The Polpetton Hash
First published in 2002 by Genoese author Mrs Orietta Callegari, the Polpetton (Italian for Hash) provides a disturbing insight into the maverick Radical Party, including its leader Marco Pannella, reporter Mauro Suttora and activist Roberto Granzotto.
Chapter I – The Polpetton Hash
The collar of his raincoat up, his bristly beard unkempt and his trademark thick specs maths-prof-framed, at 10:19 pm on Wednesdays 24 October the lanky investigative reporter from Milan got off the punctual intercity train Fogazzaro in Conegliano Veneto railway station. It had not been difficult, five hours before in via Rizzoli, to persuade the publisher to send him to interview the radical dissidents of Castelfranco Veneto, those who like annoying mosquitos pricked the leader Marco Pannella with their Veneto Liberale political stunt. “We must pump them up in order to deprive the Mesopotamian satrap of the ideological monopoly in liberal thought”, that was the political line of the powerful publishing group owner of the influential weekly magazine Domani, or “Tomorrow”.
“Veneto Liberale, go to hell!”, thought instead the journalist going beyond the Castelfranco station and paying from his own pocket the conductor to get further east to Conegliano, a place where according to the information patiently collected in months of hard work as a mole in the internet political fora, there were more interesting subjects. That was the bigot and harlot plain between the Piave and the Tagliamento rivers, where the liberal thought opened up like a fan to embrace the immense basin of political unrest which on one side went beyond the melancholic Trieste, formerly Mittel-European, down to the cursed Balkans, and on the other side pushed beyond the springy Prague of 1968 till dispersing itself in the boundless Siberian steppes of Hramovian memoirs.
It was there in Conegliano where he would have begun the investigation on the two roberts, the oenology tycoons who kept under their thumbs the Radical Party as a cover for their suspicious transnational mafious activities: Robert Granzotto, the former Formula 1 driver founder of the tentacular financial empire Maletton, and Robert Polezel, the electronic engineer who made a fortune selling robotics technology to Australian terrorists. A satanic sneer lightened up the reporter at the thought of how his evergreen opponent Sir Beppe de Severgnin would have eaten himself up with envy when his masterpiece “Polezel & Granzotto Plc” would have hit the bookshelves. Bare-headed under a light rain, from the first track Mauro Suttora headed towards the exit in search of taxi driver Zoppas, whom he never met but knew that he looked like Ulster republican leader Gerry Adams.
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RADICALOMETRO di Granzotto: a beneficio di Alberto Mildareveno che tanto mi rompe le palle su questa storia, ri-pubblico una top-twenty non soltanto aggiornatissima (da notarsi il ri-sorpasso di Pannella su Suttora), ma anche depurata dei voti via mail che tanto lo disturbano e integrata da Boselli e Polesel che avevo tralasciato, quest'ultimo per errore e l'altro idiota volontariamente perché nei giorni di fine anno del concorso ha voluto auto-escludersi.
Il vincitore 2007 resta comunque Suttora che alla mezzanotte del 31 dicembre aveva 67 punti contro 66 di Pannella, il quale adesso ha recuperato molto ma troppo tardi
* PANNELLA (70)
* SUTTORA (66)
* CAPPATO (63)
* WELBY (63)
* CAPEZZONE (50)
* BOSELLI (46)
* DUPUIS (39)
* TOSONI (35)
* CALLEGARI (34)
* BONINO (30)
* POLESEL (24)
* CROCICCHIO (20)
* MANERA (20)
* PATELLI (20)
* BANDINELLI (18)
* PEZZILLI (17)
* BIANCHI (16)
* LICHERI (16)
* BERNARDINI (15)

Aviano - Santa Lucia di Piave:
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/treviso-elicottero/1.html
... Santa Lucia di Piave e' proprio il comune dove e' nato e cresciuto Roberto Granzotto, il metalmeccanico leader liberale veneto che rappresenta il parametro del nostro Indice di Granzotto qui sotto. Il cognome e' molto diffuso in paese, che conta circa seimila abitanti confinanti col centro principale Conegliano e con Mareno di Piave, col quale condivide la frazione di Bocca di Strada, divisa a meta' dalla rivalita' tra i clan dei Roberto Granzotto (S Lucia) e dei Roberto Polesel (Mareno). Ma questa e' un'altra storia.
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/treviso-elicottero/1.html
... Santa Lucia di Piave e' proprio il comune dove e' nato e cresciuto Roberto Granzotto, il metalmeccanico leader liberale veneto che rappresenta il parametro del nostro Indice di Granzotto qui sotto. Il cognome e' molto diffuso in paese, che conta circa seimila abitanti confinanti col centro principale Conegliano e con Mareno di Piave, col quale condivide la frazione di Bocca di Strada, divisa a meta' dalla rivalita' tra i clan dei Roberto Granzotto (S Lucia) e dei Roberto Polesel (Mareno). Ma questa e' un'altra storia.
Nella foto, un elicottero Blackhawk UH-60
Sono Bernardini, Capezzone, Granzotto, Polesel, Suttora e Turco
STRAGE IN GERMANIA: GIUSTIZIATI SEI RADICALI ITALIANI
Si salva solo Cappato, vero obiettivo del sicario, anche lui italiano

Mario Bernardini, leader della cosca dei Mario che controlla il traffico di tappeti volanti nel centro di Roma, fotografata qui in una manifestazione contro la cosca avversaria dei Roberto

Roberto Capezzone, napoletano, capo del clan rivale della "vedova", per via del fatto che sua moglie è rimasta vedova per mano dei Mario e il criminale la vuole vendicare nella faida dei Mario-Roberto

Gli scienziati del male Roberto Granzotto e Roberto Polesel nel loro laboratorio segreto batterio-chimico-nucleare, col quale si propongono di diffondere in tutta Italia le ceneri di Mario Coppeto

Mario Suttora, lo scrittore-playboy italo-americano ha stretto un patto di ferro con Mario Pannella e Mario Bonino per scrivere le loro autobiografie. Amante della bella vita come Mario Capezzone, lo si incontra spesso nelle discoteche sarde del malavitoso napoletano

Mario Turco: è il pericoloso trafficante che trasportava a Roma i tappeti dal suo feudo albanese. Ricercato in tutto il mondo, al ritrovamento i poliziotti ne hanno percosso il cadavere

Mario Cappato, ritratto qui in una conferenza internazionale nell'emisfero meridionale (per vedere l'immagine in modo corretto è necessario mettere il pc davanti a uno specchio, ma a schermo capovolto), è l'unico sopravvissuto alla strage e - ironia della sorte - era proprio lui l'unica vittima designata del sicario Londradical, che prima di darsi alla fuga ha nuovamente eliminato per sbaglio tanti innocenti in un altro maldestro tentativo di far fuori il suo vero obiettivo
STRAGE IN GERMANIA: GIUSTIZIATI SEI RADICALI ITALIANI
Si salva solo Cappato, vero obiettivo del sicario, anche lui italiano

Mario Bernardini, leader della cosca dei Mario che controlla il traffico di tappeti volanti nel centro di Roma, fotografata qui in una manifestazione contro la cosca avversaria dei Roberto

Roberto Capezzone, napoletano, capo del clan rivale della "vedova", per via del fatto che sua moglie è rimasta vedova per mano dei Mario e il criminale la vuole vendicare nella faida dei Mario-Roberto
Gli scienziati del male Roberto Granzotto e Roberto Polesel nel loro laboratorio segreto batterio-chimico-nucleare, col quale si propongono di diffondere in tutta Italia le ceneri di Mario Coppeto

Mario Suttora, lo scrittore-playboy italo-americano ha stretto un patto di ferro con Mario Pannella e Mario Bonino per scrivere le loro autobiografie. Amante della bella vita come Mario Capezzone, lo si incontra spesso nelle discoteche sarde del malavitoso napoletano

Mario Turco: è il pericoloso trafficante che trasportava a Roma i tappeti dal suo feudo albanese. Ricercato in tutto il mondo, al ritrovamento i poliziotti ne hanno percosso il cadavere

Mario Cappato, ritratto qui in una conferenza internazionale nell'emisfero meridionale (per vedere l'immagine in modo corretto è necessario mettere il pc davanti a uno specchio, ma a schermo capovolto), è l'unico sopravvissuto alla strage e - ironia della sorte - era proprio lui l'unica vittima designata del sicario Londradical, che prima di darsi alla fuga ha nuovamente eliminato per sbaglio tanti innocenti in un altro maldestro tentativo di far fuori il suo vero obiettivo
NYLON! 2
10.
- Will somedody please take Cominelly out of his misery? The poor chap sounds contagiously suicidal.
John Patel – Ricominceremo mica con l’inglese, eh?
Granzotto – No, no, stai tranquillo, dicevo che stavolta condivido pienamente Grippo: BASTA PER PIETA', la pulsione suicidale di Cominelli e' contagiosa, qualcuno ponga fine alle sue angustie. Anzi, visto che sei a Bergamo, mi devi fare un favore: potresti mica liberare il Foglio e il Pianeta dai problemi esistenziali del Giovanni?
Patel – Devo fargli la pelle?
Granzotto – No, basta che lo stordisci tirandogli addosso un falso Modignani
Patel – It’s a deal. Tu pero’ ricominci NyLon e mi fai trombare la Rappha
Granzotto – Ricomincio subito!
In occasione del compleanno di NyLon, vediamo un po’ dove siamo e cosa facciamo...
In Abruzzo, Veronica Ciccone prendeva il posto di Pio Rapagnà nell’immaginario collettivo
A Bergamo, John Patel si masturbava osservando Dyason inculare Myallonier
A Biella, Jolanda Casigliani si chiedeva cos’avesse di piu’ Dora Pezzilli per averle portato via Depetro, che tra l’altro a Pordenone non avevano neppure la birra Menabrea
A Bologna, Monica Mischiatti conduce la cerimonia per erigere il memoriale intitolato al neo vice-presidente del Senato Marco Sergio Augusto Beltrandi Stanzani Ghedini
A Bra, Mellano elucubrava su come potesse essere possibile che la citta’ di Bonino si chiamasse cosi’
A Brussels, Silvzha Manji abbracciava un cuscino immaginando che fosse Olivier bin Dupuis
A Bucuresti, un postu sfigatu micu malu, erano riuniti nel congresso esperantista l’arch. Giurgiu Paganu, Albergo Licheri, Lapa Orlandi, Berlusconi, Ciampi e Mihai Romanciuc
Al Cairo, Sabrina Gasparrini dopotutto rimpiange Malta
In Centro Italia, Anniballi e De Angelis stavano leggendo NyLon proprio in quel momento
A Chicago, Roberto Polesel comprava grattacieli per esportarli a Mareno di Piave
A Duesseldorf, Gionata Pacor conduceva la campagna per l’indipendenza della Cecenia
A Firenze, Lensi e Donvito chiaccheravano amabilmente in esperanto
A Frosinone, Corapi e Segneri misuravano il nuovo pene di Pasqualino Del Grosso
A Genova, Orietta Callegari spiegava i fatti della vita a Sara Piccardo
In una caverna sotto le montagne vicino a Grozny, Olivier bin Dupuis abbracciava un sasso immaginando che fosse Silvzha Manji
Ergastolato a Guantanamo Bay, Abenate ingannava il tempo come poteva
Da Hong Kong, Scaruffi si imbarcava per il sudamerica, avendo finito la scorta di funghi
A Londra-Cowley Street, il leader lib-dem Charles Kennedy trangugiava doppi colpetti di malti singoli pizzicando il culo alla tesoriera Rita Bernardini seduta sulle sue ginocchia
A Londra-Heathrow, Rappha Whites meditava sulla circostanza che l’aveva condotta a scaricare i bagagli personalmente a causa dello sciopero del personale addetto
A Londra-Whitehall, dopo una cenetta da cento euri al giapponese, Cosimo Andretta appariva in sogno a Tony “Blear” per convertirlo da cattolico a fondamentalista
A Manchester, Angiolo Bandinelli spiegava a Stephen Strummer quale fosse la seconda citta’ dell’Inghilterra
A Mareno di Piave, provincia di Treviso, Roberto Polesel importava grattacieli da Chicago
A Milano-Bicocca, Strik-Lievers piantava poderose manate pelose sulla cattedra di Storia del Partito radicale
A Milano-Porta Vigentina, Livio Schnur trombava Bruna Colacicco che era strordinariamente somigliante ad Heidi Klum
A Mosca, Nikolay Khramov si prostituiva per pagare l’affitto della sede sul Pechatnikov pereulok
A Napoli, sulla stessa latitudine di Sofia e New York (vedi oltre), don Domenico Spena succhiava un link a Paolo Breccia
A New York-Roosevelt Island, Marsha Suttora era preoccupata per il marito a Sofia
A New York-UN Plaza, Marco Perduca era molto preoccupato per non avere ancora avuto un ruolo in NyLon, il che costituiva un grave handicap alla sua carriera politica. Avrei voluto aiutarlo introducendo un nuovo personaggio che si chiamasse con un suo anagramma ma, poverino, Porca Merduca mi sembrava un po’ eccessivo. Avrei atteso un’altra puntata per escogitare qualcosa di meno offensivo.
In Padania, cena a casa Gasparini con Mangiarotti, Palombo, Parizzi, Preitano, Fini e Boselli (Enrico) Padova come al solito era infestata di froci
A Palermo, Donatella Corleo praticava l’eutanasia a Paolo Buzzanca
Da Parigi, Daria Veronesi si apprestava a venirmi a trovare a Londra
A Pordenone, Depetro, Fischetti e Pezzilli orgiavano cose turche
A Riga, Tallinn e Vilnius venivano eretti i monumenti commemorativi dell’Antonio Stango ignoto
A Rimini, il veteroginecologo Ser Giordano studiava il sesso di Simone Valeria Mariotti
A Roma-Principe Amedeo, tre Dentamari fumavano Roberto Spinelli
A Roma-Torre Argentina, Daniele -Cravattazzone- 0323.885113, e Gianni Colazzone erano rimasti i soli abitanti di Torre Argentina, e contemplavano sconsolati la foto dell’inarrivabile Gaia Carretta nel forum radicale
A Santa Lucia di Piave, Roberto Granzotto era oggetto di una biografia non autorizzata
A Sofia, Mauro Suttora sorseggiava un tamarindo sbirciando le gambe delle ragazzine a passeggio
A Zondrio, Della Vedova contemplava zeriamente l’idea di dotarsi della zeta boniniana
A Torino, Fabrizio Argonauta aveva ridotto la popolazione trasformando Carmelo Palma in Carmelo Salma
A Valencia, Gabriele Sessarego e Andrea Turko ne rollavano una dopo l’altra
A Varese si svolgeva il funerale virtuale di Angeli Ennio, tragicamente scomparso dal forum
In Vaticano, in seguito al suo digiuno Paolo Pietrosanti veniva eletto papa col nome di Pietro Paolosanto I
A Washington, scorrendo questa puntata, G W Bush esclamava: “That’s what I call a transnational party!”
10.
- Will somedody please take Cominelly out of his misery? The poor chap sounds contagiously suicidal.
John Patel – Ricominceremo mica con l’inglese, eh?
Granzotto – No, no, stai tranquillo, dicevo che stavolta condivido pienamente Grippo: BASTA PER PIETA', la pulsione suicidale di Cominelli e' contagiosa, qualcuno ponga fine alle sue angustie. Anzi, visto che sei a Bergamo, mi devi fare un favore: potresti mica liberare il Foglio e il Pianeta dai problemi esistenziali del Giovanni?
Patel – Devo fargli la pelle?
Granzotto – No, basta che lo stordisci tirandogli addosso un falso Modignani
Patel – It’s a deal. Tu pero’ ricominci NyLon e mi fai trombare la Rappha
Granzotto – Ricomincio subito!
In occasione del compleanno di NyLon, vediamo un po’ dove siamo e cosa facciamo...
In Abruzzo, Veronica Ciccone prendeva il posto di Pio Rapagnà nell’immaginario collettivo
A Bergamo, John Patel si masturbava osservando Dyason inculare Myallonier
A Biella, Jolanda Casigliani si chiedeva cos’avesse di piu’ Dora Pezzilli per averle portato via Depetro, che tra l’altro a Pordenone non avevano neppure la birra Menabrea
A Bologna, Monica Mischiatti conduce la cerimonia per erigere il memoriale intitolato al neo vice-presidente del Senato Marco Sergio Augusto Beltrandi Stanzani Ghedini
A Bra, Mellano elucubrava su come potesse essere possibile che la citta’ di Bonino si chiamasse cosi’
A Brussels, Silvzha Manji abbracciava un cuscino immaginando che fosse Olivier bin Dupuis
A Bucuresti, un postu sfigatu micu malu, erano riuniti nel congresso esperantista l’arch. Giurgiu Paganu, Albergo Licheri, Lapa Orlandi, Berlusconi, Ciampi e Mihai Romanciuc
Al Cairo, Sabrina Gasparrini dopotutto rimpiange Malta
In Centro Italia, Anniballi e De Angelis stavano leggendo NyLon proprio in quel momento
A Chicago, Roberto Polesel comprava grattacieli per esportarli a Mareno di Piave
A Duesseldorf, Gionata Pacor conduceva la campagna per l’indipendenza della Cecenia
A Firenze, Lensi e Donvito chiaccheravano amabilmente in esperanto
A Frosinone, Corapi e Segneri misuravano il nuovo pene di Pasqualino Del Grosso
A Genova, Orietta Callegari spiegava i fatti della vita a Sara Piccardo
In una caverna sotto le montagne vicino a Grozny, Olivier bin Dupuis abbracciava un sasso immaginando che fosse Silvzha Manji
Ergastolato a Guantanamo Bay, Abenate ingannava il tempo come poteva
Da Hong Kong, Scaruffi si imbarcava per il sudamerica, avendo finito la scorta di funghi
A Londra-Cowley Street, il leader lib-dem Charles Kennedy trangugiava doppi colpetti di malti singoli pizzicando il culo alla tesoriera Rita Bernardini seduta sulle sue ginocchia
A Londra-Heathrow, Rappha Whites meditava sulla circostanza che l’aveva condotta a scaricare i bagagli personalmente a causa dello sciopero del personale addetto
A Londra-Whitehall, dopo una cenetta da cento euri al giapponese, Cosimo Andretta appariva in sogno a Tony “Blear” per convertirlo da cattolico a fondamentalista
A Manchester, Angiolo Bandinelli spiegava a Stephen Strummer quale fosse la seconda citta’ dell’Inghilterra
A Mareno di Piave, provincia di Treviso, Roberto Polesel importava grattacieli da Chicago
A Milano-Bicocca, Strik-Lievers piantava poderose manate pelose sulla cattedra di Storia del Partito radicale
A Milano-Porta Vigentina, Livio Schnur trombava Bruna Colacicco che era strordinariamente somigliante ad Heidi Klum
A Mosca, Nikolay Khramov si prostituiva per pagare l’affitto della sede sul Pechatnikov pereulok
A Napoli, sulla stessa latitudine di Sofia e New York (vedi oltre), don Domenico Spena succhiava un link a Paolo Breccia
A New York-Roosevelt Island, Marsha Suttora era preoccupata per il marito a Sofia
A New York-UN Plaza, Marco Perduca era molto preoccupato per non avere ancora avuto un ruolo in NyLon, il che costituiva un grave handicap alla sua carriera politica. Avrei voluto aiutarlo introducendo un nuovo personaggio che si chiamasse con un suo anagramma ma, poverino, Porca Merduca mi sembrava un po’ eccessivo. Avrei atteso un’altra puntata per escogitare qualcosa di meno offensivo.
In Padania, cena a casa Gasparini con Mangiarotti, Palombo, Parizzi, Preitano, Fini e Boselli (Enrico) Padova come al solito era infestata di froci
A Palermo, Donatella Corleo praticava l’eutanasia a Paolo Buzzanca
Da Parigi, Daria Veronesi si apprestava a venirmi a trovare a Londra
A Pordenone, Depetro, Fischetti e Pezzilli orgiavano cose turche
A Riga, Tallinn e Vilnius venivano eretti i monumenti commemorativi dell’Antonio Stango ignoto
A Rimini, il veteroginecologo Ser Giordano studiava il sesso di Simone Valeria Mariotti
A Roma-Principe Amedeo, tre Dentamari fumavano Roberto Spinelli
A Roma-Torre Argentina, Daniele -Cravattazzone- 0323.885113, e Gianni Colazzone erano rimasti i soli abitanti di Torre Argentina, e contemplavano sconsolati la foto dell’inarrivabile Gaia Carretta nel forum radicale
A Santa Lucia di Piave, Roberto Granzotto era oggetto di una biografia non autorizzata
A Sofia, Mauro Suttora sorseggiava un tamarindo sbirciando le gambe delle ragazzine a passeggio
A Zondrio, Della Vedova contemplava zeriamente l’idea di dotarsi della zeta boniniana
A Torino, Fabrizio Argonauta aveva ridotto la popolazione trasformando Carmelo Palma in Carmelo Salma
A Valencia, Gabriele Sessarego e Andrea Turko ne rollavano una dopo l’altra
A Varese si svolgeva il funerale virtuale di Angeli Ennio, tragicamente scomparso dal forum
In Vaticano, in seguito al suo digiuno Paolo Pietrosanti veniva eletto papa col nome di Pietro Paolosanto I
A Washington, scorrendo questa puntata, G W Bush esclamava: “That’s what I call a transnational party!”
Nel suo negozio di autoradio, una attività che gli serviva da copertura, il cattivissimo Roberto Polezel, oscuro figuro di origine tedesca e al soldo di una non meglio precisata potenza straniera, era in preda ad una crisi di agitazione. Tremava tutto e sudava da ogni poro.
- Basta, non ce la faccio più! -
biascicava senza riuscire a ragionare in modo chiaro
- Ma chi cazzo me lo ha mandato questo?!? -
Indeciso tra il suicidio e l'arruolamento nei pompieri, Polezel era ancora sconvolto per la visita dell'agente segreto Roberto Granzotto, che gli aveva messo sottosopra il negozio con la sua monomaniacale affezione schizoide: ogni pulsante delle autoradio era stato brutalmente violentato e, come se non bastasse, si era poi sfogato su LED e resistenze, smontandole e masticandole a lungo, minuziosamente.
Si comportava sempre così, Granzotto, quindi non era difficile capire lo stato di agitazione di Polezel.
Ovunque andasse Roberto Granzotto portava con se dolore e spavento, ed in quel preciso momento se ne stava tornando a casa rimuginando sulle istruzioni che gli aveva dato Polezel. Avrebbe dovuto recuperare i microfilm che l'avvenente Roberta Spolaor-Bernardini gli aveva rubato il giorno prima con un subdolo adescamento.
- A quest'ora la Spolaor-Bernardini e i microfilm saranno già in mano di Cappato -
gli aveva spiegato il capo
- partirai subito per Malta, ho già prenotato due posti sul volo delle 15.15 via Roma e Catania. Fai attenzione Granzotto -
lo aveva messo in guardia
- Cappato è molto pericoloso -
- Niente paura, il pericolo è il mio mestiere -
gli aveva risposto per nulla intimorito intanto che annodava un'antenna
Non c'era nulla da fare, Roberto Granzotto era fatto così. Incurante del pericolo si lanciava a capofitto nelle avventure più terrificanti, nei casi più difficili, risolvendoli tutti, o quasi, e sempre brillantemente, o quasi. Era un vero uomo, per quanto lo lasciasse trasparire il suo aspetto fisico, che non avrebbe rivelato a nessuno quale animo si celasse sotto l'occhio bovino e la flaccida pancetta. Chi avrebbe potuto immaginare quale prodigiosa e più unica che rara intelligenza si annidasse sotto la ripugnante massa informe di capelli unti? Chi avrebbe potuto supporre quale vera natura fosse coperta dall'abominevole strato di brufoli che invadeva il suo viso tumefatto con un naso rosso e sproporzionato e la bocca perennemente imbrattata di marmellata? Chi infine avrebbe potuto sospettare della sua forza sovraumana, abilmente contraffatta dalla squallida evidenza di un corpo goffo e tozzo, e dalle mani deformi schifosamente appicicaticcie?
Eppure Roberto Granzotto era veramente tutto questo, e tutto questo lo rendeva un uomo straordinario, terribile e temibile.
- Basta, non ce la faccio più! -
biascicava senza riuscire a ragionare in modo chiaro
- Ma chi cazzo me lo ha mandato questo?!? -
Indeciso tra il suicidio e l'arruolamento nei pompieri, Polezel era ancora sconvolto per la visita dell'agente segreto Roberto Granzotto, che gli aveva messo sottosopra il negozio con la sua monomaniacale affezione schizoide: ogni pulsante delle autoradio era stato brutalmente violentato e, come se non bastasse, si era poi sfogato su LED e resistenze, smontandole e masticandole a lungo, minuziosamente.
Si comportava sempre così, Granzotto, quindi non era difficile capire lo stato di agitazione di Polezel.
Ovunque andasse Roberto Granzotto portava con se dolore e spavento, ed in quel preciso momento se ne stava tornando a casa rimuginando sulle istruzioni che gli aveva dato Polezel. Avrebbe dovuto recuperare i microfilm che l'avvenente Roberta Spolaor-Bernardini gli aveva rubato il giorno prima con un subdolo adescamento.
- A quest'ora la Spolaor-Bernardini e i microfilm saranno già in mano di Cappato -
gli aveva spiegato il capo
- partirai subito per Malta, ho già prenotato due posti sul volo delle 15.15 via Roma e Catania. Fai attenzione Granzotto -
lo aveva messo in guardia
- Cappato è molto pericoloso -
- Niente paura, il pericolo è il mio mestiere -
gli aveva risposto per nulla intimorito intanto che annodava un'antenna
Non c'era nulla da fare, Roberto Granzotto era fatto così. Incurante del pericolo si lanciava a capofitto nelle avventure più terrificanti, nei casi più difficili, risolvendoli tutti, o quasi, e sempre brillantemente, o quasi. Era un vero uomo, per quanto lo lasciasse trasparire il suo aspetto fisico, che non avrebbe rivelato a nessuno quale animo si celasse sotto l'occhio bovino e la flaccida pancetta. Chi avrebbe potuto immaginare quale prodigiosa e più unica che rara intelligenza si annidasse sotto la ripugnante massa informe di capelli unti? Chi avrebbe potuto supporre quale vera natura fosse coperta dall'abominevole strato di brufoli che invadeva il suo viso tumefatto con un naso rosso e sproporzionato e la bocca perennemente imbrattata di marmellata? Chi infine avrebbe potuto sospettare della sua forza sovraumana, abilmente contraffatta dalla squallida evidenza di un corpo goffo e tozzo, e dalle mani deformi schifosamente appicicaticcie?
Eppure Roberto Granzotto era veramente tutto questo, e tutto questo lo rendeva un uomo straordinario, terribile e temibile.
Roberto Granzotto era così assorto nelle sue meditazioni sugli indizi che non si avvide della spaventosa bovassa di un cavallo parcheggiato in sosta vietata fuori dall'albergo. Ci affondò fin quasi al collo e dovette rientrare da un finestra laterale sul corridoio del primo piano per non farsi scorgere dal direttore in quello stato. Prese una lunga rincorsa e spiccò un balzo con eccezionale agilità, perfino eccessiva: prese male le misure e sfondò la finestra del quinto piano. Dopo alcuni altri tentativi falliti e altrettanti guadagni per il vetraio, Granzotto centrò finalmente l'obiettivo ma, nella foga di entrare in camera prima che qualcuno sentisse dei rumori sospetti, gli rimase la maniglia in mano. Aveva già preso la rincorsa per sfondare la porta quando Boselli la aprì e vide Granzotto rovinare in camera passando da parte a parte una libreria di cristallo. Roberto Granzotto, la furia psicopatogena terrore dei bravi albergatori, aveva colpito ancora.
- Inutile che t'incazzi, dovevi pensarci prima! Ebbene sì, ti ho tradito, ti ho tradito con il primo venuto, ma ti avevo avvertito! -
- Che cosa stai dicendo!?! -
Sibilò Granzotto con voce roca e la faccia cupa, ancora frastornato per i colpi in testa
- Sì, l'ho fatto per darti una lezione. Lui se n'è appena andato, e ti dico anche come il suo nome. Si chiama Roberto... -
- Non voglio sapere come cazzo si chiama, dannazione! -
- Oh, Roberto, come sei bello quando ti arrabbi. Ti amo ancora tanto... -
Boselli fu interrotto dal telefono
- Pronto! -
rispose Granzotto
- Testa di cazzo di un Granzotto!! Sono Polezel. Cappato ha lasciato oggi Malta per la Giamaica. Partirai domattina per Kingston, sulle sue tracce. Ti ho prenotato un posto sul volo non-stop delle 11.59 via Amsterdam, Pechino e Budapest. Questa volta non ammetto errori. Devi catturare Cappato e recuperare i microfilm. Fine del messaggio -
L'agente segreto Roberto Granzotto si coricò con una pastiglia per dormire e una per stare sveglio: quando si fa l'agente segreto non si sa mai.
I lunghi capelli nerissimi scendevano a definire un viso perfetto. Gli occhi verdi leggermente a mandorla sembrava parlassero, sembravano dire prendimi e fai di me ciò che vuoi. Il poveretto che fosse entrato nel campo magnetico di quegli occhi non sarebbe stato capace di staccarsene e si sarebbe perso il resto. La bocca sensuale, contornata da un voglioso rossetto produceva l'effetto di un laudano d'oppio. Ma se gli occhi e la bocca avevano come effetto stati confusionali, l'esame delle altre parti producevano estasi semicomatose. In questo stato si trovavano i passeggeri del volo Malta-Kingston delle 11.59, dinanzi all'evidenza di un fenomeno della natura che non avevano mai avuto occasione di ammirare.
I seni sodi e opulenti davano l'impressione di esplodere da un momento all'altro segnando la definitiva sconfitta del body che non riusciva a contenerli, migliori concorrenti nella gara per attirare gli sguardi dei viaggiatori al meraviglioso sedere a violoncello che nella ciclica ed infinita rotodità della sua pienezza ipnotizzava quanti fossero miracolosamente riusciti a sfuggire il semicoma di cui sopra. Detto sedere troneggiava unico, assoluto ed inimitabile in cima ad un paio di gambe tali che c'era da meravigliarsi che fossero addirittura due, nella loro incommensuurabilmente incommensurabile incommensurabilità, esaltate dai tacchi a spillo e da uno spacco appositamente studiato dalla compagnia aerea, che sapeva di avere in quell'assistente di volo il miglior vantaggio sulla concorrenza.
La ragazza aveva provocato nel glorioso Granzotto, agente segreto destinazione Giamaica, effetti simili a quelli di solito provocati da dirottamenti e incidenti di varia natura durante il volo.
- Che cos'è? -
La domanda, formulata con una voce che sembrava provenire direttamente dal ventre della ragazza, fece diventare Granzotto prima rosso, poi paonazzo, porpureo, avvampato, violaceo, fluorescente, cianotico, fino a riprendere il suo abominevole usuale aspetto biancastro quando capì che la dea non si rivolgeva a lui, bensì all'uomo seduto al suo fianco, che per nulla impressionato e mantenendo un eccezionale controllo di se cantilenò:
- E' un Capezzone-2003 versione .2, dotato di un accoppiatore autistico per gestire la mia rete intranet, bambola -
- Oh, è molto interessante, lei dev'essere uno che se ne intende -
- Sicuro, pupa, io me ne intendo di tutto. Ho sette lauree, parlo otto lingue, viaggio avventurosamente con nove passaporti, e di tanto in tanto faccio anche l'agente segreto -
- Anch'io! Anch'io!! -
Saltò su Granzotto
- Come? -
- Anch'io faccio l'agente segreto, ha! -
- Scusi ma lei che cazzo vuole? -
- Niente, niente. Dicevo così per dire -
- E allora se ne stia zitto e mi lasci estasiare in pace la signorina. Tu baby vai a prendere due martini dry per noi due e delle caramelle per l'agente segreto qui di fianco -
- Volo! -
Se Roberto Cappato, abilmente camuffato, avesse immaginato di essere seduto a fianco di Roberto Granzotto, abilmente camuffato, si sarebbe certamente gettato col suo paracadute tascabile, maledicendosi per avere perso il volo del giorno prima, della qual cosa adesso si andava invece compiacendo perché gli aveva dato l'opportunità di trascorrere la notte con la super-avvenente hostess. Per sua fortuna neanche Granzotto conosceva la vera identità del passeggero al suo fianco. L'aereo atterrò a Kingston senza incidenti, a parte quello che riguardò l'equipaggio: pilota e copilota furono colpiti da un violento mal di pancia dopo aver sentito una battuta umoristica di Granzotto, e dovettero essere sostituiti ai comandi da Cappato, che possedeva anche quindici patenti e sedici brevetti.
- Inutile che t'incazzi, dovevi pensarci prima! Ebbene sì, ti ho tradito, ti ho tradito con il primo venuto, ma ti avevo avvertito! -
- Che cosa stai dicendo!?! -
Sibilò Granzotto con voce roca e la faccia cupa, ancora frastornato per i colpi in testa
- Sì, l'ho fatto per darti una lezione. Lui se n'è appena andato, e ti dico anche come il suo nome. Si chiama Roberto... -
- Non voglio sapere come cazzo si chiama, dannazione! -
- Oh, Roberto, come sei bello quando ti arrabbi. Ti amo ancora tanto... -
Boselli fu interrotto dal telefono
- Pronto! -
rispose Granzotto
- Testa di cazzo di un Granzotto!! Sono Polezel. Cappato ha lasciato oggi Malta per la Giamaica. Partirai domattina per Kingston, sulle sue tracce. Ti ho prenotato un posto sul volo non-stop delle 11.59 via Amsterdam, Pechino e Budapest. Questa volta non ammetto errori. Devi catturare Cappato e recuperare i microfilm. Fine del messaggio -
L'agente segreto Roberto Granzotto si coricò con una pastiglia per dormire e una per stare sveglio: quando si fa l'agente segreto non si sa mai.
I lunghi capelli nerissimi scendevano a definire un viso perfetto. Gli occhi verdi leggermente a mandorla sembrava parlassero, sembravano dire prendimi e fai di me ciò che vuoi. Il poveretto che fosse entrato nel campo magnetico di quegli occhi non sarebbe stato capace di staccarsene e si sarebbe perso il resto. La bocca sensuale, contornata da un voglioso rossetto produceva l'effetto di un laudano d'oppio. Ma se gli occhi e la bocca avevano come effetto stati confusionali, l'esame delle altre parti producevano estasi semicomatose. In questo stato si trovavano i passeggeri del volo Malta-Kingston delle 11.59, dinanzi all'evidenza di un fenomeno della natura che non avevano mai avuto occasione di ammirare.
I seni sodi e opulenti davano l'impressione di esplodere da un momento all'altro segnando la definitiva sconfitta del body che non riusciva a contenerli, migliori concorrenti nella gara per attirare gli sguardi dei viaggiatori al meraviglioso sedere a violoncello che nella ciclica ed infinita rotodità della sua pienezza ipnotizzava quanti fossero miracolosamente riusciti a sfuggire il semicoma di cui sopra. Detto sedere troneggiava unico, assoluto ed inimitabile in cima ad un paio di gambe tali che c'era da meravigliarsi che fossero addirittura due, nella loro incommensuurabilmente incommensurabile incommensurabilità, esaltate dai tacchi a spillo e da uno spacco appositamente studiato dalla compagnia aerea, che sapeva di avere in quell'assistente di volo il miglior vantaggio sulla concorrenza.
La ragazza aveva provocato nel glorioso Granzotto, agente segreto destinazione Giamaica, effetti simili a quelli di solito provocati da dirottamenti e incidenti di varia natura durante il volo.
- Che cos'è? -
La domanda, formulata con una voce che sembrava provenire direttamente dal ventre della ragazza, fece diventare Granzotto prima rosso, poi paonazzo, porpureo, avvampato, violaceo, fluorescente, cianotico, fino a riprendere il suo abominevole usuale aspetto biancastro quando capì che la dea non si rivolgeva a lui, bensì all'uomo seduto al suo fianco, che per nulla impressionato e mantenendo un eccezionale controllo di se cantilenò:
- E' un Capezzone-2003 versione .2, dotato di un accoppiatore autistico per gestire la mia rete intranet, bambola -
- Oh, è molto interessante, lei dev'essere uno che se ne intende -
- Sicuro, pupa, io me ne intendo di tutto. Ho sette lauree, parlo otto lingue, viaggio avventurosamente con nove passaporti, e di tanto in tanto faccio anche l'agente segreto -
- Anch'io! Anch'io!! -
Saltò su Granzotto
- Come? -
- Anch'io faccio l'agente segreto, ha! -
- Scusi ma lei che cazzo vuole? -
- Niente, niente. Dicevo così per dire -
- E allora se ne stia zitto e mi lasci estasiare in pace la signorina. Tu baby vai a prendere due martini dry per noi due e delle caramelle per l'agente segreto qui di fianco -
- Volo! -
Se Roberto Cappato, abilmente camuffato, avesse immaginato di essere seduto a fianco di Roberto Granzotto, abilmente camuffato, si sarebbe certamente gettato col suo paracadute tascabile, maledicendosi per avere perso il volo del giorno prima, della qual cosa adesso si andava invece compiacendo perché gli aveva dato l'opportunità di trascorrere la notte con la super-avvenente hostess. Per sua fortuna neanche Granzotto conosceva la vera identità del passeggero al suo fianco. L'aereo atterrò a Kingston senza incidenti, a parte quello che riguardò l'equipaggio: pilota e copilota furono colpiti da un violento mal di pancia dopo aver sentito una battuta umoristica di Granzotto, e dovettero essere sostituiti ai comandi da Cappato, che possedeva anche quindici patenti e sedici brevetti.
Il portellone! Il portellone!! -
Gridava spaventata la fichissima hostess giamaicana agitando le sode tettone. Il portellone del velivolo, lasciato sbadatamente aperto da Roberto Granzotto, fu la causa principale della polmonite atipica che provocò la morte pressoché istantanea di quasi la totalità degli sfortunati passeggeri compagni di viaggio del valoroso intrepido. Dopo questo banale incidente, il volo non ne dovette subire altri fino all'arrivo a Malta. Quivi giunto Roberto Granzotto, costantemente pedinato da 52 caschi blu delle Nazioni unite, si recò al bar del secondo piano per contattare il suo informatore Roberto Dupuis, che non tardò a farsi vedere.
- Caramela? -
approcciò Dupuis
- No, grazie, le caramelle mi fanno venire da vomitare -
rispose Granzotto
- Come al solito non capisci un cazo, Granzoto. Sono io, Dupuis! -
- Ah, sei tu! Non lo avevo capito -
- Ho capito che non avevi capito. Alora, cosa vuoi sapere questa volta? -
- Scusa se non ti ho riconosciuto subito, ma non avevo capito che eri tu -
- Insoma, Granzoto, che cazo vuoi? -
- Ho bisogno di una informazione -
- CHE COSA VUOI SAPERE, TESTA DI CAZO DI UN GRANZOTO ?!?
Insistette Dupuis leggermente adirato
- Voglio saper chi ha ucciso Boselli, il mio fedele compagno di vita che intendo vendicare -
- Va bene, avrai presto mie notisie con l'informasione che desideri. Intanto prepara l'apelo del profesor Herman Frodit -
replicò secco Dupuis, che senza perdere altro tempo risalì a cavallo ed uscì dall'aerostazione.
L'impavido Granzotto non aveva invece altro da fare che attendere l'aereo che lo avrebbe riportato a Boccadistrada per riferire a Polezel gli ultimi sviluppi della situazione.
Gridava spaventata la fichissima hostess giamaicana agitando le sode tettone. Il portellone del velivolo, lasciato sbadatamente aperto da Roberto Granzotto, fu la causa principale della polmonite atipica che provocò la morte pressoché istantanea di quasi la totalità degli sfortunati passeggeri compagni di viaggio del valoroso intrepido. Dopo questo banale incidente, il volo non ne dovette subire altri fino all'arrivo a Malta. Quivi giunto Roberto Granzotto, costantemente pedinato da 52 caschi blu delle Nazioni unite, si recò al bar del secondo piano per contattare il suo informatore Roberto Dupuis, che non tardò a farsi vedere.
- Caramela? -
approcciò Dupuis
- No, grazie, le caramelle mi fanno venire da vomitare -
rispose Granzotto
- Come al solito non capisci un cazo, Granzoto. Sono io, Dupuis! -
- Ah, sei tu! Non lo avevo capito -
- Ho capito che non avevi capito. Alora, cosa vuoi sapere questa volta? -
- Scusa se non ti ho riconosciuto subito, ma non avevo capito che eri tu -
- Insoma, Granzoto, che cazo vuoi? -
- Ho bisogno di una informazione -
- CHE COSA VUOI SAPERE, TESTA DI CAZO DI UN GRANZOTO ?!?
Insistette Dupuis leggermente adirato
- Voglio saper chi ha ucciso Boselli, il mio fedele compagno di vita che intendo vendicare -
- Va bene, avrai presto mie notisie con l'informasione che desideri. Intanto prepara l'apelo del profesor Herman Frodit -
replicò secco Dupuis, che senza perdere altro tempo risalì a cavallo ed uscì dall'aerostazione.
L'impavido Granzotto non aveva invece altro da fare che attendere l'aereo che lo avrebbe riportato a Boccadistrada per riferire a Polezel gli ultimi sviluppi della situazione.
Si?
- C'è qui un certo Roberto Granzotto che chiede insistentemente di lei, signore. Gli ho detto che è occupato ma è piuttosto impaziente -
- Lo faccia attendere, ora ho da fare -
- Ma signore, ha già dato fuoco a quattro estintori -
- Va bene Roberta, lo faccia passare... Ah Roberta? -
- Sì? -
- Venga senza mutandine questa sera, così facciamo un cosetta veloce se no perdo l'aereo -
- Lascio a casa anche il casco e il frustino? -
- No, piuttosto lasci a casa quel guardone di suo zio Roberto -
disse quel depravato di Roberto Polezel affrettandosi a mettere in salvo gli oggetti di valore prima della trionfale entrata di Granzotto -
- Possibile che tu non riesca ad aprire una porta senza che ti rimanga la maniglia in mano? -
- Si, cioè no, cioè... -
- Lasciamo perdere, riferiscimi le novità -
- Ci sono buone e cattive notizie. Roberto Boselli è morto. Lo hanno orribilmente ridotto in tanti piccoli pezzettini -
- Ok, passiamo alle cattive notizie -
ironizzò il cattivissimo Polezel, ma Granzotto non colse e continuò
- La seconda è che ho saputo da un gaio impiegato dell'aeroporto di Kingston che Roberto Cappato è partito con un aereo diretto a J.R. allo scopo di incontrare un certo Dallas -
- Vabbè, non ho capito un cazzo, ma non importa: partirai subito per J.R., cioè volevo dire per Dallas... Prima però passerai da Roberta Callegari a Genova, che ti insegnerà ad usare il nuovo set da agente segreto e se avrà tempo ti insegnerà anche a parlare senza ridere. Ora devo andare anch'io: hai 27 millisecondi di tempo per alleviare la sofferenza di quella penna stilografica e uscire di qui. Fuori! -
- Più veloce della luce! -
Gridò Granzotto inciampando e andando a fracassare un vaso cinese che Polezel non era riuscito a riporre nell'ultimo cassetto della scrivania.
- C'è qui un certo Roberto Granzotto che chiede insistentemente di lei, signore. Gli ho detto che è occupato ma è piuttosto impaziente -
- Lo faccia attendere, ora ho da fare -
- Ma signore, ha già dato fuoco a quattro estintori -
- Va bene Roberta, lo faccia passare... Ah Roberta? -
- Sì? -
- Venga senza mutandine questa sera, così facciamo un cosetta veloce se no perdo l'aereo -
- Lascio a casa anche il casco e il frustino? -
- No, piuttosto lasci a casa quel guardone di suo zio Roberto -
disse quel depravato di Roberto Polezel affrettandosi a mettere in salvo gli oggetti di valore prima della trionfale entrata di Granzotto -
- Possibile che tu non riesca ad aprire una porta senza che ti rimanga la maniglia in mano? -
- Si, cioè no, cioè... -
- Lasciamo perdere, riferiscimi le novità -
- Ci sono buone e cattive notizie. Roberto Boselli è morto. Lo hanno orribilmente ridotto in tanti piccoli pezzettini -
- Ok, passiamo alle cattive notizie -
ironizzò il cattivissimo Polezel, ma Granzotto non colse e continuò
- La seconda è che ho saputo da un gaio impiegato dell'aeroporto di Kingston che Roberto Cappato è partito con un aereo diretto a J.R. allo scopo di incontrare un certo Dallas -
- Vabbè, non ho capito un cazzo, ma non importa: partirai subito per J.R., cioè volevo dire per Dallas... Prima però passerai da Roberta Callegari a Genova, che ti insegnerà ad usare il nuovo set da agente segreto e se avrà tempo ti insegnerà anche a parlare senza ridere. Ora devo andare anch'io: hai 27 millisecondi di tempo per alleviare la sofferenza di quella penna stilografica e uscire di qui. Fuori! -
- Più veloce della luce! -
Gridò Granzotto inciampando e andando a fracassare un vaso cinese che Polezel non era riuscito a riporre nell'ultimo cassetto della scrivania.
Il viscido corpo di Roberto Polezel era ancora stravaccato sul campo di battaglia, esausto e frustrato per un nuovo, ulteriore fallimento.
- Me lo diceva sempre Roberto Palmanfredi che voi agenti segreti di una potenza straniera siete ambigui, impotenti e repellenti, ma non credevo che lei potesse giungere a tanto -
- Non rompa i coglioni Roberta -
- Ma quali?! -
- Stia zitta e si faccia i cazzi suoi -
- Nonostante non sia dotata di cazzi, non vedo quali altri potrei farmi, considerata la situazione -
- Grrrrrr! -
- Poi non si deve lamentare se la tradisco con Granzotto -
- Per l'ultima volta, stia zitta! E ricordi che lei mi è costata tre bambini d'allevamento ed inoltre è ancora in garanzia e potrei protestare con J.R. -
- No! J.R. no! E' troppo cattivo -
- Allora venga qui che riproviamo. Adesso alzi questa gamba, così -
- Ehi! Non sono mica Heather Parisi! -
- Non importa, il fine giustifica i mezzi. E poi stia zitta! Anzi no, parli. Mi parli di lei e Granzotto, così mi eccito -
Ma anche questo disperato tentativo fallì miseramente e Polezel, all'apice della demoralizzazione, e della conseguente massima depravazione, si decise a fare il grande passo giocando disperatamente l'ultima carta
- Senta Roberta, forse le cose sarebbero più semplici se soltanto... Insomma, se potessi darle del "tu" probabilmente... -
- Ma come si permette!!! Non avrei mai creduto né potuto immaginare che lei arrivasse a queste bassezze -
Ma l'indignata Roberta Piccinini fu interrotta dal violentissimo squillare del telefono, che tremava tutto e fondeva lentamente
- Questo dev'essere J.R. -
s'intimorì Polezel sollevando la cornetta mentre Roberta Piccinini si andava a nascondere dietro un quadro.
- Pronto, sono Polezel -
- E io sono J.R. Bush. Ti volevo ricordate che se stai ancora un po' lì a fare i tuoi giochi cretini perderai l'aereo. Quindi mettiti un dito nel culo e corri subito all'aeroporto -
- Sissignore, immediatamente -
rispose Roberto Polezel eseguendo prontamente la prima metà dell'ordine
- Corro! -
- Ah, dimenticavo... -
- Sì? -
- Quei bambini d'allevamento che mi hai mandato in cambio della Palmanfredi... -
- Piccinini, signore, Piccinini -
- Polezel! Odio essere interrotto e contraddetto -
- Sissignore, scusi signore -
- Quei bambini erano piuttosto insipidi. Vedi di rimediare. Li voglio più grassi e più gustosi -
- Sissignore, provvederò. Scusi, signore, come ha fatto a sapere che ero qui? -
- Io so sempre tutto, idiota -
- Sissignore, scusi signore, ha ragione -
- E togliti quel dito dal culo, imbecille! -
***
- Ehilà, Roberto, come va? -
- Ciao Jeorge Robert, bene grazie! - gli rispose Cappato scendendo la scaletta dell'aereo accompagnato da tre splendide puledrone che fungevano da hostess - Ti trovo bene, Jeorge Robert, anche se dovresti piantarla di farti il bagno nel petrolio. Puzzi un po' e nel tuo status sociale non è molto indicato -
- Eh, ma sai com'è, qui con le donne se non puzzi di petrolio non ti cacano -
- Ah, sicché questo è il segreto del tuo fascino particolare. Comunque stasera ti potrai sfogare: ti lascio queste tre puledrone -
- Oh yeah! - si entusiasmò J.R. mentre erano quasi arrivati al bar - Allora offro io, tanto l'aeroporto è mio. Cosa prendi? -
- Una damigiana di bourbon e la cameriera di colore -
- OK. Ehi schiava, porta all'istante te stessa e una damigiana di bourbon per il signore. Per me che sono astemio solo un hamburger di bambino piccolo ben cotto -
- Vedo che non hai perso le tue sane abitudini alimentari - osservò Cappato compiaciuto e venne al dunque - Dì un po', come va l'organizzazione del convegno? -
- A meraviglia, Roberto. Sarà la più grande riunione anti-Granzotto che si sia mai vista nella storia del crimine -
- Me lo diceva sempre Roberto Palmanfredi che voi agenti segreti di una potenza straniera siete ambigui, impotenti e repellenti, ma non credevo che lei potesse giungere a tanto -
- Non rompa i coglioni Roberta -
- Ma quali?! -
- Stia zitta e si faccia i cazzi suoi -
- Nonostante non sia dotata di cazzi, non vedo quali altri potrei farmi, considerata la situazione -
- Grrrrrr! -
- Poi non si deve lamentare se la tradisco con Granzotto -
- Per l'ultima volta, stia zitta! E ricordi che lei mi è costata tre bambini d'allevamento ed inoltre è ancora in garanzia e potrei protestare con J.R. -
- No! J.R. no! E' troppo cattivo -
- Allora venga qui che riproviamo. Adesso alzi questa gamba, così -
- Ehi! Non sono mica Heather Parisi! -
- Non importa, il fine giustifica i mezzi. E poi stia zitta! Anzi no, parli. Mi parli di lei e Granzotto, così mi eccito -
Ma anche questo disperato tentativo fallì miseramente e Polezel, all'apice della demoralizzazione, e della conseguente massima depravazione, si decise a fare il grande passo giocando disperatamente l'ultima carta
- Senta Roberta, forse le cose sarebbero più semplici se soltanto... Insomma, se potessi darle del "tu" probabilmente... -
- Ma come si permette!!! Non avrei mai creduto né potuto immaginare che lei arrivasse a queste bassezze -
Ma l'indignata Roberta Piccinini fu interrotta dal violentissimo squillare del telefono, che tremava tutto e fondeva lentamente
- Questo dev'essere J.R. -
s'intimorì Polezel sollevando la cornetta mentre Roberta Piccinini si andava a nascondere dietro un quadro.
- Pronto, sono Polezel -
- E io sono J.R. Bush. Ti volevo ricordate che se stai ancora un po' lì a fare i tuoi giochi cretini perderai l'aereo. Quindi mettiti un dito nel culo e corri subito all'aeroporto -
- Sissignore, immediatamente -
rispose Roberto Polezel eseguendo prontamente la prima metà dell'ordine
- Corro! -
- Ah, dimenticavo... -
- Sì? -
- Quei bambini d'allevamento che mi hai mandato in cambio della Palmanfredi... -
- Piccinini, signore, Piccinini -
- Polezel! Odio essere interrotto e contraddetto -
- Sissignore, scusi signore -
- Quei bambini erano piuttosto insipidi. Vedi di rimediare. Li voglio più grassi e più gustosi -
- Sissignore, provvederò. Scusi, signore, come ha fatto a sapere che ero qui? -
- Io so sempre tutto, idiota -
- Sissignore, scusi signore, ha ragione -
- E togliti quel dito dal culo, imbecille! -
***
- Ehilà, Roberto, come va? -
- Ciao Jeorge Robert, bene grazie! - gli rispose Cappato scendendo la scaletta dell'aereo accompagnato da tre splendide puledrone che fungevano da hostess - Ti trovo bene, Jeorge Robert, anche se dovresti piantarla di farti il bagno nel petrolio. Puzzi un po' e nel tuo status sociale non è molto indicato -
- Eh, ma sai com'è, qui con le donne se non puzzi di petrolio non ti cacano -
- Ah, sicché questo è il segreto del tuo fascino particolare. Comunque stasera ti potrai sfogare: ti lascio queste tre puledrone -
- Oh yeah! - si entusiasmò J.R. mentre erano quasi arrivati al bar - Allora offro io, tanto l'aeroporto è mio. Cosa prendi? -
- Una damigiana di bourbon e la cameriera di colore -
- OK. Ehi schiava, porta all'istante te stessa e una damigiana di bourbon per il signore. Per me che sono astemio solo un hamburger di bambino piccolo ben cotto -
- Vedo che non hai perso le tue sane abitudini alimentari - osservò Cappato compiaciuto e venne al dunque - Dì un po', come va l'organizzazione del convegno? -
- A meraviglia, Roberto. Sarà la più grande riunione anti-Granzotto che si sia mai vista nella storia del crimine -
Quando J.R. Bush parlava del più grande convegno anti-Granzotto mai realizzato nella storia del crimine, ne aveva ben donde. Infatti le personalità più rappresentative del crimine mondiale, a cominciare dal suo altrettanto astemio amico personale Roberto Putin, stavano in quelle ore convergendo su Dallas, Texas, allo scopo di deliberare il debellamento di Roberto Granzotto... Il mattino seguente, cotante personalità si svegliarono e contemporaneamente confluirono nel grande giardino dove era stata preparata la prima colazione.
Il presidente sovietico fu accolto da una poderosa manata sulle spalle da parte di J.R, che si comportava osservando i canoni della più genuina ospitalità texana.
- Bestia che dolore forte! Stia più attento Giaiard! -
- Prego, J.R. -
- Ah, sì, scusi Giaiard, ma io no confidenza con vostra lingua imperialista e capitalista e colonialista e espansionista e infida e traditrice e sconcia e scostumata... -
- Oh, non importa: l'ospite ha sempre ragione. E poi siamo qui per la stessa causa, non è vero caro Putin? -
- Da!! Noi dovere noi trovare noi trucco per sconfiggere malefico Granzotto, nemico di vera democrazia socialista e servo di imperialista e capitalista e espansionista e infido e traditore e sconcio e scostumato mondo occidentale -
- Okay, okay, ho capito! Vuole bere qualcosa, caro Putin? -
- Niet, spasibo! Noi in Russia tutti astemi perché alcol imperialista e capitalista e colonialista e infido... -
- Sì vabbene, Putin, ho capito! Ora se non le dispiace devo anche occuparmi degli altri ospiti -
- Prego Giaiard, io comprendo lei deve parlare anche con imperialisti e capitalisti e espansionisti e infidi e traditori e sconci... -
J.R. lasciò il monotono Putin in direzione del suo suo segretario personale che lo accompagnava, il moldavo Roberto Romanciuc.
- Mi dica un po', Romanciuc, lei che è un alternativo, non le pare che il suo capo sia un po' ripetitivo? -
- Ripetitivo? Oh, da!, ora capire caro Giaiard, ripetitivo essere diabolico congegno che voi americanatri usare in vostra radio per mandare vostri messaggi imperialisti e capitalisti e espansionisti e infidi e traditori e sconci... -
- ... e scostumati -
concluse J.R. spazientito, mentre con le sue gloriose palle texane ancora fumanti si dirigeva verso un altro gruppo di delegati. Roberto Nonsenè Puopiù, rappresentante delle linee aeree maltesi, discuteva concitatamente con i rappresentanti delle altre compagnie danneggiate dalla potenza distruttiva di Granzotto. J.R. oltrepassò il gruppetto, invero piuttosto numeroso, e rientrò in casa mentre atrio e giardino si erano affollati di personalità.
- Allora, brutto porcone schifoso di un Polezel, ci sono novità? -
- Oh, buona giornata, egregio signor Jeorge Robert. No, non ci sono novità. Posso permettermi di chiederle come sta la sua famiglia? -
- No, non puoi -
Rispose secco J.R.
- Mi hai portato i bambini da mangiare? -
- Sissignore, signor Jeorge Robert, li ho testè consegnati al suo signor cuoco -
- Molto bene Polezel. Ricorda che se anche questi non saranno di mio gusto mangerò te personalmente. Inoltre, se non vado errando, e tu sai che non vado mai errando, ieri sera per telefono ti avevo ordinato di toglierti quel dito dal culo -
- Sissignore, signor Jeorge Robert, non si sbaglia -
- E allora? -
- Ehm, ecco, signore, come dire... non viene più fuori, signore -
- Pezzo d'imbecille! Beh, come è entrato deve uscirne. Ora andrai in cucina e ti farai dare un chilo di Guttalax, e voglio proprio vedere se entro stasera non esce -
- Ehm, signore... -
- Cosa c'è ancora? -
- Se si potesse, invece del Guttalax, con la dolce Euchessina... -
- Ho detto Guttalax e non si discute! E ti auguro che quel dito esca di lì entro stasera... -
- Me lo auguro anch'io, signor Jeorge Robert, stanotte ho viaggiato molto scomodamente e inoltre non riesco a... -
- Polezel! Odio essere interrotto! Stavo dicendo che ti auguro che quel dito esca di lì entro stasera altrimenti sarà necessario procedere all'amputazione del dito in questione -
***
Quella notte Roberto Granzotto non riuscì a chiudere occhio, continuando a ripetersi quel nome. Ma anche ora, che il sole si era levato all'orizzonte, non riusciva a pensare, o meglio a tentare di pensare ad altro. Il biglietto trovato da Roberta Callegari nel suo impermeabile mentre lui stava provando quello nuovo anti-atomico, aveva proprio tutta l'aria di un biglietto da visita recante la dicitura: ROBERT DUPUIS - virile e villoso cameriere.
Durante il viaggio, poco prima di atterrare a Dallas, si era ricordato che quel biglietto glielo aveva dato Boselli dicendogli che se gli fosse successo qualcosa avrebbe dovuto indagare in quella direzione. Granzotto non aveva la minima idea di chi fosse questo Robert Dupuis, né di come rintracciarlo, e la cosa che in quel momento lo infastidiva maggiormante era la sensazione che quel nome gli dicesse qualcosa: gli sembrava di avere già sentito quel nome, tuttavia questo qualcosa gli sfuggiva e lui si stava innervosendo a dismisura.
Ne fecero le spese le suppellettili della camera d'albergo a Dallas: nel vano tentativo di farsi venire in mente qualche idea, Granzotto vagava masturbando a sangue qualunque cosa gli capitasse sottomano dal momento in cui era arrivato, curiosamente senza incidenti di rilievo.
Il presidente sovietico fu accolto da una poderosa manata sulle spalle da parte di J.R, che si comportava osservando i canoni della più genuina ospitalità texana.
- Bestia che dolore forte! Stia più attento Giaiard! -
- Prego, J.R. -
- Ah, sì, scusi Giaiard, ma io no confidenza con vostra lingua imperialista e capitalista e colonialista e espansionista e infida e traditrice e sconcia e scostumata... -
- Oh, non importa: l'ospite ha sempre ragione. E poi siamo qui per la stessa causa, non è vero caro Putin? -
- Da!! Noi dovere noi trovare noi trucco per sconfiggere malefico Granzotto, nemico di vera democrazia socialista e servo di imperialista e capitalista e espansionista e infido e traditore e sconcio e scostumato mondo occidentale -
- Okay, okay, ho capito! Vuole bere qualcosa, caro Putin? -
- Niet, spasibo! Noi in Russia tutti astemi perché alcol imperialista e capitalista e colonialista e infido... -
- Sì vabbene, Putin, ho capito! Ora se non le dispiace devo anche occuparmi degli altri ospiti -
- Prego Giaiard, io comprendo lei deve parlare anche con imperialisti e capitalisti e espansionisti e infidi e traditori e sconci... -
J.R. lasciò il monotono Putin in direzione del suo suo segretario personale che lo accompagnava, il moldavo Roberto Romanciuc.
- Mi dica un po', Romanciuc, lei che è un alternativo, non le pare che il suo capo sia un po' ripetitivo? -
- Ripetitivo? Oh, da!, ora capire caro Giaiard, ripetitivo essere diabolico congegno che voi americanatri usare in vostra radio per mandare vostri messaggi imperialisti e capitalisti e espansionisti e infidi e traditori e sconci... -
- ... e scostumati -
concluse J.R. spazientito, mentre con le sue gloriose palle texane ancora fumanti si dirigeva verso un altro gruppo di delegati. Roberto Nonsenè Puopiù, rappresentante delle linee aeree maltesi, discuteva concitatamente con i rappresentanti delle altre compagnie danneggiate dalla potenza distruttiva di Granzotto. J.R. oltrepassò il gruppetto, invero piuttosto numeroso, e rientrò in casa mentre atrio e giardino si erano affollati di personalità.
- Allora, brutto porcone schifoso di un Polezel, ci sono novità? -
- Oh, buona giornata, egregio signor Jeorge Robert. No, non ci sono novità. Posso permettermi di chiederle come sta la sua famiglia? -
- No, non puoi -
Rispose secco J.R.
- Mi hai portato i bambini da mangiare? -
- Sissignore, signor Jeorge Robert, li ho testè consegnati al suo signor cuoco -
- Molto bene Polezel. Ricorda che se anche questi non saranno di mio gusto mangerò te personalmente. Inoltre, se non vado errando, e tu sai che non vado mai errando, ieri sera per telefono ti avevo ordinato di toglierti quel dito dal culo -
- Sissignore, signor Jeorge Robert, non si sbaglia -
- E allora? -
- Ehm, ecco, signore, come dire... non viene più fuori, signore -
- Pezzo d'imbecille! Beh, come è entrato deve uscirne. Ora andrai in cucina e ti farai dare un chilo di Guttalax, e voglio proprio vedere se entro stasera non esce -
- Ehm, signore... -
- Cosa c'è ancora? -
- Se si potesse, invece del Guttalax, con la dolce Euchessina... -
- Ho detto Guttalax e non si discute! E ti auguro che quel dito esca di lì entro stasera... -
- Me lo auguro anch'io, signor Jeorge Robert, stanotte ho viaggiato molto scomodamente e inoltre non riesco a... -
- Polezel! Odio essere interrotto! Stavo dicendo che ti auguro che quel dito esca di lì entro stasera altrimenti sarà necessario procedere all'amputazione del dito in questione -
***
Quella notte Roberto Granzotto non riuscì a chiudere occhio, continuando a ripetersi quel nome. Ma anche ora, che il sole si era levato all'orizzonte, non riusciva a pensare, o meglio a tentare di pensare ad altro. Il biglietto trovato da Roberta Callegari nel suo impermeabile mentre lui stava provando quello nuovo anti-atomico, aveva proprio tutta l'aria di un biglietto da visita recante la dicitura: ROBERT DUPUIS - virile e villoso cameriere.
Durante il viaggio, poco prima di atterrare a Dallas, si era ricordato che quel biglietto glielo aveva dato Boselli dicendogli che se gli fosse successo qualcosa avrebbe dovuto indagare in quella direzione. Granzotto non aveva la minima idea di chi fosse questo Robert Dupuis, né di come rintracciarlo, e la cosa che in quel momento lo infastidiva maggiormante era la sensazione che quel nome gli dicesse qualcosa: gli sembrava di avere già sentito quel nome, tuttavia questo qualcosa gli sfuggiva e lui si stava innervosendo a dismisura.
Ne fecero le spese le suppellettili della camera d'albergo a Dallas: nel vano tentativo di farsi venire in mente qualche idea, Granzotto vagava masturbando a sangue qualunque cosa gli capitasse sottomano dal momento in cui era arrivato, curiosamente senza incidenti di rilievo.
Scusi, ma lei chi cazzo è? -
chiese sospettoso J.R.
- Sono uno dei tanti caratteristici personaggi della serie interpretata con grande carica umana dal simpatico poliziotto newyorchese -
- Guardi che forse ha sbagliato telefilm -
- Ma questo non è il tenente Kodak? -
- No, qui siamo a Dallas -
- Ah, scusi, ho sbagliato, buonasera -
- Di niente, buonasera e mi saluti il mio amico tenente Colombo -
replicò J.R. Bush un po' perplesso nel mentre l'approcciava un altro individuo
- Scussi, ezzere du Gheiarr in perzona, ja? -
- Sì, sono io, e allora? -
- Puonciorno Gheiarr, io ezzere kommissario Grundig e zentito per cazo ke tu parlava ko kuello ti prima e ti foleva informare ke anke io no z'entra niente ko kuesta storia, kome pure kuello prutto nekrone là in fonto -
A questo punto J.R. Bush era inviperito e gridò
- Tutti quelli che non c'entrano un cazzo con questa storia se ne vadano immediatamete!! -
In pochi secondi il ranch si svuotò quasi del tutto. Rimasero i pochi che c'entravano veramente in questa storia e che si godettero lo spettacolo di un J.R. allibito e inviperito alla scoperta di avere dialogato tutto il giorno con gente che non aveva niente a che fare con la riunione anti-Granzotto. Rimasero Putin con il suo segretario Romanciuc, Robert Dupuis che nel frattempo era sceso a dare il cambio a Robert Dupuis, Roberto Polezel ancora col suo dito nel culo, il professor Roberto Herman-Frodit con la moglie Roberta Andrea-Gina ed altre personalità di secondaria importanza. Infatti costoro erano prevalentemente rappresentanti di aeroplani, accendini, orologi, e del settore edilizio: tutte categorie che prosperavano grazie a Granzotto con profitti astronomici, ed erano quindi interessate ad una rivalutazione del Granzotto stesso sul piano economico dei rispettivi settori. Causa la presenza di questa esigua minoranza la discussione di presentava molto accesa, tuttavia appariva evidente che gli interessi di interi Paesi e l'equilibrio mondiale delle nazioni non potevano essere subordinati al mantenimento di un'economia settoriale che proliferava grazie al Granzotto. La discussione avrebbe avuto inizio l'indomani.
***
A mezzanotte Roberto Granzotto si trovava già nella centrale operativa del grattacielo della IBM, dove aveva avuto accesso grazie ad alcuni suoi inesplicabili superpoteri (il guardiano dormiva). Non avendo la minima idea di come inizializzare il sistema per avere accesso alle informazioni che cercava, Granzotto decise di smontare accuratamente i 183 metri cubi dell'elaboratore centrale, tagliuzzando in minuscoli pezzettini i nastri e sezionando i microscopici circuiti integrati, e telefonando alla mamma che sarebbe arrivato a casa con un paio di settimane di ritardo rispetto al previsto. Lavorava alacremente da due ore quando gli venne in mente che avrebbe potuto più semplicemente portare via tutto e lavorare con più calma a casa. In poche ore il trasloco fu completato e Roberto Granzotto volava in direzione del borgo natio.
chiese sospettoso J.R.
- Sono uno dei tanti caratteristici personaggi della serie interpretata con grande carica umana dal simpatico poliziotto newyorchese -
- Guardi che forse ha sbagliato telefilm -
- Ma questo non è il tenente Kodak? -
- No, qui siamo a Dallas -
- Ah, scusi, ho sbagliato, buonasera -
- Di niente, buonasera e mi saluti il mio amico tenente Colombo -
replicò J.R. Bush un po' perplesso nel mentre l'approcciava un altro individuo
- Scussi, ezzere du Gheiarr in perzona, ja? -
- Sì, sono io, e allora? -
- Puonciorno Gheiarr, io ezzere kommissario Grundig e zentito per cazo ke tu parlava ko kuello ti prima e ti foleva informare ke anke io no z'entra niente ko kuesta storia, kome pure kuello prutto nekrone là in fonto -
A questo punto J.R. Bush era inviperito e gridò
- Tutti quelli che non c'entrano un cazzo con questa storia se ne vadano immediatamete!! -
In pochi secondi il ranch si svuotò quasi del tutto. Rimasero i pochi che c'entravano veramente in questa storia e che si godettero lo spettacolo di un J.R. allibito e inviperito alla scoperta di avere dialogato tutto il giorno con gente che non aveva niente a che fare con la riunione anti-Granzotto. Rimasero Putin con il suo segretario Romanciuc, Robert Dupuis che nel frattempo era sceso a dare il cambio a Robert Dupuis, Roberto Polezel ancora col suo dito nel culo, il professor Roberto Herman-Frodit con la moglie Roberta Andrea-Gina ed altre personalità di secondaria importanza. Infatti costoro erano prevalentemente rappresentanti di aeroplani, accendini, orologi, e del settore edilizio: tutte categorie che prosperavano grazie a Granzotto con profitti astronomici, ed erano quindi interessate ad una rivalutazione del Granzotto stesso sul piano economico dei rispettivi settori. Causa la presenza di questa esigua minoranza la discussione di presentava molto accesa, tuttavia appariva evidente che gli interessi di interi Paesi e l'equilibrio mondiale delle nazioni non potevano essere subordinati al mantenimento di un'economia settoriale che proliferava grazie al Granzotto. La discussione avrebbe avuto inizio l'indomani.
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A mezzanotte Roberto Granzotto si trovava già nella centrale operativa del grattacielo della IBM, dove aveva avuto accesso grazie ad alcuni suoi inesplicabili superpoteri (il guardiano dormiva). Non avendo la minima idea di come inizializzare il sistema per avere accesso alle informazioni che cercava, Granzotto decise di smontare accuratamente i 183 metri cubi dell'elaboratore centrale, tagliuzzando in minuscoli pezzettini i nastri e sezionando i microscopici circuiti integrati, e telefonando alla mamma che sarebbe arrivato a casa con un paio di settimane di ritardo rispetto al previsto. Lavorava alacremente da due ore quando gli venne in mente che avrebbe potuto più semplicemente portare via tutto e lavorare con più calma a casa. In poche ore il trasloco fu completato e Roberto Granzotto volava in direzione del borgo natio.
E stamane quando sono entrato per il solito giro di controllo era tutto così, non era rimasto niente insomma -
spiegava concitatamente Bobby Warden, il canino guardiano, ancora scosso per l'accaduto.
- Uhmm -
brontolava Cappato rimuginando su quella sporca faccenda.
- Uhmm -
Gli faceva eco J.R., anch'egli sconcertato su come potess essere accaduto e chi potessessere stato.
- Uhmm -
mugugnava Polezel nel disperato tentativo di pensare qualcosa.
- Non può essere stato che Granzotto! -
sentenziarono in coro Bush e Cappato alzando il dito indice della mano sinistra in segno di brillante scoperta.
- Non può essere stato che Granzotto! -
proferì Polezel come se non avesse ascoltato le medesime conclusoni dei suoi superiori. In segno di brillante scoperta, Polezel avrebbe voluto alzare il dito indice della mano sinistra, se questo non fosse stato irrimediabilmente incastrato dove sappiamo.
- Tu stai zitto, Polezel -
ritornellarono ancor in cor Bush e Cappato, rivolgendo il dito indice delle loro mani sinistre verso il malcapitato, il quale si rivolse a Dupuis con un'aria triste e gli disse tutto d'un fiato:
- Basta, sono chiuso tra due fuochi. Bush e Granzotto mi umiliano continuamente. Mi voglio suicidare. Ho scelto una forma di morte terribile: continuerò a mangiare tenendomi il dito nel culo finché scoppierò. No, Robert, non dire nulla. Nulla potrà convincermi a tornare sulle mie decisioni. Ho già prenotato un volo non-stop per Tokio via Edinburgo e Bellinzona. Addio! -
- Addio Polezel -
gli rispose Dupuis
- E' un vero pecato che tu ti voglia suiscidare: sei sempre stato abile quasi quanto me nel prenotare i voli non-stop -
spiegava concitatamente Bobby Warden, il canino guardiano, ancora scosso per l'accaduto.
- Uhmm -
brontolava Cappato rimuginando su quella sporca faccenda.
- Uhmm -
Gli faceva eco J.R., anch'egli sconcertato su come potess essere accaduto e chi potessessere stato.
- Uhmm -
mugugnava Polezel nel disperato tentativo di pensare qualcosa.
- Non può essere stato che Granzotto! -
sentenziarono in coro Bush e Cappato alzando il dito indice della mano sinistra in segno di brillante scoperta.
- Non può essere stato che Granzotto! -
proferì Polezel come se non avesse ascoltato le medesime conclusoni dei suoi superiori. In segno di brillante scoperta, Polezel avrebbe voluto alzare il dito indice della mano sinistra, se questo non fosse stato irrimediabilmente incastrato dove sappiamo.
- Tu stai zitto, Polezel -
ritornellarono ancor in cor Bush e Cappato, rivolgendo il dito indice delle loro mani sinistre verso il malcapitato, il quale si rivolse a Dupuis con un'aria triste e gli disse tutto d'un fiato:
- Basta, sono chiuso tra due fuochi. Bush e Granzotto mi umiliano continuamente. Mi voglio suicidare. Ho scelto una forma di morte terribile: continuerò a mangiare tenendomi il dito nel culo finché scoppierò. No, Robert, non dire nulla. Nulla potrà convincermi a tornare sulle mie decisioni. Ho già prenotato un volo non-stop per Tokio via Edinburgo e Bellinzona. Addio! -
- Addio Polezel -
gli rispose Dupuis
- E' un vero pecato che tu ti voglia suiscidare: sei sempre stato abile quasi quanto me nel prenotare i voli non-stop -
Robert Dupuis risalì a cavallo per scendere le scale salutando Roberto Granzotto, al quale era venuto a portare l'informazione che desiderava. Per Granzotto era stata una conferma: l'esecutore materiale dell'efferato omicidio di Roberto Boselli era stato un tale Robert Dupuis, il virile e villoso cameriere del quale aveva rinvenuto il biglietto da visita. Ora il problema consisteva nel rintracciare il virile e villoso. Dove poteva essere? Avrebbe cominciato le sue indagini nell'ufficio di Roberto Polezel, che con sua grande sorpresa si era rivelato essere il mandante dell'assassinio.
- Probabilmente lo avrà fato uscidere per stimolarti in qualche indagine che avevi in corso -
gli aveva spiegato Dupuis senza troppa convinzione
- Ad ogni modo è inutile scercarlo adeso. Ho saputo che ha desciso di suiscidarsi e a tale scopo pare sia partito per Tokio. In ogni caso non ariveresti in tempo -
Roberto Granzotto decise tuttavia che avrebbe contattato la segretaria di Polezel, Roberta Piccinini, per appurare se avesse potuto apprendere qualche ulteriore delucidazione che lo potesse condurre al sicario di Boselli, quel maledetto Dupuis. Se fosse stato necessario avrebbe anche sedotto la Piccinini per ottenere quel che voleva. Prima di telefonarle, però, doveva trovare il modo di uscire dalla tremenda bovassa in cui era stato sommerso dal cavallo di Dupuis e farsi una doccia.
***
In un letto a due piazze da solo io dormire non so. Non mi dire di no, stasera. Lo so che in fondo in fondo ti va. Non mi dire di no o io ne morirò, stasera. Morirò perché tu sei mia, come per magia, l'altra metà di me, mezza mela mia. Che gusto c'è, stasera, senza l'altra metà della mela... -
In quel momento suonò il campanello e Roberta Aliceblu accolse con sollievo gli infermieri del reparto psichiatrico. Roberto Cappato si accorse finalmente che Roberta Aliceblu non era più accanto a lui e che gli si avvicinavano minacciosi due muscolosi energumeni. Ma i nerboruti si fermarono improvvisamente assaliti da un forte dubbio:
- Scusi, signora, lei si chiama Aliceblu, nevvero? -
- Sicuro, Roberta Aliceblu, ma che diavolo aspettate a portarlo via? -
- E questa è via Pericle al 12, non è così? -
- Ma certo! -
- Ah, beh, allora non ci siamo sbagliati -
- Accidenti, non ce ne saranno mica centomila di Roberte Aliceblu in via Pericle 12 a Cernusco sul Naviglio! -
disse Roberta sopresa. Ma le sorprese non erano finite.
- Ha detto proprio Cernusco sul Naviglio?! -
- No, ho detto che verso le cinque del pomeriggio viene un prurito a del partito il General Consiglio! -
- Ah, ecco, mi pareva... -
- Ma certo che ho detto Cernusco sul Naviglio! E adesso che aspettate a portarlo via?! -
- Cernusco sul Naviglio? Oh, no! Ci siamo sbagliati un'altra volta! Presto, corriamo a Zibido San Giacomo prima di arrivare troppo tardi! -
si affrettò uno degli infermieri con un'aria molto seccata per il disdicevole contrattempo
- E io che ho anche lasciato l'ambulanza in sosta vietata -
gli fece eco l'altro precipitandosi fuori dalla porta.
Anche Roberto Cappato se ne andò piuttosto seccato per la brutta figura, lasciando la bella Roberta Aliceblu in piedi con gli occhi sbarrati, fissi nel vuoto in direzione della porta da dove erano usciti gli infermieri lasciandola con un'espressione incredula, che altri scrittori definirebbero bizzarra più che singolare, a chiedersi stupefatta:
- Ma chi cazzo li scrive 'ste stronzate di libri che pubblicano a puntate nel forum?!? -
- Probabilmente lo avrà fato uscidere per stimolarti in qualche indagine che avevi in corso -
gli aveva spiegato Dupuis senza troppa convinzione
- Ad ogni modo è inutile scercarlo adeso. Ho saputo che ha desciso di suiscidarsi e a tale scopo pare sia partito per Tokio. In ogni caso non ariveresti in tempo -
Roberto Granzotto decise tuttavia che avrebbe contattato la segretaria di Polezel, Roberta Piccinini, per appurare se avesse potuto apprendere qualche ulteriore delucidazione che lo potesse condurre al sicario di Boselli, quel maledetto Dupuis. Se fosse stato necessario avrebbe anche sedotto la Piccinini per ottenere quel che voleva. Prima di telefonarle, però, doveva trovare il modo di uscire dalla tremenda bovassa in cui era stato sommerso dal cavallo di Dupuis e farsi una doccia.
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In un letto a due piazze da solo io dormire non so. Non mi dire di no, stasera. Lo so che in fondo in fondo ti va. Non mi dire di no o io ne morirò, stasera. Morirò perché tu sei mia, come per magia, l'altra metà di me, mezza mela mia. Che gusto c'è, stasera, senza l'altra metà della mela... -
In quel momento suonò il campanello e Roberta Aliceblu accolse con sollievo gli infermieri del reparto psichiatrico. Roberto Cappato si accorse finalmente che Roberta Aliceblu non era più accanto a lui e che gli si avvicinavano minacciosi due muscolosi energumeni. Ma i nerboruti si fermarono improvvisamente assaliti da un forte dubbio:
- Scusi, signora, lei si chiama Aliceblu, nevvero? -
- Sicuro, Roberta Aliceblu, ma che diavolo aspettate a portarlo via? -
- E questa è via Pericle al 12, non è così? -
- Ma certo! -
- Ah, beh, allora non ci siamo sbagliati -
- Accidenti, non ce ne saranno mica centomila di Roberte Aliceblu in via Pericle 12 a Cernusco sul Naviglio! -
disse Roberta sopresa. Ma le sorprese non erano finite.
- Ha detto proprio Cernusco sul Naviglio?! -
- No, ho detto che verso le cinque del pomeriggio viene un prurito a del partito il General Consiglio! -
- Ah, ecco, mi pareva... -
- Ma certo che ho detto Cernusco sul Naviglio! E adesso che aspettate a portarlo via?! -
- Cernusco sul Naviglio? Oh, no! Ci siamo sbagliati un'altra volta! Presto, corriamo a Zibido San Giacomo prima di arrivare troppo tardi! -
si affrettò uno degli infermieri con un'aria molto seccata per il disdicevole contrattempo
- E io che ho anche lasciato l'ambulanza in sosta vietata -
gli fece eco l'altro precipitandosi fuori dalla porta.
Anche Roberto Cappato se ne andò piuttosto seccato per la brutta figura, lasciando la bella Roberta Aliceblu in piedi con gli occhi sbarrati, fissi nel vuoto in direzione della porta da dove erano usciti gli infermieri lasciandola con un'espressione incredula, che altri scrittori definirebbero bizzarra più che singolare, a chiedersi stupefatta:
- Ma chi cazzo li scrive 'ste stronzate di libri che pubblicano a puntate nel forum?!? -
Il prode agente segreto Roberto Granzotto fumava nervosamente una sigaretta pensando a quella sporca faccenda. Roberta Aliceblu, il corpo rilucente e coperto solo da spiragli di luce soffusa che penetravano complici le fessure della tapparella abbassata creando eccitanti giochi di sofisticati chiaroscuri, era sdraiata accanto a lui, il braccio sinistro proteso oltre la nuca a mettere in evidenza il seno compatto e maturo, la gamba destra piegata ad arco sulla sinistra, e la pelle vellutata leggermente imperlata dall'afa di agosto che s'insinuava tenue ed astuta.
- Sicché a tuo parere in ufficio ci sarebbero le prove che Polezel è stato il mandante della crudele eliminazione di Boselli -
- Sicuro! Polezel aveva spesso rapporti con quel tipo, come si chiama... Dupuis!, colui che sospettiamo essere l'esecutore materiale. Inoltre intratteneva losche relazioni d'affari con un altro tipo che gli assomigliava molto. Lo ricordo perché ogni volta che veniva si divertiva a spaventarmi con il cavallo -
- Con il cavallo hai detto? -
Granzotto si fece perplesso, grattandosi il disgustoso brufolo sul naso tumefatto.
- Già, proprio con un cavallo -
confermò Roberta Piccinini mentre Granzotto si stimolava le idee continuando a pasticciarsi il brufolo.
- Oggi ti accompagnerò in ufficio per effettuare una rapida perquisizione -
decise Granzotto facendosi scoppiare il brufolo e cospargendosene il grasso sul viso butterato.
***
Il tornitore dell'Alfa Romeo Roberto Pistola Amedeo fumava nervosamente una sigaretta pensando che non avrebbe mai più comprato i libri resi celebri dal forum. La moglie Roberta Pistola Amedea, la massa informe e coperta solo da un coraggioso spiraglio di luce schifata che penetrava inorridita dalle fessure della tapparella abbassata creando abominevoli masochismi di chiaroscuro, era sdraiata accanto a lui, il salsicciotto sinistro proteso oltre la capa a mettere in evidenza il tettume flaccido e marcio, la zampa destra ripiegata sulla sinistra, e la raggrinzita pellaccia pelosa fradicia per il sudore d'agosto che secerneva abbondante ai primi smog del mattino.
Roberto Amedeo si gettò dal quindicesimo piano del casermone con un urlo lancinante che passò in secondo piano causa il rutto assordante della moglie e il disinteresse dei lettori nel seguire le vicissitudini di gentaglia normale afflitta dalla quotidianità del nostro di noi tutti trascinarci penosamente a penzoloni in questa tragica valle di lacrime e sangue.
***
Era una notte buia e tempestosa, resa ancor più buia e tempestosa dal sole abbagliante che splendeva sui longobardi cieli dominati da Roberta Formigoni. Roberto Cappato stava facendo rientro nel suo appartamento al Ripamonti Residence, un po' a piedi e un po' camminando, e un po' anche in metropolitana, rimembrando obliose nostalgie di un amore troppo tormentato per essere impossibile e troppo assurdo per non esserlo. Gli si avvicinò inopinato uno di quei tipi che vanno metropolitando a destra e a manca in sella ad un lama.
- Salve! Sono Robert Dupuis in sela a un lama, tanto per cambiare cavalo. Poso chiederle cosa ne pensa del... -
- No, io non penso -
- Come non pensa? Ma non crede che... -
- Io non credo -
- Ah! Ma vede, io... -
- Io non vedo -
- Ma che raza di gente sc'è in giro! Ma vafanculo! -
- Io non vado -
Roberto Cappato non voleva uscire dal bagliore della notte e metropolitò fino al mattino, quando sarebbe riemerso dai cunicoli per inebriarsi con le prime oscurità dell'alba.
***
Il commissario capo Roberto Spinelli della sezione narcotici diede fuoco al terzo cannone della mattinata pensando alla buonanima della bisnonna.
- La qualità della cannabis immessa recentemente sul mercato sta peggiorando in termini di percentuale di tetraidrocannabinolo, checché sostenga Roberto Fini. La partita che abbiamo sequestrato ieri sera non è al livello delle precedenti -
meditò a voce alta pensando alla buonanima del bisnonno.
- Ma sant'iddio e santamadonna! Un integerrimo funzionario con la tua qualifica che si fa le canne in uggifio, cioè, ufficio! Andiamo, un po' di dignità, almeno per dare il buon esempio ai tuoi subordinati -
si finse scandalizzato il comandante della buoncostume Roberto Pasquale Quinto Moticucco, pizzicando di nascosto il sedere della prostituta che aveva trattenuto dopo la retata della sera precedente.
- Ma piantatela tutti e due, indecenti! -
intervenne il commissario Roberto De Stefano della sezione omicidi
- ricordate che siamo qui per lavoro! Ho chiesto la vostra collaborazione per aiutarmi a indagare negli ambienti della droga e della prostituzione chi ha ucciso Roberto Dentamaro. Purtroppo non dispongo di molti indizi e dovremo scavare in tutte le direzioni. Inoltre l'unica testimone, Roberta Veronesi, non vuole collaborare e temo che voglia farsi giustizia da se -
affermò gravemente il detective della squadra omicidi mentre tirava nervosamente freccette sul pannello di polistirolo espanso che riproduceva l'immagine di un carabiniere in alta uniforme.
- Ok, Ok -
dissero in coro gli altri due commissari di polizia, che avevano visto molti film americani in cui i poliziotti okeiavano in continuazione
- Ci metteremo subito al lavoro. Dopo pranzo, naturalmente. Ti sapremo dire qualcosa al più presto.
- Sicché a tuo parere in ufficio ci sarebbero le prove che Polezel è stato il mandante della crudele eliminazione di Boselli -
- Sicuro! Polezel aveva spesso rapporti con quel tipo, come si chiama... Dupuis!, colui che sospettiamo essere l'esecutore materiale. Inoltre intratteneva losche relazioni d'affari con un altro tipo che gli assomigliava molto. Lo ricordo perché ogni volta che veniva si divertiva a spaventarmi con il cavallo -
- Con il cavallo hai detto? -
Granzotto si fece perplesso, grattandosi il disgustoso brufolo sul naso tumefatto.
- Già, proprio con un cavallo -
confermò Roberta Piccinini mentre Granzotto si stimolava le idee continuando a pasticciarsi il brufolo.
- Oggi ti accompagnerò in ufficio per effettuare una rapida perquisizione -
decise Granzotto facendosi scoppiare il brufolo e cospargendosene il grasso sul viso butterato.
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Il tornitore dell'Alfa Romeo Roberto Pistola Amedeo fumava nervosamente una sigaretta pensando che non avrebbe mai più comprato i libri resi celebri dal forum. La moglie Roberta Pistola Amedea, la massa informe e coperta solo da un coraggioso spiraglio di luce schifata che penetrava inorridita dalle fessure della tapparella abbassata creando abominevoli masochismi di chiaroscuro, era sdraiata accanto a lui, il salsicciotto sinistro proteso oltre la capa a mettere in evidenza il tettume flaccido e marcio, la zampa destra ripiegata sulla sinistra, e la raggrinzita pellaccia pelosa fradicia per il sudore d'agosto che secerneva abbondante ai primi smog del mattino.
Roberto Amedeo si gettò dal quindicesimo piano del casermone con un urlo lancinante che passò in secondo piano causa il rutto assordante della moglie e il disinteresse dei lettori nel seguire le vicissitudini di gentaglia normale afflitta dalla quotidianità del nostro di noi tutti trascinarci penosamente a penzoloni in questa tragica valle di lacrime e sangue.
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Era una notte buia e tempestosa, resa ancor più buia e tempestosa dal sole abbagliante che splendeva sui longobardi cieli dominati da Roberta Formigoni. Roberto Cappato stava facendo rientro nel suo appartamento al Ripamonti Residence, un po' a piedi e un po' camminando, e un po' anche in metropolitana, rimembrando obliose nostalgie di un amore troppo tormentato per essere impossibile e troppo assurdo per non esserlo. Gli si avvicinò inopinato uno di quei tipi che vanno metropolitando a destra e a manca in sella ad un lama.
- Salve! Sono Robert Dupuis in sela a un lama, tanto per cambiare cavalo. Poso chiederle cosa ne pensa del... -
- No, io non penso -
- Come non pensa? Ma non crede che... -
- Io non credo -
- Ah! Ma vede, io... -
- Io non vedo -
- Ma che raza di gente sc'è in giro! Ma vafanculo! -
- Io non vado -
Roberto Cappato non voleva uscire dal bagliore della notte e metropolitò fino al mattino, quando sarebbe riemerso dai cunicoli per inebriarsi con le prime oscurità dell'alba.
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Il commissario capo Roberto Spinelli della sezione narcotici diede fuoco al terzo cannone della mattinata pensando alla buonanima della bisnonna.
- La qualità della cannabis immessa recentemente sul mercato sta peggiorando in termini di percentuale di tetraidrocannabinolo, checché sostenga Roberto Fini. La partita che abbiamo sequestrato ieri sera non è al livello delle precedenti -
meditò a voce alta pensando alla buonanima del bisnonno.
- Ma sant'iddio e santamadonna! Un integerrimo funzionario con la tua qualifica che si fa le canne in uggifio, cioè, ufficio! Andiamo, un po' di dignità, almeno per dare il buon esempio ai tuoi subordinati -
si finse scandalizzato il comandante della buoncostume Roberto Pasquale Quinto Moticucco, pizzicando di nascosto il sedere della prostituta che aveva trattenuto dopo la retata della sera precedente.
- Ma piantatela tutti e due, indecenti! -
intervenne il commissario Roberto De Stefano della sezione omicidi
- ricordate che siamo qui per lavoro! Ho chiesto la vostra collaborazione per aiutarmi a indagare negli ambienti della droga e della prostituzione chi ha ucciso Roberto Dentamaro. Purtroppo non dispongo di molti indizi e dovremo scavare in tutte le direzioni. Inoltre l'unica testimone, Roberta Veronesi, non vuole collaborare e temo che voglia farsi giustizia da se -
affermò gravemente il detective della squadra omicidi mentre tirava nervosamente freccette sul pannello di polistirolo espanso che riproduceva l'immagine di un carabiniere in alta uniforme.
- Ok, Ok -
dissero in coro gli altri due commissari di polizia, che avevano visto molti film americani in cui i poliziotti okeiavano in continuazione
- Ci metteremo subito al lavoro. Dopo pranzo, naturalmente. Ti sapremo dire qualcosa al più presto.
Granzotto PI e il caso Unabomber - Epilogo -
“E così Dreon era davvero la vittima...”
“Sì. Era facile prevedere i suoi spostamenti perché le assemblee radicali sono annunciate pubblicamente. Quindi bastava piantare le bombette nei supermercati delle località dove Dreon si sarebbe recato, per aumentare la probabilità che esplodessero nelle mani dell’Armando”
“Un metodo un po’ contorto per eliminarlo...”
“Maldestro, Adriano, maldestro” - rispose l’enciclopedico Granzotto lasciando poi intendere la sua dimestichezza con l’esperanto – “e anche sinistro”
“Perciò si diede tanto da fare per ottenerne la scarcerazione?”
“Già, finché era dentro non poteva farlo fuori”
Non restava che procedere alla mesta incombenza dell’arresto. Sul sedile posteriore dell’Alfa guidata da Polesel, fu Granzotto a rompere il silenzio sulla domanda che aleggiava nell’aria: il movente, il perché. “Ho una mia teoria: i suoi film pornografici. Guardandoli, non c’è maschio che non si senta umiliato dalle dimensioni del pene di Dreon, perfino io che sono superdotato”
“E’ davvero così spaventoso?” indagò il capitano.
“Una rarissima, patologica combinazione di lunghezza equina e diametro elefantiaco. Ti basti pensare che perfino Cicciolina si è sempre rifiutata di girare film porno con lui”
Varcando il ponte sul Piave si trovarono fuori dalla giurisdizione della pretura coneglianese, con parziale sollievo del capitano che avrebbe così risparmiato una brutta grana al pretore, la quale se ne sarebbe dimostrata grata continuando a fare la spesa nel negozio della moglie del capitano.
Giunti sul posto, Polesel parcheggiò in una stradina laterale e si rivolse al superiore con una mano eloquentemente posata ad accarezzare la fondina della pistola: “Capità, vulite che venco angh’io?”
“Non occorre, Polesel, sono certo che il reo non opporrà resistenza”
E non ci fu neppure bisogno di dire alcunché, quando questi aprì la porta di casa: dalle facce da funerale dei due vecchi amici, espressioni che trasudavano pena, incredulità e delusione, l’Ignazio La Russa di Carità di Villorba intuì che era tutto finito.
“E così Dreon era davvero la vittima...”
“Sì. Era facile prevedere i suoi spostamenti perché le assemblee radicali sono annunciate pubblicamente. Quindi bastava piantare le bombette nei supermercati delle località dove Dreon si sarebbe recato, per aumentare la probabilità che esplodessero nelle mani dell’Armando”
“Un metodo un po’ contorto per eliminarlo...”
“Maldestro, Adriano, maldestro” - rispose l’enciclopedico Granzotto lasciando poi intendere la sua dimestichezza con l’esperanto – “e anche sinistro”
“Perciò si diede tanto da fare per ottenerne la scarcerazione?”
“Già, finché era dentro non poteva farlo fuori”
Non restava che procedere alla mesta incombenza dell’arresto. Sul sedile posteriore dell’Alfa guidata da Polesel, fu Granzotto a rompere il silenzio sulla domanda che aleggiava nell’aria: il movente, il perché. “Ho una mia teoria: i suoi film pornografici. Guardandoli, non c’è maschio che non si senta umiliato dalle dimensioni del pene di Dreon, perfino io che sono superdotato”
“E’ davvero così spaventoso?” indagò il capitano.
“Una rarissima, patologica combinazione di lunghezza equina e diametro elefantiaco. Ti basti pensare che perfino Cicciolina si è sempre rifiutata di girare film porno con lui”
Varcando il ponte sul Piave si trovarono fuori dalla giurisdizione della pretura coneglianese, con parziale sollievo del capitano che avrebbe così risparmiato una brutta grana al pretore, la quale se ne sarebbe dimostrata grata continuando a fare la spesa nel negozio della moglie del capitano.
Giunti sul posto, Polesel parcheggiò in una stradina laterale e si rivolse al superiore con una mano eloquentemente posata ad accarezzare la fondina della pistola: “Capità, vulite che venco angh’io?”
“Non occorre, Polesel, sono certo che il reo non opporrà resistenza”
E non ci fu neppure bisogno di dire alcunché, quando questi aprì la porta di casa: dalle facce da funerale dei due vecchi amici, espressioni che trasudavano pena, incredulità e delusione, l’Ignazio La Russa di Carità di Villorba intuì che era tutto finito.
Conegliano, 3 settembre 2002. La foschia ritardava a rintanarsi nelle valli tra le dolci colline del coneglianese, sfumando i contorni del castello di Collalto là oltre la scuola di enologia fuori dalla finestra dell’ufficio del capitano De Stefano, sul cui umore quelle languide mattinate di mezza stagione producevano l’effetto di una struggente malinconia e lo inducevano a meditare sulla vacuità della natura umana.
“Eh sì, caro Roberto, così è la vita. Essere o non essere?, scriveva Shakespeare, essere o avere?, gli replicava Fromm, che rispondeva sempre con una domanda. E io qui ed oggi ti dico, caro Roberto: avere o non essere? Interisti o milanisti? Democratici o nonviolenti? Bisessuali o transessuali? Cappato o Capezzone?”
Con una mano grattandosi il pizzetto ingrigito, il capitano posò l’altra sulla spalla dell’amico seduto al centro della stanza nella spasmodica ma contenuta attesa di Polesel coi risultati del laboratorio. Neanche la mente più maliziosa avrebbe potuto vedere in quel gesto niente di più che una mutua forma di conforto contro la solitudine dell’individuo nell’universo. Non sempre Granzotto capiva di cosa De Stefano gli parlasse in quei suoi cronici momenti di abbandono alla filosofite maniaco-depressiva. Il capitano possedeva l’intelligenza riflessiva del consumato giocatore di scacchi, deformata per di più da un’esperienza professionale che lo aveva portato a vederne di tutti i colori. Il detective Granzotto era invece più dotato dell’intelligenza dinamica dell’uomo d’azione. Così come la mano del capitano era posata sulla spalla di Granzotto, sulla spalla del capitano venne a posarsi un piccione entrato dalla finestra, proprio sulla mostrina di quella divisa che incuteva timore agli uomini ma non all’innocente uccelletto, rassicurato dal percepirvi battere sotto il cuore di un San Francesco contemporaneo. “Porc!..” inveì De Stefano riavendosi improvvisamente dalla meditazione nel tentativo di agguantare l’irrispettoso volatile che gli aveva scacazzato sulla giacca scura una sbrodolata di guano in biancastro contrasto. Non era dunque un piccione qualsiasi: si trattava più probabilmente di un riuscito travestimento del dispettoso tenente Colombo.
Polesel entrò con i risultati del laboratorio. Li lessero insieme in silenzio. Purtroppo sancivano la correttezza della teoria granzottiana. Lo Sherlock Holmes di Santa Lucia di Piave aveva risolto un altro caso, il più difficile, ma questa volta non ne era per niente contento. De Stefano comprese la sua amarezza e lo congratulò senza eccessi di gioia.
“Eh sì, caro Roberto, così è la vita. Essere o non essere?, scriveva Shakespeare, essere o avere?, gli replicava Fromm, che rispondeva sempre con una domanda. E io qui ed oggi ti dico, caro Roberto: avere o non essere? Interisti o milanisti? Democratici o nonviolenti? Bisessuali o transessuali? Cappato o Capezzone?”
Con una mano grattandosi il pizzetto ingrigito, il capitano posò l’altra sulla spalla dell’amico seduto al centro della stanza nella spasmodica ma contenuta attesa di Polesel coi risultati del laboratorio. Neanche la mente più maliziosa avrebbe potuto vedere in quel gesto niente di più che una mutua forma di conforto contro la solitudine dell’individuo nell’universo. Non sempre Granzotto capiva di cosa De Stefano gli parlasse in quei suoi cronici momenti di abbandono alla filosofite maniaco-depressiva. Il capitano possedeva l’intelligenza riflessiva del consumato giocatore di scacchi, deformata per di più da un’esperienza professionale che lo aveva portato a vederne di tutti i colori. Il detective Granzotto era invece più dotato dell’intelligenza dinamica dell’uomo d’azione. Così come la mano del capitano era posata sulla spalla di Granzotto, sulla spalla del capitano venne a posarsi un piccione entrato dalla finestra, proprio sulla mostrina di quella divisa che incuteva timore agli uomini ma non all’innocente uccelletto, rassicurato dal percepirvi battere sotto il cuore di un San Francesco contemporaneo. “Porc!..” inveì De Stefano riavendosi improvvisamente dalla meditazione nel tentativo di agguantare l’irrispettoso volatile che gli aveva scacazzato sulla giacca scura una sbrodolata di guano in biancastro contrasto. Non era dunque un piccione qualsiasi: si trattava più probabilmente di un riuscito travestimento del dispettoso tenente Colombo.
Polesel entrò con i risultati del laboratorio. Li lessero insieme in silenzio. Purtroppo sancivano la correttezza della teoria granzottiana. Lo Sherlock Holmes di Santa Lucia di Piave aveva risolto un altro caso, il più difficile, ma questa volta non ne era per niente contento. De Stefano comprese la sua amarezza e lo congratulò senza eccessi di gioia.
Pordenone, domenica 1 settembre 2002. Dopo il congresso radicale inter-regionale appena conclusosi all’hotel Moderno, il segretario nazionale Daniele Capezzone e quello provinciale Stefano Santarossa, insieme alle altre undici personalità che rappresentavano la crème del gotha dell’intellighentsia radicale veneto-friulana del tardo ventesimo secolo, erano riuniti nella pizzeria Gambrinus, a pochi passi dal tribunale in cui la procuratrice legale Elena De Rigo aveva a lungo praticato il foro con l’avvocato Paolo Mazza prima di divenire pretore a Conegliano, dove avrebbe fatto sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano De Stefano.
Questi l’accompagnava insieme al brigadiere Polesel, pure lui un fanatico dei radicali e di Capezzone in particolare, davanti al quale, in una delle sue rarissime uscite pubbliche, sedeva a capotavola come una matrona la sessuologa ebreo-cattolica Dora Pezzilli. Tra i due sedevano la di questa figlia primogenita avuta in Moldavia, l’affascinante dirigente radicale Antonella Spolaor, detta la Sarah Jessica Parker di Roveredo in Piano, accompagnata dall’influente editore “di area” Mauro Suttora, meglio noto come lo Hugh Grant di Zibido San Giacomo. E a dimostrazione che il settore dei media era saldamente in pugno a Torre Argentina, spiccavano il tycoon televisivo Gigi Di Meo, che aveva apprezzato e cominciato a frequentare gli ambienti radicali 14 anni prima - quando un militante di cui non si dice il nome aveva dimenticato un tocco di fumo negli studi della sua emittente locale TelePornoEden -, insieme al magnate australiano dei media John Fischetti, crudelmente soprannominato dai suoi invidiosi detrattori l’“emendamento a rotelle” per le mozioni d’ordine con cui sapeva abilmente ribaltare gli esiti dei congressi di partito.
E c’erano naturalmente Dreon, Granzotto e Lamedica, ancora lanciato ad arringare la platea col suo erudito eloquio da Ignazio La Russa di Camposampiero: “Quello che abbiamo in Italia è un solo partito con due nomi: democristiani di centro-destra e democristiani di centro-sinistra, entrambi controllati dagli ammuffiti conglomerati bancario-industrial-sindacali che oliano il processo politico e offrono agli elettori la scelta tra due leader che sono uguali in tutto e per tutto tranne che per differenze cosmetiche!”
Questi l’accompagnava insieme al brigadiere Polesel, pure lui un fanatico dei radicali e di Capezzone in particolare, davanti al quale, in una delle sue rarissime uscite pubbliche, sedeva a capotavola come una matrona la sessuologa ebreo-cattolica Dora Pezzilli. Tra i due sedevano la di questa figlia primogenita avuta in Moldavia, l’affascinante dirigente radicale Antonella Spolaor, detta la Sarah Jessica Parker di Roveredo in Piano, accompagnata dall’influente editore “di area” Mauro Suttora, meglio noto come lo Hugh Grant di Zibido San Giacomo. E a dimostrazione che il settore dei media era saldamente in pugno a Torre Argentina, spiccavano il tycoon televisivo Gigi Di Meo, che aveva apprezzato e cominciato a frequentare gli ambienti radicali 14 anni prima - quando un militante di cui non si dice il nome aveva dimenticato un tocco di fumo negli studi della sua emittente locale TelePornoEden -, insieme al magnate australiano dei media John Fischetti, crudelmente soprannominato dai suoi invidiosi detrattori l’“emendamento a rotelle” per le mozioni d’ordine con cui sapeva abilmente ribaltare gli esiti dei congressi di partito.
E c’erano naturalmente Dreon, Granzotto e Lamedica, ancora lanciato ad arringare la platea col suo erudito eloquio da Ignazio La Russa di Camposampiero: “Quello che abbiamo in Italia è un solo partito con due nomi: democristiani di centro-destra e democristiani di centro-sinistra, entrambi controllati dagli ammuffiti conglomerati bancario-industrial-sindacali che oliano il processo politico e offrono agli elettori la scelta tra due leader che sono uguali in tutto e per tutto tranne che per differenze cosmetiche!”
Bob Granzotto PI e il caso Unabomber
Roberto Granzotto PI e il caso Unabomber - Il capitano De Stefano era un cinquantenne asciutto che si teneva in forma amando la natura. Acuto osservatore della realtà sociale del territorio, con un po’ più d’ambizione avrebbe potuto diventare comandante della legione di Padova, ma si trovava meglio nella tranquilla cittadina di campagna, dove sapeva risolvere col buon senso molte dispute di recinzione o di campanile che avrebbero altrimenti fatto perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrava grata facendo sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano. Proveniente da una famiglia che serviva l’Arma da due secoli, il comandante dei carabinieri di Conegliano si era però adeguato ai tempi con uno spirito liberale che non mancava mai di lasciare stupefatti i benpensanti perbenisti della bigotta cittadina veneta. De Stefano aveva istruito i suoi uomini a non perdere tempo con gli innocui fumatori di spinelli per concentrarsi invece sulla gente che andava in giro pericolosamente armata. Mai si erano visti prima, infatti, cacciatori ammanettati e scortati nel cellulare, i fucili sequestrati, per essere stati colti in flagranza di reato con delle specie protette nel carniere. Né si era mai vista così tanta gente di tutte le età oziare sulla gradinata degli Alpini che conduceva nella centrale piazza Cima, fumando tranquillamente cannabis senza essere arrestata e condotta a far perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrava grata facendo sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano.
Roberto Granzotto PI e il caso Unabomber - Il capitano De Stefano era un cinquantenne asciutto che si teneva in forma amando la natura. Acuto osservatore della realtà sociale del territorio, con un po’ più d’ambizione avrebbe potuto diventare comandante della legione di Padova, ma si trovava meglio nella tranquilla cittadina di campagna, dove sapeva risolvere col buon senso molte dispute di recinzione o di campanile che avrebbero altrimenti fatto perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrava grata facendo sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano. Proveniente da una famiglia che serviva l’Arma da due secoli, il comandante dei carabinieri di Conegliano si era però adeguato ai tempi con uno spirito liberale che non mancava mai di lasciare stupefatti i benpensanti perbenisti della bigotta cittadina veneta. De Stefano aveva istruito i suoi uomini a non perdere tempo con gli innocui fumatori di spinelli per concentrarsi invece sulla gente che andava in giro pericolosamente armata. Mai si erano visti prima, infatti, cacciatori ammanettati e scortati nel cellulare, i fucili sequestrati, per essere stati colti in flagranza di reato con delle specie protette nel carniere. Né si era mai vista così tanta gente di tutte le età oziare sulla gradinata degli Alpini che conduceva nella centrale piazza Cima, fumando tranquillamente cannabis senza essere arrestata e condotta a far perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrava grata facendo sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano.
Toc toc. Il brigadiere Polesel fece capolino nell’ufficio sobriamente arredato del capitano, che se ne stava spaparanzato in poltrona, sorseggiando un digestivo, intento a godere la siesta e la vista di un magnifico albero dalla finestra aperta su un soleggiato ma fresco pomeriggio settembrino senza crimini.
“Capità, ce sta er su’ amico infesticatore vibrato, Granzuto”.
“Chi? Ah, l’investigatore privato Granzotto! Lo faccia passare, lo faccia passare!” sorrise De Stefano pregustando il supplemento di buonumore che gli avrebbe portato il vecchio amico, e aggiunse prontamente:
“Polesel, mi dica, abbiamo mica sequestrato della cannabis recentemente?”
“Capità, avete dato voi dispusiziuni di nun seguestrare ‘a canna... ‘a canna bis, como dite voi”
“Vabbe’, ma non ne teniamo una piccola riserva per gli ospiti?” si adombrò De Stefano irrigidendosi sulla sedia in un aspetto minacciosamente marziale.
“Capità, ma pe’ voi sempre!” sorrise Polesel da un’orecchio all’altro, felice di poter rendere un servigio all’ufficiale, e scomparve nella camerata a rintracciare un partita di erba che era la fine del mondo. Nello stesso istante, con un fruscìo di mantello degno di un supereroe, si stagliò nella cornice della porta la figura elegante e imponente di Roberto Granzotto, la tesa del cappello Borsalino ad attenuarne l’intensità dello sguardo e le braccia già generosamente protese verso l’abbraccio del compagno di tante avventure, di tante indagini dai metodi talvolta poco ortodossi per non far perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrava grata facendo sempre la spesa nel negozio gestito dalla moglie del capitano.
Roberto Granzotto era un aitante giovanotto che somigliava straordinariamente, nell’aspetto fisico e nella velocità di pensiero, all’esponente radicale Marco Cappato, tanto che questi era ormai più noto come il Roberto Granzotto di Vedàno al Lambro. Contrariamente a quanto molti supponevano, il titolo “PI” di cui si fregiava con orgoglio non stava a significare “Private Investigator” come il Magnum o altri detective televisivi, ma più semplicemente “Perito Industriale”. Impegnato però a dividere il suo tempo tra il paracadutismo e l’epistemologia, di perizie Granzotto ne aveva fatte ben poche in vita sua, e quando ne aveva bisogno una, come quel giorno, la chiedeva per favore al nucleo scientifico comandato da De Stefano, che stavolta era veramente meravigliato.
Roberto Granzotto era un aitante giovanotto che somigliava straordinariamente, nell’aspetto fisico e nella velocità di pensiero, all’esponente radicale Marco Cappato, tanto che questi era ormai più noto come il Roberto Granzotto di Vedàno al Lambro. Contrariamente a quanto molti supponevano, il titolo “PI” di cui si fregiava con orgoglio non stava a significare “Private Investigator” come il Magnum o altri detective televisivi, ma più semplicemente “Perito Industriale”. Impegnato però a dividere il suo tempo tra il paracadutismo e l’epistemologia, di perizie Granzotto ne aveva fatte ben poche in vita sua, e quando ne aveva bisogno una, come quel giorno, la chiedeva per favore al nucleo scientifico comandato da De Stefano, che stavolta era veramente meravigliato.
“Roberto, che cosa ti ha indotto a riaprire l’indagine dopo sette anni?”
“Un terribile sospetto, Adriano. Una folgorazione totalmente inaspettata, che non riesco a scacciare dalla mente finché non l’avrò appurata, anche se preferirei di no”.
“In pratica hai solo bisogno di sapere dal laboratorio se le impronte digitali su questo bicchiere corrispondono a quelle rinvenute sulle bombe inesplose. Ma se Unabomber avesse usato dei guanti, come è probabile, nel confezionarle?”
“Allora fai fare il DNA. Ci dovranno pur essere tracce di saliva, sul bordo del bicchiere, forse anche una piccolissima pellicina del labbro screpolato. E poi qui, vedi dove è appiccicoso, una striscia di cappero quando ha ripreso il bicchiere dopo essersi messo le dita nel naso”.
“Va bene, ma se non c’è DNA sulle bombe inesplose, come lo confrontiamo?” De Stefano giocava all’avvocato del diavolo. Avrebbe certamente aiutato Granzotto, ma cercava di capire di chi sospettasse e perché non volesse confidarglielo.
“Dobbiamo provare, Adriano, dobbiamo assolutamente dissipare ogni dubbio”.
“La richiesta di riesame dei reperti insospettirà il magistrato” insistette sulla stessa linea il capitano, blandamente infastidito dal non venire messo a parte di quanto frullava nella testa dell’amico.
“Andiamo Adriano, sappiamo bene entrambi che puoi usare qualche scorciatoia - sorrise Granzotto maliziosamente - inutile far perdere tempo al pretore De Rigo, la quale se ne dimostrerà grata facendo sempre la spesa nel negozio...”
“Va bene, va bene, ho capito” lo interruppe bruscamente De Stefano abbandonando lo spinellone ad estinguersi nel portacenere con un gesto rassegnato che rappresentava l’averla data vinta a Granzotto senza essere riuscito a tirargli fuori niente in cambio, e convocò Polesel per fargli portare il bicchiere al laboratorio.
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