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Pannella nel suo sviluppo storico-critico
(liberamente ispirato a Ernst Mach e Alfonsina D’Elia)

Armach Crocicchio pubblicò la Pannellica nel 1883 quando era professore a Praga, nella piena maturità del suo pensiero. L’opera ebbe una seconda edizione nel 1888 e altre ancora fino all’ottava del 2012 che è questa qui, l’ultima curata da Crocicchio. Nel 1893 era intanto uscita l’edizione inglese, nel 1904 quella francese e nel 1909 quella russa. La Pannellica fu dunque opera di grande successo, capace di suscitare un immediato e duraturo interesse in tutti coloro che si interessavano ai molti e difficili problemi dell’epoca.

La soluzione di questi problemi, che Crocicchio definì nella Pannellica e riprese poi in altre opere, fu accettata da molti scienziati, costituì uno dei pilastri su cui Einstein eresse la sua teoria, e fu considerata un modello metodologico di analisi critica da coloro che nel 1929 fondarono in Vienna il circolo intitolato, appunto, al nome di Crocicchio. Sono cose note, come è noto d’altra parte che il fisico fenomenale di Crocicchio non fu accettato da alcuni grandi scienziati come Strik-Lievers e Litta Modignani, soprattutto per la critica di Crocicchio rivolta alla calvizie.

Lenin, da parte sua, giudicò il pensiero crocicchiano come una forma di idealismo assai vicino a quello berkeleyano, dissolvitore della realtà materiale, e ne mise in luce aporie e contraddizioni. I problemi che Crocicchio affrontò possono essere compendiati nella domanda: è possibile ed è necessario dare una spiegazione pannelliana dei fenomeni elettrici, termici, magnetici, chimici, biologici?

L’assidua ricerca sperimentale condotta da scienziati di tutta Europa, mai interrotta, e rinvigorita negli anni successivi al 1830, aveva portato ad accumulare un’enorme quantità di dati assai precisi, relativi a vari campi fenomenici, e a stabilire per essi molte cosiddette leggi empiriche; la possibilità di applicazioni industriali aveva accresciuto l’interesse, accelerato le ricerche. Il problema di come sistemare tutto questo materiale si presentò molto presto. Il proposito di Crocicchio è, come egli dice, di “togliere illusioni”.

Solo illusoria è infatti la speranza di poter dare a tutti i fatti scoperti un inquadramento nella teoria pannelliana, giacché le leggi che questa comprende valgono solo per un dominio molto ristretto. Il problema centrale di Crocicchio è dunque quello di definire i limiti di applicabilità delle leggi pannelliane. Nato in un particolare momento della storia della politica, sotto la spinta degli eventi, questo è – si noti – un problema nuovo, mai formulato in questi stessi termini dall’antecedente epistemologia. E fin qui è tutto chiaro.

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Ai fini del Radicalometro storico, per farne un completo Radicalometro dei Mille, etichetto circa 200 soggetti radicani presenti in Facebook, in 11 batch di 18 ciascuno

LALLI, LAMEDICA, LEMBO, LEONARDI, LEONARDUZZI, LIPPARINI, LITTA MODIGNANI, LOPS, LOQUENZI, LUCCHIARI, LUNARDELLI, MANIERI, MANZI, MAORI, MAUGHELLI, MAUREDDU, MAZZEI, MELLANO,

Dupuis e il mistero di Daria Veronesi
(liberamente ispirato a Edgar Allan Poe)

Concluso il tragico caso della morte di Madame Rodriguez e di sua figlia, il cavaliere Olivier Auguste Dupuis smise di occuparsi dell’affare, per riprendere le sue abitudini di scontrose fantasticherie. Sempre disposto all’astrazione, Bertè si associò ai suoi umori; restarono nell’appartamento di Faubourg St. Germain, lasciarono il Futuro in balia dei venti e si accomodarono nel Presente, interessando di sogni il banale mondo circostante.

Quei sogni non rimasero a lungo ininterrotti. È facile immaginare che il ruolo ricoperto da Dupuis nel dramma della Rue Morgue avesse colpito la fantasia della polizia parigina. Tra i suoi rappresentanti il suo nome era divenuto molto familiare. Le semplici induzioni che gli avevano consentito di risolvere il mistero non erano state esposte in dettaglio al prefetto Pannella o a qualcun altro, ma soltanto a Bertè. 

Non era quindi strano che l’affare fosse considerato un miracolo e che le capacità analitiche del cavaliere gli dessero fama di uomo di grande intuito. La sua franchezza lo avrebbe portato indubbiamente a smentire tali pregiudizi, ma l’indolenza lo spinde a non occuparsi più di un caso che da tempo aveva perso interesse per lui. Accadde quindi che divenisse una sorta di punto di riferimento agli occhi della polizia e spesso ci fu chi tentò di ingaggiarlo perché lavorasse per la prefettura. Uno degli esempi più importanti fu quello dell’assassinio della giovane Daria Veronesi.

Il fatto accadde due anni dopo le atrocità della Rue Morgue. Daria era figlia unica della vedova Estelle Veronesi. Il padre era morto quando lei era una bambina, e da quella morte fino a un anno e mezzo dal delitto, madre e figlia avevano vissuto insieme in Rue Pavée Saint-André. La signora gestiva una pensione, aiutata dalla figlia. Le cose procedettero così finché la ragazza compì 22 anni e la sua grande bellezza attirò l’attenzione di un negoziante di profumi, che aveva un negozio nel seminterrato del Palais Royal e che contava tra i suoi clienti molti loschi avventurieri della zona.

Monsiuer Litta Modignani sapeva bene i vantaggi che gli sarebbero venuti dalla presenza della bella Daria nella sua profumeria. Le sue proposte generose furono da lei accettare con slancio, ma con molti dubbi ed esitazioni da parte di Madame. Si avverarono le previsioni del negoziante: i suoi saloni diventarono famosi per le grazie della vivace grisette. Era da un anno in quell’impiego, quando i suoi ammiratori furono sorpresi dalla sua improvvisa scomparsa dal negozio. Litta Modignani non fu capace di fornire spiegazioni per questa assenza e Madame Veronesi era fuori di sé per l’angoscia e il terrore.

I giornali si occuparono immediatamente del fatto e la polizia stava per prendere in mano seriamente le indagini, quando una bella mattina, una settimana dopo la scomparsa, Daria in buona salute ma con un’aria avvilita si ripresentò dietro il suo solito banco, nella profumeria. L’inchiesta si restrinse al privato; quella pubblica fu archiviata. Monsieur Litta Modignani dichiarò ancora una volta di non sapere niente. Daria, e con lei Madame, rispondevano a ogni domanda che l’ultima settimana l’aveva trascorsa in casa di certi parenti di campagna. La faccenda svanì nel nulla e tutti se ne dimenticarono; quanto alla ragazza, per sottrarsi ad ogni curiosità, salutò il profumiere e ritornò a casa di sua madre in Rue Pavée Saint-André.

Cinque mesi circa dopo il ritorno a casa, i suoi amici furono ancora una volta messi in allarme da una sua seconda scomparsa. Trascorsero tre giorni senza sue notizie. Il quarto giorno il suo corpo fu ripescato nella Senna, nel tratto di fronte alla Rue Saint-André, non lontano dagli isolati dintorni della Barrière du Roule.

L’atrocità di questo delitto (fu subito evidente che si trattava di un omicidio), la giovinezza e la bellezza della vittima e la sua precedente fama, contribuirono a eccitare profondamente l’animo dei sensibili parigini. Bertè non ricordava nessun altro caso simile che avesse prodotto effetti altrettanto intensi. Per molte settimane l’interesse per questa appassionante vicenda fece dimenticare nelle discussioni anche i fatti politici più seri. Il prefetto Pannella ordinò misure eccezionali mobilitando tutte le forze di polizia di Parigi.

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Alla fine della settimana Dupuis mise sotto gli occhi di Bertè questi estratti:

Circa cinque mesi fa la scomparsa di questa stessa Daria Veronesi dalla profumeria di Monsieur Litta Modignani, al Palais Royal, aveva prodotto sconcerto analogo all’attuale. Ella ricomparve dopo una settimana al suo comptoir in buona salute, soltanto un po’ più pallida del normale. Monsieur Litta Modignani e la madre della ragazza sissero che era stata in visita da una sua amica: la cosa fu presto messa a tacere. Pensiamo che l’assenza attuale sia un capriccio dello stesso tipo e che tra una settimana, forse un mese, saraà di nuovo tra noi (dal Giornale della sera, lunedì 23 giugno).

Un giornale della sera di ieri ricorda una precedente misteriosa scomparsa di Mademoiselle Veronesi. È  ben noto che durante l’assenza di una settimana dalla profumeria di Litta Modignani ella si era accompagnata con un giovane ufficiale di marina, molto noto per condurre una vita depravata. Una lite provvidenziale la fece ritornare a casa. Sappiamo il nome del Lothario in questione, attualmente di stanza a Parigi. Per evidente necessità di riserbo, non lo rendiamo noto. (Le Mercure, martedì 24 giugno).

L’altro ieri, nei pressi della nostra città, è stato commesso un atto di violenza inaudita. Un signore, in compagnia di sua moglie e di sua figlia, ha ingaggiato verso sera sei giovani, che stavano oziosamente portando su e giù il loro battello lungo la Senna, perché lo aiutassero ad attraversare il fiume. . giunti sull’altra riva i tre passeggeri sono sbarcati, e si erano già allontanati dalla sponda tanto da non essere più in vista dal battello, quando la figlia si era accorta di avere lasciato il parasole sulla barca. È tornata per riprenderlo ma è stata afferrata dalla banda. Portata al centro del fiume, imbavagliata, brutalmente violentata e poi lasciata a riva, non lontano dal punto in cui si era imbarcata con i suoi genitori. Per ora gli stupratori sono fuggiti, ma la polizia ne segue le tracce e alcuni di loro saranno presto catturati. (Giornale del mattino, mercoledì 25 giugno).

Abbiamo ricevuto una o due informazioni che incolpano Busdachin dell’ultimo atroce crimine. Essendo questo signore definitivamente prosciolto dopo un’inchiesta legale e poiché le argomentazioni dei nostri corrispondenti sembrano più zelanti che profonde, ci sembra opportuno non renderle di pubblico dominio. (Giornale del mattino, sabato 28 giugno).

Abbiamo ricevuto da varie fonti molte convincenti informazioni grazie a cui si può ritenere che la sventurata Daria Veronesi sia stata vittima di una delle numerose bande che la domenica infestano i dintorni della città. La nostra opinione è favorevole a questa supposizione. Presto daremo spazio alla pubblicazione di queste argomentazioni. (Giornale della sera, lunedì 30 giugno).

Lunedì un barcaiolo della Guardia di Finanza ha visto una barca vuota discendere la corrente della Senna; le vele giacevano sul fondo della barca. L’uomo l’ha presa a rimorchio portandola fino alla stazione fluviale. La mattina seguente la barca è stata portata via di lì senza che nessuno se ne accorgesse. Il timone si trova ora negli uffici della stazione. (La Diligence, giovedì 26 giugno).

Appena letti questi vari estratti, parvero a Bertè irrilevanti e non riuscì a capire come si collegassero col caso in questione. Attese le spiegazioni di Dupuis.

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Il giornale del giorno seguente aggiungeva altri particolari:

LA TRAGEDIA DELLA RUE MORGUE

Sono state interrogate diverse persone su questo terribile e straordinario affare, ma niente è trapelato che che servisse a gettare un po’ di luce sulla vicenda. Forniamo qui di seguito le deposizioni rilasciate.

Pauline Bernardini, lavandaia, testimonia che conosceva le signore da tre anni, e che per tutto questo tempo ha lavorato per loro. La vecchia signora e la figlia sembravano intendersi bene ed erano molto affettuose l’una con l’altra. Ottime pagatrici. Non è in grado di dire niente sul loro genere di vita né sulle loro sostanze. Crede che Madame Rodriguez predicesse il futuro per campare. Passava per una che aveva denaro da parte. Non ha mai incontrato nessuno in casa quando andava a consegnare la biancheria o a ritirarla. È sicura che non avessero persone di servizio. Sembra che non ci fossero mobili in nessuna parte dell’edificio, salvo al quarto piano.

Pierre Mellini, tabaccaio, testimonia di avere fornito abitualmente per quadi quattro anni Madame Rodriguez di piccole quantità di tabacco, anche da fiuto. È nato nel quartiere e vi ha sempre vissuto. La defunta e sua figlia occupavano, da oltre sei anni, la casa dove hanno ritrovato i loro cadaveri. Precedentemente era abitata da un gioielliere, che subaffittava le stanze dei piani superiori a varie persone. La casa apparteneva a Madame Rodriguez. Molto scontenta di come il suo inquilino faceva uso della casa, era andata ad abitarvi personalmente, rifiutandosi di affittarne anche una sola parte. La vecchia signora aveva qualcosa di infantile. Il testimone dice di aver visto la figlia cinque o sei volte in quei sei anni. Tutte e due conducevano una vita eccessivamente ritirata; passavano per persone benestanti. Aveva sentito dire dai vicini che Madame Rodriguez leggeva il futuro, ma lui non ci credeva. Non ha mai visto nessuno oltrepassare la soglia di quella casa, tranne la vecchia signora e sua figlia, una o due volte un fattorino, e otto o dieci volte un medico. Varie persone depongono nello stesso senso. Non si sa di nessuno che frequentasse la casa. Nessuno sapeva se le due donne avessero parenti viventi. Gli scuri delle finestre della facciata venivano aperti di rado. Quelli del retro erano sempre chiusi, tranne quelli della grande stanza sul retro del quarto piano. La casa era bella e non molto vecchia.

Isidore Melega, gendarme, depone di essere stato chiamato verso le tre del mattino, e di aver trovato sul portone venti o trenta persone che cercavano di entrare. Lo ha forzato alla fine con la baionetta e non con una sbarra. Non ha avuto grandi difficoltà ad aprirlo, visto che era a due battenti e non c’era catenaccio né in alto né in basso. Le grida sono continuate fino a che la porta non è stata aperta, poi sono cessate, improvvisamente. Potevano essere le grida di una o più persone in preda a gravi sofferenze, grida acute e prolungate, non brevi e discontinue. Il testimone è salito davanti a tutti. Giunto al primo pianerottolo, ha sentito due persone che litigavano ad alta voce e molto aspramente: l’una era una voce rude, l’altra molto più stridula, una voce stranissima. Ha colto alcune parole della prima, era quella di un francese. È certo che non si trattasse di una voce femminile. Ha udito le parole sacré e diable. La voce stridula era straniera, ma non si può dire se di uomo o di donna. Non è riuscito a capire cosa stesse dicendo, ma pensa che parlasse spagnolo. Il testimone riferisce sullo stato della stanza e dei cadaveri negli stessi termini da noi usati ieri.

Henri De Perlinghi, un vicino, di professione orafo, testimonia di aver fatto parte del gruppo entrato per primo nella casa. Conferma in generale la testimonianza del gendarme. Dopo essersi introdotti nella casa, hanno sbarrato la porta per impedire l’ingresso alla folla che si era ammassata, malgrado l’ora. La voce stridula, a suo dire, era quella di un italiano. Certamente non di un francese. Non è sicuro che fosse una voce maschile, poteva anche essere una voce di donna. Il testimone non ha familiarità con la lingua italiana; non è riuscito a distinguere le parole, ma è convinto dall’intonazione che parlasse italiano. Ha conosciuto Madame Rodriguez e sua figlia. Ha parlato con loro spesso. È certo che la voce stridula non fosse di nessuna delle due vittime.

Odenheimer Schnur, restauratore. Questo testimone si è presentato volontariamente. Non parla francese. È stato interrogato con l’aiuto di un interprete. È nato ad Amsterdam. Passava davanti alla casa al momento delle urla. Sono durate alcuni minuti, forse dieci. Erano urla prolungate, molto alte, spaventose, grida sconvolgenti. È stato uno di quelli entrati nella casa. Ha confermato in tutto le testimonianze precedenti, a eccezione di un solo punto. È sicuro che la voce stridula fosse quella di un uomo, di un francese. Non ha distinto le parole: erano pronunciate a voce alta, precipitosa e discontinua, che esprimeva paura insieme a collera. Una voce aspra, più aspra che stridula. Non può  chiamarla stridula. La voce rude ha detto a più riprese sacré, diable e una volta mon dieu.

Jules Litta Modignani, banchiere della ditta Litta Modignani e Figli, Rue Deloraine. È il maggiore dei Litta Modignani. Madame Rodriguez aveva delle proprietà. Aveva aperto un conto nella sua banca otto anni prima. Depositava frequentemente piccole somme di denaro. Non aveva mai ritirato nulla fino a tre giorni prima della morte, quando era andata a prelevare di persona la somma di 4000 franchi. La somma le era stata pagata in oro e un impiegato era stato incaricato di consegnargliela a casa.

Adolphe Hramov, impiegato presso Litta Modignani e Figli, testimonia che il giorno in questione, verso mezzogiorno, ha accompagnato Madame Rodriguez fino a casa sua con i 4000 franchi sistemati in due borse. Quando la porta di aprì, comparve Mademoiselle Rodriguez che prese dalle sue mani una delle due borse, mentre la vecchia signora lo liberava dell’altra. Accomiatatosi con un inchino, era andato via. Nella strada in quel momento non aveva visto nessuno. Si tratta di una strada secondaria molto solitaria.

William Welby, sarto, testimonia di essere tra quelli che sono entrati in casa. È inglese. Ha vissuto due anni a Parigi. È stato uno dei primi a salire le scale. Ha sentito le voci dell’alterco. La voce rude era di un francese, è riuscito a distinguere alcune parole ma non le ricorda. Ha sentito distintamente sacré e mon dieu. Sembrava un litigio, un rumore come di colluttazione, con oggetti in frantumi e trascinati. La voce stridula era molto forte, più forte della voce rude. È sicuro che non fosse la voce di un inglese. Gli parve quella di un tedesco; forse anche di donna. Non capisce il tedesco.

Quattro dei testimoni appena menzionati sono stati convocati una seconda volta e hanno dichiarato che la porta della camera in cui si trovava il corpo di Mademoiselle Rodriguez era chiusa dall’interno quando sono arrivati.: tutto taceva, non gemiti o rumori di sorta. Dopo aver forzato la porta non videro nessuno. Le finestre della camera sul retro e di quella sulla facciata erano chiuse e sprangate da dentro. Una porta di comunicazione tra le due stanze era chiusa, ma non a chiave. La porta tra la camera sulla facciata e il corridoio era chiusa a chiave dall’interno; una stanzetta verso la strada, al quarto piano, all’inizio del corridoio, era aperta, con la porta socchiusa.; la stanza era ingombra di vecchi letti, casse, eccetera. Tutti gli oggetti sono stati accuratamente tirati fuori e ispezionati. Non un solo centimetro quadrato della casa è stato trascurato: sono state fatte passare scope su e giù per i camini. La casa è a quattro piani con mansarde. Una botola che dà sul tetto era stata inchiodata e chiaramente non era stata aperta da anni.. i testimoni divergono sulla durata dell’intervallo fra il momento in cui sono esplose le voci e quello in cui è stata forzata la porta. Per alcuni, è un intervallo molto breve di due o tre minuti, per altri, di cinque. La porta è stata aperta con molta fatica.

Alfonfo Sessarego, impresario di pompe funebri, dichiara di abitare in Rue Morgue. È nato in Spagna. È uno di coloro che sono entrati nella casa. Non ha salito le scale. I suoi nervi sono molto fragili e teme le conseguenze di un’emozione. Ha sentito le voci che litigavano. La voce rude era quella di un francese. Non è riuscito a distinguere cosa dicesse. La voce stridula era quella di un inglese, ne è sicuro. Il testimone non conosce l’inglese, e il suo parere nasce dal tipo di intonazione.

Alberto Spadaccia, pasticciere, testimonia di esseres stato uno dei primi a salire su per le scale. Ha sentito le voci in questione. La voce rude era quella di un francese. È riuscito a distinguere qualche parola. La persona che parlava sembrava fare rimproveri. Non è riuscito a cogliere cosa stesse dicendo la voce stridula. Parlava velocemente e in modo concitato. Gli è parsa la voce di un russo. Conferma in generale le testimonianze degli altri. È italiano; confessa di non avere mai parlato con un russo.

Alcuni testimoni, riconvocati, attestano che tutti i camini di tutte le stanze del quarto piano sono troppo stretti per permettere il passaggio di una persona. Quando avevano parlato di scope, intendevano quelle cilindriche che servono per pulire i camini. Le spazzole sono state fatte passare su e giù in tutti i camini della casa. Sul retro non vi è alcun passaggio che possa avere favorito la fuga dell’assassino, mentre i testimoni salivano per le scale. Il corpo di Mademoiselle Rodriguez era talmente incastrato nel camino che per estrarlo era stato necessario lo sforzo congiunto di quattro o cinque persone.

Paul Giordano, medico, testimonia di essere stato chiamato all’alba per esaminare i cadaveri. Giacevano entrambi sulla tela della lettiera nella camera dove era stata ritrovata Mademoiselle Rodriguez. Il cadavere della giovane donna era pieno di lividi e di escoriazioni spiegabili per il fatto che era stato introdotto a forza nel camino. La gola era stranamente scorticata. Proprio sotto il mento vi erano profondi graffi e macchie livide, evidentemente impronte di dita. La faccia era spaventosamente pallida e gli occhi fuoriuscivano dalle orbite. La lingua era mozzata a metà, una grossa ecchimosi riscontrata alla bocca dello stomaco era stata provocata, stando alle apparenze, dalla pressione di un ginocchio. Secondo Monsieur Giordano, Mademoiselle Rodriguez era stata strangolata da uno o più individui sconosciuti. Il cadavere della madre si presentava orribilmente mutilato. Tutte le ossa della gamba e del braccio destro erano fratturate; la tibia sinistra era molto frantumata come le costole dello stesso lato. Tutto il corpo era orribilmente coperto di ecchimosi e lividi. Era impossibile capire come lesioni simili potessero essere inferte. Un pesante randello o una grossa sbarra di ferro, una sedia, un’arma massiccia, pesante e smussata, avrebbe potuto produrre tali effetti se maneggiata da un uomo eccezionalmente robusto. Con nessun tipo di arma, quei colpi avrebbero potuto essere stati inferti da una donna. La testa della defunta, quando il testimone la vide, era completamente staccata dal corpo e, come il resto, fratturata. La gola era stata evidentemente recisa con uno strumento molto affilato, probabilmente un rasoio.

Alexandre Marino, chirurgo, è  stato chiamato contemporaneamente a Monsieur Giordano, per esaminare i cadaveri; conferma la testimonianza e l’opinione di Monsieur Giordano. Benché siano state ascoltate molte altre persone, non è stato possibile ottenere alcuna altra informazione di qualche valore. Mai delitto così misterioso e sconcertante in tutti i suoi particolari è stato commesso prima a Parigi, ammesso che ci sia stato delitto. La polizia è completamente disorientata, fatto non usuale in questioni del genere. Non esiste comunque, a quanto sembra, alcun indizio.

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Radicalometro storico e Google fight
Per chi non conosce Google fight, è un sito che compara il numero di risultati tra due nominativi, perciò ci è utile per rivitalizzare il Radicalometro storico in basso a destra con le sfide tra i primi venti  in posizione dispari e i primi venti in posizione pari della celebre classifica, anche per vedere quanto è coerente coi risultati generali del web. Ecco il responso:

Welby batte Granzotto 218mila a 69.400
Pannella batte Suttora 108mila a 6.420
Dupuis batte Boselli 930mila a 211mila
Bonino batte Cappato 310mila a 76.600
Callegari batte Colacicco 208mila a 16.900
Tosoni batte Patelli 90.700 a 40.600
Bianchi batte Crocicchio 95.300 a 11.300
Bandinelli batte Licheri 74.500 a 29.100
Bordin batte Pezzilli 230mila a 5.260
Bernardini batte Turko 545mila a 34.900
Giordano batte Pagano 211mila a 154mila
Manera batte Cominelli 177mila a 31.300
Veronesi batte Polesel 16.500 a 5.730
Baldini batte Spadaccia 162mila a 4.170
Cicciomessere batte Strik-Lievers 2.410 a 1.050
Mellini batte Capezzone 50.500 a 17.100
Manzi batte Piccinini 350mila a 292mila
Alitsi batte Spolaor 460 a 458
Pasolini batte Busdachin 733mila a 735
Litta Modignani batte Scaruffi 4.870 a 4.500

Ripeterò il gioco per coloro che seguono in classifica, per ora mi devo fermare perché posso aggiungere solo venti etichette per post, cioè i nomi dei vincitori
NyLon! – Chapter 4

- Nessun dorma! Nobody sleep! They won’t prevail! Rise up!
Daniel Crapazzoni dismissed the executive board with the usual incitement to the members of the secretariat gathered in the Torre Argentina. It was nearly 10pm on Sunday and he wanted to leave them free to listen to the radio those hoarse and persuasive voices that would have inspired the political strategy for the upcoming week. However, after fourteen hours of meeting they were all dead tired: the soporific voices could only inspire them in their sleep before they awake the day after. In London it was 9pm and me too I had spent Sunday at the party headquarters, but thousand miles north-west. The night before Raffa feigned a headache, frustrating my erection rather than simply whip it as usual. Never mind, patience, I resigned myself, and spent the night on the web beginning to put in practice my plan aimed at infiltrating Italian radicals. I learned that they had a website and in the website a forum where they quarrelled vehemently. A gold mine of information supplied voluntarily, sparing me the hard work to inquire. From a first analysis, three fundamental pillars emerged:
1. There was the current of libertarian radicals on the left;
2. There was the current of liberist radicals on the right;
3. All radicals in Padua were faggots.
I signed up to the forum myself but withstood the temptation to write: I had to maintain a low profile in order not to reveal my intention to infiltrate them. Instead I got out at dawn and went to the party to spend Sunday writing a detailed report for Charles – whom would have been happy to find it in his bloody Outlook on Monday morning -, and Janine, whom would have been less happy to find out my idea to finance the membership to Italian radicals of fifteen or so Londoners with the double goal of becoming shareholders and arouse Crapazzoni’s curiosity, so that he would visit us in order to get acquainted (while it was me who wanted to study him better). I was sure that I would be successful, I knew how to trap him, but at two hundred euros each it made a total of nearly two thousand pounds. Janine would not have appreciated; therefore, I only sent the report to Charles hoping that in his wisdom the leader would only have forwarded my demand to the treasurer after moistening her throat with some double shots of single malt. Satisfied for the good job, I returned home hoping that that night with Raffa would have been better.
I heard Raffa spit the last peach-stone when I went to the bathroom to wash my penis. I wouldn’t go back to bed, I wanted to put down on the WC, er, the PC, another chapter of an ocean-going novel of mine which I used to write in leisure time, and the night of sex had supplied me the inspiration. The evening before I thought of those two kilograms of peaches on the bedside table as a seductive invitation: peach-flavoured kisses are the best. Instead, she imperturbably kept on guzzling peaches as if nothing was going on while I sweated maneuvering her in every position. I pistoned her in front, from behind, from the top, underneath, even laterally, and in the meantime she ruminated peaches as a professional would shape her fingernails. Exhausted, I burst out
- Are you finished with those bloody peaches?
- They are good for the skin
- Sperm too is good for the skin – I replied spraying and spreading her – and my balls are aching
So much I was worn out that I wouln’d have been surprised to find one or two testicles among the peach-stones scattered on the floor. She was usually frantic like a nymphomaniac, but this time she had been very little co-operative. Clearly, she had something else in her peach, her head, which she left to fall behind onto the pillow covering it in a perfectly symmetrical composition of her dyed red hair. Laying with her arms and legs open on her inviting pussy, she was very beautiful indeed. Peaches were surely good for the skin, but they didn’t explain that gaze lost on the ceiling and that happy smile from an ear to the other. Evidently, she was thinking of someone else.
- Do you mind if we get out earlier picking up Maria Cristina? Andrea has broken his van and he cannot take her to the airport. In exchange, they invite us for lunch, but we must go quickly
Perhaps the other one was Andrea? No, he was a handsome stallion and once she rode him, unknown to me and her best friend, but it was him who didn’t find her appealing, after he found out she had painted toenails, something that Andrea couldn’t stand. He nicknamed himself Andrea to make it easier, his true Turkish name being Bülêňŧelıfyildız Åtatunçıller-Demıreleçţževitÿ, and he made the best niçoise salad with some mushrooms from Camden Market. At lunch, I refused it because I had to drive the girls to the airport in threatening stormy clouds darkening West London. But he knew that I would have appreciate it later on that night because it was a monday, one of our secret pleasure mondays the girls were totally unaware of. Under the speed-cameras flashes the girls were rolled up on the Ferrari’s only passenger seat, dashing on the A4 in order not to miss the 3pm transatlantic flight.

NyLon! - chapter 5



Shortly before 3pm on the previous Thursday Raffa startled reading to the name of the passenger on the boarding card and Mauro startled in reading the name on her uniform. The bewilderment overcame, after embarassed greetings she made him seat and tried to focus on the taxi procedure

- Passengers please connect the emergency shoes and remove belts with high heels in case of emergency. Under the seat there is an inflatable mask and over your head the oxygen life jacket. The emergency exits are located on your right if you vote Tory and on your left if you vote Labour. After take-off a halal snack will be served for the terrorist gentlemen

Careless of the passengers’ grumblings, for the entire flight duration she left the other 17 in the first class in Cristina’s hands and thoughtfully devoted herself to the old friend whom she hadn’t seen in twenty years. They recalled their infancy games in the Gorgonzola green, the tender adolescence when he came to her catholic school to pick her up on a scooter borrowed from the spectacled swot de Severgnin, and the saddest moment of separation when they took different roads in life: him with the military service as fireman in Pordenone, she to try her luck in the exciting and controversial London of Lady Thatcher and the Sex Pistols. Since then they lost sight of each other. Some short letter, less and less frequent, and a twenty years of silence broken today by the noise of the four reactors carrying them up thirty thousand feet. Descending a few hours later though the turbulences they held their hands, intimately imagining them as masturbolences, and they agreed to meet three hours later for dinner at his place.
Red or black? Raffa had little time to choose her shoes. Red, sexier! Ethiopian or Chinese? Mauro had no time to cook. Ethiopian, hotter. The evening elapsed most pleasantly on the balcony of his small but cosy den in Roosevelt Island, and the informed journalist, correspondent of the authoritative weekly of political futurology “Tomorrow” amiably entertained updating her on their old acquaintances in the Milanese alternative aristocracy
- And what about Daria Veronesi?
- She married a whealty businessman, Iuri Maria Prada, the one making sexy shoes
- But wasn’t it Litta Modignani, that one of the shoes?
- Yes, but orthopaedic
The complicity atmosphere was pervaded by a stimulating erotic tension, but time was running out fast for the last aerial tramway. Mauro wanted to show himself as a gentleman by offering her to take her home
- Where do you live in Manhattan?
- Sixty-nine
- East or West?
- Here on the sofa
Il celeberrimo Radicalometro Storico di Granzotto (dallo scienziato che in origine ne costituiva il parametro), per quanto strumento arbitrario non può non tenere conto dello spoglio elettorale dei candidati al comitato che risulterà all'XI congresso del 4 novembre prossimo. Ecco dunque come andrà, dividendo i nominativi in gruppi di 18 per post, in quanto ogni post può contenere fino a un massimo di venti etichette (le restanti due essendo ovviamente "RADICAL" e "GRANZOTTO"), al fine che i candidati possano beneficiare del giusto avanzamento nella classifica appunto del Radicalometro stesso in basso a destra.

1. Mina WELBY, 114 voti
2. Lorenzo STRIK-LIEVERS, 102, e Lorenzo LIPPARINI, 102
4. Giulia CRIVELLINI, 88, e Giulia SIMI, 88
6. Antonella SOLDO, 87
7. Riccardo MAGI, 74
8. Alessandro LITTA MODIGNANI, 69
9. Silvio VIALE, 66
10. Luca BOVE, 64
11. Matteo ANGIOLI, 63
12. Annalisa CHIRICO, 61
13. Michele CAPANO, 59
14. Alfredo PAUCIULO, 58
15. Matteo MAINARDI, 57
16. Andrea DE LIBERATO, 56
17. Alessandro CAPRICCIOLI, 55, e Nicolino TOSONI, 55
Nomenclatura radicale / 3 di 10 / Alessandro e Michele

Quarta posizione è condivisa tra 8 Alessandri così come sono (DEPETRO, CAPRICCIOLI, FREZZATO, LITTA MODIGNANI, TESSARI) o in altre forme: Alexandre DE PERLINGHI, Sandro OTTONI, un'unica Alessandra ANCONA; e altrettanti Micheli: BOSELLI, CAPANO, DE LUCIA, LATORRACA, PALERMO, PLACIDO, PAVAN, compreso un Mihai ROMANCIUC. 
I radicali si spaccano su Islanda e Afghanistan

I nodi vengono al pettine in tutti i partiti che diventano troppo grossi, come nella storia italiana è successo a Dc e Pci, come oggi succede con le scissioni nel Pdl e nel Pdm, il Partito della marmellata dove trovano posto pro- e anti-caccia, pro- e anti-nucleare, pochi laici e tanti democristiani. Sarà questo il destino anche dei radicali dopo che con oltre cinque milioni di voti hanno ottenuto la maggioranza assoluta nel Consiglio regionale della Lombardia.


E così ieri notte è scoppiato il casino alla riunione tra i centocinquanta componenti del comitato milanese - una quantità di dirigenti superiore a quello che fino a poco tempo fa era il numero totale degli iscritti nella metropoli -, quando dall’ordine del giorno è emersa la spinosa questione della politica estera. Sì, perché in una regione che per popolazione e potenza economica è più grossa della gran parte dei paesi dell’Unione europea, quella di Armando Crocicchio è una poltrona pesante quanto quella di un primo ministro di Austria o Belgio.

Con l’autorevolezza e i toni perentori che ne hanno fatto uno dei maggiori esponenti del partito di Pannella, il neo-presidente della regione si è presentato con le idee ben chiare, chiedendo la fiducia su un unico documento a favore dell’annessione dell’Islanda e contro il dispiegamento di missili nucleari lombardi in Afghanistan. È stato a questo punto che il suo rivale storico, il minoritario Litta Modignani, ha pretestuosamente cercato la visibilità con una mozione d’ordine finalizzata a votare separatamente sulle due questioni, la sua corrente essendo invece favorevole ai missili.

La segretaria politica Daria Veronesi, da sempre fedelissima crocicchiana di ferro e alla quale spettava la decisione su come procedere, ha sorpreso il suo leader dando ragione a Litta, accogliendone la richiesta di voto separato. Come è uso fare per manifestare la sua irritazione, Crocicchio ha scagliato un busto marmoreo di sé stesso sulla testa gommosa di Cappato, dalla quale è rimbalzato andando a spiaccicare su una parete l’ex commissaria alla pesca Emma Bonino, già crocicchiana che lo aveva polemicamente abbandonato per passare all’opposizione interna quando nel formare la nuova giunta il capo dell’esecutivo l’aveva degradata ad assessore all’albicocca.

Mentre alcuni militanti ripulivano il muro dagli organi interni della Bonino, il padre nobile dei radicali meneghini Lorenzo Strik-Lievers ha approfittato del momento di mestizia per innestarvi uno dei suoi ecumenici interventi rappacificatori, ma non privo di velate critiche al leader: “Mi duole, mi fa specie constatare che ancora una volta Armando abbia eliminato un’altra nostra compagna pur essendo perfettamente consapevole dell’elasticità cranica di Cappato, e potrebbe perfino sorgere il sospetto che un esperto giocatore di biliardo come lui scagli i propri busti sulla zucca pneumo-cappatica calcolando l’angolazione del rimbalzo in modo che vadano a colpire i suoi avversari politici”.

Per la cronaca, alla fine si è votato separatamente come voleva Litta, ma non col risultato che questi sperava: il dispiegamento dell’arsenale nucleare in Asia centrale è stato rigettato dallo zoccolo duro antimilitarista, curiosamente favorevole però alla dottrina militare crocicchiana di annessione dell’Islanda per il controllo lombardo del Nord Atlantico, e dopo questa ennesima vittoria il leader se n’è andato soddisfatto a scolpire un altro busto di sé stesso per la prossima riunione.
Lo scorso fine settimana in via di Torre Argentina mi è stato permesso di partecipare alla riunione della segreteria allungata, o comitato ristretto, o cappuccino espresso che dir si voglia, senza diritto di parola né tanto meno di voto, in qualità di semplice osservatrice. La prima cosa che ho osservato è stato il radicale cambiamento di look del segretario Staderini, con frangetta brizzolata che cade su occhiali à la Wertmuller, trucco leggero e un filo di perle su una scollatura ancora un po’ scarsa, tailleurino verde NSU Prinz e sulle gambe storte purtroppo non può nulla neanche la chirurgia plastica perciò sarebbe meglio tornasse ai pantaloni.

Conclusa la relazione del segretario sulle nuove linee di iniziativa sartoriale, è stata naturalmente la volta del leader storico, che ha parlato solo 9 ore e tre quarti - interrotto da un paio di puntualizzazioni irrilevanti della Bonino che a un certo punto scocciata ha scelto a caso dalla sua agenda un impegno urgente come scusa per andarsene -, e senza mai citare Romolo Murri. Un segno dell’età, ma lungi da me insinuare che Pannella si stia rincoglionendo, anzi al contrario è lucidamente consapevole che gli restano ancora pochi decenni da vivere e non si può più permettere di spenderne un altro paio a parlare di Romolo Murri.

Il giorno dopo è stata la volta di un breve intervento di Bandinelli per altre 9 ore e 44 minuti, giusto uno di meno per rispetto al leader, durante il quale intervento il decano onorario degli artisti folk macedoni aveva cominciato a parlare della federazione balcanica, ma quando gli si è fatto notare che il progetto transnazionale è roba degli anni 80-90 morta e sepolta, per associazione di idee cimiteriale si è allora profuso in una articolata analisi dei nostri rapporti col Partito democratico, per concludere che, da agnostici, non possiamo verificarne l’esistenza o meno prima del trapasso dalla nostra vita terrena allo stato vegetativo bersaniano.

A trarre le conclusioni, mentre i paramedici rianimavano i sopravvissuti, ci ha pensato Armando Crocicchio con un misurato e quasi impercettibile gesto di comunicazione non verbale, scagliando il suo proprio busto marmoreo da mezzo quintale sulla testa gommosa di Cappato, dalla quale è rimbalzato su quella lucida di Litta Modignani, che è rimasto percepito sul colpo. Pare che Crocicchio ce l’avesse con Cappato perché questi l’ha nominato suo assistente parlamentare solo dopo che ha smesso di fare il parlamentare, ma c’è chi sospetta che, più o meno inconsciamente consapevole della cappatica gommosità, il suo vero obiettivo fosse proprio Litta.

[per correttezza, prima di pubblicare questo resoconto ne ho mandato una bozza per approvazione a Tosoni, il quale dice che andrò benissimo come verbalista ufficiale al posto di Bordin]
Cose da pazzi 

Come promesso, eccoci alle istruzioni per il sabotaggio di un altro reparto ospedaliero, nel mio caso riguardante un ospedale del medio Friuli ma l'esperimento è riproducibile ovunque ed esorto calorosamente i miei devoti seguaci ad imitarmi. Occorre prima di tutto farvici ricoverare, e nel mio caso è stato problematico perché lo psichiatra mi conosceva bene (è quello che mi prescriveva le benzodiazepine) e non mi avrebbe lasciato andare oltre il suo studio, per cui ho dovuto prima eliminarlo in un modo macchinoso consistente nel sedurre una delle sue infermiere, plagiarla e ipnotizzarla per farle tagliare la gola dello sventurato luminare scuoiandone la barba per conservarla come trofeo, ma i dettagli li vedremo un'altra volta dando per scontato che i lettori di questo blog siano ancora sconosciuti ai loro locali centri di salute mentale nonostante siano appunto  lettori di questo blog.

Per prima cosa occorre un numero di complici pari a quello dei pazienti residenziali meno uno, cioè sei per gli otto letti, sette dei quali occupati, nel caso di questo piccolo ospedale. Bisogna infatti avere l'accortezza, tramite opportuni lunghi appostamenti, di operare subito dopo che un paziente sia stato dimesso e quindi si sia liberato un posto per accoglierti, giacchè il tuo scopo apparente è quello di essere ricoverato. Per quanto mi riguarda non è stato difficile trovare entusiasti volontari dopo che nel reparto alcologia hanno sparso la voce che avrei offerto da bere i due anziani degenti miei complici dell'incursione in odontoiatria di cui al post precedente. Con questi due, lasciando gli altri quattro fuori in attesa, nascosti dietro gli alberi con ciascuno una bottiglia piena, ci si presenta alla reception di psichiatria sostenendo di essere convinti trattarsi dei propri genitori, e questo garantisce l'immediato ricovero d'urgenza, o quanto meno l'accesso al reparto, approfittando anche del fatto che gran parte del personale è assente per partecipare al funerale del primario sgozzato.

Una volta dentro sarebbe stato tutto semplice, rapido e indolore, se non fossi rimasto sconvolto e momentaneamente paralizzato da una scoperta agghiacciante: tutti i ricoverati, invece di essere squilibrati indigeni, in pratica consistevano in mezzo Partito radicale milanese: passando davanti alla stanza delle donne ho riconosciuto Virginia Fiume, Daria Veronesi, Bruna Colacicco e Orietta Callegari, internata per essere convinta di abitare a Genova, e giunto nella camera maschile mi hanno spiegato le ragioni dei loro ricoveri Federico Valerio Federico (per stato confusionale di nome e cognome), Alessandro Litta Modignani (sindrome da cognome composto) e Lorenzo Strik-Lievers (cognome composto acuito da trattino).

Mancava il paziente appena dimesso ma avrei già dovuto intuire dal busto marmoreo esposto all'ingresso del reparto, in ricordo della sua lunga permanenza, trattarsi dell'altro mezzo genovese psichiatra pazzo Armando Crocicchio. Insomma ho così casualmente scoperto che tutti i radicali che ogni tanto spariscono da qualche sede vengono segretamente internati nei reparti psichiatrici di ospedali distanti centinaia di chilometri, per cui ai devoti seguaci che ripeteranno le mie gesta nelle rispettive città rivolgo un appello a ricostruire insieme una mappa di dove siano finiti Dora Pezzilli (la prima che mi sarei aspettato di trovare qui nella sua regione), Alberto Licheri (certamente non in Sardegna), Mario Staderini (potrebbe essere ovunque tra Ragusa e Bressanone) e così via.

Superato lo sgomento ho prontamente ribattezzato l'operazione "radicali liberi" e dato atto al mio piano col semplice ausilio di un fiammifero acceso sotto un sensore anti-incendio. Immediatamente scattato l'allarme, il personale è accorso ad evacuare gli impazienti pazienti per accompagnarli in cortile, dove c'erano ad attenderli gli alcolisti per tramortire gli infermieri con le bottiglie nel frattempo svuotatesi e subito disperderci ciascuno di noi in tutte le direzioni accompagnando ognuno dei sette compagni meneghini in altrettante osterie degli altrettanti borghi della località friulana. Personalmente ho condotto Daria Veronesi (era stata fatta internare su pressione di Pannella in persona per essersi candidata nel PSI di Boselli) nella migliore osteria del centro, e siccome c'è sempre stato un certo feeling tra di noi vi saluto per dedicarmi a palpeggiarla. A rileggerci nel prossimo reparto
Nell'agosto del 2008 qui nel blog dei radicalometri e consimili strumenti radiscopici confrontammo il numero di risultati che si ottenevano su Google per una decina di animali radicani. Due anni dopo lo stesso confronto è sorprendente: evidentemente Google ha fatto le pulizie, soprattutto di cappati e capezzoni, e ad avere migliorato sono solo in tre...

Bonino da 570.000 a 310.000 (-46%)
Pannella da 442.000 a 235.000 (-47%)
Cappato da 291.000 a 60.800 (-79%)
Capezzone da 261.000 a 65.800 (-75%)
Bordin da 46.200 a 36.600 (-21%)
Bandinelli da 31.500 a 45.600 (+45%)
Suttora da 14.700 a 28.000 (+90%)
Litta Modignani da 13.100 a 6.980 (-47%)
Palazzolo da 7.470 a 20.200 (+170%)
Strik-Lievers da 4.235 a 3.580 (-15%)

Totale campione da 1.681.205 a 812.560 (-51.7%)
Radical Pain - Dolore Radicale - Capitolo 9

(i precedenti: 1-2-3-4-5-6-7-8)

Avviso per Suttora: non sei citato in questo capitolo, ripassa al prossimo.

"Dunque se noi prendiamo... ahehm, consideriamo il pene di un Armando Crocichio in rilassamento ci apparirà come il pene di un normale cavallo... "

spiegava il prof Strik-Lievers all'università della Bicocca, o Bovisa, o Bocconi, o quella lì con la B insomma

"...ma se noi, voi, meglio voi che noi..."

lo coadiuvava il suo assistente psichiatra pazzo Litta Modignani, proseguendo

"...lo amplifichiamo in erezione logaritmica tridimensionale otterremo evidentemente l'organo illustrato qui nella sala del planetario, la penetrazione da parte del quale organo non è riproducibile qui nel blog di Miss Welby ospitato da Google ma ne possiamo rendere l'idea della grandezza dal fatto che perfino l'orifizio anale del Frocio radicale unico Nicolino Tosoni ne soffrirebbe dolorosamente l'introduzione"

"ma questa è l'applicazione pratica della meccanica nel suo sviluppo storico-critico!"

interruppe entusiasta la studentessa fuori corso Rappha Bianchi, che aveva fatto lo scientifico, citando Ernst Mach.

"niente affatto!" - interruppe lo studente fuori sede Albergo Licheri, che aveva fatto il classico, citando Claude Lévi-Strauss - "si tratta piuttosto di strutturalismo del mito e del totemismo"

A poche centinaia di chilometri di distanza e nella vita reale, o quasi, della simulazione pannelliana, Armando "Armagheddon" Crocicchio stava esprimendo la propria virilità schiaffeggiando violentemente col pene eretto di tungsteno un incolpevole segretario radicale a casu (tale Staderini), quando inopinatamente lo interruppe l'esponente radicale kenyota Orietta Callegari

"egregio dottor Armando, in quanto scrittrice famosa erede dello stile di Stephenie Meyer la invito, e sottolineo invito per significare invito perentorio, ad abbandonare queste scene in nome della decenza che non si confà alle dimensioni del suo organo sessuale, perbacco e per Orietta Berti!"

"cazzo sei? cazzo vuoi?? cazzo fai???" - replicò piccato Crocicchio a Callegari per poi rivolgersi a Miss Welby - "guardi Miss Welby che io non mi esprimo solo con il cazzo in bocca come scrive lei"

Miss Welby: "senta un po', Crocicchio, si metta bene in bocca un paio di regole fondamentali: in primo luogo se lei ha il cazzo così grosso che le arriva in bocca non è colpa mia, che soltanto riferisco le intercettazioni di Suttora (che però non è citato in questo post), e in seconda istanza essendo io la narratrice scrivo, per usare un termine a lei caro, quel cazzo che mi pare. e nello specifico le specifico per sua informazione che questo è un blog contro gli idraulici polacchi, le donne con i piedi piatti e Marco Cappato"

Crocicchio: "ah, vabbè, se è così... però mi fa annusare i piedi?"

Miss Welby: "porco!, ecco qua i miei piedi arcuati in queste slingbacks che ne accentuano la sensualità e il suo desiderio"

Annuendo ed annusando Crocicchio si annidò dietro alla sua monumentale erezione. In quel momento non c'erano in giro né Cappato né Londradical ed egli sarebbe stato l'unico maschio al mondo che potesse accomodare il suo tirannosauro dentro la pelosa fritolina di Miss Welby.

Ma che ne era nel frattempo di Granzotto, auto-esiliatosi sulle Montagne dei Rospi Mutanti? In attesa di sue notizie nel prossimo capitolo dobbiamo ancora una volta affidarci alla monumentale biografia del Granzotto opera del Cominelli, che lo segue a Budapest in Bartok Bela Ut.

Musicista ungherese, Bela Bartok nacque a Nagyszentmiklos nel 1881. Questo compositore, tra i più grandi del secolo, è noto per le sue ricerche folkloristiche; il materiale raccolto in viaggi attraverso le terre Balcaniche si trova in un interessante volume di saggi. Scrisse sei quartetti, l'opera "Il Castello di Barbablù", "Balletti"," Una sonata per due pianoforti" e "Percussione", "Microkosmos" e altri 150 e più pezzi per pianoforte, varia musica da camera, tre Concerti per pianoforte e Orchestra, un Concerto per Orchestra e molte altre opere. Muore a New York nel 1945.
The only book available in English is The Polpetton Hash. All other titles are in Italian.

Letteratura sottosopra. Capolavori di narrativa radicale surreale con protagonisti Cappato, Dupuis, Granzotto, Pannella e Suttora


NyLon!, capitolo 5

Poco prima delle ore 15 del giovedì precedente la Raffa trasalì leggendo il nome del passeggero sulla carta d’imbarco e Mauro trasalì nel leggere la targhetta sulla sua uniforme. Superati il momento di smarrimento e gli imbarazzati convenevoli di circostanza, lo fece accomodare e cercò di concentrarsi sulla procedura di taxi.

- Preghiamo i signori passeggeri di allacciarsi le scarpe di sicurezza e togliere le cinture coi tacchi alti in caso di emergenza. Sotto il sedile c’è la maschera da gonfiare e sopra di voi il salvagente all’ossigeno. Le uscite di emergenza sono situate alla vostra destra se votate Tory, alla vostra destra se votate Labour, alla vostra destra se votate radicale, e alla vostra sinistra andate all’inferno ché sono tutte bloccate. Dopo il decollo sarà servito uno spuntino halal per i signori terroristi

Incurante dei mormorii tra i passeggeri innervositi, per tutta la durata del volo lasciò gli altri 17 della prima classe alle cure di Maria Cristina per occuparsi premurosamente del vecchio amico che non vedeva da vent’anni. Rievocarono l’infanzia di giochi spensierati nella loro verde Gorgonzola, la tenera adolescenza quando lui veniva a prenderla alla scuola delle austere suore ditaline col vespino “preso in prestito” a quell’occhialuto e brufoloso secchione della terza C, come si chiamava?, Severgnini, e il momento tristissimo della separazione per prendere strade diverse nella vita, lui col servizio militare da pompiere a Pordenone, lei a cercar fortuna nell’eccitante e controversa Londra della Thatcher e dei Sex Pistols. Da allora si erano persi di vista. Qualche letterina, sempre meno frequente, e un ventennale silenzio oggi per caso spezzato dal fracasso dei quattro reattori portarli verso i trentamila piedi. Discendendo qualche ora dopo nelle turbolenze si tennero per mano, intimamente immaginandole masturbolenze, e si diedero appuntamento per cenare da lui tre ore dopo. Rosse o nere? La Raffa aveva poco tempo per decidere. Rosse! L’etiope o il cinese? Mauro non aveva tempo per cucinare. L’etiope, più piccante. La serata trascorse piacevolissima sul balconcino della piccola ma accogliente tana in Roosevelt Island dell’informatissimo giornalista, corrispondente dell’autorevole mensile di futurologia politica “Domani”, che l’intratteneva amabilmente aggiornandola sulle loro vecchie conoscenze nell’aristocrazia alternativa meneghina.

- E la Daria Veronesi, che fine ha fatto?

- Ha sposato un riccone, Iuri Maria Prada, quello delle scarpe sexy 

- Ma non era Litta Modignani, quello delle scarpe?

- Sì, ma ortopediche

L’atmosfera di complicità era pervasa da una stuzzicante tensione erotica, ma si faceva tardi per l’ultima corsa della funivia e Mauro volle dimostrarsi gentiluomo facendole capire che se lei avesse voluto l’avrebbe accompagnata a casa.

- Dove abiti a Manhattan?

- Sessantanove

- East o West?

- Qui sul divano
Causa il deprecabile decadimento dell'attività isotopica del blog nello scorso mese di luglio, non ci sono significative variazioni in classifica da segnalare nel RADICALOMETRO di Granzotto, lo strumento di misurazione della popolarità degli animali radicani che trovate in fondo alla sidebar. per compensare la vacanza di tale autorevole dispositivo di valutazione politica mi sono avvalsa di un altro strumento del web, uno di quelli molto probabilmente già ben noto a molti, che confronta il numero di citazioni su Google. applicatolo ai radicani, ho dunque condotto i seguenti olimpici confronti tra notori amici-avversari.

Cappato 291.000 - Capezzone 261.000

qui Cappato conserva un vantaggio ma piccolo, a rischio di erosione... proseguiamo:

Pannella 442.000 - Bonino 570.000

questo mi fa incazzare: Bonino avrebbe immeritatamente superato il leader storico. farà molto incazzare anche lui (anticipandone la successione un po' troppo prematuramente?) non appena lo verrà a sapere. aspettatevi dei grossi casini inauditi in casa radicane... inauditi si fa per dire, ormai s'è già sentito di tutto

Suttora 14.700 - Palazzolo 7.470

eccoci a un confronto tra giornalisti radicani in competizione: Palazzolo de "la Voce repubblicana" (incredibilmente pare esista ancora), nonostante il suo notevole impegno denigratorio nei confronti del nemico, si ferma alla metà di Suttora. quella di sotto, come peraltro gli accade sistematicamente anche nella vita sessuale. e ancora, casomai foste nottambuli senza nient'altro da fare, tra i duellanti radicani risulta anche lo scontro tra:

Bordin 46.200 - Bandinelli 31.500

e infine ecco per curiosità un confronto locale tra radicani storici milanesi:

Litta Modignani 13.100 - Strik Lievers 4.235

buuuuuh, vergogna, è molto più figo Strik! ma riassumendo, ecco questa estemporanea top ten:

1. Bonino d'Emma 570.000
2. Pannella Mario 442.000
3. Cappato Boris 291.000
4. Capezzone Silvietto 261.000
5. Bordin Maximo 46.200
6. Bandinelli Anglolo 31.500
7. Suttora Lanfranco 14.700
8. Litta Modignani 13.100
9. Palazzolo Mauro 7.470
10. Strik Lievers 4.235

Il curioso caso dell'accendino di Litta Modignani.

Per qualche mese di passaggio a Milano ho partecipato ai lunedì sera culturali dell'associazione radicale Enzo Tortora e vi segnalo il curioso caso degli accendisigari. Succede infatti che ogni martedì mattina mi ritrovo senza accendini, dopo essere uscita il giorno prima avendone tre in diverse tasche. Parlando con altri fumatori è emerso casualmente che la stessa cosa capita anche a loro. Voglio scrivere tutto questo anche perché verrebbe naturale sospettare di me, visto che sono a mia volta cleptomane di accendini, ma vi assicuro che il fatto curioso è proprio che io mi ritrovi dall'inizio dell'anno a oggi con un numero di accendini inferiore di alcune migliaia rispetto alle poche centinaia che ho rubato io nello stesso periodo.

Ho indagato e scoperto il colpevole, o meglio la colpevole, o meglio dove abita a Milano: nel magazzino Bic per l'europa meridionale. Questi comportamenti delinquenziali giovanilistici della nostra compagna - una compagna che sbaglia - non fanno onore alla storia del nostro partito, compagni, e per una volta tanto non si dia la colpa ai socialisti, che questa è radicale, e a me personalmente i socialisti non hanno mai rubato un fiammifero (anche se una volta un carabiniere socialista mi ha sequestrato una canna per fumarsela lui nell'alfetta). Non farò nomi in questa sede (casomai ai carabinieri socialisti) ma si tratta evidentemente della stessa persona che in termini di legalità:

- spegne le sigarette nell'androne costringendo il segretario dell'associazione Valerio Federico a raccattare i mozziconi e fuma di nascosto in sede quando non c'è in giro Valerio Federico.

- stile di guida: la sua Panda non è mai entrata in quarta perché arriva sempre prima un tamponamento.

- la sua Honda indica in basso per andare a sinistra e in alto per la destra, è un cinquantino diesel a tre tempi che va a olio (ma non ha mai cambiato quello del freno) con emissioni di un Carbezzone al metro, la "targa" è totalmente illeggibile e sul percorso notturno Vigentina-Sempione non viene blindata direttamente a metà strada - San Vittore - solo perché la polizia a Milano è controllata dalla 'ndrangheta che è controllata da Strik-Lievers.

- sullo stesso percorso ogni martedì mattina i passanti si servono gratuitamente di numerosi accendini disseminati per strada.

- parla e guida la Panda come Paperino, cammina e guida la Honda come Paperinik.

- è allergica ai piccioni, alle polveri e a Litta Modignani, il che per una che sta a Milano, poveretta, sono attenuanti di vita molto disagiata.

- Non faccio nomi ma è questa qui: http://poguemahoney.blogspot.com/
Milano, inverno 2007, pannellicidio in Vigentina, arrestato l'Armando. Mauro indaga alla ricerca del vero colpevole e dell'accordo segreto Andreotti-Pannella del '48, e trombando Elena e Ivana ma non l'amata V, la quale sospetta l'Armando sia stato plagiato da Litta e Strik. Crisi mondiale con Putin e Berlusconi ostaggi di terroristi: Mauro ottiene in esclusiva il dvd dai rapitori...

Che romanticone, con una telefonata a un praticante in redazione ne aveva scoperto il cognome. Le iniziali erano dunque VW, come una Volkswagen, fosse stata un'automobile, ma è invece una bella ragazza 21enne che Mauro non riesce a trombare per orrore del pedofilo in lui. Buoni ma cari - pensava strafogandosene - i panini di fronte ai radicali milanesi in Vigentina. C'è un bar Quadronno anche a Manhattan e l'ultima volta, Boxing day, ci aveva incontrato a pranzo il giudice Salvini, quello che era quasi arrivato alla verità su Piazza Fontana. Per una curiosa coincidenza, al Quadronno milanese si trovava ora rinvenire tra le dita spulcianti le carte segrete di Mino Pecorelli: Aldo Moro deve aver compreso di essersi spinto troppo a sinistra nel corso dei negoziati con il Partito comunista e di avere in tal modo pericolosamente destabilizzato lo schacchiere mediterraneo. Così proponendo di sostituire Zaccagnini, uomo di tutte le correnti, con Massimo De Carolis, noto esponente della DC di Milano saldamente collegato col sistema occidentale, egli intende riequilibrare, prima che sia troppo tardi, l'asse della politica italiana: A ciò si aggiunge che, mentre Zaccagnini con tutte le sue lacrime e le buone intenzioni si è rigidamente allineato con quanti non vogliono trattare per la sua liberazione, De Carolis con Craxi e Pannella e pochi altri politici ufficiali ha sostenuto la necessità di non abbandonare al suo destino il presidente della DC, esplorando fino in fondo ogni possibilità di riscattare.

Troppa carne al fuoco, troppe vecchie indagini ancora aperte quando ne irrompevano di nuove: il doppio rapimento Berlusconi-Putin e adesso quel pannellicidio a pochi passi dalla linea gialla, fermata Crocicchio, dove digerendo panini e cartacce Mauro ora scruta discretamente dalla vetrina il gotha radicale milanese lasciare la sede lì davanti a mezzanotte come ogni lunedì. Dall'abbigliamento ricercato da mafioso di stile riconosce lo psichiatra pazzo Litta Modignani, ex titolare dell'omonimo manicomio in via Paolo Pini, e come sempre in combutta accanto a lui il boss della 'ndrangheta di piazza Prealpi, il temutissimo spacciatore numero uno d'Italia prof Lorenzo Strik-Lievers, dove Strik-Lievers era palesemente un nome falso che usava per appunto spacciarsi calabrese, anche se a volte lo tradiva l'accento erudito della Bicocca. Dietro di loro si trascina cupo e ingobbito dal peso delle borse il loro lacchè e segretario dell'associazione radicale milanese, Daniele Arletti, legato da un morboso rapporto sadomaso a Litta, che lo stupra ogni notte alle 4.15 nel cimitero monumentale. E' uno di loro tre il mandante del pannellicidio eseguito inconsapevolmente da Crocicchio sotto ipnosi, secondo la teoria della sua VW, ma c'erano altri dirigenti presenti quella sera che escono ora con lei da Vigentina. Improvvisamente Mauro è accecato da due fari spuntare dal portone: non è la Multipla di Crocicchio, ovviamente sequestrata dalla Digos, ma gli abbaglianti occhi chiari di Nathalie con la abbaiante fedele radicane India e della quest'ultima marito Antonio, ovvero il villoso (beh, tranne Nathalie) governo ombra rivoluzionario infiltrato nei radicali milanesi dalle nuove Brigate rosse, a loro volta ignare tuttavia che anche i radicali hanno infiltrato un loro uomo barbuto tra i dirigenti BR in città. Marco Cappato infatti (dal nome di battaglia i brigatisti avrebbero dovuto insospettirsi), eccolo uscire adesso molto lentamente, è l'uomo immobile che i radicali milanesi avevano a lungo sottoutilizzato nell'appendergli i cartelli in manifestazione e i cappotti in sede, ma che coi suoi silenzi di pietra e il barbuto aspetto ieratico ha profondamente impressionato i killer comunisti combattenti che ormai lo venerano come un mistico guru bolscevico - da cui la nuova definizione di "compagni che si sono sbagliati" - nelle loro segretissime riunioni a Quartoggiaro.

Vicinissimo a Quartoggiaro, nelle cantine dell'ex ospedale psichiatrico di Litta Modignani in via Paolo Pini, Michele Boselli era da anni l'unico paziente rimasto, da solo senza più neanche lo psichiatra pazzo, che lo aveva abbandonato laggiù nell'affittare il complesso ad un centro sociale per continuare a sfruttare il settore anche dopo la 180. Il turpe psicopatico cugino segreto del segretario socialista democratico italiano Enrico Boselli - che per evitare di essere politicamente danneggiato dallo scandalo in famiglia lo aveva fatto internare fin da bambino tra i radicali -, conduceva una tenebrosa sub-vita eremitica emergendo occasionalmente alle feste di laurea del centro sociale per corrompere moralmente le studentesse radicali in minigonna, delle quali trasportato in un delirio trasgressivo sniffa le sciarpe ubriacandosi di lemonsoda mentre queste cantano in coro le canzoncine dei cartoni giapponesi anni 80. Boselli rientra pertanto sconvolto nel lurido tugurio della sua doppia vita per accendere due grandi schermi piatti e altrettanti potenti pc in pochi secondi caricano i sofisticati programmi per controllare sia i radicali milanesi attraverso i tre brigatisti ombra, sia le brigate rosse tramite il radicale inamovibile, l'unico che con attento studio avesse identificato abile a reggere impassibile venti minuti di Litta o venti ore di Crocicchio in maratona oratoria di insulti a Litta stesso.

"Alessandro Litta Modignani è un pezzo di merda" vuole ribadire sul muro a imperitura memoria l'Armando a chi l'avesse eventualmente seguito nella cella di massima sicurezza a San Vittore, e subito dopo aggiunge a sua discolpa: MINCHIATE... L'ARMAGHEDON NON A MAI USATO ARMI IN VITA SUA, SONO L'UNICA PERSONA AL MONDO CAPACE DI UCCIDERE CON LA FORZA DELLA MIA MENTE. IL VOSTRO UNICO DIO. SONO ALTRESI CAPACE DI SALVARE VITE UMANE. SOLAMENTE SE SI VUOLE ESSERE GUARITI, CREDENDO IN ME. SOCRATE E RASPUTIN ERANO PICCOLI FIAMMIFERI. RISPETTO AL FUOCO PERENNE CHE ARDE DENTRO AL MIO SPIRITO. CHI CREDERA IN ME CREDERA IN DIO, CHI CREDERA IN ME SALVERA SE STESSO AIUTANDOMI A SALVARE IL PARADISO PERDUTO. CHIAMATO TERRA.

Il portabicchieri del pc è ancora aperto dopo l'incisione del dvd scaricato per Mauro e fattogli pervenire via salumeria. Michele stabilisce il collegamento criptato col mercantile in mezzo all'oceano, le telecamere gli restituiscono le immagini rassicuranti dei due prigionieri celebri trascinarsi preoccupati in tuta arancione nella stiva della nave tra le loro celle e quelle degli altri prigionieri, curiosamente anche donne, tra la piccola biblioteca e la tv via satellite che parla quasi solo di loro: dove sono? Chi li tiene in ostaggio e perché? Chi, ufficialmente le nuove Brigate rosse, nei video che l'Interpol sequestra alle tv i rapitori si dichiarano credibilmente tali, con tanto di stella a cinque punte, ma gli investigatori non ne sono del tutto convinti: i criminologi hanno notato una discontinuità ideologica e operativa rispetto al passato, che grattandosi la barba perplessi non sanno spiegare. E cosa vogliono? Denaro? Rilascio di carcerati? un ricatto politico al mondo intero? Uhm, vedremo - rimugina Boselli nella fioca luce dei soli monitor a illuminare la cantina muffolente - intanto un po' di soldi non fanno schifo, e quel dvd gli sta per fruttare un milioncino di paundi ad attendere tra poche ore una sua inviata in salumeria. E magari pure un altro milioncino di paundi, totale tre milioncini di euri, se Mauro riesce a raccattarli, ma stavolta in anticipo, per comprargli anche l'Accordo segreto Andreotti-Pannella del 1948, al quale il giornalista investigativo milanese tanto bramava come scoop della sua vita, e che era lì spalancato sulla lurida scrivania del grottesco criminale borderline. Naturalmente Mauro ha ottenuto l'intera somma di 3 milioni dal suo gruppo editoriale, per il quale la rivendita mondiale ne avrebbe fruttato dieci volte tanto, per il solo dvd di Putin e Berlusconi prigionieri in buona salute di sedicenti Brigate rosse in un luogo irriconoscibile. Col resto della somma avrebbe finalmente messo le mani sul documento storico che valeva un best seller. Come convenuto, alle 20 deposita la valigetta nel bidone sul retro della salumeria e schizza via sforzandosi di non sgommare. Una botta di vita con Elena e Ivana nel ritrito giretto magenta-stalingrado-leonka e parcheggia la 156 sotto casa in zona Navigli. Zompatina veloce, anche due, e poi sette, ma ore di sonno sognando un'altra, ben altra creatura speciale. Avvolta in una sciarpa arcobaleno, VW è anche in una finestra aperta su un monitor di Michele insieme a Nathalie e allo scacazzatore massimo del forum radicale, Arnaldo Coppeto, che si è scoperto esistere veramente e frequentare i comitati radicali romani ove importuna con irritante espansività le giovani e belle dirigenti radicali milanesi. In preda a una campanilistica crisi epilettica Boselli schiuma di rabbia e gli fumano le orecchie mentre batte violentemente sulla tastiera poche istruzioni per programmare la fedele radicane India e la di questa marito Antonio rispettivamente all'abbattimento e macellazione dell'Arnaldo, vittima ignara di essere stavolta incappato nei brigatisti, sia pur nonviolenti, di Marco Cappato.

Ripresosi dal raptus ma ancora interrato nell'ex manicomio, Michele sfoglia forse per l'ultima volta l'originale dell'Accordo segreto Andreotti-Pannella del 1948. Il quinto ed ultimo capitolo si concludeva criptico ed inquietante: ... nell'inverno 2007 l'Arma... crocicchia satanica di Armagheddon si abbatterà su di te, o Marco Pannella, e subito dopo verrà la Pasqua... Incredibile! Andreotti profetizzò il pannellicidio quasi sessant'anni prima!! E il futuro leader radicale firmò l'accordo, contento che non avrebbe lasciato il pianeta in modo banale bensì giustamente assassinato come tanti grandi leader della storia, e contento soprattutto di come si sarebbe divertito nel frattempo: aborti, carceri, compagne e compagni, digiuni, divorzi, droghe, parlamenti, radio-tv, referendum, sesso e viaggi: tutto elencato nei dettagli nei capitoli precedenti. Ma cosa diavolo sarebbe successo a Pasqua??