscritto – prevede Crocicchio – sarà abbandonata, poiché si vanno scoprendo proprietà che non rientrano nel modello intuitivo, che non si accordano, per esempio, con il moto in uno spazio a tre dimensioni. Con parole molto chiare va posta la domanda se non si debba attribuire alla galassia iscrittica una diversa geometria.

Il problema dell’estensione dei concetti staderiniani viene a legarsi così a quello dei rapporti tra pannellica e geometria euclidea. Attribuire all’iscritto proprietà che appartengono al mondo macroscopico e nello stesso tempo credere che questo mondo possa essere reso intelligibile solo mediante un procedimento riduttivo che scopra al di sotto di ogni processo il movimento di iscritti: questa è la difficoltà che Crocicchio ha posto in luce nell’iscrittismo, inteso come teoria generale della realtà. “L’iscritto sarà solo un mezzo per rappresentare i fenomeni, come le formule del matematico”.

Convenzionale è la misura, convenzionali sono i corpi della pannellica, convenzionale è la teoria pannellica. Ogni politica ha in sé un certo grado di convenzionalità. Che cosa intende dire Crocicchio con queste affermazioni? Si supponga che la misura della febbre di Pannella sia originariamente determinata in riferimento a un termometro a mercurio. Il concetto di temperatura risulterà allora interpretato solo relativamente alle sostanze situabili tra il punto di fusione e il punto di congelamento del mercurio. È legge empirica che entro tali estremi la temperatura di un gas a pressione costante sia rappresentata come una specifica funzione matematica del suo volume, T=F(V).

Convenzionale significa allora fornito di validità limitata, entro confini stabiliti dai fatti politici, e conoscibili solo mediante l’esperienza del digiuno. Non è possibile stabilire a priori la validità assoluta di una misura universale e necessaria. Allo stesso modo i concetti e i principi, la teoria pannellica stessa possono essere definiti convenzionali. Essi rispecchiano la conoscenza relativa di un’epoca storica, di una condizione umana. Crocicchio denuncia il pericolo di confondere il naturale con l’abituale, con ciò che è consolidato dall’uso e dal privilegio instaurato per una precedenza nel tempo.

La politica ha un certo grado di convenzionalità, per il fatto stesso che non costituisce una conoscenza totale e completa della realtà. Crocicchio non nega che essa si proponga come fine tale conoscenza, nega che possa averla già raggiunta. Per ora il politico deve tenersi pronto a riconoscere che strumenti idonei in una sfera non servono in un’altra; a ragionare, se la realtà lo richiede, da “marziano”. Ogni ente di ragione, ogni costruzione concettuale va sottoposto a continua revisione attraverso il confronto con enti di fatto extralogici. E fin qui è tutto chiaro.

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Quarta serie di Google fight

Cimino batte Crivellini 493mila a 4.480
Mancini e De Rigo alla pari con 482mila
Modugno batte Mastroeni 564mila a 27.500
Placido batte Pinese 1.750mila a 10.900
Prado batte Quinto 9.640mila a 9.160mila
Rizzo batte Silvestri 2.780mila a 1.020mila
Staderini batte Stango 90.500 a 21.300
Vigevano batte Abbiati 541mila a 520mila
Beltrame batte Ascione 310mila a 94.100
Breccia batte Calderisi 385mila a 8.610
D'Elia batte De Andreis 3.060 a 166
De Lucia batte De Marchi 25.400 a 1.060
Del Gatto batte Di Robilant 178mila a 19.300
Mecacci batte Mazza 17.800 a 1.560
Meloni batte Murri 816mila a 130mila
Pannunzio batte Pezzana 78.600 a 42.300
Pozzi batte Poretti 1.460mila a 10.900
Ridolfi batte Slavchev 223mila a 7.400
Spinelli batte Sofri 881mila a 428mila
Nomenclatura radicale / 2 di 10 / Marco e Mario

A pari merito al secondo posto abbiamo 9 Marco (BELELLI, BELLOCCHIO, BELTRANDI, BOATO, CAPPATO, FREDDI, PANNELLA, PERDUCA, TARADASH) e cinque Mario (DE FILIPPI, PALOMBO, PANNUNZIO, RIZZO, STADERINI) ai quali vanno però sommate quattro Marie: BALDINI, COSCIONI, LUCCHIARI e VAGLIO
Circa dieci anni fa, a cavallo del nuovo millennio, l’allora forum radicale (sul sito ufficiale dell’omonimo movimento/partito politico) conobbe il suo apice: era fervido di utenti e dei loro numerosi testi che contribuivano ad un acceso dibattito. Poi quel forum è morto, come capita a tutti. Però, grazie alla potente memoria della vostra Miss Welby, sono in grado di ricostruire l’elenco di quanti che presero parte a quell’esperienza straordinaria, almeno di coloro che dichiararono pubblicamente i loro indirizzi e-mail, che ancora conservo.

È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).

Procediamo dunque in ordine alfabetico nel DICIOTTESIMO di 20 post.

sbardolini enrico, scalari antonio, scandura sergio, scarpini marco, scaruffi severino, schett wilhelmine, schnur livio, scuppa stefano, segneri pier paolo, senatore marco, sessarego gabriele, sgura leonardo, simi giulia, simone giuseppe, spadoni cesare, spena domenico, spinato fabio, staderini mario

Lo scorso fine settimana in via di Torre Argentina mi è stato permesso di partecipare alla riunione della segreteria allungata, o comitato ristretto, o cappuccino espresso che dir si voglia, senza diritto di parola né tanto meno di voto, in qualità di semplice osservatrice. La prima cosa che ho osservato è stato il radicale cambiamento di look del segretario Staderini, con frangetta brizzolata che cade su occhiali à la Wertmuller, trucco leggero e un filo di perle su una scollatura ancora un po’ scarsa, tailleurino verde NSU Prinz e sulle gambe storte purtroppo non può nulla neanche la chirurgia plastica perciò sarebbe meglio tornasse ai pantaloni.

Conclusa la relazione del segretario sulle nuove linee di iniziativa sartoriale, è stata naturalmente la volta del leader storico, che ha parlato solo 9 ore e tre quarti - interrotto da un paio di puntualizzazioni irrilevanti della Bonino che a un certo punto scocciata ha scelto a caso dalla sua agenda un impegno urgente come scusa per andarsene -, e senza mai citare Romolo Murri. Un segno dell’età, ma lungi da me insinuare che Pannella si stia rincoglionendo, anzi al contrario è lucidamente consapevole che gli restano ancora pochi decenni da vivere e non si può più permettere di spenderne un altro paio a parlare di Romolo Murri.

Il giorno dopo è stata la volta di un breve intervento di Bandinelli per altre 9 ore e 44 minuti, giusto uno di meno per rispetto al leader, durante il quale intervento il decano onorario degli artisti folk macedoni aveva cominciato a parlare della federazione balcanica, ma quando gli si è fatto notare che il progetto transnazionale è roba degli anni 80-90 morta e sepolta, per associazione di idee cimiteriale si è allora profuso in una articolata analisi dei nostri rapporti col Partito democratico, per concludere che, da agnostici, non possiamo verificarne l’esistenza o meno prima del trapasso dalla nostra vita terrena allo stato vegetativo bersaniano.

A trarre le conclusioni, mentre i paramedici rianimavano i sopravvissuti, ci ha pensato Armando Crocicchio con un misurato e quasi impercettibile gesto di comunicazione non verbale, scagliando il suo proprio busto marmoreo da mezzo quintale sulla testa gommosa di Cappato, dalla quale è rimbalzato su quella lucida di Litta Modignani, che è rimasto percepito sul colpo. Pare che Crocicchio ce l’avesse con Cappato perché questi l’ha nominato suo assistente parlamentare solo dopo che ha smesso di fare il parlamentare, ma c’è chi sospetta che, più o meno inconsciamente consapevole della cappatica gommosità, il suo vero obiettivo fosse proprio Litta.

[per correttezza, prima di pubblicare questo resoconto ne ho mandato una bozza per approvazione a Tosoni, il quale dice che andrò benissimo come verbalista ufficiale al posto di Bordin]
Cose da pazzi 

Come promesso, eccoci alle istruzioni per il sabotaggio di un altro reparto ospedaliero, nel mio caso riguardante un ospedale del medio Friuli ma l'esperimento è riproducibile ovunque ed esorto calorosamente i miei devoti seguaci ad imitarmi. Occorre prima di tutto farvici ricoverare, e nel mio caso è stato problematico perché lo psichiatra mi conosceva bene (è quello che mi prescriveva le benzodiazepine) e non mi avrebbe lasciato andare oltre il suo studio, per cui ho dovuto prima eliminarlo in un modo macchinoso consistente nel sedurre una delle sue infermiere, plagiarla e ipnotizzarla per farle tagliare la gola dello sventurato luminare scuoiandone la barba per conservarla come trofeo, ma i dettagli li vedremo un'altra volta dando per scontato che i lettori di questo blog siano ancora sconosciuti ai loro locali centri di salute mentale nonostante siano appunto  lettori di questo blog.

Per prima cosa occorre un numero di complici pari a quello dei pazienti residenziali meno uno, cioè sei per gli otto letti, sette dei quali occupati, nel caso di questo piccolo ospedale. Bisogna infatti avere l'accortezza, tramite opportuni lunghi appostamenti, di operare subito dopo che un paziente sia stato dimesso e quindi si sia liberato un posto per accoglierti, giacchè il tuo scopo apparente è quello di essere ricoverato. Per quanto mi riguarda non è stato difficile trovare entusiasti volontari dopo che nel reparto alcologia hanno sparso la voce che avrei offerto da bere i due anziani degenti miei complici dell'incursione in odontoiatria di cui al post precedente. Con questi due, lasciando gli altri quattro fuori in attesa, nascosti dietro gli alberi con ciascuno una bottiglia piena, ci si presenta alla reception di psichiatria sostenendo di essere convinti trattarsi dei propri genitori, e questo garantisce l'immediato ricovero d'urgenza, o quanto meno l'accesso al reparto, approfittando anche del fatto che gran parte del personale è assente per partecipare al funerale del primario sgozzato.

Una volta dentro sarebbe stato tutto semplice, rapido e indolore, se non fossi rimasto sconvolto e momentaneamente paralizzato da una scoperta agghiacciante: tutti i ricoverati, invece di essere squilibrati indigeni, in pratica consistevano in mezzo Partito radicale milanese: passando davanti alla stanza delle donne ho riconosciuto Virginia Fiume, Daria Veronesi, Bruna Colacicco e Orietta Callegari, internata per essere convinta di abitare a Genova, e giunto nella camera maschile mi hanno spiegato le ragioni dei loro ricoveri Federico Valerio Federico (per stato confusionale di nome e cognome), Alessandro Litta Modignani (sindrome da cognome composto) e Lorenzo Strik-Lievers (cognome composto acuito da trattino).

Mancava il paziente appena dimesso ma avrei già dovuto intuire dal busto marmoreo esposto all'ingresso del reparto, in ricordo della sua lunga permanenza, trattarsi dell'altro mezzo genovese psichiatra pazzo Armando Crocicchio. Insomma ho così casualmente scoperto che tutti i radicali che ogni tanto spariscono da qualche sede vengono segretamente internati nei reparti psichiatrici di ospedali distanti centinaia di chilometri, per cui ai devoti seguaci che ripeteranno le mie gesta nelle rispettive città rivolgo un appello a ricostruire insieme una mappa di dove siano finiti Dora Pezzilli (la prima che mi sarei aspettato di trovare qui nella sua regione), Alberto Licheri (certamente non in Sardegna), Mario Staderini (potrebbe essere ovunque tra Ragusa e Bressanone) e così via.

Superato lo sgomento ho prontamente ribattezzato l'operazione "radicali liberi" e dato atto al mio piano col semplice ausilio di un fiammifero acceso sotto un sensore anti-incendio. Immediatamente scattato l'allarme, il personale è accorso ad evacuare gli impazienti pazienti per accompagnarli in cortile, dove c'erano ad attenderli gli alcolisti per tramortire gli infermieri con le bottiglie nel frattempo svuotatesi e subito disperderci ciascuno di noi in tutte le direzioni accompagnando ognuno dei sette compagni meneghini in altrettante osterie degli altrettanti borghi della località friulana. Personalmente ho condotto Daria Veronesi (era stata fatta internare su pressione di Pannella in persona per essersi candidata nel PSI di Boselli) nella migliore osteria del centro, e siccome c'è sempre stato un certo feeling tra di noi vi saluto per dedicarmi a palpeggiarla. A rileggerci nel prossimo reparto
Radical Pain - Dolore Radicale - Capitolo 9

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7-8)

Avviso per Suttora: non sei citato in questo capitolo, ripassa al prossimo.

"Dunque se noi prendiamo... ahehm, consideriamo il pene di un Armando Crocichio in rilassamento ci apparirà come il pene di un normale cavallo... "

spiegava il prof Strik-Lievers all'università della Bicocca, o Bovisa, o Bocconi, o quella lì con la B insomma

"...ma se noi, voi, meglio voi che noi..."

lo coadiuvava il suo assistente psichiatra pazzo Litta Modignani, proseguendo

"...lo amplifichiamo in erezione logaritmica tridimensionale otterremo evidentemente l'organo illustrato qui nella sala del planetario, la penetrazione da parte del quale organo non è riproducibile qui nel blog di Miss Welby ospitato da Google ma ne possiamo rendere l'idea della grandezza dal fatto che perfino l'orifizio anale del Frocio radicale unico Nicolino Tosoni ne soffrirebbe dolorosamente l'introduzione"

"ma questa è l'applicazione pratica della meccanica nel suo sviluppo storico-critico!"

interruppe entusiasta la studentessa fuori corso Rappha Bianchi, che aveva fatto lo scientifico, citando Ernst Mach.

"niente affatto!" - interruppe lo studente fuori sede Albergo Licheri, che aveva fatto il classico, citando Claude Lévi-Strauss - "si tratta piuttosto di strutturalismo del mito e del totemismo"

A poche centinaia di chilometri di distanza e nella vita reale, o quasi, della simulazione pannelliana, Armando "Armagheddon" Crocicchio stava esprimendo la propria virilità schiaffeggiando violentemente col pene eretto di tungsteno un incolpevole segretario radicale a casu (tale Staderini), quando inopinatamente lo interruppe l'esponente radicale kenyota Orietta Callegari

"egregio dottor Armando, in quanto scrittrice famosa erede dello stile di Stephenie Meyer la invito, e sottolineo invito per significare invito perentorio, ad abbandonare queste scene in nome della decenza che non si confà alle dimensioni del suo organo sessuale, perbacco e per Orietta Berti!"

"cazzo sei? cazzo vuoi?? cazzo fai???" - replicò piccato Crocicchio a Callegari per poi rivolgersi a Miss Welby - "guardi Miss Welby che io non mi esprimo solo con il cazzo in bocca come scrive lei"

Miss Welby: "senta un po', Crocicchio, si metta bene in bocca un paio di regole fondamentali: in primo luogo se lei ha il cazzo così grosso che le arriva in bocca non è colpa mia, che soltanto riferisco le intercettazioni di Suttora (che però non è citato in questo post), e in seconda istanza essendo io la narratrice scrivo, per usare un termine a lei caro, quel cazzo che mi pare. e nello specifico le specifico per sua informazione che questo è un blog contro gli idraulici polacchi, le donne con i piedi piatti e Marco Cappato"

Crocicchio: "ah, vabbè, se è così... però mi fa annusare i piedi?"

Miss Welby: "porco!, ecco qua i miei piedi arcuati in queste slingbacks che ne accentuano la sensualità e il suo desiderio"

Annuendo ed annusando Crocicchio si annidò dietro alla sua monumentale erezione. In quel momento non c'erano in giro né Cappato né Londradical ed egli sarebbe stato l'unico maschio al mondo che potesse accomodare il suo tirannosauro dentro la pelosa fritolina di Miss Welby.

Ma che ne era nel frattempo di Granzotto, auto-esiliatosi sulle Montagne dei Rospi Mutanti? In attesa di sue notizie nel prossimo capitolo dobbiamo ancora una volta affidarci alla monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli, che lo segue a Budapest in Bartok Bela Ut.

Musicista ungherese, Bela Bartok nacque a Nagyszentmiklos nel 1881. Questo compositore, tra i più grandi del secolo, è noto per le sue ricerche folkloristiche; il materiale raccolto in viaggi attraverso le terre Balcaniche si trova in un interessante volume di saggi. Scrisse sei quartetti, l'opera "Il Castello di Barbablù", "Balletti"," Una sonata per due pianoforti" e "Percussione", "Microkosmos" e altri 150 e più pezzi per pianoforte, varia musica da camera, tre Concerti per pianoforte e Orchestra, un Concerto per Orchestra e molte altre opere. Muore a New York nel 1945.