De Angelis batte Hramov 82.400 a 13.500
Parachini batte Kircheva 14.700 a 2.330
Melega batte Perduca 35.900 a 15.500
Tessari batte Romanciuc 102mila a 6.770
Bellocchio batte Dreon 102mila a 11.100
Meyssan batte Fortuna 120mila a 77.500
Martelli batte Montale 739mila a 550mila
Pacor batte Paramov 29.100 a 10.300
Rostagno batte Palombo 85mila a 52.100
Sessarego batte Vecellio 15.900 a 7.320
Teodori batte Adzharov 49.500 a 264
Ancona batte Baraghini 165mila a 917
Andreani batte De Pascalis 206mila a 49.300
Federico batte Casu 215mila a 7.110
Scalfari batte Loteta 92.400 a 3.350
Silone batte Mellano 67mila a 26.900
Staller batte Taradash 1.190mila a 15.100
Azzolini batte Bagdasarian 99.600 a 49.300
Boato batte Beltrandi 415mila a 10.900
Dal 22-esimo al trentesimo posto per frequenza con tre ciascuno le varianti Angiolo BANDINELLI, Angelo PEZZANA e Angela ROVEDA; gli Emili MARTUCCI e VESCE con Emiliano SILVESTRI; e ancora i Guidi FERRETTI, GENTILE, TASSINARI; i Lorenzi CENNI, LIPPARINI, STRIK-LIEVERS; i Maurizi BUZZEGOLI, REINA, TURCO; i Pieri PASOLINI, PIPI, WELBY; le Silvie MANZI e BONONCINI (Silvana) con VIALE; gli Stefani BILOTTI, KARASTOYANOV, SANTAROSSA
GRU - Granzotto's Radicalometer Update
The Radicalometer is a political tool aimed at measuring Italian liberals (that is Radicals) popularity.
AGGIORNAMENTO DEL 20.11.10
Suttora si mantiene in testa ma non potrà vincere il Premio Radicchio 2010 in quanto lo ha già vinto in passato. L'aggiornamento di fine anno vedrà solo piccole variazioni grazie all'attesa conclusione del terzo tomo di "Ny-Lon" Come spiegato nel post precedente, la decisione definiva sull'l'assegnazione del Premio Radicchio verrà presa a fine in base ai voti non-anonimi espressi nei post. Il favorito è Pannella ma ce la possono fare ancora anche alltri
1. Mauro SUTTORA 142 (+2)
2. Marco PANNELLA 128 (=)
3. Roberto GRANZOTTO 127 (+1)
4. Mina e Piero WELBY 126 (-7)
5. Marco CAPPATO 126 (+4)
6. Orietta CALLEGARI 91 (=)
8. Daniele CAPEZZONE 73 (+2)
9. Olivier DUPUIS 66 (+3)
10. John PATELLI 63 (=)
11. Armando CROCICCHIO 57 (+3)
12. Emma BONINO 54 (+3)
13. Rita BERNARDINI 50 (=)
7. Nicolino TOSONI 47 (-18)
14. Michele BOSELLI 46 (+1)
15. Angiolo BANDINELLI 42 (+2)
16. Massimo BORDIN 35 (+2)
16. Daria VERONESI 35 (=)
16. Giorgio PAGANO 35 (+1)
19. Alberto LICHERI 34 (=)
20. Raffaella BIANCHI 33 (=)
21. Virginia FIUME 32 (=)
22. Rebecca ALITSI OPETSI 31 (+20)
22. Elisabetta ZAMPARUTTI 31 (=)
24. Donatella CORLEO 30 (=)
24. Maria Antonietta COSCIONI 30 (=)
24. Dora PEZZILLI 30 (-7)
27. Valeria MANIERI 28 (=)
28. Sergio e Tabar GIORDANO 27 (+1)
29. Lorenzo STRIK-LIEVERS 25 (=)
30. Marino BUSDACHIN 24 (=)
30. Carlo MANERA 24 (+1)
32. Giovanni COMINELLI 23 (+8)
33. Paolo PIETROSANTI 22 (=)
34. Roberto POLESEL 21 (=)
35. Silvja MANZI 15 (=)
36. Maurizio TURCO 14 (=)
37. Roberto SCARUFFI 12 (=)
38. Antonella CASU 11 (=)
38. Adriano DE STEFANO 11 (=)
40. Massimo LENSI 10 (=)
40. Antonella SPOLAOR 10 (=)
42. Lanfranco PALAZZOLO 9 (+1)
42. Massimo SALVADORI 9 (=)
44. Luca BAGATIN 8 (=)
44. Gaetano DENTAMARO 8 (=)
44. Alessandro LITTA MODIGNANI 8 (=)
44. Sandro OTTONI 8 (=)
44. Irene PICCININI 8 (=)
44. Livio SCHNUR 8 (=)
44. Mario STADERINI 8 (+1)
51. Vasco CARRARO 7 (=)
51. Alexandre DE PERLINGHI 7 (=)
51. Ignazio MARINO 7 (=)
54. Alessandro CAPRICCIOLI 6 (+1)
54. Marco PERDUCA 6 (=)
56. Roberto CICCIOMESSERE 5 (=)
56. Alessandro DEPETRO 5 (=)
56. Armando DREON 5 (=)
56. Nikolay HRAMOV 5 (=)
56. Mihai ROMANCIUC 5 (=)
61. Alessandra ANCONA 4 (=)
61. Gianni COLACIONE 4 (=)
61. Giovanni DE PASCALIS 4 (=)
61. Beppino ENGLARO 4 (=)
61. Adele FACCIO 4 (=)
61. Darinka KIRCHEVA 4 (=)
61. Bruno MELLANO 4 (=)
61. Thierry MEYSSAN 4 (=)
61. Lapo ORLANDI 4 (=)
61. Pier Paolo PASOLINI 4 (=)
61. Antonio PISANI 4 (=)
61. Andrea TAMBURI 4 (=)
61. Guido TASSINARI 4 (=)
74. Adelaide AGLIETTA 3 (=)
74. Maria Cristina BALDINI 3 (=)
74. Marco BELTRANDI 3 (=)
74. Luigi CASTALDI 3 (=)
74. Bruna COLACICCO 3 (=)
74. Raffaele DE ANGELIS 3 (=)
74. Elena DE RIGO 3 (=)
74. Valerio FEDERICO 3 (=)
74. Mirella PARACHINI 3 (=)
74. Danilo QUINTO 3 (=)
74. Emiliano SILVESTRI 3 (=)
74. Enzo TORTORA 3 (=)
74. Emilio VESCE 3 (=)
87. Valentina ASCIONE 2 (=)
87. Takuhi BAGDASARIAN 2 (=)
87. Giandomenico BELTRAME 2 (=)
87. Luigi CIMINO 2 (=)
87. Sergio D’ELIA 2 (=)
87. Michele DE LUCIA 2 (=)
87. John FISCHETTI 2 (=)
87. Violeta GRIGOROVA 2 (=)
87. Giovanni MASTROENI 2 (=)
87. Paolo MAZZA 2 (=)
87. Mario PALOMBO 2 (=)
87. Michele PAVAN 2 (=)
87. Sara PICCARDO 2 (=)
87. Leon PINESE 2 (=)
87. Donatella PORETTI 2 (=)
87. Antonio RUSSO 2 (=)
87. Gabriele SESSAREGO 2 (=)
87. Sergio Augusto STANZANI GHEDINI 2 (=)
87. Mariangela VAGLIO 2 (=)
87. Silvio VIALE 2 (=)
87. Eleonora VOLTOLINA 2 (=)
87. Marco ZARDETTO 2 (=)
87. Manuela ZUCCARELLO 2 (=)
110. Seguono in centodecima posizione numerosi altri con un solo punto
È un altro uomo molto potente anche Armando Crocicchio, come sempre inseparabile al suo fianco, già assistente parlamentare e storico braccio destro di Cappato, ne è anche il fidato stalliere e l’unico altro uomo cui sia concesso avvicinarsi al bene prezioso più caro al commendatore: la stalla di cavalli campioni di polo che alleva nel Parco di Monza sequestrato al precedente capo di governo, che in una mossa a dir poco spericolata il giorno prima della scadenza del suo mandato vi aveva esteso per decreto la sua proprietà.
Come ogni domenica mattina da un quarto di secolo, Crocicchio e il premier conducono assonnati la rassegna stampa di Radio radicale, il cui unico ascoltatore è rimasto il leader dell’opposizzone Capezzone, che puntualmente replica via Velino e in questa maniera la cosa esce sui giornali in modo che il direttore Bordin abbia qualcosa da leggere nella rassegna stampa per il resto della settimana e concluderla discutendone a colpi di tosse col centenario Pannella e sempre più spesso anche Stanzani, più raramente Bandinelli. Insomma, normale tran tran di partito, ora torniamo in diretta. Siccome in questa notizia della Tribuna di Treviso era citato Cappato, questi la fa leggere a Crocicchio, trionfante:
Il leader radicale ascolta allisciandosi i baffi – che nessuno in Italia sapeva spiegarsi perché fosse presa a Capezzone e Cappato questa disgustosa mania di competere anche in peli facciali di tutte le fogge – senza sapere lui che proprio il soggetto Suttora del titolo stava per attentare alla sua vita per erogazione di cappaticidio. Sarà la volta buona o un altro fallimento? Riuscirà Mauro Suttora là dove il sicario Londradical ha sempre miseramente fallito? La risposta è: Boh, ecco intanto il primo capitolo.
Capitolo 1
Il giornale della sera prima addormentato su un tavolino del bar titolava inequivocabile:
“Giornalisti d’immerda” risputando l’arancia nello spritz al Campari imprecò Mauro Suttora, il cui vero obiettivo non erano i colleghi ma il rivale in amore Bob Granzotto, verso il quale aveva sempre covato invidia per il suo spregiudicato successo, e il rabbioso risentimento gli si rinfocolava alla rilettura sul Foglio della monumentale biografia di Granzotto scritta dal Cominelli con la mucca Martinenga, che inevitabilmente gli richiamava alla mente la moglie dell’acerrimo nemico, l’ambitissima nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto che lui non era mai riuscito a trombare e tutte le sue ex mogli sapevano quanto gli sarebbe dannatamente piaciuto togliersi lo sfizio.
Suttora avrebbe voluto ammazzare Granzotto, che il giorno prima in tribunale l’aveva pure ridotto in bancarotta, ma non poteva! Tutti avrebbero sospettato subito di lui! Avrebbe pertanto accoppato Cappato. Avrebbe proposto un patto allo sciagurato sicario Londradical, che attentava vanamente alla sua vita da talmente tanto tempo ormai che Cappato stesso era diventato calvo. Gliel’avrebbe sgozzato lui il dannato cappone, se Londradical in cambio avesse eliminato Granzotto. Londradical al telefono accettò subito con entusiasmo – It’s a deal! – e cominciò a darsi da fare elaborando un articolato piano di granzotticidio
1. Granzotto si sposta in Fiesta rossa, stesso modello dello stesso colore per tutta la vita, comprata nuova sette volte ad ogni restyling dando dentro la vecchia. Si potrebbero sabotare tutte le Fiesta rosse in produzione in Europa quest’anno e consigliargli di cambiare l’auto. Ipotesi macchinosa.
2. Granzotto ama molto la moglie: rapire la nobildonna Concetta Quattrotetta Granzotto e minacciare di squartarla se Granzotto non si suicida immolandosi per lei.
3. Assoldare Granzotto pagandolo profumatamente per raccogliere rospi di notte sul ciglio della provinciale di fondovalle e traghettarli in sicurezza al torrente. Procedere quindi con autotreno dei servizi ambientali.
4. Convincere Cappato che Granzotto lo vuole morto per fare in modo Cappato lo elimini preventivamente. Fare presto a parlare con Cappato prima che Suttora lo faccia fuori…
E così via per molte pagine in centinaia di ipotesi il professionista del delitto perfetto. Intanto anche Suttora si dava da fare con Cappato: lo seguiva dappertutto con la scusa di dover vivere con lui qualche giorno per documentarne l’attività in un numero speciale di Oggi – Tuttocappato – 150 pagine a colori di Cappato in volo, alla radio, in pigiama per soli venti euri, e su ogni pagina il comodo video-trafiletto interattivo con traduzzone in capezzone per comparare al body scanner ogni dettaglio di Capezzone e Cappato. Corri in edicola!
Eh eh, quell’allocco del sicario Londradical non l’avrebbe mai sospettato, ma con l’esclusiva di quel duplice omicidio Suttora avrebbe guadagnato venti milioni di euri, e poi avrebbe anche denunciato Londradical come colpevole di entrambi il granzotticidio ed il cappaticidio, che peraltro era notorio perseguisse avidamente, così l’unico testimone sarebbe stato in galera, e lui ricchissimo. Eh eh, sogghignava sotto i baffi finti mentre svoltava divertito dall’uscita del Parco Merduca che dava sul Largo Mucca Martinenga chiedendosi che cosa avrebbe architettato Londradical per eradicare Granzotto dal pianeta prima che lui lo vendesse alle autorità con un formidabile scoop in un milione di copie a 20 euri ciascuna.
E anche Londradical in quel momento stava leggendo la monumentale biografia del Cominelli sul Granzotto, che Suttora gli aveva consigliato di scaricare per documentarsi sul suo nuovo obiettivo. Esordiva l’alpestre ma erudito biografo::
Nel luglio del 1976, mentre era in corso in Parlamento e nel paese il dibattito per la legalizzazione dell’aborto stesso, tre medici in servizio presso la clinica — Francesco Dambrosio, Bruno Brambati e Mauro Buscaglia — si recano a Seveso, in Brianza, dove si è sprigionata una nube tossica di diossina dallo stabilimento ICMESA, allo scopo di dissuadere le donne del luogo dal mettere al mondo figli per timore di malformazioni. Si accaniscono sul “caso Mangiagalli” il quotidiano Avvenire, Comunione e Liberazione, i medici Egidio Spaziante, Luigi Frigerio, Leandro Aletti, Angelo Craveri e il ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Dall’altra parte tra gli altri c’è Guido Tassinari: "Dobbiamo imparare a guardare in faccia la realtà. Perché giocare con le parole? L’aborto è un mezzo di controllo delle nascite, il più antico, il più diffuso, il più sofferto, il più punitivo nei confronti della donna".
1. continua
Miss Welby ha casualmente scoperto una chicca storica interessante: potrebbe essere stata nientemeno che Adele Faccio in persona ad aggiungere la strofa inneggiante all'assassinio di Umberto I alla canzone anarchica storica Addio Lugano (bella). La faccenda funziona cosi: la canzone di Pietro Gori del 1895, qui in una versione di Gaber e soci del 1965, mancherebbe di una strofa che secondo Dora Pezzilli le fu riferita da Adele Faccio recitare
Vittorio Emanuele
figlio di un assassino.
Evviva Gaetano Bresci
che ha ucciso Umberto Primo
Senonche' sappiamo che Umberto I fu ucciso da Gaetano Bresci solo cinque anni piu' tardi, ecco perche' la strofa non era originalmente compresa nella canzone. La mini-indagine storica e' scaturita dal ritrovamento di due rare copie, due su 50 di tiratura, del libro Addio Lugano edito dalla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia nel 1991 ad opera di Silvano Gosparini con illustrazioni Barbara Di Flaviano. Queste due copie sono dedicate dall'autore una alla stessa Pezzilli e l'altra al grande indimenticabile Guido Tassinari: questa seconda copia e' venuta in mio possesso (la conservo come una reliquia) e ha suscitato la mia curiosita'. Ne ho discusso oggi a Venezia con la stessa Pezzilli, che insieme a Tassinari era amico di Adele, e questa e' l'ipotesi a cui sono concluso: non meraviglierebbe che possa essere stata Adele Faccio a inserire la strofa (peraltro mai riporata nelle versioni canore di Milva e Gaber), probabilmente negli anni 40-50 del secolo scorso.
Fantapolitica, sesso, droga e autobiografie a puntate, con Roberto Granzotto e Giovanni Cominelli
AUTOBIOGRAFIA DI ROBERTO GRANZOTTO: IL 1965
Ci sono anni che vengono ricordati nella Storia per un singolo evento straordinario - come quelli dello sbarco sulla luna o della caduta del muro di Berlino -, altri anni insignificanti che non vengono ricordati affatto e, per mantenere la media, anni rarissimi in cui di eventi straordinari se ne verificano ben due. Il vento soffiava antiautoritario nel 1965, che sarebbe stato ricordato come l’anno in cui avvennero sia il mio concepimento che, nove mesi più tardi, la mia nascita il mattino presto di giovedì 16 dicembre alla clinica Mangiagalli di Milano.
Medico ostetrico nato a Mortara (Pavia) nel 1850, Luigi Mangiagalli nel 1902 fu deputato del Regno, poi nel 1922 eletto sindaco di Milano, ma soprattutto nel 1924 fu tra i fondatori dell'Università degli Studi, di cui fu eletto primo rettore. E invero mi sarei ritrovato quasi 16 anni dopo a transitarvi davanti quotidianamente proprio per motivi di studio contemplando col doveroso rispetto l’edificio nel frattempo divenuto famoso per avermi dato i natali nella beneugurante via della Pace, alla quale pervenivo da via Manera, che però non ebbi mai modo di appurare se c’entrasse qualcosa con l’omonimo frociosofo radicale Carlo Manera discepolo del suo omopatavino cardinal Tosoni. Inserita nel complesso ospedaliero degli Istituti Clinici di Perfezionamento, negli anni a venire la clinica Mangiagalli di Milano sarebbe stata al centro di aspre polemiche sull’aborto. Nel luglio del 1976, mentre era in corso in Parlamento e nel paese il dibattito per la legalizzazione dell’aborto stesso, tre medici in servizio presso la clinica — Francesco Dambrosio, Bruno Brambati e Mauro Buscaglia — si recano a Seveso, in Brianza, dove si è sprigionata una nube tossica di diossina dallo stabilimento ICMESA, allo scopo di dissuadere le donne del luogo dal mettere al mondo figli per timore di malformazioni. Si accaniscono sul “caso Mangiagalli” il quotidiano Avvenire, Comunione e Liberazione, i medici Egidio Spaziante, Luigi Frigerio, Leandro Aletti, Angelo Craveri e il ministro della Sanità Carlo Donat Cattin. Dall’altra parte tra gli altri c’è Guido Tassinari: "Dobbiamo imparare a guardare in faccia la realtà. Perché giocare con le parole? L’aborto è un mezzo di controllo delle nascite, il più antico, il più diffuso, il più sofferto, il più punitivo nei confronti della donna".
Mi perdonino per l’estrema sintesi i summenzionati di entrambi i fronti, ma nel competere con l’autobiografia di Cominelli ho poco spazio a disposizione per inserire più nomi possibile. A questo proposito colgo l’occasione per citare a caso Marco Pannella e la mucca Martinenga. Colgo anche l’occasione per rivelare che Cominelli è il mio padre naturale, il quale cattolico gravido di sensi di colpa con la sua compagna comunista gravida di me mi abbandonarono prima della nascita nell’abortista Mangiagalli, dove il mio feto pertanto catto-comunista fu rinvenuto nel cassonetto della spazzatura dall’immigrato netturbino veneto sterile Sig Granzotto, che mi diede una famiglia portandomi a casa dalla moglie in via Barnaba Oriani, situata nell’invidiabile posizione tra lo spaghetti-svincolo autostradale di Milano-Certosa, il gasometro, la ferrovia con tutti i suoi trenini e il cimitero maggiore recentemente assurto alle cronache come teatro di altri recenti trenini.
Già, Barnaba Oriani. Figlio di un muratore, egli stesso antenato di Cominelli, grazie ai monaci della Certosa poté studiare presso gli adeguatamente denominati Barnabiti del Collegio San Alessandro (oggi liceo Beccaria). Prese i voti sacerdotali e, come astronomo, diresse per molti anni l'osservatorio di Brera. Nella sua opera l’Agostini - un autore a me totalmente sconosciuto che però costituisce l’occasione per un nome in più in questa autobiografia e perlomeno ho la scusa che abitava proprio in via Oriani presso la Certosa -, spiega che la via è ricca di storia perché vi sorgevano la casa di Oriani, con relativa targa, e quella in cui era stato ospitato nientemeno che Petrarca qualche secolo prima. Purtroppo la lucrosa frenesia edilizia ha fatto piazza pulita delle vecchie cascine storiche e possiamo solo fare riferimento a un quadro che dipinse il padre di Agostini a illustrare la via nel 1964, in preveggenza della mia imminente venuta sul pianeta. Quando Napoleone stabilì la repubblica in Lombardia, Oriani rifiutò assolutamente di ripugnare la monarchia, per cui il nuovo governo modificò specialmente per lui il giuramento di fedeltà per tenerlo nella sua posizione all’osservatorio di Brera e lo fece presidente della commissione sul nuovo sistema di pesi e misure. Quando la repubblica fu trasformata in impero napoleonico, Oriani fu decorato della Legione d’Onore, fatto conte e senatore, e insieme a De Cesaris incaricato di misurare l’arco del meridiano tra gli zenith di Tabar Giordano a Rimini e Daniele -Capezzone- a Roma (tanto per aggiungere un paio di nomi). Di lui mi formai sulle opere "Effemeridi di Milano", l’eminente astrologo prevedendo la cometa Cominelli, e "Istruzione sulle misure e sui pesi", verosimilmente riferendosi all’industria delle autobiografie.
Nel 1990-92 il Consultorio telematico su piattaforma Videotel Sip alla pagina 5737 fu il primo servizio telematico di consulenza medica e sessuologica in Italia, e secondo in Europa. Fondato a Pordenone dalla sessuologa e psicoterapeuta Dora Pezzilli (autrice dei testi seguenti) con l'aiuto tecnico di Michele Boselli, si avvaleva della consulenza medica di uno storico consultorio "fisicamente" esistente: l'AIECS di Milano, grazie all'amicizia dello scomparso compagno radicale Guido Tassinari.