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Pannella nel suo sviluppo storico-critico
(liberamente ispirato a Ernst Mach e Alfonsina D’Elia)

Armach Crocicchio pubblicò la Pannellica nel 1883 quando era professore a Praga, nella piena maturità del suo pensiero. L’opera ebbe una seconda edizione nel 1888 e altre ancora fino all’ottava del 2012 che è questa qui, l’ultima curata da Crocicchio. Nel 1893 era intanto uscita l’edizione inglese, nel 1904 quella francese e nel 1909 quella russa. La Pannellica fu dunque opera di grande successo, capace di suscitare un immediato e duraturo interesse in tutti coloro che si interessavano ai molti e difficili problemi dell’epoca.

La soluzione di questi problemi, che Crocicchio definì nella Pannellica e riprese poi in altre opere, fu accettata da molti scienziati, costituì uno dei pilastri su cui Einstein eresse la sua teoria, e fu considerata un modello metodologico di analisi critica da coloro che nel 1929 fondarono in Vienna il circolo intitolato, appunto, al nome di Crocicchio. Sono cose note, come è noto d’altra parte che il fisico fenomenale di Crocicchio non fu accettato da alcuni grandi scienziati come Strik-Lievers e Litta Modignani, soprattutto per la critica di Crocicchio rivolta alla calvizie.

Lenin, da parte sua, giudicò il pensiero crocicchiano come una forma di idealismo assai vicino a quello berkeleyano, dissolvitore della realtà materiale, e ne mise in luce aporie e contraddizioni. I problemi che Crocicchio affrontò possono essere compendiati nella domanda: è possibile ed è necessario dare una spiegazione pannelliana dei fenomeni elettrici, termici, magnetici, chimici, biologici?

L’assidua ricerca sperimentale condotta da scienziati di tutta Europa, mai interrotta, e rinvigorita negli anni successivi al 1830, aveva portato ad accumulare un’enorme quantità di dati assai precisi, relativi a vari campi fenomenici, e a stabilire per essi molte cosiddette leggi empiriche; la possibilità di applicazioni industriali aveva accresciuto l’interesse, accelerato le ricerche. Il problema di come sistemare tutto questo materiale si presentò molto presto. Il proposito di Crocicchio è, come egli dice, di “togliere illusioni”.

Solo illusoria è infatti la speranza di poter dare a tutti i fatti scoperti un inquadramento nella teoria pannelliana, giacché le leggi che questa comprende valgono solo per un dominio molto ristretto. Il problema centrale di Crocicchio è dunque quello di definire i limiti di applicabilità delle leggi pannelliane. Nato in un particolare momento della storia della politica, sotto la spinta degli eventi, questo è – si noti – un problema nuovo, mai formulato in questi stessi termini dall’antecedente epistemologia. E fin qui è tutto chiaro.

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Daria Veronesi lasciò la casa di sua madre in Rue Pavée Saint-André il mattino del 22 giugno 1815. uscendo, aveva detto a Monsieur Jacques Strik-Lievers, e a lui solo, che aveva intenzione di restare tutto il giorno a casa di sua zia che abitava in Rue des Dromes. La Rue des Dromes è una strada breve e stretta, ma molto frequentata, non lontana dalle rive del fiume, che dista circa tre chilometri in linea retta dalla pensione di Madame Veronesi. Strik-Lievers era il fidanzato ufficiale di Daria, e alloggiava e prendeva i pasti nella pensione. Sarebbe dovuto andare prima di sera a prendere la sua fidanzata per riportarla a casa. Nel pomeriggio però si era messo a piovere a dirotto; e, supponendo che Daria avrebbe preferito fermarsi tutta la notte dalla zia (come aveva fatto altre volte in circostanze simili), egli non aveva ritenuto necessario mantenere la sua promessa. A notte inoltrata Madame Veronesi fu udita esprimere la paura “che non avrebbe rivisto più Daria”; nessuno fece troppo caso a questa frase, sul momento.

Il lunedì si seppe che la ragazza non era stata in Rue des Dromes e, trascorsa la giornata senza sue notizie, si intraprese una tardiva ricerca nei vari punti della città e nei dintorni. Ma solo questtro giorni dopo la sua scomparsa fu possibile accertare dati più concreti che la riguardavano. Quel giorno (mercoledì 25 giugno), un certo Monsieur Tosoni che stava cercando Daria, con un suo amico, nei pressi della Barrière du Roule, sulla riva della Senna di fronte a Rue Pavée Saint-André, fu informato che alcuni pescatori avevano tratto a riva, proprio allora, un cadavere che galleggiava nel fiume. Quando vide il corpo, Tosoni, dopo qualche esitazione lo identificò come quello della profumiera; il suo amico lo riconobbe con maggiore sicurezza. Il volto era ricoperto di sangue rappreso, in parte uscito dalla bocca. Non fu trovata traccia di bava come nei casi di annegamento. Non c’era sbiancamento dei tessuti. Intorno al collo lividi e segni impressi da dita. Le braccia rigide erano contratte sul seno. La mano destra era serrata, la sinistra parzialmente aperta. Sul polso sinistro furono riscontrate due escoriazioni circolari, effetti visibili di più corde o di una sola avvolta a più riprese. Anche una parte del polso destro era graffiata come tutto il dorso e soprattutto le scapole.

Nel tirare il corpo a riva, i pescatori avevano usato delle corde, ma nessuna escoriazione era stata prodotta da queste ultime. Il collo era molto gonfio. Non c’erano tracce di armi da taglio ne ecchimosi che facessero pensare a colpi. Un laccio era talmente stretto intorno al collo da non essere visibile; era totalmente affondato nella carne e annodato proprio sotto l’orecchio sinistro. Questo da solo sarebbe stato sufficiente a provocare la morte. La testimonianza del medico legale riferiva con sicurezza del comportamento virtuoso della defunta. Era stata sottoposta, diceva, a violenza brutale. Il cadavere, quando fu ritrovato, era in condizione di essere riconosciuto dagli amici.

Il vestito era stato strappato e in più parti in disordine. Dall’orlo alla cintura della veste una striscia larga una trentina di centimetri era stata strappata, ma non staccata completamente. Era stata girata tre volte attorno alla vita e fissata in una specie di nodo dietro la schiena. Dal sottabito di leggera mussola era stata strappata con molta accuratezza e regolarità un’altra fascia larga circa mezzo metro. Fu trovata attorno al collo, avvolta mollemente, fermata con un nodo molto stretto. Alla striscia di mussola e al laccio erano attaccati i nastri del cappello; il cappello era rimasto lì appeso. Il nodo che legava i nastri del cappello non era un nodo da signora, ma piuttosto un nodo scorsoio o da marinaio.

Dopo il riconoscimento, il cadavere non era stato portato, come di regola, alla Morgue (questa formalità parve superflua) ma su sotterrato in fretta, non lontano dal punto in cui era stato tratto a riva. Grazie alla solerzia di Tosoni, la storia fu messa premurosamente a tacere, il più rapidamente possibile, e trascorsero parecchi giorni prima che ne risultasse una qualche emozione pubblica. Fu un settimanale a tornare sull’argomento; il corpo fu riesumato e l’inchiesta riaperta. Non emerse però niente di più di quanto già detto. Gli abiti furono identificati dalla madre e dagli amici per quelli che la ragazza indossava quando era uscita di casa.

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Intanto cresceva di ora in ora l’eccitazione della gente. Parecchie persone furono arrestate e poi rilasciate. Il più sospetto parve Strik-Lievers che, in un primo momento, non aveva saputo dare una versione credibile su dove fosse e cosa facesse quella domenica in cui Daria aveva lasciato la casa. In seguito, però, fornì a Monsieur Pannella testimonianze che dimostravano i suoi spostamenti, ora per ora, nel giorno in questione. Il tempo passava senza scoperte significative e mille voci contraddittorie furono messe in circolazione, e i giornalisti si abbandonarono a ogni congettura. Fra queste, quella più suggestiva sosteneva che Daria fosse viva , che il corpo ritrovato nella Senna appartenesse a un’altra sventurata. Converrà citare alcuni passi che avanzavano tale ipotesi, tratti fedelmente da L’Etoile, un giornale in genere credibile e prestigioso:

Mademoiselle Veronesi lasciò l’abitazione di sua madre domenica mattina, 22 giugno 1815, col dichiarato intento di andare a far visita a una zia o altro parente, in Rue des Dromes. Da quell’ora non si hanno prove che qualcuno l’abbia più vista.non c’è traccia o notizia su di lei… Nessuno si è presentato a dire di averla vista quel giorno, dopo che ebbe lasciato la casa della madre… Ora, se non abbiamo prove che Daria fosse viva dopo le nove di quella domenica 22 giugno, sappiamo per certo che prima di quell’ora era viva. A mezzogiorno del mercoledì seguente fu trovato il cadavere di una donna affiorante presso la riva della Barrière du Roule. Questo accadde, presumendo che Daria Veronesi sia stata buttata nel fiume tre ore dopo aver lasciato casa sua, soltanto tre giorni dopo l’uscita da casa: tre giorni esatti. Ma è folle supporre che il delitto, se delitto fu commesso sul suo corpo, sia stato commesso tanto per tempo da permettere agli autori di gettare il corpo nel fiume prima di mezzanotte. Chi compie crimini tanto orribili sceglie il buio più che la luce… Quindi, se il corpo nel fiume era veramente quello di Daria Veronesi, poteva essere nell’acqua solo da due giorni e mezzo, al massimo tre. Tutta l’esperienza ha dimostrato che i corpi degli annegati o di chi è stato gettato in acqua dopo una morte violenta, hanno bisogno di sei-dieci giorni di decomposizione prima di riaffiorare dall’acqua. Anche se si fa venire a galla un cadavere a colpi di cannone, se non sono passati almeno sei giorni, lasciato andare, il corpo va a fondo. Ora chiediamo: in questo caso, cosa ha modificato il corso naturale?... Se quel corpo torturato fosse stato tenuto a riva fino a martedì notte, avremmo trovato sul greto tracce della presenza degli assassini. Inoltre, è dubbio che sarebbe tornato a galla così presto anche se fosse stato buttato due giorni dopo la morte. Infine, è molto improbabile che i criminali autori del delitto abbiano gettato il corpo in acqua, senza un peso che lo facesse affondare, una precauzione molto facile da prendere.

A questo punto il giornalista Mauro Suttora arguisce che il cadavere deve essere rimasto in acqua “non tre giorni soltanto, ma cinque volte tre giorni” perché era tanto decomposto da non permettere a Tosoni di identificarlo. Questo ultimo punto però fu smentito:

Quali sono dunque i fatti sui quali Monsieur Tosoni si basa quando dice di non avere dubbi che il corpo fosse quello di Daria Veronesi? Dopo aver strappato la manica del vestito, dice di aver trovato i segni che lo hanno convinto dell’identità. Il pubblico ha in genere creduto che quei segni fossero delle cicatrici. Strofinando il braccio egli trovò dei peli – particolare tanto vago quanto più non si può -, una scoperta tanto poco conclusiva quanto il fatto di trovare un braccio nella manica. Monsieur Tosoni non tornò a casa quella notte ma fece sapere a Madame Veronesi, alle sette di mercoledì sera, che le indagini per la figlia erano ancora in corso. Se ammettiamo che Madame Veronesi, anziana e sofferente, non potesse muoversi (ma è concedere troppo!) ci deve pur essere stata una persona, qualcuno cui importasse uscire per prendere parte alle indagini, se ritenevano che il corpo fosse di Daria. Nessuno si mosse. Niente del genere fu detto o ascoltato in Rue Pavée Saint-André, magari dagli inquilini stessi di quel palazzo. Monsieur Strik-Lievers, innamorato e futuro sposo di Daria, che abitava in casa della madre, dichiara di non aver saputo niente del ritrovamento del corpo della fidanzata fino al mattino seguente, quando Monsieur Tosoni entrò nela sua stanza e gliene parlò. Trattandosi di notizie simili, sorprende che sia stato accolto con tanta freddezza.

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In questo modo il giornale voleva creare l’impressione di un’apatia da parte della famiglia di Daria, ingiustificata, visto che sembravano convinti che il cadavere fosse proprio il suo. Queste le insinuazioni: che Daria, con la connivenza degli amici, si fosse allontanata dalla città, per motivi che gettavano un’ombra sulla sua virtù; e che questi amici, dopo la scoperta di un cadavere nella Senna, che poteva sembrare quello della ragazza, avevano approfittato di questa opportunità per dare alla gente l’impressione che fosse morta. Ma L’Etoile aveva avuto troppa fretta. Fu dimostrato che non vi era nessuna apatia, come immaginato; che la vecchia signora era veramente in uno stato di grave debilitazione, e talmente sconvolta da non essere in grado di dar fronte ai suoi doveri; che Strik-Lievers, lungi dall’accogliere con apatia la notizia, era stravolto dal dolore e si era comportato in modo così insensato che Monsieur Tosoni aveva convinto un amico e parente a prendersi cura di lui, perché non partecipasse all’esame del corpo, dopo la riesumazione. Di più, sebbene L’Etoile avesse affermato che il corpo era stato ri-seppellito a spese pubbliche e che una generosa offerta privata di sepoltura era stata fermamente rifiutata dalla famiglia e che nessun familiare era stato presente alla cerimonia; malgrado tutto questo fosse sostenuto per accreditare questa ipotesi, tuttavia tutto fu smentito in modo inoppugnabile. In un numero successivo del giornale, fu avanzata l’ipotesi di una colpevolezza di Tosoni stesso. Il cronista Suttora scrive:

Ora c’è un fatto nuovo. Ci hanno fatto sapere che in una certa occasione, mentre una tale Madame Bandinelli si trovava a casa di Madame Veronesi, Monsieur Tosoni uscendo le disse che stava per arrivare lì un gendarme e che lei, Madame Bandinelli non doveva dire niente al gendarme e di lasciare fare a lui… All’attuale stato dei fatti, Monsieur Tosoni sembra avere in mano la situazione. Non si può fare un passo senza Monsieur Tosoni; dovunque si vada, si trova lui… Per una qualche ragione, ha deciso che nessuno, oltre a lui, può occuparsi dell’indagine e si è sbarazzato di tutti i parenti maschi, secondo quanto essi sostengono, in modo almeno singolare. Sembra che abbia avversato ogni tentativo dei parenti di vedere il cadavere.

Contribuì a dar peso ai sospetti su Tosoni un altro fatto. Qualche giorno prima della scomparsa della giovane, qualcuno era andato a fargli visita in ufficio, durante una sua assenza, e aveva visto una rosa nel buco della serratura, con il nome di Daria scritto su una piccola lavagna appesa a lato.

L’impressione generale, a quanto lasciavano capire i giornali, sembrava essere che Daria fosse stata vittima di una banda di malviventi, portata da questi sul fiume, violentata e uccisa. Le Commerciel, giornale di vasta presa, era accanitamente impegnato a combattere questa convinzione popolare:

Siamo certi che fin qui siano state battute false piste, come quella che porta alla Barrière du Roule… È impossibile che una persona, ben conosciuta da mille persone come questa giovane donna, abbia potuto superare almeno tre isolati senza che nessuno l’abbia vista. Se qualcuno l’avesse vista se ne ricorderebbe, dato che suscitava sempre grandi attenzioni. Quando uscì, le strade erano piene di folla… È impossibile che possa essere andata alla Barrière du Roule in Rue des Dromes, senza essere riconosciuta da almeno una dozzina di persone. Eppure fino a questo momento nessuno si è fatto sentire per raccontare di averla vista fuori dalla casa di sua madre; mancano completamente le prove che sia uscita, eccetto la testimonianza circa le intenzioni da lei espresse. Il suo vestito era strappato, avvolto intorno al collo e annodato; così poteva essere trascinata come un fagotto. Se l’omicidio fosse stato compiuto alla Barrière du Roule non ci sarebbe stato bisogno di una tale messa in scena. Il fatto che il corpo sia stato trovato mentre galleggiava presso la Barrière, non prova che questo sia il luogo in cui è stato gettato in acqua… Un brandello del sottabito della sventurata, lungo sessanta centimetri e largo trenta, è stato strappato interamente e legato sotto il mento e intorno alla nuca, probabilmente per impedire che gridasse. A farlo deve essere stato certamente qualcuno che non usa fazzoletti da tasca.

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“Non è il caso che le dica che questo è un caso molto più complesso di quello della Rue Morgue”, disse Dupuis, terminata la lettura degli appunti di Bertè. “È diverso da quello in un punto sostanziale. Questo è un caso di delitto ordinario anche se atroce. Non vi è nulla di outré. Mi dirà che per questo motivo il mistero è stato considerato di facile soluzione, quando proprio per questo motivo si sarebbe dovuto considerare difficile. Perciò, all’inizio, non si è pensato di offrire una taglia. I mirmidoni di Pannella non si sono dati da fare per capire come e perché si potesse commettere una tale atrocità. Hanno potuto immaginare un modo… molti modi e un movente… molti moventi. Visto che non era impossibile che uno di questi doveva esserlo. Ma la facilità con cui si concepivano tali variabili fantasie e la ovvia credibilità di ognuna di esse, dovevano essere indice della difficoltà e non della facilità che si sarebbero incontrate per spiegarle. Ho altre volte sostenuto che soltanto sollevandosi dal piano della normalità, la ragione sente, se la cerca, la strada della verità e che, in casi simili, la domanda non è ‘che cosa è avvenuto che non è mai avvenuto prima’? nelle indagini in casa di Madame Rodriguez gli agenti di Pannella furono scoraggiati e delusi dalla eccezionalità che invece a una mente logica avrebbe dato il presagio di riuscire; lo stesso intelletto avrebbe potuto cadere nella disperazione davanti alla normalità che aveva davanti agli occhi nel caso della profumiera e che ai funzionari della prefettura, invece, non ha suggerito altro che un facile successo. Nel caso di Madame Rodriguez e di sua figlia, non c’erano dubbi, fin dall’inizio, sul fatto che fosse stato commesso un delitto. L’idea del suicidio poteva subito essere scartata. Anche in questo caso, fin dall’inizio, si può evitare di supporre un suicidio. Il corpo fu trovato alla Barrière du Roule in condizioni tali da escludere dubbi su questo fondamentale punto. Si è invece avanzato il sospetto che il cadavere scoperto non sia quello di Daria Veronesi; per la cattura del suo assassino, o dei suoi assassini, è stata messa una taglia e soltanto a queste condizioni abbiamo accettato l’incarico del prefetto Pannella. Conosciamo entrambi bene questo signore. Non mi pare il caso di contare troppo su di lui. Se cominciando le nostre indagini dalla scoperta del corpo seguendo ogni traccia identificassimo l’assassino ma scoprissimo anche che non si tratta del corpo di Daria, oppure, se cominciando da una Daria viva la ritrovassimo non-assassinata, ebbene, in entrambi i casi, sprecheremmo il nostro lavoro; come dicevo, sappiamo come è Monsieur Pannella. Per i nostri intenti, se non per quelli della giustizia, per prima cosa, è indispensabile la verifica dell’identità del cadavere con la Daria Veronesi scomparsa. “Nell’opinione pubblica gli argomenti de L’Etoile hanno trovato credito; che il giornale li ritenga validi, lo si capisce dall’attacco di uno dei loro articoli in proposito: ‘molti quotidiani del mattino’, dice, ‘parlano del conclusivo articolo de L’Etoile di lunedì’. A me, l’articolo pare conclusivo solo nello zelo dell’estensore. Dobbiamo tenere a mente che, in generale, fare sensazione, colpire le fantasie, per i nostri giornali è più importante che volere la verità. La verità è interessante soltanto quando coincide con la sensazione. La stampa che segua solo opinioni correnti, anche se anche se si tratti di opinioni fondate, non ha credito fra la massa. La massa considera profondo soltanto chi suggerisce aspre contraddizioni con le idee generali. Nella logica, non meno che nella letteratura, il più pungente è l’epigramma e anche il più universalmente apprezzato; in entrambi i campi, è quello più a buon mercato. Quello che voglio dire è che l’idea che Daria fosse viva, prima che plausibile, è un’idea che sposa epigramma e melodramma, un insieme che ha convinto L’Etoile perché dava garanzie di poter essere favorevolmente accolto dal pubblico. Esaminiamo i punti cruciali degli argomenti del giornale, evitando le incoerenze in cui cade all’inizio. Il primo obiettivo del giornalista è dimostrare che l’intervallo tra la scomparsa di Daria e il ritrovamento del cadavere galleggiante è troppo breve, e che quel cadavere non può essere di Daria. Ridurre sempre più questo intervallo diventa il primo scopo del nostro ragionatore Suttora. Per raggiungerlo rapidamente, precipita subito nella pura supposizione. ‘È folle supporre che il delitto, se delitto fu commesso sul suo corpo, sia stato commesso tanto per tempo da permettere agli autori di gettare il corpo nel fiume prima di mezzanotte’, così dice l’articolista Suttora.

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“Che è un peccato che il suo direttore Bordin non sia nato pappagallo”, replicò Dupuis, “sarebbe stato il pappagallo più illustre della sua razza. Non ha fatto altro che ripetere punto per punto tutti gli articoli già pubblicati; un impegnativo lavoro di raccolta, un po’ da questo e un po’ da quel giornale. Dice…”

È chiaro che quegli oggetti si trovavano in quel luogo da tre o quattro settimane, almeno… Non ci sono dubbi: è stato scoperto il luogo dove è stato commesso questo efferato delitto.

“Quello che Le Soleil riafferma non rimuove nessuno dei miei dubbi al riguardo, esamineremo questo problema più tardi in relazione a un altro contesto e molto minuziosamente. Al momento è il caso di occuparci di altre indagini. Avrà fatto caso all’estrema superficialità con cui è stato esaminato il cadavere. Certo avranno rapidamente risolto il problema dell’identità, o avrebbero dovuto; ma anche altri sono i punti da chiarire. Il corpo era stato derubato? La defunta aveva gioielli indosso quando è uscita di casa? Se è così, li indossava ancora quando è stata ritrovata? Interrogativi importanti che nessuno si è posto durante le deposizioni, come altri di uguale gravità cui non si è prestata attenzione. Per una risposta dovremo condurre personalmente una indagine. Deve essere riesaminato il caso Strik-Lievers. Non ho sospetti su di lui. Ma procediamo con metodo. Bisognerà verificare la validità del suo alibi per la giornata di domenica: su tali affidavit grava sempre il rischio della mistificazione. Tuttavia, se non c’è nulla che non vada, elimineremo Strik-Lievers dalle nostre investigazioni. Il suo suicidio, che solleverebbe sospetti se negli affidavit vi fosse inganno, senza inganno non è inspiegabile o tale da farci deviare dalla direzione della nostra indagine. Nella analisi che farò ora, trascureremo i punti centrali della tragedia per occuparci di tutti gli aspetti collaterali. L’errore più ricorrente in indagini del genere è quello di limitare l’inchiesta all’immediato trascurando i fatti periferici o circostanziali. Per una pessima abitudine dei tribunali, testimonianze e dibattito vengono circoscritti alle cose che sembrano avere importanza. L’esperienza al contrario ha mostrato – e la vera filosofia mostrerà sempre -, che una vasta parte, forse la principale, della verità nasce da particolari che sembrano insignificanti. Perciò nello spirito di questo principio, se non proprio nella lettera, la scienza moderna ha deciso di calcolare l’imprevisto. Ma forse lei non mi comprende? La storia della conoscenza umana ha dimostrato che siamo ininterrottamente debitori a fatti collaterali, o incidentali o accidentali si numerosissime scoperte, e le più importanti: alla fine è diventato indispensabile perciò, in una prospettiva di progresso, tener conto nella massima misura delle invenzioni nate dal caso e che sono molto al di fuori dell’ambito del prevedibile. Ormai non è più logico basarsi su quello che è  stato, per una visione di ciò che sarà. Il caso è accettato come parte della struttura portante. Abbiamo la possibilità di calcolare il caso e sottoporre l’inatteso e il non immaginato a formule matematiche scolastiche. Che la maggior parte della verità scaturisca da cause collaterali, è un fatto; seguendo questo principio devio la mia ricerca dal terreno battuto e, fino a questo momento, non produttivo dell’avvenimento in sé, per spostarmi su circostanze concomitanti. Mentre lei accerterà la validità delle deposizioni, io esaminerò più a fondo i giornali. Finora abbiamo sondato il campo delle indagini; sarebbe strano che una analisi come io la intendo, dei giornali, non ci offrisse quei particolari minuti che potrebbero indirizzare la nostra indagine”.

Con questi suggerimenti di Dupuis, Bertè prese a esaminare, con grande scrupolo, le deposizioni. Il risultato fu la certezza della loro validità e, di conseguenza, l’innocenza di Strik-Lievers. Nello stesso tempo il suo amico era immerso in un esame, di una scrupolosità che gli sembrava del tutto eccessiva, degli archivi di tutti i giornali.


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“Per ora non intendo soffermarmi sul primo o sul secondo di questi brani”, spiegò Dupuis, “li ho copiati solo per dimostrare in quale modo approssimativo procede la polizia che, da quanto ho ricostruito dopo il colloquio con il prefetto Pannella, non si è mai curata di indagare su questo ufficiale di marina al quale si allude. È difficile però non supporre un nesso tra la prima e la seconda scomparsa da casa di Daria. Si può pensare che la prima fuga, dopo un litigio tra i due amanti, si sia conclusa con il ritorno a casa della sedotta. Siamo così disponibili a considerare una seconda fuga – se sappiamo che ha avuto luogo una seconda fuga -, come indicazione che il seduttore abbia ripetuto le sue profferte. Piuttosto che come risultato di nuove proposte avanzate da un secondo individuo; siamo pronti a considerarlo come la ‘ripresa’ di un antico amore, più che come l’inizio di uno nuovo. Dieci a una sono le probabilità che chi è fuggito la prima volta con Daria, le proponga una seconda fuga, piuttosto che chi ha ricevuto inviti alla fuga da una persona, permetta a qualcun altro di ripeterli. Vorrei far notare che il tempo trascorso tra la prima fuga, accertata, e la supposta seconda, è di pochi mesi più lunga della durata abituale delle crociere delle navi da guerra. Può l’amante aver dovuto interrompere la sua prima scelleratezza perché doveva riprendere il mare e, appena tornato, avere ripreso i suoi vili propositi non ancora del tutto compiuti, o non ancora compiuti da lui? Di tutto questo non sappiamo nulla. Lei obietterà che nel secondo caso non c’è stata la fuga, come la immaginiamo. È vero, non c’è stata. Ma possiamo dire con altrettanta certezza che non ve ne fosse il desiderio frustrato? Tolti Strik-Lievers e forse Tosoni, non abbiamo notizia di pretendenti di Daria, dichiarati e rispettabili. Non è mai stato nominato nessun altro. Chi, allora, è l’amante segreto, di cui i parenti, o almeno la maggior parte, non sanno niente, ma che Daria incontra fin dalla mattina della domenica? Chi le è tanto profondamente intimo che non esita a restare con lui fino al calar della sera fra i solitari boschetti della Barrière du Roule? Chi è questo segreto amante, mi chiedo, di cui almeno la maggior parte dei parenti non sa nulla? E che cosa significa quella strana profezia di Madame Veronesi, la mattina in cui Daria uscì, ‘Temo che non la rivedrò mai più’? se non possiamo pensare che Madame Veronesi fosse al corrente della fuga, possiamo supporre però che questo fosse un progetto su cui Daria fantasticava? Quando uscì di casa, ella aveva fatto credere di andare a trovare la zia, in Rue des Dromes, e aveva chiesto a Strik-Lievers di andarla a prendere la sera. A prima vista questo contraddice duramente la mia ipotesi: ma riflettiamo. Che abbia incontrato un compagno e con lui sia andata sul fiume arrivando fino alla Barrière du Roule, a un’ora tanto tarda, come le tre del pomeriggio, è cosa nota. Accertando la compagnia di questo individuo – per i motivi più disparati, conosciuto o no che fosse da sua madre -, ella deve aver pensato a quanto aveva detto uscendo di casa, e alla sorpresa, nonché al sospetto, che avrebbe fatto nascere nell’animo del fidanzato Strik-Lievers quando, invitato da lei, all’ora stabilita, in Rue des Dromes, avesse scoperto che lei non c’era stata, e quando, per di più, tornando alla pensione con questa allarmante notizia, egli avesse scoperto che non era ancora neanche rientrata a casa. Possiamo immaginare i suoi pensieri…”

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“Possiamo immaginare i suoi pensieri:”, riprese Dupuis, “‘Sto per incontrare quella certa persona per fuggire con lui o per altro scopo che conosco solo io. Bisogna non rischiare di essere ostacolati, avere tutto il tempo per eludere la ricerca. Farò credere che resterò tutto il giorno dalla zia in Rue des Dromes, chiederò a Strik-Lievers di venirmi a prendere a sera, così la mia assenza da casa per il periodo più lungo possibile non desterà sospetti né ansie e guadagnerò tempo. Se chiedo a Strik-Lievers di venirmi a prendere la sera, è sicuro che non verrà prima; se invece non gli chiedo niente, il tempo a disposizione per la fuga si riduce. Tanto prima aspetteranno il mio ritorno, tanto più la mia assenza susciterà ansie. Se avessi in mente di tornare a casa e fare soltanto una passeggiata con quell’uomo, non sarebbe buona politica chiedere a Strik-Lievers di venirmi a prendere; venendo, scoprirebbe certamente che l’ho ingannato, cosa che potrei invece nascondergli uscendo di casa, non dicendogli nulla del mio programma, tornando prima che faccia buio e raccontando, solo allora, che sono stata a casa della zia, in Rue des Dromes. Ma visto che ho intenzione di non tornare mai più, o non prima di qualche settimana, o certamente non prima di avere risolto le mie questioni, guadagnare tempo è la sola cosa che mi deve interessare’. Si sarà accorto nelle sue annotazioni che l’opinione più accreditata su questo sporco affare è, fin dall’inizio, che la giovane sia stata vittima di una banda di delinquenti. In questi casi, non bisogna sottovalutare l’opinione pubblica. Quando l’opinione diffusa nasce da sé”, continuò Dupuis, “manifestandosi in modo totalmente spontaneo, la dovremmo considerare alla stregua dell’intuizione, che è la caratteristica del genio. Mi ci atterrei nel novanta per cento dei casi. È importante, però, che non presenti tracce tangibili degli effetti della suggestione: l’opinione deve essere rigorosamente una opinione pubblica. Spesso non è facile la distinzione. Nel caso nostro, questa ‘opinione pubblica’ sulla banda, mi sembra largamente influenzata dal clima di articoli come il terzo di quelli che le ho proposto. Tutta Parigi è eccitata alla scoperta del cadavere di Daria, una giovane bella e già conosciuta. Questo cadavere porta segni di violenza. E galleggia sulle acque del fiume. Nello stesso tempo, o quasi nello stesso tempo, in cui si ritiene che la ragazza sia stata assassinata, si viene a sapere che una banda di delinquenti ha inflitto una violenza simile, anche se meno definitiva, a una seconda giovane donna. C’è di che sorprendersi che l’atrocità nota abbia influenzato il giudizio popolare sull’altra, che è ignota? Si voleva una chiave di interpretazione e questo atto di violenza ne offre una con grande tempestività. Daria è stata trovata sul fiume dove è stato commesso anche l’altro misfatto. Il legame tra i due eventi era così concreto che sarebbe stato sorprendente se non fosse stato colto. Ma in verità la prima atrocità di cui si sa come è stata commessa prova soltanto, se prova qualcosa, che l’altra commessa quasi contemporaneamente non è stata commessa alla stessa maniera. Sarebbe stato un miracolo se, mentre gli stupratori stavano commettendo in quel luogo il loro misfatto, in un altro luogo simile della stessa città un’altra banda, con gli stessi mezzi e metodi, stesse commettendo un misfatto della stessa misura e nello stesso momento! Ma a che cosa ci porta la convinzione popolare suggestionata da un caso accidentale, se non a credere a questa sconcertante sequenza di coincidenze? Prima di procedere oltre, esaminiamo la presunta scena del delitto nel boschetto della Barrière du Roule. Il boschetto, molto fitto, è contiguo a una strada di passaggio. All’interno vi sono lastre di pietra che formano un sedile, con uno schienale e un poggiapiedi. Sulla spalliera è stato trovato un sottabito bianco, in basso uno scialle di seta. Inoltre c’erano un parasole, dei guanti e un fazzoletto da tasca con su ricamato il nome Daria Veronesi. Brandelli di abiti sui cespugli, terreno smosso da piedi, rami rotti e segni di lotta.

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Oscar Wilde e Marco Pannella

Durante il fine settimana mi è capitato di ascoltare alla radio il comitato radicale, in particolare un intervento di Marco Pannella, mentre leggevo un libro di aforismi di Oscar Wilde. Non che io voglia vantare di essere così intelligente da riuscire a fare le due cose contemporaneamente, anzi quello casomai è proprio il geniale Pannellone, che mentre parla riesce al tempo stesso a calcolare il numero di quanti lo stanno ascoltando via Radio radicale. Come possa farlo dovrebbe rimanere un segreto, ma se ogni tanto non sveliamo qualche segreto, allora a che cosa servono i blog? Ebbene il Grande capo indiano Penna bianca usa un metodo molto semplice: durante le sue prolusioni conta il numero di presenti in sala e lo moltiplica per pi greco.

Così se, poniamo il caso, gli astanti sono 398 (il numero di dirigenti comitanti è solitamente coincidente con quello di iscritti al partito), significa che in quel momento sono esattamente 1250,318 gli ascoltatori della radio - lo 0,318 essendo rappresentato da me, che distratta dalla lettura riesco vagamente a captare qua e là dei riferimenti a Ernesto Rossi e Mario Pannunzio intervallati dall'immancabile Romolo Murri (pardon, stavo per dimenticare Spinelli), più i bipolari gravi Churchill e Cossiga e un altro presidente della repubblica, Scalfaro, col quale pare sia meno incazzato rispetto all'attuale.

I comitanti radicali presenti in sala - riuniti in questa occasione per discutere se non presentarsi alle elezioni oppure non lanciare una campagna referendaria oppure non fare né l'una né l'altra cosa -, tradizionalmente concorrono al Guinness dei primati per masochistica comitativite compulsiva e per la capacità di fingere di capire qualcosa, un filo logico nelle torrenziali orazioni pannelliane. Sorprende che partecipino ai comitati anche persone di grande saggezza e spessore culturale come Spadaccia o Strik-Lievers, persone già seriamente impegnate nelle rispettive attività durante la settimana lavorativa e poi si rovinano il weekend nel cercare di interpretare il Grande capo indiano per il popolino comitante, questo davvero encomiabile per entusiasmo e resistenza, ma che farebbe migliore uso del suo tempo nell'opera pia di accompagnare al cinema o in gita gli sventurati Spadaccia e Strik-Lievers.

Quanto a me, la confusione mentale provocata dal sottofondo radiofonico durante la lettura di Wilde è risultata nella riscrittura di alcuni aforismi del famoso dandy britannico, che all'epoca non poteva sapere che avrebbe avuto molte cose in comune col nostro leader maximo. Vediamone una decina in ordine alfabetico, cominciando dalla composizione psico-chimica:

Biologia e psichiatria

Pannella è un complesso di nervi e di fibre e di cellule lentamente formate, ove il pensiero si cela e la passione sogna i suoi sogni. Un Pannella oratoriamente ordinato è sintomo di una mente malata.

Coerenza e sincerità
La coerenza è l'ultimo rifugio di chi è privo di Pannella, e non si è mai tanto sinceri come quando si è incoerenti, ma ciò che chiamiamo insincerità è semplicemente un modo attraverso cui Pannella riesce a moltiplicare la propria personalità. Quando si propone un'idea a Pannella - il che è sempre una cosa avventata da farsi -, egli non si sogna di valutare se l'idea sia giusta o sbagliata. L'unica cosa che considera di qualche importanza è se chi l'espone ci crede personalmente. Ciò può sembrare contraddittorio: le persone educate come Spadaccia e Strik-Lievers contraddicono gli altri, Pannella contraddice sé stesso.

Comitati romani
Rivolgiti a Pannella come se lo amassi e a tutti gli altri comitanti come se ti annoiassero: alla fine della stagione, avrai la reputazione di possedere il più perfetto istinto radicale. Nella vita di Partito l'affetto nasce quando i comitanti assolutamente si detestano. Un uomo che sappia dominare gli invitati a un comitato romano può dominare il mondo: il futuro appartiene a Pannella.

Fedeltà e tentazioni
La fedeltà a Pannella è per la vita politica ciò che la coerenza è per la vita intellettuale: semplicemente un'ammissione di fallimento. I segretari di Partito particolarmente belli come Cappato appartengono alla malavita. Rimanendo persistentemente scapolo, Pannella converte sé stesso in una tentazione pubblica permanente. Il mondo è stato fatto per Pannella, e non per le donne. Solo Pannella è degno di essere profanato. Coloro che fuggono da Pannella di solito gli lasciano il loro nuovo indirizzo.

Pannella e Bonino

Nella Chiesa radicale uomini e donne ottengono successo non per la loro capacità di credere, ma per la loro capacità di non credere. La nostra è l'unica Chiesa dove Bonino sta sull'altare e dove Pannella è visto come l'apostolo ideale. Oggi è pericolosissimo per una Bonino manifestare attenzioni a Pannella in pubblico. Ciò fa sempre pensare ai comitanti che lo maltratti in privato, tanta è l'incredulità del mondo radicale nei confronti di ciò che ha l'apparenza della felicità coniugale. Molti matrimoni al giorno d'oggi vanno a finire male per la ragionevolezza delle Bonino più che per qualsiasi altra cosa. Come può Pannella essere felice con una Bonino che insiste nel trattarlo come un essere perfettamente razionale? La causa dei divorzi sono i matrimoni. Lo Statuto del Partito inizia con l'immagine di un Pannella e una Bonino nel giardino dell'Eden. Termina con l'Apocalisse.

Pannella e Suttora

Oggi, ogni grand'uomo ha i suoi discepoli, ed è sempre Giuda che gli scrive la biografia.

Pannella femminile
Il maschio radicale boniniano, povera, goffa, ingenua creatura, appartiene a un sesso che è stato razionale per milioni di comitati. Non può evitare di esserlo, è la sua natura. La storia delle Pannelle è assai diversa. Noi Pannelle siamo sempre state pittoresche proteste contro la semplice esistenza del buon senso. Ne abbiamo visto i pericoli fin dall'inizio. La storia delle Pannelle è la storia della peggiore forma di tirannia che il mondo abbia conosciuto: quella del debole che domina il forte. Gli uomini comitanti bramano sempre essere il primo amore di una Pannella, e questo è l'effetto della loro stupida vanità. Noi Pannelle abbiamo un istinto più sottile. Ciò che ci piace essere... è l'ultima storia d'amore di un uomo. Non bisognerebbe mai cercare di capire una Pannella. Le Pannelle sono delle immagini; i comitanti sono dei problemi. Se vuoi sapere che cosa una Pannella veramente intenda, guardala e non ascoltarla.

Pannella fumatore
Smettere di fumare è semplicissimo. Pannella, per esempio, ha smesso milioni di volte. Una sigaretta è il prototipo perfetto di un perfetto piacere. E' squisita e lascia insoddisfatti. Che cosa si può volere di più?

Pannella su Sé stesso
Tutte le volte che i comitanti sono d'accordo con me ho sempre la sensazione di avere torto. Non ho nulla da dichiarare tranne il mio genio. Spesso sostengo lunghe conversazioni con me stesso e sono così intelligente che a volte non capisco nemmeno una parola di quello che dico. Mi diverto a parlare di politica. Ne parlo tutto il giorno. Ma non posso sentirne parlare. Non so come gli sventurati membri del comitato riescano a sopportare i miei interventi. Adoro gli altri partiti politici: sono gli unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica.

Verità e serietà
Non si dovrebbe mai parteggiare per nulla... Prendere una parte è il primo passo verso la sincerità, la serietà segue subito dopo e Pannella diventa un seccatore. E' perfettamente mostruoso ciò che fa Pannella al giorno d'oggi quando passeggia: dire, alle spalle degli altri, delle cose che sono assolutamente vere. E' una cosa terribile per un Pannella scoprire improvvisamente che per tutta la vita egli non ha detto altro che la verità. Pannella è una cosa troppo importante per poterne parlare seriamente.

Il celeberrimo Radicalometro Storico di Granzotto (dallo scienziato che in origine ne costituiva il parametro), per quanto strumento arbitrario non può non tenere conto dello spoglio elettorale dei candidati al comitato che risulterà all'XI congresso del 4 novembre prossimo. Ecco dunque come andrà, dividendo i nominativi in gruppi di 18 per post, in quanto ogni post può contenere fino a un massimo di venti etichette (le restanti due essendo ovviamente "RADICAL" e "GRANZOTTO"), al fine che i candidati possano beneficiare del giusto avanzamento nella classifica appunto del Radicalometro stesso in basso a destra.

1. Mina WELBY, 114 voti
2. Lorenzo STRIK-LIEVERS, 102, e Lorenzo LIPPARINI, 102
4. Giulia CRIVELLINI, 88, e Giulia SIMI, 88
6. Antonella SOLDO, 87
7. Riccardo MAGI, 74
8. Alessandro LITTA MODIGNANI, 69
9. Silvio VIALE, 66
10. Luca BOVE, 64
11. Matteo ANGIOLI, 63
12. Annalisa CHIRICO, 61
13. Michele CAPANO, 59
14. Alfredo PAUCIULO, 58
15. Matteo MAINARDI, 57
16. Andrea DE LIBERATO, 56
17. Alessandro CAPRICCIOLI, 55, e Nicolino TOSONI, 55
Nomenclatura radicale / 8 di 10 / Angelo, Emilio, Guido, Leonardo, Lorenzo, Maurizio, Piero, Silvio, Stefano

Dal 22-esimo al trentesimo posto per frequenza con tre ciascuno le varianti Angiolo BANDINELLI, Angelo PEZZANA e Angela ROVEDA; gli Emili MARTUCCI e VESCE con Emiliano SILVESTRI; e ancora i Guidi FERRETTI, GENTILE, TASSINARI; i Lorenzi CENNI, LIPPARINI, STRIK-LIEVERS; i Maurizi BUZZEGOLI, REINA, TURCO; i Pieri PASOLINI, PIPI, WELBY; le Silvie MANZI e BONONCINI (Silvana) con VIALE; gli Stefani BILOTTI, KARASTOYANOV, SANTAROSSA
I radicali si spaccano su Islanda e Afghanistan

I nodi vengono al pettine in tutti i partiti che diventano troppo grossi, come nella storia italiana è successo a Dc e Pci, come oggi succede con le scissioni nel Pdl e nel Pdm, il Partito della marmellata dove trovano posto pro- e anti-caccia, pro- e anti-nucleare, pochi laici e tanti democristiani. Sarà questo il destino anche dei radicali dopo che con oltre cinque milioni di voti hanno ottenuto la maggioranza assoluta nel Consiglio regionale della Lombardia.


E così ieri notte è scoppiato il casino alla riunione tra i centocinquanta componenti del comitato milanese - una quantità di dirigenti superiore a quello che fino a poco tempo fa era il numero totale degli iscritti nella metropoli -, quando dall’ordine del giorno è emersa la spinosa questione della politica estera. Sì, perché in una regione che per popolazione e potenza economica è più grossa della gran parte dei paesi dell’Unione europea, quella di Armando Crocicchio è una poltrona pesante quanto quella di un primo ministro di Austria o Belgio.

Con l’autorevolezza e i toni perentori che ne hanno fatto uno dei maggiori esponenti del partito di Pannella, il neo-presidente della regione si è presentato con le idee ben chiare, chiedendo la fiducia su un unico documento a favore dell’annessione dell’Islanda e contro il dispiegamento di missili nucleari lombardi in Afghanistan. È stato a questo punto che il suo rivale storico, il minoritario Litta Modignani, ha pretestuosamente cercato la visibilità con una mozione d’ordine finalizzata a votare separatamente sulle due questioni, la sua corrente essendo invece favorevole ai missili.

La segretaria politica Daria Veronesi, da sempre fedelissima crocicchiana di ferro e alla quale spettava la decisione su come procedere, ha sorpreso il suo leader dando ragione a Litta, accogliendone la richiesta di voto separato. Come è uso fare per manifestare la sua irritazione, Crocicchio ha scagliato un busto marmoreo di sé stesso sulla testa gommosa di Cappato, dalla quale è rimbalzato andando a spiaccicare su una parete l’ex commissaria alla pesca Emma Bonino, già crocicchiana che lo aveva polemicamente abbandonato per passare all’opposizione interna quando nel formare la nuova giunta il capo dell’esecutivo l’aveva degradata ad assessore all’albicocca.

Mentre alcuni militanti ripulivano il muro dagli organi interni della Bonino, il padre nobile dei radicali meneghini Lorenzo Strik-Lievers ha approfittato del momento di mestizia per innestarvi uno dei suoi ecumenici interventi rappacificatori, ma non privo di velate critiche al leader: “Mi duole, mi fa specie constatare che ancora una volta Armando abbia eliminato un’altra nostra compagna pur essendo perfettamente consapevole dell’elasticità cranica di Cappato, e potrebbe perfino sorgere il sospetto che un esperto giocatore di biliardo come lui scagli i propri busti sulla zucca pneumo-cappatica calcolando l’angolazione del rimbalzo in modo che vadano a colpire i suoi avversari politici”.

Per la cronaca, alla fine si è votato separatamente come voleva Litta, ma non col risultato che questi sperava: il dispiegamento dell’arsenale nucleare in Asia centrale è stato rigettato dallo zoccolo duro antimilitarista, curiosamente favorevole però alla dottrina militare crocicchiana di annessione dell’Islanda per il controllo lombardo del Nord Atlantico, e dopo questa ennesima vittoria il leader se n’è andato soddisfatto a scolpire un altro busto di sé stesso per la prossima riunione.
Circa dieci anni fa, a cavallo del nuovo millennio, l’allora forum radicale (sul sito ufficiale dell’omonimo movimento/partito politico) conobbe il suo apice: era fervido di utenti e dei loro numerosi testi che contribuivano ad un acceso dibattito. Poi quel forum è morto, come capita a tutti. Però, grazie alla potente memoria della vostra Miss Welby, sono in grado di ricostruire l’elenco di quanti che presero parte a quell’esperienza straordinaria, almeno di coloro che dichiararono pubblicamente i loro indirizzi e-mail, che ancora conservo.

È probabile che nell’arco di un decennio alcuni o molti di questi indirizzi siano cambiati, cioè non siano più validi, ma mi piace ricordarne i nomi per riconoscere a ciascuno di loro un punto in più nel’ormai leggendario Radicalometro Storico di Granzotto (dal nome dello scienziato che in origine ne costituiva il parametro). A tale scopo devo spezzettare l’elenco in una ventina di nomi per volta (è di 20 il numero massimo di etichette per ogni post, etichette che Blogger somma automaticamente nella classifica in fondo a destra).

Procediamo dunque in ordine alfabetico nel DICIANNOVESIMO di 20 post.

sterzi claudia, strik-lievers lorenzo, strummer stephen, suttora mauro, tapparini alessandro, tatti paolo, tentellini luca, terni laura, tinivelli alessandro, tombolini antonio, tommasini tiziano, tosi luca, tosini patrizia, tosoni nicolino, tosti fabrizio, traversi christian, trevisan ivone, trucco giorgio

Ricorrenza storica
Partorito il 12.01.1934 a 3.000 metri di altitudine da madre paracadutista, Armando Crocicchio (conosciuto anche come Armando Crocicchio) sbatte la testa su Genova e da allora il mondo è cambiato per i radicali milanesi, coi quali convive tumultuosamente da decenni, suscitando tra gli altri leader un intero spettro di emozioni cromatiche, dalla illuminazione nella lucida testa di Strik-Lievers agli oscuramenti cronici in quella villosa di Cappato. Auguri, o sommo Orifizio, a Te e al tuo Busto arsizio
Cose da pazzi 

Come promesso, eccoci alle istruzioni per il sabotaggio di un altro reparto ospedaliero, nel mio caso riguardante un ospedale del medio Friuli ma l'esperimento è riproducibile ovunque ed esorto calorosamente i miei devoti seguaci ad imitarmi. Occorre prima di tutto farvici ricoverare, e nel mio caso è stato problematico perché lo psichiatra mi conosceva bene (è quello che mi prescriveva le benzodiazepine) e non mi avrebbe lasciato andare oltre il suo studio, per cui ho dovuto prima eliminarlo in un modo macchinoso consistente nel sedurre una delle sue infermiere, plagiarla e ipnotizzarla per farle tagliare la gola dello sventurato luminare scuoiandone la barba per conservarla come trofeo, ma i dettagli li vedremo un'altra volta dando per scontato che i lettori di questo blog siano ancora sconosciuti ai loro locali centri di salute mentale nonostante siano appunto  lettori di questo blog.

Per prima cosa occorre un numero di complici pari a quello dei pazienti residenziali meno uno, cioè sei per gli otto letti, sette dei quali occupati, nel caso di questo piccolo ospedale. Bisogna infatti avere l'accortezza, tramite opportuni lunghi appostamenti, di operare subito dopo che un paziente sia stato dimesso e quindi si sia liberato un posto per accoglierti, giacchè il tuo scopo apparente è quello di essere ricoverato. Per quanto mi riguarda non è stato difficile trovare entusiasti volontari dopo che nel reparto alcologia hanno sparso la voce che avrei offerto da bere i due anziani degenti miei complici dell'incursione in odontoiatria di cui al post precedente. Con questi due, lasciando gli altri quattro fuori in attesa, nascosti dietro gli alberi con ciascuno una bottiglia piena, ci si presenta alla reception di psichiatria sostenendo di essere convinti trattarsi dei propri genitori, e questo garantisce l'immediato ricovero d'urgenza, o quanto meno l'accesso al reparto, approfittando anche del fatto che gran parte del personale è assente per partecipare al funerale del primario sgozzato.

Una volta dentro sarebbe stato tutto semplice, rapido e indolore, se non fossi rimasto sconvolto e momentaneamente paralizzato da una scoperta agghiacciante: tutti i ricoverati, invece di essere squilibrati indigeni, in pratica consistevano in mezzo Partito radicale milanese: passando davanti alla stanza delle donne ho riconosciuto Virginia Fiume, Daria Veronesi, Bruna Colacicco e Orietta Callegari, internata per essere convinta di abitare a Genova, e giunto nella camera maschile mi hanno spiegato le ragioni dei loro ricoveri Federico Valerio Federico (per stato confusionale di nome e cognome), Alessandro Litta Modignani (sindrome da cognome composto) e Lorenzo Strik-Lievers (cognome composto acuito da trattino).

Mancava il paziente appena dimesso ma avrei già dovuto intuire dal busto marmoreo esposto all'ingresso del reparto, in ricordo della sua lunga permanenza, trattarsi dell'altro mezzo genovese psichiatra pazzo Armando Crocicchio. Insomma ho così casualmente scoperto che tutti i radicali che ogni tanto spariscono da qualche sede vengono segretamente internati nei reparti psichiatrici di ospedali distanti centinaia di chilometri, per cui ai devoti seguaci che ripeteranno le mie gesta nelle rispettive città rivolgo un appello a ricostruire insieme una mappa di dove siano finiti Dora Pezzilli (la prima che mi sarei aspettato di trovare qui nella sua regione), Alberto Licheri (certamente non in Sardegna), Mario Staderini (potrebbe essere ovunque tra Ragusa e Bressanone) e così via.

Superato lo sgomento ho prontamente ribattezzato l'operazione "radicali liberi" e dato atto al mio piano col semplice ausilio di un fiammifero acceso sotto un sensore anti-incendio. Immediatamente scattato l'allarme, il personale è accorso ad evacuare gli impazienti pazienti per accompagnarli in cortile, dove c'erano ad attenderli gli alcolisti per tramortire gli infermieri con le bottiglie nel frattempo svuotatesi e subito disperderci ciascuno di noi in tutte le direzioni accompagnando ognuno dei sette compagni meneghini in altrettante osterie degli altrettanti borghi della località friulana. Personalmente ho condotto Daria Veronesi (era stata fatta internare su pressione di Pannella in persona per essersi candidata nel PSI di Boselli) nella migliore osteria del centro, e siccome c'è sempre stato un certo feeling tra di noi vi saluto per dedicarmi a palpeggiarla. A rileggerci nel prossimo reparto
Nell'agosto del 2008 qui nel blog dei radicalometri e consimili strumenti radiscopici confrontammo il numero di risultati che si ottenevano su Google per una decina di animali radicani. Due anni dopo lo stesso confronto è sorprendente: evidentemente Google ha fatto le pulizie, soprattutto di cappati e capezzoni, e ad avere migliorato sono solo in tre...

Bonino da 570.000 a 310.000 (-46%)
Pannella da 442.000 a 235.000 (-47%)
Cappato da 291.000 a 60.800 (-79%)
Capezzone da 261.000 a 65.800 (-75%)
Bordin da 46.200 a 36.600 (-21%)
Bandinelli da 31.500 a 45.600 (+45%)
Suttora da 14.700 a 28.000 (+90%)
Litta Modignani da 13.100 a 6.980 (-47%)
Palazzolo da 7.470 a 20.200 (+170%)
Strik-Lievers da 4.235 a 3.580 (-15%)

Totale campione da 1.681.205 a 812.560 (-51.7%)
Radical Pain - Dolore Radicale - Capitolo 9

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7-8)

Avviso per Suttora: non sei citato in questo capitolo, ripassa al prossimo.

"Dunque se noi prendiamo... ahehm, consideriamo il pene di un Armando Crocichio in rilassamento ci apparirà come il pene di un normale cavallo... "

spiegava il prof Strik-Lievers all'università della Bicocca, o Bovisa, o Bocconi, o quella lì con la B insomma

"...ma se noi, voi, meglio voi che noi..."

lo coadiuvava il suo assistente psichiatra pazzo Litta Modignani, proseguendo

"...lo amplifichiamo in erezione logaritmica tridimensionale otterremo evidentemente l'organo illustrato qui nella sala del planetario, la penetrazione da parte del quale organo non è riproducibile qui nel blog di Miss Welby ospitato da Google ma ne possiamo rendere l'idea della grandezza dal fatto che perfino l'orifizio anale del Frocio radicale unico Nicolino Tosoni ne soffrirebbe dolorosamente l'introduzione"

"ma questa è l'applicazione pratica della meccanica nel suo sviluppo storico-critico!"

interruppe entusiasta la studentessa fuori corso Rappha Bianchi, che aveva fatto lo scientifico, citando Ernst Mach.

"niente affatto!" - interruppe lo studente fuori sede Albergo Licheri, che aveva fatto il classico, citando Claude Lévi-Strauss - "si tratta piuttosto di strutturalismo del mito e del totemismo"

A poche centinaia di chilometri di distanza e nella vita reale, o quasi, della simulazione pannelliana, Armando "Armagheddon" Crocicchio stava esprimendo la propria virilità schiaffeggiando violentemente col pene eretto di tungsteno un incolpevole segretario radicale a casu (tale Staderini), quando inopinatamente lo interruppe l'esponente radicale kenyota Orietta Callegari

"egregio dottor Armando, in quanto scrittrice famosa erede dello stile di Stephenie Meyer la invito, e sottolineo invito per significare invito perentorio, ad abbandonare queste scene in nome della decenza che non si confà alle dimensioni del suo organo sessuale, perbacco e per Orietta Berti!"

"cazzo sei? cazzo vuoi?? cazzo fai???" - replicò piccato Crocicchio a Callegari per poi rivolgersi a Miss Welby - "guardi Miss Welby che io non mi esprimo solo con il cazzo in bocca come scrive lei"

Miss Welby: "senta un po', Crocicchio, si metta bene in bocca un paio di regole fondamentali: in primo luogo se lei ha il cazzo così grosso che le arriva in bocca non è colpa mia, che soltanto riferisco le intercettazioni di Suttora (che però non è citato in questo post), e in seconda istanza essendo io la narratrice scrivo, per usare un termine a lei caro, quel cazzo che mi pare. e nello specifico le specifico per sua informazione che questo è un blog contro gli idraulici polacchi, le donne con i piedi piatti e Marco Cappato"

Crocicchio: "ah, vabbè, se è così... però mi fa annusare i piedi?"

Miss Welby: "porco!, ecco qua i miei piedi arcuati in queste slingbacks che ne accentuano la sensualità e il suo desiderio"

Annuendo ed annusando Crocicchio si annidò dietro alla sua monumentale erezione. In quel momento non c'erano in giro né Cappato né Londradical ed egli sarebbe stato l'unico maschio al mondo che potesse accomodare il suo tirannosauro dentro la pelosa fritolina di Miss Welby.

Ma che ne era nel frattempo di Granzotto, auto-esiliatosi sulle Montagne dei Rospi Mutanti? In attesa di sue notizie nel prossimo capitolo dobbiamo ancora una volta affidarci alla monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli, che lo segue a Budapest in Bartok Bela Ut.

Musicista ungherese, Bela Bartok nacque a Nagyszentmiklos nel 1881. Questo compositore, tra i più grandi del secolo, è noto per le sue ricerche folkloristiche; il materiale raccolto in viaggi attraverso le terre Balcaniche si trova in un interessante volume di saggi. Scrisse sei quartetti, l'opera "Il Castello di Barbablù", "Balletti"," Una sonata per due pianoforti" e "Percussione", "Microkosmos" e altri 150 e più pezzi per pianoforte, varia musica da camera, tre Concerti per pianoforte e Orchestra, un Concerto per Orchestra e molte altre opere. Muore a New York nel 1945.
Extra labels for 2009: BANDINELLI, BERNARDINI, BONINO, BOSELLI, BORDIN, BUSDACHIN, CALLEGARI, CORLEO, COSCIONI, CROCICCHIO, FIUME, PAGANO, PANNELLA, PATELLI, PIETROSANTI, STRIK-LIEVERS, TOSONI, VERONESI, WELBY, ZAMPARUTTI
Extra labels for 2008: BANDINELLI, BERNARDINI, BONINO, BORDIN, BUSDACHIN, CALLEGARI, CORLEO, COSCIONI, CROCICCHIO, FIUME, PAGANO, PANNELLA, PATELLI, PIETROSANTI, STRIK-LIEVERS, TOSONI, VERONESI, WELBY, ZAMPARUTTI
Causa il deprecabile decadimento dell'attività isotopica del blog nello scorso mese di luglio, non ci sono significative variazioni in classifica da segnalare nel RADICALOMETRO di Granzotto, lo strumento di misurazione della popolarità degli animali radicani che trovate in fondo alla sidebar. per compensare la vacanza di tale autorevole dispositivo di valutazione politica mi sono avvalsa di un altro strumento del web, uno di quelli molto probabilmente già ben noto a molti, che confronta il numero di citazioni su Google. applicatolo ai radicani, ho dunque condotto i seguenti olimpici confronti tra notori amici-avversari.

Cappato 291.000 - Capezzone 261.000

qui Cappato conserva un vantaggio ma piccolo, a rischio di erosione... proseguiamo:

Pannella 442.000 - Bonino 570.000

questo mi fa incazzare: Bonino avrebbe immeritatamente superato il leader storico. farà molto incazzare anche lui (anticipandone la successione un po' troppo prematuramente?) non appena lo verrà a sapere. aspettatevi dei grossi casini inauditi in casa radicane... inauditi si fa per dire, ormai s'è già sentito di tutto

Suttora 14.700 - Palazzolo 7.470

eccoci a un confronto tra giornalisti radicani in competizione: Palazzolo de "la Voce repubblicana" (incredibilmente pare esista ancora), nonostante il suo notevole impegno denigratorio nei confronti del nemico, si ferma alla metà di Suttora. quella di sotto, come peraltro gli accade sistematicamente anche nella vita sessuale. e ancora, casomai foste nottambuli senza nient'altro da fare, tra i duellanti radicani risulta anche lo scontro tra:

Bordin 46.200 - Bandinelli 31.500

e infine ecco per curiosità un confronto locale tra radicani storici milanesi:

Litta Modignani 13.100 - Strik Lievers 4.235

buuuuuh, vergogna, è molto più figo Strik! ma riassumendo, ecco questa estemporanea top ten:

1. Bonino d'Emma 570.000
2. Pannella Mario 442.000
3. Cappato Boris 291.000
4. Capezzone Silvietto 261.000
5. Bordin Maximo 46.200
6. Bandinelli Anglolo 31.500
7. Suttora Lanfranco 14.700
8. Litta Modignani 13.100
9. Palazzolo Mauro 7.470
10. Strik Lievers 4.235